l'Artugna 117 - Agosto 2009

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Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia

Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.

Anno XXXVIII · Agosto 2009 · Numero 117

Fiduciosa in un avvenire sereno Sindaci e Amministratori del Comune di Budoia dal 1945 al 2009

Ankara, una nuova chiamata Qui si vedeva della bella gente


di Roberto Zambon

[ l’editoriale ]

Q uesti i sentimenti che hanno provato la maggior parte dei nostri compaesani quando si è sparsa la notizia che la Giunta Regionale aveva di fatto autorizzato, con la delibera 612 del 18 marzo 2009, il progetto di escavazione e prelievo di ben 60 mila metri cubi di ghiaia dal greto dell’Artugna, a nord e a sud della strada pedemontana. Stupore, perché l’autorizzazione è arrivata successivamente al doppio parere contrario espresso dai consigli comunali di Budoia e di Aviano, nei mesi di marzo e agosto dello scorso anno, i quali, all’unanimità, avevano sostenuto che «l’intervento comporta un'alterazione del territorio con danno all'ambiente naturale non giustificato da reali problemi di natura idraulica».

Amarezza, perché se il progetto diventasse realtà, l’intervento delle ruspe per riempire 3 mila – 4 mila grossi camion con la ghiaia dell’Artugna finirebbe per sconvolgere un sito naturale a noi tanto caro. Oltretutto, tale progetto appare realizzato per prelevare la ghiaia solo a fini commerciali, considerato che il pericolo di esondazioni nella zona è più che remoto. Il legame della nostra gente con l’Artugna si è consolidato nel corso dei secoli ed è ancora saldo come sono dure le crode del nostro torrente. Una nostra cara lettrice ci ha fatto notare che l'Artugna è tra le immagini più ricordate, immaginate, fotografate, raccontate nelle vicende della vita, da una generazione all'altra, in tutto il percorso

da San Tomé in giù. Il nostro periodico ne è il maggior testimone, come molte pubblicazioni che hanno visto la luce in questi anni: Sot el Crep, Crode, Paesi di Pietra, Budoia-dhent, ciase, crode e storie, La Pieve di Dardago tra XIII e XVI secolo, le pergamene dell’archivio, Il vallone di San Tomé ed altre ancora. Questo nostro radicato sentimento ci fa apparire tale decisione come una inammissibile leggerezza di uomini che decidono senza conoscere a fondo la situazione. La nostra speranza è che un’ulteriore presa di posizione delle due amministrazioni comunali contrarie al progetto, possa servire a far ripensare chi di dovere. Gli affari e la convenienza economica non possono avere sempre la precedenza.

L’Artugna vista dopo el salt de la rosta. Sulla destra il vecchio mulin de Bronte (foto di Massimo Zardo).

Stupore ed amarezza


«Ti saluto Maria, figlia dolcissima di Anna; verso di Te mi attrae nuovamente l’amore. O Vergine piena di grazia divina, Tempio santo di Dio che il Principe della Pace ha costruito ed abitato, abbellito non dall’oro, non da pietre senza vita, ma dallo spirito di vita» (San Giovanni Damasceno)

la lettera del

Plevàn

In alto. Giovanni Carlo Bevilacqua (1775-1849). Assunzione della Vergine. Studio per l’affresco del soffitto della Pieve Santa Maria Maggiore di Dardago.

Fratelli e sorelle, il tempo scorre veloce e, nella pienezza dell’estate, guardiamo a Maria, Assunta corpo e anima alla destra del Figlio di Dio, nella gloria della Trinità. È la destinazione futura di tutti noi, chiamati ad assumere, come Maria, il gesto di essere persone dedite all’ascolto e docili all’azione dello Spirito. Come nelle Nozze di Cana, sentiamo l’invito di Maria ad ascoltare la voce del Figlio e a fare «Tutto quello che Egli ci dice». Maria è la Donna dell’ascolto praticato e vissuto e ci è donata quale memoria vivente ed esempio permanente di come stare davanti a Dio. Nella bimillenaria saggezza la Chiesa, che è nostra madre, ha ammonito e guidato i suoi figli sulla retta strada tracciata dal Signore Gesù Cristo. I pontefici, ispirati dallo Spirito Santo, hanno scritto diverse encicliche che vengono redatte per il bene spirituale, morale e sociale di tutto il mondo. Così è, per l’ultima scritta da Benedetto XVI «Caritas in veritate», che affronta temi importanti, soprattutto in questo tempo di grave crisi economica planetaria come l’economia, il lavoro, la globalizzazione, lo sviluppo dei popoli, il diritto alla vita, l’ambiente, chiedendo una nuova etica per la società e il mercato. Non è un’imposizione della chiesa, ma una semplice constatazione: «Senza Dio, l’uomo rimane 3

tristemente solo e in balia delle onde burrascose di un mare tempestoso». È anche un modo di fermarsi un attimo e pensare, riflettere, che non c’è vero progresso, se lo si vuole costruire solo con le forze umane. Ci aiuti la Vergine Maria a farci ascoltatori di Dio. Il nostro futuro deve essere corroborato da una dose di spiritualità interiore che viene da Dio. Ognuno di noi, libero di agire e di pensare potrà fare tesoro di ciò che è umano, con i suoi limiti e di ciò che va oltre lo spazio e il tempo, l’infinito. Auguro a me e a ciascuno di voi di vivere sempre con l’ottimismo e la fiducia del cristiano che ha in Maria il modello cui ispirarsi. Insieme a don Angelo vi auguro un buon ferragosto. DON ADEL


[ la ruota della vita]

NASCITE Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di... Samuele Puppin di Marco e Michela Ballan – San Donato Milanese (Milano) Paolo Joseph Feleey di Philip Joseph jr. e Francesca Begotti – Santa Lucia Andrea Luigi Campagna di Agostino Sergio e Annamaria Caputo – Budoia Ginevra Conzato di Ottaviano e Antonella Maccioccu – Dardago Elisa Gallas di Federico e Claudia Zambon – Dardago

M AT R I M O N I Hanno unito il loro amore. Felicitazioni a... Massimiliano Zambon e Vera Disarò – Dardago David Verardo e Alessandra Zambon – Dardago

L A U R E E , D I P LO M I Complimenti! Licenza Scuola Primaria Alessio Alfieri, Francesca Arcicasa, Riccardo Bastianello, Denise Benedini, Elisabetta Castellet, Annamaria Galassi, Ani Gyoka, Omar Kahol, Ivan Kozhokar, Andrea Roxiana Mogda, Tomaso Pepe, Francesca Poles, Fatima Ridaa, Jacopo Scapin, Jacopo Tavio, Andrea Tre, Daniele Zorzi. Licenza Media Superiore Adriano Zambon – Maturità classica – Sesto San Giovanni (Milano) Eleonora Usardi – Istituto Tecnico Commerciale – Dardago Martina Carlon – Liceo Scientifico – Dardago Fabio Carlon – Istituto Tecnico Commerciale – Budoia Cristina Lauritano – Liceo delle Scienze Sociali – Santa Lucia Sara R. – Istituto d’Arte – Santa Lucia Elisa Lachin – Liceo Linguistico – Santa Lucia Lauree Beatrice Vettor – Economia e Commercio – San Donato Milanese (Milano) Andrea Rui – Scienze politiche e Relazioni sociali e internazionali – Budoia Michela Carlon – Medicina e Chirurgia – Budoia Alessandra Bravin – Scienze per lo Sviluppo e la Cooperazione Internazionale – San Giovanni di Polcenigo

DEFUNTI IMPORTANTE Per ragioni legate alla normativa sulla privacy, non è più possibile avere dagli uffici comunali i dati relativi al movimento demografico del comune (nati, morti, matrimoni). Pertanto, i nominativi che appaiono su questa rubrica sono solo quelli che ci sono stati comunicati dagli interessati o da loro parenti, oppure di cui siamo venuti a conoscenza pubblicamente. Naturalmente l’elenco sarà incompleto. Ci scusiamo con i lettori. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.

Riposano nella pace di Cristo. Condoglianze ai famigliari di… Nicoletta Musci di anni 86 – Milano Wilma Pontello di anni 85 – Cecchini di Pasiano Elena Carlon di anni 64 – Padova Maria Assunta Janna di anni 99 – San Colombano al Lambro (Lodi) Irene De Carolis – Trieste Cerne Dinorach di anni 97 – Budoia Salvatore Bufalo di anni 63 – Budoia Candida Ianna di anni 94 – Budoia Giuseppina Bocus di anni 84 – Budoia Emilio Zambon di anni 83 – Budoia Olga Fort di anni 100 – Budoia Luigina Conti di anni 77 – Udine Antonietta Santucci di anni 73 – Santa Lucia Luigia Bocus di anni 98 – Aviano Maria Bocus di anni 86 – Coltura Anna Zambon di anni 82 – Budoia Marina Carlon di anni 94 – Budoia Regina Zambon di anni 84 – Dardago


In copertina. Il greto dell’Artugna all’altezza del ponte che porta a Castello d’Aviano. La naturale e suggestiva bellezza del sito è messa in pericolo dal progetto di escavazione e prelievo di 61.000 m3 di ghiaia. Fanno da sfondo la Val Granda sovrastata dal monte Candóle e dal Saúc.

Periodico della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia

[Foto di Vittorio Janna Tavàn]

Stupore ed amarezza di Roberto Zambon

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Nino Cosmo tra cavalli e masaróns di Massimo Zardo

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La lettera del Plevàn di don Adel Nasr

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Un sogno realizzato: el ciàr del me nóno di Anna Fort

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La ruota della vita

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Recensione

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Drio el thòc se taia la stéla di Anna Pinàl

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Fiduciosa in un avvenire sereno a cura di Vittorio Janna e Lucio Rizzo

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Direzione, Redazione, Amministrazione tel. 0434.654033 · C.C.P. 11716594 Internet www.naonis.com/artugna www.artugna.it e-mail l.artugna@naonis.com

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Respiro Missionario. Il Vescovo a Santa Lucia di Budoia di Mario Povoledo

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Qui si vedeva della bella gente di Mario Povoledo

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’N te la vetrina

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Camminando nell’amore di Giuseppe Manzato

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L’angolo della poesia

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Sindaci e Amministratori del Comune di Budoia dal 1945 al 2009 di Elvi China

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Lasciano un grande vuoto...

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Cronaca

Direttore responsabile Roberto Zambon · tel. 0434.654616 Per la redazione Vittorina Carlon Impaginazione Vittorio Janna Contributi fotografici Archivio de l’Artugna, Vittorina Carlon, Rita Marson, Fulvia Mellina, Vittorio Janna, Massimo Zardo Spedizione Francesca Fort Ed inoltre hanno collaborato Adelaide Bastianello, Francesca Janna, Osvaldo Puppin, Espedito Zambon, Marta Zambon, Renzo Zambon Stampa Arti Grafiche Risma · Roveredo in Piano/Pn Autorizzazione del Tribunale di Pordenone n. 89 del 13 aprile 1973 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.

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Inno alla vita

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Son tornadhi a votà

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A colloquio con… il sindaco uscente ed il neo eletto di Mario Povoledo

I ne à scrit Bilancio

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Programma festeggiamenti dell’Assunta

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Finalmentestate a cura di don Adel, don Angelo, Alessandra e Fulvia

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Ankara, una nuova chiamata di Mariagrazia Zambon

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Mario Signora e Venanzio Renier di Walter Arzaretti

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Pagina delle Associazioni A.F.D.S. Budoia-Santa Lucia di Pietro Zambon

Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione di qualsiasi parte del periodico, foto incluse, senza il consenso scritto della redazione, degli autori e dei proprietari del materiale iconografico.

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e inoltre... Albero genealogico «La grande famiglia degli Zambon Pinal, Pinal Glir» a cura di Roberto Zambon


Drio el thòc se taia la stéla

di Anna Pinàl

(...) noi stela cioè frammento, derivato da un ceppo forte e dignitoso, ci portiamo dentro le somiglianze dei forti e dei dignitosi. (...)

T utto quello che fa un uomo tranquillo appare sempre lento. È il tocco tipico del dominatore: mio nonno. La sua lentezza sembra spreco di tempo, irritante compiacimento. Naturalmente in un clima dove c’è ordine, c’è un lavoro già fatto prima, ma che non risulta. Così abbiamo capito poco un vecio furlan com’era lui e tanti altri nonni. Noi «occhi svelti», in cerca solo dell’effetto finale, viviamo tempi in cui tiriamo via, insofferenti e sbrigativi. Lui ci sembrerebbe uno che va per le lunghe se fa uscire con lentezza la sua mucca dalla stalla per metterla sotto il douf, con riguardo, e non le dà una sbac-

chettata perché non affretta il passo; perché non fa smuovere quelle thate nel crescendo della ripresa, come con un acceleratore premuto. Lui aggancia e sgancia carro e animale, con le mani che non fanno mancare una carezza sul groppone di chi «tira» pesi, apre e chiude porte e portoni con cura e attenzione più degli aggeggi elettronici. Si mette in marcia tranquillo, sicuro che il tempo richiesto è il solito e non occorre sbirciare cronometri, altimetri, livelli di carburante. L’essenziale è un mondo vivo che cammina compatto, solidale, e procede pulito e forte verso il suo compito. Ma a passo d’uomo, cioé a testa d’uomo. 6

E quando lo vediamo scendere dalle traighe de le Stue, o del Pissol, o de la Ciastaldìa, con il carico di fieno sulla slitta e fare delle manovre a zigzag, per frenare lo slancio della discesa e non venire travolto, lo ammiriamo ancora per la sua calma agile. Scende come un atleta che oltre a governare le sue scivolate a destra e a sinistra, gioca con il peso che porta a valle, facendolo correre sui magons robusti di una slitta costruita con le sue mani. Le mantie leggere e arrotondate sono come due barre di timone, per virare e mantenere salda la direzione. Se lo vedessero i giovanotti di oggi ne avrebbero invidia e vorrebbero sfidarlo.


Cambierebbero volentieri le assicelle delle spericolate discese sulla neve, o le funi elastiche dei loro lanci nel vuoto. Saprebbero senz’altro esibire e utilizzare il surplus di coraggio che mostrano nelle imprese estreme. Sarebbero sicuri di arrivare incolumi sul ciamador, ma mio nonno non avrebbe piena fiducia nell’affidare a loro il tragitto del carico di fieno, che deve arrivare tutto intero fin in tel tublàt. La calma è una variante del coraggio, ma ha più esigenze della spavalderia. Soprattutto quando sulla sloitha scende un carico di tronchi, le sclèpe de faer, legno duro e pesante. El faèr no l’é pàia. Portarlo a valle sul ciamador e poi cargàlo sul ciar richiede riserve di energie attribuite ai furlans doc. Roba da uomini speciali. Altro che guizzi acrobatici un po’ truccati da mandare in scena in TV Sport. Lo slalom del giovane che si lancia all’impazzata in un giogo di curve per guadagnare qualche secondo nell’ordine di arrivo, è uno spettacolo di vitalità applaudito. Lo slalom di chi scende per arrivare a valle guadagnando metro su metro è il vanto di un uomo forte, la sfida che porta lui e la sua sloitha sani a casa, con un carico prezioso, e dopo un percorso più lungo e più impervio di quelli olimpici. Ma perché ricordare e celebrare simili fatiche? Una gru estensibile aggancerebbe e solleverebbe carro, legna e conducente, e con una svirgolata lo calerebbe e lo adagerebbe piano piano dal ciamador al cortile di casa, in 5 minuti. Invece di una giornata. È paradossale ma meno impossibile ormai che rivedere le indimenticabili sloithe. Il mito della velocità e del risparmio di tempo ci hanno tolto il diritto e la felicità di contemplare ciò che abbiamo accanto. Non c’è tempo. Siamo come pompieri in corsa.

Se sarà possibile applicare tachimetri sulle nostre auto con effetto frenante quando c’è qualcosa di bello da ammirare, potrà accadere che le macchine rallentino azionate in automatico da un Navigatore compiacente della natura, che forzatamente ci fa andare a passo d’uomo. Scopriremo il vantaggio di viaggiare rallentati anche senza intasamenti, e potremo recuperare la capacità della vista, del pensiero, della riflessione, della nostalgia, dell’orgoglio friulano, ritrovando el thoc da unlà che son vignudhi fora. Se nelle strade di provincia un carro agricolo ci precede e trotterellando fa da tappo al traffico per 5 minuti, prima che scompaia imboccando un viottolo, ci viene la voglia di mandare un SMS al sindaco di zona: che proibisca la circolazione di simili carriaggi. I quali a nostro parere dovrebbero correre agganciati a una Land Rover, a un Pick up, a un Suv o a una motrice adeguata per i 130 all’ora. Perché anche lui proceda rapido come tutti. Ma se guardando il trabiccolo ci viene in mente com’era bello scariasse sul fen del ciàr, fai un primo passo verso il ritorno alla saggezza e alla contemplazione. E allora pensi anche a tuo nonno, com’era calmo, fattivo, avveduto, capace, inventivo, pensatore, dignitoso; parlava e depositava parole come gemme da incastonare per tenerle a mente. Di lui ricordi frasi lapidarie, scolpite come sulla pietra. Ogni generazione è stata come un filtro che ha lasciato passare cose e ne ha fermate e distrutte altre. Arrivato il nostro turno noi abbiamo bloccato e spianato tutto. Messo un fermo totale: ora cresce l’erba, le ruste, le ortìe, i bars dove è passato il sudore, la fatica, il coraggio. Ci siamo allontanati dalla natura. Come da una colpa, da un cattivo ricordo, un precedente indesiderato. Il nostro DNA è messo a 7

tacere per seguire l’onda che non ci piace ma sulla quale galleggiamo. Siamo omologati. Livellati. Amalgamati. Cioè mediocrizzati. Hanno scritto, su giornali accreditati, che il mondo dell’agricoltura nell’opinione generale di certuni ha un qualcosa di miserabile. È il ritratto proveniente da certi film. Se è vero, dovremmo avere una macchia nera nei nostri successi personali. Eppure, secondo il proverbio, drio el thoc se taia la stéla, noi stela cioè frammento, derivato da un ceppo forte e dignitoso, ci portiamo dentro le somiglianze dei forti e dei dignitosi. Ma dovremmo smetterla di alimentare il pensiero che il Friuli è stata una terra di miseria, dalla quale se ne sono andati i più, per cambiare pelle da poveri a ricchi. Da contadini a metropolitani. Il Friuli fa troppo poco per riprendersi il suo orgoglio, quello del thòc. Se ne guarda bene dal mostrare i schei, insospettabilmente moltiplicati, che ’na volta i era sempre poci. Ma i rivava dapardhut, i li feva bastà le galete, el vedel, el vaglia che ’l rivava da via. – Piero, in elo de mea? – sentivi chiedere alla posta. Se Piero sfogliava la pila di plichi arrivati e poi sorrideva, il vaglia c’era. Il modulo rosa compilato in bella scrittura, con qualche svolazzo per civetteria culturale nel testo, era il frutto di chi aveva lavorato, raggranellato e provveduto con gioia e orgoglio a spedire la paga tutta intera. Così a casa i conti poi quadravano. Le bele ciase de sas che le brila i ne le à fate lor co’ i so poci schei. Invethe da dì ’n tiei centri fitness, a fà fadhie insulse, inmanco don a dà una netadha ai nostre bosc. ’L è pì salute e no costa gnent. Ritroveremmo la calma, il vero bene rifugio che non è in vendita: l’abbiamo dalla nascita in fondo al DNA. Basta sdaramà (rovistare) nei ricordi di famiglia.


Un ricordo ancora vivo nella memoria: le storie di Alba Puppin Putelàte e Rosàlia Janna Tavàn che nella prima metà del Novecento commossero le nostre comunità.

Fiduciosa in un avvenire sereno a cura di Vittorio Janna e Lucio Rizzo

Pagina accanto. Sopra. Alba Puppin Putelate e Giuseppe Rizzo. Sotto. Alba con l’ultimogenito Eugenio.

