Le confessioni di una cassiera

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MARYLOU PILLITTERI

LE CONFESSIONI DI UNA CASSIERA Vi siete mai chiesti cosa pensa chi è dall’altra parte della cassa? Questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a eventi storici e a persone e luoghi reali è usato in chiave fittizia. Gli altri personaggi, località e fatti sono frutto della fantasia dell’autore e qualsiasi relazione con eventi, persone e luoghi realmente esistenti o esistiti è puramente casuale. Le Confessioni di una Cassiera ©2015-2016 Proprietà Letteraria Riservata I Edizione ISBN | 9788893321488 Youcanprint Self-Publishing Via Roma, 73 - 73039 Tricase (LE) - Italy www.youcanprint.it info@youcanprint.it Facebook: facebook.com/youcanprint.it Twitter: twitter.com/youcanprintit “Mi piacciono le assurdità, svegliano le cellule cerebrali. La fantasia è un ingrediente necessario nella vita. È un modo di guardare la vita dalla parte sbagliata di un telescopio e questo ti permette di ridere di tutte le realtà della vita.” (Theodor Seuss Geisel)

Indice 1 C’ERA UNA VOLTA UNA CASSIERA 2 STORE WARS: L’ADDESTRAMENTO DELLA CASSIERA 3 UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA 4 L’ODISSEA NEL TEMPO DI UNA CASSIERA 5 PIERA ALLA RICERCA DEL BUONGIORNO PERDUTO 6 IL DILEMMA DEL SACCHETTO


7 UN BOLLINO PER DOMARLI TUTTI 8 LA CASSIERA FUORI SEDE 9 PIERA NON VESTE PRADA 10 PIERA LA CASSIERA E ALTRI MOSTRI FEROCI 11 LA TESSERA FEDELTÀ 12 LA TEORIA DELLE CODE SECONDO PIERA 13 CARREVOLUTION 14 TUTTA COLPA DEL CARRELLO 15 SITUAZIONE IMBARAZZANTE 16 ATTENZIONE: IL SUPERMERCATO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE 17 IL CODICE A BARRE 18 CARTA O BANCOMAT? 19 SOTTO IL SEGNO DELLA BILANCIA 20 MIRACOLO NELLA 34a CASSA 21 100 MODI PER LASCIARE UNA CASSIERA SENZA PAROLE + 10 EPILOGO 22 LA VOCAZIONE RINGRAZIAMENTI

1 C’ERA UNA VOLTA UNA CASSIERA Fin da piccoli tutti quanti sogniamo il mestiere che vogliamo fare da grandi. C’è chi vorrebbe fare l’astronauta, il pilota, la ballerina, la veterinaria, l’attrice, il calciatore o la velina. Ognuno ha delle vocazioni per la quale eccelle in alcuni ambiti rispetto ad altri ed è questa la caratteristica che ci spinge a diventare quello che siamo, a patto che le cose vadano per il verso giusto. Ad esempio io conosco una donna; si chiama Piera ed è all’apparenza una persona normale, tipo che se la vedi in autobus o in posta non spicca particolarmente tra gli altri, ma se la vedi al


