Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Anno XXXV · Agosto 2006 · Numero 108
Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia
1956, la prima pietra dell’asilo Padre Rito Cosmo... educatore, prete, poeta L’altaruol de Tomè Ancia i sorth i ’veva freit!
di Roberto Zambon
[ l’editoriale ]
Era questo il titolo del questionario, allegato allo scorso numero de l’Artugna, che la redazione aveva preparato in occasione dei 35 anni di pubblicazione. Lo scopo del questionario era quello di tastare il polso ai lettori, chiedere il loro parere, ascoltare i suggerimenti, le critiche per verificare cosa veramente rappresenta il nostro periodico. Sapevamo che avremmo avuto un buon risultato, in termini di numero di risposte, ma – sinceramente – non ne aspettavamo così numerose.
Volòn fà mejo, se ne giudhàt
A tutt’oggi sono arrivate più di 80 schede e continuano ad arrivare. Proprio perché ne stanno arrivando ancora, abbiamo pensato di rimandare la pubblicazione dell’analisi delle risposte al prossimo numero, dando il tempo anche ad altri lettori di rispondere. Ricordiamo che il questionario può essere scaricato anche dal sito internet www.artugna.it e può essere spedito al nostro indirizzo: l’Artugna, via della Chiesa,1 · 33070 Dardago.
Intanto proviamo ad anticipare alcune considerazioni, senza entrare nel dettaglio delle risposte alle singole domande. Da un primo sommario esame, emerge che l’Artugna piace ed è apprezzata dai lettori e quasi tutti gli argomenti vengono letti con interesse. Una leggera preferenza viene accordata agli articoli che trattano la storia e la cultura locale. La partecipazione dei lettori si nota anche dalle numerose proposte per migliorare e per rendere più interessante l’Artugna. Nel limite del possibile sarà cura della redazione recepire questi consigli. Alcuni sono veramente molto validi e interessanti e spaziano dalla veste grafica agli argomenti da approfondire maggiormente, a nuove rubriche da istituire. Una sorpresa si sono rivelate le risposte positive riguardo la conoscenza del sito internet fornite dai nostri lettori più anziani: veramente una buona percentuale! Bisognerà tenerne conto! Ci fermiamo qui con le nostre considerazioni. Non vogliamo approfondire di più: attendiamo ancora molte schede per poi analizzare tutte insieme le risposte. Nel prossimo numero riserveremo molto spazio a risultati, analisi, considerazioni e commenti.
Le numerose risposte dei lettori al nostro appello forniranno prossimamente la chiave di lettura per un maggior arricchimento del periodico e per una prosecuzione di condivisione e di crescita delle tre comunità. Nella foto la chiave del portale della Parrocchiale di Dardago realizzata da Alfredo Zambon, al quale va il ringraziamento della Comunità dardaghese.
DON ADEL PARROCO DI SANTA LUCIA
«L’Immacolata Vergine Maria, finito il corso della Sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, perché fosse più pienamente conformata con il Figlio Suo. Assisa accanto al Re dei secoli, splende come regina e intercede come Madre»
La notizia, fresca fresca, l’ha comunicata Don Adel durante le messe di domenica 23 luglio. Da settembre, le tre parrocchie del comune avranno lo stesso parroco. Auguri a don Adel di un proficuo lavoro pastorale.
(Lumen Gentium 60, 62)
la lettera del
Plevàn ASSUNTA 2006
Il documento del Concilio Ecumenico Vaticano II che apre questa nostra riflessione nel pieno dell’estate 2006 ci aiuta a capire la solennità dell’Assunzione in cielo di Maria in anima e corpo. Nel prendere la parola durante l’Assise Eucumenica il nostro Monsignor Aurelio Signora tenne un’illuminata riflessione sui Misteri del Rosario che definì «Preghiera Cristocentrica»; che ci aiuta a contemplare con Maria il volto di Cristo e apre su noi il destino futuro che ci attende. La chiesa ricorda con particolare solennità l’ingresso della Madre di Dio e Madre nostra in cielo. Come il Figlio, asceso alla gloria eterna dopo la sua morte, così la Madre è mostrata a noi glorificata e assunta, accanto al Re dei secoli. Nel salmo responsoriale ripetiamo «Risplende la Regina Signore alla tua destra». La stessa Donna vittoriosa ed Immacolata della creazione, riappare oggi, nel segno della Donna vestita di sole. Maria è l’icona fulgida della Chiesa ed è segno di consolazione e di speranza. Maria ci aiuta a contemplare questo mistero con gli occhi della fede e della speranza; innalzare lo sguardo oltre il visibile e l’umano ed immergerci nel futuro che ci attenderà. Lo Spirito Santo che
vivificò il seno verginale di Maria e diede carne umana allo stesso Dio, riempia la nostra mente e il nostro cuore, convinti che tutto ciò che faremo quaggiù, lo ritroveremo Lassù. Dio darà esito finale a tutte le nostre attese! Il mondo di oggi lacerato dalle divisioni, dalle guerre, mortificato e stremato dalle malattie, deluso da lusinghe e pochezze che vengono da Satana, spirito del male, ha ancora bisogno di Dio. «Senza di me, non potete far nulla»; non sono parole umane ma di Cristo, nostro unico Salvatore, Via Verità e Vita. Affidiamoci a Dio tramite la Vergine Maria e anche in questo ferragosto fermiamoci a riflettere sulla nostra vita; interroghiamoci
se il nostro cristianesimo è fatto solo di parole vuote, di gesti scontati. Ritroviamo le nostre origini, riaffermando le nostre promesse battesimali perché la nostra fede non sia vuota per presentarci vuoti al cospetto di Dio, quando Egli ci chiamerà. Riviviamo anche noi le ultime ore del Redentore in Croce, che ha sacrificato la vita per salvarci; in quelle parole dell’atto di affidamento dell’umanità alla Madre del cielo e della terra ci siamo anche noi: «Donna, ecco tuo figlio»; «Figlio, figlia, ecco tua Madre»! Buon Ferragosto, buone vacanze. DON ADEL
[ la ruota della vita]
NASCITE Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di... Veronica Fort di Victoriano e Antonella Gariboldi – Pavia Anna Vago di Fabrizio e Francesca Cancian – Budoia Giorgia Delgrosso di Paolo e Valeria Angelin – Bresso (Milano) Marco Zambon di Stefano e Marta Zambon – Dardago
M AT R I M O N I Hanno unito il loro amore. Felicitazioni a... Alberto Brosolo con Tiziana Bastianello – Dardago Fabrizio Battisti con Alessandra Cargioli – Genova Christian Perin con Aiguana Foscarini – Budoia
L A U R E E , D I P LO M I Complimenti! Lauree Fabio Zambon – Scienze della Comunicazione – Bellegra (Roma) Mauro Vago – Economia Aziendale – Budoia Valeria Zambon – Informazione scientifica del farmaco Licenza Elementare Nicole Bocus, Davide Boem, Marco Bortolini, Chiara Busetti, Serena Ceron, Marco Dorigo, Evelyn Manfè, Guglielmo Micco, Fabiano Naressi, Mauro Petretti, Teodora Rajkoska, Stefano Salgarella, Lucia Schiavon, Orhan Selimoski, Lorenzo Tre, Davide Zuliani. Licenza Media Valerio Adore, Luca Bocus, Francesco Carlon, Nicola Carlon, Federico Cecchinel, Pablo Dorigo, Margherita Fossa, Giulio Giannelli, Paolo Guadagnini, Erika Pastorelli, Eleonora Venier, Jasmine Wiley, Francesca Zambon, Simone Zambon.
IMPORTANTE Per ragioni legate alla normativa sulla privacy, non è più possibile avere dagli uffici comunali i dati relativi al movimento demografico del comune (nati, morti, matrimoni). Pertanto, i nominativi che appaiono su questa rubrica sono solo quelli che ci sono stati comunicati dagli interessati o da loro parenti, oppure di cui siamo venuti a conoscenza pubblicamente. Naturalmente l’elenco sarà incompleto. Ci scusiamo con i lettori. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.
Licenza Media Superiore Dario Alberto Adore – Liceo scientifico Giulia Bravin – Liceo socio-psico pedagogico Cristian Busetti – IPSIA Andrea Carlon – Liceo scientifico Federico Del Maschio – Liceo scientifico Silvia Del Maschio – Istituto tecnico industriale Sabrina Fort – Istituto professionale IAL Marta Panizzut – Liceo scientifico Ilaria Pitton – Liceo classico Chiara Zambon – Liceo scientifico ad indirizzo linguistico
DEFUNTI Riposano nella pace di Cristo. Condoglianze ai famigliari di… Ercole Zambon di anni 88 – Torino Ruggero Bonetti di anni 66 – Montesilvano (Pescara) Don Franco Martini – Parroco di Sambuco (Cuneo) Manuela Castellet di anni 54 – Santa Lucia Bruna Del Maschio di anni 90 – Budoia Maddalena Coletti di anni 55 – Budoia Iwana Pellizotti di anni 53 – Santa Lucia Angelo Bocus di anni 80 – Dardago Franco Cigos di anni 59 – Dardago Giuseppe Lachin di anni 84 – Santa Lucia Diana Liberta di anni 82 – Budoia Giovanna Zambon di anni 92 – Dardago Lino Bortolin di anni 83 – Budoia Amelia Andreatta di anni 86 – Dardago Ida Mezzarobba di anni 82 – Budoia Armido Zambon di anni 92 – Dardago Maria Carlon di anni 90 – Budoia Francesco Fraschet di anni 62 – Vigonovo Francesco Bastianello di anni 66 – Dardago Iolanda Burigana di anni 95 – Budoia
Periodico quadrimestrale della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia (Pn)
In copertina. Bócola rallegrata da un vaso fiorito, in via San Tomè. Il borgo medioevale s’è vestito di rosso, di azzurro, di giallo, di bianco e di lilla sfumato; la chiesa s’è coronata d’oro per accogliere la festa solenne dell’Assunta.
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Volòn fà mejo, se ne giudhàt di Roberto Zambon
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Una esperienza indimenticabile a cura di «Amici di don Nillo Carniel»
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La lettera del Plevàn di don Adel Nasr
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Sfilata tra le vie de Borc di Mario Povoledo
(foto di Vittorio Janna Tavàn).
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La ruota della vita
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1956, la prima pietra Vóf e coràjo di Anna Pinàl Era l’anno 1965 di Renza Gattesco Sanson
Padre Rito Cosmo educatore, prete, poeta Mio fratello maggiore di Padre Luigino Da Ros, omi Ciao, Furlan! di Padre Rocco Tomei Un bravo fiól di don Giovanni Perin
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Tutti all’opera di Sara Zambon
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Dardago e internet, un anno dopo di Massimo Zardo
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Lasciano un grande vuoto
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’N te la vetrina
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Cronaca
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Inno alla vita
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I ne à scrit
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Programma, Bilancio
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Asilo: ieri, oggi, domani di Padre Rito Luigi Cosmo
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o XXXV ann
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108 sommario
Direzione, Redazione, Amministrazione tel. 0434.654033 · C.C.P. 11716594
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Internet www.naonis.com/artugna www.artugna.it e-mail l.artugna@naonis.com
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Direttore responsabile Roberto Zambon · tel. 0434.654616
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Per la redazione Vittorina Carlon
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L’altaruol de Tomè di Roberto De Marchi
Impaginazione Vittorio Janna
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Ancia i sorth i ’veva freit! di Angelo Janna Tavàn
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Grazie dei fior di Anna Pinàl
Spedizione Francesca Fort Ed inoltre hanno collaborato Adelaide Bastianello, Andrea Carlon, Francesca Janna, Espedito Zambon, Marta Zambon Stampa Arti Grafiche Risma · Roveredo in Piano/Pn
Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 89 del 13 aprile 1973 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione di qualsiasi parte del periodico, foto incluse, senza il consenso scritto della redazione, degli autori e dei proprietari del materiale iconografico.
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50° anniversario dell’asilo
1956 la prima pietra
vóf E CORÀJO di Anna Pinàl
Il più duraturo e spettacolare volontariato in una unione di forza e capacità, da stupire e ricordare per sempre con orgoglio. Ecco come è nato ed arrivato in porto il nostro asilo. Che ora ha bisogno di un restyling.
In alto. I bambini che per primi hanno beneficiato della struttura educativa. A lato. Demolizione dell’antica ciasa del Capelàn per lasciare spazio all’area riservata al futuro asilo.
