Lunarfollie Febbraio 2022

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Anno 30 Numero 5

I.I.S. LUNARDI - BS

Febbraio 2022

LA LEGGENDA DI SAN VALENTINO

Il 14 febbraio si celebra in tutto il mondo San Valentino, la festa degli innamorati e in ogni Paese ci sono tradizioni diverse: ad esempio in Brasile i giovani innamorati devono trasportare per sei chilometri un tronco e chi arriverà per primo alla fine del percorso avrà il diritto di ballare con la propria amata; in Inghilterra ci si scambiano cioccolatini, fiori e dei bigliettini romantici anonimi indirizzati alla persona amata; in Giappone, al contrario, le protagoniste sono le donne, che devono regalare cioccolatini, fatti a mano o acquistati, ai loro compagni, ma anche ad amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola in segno di amicizia.

Ma quando nasce questa festa e chi è San Valentino?

San Valentino, nato a Interamna Nahars, l’attuale Terni, nel 176 e morto a Roma il 14 febbraio 273, era un vescovo romano martirizzato. Egli dedicò la vita alla comunità cristiana e alla città di Terni, dove erano frequenti le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Fu consa-

crato vescovo della città nel 197 e divenne il protettore dell’amore in tutto il mondo, in quanto si racconta che egli fu il primo religioso che celebrò l’unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. Questa leggenda narra di un giovane centurione romano, Sabino, che, passeggiando per una piazza di Terni, vide una bella ragazza, Serapia, e se ne innamorò. Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare, ma ricevette un rifiuto perché Sabino era pagano, mentre la famiglia di Serapia era cristiana. Allora la ragazza suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per ricevere il battesimo, cosa che lui fece in nome del suo amore per lei, ma, mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino, Serapia si ammalò di tisi. Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata: la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino, perciò, battezzò il giovane, li unì in matrimonio, ma

mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse i due amanti per l'eternità. Un'altra leggenda famosa è quella della rosa della riconciliazione: un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa che regalò ai due fidanzati, chiedendo loro di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore. Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio. Da quel momento gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo il 14 di ogni mese, che diventò il giorno dedicato alle benedizioni. Solo dopo la morte di San Valentino, il 14 febbraio 273, si stabilì quella come giornata dell’amore. Jennifer Schivardi 4°CL

IN QUESTO NUMERO: Un treno per Auschwitz pag. 2 Basta Greenwashing pag. 4 Autodifesa pag. 5 Viaggio in Romania pag. 6 Dubai pag. 8 Minnesota, here I am! pag.10 Teatro e Tedesco pag.12 Sperimentare con il tedesco? Si può! pag.13 Anahata… pag.14 Dediche S. Valentino pag.15 Movies—Cineforum pag.18 Le visionarie pag.22 Circe: tra l’umano e ... pag.23 Anime & Manga pag.24


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Un treno per Auschwitz: “Foreste dense e selvagge“ La lezione universale di Primo Levi

“Un Treno per Auschwitz” rientra nel progetto generale ideato dalla sig.ra Lorena Pasquini con la collaborazione dell’Archivio Storico e i Luoghi (Centro Studi per l’Educazione alla cittadinanza). Nel 2019 il viaggio si è svolto dal 2 al 5 novembre e ha coinvolto 642 studenti di 14 istituti bresciani diversi: il Lunardi

REDAZIONE

era presente con 32 studenti delle classi IV e V. Il percorso - che si articola in tre fasi: la preparazione, il viaggio e la restituzione - va oltre il semplice rito del ricordo: serve per far maturare dal punto di vista della coscienza civica i giovani che vi partecipano. La prima fase, la preparazione, ha previsto lezioni didattiche per

BARUCCO AGATA, 4°CL CAPRA FEDERICO, 4°DR COMINCIOLI CAMILLA, 3°AL DALL’ERA CATERINA, 2°AT FAUSTINONI VALENTINA, 3°EL FERRARI GIORGIA, 4°CL MARCHI FEDERICA, 3°CL ODOLINI CHIARA, 5°CL PANSINI DENISE, 3°AT PICENI ILARIA, 3°DL PITURRO LORENZO, 3°AT SCHIVARDI JENNIFER, 4°CL SENES ELISA, 3°CR SENJA KATERINA, 4°CL SERIO MARGHERIDA, 3°CL VODOPYAN NAZAR 2°FL classi 2°C e 2°CT prof.ssa Rosanna Cavalli prof.ssa Elena Gaggia

studenti e docenti: ricordiamo la lezione su Primo Levi al teatro Grande di Brescia, lo spettacolo pomeridiano “In piena Luce“ al Santa Chiara, la visione di una lezione di Liliana Segre e della sua esperienza personale e alcuni pomeriggi di lettura, musica e teatro. La seconda fase, il viaggio in treno (andata e ritorno in cuccetta) durante il quale gli studenti hanno partecipato ad attività di gruppo, presentazioni dei loro lavori e momenti di raccoglimento nella carrozza Agorà, destinata proprio alla condivisione. Prima tappa è stata il campo di sterminio di Belzec, dove morirono 500 mila persone e in cui furono sperimentate le camere a gas intensive, nelle quali potevano essere annientati 1000 prigionieri alla volta. Il treno ha poi raggiunto Cracovia per la visita dei campi di Auschwitz e Birkenau. Sono stati momenti di grande commozione: appena

prof.ssa Laura Vavassori

prof.ssa Rita Pilia prof.ssa Elena Bignetti prof. Antonello Ratta Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it Archivio giornalini: https://issuu.com/lunarfollie


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varcati i cancelli il silenzio è calato su tutti noi. La vista delle loro valigie, scarpe, vestiti e capelli ha lasciato la consapevolezza e il dovere di mantenere vivo il ricordo di ciò che è successo. La terza fase, la rielaborazione dell’esperienza, ha previsto laboratori finalizzati alla pubblicazione dei materiali prodotti con l’obiettivo di dare valore all’impegno dei partecipanti, divulgare conte-

3 stizia e della memoria. Ma, come accade spesso quando si lavora con i ragazzi, sono stati loro a stupire e insegnare: hanno partecipato con compostezza, rispetto, con grande sensibilità e con la ferma volontà di farsi veicolo di memoria. Nonostante l’impatto con l’evidenza della follia nazista hanno reagito con una forza commovente. Tante le domande poste dai ragazzi: “È possibile trasmettere agli altri gli orrori di Auschwitz? È possibile comunicare a chi è a casa quello che abbiamo visto in questo viaggio? Le sensazioni provate?” Tutti gli alunni

concordano che non dimenticare è un nostro dovere, da oggi ancora di più. Come educatori riteniamo fondamentale, oggi più che mai, che la visita ai luoghi della memoria serva per acquisire consapevolezza e per poter rileggere in chiave critica e costruttiva alcune dinamiche che interessano la no-

stra società al fine di evitare la loro reiterazione. Speriamo come insegnanti di avere avuto l’occasione di far riflettere i nostri studenti su questa parte tragica della nostra storia affinché siano testimoni dell’esperienza vissuta. Il vero viaggio è appena incominciato: ai ragazzi ora il compito di raccontare. Prof.sse Rosanna Cavalli, Elena Gaggia

nuti e conservare il ricordo a beneficio di tutti coloro che non hanno potuto partecipare. È stato un viaggio difficile con un programma intenso e con l’obiettivo sia di innescare la riflessione in questi giovani ambasciatori di speranza, sia di portare a conoscenza di tutti l’impegno delle nuove generazioni nella ricerca della verità, della giu-


