Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Sommario
La lettera del Plevan
in questo numero... 2
La lettera del plevan di don Adel Nasr e don Nillo Carniel
3
Gesù, finalmente! di Giovanna
4
Vidio, sacrista esemplare di don Maurizio Busetti, don Alberto Semeia, don Giovanni Perin, don Franco Zanus, don Italico Josè Gerometta
7
Restituita al primitivo splendore di don Adel Nasr, Mario Povoledo, Ugo Perut
12
Il portale, luogo di metafora della chiesa di Alessandro Del Zotto
14
Un piccolo mondo di ceramica di Giancarlo Stival
15
La gran dhornada di Bruna Bocus Frith
16
A proposito di Halloween (a cura di Rita Marson) di P. Augustine Thompson O.P.
18
Quatro ciacole al dì de la sagra di Adelaide Bastianello
19
Funghi, per incontrarsi e crescere di Marta Zambon
20
’N te la vetrina
22
La vôs del mede a cura di Demetrio Adore
23
Come le maggiori testate, anche a noi...
24
Intorvìa la tóla a cura di Adelaide e Melita Bastianello
25
Cronaca
30
Inno alla vita
31
I ne à scrit
34
Palsa, Bilancio, Programma
35
Avvenimenti
ed inoltre… nel supplemento ’l Cunàth 1
Il tesoro di Albertina di Marta Zambon
3
Denis, campione del mondo di bocce di Milena Bocus
5
Romania, un salto nel tempo di Sara Zambon
6
Bari, non c’è due senza tre di Chiara e Laura Janna
7
La lunga estate del Progetto Giovani a cura dei ragazzi del Progetto Giovani
8
La posta de ’l Cunàth
In copertina. Parrocchia di Sant’Andrea di Budoia. La volta della navata con l’ampio affresco del Giudizio Universale di Alberto Marinoni è ritornata al suo primitivo splendore.
Periodico quadrimestrale della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia (PN) Direzione, Redazione, Amministrazione Tel. 0434/654033 - C.C.P. 11716594 Internet: http://www.naonis.com/artugna E-Mail: l.artugna@naonis.com Direttore responsabile Roberto Zambon - Tel. 0434/654616 Per la redazione Vittorina Carlon Impaginazione Vittorio Janna Ed inoltre ha collaborato Espedito Zambon Autorizzazione del Tribunale di PN n. 89 del 13-4-73 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone. Stampa Arti Grafiche Risma - Roveredo in Piano/Pn
Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio... Sarai chiamata da Dio per sempre: Pace della giustizia e gloria della pietà (cfr. Baruc 5, 1-4). Con questo annuncio il profeta ci regala anche oggi La Parola di Dio, che ci comunica una notizia grande proclamando la fine dell’afflizione. Per noi la fine dell’afflizione è la nascita di nostro Signore e unico Salvatore Gesù Cristo. Cos è l’afflizione per gli esseri umani? La terra e i popoli hanno un’overdose di questa afflizione. Cerchiamo di tradurre il significato. Afflizione significa: fame, sete, violenza, odio, guerra, avidità, vendetta, maldicenza, inimicizia. Sapendo cosa vuol dire afflizione penso che cominciamo a guardare la vita in un modo diverso. Vorrei dirvi una cosa, quando pensiamo a queste brutte cose nel mondo, giustamente pensiamo alla cattiveria degli altri, a quello che succede sempre lontano da noi, però è inutile nasconderci dietro un dito, questa afflizione l’abbiamo causata noi nel nostro ambiente e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità parrocchiali. Non pensate che ora è giunto il momento di una vera e autentica conversione. Stiamo terminando il Giubileo e spero che noi non abbiamo vanificato questo invito alla conversione. Perché non vuoi vestirti con lo splendore della gloria di Dio? La Parola di Dio ci invita ad essere avvolti nel manto della giustizia di Dio e della Pace sua e della pietà. Questo vuol dire cooperare con Dio a rendere il mondo più luminoso e più vivibile, seminando al posto del lutto e dell’afflizione, giustizia e pietà, amore e perdono così la nostra comunità diventa un segno di pace e di bene e chi è nell’errore è accolto nel perdono di Dio. Così auguro a voi, in questo Santo Natale del 2000 di rivestirvi con la Luce che brilla per rendere la notte luminosa, gettando tutto quello che non concorre al bene di quelli che amano Dio. Questa luce trova spazio solo in un cuore pronto a lasciarsi plasmare da Gesù, nostro Signore. Con don Nillo, che si trova in ospedale in condizioni non buone, vi saluto tutti vicini e lontani. Un vivo ringraziamento va a don Aldo, Vicario foraneo, che sta svolgendo ora un preziosissimo servizio alla parrocchia di Santa Lucia, e un grande grazie al carissimo e giovanile don Silvio, pronto sempre a darci una mano. Vostro fratello e sacerdote DON ADEL NASR
Gesù, finalmente! Sei tornato! Ti bramavo, ti desideravo, anelavo a te come non mai. Ti cercavo; cercavo il tuo volto, la tua bontà, la tua compassione, la tua misericordia. Avevo sete, tanta sete di te. E cercavo in me e attorno a me, ma niente e nessuno colmava il vuoto e l’arsura del mio amore per te. Soffrivo e tu te ne stavi zitto. Canta. Cammina e Credevo che non t’importasse più nulla di me. Solo la tua giustizia sorridi con tutti. gravava come un macigno e schiacciava tutto il mio essere. Saluta per primo chi Mi sentivo reietta, abbandonata anche da te. incontri per la strada. Di’ Terra arida, deserta, senz’acqua: ed ero io! Amore, a qualcuno: «Ti voglio bene». Sappi scherzare con te stesso. affetti, sentimenti... il solo nulla. Perdona e dimentica il male ricevuto. Ed ecco il mio fallimento, la mia nullità. Abolisci la parola rancore dal tuo Eppure eri presente, eri accanto a me. vocabolario. Regalati ogni giorno dieci Ogni giorno mi donavi una parola confortevole, un gesto minuti di silenzio. Parla con Dio, di bontà, quel briciolo di forza per continuare a vivere. getta in lui ogni tuo affanno. Permettiti di sbagliare. Chiedi aiuto. Andavo, andavo trascinando il mio dolore e ti trovavo lì, Spegni il televisore e dialoga con chi ti sta tutto solo anche tu, solo nel tuo silenzio in attesa di me. vicino. Comportati gentilmente. Mantieni le Le ginocchia tremanti, a fatica si piegavano davanti promesse fatte. Ricorda compleanni e onomastici. a te. Ti guardavo e ti parlavo: «Non credono che Leggi un buon libro. Cambia pettinatura. io soffra ed alla sofferenza fisica si aggiunge Ascolta la vicina sola che ti blocca quando avresti cento altre cose da fare. Fermati a quella morale, ben più pesante, e da ciò derivano contemplare il cielo. Ringrazia Dio per il sole. molte umiliazioni». E tu mi risollevavi e mi dicevi: Lasciati guardare da un fiore, dalle nuvole, dalle stelle. «Contemplami nell’Orto degli ulivi. Lì, il dolore Nascondi i tuoi crucci. Dimostra la tua felicità. Accetta un di cui ti lamenti, l’ho sperimentato prima io, complimento. Fatti un regalo. Canta mentre fai la doccia.Lascia per te. Lì mi opprimevano tristezze, che qualcuno abbia cura di te. Aiuta un ammalato. Impedisciti per un giorno di dire: «Non posso». Guarda un fiore con attenzione. Accarezza un abbandono, incomprensione, indifferenza. bambino. Dai una pacca sulla spalla ad un amico. Vivi con intensità il Figlia mia, ti amo come sei, perché io momento presente. Compi le tue azioni come se fossero dei capolavori. ti ho creata». Pratica il coraggio e la fedeltà alle piccole cose. Fai il tifo per la Imploravo: «Se tu vuoi, puoi guarirmi tua squadra. Cerca di essere te stesso. Impara ad ascoltare. Chiedi però avvenga di me, non come voglio io, scusa, se lo ritieni opportuno e giusto. Lascia perdere i pettegolezzi. Sii un incorreggibile ottimista. Porta a compimento un impegno con lo stesso ma secondo la tua volontà». E la pace entusiasmo degli inizi. Osserva le gemme che si dischiudono e ascolta il respiro del inondava il mio essere. vento tra le fronde degli alberi. Quando sei giù di corda ascolta musica allegra e, se ne Ora sento lo Spirito rifiorire in me. hai desiderio mettiti a ballare. Fai la spesa per il tuo vicino anziano. Coltiva un hobby che ti Ora avverto la tua guida, la tua piaccia. Compi un favore. Fai sentire il «benvenuto» a chi ti viene a trovare. Sii amorevole verso tutti. Fidati degli altri. Perdonati. Impegnati a vivere con passione: nulla di grande si fa senza di essa. voce, le tue ispirazioni. Ed ora Non sentirti solo. Credi, in ogni cuore c’è un germe di bontà e di bene da scoprire. Pensa agli ostacoli come so che tu sei in me! GIOVANNA
occasioni per sviluppare qualità. Persegui sempre, nonostante tutto, il tuo ideale di buono, di vero e di bello.
Vidio, sacrista esemplare
Il mio primo incontro con Ovidio risale a oltre quarant’anni fa, nella seconda metà degli anni ’50, quando all’estate, tornavo dall’afosa Milano per passare le vacanze dai nonni, nella casa avita di via Maserlada, come si chiamava prima di assumere il nome più nobile di via degli Artigiani (chi fossero quegli artigiani, non si seppe mai, almeno da parte nostra...). Dunque, frequentando la chiesa, vedevo questa figura di uomo austero e asciutto, dal tratto fine e dal movimento veloce, sempre attento ed indaffarato nel controllare e provvedere alle varie esigenze della Chiesa, di una precisione impressionante. Insieme con la fedele Santina e con i figli Maddalena e Antonio, svolgeva le mansioni di sagrestano, di cantore e un po’ di factotum della parte liturgica della Chiesa. Era stato addestrato in modo severo dal pievano don Romano Zambon, che insieme con i rudimenti della fede cristiana gli aveva dato anche una discreta cultura che gli permetteva di destreggiarsi con qualsiasi persona, senza temere la brutta figura. Aveva un suo fraseggiare colorito, che faceva sorridere ma che lasciava ammirati per la precisione del senso che dava alle espressioni. Lo rivedo all’altare o sui banchi del coro a controllare noi chierichetti vivaci, pieni di argento vivo, come lui diceva, ed ogni tanto, per tenerci calmi, a qualcuno più vivace i tociava qualche tiron de ciavei. Lo risento sul banco di fronte al pievano cantare i mattutini dei morti: «Parce mihi Domine, nihil enim sunt dies mei» o «Taedet animam meam vitae meae». Lui forse non si rendeva conto fino in fondo di quel che cantava ed io ero troppo piccolo per capire il latino, però lo vedevo come un interlocutore solenne che con parole arcane, intercedeva presso Dio per i nostri morti. Passavano gli anni e la nostra amicizia cresceva, forse perché mi vedeva fedele alla chiesa, forse perché parlavamo lo stesso dialetto. Mi rivedeva sempre con gioia e mi raccontava le vicende liete e tristi del paese. Non era molto loquace, era più un uomo di azione e aveva sempre da fare, ma le sue parole misurate erano efficaci. La liturgia e le usanze della Chiesa cambiavano. Mal sopportava tutti questi cambiamenti che a lui come a molti della sua epoca facevano crollare tutto un mondo in cui erano vissuti. Allora, come nelle grandi occasioni, quasi per dare più autorità al discorso, esprimeva in veneziano il suo disappunto: mi no me capisso, xé tuto cambià. Ma la deferenza e la de-
4
vozione verso i sacerdoti era grande. Nei vari avvicendamenti dei parroci soffriva sinceramente, perché a loro si affezionava: non si rendeva conto perché don Romano era rimasto a Dardago tutta la vita e gli altri dovessero andarsene, era per lui come un tradimento, un castigo. Nonostante gli anni e gli acciacchi rendessero la vita sempre più pesante, non volle mai scegliere tra l’abbandonare l’agricoltura o il servizio della Chiesa. Ricordo la sua premura nel preparare la nostra parrocchiale, insieme con le donne per la mia ordinazione e la Prima Santa Messa solenne. Affettuosamente da lui e Santina ero considerato il so’ canai. Quante volte, lui davanti con in spalla la valigia dei paramenti e io dietro, salivamo e scendevamo la strada di San Tomé per la S. Messa, o con la croce io e il feral grand lui, tornavamo dal cimitero. E ogni volta la solita frase, quasi per scusarsi di un presunto disturbo che mi arrecava: Lassa stà ti, se te à da fermate o se te à da fà che vade misol. E poi si interessava delle mie vicende pastorali. Volle venire a vedere la mia parrocchia di San Martino, dove esercito il ministero di parroco e ne fu contento. Mi volle presente al cinquantesimo del suo matrimonio. Ed un giorno, seduti su un banco della chiesa, mi disse alcune parole che porterò sempre con me. È vero che, come dicono i proverbi, «Morto un papa se ne fa un altro» e «Siamo tutti utili e nessuno indispensabile». È vero che ci saranno altri ad assolvere le sue incombenze, ma per chi l’ha conosciuto ed apprezzato, entrare in chiesa e non vederlo più se sentarà un grop drento. Caro Ovidio, ti saluto come quel giorno al tuo funerale. Se vedaron anciamò par de là, quan che el Signor l’avarà destinat ancia par mi l’ultin dì. Chissà quante robe avaron da contasse bele e brute che avon ve-
Ovidio Vettor, ovvero Vidio Muci, pilastro della chiesa e della comunità di santa Maria Maggiore.