Santa Lucia, 1898. I registri parrocchiali attestano la nascita ed il battesimo di Giuseppe Rizzo. L’anagrafe «popolare» e gli amici gli attribuiscono il soprannome di Puti, ma gli abitanti del paese lo ricordano come Bepi l’Ardito, un nome «di battaglia» derivato dalla sua militanza – durante il primo conflitto mondiale – nel Corpo degli «Arditi», un reparto militare costituito da gente ‘tosta’ e da detenuti che, barattando uno sconto di pena, si arruolavano tra quelle truppe per imprese belliche di una certa pericolosità e durezza. Benché non ci risulti che Bepi fosse un ‘duro’ o che avesse contenziosi con la giustizia, quello era il Corpo a cui fu assegnato. Al termine della Grande Guerra e lasciata la divisa militare, Rizzo, come tanti suoi commilitoni, rientra al proprio paese, alla propria casa e ai propri affetti. La vita riprende lentamente il suo ciclo e i giovani, anche se provati da negative esperienze di guerra, guardano sempre fiduciosi al futuro animati dal desiderio di poter «scrivere» le loro pagine personali di storia attraverso nuove idee, nuove decisioni, nuove opere. Nel 1927, a 29 anni, Giuseppe Rizzo si sposa con Alba Puppin Putelàte di Budoia. I due sono accomunati dall’idea di costruire, anche se le finanze non sono floride, una solida famiglia, basata sulla reciproca stima e nutrita – 8

con l’aiuto della Provvidenza – dal desiderio di un discreto numero di figli. L’anno seguente nascono Gio.Maria e, tre anni dopo, Albano. L’ambizione, confessata, di papà Rizzo è quella di avere anche una figlia femmina tanto che, prima ancora di attendere l’esito di un successivo parto, prepara un corredo femminile per il nascituro. Il desiderio è disilluso il 4 marzo 1942 quando nasce Lucio, e poi ancora il 4 novembre 1943 con l’arrivo di Eugenio. Così, nell’arco di tempo di 15 anni, i coniugi Rizzo possono godere della presenza di quattro figli maschi. Come tante altre famiglie che popolano i paesi della Pedemontana, anche la nostra, durante il periodo bellico, è costretta, per vivere, a confrontarsi quotidianamente con gli eventi e le difficoltà. Papà Rizzo per assicurare ai famigliari il minimo sostentamento è costretto a cercare lavoro e a trasferirsi a Trieste. In quella città, dichiarata «zona franca», c’è anche la possibilità di reperire qualche genere alimentare divenuto assai raro… il riso, lo zucchero, l’olio. A Santa Lucia, intanto, mamma Alba cresce la famiglia e nel frattempo anche Eugenio, l’ultimo nato, compie il suo primo anno di vita. Le giornate quando sono colme di incertezze, si sa, trascorrono molto lentamente. Ciò nonostante, niente fa prevedere come una tragedia sconvolgerà quelle esi-


stenze. Gio.Maria e Albano, i figli più grandicelli, oramai adolescenti, il 4 novembre, giorno del compleanno di Eugenio, di ritorno dal bosco dopo la raccolta delle castagne, trovano la loro mamma distesa sul letto in preda a lancinanti dolori. La poveretta piange, urla e si dispera. Colti dallo spavento i ragazzi corrono a chiamare in aiuto la nonna ed il medico. Quello che il dottore stima come una colica intestinale si rivela invece una malattia che in quegli anni comincia ad avere esiti letali. Alba Puppin, la giovane sposa, mamma di quattro bambini, il 28 novembre 1944, a soli 38 anni, muore di tifo. Dardago, 1908. All’alba del 31 luglio, nella famiglia di Costante Janna c’è aria di festa perché la sua sposa, Maria Zambon Colùs, ha appena dato alla luce una nuova creatura. In quella casa l’hanno già preceduta sei fratelli e il nome prescelto per la bambina è Rosàlia. Quello di Costante è un nucleo famigliare bello e numeroso, inserito, come altri, all’interno di una più grande e articolata famiglia patriarcale: gli Janna Tavàn. I grandi «pilastri» di quella comunità portano nomi come Barba Dho-Maria, Barba Valentin, Barba Bastian, Barba Svalt... Sono i capifamiglia indiscussi di una collettività che vive nelle case che si affacciano su un grande cortile, quello appunto dei Tavàns in via Castello. La vita di una così numerosa comunità è regolata dalle decisioni dei patriarchi. Per garantire il magro sostentamento ai numerosi componenti, il lavoro – unica fonte di reddito – si alterna tra i campi, la stalla, l’orto, la fienagione ed il pascolo in montagna. Fanno eccezione alcune figure di artigiani falegnami. L’istruzione dei giovani del paese – saper leggere e ‘far di conto’ – è demandata al pievano che spesso è costretto ad usare metodi educativi oggigiorno giudicati eccessivamente severi. Ma così è l’uso di quel tempo. Dell’infanzia di Rosàlia ben poco si conosce ma la sua vita è e sarà contrassegnata dagli eventi cruenti delle due guerre mondiali. Così come il lavoro la porterà a ripetuti spostamenti. I giovani infatti si mettono alla ricerca di un occupazione per poter contribuire alle finanze delle famiglie ricche di prole ma impoverite dagli stenti

della guerra. Se i maschi sono presto impiegati nell’agricoltura, le ragazze, alla ricerca di prospettive lavorative più lusinghiere, lavorano al servizio di famiglie facoltose come «servitù». Forse ancora non ventenne Rosàlia è costretta a salutare i suoi genitori, il suo cortile, la chiesa… i suoi monti. Milano, la grande città lombarda l’attende, per chiedere in cambio del salario, le sue giovani energie. Quel distacco, quello strappo affettivo, lontana dalla famiglia e da casa, iniziano a segnare e a temprare l’esistenza e il carattere di Rosàlia. Una seconda esperienza di lavoro al di fuori della famiglia la porta questa volta ancor più lontana, in terra di Francia. Fortunatamente, con lei c’è la sorella maggiore Rosa, con la propria famiglia. Le due sorelle trovano occupazione presso un istituto. Montagne di biancheria quotidianamente attendono di essere lavate e stirate. Tenacia nell’affrontare le difficoltà e caparbietà nel superare la stanchezza che accompagna questo gravoso lavoro, caratterizzano il periodo francese. Ciò che non è possibile evitare sono invece le conseguenze degli avvenimenti politici. Negli anni che precedono la seconda guerra mondiale la politica italiana non è allineata a quella francese. Gli animi delle persone sono ostili, «Allez chez vous!» («Andate a casa vostra!») è il motto gridato ai lavoratori italiani, di certo non un cordiale benvenuto. Rosàlia e la sorella con la famiglia rientrano in patria. Lei prosegue per Dardago, gli altri si fermano a Milano. Venti di guerra iniziano a soffiare e presto la tragedia bellica si abbatte sulle nazioni con tutta la sua drammaticità, portando ovunque lutti e rovine. Santa Lucia, 1944. La scomparsa di Alba Puppin, la giovane sposa di Giuseppe Rizzo, coinvolge e sconvolge l’intero paese. Il dolore e la commozione per quella morte sono condivisi da tutti. Un marito e quattro bambini con scarsissime risorse (né terreni, né boschi, né orti, solo qualche gallina e qualche coniglio), rimangono d’improvviso privati del conforto di una mamma e di una moglie. Condivisione e solidarietà sono allora, in un clima di povertà diffuso e nel pieno della seconda guerra mondiale, valori di coesione di una comunità, principi fondanti l’esistenza e l’e9

voluzione stessa di un paese. Il figlio più piccolo, Eugenio, è affidato alla nonna materna Marianna che dispone di una stalla con una mucca per garantirgli almeno latte e formaggio, Gio.Maria, sedicenne, comincia a lavorare e diventa presto indipendente, Albano, di tredici anni, rimane in casa e si prende cura di Lucio. Per le faccende domestiche, una giovane zia dei ragazzi, sorella di Alba, si trasferisce da loro mentre il padre è a Trieste (da dove fa ritorno una volta ogni una/due settimane). Una situazione che diventa ben presto insostenibile, derivata dall’assenza di Rizzo e dall’assenza, soprattutto, di una vera figura materna. «Cercati una moglie – insiste il cognato di Giuseppe, Antonio – sei ancora giovane, i tuoi bambini hanno bisogno di una mamma». La questione non è così semplice, non si tratta di trovare una donna, ma


una madre per i propri figli, una donna disposta al sacrificio, disposta ad allevare dei bambini non suoi, a dar loro amore e a ‘conquistarli’ per riceverne in cambio. La seconda guerra mondiale sta per volgere al termine, un nuovo faticoso inizio si prospetta all’orizzonte, una nuova ricostruzione, nuovi rapporti, nuovi programmi da progettare. Per Giuseppe Rizzo significa ricostruire una famiglia, cercare una nuova madre per i suoi figli; per Rosàlia rappresenta un nuovo lavoro ed un’altra destinazione. Milano, 1947. Il capoluogo lombardo incrocia nuovamente la vita di Rosàlia. La ragazza

marchio di un destino, traccia indelebile nel suo cuore che conserverà per sempre. Il giorno dopo la ragazza riceve una lettera a firma di Giuseppe Rizzo di Santa Lucia. Lei non lo conosce e lui non conosce lei e mai l’ha vista prima pur essendo nati nello stesso Comune ed avendo abitato in paesi vicini. Ma a quel tempo si usava così. Si usava cioè scriversi delle lettere. Una prospettiva strana da concepire oggi in un mondo governato dal computer e dominato dalla comunicazione rapida delle chat e dalle conoscenze facili ed immediate dei social network. Nel 1948 si usa così, come si usa recarsi presso le famiglie delle ragazze per chiedere l’autorizzazione ad avere

cludo una mia fotografia in quanto ne abbia una sua impressione. Non posso darle altro, è la mia più recente assieme al mio caro Lucio di quasi sei anni (…)». Rosàlia accoglie quella lettera con sorpresa ed entusiasmo e, prima ancora di rispondere, prende la decisione di ritornare a casa per conoscere quell’uomo. Quelle parole la rincuorano e il desiderio è tanto sentito che annuncia alla signora Morpurgo la sua intenzione. Lei ammira la determinazione di Rosàlia e le accorda il permesso, chiedendole solo del tempo per poter trovare un’altra persona per i lavori di casa. Nell’arco di un mese Giuseppe scrive a Rosàlia sei lettere alle quali lei non

Venezia, novembre 1947. Il papà Giuseppe e il figlio Lucio di «quasi sei anni». Questa foto accompagnò il testo della lettera di presentazione alla signorina Rosàlia. A destra. 10 aprile 1948. Uno scorcio del cortile dei Tavàns. Un momento del pranzo nuziale di Giuseppe e Rosàlia. Da sinistra Lea e Rosa Janna e Ferruccio Zambon Pinal, nipote di Rosàlia.

è assunta, nel 1947, presso i Morpurgo, famiglia di facoltosi pellicciai, abitante in via Aurelio Saffi. L’anno seguente, in una delle tante notti passate in quella casa Rosàlia fa un sogno. Un sogno particolare, perché nulla di ciò che costituisce la sua visione onirica, come a volte capita, trova riscontro o un lontano riferimento con i volti o le situazioni che lei può aver già vissuto nella sua vita. Una donna, bellissima, vestita di nero, amorevole e delicata, tiene per mano quattro bambini. Le si avvicina lentamente. Alzando la testa incontra il suo sguardo. La osserva, e come a cercare la conferma di un animo nel candore degli occhi, le dice: «Ti affido queste creature, abbi cura di loro e vogli loro bene». Parole e volti che si fanno segno,

in sposa la figlia o – come in questo caso, la sorella – e poter intessere con lei una corrispondenza epistolare finalizzata alla proposta di matrimonio. Anche Giuseppe Rizzo fa questo. Si reca da Giovanni Janna di Dardago, capofamiglia – del ramo di Costante (probabilmente i genitori erano già morti) – dei Tavàns e fratello di Rosàlia. Il 26 gennaio 1948, Bepi l’Ardito scrive la sua prima lettera, con foto allegata, preceduta da una «buona parola» di garanzia che Giovanni Janna, forse, fa pervenire alla sorella a Milano. «Gentilissima Signorina Rosàlia, perdonatemi tanto della mia libertà di far confidenza che mi voglio prendere con voi (…) vorrete essere così gentile ed accoglierla lo stesso benevolmente da un umile cuore sebben non vi conosco ed altrettanto voi (…) Qui le in10

manca di far corrispondere una risposta e la sua foto, che Bepi gradisce, intuendo nell’osservazione dei tratti aggraziati e gentili del volto di lei, una corrispondente disposizione d’animo di uguali bontà e dolcezza. Una sensazione confermata anche dal figlio maggiore di Rizzo, Gio.Maria, cameriere a Vittorio Veneto, che oramai ventenne, le scriverà per dimostrare l’entusiasmo e la buona accoglienza che i figli le stanno per riservare in casa «ò inteso tutte le sue buone qualità, spero verrà presto fra noi, perché ne abbiamo molto bisogno di una buona mamma come lei (…) dev’essere proprio una buona donna, lo dice anche il vostro volto». Giuseppe Rizzo è disposto, come sottolinea nei suoi carteggi, a «volerle bene ed amarla» senza ulteriori conferme ovvero «(…) non voglio farle


nessuna domanda che riguarda la sua persona (…) in quanto al carattere credo che non ci siano difficoltà fra noi perché anch’io non bramo che la pace e vorrei sperare di trovarmi felice con voi». In alcune lettere Rizzo fa firmare anche il figlio Lucio ed infine esplicita la sua richiesta «spero vorrete essere una buona moglie ed il mio affetto non vi mancherà mai». Rosàlia dal canto suo, in una fotografia che probabilmente gli invia in data 14 febbraio 1948, vi riporta una frase scritta a mano nella quale racchiude la semplicità delle sue aspettative: «fiduciosa in un avvenire sereno». Parole di timore ed ottimismo che consacrano, a loro modo, quel giorno di febbraio dedicato all’amore. Nel delicato ed ‘ingenuo’ tenore di queste frasi i due comunicano i propri sentimenti, i propri stati d’animo, le proprie sensazioni verso una relazione che sta nascendo a distanza ma dagli esiti ancora incerti seppur lontananza e desiderio di incontro ne amplificano oltremodo la dolcezza. «Sento di essere felice solo nello scrivervi (…)» conclude Giuseppe Rizzo in una sua missiva e chiede, quando lei gli annuncia che di lì a qualche tempo sarebbe giunta in paese a conoscerlo, di anticipare il loro incontro «(…) Vorrei pure incontrarla alla stazione a Sacile però sempre se lei ha piacere di questo mio desiderio (…)». I due si conoscono. Non sappiamo in quale giorno preciso di quel lontano 1948 ma l’interruzione delle lettere porta la data del 27 febbraio. Da quel momento in poi Rosàlia tornerà nella sua terra. Due suoi sogni, quello di ritornare nel paese natio e quello di sposarsi, stanno per trovare compimento. L’«avvenire sereno» auspicato nel retro di quella foto comincia a prospettarsi nella sua emozionante concretezza. Il 10 aprile 1948, nella chiesa della Pieve di Santa Maria Maggiore in Dardago, Rosàlia Janna e Giuseppe Rizzo si uniscono in matrimonio. Celebra il rito don Nicolò Del Toso con la garanzia dei due testimoni Ovidio Vettor, il sacrestano, e Luigi Rizzo, fratello di Giuseppe. Sono trascorsi due mesi e mezzo dalla prima lettera di Bepi l’Ardito e ora una nuova, amorevole madre, sta per prendersi cura dei figli di Giuseppe. Il pranzo nuziale si svolge nella casa

dei Tavàns, seguito dal tradizionale corteo verso Santa Lucia passando da Budoia, davanti la dimora dei nonni materni Putelàte lungo la Cianisèla. Quando Rosàlia entra per la prima volta nella sua nuova casa, vedendo una foto di Alba, la precedente moglie di Giuseppe, ha un sussulto. Ciò che era, nel suo animo, fino a quel giorno, solamente l’immagine di un volto e il suono di una voce che l’avevano accoratamente spronata, ora mostra l’identità della persona e svela il senso profetico del gesto e delle parole di quella lontana notte. «Ma quella è la donna che ho visto in sogno!»: i due destini cominciano ora ad incrociarsi, a sovrapporsi e a fondersi in una linea rafforzata dall’animo

Bepi l’Ardito al corteo nuziale della nipote Bruna Janna.

Rosàlia con i quattro figli e le nuore nel giorno del suo 91° compleanno. Da sinistra: Albano con la moglie Marcellina, Lucio con la moglie Loredana, Gio.Maria e la consorte Silvana, Gisella ed il marito Eugenio e… mamma Rosàlia Janna Tavàn.

nobile delle due donne e coerente con l’affetto che la prima inaugurò verso i figli per istinto naturale e che la seconda accolse come missione provvidenziale. Destini di amore, verso lo stesso marito e verso i figli, destini di dolore perché la morte, ancora una volta entra in quella casa. Due anni dopo il pensionamento di Giuseppe Rizzo (che lavorava tra Trieste e Venezia), nel 1960, a 62 anni, dodici anni dopo il suo nuovo matrimonio con Rosàlia, l’uomo si ammala e muore. Quattro figli, sebbene alcuni già adulti, sono nuovamente privati di una figura di riferimento che fino ad allora li ha cresciuti con sacrificio e nelle difficoltà della sua condizione e di un periodo storico di particolare incertezza. Rosàlia rimane vedova a cinquantadue 11

anni, ma trova motivazioni nel costruire la fiducia nel suo «avvenire sereno» per sé, per suo marito (nonostante la scomparsa) ed i figli (nonostante non ne abbia avuti di «propri») nell’amore che custodisce per loro, nel forte senso di fede, nell’umiltà e nella tenacia del suo carattere che la supporta sempre nel suo ruolo di moglie, madre, donna di casa. E nella missione della quale fu investita dalla figura del sogno. La vita le concesse il conforto di poter essere vicina e di voler bene ai suoi figli per molto tempo. Nel 2000 a quasi 92 anni, Rosàlia Janna Tavàn li salutò serenamente. * Io sono tra quelli, io sono Lucio, il terzo figlio di Giuseppe, Alba e… Rosàlia, una donna, una mamma… l’espressione viva della Provvidenza.


Il vescovo Ovidio Poletto mentre impartisce il Battesimo a Matt e con i ragazzi che hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione.

Respiro missionario il vescovo a Santa Lucia di Budoia di Mario Povoledo

G iornata intensa e di respiro missionario quella vissuta dalla Comunità di Santa Lucia di Budoia, riunita per la Confermazione a 14 giovani e i Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Prima Comunione) impartiti dal Vescovo al quindicenne Matt (Matteo) di origini congolesi e qui residente con la famiglia, preparatosi con convinzione dopo un triennio di formazione catechistica. Si è parlato di ampio respiro missionario, in quanto la Comunità che ha avuto i natali il Vescovo Domenico Comin, evangelizzatore in Amazzonia presso la tribù dei Kivaros e lì sepolto per sua volontà, ha sentito un debito di riconoscenza verso la sua opera e ha inteso così ringraziarlo con l’adesione alla Chiesa di un nuovo cristiano adulto, ben inserito nel nostro tessuto sociale. Monsignor Poletto nell’omelia ha sintetizzato la spiegazione della Parola proclamata arricchendola con le consuete paterne raccomandazioni – non solo verso i cresimandi, ma soprattutto agli adulti e ai Padrini – mai troppe, dati i tempi in cui viviamo, ove pressappochismo, liceità, egoismo e apatia, sembrano avere

il sopravvento. Il Vescovo si è detto entusiasta della scelta di Matt e ha colto lo spunto perché i presenti rivivessero, in cuor loro, il grande dono della fede trasmesso dai genitori, dono che va preservato, custodito, vissuto e testimoniato. Il Vescovo si è anche detto preoccupato per l’impressionante moltiplicarsi ed acutizzarsi delle minacce alla vita delle persone e dei popoli. Citando il Servo di Dio Giovanni Paolo II, ha testualmente detto che: «Alle antiche dolorose piaghe della miseria, della fame, delle malattie, della violenza e delle guerre, se ne aggiungono altre dalle modalità inedite e dalle dimensioni inquietanti che vanno contro la libertà degli individui e ledono la dignità delle persone umane, create da Dio per il bene, mai per il male». Ha però ribadito il concetto dell’ottimismo cristiano, in forza alla promessa del Signore risorto che non ci lascia orfani e con la continua effusione dello Spirito, che è Signore e dà la vita, rimane con noi, sino alla fine. I suggestivi riti della benedizione dell’acqua, delle promesse battesimali pronunciate dall’aspirante Matt con voce ferma e convinta, il Battesimo, la consegna e la vestizione con 12

una tunica bianca, simbolo della nuova dignità e la consegna del cero acceso, simbolo della nuova luce che si è accesa nel cuore di Matt, sono state accolte dai fedeli con un prolungato applauso. È seguita l’amministrazione della Cresima. Al termine della liturgia, accompagnata dal Collis Chorus che ha eseguito brani di musica sacra dall’alto del maestoso organo, stile francese, voluto dal compianto Parroco don Nillo Carniel e dopo il ringraziamento e il saluto di don Adel, Monsignor Poletto ha visitato la chiesetta al colle, dedicata a Santa Lucia e un capitello votivo restaurato grazie al contributo della Regione, della Fondazione CRUP, del Comune e di offerte spontanee dei fedeli. Accomiatandosi dalla Comunità, il Vescovo ha salutato il nuovo Sindaco di Budoia, arch. Roberto De Marchi, accompagnato dal Vice Sindaco con delega all’integrazione, Janna Pietro, e gli ha rivolto i migliori auguri di buon servizio, con lo sguardo rivolto soprattutto verso i più deboli, gli emarginati, gli anziani e quanti bussano alle nostre porte per chiedere comprensione e sostegno.


