Lunarfollie Marzo 2023

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Anno 31 Numero 6

«E chi esiste per loro?»

«Il nero.»

«Quale nero?»

Il nero che ricopre la mia pelle.»Sabato 18 febbraio alcune classi hanno avuto la possibilità partecipare in auditorium ad un incontro con due emergenti scrittori: Natalia Marraffini e Aziz Sawadogo. L’incontro è stato reso possibile grazie alla professoressa Milone, che negli scorsi mesi è stata in contatto con la Marraffini, dopo averla contattata sui social. La donna, infatti, è molto attiva, sia su instagram che su youtube, oltre a tenere dei corsi di scrittura per imparare a scrivere un romanzo. Insieme a lei ha deciso di portare il collega Sawadogo, che nonostante sia più giovane di lei, è testimone di eventi collegati al tema di questa conferenza. Il tema trattato era infatti la diversità e come sia vissuta da chi si sente diverso.

I due autori infatti hanno scritto due libri intitolati “La straniera segreta” (Marraffini) e “ Io non sono nero” (Sawadogo). Due titoli che dipingono in maniera limpida i temi che andranno a trattare nel racconto.

Aziz durante l’incontro ha parlato molto di sé, di come inizialmente non si sentisse straniero, soprattutto perché nato in Italia, ma che crescendo ha sentito il peso del colore della sua pelle.

«Mi piacerebbe che tutti vedessero questo» dissi sospirando.

E cosa vedono, invece?»

«Niente, non vedono più niente! Perché Him non esiste più ai loro occhi!»

Dritti raggi di sole s'aprirono un varco fra le nuvole, facendole scomparire e rendendo possibile la nostra fuga, fuori dalla umida grotta.

Questo è un estratto del suo libro e in queste poche righe è evidente come “il nero che ricopre la mia pelle” sia stata e sia, nella sua vita, la prima cosa a cui la gente faceva e fa attenzione. Ha spiegato come questo comportamento delle persone attorno a lui l’abbiano portato a denigrare le sue origini, la sua cultura, la sua terra d’origine, ma adesso non è più così. Una persona che tiene

a ringraziare e che gli ha permesso di far nascere in lui una reazione di svolta, di cambiamento, è la sua insegnante di lettere del liceo, dice durante il suo racconto Aziz. Questo cercare di riscoprire le proprie origini gli ha permesso di ritrovare la sua propria identità, che è un qualcosa che si muove e che si continua a sviluppare. “Io sono le relazioni che ho” ecco una delle frasi centrali del suo discorso, e tutto ciò appunto perché spesso la propria identità bisogna trovarla negli occhi dell’altro, specchiandocisi dentro.

I.I.S. LUNARDI - BS Marzo 2023
VALIDA ALTERNATIVA A LISBON STORY RISVEGLI (2a PARTE) VISITA AL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI BRESCIA E MOLTO ALTRO ANCORA! Pag. 4 Pag. 13 Pag. 19 Pag. 24
CHI SONO IO? INQUESTONUMERO: UNA

Natalia, invece, fa iniziare il suo discorso in maniera più generica, più lontana dal mondo diretto dei pregiudizi. Lei spiega l’importanza e la transmedialità della scrittura, ai fini comunicativi: per esprimere, per divulgare un qualcosa. Per questo, dice, di aver scritto il suo romanzo, questa è la sua funzione. Anche se spesso le parole sono uno strumento fallace: spesso non corrispondono esattamente alla realtà, non c’è collimazione tra le due. Forse è anche questa imperfezione delle parole a fermare una persona dal mostrare le proprie origini, definendo i margini del proprio posto della società. Ma per la Marraffini non c’è stato solo spazio per essere screditata in quanto straniera, ma anche in quanto donna. Racconta di come, in ambito universitario, si sia sentita respinta dagli altri in quanto donna, latina, intellettuale e non ricca. Bocconi ben pesanti da mandare giù. La scrittrice racconta anche come abbia fatto fatica a capire di essere straniera, per il fatto che non sia una cosa così evidente magari rispetto alla pelle di Aziz. Anche un estratto del suo libro mette in luce in maniera chiara e efficace questo fatto.

“Sono una straniera, ma in incognito. Nessuno lo sa quando mi incontra. La mia pelle non lo grida, i capelli castani e lisci tacciono, l’altezza media

sta zitta. Forse solo lo sguardo lo sussurra un po’.

Quando racconto delle mie origini le persone indagano il mio corpo e solo vagamente negli occhi individuano una falla. Un tradimento.

Il Sudamerica non l’ho mai visto, o meglio, avevo due anni quando l’ho visto. L’Argentina. È come se non l’avessi mai vista. Nella foto del passaporto ho un codino, proprio sopra la testa, che spara un ciuffetto di capelli in alto, come una fontana, e il colletto bianco del vestito blu spunta da sotto il collo.

Italiana. Perché? Perché mio padre, nato e cresciuto in argentina, ha genitori italiani e io sono nata qui. In questa terra. Italiana. Come l’ho scoperto di essere straniera? Non lo so. Ho sempre saputo che mia madre è argentina. Ma di essere straniera no, non lo sapevo.”

L’incontro con i due autori è stato interessante e abbiamo anche potuto fare delle domande, appuntandole su un foglio che veniva fatto girare tra la platea, fino ad arrivare al palco dagli autori e dalla professoressa Milone, che poi leggeva le domande, alle quali rispondevano Aziz e Natalia.

VANESSA BAJENARU 4^FL

DUE GIORNATE DEDICATE ALLA MEMORIA E AL RICORDO PER NON DIMENTICARE

Il giorno 27 gennaio è dedicato alla Giornata della Memoria per rammentare a noi stessi che crimine obbrobrioso commise la nostra specie umana negli anni quadrante del secolo scorso e per ricordare l’ingente numero di vittime che fu registrato. Il responsabile di questo crimine fu Adolf Hitler, che voleva far prevalere nel mondo la razza ariana, perché riteneva che fosse superiore a tutte le altre “razze”, soprattutto quella ebraica. Questa ideologia lo spinse a sfruttare il suo potere politico per emanare le leggi razziali, che proibivano agli ebrei molte libertà, per esempio, non poteva-

no più andare a scuola e ricevere un’istruzione o esercitare liberamente il loro lavoro. La maggior parte degli ebrei, provenienti da tutta Europa, fu deportata nei campi di concentramento e di sterminio immediato con la scusa di avere un lavoro migliore. La cruda realtà era che lavorava in condizioni igieniche terribili, e conseguentemente per i prigionieri era molto facile contrarre malattie di ogni genere. Quando i nazisti li ritenevano indisposti o inutili per la loro debolezza fisica, li uccidevano nelle camere a gas o li fucilavano. Altri, invece, venivano subito selezionati per andare nelle camere a gas, non appena arrivarono nei campi, poiché non avevano un fisico idoneo al lavoro. Purtroppo, furono deportati anche slavi, omosessuali, disabili, nemici politici e prigionieri di guerra in questi campi.

Durante il suo mandato politico, Hitler strinse un'alleanza con Benito Mussolini, il presidente del Consiglio italiano e fondatore del partito fascista. Mussolini adottò una politica simile, ma meno cruenta rispetto a quella di Hitler nei confronti dei popoli slavi. Nel XIX secolo, l'Italia e

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l'Europa del Nord erano controllate dall'Impero austro-ungarico. Le popolazioni che abitavano questi luoghi convivevano pacificamente e si sentivano fratelli. Infatti, erano solidali fra loro e condividevano la stessa causa: cacciare il nemico, ossia l'impero austro-ungarico. Tuttavia, nel contesto della Prima Guerra Mondiale, questa situazione e condizione pacifica si concluse con un problema: tracciare il confine tra Slovenia e Italia per costruire nuovi stati, la Jugoslavia e l'Italia. Queste nuove realtà erano accomunate da un amore di Patria eccessivo, che divenne un pretesto per sentirsi superiori rispetto ad altri popoli e per bramare il desiderio di dominare gli altri. Dopo la fine della grande guerra, molti italiani, rimasti in Jugoslavia, dovettero essere portati a casa e per far ciò, si decise di sottomettere i popoli slavi. Gli slavi vennero costretti a usare la lingua italiana e a rinunciare alle loro tradizioni. In altre parole, essi dovevano essere italianizzati con la violenza, perché erano considerati un popolo Inferiore. Per questa ragione l'Italia e la Germania, nel 1941, si dedicarono alla conquista dei territori della Jugoslavia tra cui Lubiana, la capitale della Slovenia e i territori colonizzati dalla Repubblica di Venezia. Siccome questa guerra portò a strage di civili, allora si sviluppò una resistenza slava, costituita dai Partigiani. I prigionieri di guerra di stirpe slava venivano deportati in campi di lavoro dove morivano di fame e di malattie. Dopo la guerra, i Partigiani, guidati da Tito, attuarono la loro vendetta nei confronti di italiani e tedeschi, che vennero cacciati e infoibati. Le foibe, depressioni carsiche, vennero sfruttate per uccidere gli italiani con il fine di riscattare l’onore dei loro popoli e soprattutto di riportare alcuni Jugoslavi nelle loro terre.

HANNO SCRITTO PER LUNARFOLLIE

BAJENARU VANESSA, 4°FL

BERTOLINA VIOLA, 4°EL

BALANZINO VALENTINA, 4°BAFM

BUCATEENI, 5°DR

BUSI NICOLE, 5°AAFM

CAENARO SOFIA, 5°EL

CHIARINI SARA, 4°AAFM

D’ANGELO LINDA, 4°AT

DOGARU CRISTINA, 5°EL

FAUSTINONI VALENTINA, 4°EL

Le vittime di questo progetto diabolico non furono solo i fascisti, ma anche partigiani italiani, che si erano impegnati nella lotta contro i nazifascisti. Non risparmiarono nessuno, in quanto volevano fare pulizia etnica degli italiani per conquistare territori di questi ultimi che ritenevano slavi. Molti italiani ritornarono in Italia per fuggire a questo sterminio, ma non furono ben accolti. Il 10 febbraio è dedicato alla giornata del ricordo in onore a tutte gli italiani infoibati, stuprati e uccisi violentemente.

La nostra scuola ha dedicato molti progetti nel corso degli anni a queste due giornate. Tra questi, è giusto citare “Un treno per Auschwitz". Gli studenti, che vi hanno recentemente aderito, si sono recati in Polonia per vedere con i propri occhi gli orrori dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Il 4 febbraio scorso, inoltre, sono stati invitati due testimoni a raccontare la storia commovente delle loro famiglie segnata dalla deportazione per il solo motivo di essere ebrei. Per concludere, alcune classi quinte si sono recate alla scuola superiore “Mantegna” per assistere a un convegno riguardante le foibe e la politica antislava di Mussolini.

FRANZONI MARTINA, 5°EL

GAMBA ALESSANDRO, 5°EL

MARCHI FEDERICA, 4°CL

MASSAROTTO GIULIA, 5°EL

LIN IVANA, 5°AAFM

PICENI ILARIA, 4°DL

PITURRO LORENZO, 4°AT

SCAGLIA CLARA, 5°AAFM

TARANU MADALINA, 4°ERIM

VODOPYAN NAZAR, 3°FL

CLASSE 5°GL

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GIULIA MASSAROTTO, 5°EL

UNA VALIDA ALTERNATIVA

Venerdì 27 Gennaio, io e la mia classe abbiamo partecipato ad un incontro con due ragazzi che fanno parte del progetto di volontariato della Caritas. Giovanni e Aurora ci hanno presentato con molto entusiasmo questo interessante progetto proposto non solo dalla Caritas, ma anche da molte altre associazioni. In questo articolo cercherò di presentarvi brevemente questa proposta, concentrandomi soprattutto sull’iniziativa della Caritas, un’associazione di volontariato senza fini di lucro, che secondo me potrebbe essere una valida alternativa per chi non ha ancora le idee chiare per il futuro.

Questa è un’offerta indirizzata ai giovani che hanno dai 18 ai 28 anni, che hanno voglia di mettersi in gioco, vivere un’esperienza significativa e sicuramente diversa. A questo progetto si può partecipare solo una volta nella vita; quindi, è un’opportunità unica e la scelta deve essere fatta con molta attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’ ambito a cui dedicarsi, e in che periodo della propria vita lo si vuole fare, perché ovviamente è una grande responsabilità.

Il progetto viene proposto dal Ministero per le Politiche Giovanili e Servizio Civile, che ogni anno pubblica il bando per chi volesse partecipare.

Chi partecipa al progetto, deve dedicare 12 mesi al volontariato e all’impegno civile, che di solito vanno da maggio a maggio dell’anno successivo. In questi 12 mesi, ogni settimana si devono mettere a disposizione circa 25 ore che possono variare a seconda delle esigenze personali e delle richieste del centro a cui si presta servizio.

È un vero e proprio percorso di formazione che permette di affacciarsi al mondo del lavoro, acquisire competenze utili per il futuro che sicuramente faranno da curriculum, vedere con i propri occhi tutte le diversità che intercorrono tra scuola e lavoro, tra persona e persona, perché non siamo tutti uguali e anche le rispettive storie sono differenti. Si distingue, infatti, dalle classiche professioni che tutti conosciamo perché, grazie a questo tipo di lavoro, bisogna relazionarsi con tante persone e tutti hanno qualcosa di diverso. Questo progetto tocca principalmente 4 ambiti e si può scegliere che tipo di lavoro si vuole svolgere. Il

primo ambito consiste nell’accoglienza in centri operativi di donne che hanno un passato travagliato, spesso vittime di violenze, dipendenze o che non si trovavano bene nell’ambiente in cui vivevano perché malsano. Chi sceglie di prestare servizio in questi centri, deve affrontare diverse sfide, deve sapersi relazionare con persone con caratteri a volte molto forti ma fragili allo stesso tempo, deve essere capace di ascoltare, mettersi nei panni degli altri. Lo stesso vale per chi sceglie di lavorare nei centri per i disabili; si deve avere pazienza e aiutarli a migliorare la qualità della vita, a socializzare e diventare più autonomi.

Gli ultimi due ambiti hanno a che fare con i minori, consistono principalmente nell’aiuto dedicato ai bambini in assenza di genitori. Bisogna aiutarli con lo studio, con i compiti. L’obiettivo, infatti, è fornire a tutti i bambini un’educazione di alta qualità, equa e inclusiva.

Caritas Diocesana Di Brescia propone attualmente 59 posti in servizi educativi e di assistenza in questi 4 ambiti:

 Adulti in disagio

 Disabili

 Minori in comunità

 Oratori

Le sedi in cui si può operare sono distribuite in tutta Brescia e provincia; quindi, si può scegliere il centro operativo più vicino per alleggerire l’impegno.

