Anno 19 Numero 2
Ventiquattro personaggi sulle cui spalle grava la loro stessa umanità, spesso dolorosa, misera, ingiusta, difficile, per nulla dissimile da quella che permea l’uomo del duemila Tutti sono visti in cammino: alcuni hanno appena iniziato, altri sono già molto avanti. Tutti hanno una meta, anche se non sempre chiara e facilmente raggiungibile. Ognuno di loro è rappresentato da una statuetta del presepio: vi è il vecchio pescatore, il falegname con la pialla, il pastore col braccio sollevato che scruta l’orizzonte, la lavandaia col cesto dei panni, il venditore di ulive che con una mano alla bocca chiama i clienti, il musicista, lo scalpellino, lo schiavo. Hanno qualcosa da raccontare e qualcuno ha una speranza nel cuore: che la sua vita possa cambiare. Ciascuno ha compreso che ciò che il mondo offre non soddisferà mai questa esigenza di nuovo e di diverso: ed allora si affida ad una speranza, la speranza che una stella misteriosa porta dal cielo. Essa annuncia la nascita di un Salvatore, di colui che saprà far scaturire il bene anche la dove il dolore è più grande, dove l’ingiustizia è evidente, dove il male si diffonde. Egli
I.I.S. LUNARDI - BS
non tradirà mai la sua creatura prediletta, nemmeno quando si troverà di fronte alla morte. E’ Dio. Ma chi usa la mentalità di questo mondo non potrà mai comprenderlo e per questo cercherà di piegarlo alle proprie pretese o di eliminarlo per sostituirlo con idoli più comodi. Tuttavia i poveri di spirito, coloro che non sperano più negli uomini, delusi dalle falsità del mondo, e tutti quelli che cercano la verità, si sono messi i n cammino e chiedono al piccolo Dio che li accolga e li salvi. Ogni giorno, per ventiquattro giorni, di fronte al prese-
Dicembre 2010 -
pio, una statuetta ci racconta la sua storia, fino al grande giorno: il Natale di nostro Signore. Alfonso Tieli IN QUESTO NUMERO: Altrove Dal PIL al FIL Haiti Open Day fabbriche Il Natale Mario e Bruno Papà Un canto di Natale OCSE - Studenti Lettera al Preside Lunarfollie sul G di B. Ora il Re è nudo Rappresentanti Movie Natale
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LUNARFOLLIE
ALTROVE Il mio Natale laico Sono cresciuto sotto una madre per la quale la Messa della Natività contava più di ogni altra cosa nella vita. Con una sola eccezione, naturalmente, quella della Pasqua di Resurrezione. Nella mia vita, più mi sono inoltrato sul cammino dell’esperienza, meglio ho capito come e quanto fosse radicalmente sbagliata, la ricercata e deliberata estraneità che per posa era rispetto a mia madre e alla sua educazione, in realtà era – sia pur inconfessatamente – all’evento che cambia la storia. Ciò che mi ha fatto definitivamente mutare non idea, ma consapevolezza di un’idea e di
REDAZIONE 1 Archiati Elisa 5^L 2 Argetta Andrea 5B 3 Azzaretti Isabel 1^L 4 Ballini M.Chiara 2Q 5 Bonomelli Vale 4^AL 6 Bozza Ylenia 5^L 7 Brandolino Simona 2Q 8 Brotto Ilaria 2^A 9 Cappelli Davide 5^AL 10 Colombo Erica 3^L 11 Cusato Matteo 4^F 12 Damiani Giulia 1^L 13 Di Criscito Davide 5^L 14 Econimo Eleonora 4^AL 15 Ferraresi Veronica 2^AL
un atteggiamento che in lunghi anni era sostanzialmente cambiato, è ciò che da anni contraddistingue i “miei” Natali. Fuori dalla redazione dei giornali in cui lavoro, dal rincorrersi delle agenzie e delle notizie, dalle frenetiche letture di papers e serie di dati per comprendere meglio e cercare di spiegare agli altri quel che avviene in Italia e nel mondo, oggi nel pieno di una crisi finanziaria ed economica di quelle che si vedono una volta nella vita. Sono stati i malati e la sofferenza, a farmi capire ciò che mia madre aveva insegnato con l’esempio al recalcitrante figlio non laico, ma laicista e anticlericale. Negli anni, non solo la mia esperienza di malattia,
16 Ferrari Cinzia 3^L 17 Galati Valeria 18 Guatta Samantha 2^AL 19 Laudati Carla 20 Marai Gloria 1^M 21 Martinazzoli Lino 22 Mattei Giuseppe 23 Mazzotti Giulia 3^L 24 Nosella Chiara 4^AL 25 Noventa Milena 3^L 26 Piacentini Ilaria 1^CL 27 Poggiani Denise 1^CL 28 Preda Claudia 4^F 29 Rodella Alessandro 5^B 30 Rossetti Francesca 2^AL 31 Scardavilli Sara 3^E
ma assai più l’assistenza volontaria ai terminali, spesso giovani, e le notti passate con loro interrogandosi sull’esistenza in vita e sul valore e il significato del nostro essere carne e cuore, mi ha riportato in maniera sempre più insistente a ciò che in gioventù mi era sembrato solo un libro da analizzare in punta di filologia e di fonti testuali comparate. E che ora è grandezza di Chi si è fatto carne per aprirci al nostro compito d’amore. Oscar Giannino
32 Schiano Rebecca 3^L 33 Simonenko Viktoriya 1^M 34 Tomasoni Marta 2^AL
Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Fax 030/390996 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it
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La ricchezza di un paese, lo sappiamo, viene misurata dal PIL, il Prodotto Interno Lordo. Un criterio, questo, meramente economico che ragiona in questi termini: sei ricco, se hai tante cose, se puoi permetterti tutte le comodità. Se sei ricco sei anche più felice. Ricchezza uguale felicità. Vero? Non c’è niente di più falso. I dati stanno li a dirci che dall’avere, dalle cose possedute non deriva una vita felice. Oggi viviamo tutti all’interno di una grande mistificazione che tende ad accreditare una tesi: chi più ha più è. Questa convinzione fa ormai acqua da tutte le parti. Fa acqua a livello di macroeconomia e stiamo vivendo una crisi globale causata proprio da speculazioni finanziarie che cercavano la felicità nella finanza più spregiudicata e aggressiva. Non è vero a livello sociale perché aumentano nella nostra società le persone sole e abbandonate a se stesse anche se posseggono casa e soldi e macchina ... In realtà e un po’ a sorpresa, sta emergendo un altro indicatore: non più il PIL ma il FIL cioè la Felicità Interna Lorda: Il FIL non si limita alla ricchezza ma va a vedere anche l’aspettativa di vita, la salute, il livello di istruzione, l’attenzione all’ambiente, gli interessi culturali e la solidarietà vissuta. Se prendiamo questo criterio come indicatore ci accorgiamo che siamo ben poco felici. Siamo egoi-
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sti, autoreferenziali, privi di interessi culturali, artistici e religiosi, con un basso livello di moralità, con una scarsa capacità di accoglienza e di solidarietà, con tanta solitudine dentro. Lo siamo un po’ tutti a partire dai politici, dagli industriali e via via discorrendo. Se le cose stanno così emerge tutta la nostra stupidità. Quello che facciamo, quello che abbiamo non ci rende felici e ciononostante continuiamo a fare e ad accumulare senza cambiare abitudini e stili di vita. Si impone un colpo d’ala, un cambiamento di rotta, una inversione di tendenza, un nuovo concetto di sviluppo. Dobbiamo imparare a star bene con noi stessi e per star bene con noi stessi dobbiamo star bene con glia altri, dobbiamo star bene con l’ambiente, dobbiamo sentirci più amici, più fratelli, dobbiamo riconquistare alcuni valori dimenticati quali l’umiltà, la partecipazione, la fatica della conquista, l’amici-
zia vera, l’accoglienza, l’ospitalità, la condivisione. Dal PIL al FIL: una grande scommessa. Il Natale, che è per tutti un momento di riflessione alla ricerca di una interiorità e di una verità in noi stessi potrebbe rappresentare un’ottima occasione per metterci alla prova. Potremmo ridimensionare il significato che diamo ai regali per recuperare la loro portata simbolica, potremmo cambiare alcune abitudini che non aiutano, pensiamo al fumo all’alcool. Potremmo adottare uno stile di vita più sobrio, meno consumistico, meno aggressivo nei confronti dell’ambiente. Potremmo maturare scelte di solidarietà e di volontariato che non si fermino al Natale ma che siano in grado di andare oltre. La nostra felicità è troppo importante. Non possiamo svenderla. Giuma
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HAITI: L’EMERGENZA CONTINUA Sono passati dieci mesi dal terremoto che devastò Port au Prince, la capitale di Haiti provocando 250.000 morti e quasi nulla è cambiato: gli aiuti promessi dalle nazioni ricche non sono mai arrivati, i soldati americani intervenuti numerosi in appoggio dell’ONU nel momento dell’emergenza, se ne sono andati a casa o forse in Afga-
possibile espediente. La città, si calcola, potrebbe sopportare mezzo milione di abitanti, si calcola ci vivano quattro milioni di persone in condizioni igieniche e sanitarie veramente terribili. Da qualche settimana è iniziata la stagione degli uragani e con la pioggia è arrivato anche il colera causando già mille morti. Ora il colera, pur essendo una malattia terribile e
sul numero di persone che potrebbero ammalarsi di colera nel caso in cui la comunita' internazionale non adottasse una risposta piu' forte. A lanciare l'avvertimento e' stata Valerie Amos coordinatore per gli affari umanitari e gli aiuti di emergenza dell'Onu, giunta a Port-au-Prince. "Queste stime devono servire da campanello d'allarme", ha
nistan, la ricostruzione di ospedali, scuole e case s’è fermata per mancanza di soldi. Così la bella capitale di un tempo è diventata un’immensa baraccopoli, invasa da milioni di disperati provenienti dalle campagne, isolate per la mancanza di strade, per provare ad arrangiarsi in città. Arrivano ogni giorno intere famiglie, piantano la tenda dove capita e cercano di sopravvivere ricorrendo ad ogni
mortale, si cura facilmente: basta stare a letto bevendo acqua e sale. Ma ad Haiti la miseria impedisce di fare anche questo.