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BASTA GREENWASHING

Un paio di giorni prima

me la tanto attesa svolta green

Per fermare questo fenome-

dell’inizio del festival di San-

dell’azienda, in realtà rappre-

no, Green Peace ha lanciato

remo la ONG Green Peace ha

senta soltanto una copertura,

una petizione per chiedere

preso parola contro uno dei

dato che si continuerà a punta-

una legge europea che vieti le

principali sponsor del festi-

re principalmente sulle fonti

pubblicità e le sponsorizza-

val: Eni. Parrebbe, infatti,

fossili e su gas e petrolio, con-

zioni dell’industria dei com-

che questo colosso italiano

tinuando a mettere il profitto

bustibili fossili e, una volta

dell’energia non sia colpevo-

davanti alla salvezza del piane-

raggiunto il traguardo di un

le soltanto di essere l’azienda

ta.

milione di firme raccolte, la

più inquinante in Italia e la

In un recente rapporto è emer-

Commissione Europea sarà

trentesima per emissioni di

so che circa due terzi delle

obbligata a discutere la pro-

CO2 a livello globale, ma an-

pubblicità online delle aziende

posta di legge. Ora sta a

dei combustibili fossili pro-

ognuno di noi come cittadini

muovono false soluzioni per il

del mondo fare la nostra par-

clima, oppure enfatizzano pic-

te per fermare questa crisi,

coli progetti “verdi”, mentre in

altrimenti ad alzarsi non sarà

realtà, continuano a fare la

solo il volume della musica.

gran parte dei profitti con le fonti fossili, infatti solo l’8 %

* Strategia di comunicazione

che di essere l’ennesimo ente

degli annunci di Eni promuove

o di marketing perseguita da

inquinante a sfruttare un

i combustibili fossili, malgrado

aziende,

evento culturale per fare

questi costituiscano circa l’80

ti che presentano come eco-

Greenwashing*.

% del suo portfolio.

sostenibili le proprie attività,

istituzioni,

di

en-

L’obiettivo di Eni

cercando

occultarne

sarebbe quello di

l'impatto ambientale nega-

lanciare il suo nuo-

tivo.

vo nome: Plenitude che nonostante sia stato presentato co-

Valentina Faustinoni 3EL


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Autodifesa: un corso per saperne di più

L’autodifesa è un insieme di tec-

tanza di essere preparate e in gra-

situazioni che si possono verifi-

niche di difesa ispirate a diverse

do di difenderci in ogni evenienza,

care, come l’ambiente in cui ci

discipline delle Arti Marziali. Il

in quanto non siamo mai totalmen-

troviamo, il comportamento e la

suo scopo è quello di sapersi

te al sicuro, il pericolo è ovunque.

struttura fisica dell’aggressore.

proteggere sia fisicamente che

Durante le lezioni, partendo dalle

Abbiamo svolto numerose atti-

psicologicamente, ma sempre nel

situazioni più comuni fino ad arri-

vità in coppia o in gruppi di tre,

pieno rispetto delle leggi e delle

vare a quelle più complesse e peri-

esercitandoci e ragionando sul

norme.

colose, abbiamo acquisito maggio-

fatto che spesso le mosse sem-

re autostima, sicurezza e consape-

plici sono tra le più efficaci. È

Sapersi difendere non è questio-

volezza rispetto a noi stesse e alle

necessario mantenere la calma e

ne di genere: sia uomini che

nostre capacità, imparando ad af-

pensare con lucidità, senza farsi

donne devono saperlo fare, per

frontare la minaccia e tenendo

prendere dal panico.

essere sempre un passo avanti.

conto dei punti fondamentali nelle

Consigliamo a tutti, sia ragazzi che ragazze, di intra-

Proprio

per

questo

prendere questo per-

motivo abbiamo deci-

corso molto istruttivo

so di seguire un corso

e soprattutto utile per

di

personale

sentirsi al sicuro an-

proposto dalla scuola

che in situazioni quo-

e tenuto da Sandro Sa-

tidiane.

difesa

voldelli, insegnante di arti marziali. Questo

Agata Barucco,

corso, della durata to-

Giorgia Ferrari,

tale di sei ore, ci ha

Katerina Senja

fatto capire l’impor-

4°CL


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UN VIAGGIO IN ROMANIA Paese dal gusto “latino” ma “moderno” La Romania è un paese realmente impressionante, sia per quanto riguarda la storia che per i panorami mozzafiato. È uno dei paesi che, secondo me, necessità di essere esplorato da cima a fondo. Il nome, innanzitutto, non è casuale: anticamente la terra si chiamava Dacia, come l’omonima marca di auto, e nel II secolo d.C. entrò a far parte dell’Impero Romano. La cosa interessante è che la lingua rumena, derivata dal latino, nonostante le successive conquiste di diversi popoli (Ottomani, Austro-Ungheresi, Slavi…) si è conservata, arricchendosi grazie all’influenza delle lingue slave. La lingua Rumena (o Romeno , termine da non confondersi però con la lingua Romani, ovvero la lingua dei Rom) ha conservato ancora oggi la struttura quasi originale della lingua latina, per esempio ha conservato i cinque casi (si notano differenze solo nell’ablativo). I sostantivi possono essere di genere femminile, maschile o neutro. Gli articoli, invece, seguono la parola, si attaccano ad essa, per esempio se “A”=Articolo e “S”=Sostantivo , il periodo sarà SA , invece di AS , come per esempio tatăl (Il papà) , tată è S (papà) mentre l è A (suffisso articolare). Purtroppo il rumeno, come quasi tutte le lingue Indoeuropee, comprende molte eccezioni grammaticali, ma si può imparare facilmente, soprattutto se si è nati in paesi come Italia, Francia, Spagna e Portogallo. I francesi sono particolarmente avvantaggiati nell’apprendimento per una questione fonetica: molti suoni, infatti, sono nasali (come Ã,Õ) e fricativi (con mezza chiusura della bocca, mentre si espira l’aria, come J e

Ș [SH]); queste pronunce, secondo alcune teorie, verrebbero dalle vicine lingue slave, come il serbo o l’ucraino. Per me il rumeno è la lingua romanza più bella che esista, per quanto io, per questioni grammaticali, non apprezzi particolarmente le lingue romanze. Approfondirò questo discorso in un articolo successivo.

La Romania è una terra fantastica, composta da una lunga striscia di catene montuose, i Carpați (Carpazi), e da belle colline che si estendono da nord ovest dalla città di Satu Mare (in ungherese Szatmárnémeti) fino a sud est alla Dobrugea (territorio storico confinato tra le coste della città di Costanța [Costanza] e la città di Варна

[Varna] in Bulgaria). È un paese dell’Unione Europea che merita di essere visitato innanzitutto perché tutto costa pochissimo: tutto a causa della loro valuta che è il Leu Rumeno (4,95 L= 1€), apparentemente abbastanza forte, ma che a causa della corruzione nazionale e di eccessive sanzioni da parte dell’UE e degli USA, ha perso valore. Poi per i suoi paesaggi, caratterizzati dalla presenza di costruzioni medievali e austro-ungariche; per il cibo, la cultura e la musica. Inoltre, a differenza dell’Ucraina, è ancora accessibile infrastrutturalmente con auto e bus. La Romania, essendo un paese UE, si può facilmente attraversare senza visti particolari e senza il bisogno di carta verde. L’unico problema è l’attraversamento del confine: insieme a Bulgaria e Croazia, infatti, la Romania deve ancora entrare nell’accordo di Schengen; se avete un passaporto europeo come quello Italiano, tuttavia, in meno di 3 minuti vi concedono l’accesso. Un mio consiglio: se andate in Ucraina, Romania e Serbia, non portate mai cibo perché i doganieri ve lo possono sequestrare