Penso sia un’ottima opportunità per chi volesse muovere già i primi passi nel mondo del lavoro. Questo può essere un vero e proprio lavoro, in quanto retribuito con circa 444€ mensili, che può aiutare noi giovani ad acquisire un po’ di autonomia e allo stesso tempo imparare ad essere responsabili, indipendenti e imparare tanto dai rapporti umani che si creano. Si può decidere di partecipare al progetto anche se si vuole continuare con gli studi all’università, basta sapersi organizzare bene. Inoltre, se uno studente universitario deve sostenere degli esami proprio nell’orario lavorativo, può essere considerata assenza giustificata, quindi non viene penalizzato.

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Per chi fosse interessato e desidera avere maggiori informazioni, consiglio di visitare i seguenti siti:

https://www.caritasbrescia.it/young-caritas-bs/

https://www.politichegiovanili.gov.it/

https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/

UN PASSO VERSO IL SOGNO (Visita alla redazione del GdB)

Il giorno 07/03/2023 io e la mia classe siamo andati a visitare la sede del Giornale di Brescia, nell’ambito del PCTO. La mattinata è iniziata con un confronto con due giornalisti riguardo il progetto che stiamo svolgendo e su come si svolge una giornata-tipo in redazione, che è stato poi seguito dalla visita vera e propria. La prima cosa che abbiamo visto sono state le postazioni dei giornalisti che scrivono per il quotidiano stampato e il sito web, dove abbiamo visto come funziona l’impaginazione e come si struttura un giornale. Successivamente ci hanno spiegato il processo di realizzazione di un servizio televisivo e della scaletta del telegiornale, facendoci anche vedere gli studi di Teletutto e la stazione di Radio Bresciasette. Ho persino potuto provare l’emozione di andare in diretta radio!

La giornata si è conclusa negli studi della regia da cui abbiamo assistito alla messa in onda del Tg del mezzogiorno.

È da anni che sogno di lavorare nel campo del giornalismo, perciò quest’esperienza per me, oltre che utile e costruttiva, dato che ho potuto vedere come funziona davvero la redazione di un

giornale in tutti i suoi ambiti, è stata anche emozionante e mi ha ulteriormente convinto del fatto che, indipendentemente dal settore giornalistico che sceglierò, questo è quello che voglio fare nella vita.

DIREZIONE

PROF.SSA RITA PILIA

PROF.SSA ELENA BIGNETTI

PROF.SSA MANUELA BAMBINI

PROF.SSA PATRIZIA MARIOTTINI

Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’

IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0

Email: lunarfollie@lunardi.bs.it

Archivio: https://issuu.com/lunarfollie

IMPAGINAZIONE

MAZZUCCHELLI CRISTIAN, 4^CL

ABATTI VALENTINA, 5^AL

DE ROSA ALESSIA, 5^DR

FONTANA MICHELE, 3^CL

MORI PERLA, 3^CL

VODOPYAN NAZAR, 3^FL

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YAXING IVANA 5^A AFM
LIN
Valentina Faustinoni 4EL

LA 5°EL E LA 5°DL IN SPAGNA

La nostra avventura è iniziata alle 6 del mattino del 21 febbraio, quando la 5EL e la 5DL si sono incontrate fuori dal Lunardi. Tutti eravamo emozionati e pronti a partire per il viaggio d’istruzione tanto atteso. Il pensiero nella testa di tutti era “SPAGNA”, che tradotto in parole povere significava “cultura”, “fiesta” e momenti indimenticabili insieme alla propria classe e ai professori!

Abbiamo preso l’aereo tutti insieme, alcuni per la prima volta, e siamo atterrati a Siviglia, città giovane e dai colori vibranti. Appena arrivati tutti si stupivano, tutti capivano che la gita era davvero cominciata.

La nostra giornata è iniziata con la visita al centro storico di Siviglia e mangiando alcune tapas nei bar locali. Abbiamo poi visitato “Casa de Pilatos”, nome particolare anche se non c’entra nulla con Ponzio Pilato dato che la sua costruzione iniziò nel 1493. Questo luogo rappresenta il prototipo del perfetto palazzo Andaluso caratterizzato dalla tipica architettura Rinascimentale mista a quella “Mudéjar” e dai molti “azulejos”, piastrelle colorate di ceramica decorate in superficie. Dopo aver visitato il Museo delle Belle Arti e la cattedrale di Siviglia, il giorno seguente raggiungemmo la celebre “Plaza de España”. Piazza di Spagna è gigante, accogliente: una vera e propria esplosione di colori.

Cordova è stata la seconda meta del nostro viaggio. È una cittadina minore, sia come estensione, sia a livello di importanza in confronto a Siviglia, per questo motivo ci siamo fermati solamente una notte. A livello personale, e confrontandomi con i compagni, è la città che ci ha entusiasmato meno, però possiede una grande meraviglia da non perdere: la Mezquita de Córdoba. Si tratta di un’antica moschea araba trasformata in una cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria santissima di Cordova. Visitandola, all’interno si può notare chiaramente la divisione tra la zona araba, caratterizzata da lunghi corridoi con archi a tutto se-

sto, e la zona più recente, arricchita da un’architettura gotica e rinascimentale.

Camminando per il centro della città, si può percorrere il ponte romano, che congiunge le due sponde del fiume Guadalquivir, la Plaza de Corredera , la più grande, e numerose vie di negozi. Un’altra attrazione è il museo ebraico, attraverso il quale si può entrare in contatto con la storia degli ebrei conversi che vivevano in questa località. Da notare, infine, la presenza di molte abitazioni tipiche di colore bianco decorate da vasetti colorati con piantine di ogni specie, e numerosi alberi di arance per rinfrescare le calde giornate estive.

La terza tappa del viaggio è stata Granada, città immensa che ospita uno spettacolo architettonico considerato patrimonio culturale dell’umanità: l’Alhambra. Si tratta di una vera città murata (medina) che occupa la maggior parte del colle della Sabika; pertanto, poteva funzionare in modo autonomo rispetto a Granada. La visita è durata ben tre ore, infatti il totale di km percorsi a piedi per visitarla completamente ammonta a 4,1! Tutti siamo rimasti estasiati da questo capolavoro, però raccomandiamo di coprirvi bene se desiderate fare un viaggio a Granada in inverno, per proteggervi dal vento gelido della Sierra Nevada. Un altro edificio da non perdere è la Cappella Reale, in pieno centro storico; qui sono conservate le salme dei reali spagnoli Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia.

Un’ultima attrazione che non possiamo non citare è l’ Albaicín, il quartiere arabo ricco di colori, pietanze e profumi tipici del passato dominio medievale dei Mori. L’ Albaicín ospita, inoltre, il Mirador de S. Nicolas, luogo ideale per trascorrere una serata romantico o in compagnia, godendosi la vista dell’Alhambra.

Dopo aver visto la splendida e arabeggiante Granada, ci siamo spostati sulla costa e abbiamo dedicato l’ultima giornata alla visita di Malaga, una

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città stupenda. Il lungo mare è uno spettacolo da non perdere.

Sulla spiaggia ci sono molti “Chirringuitos”, ovvero dei chioschi molto moderni dove è possibile pranzare o fare aperitivi insieme agli amici e l’atmosfera generale è molto rilassante. Malaga offre anche molte attrazioni culturali e artistiche, per esempio il Museo di Pablo Picasso e la “Catedral de la Encarnación”.

Il bilancio di questa gita non può essere che posi-

tivo. Abbiamo visto dei posti caratteristici e praticato l’uso dello spagnolo. Questa gita ha avuto un forte impatto su tutti noi: ci ha aiutato a rafforzare i nostri legami d’amicizia, ci ha permesso di scoprire lati nascosti di alcuni compagni che a scuola non sono visibili e ha sicuramente lasciato un ricordo indimenticabile e un segno indelebile nei nostri cuori.

IL MIO ANNO ALL’ESTERO IN IOWA

Descrivere l’anno all’estero a parole è praticamente impossibile. Questo perché è un’esperienza, sono le persone che si incontrano, i balli, la scuola, gli sport, la famiglia ospitante e le attività extrascolastiche: l’anno all’estero è un insieme di opportunità così difficile da raccontare in poche

Innanzitutto mi voglio presentare: sono Viola anno sto vivendo il mio anno estero in Iowa, uno degli Stati Uniti. Già partendo dalla mai destinazione potete capire qual è l’idea del mio anno all’estero: immergermi in una nuova cultura. Infatti, durante tutto il processo per iscrivermi a questo programma ho deciso di non scegliere in che stato andare, ma ho lasciato che la famiglia ospitante mi scegliesse. Credo fermamente sia stata una delle scelte migliori della mia vita. La mia famiglia ospitante mi ha scelta per le mie passioni, che loro condividono, e soprattutto che sapevano che avrei potuto coltivare anche interno della scuola. Southeast Polk, la mia scuola, infatti è molto conosciuta per la sua sezione di arte e musica. Ho così potuto essere parte del coro e del musical autunnale, parte dello speech club, dove abbiamo recitato diversi pezzi (qualificandoci tra i migliori dell’Iowa) e ho potuto assistere a molti altri numeri musicali. Sono anche parte del club di volontariato, il Key Club, e sono potuta andare alle partite di football (ed esperienza più americana non c’è). Grazie a questa scelta poi ho potuto conoscere uno stato di cui non conoscevo nulla e ho imparato molto sul Midwest, ho visitato l’Iowa State Fair, la fiera

più importante dello stato e i suoi bellissimi paesaggi.

Che dire poi della mia famiglia ospitante? Sono diventati la mia famiglia a tutti gli effetti. Voglio loro molto bene e se penso che tra soli tre mesi dovrò salutarli con altissime probabilità di non rivederli mai più, mi si spezza il cuore. Sono le persone migliori che potessi incontrare e mi amano per come sono, e lo stesso è per me. Inoltre stanno ospitando anche una ragazza dall’Estonia, così ho scoperto cosa significa vivere con una sorella e ho imparato molto sul suo stato, così piccolo e poco conosciuto. Non solo, la mia mamma ospitante è una rappresentante dell’agenzia americana che supervisiona gli exchange students, così ho potuto incontrare molti altri studenti e conoscere altri paesi del mondo. Queste persone sono diventate subito parte della mia esperienza e ora posso dire di avere amici e famiglia in 7 paesi diversi: USA, Estonia, Moldova, Georgia, Spagna, Danimarca e Germania. Con la mia famiglia abbiamo visitato altri 3 stati oltre all’Iowa: Illinois, dove abbiamo sostato a Chicago, Minnesota, dove ho potuto provare la bellissima esperienza del prom dress shopping nel centro commerciale più grande degli Stati Uniti, e Nebraska, dove ho visto il secondo zoo migliore degli Stati Uniti. E per lo spring break abbiamo tanti altri programmi. Insomma, posso davvero dire di essere stata in America e di aver vissuto questa cultura appieno.

Ovviamente, va detto, non sono sempre tutte rose e fiori. A volte mi sveglio la mattina con una forte nostalgia di

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ALESSANDRO GAMBA, SOFIA CAENARO 5EL

casa e delle cose familiari. Se è stato molto bello vivere un Natale americano, è stato anche difficile viverlo per la prima volta lontano dalla mia famiglia naturale. Ho anche appena compiuto 18 anni lontano da tutte le persone che hanno sempre fatto parte della mia vita ed è stato molto triste. Fare amicizia qui è stata la sfida più difficile di tutta l’esperienza, gli americani non sono aperti a nuove conoscenze come pensavo: andare ai balli, esperienza che

avevo sempre sognato, è stato a tratti deprimente perché mi sono trovata a ballare da sola in un angolo. Il mio consiglio è, quindi, di non avere troppe aspettative, così da rimanere sorpresi per le bellissime cose inaspettate che si incontrano nel percorso.

Alla fine, è un’avventura e bisogna essere pronti a viverla. Tuffarsi a capofitto in una nuova cultura, con la mente aperta a nuove esperienze e nuovi incontri. Mai giudicare e sempre essere grati per questa opportunità, per questi completi sconosciuti che ci hanno aperto le loro case, le loro famiglie e i loro cuori.

LA MIA NUOVA VITA DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO

29 gennaio 2023, per tutti una normalissima domenica di gennaio, per me uno dei giorni più importanti della mia vita: sono partita per un semestre all'estero in Nuova Scozia, Canada. Come sono arrivata fin qui, in una piccola provincia sulla costa atlantica di uno dei Paesi più grandi del pianeta? La storia è parecchio lunga e per raccontarvela mi servirebbero tutte le pagine del giornalino, quindi ve la dico in breve. Da anni ormai sognavo di intraprendere un'esperienza all'estero e in realtà già quest'estate sarei dovuta partire per un'altra destinazione, ma non tutto è andato come previsto. Due settimane dopo aver ricevuto la notizia dell'annullamento del mio anno all'estero mi sono iscritta per un semestre, perché nulla poteva impedirmi di partire, anche solo per 5 mesi. A novembre, un mese e mezzo dopo, ho finalmente ricevuto il placement (abbinamento scuola-famiglia), e da lì è cambiato tutto. Ho scoperto che avrei trascorso la mia esperienza a Glace Bay, sull'isola di Cape Breton a nord della provincia, frequentato la Glace Bay High School e vissuto solo con una signora di 75 anni. L'emozione che ho provato non ve la saprei nemmeno

descrivere a parole, il sogno di una vita stava per diventare realtà. I giorni passavano, la partenza si avvicinava e le emozioni erano contrastanti. Da una parte ero felicissima: non vedevo l'ora di lasciare la mia vita in Italia, mettermi in gioco e costruirmi una nuova vita da zero; dall'altra ero spaventata: ce l'avrei fatta a creare delle nuove amicizie? Ero davvero pronta? E se mi fossi trovata male? Inutile dire che difficilmente mi scorderò questi momenti, perché mi hanno fatta crescere e capire che quello a cui stavo andando incontro era tutto fuorché semplice. Il 22 gennaio ho fatto una piccola festa con i miei amici stretti per salutarli e far loro firmare la bandiera dell'Italia che avrei portato con me, e solo una settimana dopo mi trovavo su quell'aereo che aspettavo ormai da troppo tempo. Il viaggio è stato veramente lunghissimo e stancante: volo di nove ore, aerei in ritardo, notte in hotel, sei ore di pullman e poi finalmente a destinazione. Dopo praticamente due giorni di viaggio, ho deciso che la mattina successiva sarei andata subito a scuola, non volevo aspettare un momento di più. Infatti, martedì 31 gennaio è stato il mio primo giorno e tutto sembrava come in un film: armadietti, una

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VIOLA BERTOLINA 4^EL

palestra enorme, classi da cambiare, ma soprattutto tantissime persone nuove. Appena arrivata, una ambassador (una ragazza del posto che frequenta la scuola e si dedica ad attività riguardanti gli studenti internazionali) mi ha fatto fare un tour e poi ho iniziato le lezioni. A scuola seguo 4 materie che ruotano durante la settimana e frequento in tutto cinque ore più un'ora di pausa pranzo, che solitamente passo in caffetteria mangiando cibi che mi porto da casa. Non tutto però è perfetto come magari pensano in molti. Ancora adesso non mi sono integrata al 100% e trovato amici del posto, solo qualche altro exchange student ma nulla di più. So che quello che mi ci vuole è solamente del tempo perché solo con quello si sistema tutto. La vita qui è completamente diversa, abitudini diverse, cibi diversi e molto altro. Ad esempio, la cena (che qui dove sono io chiamano supper e non dinner come ci insegnano di solito) è il pasto più importante di tutta la giornata e lo si fa tra le 17:00 e le 18:00, molto presto rispetto a come siamo abituati noi ed i primi giorni è stato stranissimo cenare a quell'ora. Non è semplicissimo abituarsi ma ho ancora tre mesi e mezzo davanti a me e non ho intenzione di sprecare un singolo minuto di questi giorni. Voglio cercare di mettere da parte timidezza e vergogna e buttarmi, provare, tanto se va male quelle persone magari non le rivedrò più e non c'è nulla che mi impedisce di farlo. Nonostante ciò i momenti belli ci sono stati, non posso negarlo,,come le partite di hockey e di basket, ma ora vi racconterò quello che per ora è stato il migliore. Il 9 febbraio c'è stato il semi-formal, ovvero il ballo d'inverno e meno formale del prom di fine anno. Nel pomeriggio sono andata a casa di una delle altre exchange student, e insieme a lei ed un'altra ra-

gazza mi sono preparata per la sera ed è stato davvero divertente. Una volta pronte ci siamo fatte delle foto e poi ci hanno portato a scuola. Quando sono entrata nella palestra tutta decorata per l'occasione mi sono commossa, mi sembrava davvero di essere in un film! Ho ballato e cantato tutta sera anche con persone che non sapevo chi fossero e mi sono divertita tantissimo: ero spensierata, felice e non avrei desiderato essere in un altro posto. Non scorderò mai quel giorno! Adesso sono qua da poco più di un mese ed ho anche festeggiato il mio diciottesimo compleanno. Non ho fatto nulla di grandioso, sono semplicemente uscita con due ragazze e ho visto l'oceano da vicino la prima volta, emozione indescrivibile; la sera diversi membri della famiglia sono venuti a casa mia e mi hanno portato una torta e tanti regali!

