Dall’album di famiglia...
Le nostre radici
Dall’album di famiglia...
Foto a sinistra. Giacomo (1887) con la moglie Ilda Cecchelin e il figlio Ferruccio (1913) in licenza durante il sevizio militare. Giacomo, caporale della Croce Rossa, fu fatto prigioniero sette volte e per sette volte riuscì a fuggire.
Dall’album di famiglia...
La grande famiglia degli Zambon Pinàl
Foto a sinistra. Giuseppe (1889) e Regina Zambon con i primi 3 figli, Iginia (1914), Angelo (1918) e Mario (1920). Iginia morirà molto giovane a Torino, dove si trovava per lavoro. Anche Mario muore, giovane, nel 1971.
Pinàl Bavàn – parte seconda Continua il paziente lavoro per mettere insieme le varie informazioni sulla famiglia Zambon Pinàl. Le ricerche documentali negli archivi della Pieve e le interviste orali ai nostri «vecchi» che hanno ben presenti tutti i legami di parentele, permettono di capire come è vasto l’universo dei Pinài, certamente la famiglia più numerosa di tutto il comune (cfr. l’Artugna n. 50, aprile 1987, I registri della Pieve, pagg. 14-18).
Foto in basso. Giuseppe, infaticabile lavoratore, con la mussa, indispensabile collaboratrice dei contadini prima dell’avvento dei trattori.
Nel numero 100 (dicembre 2003) venne pubblicato il ramo dell’albero genealogico dei Pinài Bavàn discendenti di Pietro (1835); in questo numero presentiamo il ramo dei Pinài che discendono dal fratello Matteo (1826).
—— SEDICESIMO INSERTO a cura di Roberto Zambon
Foto in alto. due figlie di Luigi, Santa (1902) e Maria (1897). Maria sposò Serafino Zambon Momoleti, mentre Santa, dopo aver vissuto da bambina nella case nuove dei Pinài (all’entrata del cortile), si trasferì con la famiglia a Ronche; sposò Paolo Zambon Pinàl Nontholo e tornò ad abitare nella stessa casa che nel frattempo era stata acquistata dal suocero Damo Nontholo.
Foto sopra. Nave, 1956. Matrimonio di Raffaele e Giuseppina. Ai lati i loro rispettivi papà Giacomo e Attilio.
Foto a lato. Dardago, 1979, bella foto di famiglia in occasione dei 65 anni di matrimonio di Giuseppe e Regina.
Chi sono e dove abitavano i Pinài Bavàn
A
Foto sopra a destra. Dardago 1935. Il matrimonio di Ferrucio (1913) con Luigia Zambon Biso. Si riconoscono: alle spalle della sposa, il fratello Marco e, dietro di lui, Maria, zia dello sposo. A destra di Ferrucio si riconosce l’altra zia, Santa.
Foto a lato. Romano (1918), figlio di Giacomo, ritratto con la moglie Norina. Romano morì tragicamente nei pressi di Roma durante un bombardamento il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio.
Foto a sinistra. Giovanni, (1886-1953), sposò Rosa Zambon Tarabin; non ebbero figli. Abile muratore e capomastro, si trasferì a Sacile dove, grazie al suo lavoro, divenne un uomo conosciuto e stimato. Foto a lato. Abramo (1892). Sposò Romana Zambon Pala. La prima figlia, Irma, sposò Alberto Vicenzotti, noto a Dardago perché ogni anno, alla Sagra dell’Assunta, arrivava con il suo carico di angurie per venderle all’ombra del campanile.
Foto sopra e a sinistra. I primi anni di Ferrucio a Ronche, con i figli Giovanni e Giacomo e con la moglie Luigia.
INSERTO DE l’Artugna n. 107 · APRILE 2006
bbiamo visto, nel numero 100 de l’Artugna, che i Pinài che costruirono le loro case, da almeno 200 anni, nel cortile a cui si accede dal secondo portone a sinistra di Via San Tomé sono conosciuti anche con il nome di Bavàn. (A proposito, sarebbe interessante risalire all’origine di questi soprannomi). Nelle vecchia casa, a metà dell’ ‘800, vivevano con le loro famiglie i due fratelli, Matteo (1826) e Pietro (1835) che diedero origine ai due rami Bavàn. Come la quasi totalità delle famiglie dardaghesi vivevano con il lavoro dei campi o facendo i muratori. Il patrimonio era formato dalle case, dal bestiame e dai terreni. Periodicamente era necessario procedere alle «divisioni»; così, all’inizio del secolo scorso, Angelo (1853), figlio di Matteo, comperò le ciase de Moreàl, in cima al paese, quasi alla fine di Via San Tomé, mentre il fratello Luigi (1858) si trasferì nella case da poco costruite all’entrata del cortile. Verso il 1923, dopo aver venduto le case ad Adamo Zambon Pinàl (Damo Nontholo), si trasferì con figli e nipoti a Ronche di Sacile dove la terra è più fertile e generosa. Quasi tutti i figli maschi di Angelo, (Guglielmo, 1881 e Giuseppe, 1889) e quelli di Luigi (Giovanni, 1886, Giacomo, 1887 e Abramo, 1892) lavora-
vano nei campi. Giovanni si trasferì a Sacile dove lavorò come capomastro. La generazione successiva fu interessata dalla forte emigrazione che caratterizzò la prima parte del secolo scorso nella nostra zona pedemontana. Milano, Torino e Venezia, furono le prime tappe di un viaggio alla ricerca di un lavoro dignitoso. In molti sono riusciti a farsi conoscere per la loro indiscussa professionalità. Oggi i discendenti di Matteo risiedono a Milano, Torino, Verona, Cividale del Friuli, Sacile, Caneva, Dardago... * * * Come per l’albero pubblicato nel dicembre 2003, si è seguita la linea di discendenza maschile fino alla fine del 1800. Dal 1900 è stata seguita anche la discendenza delle donne, poiché molti loro discendenti hanno richiesto di essere inseriti nell’albero. * * * Grazie di cuore a quanti mi hanno fornito informazioni e materiale fotografico per questo lavoro e, siccome c’è ancora molto da scoprire sui Pinài, grazie anche a coloro che mi aiuteranno nelle future ricerche. ROBERTO ZAMBON
Foto sopra. I figli di Giuseppe e Regina in una recente fotografia. Da sinistra: Bruno, Maria (Torino), Agata, Angelo (Verona), Gemma (Milano) e Augusta. Foto a destra. Lo zio Bruno con alcuni nipoti (negli anni 70 ?). Da sinistra, in piedi, Antonio, Giorgio, Giuseppe. Accosciati: zio Bruno, Roberto, Carlo.
Nelle foto, da sopra. I due fratelli Angelo (1853) e Luigi (1858) con le rispettive consorti Agata Del Maschio e Luigia Zambon.