supermercato allora sì che fa la differenza! Sì, la differenza cassa! Piera è una cassiera del supermercato e per quante vocazioni si possano avere, esercitare questo mestiere rientra a far parte delle ultime cose alla quale un essere umano aspira svolgere nella vita. Quando ad essere piccola era Piera, non è che avesse qualche particolare desiderio per quando sarebbe stata grande. A dire il vero lei neanche ci voleva diventare grande! Tuttavia già dall’infanzia il suo destino le aveva dato un suggerimento. Una volta si perse al supermercato e nel tentativo di ritrovare la mamma, che urlante già stava mobilitando le unità cinofile, si recò alla cassa dove incontrò un donnone di centoventi chili con dei mustacchi ragguardevoli che la facevano somigliare vagamente a una versione femminile di Maurizio Costanzo. Il suo nome era Franca. <<Ciao Piccolina! Come ti chiami? Hai perso la mamma?>> Piera annuì, ma a differenza di tutti i bambini che probabilmente in una situazione come quella sarebbero scoppiati in lacrime, era rimasta affascinata da quella figura e dentro di sé pensava: Ma allora le cassiere non sono degli esseri mitologici metà cassa e metà umani! Hanno le gambe! Alla fine la mamma ritrovò Piera, ma quest’ultima rimase talmente colpita da quell’incontro fatale che in cuor suo aveva deciso cosa sarebbe voluta diventare da grande. Antropologa. Dopo che Piera compì diciotto anni, quando ormai era giunto il tempo di rimboccarsi le maniche ed andare a lavorare, iniziò ad inviare curriculum un po’ dove capitava, senza alcuna logica o preferenza. Arrivò il giorno in cui il suo telefono squillò e la giovane ed anonima ragazza fu chiamata per ricoprire un ruolo fondamentale all’interno di una grande azienda. I fantasmi di un’esperienza passata, rimossa probabilmente dall’avanzare degli anni, dovevano servirle come monito. Era stata contattata per essere assunta come direttrice? Ispettrice? Ambasciatrice? No. Fu contattata per un posto come cassiera. Parttime. Week-end. Dicono che alcuni tipi di traumi possano ritardare la loro comparsa nel tempo. Un po’ come i treni regionali che non si sa mai quando arrivano. Il trauma di Piera probabilmente riemerse quando mise la firma nel contratto di assunzione. Solo in seguito, illuminata da una triste rivelazione, si rese conto che ormai non poteva più tornare indietro perché una volta che diventi cassiera lo rimani per sempre. Piera entrò così a far parte della famiglia della Grande Distribuzione divenendo a sua volta una figura mitologica metà umana e metà cassa proprio come lo era Franca, baffi e centoventi chili a parte. Per ora. Il problema è che da bambini si notano solo i pregi di


un mestiere ignorandone i difetti. Ecco perché le bambine da grandi non vogliono fare le cassiere del supermercato, proprio perché quest’ultima è una professione anonima. In realtà neanche la stragrande maggioranza delle cassiere vuole fare la cassiera. Forse è per questo che i responsabili del personale durante il colloquio individuale fiutano l’aria come un cane da trifola e chiedono: <<Perché vuole fare la cassiera?>> Anche loro probabilmente sono in cerca di una risposta. Per fare la cassiera del supermercato ci vuole una vocazione talmente rara che ancora nessuno è riuscita a trovarla. Poi un giorno arrivò Piera, quella giusta per ricoprire questo ruolo e forse per trovare una risposta. I CLIENTI INDAFFARATI sono composti per la maggior parte da persone di una certa età che, quando trovano coda alla cassa, dal fondo della fila esclamano: <<Wè! C’ho da fare io! Mica posso perdere tutta la giornata qui eh!>>. Poi puntualmente li trovi al bar a fine turno con ancora il sacchettino della spesa di tre ore prima. I MARY POPPINS. Questi ultimi invece hanno affinato la loro tecnica. Per far prima in cassa si presentano con un solo articolo tra le mani e chiedono gentilmente di passare avanti per poi estrarre dalla borsa salami, orecchiette, salsicce, bibite, formaggi per un totale complessivo di cento euro di spesa.