LUNARFOLLIE e stessa cosa vale anche per il ritorno se dovete rientrare per l’Ungheria; gli ungheresi in questo campo non scherzano affatto e si rischia anche una bella multa salata per contrabbando. Se dovete portare qualcosa dalla Romania o viceversa, rimanete nel casello doganale segnato in rosso dove potete dichiarare qualsiasi cosa. Un altro mio consiglio è evitare di effettuare registrazioni alla dogana, perché si potrebbe rischiare di vedersi il telefono sequestrato. Infine, ricordatevi di comprare la vignetta nazionale che vale sia per le autostrade, sia per le strade nazionali al costo di 12,50 L (3€). E ora cominciamo il nostro viaggio dalla città di Satu Mare a 11 Km dal confine. Satu Mare, o in ungherese Szatmárnémeti, faceva parte dell’Ungheria insieme alle altre città come TimiȘoara (Temesvár), Cluj Napoca (Kolozsvár), Baia Mare (Nagybánya) ed altre ancora), prima dell’accordo del Trianon avvenuto nel 1920; ancora oggi Satu Mare è Rumena. Merita di essere visitata in un’oretta. Da fotografare soprattutto la torre dei pompieri, alta 45 metri, costruita agli inizi del 1900 da un vescovo romano cattolico Meszlényi Gyula; le chiese e la sinagoga, il giardino centrale e lo storico Hotel Dacia. Prima di partire acquistate una buona Plăcintă (da non confondere con la Palacsinta ungherese), una torta-frittella ripiena di formaggio dolce , uvetta o marmellata, nelle bancarelle del centro città; poi, per chi vuole, ci sono anche i McDonalds, se si preferisce uno spuntino veloce. Continuiamo il nostro viaggio andando a sud ovest della Romania per 150 Km fino ad arrivare ad Oradea (in ungherese Nagyvárad). Oradea è una delle città più grandi della Romania (222.150 abitanti) e rispetto a

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Satu Mare ha molto da esplorare. Oradea è la piccola Ljubljana (Lubiana, in Slovenia) dell’est europeo per la sua infrastruttura post sovietica e austroungarica, e anche per il suo paesaggio quasi del tutto simile, se si esclude il fatto che, al posto delle montagne, intorno ci sono le pianure della vicina Ungheria Puszta e le colline che si innalzano fino a Cluj Napoca. La Romania è il paese con più religioni in Europa e perciò perché non costruire 150 edifici religiosi in un’unica città? Tra chiese cattoliche, ortodosse e una sinagoga, se ne vedono di tutti i tipi. Poi ad Oradea, si può notare anche uno degli giardini zoologici più grandi della Romania: la fortezza di Oradea e, infine, il suo centro città dall’altra parte della sponda del fiume CriȘ con il teatro Regina Maria e il teatro dello Stato, costruito da due archittetti austriaci Hellner e Fellner nel XIV secolo. Prima di partire per la prossima città, dobbiamo per forza mangiare un bel piatto di Ciorbă (zuppa acida tipica rumena con carn , ortaggi o funghi). Andando avanti per altri 150 Km, arriviamo poi a TimiȘoara (in ungherese Temesvár), la terza città più grande della Romania dopo BucareȘt e Cluj Napoca (in ungherese kolozsvár). Il nome TimiȘoara significa, letteralmente, “castello sul fiume TimiȘ”; è una città mooolto verde. Viene chiamata anche piccola W ien (Vienna) a causa delle sue costruzioni, edificate durante l’impero AustroUngarico, e ospita il più grande

numero di edifici storici in tutta Romania. Per la sua incredibile bellezza, infatti, è stata selezionata, insieme a Veszprém (Ungheria) e Eleusi (Grecia), come capitale Europea 2023, I luoghi da vedere sono le piazze, le chiese, la casa di Eugenio di Savoia, la sinagoga e il museo del Banato, una regione storica che comprendeva le città serbe di Novi Sad , Zrenjanin e Kikinda e la città ungherese di Szeged Seghedino). Infine, facendo una sosta di una giornata qui, dobbiamo per forza provare una vera specialità: i Mici (cotolette con spezie, servite con patatine fritte).

Per concludere, ecco alcune curiosità! Sapevate che i primi lampioni stradali sono stati installati proprio a TimiȘoara? E che l’Italia è il secondo paese con più rumeni dopo la Romania? Sapevate che il 3D è nato in Romania, insieme alla chiavetta USB? Interessante, vero? Per salutarvi vi lascio, come sempre, uno scioglilingua magico! Siete in grado di pronunciare: Apucai pe-o vale lungă, măntâlnii c-o pilă-n pungă; când pila în pungă, când punga in pilă. Esso significa: “Percorsa una lunga valle, mi trovai con una lima in tasca; talvolta la lima nella tasca, talvolta la tasca nella lima”. WoW. Nazar Vodopyan, 2°FL


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DUBAI

Il viaggio nella città dove tutto è possibile Avreste mai pensato fosse possibile andare a Dubai e prendere parte attivamente ad un dibattito simulato dalle Nazioni Unite? Io, personalmente, fino a poco tempo fa no! Questo solo finché, lo scorso ottobre, non ho scoperto l’esistenza dell’associazione Diplomatici: una NGO con Status Consultivo Speciale presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Cosa vorrebbe dire? Sostanzialmente, un’associazione approvata dall’ONU che si occupa di organizzare durante l’anno dei MUN, in vari paesi del mondo (Dubai, New York, Singapore,..) Ma cos’è un MUN? Questi eventi, i "Modelli nazioni unite”, sono delle conferenze durante le quali si sviluppano dibattiti nei quali ciascuno dei partecipanti si cala nei panni del rappresentante di uno stato che viene assegnato casualmente e lavora, in una delle organizzazioni ONU, con il fine di risolvere un problema. L’associazione, prima di lasciarmi partire per il viaggio, mi ha sottoposta ad una selezione, grazie alla quale, se fossi risultata idonea, avrei ottenuto una borsa di studio di 1000€. Questa selezione si è

svolta circa tre mesi prima della data di partenza, e consisteva in un colloquio, ovviamente in lingua inglese, la lingua usata durante la durata delle conferenze, e nel riassumere un articolo di giornale riguardante un tema di attualità. Diplomatici, nei mesi successivi alla selezione, ha poi proposto ai ragazzi, provenienti da ogni parte del mondo, un corso di formazione, suddiviso in vari moduli e tenuto da ragazzi praticamente della nostra età, molto simpatici e amichevoli, che ci hanno informato sulle procedure, sulle regole, e sulla città in cui ci saremmo trovati una volta partiti.

L’11 novembre di primo mattino mi sono imbarcata sul volo con i ragazzi che avevo conosciuto durante il corso e, dopo parecchie ore, siamo atterrati ad Abu Dhabi, da dove poi ci siamo spostati in bus fino a Dubai. Una volta lì, essendo quasi le 4 di mattina, siamo andati a dormire, nonostante, al contrario di come succede nelle città italiane, ci fosse un movimento pari a quello che ci sarebbe stato se fosse stato pieno giorno! Nei tre giorni successivi si sono tenute, allo Sharjah Research and Technology Park, nella periferia di Dubai (che equivale ad essere immersi nel deserto), le varie sedute di dibattito nelle quali, a partire dal problema fornito, si doveva stilare un modulo che proponesse una soluzione. Ad esempio, io rappresentavo la Namibia e il mio comitato, l’IOM (International Organization for Migration), discuteva delle condizioni delle donne nei campi profughi, ancora molto spesso criti-