Le tappe, a ricordarle oggi, sono state una gara di coraggio continuo, una fedeltà alla responsabilità assoluta, una competizione instancabile nel fornire aiuto e partecipazione fino alla fine, un impegno che non è stato la fiammata di un momento, ma è durato a lungo: da don Nicolò a don Alberto Semeja, al Sindaco Armando Del Maschio, per la parte progettuale e burocratica con tutti i suoi risvolti: e poi i muratori, e i ragazzi usati come manovali, e le ragazze che ogni domenica bussavano di porta in porta a raccogliere le uova da convertire in denaro... Coinvolti tutti. Nessuno si è mai tirato indietro, si è tenuto estraneo o ha delegato ad altri il suo compito. Una sorta di nobiltà, di padronanza diretta assieme agli altri, delle cose da fare. Pur smagrito dalle privazioni della seconda guerra e indebolito per le partenze in blocco di intere famiglie che chiudevano casa e si trasferivano nelle città per inserirsi nell’ondata delle ricostruzioni, Dardago si era imposto il compito arduo: costruire l’asilo, la scuola specializzata per i più piccoli. 6
La sede del capelàn, precedentemente usata come scuola di disegno e in parte come abitazione di dardaghesi, fu abbattuta per lasciare posto all’asilo. Quando tutto fu pronto per l’inaugurazione, i conti avevano già sfiorato le previsioni e occorreva un buon intervento finanziario. C’era un bosco da vendere, di appartenenza della chiesa e fu venduto. Ma prima fu spogliato della legna che fu ceduta a parte. Il debito era molto di più.
L’idea di sistemarlo con un’unica generosa oblazione che però sottostava alla richiesta di intestare l’asilo a un’unica persona, fu scartata perché sarebbe stata una mancanza di riguardo per tutti quelli che fino a quel momento avevano contribuito in modo determinante. Così si trovò un’altra soluzione. Per iniziativa di Benito Maressial e di Alfredo Pala si organizzò una raccolta straordinaria presso i dardaghesi che lavoravano a Venezia, che generosamente destinarono parte della loro retribuzione fino al saldo del debito. Se ti proponi di realizzare un sogno, quando ti trovi in mano tutto il gruzzolo occorrente non potrai mai arrivare al compimento di qualcosa di serio. Il progetto dell’asilo era coraggiosamente partito da zero. Don Semeja aveva ricevuto i progetti da don Nicolò e di lì in avanti, giorno per giorno aveva gestito la realizzazione faticosamente. Poi con gli aiuti finali da Venezia era giunto a saldare fino l’ultimo centesimo. L’asilo era pronto e per quei tempi era una meraviglia. Arrivò la prima infornata di frugoletti e arrivò suor Placida a occuparsi di loro. Al termine della
Luglio 1956. Momento della posa della prima pietra dell’asilo. Su indicazione del sindaco m.° Armando Del Maschio, don Semeja firma la pergamena-ricordo che sarà custodita in una bottiglia all’interno della pietra. Sotto, a sinistra. La nuova costruzione ha raggiunto il tetto. In primo piano sono ancora visibili i resti del precedente edificio. A destra. L’asilo nella sua veste attuale in un’immagine di alcuni anni fa quando sorgeva accanto ancora il vecchio edificio della latteria.
giornata, demolita dalla fatica, staccava e rientrava nella sua sede a San Giovanni, a rinnovare le energie per il giorno dopo. La casa delle suore non esisteva ancora. A turno, le ragazze di Dardago provvedevano alla pulizia e al riordino in modo che i bambini ogni mattina trovavano il loro nuovo asilo lindo e scintillante. Con le uova rotonde come monete è stato possibile comin-
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ciare a costruire un «nido» per la nuova piccola umanità, che tutte le mattine arrivava per imparare le regole di stare con gli amici, conoscere le lettere dell’alfabeto, vedere come sono fatte le parole, scoprire i nomi dei fiori... Le galline hanno dovuto scaricare per loro un mare di uova, in un assordante concerto di coccodè annunciatori, quasi intuendo che ne beneficiavano quei ru-
morosi «pulcini» di razza umana, felici di presentarsi di buon mattino tra le braccia di suor Placida. Con l’aiuto di tutti era stato preparato per loro il miglior mondo possibile. Don Semeja faceva la spola tra mille incombenze, asilo in testa, come il perno sicuro di un movimento frenetico che si era messo in moto. La sua automo-
ERA L’ANNO
1965
di Renza Gattesco Sanson
bile era il bus che andava a prendere e portare quelli che abitavano più lontano. Era instancabile, previdente, sempre disponibile. Autore di molti ammodernamenti. Con il suo aiuto ha insegnato che il sogno è tensione continua, è capacità di stare sopra le difficoltà e sopra i successi, i quali si alternavano come in un pendolo che muove gli ingranaggi e fa avanzare il tempo. È la vita basata sui progetti. Son passati 50 anni: siamo in ammirazione di quei tempi e di quel livello superiore di relazioni reciproche, gestite con il tocco maestro di don Alberto Semeja.
Nella seconda metà degli anni ‘60 «Norbert», un americano di origine polacca, impiegato alla Base, venne con la sua famiglia, ad abitare a Budoia. Cattolico praticante, era sempre presente alle varie cerimonie religiose e la frequentazione della Chiesa gli permise di conoscere diverse persone del paese. Iscrisse i suoi bambini presso l’asilo di Dardago dove si fermava spesso a parlare con don Semeja. Era l’anno 1965, mancava poco a Natale, quando Norbert propose a don Semeja di organizzare una festicciola per i bambini dell’asilo. Stabilirono di far arrivare Babbo Natale carico di doni; i doni sarebbero stati forniti dalla Base di Aviano. Bisognava però trovare una persona abituata a trattare coi bambini, disposta a vestirsi da Babbo Natale e nello stesso tempo capace di creare un’atmosfera da fiaba. Il parroco però pensò subito di contattare il maestro Sanson e lo convinse ad accettare «la parte». Poi informò Norbert che (essendo amico del maestro) fu molto soddisfatto dell’idea avuta da don Semeja e senza indugi si presentò a casa di Sanson con due costumi da Babbo Natale 8
per farglieli provare; uno di questi gli stava alla perfezione. Fu così che nel giorno convenuto il maestro divenne Babbo Natale e, avanzando tra i bambini, diede proprio la sensazione di essere uscito dal mondo incantato delle fiabe. I bambini lo guardavano con gli occhi sgranati ed in Norbert e in don Semeja era tangibile la felicità suscitata dall’atmosfera creatasi e dal fatto che la sorpresa fatta ai piccoli era riuscita bene. Ad un certo punto però l’incanto stava per essere spezzato da Franco (uno dei figli di Norbert) il quale dopo aver osservato attentamente Babbo Natale disse ad un bambino seduto vicino a lui: – Guarda! Quello (e indicò Babbo Natale) è il maestro! Per fortuna Norbert riuscì a distrarlo. Babbo Natale distribuì ad ogni bambino una calzetta (con dentro dolci e giocattoli) e, tra la gioia di tutti, la festa potè continuare concludendosi felicemente.
Santo Natale 1965. Sorridente don Semeja si congratula con il maestro Umberto Sanson nelle vesti di Babbo Natale, sotto lo sguardo divertito di Norbert, soddisfatto del buon esito della festa natalizia in asilo. (Foto di proprietà di Renza Gattesco).
50° anniversario dell’asilo Padre Rito Luigi Cosmo amava l’Artugna. Oltre ad essere un affezionato lettore, era anche un assiduo collaboratore. Conserviamo alcuni suoi articoli inediti e in questo numero pubblichiamo una sua riflessione su un tema «ormai storico»: l’asilo.
l’asilo IERI, OGGI, DOMANI di Padre Rito Luigi Cosmo
Quando c’erano più figli, non c’era l’asilo. Io ricordo che le suore per l’asilo sono giunte a San Giovanni (Sandàn) quando io ero in seminario e a Dardago quando ero già prete da un pezzo. Neanche sapevo che ci fossero le suore nella mia cultura di dodicenne! E allora con i piccoli come si faceva? Semplice: li tenevano i grandi! Naturalmente con questa «qualifica» erano i figli che andavano a scuola, i quali al pomeriggio – e tutto il giorno durante le
vacanze – badavano ai fratelli, sorelle, cuginetti piccoli (d’età dell’asilo appunto) tenuti nel cortile, nelle stalle d’inverno, sulle Rive d’estate. Se non ricordo male, io e la Nina eravamo un po’ specialisti. In caso di bisogno – ricordo di una cuginetta che aveva momenti di «male di san Valentino» – si correva a chiamare la nonna. Poi sono venute le suore, benedette da tutti. Accettavano i bambini (anche prima dell’orario se qualche mamma doveva an-
dare al lavoro), insegnavano le preghiere, i canti, l’alfabeto e specialmente la «dottrina», che risparmiava un po’ di tempo al parroco e specialmente ai genitori. I bambini crescevano buoni, si ricordavano e si ricordano delle suore anche da grandi e passano a salutare, magari anche a portare i confetti quando si sposano. La differenza è grande certamente; ma c’è anche un’altra differenza. Per l’asilo di ieri le spese erano nulle o quasi; qualche volta capitava la merenda: pane e formaggio (tagliato fino, perché durasse di più). Le suore devono vivere e quindi per loro occorre un contributo: la retta mensile. Serve per loro, serve per le spese di gestione: luce, riscaldamento, pulizia. Ma le suore non hanno i sindacati, non hanno paghe a contratto: la spesa non è eccessiva. Il vantaggio di avere i figli via di casa, di saperli al sicuro e di vedere che im-
Primi anni ’60. Un numeroso gruppo con le Suore Elisabettine, alla festa di fine anno scolastico. Sopra. Il lavoro di apparecchiare la tavola spettava sempre alle bambine dell’ultimo anno di frequenza all’asilo.
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parano tante cose vale bene la piccola spesa. Ma… c’è un ma. Le suore avanzano con gli anni e le «reclute» non bastano al bisogno: le vocazioni sacre maschili e femminili sono ancora in forte calo, anche se qua e là sembra esserci qualche segno d’inversione di tendenza. Quindi, si assiste da molte parti al fatto che le suore si ritirano dall’asilo. Dall’altro «fronte» anche nelle case i figli sono pochi, chi va a scuola facilmente ha il «tempo pieno». Che fare? Si cerca allora di assumere maestre d’asilo. E meno male che ce ne sono. Da tempo il Ministero dell’Istruzione ha inserito nel settore magistrale anche questa qualifica. Naturalmente la maestra non è suora, i contratti
Primi anni ’70. Piccoli e grandi posano sorridenti sotto l’occhio vigile delle suore Ernesta e Natalina e quello di don Giovanni Perin. In alto. All’interno del refettorio, tutti a caccia dell’obiettivo fotografico.
sindacali vanno rispettati, le spese (cioè la quota mensile) aumentano. Si sa che i soldi non bastano mai in famiglia, ma io credo che per l’asilo valga la pena di fare un sacrificio; importante è trovare maestre che siano veramente buone e brave e sarà una spesa che rende bene. Non solo per il fatto di non avere i figliolini tutto il giorno a casa, ma specialmente per la buona educazione, che 10
non tutte le famiglie sono in grado o nella possibilità di dare. Preziosi certamente i nonni (fin che ci sono e sono efficienti), ma va anche tenuto conto che «smammare» un po’ i figli (cioè staccarli dalle coccole) e inserirli nell’ambiente sociale in cui dovranno vivere, può senz’altro essere positivo; oltretutto facilita l’inserimento nella scuola elementare. C’è chi pensa alle «spese sociali»: tocca allo Stato! E magari non mancherà anche chi pensa alla parrocchia, con «tutti i soldi» che si raccolgono dalle elemosine. Quest’ultima a mio avviso, potrebbe intervenire solo in casi estremi (che sono davvero rari), ma lo Stato non ce lo troviamo poi… nelle tasse? Oramai dovremmo averlo capito che la mentalità sociale non rende come si crede, anzi facilmente spreca. Non c’è già il pulmino per l’asilo e le scuole? Meglio fare volentieri un piccolo sacrificio per avere grandi vantaggi. Penso che molto giova a saper economizzare. Quante spese ritenute necessarie (dal vestiario alle cartelle firmate, alla pizza per dirne alcune) sono superflue e facilmente eliminabili. Per non parlare del fumo. Un pacchetto al giorno di costo medio vale… una tredicesima (che in altre nazioni non c’è). Si tratta di adattarsi alle nuove difficoltà, pur di avere una buona educazione; già questa non è sempre facile. Calano le suore, calano i preti. Siamo tutti pronti a protestare quando rimaniamo senza; ma… dove nascono preti e suore? Dalle buone famiglie, che sanno educare bene, rendersi disponibili all’offerta dei figli che danno segni di vita di pietà (premessa della vita consacrata) e che sanno pregare: «Signore, chiama i miei figli, chiama i nostri parrocchiani!» O tocca soltanto a preti e suore pregare… per sé stessi e avere successori?