Sono grata di quello che sto vivendo, soprattutto ai miei genitori perché se sono qui è solamente grazie a loro. Mi hanno letteralmente regalato un sogno, sono davvero fortunata!

Un consiglio che mi sento di dare a chiunque stia leggendo questo articolo è di non avere mai paura di inseguire un sogno e lottare in qualsiasi modo per raggiungerlo, perché anche se la strada è lunga e piena di ostacoli… "amerai il finale".

FEDERICA MARCHI, 4CL

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UNANNO IN CALIFORNIA

Ciao di nuovo! Oggi vorrei parlarvi di San Valentino. In America tutte le feste sono vissute molto più in grande e nella mia scuola il 14 febbraio è tradizione che tutti gli studenti dell’ultimo anno si vestano a tema e distribuiscano nelle classi cioccolatini e bigliettini. I bigliettini provengono da chi, nella scuola, vuole esprimere il suo legame per un'altra persona: per fare questo agli studenti viene lasciata un’ora, poi si torna alle lezioni.

Tutte le feste sono celebrate in grande, eccetto il Carnevale. Non si salta scuola, non lo si celebra e nessuno sa cosa sia. Un’altra festa che in Italia è molto sentita, mentre qua è come se non esistesse è la festa della donna. Tutto questo per me è molto triste.

È bello invece che, finalmente, i miei genitori mi lascino andare in macchina con una mia amica. Lei ha la patente da un anno e in California c’è una nuova legge che dice che se non si ha la patente da almeno un anno, non si può trasportare nessun minorenne, a meno che ci sia una persona con più di 21 anni a bordo. Beh finalmente è passato un anno e adesso una mia amica, Sophie, può trasportarmi dove vuole. Il tutto giusto in tempo per il mio compleanno, accaduto il sei marzo.

In questi giorni c’è stato anche il compleanno della mia mamma ospitante. Sono riuscita a finire il suo regalo per miracolo. La cosa

che mi piace di questa famiglia è sono sempre tutti a casa per cena, quindi quando festeggiamo i compleanni ci siamo tutti. In Italia io sono sempre impegnata con pallavolo quindi la cosa diventa un po’ complicata.

Questo è un periodo molto impegnativo a scuola: ci sono molti saggi da consegnare e molti test da svolgere. Proprio per questo motivo il Preside della scuola si è reso disponibile a restare in Istituto per poterci permettere di studiare e lavorare. Periodicamente viene organizzata una sessione di studio, che comincia alle 5 e termina alle 9 di sera, in cui noi studenti possiamo lavorare; per di più il Preside ci offre anche la cena, come incentivo per restare.

Un’altra cosa strana della mia scuola è il ballo di fine anno. Qui non hanno il Prom, ma il Cotillion. Si tratta di un ballo galante in cui ci si deve vestire adeguatamente e si devono rispettare delle regole nobiliari: per esempio in queste settimane stiamo studiando come aprire una porta quando si è in coppia, come apparecchiare la tavola e stiamo anche imparando alcuni balli che poi dovremo eseguire. Per ora è tutto, non ho altro da aggiungere. Vi saluto e ci vediamo nel prossimo articolo.

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SARA CHIARINI, 4°AAFM

DUE SETTIMANE IN EUROPA

Sì, io sono proprio quella ragazza che è nata e cresciuta in Italia, ha deciso di partire per un anno di scambio in America e poi quando le è stato proposto di andare in una gita in Europa ha accettato.

Il professore di arte in ottobre aveva proposto alla classe un viaggio all’estero e io mi ero subito interessata. Adesso che sono qui, e le persone mi chiedono cosa sono venuta a fare, una volta che hanno ascoltato la mia spiegazione ridono e dicono “

Tu italiana vai in America per farti un viaggio in Europa”. Diciamo che fa ridere. Il viaggio era strutturato in questo modo: la prima settimana a Parigi in una famiglia ospitante e la seconda settimana a Londra in un airbnb. Il tutto è iniziato alle sette di mattina il 26 gennaio: ci siamo ritrovati tutti e 8 (2 insegnanti e 6 ragazzi) davanti alla scuola e siamo partiti con due macchine per andare all’aeroporto di San Francisco, dove poi avremmo preso l’aereo per Parigi. Una volta arrivati abbiamo scoperto le nostre famiglie ospitanti: io sono stata ospitata da una famiglia con 4 figli e una mamma. La ragazza più grande di 14 anni poi uno di 13, uno di 11 e una di 8. Devo dire che nonostante fosse solo una settimana abbiamo legato parecchio e so che loro mi mancheranno. Ci siamo già promessi di rivederci magari la prossima estate, anche solo per un giorno o due.

Come prima cosa ci terrei a dire che l’appartamento dove ero ospitata era molto vicino alla

Tour Eiffel quindi la prima sera la mia famiglia ha deciso di accompagnarmi a vederla. Il primo giorno non abbiamo fatto molto, era venerdì, abbiamo conosciuto le famiglie, abbiamo visto la scuola in cui i ragazzi ospitanti vanno ed erava-

mo tutti eccitati, anche i professori, perché questa settimana è stata il primo passo per mettere in contatto le scuole e, si spera, anche le fondamenta di una lunga relazione.

Il secondo giorno non avevo proprio un piano. Eléa, la mia sorella ospitante, mi ha accompagnata a visitare Parigi. Ho visto l’Opera ma solo dall’esterno, poi siamo andate in un centro commerciale, non ricordo esattamente ma credo che fosse Le Grands Magasins Du Primntemps; questo non tanto per comprare qualcosa perché se volessi comprare anche solo una maglietta dovrei prima trovare un modo per vendere i miei reni e poi spendere il ricavato in vestiti, ma più perché la vista dal tetto era meravigliosa. Andando verso la chiesa di Maddalena siamo passate per un parco in cui c’era la Cappella Espiatoria; non è stato nulla di eccezionale ma ci siamo divertite ed è stato il primo momento in cui abbiamo iniziato a costruire la nostra relazione. Accanto alla chiesa c’era anche un’esposizione d’arte che ho trovato molto interessante: tutti dipinti con queste forme umanoidi.

Il terzo giorno avevamo deciso di andare alla Fondazione Luis Vuitton, insieme agli altri studenti dalla California. Per andarci siamo passati attraverso un gigantesco parco in cui c’era una sorta di ruscello ghiacciato e il bambino in noi si è risvegliato: abbiamo giocato con i pezzi ghiacciati e ci siamo divertiti scattando foto, anche se sinceramente sembravamo dei cavernicoli che avevano appena scoperto l’acqua. Una volta arrivati nel museo siamo entrati e abbiamo iniziato a goderci le opere. I dipinti esposti non erano molti e appartenevano esclusivamente a due pittori: Claude Monet e Jean Mitchell. Di Monet c’era una grandissima collezione di quadri con le ninfee, mentre Mit-

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chell è un’artista più legata all’astrattismo.

Il quarto giorno, la mattina, siamo andati a scuola e abbiamo seguito una lezione di inglese con gli altri ragazzi; il pomeriggio, invece, siamo semplicemente andati in un’area commerciale, con molti negozietti; qui abbiamo trovato un bouquet di lego che avremmo diviso come ricordo dell’esperienza. Posso dire che questo, più che un reportage, sta diventando un diario, ma non importa.

Quinto giorno: ho visitato un piccolo museo con Céline, la mia mamma ospitante, poi da sola sono andata ad esplorare Parigi. Come prima cosa ho visto la statua della libertà, poi sono andata alla Tour Eiffel e infine sono arrivata alla mia destinazione: un museo d’arte moderna che, purtroppo, era chiuso, ma fortunatamente la mostra di un pittore del 1900, Oskar Kokoschka, era visitabile: è un pittore interessante perché ha uno stile tutto suo, mi verrebbe da dire una sorta di mix tra Guernica e lo stile impressionista. Poi tornando a casa sono passata vicino all’Arco di Trionfo. La giornata è poi proseguita benissimo perché sono riuscita ad andare ad un allenamento di pallavolo professionistico con delle ex giocatrici veramente brave e mi sono divertita un sacco. Mi manca pallavolo, probabilmente ero in astinenza o non saprei che altro però mi è sembrato l’allenamento più divertente della mia vita.

Sesto giorno, sveglia alle 7, metro alle 8 e alle 9 a scuola per poi andare direttamente al museo Louvre. La giornata è stata molto impegnativa non perché siamo stati in tanti posti diversi ma, un po’ perché ero stanca dall’allenamento e un po’ perché per visitare il Louvre si deve camminare

molto. Abbiamo visto un sacco di cose e ogni volta che varcavamo la soglia di una stanza, sembrava di andare in un’epoca completamente diversa da quella della stanza precedente. Un esem-

più di tanto, perché la quantità di persone che è in quella stanza solo per quel dipinto è insensata.

Il settimo giorno siamo andati al museo d’Orsay, molto più piccolo del Louvre, ma comunque meraviglioso: è caratterizzato da un salone enorme con sculture da tutte le parti; una di queste è La Porta dell’Inferno di Auguste Rodin, meravigliosa! ispirata a ciò che Dante ha scritto nella Divina Commedia. Poi oltre alle sculture ci sono vari dipinti, dipinti che tutti noi abbiamo visto nei libri di arte delle scuole medie e poi li abbiamo dimenticati, ma quando li si rivede tornano in mente; c’era anche una collezione di Van Gogh. Dopodiché siamo andati alla Basilica del Sacro Cuore e, non solo la basilica è fantastica ma per di più si trova in un quartiere carinissimo e la vista dalla collina su cui è costruita è meravigliosa. Infine, come ultima esperienza della giornata, siamo andati a vedere la Tour Eiffel, che illumina la città nella notte.

L’ottavo giorno abbiamo fatto le valigie e quando eravamo pronti, per mezzogiorno, siamo andati a mangiare il sushi anche con gli studenti francesi e poi abbiamo preso il treno per Londra.

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Giorno nove, primo giorno a Londra. Ci siamo svegliati abbastanza presto e non avevamo nessun piano: abbiamo solo gironzolato. Non ero mai stata a Londra e la prima impressione che mi ha dato è sembrava di camminare in un film, letteralmente la città sembra uscita da un film o un libro.

Giorno dieci. Oggi siamo andati a vedere i luoghi iconici e poi abbiamo girato tra i negozietti di Piccadilly.

Giorno undici: prima tappa museo Tate Modern in cui abbiamo visto tantissime opere. La possibilità di vedere cose che stai studiando dal vivo è meravigliosa; puoi vedere un sacco di dettagli che dalla foto ti erano sfuggiti, puoi vedere come è stata usata la pittura o capire che materiali sono stati utilizzati. L’odore stesso di certe opere rende il tutto molto più chiaro.

Il dodicesimo giorno siamo andati al British Museum, dove è contenuta una collezione egiziana incredibile: sarcofagi, la Stele di Rosetta, gioielli anfore

Il tredicesimo e il quattordicesimo giorno sono stati, secondo me, i migliori. Siamo andati a vede-

re l’università Central St Martins e una studentessa ci ha accompagnati a visitare la scuola all’interno, ci ha spiegato i vari corsi e cosa fanno gli studenti. È una scuola bellissima che dà spazio alla creatività. Il giorno dopo siamo andati a vedere la galleria in cui la stessa studentessa lavora e ha il suo studio. È una galleria in fase di sviluppo ed è particolarmente piccola, ma la cosa bella è che puoi vedere come e dove un artista sviluppa i suoi progetti.

Il sedicesimo giorno eravamo molto stanchi e siamo andati a rilassarci con una passeggiata in Hill Garden, un giardino non tanto affollato, un giardino magico che sembra uscito da un libro, come tutta Londra in effetti. Una struttura abbastanza antica in cui la natura ha preso il sopravvento e le colonne di pietra sono adesso circondate da piante che si intrecciano tra loro, creando una sorta di armonia che non posso spiegare a parole. Sembra che tutto sia collegato, che ci sia una connessione tra le piante, gli animali e le persone che visitano il parco. Poi, la sera, siamo andati a mangiare tutti insieme e abbiamo condiviso le nostre esperienze, le nostre opinioni e i momenti più belli.

Diciassettesimo giorno, abbiamo fatto le valigie, pulito la casa e poi siamo partiti per il rientro in California. Attualmente mi trovo sull’aereo che vola da Londra a San Francisco, con un sorriso grande come quello dello Stregatto e una voglia di condividere la mia esperienza con tutta la famiglia che mi aspetta in California. :)

A LISBON STORY

State organizzando un viaggio ma siete indecisi sulla meta? volete evadere dalla vostra routine senza andare troppo lontano? oppure avete voglia di visitare una città estera in soli pochi giorni?

Probabilmente Lisbona è il luogo che fa al caso vostro!

Affacciata sull’Oceano Atlantico, la capitale portoghese vi incanterà con le sue viuzze irregolari, le case colorate, i monumenti tappezzati da piastrelle dagli svariati motivi e la ricca movida e atmosfera familiare, che non vi stancheranno mai.