spiegato la Amos, esortando ad adottare misure di prevenzione in tutto il paese. "il lavoro degli operatori umanitari compiuto finora a Haiti...ha gia' salvato decine di migliaia di vite. Ma non e' abbastanza per frenare la perdita di vite umane o mettere gli haitiani nelle condizioni di affrontare la crisi da soli'".
DALLE AGENZIE STAMPA
New York, 24 nov. (Adnkrono/ Dpa) - L'epidemia di colera a Haiti potrebbe colpire fino a 400mila persone. L'allarme arriva dall'Onu, che ha così raddoppiato le proprie stime
Viktoriya e Gloria 1°M
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L’OPEN DAY DELLE FABBRICHE: UN INVITO RIVOLTO AGLI STUDENTI Sabato 20 novembre, durante la settimana della Cultura d’Impresa, quest’anno giunta alla sua nona edizione, si è tenuta la giornata della piccola e media impresa. Anche Brescia, insieme ad altre provincie italiane, ha aderito: dodici gli stabilimenti aperti al pubblico e , in particolare, agli studenti; l’idra di Travagliato, Capitanio di Torbole Casiglia, le Caselle di Pontevico, Corbat di Flero, Aso di Ospitaletto, Cotrait di San Felice del Benaco, Italchimici di Lumezzane, l’Omr di Remedello, Fasternet di Borgosatollo, l’azienda di Francesco Franceschetti di Cortefranca, Italserramenti di Chiari e l’Amq di Provaglio d’ Iseo. Il loro obiettivo? Non solo promuovere la propria immagine, ma anche approcciare i giovani al mondo del lavoro, perché è da loro che il futuro di queste imprese dipende. L’iniziativa è stata presa dalla Piccola Aib, ed ha coinvolto studenti di scuole superiori e medie di tutta la provincia. Non si è trattato semplicemente di una dimostrazione lavorativa che le imprese compiono quotidianamente, ma con questo progetto gli studenti bresciani son venuti a conoscenza delle varie opportunità che la nostra città offre.
Una giornata completamente dedicata alla vita dentro lo stabilimento, una giornata decisa a demolire lo stereotipo di un ambiente triste e buio celato dietro le mura, che ormai sembra invadere le nostre menti. E invece lavoro non è solo sinonimo di guadagno. Dietro ad una fabbrica c’è storia, creatività, ma soprattutto passione che si tramanda di generazione in generazione. È questo il filo conduttore che collega ogni azienda. L’amore per la propria attività che da anni non ne permette la chiusura.
UNA TESTIMONIANZA Vorrei porvi una mia piccola riflessione su questo fatto. Sapete, io sono contenta che ci sia il richiamo di molte aziende per operai e questo è sicuramente una cosa positiva ma … scaviamo più a fondo. Circa un mese fa mi è capitato di sentire le testimonianze di una ragaz-
za che aveva superato gli esami di maturità e ritornava al Lunardi per salutare i suoi ex professori. Il profe le chiese: “come va con il lavoro?” e lei si mise a raccontare che le erano arrivate una montagna di offerte di lavoro ma, giunta ai colloqui, nessuno esaudiva quello che precedentemente aveva promesso e ognuno poneva condizioni a suo vantaggio; ad esempio, “ lavori sei mesi o un anno SENZA PAGA e poi si vedrà”. Mi sembra una follia e una persona si sente un po’ presa in giro da proposte di questo tipo! Oppure al telegiornale: 1° NOTIZIA “Cosa aspettano gli italiani a risolvere la crisi con tutti i posti liberi nelle fabbriche?” effettivamente me lo chiedevo anch’io ma poi sento mio papà, seduto accanto, che afferma: “sì ti possono anche pagare 2000 € ma guarda cosa ti fanno fare! Un mio amico ci è andato e lo fanno restare a lavorare giorno e notte, all’estero, lontano dalla famiglia, dalla moglie e dai figli e poi in condizioni poco confortevoli per esempio in una piattaforma petrolifera in mezzo al mare!” e concludeva dicendo: “questa vita la puoi fare per tre, quattro anni, e poi?” Caspita, continuo a ripetermi, chi vuole rovinare il suo futuro così? Continuo a esprimere i miei sogni e penso un po’ come tutti di diventare qual-
6 cosa di importante come: stilista, avvocato, interprete, ingegnere,… e studio tanto per far sì che tutto questo mi si avvicini almeno un po’ ma, voltando l’angolo, e vedendo la mia città cosparsa di fabbriche in cui anche quei pochi monumenti importanti o prati verdi vengono distrutti, penso che tutte quelle cose, quelle fantasie siano sempre più lontane e, se andremo avanti così svaniranno del tutto! E allora, come migliorare? Il mio consiglio. Cerca, cerca qualcosa di speciale, qualcosa che tu abbia passione a fare, qualcosa che ti dica finalmente che sei arrivato alla tua meta, dopo tanto impegno e che ce l’hai fatta. Persuadi, conquista, osa fai quel lavoro tuo perché anche se ti può sembrare banale ti rappresenta! Non rimaniamo schiavi, non rimaniamo cloni, non rimaniamo quello che l’economia, i soldi ci vogliono fare diventare! Non è facile trovare il lavoro giusto potrai fallire una volta, due , anche venti ma non arrender-
LUNARFOLLIE ti alla prima difficoltà perché quello che importa è che tu sia felice, che la tua vita sia felice e ricca di soddisfazioni e riconoscimenti per tutto l’impegno che hai dimostrato
e per la forza di continuare ad acculturarti per un occupazione migliore ma anche per te! Chiara
VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE LOCALI NEI PROGETTI DI COOPERAZIONE CON I PAESI IN VIA DI SVILUPPO 17 DICEMBRE 2010 Facoltà di ingegneria Università degli Studi di Brescia Il giorno 17 si terrà presso la sede di ingegneria un importante convegno rivolto agli studenti delle scuole superiori di Brescia e provincia. Nella sezione plenaria del mattino verrà presentato il tema: “il contributo dei partner e della popolazione locale nell’implementazione di un progetto di cooperazione”. Vi saranno due sezioni parallele: Sezione 1) metodologie e temi di ricerca delle università del sud Sezione 2) esperienze degli studenti. Nel pomeriggio altre due sezione parallele: Sezione 1) esperienze nella Valle del Logone in Ciad-Camerun Sezione 2) esposizione di tecnologie appropriate. All’importante appuntamento possiamo partecipare come classi; è prevista la consegna alla fine dei lavori di un attestato di partecipazione. Il convegno si concluderà alle ore 17.00. Per prenotazioni tel 030 3711217, e-mail cetamb@ing.unibs.it oppure al CIMP del nostro istituto.