5
dut e sentut. E là coi andui e coi santh ciantaron come ’na volta al Signor le cianthons che saveane. Grathie pal to bel esempio. Forse l’è ancia merito tio che me soi fat plevan. Adio Vidio, e preà par nealtres che restòn a scombate par de cà». DON MAURIZIO BUSETTI
* * *
Mi è stata richiesta una testimonianza sul buon «Ovidio» per il periodo della mia permanenza a Dardago (dal gennaio 1956 al 13 dicembre 1970). La presento volentieri, anche come riconoscenza al cordiale e devoto comportamento che egli ha avuto verso di me. Certamente della sua semplice, ma profonda fede e del suo generoso servizio alla comunità avranno testimoniato altri confratelli. Io ritengo doveroso sottolineare il suo «illuminato tradizionalismo» e mi spiego. Gli anni della mia attività a Dardago sono stati segnati da numerosi e profondi cambiamenti nella vita della Chiesa particolarmente nella liturgia e nella pratica pastorale. Si è incominciato nel 1956 col rinnovamento della «Settimana Santa» che ha portato a celebrare le SS. Messe e
gli altri riti dalla mattina alla sera e soprattutto ha ripristinato la solenne «Veglia pasquale» e poi i vari rinovamenti portati dal Concilio Vaticano II (uso della lingua italiana, spostamento dell’altare, ecc.). Non sono mancati poi altri aggiornamenti pratici: l’impianto dei microfoni, del riscaldamento della chiesa, dell’elettrificazione del suono delle campane. Non sono mancate reazioni ed incomprensioni! Anche il caro Ovidio al primo momento era indeciso... ma poi dava sempre ragione al plevan! Anzi per quanto riguarda l’impianto delle campane l’ha infine accettato volentieri, perché lo ha aiutato a rinunciare al proposito che stava maturando di lasciare il servizio in chiesa, perché impegnativo e troppo pesante per l’età che avanzava e gli impegni agricoli. Grazie, caro Ovidio! Hai vissuto quel «volontariato» di cui oggi molto si parla, ma che potrebbe essere più capito e... messo in pratica! Cordiali auguri per la vostra attività così ben impegnata. Buon Natale e Nuovo anno. DON ALBERTO SEMEIA - Antico Plevan
* * *
Ovidio, resta tra le persone più care ed esemplari che io abbia conosciuto nella mia vita. Solo il ricordo di Lui mi rallegra il cuore e continua a farmi bene e per tanti motivi. Ne ricordo almeno tre. 1. Era prima di tutto un uomo oltre che sposo e padre. Genuino, saggio, disponibile, amico. A piedi o in trattore, in stalla o in chiesa l’uomo era a posto. Potevi stare tranquillo: quello era Ovidio, anzi il caro Vidio. Cambiato il vestito o il cappello non risultava diverso. Il cuore era quello: il tratto, lo sguardo, il gesto, la voce... cose inconfondibili. Uomo più unico che raro. E per quel che costituiva la sua solida umanità, non aveva l’eguale né potevi pensare di trovare altrove «pezzi» di ricambio. Dato che era tutto d’un pezzo, integro, come una statua d’autore. 2. L’ho conosciuto, inoltre, come sacrestano di Dardago per quindici anni. Tutto il periodo in cui vi sono stato parroco. Dentro la bella monumentale chiesa le qualità umane di Ovidio trovavano ancora più grazia e fedeltà. Come preparava, come serviva, come pregava, come taceva, come si confessava... Il suo comportamento mi era di grande conforto e sostegno. Credo sia stato così anche per gli
6
altri sacerdoti confratelli che hanno potuto godere della sua collaborazione preziosa e cara. Le soventi brevi soste «post Missam» che avevano luogo in canonica con mia madre Rosa e sorella Clelia prevedevano anche qualche racconto faceto e gustoso in grado di suscitare serenità e qualche risata anche fragorosa. Era una maniera quasi liturgica per superare le prove delle quotidiane fatiche pastorali. 3. Infine, il modo come Ovidio ci ha lasciato (la fedele Santina, i suoi cari figli Maddalena e Antonio, i generi, nipoti, parenti, le suore e la Comunità intera di Dardago) ha veramente qualcosa di indimenticabile. Fu colpito da improvviso malore nella «sua» chiesa la mattina delle palme, dopo aver preparato tutto, perché iniziasse il sacro Rito della Settimana Santa con l’ingresso festoso del Signore nella città santa di Gerusalemme. Suor Lia, sorreggendolo da terra, raccolse forse le sue ultime parole, quasi testamento della sua anima: «Voglio morire in Chiesa». Ebbi la grazia di vederlo ancora qualche volta sul letto del dolore. Ogni volta era uno schianto al cuore. Come un giusto biblico si allontanava sempre di più da noi sulla strada verso la Gerusalemme del cielo. Senza flessioni di fede e nel momento più duro e misterioso del male. Integro come un cristallo, nella liturgia celeste tiene un posto molto vicino al trono di Dio. Io mi raccomando anche alla sua protezione. Ovidio, grazie! DON GIOVANNI PERIN
* * *
Definirei Ovidio come un sacrista che sentiva profondamente il suo compito di servizio alla liturgia. Un uomo di fede profonda. Attento fino allo scrupolo. Non disposto a compromessi. Rispettoso, delicato e riservato. Non parlava dei difetti altrui e, se era provocato in qualche giudizio sul comportamento non perfetto di qualcuno, cercava sempre di esprimere sentimenti di compassione, non di condanna. Felicissimo nel 1988 quando abbiamo fatto l’automazione all’orologio del campanile e del suono programmato delle campane: poteva finalmente evitare il sali e scendi quotidiano delle
scale della torre campanaria e non essere più costretto a quell’impegno del suono dell’Ave Maria e dell’Angelus. In quell’anno abbiamo pure festeggiato il quarantennio di sacrestanato. Poi, dieci anni dopo, nel 1998, con la Benedizione del Santo Padre, abbiamo celebrato pure le «nozze d’oro sacrestane» per lui e la Santina. Com’erano contenti! Delicato nei riguardi dei sacerdoti che si sono susseguiti e che salutava sempre con il Sior Plevan, evitando quindi il facile involontario errore di scambiare i nomi. Di lui ho conservato un ottimo ricordo, come pure della sua serenità. E, nonostante gli anni, ha voluto sempre curare personalmente gli altari, ove saliva con amorevole disinvoltura, che a me creava trepidazione. Il Signore l’avrà accolto senz’altro nel paradiso dei buoni. Alla sua sposa, Santina, che ne ha condiviso il servizio, ai figli ed alle loro famiglie auguro di «sentirlo» sempre vicino quale intercessore dal Cielo, ed a lui vada il sentimento del mio doveroso «grazie» per l’attenzione avuta nei miei riguardi e per la sua disponibilità. DON FRANCO ZANUS
* * *
Mi associo anch’io al caro ricordo dell’indimenticabile Ovidio, per molti anni sacrista dell’antica Pieve di Dardago. Con lui scompare parte della storia della Parrocchia. Di Ovidio ricordo il suo impegno, la sua fedeltà e la sua solida fede. Soprattutto mi vengono alla memoria le sue confidenze, quando manifestava la sua meraviglia di fronte al continuo mutare dei tempi, delle tradizioni, anche dal punto di vista liturgico. Nonostante avesse visto mutare molte cose nella sua lunga esistenza e nel suo servizio liturgico, restava ammirato e compiaciuto davanti al progresso dei tempi, che comparava ricordando il passato quando tutto era diverso. Ora io lo ricordo nella Casa del Padre, dove le cose di questo mondo non esistono più, ma solo la Pace che deriva dal contemplare il Volto di Dio. Colgo l’occasione per indirizzare alla moglie Santina e ai familiari i miei sentimenti di cordoglio e di cristiana partecipazione con l’impegno di ricordare nella mia preghiera il caro ed indimenticabile Ovidio. DON ITALICO JOSÉ GEROMETTA
7
Restituita al primitivo splendore
Intensissimo momento comunitario; raccolta e presentazione di quanto la fede autentica e genuina di un popolo ha potuto costituire oggi; segno di un futuro in continuità e rinnovamento con il passato. Possono essere sintetizzati così, i valori che hanno permeato la riapertura al culto della chiesa Parrocchiale dedicata all’apostolo S. Andrea, dopo circa tre anni di lavori di restauro con il trasferimento nella pur capiente sala della Casa della Gioventù, luogo sicuramente poco idoneo alla preghiera ed alla riflessione, con continui interventi per rendere meno evidenti i disagi di una tale scelta, ritenuta però indispensabile per sopperire la momentanea chiusura al culto, data anche dalla precarietà del soffitto e del tetto della chiesa. Motivi di ordine pubblico e di sicurezza, che potevano essere risparmiati alla nostra gente, da una più oculata ed attenta partecipazione attiva alla vita della Parrocchia. Questo «mea culpa» ce lo dobbiamo fare parecchi! Comunque, a 3 anni da questa chiusura, a 150 dalla sua costruzione ed in coincidenza con l’anniversario della sua dedicazione, la nostra stupenda chiesa ha riaperto i battenti. I Consigli Parrocchiali Pastorale e per gli Affari Economici, in completo accordo con il Parroco, hanno offerto tre giornate significative che rimarranno agli annali della nostra storia e, in particolar modo, speriamo, nel nostro cuore. Venerdì 22 settembre, in chiesa semibuia, l’architetto Ugo Perut, di Pordenone, Direttore dei Lavori e la d.ssa Simonetta Gherbezza, restauratrice di Udine, con l’ausilio di diapositive, hanno spiegato ai numerosi presenti (fra cui il Sindaco accompagnato dall’intera giunta municipale e per la Provincia di Pordenone dall’Assessore ai Lavori Pubblici Angioletto Tubero) i lavori eseguiti e tutte le tecniche adoperate per la ristrutturazione ed il consolidamento dell’opera, compresa la torre campanaria, riportata al suo antico splendore e sapientemente illuminata durante alcune ore della notte. D’improvviso, il tempio si è illuminato, donando alla vista di tutti la bellezza e la maestosità voluta dagli antenati per la gloria di Dio. Sabato 23 settembre, la giornata speciale per la solenne riapertura. Già al mattino molta gente, anche dalle parrocchie vicine, entrava per la visita e per la preghiera, mentre le nostre brave donne addette alle pulizie, i fioristi, il sacrista ed aiutanti, procedevano alle ultime rifiniture ed ag-
giustamenti per la cerimonia, iniziata sul sagrato all’imbrunire. Monsignor Sennen Corrà, Amministratore Apostolico, da pochi giorni, – a conoscenza della tenacia con cui l’impresa è stata sostenuta e mai abbandonata, neanche nei momenti più critici, e che ci aveva sempre incoraggiati e spronati a terminare i restauri, compiendo varie visite –, accompagnato da una solenne processione, composta dai bambini della Prima Comunione e chierichetti in alba bianca, dai sacerdoti concelebranti, ed assistito dal nostro diacono Osvaldo Puppin, faceva il suo ingresso fra due ali di folla alla presenza delle Autorità Comunali, Sindaco Zambon ed Assessore Giannelli con Gonfalone, dal Comandante la Stazione Carabinieri di Polcenigo Maresciallo Sciarrino, dall’Assessore Provinciale al Giubileo avv. Cal legaro e dal Presidente dell’ANA Provinciale cav. Uff. Gasparet, ed iniziava la cerimonia, durante la quale, dopo aver preso la parola il Parroco, procedeva alla benedizione della torre campanaria e dell’edificio, spalancando la porta centrale, divenuta Porta Santa, ed entrava, seguito dalle Autorità e dai fedeli, mentre il coro parrocchiale sosteneva il canto, insieme all’Assemblea. Nella sua omelia, il Vescovo esortava tutti alla preghiera, a farsi pietre vive e scelte per il bene dei fratelli, in modo particolare in questo Anno Giubilare, con lo sguardo rivolto verso il Cristo, pietra viva, inizio e fine di ogni cosa, spiegando il significato dell’essere chiesa oggi, raccolti nel tempio, pronti a fare la volontà di Dio ad ogni costo. Dopo la lettura del telegramma inviato dalla Delegazione Pontificia di Pompei, e la benedizione finale, il Vescovo si intratteneva con le maestranze delle varie Imprese, rivolgendo parole di apprezzamento e di ringraziamento per l’opera eseguita. Sul campo adiacente la Casa della Gioventù, veniva poi servito un rinfresco per tutti i convenuti. Il giorno successivo, Domenica, S. Messa solenne della Dedicazione presieduta dal Parroco con l’acquisto del l’In dulgen za Giubilare, concessa dal Vescovo sin dalla sera precedente, mentre continuavano le
Foto in basso: l’apostolo Andrea. Statua di Miniatelli di Stevenà di Caneva.
visite durante tutta la giornata anche da persone delle vicine comunità. Domenica 1 ottobre, infine, ultimo appuntamento, di carattere altamente culturale, ma che elevava ancora di più la spiritualità dell’essere chiesa: un singolare concerto per coro ed orchestra insieme Elastico e Collis Chorus, composto da una cinquantina di elementi, magistralmente diretti da Fabrizio Fucile, eseguiva con solennità il Gloria RV 589 di Vivaldi ed i brani Beato Vir sempre di Vivaldi e Per signum crucis di Zielenski, riscuotendo l’apprezzamento più vivo dei presenti che gremivano la chiesa. Quasi un Te Deum di ringraziamento al Signore per celebrare le sue meraviglie nel suo Tempio Santo. Mi corre l’obbligo, a questo punto di rinnovare il più sentito grazie agli Enti, alle Ditte, alla nostra Gente, generosa ed instancabile, ai vari collaboratori, anche da fuori Parrocchia, per la buona riuscita di queste tre giornate, che non dovranno rimanere solo sulla carta, sulle foto, sulla lapide, posta ad imperitura memoria, ma nel nostro animo, pronti a continuare, con instancabile zelo, con buona volontà, con critiche, importanti siano costruttive e di impulso a quanti sono stati incaricati a seguire e dare una mano al Parroco negli organismi parrocchiali. Le sterili polemiche, le cattiverie, le maldicenze, dette magari senza sapere, solo per buttare fumo negli occhi e screditare coloro che, in buona fede, gratuitamente e con tanta disponibilità si rendono utili, a servizio della Chiesa, intesa come Comunità, non prevarranno sul nostro operare limpido e genuino e non ci faranno, sicuramente, deflettere sul cammino intrapreso! MARIO POVOLEDO * * *
I lavori di consolidamento e restauro della Chiesa e del campanile di Sant’Andrea Apostolo di Budoia sono praticamente quasi conclusi. Sono passati quattro anni da quando nel 1996 sono stato chiamato in Parrocchia per «prendere in mano», come si dice in gergo, la situazione e vedere come poter risolvere i vari problemi connessi. Ho trovato uno stato di degrado veramente notevole, soprattutto per quanto riguarda la chiesa. La stessa presentava infiltrazioni d’acqua consistenti sulla copertura lato sinistro, in corrispondenza del battistero, infiltrazioni che hanno causato l’infradiciamento di due puntoni del tet-
Un giorno di giubilo
Eccellenza Reverendissima, Confratelli, Autorità, è un giorno di giubilo e di ringraziamento per la comunità di Budoia che oggi riapre al culto la sua chiesa parrocchiale. Essa si mostra questa sera in tutta la sua ritrovata bellezza dopo i 150 anni esatti passati dalla sua costruzione e i tre di un restauro che, per la generosità di molti e la maestria di persone competenti, ci lascia soddisfatti e direi ammirati. La chiesa si presenta con la facciata linda, con il campanile rimesso a nuovo e valorizzato anche nei suoi elementi architettonici. L’interno, poi, ha ritrovato il respiro di uno spazio ampio, che rimette in piena luce le preziose decorazioni e affreschi che i padri budoiesi vollero ad ornamento del tempio, a celebrazione della gloria di Dio e a narrazione visiva della storia della salvezza. Dobbiamo, dicevo, a tanti questo risultato, questa visione. Con il contributo della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e della Fondazione CRUP è stato risistemato il tetto, consolidato il soffitto, puliti gli stucchi, affreschi e mobilio; lo dobbiamo inoltre alla sensibilità di persone che hanno amato questa chiesa e l’hanno sentita propria in vita e in morte:
Sul sagrato della parrocchiale, prima dell’ingresso in chiesa, don Adel porge il saluto al Vescovo e alla comunità. (Foto Missinato)
La facciata della chiesa di Sant’Andrea con il portale addobbato a festa.