Io stessa, durante il periodo di febbraio, ho avuto modo di visitare questa vivace città insieme alla mia famiglia, e, nonostante un iniziale scetticismo da parte di mia mamma, la piccola capitale si è rivelata ricca di particolarità e curiosità da ammi-

rare.

Il nostro viaggio è iniziato la mattina del 12 febbraio quando, dopo circa due ore e mezza di volo, siamo atterrati all’aeroporto di Lisbona, tra persone che si muovevano con foga, continui annunci in portoghese e, fortunatamente, quasi 10 gradi in più rispetto a Brescia. Tempo mezz’ora e ci trovavamo già all’interno del nostro piccolo appartamento che ci ha ospitati esclusivamente per il pernottamento, poiché i nostri tre giorni trascorsi in questa caratteristica città sono stati particolarmente intensi, all’insegna della scoperta e della curiosità. Difatti, sono numerosi i monumenti e le attrazioni, siano esse Chiese, Musei, castelli, o semplicemente i colori e i negozi tipici del posto che, d’altronde, sono pure i primi particolari che si no-

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tano, in quanto si discostano fortemente da quelli Bresciani. Lisbona si caratterizza infatti per la presenza di case ed edifici dai colori sgargianti o decorati con piastrelle di ceramica molto particolari, che fanno assumere loro un carattere distintivo, quasi artistico; quindi, che voi stiate passeggiando per delle strette vie in pendenza o per le strade principali un po’ più ampie, il vostro viaggio sarà sempre accompagnato da queste vivaci abitazioni che facilmente riescono a catturare lo sguardo.

Naturalmente la bellezza di Lisbona non è data esclusivamente da questi elementi, ed una semplice camminata per le vie principali può dimostrarlo; sono diversi i luoghi di interesse in cui ci si imbatte durante il viaggio, a partire dalle grandi piazze presenti nel paese. Tra le prime e le più belle che abbiamo visitato vi è senza dubbio Piazza del Commercio che, affacciata sul fiume Tago, incanta ogni visitatore con la sua immensità e la sua struttura singolare; la piazza, infatti, nella sua semplice forma quadrata, presenta decori bianchi e geometrici, che si districano per l'intera ampiezza e che fanno da tappeto ad un'alta statua centrale, protagonista del luogo. Il tutto è recintato da grandi palazzi dal colore giallo, uno dei quali interrotto dal rinomato Arco trionfale di Rua Augusta che si impone fortemente sulla piazza e su cui è possibile salire, per avere una vista della grande piazza dall'alto. Non lontana, si trova un'altra importante piazza, stavolta di dimensioni minori, ma ugualmente mozzafiato: Piazza del Rossio. È la zona più vivace della città e si presenta con delle caratteristiche molto particolari, come la decorazione a onde del pavimento, su cui si estende imponente la colonna di Pedro IV, accompagnata dalla bellezza della fontana centrale. In questo caso la piazza è molto più semplice, ma riesce lo stesso a lasciare a bocca aperta i visitatori che, con soli pochi minuti di camminata, possono raggiungere un’ulteriore attrazione: l’ascensore di Santa Justa. Anche noi, come tanti altri turisti, abbiamo deciso di dirigerci lì, nonostante la lunga coda, per capire a cosa fosse do-

vuto tutto l’interesse. Difatti, questo monumento con caratteristiche ottocentesche, nato come opera funzionale, è diventato uno degli elementi più affascinanti della città e, con le sue cabine in legno, permette alle persone di raggiungere una terrazza panoramica, dove è possibile ammirare la zona Baixa nella sua interezza e bellezza. Ma le sorprese non terminano con questa meravigliosa vista; dopo essere saliti sulla terrazza panoramica, infatti, ci si ritrova davanti un’altra zona della città, più vecchia e riservata, ma ricca di elementi incantevoli. Il più maestoso è senza dubbio il Convento do Carmo, che rappresenta la più importante chiesa gotica di Lisbona, con un’importante peculiarità, che è ciò che l’ha resa così famosa. Infatti, questa chiesa, è priva di soffitto a causa di un terremoto che nel 1755 devastò Lisbona, e da allora il monumento non è mai stato ristrutturato e ne sono rimaste, invece, le rovine, altrettanto affascinanti. Infatti, una volta entrati nel Convento si resta incantati dalle lunghe arcate che spiccano verso il cielo limpido,

che sembra quasi prendere il posto del soffitto, e, nonostante si tratti principalmente di rovine, si resta ugualmente stupiti dall’imponenza e dalla bellezza della struttura.

Un altro luogo storico della città è il castello di Sao Jorge, assolutamente da visitare se si vuole avere una meravigliosa vista della città. Il luogo, all’esterno, si presenta come un qualsiasi castello e, inizialmente, pensavo sarebbero stati così anche gli interni ma, fortunatamente mi sono dovuta ricredere, poiché appena varcate le porte del castello, siamo stati accolti da un’inaspettata sorpresa: numerosi pavoni che zampettavano per i giardini della struttura. Si tratta di uno dei luoghi più belli e imprevedibili di Lisbona che, un’altra volta, si dimostra ricca di sorprese.

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Infine, tra gli elementi che più mi hanno affascinata da questa magica città, vi è principalmente l’atmosfera in cui si vive; vivacità e leggerezza accompagnano i visitatori tra stradine ricche di artisti di strada, musici-

sti o ristoratori che cercano di invogliarti a mangiare da loro, in luoghi totalmente diversi da quelli italiani. Difatti, tra le peculiarità che più ho apprezzato di Lisbona, vi sono i ristoranti piccoli e intimi, dove la sera si tiene il tipico Fado, un genere di musica popolare che viene messo in scena davanti ai clienti che, per assicurare un perfetto silenzio durante l’esibizione, devono essere limitati.

Quindi, se come prossima meta per i vostri viaggi opterete per la capitale portoghese, resterete stupiti: meraviglie nascoste dietro ogni angolo, stili di vita esuberanti e un clima vivace sono ciòchecaratterizzaquestacittà.

A MAGYARORSZÁG MEGYEI UN VIAGGIO IN UNGHERIA

L’Ungheria, come l’Italia ha 20 regioni, ma a differenza dell’Italia, ha una regione autonoma che si suddivide in due parti: Budapesti megye (La capitale) e Pesti megye (La parte esterna della capitale), quindi 18 regioni ordinarie e 2 autonome. Le regioni ungheresi sono grandi quanto l’Umbria, eccetto la regione di Bács-Kiskun grande quanto le Marche o l’Abruzzo. La regione in ungherese è chiamata Megye (contea) e ogni contea ha un suo capoluogo, che a seconda della ricchezza e posizione, può essere o grande come Debrecen, nella regione di Hajdú-Bihar o piccolo come Salgótarján nella regione di Nógrád. Tre regioni sono bagnate dal lago più grande dell’Europa centrale, il Balaton: Veszprém (con capoluogo Veszprém, attuale capitale d’Europa 2023), Somogy (con capoluogo Kaposvár) e Zala (con capoluogo Zalaegerszeg). Luoghi interessanti da esplorare in queste regioni sono Sümeg nella regione di Veszprém (gemellata con Vobarno, BS), Balatonfüred nella regione di Veszprém, Keszthely nella regione di Zala e Siófok nella regione di Somogy. Tra le curiosità c’è una regione che nel nome contiene i nomi di due città, Komárom e Esztergom, ma il capoluogo vero è un altro Tatabánya.

Luogo importantissimo da visitare è la basilica di Esztergom, la più grande d’Ungheria. Sempre

nella zona nord occidentale, invece, perché non visitare Székesfehérvár? La città ospita lo stadio più grande d’Ungheria ed anche il lago di Velence, luogo ideale per la primavera e l’estate per una nuotata. Se ci spostiamoci nella regione autonoma di Pest, vi consiglio varie città da visitare oltre a Budapest: Szentendre, per esempio, città famosa per il marzapane e per luoghi interessanti come il museo della chiesa ortodossa Serba (Сента Андреја црква) e per il suo centro magnifico sulle sponde del Danubio. Nei colli di Pilis ci sono poi due villaggi che davvero meritano attenzione: il primo è Üröm che, a parer mio, dovrebbe essere gemellato con Brescia: dal punto di vista naturalistico, infatti, è una località incredibile; potrebbe accogliere un campus primaverile o estivo per studenti immerso nel verde. Chissà che un giorno questo mio sogno non diventi realtà! A Üröm si trova la tomba di

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Aleksandra Pavlovna, una delle principesse dell’impero russo ottocentesco. Il secondo villaggio è Pilisborosjenő, famoso per la fioritura di lavanda sui bei colli di Pilis. Anche l'indimenticabile castello di Visegrád si merita una bella visita!

Consideriamo ora il territorio a sud dell’Ungheria. Procedendo verso Baranya, incontriamo il capoluogo Pécs e una cittadina famosa per il suo carnevale, Mohács. Dall’altra sponda del Danubio, troviamo Szeged, città molto grande, ma che, sinceramente, non mi affascina molto. Nella contea di Csongrád, invece, è bella la città di Hódmezővásárhely, che per quanto grande quanto Montichiari, ha più attrattive dello stesso capoluogo Szeged. Andando verso il nord est, troviamo dei posti incredibili come il Körös Maros Nemzeti Park (Parco Nazionale, con una fauna unica in Europa); il castello di Gyula (nella contea di Békés); la cittadella di Gyöngyös e la cittadella di Eger (nella contea di Heves). Nelle vicinanze di Gyöngyös, troviamo il Mátra, la montagna più alta d’Ungheria, alta più o meno come la nostra Maddalena o alquanto simile agli Appennini. Proseguendo da Gyöngyös a Miskolc con l’Autópálya M3 fino a Miskolc, nella contea di Borsod-Abaúj-Zemplén, arriviamo alla ferrovia turistica che porta sino ai colli di Lillafüred sempre nelle vicinanze del Mátra e al castello di Diósgyőr. Nelle vicinanze di Miskolc troviamo poi Tokaj, cittá famosissima per il suo vino. L’Ungheria, in realtà, estendendosi in pianura, ha tante zone vinicole come per esempio quella della cittá di Eger, dove si produce il vino rosso Bikavér (Vino sangue di toro).

Andando a nord, verso la contea di Nógrád, troviamo soltanto le montagne e la cittadina di Salgótarján che ospita uno dei castelli più antichi

d’Ungheria e qualche piccolo villaggio sempre nelle vicinanze. Si trova a soli pochi km dal confine slovacco. Verso l’estremo est della nazione, nella contea di Hajdú-Bihar, troviamo poi la piana di Hortobágy, famosa per i cowboy d’Europa Csikósok e Debrecen, la seconda più grande città d’Ungheria, celebre per la presenza di un’importante chiesa riformista e per le tipiche bancarelle, dove è possibile acquistare il famosissimo salame Debreceni kolbasz. Prima di continuare sino al confine con l’Ucraina, nella regione di Heves e di JászNagykun-Szolnok, si trova il secondo lago più grande d’Ungheria, ovvero quello del Tisza (Tibisco). E, infine, arrivando verso il confine ucraino, troviamo la contea di Szabolcs-Szatmár -Bereg (la mia preferita) con capoluogo Nyíregyháza che ospita la fabbrica di Lego più grande dell’Europa centrale; sempre nelle vicinanze è presente anche la fabbrica della Bosch. A Nyíregyháza c’è lo zoo più grande d’Ungheria, quindi, vale davvero la pena visitarla. Altre cittadelle significative nei dintorni sono: Kisvárda, Mátészalka, Nyírbátor o Fehérgyarmat. Se vi ho incuriositi e desiderate ricevere qualche notizia più specifica su queste o altre città ungheresi, non esitate a chiedere. Viszlát mindenkinek!

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NAZAR VODOPYAN, 3°FL

UNGHERESE IN STEPS

“Dove andiamo, al parco oppure al ristorante? Nel parco :) Nel che?!”

Sziastok! Oggi impariamo le preposizioni di luogo e i verbi jönni e menni che reggono i complementi di moto da luogo e moto a luogo! Iniziamo con le preposizioni (che in realtà non esistono, perché sono di fatto postposizioni, si aggiungono dopo la parola) che in questo caso sono suffissi. I suffissi sono 9 e sono suddivisi ognuna in 3 gruppi: 1) Luoghi che si trovano dentro 2) Luoghi che si trovano accanto/fuori e 3)Luoghi che si trovano sopra un determinato

DENTRO ACCANTO /FUORI SOPRA

Inmontagna: Hegyről/Hegyen/Hegyre oppure Hegyből/Hegyben/Hegybe (Nella/in montagna)

Vediamo invece gli altri usi dei suffissi di luogo: Se usiamo -ról/ről avrà un significato simile all’inglese (About of)

Iskolámról beszeltem / Ho parlato della mia scuola

1 Se usiamo -tól/től + il suffisso -ig (Fino a) avrà il significato di (Da… A…)

Hetfőtől,péntekig/Dalunediavenerdi

2 Se usiamo solamente -tól/től lo possiamo usare per intendere l’espressione “dall’uno all’altro” (Egymástól)

-ból/ből Moto da luogo

-tól/től Moto da luogo

-ról/ről Moto da luogo -ban/ben Stato in luogo

-ba/be Moto a luogo

oggettooluogo.

-nál/nél Stato in luogo

-hoz/hez/ höz Moto a luogo

-n Stato in luogo

-ra/re Moto a luogo

Dopo aver osservato lo schemino possiamo fare qualche esempio, solamente con parole singole senza formulare frasi:

Iskola+ban=Iskolában (N.B

Dovete allungare la vocale finale prima di aggiungere il suffisso) A scuola

Hegy+n (o,e ,ö)=Hegyen In montagna

Orvos+hoz (NON NECESSITA DI VOCALE EUFONICA) = Orvoshoz Daldottore (moto a luogo)

Se usiamo le valute la struttura è questa -ról/ről, -ra/re = Forintról Euróra

Vediamo i luoghi che hanno un'altra traduzione in Ungherese:

Allaposta: Postáról/Postán/

Postára (Lit Nella posta)

Alparco: Kertből/Kertben/

Se usiamo -hoz/hez/höz lo troveremo in poche espressioni come “Si è sposata da giovane” Fiatalonmentaférjhez (Lit nella giovane età è andato accanto al marito) o “Una settimana da oggi” Mahoz egy hétre (Lit Accanto ad oggi in una settimana)

Ed infine se usiamo -nál/nél avrà il suo uso nella formazione del comparativo che spiegherò prossimamente.

ORA ARRIVIAMO AI DUE VERBI JÖNNI VENIRE E MENNI ANDARE!

Questi due verbi, come il verbo essere, hanno una loro propria coniugazione. I verbi irregolari sono relativamente pochi e questo rende la lingua ungherese molto facile da apprendere. Ora vediamo come si coniugano.