LUNARFOLLIE che, e per le cui problematiche abbiamo proposto una lista di miglioramenti, elencati nella cosiddetta “Resolution”. Durante queste giornate ciascuno di noi doveva rispettare un dress code formale e attenersi a delle formule fisse con cui iniziare e concludere ciascun intervento che era obbligatoriamente in inglese, in quanto c’erano persone provenienti dalla Cina, dal Sud America e dalla stessa Dubai. C’era persino un “piccolo genio” di soli 11 anni che, nonostante fosse giovane, riusciva a fare ciò che facevamo tutti noi più grandi! Una volta terminata la parte più formale di questa nostra avventura, si è dato inizio ai tre giorni dedicati al divertimento e alla scoperta del paese affascinante che ci ospitava. Io ho avuto la possibilità di visitare la città in modo autonomo, con i miei amici, mentre altri ragazzi hanno optato per le visite organizzate dall’associazione. Abbiamo avuto la possibilità, oltre a visitare il Burj Khalifa, sul quale siamo saliti, di recarci nella città vecchia, nella quale si può vedere il contrasto enorme che si è sviluppato in così pochi anni mentre ci si aggira per il suq, il mercatino delle spezie. Successivamente, abbiamo avuto modo di visitare anche il Dubai mall, contenente la famosa pista da sci, Dubai marina, con tutte le sue lussuosissime spiagge, nelle quali siamo andati a fare il bagno nonostante fosse novembre inoltrato e a Brescia le nostre famiglie iniziassero

9 ri nel deserto, dal tramonto alla sera, che si è rivelata essere davvero fredda, come avevo finora sempre solo letto nei libri, fra la sabbia, rossiccia, il cielo libero da smog e nuvole, canti, balli e musica tradizionale, cammelli e cibo tipico delle popolazioni del deserto.

a usare cappotti berretti e sciarpe! Le due attività più “esaltanti” sono state, però, la visita ad Expo, che si è rivelato spettacolare e iper-tecnologico, nonostante abbiamo avuto solo un giorno per godercelo e fosse veramente enorme, e il safa-

Purtroppo, solo 7 giorni dopo la mia partenza questa meravigliosa esperienza si è conclusa, con il mio ritorno a Milano, da persona però arricchita, sia sotto il punto di vista “scolastico”, grazie a quanto avevo appreso durante la simulazione, sia dal punto di vista personale, grazie a tutte quelle amicizie importanti sparse per il mondo che questa esperienza mi ha permesso di costruire, in quella città che è Dubai, la modernità assoluta immersa nella sabbia.

Chiara Odolini 5^CL

Gruppo Lettura Studenti 24 febbraio


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Minnesota, here I am! Inizia la mia avventura da exchange student

La mia avventura da exchange student è iniziata il 4 Gennaio 2022, quando all’aeroporto di Milano Malpensa ho salutato i miei emozionatissimi genitori e sono salito sull’aereo: destinazione Minneapolis! Ricor do che, appena fatto il check-in, sono stato preso da un turbinio di emozioni contrastanti: da una parte tristezza per la separazione dalla mia famiglia; dall’altra un bel po’ di preoccupazione. Sono arrivato all’aeroporto di Minneapolis nel pieno di una bufera di neve, con una temperatura di -20° e ho capito fin da subito che dovevo scordarmi il clima mite di Brescia. La mia host family mi aspettava con ansia e il primo impatto con loro è stato molto positivo anche se, dopo quasi 20 ore di viaggio, ero molto stanco e non riuscivo a parlare molto bene né italiano né inglese! I primi giorni sono stati molto piacevoli: ho avuto modo di conoscere tutti i componenti della mia famiglia americana che abita ad Edina: il papà Alan, la

mamma Lori Anne e i miei due fratelli Harper e Ian (quest’ultimo, però, è stato con noi una sola settimana visto che frequenta il college in Winsconsin). Alan e Lori sono persone gentilissime ed estremamente disponibili; Harper ha la mia stessa età ed è la capitana delle cheerleaders della scuola, per fortuna anche lei è molto simpatica. Fin da subito ho capito che gli americani hanno stranissime abitudini: innanzitutto pr anzano alle 10:30/11 del mattino e cenano intorno alle 18, in più a pranzo in realtà ognuno mangia quando ha fame e per conto suo, non esistono dunque i nostri classici pranzi ‘all’italiana’ dove si sta tutti insieme a chiacchierare. Anche il cibo che consumano normalmente non è certo molto salutare perché amano moltissimo le salse di tutti i tipi ed utilizzano molte spezie e burro. La sera del mio primo

sabato la mia famiglia mi ha portato a mangiare la pizza e sono rimasto un po’ scioccato quando ho notato che tutti intingevano le fette nella salsa Ranch, però poi ho provato anch’io e in realtà non era niente male! La cittadina in cui viviamo, Edina, è in realtà una frazione di Minneapolis ed è bellissima: le vie sono super pulite e le case sono tutte ville singole con grandi giardini senza staccionata, esattamente come quelle che si vedono nei film. Io sono arrivato nel periodo di Natale e ho scoperto che in queste zone amano decorare tutti i portici esterni con molte luci e animaletti luminosi che restano fino a primavera, per cui se si passeggia la sera sembra davvero di essere in un posto magico. Qui fa molto, molto freddo e, infatti, uno dei miei primi acquisti è stato un paio di pattini da ghiaccio con i quali ho pattinato su un grande lago ghiacciato: è stata un’esperienza fantastica e pare che sia uno dei divertimenti più amati dai ragazzi del posto. Dopo due settimane di vita fa-


LUNARFOLLIE

miliare, in cui ho approfondito la conoscenza della mia famiglia host, ho finalmente iniziato la scuola: anche in questo caso ero molto agitato perché non sapevo davvero cosa aspettarmi. Innanzitutto ho scoperto che qui ogni studente può scegliere le materie che preferisce; non esiste quindi un’unica classe, ma ci si sposta a seconda delle materie che si frequentano. Io ho scelto quelle che mi sembravano più utili per il mio percorso scolastico in Italia ed il primo giorno, dopo essermi perso mille volte nei corridoi della mia enorme scuola, ho conosciuto tutti i professori. L’impatto è stato più che positivo: qui i professori sono molto amichevoli con gli studenti, cer cano di rendere le lezioni il più interessante possibile e, se uno studente non capisce qualcosa, sono i primi a mettersi in discussione e a cercare di rispiegare nel modo più chiaro. In generale l’atmosfera nelle classi è molto piacevole, si fanno pochi compiti a casa e molti esercizi a scuola. Ogni due settimane dobbiamo svolgere un test di valutazione che non è mai fatto per mettere in difficoltà gli studenti, ma semplicemente per verificare che tutti abbiano capito quella determinata parte di programma. In Minnesota, come in tutti gli Stati Uniti, lo sport nelle scuole superiori è importantissimo e anche nella mia scuola è possibile praticare moltissimi sport con attrezzature

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modernissime. Io ho scelto basket, ma penso che proverò anche Rugby e lancio del peso. I miei compagni di scuola sono in generale tutti molto amichevoli e semplici; nessuno qui si veste in modo particolarmente curato. I primi giorni mi sono accorto di essere troppo ‘elegante’ per cui ho poi deciso di adeguarmi al modo di vestire degli altri, cioè felpa con cappuccio e pantaloni scelti a caso.

Per quanto riguarda la lingua devo dire che all’inizio ho avuto parecchie difficoltà, più a parlare che a capire, visto che molto spesso non trovavo letteralmente le parole per esprimere ciò che volevo dire. Adesso, a distanza di un mese, sono molto migliorato per quanto riguarda la ricchezza di vocaboli, ma ancora faccio fatica a capire tutto bene, soprattutto se i miei compagni usano parole in slang. In generale ad Edina mi trovo molto bene, gli americani mi sembrano più semplici e meno complicati di noi italiani e sono tutti molto gentili, infatti si dice che il Minnesota sia famoso per essere lo ‘Stato della gentilezza’. Spero che la mia avventura negli States continui al meglio. Io mi sto impegnando ad immergermi più che posso in questa diversa cultura e la prossima volta racconterò anche del mio primo ballo ufficiale a scuola: lo Sweetheart Dance! Federico Capra, 4°DRIM