2 STORE WARS: L’ADDESTRAMENTO DELLA CASSIERA Il supermercato è un minimondo abitato da diverse figure lavorative come il panettiere, il salumiere e il pescivendolo. Tuttavia c’è n’è una meno carismatica delle altre, la punta di diamante che completa il circolo vitale dell’ecosistema del supermercato: la cassiera. Ricoprire questa mansione però non è sempre piacevole, anche se a volte le soddisfazioni non mancano. Ad esempio uno degli eventi che riempie d’orgoglio una cassiera è quando quest’ultima ha il compito di addestrare una nuova assunzione. Un occhio esperto come lo è quello di Antonella, cassiera da più di venticinque anni, capisce immediatamente che quella ragazza mai vista prima è una novizia. Ben pettinata, camice con il colore originale di produzione ben stirato e un sorriso a trentadue denti che lascia intuire un insolito entusiasmo nel cominciare una giornata lavorativa. La giovane è senza dubbio ignara di cosa le riserba il futuro e ha bisogno di essere guidata da una valida maestra che le mostri la via per divenire una cassiera.


Antonella batte gli articoli freneticamente, bofonchia tra sé e sé e la sua espressione da bulldog esprime pienamente il suo stato d’animo. Sente una presenza alle sue spalle e voltandosi vede lei, giovane, fresca e ordinata. Antonella ricorda che un tempo fu come lei. <<Sei la nuova arrivata?>> L’entusiasmo della ragazza inizia ad essere preoccupante ma la veterana della cassa sa che basteranno solo un paio di ore prima che le si spenga come una candela al vento. Lo fanno tutte. <<Bene. Ti insegnerò tutte le tecniche e i segreti conseguiti dopo anni di lavoro. Tu sei all’inizio di un percorso difficile lastricato da problemi di natura fisica ma soprattutto psicologica. Devi sapere che una cassiera, prima di ogni cosa, deve saper controllare la mente.>> Adesso è la giovane aspirante cassiera a trovare inquietante Antonella. Si tratta di fare la cassiera, mica l’astronauta! Scommette che se si sedesse a quella cassa saprebbe fare già tutto, ma è il suo primo giorno e non vuole apparire presuntuosa. In fin dei conti bisogna solo passare gli articoli a scanner e far pagare no? <<So cosa stai pensando. Che bisogna solo passare gli articoli a scanner e far pagare, ma per fare la cassiera non ci vogliono solo due braccia e un bel visino. Lo pensavo anche io quando ero giovane e innocente come te, ma stando qui dietro per tanto tempo inizi a sbarellare, ecco perché è importante controllare la mente. Senti un po’ Piera…>> <<Come fai a sapere il mio nome?>> <<Il badge mia giovane padawan. Tieni sempre a mente la regola numero tre del regolamento sacro della cassiera: non fidarti di chi arriva in cassa, a te perfetti sconosciuti, e chiamandoti per nome iniziano a dialogare come se ti conoscessero da anni. La maggior parte di loro vuole stringere amicizia per ottenere bollini e sacchetti gratis, l’altra percentuale vuole conquistarti e il restante ti ha scambiato per qualcun’altra.>> La giovane Piera tira fuori dalla tasca del camice un block notes tascabile per annotarsi ciò che la sua maestra le sta dicendo.


<<Vedrai che poi le cose ti verranno naturali e in quei foglietti ci annoterai le tue disavventure per scriverci un libro.>> È da questo momento che Antonella, con pazienza, inizia a spiegarle perché per fare la cassiera è necessario prima di tutto saper controllare la mente, avendo un riguardo particolare per la propria. Giusto per prevenire la follia. Oltre ai compiti tecnici, la cassiera si trova a dover affrontare dei problemi che il contratto non descrive. Un fuori copione. La cassiera, oltre che a dover esercitare una pazienza degna di nota, deve avere una qualità che le permette la sopravvivenza all’interno di quel minimondo che in realtà è una giungla spietata: la perspicacia. Dopo diversi anni di lavoro Antonella è diventata la Sherlock Holmes dei grandi magazzini. Riesce a capire con chi ha a che fare già da come il cliente dispone gli articoli sulla cassa. Il vero toccasana per la pazienza di Antonella sono quelli che lasciano le frasi in sospeso, come ad esempio quella volta che: <<Può vedere se dalla tessera fedeltà…>> <<Cosa devo vedere scusi?>> <<Eh! Quella cosa là della tessera!>> <<Quale cosa?>> <<Ma sì, suvvia che ha capito!>> <<Veramente no.>> <<Uffa! Mi vede quanti punti ci sono?>> In realtà Antonella aveva capito immediatamente cosa intendesse dire il cliente, ma si diverte così tanto a fargli finire le frasi! Ci sono tuttavia delle circostanze dove anche la mente più arguta non riesce a capacitarsi. L’intuizione aiuta ma purtroppo non fa miracoli. Torniamo alla giovane padawan e al suo addestramento per divenire cassiera. Dopo un paio di ore d’osservazione, la ragazza prende il posto di Antonella e inizia a battere gli articoli, emettere scontrini ed erogare il resto. Si lascia sfuggire un beffardo: <<Però è facile!>>


