contenuti 3
Editoriale
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Hanno collaborato
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Primizie 2012
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Rinascimento della Natura
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Metti una rosa a cena...
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Sapore e profumo di sale
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Una storia antica della nostra terra: il formaggio
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Etichette, queste sconosciute
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A tavola con Monet
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Il tè, profumo esotico dell’Oriente
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Le nuove capitali del gusto: Mosca
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All’Arté una stella della cucina incontra ed interpreta l’arte
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Dieta vegetariana, mediterranea… e dintorni!
108
La sagra della lumaca
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Vini tra tradizione e innovazione
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Dall’Italia alla Grecia… ancora sapore di sale
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La terra del blu: l’Istria
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Eventi
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Una tavola consapevole
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Indice ricette
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Indirizzi cucina gourmet
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A tavola con Monet Una visita a Giverny per scoprire il quotidiano gastronomico del maestro dell’Impressionismo. di Giulia Fiore ColtellaCCi
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on si può dire di aver visto tutti i capolavori di Monet se non si è fatta visita al giardino della sua casa di Giverny. Non si può dire di conoscere Claude Monet se non si è fatto capolino nella cucina e nella sala da pranzo della sua casa di Giverny, per scoprire che il famoso pittore impressionista era una buona forchetta e un fine buongustaio, esigente e puntuale. La visita alla casa di Giverny, nell’alta Normandia, a 70 Km da Parigi seguendo il corso della Senna, è un’esperienza unica, come un’immersione nei quadri del maestro del colore. Un giardino selvaggio ricco di alberi e fiori di ogni specie, in un’esplosione di forme e colori circonda la casa a sua volta nascosta da rose rampicanti e vite canadese. E poi c’è il giardino acquatico, con le ninfee, i salici, il ponticello, proprio come nei suoi quadri. Ma per conoscere l’uomo dietro il pittore, bisogna entrare nella sua casa, visitare il suo atelier, salire al primo piano e curiosare nelle camere da letto, per poi tornare al piano terra ed entrare nella sala da pranzo: un’ampia stanza giallo cromo con al centro una grande tavola apparecchiata, che immette direttamente nel luogo più importante della casa insieme all’atelier: la cucina, un paradiso di piastrelle blu.
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Monet si trasferisce in campagna a Giverny nel 1883 con la moglie Alice e la loro numerosa famiglia. Qui la cucina diventa un rituale familiare, semplice, uno stile di vita la cui sola ambizione era la realizzazione di piatti eseguiti alla perfezione (dalla cuoca Marguerite) con quanto si produceva nell’orto e nel cortile. La semplicità ricercata da Monet è quello che oggi è diventato un lusso: il “fatto in casa” o la cucina a Km zero, come è di moda chiamarla. Nel giardino, curato con attenzione dallo stesso Monet, oltre a fiori di ogni sorta trovavano spazio, e in parte trovano ancora, ricercati alberi da frutta (pere decane, mele renette, prugne reine claude e mirabelle…), nel cortile si allevavano diverse specie di polli, galline e anatre, mentre nell’orto erano coltivati ortaggi di tutti i generi e paesi (Monet acquistava semi e piante ovunque si trovasse e amava sperimentare le coltivazioni più difficili), per non parlare delle erbe che crescevano