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Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. Cade il 25 dicembre (il 7 gennaio nelle Chiese orientali) ed è la festa maggiormente sentita dalla gente. Il termine deriva dal latino natalis, che significa r"elativo alla nascita". È la festa più sentita tra i cristiani e negli ultimi anni ha assunto significato anche nel mondo laico. E’ la festa legata allo scambio di regali, alla famiglia e ai valori della tradizione. Sono strettamente legate alla festività la tradizione, di origine medioevale, del presepe e quella, più recente, dell'albero di Natale.
Il Natale nella tradizione cristiana
Adorazione del Bambino (143943), Beato Angelico.
Nella tradizione cristiana, il Natale celebra la nascita di
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Gesù a Betlemme da Maria. Il racconto ci è pervenuto attraverso i vangeli di Luca e Matteo, che narrano l'annuncio dell'angelo, il viaggio per il censimento, la deposizione nella mangiatoia, l'adorazione dei pastori, la visita dei magi e l’accanimento di Erode che vuole uccidere il bambino.. Il significato cristiano della festa risiede nella celebrazione della presenza di Dio. L’Eterno entra nel tempo e n ella storia.Con la nascita di Gesù, Dio per i cristiani non è più infatti un Dio distante, che si può solo intuire da lontano, ma è un Dio che si rivela ed entra nel mondo per rimanervi fino alla fine dei tempi, un Dio con noi. Per quanto riguarda la liturgia, nella Chiesa latina il giorno di Natale è caratterizzato: la messa della mezzanotte, quella dell’aurora, e quella del giorno. Come tutte le solennità, ha una durata maggiore rispetto agli altri giorni del calendario liturgico, infatti, le solennità si fanno iniziare con i vespri del giorno prima. Il tempo liturgico del Natale si conta a partire dai primi vespri del 24 dicembre, per terminare con la domenica del Battesimo di Gesù, mentre il periodo precedente al Natale comprende le quattro domeniche di Avvento. Avvento significa attesa, preparazione, predisposizione al grande evento del Natale.
Il Natale al di fuori del cristianesimo
Con il progressivo secolarizzarsi dell'Occidente, e in particolar modo dell'Europa Settentrionale, il Natale ha comunque continuato a rappresentare un giorno di festa anche per i non cristiani, assumendo significati diversi da quello strettamente religioso. In questo ambito, il Natale è generalmente vissuto come festa legata ai bambini e alla famiglia, alla solidarietà, allo scambio di regali ed è connotata da una forte propensione alla bontà. Al tempo stesso la festa del Natale, con connotazioni di tipo secolare-culturale, ha conosciuto una crescente diffusione in molte aree del mondo, estendendosi anche in Paesi dove i cristiani sono piccole minoranze. Tale è ad esempio il caso di India, Pakistan, Cina e Taiwan, Giappone e Malesia. Al di fuori del suo significato religioso, il Natale ha inoltre assunto nell'ultimo secolo una significativa rilevanza in
8 termini commerciali ed economici, legata all'abitudine dello scambio di doni. A titolo di esempio, negli Stati Uniti è stato stimato che circa un quarto di tutta la spesa personale venga effettuata nel periodo natalizio.
Tradizioni natalizie
Il Natale è una festa accompagnata da diverse tradizioni, sociali e religiose, spesso variabili da paese a paese. Tra i costumi, le pratiche e i simboli familiari del Natale è possibile ricordare il presepe, l'albero natalizio, la figura di Babbo Natale, il calendario dell'Avvento, lo scambio di auguri e di doni. In particolare il presepe, derivato da rappresentazioni medievali che la tradizione fa risalire a San Francesco d'Assisi, è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù ed è una tradizione particolarmente radicata in Italia. Sono suggestivi i Presepi viventi, tradizione ampiamente diffusa anche a Brescia. L'albero di Natale è invece un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. Le
LUNARFOLLIE origini vengono in genere fatte risalire al mondo tedesco nel XVI secolo, sulla base di preesistenti tradizioni cristiane e pagane. Babbo Natale, presente in molte culture, è un vecchio con la barba bianca che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Deriva dalla figura storica di San Nicola di Bari, ma nella sua forma moderna si è diffuso a partire dal XIX secolo negli Stati Uniti. Molte tradizioni natalizie sono infine legate alla musica (canti natalizi come Tu scendi dalle stelle e Jingle Bells), a particolari piante (l'agrifoglio, il vischio, la stella di Natale) e pietanze sia dolci (panettone, pandoro e altri dolci natalizi) che salati (zampone, cotechino), spesso con forte variabilità da regione a regione.
nella musica, il motivo Stille Nacht di Joseph Mohr e Franz Xaver Gruber (1816) nella cinematografia, il film Il miracolo della 34ª strada di George Seaton (1947)
Il Natale nell'arte
La data di nascita di Gesù non è riportata nei Vangeli. Fin dai primi secoli, i cristiani svilupparono diverse tradizioni, basate su ragionamenti teologici. Questi fissavano il giorno della nascita in date diverse, tanto che il filosofo Clemente Alessandrino (150 215 d.c.) annotava in un suo scritto: Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno (Stromata, I,21,146). La data tradizionale del 25 dicembre è documentata a partire dal III e dal IV secolo. Oggi sull'origine di questa data vi sono diverse ipotesi, che possono essere raggruppate in due categorie: secondo
Il Natale, e in particolare la Natività di Gesù, è uno dei maggiori temi dell'arte cristiana fin dalle sue origini. Nell'ultimo secolo la festività ha continuato a ispirare numerose opere che comprendono, oltre alle tradizionali pitture e sculture, anche film, musiche sacre e romanzi. Tra le opere più note al pubblico è possibile ricordare, ad esempio: n letteratura, il r acconto Canto di Natale di Dickens (1843) in pittura, l' affr esco sulla Natività di Giotto nella Cappella degli Scrovegni (13031305)
L'origine della data del Natale
Adorazione pastori, Guido Reni
LUNARFOLLIE la prima, la data è stata scelta in base a considerazioni simboliche interne al Cristianesimo, mentre la seconda prende in considerazione la derivazione da festività celebrate in altre religioni praticate contemporaneamente al Cristianesimo di allora. Le due categorie di ipotesi possono coesistere. Il primo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come "interna" al Cristianesimo, senza apporti da altre religioni, derivante da ipotesi cristiane sulla data di nascita di Gesù. Un'ipotesi piuttosto recente asserisce che la data del Natale corrisponda alla vera data di nascita di Gesù. L'ipotesi si basa sull'analisi dei testi presenti nella biblioteca essena di Qumran e su alcune informazioni fornite dal Vangelo di Luca. Secondo Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù (e quindici mesi prima del Natale), e l'annuncio del suo concepimento fu dato al padre Zaccaria mentre questi
9 officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire il calendario dei turni che le vari classi sacerdotali seguivano per tali offici, ed è stato possibile stabilire che il turno della classe di Abia (a cui apparteneva Zaccaria) cadeva due volte l'anno. Uno dei due turni corrispondeva all'ultima settimana di settembre, ossia proprio quindici mesi prima della settimana del Natale. Il sorgere del sole e la luce sono simboli usati nel Cristianesimo e nella Bibbia. Per esempio nel vangelo di Luca, Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, descrive la futura nascita di Cristo, con queste parole: "verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge". Il Natale, nel periodo dell'anno in cui il giorno comincia a allungarsi (solisti zio d’inverno), potrebbe essere legato a questo simbolismo. Il secondo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come "esterna" al Cristianesimo, come un tentativo di assorbimento di culti precedenti
al Cristianesimo con la sovrapposizione di festività cristiane a feste di altre religioni antiche. La festa si sovrappone approssimativamente alle celebrazioni per il solstizio d'inverno (tipiche del nord Europa) e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre). Già nel calendario romano il termine Natalis veniva infatti impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell'Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzata per la prima volta da Aureliano nel 273 d.C., e poi spostata al 25 dicembre, forse in concorrenza con la ricorrenza cristiana. Ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva comunque celebrato il 19 dicembre, e non il 25. Alla luce delle fonti, si ipotizza in particolare che i cristiani avrebbero "ribattezzato" la festa pagana del Sole Invitto come "Festa della nascita di Cristo", spostando la data dal 21 al 25 dicembre, per soppiantare quella pagana, largamente diffusa tra la popolazione. Secondo alcuni studi recenti però, a partire da quelli di Thomas Talley sul Natale e sulla diffusione del culto del Dies natalis solis invicti, l'ipotesi che la festa liturgica del Natale sia sorta per sostituire la festa pagana si è ridi-
10 mensionata a favore di una origine autonoma avvenuta all'interno delle comunità cristiane dell'Africa donatista. C'è inoltre chi afferma che la nascita del Cristo derivi dalla tradizione e dalla festa ebraica della luce, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev e all'inizio del Tevet. Il mese di Kislev è comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l'antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata al 5 a.C., il venticinquesimo giorno di Kislev. In questo senso il Cristianesimo avrebbe ripetuto quanto già fatto per le principali festività cristiane come Pasqua o Pentecoste, che sono derivate dalle corrispondenti festività ebraiche. Bisogna tuttavia considerare che la Hanukkah è divenuta per gli Ebrei una festa rilevante solamente nell'ultimo secolo, come risposta alla diffusione mondiale del Natale.