(Foto di Fortunato Rui)
9
vanno ricordati Angelo Antenore Carlon e il professor Mario Signora; lo dobbiamo alla risposta alle necessità della «casa da riparare» offerta da tutta la popolazione: essa ha permesso, in particolare, di rimettere a nuovo i banchi, dotare la chiesa di un nuovo impianto di riscaldamento ed elettrico. Questo grazie vuole abbracciare tutti, anche se non nomino tutti coloro che pur lo meriterebbero. Un cenno è però doveroso all’architetto Perut e alle imprese che hanno eseguito il delicato restauro e alle care Simonetta Gherbezza e Marta Bensa, restauratrici meticolose dei tanti tasselli d’arte di cui è fatta la nostra chiesa e che si trovavano in condizioni assolutamente non buone. Io, parroco da poco venuto in questa comunità, raccolgo in questa circostanza solenne il frutto di un tenace coinvolgimento nell’operazione restauro della chiesa da parte dei Consigli Pastorale e Affari Economici e dei miei predecessori, sempre con l’oculata su-
pervisione dei competenti uffici della Curia Vescovile. Per la collaborazione prestata, per l’impresa sostenuta e mai abbandonata, neanche nei momenti più critici, il grazie di tutta Budoia, con una stima rinnovata, nella quale sento associato il Signor Sindaco. Questa celebrazione, davvero «giubilare», raccoglie dunque e presenta a Dio quanto la fede di un popolo ha continuato a generare e costruire. In questa chiesa oggi risplenda la luce di Cristo, restauratore delle anime nostre, perché l’edificio abbellito sia immagine e invito al rinnovamento personale, alla costruzione con pietre vive di una comunità che dal passato ha raccolto e al futuro vuole trasmettere integra e convinta la fede nel Signore Gesù. Nel vescovo Sennen qui presente deponiamo il lavoro compiuto e le intenzioni da compiere, per un cammino che continua, Eccellenza, e cui invita Ella stessa in queste settimane di passaggio dagli undici anni – proprio oggi 23 settembre ricorrono – della sua guida spirituale a quelli che ci aspettano con il nuovo vescovo. La ringraziamo per essere venuto, per il bene che ci ha mostrato in questo tempo, per la preghiera di oggi con noi e per quella che continuerà per noi. Grazie anche alla autorità che ci onorano della presenza e a tutto questo Popolo di Dio oggi in festa per il suo – davvero – Grande Giubileo. DON ADEL NASR
CARISSIMO DON ADEL INAUGURAZIONE RESTAURATA CHIESA S. ANDREA APOSTOLO COLMA DI GIOIA ECCELLENTISSIMO ARCIVESCOVO MONS. TOPPI ET COMUNITÀ POMPEIANA CHE IN QUESTA CIRCOSTANZA RICONFERMA LEGAMI DI AMICIZIA ET FRATERNITÀ CHE LEGANO BUDOIA E POMPEI NELLA MEMORIA COMPIANTO MONS. AURELIO SIGNORA, CHE NEL FONTE BATTESIMALE DI S. ANDREA INIZIÒ IL SUO CAMMINO DI VITA CRISTIANA CHE L’AVREBBE PORTATO A POMPEI COME PADRE ET PASTORE DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE CON AFFETTO E AMICIZIA
MONS. GIUSEPPE RENDINA
Testo del telegramma pervenutoci da Mons. Giuseppe Rendina, ex segretario di Mons. Signora.
10
to, al punto da creare il distacco degli stessi dalla muratura ed un avvallamento sul manto con pericolo di crollo. La volta e le vele della navata, realizzate con intonaco grasso su supporti in assi di legno completamente decorato ed affrescato, presentavano delle fessurazioni in corrispondenza degli spigoli (volte-vele), fessurazioni che continuavano in corrispondenza della volta principale. Tali fessurazioni potevano essere attribuite all’azione del sisma, ad assestamenti successivi, ma anche, alla luce di esperienze analoghe, all’effetto dell’escursione termica creata con l’inserimento del riscaldamento ad aria. L’aria calda tende a salire riscaldando l’intradosso della volta ed alterando la situazione temperatura-umidità, consolidata per quasi cento anni, nei periodi invernali, creando problemi di microfessurazioni, distacchi, etc. L’impianto elettrico poi era completamente fuori norma ed obsoleto. Sono stati predisposti i progetti relativi, fatti approvare dagli organi competenti: Comune, Soprintendenza, Commissione Diocesana per l’Arte Sacra, Regione. Una volta ottenute le approvazioni ed i finanziamenti, i lavori di consolidamento e restauro sono iniziati. Sono state invitate quattordici imprese, solo alcune hanno presentato un’offerta: l’impresa vincitrice dell’asta fu la ditta «Zanchetta Costruzioni S.p.A.» di Cimpello di Fiume Veneto. I lavori iniziarono nel settembre 1997. Sistemata l’impalcatura all’interno, accertata da vicino la situazione delle volte, viste le fessurazioni ed i distacchi, fu deciso di chiudere la chiesa sia per questioni di sicurezza, sia per permettere l’esecuzione dei lavori. Riunito il Consiglio Affari Economici della Parrocchia, grazie alla generosità dei parrocchiani, è stato possibile eseguire il consolidamento della volta attraverso microiniezioni di resine ed il restauro degli affreschi e delle decorazioni. Il lavoro di restauro si può dire concluso per la parte centrale, mancano le volte e le murature degli altari laterali. Approfittando della messa in opera delle impalcature interne, grazie ad un finanziamento regionale, è stato possibile realizzare un nuovo impianto elettrico con la posa dei fari lungo il cornicione, dei collegamenti, del quadro in sacrestia. Da non trascurare infine il risanamento di tutte le travi della copertura con trattamento di vernici antimuffa ed antitarlo, la realizzazione di
una passerella interna di ispezione e controllo delle capriate e l’eliminazione del guano dei colombi accumulato negli anni, guano che rendeva irrespirabile il sottotetto avendo raggiunto qualche metrocubo di deposito. Contestualmente ai lavori della chiesa veniva inoltrata richiesta alla Regione di contributo per il restauro del campanile. Lo stesso era stato adeguato alla normativa antisismica dopo il terremoto del 1976, presentava però infiltrazioni al tetto, doveva essere adeguato l’impianto di automazione delle campane e sistemata la facciata. Una volta acquisite tutte le autorizzazioni, furono iniziati tempestivamente i lavori da parte dell’Impresa «San Lorenzo Costruzioni s.r.l.» di Aviano. Il parametro esterno, sull’esempio di interventi analoghi, è stato trattato con malte messe in opera «a raso» in modo da non evidenziare le fughe anche perché gli elementi lapidei della struttura non sono regolari e di materiale calcareo diverso. L’effetto voluto era quello di mettere in luce le facciate in modo uniforme, cosicché visivamente si percepisca la torre, il simbolo della comunità, trascurando completamente la ragnatela dei singoli elementi lapidei. In dirittura d’arrivo, grazie sempre ai contributi dei parrocchiani e di alcuni benefattori, è stato possibile realizzare infine l’impianto di riscaldamento a pavimento attraverso la messa in opera di una serpentina in materiale plastico sistemata su materassino isolato appoggiato sul vecchio pavimento e protetta da tavolato. Questo sistema
Straordinario concerto per coro ed orchestra dell’Elastico e del Collis Chorus. (Foto Berton) Nella pagina accanto: momenti significativi della cerimonia. (Foto Missinato)
11
di piastre riscaldanti è stato collocato sotto i banchi, diviso a zone, e sotto il presbiterio. L’acqua viene distribuita a 39 °C garantendo una temperatura di circa 19 °C all’altezza di 1,90 m dal pavimento. In questo modo viene raggiunta una temperatura uniforme in tutta l’area interessata dall’impianto, con un notevole risparmio energetico. Si evita inoltre che il caldo e quindi polveri, fumi di candele, etc. vengano portati, per effetti termoconvettivi, a contatto del soffitto, evitando così l’annerimento delle volte o ulteriori problemi di distacco o microfessurazioni. In ultimo, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, è stato possibile restaurare il coro ligneo. I lavori sono stati completati con grande solerzia in modo da permettere la riapertura della Chiesa, con cerimonia giubilare, il 23 settembre 2000. A lavori conclusi, corre l’obbligo ringraziare oltre il Parroco, i validi componenti del Consiglio per gli Affari Economici e Consiglio Pastorale della Parroccchia, quasi custodi del tempio, sempre presenti e disponibili, che hanno facilitato il lavoro di coordinamento tra le varie imprese. UGO PERUT - ARCHITETTO
Grazie di cuore a... Don Aldo Gasparotto, Parroco di S. Giovanni di Polcenigo e Vicario Foraneo, don Nillo Carniel, Parroco di S. Lucia di Budoia, per l’interessamento presso i competenti Uffici della Curia e della Regione del complesso iter burocratico; Don Italico Josè Gerometta, Parroco di Budoia dal novembre 1996 al febbraio 2000; Don Adel Nasr, Parroco di Budoia dal marzo 2000; Architetto Ugo Perut, e staff dello studio di Pordenone per la direzione lavori; Perito Giampaolo Barcellona di Polcenigo, responsabile della sicurezza del cantiere e progettista dell’impianto di illuminazione chiesa e campanile; D. ssa Simonetta Gherbezza e Marta Bensa e colleghe per il restauro opere d’arte; Zanchetta Costruzione di Fiume Veneto, per restauro chiesa; S. Lorenzo Costruzioni di Marsure, per restauro campanile; S. P. Elettrica di Marco Scarso e Francesco Pellegrini Budoia, per impianti elettrici; Pilosio di Tricesimo, per il restauro cantorie Altare Maggiore e credenza sacrestia; Fulgor Service di La Spezia, per impianto di amplificazione;
Zanolin Marmi di Polcenigo, stuccatura e rifacimento pavimenti; Mazzone Daniele di Polcenigo, restauro banchi e nuovo altare della celebrazione e ambone; Comin Campane di Volpago del Montello, per nuovo impianto orologio e pulitura campane; Furlan Aldo di Sacile, nuovo impianto di riscaldamento; Varnier Giorgio di Budoia, tinteggiatura volte finestroni, sacrestie e porte laterali; Florio Bernardis di Budoia, per vari lavori di falegnameria; Noemi Alberta Panizzut (Donisio) di Budoia, per restauro paramenti e arredi sacri; Walter Arzaretti di Pordenone, addetto stampa. Inoltre, un sentito grazie a Fortunato Rui, del Consiglio per gli Affari Economici della Parrocchia, per aver seguito con cura e passione tutti i lavori, profondendo esperienza ed energia, per il buon esito degli stessi; a Elio Carlon competente sacrista. Alle donne che con cura e diligenza provvedono alla pulizia della chiesa, al cambio settimanale dei fiori ed agli uomini che le supportano per lavori più pesanti. Alle famiglie della Parrocchia di Budoia che hanno finanziato i lavori di restauro dei banchi e di altre suppellettili in via di definizione. Il Consiglio per gli Affari Economici della Parrocchia di Budoia
Il portale, luogo di metafora della chiesa
12
Come una grande bocca il portale di una chiesa comunica qualcosa che va ben oltre la mera funzione di passaggio: esso esprime all’esterno lo spazio interno dell’edificio sacro (microcosmo – macrocosmo). Questa ed altre affermazioni sono il frutto di una serie di ricerche condotte sull’elemento porta per la mia tesi di laurea in architettura. In un giorno di primavera mi balzò agli occhi l’evidente somiglianza tra lo schema prospettico del portale sacro e quello della pianta di una chiesa. Semplice coincidenza? Gesù dice: “Io sono la porta: se uno entra attraverso me, sarà salvo”. (Gv., 10, 9) Gesù dice: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere... egli parlava del tempio del suo corpo”. (Gv., 2, 19,21)
Non emerge forse da questi due passi tratti dal Vangelo di Giovanni una profonda analogia tra porta e chiesa? Grazie all’ausilio di svariate discipline, quali la geometria (figure elementari), la matematica (proporzioni), l’arte figurativa (iconografia), la teologia, la simbologia e la cosmologia, ho potuto approfondire le varie relazioni che intercorrono tra le parti del portale e quelle della chiesa riscoprendo quel profondo significato che sta alla base dell’analogia stessa. Lo schema sottostante costituisce una sintesi di queste corrispondenze, evidenti soprattutto negli esempi più antichi (epoca paleocristiana- medievale) dove la ricchezza scultorea e pittorica facilita la lettura e i collegamenti. Ecco, quindi, perché ho inteso il portale come metafora (la parola metafora è etimologicamente composta da meta μετα ‘oltre’ e phérein φερειν ‘portare’): esso ‘porta’ su di sé ciò che è ‘oltre’, lo spazio interno della chiesa. Tale ‘preannuncio’ lo dichiara lo stesso Gesù Cristo, che si identifica come porta (Gv., 10, 9),
In alto: il logo. In basso: sintesi delle analogie tra le parti del portale e quelle della chiesa. Nella pagina accanto, in alto: Tavola dell’autore raffigurante le relazioni che intercorrono tra i battenti del portale e le navate della chiesa. In basso: Tavola dell’autore raffigurante la «rotazione dell’asse principale» determinata dall’inclinazione della chiave di volta di alcuni portali e dal rispettivo disassamento absidale della chiesa.