un po’ Aovunque (rosmarino, erba cipollina, salvia, origano, dragoncello…). Tutto doveva essere coltivato con cura, il maestro si arrabbiava non poco persino se la verdura non veniva raccolta a modo. E questa non era la sua unica mania legata al cibo! La tavola di Monet era regolata da riti imprescindibili. I menù venivano stabiliti da lui stesso con una settimana d’anticipo. L’orario del pranzo era fissato rigorosamente per le undici e trenta: un primo e poi un secondo colpo di gong richiamavano l’intera famiglia intorno alla tavola, e non erano ammessi ritardi. Il maestro, infatti, era solito alzarsi la mattina molto presto (verso le cinque) per poter beneficiare della luce del mattino. Così il pranzo abbondante ma rapido, doveva permettere al pittore di poter tornare presto al lavoro per godere della luce del pomeriggio (e sappiamo quanto la luce delle diverse ore del giorno sia importante nei dipinti di Monet). Alle sette di sera, altri due
colpi di gong annunciavano la cena e alle nove e trenta tutti a letto. I pasti del buongustaio, quindi, erano scanditi dai ritmi e dalle esigenze del pittore. Ma torniamo alle manie gastronomiche di Monet: aveva un proprio personale cerimoniale per tagliare e condire l’anatra, l’unico fois - gras che gli piacesse era quello alsaziano, mentre i tartufi dovevano essere del Périgord; gli asparagi li voleva quasi crudi, l’insalata la faceva diventare quasi nera tanto pepe ci metteva; prediligeva la cottura al vapore per l’indivia, i fagiolini e persino i marroni, mentre gli spinaci li voleva cotti in pochissima acqua; adorava letteralmente i porcini all’olio d’oliva, l’unica ricetta di cui, secondo la leggenda familiare, Monet potesse rivendicare l’invenzione. Se i pic nic all’aperto (frequentissimi, ogni occasione era buona) erano un affare di famiglia a cui non poteva partecipare chiunque, moltissimi erano i visitatori che Monet e sua
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moglie Alice ospitavano alla tavola di Giverny e per i quali veniva studiato ogni volta un menù apposito che soddisfacesse i gusti degli ospiti. (Ovviamente Monet invitava rigorosamente a pranzo, visto che la sera non andava mai a letto oltre le nove e mezzo!) Gli amici del pittore, non erano gente comune, ma le personalità più im46
portanti dell’epoca, artisti, scrittori, mercanti d’arte, tra i quali ricordiamo solo alcuni: Renoir, Pizarro, Cézanne, Sisley, Rodin, Mallarmè, Clemenceau, Durand-Ruel… e altri artisti che accorrevano a Giverny per vedere il maestro all’opera nel suo angolo di paradiso, anche gastronomico. Quando si dice che quella della buona tavola è una vera e propria arte,
non è solo un modo di dire. Il lato più umano del grande maestro dell’ Impressionismo, la sua golosità da gourmet ci dimostra che si può essere artisti anche nel vivere quotidiano, che tavola e tavolozza possono essere la stessa cosa se il fine è sempre e comunque la “joie de vivre”.
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All’Arté una stella della cucina incontra ed interpreta l’arte TesTi a Cura deLLa redaZione FoTo di MarCo BraVi e Marisa BoLdo
La Leggenda di Ceresio e deL Lago di Lugano
Tanti secoli fa abitava nelle acque del lago di Lugano, allora grandissimo con rive pianeggianti e senza monti, un grossissimo pesce, al cui confronto una balena era un pesciolino, che rendeva sempre agitato e burrascoso lo specchio d’acqua. Un giorno Céreso, signore del lago, disse al grosso pesce: “È ora di finirla, o te ne vai tu, o me ne vado io!”. “Io non ci penso neppure” rispose il grosso pesce. Céreso allora ordinò alle acque di sollevare i lastroni che formavano il fondo del lago, queste ubbidirono e si precipitarono in cascata nell’abisso che s’era aperto ad un tratto. Il grosso pesce, che stava sonnecchiando, si sentì trascinato dalla corrente, volle andare a vedere quel che succedeva e si tuffò nel profondo, venendo così ingoiato dall’abisso. Poi le pietre del fondo ricaddero al loro posto, turarono il gran buco, e le acque del lago si distesero lisce e tranquille come non erano state mai. Céreso si sdraiò sulle onde morbide e s’addormentò. Il fondo del lago però cominciò
a tremare, minacciando di spaccarsi. Céreso non si perse d’animo e ordinò alle acque di pesare sul fondo, le acque divennero come piombo ma gli urti che il pesce imprigionato dava, sollevarono il fondo, per lunghi tratti, formando altissime gobbe e cime, che le acque non poterono ricoprire. Finalmente il mostro, estenuato, diede un’ultima sgroppata e morì. Il signore del lago, uscì allora dalla sua caverna, risalì alla superficie disperato: il grande lago non c’era più. Per molti anni si sentì triste e sconsolato, poi però le rocce nere si copersero di piante verdi e il sole riscaldò le acque che ridivennero azzurre e limpide. A poco a poco anche Céreso si calmò e amò di nuovo il suo lago e le grandi montagne che vi si specchiavano, tanto da scegliere come dimora una gran caverna sotto il monte strano e aguzzo, che se ne sta ancora oggi, un po’ gobbo ma superbo, in riva al lago di Lugano.
