Questi scritti appassionati sono molto più di un pamphlet contro il lavoro e molto più di una critica al lavoro moderno. Tra le mani avete un elogio all’ozio, una sua etica per imparare a vivere la propria vita e non quella d’accatto basata sul carrierismo che ci propinano i media mainstream, televisione in testa. L’autrice non ha dubbi: viviamo nell’epoca della privatizzazione del tempo e siamo educati a essere consumatori bulimici e lavoratori remissivi, senza una reale educazione all’ozio il tempo libero si consuma nell’intrattenimento fino a diventare banalizzato e impersonale. Che non ci ristora, che non ci nutre. E allora la letteratura e la scrittura possono aiutarci a capire cosa stiamo diventando e qual è l’imprevedibile direzione verso cui ci sta trascinando la società ipervelocizzata che considera il tempo del pensiero e della riflessione sprecato e improduttivo...