durante la salita a Gerusalemme (Mt., 20, 17-19), nella quale gli eventi che rivela (Passione Risurrezione) sono gli stessi riproposti in chiave iconografica sul portale e nella chiesa. Il portale quindi non potrà essere né ‘muro’ (porta chiusa) né foro (porta aperta), ma luogo di metafora che, aperto o chiuso che sia, ‘parla’. A riguardo Romano Guardini scrisse ne Lo spirito della liturgia: «... per entrare ed uscire non occorre alcun portale. Un’apertura più ampia nella parete servirebbe pure allo scopo ed un saldo assito di panconi e forti tavole basterebbe all’apertura ed alla chiusura. ... Non sarebbe però un ‘portale’. Questo intende a qualcosa di più che non sia il soddisfacimento di un mero scopo; esso parla.» (R. Guardini) La trasposizione dei principali temi del Vangelo in elementi architettonici individua inoltre una sorta di ‘percorso liturgico’, nel quale il portale non rappresenta l’inizio, bensì la tappa intermedia di un cammino che delinea, seguendone i tracciati, la figura di un albero: forse l’Albero della Vita? ALESSANDRO DEL ZOTTO
Un piccolo mondo di ceramica
Curioso destino quello della ceramica! La terra manipolata e plasmata già nelle caverne, e poi per secoli e secoli per fornire strumenti d’uso quotidiano, a servizio di una vita ora misera ora raffinata, trasformata in vasi disadorni o graffiti e dipinti in maniera insuperabile, o in idoletti davanti ai quali fermarsi in riti e devozioni, non ha smesso di affascinare, anche quando per gli oggetti quotidiani si sono trovati più solidi o preziosi o comodi e competitivi materiali, dal peltro all’oro, dall’acciaio alla plastica, dal vetro al cristallo. E nel volgere dei secoli sono nate manifatture, scuole e capolavori: i Della Robbia, Capodimonte, Meissen… E si continua a cercare la terra giusta, a modellarla con pazienza e saggezza, tenendo conto dell’innata fragilità, sempre nel tentativo di vincerne la strutturale debolezza con l’aiuto del fuoco, dei colori, di materiale vetroso: si modella, si cuoce, si dipinge, si cuoce ancora per fissare e cristallizzare i colori sulla superficie. Ne nascono oggetti e composizioni, quadri di genere, particolari che sono in grado di smentire la povertà della partenza e della materia. Un po’ la storia delle ceramiche invetriate della bottega dei Della Robbia durante il Rinascimento fiorentino: dovevano essere il distintivo della povertà reale o scelta per amore del Cristo povero, in polemica contrapposizione con i polittici dai fondi dorati, e sono divenute opere preziosissime, un capitolo importante del patrimonio artistico del Bel Paese (si pensi alle pale e palette d’altare al santuario della Verna, sul luogo della «crocifissione» di San
14
Francesco). La tradizione (o la passione) continua, anche senza un atelier, senza pubblicità. La signora Rosanna Minguzzi ha la passione per quella creta che bisogna manipolare e plasmare, che non si sa se resisterà alla cottura, che si lascia vestire di colori, che dal forno esce infine piena di luce… Lavora quella terra nella sua casa di San Giovanni di Polcenigo, e crea dei piccoli quadri, scene, situazioni. Accanto al classico Presepio c’è una galleria di scene di vita, guardate con l’occhio e il cuore di chi vuole sognare, spesso emergenti da un passato vissuto e che tenta di continuare a vivere. Penso alle scene dei due vecchietti, pensionati forse non felici ma senz’altro sereni, seduti nelle care vecchie poltrone borghesi mentre trascorrono il tempo leggendo il giornale, magari davanti a un utile caminetto; oppure ai
La capanna con la Sacra Famiglia e alcune scene di vita, viste con l’occhio e il cuore di chi vuole sognare.
La gran dhornada
due nonnini seduti sulla panchina, o alla nonnina al parco, accompagnata dal cagnolino, lì sotto il fanale… La creta si presta e si trasforma per far rivivere (ormai) l’antico studioso seduto alla sua scrivania tra libroni e pergamene, ignaro di computer e internet, il pittore, il taglialegna che non conosce i marchingeni della moderna tecnologia, il vecchio caro fruttivendolo di fiducia, con le sue brave cassette piene di ogni ben di Dio, con quelle carote disposte in un ordine che non è maniacale, ma la miglior pubblicità della preziosità di quei frutti… Parte di un sogno rischiano d’essere anche le immagini dei tranquilli giocatori di carte, in una osteria fuori del tempo e astratta dallo spazio, o l’antico ubriaco che non si metteva alla guida dell’automobile, ma cercava disperatamente un lampione al quale chiedere sostegno per le gambe vacillanti. Si potrebbe parlare di visione idealizzata del passato (ma la stessa cosa continua a piacere anche in altre produzioni ceramiche, dalla Sassonia a Capodimonte: è destino della terra d’essere plasmata e colorata per lanciare un messaggio di bellezza e quindi di fiducia a chi vive su questa benedetta terra). Oppure si dovrebbe leggere in quelle composizioni una volontà di sdrammatizzare situazioni e problemi, quasi un sommesso elogio della vecchiaia, del lavoro, della fatica fisica o intellettuale, che diventano tragici solo se uno non vuole cercare e mantenere la serenità interiore: «Signore, non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze…». La signora Rosanna ha saputo trasmettere la passione per la ceramica anche ai figli Andrea e Marco Santin. E naturalmente i figli sono diversi tra di loro e diversi dalla mamma, anche nel modo di toccare e stringere, e accarezzare la creta: la loro è una plastica più «nervosa», alla ricerca forse dell’essenziale, nel tentativo (è strano, ma sono proprio i giovani che hanno tanto tempo ad avere fretta!) di far comprendere subito il messaggio, di farsi capire senza tante riflessioni: così il soldato, il liutaio, il gioco-lite dei due ubriachi di Andrea, e così anche l’essenziale e drammatico ubriaco di Marco. Nei lavori di Rosanna Minguzzi e dei suoi figli forse non c’è il reale mondo passato; ma ci potrebbe essere una ironica e sorridente proposta per un oggi senza grandi pretese. GIANCARLO STIVAL
15
Prima de le feste de Nadàl se copava el porthit. Quasi dhute le fameie ’i l’aveva e alora bisognava metese d’acordo col Barba Nato Pinal par fissà la dhornada giusta. El dì prima, me nona Fiorina la lavava i budiei, par dret e revers, parché la diseva che, se no i era neth, i salath i deventava ranthei. Ancia le fassine le era speciali, magari de ciarpina dei magreith, cusì l’aga la boieva a la svelta. La matina l’era anciamò scur che impieane el fóc sote la cialdiera, l’aga l’aveva da bóie pulidho par dì bin a pelà el porthit. La s’ciala, par picialo dopo pelat, me pare ’i la poiava sempre al fassiner; la stadiera par pesalo deane d’imprest via de Glir. Barba Nato el rivava e subito el beveva una sgnapa par parà via el freit e po’, da la so cassela, el tirava fora i cortiei e i li guthava un contro l’altre. Nealtre canais ’i ne mandava intela ciambra, parché no aveane da vede né sentì el porthit morì. Quanc che l’era mort, Barba Nato el beveva ’n altra sgnapa, el ne diseva che el parava via la pura. Ades scumithia la gran dhornada, l’era da fà par duth, grains e pithui. Dopo pelàt, netàt, pesàt e taiàt a tocs, i preparava la machina par masenà la carne e par mi, se podeve menà la manovela a l’era un onor, invethe i pì pithui i li mandava, pa’ schertho, a tò la misura dei salath sempre su de Nani Cucola e no ài mai capit parché. I toc de carne i se ingrumava e a la svelta i vigneva scielduth, masenath, salat, pepath e, dopo insacadi, i li piciava su le stange par suiasse. Me par da sentì anciamò el profumo de chela dhornada là: l’odor de la carne rostida el se missiava col func e le spethie, ades se disarave «profumo d’oriente». Figadele, salath, sopresse, museth, panthete e toc de ardel i feva bela mostra intela cusina e quan che i era fumentath e suiath pulidho i porteane intela stanthia. Al era el companatico par duta l’an. El dì che se copava el porthit al era ’na dhornada speciale, se stava a ciasa da scóla e nessun cridava se sporceane el pavimento de cimento. BRUNA BOCUS FRITH*
* nipote di Fausto Bocus Frith nostro compianto collaboratore
A proposito di Halloween
16
Anno dopo anno, sta prendendo piede anche in Italia l’usanza di festeggiare, la sera del 31 ottobre, Halloween. Come tante altre abitudini americane, anche questa trova fertile terreno nei giovani sempre pronti, comunque, a divertirsi. Sulle origini di questa festa si è tanto scritto e tanto parlato alla radio e in televisione e, generalmente, vengono fatte risalire a antichi riti pagani delle antiche popolazioni celtiche. Una cara amica e lettrice de l’Artugna, Carol Thelen, ci ha inviato un articolo scritto da padre Augustine Thompson O.P., che offre un’originale e articolata spiegazione su una diversa genesi di questa festa. a cura di RITA MARSON
Noi tutti abbiamo più volte sentito affermare che Halloween è un rito pagano collegato a qualche festa precristiana celebrata dai druidi, i sacerdoti degli antichi Celti, e sopravvissuta alle soppressioni del cristianesimo. Alcuni sono convinti che i ragazzi che vanno per le case a fare lo scherzetto-dolcetto (trick or treat)1 fanno il gioco del diavolo e delle divinità pagane. Nulla di più distante dalla verità. Le origini di Halloween sono, infatti, cristiane e, successivamente, americane. Se Halloween cade il 31 ottobre lo si deve a un papa e i suoi «riti» sono il risultato della pietà cattolica medievale. È vero che gli antichi Celti dell’Irlanda e della Britannia celebravano una festa il 31 ottobre; questi popoli, però, festeggiavano l’ultimo giorno di molti altri mesi dell’anno. Halloween cade l’ultimo giorno di ottobre perché la festa di Ognissanti (in inglese All Hallows) cade il primo novembre. La festa in onore dei Santi in Paradiso, anticamente era celebrata il 13 maggio, ma dal papa Gregorio III (m. 741) fu spostata al 1° novembre il giorno della dedicazione della Cappella di Tutti i Santi in San Pietro a Roma. Più tardi, nell’anno 840 papa Gregorio IV comandò che la festa fosse osservata dappertutto. Così la sua osservanza si diffuse anche in Irlanda. La sera prima della festa, la vigilia, è chiamata All Hallows even o, contratta, All Hallowe’en. A quel tempo Halloween non aveva alcun significato speciale per i cristiani o per gli antichi celti pagani. Nel 998, Sant’Odilo, l’abate del potente
monastero di Cluny nel sud della Francia, aggiunse la celebrazione del 2 novembre, come giorno di preghiera per le anime di tutti i defunti credenti. Questa festa fu chiamata il giorno di tutte le Anime, diffuso dalla Francia a tutto il resto d’Europa. Ora la chiesa aveva una festa per le anime del paradiso e del purgatorio: e per le altre? Sembra che i contadini cattolici irlandesi fossero interessati anche alle sfortunate anime dell’inferno. Dopo tutto, se le anime dannate dell’inferno fossero state dimenticate, quando quelle del paradiso e del purgatorio venivano celebrate, avrebbero potuto essere così infastidite da causare disgrazie e disordini. Così nacque l’usanza di battere pentole e tegami, nella vigilia di Tutti i Santi, per far sapere ai dannati che non erano dimenticati. Così, almeno in Irlanda, tutti i morti venivano ricordati anche se il clero non guardava con simpatia ad Halloween e non inserì mai nel calendario liturgico la festa di tutti i dannati! Ma quello non è ancora l’Halloween che viene festeggiato in America, che vuole la gente mascherata con costumi carnevaleschi, usanza certamente non irlandese. Piuttosto, questa tradizione nacque in Francia durante il 14° e 15° secolo. L’Europa era colpita da ripetute epidemie di peste bubbonica – la Morte Nera – e perse metà della sua popolazione. Non c’è da sorprendersi che i cattolici si preoccupassero maggiormente dell’aldilà. Nel giorno di tutte le Anime si celebravano molte messe e furono ideate molte rappresenta-
17
zioni per ricordare a tutti la caducità della propria vita. Noi siamo venuti a conoscenza di queste rappresentazioni («Danza Macabra» o «Danza della Morte») dai dipinti sui muri dei cimiteri che mostrano il diavolo che guida una catena umana formata da papi, re, dame, cavalieri, monaci, contadini, lebbrosi ecc, nella tomba. Talvolta la danza era eseguita nel giorno di tutte le Anime da molte persone mascherate con vari costumi per rappresentare tutti i momenti della vita. I Francesi si mascheravano il giorno di tutte le Anime, non alla vigilia di Tutti i Santi e gli Irlandesi, che festeggiavano Halloween, non avevano l’abitudine di mascherarsi. Come avvenne che le due usanze si fusero? Probabilmente accadde nelle prime colonie inglesi del nord America nel ’700 quando i cattolici irlandesi e francesi cominciarono a celebrare matrimoni misti. L’inferno irlandese conferì alle danze mascherate francesi un significato ancora più macabro. Ma, come ben sa ogni piccolo «diavoletto», mascherarsi non è tutto; l’importante è arraffare più dolciumi possibile. Qual è l’origine del «trick or treat»? Questa usanza è forse l’aggiunta ad Halloween più strana e più americana ed è un contributo involontario dei cattolici inglesi. Tra il 1500 e il 1700, in Inghilterra, i cattolici non erano riconosciuti legalmente; non potevano celebrare le loro funzioni perché venivano multati, imprigionati e costretti a pagare pesanti tasse. Celebrare la messa era un grande reato e centinaia di sacerdoti furono martirizzati. I cattolici cercarono di opporsi a tale sistema. Uno degli atti di resistenza più stolti fu la congiura delle polveri, cospirazione ordita ai danni del re d'Inghilterra Giacomo I e dei membri delle due camere del parlamento in occasione dell'apertura dei suoi lavori il 5 novembre 1605. Tra gli ideatori del complotto c’era anche Guy Fawkes che aveva il compito di dar fuoco a 36 barili di polvere da sparo sistemati in un sotterraneo che conduceva proprio sotto la Camera dei Lord. Il piano venne smascherato. Fawkes venne arrestato e sotto tortura confessò i nomi dei mandanti, quasi tutti uccisi durante l'arresto o impiccati con lo stesso. Il 5 novembre, il «giorno di Guy Fawkes», divenne un giorno di festa e ancora oggi, in Inghilterra si festeggia con spettacoli di fuochi d’artificio. Durante il periodo anticattolico, in Inghilterra, bande di festaioli mascherati pas-
savano di notte nella case dei cattolici, burlandosi di loro e chiedendo birra e dolci per celebrare la festa: «trick or treat»! Il «giorno di Guy Fawkes» arrivò nelle colonie americane con i primi insediamenti inglesi ma ai tempi della Rivoluzione Americana, il vecchio re Giacomo I e Guy Fawkes erano ormai quasi dimenticati: tuttavia il «trick or treat» era troppo divertente per essere abbandonato. Fu spostato al 31 ottobre, il giorno della mascherata francese e irlandese. Ecco nato il moderno Halloween! Ma cosa c’entrano le streghe? Bene, non sono altro che una inutile aggiunta voluta dai produttori dei biglietti di auguri per la festa. Come l’inserimento, alla fine del 1800, dello «jack - o’lantern» le lampade fatte con le rape (non con le zucche). La prossima volta che qualcuno afferma che Halloween è una festa «demoniaca» spiegategli il significato di All Hallows Even (vigilia di Tutti i Santi) e invitatelo a riscoprire il suo significato cristiano insieme alle due più grandi e importanti feste cattoliche che lo seguono. P. AUGUSTINE THOMPSON O. P.
1. È consuetudine, negli Stati Uniti, che – la notte di Hallowen – i bambini, travestiti con maschere e costumi «terrificanti», passino di casa in casa minacciando scherzi se non ricevono in cambio dolcetti o monetine.
18
Quatro ciacole al dì de la sagra
Passando tra un gruppo e l’altro durante le feste ferragostane a Dardago ho colto frammenti di conversazioni che mi piace qui riportare.