Camminando nell’amore Un uomo che non si è accontentato della comodità e dell’abitudine, ma ha voluto mettersi al servizio di Dio, nel cercare il dove e il perché della sua vita: è Padre Egidio Meda, il sacerdote che guida il Santuario della Madonna del Monte di Marsure e che ogni mercoledì celebra la Santa Messa, a Budoia. Ha voluto festeggiare il trentennale del suo sacerdozio raccontando la sua vita in un libro, attraverso la penna di Michela Bigaran. Pubblichiamo la prefazione di Giuseppe Manzato.

Etsi Deus non daretur. Viveva così Egidio Meda, giovane di bell’aspetto e di sicuri successi in quegli anni Cinquanta e Sessanta nella Milano da «bere» e nella Roma «bene». Capitali dei salotti che contano – ieri come oggi – e delle vetrine della notorietà. Vite per pochi, in un’epoca ancora saldamente ancorata al portato fecondo della tradizione cristiana. Etsi Deus non daretur, vivere come se Dio non ci fosse è il segno più evidente del nostro tempo, che si legge – anche – nella corsa di molti per partecipare ai salotti «buoni» dei simulacri della multimedialità; luoghi dove si celebra la vacuità di una società precaria, pregna di una visibilità crassa e volgare. Palcoscenici ambiti che, più spesso, sono l’oggetto di squallide contese fra tanti, senza arte né parte. Egidio Meda, invece, aveva ricevuto in dono l’arte e, di conseguenza, la meritata parte. È proprio il caso di dirlo, data la singolare vicenda umana di questo «combattente» per Cristo. Emergere in quegli anni, quando la qualità complessiva della società italiana era oggettivamente più elevata – anche nel mondo dello spettacolo – rende ancor più significativa la «svolta» del promettente

attore teatrale e cinematografico lombardo. Ammesso che di svolta si possa parlare. Perché, evidentemente, il Regista dell’universo lo aveva prescelto e chiamato a ben più elevati carismi, dopo averlo provato e saggiato con il fuoco. Non erano per lui le scene dell’effimero, ma la scena aperta e perenne. La scena che non conosce sipario (…). Profetico padre Egidio, al modo di quell’illustre domenicano fiorentino di cinque secoli fa, se si guarda bene a questa contemporanea europetta di rinnegati, traballante in un’identità che rischia di dissolversi (…). Tanto focoso sull’altare quanto mansueto nella quotidianità della vita conventuale. Eccellente cantore della croce nel suo dire pubblico, indubbiamente affascinante, e rassicurante largitore della Divina Misericordia nel segreto del confessionale. Simpatico conversatore in compagnia di una sigaretta, di cui in verità faceva consumo assai parco e discreto; giusto per far piacere all’interlocutore, quasi fosse l’ultimo lieve segno di una mondanità mai rimpianta. Mai presuntuoso o superbo. Anche nel discorrere di riferimenti alla storia sacra o di qualche principio teologico, non 13

«vedeva» mai ciò di cui non fosse certo. Il mondo moderno ha reso migliore la vita biologica degli esseri umani, anche se non sempre quella sociale. Condizione che da più parti esalta la dittatura della tecnoscienza, come è solito ricordare Papa Ratzinger. Ma nella fattispecie, questi apprezzabili risultati raggiunti da sapere scientifico e medico, ci servono solo per dire che padre Egidio è ancora un ragazzo! Perciò, caro Padre Egidio, continua a «tuonare» dal pulpito! Continua a dare la sveglia… Ché i cristiani devono essere le sentinelle del mattino, come amava ripetere Giovanni Paolo II rivolgendosi ai giovani. E continua a infondere il sapore vivificante della speranza cristiana (...). Il messaggio d’amore di Gesù di Nazareth trova veicolo privilegiato nella passione autentica di Egidio Meda, «attore» per Cristo, testimone di una promessa di giustizia per molti; di una speranza d’amore per gli uomini di buona volontà».


Nel mese di giugno 2009 hanno avuto luogo le elezioni amministrative e sono stati rinnovati gli organi istituzionali del Comune di Budoia: ci sembra un’utile occasione per ricordare i protagonisti della vita pubblica locale del periodo post-Liberazione, dal 1945 ai giorni nostri, con riferimento ai sindaci, agli assessori, ai consiglieri comunali e al quadro politico delle giunte. L’elezione e il funzionamento degli organi istituzionali del Comune sono stati disciplinati nel tempo da varie norme statali, regionali e statutarie comunali, commisurate all’entità della popolazione del Comune che contava 2657 abitanti con il censimento 1951 e 2518 al 31dicembre 2008. I dati qui sotto riportati sono stati desunti quasi esclusivamente presso gli archivi comunali di Budoia.

Sindaci e Amministratori del Comune di Budoia dal 1945 al 2009 di Elvi China*

Avvertenza I nomi dei consiglieri comunali e degli assessori riportati nei paragrafi che seguono sono elencati in ordine alfabetico.

1945/46: Valentino Panizzut Subito dopo la Liberazione il Comando del battaglione partigiano «Nino Bixio» della brigata garibaldina d’assalto «Ciro Menotti», che il 29 aprile 1945 liberò Budoia dai nazifascisti, assume un ruolo di primo piano sulla scena politica e amministrativa locale designando «commissario al Comune» il partigiano Giuseppe Massaro (Bepi) per la gestione della primissima fase postbellica. Sono indette subito le votazioni, in programma per il 24 maggio, «per la nomina di cinque componenti l’Amministrazione temporanea del Comune». È attivo anche il CLN di Budoia, presieduto da Agostino Varnier. Viene designata la prima giunta municipale, denominata «giunta municipale provvisoria», presieduta dal sindaco Valentino Panizzut (PCI), operativa fin dalla prima metà di maggio.

Il 24 maggio si svolgono regolarmente le votazioni per la gestione temporanea del Comune. Il 17 giugno s’insedia la «giunta temporanea». Sindaco: Valentino Panizzut (PCI). Assessori: Guglielmo Busetti, Luigi Diana, Pietro Fort e Antonio Gislon.

In più occasioni, alle sedute dell’esecutivo partecipano anche rappresentanti del CLN di Budoia con a capo il presidente Varnier. La «giunta temporanea» amministra il Comune per circa un anno e mezzo.

1946/49: Luigi Carlon Il 3 novembre 1946 viene eletto il primo consiglio comunale del dopoguerra. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – la lista Democrazia Cristiana ot-


tiene il 66.4% dei voti e 12 consiglieri: Vincenzo Bocus, Andrea Carli, Liberale Carlon, Luigi Carlon, Antonio Gislon, Pietro Gislon, Giovanni Ianna, Pietro Lacchin, Giovanni Panizzut, Angelo Zambon, Giovanni Zambon e Romano Zambon; – la lista Concentrazione Repubblicana ottiene il 33.6% dei voti e 3 consiglieri (area di sinistra): Agostino Carlon, Pietro Fort e Marco Varnier. Il 15 novembre 1946 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Luigi Carlon (DC). Assessori effettivi: Vincenzo Bocus e Agostino Carlon. Assessori supplenti: Andrea Carli e Giovanni Zambon. Fa parte della giunta anche un consigliere di minoranza (Agostino Carlon) previo accordo politico. La giunta si insedia il 27 dicembre.

Agli inizi del 1949 Luigi Carlon presenta le dimissioni da sindaco per motivi di famiglia e di lavoro, che vengono accettate dal consiglio comunale in primavera. 1949/51: Liberale Carlon Nel maggio 1949 il consiglio comunale elegge sindaco Liberale Carlon (DC). Rimane inalterata la compagine assessorile del periodo precedente: Vincenzo Bocus e Agostino Carlon assesssori effettivi, Andrea Carli e Giovanni Zambon assessori supplenti. Nella seduta del 26 novembre 1950 il consiglio comunale elegge assessore supplente Pietro Gislon in sostituzione di Andrea Carli, che si era dimesso per motivi di salute e di lavoro. 1951/56: Armando Del Maschio Il 10 giugno 1951 hanno luogo le elezioni comunali. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista DC e Indipendenti 675 voti (70.8%) e 12 consiglieri: Paolo Basso, Vincenzo Besa, Valentino Bocus, Giacomo Carlon, Liberale Carlon, Pietro Carlon, Armando Del Maschio, Antonio Gislon, Pietro Gislon, Riccardo Panizzut, Alessandro Rigo e Angelo Spader; – lista Sinistra e Indipendenti 278 (29.2%) e 3 consiglieri: Agostino Carlon, Valentino Mezzarobba e Marco Varnier. Il 28 giugno 1951 il consiglio comunale elegge la giunta.

Sindaco: Armando Del Maschio (indipendente). Assessori effettivi: Vincenzo Besa e Agostino Carlon. Assessori supplenti: Paolo Basso e Pietro Carlon. Fa parte della giunta anche un consigliere di minoranza (Agostino Carlon) previo accordo politico. Il 9 maggio 1953 il consiglio comunale elegge assessore effettivo Valentino Mezzarobba, consigliere di minoranza, in sostituzione di Agostino Carlon, deceduto il mese precedente.

1956/60: Armando Del Maschio

Valentino Panizzut

Le elezioni comunali si svolgono il 27 maggio 1956. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista DC 813 voti (74.2%) e 12 consiglieri: Romolo Cipriano Angelin, Paolo Basso, Vincenzo Besa, Antonio Bocus, Liberale Carlon, Pietro Carlon, Armando Del Maschio, Giovanni Fort, Pietro Melocco, Riccardo Panizzut, Giuseppe Rizzo e Antonio Rosa; – lista Blocco di Sinistra 283 voti (25.8%) e 3 consiglieri: Federico Comin, Giosuè Del Maschio e Marco Varnier. L’11 giugno 1956 il consiglio comunale elegge la giunta.

Luigi Carlon

Sindaco: Armando Del Maschio (indipendente). Assessori effettivi: Pietro Carlon e Giovanni Fort. Assessori supplenti: Vincenzo Besa e Marco Varnier. Fa parte della giunta anche un consigliere di minoranza (Marco Varnier) per accordo politico.

1960/64: Armando Del Maschio Le elezioni comunali hanno luogo il 6 novembre 1960. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista DC 643 voti (71.1%) e 12 consiglieri: Enrico Andreazza, Paolo Basso, Fortunato Busetti, Lucio Carlon, Pietro Da Ros, Armando Del Maschio, Giacomo Dotta, Giovanni Fort, Pietro Melocco, Riccardo Panizzut, Maria Scalari e Achille Zambon; – lista Blocco di Sinistra 261 voti (28.9%) e 3 consiglieri: Antonio Bernardis, Giuseppe Besa e Giuseppe Ianna.

Liberale Carlon

Il 19 novembre 1960 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Armando Del Maschio (DC). Assessori effettivi: Giovanni Fort e Maria Scalari.

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Armando Del Maschio


Assessori supplenti: Paolo Basso e Riccardo Panizzut. Quadro politico: monocolore DC.

1964/70: Armando Del Maschio

Fernando Del Maschio

Il 22 novembre 1964 si svolgono le elezioni comunali. Si presentano tre liste. Risultati elettorali: – lista DC 647 (66.4%) e 12 consiglieri: Agostino Angelin, Paolo Basso, Vincenzo Besa, Valentino Bocus, Italo Callegari, Liberale Carlon, Luigi Carlon, Pietro Da Ros, Armando Del Maschio, Fernando Del Maschio, Giovanni Fort e Pietro Melocco; – lista PSI 211 voti (21.6%) e 3 consiglieri: Antonio Bernardis, Lorenzo Busetti e Alessandro Gislon; – lista PCI 117 voti (12.0%): nessun consigliere. Nella fase post-elettorale viene stipulato un accordo politico per la formazione di una giunta DC-PSI in sintonia con la politica di centro-sinistra perseguita a livello nazionale e provinciale dai due partiti. Il 12 dicembre 1964 il consiglio comunale elegge la giunta.

Alessandro Gislon

Sindaco: Armando Del Maschio (DC). Assessori effettivi: Vincenzo Besa e Liberale Carlon. Assessori supplenti: Antonio Bernardis e Lorenzo Busetti. Quadro politico: centro-sinistra. Nella seduta del 16 dicembre 1965 il consiglio comunale prende atto delle dimissioni da consigliere presentate da Giovanni Fort. Il 6 settembre 1966 il consiglio comunale elegge assessore effettivo Italo Callegari, in sostituzione del dimissionario Liberale Carlon, trasferitosi a Roma.

1970/75: Fernando Del Maschio Antonio Zambon

Roberto De Marchi

Le elezioni comunali hanno luogo il 7 giugno 1970. Si presentano tre liste. Risultati elettorali: – lista DC-PSI 575 voti (49.4%) e 12 consiglieri: Antonio Burigana, Italo Callegari, Agostino Carlon, Fernando Del Maschio, Ennio Fort, Alessandro Gislon, Giuseppe Ianna, Pietro Janna, Sante Ugo Janna, Elsa Mainardi, Napoleone Soldà e Giampietro Zambon; – lista PCI-PSIUP 304 voti (26.1%) e 2 consiglieri: Luigi Angelin e Domenico Besa; – lista PSDI 285 voti (24.5%) e 1 consigliere: Nazareno Talamini. Il 2 luglio 1970 il consiglio comunale elegge la giunta.

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Sindaco: Fernando Del Maschio (DC). Assessori effettivi: Italo Callegari e Alessandro Gislon. Assessori supplenti: Giuseppe Ianna e Giampietro Zambon. Quadro politico: centro-sinistra.

1975/80: Alessandro Gislon Il 15 giugno 1975 hanno luogo le elezioni comunali. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista Budoia Democratica 614 voti (51.0%) e 12 consiglieri (socialisti, comunisti e indipendenti): Giancarlo Bastianello, Antonio Bernardis, Domenico Besa, Giosuè Del Maschio, Alessandro Gislon, Adriano Rossetto, Luigi Signora, Angelo Tassan, Armando Zambon, Bruno Zambon, Luigino Zambon e Paolo Zambon; – lista DC-PSDI 590 voti (49.0%) e 3 consiglieri: Pietro Carlon, Fernando Del Maschio e Nazareno Talamini. Il 12 luglio 1975 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Alessandro Gislon (PSI). Assessori effettivi: Giancarlo Bastianello e Giosuè Del Maschio. Assessori supplenti: Domenico Besa e Luigino Zambon. Quadro politico: giunta di sinistra. Il 2 luglio 1976 il consiglio comunale elegge assessore supplente Adriano Rossetto in sostituzione del dimissionario Domenico Besa.

1980/85: Fernando Del Maschio L’8 giugno 1980 si svolgono le elezioni comunali. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista DC-PSDI 663 voti (53.0%) e 12 consiglieri: Giovanni Andreazza, Sergio Bragagnolo, Paolo Busetti, Fernando Del Maschio, Andrea Del Zotto, Bruna Fabbro in Coassin, Pietro Janna, Sante Ugo Janna, Antonio Nadalin, Nazareno Talamini, Carlo Zambon e Guerrino Zambon; – lista Budoia Democratica 589 voti (47.0%) e 3 consiglieri: Roberto Barraco, Giancarlo Bastianello e Matteo Mezzarobba. Il 28 giugno 1980 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Fernando Del Maschio (DC). Assessori effettivi: Pietro Janna e Nazareno Talamini. Assessori supplenti: Sergio Bragagnolo e Sante Ugo Janna. Quadro politico: giunta di centro.

1985/90: Fernando Del Maschio Il 12 maggio 1985 si svolgono le elezioni comunali. Si presentano tre liste.


Risultati elettorali: – lista DC-PSI-PSDI 787 voti (63.8%) e 12 consiglieri: Giancarlo Bastianello, Sergio Bragagnolo, Giovanni Maria Busetti, Paolo Busetti, Vanni Carlon, Fernando Del Maschio, Pietro Janna, Matteo Mezzarobba, Nazareno Talamini, Luigino Zambon, Roberto Zambon e Valter Zambon; – lista PCI 382 voti (30.9%) e 3 consiglieri: Guido Quaia, Fabio Scussat e Antonio Zambon; – lista MSI-Destra Nazionale 65 voti (5.3%): nessun consigliere. Il 30 maggio 1985 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Fernando Del Maschio (DC) Assessori effettivi: Giancarlo Bastianello e Pietro Janna. Assesori supplenti: Nazareno Talamini e Luigino Zambon. Quadro politico: centro-sinistra.

1990/95: Fernando Del Maschio Le elezioni comunali hanno luogo il 6 maggio 1990. Si presentano due liste. Risultati elettorali: – lista DC-PSI 692 voti (67.9%) e 12 consiglieri: Giancarlo Bastianello, Renato Bortolini, Sergio Bragagnolo, Giovanni Maria Busetti, Vanni Carlon, Fernando Del Maschio, Giacomo Del Maschio, Fabrizio Ettore Fucile, Pietro Janna, Matteo Mezzarobba, Luigino Zambon, Roberto Zambon; – lista civica L’alternativa per Budoia 327 voti (32.1%) e 3 consiglieri: Raoul Panizzut, Guido Quaia e Antonio Zambon. Il 31 maggio 1990 il consiglio comunale elegge la giunta. Sindaco: Fernando Del Maschio (DC). Assessori: Giancarlo Bastianello, Vanni Carlon, Pietro Janna e Luigino Zambon. Quadro politico: centro-sinistra. Nel mese di maggio 1991 diventa assessore Roberto Zambon in sostituzione del dimissionario Pietro Janna.

Nel corso del 1994 muta il panorama politico a livello nazionale e locale con lo scioglimento della DC e del PSI e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Il sindaco Fernando Del Maschio assume la posizione di indipendente. Nel corso del 1994, inoltre, viene preso atto delle dimissioni da consigliere comunale rassegnate da Giovanni Maria Busetti. La giunta Del Maschio conclude il mandato alla sua scadenza naturale (aprile 1995).

1995/99: Antonio Zambon Con le elezioni comunali del 23 aprile 1995 il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini, a suffragio universale, contestualmente all’elezione del consiglio comunale. Sindaco Alla carica di primo cittadino si presenta un unico candidato, Antonio Zambon, collegato all’unica lista in lizza Insieme per Budoia. Antonio Zambon (PDS) viene eletto sindaco con 1177 voti (100%), con una percentuale di votanti del 74.0%. Consiglio Comunale La lista Insieme per Budoia ottiene 1177 voti (100%), con una percentuale di votanti del 74.0%. Alla lista vengono assegnati 12 consiglieri: Mauro Andreazza, Angelo Balla, Corrado Besa, Renato Bortolini, Paolo Cimarosti, Giacomo Del Maschio, Barbara Maria Giannelli, Maria Cristina Gottardo, Francesco Poles, Florence Zambon, Gianni Zambon e Rino Zambon. Giunta comunale Il 29 aprile 1995 il consiglio comunale prende atto della nomina degli assessori effettuata dal sindaco: Giacomo Del Maschio (vicesindaco) e Barbara Maria Giannelli. Quadro politico: centro-sinistra.