Il Presepe. Il primo vero presepe della storia fu creato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma. Questa usanza divenne così popolare che presto tante altre chiese vi aderirono. Ognuna creava un presepio particolare ed unico. Le scene della natività erano spesso ornate con oro, argento, gioielli e pietre preziose. Anche se molto popolare tra le classi più ricche, questa opulenza era quanto di più distante dal significato della nascita di Gesù.
LUNARFOLLIE NATALE, UN GIORNO
Dobbiamo il "nostro" presepe attuale a San Francesco d'Assisi, che nel 1224 decise di creare la prima Natività come era veramente descritta nella Bibbia. Il presepe che San Francesco creò nel paese di Greccio, era fatto di figure intagliate, paglia e animali veri. Il messaggio era diretto, e poteva essere capito e recepito da tutti, ricchi e poveri. La popolarità del presepe di San Francesco crebbe fino ad espandersi in tutto il mondo. In Francia si chiama Crèche, in Germania Krippe, in Spagna e America Latina si chiama Nacimiento, nella Repubblica Ceca si dice Jeslicky, in Brasile si dice Pesebre, e in Costa Rica si dice Portal.
Perché dappertutto ci sono cosi tanti recinti? In fondo tutto il mondo è un grande recinto. Perché la gente parla lingue diverse? In fondo tutti diciamo le stesse cose. Perché il colore della pelle non e indifferente? In fondo siamo tutti diversi. Perché gli adulti fanno la guerra? Dio certamente non lo vuole. Perché avvelenano la terra? Abbiamo solo quella. A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo. Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele. Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta. Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno. (Racconto di Natale di Hirokazu Ogura)
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MARIO, UN PAPA’ A mio modestissimo avviso, il concetto del Natale è questo, quello che Giotto dipinse a Padova per la famiglia degli Scrovegni, il resto mi pare sia del tutto inutile. In definitiva l'espressiva eloquenza della pittura che fortunatamente dice tutto, non ha bisogno di parole. Non ho mai avuto grandi aspettative di doni, al contrario mi piace poter donare, eppure per quest'anno ho avuto in regalo cose importanti, regali che difficilmente si ripetono e che quasi impossibilmente riuscirò a contraccambiare… Ho avuto la salute, quanto basta per poter lavorare e stancarmi, altrettanta per recuperare gli sforzi e le
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tensioni, ho visto che la stessa cosa è accaduta alle mie donne, ed inoltre ho visto i loro sorrisi, che non so da dove arrivino, ma così meravigliosi non possono che scaturire dal profondo del cuore.. Ho ricevuto la gioia di una figlia "Matura", che per un padre non istruito come me è una specie di miracolo, oltre che una grande soddisfazione per lei e, buon per tutti, innamorata da pazzi. Dall'altra ho ricevuto in dono la certezza di una condivisione assoluta per alcune mie passioni, il chè non era scontato… Da mia moglie mi è arrivata tanta pazienza, la fiducia e la serenità, lo sprone per superare i momenti difficilissimi che quest'anno ci ha sciorinato con gran disinvoltura. Dovrebbe decidersi a darmi un sacco di legnate,
ed è probabile che prima o poi lo faccia...Accetterò come un dono anche quelle… Poi ho avuto la conferma di alcune belle amicizie, di alcune altre la sensazione di un lento ma robusto lavoro di solidificazione, la sensazione di conoscere belle persone. Ho avuto anche l'impegnativo dono della mancanza, di altre importantissime persone, che per un verso o per l'altro non possono più essere ciò che sono state.. Tra tutte queste persone che vi ho descritto, ci siete anche voi, se pensate di esservi riconosciuti in esse, ebbene avete colto nel segno.... Non saprei davvero che aggiungere, in questo periodo ho difficoltà a scrivere, mi viene difficile, ma so che voi ci siete e meritate attenzione... FELICE E SERENO NATALE..
BRUNO, UN PAPA’ Inutile insistere, io ed il 25 Dicembre non saremo mai in sintonia. Davvero un giorno difficile da vivere per me, un giorno di cui farei volentieri a meno...Non intendo con questo avventurarmi in dissertazioni di ordine teologico, come saprete non credo, ma sono disposto a sostenere fino alla morte, la legittimità del vostro pensiero, del vostro credere. Fino ad oggi per fortuna, non ho avuto bisogno di tanto per supportare il mio convincimento, ed in que-
12 sto mondo, in questo paese, non è cosa da poco. Sarebbe altresì innegabile che si tratta, probabilmente, della festa più sentita dalla comunità Cristiana. Di certo non sarò io a cercare di rovinarvela. Purtroppo vivo da sempre con ansia questa ricorrenza. Da bambino, forse, c'era l'eccitazione che ho rivisto in questi anni negli occhi delle mie figlie. Poi più nulla, se non "l'incombere" di quelle ore, di quell'atmosfera… Mi dispiace, ma non riesco ad essere più buono a comando, perché "tutti si è più buoni" e perché non dovrei esserlo che ne so, il 2 Marzo? Chi mi vieta di mangiare panettone a Luglio e magari fare regali idioti quanto attesi, il 14 Ottobre...Ma non è che un aspetto di tutta la faccenda… Il fatto è che tra luci e musichette ad hoc, tra vetrine sgargianti e corse per procurare "l'ultima cosa che manca per il cenone", faccio sempre più fatica a scorgere il Natale di cui vorrei sentirmi partecipe...Il mio Natale non ha bisogno d'atmosfera, non servono alberi addobbati (invenzione dei popoli "Barbari" sapientemente rivisitata), magari qualche presepio di quelli delle case dei contadini di tanto tempo fa.. Ho bisogno di un Natale di silenzio, di compiacimento per una lieta novella.