VERBO JÖNNI

Presente Passato Futuro Con presente Con passato Imperativo

Kertbe (Lit Nel parco/Nel giardino)

Daldottore: Orvostól/Orvosnál/Orvoshoz (Lit Accanto al dottore)

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jövök jössz jön jövünk jöttök jönnek jöttem jöttél jött jöttünk jöttetek jöttek fogok jönni fogsz jönni fog jönni fogunk jönni fogtok jönni fognak jönni jönnék jönnél jönne jönnénk jönnétek jönnének jöttem volna jöttél volna jött volna jöttünk volna jöttetek volna jöttek volna Gyere/ jöjj Gyerünk
Gyertek

VERBO MENNI

Presente Passato Futuro

Con presente Con passato Imperativo megyek

mész

megy

megyünk mentek

mennek

mentem mentél ment mentünk mentetek mentek

fogok menni

fogsz menni

fog menni

fogunk

menni

fogtok menni

fognak

menni

mennék mennél

menne

mennénk

mennétek mennének

mentem volna

mentél volna

ment volna

mentünk volna

mentetek volna

mentek volna

Menj Menjetek

VIGYÁZZ! Il “QUI” e “LI” si traducono “ITT” e “OTT” ma quando esprimono il moto allora diventano “IDE” e “ODA”

In conclusione, riporto qualche esempio di frase con lo stato in luogo, moto da luogo e moto a luogo:

Ehy szia János! Megyünk állatkertbe? Ehy ciao János! Andiamo allo Zoo?

Otília gyere!!! Vieni qui, Otília!!!

Oroszországból jöttem Sono venuto dalla Russia

Naaaa menj oda, itt leszek Neee vai li/a, sarò qui/a

Mentem volna hegyre Sarei andato in montagna…

Jövünk nálatok Veniamo da voi

NAZAR VODOPYAN, 3°FL

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Viszontlátásra mindenkinek e ci vediamo la prossima volta!

RISVEGLI (SECONDA PARTE)

Als Gregor Samsa eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand der sich in seinem Bett zu einem ungeheuren Ungeziefer verwandelt.

[Mentre un mattino Gregor Samsa si veniva svegliando da sogni agitati, nel proprio letto egli si trovò mutato in un insetto mostruoso – F. Kafka La metamorfosi, trad. di F. Fortini]

E quale sarà stato il risveglio di Marzella, protagonista dell’omonimo quadro di Ludwig Kirchner?

Ce lo svelano nuovamente le alunne e gli alunni di 5GL

Prof.ssa Savelli Lucia

Als Marzella eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fühlte sie sich sehr verändert. Kaum war sie aufgewacht, spürte sie, wie ihre Hüften breiter wurden und dass ihre Brust gewachsen war. Sie beschloss sofort, aufzustehen und in den Spiegel zu schauen. Sie sah jetzt aus wie die Mädchen, die sie so sehr bewunderte: Ihre Gesichtszüge waren feiner geworden, ihre Formen hatten sich verändert. Sie freute sich über diese Veränderungen. Andererseits hatte sie auch Angst, weil alles so plötzlich stattgefunden hatten. Als sie im Unterricht erschien, fühlten sich ihre Klassenkameraden sofort unwohl, denn sie war irgendwie als anders sonst. Die Jungen neckten und verspotteten sie, die Mädchen waren neidisch auf sie. Sie wurde praktisch von allen ausgeschlossen. Ihre beste Freundin war die einzige, die bei ihr blieb und sie verstand. So schaffte es Marzella, die endlosen Tage in der Schule auszuhalten. Bis eines Tages dem beliebtesten Mädchen der Schule dasselbe passierte. Marzella und ihre beste Freundin beschlossen, Zeit mit ihr zu verbringen, damit sie sich weniger allein fühlte. Ab dem Moment wurden die drei unzertrennlich.

Als Marzella eines Morgens atemlos aus unruhigen Träumen erwachte, sah sie sich um und als sie merkte, dass sie in ihrem Zimmer war, verlangsamte sich ihr Herzschlag. Sie streckte die Hand aus und nahm einen Schluck Wasser, um sich zu beruhigen. Sie hatte noch nie so einen seltsamen Traum gehabt. Sie saß im Bett und starrte ins Leere. Dann erinnerte sie sich an jede Einzelheit des Albtraums: Sie war in ihrem Zimmer, die Sonnenstrahlen hatten sie geweckt und das Erste, was sie bemerkt hatte, war, dass alles um sie herum wie gemalt aussah. Fasziniert näherte sie sich dem Spiegel, aber anstelle ihres Spiegelbildes sah sie riesige Gesichter, die schamlos auf ihren nackten Körper blickten. Verängstigt versuchte sie diesen Blicken zu entkommen, aber die Zuschauer versuchten, sie zu berühren. Sie schrie voller Panik und wachte keuchend auf. Schockiert lief sie zum Spiegel und stellte zu ihrem Entsetzen fest, dass ihr Spiegelbild immer noch ein Gemälde war.

Quando una mattina Marzella si svegliò da sogni inquieti, si sentì molto diversa. Non appena si svegliò, sentì i suoi fianchi allargarsi e che il suo seno era cresciuto. Decise immediatamente di alzarsi e di guardarsi allo specchio. Somigliava ora alle ragazze che tanto ammirava: i suoi lineamenti erano più fini, le sue forme erano cambiate. Fu felice del cambiamento. Finalmente era diventata come le ragazze che vedeva in TV. D'altra parte, aveva anche paura giacché era successo tutto così all'improvviso. Quando si presentò a scuola, i suoi compagni si sentirono subito a disagio perché in qualche modo era diversa dal solito. I ragazzi la prendevano in giro e la deridevano, le ragazze erano invidiose di lei. Venne praticamente esclusa da tutti. La sua migliore amica fu l'unica a restarle accanto e a capirla. È così Marzella riuscì a sopportare quelle interminabili giornate a scuola. Finché un giorno successe la stessa cosa alla ragazza più popolare della scuola. Marzella e la sua migliore amica decisero di passare del tempo con lei, affinché si sentisse meno sola. Da quel momento le tre divennero inseparabili.

[trad. di Scolari Massimiliano]

Quando una mattina Marzella si svegliò senza fiato da sogni inquieti, si guardò intorno e, quando si rese conto di essere nella sua stanza, il battito del cuore rallentò. Allungò la mano e bevve un sorso d'acqua per calmarsi. Non aveva mai fatto un sogno così strano. Sedeva a letto fissando il vuoto. Poi ricordò tutti i dettagli dell'incubo: era nella sua stanza, i raggi del sole l’avevano svegliata e la prima cosa che aveva notato era che intorno a lei tutto pareva dipinto. Affascinata si avvicinò allo specchio, ma al posto della sua immagine riflessa vide enormi facce che guardavano spudoratamente il suo corpo nudo. Spaventata, cercò di sfuggire a questi sguardi, ma le persone che la fissavano cercarono di toccarla. Presa dal panico urlò e si svegliò ansimando. Scioccata corse allo specchio e si accorse con orrore che il suo riflesso era ancora un dipinto.

[trad. di Taufer Fasika]

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Als Marzella eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand sie sich in ihrem Bett zu einer prächtigen Frau verwandelt. Sie lag auf ihrem schmalen Rücken und wenn sie den Kopf ein wenig hob, sah sie ihre junge Brust, von der alten Bettdecke bedeckt.

„Was ist mit mir geschehen?“ dachte sie. Es war kein Traum. Ihr Zimmer, ein richtiges, nur etwas zu kleines Mädchenzimmer, lag ruhig zwischen den vier wohlbekannten rosa Wänden. Über dem Tisch, auf dem eine Puppe lag, hing das Foto, das ihre Mutter am ersten Tag der Grundschule von ihr gemacht hatte.

Sie schaute zum Fenster und das sonnige Wetter - die Sonnenstrahlen spiegelten sich auf dem Fensterblech wider - machte sie ganz melancholisch. „Wie wäre es, wenn ich noch ein wenig weiterschliefe und alle Narrheiten vergäße?“ - dachte sie. Aber das ging nicht, denn sie war gewohnt, in völliger Dunkelheit zu schlafen und das Zimmer war zu hell. Sie versuchte es mehrmals, schloss die Augen und gab es erst auf, als sie ihren Wecker klingeln hörte.

„Ach Gott“ dachte sie, „wie anstrengend ist es, morgens früh aufstehen zu müssen. Tag ein, Tag aus früh aufzustehen. Zum Teufel mit diesem Leben!“

Facchini Giulia

Als Marzella eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, ging sie wie immer erst ins Bad, um sich das Gesicht zu waschen und die Zähne zu putzen. Verschlafen, steuerte sie auf das Waschbecken zu. Sie drehte den Wasserhahn langsam auf und wusch sich das Gesicht, dann nahm sie ein Handtuch, um sich abzutrocknen. Als sie das Handtuch ablegte, nahm sie ihre Zahnbürste und als sie ihr Spiegelbild betrachtete, sah sie, dass es nicht ihr Körper war. Das überraschte sie nicht, denn sie hatte oft Albträume, in denen sie sich in der Haut anderer Menschen wiederfand, aber dieses Mal fühlte sie, dass etwas nicht stimmte. Sie verließ leise das Bad und ging runter zum Frühstück. Als sie die Treppe hinunterging, rief sie ihre Mutter, um zu sehen, ob sie wach war oder immer noch schlief, wie sie es am Sonntagmorgen zu tun pflegte. In der Küche sah ihre Mutter sie mit einem erstaunten und erschrockenen Gesichtsausdruck an. Marzella wurde klar, dass es sich diesmal nicht um einen Traum handelte.

Als Marzella eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fühlte sie sich verzweifelt und auch ziemlich desorientiert und begann, während sie bewegungslos auf ihrem Bett saß, auf einen festen Punkt zu starren. Sie hatte einen schrecklichen Traum gehabt und begann über ihr Leben nachzudenken und sich Gedanken über den Tod zu machen. Sie fürchtete sich vor dem, was nach dem Tod kommt. Sie hatte auch Angst, dass sie ihr Leben nicht leben und voll genießen würde. Sie hatte schon immer reisen wollen. Sie wollte die Welt entdecken, neue Leute kennenlernen und viele Erfahrungen sammeln. Sie merkte jedoch, dass sie nicht mehr alles tun konnte. So beschloss sie, ihr Leben zu ändern und intensiver zu leben. Sie plante nach Afrika zu gehen, um dort ehrenamtlich zu helfen, eine Tätigkeit, die ihr Leben sicherlich bereichern würde. Mit Begeisterung stand Marzella auf, um ihr neues Leben zu beginnen, aber sobald sie die Tür öffnete, kam eine Psychiaterin, hielt sie fest, brachte sie ins Bett zurück und schloss die Tür.

Pirovano Gloria

Quando una mattina Marzella si svegliò da sogni inquieti, si trovò trasformata nel suo letto in una magnifica donna. Era sdraiata sulla schiena e quando alzò un po' la testa, vide il suo seno giovane, coperto dal vecchio copriletto.

"Cosa mi è successo?", pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una normale stanza da ragazza, solo un po' troppo piccola, si trovava tra le ben note quattro pareti tinteggiate di rosa. Sopra il tavolo, su cui giaceva una bambola, era appesa la foto che la madre le aveva fatto il primo giorno di scuola elementare.

Guardò la finestra e il tempo soleggiato - i raggi del sole si riflettevano sul davanzale - la rese piuttosto malinconica. "Forse dovrei dormire ancora un po' e dimenticare tutte queste sciocchezze", pensò. Ma non ci riuscì, perché era abituata a dormire nella più completa oscurità e la stanza era troppo illuminata. Ci provò più volte, chiuse gli occhi e ci rinunciò quando sentì suonare la sveglia. "Oddio", pensò, "quanto è faticoso doversi alzare presto tutte le mattine. Levatacce giorno dopo giorno. Al diavolo questa vita!". [trad. di Fortes Iblanir]

Quando Marzella si svegliò una mattina da un brutto sogno, andò come sempre prima in bagno per lavarsi viso e denti. Si diresse assonnata verso il lavandino. Aprì lentamente il rubinetto e si lavò il viso, poi prese un asciugamano per asciugarsi. Mentre posava l’asciugamano, prese lo spazzolino da denti e, quando guardò il suo riflesso nello specchio, vide che non era il suo corpo.

La cosa non la sorprese, perché spesso aveva incubi in cui si trovava nei panni di altre persone, ma questa volta sentiva che qualcosa non andava. Uscì silenziosamente dal bagno e scese al piano di sotto per fare colazione. Mentre scendeva le scale, chiamò sua madre per vedere se era sveglia o se stava ancora dormendo, come era solita fare la domenica mattina. In cucina la madre la guardò con un’espressione stupita e spaventata. Marzella si rese conto che questa volta non si trattava di un sogno. [trad. di Gregorio Annachiara]

Quando Marzella si svegliò una mattina da sogni inquieti, si sentì angosciata e anche piuttosto disorientata e cominciò a fissare un punto mentre sedeva immobile sul suo letto. Aveva fatto un sogno terribile e aveva cominciato a pensare alla sua vita e a riflettere sulla morte, temendo il dopo. Aveva anche paura di non riuscire a vivere la sua vita e a goderla appieno. Aveva sempre desiderato viaggiare e scoprire il mondo, conoscere nuove persone e fare molte esperienze. Tuttavia, si rese conto che non poteva più fare tutto ciò. Così decise di cambiare vita e di vivere più intensamente. Sarebbe andata in Africa per fare volontariato, un'attività che avrebbe certamente arricchito la sua esistenza. Con entusiasmo, si alzò per iniziare questa nuova vita, ma non appena aperta la porta, arrivò una psichiatra. Questa la bloccò, la rimise a letto e chiuse la porta.

[trad. di Mariani Simone e Santoro Sophia]

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Pili Giacomo e Tanfoglio Giulia

Als Marzella eines Morgens aus unruhigen träumen erwachte, spürte sie Wind auf ihrer Haut. Sie konnte ihren Kopf nicht drehen, sah trotzdem einen großen Wald um sich herum. Als sie nach unten schaute, sah sie, dass sie sich vom Boden gelöst hatte und in der Luft hing, angetrieben von einer kalten Brise. Die Zweige der Bäume verhinderten, dass die feuchte Luft von den Sonnenstrahlen durchdrungen wurde. Sie versuchte, ihre Arme zu öffnen, aber sie merkte sofort, dass sie sich nicht bewegen konnte. Nach einigen Minuten fiel ihr eine Pfütze auf und sie versuchte, sich darin zu spiegeln. Alles, was sie sah, war aber das Spiegelbild einer Rose. "Bin ich so klein, dass ich mich nicht sehen kann?" dachte sie. Sie hörte Schritte näherkommen, und plötzlich trat ein Junge aus einem Busch hervor. Er näherte sich Marzela und streckte die Hand aus, um sie auf ihre Taille zu legen. Dann zog er sie zu sich. Marzella verlor das Bewusstsein.