«Ben, te saludhe Rosa, vade a tentà la fortuna anciamò ’na volta, chissà che no ciape la television, la me darave propio pulido in cusina!» «Nòte, Maria, mi vade a dormì, a ’l é ora!»
ADELAIDE BASTIANELLO
Sul Sagràt... A la pesca de beneficensa... «Rosa, ato vedut che bela Pesca? Quanta roba!» «Eh sì, pensa che i’à scominthiat a metà lui. La Francesca Rosit e la Marcela Carnitha l’é dude a comprà le robe e dopo ’na desena de femene le à lavorat dute le sere fin a miethanòt par fà sù i bilieti, preparà i regai par dopo meteli in mostra su i scafai. Pensa quindesemila bilieti... le à lavorat sodo!» «E le urne? Ato visto che bele urne che i à?» «Sato Rosa chi che i le à fate? Rafaele Momoleti. Chel fantat ’l à le mans de oro. Ogni an chel vin a Dardac al fa calcossa: un an le porte de la Glesia, un an la s’ciala par di sù intel orghin, ’sto an ’l à fat le urne e i scafai pa’ la Pesca e in pì, in te la canonica, ’l à fat el siolo pa’ l’Artugna, te sa un là che i se ciata pa’ scrive l’Artugna. E dut par debant!» «Eh sì, ’l é veramente un bravo on. Manco mal che l’era la Pesca ’sto an senò non ’l era nient’altre, a parte la giostra pai canais e la musica dò de le scóle! Maria, te te penseto quan che ’l era i baleth in platha e la tombola? Alora sì che ’l era Feragosto! Sato parchè no i li fa pì?» «Ai sentut dise che no ’i à el palco e no ’i à volontari par falo sù. Te sa i é sempre chiei che i se presta e i dovins che i vin sù, no duti i à vóia de scombate pa’ la comunità, ’i à altri interessi!» «’L é propio un pecado, Maria, parchè el Dardagosto ’na volta ’l era propio bel! Speron l’an che vin, se soi anciamò cà, de vedelo!» Alberto Lorenzini e Marcella Bastianello Carnitha davanti alle nuove urne per la pesca costruite e donate da Raffaele Zambon Momoleti.
«Di’, Toni, ato sentut che bela Messa?» «Propio bravi ancia i cantori. I manciava i dovins, parchè i é in Romania co l’Artugna, ma ancia i veci i é bravi». «Eh sì, Gigi, podon dise che i se presta propio, i é sempre chiei, e i é sempro disponibili. Varda par esempio unchì sul Sagràt, l’altro dì un chi ’l era, ’na bela squaare vie per ringrazi n o si a cc o l’ dra a lavorà: Ustin Cariola ntari Cogliamo mero di volo u n o it n fi in coi so dendres ’l é beldà che la vamente l’ pera a far sì o d a si o n n un bel poci de ains che i o non che ogni a a» a Dardag n n o d a M la rincura la thiesa, e i fa net». «Festa del mente. re completa ri o «Ereli dómà lor?» m della a a d va o il Gruppo tt tu a i, d in «No, no, mi ài vedut ccolGrazie, qu operato ha ra ro o su il n co a Luciano Ponte, Mario Pesca che mma di den derevole so si n ll a e co Fuser, Ugo Pala e altres e d a n re u e to a ll e o p ta lu o v e d dopo Spedito ’l à tirat fora c h e sa rà le bandiere e i la plantadhe spirichiesa. a allietato lo h e ch D F C sul Sagràt. I é propio bravi, i delGrazie al quattro giorn ei n co a m o parchè ’l é un lavoron sato. to parto... e lo st ngraziamen ri n u e n fi in che I ains i va avanti i deventa le feste. Ed entili signore g i d o p p ru g no sempro pì veci, speron che ticolare al te cura della costantemen o n aso m d i vigne sù altres: la nova gel n a re a p si strarl iesa per mo ch la nerathion!» el b ra st splendore. simo del suo
19
Funghi, per incontrarsi e crescere
Dall’8 al 17 settembre 2000 si è svolta con successo la 33a edizione della Festa dei Funghi e dell’Ambiente. In questi 33 anni la manifestazione ha saputo mantenersi fedele alle tematiche tradizionali; al contempo però ha saputo crescere, arricchendo il programma con nuove iniziative e raggiungendo risultati sempre più interessanti e qualificanti. È motivo di orgoglio il fatto che le istituzioni non solo appoggiano la manifestazione, ma la scelgono come strumento efficace per portare avanti progetti importanti. La Regione ha scelto Budoia come sede privilegiata per la presentazione della nuova legge regionale sulla «Disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei nel territorio regionale». All’incontro, tenutosi domenica 17 settembre alle ore 17.00, sono intervenuti Claudio Angelini (Responsabile dell’ispettorato micologico Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale), Antonio Zambon (Sindaco di Budoia), Isidoro Gottardo (Presidente del gruppo Popolare in Consiglio Regionale e autore della nuova legge) e Giorgio Pozzo (Assessore Regionale alla gestione faunistica e venatoria, alle autonomie locali alle foreste e ai parchi). La Festa dei Funghi e dell’Ambiente era senza dubbio il contorno più adatto per tale evento: da 33 anni la Mostra Micologica è uno strumento primario a livello regionale di divulgazione della conoscenza dei funghi; inoltre si è recentemente costituita una sezione micologica presso la biblioteca civica. Puntando su queste prerogative la Pro Loco ha proposto Budoia come sede dei corsi di formazione a cui gli appassionati di funghi dovranno partecipare per ottenere il patentino necessario alla raccolta. Alla fine dell’incontro Giorgio Pozzo si è prestato a rispondere ad alcune domande: Quali sono le motivazioni che stanno alla base della normativa? «È possibile schematizzarle in 3 punti fondamentali: – inserimento della regolamentazione riguardante i funghi nel complesso più ampio delle norme di tutela ambientale (concernenti materie come agricoltura, gestione faunistica);
– certezza del diritto: si vogliono definire chiaramente quali sono i soggetti legittimati alla raccolta, quali possono godere di particolari concessioni, quali devono sottostare a limitazioni o dinieghi; vengono stabilite le norme comportamentali, ad esempio nel rapporto con i proprietari terrieri; – concessione di permessi temporanei come elemento di sviluppo turistico: agli individui che dimostrino la loro permanenza nelle strutture d’accoglienza di zone in cui il turismo non è sufficientemente sviluppato, viene rilasciato un permesso limitato al periodo di presenza». Quali sono le innovazioni rispetto al passato? «Il Friuli-Venezia Giulia – spiega con orgoglio Pozzo – è la prima regione in Italia a introdurre la nuova normativa sulla raccolta dei funghi. Rispetto alla situazione precedente ci sono due innovazioni fondamentali: il rilascio di un’autorizzazione permanente dopo il superamento di un colloquio orale su materie inerenti i funghi e ai comportamenti che il raccoglitore deve assumere, e l’istituzione dei permessi temporanei». Sono previsti alcuni casi per cui non sia necessario superare l’esame? «Sono esentati dalla prova orale coloro che negli ultimi 7 anni siano stati possessori del vecchio permesso almeno 3 volte». Come mai lei stesso aveva ritirato il regolamento d’attuazione di questa legge? «È opportuno che, nell’indicare le zone in cui è concesso il permesso di raccolta ai residenti, non siano elencati i Comuni, bensì i requisiti che questi devono possedere: i comuni devono dimostrare usi e consuetudini consolidati riguardo la raccolta dei funghi, e una reale esigenza di rilancio turistico». Che ruolo potrà avere Budoia nel contesto dell’attuazione della nuova legge? «Ritengo che Budoia abbia una valenza tradizionale di punto di riferimento; vedo volentieri il paese come sede permanente di una scuola di formazione per il conseguimento delle autorizzazioni alla raccolta, per garantire una costante attività di educazione in materia». MARTA ZAMBON
’N te la vetrina
FOTO IN ALTO: PIAZZA BUDOIA – IL MUNICIPIO Saggio ginnico fine anno scolastico 1935 (i ragazzi sono in divisa di Balilla prescritta all’epoca). Sull’ingresso del municipio si notano: don Celestino Prataviera e l’insegnante Irma Burigana. Alla sinistra: Giovanni Coassin, Carlo Carlon (?), le insegnanti Maria Scalari e Italia Nanino e tutte le altre facenti parte del plesso scolastico. Alla destra: Adriano Sanson (nella sua veste di Messo Comunale doveva portare il berretto, Kepi). Gli sono accanto Angelo Burigana Spinel e Andrea Carlon Bric. All’angolo (in maniche di camicia): Giuseppe Zambon Crot. I militari sono del 71° Ftr., con sede in Sacile: sono in loco per le esercitazioni di Reparto. Gli accantonamenti avvenivano presso abitazioni vuote. A quei tempi e per lo stesso motivo (esercitazioni) si avvicendavano vari Reparti militari, compreso il Cavalleria Saluzzo. È presente anche la fanfara del Reparto, sul lato destro. (Altri tempi, altra mentalità delle alte Sfere militari: oggi manco puoi sognarne la presenza, neanche alle cerimonie ufficiali). Si nota il triciclo del gelato, (proveniva da Pordenone). Cari ricordi, mancando «il vil danaro» si sopperiva con le uova che le mamme davano ai piccoli perché pagassero la «pallina» di gelato. La foto è ripresa dalla terrazza di Marianna Patrizio, all’epoca (ora Callegari). FERDINANDO CARLON (Foto di proprietà di Ferdinando Carlon)
Le cinque cognate Zambon tutte riunite! Adriana, Antonia, Teresa, Concetta. (Foto di proprietà di Ines Zambon Puppin)
20
Giovanni Busetto Bronte, nato a Dardago il 16 dicembre 1883 e morto a Venezia il 16 gennaio 1943, fu mugnaio anche a Budoia nel 1942/43, in sostituzione di Umberto Lachin, chiamato alle armi. (Foto di proprietà di Giacomina Busetto Zambon)
Osvaldo Puppin e la moglie Marianna Carlon, attorniati dalla loro numerosa prole. Da sinistra: Maria (1903), Domenico (1904), Alba (1906), Angelo (1908), Giuseppe (1910), Narciso (1912), Luigi (1913), Antonio (1915), Ferruccio (1917), Gisella (1920). (Foto di proprietà di Giuseppina Puppin)
15 GIUGNO 1927 – 1ª ELEMENTARE 1ª fila in alto, da sinistra: Cirillo Zambon, Crispino Busetti, Alfredo Busetti, Andrea Bocus, Girolamo Zambon, Aldo Del Maschio, Bruno Zambon Marin, Mario Zambon Pinal, Valentino Bocus, Giovanni Zambon Momoleti. In basso: Valentino Zambon Colus, Giovanni Calderan, Mario Zambon, Dario Zambon, Augusto Zambon, Giovanni Zambon Mao, Luigi Zambon Lusol, Vittorio Zambon, Firmino Ponte, Mario Ponte, Giorgio Ponte, Maestra Lachin. DARDAGO
(Foto di proprietà di Mario Ponte)
Mia nonna, Luigia Bastianello Thisa, nata il 2 settembre 1857, a Dardago, figlia di Valentino e di Angela Rigo, rimase orfana in tenera età. Ancora adolescente, conobbe mio nonno Angelo Panizzut Smanio, scalpellino in Austria, che si accorse della sua bellezza e della sua bontà, tanto che la chiese in sposa. La ragazza pensò subito a prepararsi il corredo, procurandosi la tela di lino e di canapa dalla tessitura Besa di Santa Lucia; non aveva, però, la possibilità economica per l’acquisto dell’abito da sposa, cosicché confidava con tono determinato ai suoi cari: – Me spose col vestito de la duminia! – . Allora il giovane Angelo pensò egli stesso – cosa insolita per il tempo – a regalarne uno, nuovo ed elegante, oltre ad un paio di scarpe con fiocco rasato. E perché non i ori alla sua bella? Era già di per sé bella la sua sposa diciottenne, ma la colana de corais co la stela de oro e un per de recini a bucola de filigrana, ulteriore suo regalo, la rese splendente. Così abbigliata fu la più bella sposa di quell’inverno. Aveva un carattere allegro, amava cantare e scherzare, adorava i bambini. Un giorno il nonno si arrabbiò, perché i bambini scherzavano e – a suo parere – disturbavano. Allora la nonna li rimproverò: – Vardeit de esse boni, parchè no se sa mai che tóme dó calcossa dal camin. E così, all’insaputa di tutti, salì sul tetto e si mise a rimproverare i piccoli, facendo giungere la sua voce alterata attraverso la canna fumaria. Ottenne silenzio... almeno per un po’! Mi piace ricordare così la mia cara nonna. ADRIANA PANIZZUT ZAMBON (Foto di proprietà di Adriana Panizzut)
La vôs del mede La vôs del mede è la rubrica curata da medici del nostro Comune che desiderano dare, ai nostri lettori, informazioni e consigli utili sulla salute.