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"UN CANTO DI NATALE" Di Charles Dickens Corse alla finestra, l'aprì e sporse fuori la testa; niente nebbia, niente bruma; una giornata chiara, luminosa, gioviale, stimolante, fredda; un freddo che frustava il sangue e metteva voglia di ballare; un sole d'oro, un cielo incantevole; aria fresca e dolce; campane gioiose. Oh, splendido, splendido! "Che giorno è oggi?", gridò Scrooge, verso la strada, a un ragazzo vestito a festa, che forse si era fermato proprio per guardare lui. "Eh...?", rispose il ragazzo, con tutto lo stupore di cui era capace. "Che giorno è oggi, mio bel figliolo?", chiese Scrooge. "oggi...", replicò il ragazzo, "ma come? È Natale!" "È Natale", disse Scrooge a se stesso. "Non l'ho lasciato passare. Gli spiriti hanno fatto tutto in una notte sola. Possono fare qualunque cosa vogliono, naturalmente; naturalmente, possono fare qualunque cosa vogliono!" "Senti, ragazzino." "Sì", rispose il ragazzo. "Sei
un ragazzino intelligente", disse Scrooge, "un ragazzino straordinario. Sai se hanno venduto quel tacchino che c'era appeso in mostra alla bottega? Non il tacchino piccolo, ma quello grosso." "Quale, quello grosso come me?", rispose il ragazzino. " Che ragazzino delizioso! E un piacere parlare con lui. Sì, figliolo mio." "C'è ancora appeso adesso", replicò il ragazzo. "C'è", disse Scrooge. "Va' a comperarlo." "È matto!", rispose il ragazzo. "No, no", disse Scrooge. "Va' a comperarlo, e di che lo portino qui, perché possa dare l'indirizzo dove deve essere mandato. Ritorna col commesso e ti darò uno scellino; ritorna con lui in meno di cinque minuti e ti darò una corona." Il ragazzo partì come una palla di fucile; e chi avesse potuto far partire una palla con una velocità pari a metà della sua avrebbe dovuto avere la mano ben ferma
LUNARFOLLIE sul grilletto. "Lo voglio mandare a Bob Cratchit", mormorò Scrooge, fregandosi le mani e scoppiando in una risata. "Non saprà chi è che glielo ha mandato. E’ grande il doppio di Tiny Tim. Nessuno ha mai fatto uno scherzo così ben riuscito come quello di mandare quel tacchino a Bob." La calligrafia con la quale scrisse l'indirizzo non era molto ferma; tuttavia, in un modo o nell'altro, lo scrisse, poi scese giù ad aprire la porta di strada per trovarsi pronto all'arrivo del commesso del pollaiolo. Mentre stava sulla porta, aspettandolo, gli cadde sott'occhio il batacchio. "A questo vorrò bene finché vivo", gridò Scrooge, accarezzandolo con le mani. "E dire che prima lo avevo appena guardato! Che espressione onesta c'è in quella faccia! E’ un batacchio magnifico. Ma ecco il tacchino. Hello, come state? Buon Natale!" Quello era un tacchino! E impossibile che quell'uccello fosse mai stato in piedi. Le zampe gli si sarebbero piegate sotto in un minuto, come bastoncini di ceralacca. "Ma è impossibile portarlo fino a Camden Town. Bisogna che prendiate una carrozza." Il risolino col quale pronunciò queste parole, e quello col quale pagò il tacchino, e quello col quale pagò la carrozza, e quello col quale ricompensò il ragazzo, furono superati soltanto da quello col quale tornò a sedersi senza fiato sulla sua sedia, continuando a ridere finché non gli venne da piangere. Farsi la barba non fu cosa facile perché la mano
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continuava a tremargli molto; e farsi la barba è una cosa che richiede attenzione anche quando uno, facendosela, non si mette a ballare; pure, se si fosse tagliato la punta del naso, ci avrebbe messo sopra un pezzetto di cerotto e sarebbe stato perfettamente soddisfatto lo stesso. Si vestì dei suoi abiti migliori, e finalmente uscì in strada. In questo momento la gente stava uscendo dalle case, così come egli l'aveva vista in compagnia dello Spettro del Natale Presente. E Scrooge, camminando con le mani dietro la schiena, guardava tutti quanti con un sorriso compiaciuto. Per dirla in breve, aveva l’aria così irresistibilmente piacevole che tre o quattro tipi di buon umore dissero "buon giorno, signore, buon Natale", e Scrooge disse spesso, più tardi, che di tutti i suoni gioiosi che egli aveva mai udito, quelli al suo orecchio erano stati i più gioiosi. Non aveva fatto molta strada, quando vide venirgli incontro quel signore imponente che il giorno prima era entrato nel suo ufficio di-
cendo: "La ditta Scrooge e Marley, credo". Sentì un colpo al cuore nel pensare all'occhiata che gli avrebbe dato il vecchio signore nel momento in cui si fossero incontrati; ma conosceva ormai quale strada gli si apriva diritta dinanzi e la prese. "Caro signore", disse Scrooge, affrettando il passo, e prendendo il vecchio per ambe le mani, "come state? Spero che abbiate avuto successo ieri. E’ stato molto gentile da parte vostra. Buon Natale, signore!" "Il signor Scrooge?" "Sì", disse Scrooge: "questo è il mio nome, e ho paura che non vi riesca molto gradito. Permettetemi di chiedervi scusa, e vogliate avere la bontà... " e qui Scrooge gli sussurrò qualcosa all'orecchio. "Signore Iddio!", gridò il signore, come se gli fosse stato mozzato il fiato. "Mio caro signor Scrooge, parlate sul serio?" "Per favore", disse Scrooge, "neanche un soldo di meno. In questa somma, vi assicuro, sono compresi molti arretrati.
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Volete farmi questo favore?" "Ma, caro signore", disse l'altro, stringendogli la mano, "non so che cosa dire di fronte a una simile munifi..." "Non dite niente, vi prego", replicò Scrooge. "Venite a trovarmi. Verrete a trovarmi?" "Ma certo", esclamò il vecchio signore, ed era chiaro che diceva sul serio. "Grazie", disse Scrooge, "vi sono molto obbligato. Vi ringrazio mille volte. Dio vi benedica." Si recò in chiesa, passeggiò per le strade, guardò la gente che si affrettava in tutte le direzioni, accarezzò bambini sulla testa, rivolse la parola ai mendicanti, guardò dentro le cucine delle case e dentro le finestre, e trovò che tutto quanto gli procurava piacere. Non aveva mai sognato che una passeggiata, che una cosa qualunque potesse dargli tanta felicità. Nel pomeriggio si diresse verso la casa di suo nipote. Passò e ripassò davanti alla porta una dozzina di volte, prima di avere il coraggio di andar su e bussare. Finalmente si decise e lo fece. "E’ in casa il vostro padrone, mia cara?", disse Scrooge alla domestica. Ragazza graziosa, davvero! "Sì, signore." "Dov'è, amor mio?", disse Scrooge. "E’ in sala da pranzo, insieme con la signora. Vi accompagno di sopra, col vostro permesso." "Grazie, lui mi conosce", disse Scrooge, che aveva già la mano sulla maniglia della sala da pranzo. "Entrerò qui, mia cara." Fece girare la maniglia pian piano, e si affacciò alla porta semiaperta. Sta-
vano guardando la tavola apparecchiata con un gran lusso, perché i padroni di casa, quando sono giovani, sono sempre nervosi su questo punto e vogliono esser sicuri che tutto sia in perfetto ordine. "Fred!", disse Scrooge. Signore! come trasalì la sua nipote acquisita! Per un attimo Scrooge si era scordato che c'era anche lei, seduta in un angolo, col panchettino sotto i piedi; altrimenti non lo avrebbe fatto di certo. "Ma come, benedetto Iddio", gridò Fred, "chi è mai?" "Sono io, tuo zio Scrooge. Son venuto a pranzo. Vuoi lasciarmi entrare, Fred?" Lasciarlo entrare! E’ un miracolo che, stringendogli la mano, non gli staccasse addirittura il braccio. Si sentì a casa propria in cinque minuti. Non c'era nulla che potesse essere più cordiale. Sua nipote aveva esattamente lo stesso aspetto, e così Topper quando arrivò, e così la sorellina paffutella quando arrivò e così tutti quanti quando arrivarono. Festa meravigliosa, giochi meravigliosi, armonia meravigliosa, felicità meravigliosa. Però la mattina seguente arrivò pre-
sto in ufficio. Oh, se ci arrivò presto! Solo poter arrivare per primo e sorprendere Bob Cratchit che arrivava in ritardo: era questa la cosa che più gli stava a cuore. E vi riuscì; sì, vi riuscì. L'orologio batté le nove - niente Bob; le nove e un quarto - niente Bob. Era ben diciotto minuti e mezzo in ritardo. Scrooge stava seduto con la porta spalancata, in modo da poterlo veder entrare nella cisterna. Si era levato il cappello e la sciarpa prima di aprire la porta, e si arrampicò in un baleno sul suo panchetto, correndo via con la penna come se tentasse di riacchiappare le nove. "Ehi là!", grugnì Scrooge, con la sua voce consueta, imitandola il più fedelmente possibile. "Che cosa significa arrivare a quest'ora?" "Vi chiedo mille scuse, signor Scrooge", disse Bob, "sono in ritardo." "Davvero?", ripeté Scrooge. "Sì, credo che siate in ritardo. Venite un momento qua, per favore!" "Una volta sola all'anno, signor Scrooge", supplicò Bob, venendo fuori dalla cisterna. "Non succederà più. Ieri sia-
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mo stati un po' allegri." "Ora vi dirò una cosa, amico mio", disse Scrooge. "Non intendo tollerare più a lungo questa razza di cose, e perciò", proseguì, balzando su dalla sedia e dando a Bob una tale spinta nel panciotto da farlo andare all'indietro barcollando dentro la cisterna, "e perciò mi propongo di aumentarvi lo stipendio." Bob tremò e si avvicinò un po' più al righello. Ebbe per un momento l'idea dì servirsene per stordire Scrooge, e poi tenerlo fermo e chiedere alla gente della corte aiuto e una camicia di forza. "Buon Natale, Bob!", disse Scrooge, con una serietà che non poteva essere fraintesa, battendogli sulle spalle. "Un Natale più buono, Bob, mio bravo figliolo, di quelli che vi ho dato per molti anni. Vi aumenterò lo stipendio e tenterò di assistere la vostra famiglia nelle sue difficoltà; e questo stesso pomeriggio discuteremo i vostri affari, seduti davanti a un bel punch natalizio fumante. Ravvivate il fuoco, Bob Cratchit, e comperatevi un'altra paletta per il carbone, prima di mettere il punto su un'altra i." Scrooge fece più che mantenere la parola.