L’Artugna ricorda con particolare affetto l’amico e suo attivo collaboratore
Padre Rito Cosmo educatore, prete, poeta
Mio fratello maggiore di Padre Luigino Da Ros, omi
È un dovere per me dare una, pur breve, testimonianza sul fratello maggiore Padre Rito, che ha raggiunto la Casa del Padre e che ora riposa, guardando i nostri monti, nel nostro Camposanto, lungo di ritorno e di retrouvailles nel ricordo dei nostri cari. Devo tanta riconoscenza a don Rito per le seguenti ragioni. Quando la mia famiglia venne ad abitare a Santa Lucia nel 1951 ci trovammo vicini di casa e dopo qualche tempo lui venne a celebrare la sua Prima Messa solenne al paesello nativo. Di questa cerimonia non ricordo nulla, invece mi è ancora presentissimo alla memoria mentre nel giardinetto di casa sua era intento a qualche lavoretto che la mamma sua, con voce forte, gli comandava dall’interno della casa. Non si poteva non notare quella sagoma longilinea tutta nera: usava infatti portare le veste talare anche mentre vangava l’orto, caso mai, si tirava
su le maniche e la sollevava un po’ con una cintura, per non imbrattarla troppo col fango, come quella volta che fece una specie di piscina per le anatra (la busa de le rathe). Lo guardavo attraverso la rete, mi faceva dei discorsetti, che non ricordo assolutamente, e poi mi invitava ad andare di là a dargli una mano. Poi cominciai a servire Messa e mi capitava tante volte di stare in ginocchio su quei gradini di pietra a tenergli la Pianeta: era un vanto, al punto che litigavamo tra ragazzi per quel compito, che ci metteva un po’ in mostra. Le nostre famiglie, da buon vicinato sono diventate amiche, al punto da condividere tutti i momenti della vita. Così ogni volta che tornava era nostro onore averlo a tavola con noi e ci raccontava tante cose. Avevo certamente modo di ascoltarlo e chi sa che non mi abbia contagiato la malattia di farmi prete: espressio11
ne che gli era cara e che ripeteva sempre ogni volta che ritornava, sia per consolare un po’ i miei che, giustamente, si domandavano se mai avessi imbroccato la strada giusta, sia perché gli succedevo, in qualche modo, nella scelta che egli stesso aveva fatto e gli ero come erede nell’ideale di lasciare tutto e andare lontano per il Signore e la sua Missione nella Chiesa. Così ma ha dedicato tantissime delle sue pittoresche poesie, fin dal giorno in cui anch’io ho cantato la Prima Messa a Santa Lucia, a Budoia e a Dardago. E poi, ogni volta che tornavo dalla Missione in Africa o che ripartivo: era un ritrovarsi quasi doveroso, proprio di fratelli, per salutarsi e farsi tante raccomandazioni, estraendole dal meglio della propria esperienza. Mi ha trasmesso la fierezza di appartenere al nostro piccolo mondo con la sua storia, le sue tradizioni, la sua parlata, che godeva
Padre Rito Cosmo educatore, prete, poeta
Ore liete e di riposo a Santa Lucia di Budoia. Nella foto il papà Da Ros al lavoro e suo figlio don Luigino Da Ros (al centro), gli amici più cari di padre Rito Cosmo (a destra).
a far rivivere con ilarità e arguto buon gusto. Quante volte abbiamo fatto il giro del paese e lui mi raccontava come l’aveva lasciato a suo tempo e le persone care che l’avevano tanto aiutato; così io gli parlavo dell’Africa e del mio lavoro missionario. Insieme, sempre ben accolti dal nostro indimenticabile parroco, don Nillo Carniel, riflettevamo sui fatti della vita, sull’attualità del nostro mondo e cercavamo le risposte pastorali più adeguate per la nostra gente. Scuola preziosa per me, giovincello, cosciente di avere dalla mia qualche vantaggio che mi riconoscevano volentieri, ma non mancavano di esplicitare la mia gratitudine per la stima manifestatami sempre, condividendo semplicemente e fraternamente spezzoni della loro vita. Quando sono rientrato, purtroppo, definitivamente dal Cameroun nel 2001, era da poco mancato il nostro don Nillo, e avrebbero celebrato insieme il loro Giubileo d’Oro di Sacerdozio. Ne avevamo parlato durante le mie vacanze precedenti, nell’agosto 1999. Siamo riusciti a fare ugualmente una bella festa a don Rito e don Nillo, certamente, ci
guardava e ci sorrideva da lassù. Negli ultimi incontri al Paese, sempre col tempo risicato, mi aveva confidato le sue preoccupazioni per la salute e per la fatica di riadattarsi alle nuove situazioni, a causa dei cambiamenti continui. Qualche volta una vena di pessimismo gli sfiorava le labbra ricordando tempi e tradizioni cristiane dei nostri paesi, ormai in disuso o dimenticate, ma sempre rifioriva la parola della fede nella
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presenza del Signore che guida la Storia e la speranza di un Avvenire migliore. E se è vero, Dio lo sa, che mi ha contagiato la malattia di prete, gli devo eterna riconoscenza per avermi spronato alla fedeltà, alla perseveranza, alla dedizione generosa nella Vocazione che abbiamo ricevuto dal Signore e nella Missione della Chiesa. Caro don Rito, come S. Paolo, adesso tu puoi dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.» (2a Lettera a Timoteo, 4, 7-8) e ci inviti, così, ad averti sempre presente nel compiere anche noi tutto quello che ci è richiesto in vista della stessa Meta. Dall’Alto, dove hai ritrovato tutti i nostri cari, mandaci qualche benedizione e prega sempre per i tuoi paesani.
Ciao, Furlan! di Padre Rocco Tomei [Istituto Cavanis – Chioggia/Ve]
Padre Cosmo, così universalmente conosciuto, in effetti integrava il suo patronimico, con i nomi di Rito e Luigi; il primo nome gli derivava dalla scelta della mamma Giovanna, devota di Santa Rita da Cascia, mentre il secondo gli era stato aggiunto dal suo primo rettore in seminario Cavanis, ritenendo il primo nome strano ed insignificante. Stranamente, il nostro Padre aveva accantonato il desiderio della mamma ed aveva accolto, per il resto dei suoi giorni, il nome Luigi. Fu il primo segno della sua completa disponibilità al cenno dei Superiori, disponibilità che per un consacrato si chiama Ubbidienza. Di origine friulana, conservò per sempre i caratteri di quella... etnia: laboriosità assidua, tenacia nel perseguire gli impegni del suo ministero sacerdotale (ha consumato i confessionali fino a 4 giorni prima del trapasso); assiduità e impegno nei compiti educativi, sia nella scuola (era laureato ed abilitato in lettere classiche), sia con la sua presenza in mezzo agli allievi, specie nelle ricreazioni, come metodo preventivo per ogni abuso di intemperanza (la «sopravveglianza» di Regola Cavanis); fedelissimo osservante 13
degli orari comunitari, poteva trascurare l’ora dei pasti, ma mai le preghiere di Regola, anche se spesso, per i carichi svariati di lavoro, affrontava il Breviario a cavallo della mezzanotte e succedeva di frequente che ci si addormentasse sopra e lo rigasse con qualche «bavetta». [continua]
A sinistra. Padre Rito durante una cerimonia religiosa sempre nel suo paese natale con altri sacerdoti de Santa Lùthia, don Daniele don Luigino e il parroco don Nillo. In alto. In piazza a Budoia nel 1975, padre Rito partecipa ai festeggiamenti per i 50 anni di vita, con i coscritti del Comune. Sopra. Una rara immagine del giovane sacerdote, nel 1965, a Roma.
Padre Rito Cosmo educatore, prete, poeta
Nel recarsi a riposo, più che altro nelle ore del primo mattino, era sua regola prudenziale non togliersi le calze sedendo sul letto, poiché incombeva il pericolo che si addormentasse in quella posa precaria ed infatti così è avvenuto per decine di volte. È sempre stato sacedote di preghiera, ma negli ultimi anni, quando non poteva più assolvere impegni organizzativi, teneva incollata nella mano destra la corona del Rosario ed assisteva in tal modo (lo ha dichiarato lui) il mondo intero, la Chiesa universale, le vocazioni e tutti gli allievi Cavanis del mondo. Si è incamminato per l’eternità, nell’incontro coi Fondatori Cavanis Padre Antonio e Padre Marco, alle ore 22,30 della domenica 26 marzo, dicendo a noi Confratelli che lo avevamo appena coricato nel suo lettino: «Ho sonno, lasciatemi dormire». Quel sonno bramato è stata per lui la «dormitio sanctorum» che ha creato l’alba del «dies natalis». La sua alba nell’amato Friuli era sorta il 23 agosto del 1925, ma lui non la considerava poi tanto significativa, esclusa la devozione che ne derivava verso il padre Angelo e la mamma Giovanna. Ha detto un chioggiotto, appena divulgata la notizia del trapasso: «Non ci sarà più sul ponte (è qui fuori della porta dell’Istituto) quell’esile anziano che passeggiava con la corona del Rosario e pregando la Madonna, difendava anche Chioggia e il suo mare». Noi diciamo: quando il sole tramonta, il Padre Cosmo si corica sulla Laguna, senza il pericolo questa volta delle calze assassine e quando l’alba lo desta lui ha già in mano la sua corona per tutti. Ciao, Furlan!
Un bravo fiól di Don Giovanni Perin
Per la sua scomparsa «proibito essere tristi». E sembra proprio lui a dircelo. Il suo cuore, sempre lieto, si rifletteva nel volto sorridente che aveva per tutti un approccio sereno, intelligente e spiritualmente contagioso. Non so se usava l’internet, forse no, come il sottoscritto. Ma era lui «un internet» vivente: gioioso, generoso, intelligente, semplice, elevato, contadino, poeta, prete, amico, artista. Innamorato della vita e della sua vocazione. Quando penso a lui posso anche immaginare al tanto bene che ha fatto e seminato nell’anima di quanti ha incontrato. E quanto bene continua a fare. Perché, uno muore non quando muore, ma quando è dimenticato. E muore, per chi lo dimentica, soltanto. Ché lui vive in Dio. Il dialogo pieno di stupore e gioia mi fa pensare al bel dipinto di Umberto Martina che ritrae il maestro Marcantonio Cavanis mentre educa il bambino dagli occhi incantati e innocenti. Dov’è il bambino, dov’è il maestro? Padre Rito era l’uno e l’altro, sicuramente. Un giullare di Dio e della vita. Un piccolo santo. Per questo a chi lo ricorda è proibito essere triste. 14
Nel penultimo numero de l’Artugna è stato presentato lo stato di conservazione dell’edicola votiva secentesca, titolata alla Madonna Addolorata, presente a Santa Lucia. L’edicola riporta una forma di degrado avanzato sia nella struttura, che negli affreschi interni.
Lunga attesa per
l’altaruol de Tomè di Roberto De Marchi
Dell’intera immagine della santa protettrice del paese appare visibile solo il volto. In alto. L’edicola sacra come appariva una ventina d’anni fa, quando la struttura architettonica era stata restaurata da poco tempo.