Antonella dietro le sue spalle è una piccola ombra, aspetta il momento propizio per farle rimangiare ciò che ha appena detto e farle capire definitivamente che fare la cassiera va oltre le semplici convinzioni. All’improvviso arriva lei, l’occasione che Antonella attendeva con ansia: <<Signorina! Mi aiuti la prego! Ho perso la mia tesserina! Non è che l’ho lasciata qui per sbaglio?>> Piera salta dalla sedia e non avendo idea di come comportarsi chiede ad Antonella come fare ad aiutare quella cliente in preda al panico. Quest’ultima le spiega la procedura ridendo sotto i baffi (sono baffi simbolici non come quelli della Franca). Per la giovane padawan è giunto il momento della verità: <<Buongiorno signora. Certo che l’aiuto. A chi è intestata la tessera?>> <<A me!>> <<Sì…ehm…ma mi serve il nome>> <<Eh, il mio!>> Dopo qualche secondo d’imbarazzo Piera prende coraggio e dice: <<E il suo nome è…?>> <<Ignazia Favazzi.>> <<Mi faccia controllare…sì, eccola qui.>> La cliente, ovviamente senza ringraziare ne tantomeno salutare, sfila la tessera dalle mani della cassiera e se ne va via felice. <<Chissà se riuscirà a trovare per strada un po’ di educazione e magari anche la testa!>> esordisce Piera sorridendo al cliente che sta ancora aspettando di pagare: <<Ma non me ne frega niente di quello che trova, basta che mi faccia pagare che c’ho fretta!>> Il sorriso dell’inesperienza si spegne. A fine turno la maestra esperta nell’arte della cassiera incrocia lo sguardo della sua apprendista. Antonella, nonostante sia alta poco più di un metro, la sa lunga ed intuisce immediatamente che quella ragazza ha la stoffa giusta. <<Come ti è sembrato?>>


<<Devo essere sincera? Un inferno.>> Antonella la prende sottobraccio mentre percorrono insieme la via della libertà provvisoria verso la timbratrice. È convinta che quella ragazza la vedrà il giorno dopo, pronta per un nuovo inizio. <<A domani Piera. Benvenuta nel lato oscuro del supermercato.>> IL BURLONE è quello che ti chiede: <<Ha bisogno di moneta?>> e solo dopo aver visto gli occhi della cassiera illuminarsi dice: <<No, perché tanto non ce l’ho>>. È lo stesso che se non passa un articolo in cassa esordisce con: <<È gratis?>>