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daLLa MeTà deLL’oT ToCenTo ad oggi: gLi spLendori di ViLLa CasTagnoLa e deLL’arT residenCe
“la vita non è misurabile dal numero dei respiri che facciamo, ma dal numero dei momenti che ci tolgono il respiro…” (Anonimo) Già verso la metà dell’Ottocento la nobiltà europea aveva scoperto questo angolo di paradiso il cui panorama mozzafiato incanta chiunque giunga a Lugano. Allora le nobili famiglie tedesche e russe costruirono molte ville in questa zona e, tra queste, all’inizio del 1880 venne commissionata, 68
da parte del consigliere di stato russo Von Ritter, la stupenda dimora che è oggi Villa Castagnola, maestosa e prestigiosa costruzione acquistata poi nel 1885 dagli Schnyder von Wartensee che per tre generazioni la gestirono, rendendola uno dei più rinomati alberghi della Svizzera, cedendola infine nel 1982 alla famiglia Garzoni di Lugano. Dieci anni fa la stessa famiglia ha acquistato, a pochi passi dalla Villa, l’allora “Hotel Du Midi” trasformandolo nello stupendo Art Residence in cui trova spazio il “Ristorante Galleria Artè al Lago” che coniuga sapientemente l’arte culinaria con mostre di sculture e quadri di artisti contemporanei. Voluto fortemente dalla famiglia Garzoni che si occupa personalmente, amando profondamente l’arte, di scegliere gli artisti e le opere da esporre, ha visto, in questo decennio, alternarsi ben ventuno diversi autori che, in occasione del particolare anniversario che si celebra quest’anno, esporranno nuovamente in tre mostre collettive d’eccezione, la prima inaugurata il 19 di gennaio, la seconda il 19 di aprile e la terza aprirà il 4 di settembre. Negli spazi del Ristorante Galleria Artè al Lago, sapientemente organizzati logisticamente, l’ospite visitatore può godere di un contatto visivo e tattile con le opere che sono cucina gourmet
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esposte fra i tavoli, sculture di piccole e medie dimensioni che conferiscono un fascino particolare a questa piccola perla affacciata sul lago. Questo concetto di esporre in un ristorante o in un luogo di comune ritrovo, non è nuovo in paesi come l’Inghilterra o l’America, in un mondo dominato da ritmi frenetici il cultore dell’arte e l’amante della gastronomia riescono a dedicare tempo al gusto dell’occhio e del palato senza dispersione di momenti. La simbiosi con lo chef di Artè, Frank Oerthle, e con tutto il suo staff, ha poi permesso di creare cibi e decori a tema nello spirito delle esposizioni.
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QuaLCosa di più su Frank oerThLe
Frank Oerthle, nasce in Germania nel 1968 e qui svolge, nelle più importanti cucine, il suo apprendistato. In seguito si trasferisce in Svizzera, in Ticino, e lavora all’albergo Ascona prima di iniziare a Villa Castagnola presso il ristorante il Relais. Dal 2002 è lo chef del Ristorante Galleria Arté al Lago. Nel 2009 è stato insignito del premio “Cuoco emergente in Ticino dell’anno”, con 16 punti della guida 72
Gault Millau, e nel 2010 è stato premiato con una stella Michelin. Quest’anno è stato scelto dalla compagnia aerea di bandiera Swiss Air per creare un menù innovativo da portare in volo sulle lunghe tratte nella First e Business class.
La CuCina deLL’arTÉ neLL’inTerpreTaZione di una sTeLLa
Il cromatismo ed il colore nei piatti sono la caratteristica che la vista coglie subito ammirando una creazione di Frank Oerthle, un’esplosione di colori che si intreccia immediatamente con la percezione dell’aroma. Il lilla dei fiori freschi, l’arancio della patata dolce, il rosso dei pomodorini trovano collocazione accanto a cibi fantasticamente interpretati, il piatto si inserisce nel
contesto artistico, ricco di opere meravigliose che evocano sensazioni ed emozioni sempre nuove e, d’altro lato, è esso stesso un’opera d’arte per la sua costruzione, per lo studio che ne precede la realizzazione e per la componente di fantasia ed estro che distingue una portata dall’altra. Se si osserva Frank all’opera si rimane ammirati dalla velocità con cui compone i suoi piatti e dalla precisione e delicatezza con cui muove le mani per aggiustare una decorazione o inseri-
re un particolare, certo velocità e precisione derivano dalla professionalità che distingue lui ma anche i ragazzi del suo team, perfettamente organizzati e coordinati, velocissimi e sicuri nell’aiutare e nel contribuire alla realizzazione dei vari piatti. Le creazioni di questo chef, di origini tedesche, sono una vera esperienza sensoriale dalla quale lasciarsi avvolgere, mentre ci si lascia coccolare dall’ambiente caldo e raffinato del Ristorante Galleria Arté. La cucina di Frank è una cucina