Als Marzella eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, beschloss sie, ihren Freunden von ihrem Albtraum zu erzählen.

Es war Silvester und sie waren bei einer Freundin, Maria. Marias Haus stand mitten in einem Wald. Es war ein ruhiges und scheinbar harmloses Haus. Es gab aber Gerüchte, dass es sich um ein verhextes Haus handelte. Marzella und ihre Freunde glaubten nicht daran. Sie saßen alle um den Tisch, als sie plötzlich einen Schrei aus der Ferne hörten. Sie rannten alle hinaus und fanden

Lukas enthaupten Körper.

An der Wand stand: „GEH WEG!“.

Marzella beschloss, Hilfe zu suchen, stellte jedoch fest, dass sie allein geblieben war. Es war dunkel und kalt.

Von hinten packte sie eine Hand am Hals und warf sie zu Boden. Sie konnte nichts sehen. Kurz danach biss jemand sie in das rechte Bein, das sich vom Rest ihres Körpers löste. Überall Blut.

Dann hörte Marzella Stimmen: "Marzella, Essen ist fertig!". Sie öffnete die Augen: Neben ihrem Bett stand Lukas, der sie zu Tisch rief.

Quando una mattina Marzella si svegliò da un sogno inquieto, sentì il vento sulla pelle. Non riusciva a girare la testa, ma poteva comunque vedere una grande foresta intorno a lei. Guardando in basso vide che si era staccata dal suolo e che era sospesa in aria, sospinta da una brezza fredda. I rami degli alberi impedivano ai raggi del sole di penetrare l'aria umida. Cercò di aprire le braccia, ma capì subito che non poteva muoversi. Dopo qualche minuto, notò una pozzanghera e cercò di specchiarsi. Tutto ciò che vide fu però il riflesso di una rosa. "Sono così piccola da non riuscire a vedermi?", pensò. Sentì dei passi avvicinarsi e all'improvviso un ragazzo sbucò da un cespuglio. Si avvicinò a Marzella e le mise una mano sul fianco. Poi la attirò a sé. Marzella perse conoscenza. [trad. di Belluzzi Sara]

Quando una mattina Marzella si svegliò da sogni inquieti, decise di raccontare il suo incubo agli amici. Era Capodanno ed erano da un’amica, Maria. La casa di Maria era in mezzo a un bosco. Era una casa tranquilla e apparentemente priva di pericoli. Si diceva però che fosse una casa stregata, ma Marzella e i suoi amici non ci credevano. Erano tutti seduti attorno al tavolo quando improvvisamente sentirono un urlo in lontananza. Uscirono di corsa e trovarono il corpo decapitato di Lukas.

Sul muro la scritta: "VAI VIA".

Marzella decise di cercare aiuto, ma si accorse di essere rimasta sola. Era buio e faceva freddo. Da dietro una mano le afferrò il collo e la scaraventò a terra. Non riusciva a vedere niente. Da lì a poco qualcuno la morse nella gamba destra. La gamba si staccò dal resto del corpo. C’era sangue ovunque.

Poi Marzella sentì delle voci: "Marzella, è pronto!". Aprì gli occhi: in piedi accanto al suo letto Lukas le diceva di venire a tavola.

[trad. di Albertini Elisa]

GIORGIO SCIANNA

Giorgio Scianna è nato il 7 giugno 1964 a Pavia, dove continua a vivere, lavorando però a Milano. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2007, intitolato Fai di te la notte e pubblicato da Einaudi. Proprio grazie al progetto della casa editrice Einaudi abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un incontro con lui, a scuola, il 4 marzo. Il progetto Einaudi prevedeva che questo incontro si svolgesse a seguito della lettura, da parte degli studenti delle classi partecipanti, di uno dei quattro romanzi dell’autore, proposti dalla casa editrice. I quat-

tro titoli tra i quali le classi aderenti al progetto hanno potuto scegliere sono: La regola dei pesci, Qualcosa c’inventeremo, Le api non vedono il rosso e Cose più grandi di noi. Dell’ultimo potete trovare la recensione, scritta da Valentina Faustinoni, nel numero di febbraio, facilmente consultabile in maniera digitale sul sito della nostra scuola.

L’incontro, della durata di due ore, è stato molto interessante e abbiamo potuto interagire attivamente con l’autore, il quale era molto interessato alle domande e alle considerazioni che chi voleva, liberamente, esponeva, e alle quali lui era felice di

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Classe 5°GL

rispondere, in maniera ampia e esaustiva. A dirigere questa conversazione con l’autore è stata la professoressa Milone, che, dopo aver introdotto e presentato brevemente l’autore, è passata ad una breve introduzione dei libri. Per la presentazione di ogni libro la professoressa a dato un’anticipazione della trama e poi leggeva un passaggio del libro scelto da lei, ma che dava la possibilità di avere una visuale più precisa del libro. Al seguito di ogni presentazione lasciava la parola a noi, alle nostre domande, commenti e riflessioni per l’autore e sui suoi libri. Scianna camminava per la stanza, pronto a rispondere ai nostri quesiti e a sviluppare a partire da essi delle importanti riflessioni di attualità.

I libri di Scianna, soprattutto quelli che abbiamo avuto occasione di leggere, presentano il punto di vista di persone giovani, cosa per certi versi strana se si pensa che a scriverli è un uomo che ha vissuto già la propria gioventù e soprattutto l’ha vissuta in un clima e in un ambiente diverso dal nostro, un ambiente come quello degli anni Ottanta. Su questo aspetto ci siamo soffermati a parlare durante l’incontro e lo scrittore ha spiegato come lui ami scrivere storie dal punto di vista di noi giovani, mettendosi nei nostri panni, soprattutto perché reputa che, sfortunatamente, siamo una generazione incompresa e aspramente criticata. Scianna inoltre sottolinea che i suoi libri sono per tutti, non hanno un range di età del lettore, forse anche con il fine che gli adulti come lui provino a vedere il mondo attraverso i nostri occhi. Ma questa non è l’unica riflessione emersa durante l’incontro. Parlando del libro La regola dei pesci lo scrittore ha anche spiegato la scelta del titolo del libro; “la regola dei pesci”, infatti, si riferisce al modo che hanno i pesci di spostarsi in gruppo nella stessa direzione. Il tema di questo libro è quello dei Foreign Fighters, infatti la storia racconta di dei ragazzi che si sono arruolati dopo una

vacanza in Grecia e che però poi dovranno fare i conti con le proprie scelte.

Ma Scianna spazia molto rispetto ai temi dei suoi racconti. In Cose più grandi di noi assume il punto di vista di Marghe, che a soli diciotto anni, accusata di favoreggiamento ad associazioni terroristiche, si trova a vivere sulla propria pelle i famosi Anni di Piombo. Oppure emerge il disagio che vive Mirko in Qualcosa ci inventeremo dopo la morte dei genitori e l’obbligo del tribunale di lasciare la propria città per andare a vivere dagli zii, e il suo modo di (non)affrontare il dolore vivendo la propria vita come un qualunque diciassettenne, pronto a fare pazzie per la propria ragazza. Oppure ancora conosciamo Giulio, un ingegnere che in Le api non vedono il rosso viene accusato di omicidio da un giorno con l’altro, dopo che la macchina a guida autonoma che aveva progettato ha investito una bambina…; avvocati, giudici e accuse che improvvisamente stravolgono la vita dell'ingegnere, ma anche quella dei figli adolescenti, tutto ciò tra infinite domande e interrogativi senza risposta. Questi libri, nonostante i temi importanti a cui facciano riferimento, sono una piacevole lettura, grazie anche allo stile veloce e al linguaggio mai eccessivamente complicato e specifico, anzi spesso è anche abbastanza colloquiale. Una buona lettura che mi permetto di consigliare a tutti!

VANESSA BAJENARU 4^FL

DUE PUNTI DI VISTA SUL ROMANZO FURORE di John Steinbeck

1. Il romanzo che racconta la crisi del 1929

Il romanzo Furore di John Steinbeck è ambientato negli anni Trenta negli Stati Uniti. Racconta le vicende della famiglia Joad e di come la loro vita sia stata influenzata dalla crisi economica del 1929, una crisi che colpì l'economia globale: il 24 ottobre del 1929, infatti, passò alla storia come il giovedì nero per il crollo della borsa di Wall Street, la più importante del mondo; ci fu-

rono principalmente due cause: la prima riguardava la crisi di sovrapproduzione, mentre la seconda il mancato controllo del sistema azionario che portò alla svalutazione dei titoli. Per questo motivo, una delle risoluzioni proposte fu un controllo più rigido del sistema bancario. Questa rigidità si nota molto nel corso della lettura: la ricchezza della famiglia Joad, infatti, proveniva dalla coltivazione dei campi; se il raccolto fosse stato sfavorevole, i Joad avrebbero potuto richiede-

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re prestiti alle banche e prima della crisi questi sarebbero stati concessi liberamente. Dopo la crisi, invece, non fu più permesso il prestito alle famiglie poiché era troppo rischioso, ma questo rifiuto accrebbe la fame e la miseria.

In secondo luogo la crisi influenzò la vita nella famiglia Joad perché i mezzadri come loro furono danneggiati dal tentativo di ripresa delle imprese. I ricchi proprietari si resero conto, infatti, che il lavoro dei mezzadri provocava un dispendio di risorse abbastanza elevato. Le spese avrebbero potuto essere ridimensionate e i tempi ridotti grazie a un’innovazione industriale significativa: il trattore. Contadini come i Joad, che da secoli lavoravano la terra, pertanto si videro progressivamente sostituire dalle macchine e furono costretti ad andarsene. L’uomovennesacrificatoinnomedelprofitto.

Infine la crisi colpì i personaggi del romanzo perché la povertà, già presente, aumentò anche a causa della svalutazione del dollaro. La famiglia Joad, cacciata dalla propria terra, inizialmente sperò di far fortuna viaggiando verso Ovest, in California, ma non ebbe successo. Gli accampamenti dove trovò riparo erano luoghi estremamente umili, quasi tutti senza servizi igienici, inoltre non erano gratuiti: bisognava pagare un compenso o lavorare. Tutti i membri della famiglia Joad si misero all’opera, bambini compresi: un lavoro durissimo (per esempio la raccolta delle pesche o del cotone dall’alba al tramonto) e ricompensato da una paga ingiusta; nonostante il salario fosse inadeguato per i bisogni di una famiglia, le persone erano costrette ad accettarlo poiché anche un piccolo guadagno era meglio di nulla. Non c’erano alternative, né tutele contro lo sfruttamento. In conclusione, la crisi economica del 1929 influenzò moltissimo la vita delle persone: i contadini si videro privati di aiuti economici. Le famiglie già fragili si impoverirono maggiormente, mentre i ricchi, avendo paura di perdere altro denaro, assunsero una posizione individualista, incentrata sul raggiungimento del profitto a tutti i costi,

sfruttando le persone in difficoltà senza garantire loro sicurezza o un salario adeguato.

NICOLE BUSI, 5°AAFM

Lasolidarietàvincesull’interesseeconomico

Il romanzo “Furore” di John Steinbeck narra le vicende e le disavventure di una grande famiglia dell’Oklahoma in viaggio verso la California, alla ricerca di una nuova vita. Essendo un'opera ambientata nel corso della crisi economica del 1929, il lettore potrebbe pensare che l'interesse cardine dei protagonisti sia rivolto al guadagno, ma, in realtà, in più occasioni la famiglia Joad mostra di non perdere mai di vista sentimenti e valori. Questo aspetto è individuabile fin dall’inizio. Ancora prima della partenza, infatti, i Joad inglobano nel proprio nucleo familiare un uomo portato lì dal figlio Tom: il predicatore Casy. Quest'ultimo, dopo aver lasciato il suo incarico religioso, si trova a vagare per strada in cerca di una nuova vocazione, ed è lì che incontra Tom, un amico di vecchia data. Giunti a casa, i due uomini si trovano davanti a un evento inaspettato: tutti i familiari sono indaffarati nell'organizzazione di un viaggio a bordo di un grosso camion, al fine di trovare migliori condizioni di vita verso ovest. Ed è proprio al momento della partenza che il lettore percepisce la gentilezza della famiglia che, nonostante la scarsità di spazio e di provviste sul mezzo, decide di portare con sé anche il predicatore. Così il grande gruppo lascia i terreni della campagna, per immettersi sulla strada che dovrebbe condurli verso la felicità, ma è solo dopo poche miglia di

viaggio che i protagonisti incontrano i primi problemi e sono costretti a sostare per una notte in un vasto prato, dove incontrano una coppia: i signori Wilson. Accomunati dal medesimo obiettivo, le due famiglie si trovano istantaneamente in sintonia, tanto da scambiarsi generosi aiuti: i Joad, in particolare, si impegnano ad aggiustare l'auto dei Wilson e a dar loro la possibilità di raggiungere la California in loro compagnia, tralasciando le difficoltà a livello economico.

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Quindi, fin da subito, sono la gentilezza e il senso di unione della famiglia a saltare all'occhio, in quanto, nonostante la crisi economica in corso, i Joad decidono di aiutare anche altre persone a riscattarsi e a crearsi una nuova vita. Lungo l'infinito viaggio, sono numerosi gli accampamenti in cui i Joad scelgono di pernottare, nell'attesa di trovare lavoro e realizzare finalmente il loro grande sogno. Il primo approccio con uno di questi luoghi avviene a Hooverville. L'impressione che l’ambiente ha sui protagonisti non è tra le migliori, però rispecchia la critica condizione dei poveri dell'epoca: numerose tende ammassate tra loro, grandi famiglie affamate e spaventate e mancanza di igiene. L'accoglienza non risulta ottimale, però i protagonisti, stremati dal viaggio, necessitano di un luogo in cui stanziarsi temporaneamente e decidono di fermarsi. Durante la permanenza la loro generosità emerge fin dall’inizio: il primo giorno, per esempio, i Joad sono gli unici a disporre di cibo bollito per pranzo; mentre la madre è indaffarata a cucinare, le si presenta davanti una schiera di bambini che, attratti dal profumo del bollito, la guardano con occhi speranzosi, in cerca di un po' di cibo. Dinanzi ad una tale richiesta d'aiuto, la donna non può fare altro che accontentarli, così lascia loro una parte di pranzo da condividere. Il gesto presentato è particolarmente significativo, poiché, nonostante il cibo scarseggiasse anche per la famiglia, la madre sceglie di mostrarsi compassionevole e sfamare i più piccoli.

Si tratta di un altro caso in cui la famiglia Joad mette da parte le difficoltà economiche, e fa spiccare il proprio senso di condivisione col prossimo.