3 UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA Nel supermercato Qualunque, dove lavora Piera, la legge della precedenza è una sola e non prevede costatazioni amichevoli in caso di incidente. Al mattino, quando una cassiera si sveglia, sa già che nell’arco del suo turno dovrà erogare il resto, consegnare bollini, strisciare badge, stornare, caricare i punti sulla carta fedeltà, consegnare i sacchetti e salutare con buongiorno e buonasera, se non che una cassiera, una soltanto, colei alla quale la sorte ha voltato le spalle beffarda, nell’arco del tran tran giornaliero dovrà porre una domanda specifica ai clienti che si avvicinano alla sua cassa: <<Ha la precedenza?>> Di solito la cassiera predestinata all’infausto destino, quando si alza dal letto, sa a prescindere che la sua non sarà una giornata affatto facile, soprattutto se si tratta di un sabato mattina, ma non immagina ancora quanto. Piera, con l’entusiasmo di un Opossum, si prepara e zampetta fuori casa dirigendosi a lavoro. Dopo aver timbrato entrata, insieme alle altre cassiere, attende pazientemente che le venga consegnato il fondo cassa. Già da quando una cassiera agguanta il fondo, capisce se la sua sarà una giornata propizia o no. Il fondo cassa prevede una cifra iniziale fissa che dovrebbe essere ben suddivisa tra banconote e moneta in modo tale che la cassiera possa iniziare a lavorare avendo la possibilità di erogare il resto ai primi clienti. Si sa però che tra il dire e il fare…


Dicono che il buongiorno si veda dal mattino. Chissà cosa ne pensa Piera con il suo fondo di 150€ composto da 100€ di monetina, due banconote da 20€ e due da 5€. Il destino della cassiera predestinata però, è in mano alla decisione del responsabile casse che, dopo aver dato un’occhiata al suo foglietto, solleva il braccio ed indica la cassa dove la povera sventurata dovrà andare. Piera fissa il dito e volge lo sguardo verso il luogo oscuro e tenebroso dove dovrà passare il resto del suo turno. LA CASSA CON PRECEDENZA Qualche tempo fa, quando si creavano lunghe code alla cassa e si accodavano persone anziane, disabili e donne incinta, il buon costume suggeriva che la cosa giusta da fare fosse farli passare avanti. Oggi invece le cose sono cambiate tanto che i clienti già in fila piuttosto che fare passare qualcuno avanti si fingono ciechi. Per intenderci, sono gli stessi che sull’autobus ti vedono con due gambe ingessate e piuttosto che alzarsi fingono di dormire o guardano fuori dal finestrino o leggono le notizie di economia sul giornale con un notevole interesse o addirittura parlano con il loro amico immaginario fingendosi pazzi. Fu per questo motivo che un giorno non tanto lontano, un gruppo di persone, non avendo nessun argomento di rilevante importanza da trattare, decise di affrontare il tema “precedenza” all’interno del supermercato. <<Bene colleghi stimati, oggi dobbiamo decidere di apportare dei cambiamenti alla barriera casse. Ogni supermercato avrà una cassa dedicata a persone con evidenti incapacità motorie così risolviamo il problema e andiamo a bere il caffè alla macchinetta. Domande?>> <<Ma dobbiamo farla più larga in modo che ci sia più spazio per muoversi?>> <<No, la lasciamo stretta, che scherza?>> <<Ma ci mettiamo un cartello per segnalarla?>> <<Ha ragione! Sì, ne mettiamo uno piccolino con due simbolini. Mettiamolo in alto in modo che nessuno possa vederlo.>> <<Ma quindi ci andranno solo ed esclusivamente i diversamente abili?>> <<Non dica sciocchezze! Ci vanno tutti, poi la cassiera fa passare avanti chi deve.>>


<<Ma…>> <<Basta con le domande! È giunta l’ora della pausa! Colleghi stimati, io andrei a bere un caffè.>> Chiusa questa breve parentesi storica è bene sapere che nelle casse con precedenza del supermercato ogni giorno si creano risse che in confronto gli hooligan sono scolaretti in gita allo zoo. Definita in maniera ufficiale la cassa con precedenza è quella che consente a persone con deambulazioni, problemi motori e donne in stato di gravidanza evidente (e sottolineo evidente) di non attendere a lungo in coda e, qual ora vi fosse già qualcuno in fila senza tali problematiche, permette loro di passare avanti a tutti.

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