1999/2004: Antonio Zambon Alle elezioni comunali del 13 giugno 1999 si presentano tre candidati alla carica di sindaco e tre liste. Sindaco Risultati elettorali: – Zambon Antonio, collegato alla lista Insieme per Budoia, 996 voti (74.3%); – Bastianello Giancarlo, collegato alla lista Proposta Civica 251 voti (18.7%); – Panizzut Raoul, collegato alla lista Impegno Democratico, 94 voti (7.0%). – Antonio Zambon (DS) è eletto sindaco. Consiglio Comunale Risultati elettorali: – lista Insieme per Budoia 996 voti (74.3%) e 8 consiglieri: Renato Bortolini, Antonio Busetti, Giacomo Del Maschio, Francesca Maria Fort, Bar17

bara Maria Giannelli, Rosa Oliva, Sara Sanviti e Rino Zambon; – lista Proposta Civica 251 voti (18.7%) e 3 consiglieri: Giancarlo Bastianello, Elio Merlo e Alessia Zambon; – lista Impegno Democratico 94 voti (7.0%) e 1 consigliere: Roaul Panizzut. Giunta comunale Il 25 giugno 1999 il consiglio comunale prende atto della nomina degli assessori effettuata dal sindaco: Giacomo Del Maschio (vicesindaco) e Barbara Maria Giannelli. Quadro politico: centro-sinistra.

2004/09: Antonio Zambon Le elezioni comunali hanno luogo nei giorni 12 e 13 giugno 2004. Si presentano tre candidati alla carica di sindaco e quattro liste. Sindaco Risultati elettorali: – Zambon Antonio, collegato alla lista Uniti al centro per Budoia e alla lista Budoia Democratica, 982 voti (68.7%); – Bastianello Giancarlo, collegato alla lista Proposta Civica, 350 voti (24.5%); – Scussat Massimo, collegato alla lista Impegno Democratico, 97 voti (6.8%). – Antonio Zambon (DS) è eletto sindaco. Nel corso del mandato il sindaco assume una nuova posizione nell’area della sinistra. Consiglio Comunale Risultati elettorali: – gruppo di liste Uniti al centro per Budoia e Budoia Democratica 832 voti, 66.4% e 7 seggi (lista Uniti al centro per Budoia 446 voti, 35.6% e lista Budoia Democratica 386, 30.8%; – lista Proposta Civica 330 voti, 26.3 % e 4 seggi; – lista Impegno Democratico 91 voti, 7.3% e 1 seggio. Consiglieri comunali – Candidati a sindaco eletti consiglieri (2): Giancarlo Bastianello e Massimo Scussat. – Lista Uniti al centro per Budoia (4): Renato Bortolini, Giacomo Del Maschio, Davide Fregona e Pietro Janna.


– Lista Budoia Democratica (3): Maurizio Carlon, Omar Carlon, Barbara Maria Giannelli. – Lista Proposta Civica (3): Luigi Basso, Novino Foscarini e Cristian Zambon. Giunta comunale Nella seduta del 24 giugno 2004 il consiglio comunale prende atto della nomina degli assessori effettuata dal sindaco: Maurizio Carlon, Giacomo Del Maschio (vicesindaco), Barbara Maria Giannelli e Pietro Janna. Quadro politico: centro-sinistra.

Nel mese di settembre 2005 si dimette Giacomo Del Maschio. Il sindaco completa il quadro giuntale nominando nuovo assessore Davide Fregona e nuovo vicesindaco Pietro Janna. Il consiglio comunale prende atto di tale decisione nella seduta del 3 ottobre. Nel mese di maggio 2009 il sindaco revoca l’incarico di assessore a Davide Fregona, che non viene sostituito essendo la giunta a scadenza di mandato. 2009/… Roberto De Marchi Le elezioni comunali hanno luogo nei giorni 6 e 7 giugno 2009 per il quinquennio 2009/14. Si presentano tre candidati alla carica di sindaco e sei liste. Sindaco Risultati elettorali: – Fregona Davide, collegato alla lista Percorso per Budoia e alla lista Budoia giovani, 245 voti (16.8%). – Del Maschio Fernando, collegato alla lista Lega Nord e alla lista Proposta Civica Pdl-UDC, 543 voti (37.3%). – De Marchi Roberto, collegato alla lista Partito Democratico e alla lista Prospettiva Futura, 669 voti (45.9%). – Roberto De Marchi (indipendente) è eletto sindaco. Consiglio Comunale Risultati elettorali: – gruppo di liste Partito Democratico e Prospettiva Futura 547 voti, 45.6% e 7 seggi (lista Partito Democratico 352 voti, 29.3% e lista Prospettiva Futura 195 voti, 16.3%); – gruppo di liste Lega Nord e Proposta Civica-Pdl-UDC 457 voti, 38.1% e 4 seggi (Lega Nord 258 voti, 21.5% e Proposta Civica-Pdl-UDC 199 voti, 16.6%);

– gruppo di liste Percorso per Budoia e Budoia giovani 196 voti, 16.3% e 1 seggio (percorso per Budoia 127 voti, 10.6% e Budoia giovani 69 voti, 5.7%). Consiglieri comunali – Candidati a sindaco eletti consiglieri (2): Fernando Del Maschio (Lega Nord) e Davide Fregona. – Lista Partito Democratico (5): Maurizio Carlon, Omar Carlon, Pietro Janna, Raoul Panizzut e Massimo Scussat. – Lista Prospettiva Futura (2): Elena Zambon e Stefano Zambon. – Lista Lega Nord (2): Marcello Callegari e Alessia Zambon. – Lista Prospettiva civica-PdlUDC (1): Giancarlo Bastianello. Il 26 giugno 2009, a seguito delle dimissioni di Marcello Callegari, diventa consigliere comunale per surroga Matteo Bocus (lista Lega Nord). Giunta comunale Nella seduta del 26 giugno 2009, il consiglio comunale prende atto della nomina degli assessori, effettuata dal sindaco: Omar Carlon, Pietro Janna (vicesindaco), Massimo Scussat ed Elena Zambon. Quadro politico: centro-sinistra.

Conclusione Nel periodo post-Liberazione il Comune di Budoia è stato amministrato da giunte di diversa composizione politica, con ampio ventaglio di formule e con la presenza di sindaci e assessori sia di estrazione partitica sia indipendenti o espressioni di liste civiche. A livello di esecutivo si sono avvicendati 8 sindaci e 42 assessori (di cui 3 donne). Non sono stati computati, perché ignoti, gli assessori della «giunta provvisoria» che gestì il Comune per circa un mese nella primissima fase postbellica (la documentazione d’archivio al riguardo è lacunosa). Fernando Del Maschio ha ricoperto la carica di primo cittadino per circa 19 anni e 10 mesi non consecutivi: è il sindaco che ha guidato più a lungo il Comune. Il record di durata nella carica di assessore appartiene a Pietro Janna con oltre 16 anni non consecutivi. Numerosi assessori, inoltre, hanno svolto le funzioni di vicesindaco, di assessore delegato del sindaco e di assessore anziano. 18

Infine, gli amministratori che sono entrati a far parte del consiglio comunale, per elezione o per surroga, ammontano a 117 (di cui 11 donne). Numerosi amministratori hanno fatto parte più volte dell’assemblea comunale: il primato spetta ex aequo a Giancarlo Bastianello e a Fernando Del Maschio con 7 volte ciascuno. Va rilevato che tra i consiglieri comunali figurano 4 omonimi: Agostino Carlon (1883-1953), periodo 1946/53; Agostino Carlon (1915-1981), periodo 1970/75; Luigi Carlon (1890-1959, periodo 1946/51); Luigi Carlon (1911-2005), periodo 1964/70. * Data limite della presente ricerca 30 giugno 2009

* Dirigente scolastico, appassionato ricercatore di storia contemporanea e autore di pubblicazioni sulla vita amministrativa dei Comuni del Distretto di Sacile.


Il 6 e 7 giugno si sono svolte le elezioni amministrative. Votando anche per le Europee si è votato, come cinque anni fa, nelle giornate di sabato (pomeriggio) e di domenica. Particolarità di questa tornata amministrativa nel nostro comune è la presenza di sei liste a sostegno di tre candidati sindaci. Ben 70 candidati, di cui 16 donne, per dodici posti in consiglio più il Sindaco. Delle 16 donne, due risultano elette. Il sindaco Roberto De Marchi attorniato dai componenti della giunta. Da sinistra, Elena Zambon, Massimo Scussat, Pietro Janna e Omar Carlon.

Son tornadhi a votà Composizione del nuovo Consiglio Comunale

COMUNALI Lista Partito Democratico Prospettiva Futura Lega Nord Proposta Civica-PDL-UDC Un Percorso per Budoia Budoia Giovani Voti validi

(A) (A) (B) (B) (C) (C)

Voti ai soli candidati Sindaci senza voto di lista Schede bianche Schede nulle Totali

Voti

%

352 195 258 199 127 69 1200

29,33 16,25 21,50 16,58 10,58 5,75

Voti ai soli candidati Presidenti senza voto di lista Schede bianche Schede nulle Totali

Prospettiva Futura · Zambon Stefano, Zambon Elena Proposta Civica-PDL-UDC · Bastianello Giancarlo

257

Il Sindaco ha scelto i seguenti assessori:

25 37

Janna Pietro (Vice sindaco), Zambon Elena, Carlon Omar, Scussat Massimo.

1519 (1) A seguito della sua rinuncia e di altri 2 candidati, è stato nominato consigliere Bocus Matteo

EUROPEE

PROVINCIALI

Lega Nord Il Popolo della Libertà Partito Democratico Sinistra e Libertà Italia dei Valori UDC Liste civiche Zanin Rifondazione Partito Comunista Altri Voti Validi

Partito Democratico · Janna Pietro, Carlon Maurizio, Scussat Massimo, Carlon Omar, Panizzut Raoul Lega Nord · Zambon Alessia, Callegari Marcello (1)

(A) Candidato sindaco: De Marchi Roberto (B) Candidato sindaco: Del Maschio Fernando (C) Candidato sindaco: Fregona Davide

Lista

Sindaco eletto: De Marchi Roberto Candidati sindaco eletti consiglieri: Del Maschio Fernando e Fregona Davide

Voti

%

328 294 273 111 96 76 39 38 34 1289

25,45 22,81 21,18 8,61 7,45 5,90 3,03 2,95 2,64

Lista

Voti

%

Il Popolo della Libertà Partito Democratico Lega Nord Italia dei Valori UDC Lista Marco Pannella Rifondazione e Comunisti Italiani Sinistra e Libertà Altri

400 353 337 123 77 47 38 32 43

27,59 24,34 23,24 8,48 5,31 3,24 2,62 2,21 2,97

144 50 34 1517 19

Schede bianche Schede nulle Totali

31 37 1518


Come 15 anni fa (cfr. l’Artugna nn. 74 e 75), al cambio del primo cittadino, abbiamo rivolto alcune domande al sindaco uscente e al neo eletto. Ringraziamo Antonio Zambon per l’impegno profuso per il nostro Comune e porgiamo al sindaco Roberto De Marchi fervidi auguri di un proficuo lavoro al servizio della Comunità.

a cura di Mario Povoledo

A colloquio con... il sindaco uscente Antonio Zambon

Il sindaco Antonio Zambon riceve il riconoscimento per i progetti di qualità dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani e Legambiente.

Dopo tre mandati consecutivi, la legge impedisce di ricandidarsi: se avesse potuto, si sarebbe ripresentato? No, ho sempre ritenuto che nelle cose ci sono dei cicli, quando si è chiamati non ci si deve negare, ma quando si termina è necessario concludere. La mente ed il fisico delle persone sono legate a questi cicli ed occorre lasciare lo spazio a nuove idee ed entusiasmi per il bene del paese.

per sistemare tante cose per la nostra comunità. Il terzo sono migliorati i servizi, abbiamo dovuto ampliare le scuole come conseguenza dell’aumento della popolazione. Vedere un paese che si muove e cresce è una soddisfazione per tutti. Poi di cose da fare ce ne sono tante. Quando si lavora si sa che non è mai finita, per questo è importante eleggere uomini con nuove idee e progetti, ce lo insegna la democrazia.

Nell’opuscolo «Lo scambio» che ha stampato e pagato personalmente ha tirato un bilancio generale del lavoro svolto. In coscienza ha fatto tutto o avrebbe potuto fare di più per Budoia? Dire che si è fatto tutto non è possibile, ho perseguito i programmi che la maggioranza aveva presentato agli elettori e su quelli abbiamo ottenuto parecchi risultati: il primo ci siamo fatti conoscere ed apprezzare non solo nel contesto regionale, il secondo abbiamo usufruito di parecchi finanziamenti

Cosa le mancherà di più ora che è un cittadino come tutti? Non mi mancherà nulla, ho svolto il mio compito credo con onestà e disinteresse assoluto, ho un buon rapporto con la gente, ho avuto in questi 14 anni soddisfazioni morali importanti e riconoscimenti per il mio paese che non potrò mai dimenticare. Sono grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto ed incoraggiato nei momenti difficili e sono felice di essere ritornato cittadino come loro, sereno e con i piedi per terra. 20

I rapporti con le autorità di ogni ordine e grado, i cittadini, i dipendenti, i colleghi di Giunta, l’opposizione, la «nomenclatura» del Partito cui si è sempre ispirato: tutto bene o qualche sassolino dalle scarpe se lo vuole togliere? Preciso che quando si ha un ruolo di responsabilità si deve rispondere a chi ti ha dato fiducia: ai cittadini. Le «nomenclature» mi sono state sempre allergiche, non rispondono alla logica della gente e nemmeno agli ideali che mi hanno ispirato ad interessarmi della politica. Quando ho iniziato non avevo nessuna tessera di partito ed ora ho finito senza tessere. Durante la mia amministrazione in Italia si passava dalla crisi della politica al tentativo di ricostruzione dei partiti che è ancora in corso ed allora ho ritenuto di far parte di un movimento. Mi sono tesserato ai DS. Questa tessera per ordine della «nomenclatura» non mi è stata più rinnovata perché il mio modo di agire era scomodo in quanto non di parte, ma i fatti sono che il centro sinistra ha perso ovunque dove la «nomenclatura» ha potuto dettare legge, tranne che a Budoia. E così l’opposizione, ha lavorato per spaccare la maggioranza piuttosto che riconoscere che il paese aveva bisogno di partecipazione. Ma la partecipazione significava anche condivisione dei programmi votati dai cittadini, e questo forse non piaceva alla minoranza. Quindi c’è stata un’opposizione che ha cercato di bloccare l’attività amministrativa comunale. Nei lavori della Giunta tutto apparentemente filava liscio, tranne che, negli ultimi mesi ritrovarsi poi con informazioni che uscivano premature, con promesse maturate fuori dalle sedi istituzionali. I dipendenti indubbiamente fanno molto, mi è stato diffi-


cile spiegar loro che le riforme degli Enti Pubblici impegnano a lavorare diversamente, che le aspettative dei cittadini sono quelle di maggiore efficienza da raggiungere riducendo costi e personale. Tutti conosciamo le indicazioni regionali che impongono servizi sovracomunali o del Ministro Brunetta, ma sappiamo anche che la disponibilità dei nostri dipendenti non è mai mancata. Nei momenti di maggior bisogno hanno sempre tirato fuori i remi e mandato avanti la barca comunale. Hanno svolto un ruolo responsabile e necessario per i servizi al cittadino. Ha mai avuto ripensamenti su qualche decisione presa? Sì, diverse volte. Quando si ha a che fare con le cose di tutti, non è come a casa propria. La burocrazia e la necessità di decidere anche in tempi brevi ti lascia incerto, ma devi decidere e lo fai con i responsabili degli uffici piuttosto che con la Giunta o il Consiglio Comunale dove è tenuto a deliberare. Su questa base, in più di qualche occasione ho modificato una decisione perché si è trovata una soluzione più condivisa o più idonea. Un episodio positivo ed uno negativo che Le sono rimasti più impressi.

Diversi sono gli episodi positivi per i quali il Comune di Budoia ha avuto apprezzamenti ma voglio ricordare il premio recentemente conferiteci alla Fiera di Milano che presentava le eccellenze italiane con la «La Campionaria delle Qualità Italiane». Abbiamo avuto la soddisfazione di essere riconosciuti «per l’impegno della comunità nella tutela degli stili di vita ecosostenibili e dell’identità alpina» che ha messo in ulteriore buona luce Budoia. Quello negativo è relativo al passaggio di automezzi pesanti provenienti dalla Cava di Sarone. Si è dovuto ricorrere al TAR contro la Giunta Regionale di Illy, per tutelare il territorio di Santa Lucia, in quanto una lettera a me mal consigliata, è stata interpretata dalla Regione FVG come autorizzatioria (senza che lo fosse) al passaggio di camion, ignorando completamente il precedente diniego deliberato dalla Giunta Comunale di Budoia. Cosa c’è dietro l’angolo per il cittadino Antonio Zambon? C’è la vita di tutti i giorni, quella che fanno tutti, in primo luogo non sono ancora pensionato e quindi al primo posto ho un lavoro da dipendente di un’azienda privata. Parteciperò alla vita associativa, manterrò i rapporti di amicizia maturati in Italia ed all’estero, seguirò le passioni che ho sempre

avuto e un po’ messo da parte quali la lettura, la montagna ed i piccoli lavori di casa. Mi sono state chieste diverse collaborazioni da volontario che vaglierò. Insomma sento e spero di poter vivere una vita serena. Come ha vissuto da esterno questa campagna elettorale che ha portato alla vittoria la coalizione del Sindaco Roberto De Marchi? L’ho vissuta con molta apprensione, ho letto veleni e menzogne di altri tempi, temevo che un Sindaco troppo giovane potesse essere un limite, ma credevo nella sfida ed i budoiesi l’hanno capito. Roberto De Marchi è serio, posato e riflessivo. Sono stati bravi i cittadini a promuovere in Comune questo rinnovamento generazionale degli amministratori. L’Italia deve imparare a dare fiducia ai giovani. Occorre portare aria fresca e genuina a quella politica dell’eterna e nauseante critica diffamatoria dell’avversario, che mira a dissuadere il cittadino ad interessarsi del bene pubblico. Cosa augura al suo successore? Di trovarsi bene, di avere pazienza, di ascoltare la gente, di puntare sui giovani, ma sto dicendo cose previste dal suo programma. Auguro un sincero in bocca al lupo.

e... il neo eletto Roberto De Marchi

Il nuovo sindaco Roberto De Marchi.

Arch. De Marchi cosa l’ha spinta, nonostante fuori dalla vita politica attiva, a candidarsi alla carica di primo cittadino di Budoia e come ha visto e vissuto la campagna elettorale? La ragione principale è rappresentata dalla passione per il mio paese e per le persone che ci vivono; siamo

tutti molto fortunati a vivere in questo angolo di mondo, dobbiamo averne cura e fare in modo che cresca ed al tempo stesso si mantenga con una prospettiva sostenibile. La seconda ragione è data dalla volontà di avvicinare la mia generazione alla politica; per svariati motivi la sfiducia verso le istituzioni è un atteggiamento che caratterizza la mia generazione, ci vuole un impegno finalizzato alla responsabilizzazione dei giovani ed all'avvio di una nuova stagione politica più laica e più contestualizzata. La campagna elettorale ha rappresentato un percorso intenso e ricco di soddisfazioni, pri21

ma fra tutte la passione per il proprio paese riscontrata nelle persone che hanno condiviso con me questa avventura. Quale è stato il suo primo pensiero quando il Presidente della Sezione elettorale unificata l’ha proclamata Sindaco? Il primo pensiero è stato di trovarmi ad un punto di partenza piuttosto che ad un punto di arrivo e di essere all'inizio di un'avventura condivisa con circa 2.500 persone. Fortunatamente fuori era una bella giornata, pertanto si poteva partire...