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giovane e mediterranea per quanto sia ricca di influenze asiatiche. Meglio definita “cuisine avantguarde”, ricca di spezie, si poggia sulla tradizione per poi svilupparsi attraverso interessanti e sempre nuovi percorsi, senza però eccedere nella ricerca e mantenendo fede ai “gusti”. La sua scelta dei menù è sempre molto legata alla stagionalità dei prodotti, che usa solo se freschi, tanto è vero che si avvale molto della collaborazione di fornitori locali, a tal proposito ama ricordare il contadino che da anni gli fornisce, ogni giorno, le erbette e le insalatine del suo orto. 74
dieTro iL sorriso grande ConCreTeZZa e rigore
Avvicinandosi a quest’uomo, che conserva ancora l’aria scanzonata da ragazzo, sempre pronto allo scherzo ed alla battuta, si coglie tutto lo spessore umano e la concretezza di chi, pur nella consapevolezza della propria professionalità, non ha perso di vista la realtà, di colui che, pur forte della passione che ancora oggi, dopo quasi trent’anni di lavoro, lo anima, è ben legato alla propria quotidianità ed è conscio delle difficoltà che comunque, ogni tanto, incontra nel suo lavoro… come tutti. Non un mago che dall’alto del suo piedistallo
mescola preziosi ingredienti in mitici pentoloni che ribollono, non un essere perfetto che crea con la bacchetta magica alchimie alimentari miracolose e sapori venuti dal nulla, ma una persona, un uomo, che si è conquistato il successo con la dedizione, l’amore, la costanza e la fatica e che continua, ogni giorno, ad impegnarsi per ottenere il meglio. Da un grande chef come lui ci si aspetterebbe la storia del “sacro fuoco” della passione culinaria nata insieme a lui, invece Frank narra, con grande sincerità, di come la realtà delle cose sia stata per lui diversa. Si, certo, qualche occhiata alla cucina gourmet
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cucina della mamma, quando era ragazzino, l’ha data, ma sicuramente non c’era allora in lui l’idea ed il progetto chiaro di diventare “un artista del piatto”. L’unica certezza, da sempre, era quella di voler realizzarsi in un’attività che gli consentisse di esprimere la sua creatività e, le strade provate prima che si aprissero le porte di una cucina, sono state più di una, dalla passione per le macchine da corsa, ereditata dal papà, all’attenzione per la natura, nel periodo in cui ha fatto “il guardiano del bosco” (mestiere simile alla nostra guardia forestale ndr), fino all’esperienza in una struttura per anziani dove però, come dice con un velo ancor oggi di tristezza, era troppo difficile convivere ogni giorno con la sofferenza ed il dolore. Solo in seguito a ciò ha deciso di “provare” a cimentarsi con pentole e mestoli, con grande umiltà, partendo dal gradino più basso della scala ed impegnandosi sempre per imparare ed apprendere il meglio da chi lo circondava, formandosi anche, con il rigore che lo contraddistingue, con lo studio e l’applicazione.
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La sTeLLa… L’ispiraZione ogni giorno ed iL suCCesso di TuT Ti
Ciò che gli piace di più della sua attività è lo “spirito di squadra”, il lavorare in team ed il poter esprimere la sua fantasia creativa, ed il suo essere, in piatti sempre nuovi. Ammette certo che ci vuole tanto amore perché non diventi difficile ricominciare ogni giorno, ed è necessaria tanta passione per non stancarsi e per non cedere, per rispettare sempre gli standard qualitativi richiesti. È fondamentale avere sempre nuove idee in testa, ed in questo è importante la coesione con i propri collaboratori, loro sono per Frank fondamentali, spesso cucina gourmet
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indice ricette Dal profumo dei giardini fioriti di rose all’intensità del “fuoco che ci è dato dall’acqua”, il sale, con un occhio al menù di Monet… la stagione primaverile riscopre gli aromi ….mentre Frank, signore del lago, illumina con la sua stella… piatti d’arte … pag. 80
antipasti:
: finissima di vitello e timballo di patate dolci : variazione di sarde e alici in carpione
primi piatti:
: zuppetta di piselli : cappellacci di faraona
secondi piatti:
: triglia di chorizo e purea di piselli : branzino in manto di lardo di Colonnata
dessert:
: tortino meringato : involtino soffice ai frutti di bosco
…la rosa, regina della tavola, invita al gusto… pag. 16 pag. 17
: burro alla rosa : petali di rosa in pastella : arrosto al profumo di rose : torta di sfoglia di formaggio con noci e petali di rosa : zucchine con crema di rose : zuppa fredda di melone o anguria alla rosa : dolce cassata alla rosa
…ed il sale regala nuovi e riscoperti gusti… pag. 28 pag. 29 pag. 125
: orata al sale : capperi sotto sale : sale aromatizzato
…il tutto “condito” dai consigli di Monet, artista della tela e ideatore di piatti, e dai sapori sempre forti della passionale Spagna… pag. 115
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: cabrillas al pomodoro