Con l’articolo si voleva sensibilizzare la popolazione su questo tema; inoltre a dicembre è stata colta l’occasione per fare un concerto rivolto alla raccolta di fondi per la sistemazione del capitello. Sono passati sette mesi dal concerto organizzato nella chiesa di Santa Lucia dal Coro Elastico e da allora qualcosa si è mosso, anche se non vi sono ancora interventi operativi, necessari più che utili ad affrontare il caso. In questo periodo si è venuti a capo dell’attribuzione di proprietà del bene, aspetto che ha paralizzato da tempo le procedure d’intervento, ed è stato quindi verificato che il capitello è di proprietà comunale, facendo chiarezza sulle varie attribuzioni che lo facevano di appartenenza della Parrocchia di Santa Lucia o della famiglia «Tomè». 15
Allo stato attuale il capitello è ancora puntellato, intervento attuato dai tecnici comunali nell’autunno scorso per far fronte ai cedimenti resi evidenti sulla chiave di volta. Il Comune di Budoia, inoltre, con l’impegno assunto da parte dell’Assessore ai Lavori Pubblici Pietro Ianna, ha intrapreso l’iter procedurale che porterà alla sistemazione definitiva. Come era già stato riportato precedentemente nel periodico, sono due le problematiche che interessano il sacro: la prima riguarda gli elementi murari e la seconda gli affreschi interni. Il capitello è realizzato in sasso e mattoni con soffitto a volta, quest’ultimo sta cedendo e ciò comporta il distacco degli affreschi, aggravando così il loro stato di degrado dovuto a vetustà. Le tematiche sono due ma strettamente correlate, pertanto
Evidenti sono i segni di sofferenza degli affreschi, che ci sollecitano ad un intervento immediato.
vanno affrontate con ordine d’intervento. L’amministrazione comunale ha interpellato l’architetto Ugo Perut, il quale si è impegnato a offrire gratuitamente la propria prestazione per quanto riguarda la sistemazione delle murature, intervento che il Comune vuole mettere in atto attraverso la prestazione volontaria degli abitanti di Santa Lucia. Si auspica di attuare l’opera prima dell’arrivo dell’inverno, poiché a giudizio dell’architetto la copertura difficilmente sopporterebbe un’altra stagione fredda, considerando che le fasi di gelo e disgelo aggravano
lo stato tensionale del manufatto, che a loro volta causano il progressivo distacco dell’intonaco affrescato. La seconda questione riguarda il restauro degli affreschi, che ricoprono le tre pareti e la copertura. A tale scopo è stato contattato il Centro Restauro di Renato Portolan, il quale ha fornito una perizia sullo stato di fatto, accompagnata da un preventivo di spesa. Mentre per le opere in muratura si prevede la fornitura dei materiali da parte del Comune e la manodopera volontaria degli abitanti, nel caso degli affreschi si dovrà intervenire con materiali e personale 16
qualificato, ciò comporta una spesa stimata sui 12.200 euro. Attualmente l’amministrazione comunale non dispone di tale somma per procedere con l’intervento, e risultano anche insufficienti i 500 euro circa raccolti a dicembre con il concerto. L’ipotesi attuale è la seguente: attuare l’intervento sulle murature prima dell’arrivo del freddo e a gennaio 2007 richiedere il finanziamento alla Regione per il restauro degli affreschi, sapendo che i tempi tra la domanda e il finanziamento sono di circa 18 mesi, due anni. La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici ha già dato il proprio nullaosta a procede il 15 giugno scorso, certo rimane da risolvere l’aspetto finanziario, che necessita di un confronto imminente tra Comune di Budoia, Parrocchia di Santa Lucia e privati, affinchè si riesca a trovare una formula che agevoli l’intervento al più presto. Questo articolo oltre ad essere un aggiornamento sulla situazione dell’edicola di Santa Lucia, vuole essere anche un messaggio rivolto in particolare al Comune di Budoia e alla Parrocchia di Santa Lucia, affinchè si confrontino su questo tema con un approccio risolutivo.
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Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato sull’ultimo numero de l’Artugna che descriveva l’opera svolta dai nostri lavoratori in Germania, nelle miniere di Bottrop, all’inizio del secolo scorso. L’emigrazione nella nostra terra è un fenomeno da tempo conosciuto e vissuto. Per migliorare il proprio stato di vita, intere generazioni hanno abbandonato le loro case e si sono trasferiti prima nei paesi dell’Est Europeo poi in Francia, Belgio, Germania, Svizzera e Inghilterra.
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Ancia i sorth i ’veva freit!
di Angelo Janna Tavàn
Personalmente sento forte il desiderio di raccontare la mia esperienza in Svizzera negli anni ’50 e ’60. Italiani, spagnoli ed algerini componevano allora il grande flusso dell’emigrazione verso quel paese. Tutti erano spinti dal desiderio di poter lavorare e di poter guadagnare ciò che nei propri paesi non si trovava o veniva negato. Passan stormi di uccelli Dall’emigrar lontano Suo esodo richiamo Van migliorar sua vita…
Pensando ora a quell’esperienza mi torna alla mente ciò che avevo scritto in una mia composizione dal titolo un po’ emblematico: La primavera. Una primavera fatta di nostalgia per la casa e per gli affetti famigliari, una stagione che diventavano, due, tre ed anche anni lontano dall’Italia. Non c’era conforto, dato o ricevuto, che potesse allentare la tristezza del distacco. Il 6 febbraio del 1956 arrivò una raccomandata, richiesta urgente di manodopera. Io avevo 24 anni e nelle 6 stagioni passate in Svizzera alternai
il lavoro di idraulico a quello da muratore. La prima volta che partii non avevo nemmeno i soldi per comprare la valigia, dovetti ricorrere ad un prestito da una famiglia del paese. Quando mi costrinsero ad aprirla alla dogana, alle otto di sera su quel treno stracolmo, vi trovarono il bagaglio consueto di un umile montanaro, una forma di formaggio, una caffettiera e due lenzuola. Non vi era tenerezza nei gendarmi, il dazio andava pagato e non sindacai, più per la stanchezza di un viaggio durato 15 ore che per rassegnazione d’animo. Alla stazione di Briga uno scenario surreale: 4 mila persone accalcate per essere sottoposte ad esami e visite mediche. Sul piazzale 80 centimetri di neve che ci spartivamo con donne e bambini, uomini di ogni provenienza, taccole (piccoli corvi) dalle penne lucenti e dal disperato accattonaggio di qualche briciola. Nel ristorante riadattato ad ambulatorio ed ‘ufficio visti’ erano distribuiti i biglietti con i nomi di ognuno di noi in attesa della chiamata (che poteva 17
durare anche tre ore), per ottenere passaporto e destinazione di lavoro. Ginevra, fu la mia. Abitavo con quattro amici in una vecchia casa ma lo sfratto fu quasi immediato: 8 giorni per cercarci una nuova sistemazione, il proprietario l’aveva venduta. A Ginevra gli immigrati erano 30 mila, il problema di un alloggio era un altro dramma della nostra già misera situazione. Ci sarebbe bastata una cameretta per dormire e l’uso dei gabinetti pubblici per le necessità igieniche. Era febbraio e l’Italia non era più solo nostalgia, a questo punto il ritornarvi era dettato dall’istinto di sopravvivenza, non dalla miseria o dalla malinconia, ma dal freddo dell’inverno svizzero.
Chene Bourg (Ginevra – Svizzera), anno 1956. Angelo Janna Tavàn con i componenti della sua squadra di lavoro. L’impresa edile «Di Bianchi e Pecorini», nella quale prestava lavoro, aveva allora un organico di 380 operai composto principalmente da Italiani, Spagnoli, Francesi dell’Alta Savoia e Algerini.
Grazie ad una famiglia che gestiva un negozio di alimentari in cui andavamo a fare la spesa ottenemmo una precaria sistemazione – ricordo ancora la loro generosità e la loro preoccupazione per la nostra condizione – nel granaio della bottega, dove ci organizzammo con due lampade ad alcol etilico, quattro brande e delle coperte. Le lenzuola erano il lusso di giorni migliori. Cinque, otto sotto zero la temperatura media, l’olio si solidificava nelle nostre insalate, la minestra andava mangiata in fretta per goderne di un po’ di calore, le bistecche e le patate erano dure e gelide. Cercavamo conforto nel vino e nella grappa ma erano solo dei palliativi; durante il sonno spesso sentivamo camminarci sul viso dei grandi ratti, anche loro disperati che ci rubavano i calzettoni di lana per rendere più accogliente la tana. Vivevamo nel terrore di prenderci qualche malattia. Quell’inverno nevicò più di dieci volte, dalla fessura delle tegole entrava la neve e ricordo ancora la paura quando svegliandomi vidi il mio compagno di lavoro, Ermes Zanus, di Castello d’Aviano, coperto da uno strato di neve alta un centimetro. Ora sento di poterne scherzare ma quella mattina mi spaventai seriamente. Ermes non rispondeva ai miei richiami, era rigido, pallidissimo, il pensiero che fosse morto mi faceva tremare, come l’idea di doverlo riportare in Italia, alla sua famiglia. Riuscii a svegliarlo ma non si rese immediatamente conto di dove si trovava e di chi fossi io.
Chene Bourg (Ginevra – Svizzera), anno 1956. L’impresa in quel periodo si aggiudicò l’appalto per la costruzione di sei palazzi da dodici piani ciascuno. La foto conservata gelosamente nel portafoglio di Angelo da 50 anni, anche se sgualcita, documenta il lavoro dei nostri emigranti.
Non era il freddo a rintronarlo, ma l’interruzione improvvisa del sonno da parte mia, un’interruzione che fu provvidenziale per evitargli un sonno più lungo e meno rigenerante. La giornata di lavoro cominciava prestissimo, non c’era tempo e possibilità per un caffè, si passava direttamente alla correzione bevendo qualche sorso di grappa e qualche bicchiere di vino. Dopo aver spazzato con le scope la neve dai muri, ci aspettava il duro lavoro da muratore. Alle 9 del mattino ci erano concessi 15 minuti per mangiare qualcosa. Trasportavamo, senza guanti, blocchi in cemento e ghiaia per innalzare costruzioni di 12 piani, da cui sarebbero stati ricavati 180 appartamenti.
Alla sera le dita sanguinavano. Una domenica ci fece visita Giuseppe De Chiara, anche lui originario dei nostri paesi, un ottantacinquenne che i bambini chiamavano simpaticamente «Babbo Natale», residente nell’Alta Savoia, esperto di erbe medicamentose e, come pure i suoi figli, titolare di un’impresa di costruzioni. Bevemmo un caffè insieme nella piazza di Ginevra e si dispiacque per la nostra condizione di vita; si commosse a tal punto che fummo noi a doverlo consolare sostenendo che le cose sarebbero presto cambiate e che la nostra vigoria e giovinezza ci avrebbe permesso di superare la criticità della situazione. Le cose infatti cambiarono. Due mesi dopo, una famiglia di italiani che abitava in Svizzera, ci trovò un alloggio con due camere e una cucina dove rimanemmo stabilmente fino al nostro rientro in Italia per qualche giorno, ad agosto e a Natale. E sul treno del ritorno verso casa esplodeva la nostra allegria e quella nostalgica che gli emigranti, anni prima, ci avevano lasciato in canto: … che il soldo nei paraggi del tetto è un soldo benedetto. … che quel di lontan, dà il pensier che a sera non potrai cenar con i famigliari attorno al fogolar...
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«Grazie dei fior» di Anna Pinàl
Quei fiori sulle finestre, ad altezza degli occhi e quelli ai piani alti delle facciate, creano un colpo d’occhio che trasforma le strade in percorsi da passeggio. Già da qualche anno, alcune vie sembrano disegnate da paesaggisti esperti nell’abbellire le località di villeggiatura. Con le crode bianche, martellate e incasellate nei muri come ruvide scacchiere, il rosso verde dei gerani ricadenti forma gradevoli pennellate tricolori, che non sfuggono neppure agli automobilisti più frettolosi che corrono in salita verso i tre ristoranti, «il Ciastelat», «il Rifugio», «lo Chalet». Così ogni passante a piedi, in bici o in auto, riceve il massaggio
di persone gentili, che dedicano del tempo a decorare le facciate da aprile a novembre, per il piacere di tutti. I fiori sono cose viventi. E la loro bellezza vivente tocca le corde sensibili. Hanno una specie di missione: smuovere l’animo umano dalle ossessioni e avvicinarlo ai misteri della bellezza. Sui davanzali sono come estensioni della casa, completano l’effetto delle tendine ricamate. Quando le finestre erano bócole cioè assai piccole, circa un quarto di quelle di oggi tenute al limite per proteggere l’interno dal freddo, i fiori erano nei cortili, posti sui gradini di pietra delle scale esterne (le sole esistenti). Oggi fanno bella mostra di sé nelle piazze e lungo le vie e accentuano l’estetica rustica delle facciate. Via San Tomé è l’esempio più in vista, ma tutti e tre i paesi hanno vie particolarmente fiorite. Il Comune potrebbe premiare in qualche modo chi abbellisce l’ambiente ed esercita una specie di volontariato estetico, che getta una buona luce sull’immagine del territorio e su chi lo amministra. Siamo grati all’Amministrazione per aver incentivato i rifacimenti delle facciate e adesso, ciliegina sulla torta, sarebbe gradito un occhio di riguardo, o comunque un piccolo riconoscimento, 19
anche una semplice lettera, per le facciate fiorite o i giardini in vista, che rallegrano i passanti. Anche i fiori lavorano per il benessere. Silenziosamente fanno la loro parte.
Per abbellire le misere case le nostre nonne e bisnonne amavano profumare di fiori recisi la cusina, e adornavano di fiori in tei piters le s’ciale, de piera e i cortif. Riprendiamo la tradizione. Complimenti ai proprietari dei balconi fioriti di via San Tomè e di altre vie di Budoia e di Santa Lucia, con l’augurio che tante altre case si vestano elegantemente a festa in ogni stagione.