Infine, un altro episodio che sottolinea la prevalenza del sentimento sull'interesse, vede come protagonista la figlia maggiore: Rosasharn. Nonostante la ragazza si presenti spesso avvolta da ansia e tristezza, in realtà tali reazioni celano un significato più profondo; sono infatti legate al

senso di unione e di famiglia, che ella sente particolarmente suoi, ed è in un episodio cardine della storia che questo si rivela. La famiglia, dopo un'interminabile ricerca di lavoro per i campi della California, riesce a trovare una stabilità in un campo di cotone, dove si stanzia per svariati giorni. Sfortunatamente, però, una mattinata il luogo viene colpito da un forte temporale che causa l'inondazione del campo e la seguente fuga dei Joad verso un posto asciutto: Rosasharn, infatti, senza forze e distrutta dalla nascita di un figlio senza vita, necessita al più presto di un luogo dove riposare. La famiglia, allora, parte nuovamente, senza soldi o risorse, e giunge in una fattoria dove, inaspettatamente, incontra un giovane in compagnia di un anziano deperito, quasi morente. Il ragazzo coglie l’occasione per chiedere aiuto, poiché il padre ha bisogno di latte per poter sopravvivere, allora Rosasharn, si offre di intervenire, allattando l'uomo. Si tratta di un ultimo gesto estremo, che mette in risalto il carattere generoso della ragazza: Rosasharn, infatti, nonostante sia stremata e affamata decide di condividere con quel padre anziano l'ultima fonte di nutrimento rimastale, in un gesto tanto bello quanto significativo, poiché non si cura delle difficoltà economiche, si concentra solo sulla possibilità di salvare la vita dell'uomo e affievolire lo spavento del giovane. Per cui anche una ragazza che sembrava così incentrata su se stessa, infine, riesce a rivelare il suo lato compassionevole e la sua volontà di aiutare il prossimo.

In conclusione, è evidente come nel romanzo di Steinbeck la crisi economica non abbia influenzato in modo negativo la famiglia Joad, che non è mai stata corrotta dalla sete di denaro, ma ha sempre voluto essere portatrice della solidarietà fra uomini, siano essi sconosciuti in cerca di aiuto, bambini affamati, o anziani in fin di vita.

Visita al Museo del Risorgimento di Brescia

Il 29 gennaio di quest'anno il Museo del Risorgimento di Brescia ha aperto le porte al pubblico e l’ingresso sarà gratuito fino al 19 di febbraio. Inoltre, per BresciaBergamo Capitale della Cultura, tutti i residenti della città possono entrare gratuitamente e, approfittando di questa opportunità, ci siamo recati a scoprire le bellezze di un museo che per questo evento è stato aggiornato completamente nei contenuti, nell'allesti-

mento e negli spazi grazie ai contributi di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

Appena entrati, siamo stati accolti dal personale del museo che ci ha offerto un volantino dal quale abbiamo potuto scannerizzare un QR code che ci ha permesso di usufruire di una visita guidata interattiva sul nostro cellulare.

Il "nuovo museo" ospita reperti storici che mettono in evidenza materiali originali di epoca risorgimentale e diversi materiali digitali che rendono con-

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temporanea ed esperienziale la visita al pubblico. Il Museo del Risorgimento è articolato in otto sezioni, con opere di importanti artisti, tra cui Angelo Inganni, Jean Adolphe Beaucé, Adolfo Wildt, Giovanni Battista Gigola, Caroline Deby, Eliseo Sala, Faustino Joli.

La nostra visita è iniziata con una narrazione artistica e culturale dalla Repubblica bresciana del 1797, con una particolare attenzione alle Guerre d'Indipendenza e all'episodio delle Dieci Giornate, che diedero alla nostra città l'appellativo di “Leonessa d'Italia”, dopo che la resistenza popolare aveva cercato fino all'ultimo di difendere la città dalle armate austriache.

In particolare, le opere che ci hanno affascinato di più sono state quelle di Faustino Joli che rappresentano diversi scontri armati tra cui "Combattimento in piazzetta dell'Albera (31 marzo 1849)" e "Combattimento a Porta Torrelonga".

Molto interessanti sono state le opere rappresen-

tative dei luoghi più importanti della Brescia risorgimentale, tra cui l'opera di Francesco Pernici in cui viene immortalata Piazza Loggia vista dal lato ovest, che sorprende per l'attenzione al dettaglio, tra cui i vestiti stesi e i mercatini all'aperto che entrano in contrasto con le decorazioni raffinate della piazza che tutti noi conosciamo.

Importante per noi è stato anche osservare lo stemma d'Austria realizzato per la visita dell'imperatore Francesco I a Brescia e presenta la famosa iscrizione latina che recita "Brescia viva felice sotto il governo dell'imperatore Francesco I".

Non si può dimenticare, poi, una delle opere più evocative della società ottocentesca "Lo spazzacamino", un olio su tela di Angelo Inganni, che stupisce per la sua semplicità.

L'ultima parte del museo è dedicata alla “Spedizione dei Mille", a cui parteciparono 86 bresciani con alla guida Giuseppe Garibaldi. Sono esposte nel museo tutte le reliquie e cimeli di quel periodo, ma l'opera più rappresentativa è quella sulla morte di Anita nel 1849 durante la fuga da Roma di Pietro Bouvier.

La visita è stata molto interessante e piacevole, e il personale attento e gentile ha contribuito a questa nostra recensione pienamente positiva. Consigliamo il museo del Risorgimento a tutti coloro che siano curiosi di riscoprire un'importante testimonianza della storia bresciana, direttamente all'interno del nostro suggestivo castello.

GARA “COL VENTO”

Il 7 febbraio, in biblioteca, si è svolta la seconda gara di lettura dell'anno scolastico. Il libro sul quale si è dibattuto è stato il classico “Via col vento”, di Margaret Mitchell, che narra la storia di una donna americana nel contesto della Guerra di Secessione.

La protagonista Rossella O'Hara all'inizio del racconto è una fanciulla viziata, egocentrica, narcisi-

sta ed egoista; continuamente desiderosa di attenzione da parte degli uomini, vede tutte le altre fanciulle, le due sorelle comprese, come una competizione. Per questo motivo, quando si scopre che il giovane per il quale prova maggior interesse si fidanzerà ufficialmente con la cugina, le crolla il mondo addosso. A causa della guerra civile, affronterà un immenso numero di difficoltà alle quali non avrebbe mai pensato di andare incontro, ma grazie a queste difficoltà imparerà a crescere, a riconsiderare la sua morale e riflettere su quello che conta davvero. Dopo la morte dei suoi genitori, specialmente quella della madre, imparerà a non sottovalutare i momenti con gli

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LINDA D’ANGELO, 4°AT LOREZO PITURRO, 4°AT

altri e a cogliere l'attimo. Nel corso della storia diverrà sempre più intima nei confronti di Rhett Butler, l'unico uomo in grado di capirla davvero e l'unico uomo che è in grado di capire. Lei e Rhett sono simili di carattere, si comprendono, si intrigano a vicenda e sono inseparabili, ma troppo orgogliosi di sé stessi per ammettere l'amore e l'affetto che provano l'uno per l'altro.

Rossella O'Hara è certamente definibile come una donna moderna per la sua unicità e stravaganza. Non rientra nel modello della donna tipica sottomessa all'uomo e ai valori imposti dalla società. Dopo la morte dei suoi mariti, riuscirà a rimboccarsi le maniche e a gestire gli affari singolarmente, un concetto inusuale per una donna. Il suo carattere di per sé la rende diversa e distinguibile. La sua arroganza, il suo essere diretta, la sua forza, il suo coraggio e la sua incapacità di provare affetto e interesse genuino per gli altri e per la morale comune la contraddistinguono.

Si potrebbe dunque dire che, nonostante i suoi difetti, Rossella può essere un modello da seguire per il genere femminile. La sua sfrontatezza è una grandissima fonte d'ispirazione e può spingere in un miglioramento personale. Come partecipante della competizione penso che quella di “Via col vento” sia stata un'ottima scelta. È un libro che personalmente ritengo scorrevole e con 800 pagine che non si percepiscono. Non lo consiglio a chi è particolarmente sensibile per quanto riguarda la violenza, ma come racconto mi è piaciuto molto. Tutti conoscono la storia principalmente per il rapporto tra Rhett e Rossella, ma preferisco valorizzare lo sviluppo non scontato di una donna che in apparenza sembra non aver attraversato nulla di che.

La gara in sé è un'ottima iniziativa che permette non solo di spronare a leggere e ad approfondire la passione per i libri, ma anche di conoscere

persone che questa passione la condividono e crearci un legame profondo.

Anche la mia compagna di classe Giulia Massarotto, altra partecipante e vincitrice della prima competizione, ritiene che quella della gara è una grande opportunità per conoscere persone, divertirsi e passare un bel tempo, ma soprattutto mostrare le proprie abilità, conoscenze e competenze per quanto riguarda la velocità, l'immediatezza e soprattutto la memoria.

Infine, Nimratpreet Kaur della 4AR, vincitrice di questa seconda competizione, considera positivamente il progetto come stimolo per la mente, mente messa a dura prova attraverso queste gare, a detta sua intriganti. L'iniziativa le ha permesso di acquisire conoscenze e utilizzarle in modo pratico durante le altre attività scolastiche. In particolare, la prima competizione su “Il conte di Montecristo”, di Alexandre Dumas ha fatto sì che nascesse in lei un interesse per i classici. In conclusione, il progetto “Per un pugno di libri” ha riscontrato poche, ma buone recensioni. Auguro personalmente un longevo futuro a quest'ottima opportunità di mettersi in gioco divertendosi!

Bologna Children’s Book Fair

A Bologna, anche quest’anno, dal 6 al 9 marzo 2023, si è tenuta la Fiera del libro per i ragazzi, ovvero la Bologna Children’s Book Fair

Questa è stata la 60a edizione ma, a dir la verità, è stata la prima volta che vi ho messo piede e non me ne sono pentita! Moltissimi gli stand e gli espositori provenienti da tutte le parti del mondo, nonché gli eventi a cui ci si poteva iscrivere per incontrare il proprio autore preferito, farsi fare una dedica o semplicemente chiacchierare di libri davanti ad un caffè o ad un piatto di

tortellini (ebbene sì d’altronde siamo pur sempre a Bologna!).

Riuscire a non perdersi in questo dedalo risulta molto difficile, anche perché il percorso è lunghissimo, poche sono le indicazioni e quindi si rischia di rifare lo stesso tragitto più volte e faticare ad uscirne…come è capitato a me e alla mia collega al seguito. Ma forse il bello è proprio questo, perdersi, rivedere alcuni stand che magari avevamo guardato di sfuggita, scoprendo così altri libri che non dovremmo ac-

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quistare, autori che faremmo bene a non conoscere, illustratori fantastici…ma si sa, l’economia deve pur girare, così come la cultura

L’anno prossimo la fiera si terrà ad aprile e, per prepararvi al meglio, vi lascio alcuni consigli. Prima di tutto cercate di informarvi per tempo sugli espositori che saranno presenti (case editrici, autori ecc…), questo vi permetterà di selezionare cosa effettivamente volete vedere o a quali incontri con l’autore desiderate partecipare (non fate come la sottoscritta che è andata all’avventura e non ha trovato lo stand corrispondente per l’evento prenotato per tempo). Molto interessante è stato per esempio il padiglione della Francia, nonché forse uno di quelli più grandi (qui l’errore è stato guardare la locandina che pubblicizzava il seguente libro: “Les enfants de la legende”, di P. Lechermeier, una trilogia fantasy…altro acquisto non preventivato). Oppure quello della Grecia, dove si poteva entrare in una specie di cavea e leggere passi scelti delle tragedie greche. E l’Italia? Era presente con moltissime case editrici, che proponevano le ultime novità, dagli 0 ai 14 anni. Stand più gettonato? Quello dei Topipittori, con code chilometriche per farsi autografare i libri dall’autrice di turno.

Non pensate però che vi siano solo libri, in fiera potete trovare una ricca selezione di manga e libri pop up, nonché oracoli, tarocchi…se mi state chiedendo quali ho acquistato, mi dispiace deludervi ma, a salvare il mio portafoglio è stata la divina provvidenza di Manzoni, ovvero il fatto che non si potesse acquistare nulla fino alle 16 del pomeriggio (solo per alcuni espositori) e io ho dovuto abbandonare la fiera alle 15…ahimè

Per gli esperti del settore, soprattutto bibliotecari, la Bologna Children’s Book Fair è anche un’occasione per rubare qualche idea innovativa o prendere spunto su come organizzare incontri con l’autore (magari stavolta senza perdersi), ripensare e riprogettare la biblioteca del futuro, a partire dagli arredi, capire quali libri possano stimolare la curiosità dei lettori e anche di coloro che rifuggono dalla lettura.

Spero di aver stimolato la vostra curiosità e, se nel frattempo avete perso questa edizione e non riuscite ad aspettare fino all’anno prossimo, allora il consiglio è di prenotarvi subito per il Salone del libro di Torino, dal 18 al 22 maggio, dove noi della redazione non mancheremo di certo e vi racconteremo la nostra esperienza!

Le Sognatrici

19 MARZO: FESTA DEL PAPÀ

Il 19 marzo è una data molto importante per tutte le famiglie che festeggiano il papà. Si tratta di una giornata speciale in cui si onora la figura paterna e si ringrazia per tutto ciò che fa per la propria famiglia.

Tale festività è stata istituita in Italia nel 1947 ed è celebrata il 19 marzo in coincidenza con la festa di San Giuseppe, padre putativo di Gesù. È importante perché permette di rafforzare il rapporto tra padre e figli e di dimostrare l'affetto e l'amore che si ha per il proprio genitore. In questa giornata speciale, molti figli decidono di fare un regalo al loro papà, come una poesia, un biglietto d'auguri, un disegno o un regalo più sostanzioso. Tuttavia, non è necessario fare un grande regalo per dimostrare il proprio amore, basta un abbraccio o una semplice parola di rin-

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graziamento.

L'importante è mostrare quanto lo si apprezza e lo si ama.

Questa festa è un'occasione per riflettere sull'importanza del padre nella vita di ogni persona e sulla sua figura come punto di riferimento e guida per i figli. Il papà è colui che ci ha protetti e ci ha sostenuti in ogni momento della nostra vita e merita di essere ricordato e ringraziato in questo giorno speciale. Questa importante giornata non è solo un momento per celebrare i papà biologici, ma anche per onorare e ringraziare i papà adottivi, i nonni, gli zii, i padrini e tutti coloro che svolgono un ruolo paterno nella vita di una persona.