Due liste collegate una di giovani, non avvezzi alle cose della politica e un’altra di persone che hanno anche governato il Comune: come è riuscito ad amalgamare queste realtà pur nella diversità? Credo ci siano dei valori, che per la loro trasversalità, sono una base comune per le generazioni, per i partiti, per le religioni, e dove le diversità si riconoscono e fanno squadra. la mia campagna elettorale è stata impostata su questi valori, le persone si sono coalizzate per portarli avanti, la popolazione ci ha creduto, ha vinto il buon senso. Io ringrazio tutti e dico che ogni cittadino rappresenta un impegno nella nostra attività di amministratori, in un'ottica di crescita collettiva. È logico che un Sindaco debba fare il bene dell’intera collettività. Che messaggio rivolge alla cittadinanza che ha votato (oltre il 50%) gli altri due candidati? Un sindaco, per quanto appartenente ad uno schieramento piuttosto che ad un altro, non può essere una figura di rappresentanza parziale, pertanto mi ritengo di rappresentare per intero tutta la popolazione, ed invito chi mi ha votato e chi no a sfuggire a logiche di bandiere e di rimanere legato e concentrato al buon andamento dei nostri paesi. Dopo le promesse elettorali – ovviamente ben ponderate – si passa alla esecutività dell’azione. Quali sono, le priorità cui intende muoversi per il nostro paese, considerando le specifiche attribuzioni che deve tener presente per le esigenze di Budoia, Dardago e Santa Lucia? Vorrei portare innanzitutto l'attenzione all'attuale crisi economica, in quanto la ritengo prioritaria e con la giunta stiamo valutando la situazione da un punto di vista sociale e di sostegno alle famiglie colpite, pertanto vorrei dire alle famiglie del comune di Budoia che l'amministrazione si mette a disposizione nell'affrontare questa situazione difficile. il dare attenzione a questo tema evade a speculazioni di campanile che producono più inutili tensioni e dispersioni di energie che benefici. Quale eredità positiva e negativa ha raccolto dall’uscente giunta di Antonio Zambon? Di positivo ho ereditato molte cose, senza voler fornire un elenco dettagliato posso dire di aver ereditato

una popolazione abituata ad un buon livello di governo e pertanto rappresenta uno standard elevato da mantenere, quindi un impegno per me come amministratore. Di negativo ho ereditato delle tensioni, tra l'amministrazione e l'opposizione precedente; mi sembra una posizione confusionaria e per nulla ponderata sulla mia persona. Uno dei problemi che le stanno a cuore è l’ambiente. Durante gli incontri ha più volte sostenuto che Budoia ha rischiato e rischia continuamente. Vuole elencare le problematiche e le possibili soluzioni? Il rischio che noi abbiamo è attribuibile a logiche di sviluppo semplicistiche; sono una persona concreta e per questo ritengo che lo sviluppo di un comune come il nostro sia necessario al fine di garantire degli standard. Tra gli standard dobbiamo avere il rispetto dell'ambiente per quanto riguarda le sue componenti paesaggistiche e naturali, ed il rispetto dei vecchi nuclei edificati, affinché sia garantita la loro conservazione e la loro identità. Ogni scelta va pesata, e vorrei evidenziare che, viste le caratteristiche del nostro territorio, è molto facile sbilanciare le componenti e quindi sbagliare, ogni scelta è irreversibile, e per questo credo nella partecipazione, ovvero nella possibilità di ponderare le scelte e ridurre i margini di errore. Quali altri problemi sono di particolare attenzione? Un problema, almeno io lo considero tale, è la difficoltà di «vivere» nei nostri paesi. Quando dico vivere intendo avere la propria attività lavorativa in paese e pertanto trascorrere la maggior parte del tempo, evitando che diventi un paese dormitorio. Quale è stato il suo primo impatto con i cittadini? Hanno già avuto modo di significarLe alcuni problemi e di chiederLe di provvedere a risolverli? Sì, credo che il rapporto con la cittadinanza sia il vero lavoro di un sindaco, è una dimensione umana, i temi sono molti ed al tempo stesso vari, per alcuni ci sono delle risposte molto semplici, per altri sono più complesse, per alcuni vi sono dei dinieghi, insomma, un'ampia rappresentazione dei lati umani; tra tutti deve sempre prevalere il buon senso, purtroppo può accadere che ragioni di carattere normativo precludano decisioni opportune. 22

Le nostre Comunità hanno un patrimonio prezioso, costituito da molteplici Associazioni di Volontariato. È ben presente un nucleo comunale di Protezione Civile, elemento fondamentale per un primo intervento in caso di calamità. Come intende misurarsi con queste realtà? L'associazionismo ed il volontariato stimolano di continuo le nostre comunità, è importante una loro presenza non solo di rappresentanza ma attiva, e che coinvolga i cittadini in manifestazioni; l'amministrazione ha lo scopo di far convergere e supportare i vari operatori, premiando coloro che raggiungono dei risultati ed evitando che vi siano soggetti, che attraverso rendite di posizione, limitino l'operato di altre organizzazioni caratterizzate dalla voglia di fare. Con l’opposizione quale sarà l’atteggiamento della sua compagine? L'opposizione è una componente fondamentale e legittimante dell'attività politica in un contesto democratico, pertanto richiede responsabilità e coscienza civica non strumentalizzata. Se questi aspetti sono presenti nelle nostre componenti politiche di opposizione, valuto fattibile condividere dei percorsi. Lei ha provveduto, nei vari incontri, a confrontarsi anche con la realtà del mondo cattolico, assicurando l’interesse verso le molteplici attività che una realtà importante come le Parrocchie svolgono per il bene comune. Intende avvalersi della loro collaborazione e, se sì, in che forma? Le parrocchie rappresentano un riferimento importante nel tessuto sociale. Ci troviamo in un momento storico distinto per la sua complessità: crisi economica, immigrazione, fragilità del mondo giovanile, per citare alcune componenti; la solidità dei valori del cristianesimo può arginare alcune improvvisazioni che tentano di affrontare con slogan e risposte deboli, il più delle volte di propaganda, questi temi, che molto spesso trovano nell'intolleranza e nell'odio delle facili soluzioni in grado di produrre pesanti conseguenze. Sono certo che il mondo cristiano cattolico sia in grado di collaborare con sensibilità e serietà nel fornire risposte serie e risolutive all'attuale situazione e pertanto lo considero un interlocutore importante nella mia attività amministrativa.


Come si traduce «oratorio» in tutte le lingue? Secondo me si traduce con un «CIAO». Il saluto rappresenta l’esperienza significativa che da sempre si fa nei nostri oratori: sentirsi salutare è sapersi accolti e riconosciuti. L’oratorio accoglie tutti, in oratorio tutti devono sentirsi a casa propria fino a renderlo ampio e vario come un mondo bello e abitabile. Gli oratori sono ambiti generosi e privilegiati di educazione e accompagnamento alla crescita per tutti i ragazzi. Educazione alla mondialità intesa come educazione all’accoglienza, al desiderio di conoscere il mondo degli altri, alla gioia di sentirsi parte viva di una famiglia grande come il mondo amato da Dio Padre di tutti. DON ADEL


un mare di attività

Quest’anno, oltre alle varie attività manuali proposte, si sono svolte diverse uscite sul territorio: nella prima settimana siamo andati a Barcis e Andreis dove abbiamo seguito un itinerario immersi nella flora e nella fauna caratteristiche del posto; nella seconda settimana ci siamo recati presso l’azienda agricola di Massimo Andreazza dove abbiamo avuto la possibilità di vedere la fattoria e di assaggiare i prodotti di sua produzione generosamente offerti. Nell’ultima settimana «Finalmentestate» ha portato i ragazzi a divertirsi all’«Acquafollie», parco acquatico di Caorle. I ragazzi hanno vissuto un’altra esperienza molto

significativa ed emozionante: la «Notte sotto le stelle», svoltasi il venerdì della seconda settimana. La giornata, iniziata normalmente, è stata animata dall’Associazione Cinofila di Cordenons che ha intrattenuto i ragazzi con delle dimostrazioni riguardanti l’agility e il comando dei cani, consegnando ad ogni ragazzo un diploma. I ragazzi poi sono ritornati in oratorio per continuare la serata con la Protezione Civile che ha simulato, con i loro cani, diverse ricerche che vengono eseguite per l’individuazione di persone disperse, coinvolgendo anche i bambini nella parte dei dispersi. In seguito abbiamo cenato accompagnati da bella musica; successivamente, dopo la visione di un film, dandoci la buonanotte, ci siamo coricati muniti di materassino e sacco a pelo nelle tende. «Finalmentestate» si è conclusa venerdì 3 luglio con una giornata un po’ diversa in quanto i ragazzi hanno trascorso il pomeriggio come tutti gli altri ma alle 18.00 non sono andati a casa come erano soliti fare ma hanno partecipato, accompagnati dagli organizzatori e dagli animatori, alla Santa Messa.

Infine sono tornati in oratorio per mangiare tutti assieme una pastasciutta in attesa dei genitori e nonni arrivati poi con un dolcetto per stare in compagnia e per assistere alla presentazione dei lavoretti realizzati. ALESSANDRA CARLON

In oratorio l’estate low cost Per il secondo anno consecutivo la Parrocchia Sant’Andrea Apostolo di Budoia ha organizzato un centro estivo presso l’oratorio in via Roma. L’iniziativa, della durata di 3 settimane, ha coinvolto bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì dal 15 giugno al 3 luglio. «In un momento così difficile, conferma don Adel Nasr, coordinatore del progetto che si avvale dell’opera preziosa di don Angelo Santarossa, la Comunità Parrocchiale offre alle famiglie un servizio ad un costo veramente contenuto

(10 euro a settimana) grazie all’impegno di volontari adulti ma anche di tanti adolescenti che nel servizio e nell’attenzione verso i più piccoli scoprono uno stile che li fa crescere in responsabilità e competenza». I partecipanti hanno raggiunto «quota 50», un risultato importante che sta a dimostrare il gradimento della proposta sia da parte dei genitori che lavorano e che possono trovarsi in difficoltà quando le scuole sono chiuse ma soprattutto da parte dei bambini che hanno frequentato con entusiasmo. Forti dell’esperienza passata

quest’anno il cartellone è stato particolarmente ricco di iniziative ludiche ma anche di uscite sul territorio per approfondirne la conoscenza, di sport e di teatro. Numerosi i laboratori dedicati alla creatività:

Uno


lavorazioni artistiche con l’impiego di materiali naturali e di riciclo (legno, lana, cotone), in cucina con «dolce e salato», a teatro con Peter Pan e le sue musiche. A tu per tu con la natura, mercoledì 17 giugno,

in occasione della gita a Barcis e Andreis con visita guidata alla mostra «L’Avifauna del Parco» e camminata lungo il sentiero del lago, offerta dal Comune di Budoia nell’ambito del progetto «Spazio Giovani» e rallegrata da un festoso pic-nic in area riservata. Nei giorni successivi visita ad una fattoria locale allo scopo di avvicinare i bambini al mondo dell’agricoltura della nostra terra e poi l’incontro con Adriana Coan, operatrice cinofila che ha illustrato l’utilizzo terapeutico dei cani attraverso un rapporto interpersonale tra uomo e animale volto al recupero e mantenimento della salute. E per finire, dopo la «Notte sotto le stelle», in tenda

nel campo dell’oratorio opportunamente attrezzato, tutti in gita al parco «Acquafollie» di Caorle per trascorrere in maniera gioiosa e costruttiva un’ultima giornata insieme... «Finalmentestate», sottolinea il Parroco, non vuol essere solo un servizio sociale, non un semplice parcheggio ma un’opportunità educativa di gioco e d’avventura in un contesto di gruppo e d’accoglienza reciproca, un momento di aggregazione multiculturale, di amicizia che unisce grandi e piccoli di origini diverse appartenenti alla nostra Comunità. FULVIA MELLINA

sguardo da un osservatore «distratto» ma non troppo

Ho trascorso qualche giorno, qualche pomeriggio ed un paio di serate con una cinquantina di ragazzi delle tre Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia. Come faccio sempre da tanti anni (forse troppi) oltre ad esprimere qualche modesto suggerimento alle brave organizzatrici ed ancor di più bravi giovanissimi animatori, ho cercato di cogliere negli occhi e negli atteggiamenti dei più piccoli ma anche dei grandicelli quei valori che la Famiglia, la Scuola, la Chiesa e la Comunità Civile hanno saputo

trasmettere ai loro figli, (cristiani e non) ed ai loro cittadini in erba. Ho potuto constatare tutto l’impegno, soprattutto economico, che le famiglie sostengono per non far mancare nulla, proprio nulla, ai propri figli. So che tutto questo non basta per renderli felici. Ho notato un’eccessiva preoccupazione per la loro incolumità fisica che può produrre un’insicurezza nelle manifestazioni spontanee anche dei più piccoli. Certamente i bambini sono il più bel patrimonio della famiglia e di una Comunità e che tutto ciò che si spende per loro è speso bene anzi proprio questo costo è ciò che misura la sensibilità e la grandezza delle istituzioni e delle associazioni. Ritengo, però, che sia importante e fondamentale educare i ragazzi sin dalla giovanissima età ad assumersi le loro piccole responsabilità e a farsi anche carico della protezione dei più piccoli da parte dei più grandi. Così un tempo accadeva nelle famiglie numerose: l’attenzione

verso l’altro è infatti il primo e più importante gesto ed insegnamento educativo. Sono certo che se tutti i laici e credenti si fanno carico di questi esempi e di questi valori vale veramente la pena che il mondo degli adulti con varie responsabilità, compiti e funzioni, collabori per una crescita equilibrata e serena delle future generazioni. Mi permetto infine di esprimere il mio compiacimento per questa ed altre iniziative a favore dei bambini e dei più giovani. Anche la Chiesa locale nel totale e completo rispetto di ogni persona, della sua dignità e delle proprie convinzioni religiose e apolitiche, può e deve contribuire, con il proprio millenario insegnamento e la propria incomparabile esperienza e conoscenza di tutto ciò che è veramente umano, a dare anche in futuro il proprio determinante contributo. DON ANGELO SANTAROSSA


Amatori calcio e parrocchia di Budoia sport e solidarietà DI FULVIA MELLINA

2° Memorial Armando Cellot

Sportivissima 2009

Amatori Calcio e Parrocchia di Budoia hanno organizzato, domenica 7 giugno, la seconda edizione del «Memorial Armando Cellot» in onore e ricordo di un caro amico da parte di quanti e da coloro che hanno avuto la fortuna e la possibilità di incontrarlo nel proprio percorso di vita. La manifestazione tenutasi presso il Campo Sportivo Comunale, messo a disposizione dal Comune di Budoia, ha coinvolto circa 100 fra giocatori, adulti e ragazzi e loro famigliari in un simpatico momento di aggregazione che va

Grande successo ha riscosso la terza edizione di «Sportivissima» organizzata da Amatori Calcio Budoia con collaborazione di Parrocchia, Comune, Pro Loco di Budoia, Comitato Festeggiamenti Dardago e Gymnasium Pordenone, il 28 giugno presso il Campo Sportivo Comunale. «Possiamo dirci soddisfatti dell’andamento di questi incontri di calcetto – dice Alfonso Pastorelli che aggiunge – la gestione di un torneo che ha fatto registrare un exploit di 24 squadre iscritte e di oltre 200 partecipanti non è uno sforzo indifferente ma è soprattutto il segno del gradimento di questa manifestazione, riuscita grazie all’impegno dei volontari delle Associazioni, Parrocchia ed Enti, della Protezione Civile, del medico dott. Adore e di tutti gli appassionati». La giornata è stata animata da uno speaker di eccezione, Giovanni Cao, che non ha mancato di ricordare la figura di Aldo Del Maschio, nostro

compaesano, «... atleta, portiere sportivo, dirigente, un vero galantuomo. Esempio di coinvolgimento associazionistico, di lealtà, correttezza etica sportiva ed amicizia». Vincitrice del torneo la squadra «Shalke 04», seconda classificata «I cugini di Pordenone». La Orsago Boys si è inoltre aggiudicata la «Coppa Chiosco». La premiazione è stata affidata al sindaco, Roberto De Marchi, intervenuto per l’occasione ad evidenziare l’attenzione che l’Amministrazione ha verso le esigenze dei cittadini e dei giovani con l’augurio, per il prossimo anno, di una partecipazione altrettanto numerosa e che possa coinvolgere tutte le Associazioni del Comune. Amatori Calcio, anche in questa occasione, ha deciso di devolvere un contributo a favore dell’oratorio della Parrocchia di Budoia per finalità ricreative a favore dei bambini e dei ragazzi.

oltre l’esperienza sportiva. Una pastasciutta insieme. Poi la Santa Messa celebrata dal parroco, don Adel, alla presenza della famiglia Cellot e dei tanti amici e collaboratori. Il ricavato del torneo, pari a 600 euro, è stato devoluto in memoria di Armando, al progetto «Due Nonni per l’Africa» – Scuola per bambine di Soddo – sostenuto dal Gruppo Amici di Palse per l’Etiopia del quale ha fatto parte attiva.


di Mariagrazia Zambon

Ankara

« (...) Le durezze umane, l’oscurità del cuore, i pregiudizi, gli egoismi, il dolore profondo che avvolge le anime e consuma i corpi da chi possono essere risanati se non da Dio? (...)» (da una lettera di don Andrea Santoro)

una nuova chiamata Dalla finestra al quarto piano contemplo l’infinita distesa ondeggiante di tetti costellati da antenne paraboliche. Ai miei piedi gente indaffarata sta caricando all’inverosimile un’utilitaria con borse, termos, cuscini e cestini da picnic tra il vociare e il rincorrersi in strada di bambini festosi. È un gran fermento di preparativi: giorno di vacanza dopo il mese sacro di digiuno, così, baciati da un sole accecante, chi può scappa da questa grande metropoli per una mezza giornata di riposo sulle sponde del lago, in una pineta, al parco o a casa di amici e parenti nei villaggi vicini. Ripenso alla mia grande partenza proprio sette anni fa. Mi sembra ieri, quando, il 1° ottobre del 2001, partivo dal piccolo aeroporto di Orio al Serio per atterrare qui in Turchia. Con le valige piene di risorse, sogni e speranze, con tanta trepidazione nel cuore ma anche spumeggiante di entusiasmo e freschezza. Qualcuno lo chiamava coraggio, o forse incoscienza, meglio ancora zelo per Dio e per la sua Chiesa. 27

Ora eccomi qui alla finestra. Una qualunque finestra tra migliaia di finestre, puntino che si perde tra i palazzi di sei milioni di persone, nel bel mezzo della steppa anatolica. Ankara. Cuore amministrativo della repubblica turca, un misto di diplomatici stranieri, politici delle più alte cariche governative, dipendenti statali e povera gente venuta da tutti gli angoli della Turchia in cerca di fortuna; austera, tranquilla, pulita, dalle case ordinate, i lunghi viali, le fontane e i parchi; un tempo borgo di pastori, sperduto a quasi mille metri di altitudine, torrido d’estate e gelido d’inverno, dal 1923 centro propulsivo della Turchia laica e moderna voluta da Ataturk, di cui troneggia il mausoleo su una delle colline più alte nel centro della metropoli. Chi l’avrebbe mai detto che questa sarebbe stata la mia seconda destinazione turca dopo la biblica ed avvincente Antiochia di Siria? Partenza inaspettata, sofferta, ma forse proprio per questo più


radicale ed evangelica. Sei anni di collaborazione con i Cappuccini, sei anni di incontri, legami, amicizie nate e costruite con pazienza e passione, sei anni di prossimità a fatiche, sofferenze, paure, speranze e gioie di donne sole, di bambini desiderosi di apprendere, di pellegrini in cerca di radici e di turisti per caso o volutamente di passaggio. Poi «l’invito» ad andare ad altrove, la sottile ma chiara insinuazione che il mio tempo lì è finito, che non c’è più bisogno di me. Capire non è facile. Ma ci si aggrappa alla convinzione che è giunta l’ora di ricominciare, di ripartire. Ma soprattutto si intuisce che è arrivato il momento di restituire a Dio il primato della sua opera nella storia: spetta a Lui prendere l’iniziativa, indicarmi i nuovi passi da compiere. E io, pur nella mia ribellione ed incomprensione, posso solo attendere e lasciarmi condurre docilmente. Così il Signore dopo mesi di oscurità e affidamento mi ha aperto nuove strade, nuovi percorsi. Una comunità cristiana di duecentocinquanta famiglie che da due anni chiede al proprio Vescovo una presenza femminile, che sia punto di riferimento di preghiera e di testimonianza di vita, segno efficace di Gesù Cristo e fermento di amore e di riconciliazione; un gesuita francese anziano e stanco che non ce la fa a mandare avanti da solo l’unica parrocchia presente, ma che sogna di aiutare i cristiani locali a tornare ad essere luce, sale e lievito nella terra dove sorsero le prime comunità cristiane; una diocesi che si interroga sulle proprie responsabilità in questa terra evangelizzata dal focoso San Paolo, di cui proprio quest’anno ricorrono i duemila anni dalla nascita, e che crede in una nuova evangelizzazione negli aereopaghi di oggi. E allora eccomi qui, con un gran senso di ineguatezza tra

ciò che sono e ciò che sono chiamata ad essere e fare. «La Chiesa di Ankara – recita così l’accordo stipulato tra il Vescovo di Milano Dionigi Tettamanzi (che qui mi ha inviato) e quello di Istanbul, mons. Luigi Pelatre, da cui dipende anche Ankara (che qui mi ha richiesto), per la mia nuova presenza quaggiù – sente l’esigenza di coinvolgere e valorizzare maggiormente i laici che frequentano la parrocchia e contemporaneamente riavvicinare le numerose famiglie cristiane che vivono isolate in quartieri lontani. Lo sforzo principale è quello di aiutare i fedeli, di tutte le età, condizioni e confessioni, a crescere nella ricerca della pienezza di vita umana e cristiana in un contesto islamico. La prospettiva è quella di far crescere una Chiesa matura nella fede. Le difficoltà ci sono, visti i problemi vissuti nel passato e nel presente, ma ci sono anche voglia di fare e speranze. Primaria è la formazione di fede seria e competente a bambini, giovani e adulti, in modo particolare verso le donne». Qui la Chiesa è costituita da un piccolo e variegato gruppuscolo di cristiani, ortodossi, protestanti, cattolici latini ma anche armeni, siriani e caldei, la testimonianza più vera da vivere è l’unità che si fa solidarietà, scambio, ambiente viAlcune vedute di Ankara.