Gruppo Lettura Docenti 23 febbraio


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TEATRO E TEDESCO: IL CONNUBIO PERFETTO! Ad ottobre 2021 ci è stato proposto dalla nostra professoressa Fulvia Piccini, insieme alla docente Rosella Grugni, di partecipare ad un breve corso di teatro offerto dalla scuola in collaborazione con il “Teatro Telaio” e aperto a tutte le classi del triennio, ma non un corso qualsiasi, bensì uno totalmente in lingua tedesca! Io e molti altri miei compagni inizialmente non eravamo molti sicuri di aderire, perché comunque sarebbe stato un grande impegno, ma ci siamo fatti coraggio e senza pensarci due volte ci siamo iscritti pronti ad intraprendere questa nuova avventura. Un mese dopo, dal 15 al 19 di novembre abbiamo vissuto insieme ad altri ragazzi una settimana diversa dalle altre con una routine un po’ stravolta. La mattina ci alzavamo ed andavamo a scuola seguendo normalmente le lezioni. Una volta suonata la campanella dell’ultima ora, però, rimanevamo tutti insieme in classe per pranzare, ovviamente a debita distanza, ma divertendoci sempre tantissimo. Alle 14:30 ci dirigevamo tutti nel seminterrato e lì iniziava la nostra esperienza. Durante le consuete quattro ore ci venivano proposti diversi esercizi, alcuni più semplici e alcuni in cui dovevamo veramente metterci in gioco. La parte più complessa, a volte, era capire bene ciò che l’attrice, Sabine Uitz, ci spiegava in lingua, ma è stato forse l’esercizio più utile che più ci spronava ad allenare la comprensione del tedesco. Lei è stata davvero fantastica: cercava sempre di metterci a nostro agio e se ci vedeva in difficoltà non si faceva problemi a ripeterci le consegne più volte. L’esercizio che più mi ha coinvolta è sicu-

ramente stato quello in cui, seguendo un copione, dovevamo recitare una particolare scena, ovviamente parlando in tedesco; non era semplice, ma ogni volta mi veniva davvero voglia di buttarmi e tentare e non me ne importava se non ero perfetta: il mio scopo era divertirmi. Abbiamo riso e scherzato, ma soprattutto imparato molto; è stata un’occasione per metterci alla prova e magari, chi lo sa, qualcuno ha anche capito che fare teatro è la sua strada ed ha iniziato a frequentare un corso in seguito a questi cinque giorni. Nonostante tutta la fatica, sono felice di aver partecipato e non mi sono per nulla pentita della mia scelta. Lo

rifarei altre mille volte! Una frase che abbiamo imparato dice: “Froh zu sein bedarf es wenig”, che letteralmente significa “Per essere felici ci vuole poco”, ed è proprio così: mi è bastato per una settimana provare un’esperienza al di fuori della mia comfort zone, per capire che è proprio questo che mi dà felicità: provare a buttarmi per fare qualcosa che credevo di non essere in grado di fare per poi scoprire che, invece, non è così e che ciò che me lo faceva pensare era solamente la paura di sbagliare. E chi l’avrebbe mai detto che sarebbe bastato un corso a scuola per capirlo? Sicuramente non io ed invece mi sono ricreduta. Talvolta le attività che ci propone la scuola possono essere molto più interessanti e coinvolgenti di quanto pensiamo e bisogna dare loro una possibilità e non partire prevenuti. Io mi sono messa in gioco e ne vado fiera! Federica Marchi, 3°CL


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Sperimentare con il tedesco? Si può! Durante le vacanze natalizie gli alunni e le alunne delle classi 2° C e 2°CT hanno dato libero sfogo alla loro creatività, assumendo i panni di giovani poeti in erba. Elfchen - questo il termine che descrive le brevi poesie da loro realizzate - potrebbe farci pensare a un buffo folletto che abita mondi magici. In tedesco Elfchen non è altro che il diminutivo di Elf, un elfo appunto. Con lo stesso termine si indica, tuttavia, anche il numero undici: esattamente undici sono infatti le parole contenute all’interno di ogni poesia, ripartite secondo uno schema ben definito composto sempre da cinque versi. Svariate le tematiche affrontate nei vari componimenti: eccone qui un breve assaggio! Viel Spaß beim Lesen!

Una poesia che evoca l’atmosfera estiva Sommer: die Wärme, du bist frei. Ich bin am Meer, Ferien!

Amore e fiori che sbocciano nel cuore Liebe. die Blumen, sie sind schön. Im Herzen blühen sie. Frühling.

Un dolce che tutti adorano, la cioccolata Braun. die Schokolade ist süß, lecker. Ich finde sie fantastisch. Ausgezeichnet!

Classi 2°C e 2°CT

La magia della neve Schnee. Er fällt, weich und kalt. Ich finde ihn magisch. Glück.

Disegno di Margherida Serio, 3°CL


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Anahata, amarsi per amare gli altri

Arriva febbraio, il periodosimbolo dell'amore a causa di una singola minuscola festa che fa sì che un intero mese pulluli di cuoricini e lettere romantiche. Siete disperati e non capite cosa sia sbagliato nella vostra vita sentimentale? Forse non vi siete mai fermati abbastanza ad ascoltarvi. Ci viene infatti spesso detto che alla base di una relazione ci debba essere un sano rapporto con noi stessi e confidenza con il nostro io interno (le nostre paure, i nostri bisogni, i nostri limiti). È quindi importante lavorare sul nostro animo e su Anahata, il nostro chakra del cuore, pr ima di instaurare un legame duraturo. Il sistema dei chakra è un insieme di sette energie vitali che influenzano sia la parte fisica, che

quella comportamentale e mentale di ognuno di noi. Studiandoli, è possibile risolvere problemi a livello fisico, ma anche spirituale.

Anahata si tr ova nella zona toracica, tra la quarta e la quinta vertebra. È associato all’elemento dell’aria, connesso quindi ad un’idea di leggerezza ed eleganza, come una foglia che vola nel vento; al colore verde, che ricorda compassione, armonia, amore per la natura, salute e depurazione; al senso del tatto, alle verdure e la ciclicità del tempo. Simbolicamente è posto al centro del sistema, per questo l’equilibrio è fondamentale: deve esserci armonia tra le varie parti di noi e con il mondo esterno, tra il dare e l’avere, la libertà e l’impegno. Anahata regola il diritto di amare interamente e incondizionatamente e di essere amati; permette di creare la propria identità sociale, (ciò che è adibito ad interagire con gli altri), ci

aiuta a capire cosa siamo in grado di offrire e favorisce l’auto accettazione. Fisicamente è collegato a diversi centri dell'organismo come cuore, polmoni, ghiandole linfatiche, braccia e mani. Se debole può provocare sia ripercussioni fisiche come asma e pressione alta, che mentali, come attaccamento ossessivo, stanchezza, depressione e la pr opensione a tir ar si indietro di fronte al dolore. È necessario quindi riequilibrarlo, come se ci fosse una linea lungo il nostro corpo da raddrizzare, lavorando sulla respirazione, ad esempio tramite esercizi di yoga per allargare il petto e liberare l’energia vitale. Tr attenendo il respiro, perciò, vengono trattenute anche emozioni. Per alimentarlo è essenziale costruire relazioni che rendano la nostra coscienza più ampia. Ad appesantirlo è l'angoscia, o la paura di essere rifiutati: traumi che fanno da “muro” e impediscono ai sentimenti di fluire chiudendo il chakra. Per incanalare e controllare tale energia ogni chakra è associato a particolari cristalli, in questo caso i principali sono avventurina, quarzo rosa, amazzonite, giada, malachite. A San Valentino dimenticate i fiori e regalate cristalli, come invito a lavorare sul vostro rapporto! Ilaria Piceni, 3°DL