15 Fece tutto quanto, e infinitamente di più: e per Tiny Tim, il quale non morì, fu un secondo padre. Divenne un amico, un padrone, un uomo così buono, come poteva mai averne conosciuto quella buona vecchia città, o qualunque altra buona vecchia città, borgata o villaggio di questo buon mondo. Alcuni ridevano, vedendo il suo cambiamento; ma egli era abbastanza saggio da sapere che su questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo momento. E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò che non
aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie. Il suo cuore rideva e questo per lui era perfettamente sufficiente. Non ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre, d'allora in poi, sulla base di una totale astinenza; e di lui si disse sempre che se c'era un uomo che sapeva osservare bene il Natale, quell'uomo era lui. Possa questo esser detto veramente di noi, di noi tutti! E cosi, come osservò Tiny Tim, che Dio ci benedica, tutti!
Open day Lunardi Mercoledì 15 Dicembre ore 18 Sabato 15 Gennaio ore 15
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Volevamo parlare della contestazione alla riforma Gelmini e del suo modo nuovo di manifestarsi sui tetti, sui monumenti di Roma. Milano Venezia, Pisa… ma abbiamo preferito dare spazio a una diversa buona notizia: gli studenti italiani in Lettura, Matematica e scienze dopo 10 anni risalgono nella classifica internazionale. I dati presentati a Parigi dall'Ocse ( l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze danno risultati confortanti. Per la prima volta dopo dieci anni, i quindicenni italiani scalano le classifiche internazionali recuperando posizioni. La rilevazione è stata condotta nel 2009 e quindi su un campione che ora è in seconda. Ecco la notizia: gli studenti italiani recuperano sei posizioni nella classifica internazionale sulle competenze in Lettura, passando dal 36° al 30° posto. E questo, nonostante il numero di nazioni partecipanti alla ricerca sia aumentato da 57 a 65. L'Italia, con un score medio di 486 punti, riduce considerevolmente il divario rispetto alla media Ocse, che fa segnare 493 punti: "appena" 7 in meno. Nel 2006, erano 23 i punti che ci separavano dalla media Ocse. Stesso discorso per le competenze in Matematica: i quindicenni italiani si piazzano al 36° posto con 483 punti. Tre anni fa, si piazzarono al 38° posto, con 462 punti. Anche in questa classifica ci avviciniamo alle performance degli altri paesi Ocse (media
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496 punti): il vero e proprio baratro di 36 punti del 2006 è stato ridotto a 13. In Matematica spiccano i quindicenni dei paesi del Sol levante: Shanghai (la provincia cinese con l'incredibile punteggio di 600 punti), Singapore, Hong Kong, Corea, Cina-Taipei.Li vediamo eccellere in questa materia anche al Lunardi. La Finlandia, prima tra le europee, si attesta in sesta posizione. In Scienze, la media Ocse è decisamente più alta: 501 punti. E l'Italia fa registrare anche in questa occasione un trend positivo: 489 punti, che la collocano al 35° posto, un gradino in più rispetto al 2006. Ma è il punteggio medio conseguito dai ragazzi italiani che conforta: tre anni fa, si fermarono a 475 punti, 25 in meno della media Ocse. Nel 2009, il divario è stato più che dimezzato: 12 punti. Anche in quest'ultimo ranking i paesi asiatici la fanno da padrone: con 5 nazioni/ambiti su 6. Al primo posto, ancora Shanghai, al secondo la Finlandia. Per l'Italia hanno partecipato all'edizione 2009 quasi 31 mila studenti di tutte le regioni italiane. E sono gli studenti dei licei che fanno registrare i migliori risultati nel nostro Paese. Le ragazze superano i compagni maschi e i ragazzi delle regioni settentrionali quelli delle regioni meridionali, con l'unica eccezione della Puglia. Il progetto Pisa (Programme for International Student Assessment) si svolge ogni tre anni. E si pone come obiettivo quello di accertare le competenze dei quindicenni scolarizzati, se e in che misura abbiano acquisito alcune competenze giudicate essenziali per
svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società e per continuare ad apprendere per tutta la vita. L'indagine non accerta soltanto le competenze in Lettura, Matematica e Scienze, ma intende anche misurare come gli studenti sono in grado di utilizzare competenze acquisite durante gli anni di scuola per affrontare e risolvere problemi (problem solving) e compiti che si incontrano nella vita quotidiana e per continuare ad apprendere. Di chi sarà il merito? Della riforma Gelmini, entrata in vigore l'anno scorso alla media e quest'anno alle superiori, se i quindicenni italiani scalano posizioni? Non sembra possibile, visto che l'indagine riguarda il 2009. O, come è più logico pensare, del precedente governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi? O, ancora, delle riforme messe in piedi dal ministro berlusconiano Letizia Moratti? Forse è possibile una lettura più semplice e più realistica per la quale propendiamo: il merito è solo degli studenti e dei professori italiani. Non sembra possibile, infatti, pensare che riforme parziali o attuate solo nei primi anni dei diversi cicli, come quelle degli ultimi 15 anni, abbiano potuto produrre effetti tanto evidenti. La cosa più probabile è che i quindicenni italiani, con l'aiuto dei loro prof, abbiano innescato una decisa inversione di tendenza. E’ una buona notizia, un buon inizio…. Ora bisogna continuare. A cura di Rodella A. ^D
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Pubblichiamo questa lettera pur non condividendola. Riteniamo infatti che tutti hanno diritto alla salute e nessuno può minarla con fumo o droghe. Inoltre a noi le argomentazioni portate sembrano sinceramente farneticanti anche se capiamo il loro significato ironico. Ciononostante pubblichiamo la lettera perché vorremmo instaurare un dibattito sul tema del fumo e della salute. Scriveteci il vostro parere. La redazione Brescia, 15 11 2010 Egregio signor preside Fausto Mangiavini, Le scrivo la presente lettera riguardo alla delibera del 24/06/2010 approvata dal collegio docenti che vieta il fumo in tutta l'area pertinente all'istituto Lunardi. Al di là dei principi dell'etica e della morale – che pedantemente recitano che il fumo uccide; nuoce gravemente alla salute di tutti e altro ancora – vorrei farle capire il disagio che sta procurando a noi poveri e succubi, fumatori. In primo luogo, il fumo è considerato come "affermazione vitale": si fuma per dar prova a sé stessi della propria esistenza. Lei, vietando di fu-
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mare, interrompe questo processo, rendendo i fumatori non più socialmente attivi, spingendoli deliberatamente in uno stato progressivo di decomposizione psicologica, e perché no, anche spirituale, che li spegne e li porta al decesso. In secondo luogo, il divieto di fumare rende ancor più nervosi noi poveri e succubi fumatori, trasformando le già sei ore da sessanta minuti, moltiplicate per sei giorni alla settimana, in un inferno insopportabile che diffonde l'improduttività come un virus. Infine, noi fumatori sappiamo benissimo che il fumo fa male, lo abbiamo scritto dovunque, abbiamo già visto i mille documentari, sentito le innumerevoli testimonianze dei malati terminali e forse saremo anche stupidi, immaturi e quant'altro, ma ora, non abbiamo voglia di smettere di fumare, nonostante la morale, la legge e le conseguenze. Non si può pretendere che si smetta una dipendenza improvvisamente, al di là della legalità e del senso del dovere. Si rischia di ledere la psiche, il soma e la spiritualità dell'individuo, che si traduce poi con l'interruzione del processo di affermazione vitale e quindi con lo sfociare di crisi esistenziali pericolose, e nel peggiore dei casi in delirium tremens. Difatti nemmeno da un tossico dipendente grave
si pretende che si faccia uno sforzo così grande che agli occhi di voi sani nonfumatori sembra così piccolo e insignificante. Le cose si fanno passo per passo e soprattutto con la volontà. E noi la volontà non l'abbiamo. Le chiedo dunque, di ripristinare questo nostro diritto di vivere, di affermarci, di farci del male, di ucciderci, restituendoci l'aria interamente o almeno, delineando delle aree piccole, contenenti appositi cestini per i mozziconi delle sigarette, affinché noi fumatori maggiorenni, possiamo fumare in santa pace. Allora, in quel caso, la multa sarà sensata se si scoprisse a fumare fuori dall'area apposita. Spero vivamente che lei abbia il buonsenso di accontentarci. Altrimenti, semplicemente, ci avrà tutti sulla coscienza. Cordiali saluti, Davide Di Criscito.