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tale dove confluiscono e circolano le esperienze, le ricchezze e anche i limiti dei suoi membri, ognuno con le proprie miserie e i propri tesori, la propria unicità. L’accordo, firmato il primo luglio, prosegue così: «Il senso di questa collaborazione è prima di tutto sul piano apostolico – pastorale. Per questo per la laica missionaria si prevedono i seguenti servizi: – l’accompagnamento spirituale e umano della comunità cristiana presente, – l’opera di accoglienza a pellegrini e turisti stranieri motivati da un percorso di fede, – il dialogo ecumenico e interreligioso, – l’opera di carità ai bisognosi, in particolare a donne e bambini». Belle parole, grandi cose… ma come è difficile poi il passaggio alla realtà. Certo, con la lingua me la cavo bene, ma ora, nuovamente, devo accettare di lasciarmi trasformare dal mondo che mi circonda, da una realtà che pare simile alla precedente ma che per tanti aspetti è molto differente. Una metropoli dove tutti hanno sempre fretta e un gran da fare, dove si rischia l’anonimato dei grandi condomini, dove muoversi con i mezzi pubblici è un impresa e coprire le grandi distanze tra una


periferia e l’altra della città implica una grande dose di tempo e di pazienza. Dove il divertimento è preconfezionato dai grandi centro commerciali ed è così difficile proporre un’alternativa al tempo libero, che libero non è più perchè occupato dalla scuola, dallo sport, dal cinema, dalla disco e dai fast food. Devo nuovamente inserirmi in punta di piedi per scoprire ciò che qui, oggi, la gente vive: nuove storie, nuovi legami, nuove esistenze. Ringrazio chi mi sta tenendo per mano in questo agglomerato di cemento e ancora una volta scopro che sono gli altri per primo a farsi vicini. È una vicina del pianerottolo che mi ha cucito le tende, o quella del piano di sotto che mi ha regalato le pentole, già collaudate con un bel piatto di spaghetti con lei condiviso. È l’anziana della parrocchia che mi ha portato due suoi tappeti, o l’insegnante in pensione, catecumena, che mi sta insegnando in quali supermercati andare senza «farmi fregare» dai prezzi, o il marito della cuoca dei gesuiti che si è offerto di imbiancarmi la casa e il proprietario nel negozietto di fronte casa di controllarmi l’auto in panne, è la bimbetta del balcone di fronte che mi sollecita a giocare con lei. È il muezzin che urla cinque volte al

giorno per ricordarmi che sopra ogni cosa esiste un Dio da pregare. E ancora è un gruppuscolo di fedeli che la domenica mattina si ritrovano in chiesa, l’ex cappella dell’Ambasciata francese ad Ankara, e insieme, non importa se siro ortodossi, armeni, latino cattolici o caldei, che pregano, cantano, si stringono attorno all’Eucarestia dove attingere la forza di essere cristiani. Sono i catecumeni che mi chiedono di parlare della mia fede, di quel Gesù a cui sto donando tutta la mia vita, di quella Chiesa per cui sto spendendo le mie energie. Una quotidianità fatti di gesti, incontri, saluti. Mi metto in ascolto e imparo da tutti loro cosa vuol dire credere nell’Amore. Anche quando, solo perché sei di origine armena, e qui ce ne sono ancora parecchi, vieni insultato e discriminato; anche quando, solo perché sei un convertito, vieni maledetto; anche quando, solo perché sei straniera, vieni considerata una prostituta da poter abusare e maltrattare; anche quando, solo perché profugo, puoi essere scacciato malamente e privato di ogni tuo diritto. In fondo cosa posso fare io quaggiù in mezzo alle miserie di questa grande anonima città benpensante e chiusa in se stessa? Mi viene in mente uno stralcio di una delle lettere di don Andrea Santoro, il prete romano ucciso ormai quasi tre anni fa a Trabzon, sul Mar Nero: «Le durezze umane, l’oscurità del cuore, i pregiudizi, gli egoismi, il dolore profondo che avvolge le anime e consuma i corpi da chi possono essere risanati se non da Dio? In fondo tutta la storia biblica è un miracolo continuo di Dio. Bisogna chiederli questi miracoli, bisogna esserne convinti, bisogna contare su di essi e non sulle nostre piccole esili risorse. A volte lasciamo a Dio le briciole e ci facciamo carico di cose troppo grandi per noi. C’è bisogno di miracoli in Turchia, in Medio 29

Oriente, in Europa. Debbo lasciare più spazio di manovra a Dio, alla sua Parola e alla sua grazia perché possa compierli». E allora, prima di tutto, per favore, non chiedetemi cosa sono venuta a FARE quaggiù. Non vi saprei rispondere. Vi potrei solamente dire qual è il mio desiderio: «Voler essere un po’ di lievito e un minuscolo granello di senapa; non di più ma neanche di meno, naturalmente». Così, semplicemente STO, dimorando con Lui tra le pieghe più nascoste di quella umanità che non passerà mai alla storia. Non chiedetemi neppure cosa potete fare voi per me, per noi. Vi risponderei: prima di tutto pregate, pregate perché Dio possa compiere miracoli in ciascuno di noi, in questa piccola e impaurita comunità cristiana e in tutta questa terra d’Oriente così inquieta e in ricerca della propria vera identità. E poi uscite, partite, mettetevi in ascolto, guardate, conoscete, interessatevi, non lasciatevi prendere da pregiudizi, pigrizie, paure, sospetti ed esitazioni. Spendetevi. Per Dio e per gli uomini. Con affetto, Mariagrazia.

P.S. Non c’è nessuno disposto a condividere con me questa chiamata di attesa, ascolto, condivisione, preghiera e speranza, in questa terra dove, per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati cristiani? E per chi anche solo volesse venire a trascorrere qualche giorno di passaggio… sappiate che sarete sempre i benvenuti!

Questo il mio nuovo indirizzo MARIAGRAZIA ZAMBON Isiklar Cad. Kardesler Sok. n. 15 06250 ULUS – ANKARA Turchia Tel: 0090.312.3582276 Cep: 0090.555.3377439 angolosperanza@yahoo.it


Mario Signora e padre Venanzio Renier con il patriarca di Venezia, cardinale Marco Cè in occasione del loro 90° compleanno.

Mario Signora e Venanzio Renier stili antichi, sempre esemplari di Walter Arzaretti

Erano entrambi del Nove, l’età differiva di un mese appena: 11 aprile il professore; 11 maggio il padre, e anch’egli però professore! In molte cose, e specialmente per il tratto caratteriale, erano estremamente diversi. Ma li vogliamo ricordare insieme, e in questo periodico, Mario Signora e Venanzio Renier: perché i giubilei di persone illustri vanno sempre onorati e perché è stata proprio la nostra terra, Budoia, a farli ritrovare amici e a farceli amici! Anche le loro strade infatti furono diverse: l’uno manager e imprenditore, indaffarato in responsabilità di tipo economico finanziario e nel gestire macchine industriali complesse in più zone del nostro Paese; l’altro… «povero» cappuccino, si direbbe, ma in realtà ricchissimo, di Dio e del carisma che promanava dalla sua personalità eminente sul piano spirituale e anche intellettuale (docente di teologia, diritto e sacra scrittura, predicatore in tutta Italia, giudice, postulatore, confessore). Da giovani avevano però «respirato» la stessa città – Venezia – e si erano riempiti i polmoni degli stessi ideali, il medesimo credo, fatto di pochi dubbi e molte certezze. Loro palestra era stata l’Azione Cattolica, nella quale assunsero ambedue ruoli di spicco: presidente della FUCI veneziana l’universitario (poi ingegnere) Mario Signora; assistente nel patriarcato della Gioventù Maschile, poi di quella Femminile, il frate padre Venanzio. Un anno fondamentale del loro cammino esistenziale e cristiano pure li unì: era il 1931 quando Mario difendeva in piazza San Marco la libertà di associazionismo cattolico contro i soprusi del fascismo (a costo di ricevere e rifilare qualche pugno) e padre Venanzio, nell’attiguo patriarchìo, si consacrava al Signore con l’ordinazione sacerdotale. Avevano 22 anni! Non defletterono mai dalle scelte allora fatte. Per loro il «per sempre» contava e ogni impegno andava onorato. Quelli di Mario e di padre Venanzio furono – dicevamo – stili di vita, modi di sentire molto diversi, ma la fede cristiana professata con coerenza li rese simili in ciò che più conta: l’onestà, la rettitudine, l’agire disinteressato. Per questo, a cent’anni dalla loro nascita, restano esemplari, tanto più in una società del «sempre provvisorio» come l’attuale, dove fatichiamo ad assumere e più ancora a tener 30

fede alle promesse fatte (nell’istituzione familiare, ma non solo!). Budoia fu il luogo, ameno e caro a entrambi, in cui poterono rivedersi e anche ricordare i tempi passati a Venezia. Quelli che videro padre Venanzio e Mario frequentare il patriarca Pietro La Fontaine: Mario teneva ben in vista, nella casa di via Conditta, il ritratto di questi autografato; padre Venanzio non dimenticava di avere ricevuto il presbiterato e, prima, tutti gli «ordini minori» da quel sant’uomo, del quale ripeteva l’espressione tipicamente laziale (il cardinale era oriundo di Viterbo) «in questo resticciuolo di vita». Proprio tale «resticciuolo» – estrema parte dell’esistenza di un anziano, nel nostro caso di due novantenni – Mario e padre Venanzio lo vissero in pienezza: sorridendo alla vita che tramonta, mai deprecandola. Godevano ambedue dell’amicizia delle persone, erano «positivi»: anche in questo restano «insegnanti» di noi più giovani. A renderli consonanti fu certo la formazione seminaristica giovanile e in particolare l’amicizia del cappuccino verso il fratello maggiore di Mario, don Aurelio Signora. Padre Venanzio ricordava di essere andato più volte a sentir predicare il poi arcivescovo (nella chiesa veneziana dei Miracoli) per imparare da lui l’arte nella quale il nostro religioso sarà maestro incisivo, dall’eloquenza «musicale» e dai contenuti magisteriali corposi, e fino all’ultimo respiro di quasi centenario! Ovviamente Mario, durante il soggiorno budoiese, ricambiava le cortesie di padre Venanzio con una deferenza tutta sua al saio cappuccino e pure… con qualche munificenza per la causa del Padre Marco d’Aviano. Non si può tralasciare di rammentare anche questo stile «antico»! I due «grandi vecchi» ci educhino alla generosità, alla sobrietà (erano parchi di giudizi), al rispetto reciproco, a condire la vita di valori, e valori cristiani, cioè universali e pienamente umani. Questo è vivere nella carità, cioè nella più vera dignità. Non sono i soldi a fare la differenza, sono la testa e il cuore! E di padre Venanzio e Mario vogliamo ricordare – nel centenario – proprio l’amore e l’intelligenza, che essi misero a buon frutto verso tutti riconoscendo Dio come Signore. Lui oggi è il loro Redentore.


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A.F.D.S Budoia-Santa Lucia

40 anni di altruismo

di Pietro Zambon*

Riportiamo il saluto del presidente dell’Associazione A.F.D.S Budoia-Santa Lucia, rivolto ad autorità e popolazione, in occasione del 40° di fondazione del sodalizio.

Innanzitutto rivolgo un cordiale saluto a tutte le autorità intervenute, ai rappresentanti delle sezioni, che con la loro presenza onorano questa importante giornata, ai donatori della nostra sezione e a quelli di Dardago. Un caloroso benvenuto va soprattutto ai tre nuovi soci, che prontamente hanno risposto all’invito di donare il proprio sangue. Correva l’anno 1969, precisamente domenica 9 novembre, quando, con la presidenza del dr. Italo Callegari, venne inaugurata la nostra sezione. Sono già passati quattro decenni di storia, ma non è il tempo che merita di essere celebrato, quanto ciò che è stato il vero protagonista: il dono del sangue. La donazione del proprio sangue è uno degli atti più qualificanti per un uomo, significa fratellanza, generosità verso il prossimo, senso civico: tutte doti difficili da trovare nella realtà di oggi.

È sufficiente un quarto d’ora del nostro tempo per riavvicinarci a questi valori. Noi donatori sappiamo bene che, seppur numerosi, non siamo mai sufficienti per soddisfare le sempre numerose richieste. Mi auguro, quindi, che questa giornata risulti un’occasione per diffondere l’importanza della donazione e la consapevolezza di migliorare le proprie relazioni con un semplice gesto di altruismo. La nostra associazione provinciale nel 2008 ha superato per la prima volta la soglia delle 8.000 donazioni. Noi nel nostro piccolo abbiamo contribuito con 64 donazioni, ben 4 in più rispetto al 2007. Nel nostro Comune, che racchiude in sé le sezioni di Budoia e Dardago su un totale di 2147 residenti, sono state effettuate 113 donazioni, e questo è un dato che sicuramente ci stimola a fare sempre di più, perché per 31

avere grandi risultati bisogna saper sognare e noi vogliamo sognare! Rivolgo un sentito ringraziamento al personale medico ed infermieristico, all’amministrazione comunale che sempre ci aiuta e supporta in questo nostro impegno, ai rappresentanti delle sezioni presenti, ai componenti del consiglio direttivo per la loro disponibilità nell’organizzare questo 40° anniversario e alla consorella di Dardago, che ci ha sostenuto ed aiutato nell’importante ricorrenza. Un sentito ringraziamento al Collis Chorus per la meravigliosa atmosfera che ci ha regalato con la sua esibizione e al celebrante monsignor Angelo Santarossa per le sentite parole dette durante l’omelia. Ringraziando tutti voi presenti, vi auguro un felice proseguo di giornata. * Presidente A.F.D.S. di Budoia-Santa Lucia


Un raro documento fotografico a testimonianza di una «vocazione» per il mondo animale del nostro territorio. Nella foto Andolut Marin con la sua inseparabile mula.

Nino Cosmo tra cavalli e masaróns di Massimo Zardo

La vista di cavalli al pascolo nei campi a lato della pedemontana, l’incontro con cavalieri sui sentieri dei boschi e sulle strade di campagna non sono certamente infrequenti, negli ultimi anni. Numerosi sono i maneggi nei comuni di Budoia e Aviano e l’equitazione è una attività sportiva piuttosto diffusa che non è però figlia di una tradizione: a Dardago, come nei paesi vicini, la «forza motrice» era fornita soprattutto dai buoi, utilizzati per i lavori più pesanti come l’aratura ed il traino dei carri più grossi, quelli per il trasporto di fieno e legname, dalle mucche, occasionalmente adattate al traino della caréta, e dagli asini, unici rappresentanti a Dardago del mondo equestre, assieme alla mula di Angelo (Andolut) Zambon Marin, per quel che ricordo. A testimonianza di una certa «vocazione» verso il mondo animale, Dardago, nel passato, ospitava un mercato del bestiame. Peccato che di questa manifestazione sia rimasto solo un vago ricordo e che l’assenza di documenti non ne possa attestare la sua storia. L’uso ed il possesso di un cavallo non era comune presso le fami-

glie dardaghesi. Con l’aiuto di Angelo Janna Tavàn, Berto Janna Théco ed Espedito Zambon Tarabìn ed attraverso la loro testimonianza, si è potuto ricomporre un piccolo elenco di chi li utilizzava soprattutto per il traino dei calessi, mezzi di trasporto assai veloci per quel tempo. Tra i proprietari di cavalli si ricordano Raffaele Rigo Moreàl, il primo titolare dell’osteria della piazza ora divenuta pizzeria. L’uso del calesse era per lui d’obbligo per recarsi alle fiere, ai mercati e per il disbrigo degli affari. Purtroppo una notte, rientrando in paese, mentre percorreva la via Parmesan, a causa del buio, la ruota del suo mezzo scivolò dal ciglio della strada facendo capovolere il calesse e rovinando mortalmente addosso al conducente. Una lapide, ora scomparsa, posta sul punto dove avvenne la tragedia, ricordò per anni la fatalità di quell’episodio. Possessori di cavalli furono poi i Vettor Cariòla, successori dei Rigo Moreàl alla conduzione dell’osteria e dell’albergo, che effettuavano anche servizio esterno per il trasporto persone (con l’avvento delle autovetture furono i primi ad avere la licenza del taxi), oppure

ancora Eraclio Thelòt, Costante Janna Tavàn (nelle case dei Tavàns in Via Castello c’era ancora fino a pochi anni fa el stale del ciaval) e Antonio Ianna Ciampanèr. Nella storia locale del lavoro campestre i cavalli sono quindi quasi degli estranei e i loro proprietari erano considerati personaggi un po’ eccentrici, come certamente accadde anche al padre di Giacomo (Nino) Cosmo, con la sua cavallina di nome «Storna» ed il suo calesse. È quindi in famiglia che nasce la passione di Nino per i cavalli, per il loro allevamento ed addestramento.Conosciuto inizialmente più per le sue attività commerciali che per quelle di uomo di cavalli, già negli anni Sessanta fa le prime esperienze come allevatore, con uno stallone di razza Hannover di nome «Gigante», assieme a Salvatore Bufalo (ex guardia comunale), altro appassionato che si dedicherà in seguito all’allevamento di cavalli da tiro. La «scoperta dell’America» e dei cavalli «americani» sarebbe venuta negli anni successivi: nella sua lunga carriera, infatti, Nino si è dedicato soprattutto all’allevamento di cavalli di


razza Quarter Horse e alla equitazione «western», stile «cow boy». Una parentesi per i profani: l’equitazione classica, quella del salto ad ostacoli, tipo Piazza di Siena per intenderci, nasce come attività legata all’addestramento militare e diventa in seguito disciplina sportiva: concorso ippico, dressage, completo. L’equitazione western si ispira invece alle attività dei mandriani durante il lavoro nei ranch e nelle fiere cittadine, i rodeo: gare di velocità sulla distanza del quarto di miglio, per le quali sarà selezionata una specifica razza, i Quarter Horse appunto, gare di abilità e velocità nello slalom tra pali o bidoni (pole bending e barrel racing) o nell’eseguire percorsi sul campo di gara alternando le varie andature: passo, trotto e galoppo (reining), o ripetendo nell’arena le azioni della normale attività lavorativa, con o senza il bestiame (cutting). Ai suoi esordi la monta western è poco conosciuta in Italia e quelli che la praticano, tra questi il noto fotografo Oliviero Toscani, sono oggetto di curiosità e critiche, destino a cui Nino non sfugge ma che non lo condiziona. La sua attività di allevatore si concentra negli anni successivi sui Quarter Horse, con la scelta di fattrici di grande genealogia, campionesse a fine carriera agonistica, da cui ottiene, incrociandole con stalloni scelti con cura, puledri di grandi capacità che si distinguono, come i loro genitori, in molte gare nazionali e internazionali. Tra questi degni di menzione sono: Katies Zipper, nata nel 1990, già a due anni vincitrice di un titolo italiano AIQH 1 e madre di numerosi cavalli vincenti a livello europeo, fra i quali Zip ’N Time Love, nata proprio nell’allevamento di Nino Cosmo, nel 1996, campionessa in varie specialità di monta western già in gare riservate a puledri di due e

tre anni, Tobas Cody Glo, nata nel 1993, campionessa europea di reining e finalista in altre competizioni, poi madre di numerosi campioni e Carter Leo Jac, nato nel 1994, vincitore del campionato italiano di reining nel 2002. Attualmente Nino possiede quattro quarter horse degni di nota: Skip Vertigo, campione di morfologia 2 negli Stati Uniti, figlio di campioni mondiali; Sheri Perspective, nata nel 2002 e seconda al campionato italiano di reining; Pine for love, nata nel 1998, fattrice; Blaze an Blade, figlio di Blaze Emon, campione europeo ed internazionale. Da questi ci si aspettano ulteriori allori o puledri capaci di grandi performance. Quello che colpisce in Nino è lo stile con cui svolge la sua attività. È un allevatore che ha un grande rispetto degli animali, con i quali ha un feeling fuori dal normale, siano cavalli o cani, e una serenità che raramente si vede nelle scuderie: entrare nel suo «ranch» in Cial de mulin è trovarsi in mezzo ad animali curiosi e per nulla turbati dalla nostra presenza. Da notare che nei recinti non sono ospitati solo i «campioni»: c’è spazio anche per cavalli a fine carriera, portati qui a riposarsi dalle attività agonistiche e a godersi la vecchiaia, e per cavalli, altrimenti destinati al macello, recuperati ad una vita normale nel segno di un allevatore decisamente fuori dal coro.