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DEDICHE DI SAN VALENTINO

Ci siamo conosciuti a Capodanno: è successo per caso, ma è stato il caso più bello della mia vita. Ora ci stiamo avvicinando, siamo praticamente dipendenti l’uno dall’altra, ma finalmente siamo veramente felici. Ti adoro cuore. Per Antonio di 4BR Ti amo, non te l'ho mai detto né scritto, aspetto per dirtelo dal vivo perché non è ancora il momento però sei la ragazza migliore che abbia mai conosciuto, mi fai venire le farfalle allo stomaco ogni volta che ti vedo. Spero che tu capisca chi sono, continua ad essere te stessa e non cambiare mai, ma soprattutto non sottovalutarti perché sei 1000 volte meglio di come pensi. Te lo ripeto altre 1000 volte ancora e non mi stuferò mai di dirtelo, TI AMO. Sei una persona stupenda e mi sento idiota perché non riesco a capire ciò che provo, perché io della vita non ci capisco nulla e tu ti meriti il meglio, anche se non riesco a dartelo. Dal primo giorno in cui ti ho vista, mi sono innamorato di te. Da quel momento ho iniziato a prendere il tuo stesso pullman e a seguirti sui social, ho scoperto che scrivi per il giornalino della scuola e ho iniziato a prenderlo tutti i mesi per leggere i tuoi articoli. Sono molto timido, però volevo dirti che ciò che provo per te è veramente grande. Spero che

in futuro tu ti possa accorgere di me, anche se non ne sono sicuro perché una ragazza bella come te non potrà mai accorgersi di uno come me. Per Jennifer di 4CL L'estate scorsa mi hai detto "hai gli occhi così tristi" e, in quel esatto momento, ho capito di stare male. Tu hai sempre amato il mio sorriso, i miei occhietti così sorridenti e quando mi hai detto

che non vedevi più nessun sorriso, ho sentito qualcosa rompersi dentro di me. Ed è allora che ho deciso che per te avrei lottato un po' di più. Se un giorno non ci sarò più, se me ne dovessi andare, ricordati che per te io ho lottato un po' di più. Ti ricordi ad agosto? ad osservare le stelle? io osservavo te, in fondo tra te e quella luce così lontana non c'è tanta differenza. Sei come loro. Hai la forza di mille stelle, sei la stella polare, quella che non sa di essere così tanto speciale, eppure aiuta

tutti a non perdersi. Quante volte mi sono persa io, quante lacrime ho pianto sulla tua spalla che mai mi ha abbandonata; ogni volta, eri lì dietro l'angolo ad aiutarmi, a farmi ritrovare quei miei sorrisi che a te piacciono tanto, non sei una stella polare qualunque, sei la mia stella polare. Una bimba ogni tanto. Ricordi di noi. Pezzi di noi. Quello che ora sono, io lo devo a te, solo ed esclusivamente a te. Non mi stancherò mai di ringraziarti, non mi stancherò mai di amarti. Alla mia stella polare. Ti amo Alcoliste del mio cuore, sapete anche voi che non sono solita fare queste cose sdolcinate, ma voglio solo dirvi che vi ringrazio per esserci sempre state e per esserci ancora per me, anche se a distanza. Vi amo troppo e … Martina, stai tranquilla, appena torno vi porto i cioccolatini. Buon San Valentino dalla vostra, ormai, pavese. Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia della sua confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato con lui con assoluta tranquillità: appunto perché amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti. Te la dedico, ti voglio bene ~fla Per Valentina Tonoli


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LUNARFOLLIE Com’è possibile che nonostante ti conosca così poco tu sia riuscito a ribaltarmi completamente l’esistenza? Che quando cammino per i corridoi la mia unica speranza è incontrarti? Come faccio a spiegare che mi basta vederti anche solo per un secondo per essere felice? O che solo sentire il tuo nome mi fa battere il cuore? Per Alessandro Gamba di 4EL Ti vedo sempre uscire nei corridoi, sei sempre nei miei pensieri –A Per Camilla di 2E

È tanto bello quando si è amici, giocare insieme, sentirsi felici. Col mio amico è bello parlare aver mille segreti da raccontare e ridere insieme, ridere assai; i motivi per ridere non mancano mai. Certo, a volte può capitare di ritrovarsi a litigare e in quei momenti dirsi: Addio, tu non sei più amico mio! Presto, però, lo vai ad abbracciare, senza di lui non sai proprio stare. E ancor per mano contenti e felici camminano insieme i veri amici. Te la dedico ~fla Per Alice Ongari Non nascondere il segreto del tuo cuore, amico mio! Dillo a me, solo a me, in confidenza. Tu che sorridi così gentilmente, dimmelo piano, il mio cuore lo ascolterà, non le mie orecchie. La notte è profonda, la casa silenziosa, i nidi degli uccelli tacciono nel sonno. Rivelami tra le lacrime esitanti, tra sorrisi tremanti, tra dolore e dolce vergogna, il segreto del tuo cuore. Te la dedico ~fla Per Ilaria Maranca Lo splendore dell’amicizia non è la mano tesa né il sorriso gentile né la gioia della compagnia:

è l’ispirazione spirituale quando scopriamo che qualcuno crede in noi ed è disposto a fidarsi di noi. Te la dedico ~fla Per Martina Ruffini e Noemi Toninelli Siete delle amiche fantastiche grazie di esistere. ~L Per Cami e Noemi di 3BR

Dammi la mano e vedrai che tutti i problemi peseranno meno, voleranno via in quei venerdì, ti voglio tanto bene cuoreviola Martina Per Flaminia Ritorna, non andartene rimani qua, con me, vedrai che risolveremo i problemi assieme voglio solo che tu sappia che ti voglio tanto bene, anche se non l’ho mai dimostrato cuoreblu Per Ilaria M Non mi sono mai sentita come quando sto con te. Sono fortunata ad averti conosciuta e a stare con te. Laura Per Aurora Ti amo ma non te l’ho mai detto Per Martina Greco Non credevo nell'amore a prima vista fino a quando ti ho incontrato VZ

Per Nicola Pellegrino

Ti ammiro così tanto che per te ho iniziato ad ascoltare tedua. Per Cralo Mi migliori le giornate e le notti che passi a parlare con me  Per Filippo Siete tutto quello di cui non sapevo aver bisogno Per tutti i “giù le mutande soldati” Ti dedico la canzone “quel bar” di ariete sei stupendo Per Abio Nonostante tutte le difficoltà, riesci sempre ad andare avanti e continuare ad essere la persona fantastica che tutti conosciamo. Spero che tu possa essere sempre felice e vivere una vita bella quanto le tue foto su Genshin  Per Martina di 4EL Non vi è modo di esprimere l'amore che provo per te, come afferma Dante "Ben poco ama colui che ancora può esprimere, a parole, quanto ami.” Per Andrea Scaramella da Nacho Tu sei la persona che grazie ad un solo messaggio mi migliora la giornata, mi basta vederti per stare meglio. Tu sei tutto per me. Succede così,


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un giorno incontri una persona e ti senti come se tutto il resto del mondo non servisse più a nulla, come se nella mente ci fosse im-

17 presso quel momento in cui il vostro sguardo si è incrociato e ti chiedi "com'è possibile?" Succede così, un giorno incontri una persona che ti sembra di conoscere da anni e non riesci più a pensare a niente che non c'entri con lei ed è bellissimo. Succede così, un giorno incontri quella persona che sai che è la tua persona, a prescindere da tutto che sai che è quella metà, quella anima gemella di cui si sente tanto parlare che sai che è quella persona a cui dedicheresti quel "sempre" un po' come Piton di Harry Potter con Lilly. un po' come James di The end of the fucking world che respira meglio quando rivede da lontano Alyssa, perché, sai, non mi sembra di funzionare quando sono lontana da te.