Negli ultimi tempi la popolazione di Budoia ha dovuto affrontare un problema abbastanza nuovo per i tempi moderni, ma ben noto nel passato come ricorderanno i nostri anziani: «La Pediculosi» volgarmente chiamata «Pidocchi». È proprio per questo motivo che cercherò brevemente di spiegarvi le varie differenze tra la tipologia di parassitosi della pelle, sperando di tranquillizzare le persone che sono incappate in tali eventi e spiegare loro che cosa si deve fare e/o si può fare se nel futuro dovessero imbattersi in questi parassiti. Tratterò tre delle quattro patologie parassitarie più comuni della pelle quali: scabbia, pediculosi del capo e ftiriasi del pube (pediculosi del pube). Un’altra comune patologia parassitaria, la puntura di zecca, è già stata trattata ne l’Artugna n. 87 (agosto 1999). SCABBIA La scabbia è una malattia parassitaria presente in tutto il mondo e ancora frequente nel nostro paese. Il contagio può avvenire per contatti interpersonali (rapporti sessuali), ma più spesso si verifica per contagio indiretto tramite gli effetti letterecci (lenzuola, pigiami, coperte, etc.). Il numero di parassiti che infestano il paziente è limitato e varia da 10 a 40 e il tempo necessario alla comparsa dei sintomi dipende dal numero di parassiti. Il maschio è più piccolo della femmina e muore dopo l’accoppiamento. La femmina gravida scava all’interno della pelle un piccolo tragitto sinuoso (cunicolo) e vi depone da 10 a 20 uova. La scabbia si manifesta con intenso prurito soprattutto alla sera, il calore ha un effetto scatenante e la malattia ha un decorso cronico. Colpisce prevalentemente le ascelle, i genitali, i glutei – sotto glutei, gomiti e bordi laterali dei piedi. La terapia viene eseguita con bisolfuro di dimetilfenilene (MITIGAL) applicando il preparato per 3-5 giorni dopo il lavaggio. Dopo il trattamento possono persistere anche per mesi delle piccole papule che sono espressione di una reazione allergica del tessuto e che comunque scompariranno con il tempo. Ovviamente al termine della terapia si procederà al cambio completo della biancheria che andrà disinfestata con lavaggio in acqua calda o a secco. PEDICULOSI DEL CAPO Con il nome di pediculosi s’intende l’infestazione del corpo (capo e/o pube) da parte dei
pidocchi. Tre tipi di pidocchi sono parassiti obbligati dell’ospite uomo: a) il pidocchio del corpo o dei vestiti ormai scomparso nei nostri climi dalla fine della seconda guerra mondiale. Qualcuno ricorderà di sicuro i grandi mastelli pieni di acqua in ebollizione, nei quali i soldati bollivano i propri abiti, per eliminare i pidocchi. b) Il pidocchio del pube volgarmente definito «piattola» per la sua forma piatta e più tozza rispetto a quello del capo. Il contagio può verificarsi per contatti sessuali oppure per contatto indiretto tramite i servizi igienici. c) Il pidocchio del capo che negli ultimi anni ha avuto una enorme diffusione nella popolazione infantile, anche grazie al fenomeno dell’acquisita resistenza ad alcune sostanze usate per combatterlo, proprio nello stesso modo e con gli stessi meccanismi, messi in opera dai batteri e virus. Sono i bambini dei nidi, della scuola materna e dei primi anni della scuola elementare ad essere colpiti per primi. Alle famiglie è bene ricordare che, al giorno d’oggi, «prendere i pidocchi» non rappresenta un segnale di scarsa igiene personale e familiare, né tantomeno di sporcizia e di povertà. L’identificazione del pidocchio con la scarsa igiene personale è la causa principale della tendenza, da parte della famiglia, a nascondere la realtà, con gli amici, vicini, e nella scuola con conseguenze facilmente intuibili. Ogni azione diretta a limitare la diffusione della pediculosi non può non passare da una corretta informazione delle famiglie, anello essenziale nella battaglia contro i pidocchi. In caso di scarsa collaborazione da parte della famiglia, alle strutture scolastiche e sanitarie devono poter utilizzare tutti gli strumenti che possano garantire la tutela del singolo e della collettività. In caso di frequenti recidive, legate alla scarsa sensibilità al problema di alcuni genitori, è necessario che, per poter frequentare la comunità, i casi accertati esibiscano certificazione medica di non contagiosità. Qualora si verifichino situazioni di particolare gravità la certificazione potrà essere richiesta da parte del Direttore Didattico per intere classi. Tale certificazione dovrà essere rilasciata previa visita di controllo, in presenza di uno degli esercenti la patria potestà. DEMETRIO ADORE Medico di base del Comune di Budoia
Come le maggiori testate, anche a noi...
COME
SI MANIFE-
STA
Il prurito è il sintomo principale e la pelle può presentarsi arrossata. Può esservi una moderata infiammazione delle ghiandole linfatiche dietro le orecchie e nella parte posteriore Pediculus humanus capitis del collo. A volte l’infestazione può essere priva di sintomi particolari. I punti in cui i pidocchi si localizzano sono soprattutto il cuoio capelluto, particolarmente nella zona della nuca e dietro le orecchie, ma possono ritrovarsi anche tra le sopracciglia, le ciglia e la barba.
QUALI SONO I RISCHI Le lesioni superficiali prodotte dal grattarsi si possono infettare con batteri (foruncolosi, impetigine).
COSA SI DEVE FARE 1. Il trattamento della pediculosi del capo è basato sull’impiego di prodotti contenenti sostanze antiparassitarie, di libera vendita in farmacia. I prodotti vanno utilizzati rispettando le informazioni contenute nelle rispettive confezioni. Per favorire il distacco delle lendini è utile pettinare i capelli con un pettine fitto, meglio se bagnato nell’aceto caldo. Un secondo ciclo di trattamento può essere ripetuto dopo 8-10 giorni per eliminare eventuali insetti nati nel frattempo da lendini rimaste vitali dopo il primo trattamento. 2. Per essere sicuri di stroncare l’infestazione è necessario sottoporre al trattamento tutti i componenti della famiglia. In alternativa, si deve ispezionare attentamente il capo di ogni soggetto convivente per escludere la presenza di pidocchi o lendini. 3. Lavare tutti i vestiti, la biancheria del letto e da bagno subito dopo il trattamento per evitare reinfestazioni. Il lavaggio a caldo in lavatrice o il lavaggio a secco consentono l’uccisione degli insetti. Spazzole e pettini vanno accuratamente lavati in acqua calda, lasciati immersi per 10 minuti circa in acqua calda (65 °C ca) o immersi in una soluzione acquosa di un antiparassitario (lo stesso impiegato per il trattamento). 4. Non esistono prodotti specifici per prevenire i pidocchi. La miglior prevenzione è basata sull’igiene dei capelli, che vanno lavati frequentemente con i normali shampoo e controllati regolarmente, soprattutto nei bambini e soggetti che vivono in comunità affollate come scuole, caserme, ecc. 5. Non scambiare cappelli, sciarpe o foulard con altre persone. 6. Dopo aver effettuato un trattamento è possibile essere riammessi in una comunità.
QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO 1. Quando compaiono lesioni con formazione di pus o con croste e i capelli emanano un cattivo odore. 2. I sintomi dell’infestazione ricompaiono dopo il trattamento.
Da molto tempo la redazione sentiva la necessità di un locale da utilizzare come sede e archivio del nostro periodico. Lo scorso anno ci fu assegnata una grande sala al secondo piano della canonica, la cui sistemazione è stata possibile, quest’anno, grazie alla generosità e alla collaborazione di molti amici a cui esprimiamo, da queste pagine, il nostro più sincero ringraziamento. Ricordiamo, in ordine cronologico, Raffaele Zambon che, con l’aiuto di Alberto Janna, ha provveduto alla posa del pavimento; il Mobilificio Poletto – nella persona di Ario Ros – che, grazie all’interessamento di Domenico Verardo di Tamai, ha fornito gratuitamente armadi e tavoli; Maurizio e Ivan Carlon, Sandro Baracchini e Rino Zambon che hanno provveduto al montaggio dei mobili. Speriamo di poter inaugurare nei primi mesi del 2001 la nuova sede, festeggiando, così, il 30° anno della nostra attività. LA REDAZIONE
Umberto Sanson BUDOIA e il suo territorio Volume II Proponiamo ai lettori il 2° volume sulla toponomastica locale, presentato alla popolazione il 18 novembre. La pubblicazione è in vendita presso le edicole di Dardago e Budoia.
23
Intorvìa la tóla
e a lettric la nostr to ia ia z v a r in g i c r Si rin per ave a r » o a n an Edia Sig a della «Gub la ricett
Gubana (dosi per 2 dolci) Ingredienti per la pasta 2 cubetti di lievito di birra 2 bustine di vanillina 1 bicchiere di latte 2 cucchiai di zucchero 4 uova 1 bicchiere di olio di semi sale 750 g di farina 00 Ingredienti per il ripieno 2 pacchetti di uvetta 2 pacchetti di pinoli da 50 g 2 pacchetti di amaretti (circa 500 g) 150 g di burro 100 g di mandorle sgusciate 1 bicchiere di grappa 1 bicchiere di rhum Preparazione Preparare il lievito come per fare il pane 6-7 ore prima con il latte e un po' di farina. Passato questo tempo sbattere le uova con lo zucchero, la vanillina e l'olio di semi; unire questo composto al
lievito e proseguire con la lavorazione fino al completamento della farina. Lasciare riposare la pasta per 30/45 minuti. Riprendere la lavorazione per 15/20 minuti. Lasciare riposare ancora per 30/45 minuti. Durante questo «riposo» preparare il ripieno: triturare gli amaretti con un batticarne ed in una terrina grande unirli all'uvetta (non bagnata), ai pinoli e alle mandorle sminuzzate; bagnare il tutto con i liquori. Mescolare tutto in modo omogeneo. Lasciare riposare. Lavorare per l'ultima volta la pasta, dividerla in due e tirarla più fine possibile. Dividere il composto in due e stenderlo in modo omogeneo sulla pasta. Sopra il ripieno distribuire il burro a fiocchi, arrotolare ben stretto e quindi dargli la forma tipica di gubana (a forma di spirale). Cuocere per 35/40 minuti circa a 180 °C. N.B. A chi non piace molto il sapore di liquore può mettere un bicchiere di liquore e un bicchiere di sciroppo (1 bicchiere di acqua con 3-4 cucchiai di zucchero).
Trippa di casa nostra Ingredienti per 8 persone 1 kg di trippa 250 g di cipolla 500 g di pomodori 80 g di pancetta 60 g di olio e burro 3 mestoli di brodo una manciata di prezzemolo formaggio grattugiato 1 gamba di sedano 1 carota 1 spicchio d’aglio sale e pepe
Preparazione Tagliare la trippa a strisce, lavarla e farla bollire per 5 minuti, e buttare via poi l’acqua. Far rosolare nel burro e nell’olio, uno spicchio d’aglio, 250 g di cipolla, il sedano e la carota in parti uguali e 80 g di pancetta. Unire, quindi, la trippa, 500 g di pomodori pelati e tritati ed una manciata di prezzemolo. Lasciar cuocere fino a che il pomodoro si sarà un po’ asciugato. Bagnare, quindi, con 3 mestoli di brodo, sale e pepe in misura necessaria. Cuocere a fuoco lento per 3 ore badando che rimanga piuttosto morbida. Servirla con formaggio grattugiato. A CURA DI MELITA E AIDE BASTIANELLO
25
Cronaca
THINQUANTA AINS IN TEL 2000 I Coscritti del 1950 del nostro Comune non perdono mai l’occasione per ritrovarsi. Festeggiare 50 anni nel 2000 era comunque d’obbligo e loro se lo stavano pregustando da tempo. Con una gita organizzata il 6 e 7 maggio nella splendida Vienna Imperiale, hanno trascorso insieme due splendide giornate che resteranno sicuramente tra i loro più bei ricordi. SOLIDARIETÀ A LIGNANO SABBIADORO A Lignano Sabbiadoro, con il Patrocinio del Comune di Lignano e dell’Azienda di Promozione Turistica della località balneare, si svolge giovedì 27 luglio, la tredicesima edizione della serata di solidarietà organizzata dal Lions Club locale con la regia di Giancarlo Deganutti. Conducono lo spettacolo due noti beniamini del pubblico televisivo: Maria Giovanna Elmi e Bruno Pizzul. L’arena è al completo ed assiste alle frenetiche danze latino americane del gruppo brasiliano Le Mistura Boa; sul palco poi si avvicendano Adriano del Sal alla chitarra classica, i fratelli Simonetta al pianoforte e Denis Biason alla chitarra, Armando Battiston al piano. Si esibisce inoltre in forma smagliante il Collis Chorus di Budoia diretto da Roberto Cauz interpretando magistralmente il Musical West Side Story, inoltre un’esuberante esibizione di Sdrindule in Fritz e Stritz e, dulcis in fundo, il presidente Lions Luigi Lachin, noto come la voce di Lignano, fa da cornice cantando My Way emulando il Sinatra dei tempi migliori. Le cospicue offerte raccolte sono impiegate per aiutare i portatori di handicap del Comune di Lignano Sabbiadoro. Complimenti per l’impegno nel sociale profuso da Luigi Lacchin, con l’augurio di ripetere una simile iniziativa a Budoia, nel 2001. DAVIDE FREGONA
Foto sopra: tra le imperiali vie asburgiche per festeggiare il mezzo secolo di vita. Foto sotto: il Collis Chorus dà fiato per solidarietà ai portatori di handicap.
26
Foto a sinistra: Giuseppe Scaramuzza.
’NA DISGRATHIA In occasione della Festa dei funghi e dell’ambiente, il giorno 17 settembre, durante la marcia è morto Giuseppe Scaramuzza di 57 anni, nelle vicinanze della pizzeria Ciastelat. Era un frequentatore delle nostre zone ed un appassionato d’ogni tipo di marcia. In maggio aveva raggiunto a piedi Roma, per partecipare al Giubileo. ESPEDITO ZAMBON
PAR TREVISO... Gran successo per la gita a Treviso organizzata dalla Pro Loco domenica 8 ottobre: la corriera è piena e, anzi, più di qualcuno deve rinunciare per l’esaurimento dei posti a disposizione. Già durante il viaggio prende la parola Fernando Del Maschio, che anticipa alcune informazioni sulla mostra «La nascita dell’Impressionismo»allestita alla Casa dei Carraresi: la rassegna, comprendente 160 capolavori provenienti dai musei di tutto il mondo, svela il filone artistico che ha portato a questa forma d'arte. Arrivati a Treviso, chi da solo, chi con l’ausilio di una guida, rimane incantato alla vista dei migliori quadri di Corot, Courbet, Rousseau, Boudin, Cezanne, Degas, Manet, Monet, Renoir, e molti altri. La mostra riscuote notevoli apprezzamenti unanimi, vista la capacità di suscitare l'entusiasmo sia degli intenditori, sia di coloro che sono a digiuno d'arte. La gita prosegue con una passeggiata nel centro storico di Treviso, sempre sotto la guida del nostro Cicerone, che fornisce interessanti nozioni sulla Piazza dei Signori, Piazzetta Monte dei Pegni, via Calmaggiore e il Duomo. Il pranzo viene consumato presso un agriturismo a Cornuda, dove, gustando un menù ricco e prelibato, trascorrono tre ore in allegra compagnia. Nel pomeriggio si parte per Villa Barbaro a Maser, una delle affascinanti ville venete, progettata dal Palladio e affrescata dal Veronese. La giornata si conclude in una cantina a Col S. Martino: per strada è il dottor Callegari a esporre i pregi delle suggestive colline del Prosecco.
Foto al centro: settantenni in festa. Il 30 agosto 2000 i coscritti del 1930 hanno festeggiato allegramente i loro 70 anni raggiunti. Dopo aver ascoltato la Santa Messa di ringraziamento nella chiesa di Santa Lucia, hanno partecipato al pranzo in un ristorante del luogo. Foto in basso: un folto gruppo di Budoiesi su e giù per i colli trevigiani, tra cultura e... cantine.
27
In cantina viene illustrato dettagliatamente il processo di vinificazione, di cui alla fine tutti degustano gli ottimi risultati. A fine giornata l’intera comitiva è entusiasta e auspica che si ripeta presto un’esperienza come questa, in cui si coniugano momenti culturali a quelli ricreativi.