Note (1) AIQH Associazione Italiana Quarter Horse. (2) Morfologia: gara in cui si valuta la corrispondenza allo standard della razza.

Nino Cosmo mentre cavalca e addestra i propri «gioielli» In alto. Johanna Grabner sul podio con il tre anni Zip ’N Time Love, già della scuderia di Nino Cosmo.


Un sogno realizzato

el ciàr de me nóno di Anna Fort

Q uella che sto per raccontarvi è la storia di un carro di legno che dopo circa mezzo secolo di duro lavoro è stato messo a riposo. Mio nonno Toni de Còcol (Fort Antonio 1885-1970) possedeva un carro agricolo, costruito a San Giovanni di Polcenigo negli anni Venti. Veniva trainato dalle vace (mucche) e per tantissimi anni ha consentito, prima a lui e poi a mio papà Mario, di lavorare la terra. Negli anni Sessanta, però, qualcosa cambiò: mio padre, come molti suoi compaesani, andò a lavorare a Venezia, in albergo come facchino di cucina; mio nonno e mia mamma continuarono il lavoro di contadini, ma pian piano l’utilizzo del carro venne meno, perché venivano aiutati da chi possedeva il trattore, sia per arare i campi sia per portare a casa legna e fieno. Questo utilissimo mezzo di trasporto stava diventando un ingombro, finché venne messo in disparte. Il gratòn (la parte superiore) che serviva per caricare il letame venne venduta ad un contadino del mio paese, Santa Lucia; i s’cialèrs, adoperati per caricare il fieno, vennero messi nel pollaio; il resto, mio padre lo smontò e lo ripose in un angolo della rimessa assieme alle cianfrusaglie. Ricordo benissimo quel giorno. Avevo cinque anni e lui era a casa dal lavoro, perché la stagione a Venezia era finita. Pioveva. Era seduto in cucina e tutto a un tratto mi disse: – Ciamìna, Nina, vin co’ mi che vade a smontà el ciàr (Vieni con me, Piccola, che vado a smontare il carro). Mentre lo stava smontando, mi fece una promessa: – Nina, to pare al smonta el ciàr, ma quan che darai in pension lo torne fa sù (Adesso lo smonto, ma quando andrò in pensione lo rimonterò). Passarono gli anni e vendette anche la mucca e la stalla fu chiusa. Anche quella volta mi disse: – Anna (Non più Nina, perché ero cresciuta), quan che darai in pensiòn, ’na vacia la

torne comprà, eh sì! (Quando sarò in pensione, ricomprerò una mucca). Mio papà in pensione ci arrivò, ma la stalla, restaurata, era diventata la stanza giochi dei miei figli, Lisa e Marco. Intanto il carro rimaneva sempre là nell’angolo buio della rimessa. Poi un bel giorno gli venne un’idea: ricostruirlo e metterlo in giardino adornandolo con dei fiori. Purtroppo il 29 gennaio 2002, mio padre morì e non riuscì a realizzare il suo sogno. Pensavo spesso a quel carro, ma non sapevo come fare a ridargli la sua forma. L’estate scorsa mio zio Piero (Pietro Fort), fratello di mio papà, mi promise che avrebbe provveduto lui alla sua ricostruzione. A febbraio di quest’anno venne a Budoia per tre giorni, assieme a suo figlio Franco; purtroppo il tempo non fu dalla nostra parte, infatti piovve ininterrottamente per due giorni e il terzo do-

vette ripartire e così il carro continuava a rimanere nell’angolo buio della rimessa. Qualche tempo dopo decisi di parlarne a Biuti (Gio Maria Busetti) e il 20 giugno venne a casa mia con Franco Mos’cion (Franco Del Maschio) e, aiutati da mio figlio Marco, lo ricostruirono. Vi posso assicurare che in quel momento toccai il cielo con un dito; il sogno di mio papà era realizzato: il carro era ricostruito. Adesso a me e a mio figlio spetta il compito di restaurarlo nel miglior modo possibile. Ogni giorno lo guardo con orgoglio, perché è una preziosa testimonianza sia per me che per i miei figli. Ci aiuta a non dimenticare le nostre umili origini e ad esserne fieri. Rinnovo il mio grazie a Biuti, a Franco e a Marco; un grazie alla redazione de l’Artugna che mi ha permesso di ricordare.

La squadra dei restauratori all’opera. Da sinistra: Gio Maria Buseti, Marco Fort e Franco Del Maschio. Nuova luce ad un tassello della civiltà contadina.

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[ recensione ] Con questa settima pubblicazione, l’Associazione Naturalisti Sacile aggiunge un ulteriore strumento educativo-didattico al fine di conoscere, valorizzare e promuovere la salvaguardia del patrimonio naturalistico e paesaggistico della vallata di San Tomè con il suo torrente Artugna. «Tra le aree più ricche di biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia» – commenta il presidente m.o Canzio Taffarello nella prefazione del volume – «la Val di San Tomè con il corso dell’Artugna ha un fascino particolare, suggestivo, impareggiabile dal punto di vista paesaggistico, naturalistico e

Il Vallone di San Tomè a cura di Roberto Pavan e Clara Costariol

·

Edizione Associazione Naturalisti Sacile ONLUS

storico», che deve essere salvaguardata nella sua interezza, dai monti al fondo valle, dalla sorgente all’intero percorso comunale del torrente, senza interventi speculativi. «Il rigore scientifico, che connota anche questa nuova pubblicazione, non rende meno coinvolgente un contenuto esaustivo che ci fa provare semplici ma profonde emozioni». In questa nuova impresa di 280 pagine, pubblicata nell’aprile 2009, che pone l’attenzione su tematiche ambientali importanti, si sono misurati nove autori e tredici fotografi.

La pieve di Dardago tra XIII e XVI secolo LE PERGAMENE DELL’ARCHIVIO di Carlo Zoldan

edizioni

Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia

Dagli archivi della pieve di Dardago, 23 notai ‘raccontano’ la loro epoca, le relazioni, la vita, la cultura dei paesi della Pedemontana pordenonese attraverso 62 pergamene rogate tra il 1299 e il 1756. 35

Un documento d’eccezione, 288 pagine brossurate e cartonate, con riproduzione delle pergamene originali e dei signa notarili, testo latino medievale e traduzione.

Contributo 40,00 euro Disponibile a Dardago presso l’edicola «da Mara». Oppure telefonicamente 0434.654616·0434.242520 0434.654084


Qui si vedeva della

di Mario Povoledo

bella gente UNA STORIA DI ACCOGLIENZA, DI STILE E DI SAPORI

Non serviva dire Budoia, quando si parlava di «Renè»; veniva spontaneo, perchè era conosciuto dentro e fuori Regione. Quasi cinquant’anni fra la gente e con la gente. Prima come ristoratore e poi, dopo il terzo rinnovo del noto locale in Piazza Budoia come bar. Così il 30 giugno, dopo dieci lustri ha appeso la chiave al chiodo e salutato i compaesani, gli amici di vecchia data ed estimatori. Renè – e più avanti nel tempo la moglie Rosa Pia – ha rivissuto non senza nostalgia il tempo trascorso e ha sfogliato idealmente un album di vecchie e nuove foto; uno spaccato di vita fra la gente venuta sin quassù a gustare le specialità proposte in una magica atmosfera e ha deliziato i

Renè con la mamma Maria, nella città francese di Aix les Bains, suo luogo di nascita.

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numerosi buongustai di ogni ceto sociale che si sono seduti ai tavoli, serviti con competenza e passione da camerieri scelti. Piatti della tradizione e anche ricercati, (i noti rigatoni alla Renè, ancor oggi ricordati da non più giovani avventori) sempre accompagnati da vini pregiati. Nei primi anni '60 il Ristorante da Renè, – sorto dopo la cessione di Piero e Ines Lachin – era citato con altri due locali della provincia, nella guida Michelin. Il ristorante – albergo, progettato dal geometra Talamini, era il ritrovo preferito, a ridosso delle Prealpi. Sulla parete spiccavano i vari riconoscimenti che Renè e il suo staff si erano meritati (compreso l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro e


di Cavaliere della Repubblica, che l’interessato non ha mai esibito). Ancor oggi coppie non più giovani di sposi ricordano il pranzo del loro matrimonio proprio a Budoia. Vanto del titolare l’essere stato prescelto ed aver servito presso la Caserma di Tauriano, il Capo dello Stato di allora, Giuseppe Saragat, giunto in Friuli per seguire una manovra militare del V Corpo d’Armata. E durante la presentazione del progetto «Venezia delle Nevi» Renè ambientò la cena di gala in perfetto stile veneziano con una gondola appositamente costruita sulla quale depose i vari dolci per il dessert. Renè non si è mai dimenticato, anzi ha favorito gli incontri conviviali delle varie Associazioni di Volontariato che gremivano il Ristorante e gli sportivi dell’A.S. Calcio Budoia di cui è stato Presidente e molti ancora oggi lo ricordano per lo stile che lo ha sempre contraddistinto. Dopo l’ultima ristrutturazione (anno 2003), il Bar da Renè è sempre stato il ritrovo preferito. Vuoi per l’ottima posizione, vuoi per la sempre sorridente presenza, e l’accattivante simpatia. Ora lo aspetta una vita più tranquilla e serena, accanto la moglie e la quasi centenaria mamma Maria (più conosciuta come la siora Maria Pola) che ha instillato la passione al figlio. Il timone passa di mano e a rilevarlo è una giovane coppia di San Quirino, Rosa e Davide. Cambiano i gestori, ma rimane il nome «bar da Renè» che ha aiutato a costruire la storia del paese e a farlo conoscere anche all’estero. Ma, c’è anche da sottolinerare i vincoli di sangue che i nuovi titolari hanno con la famiglia Del Zotto (cugini da parte materna della nuova titolare). Si chiude un’era e se ne apre 37

Renè alla riapertura del nuovo bar, nel 2003.

un’altra. Il tempo corre veloce e anche gli uomini devono sottostare a questa regola. A Renè, auguriamo di cuore ogni bene e lo ringraziamo per essere stato interprete della storia passata, presente e futura della nostra Comunità, tanto da ispirare l’amico-poeta Cornelio Zambon Marin di Dardago, recentemente scomparso, di scrivere una poesia-sonetto musicata dalla moglie Tina Favia. Il titolo, ovvio: «Da Renè»!

A sinistra dall’alto. Renè con il suo cuoco Nunzio Sottile e un cameriere, negli anni ’60. La gondola realizzata per la cena di gala, in occasione della presentazione del progetto turistico «Venezia delle Nevi», negli anni ’60. Renè, la mamma Maria, mons. Giuseppe Lozer (al centro) e di spalle don Alfredo Pasut parroco di Budoia. Renè e la passione per i funghi, nella fungaia da lui coltivata accanto al suo ristorante. Renè con il Budoia Calcio, di cui era presidente. Da sinistra, in piedi: Renzo Zambon, Giorgio Angelin, Antonio Braido, Renè Del Zotto, (?), Lucio Del Maschio, Maurizio Carlon, Massimo Scussat. Seduti: Franco Bibbò, Pierangelo Del Puppo, Giuseppe Gagliardi, Michele Manenti, Ivo Fort, Luciano Del Maschio.


UN ACCORATO APPELLO AI LETTORI Se desiderate far pubblicare foto a voi care ed interessanti per le nostre comunità e per i lettori, la redazione de l’Artugna chiede la vostra collaborazione. Accompagnate le foto con una didascalia corredata di nomi, cognomi e soprannomi delle persone ritratte. Se poi conoscete anche l’anno, il luogo e l’occasione tanto meglio. Così facendo aiuterete a svolgere nella maniera più corretta il servizio sociale che il giornale desidera perseguire. In mancanza di tali informazioni la redazione non riterrà possibile la pubblicazione delle foto.

ANNI ’40 DEL NOVECENTO. IN UNA VIA DI BUDOIA UN GRUPPETTO TUTTO AL FEMMINILE. (PROPRIETÀ DI LUCIANO ANGELIN).

’N te la vetrina

CORREVA L’ANNO 1959 ( CINQUANT’ANNI FA!) QUANDO VENNE SCATTATA QUESTA FOTO, IN ESSA SONO RITRATTI ALCUNI COSCRITTI DEL COMUNE, NATI NEL 1940, DURANTE LA FESTA PER LA RICORRENZA DELLA VISITA DI LEVA. INFATTI UN TEMPO ERA D’USO FESTEGGIARE, ASSIEME ALLE COSCRITTE, L’IDONEITÀ AL SERVIZIO MILITARE, CON BALLI E BRINDISI PRESSO UN LOCALE PUBBLICO, IN QUESTO CASO PRESSO IL BAR LACHIN BOF A BUDOIA. DI SEGUITO SI POSSONO VEDERE, DA SINISTRA A DESTRA: EUGENIA ZAMBON TARABIN-MODOLA, PIETRO ZAMBON TARABIN-TRUCIA, LORETA PARMESAN DANÙT, EMILIO NAIBO, VINCENZO (C.TO MARIO) ZAMBON THUCIÀT, RENATO RIGO BARISEL E LUIGI DEDOR PIAI. (DIDASCALIA A CURA DI FLAVIO ZAMBON. PROPRIETÀ DELLA FOTO DI LUIGI DEDOR.)

ANNI ’60 DEL NOVECENTO. CIPRIANO ANGELIN NANO PELAT, MARIO BURIGANA REMONDIN E ANTONIO CARDAZZO, A ROMA, DURANTE UNA PAUSA DI LAVORO. (PROPRIETÀ DI LUCIANO ANGELIN)

ANNI ’40 DEL NOVECENTO. GRUPPO DI GIOVANI SPENSIERATI ALL’INGRESSO DI UNA GROTTA, DURANTE UN’ESCURSIONE NELLE NOSTRE MONTAGNE. DA SINISTRA: (?), FELICE BERNARDIS, CIPRIANO ANGELIN PELAT, ATTILIO CARLON ROS, DOMENICO CARLON, MARCELLO CARLON PERTIA, GIACOMO CARLON ROS, (?). (PROPRIETÀ DI LUCIANO ANGELIN)


L’angolo della poesia L’EMIGRANTE Bianca è la neve su monti e su valli, brillan su rocce le guglie e i cristalli, scroscian le acque in valli distese, una nube nel ciel il vento la sfila come dondola in mar una candida vela. Partiva già all’alba, passava i lettini, baciava i bambini che s’univano in pianto e giù in strada la voce innocente s’udiva «Oh papà, oh papà, non ci lasciar…» Lungo la siepe nella vasta campagna canta l’usignol e l’accompagna; rimangon in paese i bimbi e le mamme e persone più anziane dai volti più bruni e curve man, che tanto lavoraron per noi per dar speranza alla vita come di stagion continua. Giugno col tuo calor ben fai, ondula all’aria l’esteso campo di grano e al tuo sol già maturan brune le spighe raccolto far, prima che tempesta arrivi. Agosto, giorni di ferie passan felici in famiglia con parenti ed amici. Oh tardo autunno, che col tuo brinar ritorni a giallire le foglie e agli alberi i lor rami. Sogna di udir, seppur lontane, suonar allegre le nostre campane. DOMENICO ANDREA BERNARDIS (NATO A BUDOIA IL 27 MARZO 1881), FIGLIO DI ANGELO E DI GIULIA VETTOR, ARTIGLIERE NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE. PER TRANQUILLIZZARE LA FAMIGLIA SUL SUO STATO DI SALUTE, INVIA UNA CARTOLINA POSTALE CON LA SUA IMMAGINE E UN BREVE MESSAGGIO: «AFFETTUOSI SALUTI A TUTTI DI FAMIGLIA». NEL PERIODO BELLICO LA COMUNICAZIONE TRA I SOLDATI, IMPEGNATI SUL FRONTE DI GUERRA, E LE LORO FAMIGLIE ERA ALQUANTO DIFFICILE; PER FACILITARE I CONTATTI FU COINVOLTA ANCHE LA SEGRETERIA DELLO STATO VATICANO. COSÌ ACCADDE NELL’OTTOBRE 1918, A CONCLUSIONE DELLA GUERRA, IN CUI IL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ SI ATTIVÒ ANCHE PER DOMENICO E I SUOI FAMIGLIARI, ANGELO, IL PADRE, E TERESA, LA SORELLA. (PROPRIETÀ DI FLORIO BERNARDIS)

E al mattin ritorna con volto fiero dalla vecchia strada l’emigrante mattiniero. Or già vede la sua casa e l’alta siepe e quel canto d’usignol che accompagnava. A tutti porta auguri di Buon Natale, stringe al suo cuor i suoi bambini. Cadenti son le lacrime di gioia con baci e abbracci ai famigliari. ANGELO JANNA TAVÀN


Lasciano un grande vuoto... l’Artugna porge le più sentite condoglianze ai famigliari

Anna Maria Fort È difficile descrivere una persona speciale come la Nina in poche righe. La cosa migliore è far parlare i ricordi: ricordi felici di una nonna semplice, spiritosa e sempre presente; punto di riferimento di una famiglia composta principalmente da piccole grandi donne. Pensare a lei ci ricorda le lunghe chiacchierate sotto il grande portico, d’estate, quando ascoltavamo i racconti delle sue esperienze di vita, che lei condivideva sempre volentieri con noi rendendole divertenti e arricchendole con aneddoti e proverbi «coloriti»… Ognuna di noi ha qualcosa di speciale per cui ringraziarla: c’è chi ha im-

parato tutti i nomi dei numerosi parenti, o chi ha imparato, grazie alle sue spassosissime e utilissime lezioni pratiche, l’anatomia di un pollo. Se chiudiamo gli occhi, rivediamo la sua dolce camminata dondolante, sentiamo il suono squillante della sua voce, rivediamo il suo sorriso caldo e confortante, che a volte usava per nascondere a noi nipoti la sofferenza per i tanti dispiaceri che purtroppo la vita le aveva dato. Infine vogliamo ringraziarla per tutto quello che ci ha dato e lasciato nel cuore, per essere stata un esempio prezioso per tutte noi. LE NIPOTI VALERIA, ROSANNA, ELEONORA, ELISA

Elena Carlon In pochi mesi la malattia ti ha strappato dalla vita e al nostro affetto. L’hai affrontata giorno per giorno in silenziosa dignità portando con te la consapevolezza degli eventi. Il tuo più grande sogno era di avere una famiglia unita e la tua totale dedizione lo ha realizzato. Ci mancano i tuoi sorrisi durante i tuoi pranzi preparati con tanto amo-

re, il tuo piacere nel preservare le tradizioni, il calore delle feste trascorse in famiglia, tutte le tue semplici attenzioni per farci star bene. La casa ora ci sembra vuota ma tutto l’amore che ci hai donato cercherà di colmarla. I FAMIGLIARI

Anna Zambon Un grazie particolare a te, Teresa, per l’aiuto e le amorevoli cure assicurate alla mamma. Grazie al dottore Baracetti e a tutto lo staff infermieristico dei reparti di medicina e R.S.A. dell’Ospedale di Sacile, per l’assistenza prestata. Grazie a tutti voi – parenti, amici e colleghi – per l’affetto dimostrato. Io, Rosanna, rivolgo un grazie alla Compagnia delle Indie per la presenza, il bene e le emozioni che mi avete trasmesso. Grazie, papà, del regalo che ci hai fatto, prendendo con te la mamma proprio nel giorno del tuo compleanno.