Alla fine, sono un po' come Piper che torna da Alex in The Orange is the new black. Posso scappare quanto voglio, posso chiudermi in me stessa fino ad odiarmi, ma non mi allontano mai troppo dal quel cuore, dal tuo cuore. Sai, per me tu sei un mare di guai, ma l'unica persona che mi ha permesso di guardare dentro me stessa. l'unica persona con cui non fingo di essere un'altra. Sei un po' come la mia serie preferita, perché, prima di te io non lo sapevo che si potesse provare l'amore che si racconta nelle favole. Succede così. succede così, a me, da da quando ho incontrato te. Selezione dei testi a cura di Ilaria Piceni, 3°DL

UN DOLCE SAN VALENTINO San Valentino è la festa degli innamorati, non delle coppie. Si sa che non sempre le persone ricambiano i nostri sentimenti e in questo giorno torna la tristezza dei single e di tutti coloro che soffrono per un amore non corrisposto. Gli amici, i film o i pianti possono consolare, ma mai quanto il cibo. Per questo san Valentino cambiamo un po’ il nostro menù: niente è meglio del salame al cioccolato, facile e veloce da preparare. Forse è un po’ brutto da vedere, ma senza dubbio buonissimo. Okay, qualche brufolo spunterà, ma d’altronde stiamo parlando di un giorno su 365, no? Salame al cioccolato Ingredienti: -200 g di biscotti secchi -60 g di burro sciolto -1 uovo -70 g di zucchero a velo -30 g di cacao amaro Procedimento: -sminuzzare i biscotti in un sacchetto chiuso tramite un bicchiere. -versare i biscotti in una ciotola. -rompere le uova, inserendo separatamente il tuorlo nella ciotola coi biscotti e gli albumi in un’altra.

nella ciotola coi biscotti e gli albumi in un’altra. -montare a neve gli albumi. -versare nella ciotola coi biscotti: il burro sciolto, gli albumi montati a neve, il cacao e lo zucchero a velo. -mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno fino all’uniformità del composto. -versare il composto su della carta forno e dargli la forma desiderata. -decorare con zucchero a velo. -avvolgere il composto ottenuto prima con la carta forno e dopo con la carta stagnola. -riporre per almeno due ore il composto in frigo. Una piccola gioia da non sottovalutare, da condividere e assaporare. È dalla scarsità di autostima che nasce il bisogno di mangiare. Basta un attacco di rabbia, tristezza o ansia per scatenare il desiderio irresistibile di mettere qualcosa sotto i denti. Il cibo come consolazione può essere utile purché non diventi abitudine. Consolatevi con questa delizia e ricordatevi che per star bene non deve servire qualcuno al nostro fianco, bastiamo noi stessi. Caterina Dall’Era, 2AT


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Le coppie più amate nel cinema Di coppie famose sul grande e piccolo schermo ne sono esistite indubbiamente molte. Al riguardo, abbiamo deciso di sceglierne alcune che hanno fatto e ci fanno sognare ancora oggi. Amori passionali e, talvolta, quasi tragici, che hanno definito gran parte della magia del cinema.

Marilyn Monroe e Arthur Miller

Quella tra lo scrittore Arthur Miller e l’attrice Marilyn Monroe, durata solo 5 anni, dal 1956 al 1961, è stata una storia d'amore breve ma intensa, capace di avvicinare due mondi apparentemente distanti: la scrittura e lo spettacolo. È lo stesso Miller a raccontare questa tormentata vicenda nella sua autobiografia, Svolte, in cui narrò anche del dolore della Monroe per l’impossibilità di avere un figlio che coronasse il loro matrimonio. Era il 1956 quando Miller convolò a nozze con la bellissima Marilyn Monroe. Se vi state chiedendo come è cominciata questa curiosa unione, troverete subito la risposta qui di seguito… Marilyn Monroe incontrò per la prima volta Arthur Miller nel 1950. All'epoca Miller stava ancora cercando di trovare fama, mentre iniziava ad essere acclamato come uno dei principali scrittori di opere teatrali, grazie al suo premio Pulitzer per il dramma “Morte di un commesso viaggiatore” (1949). Nel 1950 un’amica di Marilyn, la regista Elia Kazan, era a Los Angeles per girare una sceneggiatura con Miller. Quando Arthur, incaricato da Kazan, portò Marilyn a una festa, si comportò diversamente dagli altri uomini che la circondavano, nonostante la ovvia attrazione. L’attrice credeva che ciò indicasse il suo rispetto per lei. Marilyn rivide Arthur scendere all'aeroporto nel gennaio del 1951 quando tornò a New York. Lui le aveva detto quanto fosse infelice il suo attuale matrimonio, quindi si aspettava che egli facesse presto ri-

torno. Nel frattempo, mise la foto dello scrittore su uno scaffale, sopra il suo cuscino. Successivamente, la coppia si riunì quattro anni dopo, nel 1955, quando lei si era trasferita a New York per studiare. Dopo il suo matrimonio più recente con DiMaggio (grande giocatore di baseball) della durata di meno di un anno, era single e ancora molto interessata a Miller. Marilyn strinse persino una relazione con gli amici di Miller, Norman e Hedda Rosten, per avvicinarsi al drammaturgo. Presto Marilyn e Arthur iniziarono una relazione, nonostante lui fosse ancora sposato con Mary Slattery. Ciò significava che la stampa prestava molta attenzione a ogni mossa compiuta dalla Monroe e la loro relazione non poteva rimanere un segreto. Marilyn voleva stare con Arthur, che sembrava offrirle sia l'amore che il senso di sicurezza che aveva sempre desiderato. Le piaceva anche l'idea di essere vista come un'attrice seria che era associata a un noto drammaturgo. Arthur era riluttante a lasciare sua moglie, ma era molto innamorato dell’attrice; in una lettera, le disse: "Credo che dovrei davvero morire se ti perdessi". Il matrimonio Nella primavera del 1956 Marilyn e Arthur si sposarono. I due erano completamente opposti: un sex symbol star del cinema e un drammaturgo cerebrale pluripremiato Per amore, la Monroe accettò di convertirsi all’ebraismo per accondi-

scendere ad Arthur che, subito dopo il matrimonio, dichiarò che Marilyn avrebbe girato un solo film all’anno per non più di otto settimane di lavoro: “Sarà principalmente mia moglie. Questo è già un lavoro a tempo pieno” Marilyn, però, continuò comunque a lavorare, non rinunciando alla sua carriera da attrice. Fu proprio grazie al suo successo come attrice che riuscì a offrire il suo aiuto a Miller quando fu sotto processo per essersi rifiutato di rivelare i nomi dei membri di un gruppo letterario sospettato di simpatie comuniste. Marilyn si recò a Washington per testimoniare in favore del marito e pare che sia stata proprio la sua deposizione a salvarlo dalla condanna. Miller non era mai stato membro del Partito Comunista, ma era andato alle riunioni affiliate negli anni '40. Ciò significava che probabilmente avrebbe ricevuto una citazione di disprezzo dal Congresso. Dato il loro rapporto, Monroe, quindi, rischiò di perdere l'affetto del pubblico. A Marilyn fu consigliato di prendere le distanze da Miller per evitare di vedere la sua carriera andare in fumo. Tuttavia, lei ignorò questo consiglio, r imanendo fedele al marito sia pubblicamente che privatamente. La sua devozione fu un vantaggio per Miller, poiché era difficile convincere il pubblico a rivoltarsi contro un uomo che aveva vinto il cuore di una dea americana. Marilyn rimase incinta nel 1956. Tragicamente, nonostante la maternità fosse il suo più grande sogno, quello fu il primo di più aborti spontanei. La fine del matrimonio Come tanti sogni, quello con Miller fu felice all’inizio, poi andò in pezzi. Litigi, incomprensioni, incompatibilità apparentemente insormontabili portarono, nel 1961, al divorzio, anche se voci dell’epoca parlarono con insistenza di una relazione di Miller con la fotografa Inge Morath (che lui avrebbe sposato un mese dopo la separazione


LUNARFOLLIE con l’attrice), conosciuta sul set di “Misfits”, l’ultimo film di Marilyn sceneggiato dallo stesso Miller. Fonti vicine alla coppia raccontano che il loro rapporto non fu mai lineare ma, essendo Marilyn molto innamorata, proseguì tra alti e bassi. Riflettendo sulla sua relazione con Miller, Monroe ha ammesso: "Non ero dolce dappertutto. Avrebbe dovuto amare anche il mostro. Ma forse non sono troppo esigente. Forse non c'è nessuno che possa comprendere tutto di me” Miller è stato ampiamente criticato per aver trasformato l’attrice e il suo dolore in materiale per uno spettacolo teatrale, anche se ha negato la connessione. Ha continuato a includere personaggi con collegamenti a Marilyn in altre opere. Solo un anno dopo il loro divorzio, nel 1962, Marilyn Monroe si uccise (o almeno così si crede). Miller si rifiutò di prendere parte al funerale, ma sicuramente tenne la sua Marilyn sempre dentro il suo cuore.