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Qualche giorno fa il preside ha chiamato alcuni ragazzi della redazione del Lunarfollie per rispondere ad alcune domande di una giornalista del Giornale di Brescia, riguardanti il nostro giornalino scolastico, ed essere fotografati per il quotidiano, che è uscito mercoledì 1 dicembre. Così abbiamo scoperto che il nostro amato giornalino è il più “anziano” della provincia e tra i più antichi a livello nazionale con i suoi diciannove anni di lavoro e di uscite. I redattori che hanno rilasciato l’intervista sono Andrea Argetta, Erica Colombo e Ilaria Bravo che condividono alcuni pensieri come ad esempio il fatto che il giornalino è un’ esperienza interessante ed è da consigliare a tutti gli studenti in quanto non toglie troppo tempo allo studio. È stato spiegato poi al Giornale di Brescia come si lavora in redazione chi ci aiuta, come viene distribuito il giornale, le tirature ecc. La cosa che non è sembrata giusta a tutti noi è il fatto che non sia stato nominato il Professor Giuseppe Mattei che ha fondato Lunarfollie 19 anni fa e lo ha costantemen-
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te seguito anche quando è andato in pensione e lo fa gratuitamente. Senza di lui il nostro giornale non andrebbe avanti. Dunque ne approfittiamo per ringraziarlo. La Redazione Riportiamo qui di seguito il testo apparso sul giornale.
Il più antico in città «Lunarfollie» è maggiorenne GIORNALE DI BRESCIA mercoledì, 1 dicembre 2010 Il «Lunarfollie», con i suoi 19 anni compiuti, è tra i
giornali studenteschi «più antichi a livello nazionale». Ma è anche «uno dei pochi a rappresentare un appuntamento mensile fisso. Fatta eccezione per le vacanze estive, non ha mai mancato un numero». Parola del dirigente, Fausto Mangiavini, che racconta come l'esperienza «sia significativa per lo sviluppo anche di competenze che esulino dall'apprendimento sui banchi. In questi anni il giornalino ha vissuto di vita propria e ha sempre suscitato interesse, i ragazzi ne sentirebbero la mancanza se venisse meno». Garantire una pubblicazione al mese «non è sempre facile» ma il «Lunarfollie» ha addirittura una postazione computer dedicata e un apposito scaffale-archivio all'interno dell'aula informatica della scuola. Quest'anno la redazione, è composta da ben 31 studenti. «Ci troviamo una volta alla settimana per stabilire temi e argomenti, poi
LUNARFOLLIE si lavora a casa - spiega Ilaria Brotto -. Il giornale è stampato a scuola con una tiratura di circa 350 copie e si autofinanzia, sono previsti anche abbonamenti e solitamente si chiede un contributo di 50 centesimi a copia, raccogliendo così fondi per finanziare altre attività scolastiche. La redazione si occupa anche della promozione all'interno delle classi e cerca di coinvolgere soprattutto gli studenti delle classi prime». «È un'esperienza interessante, che consigliamo a tutti gli studenti e che non ruba troppo tempo allo studio come molti credono» sottolineano Andrea Argetta ed Erica Colombo che a differenza di Ilaria, che scrive solo per passione, sognano di lavorare nel campo del giornalismo. Il Lunardi partecipa ogni anno con il suo periodico «ai convegni nazionali dedicati alla stampa studentesca. Il prossimo dovrebbe tenersi tra marzo e aprile ad Asti». c. c.
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Milano, città della moda Italia. Patria del noto stilista Giorgio Armani che durante la settimana della moda ha presentato la collezione autunnoinverno femminile e la nuova prestigiosa linea “La femme Bleu”. Mi trovo lì al teatro Armani per assistere alla sfilata tra celebrità e gente non famosa che come me ha avuto la fortuna di possedere il biglietto che si presentava elegantemente racchiuso in una busta di raso blu. Già all’esterno si possono vedere fotografi e giornalisti assetati di scoop, posso scorgere in una via secondaria Renato Zero che sta per entrare ed Anne Wintour che si dirige frettolosamente verso la sua auto. Il boato di un centinaio di persone annuncia l’arrivo di altri VIP. Con grande incredulità intravedo George Clooney in compagnia della compagna Elisabetta Canalis assaliti da decine di macchine fotografiche. All’entrata La bellissima Sharon Stone, in un tailleur rosso che esaltava la sua figura, sfoggiando un radioso sorriso è intenta a rispondere alle interviste La sfilata inizia, c’è un’atmosfera rilassante, la passerella è illuminata da luci soffuse, l’im-
magine di un duna di sabbia appare su un maxi schermo. Cominciano a sfilare ragazze bellissime, seppur eccessivamente magre, il colore domi-
nante è il blu, i vestiti eleganti abbinati a sandali e sorte di turbanti vogliono richiamare lo stile dei beduini del deserto. Abiti da sera, trasparenze che mostrano forme considerate perfette al giorno d’oggi. Un quarto d’ora di alta moda, pochi minuti di un ipnotizzante susseguirsi di figure. Armani appare da dietro le quinte per ricevere il suo applauso, in jeans e maglietta nera, si concede per qualche istante al pubblico e poi torna nel buio. Le recensioni sono buone ma si incentrano più sulle presenze che hanno assistito alla sfilata. Colombo Erika
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ORA IL RE E’ NUDO IL GIORNO CHE CAMBIO’ L’INFORMAZIONE I file di Wikileaks hanno gettato nello sconforto le cancellerie di tanti Paesi ma hanno anche segnato una svolta storica per l'informazione. La data del 28 novembre 2010 sarà ricordata come il giorno in cui tutto o quasi si spostò, cambiò, e venne raccontato su internet o, quantomeno, a partire da internet. Pensate: in nessun giornale del mondo si è posta l'annosa questione: "Lo diamo prima sulla carta o sul web?". Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito, proseguiranno sulla carta e andranno avanti utilizzando i due mezzi come un tutt'uno: un unico medium su piattaforme diverse fatto di approfondimento, di sintesi e attraversato da una serie di questioni qualitative e quantitative che possono davvero portarci a dire che qualcosa di profondamen-
te innovativo è successo, che la comunicazione vive una rivoluzione epocale. I file di Wikileaks partono da internet e sono di per sé fatti per girare, allargarsi, essere letti, commentati, arric-
chiti e sviscerati prima di tutto dal mondo dei navigatori che, ormai, corrisponde al mondo reale. C'è, prima di tutto, una questione semplicemente quantitativa: la forza delle rivelazioni di Wikileaks sta anche nell'enorme numero di documenti che possono essere messi a disposizione del pubblico in tempo reale: giornali e
televisioni sono già automaticamente tagliati fuori da questa parte dell'operazione che, oltretutto, in questo senso, è profondamente democratica. Tutti i cittadini del mondo, purché dotati di un "device" informatico potranno leggere tranquillamente per farsene un'idea diretta centinaia di migliaia di pagine finora impossibili da raggiungere. "Impossibili" sia perché gelosamente (e malamente) custodite, sia perché quasi nessuno al mondo, prima del web, sarebbe stato in grado di "gestire" logisticamente tutte quelle carte se anche le avesse avute a portata di mano. E' quindi vero che i "file" servono in primo luogo a mettere a nudo il "re" (il quale, puntualmente se ne adombra anche per la pessima figura di fronte agli altri "amici" potenti di cui è abituato, in segreto, a parlar male), ma è anche vero che l'operazione ha pure l'obiettivo (detto o non detto) di cambiare profondamente i canali dell'informazione e di spostare i pesi dagli uni agli altri. I file, dunque, attraverso il web sono nelle mani di tutti. Così, da una parte allargano a masse enormi e dall'altra
LUNARFOLLIE spostano verso l'alto, la mediazione giornalistica. La allargano (un po' come succede per i software open source in tecnologia) perché chiunque potrà spulciare, constatare, smascherare, verificare, porre dubbi e cancellare certezze e, tutti insieme, i cittadini internettiani potranno addirittura far crescere la massa di quei documenti, indirizzarne l'efficacia, far emergere questa o quella questione internazionale, nazionale o locale. Sono dunque diversi gli elementi che rendono "storica" questa data del 28 novembre 2010: 1) è il giorno che l'informazione divenne principalmente internettiana; 2) è il giorno che i cittadini ebbero per la prima volta a disposizione quel tipo di segreti che, normalmente, solo la Storia, in passato, aveva centellinato con tempi e modi voluti dal potere; 3) è il giorno che gli stessi cittadini ebbero per la prima volta la possibilità di sviscerare molti fatti appena successi e smascherare le frottole che i rispettivi "potenti" avevano loro raccontato in merito; 4) ma è anche il giorno che l'informazione professionale si trovò nelle mani una sfida enorme e la possibilità di vincerla. A cura di Argetta A. 5^B
21 rilevanza e con una diffusione territoriale così ampia, che una diversa modalità di pubblicazione, non renderebbe giustizia a questo materiale.