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Gli «Amici di don Nillo» di Santa Lucia di Budoia sono nel pieno della loro attività anche per questa estate 2006. L’accoglienza di bambini provenienti dalla Bielorussia nelle famiglie della provincia di Pordenone prosegue con successo e quest’anno riguarda un totale di 74 ragazzi.
esperienza indimenticabile
Il mese di giugno ci ha già visto attivi in un importante progetto, un’esperienza nuova, impegnativa, che ci ha coinvolto emotivamente davvero molto e ci ha riempito di soddisfazione: sono ripartiti domenica 25 giugno, dopo 3 settimane di vacanza al mare a Caorle, 9 ragazzi in carrozzella, ospiti dell’Istituto di Ivenez in Bielorussia, istituto che si occupa dell’istruzione e delle cure di bambini con problemi di sviluppo fisico e che la nostra associazione segue e sostiene già da molti anni. Leonja, Edik, Dascia, Katja, Vladik, Olja, Julja, Seriozha, Kolja sono tornati a casa con lo stesso sorriso stampato sul volto del giorno in cui
sono arrivati, già sicuri in partenza che sarebbe stata una vacanza memorabile. Nessuno di loro, nemmeno i loro sette accompagnatori adulti, avevano mai visto il mare – in Bielorussia non c’è il mare – e loro di solito non escono nemmeno dal confine dell’Istituto. È tutto più difficile quando ti devi spostare sulle ruote e non sulle tue gambe! È stata un’emozione indicibile per noi il giorno del loro arrivo a Caorle quando, dopo esserci assentati per il disbrigo delle pratiche burocratiche, li abbiamo ritrovati in spiaggia con mani, piedi e carrozzelle dentro all’acqua del mare! E se la ricarica di aria buona e di 20
sole li sosterrà durante il prossimo inverno, certamente una girandola di emozioni e di belle impressioni, tanti bei ricordi di paesaggi e di persone resteranno impressi nel cuore dei nostri amici per tutta la vita. Sì, perché hanno conosciuto anche moltissime persone – specialmente anziani che in questo periodo soggiornano numerosi al mare – che li hanno coccolati con tenerezza, regali, sorrisi, attenzioni. E loro non sono abituati a tutto questo. Davvero un’esperienza per tutti noi di quelle che ti gonfiano il cuore di gioia e di serenità. Siamo convinti che don Nillo è fiero dei suoi amici! L’Istituto di Ivenez è sempre stato il destinatario della nostra attività di volontariato, fin da quando don Nillo era in vita. All’Istituto di Ivenez ci sono attualmente 92 ospiti, una parte dei quali fisicamente piuttosto autosufficienti, altri in carrozzella, alcuni più gravi costretti a letto. Nell’ultima visita in Bielorussia, a gennaio di quest’anno, ci siamo resi conto che la situazione dell’Istituto è migliorata notevolmente negli ultimi anni, grazie al grande lavoro della direttrice con il sostegno finanziario di alcune fondazioni straniere e la collaborazione determinante anche della nostra associazione. Non avendo ricevuto nessuna richiesta per interventi sulla struttura dell’istituto, abbiamo deciso allora di impegnarci ad offrire una vacanza anche a quei ragazzi che per vari motivi, soprattutto logistici, non ne hanno mai potuto avere l’occasione e lo abbiamo fatto in vari modi: 18 ragazzi soggiorneranno in famiglie
AMICI DI DON NILLO CARNIEL
Pagina accanto. Gli ospiti durante alcuni momenti ricreativi. Sopra. La sfilata dei nostri rappresentanti alpini è aperta dal gonfalone del Comune, portato da Gianni Zambon Rosit con accanto il vicesindaco Pietro Ianna Theco. Il merito dell’eccellente riuscita della festa va all’intero Gruppo polcenighese e alla saggia guida del suo capogruppo Roberto Scarpat.
Quando gli Alpini si radunano sia a livello locale, che provinciale che nazionale, tutto ruota attorno a loro e diventa una grande festa di popolo. Polcenigo ha vissuto questa grande festa, ospitando il 31° Raduno della Sezione di Pordenone. Il paese pedemontano, alla prima esperienza con manifestazioni di questa portata, ha egregiamente risposto. Oltre 200 i tricolori esposti e donati alle famiglie; duemila fra Alpini e loro familiari giunti a Polcenigo dai 73 Gruppi della Provincia. L’organizzazione si è messa in moto lo scorso anno e ha coinvolto oltre l’Amministrazione Comunale, i Comandi della Polizia Municipale e della Stazione Carabinieri, anche i Gruppi ANA della Zona Pedemontana (Aviano – Budoia – Giais – Malnisio – Marsure – San Leonardo Valcellina – San Martino di Campagna). Gli Alpini di Polcenigo, con il supporto dei volontari delle altre Associazioni di Volontariato, hanno dato prova di saper gestire i vari incontri suddivisi in due giornate: sabato 10 giugno con gli onori ai Caduti presso i Monumenti di Coltura, Polcenigo centro e Mezzomonte e la riuscita serata corale presso la suggestiva cornice del Santuario della Santissima, con la presenza del Coro ANA Montecavallo di Pordenone e del Coro Gruppo Folcloristico Artugna di Budoia-Roveredo. Il giorno dopo, c’è stato il grande raduno, presso la Piazza di San Giovanni ove si erano raccolte le Autorità Provinciali e Comunali, gli Alpini della provincia e la popolazione. Dopo le cerimonie e i discorsi di circostanza, la Santa Messa celebrata dal Cappellano del
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Tempio Nazionale di San Maurizio, magg. sac. Giovanni Tassan. Poi, la Filarmonica di Roveredo in Piano e il Nucleo Tamburi di Sesto al Reghena hanno scandito il passo al lungo serpentone di penne nere che, applaudito lungo tutto il percorso, ha marciato sino alle scuole medie di Polcenigo ove 17 cuochi e oltre 50 volontari hanno servito il tradizionale rancio alpino. Una considerazione: cosa resta finito tutto? La grande gioia di aver partecipato, lo stupendo scenario del paese pavesato di bandiere, la gioia della gente al passaggio di questi uomini con quello «strano Cappello in testa, ma di cui ci si può fidare» come ci aveva definiti l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America, quando vide per la prima volta gli Alpini sui tetti del Friuli terremotato proprio trent’anni fa. L’Alpino, uomo rude ma con un grande cuore che si abbassa a sollevare quanti hanno bisogno, senza chiedere nulla in cambio, che non si tira mai indietro, svolgendo con attenzione quanto gli viene chiesto di fare e che sa custodire e difendere tradizioni, valori e princìpi. In un mondo distratto come il nostro, c’è ancora bisogno di esempi e di coraggio. L’Alpino incarna proprio questo, ecco perchè ogni volta che si muove, attira simpaticamente tutti. Nella mia veste di Delegato ANA della Zona Pedemontana un grazie sentito a Polcenigo per la calda ospitalità che ci ha riservato e per la grossa mole di lavoro che si è sobbarcato. MARIO POVOLEDO
Sfilata tra le vie de Borc
della nostra provincia per uno o due mesi, 9 ragazzi con maggiori difficoltà sono appunto appena rientrati dopo tre settimane al mare a Caorle, altri 32 ragazzi trascorreranno due settimane in un centro privato in Bielorussia, dove ci si occupa della riabilitazione attraverso l’esercizio di danza sulla carrozzella, il contatto con la natura nell’ambiente del bosco e altre attività come la sartoria o il giardinaggio. Tirando le somme, grazie all’associazione «Amici di don Nillo Carniel», due terzi degli ospiti dell’Istituto di Ivenez trascorreranno quest’estate un periodo di vacanza in luoghi diversi dalle tristi colonie bielorusse (in russo «lager») dove finora hanno di solito passato il periodo di ferie estive. Vi raccontiamo un ultimo particolare: grazie all’intervento della nostra associazione, che ha messo in contatto l’Istituto di Ivenez con il Centro di Riabilitazione citato, la danza sulla carrozzella è diventata un’attività che impegna regolarmente 4 coppie di ragazzi anche nel corso dell’anno. Domenica 14 maggio hanno partecipato al Campionato Nazionale della specialità, ripresi dalla televisione nazionale e hanno vinto il primo premio nella loro categoria con una scatenata rumba! Chissà che prima o poi non possiamo vederli danzare nelle nostre zone, ospiti dei nostri Danzerini!
Si apre il velario. Tramonto di primavera. Un raggio di sole batte al di sopra del getto della fonte. La scena è vuota. Le suore sono in chiesa e cantano.
Tutti all’opera
di Sara Zambon
Queste cinque frasi rappresentano l’incipit del copione dell’opera lirica Suor Angelica, composta da Giacomo Puccini.
Tutto è nato da un’idea del soprano lirico Stefania Antoniazzi: voler mettere in scena Suor Angelica con un gruppo di cantanti «amatoriali». L’obiettivo non dev’essere apparso utopico al Maestro Emanuele Lachin, il quale ha deciso subito di organizzare, tramite l’associazione musicale Gabriel Faurè, un’opera laboratorio. Tale è l’appellativo pensato per quest’inconsueta esperienza. Per alcuni fine settimana circa venti ragazze più o meno giovani ci siamo prodigate in quest’impresa. Alle prove per le parti solistiche, tenute da Stefania, e quelle corali con Emanuele si alternavano le prove con la regista Ilaria Bomben, la quale era inoltre ideatrice e realizzatrice di tutta la scenografia. Certo non dev’essere stato facile lavorare con delle cantanti non professioniste e tantomeno cantanti d’opera. Talvolta ci dimenticavamo quando e quale movimento dovevamo fare o quando e quale nota dovevamo cantare! Ma Stefania, Emanuele e Ilaria non si sono scoraggiati nemmeno quando in extremis hanno avuto anche il fato contro di loro. Infatti, venerdì 14 luglio, tutto era pronto nel cortile budoiese di casa Lachin. La sceno-
grafia era stata ultimata, noi «suore» che eravamo già passate sotto le mani della costumista e della truccatrice, attendevamo adrenaliniche che lo scoccare dei 22
Alcuni momenti della rappresentazione dell’opera «Suor Angelica». In alto. Il soprano Stefania Antoniazzi nelle vesti di suor Angelica. Sopra. Due momenti significativi dello spettacolo.
nove rintocchi del campanile segnasse l’inizio dell’opera. Ma lassù in cielo il vento trasportava nembi d’un grigio tenebroso. Ai primi goccioloni è iniziata una veloce ritirata al coperto fra le mura dardaghesi del teatro. Niente più sceneggiatura, solo voci e musica. Un binomio che si è rivelato all’altezza di realizzare un’opera
degna di tale nome, considerati i tempi, i luoghi e i mezzi. Il tutto è stato riproposto la domenica successiva nella sala teatrale di Tiezzo, dalle dimensioni più ampie ma forse meno calorosa della nostra. Un’esperienza di questa portata, a mio parere, è ben diversa dal cantare in un coro. Per alcune
di noi ha rappresentato la realizzazione di un piccolo sogno. Certo non eravamo in scena all’arena di Verona ma pensando alla cantante protagonista (Stefania), alla direzione e alla regia… ci mancavano solo le gradinate veronesi!