Grazie anche a Mario e Marco, i nostri mariti, per aver condiviso con affetto e pazienza 25 anni di malattia della mamma. Grazie a te, mamma, per tutto quello che hai fatto per noi, per la dedizione e l’amore che ci hai dato, per la forza e il coraggio che hai sempre avuto nell’affrontare fino all’ultimo le difficoltà della vita. Grazie perché la tua indicibile sofferenza non ci ha creato disturbo (come tu ti preoccupavi) ma ci ha fatto crescere. Buon riposo, mamma! Un bacio. SONIA E ROSANNA

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Maria Assunta Janna Tavàn Quasi un secolo di vita. Gli occhi di Assunta Janna hanno guardato, riso e pianto per quasi cento anni, nei quali gioia, dolore, sacrificio e passione, hanno ritmato la sua esistenza e quella di un’Italia che ha chinato e rialzato la testa di fronte a drammatici avvenimenti come le due guerre mondiali. Assunta Janna ci ha salutati a 99 anni con la discrezione di chi sa di aver compiuto con serenità e con fede il suo viaggio. Nata a Dardago nel 1910 si trasferì, ancora giovane, com’era consuetudine per le ragazze di allora, a Milano (poi a San Colombano al Lambro,

ora in provincia di Lodi), alla ricerca di un lavoro che offrisse prospettive più confortanti e sicure di quelle della povera vita rurale dei nostri paesi. Lì si sposò ed ebbe dei figli, dedicando la sua vita al lavoro e alla famiglia. Lì conobbe il dolore della perdita dei suoi cari superando le difficoltà grazie al conforto della fede che sempre l’accompagnava. E lì conservò per tutta la sua vita l’affetto per la sua terra natale, per i nostri monti, per la nostra gente. Un affetto che ora ci manca ma che ha sempre fedelmente cullato e ritrovato con sottile nostalgia nelle pagine de l’Artugna. VITTORIO

Cronaca Cronaca In platha, pa’ la platha

Domenica 19 aprile, a Budoia, si svolge una giornata in piazza in occasione della manifestazione di Piccola Grande Italia. Nutrito il programma. La mattinata inizia con un’esibizione musicale, a cura della banda di Fiume Veneto, e con la celebrazione della Santa Messa, per la cerimonia d’inaugurazione della Piazza Umberto I, dopo la valida esecuzione dei lavori di ristrutturazione. La manifestazione prosegue presso la Sala Comunale con il benvenuto ai nuovi nati e la presentazione del progetto «Nati per leggere». La prima fase della festa si conclude con un brindisi offerto dalla Pro Loco. Il pomeriggio è allietato dall’esibizione della Compagnia teatrale 41

«Molino Rosenkranz» e da una passeggiata per le vie del paese con raccolta di contributi a favore dell’Associazione «La Via di Natale». Segue la consegna di riconoscimenti per meriti sportivi ai giovani talenti budoiesi: Matteo Signora, Luca ed Elisa Bocus, Elio Zonca; a rallegrare la festa non potevano mancare il gruppo folkloristico di casa, l’Artugna, e il mercatino dei prodotti locali.

Premio al Comun

All’inizio di maggio, nell’ambito della Fiera Campionaria di Milano sull’innovazione della tutela ambientale, il Comune di Budoia riceve il riconoscimento per i progetti


di qualità ed eccellenza, indetto dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani e da Legambiente per i piccoli comuni italiani, nell’ambito della sezione «Radici e paesaggi», «per l’impegno della comunità nella tutela degli stili di vita ecosostenibili e dell’identità alpina». Il sindaco Antonio Zambon, che ha ritirato il premio, precisa che si è voluta riconoscere la validità del progetto sulla tutela dell’ambiente, relativo allo sfruttamento di energie alternative, con l’impianto a biomasse, che dallo scorso anno permette il riscaldamento di tutti i locali comunali, e con l’installazione di pannelli fotovoltaici, avvenuta alcuni anni fa. Progetto che si estende anche all’attuazione della mensa scolastica biologica, consolidata già da alcuni anni. Con tale riconoscimento sono stati premiati anche i rapporti con gli altri Comuni europei e con quelli del Centro Asia, per i quali il nostro Comune, insieme con i partners di Alleanza nelle Alpi, ha contribuito a fornire le conoscenze necessarie per lo sviluppo dei progetti di salvaguardia dell’ambiente. «È stato premiato l’impegno di un piccolo centro sia nei confronti delle sue radici, che del mantenimento di una rete di rapporti» commenta il sindaco.

sto un viaggio tra le più note melodie che celebrano l’amore in tutte le sue più profonde espressioni. Al termine dell’esibizione, un ricco buffet ha degnamente chiuso la manifestazione. Un plauso a Dario Brotto e ai tanti volontari che lo hanno aiutato per la riuscita della serata.

Bar «da Renè»: nóva gestion Rosa Tomè e Davide Piccin di San Quirino hanno rilevato la gestione del bar in piazza a Budoia. Sabato 11 luglio, dopo un breve periodo di chiusura per il nuovo riassetto, hanno riaperto il bar, presente il Sindaco Roberto De Marchi, con un signorile rinfresco, ai numerosi intervenuti per vedere coloro che, dopo quasi 50 anni, continueranno a servire ombre, caffè, coca cola, gelati e quant’altro, al posto di Renè e Pia. I nuovi gestori, insieme al padre di Davide, Luciano Piccinin, (nella foto mentre rivolge un breve indirizzo di saluto), hanno immediatamente fraternizzato con gli avventori, con la certezza di essere gratificati dalla numerosa presenza di persone che usufrui-

scono del bar, luogo di pubblico incontro, scambio di vedute, momento di relax. Prima della rituale benedizione, don Adel ha rivolto parole beneauguranti ai nuovi titolari, sottolineando che, come Parroco, aveva già impartito la benedizione nel 2003 al nuovo bar. «cambiano i volti ma almeno restano i baffi e i nomi» ha detto simpaticamente il Parroco nel rilevare che anche Davide ha i baffi (come Renè) e Pia si chiama col primo nome Rosa (come la nuova titolare). Verso ottobre la gestione di Rosa e Davide si amplierà con nuovi servizi per i cittadini; infatti rileveranno la gestione dei tabacchi e dei giornali da Lina e Luigi Zambon, anch’essi in procinto di terminare l’attività. A Rosa e Davide, alla collaboratrice Paola che li aiuterà nell’esercizio, i migliori auguri di un buon lavoro. MARIO POVOLEDO

In marcia intór l’Artugna Nel pomeriggio di sabato 17 luglio, si è svolta, per la terza volta,la «Marcia attorno al torrente Artugna». La manifestazione, non

Ancia le stele le scoltava Il numerosissimo pubblico accorso venerdì 12 giugno a Santa Lucia per assistere al «Concerto sotto le stelle» forse non si aspettava di godersi tanta buona musica. La serata di solidarietà in favore delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo si è rivelata un vero successo. Ottima l’organizzazione del Consiglio Parrocchiale di Santa Lucia, ottima l’interpretazione del tenore Andrea Binetti e del soprano Gisella Sanvitale che hanno propo-

Da sinistra. Rosa Pia e Renè con Rosa e Davide, i nuovi gestori del bar.

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competitiva, che ha un simpatico cinghiale come mascotte, segue il tracciato del percorso circolare permanente dell’Artugna, che parte dalla piazza di Dardago si snoda tra i sentieri che costeggiano il torrente, risale l’antico rujal, arriva fino a San Tomé per ridiscendere alle scuole del paese. Parte del tracciato coincide con il sentiero naturalistico di San Tomè. Il brutto tempo del primo pomeriggio non ha favorito una partecipazione molto numerosa, ma i partecipanti hanno potuto godere di un clima molto più fresco rispetto al caldo dei giorni precedenti. Al termine si sono tenute le consuete premiazioni per i gruppi più numerosi. Ai partecipanti, come riconoscimento, è stato consegnato un cappellino ricordo.

Scoltà musica tra le mont Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto le nostre montagne sono state il palcoscenico per la rassegna musicale «Note tra le Malghe» proposta anche quest’anno dalla Associazione Gabriel Faurè. La manifestazione consiste in tre facili escursioni nelle vicinanze di alcune malghe della pedemontana che si concludono con un concerto. Quest’anno sono interessate le malghe di Busa Bernart (Polcenigo), Pian Mazzega (Aviano) e Valle Frith (Dardago). I concerti sono tenuti dall’ orchestra di fisarmoniche Zahre Accordion Orchestra, dal coro da camera Gabriel Fauré che propone The Beatles and the Choir e dall'Ensemble Trombe di Portogruaro.

venta la prospettiva visiva della narrazione), una trentina di attori comici e drammatici, sei sceneggiature sovrapposte, un centinaio di veri ultras di diverse fedi calcistiche. Sono questi gli ingredienti innovativi, combinati in maniera del tutto originale, del docu-film Secondo tempo, il primo lungometraggio sul mondo delle tifoserie violente raccontato in modo crudo e assolutamente realistico (a tal punto che, fra prove e riprese, diversi attori hanno riportato fratture e contusioni). Autore e regista è il «nostro» Fabio Bastianello, 38 anni, milanese di nascita ma dardaghese di famiglia, formatosi alla scuola cinematografica di Ermanno Olmi. Con lui, impegnati il 2 luglio sul set dello Stadio Olimpico di Torino, altri volti noti della nostra terra: Luca

Singer’s Style Assolo... non solo Un nuovo gruppo si affaccia sul panorama musicale della Pedemontana: Singer’s Style. La passione per la musica e il canto hanno reso possibile la nascita di questo ensemble piuttosto atipico rispetto alle altre realtà presenti sul territorio. L’alternanza di voci e strumenti in sinergia è la vera nota di stile che li caratterizza. Il gruppo ripercorre la filmografia dagli anni 40 ad oggi, attraverso le più celebri colonne sonore, spaziando da brani corali ad interpretazioni solistiche abilmente arrangiate e dirette dal maestro Mauro Rui già appartenente al coro del Gran Teatro La Fenice di Venezia. Capacità e carattere nell’interpretare pezzi di «storia musicale» con gusto e atmosfera, in un incalzante susseguirsi di ritmo e melodia, sono il filo conduttore di un programma vasto e ricercato. singerstyle@virgilio.it www.singerstyle.webs.com SINGER’S STYLE

Il nuovo gruppo musicale della Pedemontana, il Singer’s Style, durante un’esibizione.

Pa’ fà ’l cine i se à dat bòte Un unico piano sequenza (ovvero una ripresa video in tempo reale senza mai uno stacco della macchina da presa) di 105 minuti, riprese in soggettiva (dove l’occhio del protagonista, un poliziotto infiltrato in una curva di ultras, di43

Coassin, originario di Budoia, direttore della fotografia, e il duo comico dei Papu, con Ramiro Besa di Budoia e Andrea Appi (nipote di Renato Appi di cui l’Artugna pubblicò il libro-cd Vere o no vere). Seguiremo l’evoluzione del film, che sarà probabilmente presentato al Festival di Torino, Locarno e Roma, e dedicheremo un più ampio articolo nel prossimo numero.


Auguri dalla Redazione!

In braccio a mamma Michela con la sorellina Rachele e tra i fratelli Gabriele e Tommaso, «Ci sono anch’io!» urla a pieni polmoni Samuele Puppin nato il 26 aprile, figlio di Marco Budelone.

Ciao! Mi chiamo Paolo Joseph Feleey, nato il 19 aprile 2009, e sono attento a tutto ciò che mi circonda, amo la tranquillità e detesto i rumori molesti. Con il mio arrivo ho fatto felici oltre ai miei amati genitori, Francesca Begotti e Philip Joseph jr., anche i nonni, zii e in particolare lo zio Pier Carlo che impazziscono per me.

Il giorno 20 luglio 2009 a Padova si è laureata, a 25 anni, Michela Carlon in medicina e chirurgia con 110 e lode e menzione di eccellenza.

Un saluto cordiale dalla Scozia ai lettori de l’Artugna da Vera Zambon De Robertis, appassionata lettrice del nostro periodico, ripresa in un momento conviviale attorniata dall’affetto dei nipoti.

4 Luglio 2009. Alessandra e David, felici dopo il matrimonio celebrato a Dardago.

Grande festa in casa di Gianni e Francesca Rosit: si è sposato Massimiliano con Vera Disarò. I giovani sposi hanno coronato il loro amore nella chiesa di Fossalta di Portogruaro tra la gioia dei loro famigliari.


Buon compleanno ad alcuni nostri affezionati lettori con lunga storia. Complimenti ed auguri a…

Inno alla vita … Maria Ianna Classe 1911: 98 anni appena compiuti in buona salute con tanta voglia di continuare la scalata verso il secolo, tra l’affettuosità di figli, nuora e nipoti.

… Antonietta Sanson ha superato tenacemente e in buona salute fisica e brillante memoria le 96 primavere, attorniata quotidianamente dall’affetto di figlie, generi, nipoti e pronipoti.

… a Camillo Zambon Anche Camillo Pinal Bavan, lo scorso 5 luglio, ha compiuto 95 anni. Nonostante l’età, Camillo non rinuncia alla passeggiata quotidiana, tutte le domeniche va a Messa a piedi, continua a leggere, guarda i telegiornali e, soprattutto, sta molte ore accanto alla moglie Lidia di 88 anni, costretta a letto dalla malattia.

… a Ines Zambon Sempre attiva in famiglia e con buona memoria, porta bene i suoi 95 anni, circondata dall’affetto di figlia, genero, nipoti e pronipoti.

… Marianna Carlon Ognuno di noi si augurerebbe d’arrivare come lei alla bella età di 95 anni con i ricordi che riemergono nitidi dalla memoria e con la ferrea volontà di continuare a vivere in modo autonomo, seppur attorniata dalla premura dei suoi vicini. Nella foto: Marianna con Fiorina e Florio Bernardis e il loro nipote.


[...dai conti correnti]

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San Martino di Campagna, 6 luglio 2009

Carissimi amici de l’Artugna, mi è stato donato il volume di Carlo Zoldan: «La pieve di Dardago tra il XIII e XVI secolo – Le Pergamene dell’Archivio», edito a cura de l’Artugna, dato che, purtroppo, per impegni pastorali, non ho potuto essere presente alla presentazione. Fin da ragazzo e giovane seminarista, frequentando l’ufficio parrocchiale, tentavo di decifrare queste pergamene per comprenderne il contenuto ma, non tanto per il latino che, essendo lingua che mi ha sempre affascinato e mi avrebbe fatto comprendere il testo, quanto per la grafia, ostica in molti punti per un inesperto, mi allontanavo, con grande rammarico, molto presto dalla lettura. Ora, finalmente ho potuto leggerle e scoprire il grande patrimonio di fede e di attaccamento alla nostra Pieve di Dardago da parte di tutte tre le comunità che ne facevano parte. Splendida anche la veste editoriale, ricca di foto e di raffigurazioni che rendono ancor più interessante il viaggio in questo nostro mondo passato che ha formato la nostra umanità pre-

sente. Siete stati bravi ad intraprendere un’opera così importante. Mi auguro che continuiate a tirar fuori la ricchezza del nostro passato per aiutare le nuove generazioni e i nuovi abitanti che non hanno il nostro sangue e le nostre radici perché possano inserirsi in questa storia generosa di fede e di umanità.

Rinnovo abbonamento per il 2009. Ringrazio la Redazione per l’impegno e la professionalità dimostrata. NADIA MARAVIGNA – MONZA

Grazie per l’Artugna. VERA ZAMBON DE ROBERTIS – SCOZIA

In memoria di mio padre, Alessandro Gislon. RENATA GISLON – CORDENONS

Grazie per l’Artugna che ricevo volentieri.

DON MAURIZIO BUSETTI

ANTONIO BASTIANELLO – MILANO

Siamo contenti, caro don Maurizio, che tu abbia apprezzato il volume, frutto di tanti anni di ricerche e di lavoro, e condividiamo il tuo augurio che esso possa risultare utile anche alle generazioni future.

In memoria di Irene De Carolis e di Cornelio Zambon. CAMILLO ZAMBON – TRIESTE

bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 116

entrate

Costo per la realizzazione + sito web

4.774,00

Spedizioni e varie

171,00

Entrate dal 22.03.2009 al 10.07.2009

4.810,00

Totale

4.810,00

46

uscite

4.945,00


09

47

Elaborazione grafica da un disegno di Ruggero Zambon

11.00 16.30 21.00 19.30

Serata danzante con orchestra «Alto Gradimento»

Musica dal vivo con i «Formula 2»

presso il cortile delle scuole elementari Apertura chiosco enogastronomico

20.45

presso il cortile delle scuole elementari Apertura chiosco enogastronomico

presso il cortile delle scuole elementari Apertura chiosco enogastronomico Giochi popolari

in chiesa Concerto di musica sacra Stefania Antoniazzi, soprano Silvia Migotto, sassofono Andrea Tomasi, organo

22.00

Serata musicale con DJ Alfonso «Vent’anni di musica: dagli anni '80 al 2000»

DARDAGOSTO

presso il cortile delle scuole elementari Apertura chiosco enogastronomico

in chiesa Santa Messa in onore dell’Assunta

presso il cortile delle scuole elementari Serata musicale con DJ Alfonso

Durante tutta la manifestazione

20.30 20.30

venerdì 14

al campo di bocce Torneo di bocce in concomitanza chiosco «Duth quains cà»

19.00

giovedì 13

domenica 16

in teatro «Portare» spettacolo teatrale ispirato alle portatrici carniche a cura dell’«Academia de Gli Sventati» di Udine

21.00

lunedì 10 martedì 11

sabato 15

al campo di bocce Torneo di bocce in concomitanza chiosco «Duth quains cà»

19.00

domenica 09

Comune di Budoia Periodico l’Artugna Comitato Festeggiamenti Dardago Pro Loco Budoia

in teatro Presentazione del libro «Il Vallone di San Tomè» a cura dell’Associazione Naturalisti Sacile ONLUS con l’intervento del prof. Benedetto Sala, titolare della cattedra di Paleontologia e Paleoecologia dell’Università di Ferrara

21.00

venerdì 07 sabato 08

20.30

giovedì 06

20.45

DARDAGO Pieve di Santa Maria Maggiore

Pesca di beneficenza presso i locali della canonica Mostra di pittura e di artigianato artistico presso il teatro e la nuova sala parrocchiale con accesso dal Sagrato della Chiesa


Le case parlano O Ciasa Carlon, già Stefinlongo Gasperin, appartenente ad un gruppo di case secentesche allineate, racchiuse nella Centa dei Tressi, in Budoia. Una casa di pietra, un camino, un fuoco: importante era, allora, esserci. Posta in mezzo al giardino di fronte all’abitazione di Giuseppe e Renzo Carlon, è una tra le case più antiche del borgo storico, rispettata nella sua spontaneità architettonica, non considerata un’intrusa dai proprietari, anzi ordinata e abbellita da Doris, con piante fiorite, quasi a restituirle l’anima, spentasi nei primi decenni del Novecento con i precedenti proprietari, gli Stefinlongo Gasperin. Il fuoco, che in origine era al centro della casa in cui confluiva l’intera cucina, divenne nel sette-ottocento focolare aggettante – in ogni caso raccoglimento e difesa degli affetti. Vi funzionava un forno, che serviva non solo alla famiglia, ma era messo a disposizione di tutti: solidarietà dettata dal cuore, in cambio di rispetto e ordine per la sacralità della proprietà. Lì si sfornavano pane e focacce per l’intero vicinato. Testo e foto di Vittorina Carlon Informazioni di Giuseppe e Doris Carlon Brolo


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