DALLE AGENZIE STAMPA
Il ministro degli Esteri Franco Frattini è intervenuto sulla vicenda con una dichiarazione decisamente pesante: ''Vogliono sovvertire il mondo politico, questo è terrorismo mediatico''. SUL SITO WIKILEAKS Intanto sono online i primi 226 ‘cables’ diplomatici sottratti dalla rete del dipartimento di Stato americano. I nomi delle fonti dei diplomatici, giornalisti, esponenti di governo o delle opposizioni, di cui nei ‘cables’ si raccomanda la protezione («please protect» o «strictly protect»), sono stati in larga misura secretati dagli operatori del sito fondato da Julian Assange. In arrivo vi sono 251.287 altri documenti, la maggior parte dei quali risalenti agli ultimi tre anni, fino allo scorso febbraio, i resoconti inviati a Washington da 274 sedi diplomatiche nel mondo. Gli argomenti trattati in questi documenti sono di tale
Oltre alle opinioni degli inviati americani sui diversi leader mondiali, sono state anticipate a un gruppo ristretto di giornali (il Guardian, le Monde, el Pais, der Spiege, il New York Times, ma attraverso il Guardian, sostiene il sito Politico) notizie relative a questioni aperte con paesi come il Pakistan, la Corea, l’Afghanistan, la chiusura del carcere di Guantanamo, l’offensiva informatica cinese, la vendita di armi di Hezbollah, i problemi con i paesi europei sulla questione della difesa dei diritti umani, lo Yemen, il Daghestan. Nessuno dei documenti è classificato come «top secret», undicimila circa sono «segreti», 9mila «noform», un modo per indicare materiale troppo delicato per essere condiviso con qualsiasi governo straniero, 4mila indicati sia come segreti che come noform. Fino a ora, il dipartimento di stato, aveva declassificato i suoi cables solo fino al 1972.
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Vi aspettavate di essere eletti? Federica: Beh, io no. Gli altri: in parte sì, in parte no. Simone, una domanda solo per te: sei consapevole del fatto che in molte ti hanno votato perché sei un bel ragazzo? Simone: Sì. (Wow, che sincerità!!) In genere, ogni volta che vengono eletti i rappresentanti d’istituto, vengono posti degli obiettivi che non vengono quasi mai raggiunti. Quali sono i vostri veri obiettivi e quanti di questi riuscirete a portare a termine? Simone: il problema è che non spetta solo a noi: noi possiamo solo proporre, ma non obbligare la gente ad accettare le nostre proposte. Noi ovviamente cercheremo di proporre tutto quello che abbiamo detto all’assemblea, prima di essere eletti. Che impatto pensate che abbia avuto la presentazione? Federica: Abbiamo notato che durante la presentazione del biennio, le nostre parole erano completamente al vento: di fatto non ci ascoltava nessuno, anche perché tutti erano presi dal video della lista 3. Con il triennio, è stata già una cosa diversa, forse anche perché i ragazzi sono più maturi. Ma di per sé, il video è stato un’idea molto originale.
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Simone: Io ho ammirato la lista con la quale si è presentata Federica, perché sono stati gli unici, secondo me (a parte la mia lista, ovvio), che hanno fatto la presentazione migliore: se fossi stato uno degli studenti partecipanti alla presentazione, avrei votato loro. Noi probabilmente siamo stati più ‘pagliacci’, ma Davide è stato attaccato per quello che ha fatto l’anno scorso: con quest’anno, cosa c’entra? L’importante, anche se siete ‘pagliacci’, è che i risultati si vedano. Davide: Non abbiamo fatto grandi proposte, perché sappiamo cosa s può fare e cosa non si può fare nella scuola. Appunto per questo le altre liste mi sono sembrate un po’ utopistiche. E per quanto riguarda il divieto di fumo esteso a tutto l’istituto? Davide: Il divieto di fumo è stato approvato durante le vacanze estive, in più quasi tutti nel Consiglio d’istituto, a parte noi studenti e
uno-due professori, erano tutti d’accordo. Però durante la prima settimana di scuola hanno visto tutti che è una cosa irrealizzabile, anche perché. Non si può chiedere ad un prof di fare il ‘vigile’! Sarebbe più giusto delimitare una ‘zona fumatori’. Simone: il punto è che loro hanno approvato questo provvedimento per tutelare la salute di quelli che sono in prima e seconda. Noi non possiamo togliere questa cosa, perché riguarda quindi l’educazione alla salute! Toglierlo è impossibile, anche se non funziona comunque, e anche la zona fumatori è inutile. (Babsi, Bi-Chan, Erica, Milena). (:
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Per Natale non c’è molto da vedere nelle sale italiane salvo i classici film panettone che non ci interessano.. Noi vi suggeriamo due film molto diversi tra loro. Il primo vorrebbe aiutarci a pensare. Il secondo a sognare. Ambedue queste attività sono importanti nella vita di una persona.
TORNANDO A CASA PER NATALE Un cecchino mira a un bambino nel cielo grigio dell'ex Jugoslavia, il dito è sul grilletto ma un taglio di montaggio netto ci scaraventa a Skogli, in Norvegia. Nelle ore prima di Natale si sfiorano le storie di Jordan, ex campione di calcio e ora barbone, di Paul, ragazzino che mente sulla sua religione per rimanere con la sua compagna di classe musulmana, di un papà che può rivedere i figli solo con la maschera di Babbo Natale e di due coppie: una farà nascere il proprio neonato in un cottage senza acqua grazie a un medico sensibile e un'altra clandestina dove lei soffre perché l'amante non si decide a lasciare la moglie. Ognuno di loro cerca di tornare a casa per Natale. Il regista norvegese Bent Hamer (Factotum) fa sfiorare sei storie di atmosfera natalizia tratte dalla raccolta “Only Soft Present Under the Tree” del connazionale Levy Henriksen completandole con un prologo-epilogo balcanico di
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sua invenzione. “A Natale si è più buoni”? Hamer risponde con un "A Natale si è tutti più soli". Il 25 dicembre è una cassa di risonanza algida, come la neve onnipresente nel film, che amplifica le solitudini e le semplici nostalgie di ognuno dei personaggi. Storie di mancanze, di vinti dalla vita o di semplici malinconici che crescono grazie a un cinema maiuscolo come nell'episodio del babbo che si traveste da Natale e di un'amante ferita nella Messa di mezzanotte. In soli 85 minuti tutte le vicende si sfiorano con la profondità che meritano e, pur se non evitano qualche momento scontato, vivono di un realismo poetico che il regista è riuscito a creare con buona costanza narrativa e sentimento. Le stelle che spesso fanno capolino in Tornando a casa per Natale rendono il film più che una commedia agrodolce, una commedia "astrodolce", racconti che possono brillare di cinema proprio pure se oscurati dai cinepanettoni di stagione e dalle leggi di mercato.
Harry alla ricerca Harry Potter e i doni della morte La prima parte inizia con Harry, Ron e Hermione che partono per una pericolosa missione per rintracciare e distruggere il segreto dell'immortalità di Voldemort, gli Horcrux. Da soli, senza la guida dei loro professori o la protezione del professor Dumbledore, i tre
amici devono più che mai fare affidamento solo su se stessi. Ma ci sono Forze Oscure in mezzo a loro che minacciano di dividerli. Nel frattempo, il mondo dei maghi è diventato un luogo pericoloso per tutti i nemici del Signore Oscuro. La guerra a lungo temuto è iniziata e i Mangiamorte di Voldemort prendono il controllo del Ministero della Magia e perfino di Hogwarts, terrorizzando e arrestando chiunque possa opporvisi. Ma il premio più prezioso per Voldemort che stanno ancora cercando è Harry Potter. Il prescelto è diventato la preda mentre i Mangiamorte cercano Harry con l'ordine di portarlo da Voldemort... vivo. L'unica speranza di Harry è di trovare gli Horcrux prima che Voldemort lo trovi. Ma nella sua ricerca di indizi, scopre un vecchio e quasi dimenticato racconto sulla leggenda dei Doni della Morte. E se la leggenda risulta essere vera, potrebbe dare a Voldemort il potere che sta cercando. Harry può fare poco sapendo che il suo futuro è già stato deciso nel suo passato, quando, in quel fatidico giorno, è diventato "Il ragazzo che è sopravvissuto." Ma non è più solo un ragazzo, Harry Potter si avvicina sempre di più al compito per il quale è stato preparato dal primo giorno in cui entrò a Hogwarts: la battaglia finale con Voldemort. A cura di Rodella A. 5B
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