[ www.artugna.it]
Dardago e internet un anno dopo Nell’agosto del 2005 da queste pagine annunciavamo la nascita di www.artugna.it, sito internet dedicato al nostro paese e alla nostra gente. Un anno dopo ci ritroviamo per fare un bilancio del nostro lavoro, per capire se lanciare l’Artugna nel web sia stato solo lo sfizio di noi quattro o una sfida raccolta da altri amici. Fin dall’inizio la nostra idea ha raccolto consensi e il nostro entusiasmo è stato condiviso da molti dardaghesi, specialmente da quelli della redazione de l’Artugna: questo ci ha consentito di raccogliere in poco più di un anno non solo il materiale che riempie le pagine del sito, già elaborato e «pubblicato», ma anche quello che attende di essere messo in ordine e proposto ai visitatori di www.artugna.it. I frutti del lavoro di ricerca, di scrittura, di raccolta di foto, storie e cronache, sono quindi ben visibili, ma a testimoniare l’interesse suscitato dalla nostra iniziativa sta non solo la collaborazione fornitaci, ma anche il grande numero di contatti avuti con amici e paesani sparsi per il mondo. Analizzando gli accessi al sito abbiamo visto infatti che mediamente ogni giorno almeno una trentina sono i visitatori e numerose sono le e-mail che arrivano dall’Italia, da paesi europei (Francia e Germania soprattutto), ma
anche dalla California e dalla Florida e dalle Bahamas (ciao Stani). Degna di nota è anche la collaborazione in atto con le associazioni locali (Pro Loco) e con il comune di Budoia, in occasione di mostre e varie iniziative. Ma andiamo con ordine: dopo un anno il sito www.artugna.it ha una fisionomia ben precisa, con rubriche dedicate a vari argomenti e aspetti della vita dei nostri paesi: molto apprezzata in particolare la sezione dedicata agli alberi genealogici fotografici, realizzati grazie alle ricerche porta a porta fatte da Gigi e Flavio, che poi hanno riordinato le foto, pronte per essere impaginate da Roberto. E poi l’attualità, la cronaca: il mezzo elettronico ci consente di raccontare in tempo reale quello che succede a Dardago e dintorni, di dare pubblicità a mostre, concerti e quant’altro. Una cosa di cui andiamo fieri è la realizzazione dell’archivio storico del bollettino l’Artugna, che per il momento consente la consultazione in linea dei numeri più recenti e prossimamente (lavoro lungo!) quella di tutti gli altri, piano piano indietro fino al primo. A proposito: grazie a Roberto, Vittorio e a tutta la redazione. Ho riletto quello che ho scritto l’anno scorso e le speranze espresse si
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stanno realizzando: collaborazione con l’Artugna, spazio a disposizione per tutti, scrivania sulla quale si sono accumulate montagne di foto, di appunti, di ricordi, di suggerimenti e di chiacchiere. È tutto da riordinare, ma intanto non andrà perduto. E poi la partecipazione di molti, i vecchi con l’ansia di trasmettere i loro ricordi e le loro storie, prima che vengano dimenticati, e i giovani con la voglia di conoscere e raccontarsi e «fare cronaca», ci fa pensare di aver colto i giusti segnali riguardo alla «memoria collettiva per non perdere il senso della nostra storia». Un bilancio positivo, quindi, specialmente perché le idee sono in fermento continuo, sostenute da un interesse costante: non smettete di mandarci foto e notizie e suggerimenti (info@artugna.it)! Noi cercheremo di sorprendervi presto con qualche novità ma, visto che differenziandosi le possibilità di intervento sugli argomenti a noi cari sono aumentati i collaboratori, con un efficace reciproco scambio tra le due redazioni, speriamo anche di ritrovarci l’anno prossimo di nuovo qui, con molti nomi nuovi a firmare le pagine de l’Artugna e di www.artugna.it. MASSIMO ZARDO
Lasciano un grande vuoto... l’Artugna porge le più sentite condoglianze ai famigliari
Maddalena Coletti Si è spenta dopo lunga malattia sopportata con tenacia e serenità Maddalena Coletti, moglie di Antonio Zambon, nostro sindaco. Originaria di Tolmezzo, si era inserita nella comunità budoiese dopo il matrimonio con Antonio, dividendo la sua vita tra gli affetti famigliari – come moglie, madre e nuora – e la professione di medico responsabile, dapprima del Distretto Sanitario di San Vito al Tagliamento e dal 2003 di quello di Sacile.
Sembrava aver superato i momenti difficili della malattia, invece improvvisamente è giunto il decesso, lasciando un vuoto difficile da colmare per il nostro sindaco, le figlie Valentina e Francesca, nella cui quotidianità la sua figura sarà sempre presente. L’intera comunità si è stretta commossa attorno ai famigliari.
Angelo Bocus Intorno a noi la città si muoveva frenetica e distratta. Sopra di noi il cielo non aveva stelle e la neve caduta in quei giorni, frettolosamente, era stata ammassata. All’interno di una Fiat 1100 bicolore ricordo che i tuoi consigli, saggi e misurati, non salivano al cielo... erano solo per me. Avevo chiesto aiuto, come lo si chiede ad un padre. E mai un padre può mal consigliare. Hai avuto ragione. Fedele alle origini friulane, nella vita, in famiglia e nel lavoro hai sempre unito alla co-
stanza la coerenza e anche quando la professione ti ha portato ad occupare i vertici più alti non ti abbiamo «smarrito». Insieme abbiamo potuto proseguire. Più volte c’è stata la prova. In silenzio hai affrontato la sfida con tenacia, sorretto da notevole forza d’animo. Grazie, Angelo. Questo va oltre il consiglio... questo è stato «l’esempio».
Francesco Bastianello Caro Franco, la mattina del 24 luglio la notizia della tua improvvisa scomparsa è arrivata come un fulmine a squarciare una piatta e calda mattinata afosa. Via via che la notizia passava di cellulare in cellulare tra noi parenti il discorso era sempre lo stesso: «Ciao, senti… volevo dirti… questa notte è morto Franco.» «Franco chi?» «Franco, Franco nostro!» Poi cadeva un silenzio, stupìto, incredulo, sconcertato, non poteva essere il Franco nostro, perché lui era forte, indistruttibile. Sempre pronto allo scherzo, al gioco, al divertimento, a ricevere amici e parenti, a far festa davanti ad una tavola imbandita. Soprattutto sempre pronto ad offrire un aiuto a chi lo chiedeva: anche noi abbiamo beneficiato del tuo supporto in un momento per noi molto difficile, la tua presenza e la tua comprensione sono state preziose, caro Franco.
Ora purtroppo non sei più qui, vicino a noi, vicino ai tuoi cari, vicino al tuo piccolo Lorenzo, ma ci guardi da lassù assieme ai nostri e tuoi cari che ti hanno preceduto. Quanti «giovani ragazzi» nelle estati degli anni ’80 hai accompagnato in campeggio assieme a don Giovanni e all’amico Corrado! Quanti Dardagosto in piazza ad aiutare in compagnia dei tuoi amici per far funzionare la grande macchina dei festeggiamenti di allora! E tu sempre sorridente e disponibile. La vita ha riservato anche a te dei momenti difficili, caro Franco, ma tu li hai affrontati, superati ed il sorriso è ritornato sul tuo viso. Noi ti ricorderemo così, allegro, la tavola apparecchiata e tu che ci apri la porta, ci saluti con una battuta scherzosa, ci abbracci e ci accogli festoso nella tua casa.
UN ACCORATO APPELLO AI LETTORI
Se desiderate far pubblicare foto a voi care ed interessanti per le nostre comunità e per i lettori, la redazione de l’Artugna chiede la vostra collaborazione. Accompagnate le foto con una didascalia corredata di nomi, cognomi e soprannomi delle persone ritratte. Se poi conoscete anche l’anno, il luogo e l’occasione tanto meglio. Così facendo aiuterete a svolgere nella maniera più corretta il servizio sociale che il giornale desidera perseguire. In mancanza di tali informazioni la redazione non riterrà possibile la pubblicazione delle foto.
’N te la vetrina
1963. RISTORANTE DA RENÈ. MATRIMONIO DI EMILIO PUPPIN PUTELATE CON GINA CARLON ROS. DA SINISTRA: VALENTINO CARLON BROLO, LILIANA PUPPIN PUTELATE, EMILIO FORT, FAUSTO PUPPIN PUTELATE, INES ZAMBON PUPPIN, ARTURO FORT E SANTINA PUPPIN PUTELATE, PIERO, GUGLIELMO, LINA, GIOVANNI E VINCENZO PUPPIN PUTELATE. ALLE SPALLE I NIPOTI DI PIETRO PUPPIN PUTELATE: FERRUCCIO PUPPIN PUTELATE, SEVERINO CARLON PACIO E PIERO CARLON PERTIA. (FOTO DI PROPRIETÀ DI INES ZAMBON PUPPIN)
CORREVA L’ANNO 1955. UN NUTRITO GRUPPO DI CHIERICHETTI BUDOIESI CON DON ALFREDO PASUT. NE INDIVIDUIAMO ALCUNI. PRIMA FILA DA SINISTRA: EGIDIO CARLON, LUIGI BURIGANA BASTIANELA, (?), LUIGI DEL ZOTTO MUNAR, (?), (?), (?), GIORGIO VARNIER MENAO, (?), GIUSEPPE ZAMBON CROT, (?), DUILIO CARLON. NELLA SECONDA FILA DA SINISTRA: IL SECONDO CHIERICHETTO È ELIO FRANCO PUPPIN E IL TERZO FERNANDO DEL MASCHIO. (FOTO DI PROPRIETÀ DI ELIO FRANCO PUPPIN)
NELLA FOTO A SINISTRA. DON SEMEJA CON IL MAESTRO UMBERTO SANSON E DUE SACERDOTI. NELLA FOTO A DESTRA. DON SEMEJA CON IL SINDACO ARMANDO DEL MASCHIO E DUE SACERDOTI. (FOTO DI PROPRIETÀ DI RENZA GATTESCO SANSON)
Cronaca
Cronaca Cronaca
Partidhe a balón ’ntel oratorio
Vista la positiva esperienza del 2005 si è ripetuto anche quest’anno il torneo di calcetto organizzato dall’oratorio. Le squadre partecipanti erano addirittura 16, tanto che le competizioni si sono svolte in contemporanea su due campi, uno per gli adulti, l’altro per i ragazzi. Dopo un intenso susseguirsi di partite, interrotto dalla gustosa pausa pranzo, verso le 18.00 sono stati premiati i vincitori.
I cianta e i sóna
La processiòn de ’l Corpus Domini
Anche quest’anno le parrocchie di Dardago e Budoia mantengono la recente tradizione della processione serale nella giornata del giovedì di Corpus Domini. In questa occasione il corteo parte dalla chiesa di Dardago per giungere a quella di Budoia. Soddisfacente la partecipazione dei fedeli. Ricordiamo che, anche se nel calendario civile la festa è stata portata alla domenica, il vero giorno del Corpus Domini è il giovedì. Alcune feste religiose furono spostate alla domenica con una legge del 1977: l'Epifania, San Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, ss. Apostoli Pietro e Paolo. Con un provvedimento successivo l’Epifania è stata ripristinata al 6 gennaio.
In alto. La processione del Corpus Domini partita da Dardago sosta brevemente sul sagrato della chiesa di Budoia. (Foto di Antonietta Torchietti).
Fésta a Ciampore
Come da tradizione la terza domenica di maggio si svolge la «Festa di Primavera», organizzata dalla Pro Loco, coadiuvata da un numero sempre maggiore di associazioni locali. Il ritrovo è in piazza a Dardago, dove, dopo la benedizione, bambini e accompagnatori visitano la mostra fotografica «La Valle di San Tomè» presso il teatro. Attraverso il sentiero lungo la Val de la mare vecia, accompagnati dalle spiegazioni storico-naturalistiche del professor Fernando Del Maschio, si giunge in località Ciampore, per ricevere i diplomi e le lampadine «Enel risparmio energetico». La mattinata riserva ancora un’interessante attrattiva con la dimostrazione dei fantastici cani da soccorso a cura della squadra comunale della Protezione Civile. Dopo il pranzo e i giochi pomeridiani la festa si conclude con il concerto di musica Klezme del gruppo Aleph in teatro a Dardago. 26
Anche quest’anno l’Istituto di Musica della Pedemontana, frequentato da decine di allievi dei nostri paesi, «mette in mostra» con i saggi di fine anno le qualità raggiunte dai ragazzi. Negli ultimi giorni di maggio, ad Aviano e nel teatro di Dardago i nostri ragazzi e i loro insegnanti hanno dimostrato a genitori, parenti ed amici quanto sono bravi con il pianoforte, il violino, la chitarra, la fisarmonica e anche con il canto. Nella foto, Paolo Puiatti mentre si esibisce con «Scende la pioggia» famoso brano del suo amico Gianni Morandi.
Festa tra i tavoli a Le Crositole. Sotto. Bianca è la pietra del lavatoio rinnovata dopo la pulizia eseguita dai volontari.
