Si queris

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Se la parola sequeris (perché così si dice in ambito

è rimasta depositaria e quindi anche investita del ruolo

popolare) facesse pensare solamente a cose perdute da

di «ministrante» del rito per parenti e conoscenti.

ritrovare, sarebbe troppo poco! Intanto perché la preghiera,

Si quæris per poter trovare, quindi. Ma, allora, che ci stanno a fare queste strane parole nel titolo degli indici de l’Artugna? Saranno talmente complicati questi indici da costringere il lettore a ricorrere a Sant’Antonio per consultarli e trovare quello che cerca?

[ SE CERCHI ]

originale versione latina! Solo qualche vecchietta ne

di cui si quæris è l’incipit, abbraccia ben altro nella sua area di richiesta d’aiuto. Il Si quæris, infatti, è un inno, meglio una sequenza, in onore di Sant’Antonio da Padova, composta da fra’ Giuliano da Spira e che viene cantata durante le funzioni della vigilia della festa del santo, il 12 giugno di ogni anno. «Se chiedi, se cerchi» è il significato delle prime due parole.

molto modesta: ha iniziato il discorso, ma poi ha preferito

Che cosa? Nientemeno che i miracoli, i quali, stando

lasciare la conclusione ad altri...

al testo, sono garantiti e anche numerosi: l’allontanamento

Intanto ci ho provato io. Ho simulato diverse ricerche,

della morte, dell’errore, della sventura, del demonio e

per argomenti, per autore, per annata... e ho riscontrato

della lebbra... Inoltre, giovani e vecchi che lo richiedano,

che il lavoro è davvero completo e merita un grande plauso.

ottengono la salute e anche il ritrovamento delle cose

Lo merita soprattutto l’autrice, che, con il suo lavoro

perdute. E proprio per ottenere quest’ultima grazia, per

certosino, non ha prodotto una di quelle pubblicazioni

tanti secoli è stata recitata dalla gente comune

che prevedono un ritorno di fama o di gloria, ma semplicemente ha reso un prezioso servizio ai ricercatori o anche a chi per sola curiosità volesse ripercorrere anni di storia della comunità di Dardago e di tutto il Comune di Budoia. E non ci sono solamente titoli e nomi di autori e pagine e indicazioni di date nel libro! C’è la prefazione seguita da un’ottima ricostruzione della storia del periodico l’Artugna, con didascalie. Allora, chiedendo scusa per il poco rispettoso accostamento, io mi sento proprio di continuare il discorso lasciato aperto dal titolo, ricorrendo ad una frase del Vangelo molto rassicurante e che, a mio avviso, ben si aggancia al «si quæris», «se cerchi» iniziale: quærite et invenietis! Cercate e troverete! Carlo Zoldan

Tra identità, vita e storia.

corredata dalle foto di copertina accuratamente descritte

Indice analitico dei primi 100 numeri de l’Artugna

No, no, la compilatrice è semplicemente una persona

questa sequenza. Con tutte le storpiature da sempre subìte dalle preghiere in latino. Il ritrovamento delle cose perdute, dopo aver recitato il si quæris, è garantito, come era garantita la pioggia che un tempo non si andava a chiedere, ma a tò a San Tomè o alla Santissima, oppure la sparizione delle formiche dai bachi da seta con l’accensione di un lume alla Madhona de le formie, nel ciasut de Santa Riosa, a Marsure; a due precise condizioni, però, e cioè essere degni e avere fede. Gli episodi di ritrovamenti di cose smarrite, raccontati da protagonisti o da chi ne è stato diretto o indiretto testimone, sono innumerevoli e molto spesso anche arricchiti da tutta una serie di curiose circostanze che rasentano perfino l’incredibile. Per questo, una volta, non appena uno annunciava di aver perso qualcosa, subito veniva invitato a recitare la preghiera: «Di’ su l sequeris!». Un po’ alla volta, però, questa pratica è andata sparendo, ma non perché ha perso importanza, semmai perché quasi nessuno conosce più la preghiera, soprattutto nella sua


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