Durante questa giornata, molte famiglie organizzano cene, pranzi o attività all'aperto per passare del tempo insieme e celebrare il papà. In molti Paesi, come negli Stati Uniti, la festa del papà viene celebrata in giugno, ma in Italia e in molti altri Paesi europei, si festeggia il 19 marzo. Quindi ogni anno, il 19 marzo, famiglie di tutto il mondo si uniscono per rendere omaggio ai loro papà e trascorrere del tempo insieme. Ma come si può festeggiare al meglio la festa del papà? Ecco alcuni consigli:

-Fare un regalo speciale: il modo più comune per festeggiare la festa del papà è quello di fare un regalo. Il regalo può essere di qualsiasi tipo, dal più semplice al più elaborato, a seconda del proprio budget: una poesia, un biglietto d'auguri,

un viaggio o una cena speciale, un libro o un gadget tecnologico;

-Organizzare un pranzo o una cena: si può scegliere di cucinare un pasto speciale per il proprio papà; questo momento sarà un'opportunità per passare del tempo insieme e creare ricordi speciali;

-Fareun'attivitàinsieme: andare a fare una passeggiata, un'escursione, giocare una partita di golf o di tennis, o anche semplicemente guardare un film o una partita di calcio insieme;

-Scrivere una lettera di ringraziamento per esprimere amore e gratitudine per tutto quello che il vostro papà ha fatto per la famiglia;

-Realizzare una sorpresa: un regalo inaspettato o un evento a sorpresa organizzato con amici o parenti.

Non importa quale sia il regalo, l’importante è manifestare il vostro affetto per colui che ci ha sostenuto o, ancora ci sostiene, nel nostro cammino di crescita.

A LOVE STORY: GUINEVERE BECK

Guinevere Beck odiava la sua vita, sin da quando i genitori hanno pronunciato per la prima volta il suo nome. “Guinevere”, quello di una donna dolce dalla risata delicata, romantica come un film a San Valentino, misteriosa, aggraziata. Scappata dalla piccola isola di Nantucket per vivere come una giovane studentessa della Brown, decide da sola di adottare il soprannome “Beck”, quello di una donna audace e determinata.

“Beck” ti fa battere il cuore all’impazzata con un semplice sguardo, è indipendente, forte e carismatica. Sui social costruisce perfettamente questa

immagine di sé, Instagram è la sua chance di essere qualcuno. Mostra drink costosi in locali chic con le sue bellissime e ricchissime amiche. Condivide la sua passione per la scrittura come un sacro rituale, con tisane detox e candele profumate.

È inusuale però trovare un profilo social sincero, e sicuramente il suo non è una eccezione. Le colorate foto sono di drink che non beve, perché a differenza delle sue ricche amiche non può permettersi tale stile di vita. Cerca sempre di stare “al passo” facendo loro regali costosi, un po’ si

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MADALINA TARANU, 4^ERIM

vergogna delle sue difficoltà e cerca di nasconderle. Il relatore per cui fa il tirocinio è senza dubbio una persona discutibile, è consapevole che l’abbia scelta solo per il suo charme, ma ingoia quel sapore amaro perché sa di aver bisogno di quel lavoro, sta al gioco. A Beck, infondo, piace giocare. È anche innamorata, ma il suo ragazzo è un ricco ed annoiato venditore di una scadente marca di acqua in bottiglia, non perché abbia bisogno di lavorare, ma per il gusto di imbrogliare le persone. Di certo Benji non la ama, vive una vita di sgarri dimenticandosi di lei.

Beck sta entrando in una piccola libreria, quando un commesso attira la sua attenzione. Sta sistemando con cura i libri sul bancone del negozio: è sicuro e disinvolto, attraente, disponibile ma non invadente, divertente. È perfetto. Un ragazzo “per bene”, quindi non quello che cerca. Le piacciono i cattivi ragazzi che le spezzano il cuore, però sta al gioco per poi tornare alla sua vita noiosa, lasciando dietro di sé un alone di mistero e dimenticandosi dell’affascinante libraio.

Una sera si concede qualche bicchiere di troppo, e quello stesso ragazzo la salva da uno spiacevole incidente, è destino.

Prima amici, frenata dai sentimenti contrastanti per l’attuale fidanzato, poi qualcosa di più. È proprio quel misterioso librario a farle capire che merita di meglio. È perfetto. Le lascia i suoi spazi e rispetta i suoi sacri momenti di scrittura, è la sua musa… prima di lui non ha mai scritto tanto. Trascorre pure qualche serata con le sue amiche che notano subito gli effetti positivi che ha sulla vita di Beck.

Questa è la storia della relazione fatale di Guinevere Beck e Joe Goldberg, ma facciamo un passo indietro.

Joe Goldberg stava sistemando i nuovi arrivi nella sua piccola libreria, quando un’angelica ragazza bionda attira la sua attenzione. Apre la porta del negozio facendo tintinnare la campanella, si aggira per le corsie in cerca della prossima lettura con aria sognante. È attraente e sa di esserlo, ma cerca di atteggiarsi in modo misterioso per sembrare quasi irraggiungibile. Vuole essere notata e Joe le dà quello che vuole, la nota, la ascolta e annuisce come se le sue parole fossero

le uniche che contino.

Digita nome e cognome e analizza attentamente ogni tratto della personalità che lasci trasparire, mentre la segue lungo le strade trafficate di New York. La osserva entrare in un appartamento al piano terra, al livello della strada, e da quelle vetrate impara a conoscerla. Passano i giorni e cerca di farsi strada nella sua vita cercando i tratti più nascosti del suo essere frugando tra i suoi vestiti, leggendo le pagine dei suoi diari segreti. Non lo conosce ancora, ma imparerà a farlo Joe la capisce e farà di tutto perché abbia bisogno di lui.

La vita di Beck, dopo quell’incontro è cambiata. Su Instagram c’è qualche lieve traccia della sua nuova relazione con Joe, e tutti sono catturati da quel perfetto ragazzo che ha portato la luce nelle sue giornate grigie. Ogni volta che vedono la ragazza titubante, le amiche le ricordano di come tutto è migliorato da quando stanno insieme. Non deve più preoccuparsi di salvare Benji strafatto

in qualche vicolo, non cerca più in sconosciuti su Tinder una scusa per cui non scrivere. Lamentano che esca sempre meno con loro, ma purché sia felice…

Beck è cambiata in meglio, ma a quale costo?

Era bloccata in una relazione tossica con un irresponsabile, Joe l’ha ucciso permettendole di dimenticarlo. Non aveva il controllo della sua vita, lasciandosi influenzare dai superficiali giudizi delle amiche, le ha allontanate le ha uccise. Lasciava che i social soffocassero la sua creatività.

Beck credeva davvero che fosse perfetto… un bravo ragazzo. Che criteri ha utilizzato per scegliere di dargli in mano la sua vita, il suo cuore?

Non so rispondere a questa domanda, ho chiesto quindi ad alcune compagne della loro esperienza.

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«Ho visto nel mio ragazzo una persona interessante perché ha sempre qualcosa da insegnarmi; non parlo solo di grandi nozioni colma ogni mia mancanza, anche le più banali, senza farmi provare imbarazzo o farmi sentire stupida »

«Credi quindi che secondo alcuni aspetti ti abbia resa una persona migliore?» «Senza dubbio, sento che durante la nostra relazione la mia mentalità sia cambiata, ho acquisito la maturità giusta per abbandonare alcune amicizie. Purtroppo, ha messo anche in discussione il rapporto con la mia migliore amica, che per qualche tempo era solita evitarmi, ma col tempo la nostra amicizia ha superato la sua leggera gelosia e protettività».

Credo che sia successo questo nella mente di Beck.

“You” è l’esempio di come l’amore ci renda vulnerabili e disposti a concedere facilmente la nostra vita. Non esiste un partner perfetto, avere una relazione implica cedere ad un compromesso, una lenta ed inesorabile ricerca della persona che ci permette di avvicinarci il più possibile alla nostra vita ideale. Alcune volte il partner tira fuori da noi il meglio, valorizzandoci, altre ci soffoca e rimaniamo incastrati in un amore controllante come quello di questa storia. Vorrei trarre una morale da questa storia, vorrei che non fosse raccontata invano. Questo confine

è molto sottile ed è quindi quasi impossibile stilare una lista per riconoscere i comportamenti oppressivi. Beck non vedeva la vera personalità di Joe, era innamorata quindi vedeva solo gli apparenti effetti positivi, mentre lui, come un Dio onnipotente, decideva chi fosse giusto eliminare dalla sua vita e chi aveva la chance di restare.

Mi ritrovo a pensare come sarebbe oggi Beck se non fosse mai entrata in quella libreria. Forse con più tempo e tanta fatica sarebbe riuscita a lasciare Benji, ribellarsi al relatore, lasciare Peach, o forse no… forse avrebbe trovato il proprio equilibrio e starebbe vivendo la SUA vita come LEI avrebbe deciso fosse giusto vivere.

Purtroppo, in questa rubrica ho deciso di parlare di sfumature della parola “amore” che realmente esistono, anche le più distruttive, anche quelle fatali. Come Beck, donne, uomini, PERSONE, hanno perso la vita a causa di una relazione tossica e controllante, altri sono riusciti a uscirne, ma è importante chiedere aiuto, avere un punto di vista esterno a quell’uragano di emozioni, una mano amica che vi trascini fuori.

Questa è la “perfetta” storia della morte di Guinevere Beck.

What is "Y2K"?

Y2K was an aesthetic that peaked in 1997-2001, and had a major impact on fashion, music and furniture. This style was all about technology and optimism for the upcoming millennium: with new technology, people began to dream about what the future could look like. The art at this time was a mix of 2D and 3D, and the color palette included icy blue, green, white, black and orange. But whatcaused theriseofthis aesthetic in pop culture?

If we want to talk about the origins, we need to talk about the "Y2K bug." With the arrival of the new millennium, many computer programmers began to realize that there was a major flaw in the way computer programs were written. In fact, computer engineers were using a two-digit code for writing years instead of four digits (for example, the year 1979 was shortened to "79"). But as the year 2000 approached,

they realized that the computers could interpret "00" as 1900, and not as 2000. This was a huge problem that could affect businesses such as banks, transportation and even nuclear power

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ILARIA PICENI, 4°DL

plants. Some countries like the U.S. spent $300 billion on upgrading and replacing computers, and guides and books were even written on how to deal with this problem. But when the new millennium came, all computers were fine.

The rapid technological changes in the 90s not only caused fears about the future, but also a lot of enthusiasm. The design and fashion of that time was very distinct and easily recognizable by the clothes people wore, such as sunglasses, which were a big fashion statement in the 90s and constantly changed their shape and style depending on movies, fashion shows or celebrities. Another fashion trend was wearing baggier clothing, cargo pants and platform shoes made of leather, faux and latex. One of the examples of

through was the technology company "Apple". In the 90s most computers were "beige looking", but when the iMac G3 came out it was initially seen as very childish, but eventually its design became a huge success for the company. There were also many artists who implemented the Y2K aesthetic in their music videos, using the fisheye perspective along with the futuristic sets and synthetic clothing. But the film that really drove this aesthetic was "The Matrix," a science fiction drama about a future where humans are trapped in an alien, simulated reality. The film grossed over $460 million worldwide, won four Academy Awards and was highly praised for its cinematography, action sequences and costume design.

But what was the cause of the decline of the Y2K aesthetic?

Many reasons contributed to the decline of Y2K. One of the most important reasons was the rapid growth of the Internet, which changed almost every aspect of our lives and the development of the economy. In the late 90s, the Internet inspired many people to start online businesses, online but they made little to no profit, so this kind of market eventually collapsed. That was a big loss for people at the time, and it didn't stop there: the election, 9/11, HIV, and many other sad stories ended the "great optimism" people had for the future. And since fashion trends are cyclical, it was only a matter of time.

IstheY2Ktrendcomingback?

this fashion style was Britney Spears outfit in the music video for "Oops... I Did It Again." The metallic makeup and accessories also contributed to this kind of "futuristic look".

What made the Y2K era so interesting was the fact that it also affected furniture, technology and architecture, such as the "blobitexture," a unique design style that made buildings look curved and rounded.

Another factor that helped this style break

Y2K was a product of its time, but it's no surprise that one of the biggest fashion trends has returned in a fresh take. Some of the biggest drivers of this trend are the people from Gen Z (the generation born between 1997 and 2012). Most of them weren't even born during that time. So it's not just about nostalgia, but also a general admiration for the late 90s/early 2000s and a willingness to reimagine something old in a new and unique way. Some people online even said: "I find it fascinating how obsessed Gen Z is with the early 2000s and 90s." Many artists and influencers are implementing this trend in their clothes, music videos, and Instagram posts. But as we all know, all trends are cyclical, so we can't expect Y2K fashion to stay "trendy" forever. But it's nice to see that from to time-to-time new generations admire the fashion of the past and add a touch of innovation to it.

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LORENZO PITURRO, 4°AT LINDA D’ANGELO, 4°AT
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19 APRILE 2023 ore 14:30

in AULA CONFUCIO (vicino alla Biblioteca)

GRUPPO DI LETTURADEGLI STUDENTI

Gli studenti propongono la lettura, a scelta, di una delle seguenti opere:

 Christiana Moreau, La Dama di creta, Editrice Nord, Milano 2022, 374 pagine. Narrativa contemporanea.

Tre donne. Tre epoche lontane. Un solo destino.

“Questa storia inizia oggi, a Bruxelles, quando, tra gli oggetti appartenuti alla nonna, Sabrina trova un busto di creta elegantemente scolpito. Ritrae una delle donne più belle di tutti i tempi, Simonetta Vespucci, che si dice sia stata la musa ispiratrice della Venere di Botticelli. Incuriosita da quell'enigma, Sabrina va alla ricerca delle origini di quell'opera, in un viaggio che le cambierà la vita.

Questa storia inizia nel 1952, in Toscana, quando Angela capisce che la sua terra offre solo disoccupazione e miseria. Allora lei e il marito lasciano tutto e partono per il Belgio, dove lui ha trovato lavoro come minatore. C'è solo una cosa che Angela porta con sé: un busto di creta ereditato dalla madre e che da sempre è il suo portafortuna. Quel busto sarà il suo unico conforto nei primi mesi trascorsi al freddo, negli orribili casermoni comuni. L'unica luce nel buio della miniera che minaccia d'inghiottire tutto ciò che ha di più caro.

Questa storia inizia nel 1494, a Impruneta, dove da secoli la famiglia di Costanza fornisce agli artisti la creta migliore. Sebbene lei sappia plasmarla con una maestria senza pari, ha la colpa di essere donna e nessuno l’ha mai accolta come apprendista. Un giorno, però, Costanza tenta il tutto per tutto: si traveste da uomo e scappa a Firenze. In breve tempo, il suo talento le apre le porte della bottega dei fratelli del Pollaiolo, dove, di notte, inizia a lavorare su un progetto segreto. L'opera che sarà il suo capolavoro e la sua rovina.

Questa è la storia di un tesoro che si tramanda di generazione in generazione. È la storia di un legame capace di superare ogni ostacolo. È la storia di tre donne che, grazie a quel legame, troveranno la forza di sfidare il destino e di affrontare la vita con speranza e coraggio”.

https://www.editricenord.it/libro/christiana-moreau-la-dama-di-creta-9788842934417.html

Gustave Flaubert, L’Educazione Sentimentale (1869), Einaudi, Torino 2018, pagine 522. Letteratura francese La rappresentazione universale dell'amore possibile, intravisto e sognato. E non vissuto.

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-francese/leducazione-sentimentale-gustave-

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