1a festa de le Crositole
Sabato 15 luglio 2006, presso i giardinetti di via Capitan Maso, tre ex ragazzi delle Crositole, memori dei piacevoli momenti di aggregazione del passato e in particolare del mitico pan e vin, hanno pensato di organizzare un momento conviviale fra i residenti del crocevia tra le vie Pordenone, Stefani, Julia e Capitan Maso. L’ottima cena è stata curata dai titolari dello Chalet, anche loro residenti nella località budoiese; molti altri hanno partecipato con le loro specialità casalinghe, in un allegro clima di condivisione. Per avere una conferma della buona riuscita dell’iniziativa, basta considerare i numeri, con una partecipazione di ben 140 persone, tra cui budoiesi DOC, americani e nuovi residenti. È stato quindi raggiunto l’obiettivo principale, che era quello di favorire l’incontro e rafforzare l’aggregazione tra i numerosi cittadini del crocevia, che prima, pur vicini di casa, rischiavano di non conoscersi. DAVIDE FREGONA
Sportivissima 2006
L’Associazione Pro Loco Budoia, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e altre asso-
ciazioni giovanili e sportive locali, organizza un’iniziativa legata allo sport, attività alla quale tutti i giovani si avvicinano, e che quindi svolge una notevole funzione aggregatrice. La manifestazione si svolge in due giornate, sabato 1 e domenica 2 luglio 2006, presso il Centro Sportivo di Budoia. I partecipanti possono scegliere in base alle proprie attitudini e preferenze tra varie discipline: pallavolo, tennis, bocce, ping pong, calcetto a cinque, calcio balilla. La proposta trova consenso non solo tra i giovani e avrà senz’altro un ulteriore sviluppo nei prossimi anni.
Budoia… un paesaggio disegnato tra i sassi
Nel mese di giugno, nell’ambito del progetto Dynalp intitolato «Budoia…, un paesaggio disegnato tra i sassi», molti volontari di svariate associazioni del comune si sono impegnati in un’iniziativa concreta di risistemazione di un muro a secco e recupero di un vecchio sentiero a Santa Lucia. Il merito va al nutrito gruppo di volontari, coordinato dal sindaco Antonio Zambon, dall’assessore Maurizio Carlon e da Chiara Aviani. Hanno collaborato: Tommaso, Guido, Mario, Giovanni e Roberto Andreazza, GioMaria Busetti, Italo Callegari, Giuseppe Carlon, Va27
lentino Carlon, Oscar Carlon, Giuseppe e Roberto Cauz, Gino Comin, Angelo Cosmo, Giovanni Kristacos, Giampaolo e Fernando Del Maschio, Giacomino Del Zotto, Piero Doimo, Giampietro Fort, Velio e Bruno Fort, Mauro Giannelli, Orfeo Gislon, Michele Graniero, Cleofe Lucchetta, Marco Marcoz, Ugo Piazza, Francesco Poles, Guido Quaia, Ariedo Rigo, Lucio Rizzo, Fabio Signora, Angelo Tassan, Antonino Zambon. A conclusione del progetto, nel pomeriggio di domenica 25 giugno, si è tenuta nella chiesetta al colle la 12a edizione del concerto I colori della Speranza. Ospite del Collis Chorus quest’anno era il rinomato FVG Gospel Choir, che ha entusiasmato il pubblico con i suoi canti gospel e spiritual.
L’unione fa la forza. Alcuni dei volontari impegnati nella sistemazione dell’abside della chiesetta di San Tomè.
I à sistemàt San Tomè
Il tempo e l’umidità della valle avevano creato seri problemi per l’abside della antica chiesetta di San Tomè, il cui tetto rischiava di crollare. Un gruppo di volontari ha provveduto e rinnovare il tetto. A loro vada il grazie della comunità per aver messo a disposizione materiale, tempo e tanta buona volontà. In particolare si ringraziano: Gigi Basso, Marco Bocus Frith, Michele Bocus Frith, Omero Bocus de la Rossa, Redi Fort Salute, Marco Janna Bocus, Alfredo Lachin Stort, Antonio Rigo Crosta, Bruno Zambon Pinal, Quinto Zambon Pinal, Ugo Zambon Pala.
stato raccolto e, grazie all’intervento promosso dalla amministrazione comunale, ora l’edificio – testimonianza della nostra civiltà contadina scomparsa – può guardare con serenità al futuro. È auspicabile che si trovi il modo di salvare anche le altre ciase mate ancora esistenti nel territorio comunale.
Le mont le se parla
Le montagne del mondo uniscono e dialogano per un confronto di esperienze sullo sviluppo rispettoso dell’ambiente. A seguito dei precedenti incontri del sindaco di Budoia, in veste di
Ciàl de Mulìn: i ne à scoltàt
Esattamente tre anni fa, nel numero 99, abbiamo lanciato un appello per salvare la ciasa mata de Ciàl de Mulìn. A causa della mancata manutenzione, anche questa ciasa mata (si chiamano così le caratteristiche strutture di rifugio per uomini e animali, costruite nel corso dell’800 in aperta campagna) rischiava di ridursi a un rudere. Fortunatamente questo appello è
La ciasa mata de Cial de Mulin vestita a nuovo dopo il rifacimento del tetto.
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vicepresidente della rete dei comuni alpini «Alleanza nelle Alpi», e del presidente della Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi, svoltisi lo scorso anno, in Centro Asia, è giunto in visita a Budoia il presidente dell’Alleanza dei Comuni Montani del Centro Asia (l’Agoca). Accolto in municipio, l’esponente asiatico ha seguito attentamente l’esposizione del sindaco Antonio Zambon sulle procedure istituzionali ed amministrative di un piccolo paese come Budoia; ha visitato alcuni servizi comunali e realtà produttive agricole, manifestando grande interesse.
Campioni del mondo
Progetto Giovani e CFD hanno pensato di proiettare al teatro di Dardago le partite degli Azzurri durante i Mondiali di Germania 2006. In pochi avrebbero pensato che… partita dopo partita, si sarebbe arrivati alla finalissima conquistando l’ambita coppa. Tripudio di tricolori e campane a festa nei nostri paesi.
Le cime dei nostri monti dopo la nevicata del primo giugno e i danni provocati dall’uragano a fine mese.
Quan che la mare de san Piero… (tutto secondo tradizione)
L’entusiasmo per l’Italia campione ha contaggiato anche gli italiani nel mondo. Nella foto, Luca, nostro piccolo lettore di Milwaukee (USA), con la maglia della Nazionale.
La primavera sta per finire e – seppur con dei giorni di ritardo – i santi del gelo (tra cui Sant’Ubaldo, 16 maggio) si fanno sentire. Il 1° giugno, infatti, i Pietins, il Cornier, el Ciamp e Candóle si vestono inaspettatamente di bianco, ma la neve non tarda a sciogliersi. Dalla metà di giugno la colonnina di mercurio segna inesorabilmente 36-38 °C. Ma non abbiamo ancora fatto i conti con la mare de San Piero, condannata per le sue cattiverie alla pena dell’inferno e assimilata così agli esseri demoniaci. Non si fa, infatti, attendere. Quan che la mare de san Piero la va a ciatà ’l so fiol, vin la tampesta. 29
La donna ha il permesso di uscire dall’inferno otto giorni prima e otto giorni dopo la ricorrenza della festività del figlio (29 giugno) e mette in atto ogni cattiveria possibile. Così a fine giugno trasforma temporali e tempeste in un uragano che spazza ogni cosa incontrata durante la sua sfrenata corsa: tetti scoperchiati, recinzioni divelte, alberi contorti senza pietà, pali dell’energia elettrica piegati, orti cancellati… Che desolazione! La pioggia, in questi giorni, è foriera di siccità. È l’incontro-scontro tra i poteri ctonii, esseri sotterranei, e celesti. Difficilmente i mesi estivi trascorrono senza disordini meteorologici: rovinosi uragani e prolungate siccità trovano riscontro in una fitta rete di credenze. La canicola riprende e continua a bruciare.
Lavori in vista a Buduoia e a Santa Luthia Nuovi lavori sono previsti a completamento della piazza di Budoia. Sarà rifatto il tetto del municipio, rendendo abitabile lo spazio del sottotetto; seguirà l’ampliamento al piano terra dello stabile per un nuovo ufficio riservato al comando dei vigili, accessibile dall’esterno. Si provvederà, inoltre, all’abbassamento del livello del sedimento stradale della piazza, eliminando i vecchi strati di asfalto. Sempre a Budoia inizieranno i lavori di ampliamento e sistemazione del depuratore de Fontana,
mentre nella zona industriale si sta ultimando l’eco-piazzola per la raccolta dei rifiuti. A Santa Lucia stanno procedendo i lavori di completamento dei parcheggi di fronte alla chiesa parrocchiale e alle spalle del vecchio panificio Del Zotto, in prossimità della sede dell’Auser.
to di far costruire un marciapiede per l’incolumità dei pedoni. A nome della popolazione l’Artugna ringrazia.
Tìrete in banda che le cà ’na macchina Ora percorrere a piedi il tratto di Pedemontana che va dal Brait sino a via Castello sarà più sicuro. Infatti con un provvidenziale intervento il nostro Comune ha pensa-
Inno alla vita Ricordiamo con grande gioia ed emozione il Santo Battesimo del nostro piccolo Federico Sergio Bastianello, nel giorno di Pasquetta, celebrato da don Adel. Nato a Pordenone il 20 gennaio 2006 proprio nel giorno del compleanno della sorellina Francesca. Qui nella foto in braccio alla mamma Elena Modolo, papà Andrea, sorellina Francesca, madrina zia Chiara e padrino zio Giuseppe.
Il sorriso e la vivacità di Alessandro Conzato di Ottaviano e Antonella Maccioccu.
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Luigia Ariet Dedor ha festeggiato la bell’età di 94 anni insieme con le figlie, i generi, la sorella e i nipoti, allietando la festa con la sua caratteristica vitalità e loquacità.
Il comune di Budoia ha pubblicato, nell’ambito del progetto Dynalp e con la collaborazione del nostro periodico, il volume Paesi di pietra. La pubblicazione, attingendo tra i molti articoli pubblicati su l’Artugna dal 1972 ad oggi, ha come argomento i sassi, le crode del torrente Artugna e ciò che il prezioso lavoro dell’uomo ha saputo realizzare nei secoli con questo umile ma prezioso materiale. Ecco che, anche grazie a numerose fotografie, possiamo conoscere meglio le case di sasso, i
recenti restauri, le ciase mate, le iscrizioni murarie, il ruial, i ponti sul torrente. Ampio spazio della pubblicazione è riservato agli abili artigiani della pietra, i tagliapietra, dal settecento al secolo scorso che si
sono fatti apprezzare anche in molti paesi europei e agli artisti locali della pietra quali gli Antonelli e Tita Soldà Maniach. Il volume è disponibile presso la nostra redazione.
Sono trascorsi dieci mesi (15 ottobre 2005) da quando a Genazzano (Roma) si sono uniti in matrimonio Alessio Zambon ed Ester Graziosi, qui ritratti in quel lieto giorno con la cugina Francesca Romana. Lo zio Flavio nel ricordarli con affetto, dalle pagine de l’Artugna rinnova loro gli auguri di ogni bene e felicità.
Auguri dalla Redazione!
Fresco di stampa
Con gioia Sabrina Zambon e Dino Valdevit presentano il loro gioiello Alessio, molto desiderato, nato il 26 febbraio 2006. La foto, a destra, lo mostra nel giorno del Battesimo celebrato il 2 luglio 2006, mentre don Adel lo sta per alzare in alto come consuetudine in tutti i battesimi; attorniato dai genitori, i padrini e dal cuginetto Riccardo.
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Milano, 22 aprile 2006
Cara Redazione, leggo con attenzione il «nostro» periodico; è una dolce compagnia che mi ricorda tutta l’atmosfera dei nostri foghèr, i portoni delle nostre strade, gli odori della natura che ci circonda e il nostro bel parlar in dialetto. Le foto d’epoca che ci proponete ci ricordano i nostri vecchi. Grazie per le continue emozioni. Colgo l’occasione per comunicare che il 18 aprile è nata a Pavia, Veronica, figlia di Victoriano Fort e di Antonella Gariboldi. Saluti VICTORIANO FORT PITÙS
Gentile signor Victoriano, grazie per i complimenti al nostro periodico. Ci piace che anche lei usi l’aggettivo nostro quando parla de l’Artugna. Ha ragione, perché il periodico appartiene ai suoi lettori. Se mancassero l’apprezzamento e il continuo sostegno di chi, come lei, attende la pubblicazione di ogni numero, l’Artugna non avrebbe senso di esistere.
Congratulazioni per la nascita di Veronica. Dopo aver segnalato il vostro matrimonio nel numero 103 di dicembre 2003, ora registriamo l’arrivo della primogenita. Auguri vivissimi.