EL NÒF VESCUL Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha accettato in data 16 settembre la rinuncia al governo della Diocesi di Concordia-Pordenone, per raggiunti limiti di età (75 anni), di Monsignor Sennen Corrà nominando suo successore il Vicario Generale di Vittorio Veneto, Monsignor Ovidio Poletto. Il nuovo Vescovo ha ricevuto la pienezza del sacerdozio per l’imposizione delle mani di 13 Vescovi, durante un suggestivo e solenne rito svoltosi nella cattedrale di Ceneda l’11 novembre scorso. Presiedeva la cerimonia, durata circa due ore, il Vescovo di Vittorio Veneto Monsignor Alfredo Magarotto con a lato l’attuale Vescovo di Trieste e già di Vittorio Veneto Monsignor Eugenio Ravignani ed il nostro Amministratore Apostolico e suo predecessore Monsignor Sennen Corrà. Al termine della concelebrazione Monsignor Poletto si rivolgeva ai presenti, delineando il suo programma pastorale, spiegando che con il motto episcopale che si è scelto «In Unitate Spiritus», vuole riassumere il suo nuovo operato nella nostra Chiesa diocesana che va dai monti al mare. Il nuovo Vescovo ha fatto solenne ingresso in Diocesi il giorno 8 dicembre, solennità della Immacolata Concezione, mettendosi subito al lavoro per conoscere da vicino la nuova realtà affidatagli alle sue cure pastorali. Nato a Caneva, il 27 marzo 1935, dopo gli studi in seminario, è stato ordinato Sacerdote a Cordignano il 6 luglio 1958, svolgendo tutti i servizi da cappellano a Parroco, ad educatore in seminario, a responsabile di vari organismi della curia vescovile, sino alla nomina a Vicario Episcopale, e successivamente Generale; quindi, un sacerdote temprato, un solido educatore sempre in obbedienza al Papa ed a servizio della Chiesa. Proprio in spirito di filiale ossequio al
Successore di Pietro, ha accettato di diventare nostro Vescovo. «Passavo spesso per Budoia in bicicletta, quando ero più giovane, mi auguro di venirvi a trovare presto». Sono state queste le parole rivolte a Don Adel, nostro Parroco, che insieme ad un folto gruppo di sacerdoti diocesani e fedeli ha partecipato al solenne rito. A Monsignor Ovidio auguriamo un fecondo ministero episcopale, ricco di vere soddisfazioni. A Monsignor Sennen Corrà, che resterà a Pordenone quale Vescovo Emerito, il grazie di cuore per gli 11 anni di servizio, accompagnato dalla nostra preghiera per la Sua persona e per il bene che continuerà a svolgere anche «dopo la pensione». MARIO POVOLEDO
Il neo vescovo Ovidio Poletto al momento dell’imposizione delle mani da parte di S.E. Sennen Corrà. (Foto di Missinato) * La Redazione dà il benvenuto al nuovo vescovo e porge i migliori e cordiali auguri di una lunga missione episcopale tra la sua gente.
28
I À SONÀT A PORDENON Si è concluso con il concerto finale eseguito dai vincitori della manifestazione la quarta edizione del concorso pianistico Luciano Gante, organizzato dall’Istituto di musica della Pedemontana – con la collaborazione della Provincia di Pordenone, la Pro Pordenone ed i Comuni di Pordenone ed Aviano – per ricordare la memoria dell’artista triestino scomparso nel 1993. Ad aprire la serata di gala è stato Roberto Corlianò, giunto secondo e al quale la giuria ha assegnato il premio speciale Beethowen. Il pianista barese ha eseguito «Apres une lecture du Dante» di Listz, cui ha fatto seguito «Tres danzas Argentinas» di Ginastera. Quindi è stata la volta di Luca Rasca, classificatosi primo nella manifestazione nonché vincitore del premio speciale per la miglior esecuzione di un brano del ’900. Rasca ha eseguito «Barcarola» op. 60 di Chopin e la Sonata n. 7, op. 83 di Prokofiev. ANTONIO LIBERTI
JEANETTE THOMPSON IN CONCERTO Mercoledì 6 dicembre nella chiesa di Budoia si tiene un concerto della famosa soprano Jeanette Thompson, accompagnata al pianoforte da Kenneth Merril. L’evento è organizzato dalla Regione, con il supporto dell’ERT (Ente Teatrale Friuli-Venezia Giulia) e la collaborazione della Pro Loco di Budoia. Jeanettte Thompson si cimenta con sapienti interpretazioni sia nel repertorio lirico, che in brani Spiritual e Gospel: al concerto sono protagoniste le tradizioni musicali dei negri d’America, da cui emerge ora il sentimento di dolore dello schiavo che sfoga il suo lamento nella preghiera, ora il gioioso ringraziamento a Dio.
PAR DHUTI I GUSTI Con il titolo «Genti e Luoghi della Pedemontana: libri specchio di una cultura» si è tenuta, tra la fine di ottobre e l’inizio di dicembre, una interessante rassegna imperniata sulla presentazione di quattro volumi. ’Na vita perfida di Bepi Carone, il libro è una raccolta di canti e villotte della zo-
na di Polcenigo. La presentazione del prof. Paolo Trevisan è stata accompagnata da esemplificazioni musicali de I Vociofoli di Fontanafredda. Nella seconda serata è stato presentato il volume Racconti Popolari Friulani edito dalla Società Filologica Friulana. Sono intervenuti i proff. Piera Rizzolati e Carlo Zoldan. Nel corso della serata sono stati letti e raccontati alcuni brani nella parlata locale. Il secondo volume Budoia e il suo territorio: l’antica toponomastica di Dardago e Budoia di Umberto Sanson è presentato nel corso della terza serata. Sono intervenuti il prof. Piercarlo Begotti, il conte M.G.B. Altan e l’autore. I Papu, Andrea Appi e Ramiro Besa, con la presentazione del loro libro Son problemi! Problemoni! hanno animato la quarta e ultima serata.
I giovani pianisti premiati con Davide Fregona e l’assessore regionale Maurizio Salvador.
I comunicandi con Don Adel, la catechista Rosetta Gagliardi e Suor Albertina. In alto, da sinistra: Matteo Boen, Nicholas Stronbach, Leonardo Bortolini, Fabio Carlon, Emanuele Quaia. In basso: Francesca Lucia, Francesca Del Fabbro, Irene Panizzut, Silvia Signora, Matteo Signora, Denis Fort, Cristian Fort. (Foto Martin – Vigonovo)
29
Confetti d’argento a Daniela Zambon e Mauro Zambon. Nozze d’oro per Maria Dorigo e Felice Bernardis (a sinistra), e per Giacomina Busetto e Vittorio Zambon Petenela (a destra). Felicitazioni a tutti da parte della Redazione.
Auguri a Roberto e Rita... ed ora scalata verso l’oro Anche il nostro caro direttore responsabile ha raggiunto il suo primo quarto di secolo di matrimonio accanto alla sua esuberante e inseparabile Rita. Un argento meritato alla coppia, allietato dalla bravura delle loro tre figlie, Marta, Elena e Sara e in particolare – in questi giorni – dal conseguimento del dottorato (110 e lode con menzione di lode per il regolare iter universitario) della loro primogenita Marta. Ed ora, carissimi Rita e Roberto, la scalata verso l’oro... anche con futuri nipoti!
30
Inno alla vita...
l’Artugna partecipa alla gioia dei genitori e di tutta la Comunità Cristiana per il battesimo di Elisa Volpatti (a sinistra) e di Vanessa Pellegrini (a destra).
Gruppo di quattro generazioni: Demetra Negro, Stefano Negro, Silvana Bastianello Thisa e Brigida Janna Simon.
Foto sopra: agosto 2000. Nonna Maria Bastianello Thisa festeggia i suoi 90 anni attorniata dai nipoti (da sinistra) Paolo, Marco, Claudio e Claudia. Foto a destra: Vittoria Zambon Pinal in compagnia dei pronipoti in occasione del suo novantesimo compleanno.
31
I ne à scrit
Varedo, 10 agosto 2000
Spett. Redazione, per prima cosa voglio porgere le mie scuse per non aver mai risposto all’invio del vostro periodico. Vi assicuro che mi è sempre molto gradito sia per l’attualità sia per il passato con le storie remote e recenti del nostro paese. Un grazie anche per questo, perché senza il vostro interessamento, le vostre ricerche e il vostro sacrificio noi non avremmo mai saputo tante cose. Questo per me è molto bello anche se da anni le mie visite a Santa Lucia sono rare e molto brevi: una visita al cimitero, poi da Sandrin e Lino Fort e da Bianca Quaia per avere qualche informazione. Così ci si sente più vicini al paese d’origine che non si può mai dimenticare. Il prossimo anno ci sarà il 50° di sacerdozio di Don Rito. Se il Buon Dio mi conserva la salute conto di esserci anch’io, perché con lui siamo cresciuti insieme sino a quando andò in seminario. In quella occasione avrò, magari, il piacere di incontrare qualcuno della vostra Redazione. Vi mando il mio contributo e vi ringrazio per quello che avete fatto e per quello che farete. Un cordiale saluto MARIO FORT
Egregio signor Mario, troppo generoso con i complimenti! Noi, da appassionati e da amanti dei nostri paesi, ci impegniamo al fine di valorizzarne su queste pagine la storia, la tradizione, gli usi, la parlata. Vogliamo mostrare come sono belle le nostre montagne, le nostre vallate per farle conoscere, apprezzare e proteggere. Per quanto riguarda i sacrifici, questi si dimenticano quando si ricevono lettere come le sue, signor Mario, o quando qualche emigrante, incontrandoci, ci ringrazia commosso. Grazie per averci fatto memoria della prossima ricorrenza dei 50 anni di sacerdozio del nostro grande collaboratore e amico Padre Rito Cosmo. Ci penseremo! A presto.
Florida, 2 ottobre 2000
Gent. mo signor Direttore, proprio per caso ieri ho avuto occasione per mez-
zo di un amico, molto simpatico, che ama l’Italia very very much... di saper qualcosa della vostra rivista l’Artugna! Bene, quando avete tempo fatemi saper di più della vostra rivista culturale e della vostra brava gente del Friuli. Molti anni fa ebbi occasione di viaggiare dalla Calabria fino a Cordenons. Che bel viaggio in treno, per circa un giorno... Graditissimi auguri a voi tutti da noi qui nel deep south of America... Florida bella come la Calabria... Ciao! Vostro fratello nel Signore e Madonna della Mercede, FRA’ ANTONIO MARIO VITTORIO FORTUNATO O. DE M.
M.R. fra’Antonio Mario Vittorio Fortunato, come è piccolo il mondo! Il nostro periodico è «conosciuto» anche nella lontana Florida, nel deep south of America! Grazie per averci scritto e per averci spedito il foglio notizie della parrocchia «Church of the Transfiguration», uno strumento veramente utile per «vivere» giorno per giorno la vita della chiesa locale. Inseriremo il suo indirizzo tra i nostri lettori e così, dal prossimo Natale potrà ricevere regolarmente l’Artugna. Aspettiamo da lei, caro Fra’Antonio, qualche altra notizia dalla Florida! Un grosso e italianissimo ciao!
Venezia, 4 ottobre 2000
Spett. Redazione de l’Artugna, vorrei cominciare questa mail congratulandomi con voi per aver creato il sito del mitico periodico l’Artugna e facendovi i complimenti per il vostro continuo impegno. La ricerca di argomenti curiosi ha sempre appassionato il lettore, si trattasse di dardaghese o di foresto e sono convinto che l’opportunità di accedervi grazie ad internet ne favorirà ancor più la diffusione. Proprio sfogliando le pagine virtuali dell’ultimo numero, ed in particolare l’articolo sui cognomi, ho pensato di dare un piccolo contributo riguardante la ricerca delle origini... Di cognome faccio Zambon e di soprannome Rosit, abito a Venezia e com’è risultato dalle vo-
32
stre ricerche di Zambon qui ce ne sono proprio tanti, più che in altri posti; in effetti domandando qua e là si viene a sapere che molti vengono proprio da Dardago ma per curiosità mi sono informato su eventuali tracce di tale cognome nella storia della «Serenissima Repubblica». Eccone due esempi significativi: il primo è una vaga testimonianza riguardante l’ampliamento cinquecentesco della fabrica del Arsenal de Venetia nella quale si parla di un architetto Zambon che ha fatto da sovraintendente ai lavori. Il secondo, più importante, è tratto da «Curiosità veneziane» del Tassini nel quale si parla della ...cittadinesca famiglia Zamboni. Rilevasi da una sentenza del Piovego che fino dal 1260 un Giacomo Zambon aveva stabili confinanti col Rio di S. Gregorio. E nel 1566 un Federico Zambon notificò varie case in contrà de S. Gregorio, in corte de ca’ Zambon. Una cronaca di famiglie, parlando dei Zamboni da S. Gregorio, così si esprime: Sono antiquissimi Venetiani, et hano fatto molte fabbriche in questa città, adoperati nelle cose pubbliche, et beneficiati da questa repubblica. Si tratta ovviamente di poche righe ma per quanto sia ho pensato che potevano essere comunque interessanti. Cordiali saluti MATTEO ZAMBON ROSIT
Quando riceviamo questi messaggi siamo proprio contenti: vuol dire che il nostro lavoro serve a qualcosa. E siamo anche contenti che tramite internet si possa comunicare tanto facilmente e velocemente. Bravo, Matteo Rosit! Complimenti per la ricerca. Le notizie sono molto interessanti, ma... non sperare di cavartela così! Scava ancora: in quel pozzo senza fondo di Venezia troverai tanto di quel materiale da realizzare un magnifico articolo.
Bahamas, 7 novembre 2000
Carissimi, un caro saluto a tutti dalle Bahamas. Che bello vedere qualche immagine del paese pi bel del mondo anche se solo su Internet, e pensare che le prime volte che sono venuto da queste parti mi arrampicavo sui tetti o su qualche
albero con la radio per sentire qualche notizia dall’Italia, specialmente qualche risultato di calcio. Potete pubblicare il mio indirizzo E-Mail stanb@netbahamas.com Se c’è qualche vecchio amico in giro per il mondo che vuole mettersi in contatto con me, ho anche un sito del mio posto www.buenavista-restaurant.com Buon lavoro per il nuovo numero de l’Artugna, sperando di vedervi presto. STANI BOCUS E FAMIGLIA
Caro Stani, grazie di questa bella sorpresa. Abbiamo apprezzato i tuoi saluti e anche il bel sito del Buenavista Restaurant. Verrebbe proprio la voglia di fare una capatina per apprezzarlo in modo reale e non virtuale. Eh sì, caro Stani, il mondo ora è più piccolo grazie alle moderne tecnologie. Non serve più rischiare l’osso del collo per arrampicarsi sui tetti nel tentativo di ricevere qualche notizia per radio dal paese lontano. Seduto comodamente in ufficio, con internet puoi conoscere le notizie come se fossi in Italia e «sfogliare» l’Artugna ancor prima che ti arrivi per posta. Pubblichiamo il tuo indirizzo E-Mail e il sito del tuo ristorante. Se qualche lettore vuol approfittarne... Ciao e fatti sentire LA REDAZIONE
Granada, 29 novembre 2000
Cara Redazione, invio gli auguri di Buon Natale e Buon Anno agli amici de l’Artugna e de ’l Cunath e a quanti fraternamente mi ricordano. Saluto il signor Parroco, don Adel. Nel ricordo del Signore DON ITALICO GEROMETTA
Caro don Italico, la ringraziamo cordialmente per essersi ricordato di noi e ricambiamo, unitamente a don Adel, affettuosi auguri di un lieto Natale e di un sereno nuovo anno.
33
Budoia, 30 novembre 2000
Spett. Redazione, ho letto su «Il Gazzettino» un articolo del nostro corrispondente dal titolo «Siamo friulani... ora è bagarre» che personalmente non capisco. Il p.i. Antonio Zambon, attuale sindaco del Comune di Budoia, è persona che si dà molto da fare per elevare il tono culturale dei suoi concittadini; ma in questo non è stato né aiutato né capito. Quando, in pubblica seduta, ha trattato della legge n. 482 che prevede la tutela delle minoranze linguistiche, ha avuto i pareri contrari dei consiglieri: Panizzut, Oliva, Bastianello e Alessia Zambon. Scrivendo spesso in dialetto, dopo la levata di scudi contro di essi, ho creduto opportuno sottolineare personalmente, anche perché ho notato l’assenza di detti consiglieri alla presentazione del libro «Racconti Popolari Friulani» della Società Filologica Friulana presentato dalla linguista prof. Rizzolati. Ho l’impressione che quei dissidenti non abbiano letto: «I dialetti del Friuli» del prof. Giovanni Frau, docente presso l’Università di Udine dove la parlata di Budoia è considerata «Friulano Occidentale» e precisamente «Fascia di transizione friulano-veneta». Di questo ho scritto su l’Artugna (n. 73 dicembre1994 e seguenti) perché non vada perduta la parlata che hanno usato per secoli i nostri compaesani. Mi sono servito della grammatica del Marchetti per dimostrare che il nostro dialetto deriva dal friulano, ho scritto la voce dialettale nostra, confrontata con la corrispondente friulana. Il corrispondente de «Il Gazzettino» riporta quanto dice il consigliere di «Proposta Civica» Bastianello: «È meglio che si impari bene l’inglese». A questo punto rispondo con ciò che trovo scritto in altra parte dello stesso giornale: «che la lingua non è minacciata da chi parla o scrive, ma da chi si augura la sua rapida estinzione per poter approdare, quanto prima ad un mondo globalizzato, dove la comunicazione culturale sia affidata al basic english». UMBERTO SANSON
DAI CONTI CORRENTI Tanti Auguri per l’Artugna e complimenti per l’originale copertina di Pasqua. PIETRO COVRE – TRIESTE
* Il mio contributo per l’Artugna di aprile dell’anno giubilare. Buon cammino vincendo amarezze e difficoltà. Cordiali saluti a tutti. MARIA LILIANA PATRON – TREVISO
*
Per l’Artugna che mi dà tante emozioni. Complimenti. CATERINA BOCUS PIZZINI – MELEGNANO
*
In memoria della sorella Lucia Gerarduzzi di anni 77, nata a Budoia e morta a Milano. GIOVANNA VINCENTI – QUERCE – FIRENZE
* Complimenti per il libro «Racconti Popolari Friulani». GIORGIO PUSIOL – LUGANO – SVIZZERA
Ricordando tutti i parenti defunti.
* MARIO GIUSSANI – VERUNO (NO)
*
Sempre con tanti complimenti ai collaboratori della simpatica rivista. Buon lavoro. LINA PUSIOL – SANTA LUCIA
*
È il mio contributo per l’Artugna, sempre di piacevolissima lettura. Grazie. ANTONIO RIGO – VENEZIA
*
Per l’Artugna che ricevo sempre con molto piacere. Saluti ed auguri di Buon Natale. GIACINTA NADIA BOCUS – TORONTO
I famigliari ricordano Paolina Bocus Vit, deceduta il 13 ottobre 2000.
Palsa
Bilancio e Programma
Un giorno, mentre cammina per la strada, una donna manager di successo responsabile delle risorse umane, viene tragicamente investita da un camion e muore. La sua anima arriva in paradiso e incontra al cancello San Pietro in persona. «Benvenuta in paradiso» dice San Pietro. «Prima che tu ti sistemi, però, sembra che ci sia un problema. Vedi, abbastanza stranamente, mai nessun manager è arrivato qui e non siamo molto sicuri di cosa fare con te». Nessun problema, fammi entrare dice la donna. «Beh, mi piacerebbe, ma ho ordini dall’alto. Quello che faremo è di farti passare un giorno all’inferno e un giorno in paradiso e poi potrai scegliere dove passare l’eternità». «Di fatto, ho già deciso. Preferisco stare in paradiso» dice la donna. «Mi spiace, abbiamo delle regole». E con questo San Pietro accompagna la manager all’ascensore e va giù, giù, giù all’inferno. Le porte si aprono e si trova nel bel mezzo di un verde campo da golf. In lontananza c’è un country club e in piedi davanti a lei ci sono tutti i suoi amici-colleghi manager che avevano lavorato con lei, tutti vestiti in abito da sera e molto contenti. Corrono a salutarla, la baciano su entrambe le guance e ricordano i bei tempi. Giocano un’ottima partita a golf e poi la sera cenano insieme al country club con aragosta e caviale. Incontra anche il Diavolo, che di fatto è un tipo molto simpatico e si diverte molto raccontando barzellette e ballando. Si sta divertendo così tanto che, prima che se ne accorga, è già ora di andare. Tutti le stringono la mano e la salutano mentre sale sull’ascensore. L’ascensore va su, su, su e si riapre al cancello del paradiso dove San Pietro la sta aspettando. «Adesso è ora di passare un giorno in paradiso». Così la donna passa le successive 24 ore ciondolando tra le nuvole, suonando l’arpa e cantando. Si diverte molto e, prima che se ne accorga, le 24 ore scadono e San Pietro viene a prenderla. «Allora, hai passato un giorno all’inferno e uno in paradiso. Adesso devi scegliere la tua eternità». La donna riflette un attimo e poi risponde: «Beh, non l’avrei mai detto, voglio dire, il paradiso è stato bellissimo, ma penso di essere stata meglio all’inferno». Così San Pietro la scorta fino all’ascensore e ancora va giù giù giù all’inferno. Quando le porte dell’ascensore si aprono si trova in una vasta terra desolata ricoperta di sporco e rifiuti. Vede i suoi amici, vestiti di stracci, che stanno raccogliendo i rifiuti e mettendoli in sacchetti neri. Il Diavolo la raggiunge e le mette un braccio intorno al collo. «Non capisco» balbetta al donna. «Ieri ero qui e c’era un campo da golf e i miei amici sembrano dei miserabili». Il Diavolo la guarda e sorride. «Ieri ti stavamo assumendo. Oggi sei parte del personale». a cura di ADELAIDE BASTIANELLO
34
Bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 90 Costo per la realizzazione + sito Web Spedizioni e varie Entrate dal 11/07/00 al 13/12/2000
entrateuscite 7.319.000 1.298.000 9.890.000
Residuo precedente
Totali Differenza
1.944.000
9.890.00010.561.000 671.000
Programma natalizio DOMENICA 24 DICEMBRE 2000 • S. Messa (non si celebra la S. Messa alle ore 17.00) • S. Messa della Natività LUNEDI 25 DICEMBRE 2000 · S. NATALE • S. Messa solenne • S. Messa MARTEDI 26 DICEMBRE 2000 • S. Messa (non si celebra la S. Messa alle ore 17.00) • Concerto del Collis Chorus DOMENICA 31 DICEMRE 2000 • S. Messa • S. Messa e canto del TE DEUM • Canto del TE DEUM LUNEDI 1° GENNAIO 2001 • S. Messa solenne • S. Messa e canto del VENI CREATOR SPIRITUS VENERDI 5 GENNAIO 2001 • S. Messa solenne • Accensione dei PAN e VIN SABATO 6 GENNAIO 2001 • S. Messa e benedizione acqua, sale e frutta • S. Messa CONFESSIONI • Sabato 23 dicembre (Parroco/Pievano) • Domenica 24 dicembre (don Aldo Gasparotto)
BUDOIA DARDAGO ore 10.00ore 11.00 ore 24.00ore 24.00 ore ore
10.00ore 11.00 17.00 –
ore ore
10.00ore 11.00 17.00 –
ore 10.00ore 11.00 ore 17.00 – ore 18.00 – ore ore
10.00 – 17.00ore 18.00
ore ore
17.00ore 18.00 20.30ore 20.30
ore ore
10.00ore 11.00 17.00 –
ore 16-17.30 ore 17-18.30
ore 14.30-16 ore 15.30-17
ERRATA CORRIGE Confronta l’Artugna n. 90, pagina 30, articolo in Cronaca: «Lustre ’n tel ciampanile». * Si precisa che l’illuminazione del campanile di Dardago, attribuita al Consiglio Amministrativo Parrocchiale, è stata resa possibile da un gruppo di «nostalgici» che volevano far rivivere il ricordo di quanto fatto in occasione dell’inaugurazione della punta del campanile. Per ora sono state illuminate le arcate delle campane poi... si vedrà. Si ringraziano quanti hanno generosamente contribuito all’acquisto del materiale e alla messa in opera. LUIGI BASSO
Avvenimenti
35
Nascite
Matrimoni
Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di:
Hanno unito il loro amore: felicitazioni a…
Jakopo Negro di Stefano e Tindara Lanza – Gallarate/Varese Aurora Negro di Luca e Paola Fenu – Sacile Joelle Bianchi di Angelo e Barbara Vettor – Milano Ena Sadzak di Amer e Aida Sadzak – Dardago Lorenzo Truccolo di Alessandro e Silvia Della Valentina – Budoia Kevin Berra di Etienne e Zhang Yaqing – Budoia Cristiano Pramore di Maurizio e Katia Rosa – Budoia Micheal Jay Chandler di Steven Allen e Catia Faggin – Dardago Irene Rinciari di Stefano e Laura Malinverni – S. Lucia Vanessa Del Zotto di Denis e Laura Ardemagni – Budoia Riccardo Janna di Giovanni e Vania Zaghet – Dardago Fabio Piazzon di Emmanuele e Laura Buosi – S. Lucia Diego Fort di Reddi e Oriella Carlon – Dardago David De Re di Diego e Raffaella Brustolon – Budoia
Marco Gigante con Antonella Bertola – Dardago Mauro Andreazza con Monica Roncolato – Dardago Marco Scarso con Roberta Penso – Dardago Daniele Marson con Erika Darisi – Santa Lucia Alessandro Cancian con Azzurra Lanfranconi – Budoia Alberto Callegari con Sonia Napolitano – Budoia Domenico Giacomel con Claudia Del Maschio – Budoia Christian Occhielli con Paola Gislon – Budoia Manrico Foscarini con Giordana Piovesan – Budoia Stefano Fort con Marica Loisotto – Santa Lucia Andrea Janna Tavan con Federica Borgini – Sesto S. G./Mi * Nozze d’argento Roberto Zambon e Rita Marson – Dardago Mauro Zambon e Daniela Zambon – Dardago * Nozze d’oro Alessandro Gislon e Anna Maria Gislon – Santa Lucia Anna Carlon Ros e Cipriano Angelin Pelat – Budoia
Lauree
Defunti
Complimenti...
Riposano nella pace di Cristo: condoglianze ai famigliari di…
Claudio Pisu – Conservazione Beni Culturali – Susegana Gianni Pellegrini – Lingue orientali – Dardago Alessandro Cancian – Lingue orientali – Budoia Antonella Ferrari Aggradi – Farmacia – Usmate/Milano Lucia Zambon – Economia e Commercio – Dardago Federica De Franceschi – Giurisprudenza – Roveredo in Piano Marta Zambon – Scienze e Tecnologie alimentari – Dardago
Ottavio Zambon di anni 72 – Dardago Alfredo Janna di anni 73 – Dardago Giuseppe Burigana di anni 75 – Budoia Roberta Piccinelli di anni 33 – Santa Lucia Giovanni Bruno Piol di anni 76 – Dardago Santa Janna di anni 79 – Santa Lucia Franca Tassan Gurle di anni 57 – Dardago Ferruccio Puppin di anni 71 – Budoia Francesco Giannelli di anni 80 – Budoia Antonia Carlon di anni 97 – Budoia Chiara Pilutti di giorni 48 – Dardago Maria Zambon di anni 79 – Dardago Elisabetta Zambon di anni 88 – Budoia Emma Donadel di anni 95 – Dardago Emma Zambon di anni 87 – Dardago Silvia Ceraldi di anni 76 – Dardago Roberto Soldà di anni 66 – Santa Lucia Ovvidio Vettor di anni 87 – Dardago Paolina Bocus di anni 73 – Aviano Lucia Gerarduzzi di anni 77 – Milano Guglielmo Luigia Folleni di anni 77 – Venezia Pietro Arnaldi di anni 68 – Castellaro/Imperia Enrico Busetti di anni 69 – Dardago Rosalino Zambon di anni 83 – Dardago Angelo Da Ros di anni 77 – Fanna Danilo Zambon di anni 84 – Dardago Rosina Parmesan di anni 86 – Dardago Giuseppe Scaramuzza di anni 57 – Pordenone Silvestro Hudorovich di anni 57 – Budoia Angela Busetti di anni 85 – Santa Lucia Romano Carlon di anni 74 – Budoia
I nominativi pubblicati sono pervenuti in Redazione entro il 12 dicembre 2000. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.
IMPORTANTE Giungono talvolta lamentele per omissioni di nominativi nella rubrica Avvenimenti. Ricordiamo che la nostra fonte di informazioni sono i registri dell’Anagrafe comunale. Pertanto, chi è interessato a pubblicare nominativi relativi ad avvenimenti fuori Comune o relativi a particolari ricorrenze (nascite, nozze d’argento, d’oro, risultati scolastici, ecc.) è pregato di comunicarli alla Redazione.
Allocco · Strix aluco Foto di Luciano Gaudenzio - Fontanafredda/Pn Nikon F90x ob. AF-ED 300 f 4.5 Fuji velvia La caratteristica principale dell’allocco è la mimeticità del piumaggio: è quindi molto difficile individuare la presenza di un allocco all’interno della fitta vegetazione. Di solito può essere rilevato solo dal canto (un lungo, tremolante e lugubre hu-hu-hu), emesso di notte, soprattutto in primavera. Grazie alla morbidezza delle piume remiganti ha un volo molto silenzioso, cosa che gli serve soprattutto nelle fasi di caccia: si nutre di piccoli animali del bosco come topi, ghiri, talpe e insetti; predilige, come tutti gli Strigiformi, i roditori, su cui esercita un’efficace controllo. Ama le foreste e i boschi con alberi vetusti: ed è proprio in questo ambiente che è stata scattata la foto.
O Associazione Fotografi Naturalisti Italiani Sezione Friuli Via della Liberazione, 6 · 33070 Budoia / Pn Tel. 0434/654322