Beijing (Cina), 27 giugno 2006
Carissimi, durante una ricerca di documenti per il mio trasferimento in Cina, ho ritrovato una fotografia (1955?) di quando, giovanissimo, ero in vacanza dai nonni e facevo il chierichetto con Don Alfredo. Chi si riconosce? Io sono il quarto alla destra di Don Alfredo. Mi piacerebbe, un giorno quando rientrerò in Patria a salutare i parenti, ritrovarsi attorno un tavolo a brindare a quei giorni. Non mi ricordo i nomi, ma mi ricordo bene le cerimonie insegnateci da Don Alfredo. Le ricordo ancora dopo tutti quegli anni passati. Più di cinquanta! Mi trovo di nuovo in Cina, dopo parecchi anni, in rappresentanza di ditte europee. 32
Il mio compito si svolge in varie città della Cina, e così sono chiamato a viaggiare all’interno di questo vasto paese con città più popolate di una provincia italiana. Solo Pechino fa 15 milioni di abitanti, con circa 3 milioni di automezzi su un territorio di 40 chilometri per 40. E ce ne sono parecchie così affollate. Vi devo ringraziare per l’invio de l’Artugna che mia moglie Claudine conserva per quando rientro in ferie. Leggerla è sempre un grande piacere. Augurandomi di ritrovarci in un prossimo futuro, vi porgo i miei sinceri e distinti saluti. P.S. Vi invio anche una mia foto dalla Cina, scattata in questo ultimo mese durante una visita a Xi An, la vecchia capitale. La campana risale al XIII secolo. ELIO FRANCO PUPPIN
Egregio signor Elio, abbiamo ricevuto con molto piacere il suo messaggio e le fotografie. La foto vecchia è pubblicata nell’apposita rubrica, con i nomi che siamo riusciti a reperire. La ringraziamo per la collaborazione e le facciamo tanti auguri per il suo lavoro in Cina! Continui a mandarci qualche notizia di quell’immenso Paese!
Pordenone, 9 maggio 2006
Prima d’iniziare le ricerche sulla storia dello sci pordenonese (1924-1940) avevo una scarsa conoscenza della vostra pubblicazione; adesso, posso dire di aver sfogliato pagina per pagina tutti i numeri de l’Artugna ed affermo che avete creato un periodico straordinario che possiede la capacità di coniugare la ricerca di un passato ormai lontano con l’attualità di una vivace Comunità. Desidero farvi i miei complimenti per la grande passione e la competenza che dimostrate numero dopo numero.
Dicembre 2005
Spett. Redazione, purtroppo non sono in grado di scrivervi in italiano, forse a Budoia c’è la possibilità di far tradurre questo testo? Desidero ringraziarvi di cuore per i contributi all’Archivio Storico. Non riesco però a capire tutti gli articoli perché ho poca padronanza della lingua italiana. Sicuramente vi chiederete da dove viene il mio interesse per il vostro paese. Due anni fa ho visitato Budoia con la mia famiglia e sono rimasto stupito dal fatto che il nostro cognome, Fort, sia ancora molto diffuso da voi. Il mio ante-
Come precedentemente accennato, sto ricostruendo le avventure degli sciatori di Pordenone e mandamento e mi accorgo che gran parte della storia si svolge tra Dardago, la Val de Croda e la Valle della Stua; quindi una consistente porzione del mio prossimo libro (se mai troverò un editore) appartiene idealmente alla vostra Comunità. Continuate con questa grande manifestazione d’umanità. Con grandissima stima MARIO TOMADINI
P.S. Ho immeritamente scritto «INCENDI E POMPIERI NELLA VECCHIA PORDENONE - La storia del Corpo
nato Angelo Fort fu Domenico, nato a Budoia il 2.05.1851, di professione muratore è emigrato in Germania, nei pressi di Aachen (Aquisgrana). Naturalmente noi famigliari desideriamo avere informazioni sulla provenienza di Angelo Fort. Per questo motivo abbiamo cercato in tutti i modi possibili di sapere qualcosa su Budoia e Santa Lucia e alla fine ci siamo trovati su Internet. Tra giugno e luglio 2006, durante le vacanze estive a Caorle, verrò di nuovo a visitare Budoia. Per finire, desidero ringraziare ancora una volta per gli interes-
Civico dal 1866 al 1937» (Società Operaia di M.S. ed Istruzione, Pordenone 2002) e «I MULINI DEL DON - Enzo Roman Zotta nella guerra di Russia», Comune di Frisanco, 2004. Egregio signor Mario, grazie dei complimenti. Cerchiamo di metterci tutto l’impegno possibile per poter avere un buon risultato... a volte ci riusciamo, altre un po’ meno. Molti auguri per la sua prossima pubblicazione (vedrà che troverà senz’altro un editore). Cordiali saluti.
santi contributi all’Archivio Storico. Auguro Buon Natale e un Buon 2006 di felicità e salute. Cordiali saluti e molte grazie. DIETER JOSEF FORT
Egregio signor Dieter, siamo lieti di annoverarla tra i nostri lettori. Siamo riusciti a ricostruire il suo albero genealogico a partire da Angelo (1851) e su fino ad Andrea (1740 circa). In attesa di ricevere informazioni e materiale fotografico sui suoi avi, la salutiamo cordialmente.
Un ramo della famiglia Fort (Padedo o Padello)
Andrea n. (?)
Ricerca eseguita da Flavio Zambon Tarabin Modola
Mattio n. 26.07.1771 SPOSA
Steffinlongo Anna n. 24.03.1779
Domenico Andrea
Lucia
Maria
Domenico
n. 07.05.1802
n. 30.07.1806
n. 30.07.1806
n. 13.05.1809
n. 28.03.1811 SPOSA
Angela n. 25.06.1813
Just Santa n. 06.03.1816
Matteo
Andrea
Sebastiano
Matteo
Matteo
Andrea
n. 03.09.1838
n. 25.03.1840
n. 04.02.1842
n. 20.02.1844
n. 03.03.1846
n. 03.02.1848
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Angelo n. 02.05.1851
Anna n. 31.01.1856
Ho visitato il sito, ho scaricato il questionario ma non ho trovato il numero di fax per spedirlo. Vorrei discutere del periodico l’Artugna. Ho 42 anni e da sempre abito a Milano, ma con il cuore e la testa da sempre a Santa Lucia. Mia nonna paterna era di Dardago (Janna Tavàn); mia nonna materna, la mitica Argelia Lachin Bomba, di Budoia, classe 1907, è ancora viva; mio nonno materno era di Santa Lucia (Polat). Quindi sono molto legato a questi paesi. A Pasqua ero su e sono riuscito a recuperare tutti i miei amici (Davide, Ramiro, Francesco…) sempre bellissimi e disponibili. Ritornando al periodico, secondo me è un errore che esca 3 volte all’anno. Se si potesse fare un giornalino mensile sarebbe meglio; con tanto di rubriche, con la cronaca. Ci metterei un po’ di sport, le classifiche: noi dobbiamo sapere se il Budoia gioca a pallone o gioca a bocce. Poi servono foto vecchie e nuove: come si era e come si è. Noi, che abitiamo lontani, vorremmo aprire il sito e leggere cosa succede lì da voi. Non mi sembra un lavoro pesantissimo e poi ci coinvolgerebbe di più. Se volete, io sono qui. Ciao. PIETRO DA ROS
Caro Pietro, apprezziamo molto il tuo affetto per i nostri paesi. Grazie per i consigli che ci dai per migliorare l’Artugna. Cercheremo di tenerne conto in sede di analisi delle risposte ai questionari. Una cosa è un po’ difficile da fare: quella di avere una pubblicazione mensile. Sai, la nostra non è una redazione di professionisti. Ognuno ha il proprio lavoro e per poter far uscire l’Artugna tre volte l’anno sacrifichiamo moltissime ore di sonno e molti pomeriggi delle giornate di festa.
Antananarivo (Madagascar), 10 giugno 2006
Carissimi tutti delle Comunità di Budoia e di Dardago, inviamo a tutti e a ciascuno in particolare il nostro affettuoso saluto e il nostro sincero grazie per la generosa partecipazione a favore della nostra opera sanitaria in Madagascar, dove operiamo dal 1973. I bisogni che un’opera così altamente umanitaria richiede sono tanti, veramente tanti, ma quando ci giungono le prove di solidarietà, come voi ci avete manifestato, si gode non solo la certezza che sono delle persone che lavorano con noi, ma sentiamo rinnovare il coraggio, l’entusiasmo e la forza per un servizio che richiede tanto amore, comprensione e sacrificio. Come già al vostro Parroco, anche a voi diciamo che il ricavato del mercatino sarà utilizzato per il fine per cui il mercatino è stato allestito: assistenza medica e nutrizionale ai bambini malati e denutriti. Ancora un grazie e ci facciamo interpreti del grazie e del sorriso dei bambini che ne beneficeranno. Vi chiediamo di continuare, nelle vostre possibilità, a lavorare con noi. Grazie! Cordiali saluti a tutti SUOR VITTORIA E SUOR DANIELA
Care suore, apprezziamo e condividiamo la vostra opera umanitaria a favore dell’infanzia e ci auguriamo di continuare a far sorridere i bambini della vostra comunità missionaria. 34
[...dai conti correnti]
Milano, 28 aprile 2006
Poi c’è l’aspetto economico che non è da trascurare. Insomma, crediamo che questo dovrà rimanere un sogno nel cassetto. Grazie per la proposta di collaborazione. Mandaci qualcosa, saremo ben lieti di pubblicarla.
Carissimi saluti e auguri a tutti voi! DANIELA ANGELIN CARGIOLI – SANTA MARGHERITA LIGURE
I migliori auguri di una Santa Pasqua e un cordiale saluto. MARIO FORT – VAREDO (MI)
Buon lavoro! FRANCO JANNA TAVÀN – MILANO
Ringrazio di cuore per l’articolo pubblicato. PASQUALINO ZAMBON – SARONNO (VA)
Un abbraccio a tutta la Redazione. JOLE E IVAN ZAMBON PINAL – MILANO
A ricordo di Romano Zambon nel secondo anniversario della morte. La moglie. ROSINA SECCO ZAMBON – TORINO
Con tanta simpatia. Grazie per il lavoro che fate. MARCELLINO ZAMBON – TORINO
Grazie per l’Artugna. GEORGES BASSO – LONGEVILLE LES METZ (FRANCIA)
festeggiamenti PER L’ASSUNTA PROGRAMMA SABATO
12
ore 19.00
Presso i locali della Scuola Materna Inaugurazione della Mostra Fotografica «Vóf e corajo» organizzata per il 50° anniversario della posa della prima pietra dell’Asilo Inaugurazione della Retrospettiva di pittura «Passione a colori» di Ruggero Zambon
LUNEDÌ
14
ore 20.30
Esibizione degli «Sbandieratori dei rioni di Cori» (Roma)
MARTEDÌ
15
ore 11.00
Santa Messa Solenne dell’Assunta celebrata da don Maurizio Busetti accompagnata dalla corale «Santa Maria Maggiore» Giochi popolari nel cortile delle scuole Santa Messa Vespertina Concerto per l’Assunta «Ensemble di trombe, timpani & organo» Giovanni Vello · Tromba Graziano Cester · Tromba Gianni Casagrande · Timpani Alessandro Bozzer · Organo
ore 16.00 ore 18.00 ore 20.45
DAL 12 AL 15 AGOSTO saranno visitabili presso la Scuola Materna Mostra Fotografica allestita in occasione del 50° anniversario della posa della prima pietra dell’Asilo. Retrospettiva del pittore Ruggero Zambon «GERO». I festeggiamenti si svolgeranno con la collaborazione di Amministrazione Comunale, Associazione «Amici di don Nillo», Comitato Festeggiamenti Dardago, Pieve Santa Maria Maggiore di Dardago, Periodico l’Artugna, Pro Loco Budoia, AFDS – Dardago, Amatori Calcio Budoia, www.artugna.it
bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 107
entrate
Costo per la realizzazione + sito web Spedizioni e varie Entrate dal 26.03.2006 al 15.07.2006
3.681,00
Totale
3.681,00
uscite 5.002,00 640,50
5.642,50
Recensioni Donatella Besa è coautrice con Paola Ancilotto di Lisetta a Venezia, un libro illustrato per l’infanzia. Donatella è figlia di Gabriella Zambon e di Franco Besa, e nipote di Leontina Pellegrini e Giuseppe Zambon Pala, che un tempo abitavano in una casa del Vaticano.
Silvia Forno ha curato con Tommaso Rondinella la pubblicazione della seconda edizione del Libro bianco sulle politiche Pubbliche di Cooperazione allo sviluppo in Italia, un rapporto di analisi e proposte. Silvia è figlia di Sonia Signora di Budoia e nipote di Anna Zambon e del defunto Tiziano Signora. Congratulazioni alle due giovani autrici!
Genziana alpina
O Il blu metallico intenso della corolla imbutiforme punteggia e ravviva l’erba dei prati alpini da giugno ad agosto e la perfetta disposizione dei suoi petali a schema geometrico pentagonale ci elevano ad ammirare la bellezza e la perfezione divina. (foto di Rita Marson)