Woody Allen e Diane Keaton

Woody Allen è uno dei più brillanti e amati autori del panorama statunitense. I suoi primi successi avvengono attraverso l’incontro di una persona che lo accompagnerà per tutta la sua vita: l’attrice Diane Keaton. Diane e Woody sono stati tante cose: colleghi, migliori amici, coppia nella vita privata e sul set. Oggi, da oltre 50 anni, sono legati da un sentimento unico e speciale, di quelli che si creano raramente. Ma come nacque questo amore? Diane Keaton è una ragazza di 22 anni con il grande sogno di diventare un’attrice. Nel 1972, dopo il ruolo per il musical "Hair", fece un provino per l'opera teatrale "Provaci ancora Sam", spettacolo gestito da Allen. Un piccolo sguardo ed entrambi furono immediatamente colpiti l’uno dall’altra. Nella sua autobiografia, l’attrice racconta un buffo aneddoto sul loro primo incontro: “Ricordo di aver pensato, quando lo vidi per la prima volta, che mi sembrava molto basso, ma anche che volevo davvero piacergli“. Le loro collaborazioni portarono al regista e l’attrice grande successo, posizionando la loro storia d’amore tra le più note e amate del cinema americano degli anni ’70. Si

19 fidanzarono, convissero ma non si sposarono mai. Da coniugi a migliori amici Nel 1974 l’amore finisce, ma il rapporto tra Diane Keaton e Woody Allen evolve in una stretta amicizia ba-

sata su rispetto e stima reciproca. Sono quelli gli anni in cui il loro successo artistico raggiunge l’apice. L'uscita del film "Io e Annie" definì Keaton come una tra le attrici più importanti della sua generazione, portandola a vincere un premio Oscar come migliore attrice, un Golden Globe e un premio Bafta che conquistò il pubblico internazionale. Allen, dal canto suo, ottenne due premi Oscar come miglior regia e miglior sceneggiatura originale. “Anche se ci eravamo lasciati due anni prima di girare ‘Io e Annie’, ero ancora la complice di Woody. Non so spiegare perché continuassimo a funzionare. Forse, come un vecchio divano, eravamo comodi l’uno per l’altra”, scrisse l'attrice, “Oggi come allora". Anni dopo Woody ritrova l’amore in una nuova musa, Mia Farrow. Ma quella magia presto finì a seguito di uno scandalo avvenuto tra la figlia adottiva di Soon Yi e il regista attore. La vicenda creò un grande scompiglio, ma a supportare l’ex fidanzato ci fu proprio Diane. Nel 1987 tornarono insieme a collaborare in “Radio Days“, così come nel 1994 con “Misterioso omicidio a Manhattan“. Un legame più saldo che mai Woody Allen e Diane Keaton hanno raccontato la classe americana borghese e acculturata. La loro forza e il segreto della loro complicità risiedono nelle loro affinità: è sempre lei quella che prende le decisioni ed è sempre lui quello che mette a nudo le sue debolezze. Entrambi non hanno mai smesso di sostenersi a vicenda. Woody Allen fece infatti di Diane Keaton la sua musa, collaborando con lei in 8 film. "Devo tutto a Woody: le opportunità che mi sono capi-

tate nella vita, il viaggio umano e intellettuale, l’aver avuto successo come attrice. La mia lealtà è assoluta. L’ho amato, lo amo e l’amerò per sempre. Cr edo molto in lui”, ha dichiarato l’attrice durante un’intervista. “Le devo gran parte del mio successo e di quello che sono”, dichiarò Woody Allen durante la serata tributo a Diane Keaton, che ha ricevuto il premio alla Carriera nel 2017. Come nella scena finale di "Misterioso omicidio a Manhattan" che ha suggellato per sempre la loro intesa, li ricordiamo così: innamorati e felici nonostante tutto. Che dire di oggi? Quali sono le coppie più amate del ventunesimo secolo? Eccone due che sono state, e tuttora sono, iconiche per gli appassionati del cinema e non.

Johnny Depp e Winona Ryder Johnny Depp e Winona Ryder sono stati una delle coppie iconiche degli anni ’90. I due attori hanno incarnato la cosiddetta generazione X (la prima senza memorie della guerra), interpretando loro stessi: giovani anti divi di Hollywood un po’ sbracati e contro il sistema, anticipando persino ciò che avrebbe caratterizzato molti dettagli del grunge (stile ispirato a studiata trasandatezza), poi esploso grazie a MTV con i Nirvana. Partiamo dall’inizio… come si sono conosciuti i due ribelli simbolo degli anni ‘90? Johnny aveva appena 20 anni quando si è sposato per la prima volta, con la sorella del bassista della sua stessa band. Lei si chiamava Lori Anne Allison e, siccome era truccatrice sui set cinematografici, gli presentò Nicholas Cage che a sua volta, durante una partita a Monopoli, propose a Johnny di incontrare il suo agente perché aveva la sensazione che avrebbe potuto fare l’attore. Dopo di lei, l’attore ebbe delle storie con una moltitudine di belle donne, ma è solo una quella che ci fa trattenere il fiato. Quell'una sarebbe colei che tutti tengono d’occhio perché i due sembravano essere una coppia perfetta, come se dal primo incontro si fossero persi l’u-


20 no nell’altra. È Winona Ryder. Lei non aveva neanche 18 anni, ma si era fatta notare nel cast di Beetlejuice (di Tim Burton) e in Schegge di follia. Molti credono che Johnny Depp e Winona Ryder si siano conosciuti sul set di Edward Mani di Forbice (film del 1990 di Tim Burton) in cui recitano insieme. In realtà non è così. Le strade di Johnny e Winona si incontrarono a New York, alla première del film Great Balls of Fire! Quello fra i due giovani attori è stato un amore a prima vista e la scintilla scoccò una sera del 1989, lui aveva 26 anni. In seguito, Johnny racconterà di avere registrato nella sua mente quel momento come la scena di un film, e di poterlo rivedere come se potesse riavvolgere la pellicola. Erano entrambi al bar del cinema, dove veniva servito da bere agli invitati. Lei aveva ordinato una Coca Cola. Lui ha sentito la sua voce, si è voltato, l’ha guardata. Lei, minuta come uno scricciolo, indossava un vestitino bianco che la faceva sembrare un angelo. «Tutto il resto intorno è diventato sfocato, come in una scena di W est Side Story». Così il divo ha ricordato in un’intervista la prima volta che ha posato gli occhi sulla splendida Winona. Incapace di farsi avanti, alcuni mesi dopo Johnny, tramite amici comuni, organizza una cena di gruppo nella speranza di rivederla. L’incontro successivo è al ristorante dello Chateau Marmont di Los Angeles due mesi dopo, dove un amico comune fa in modo di organizzare un appuntamento a quattro. Quella serata diede loro l’occasione per conoscersi meglio. Quando nel 1990 iniziano le riprese di Edward Mani di Forbice, dove, guarda caso, interpretano una coppia di giovani innamorati, erano già usciti insieme qualche volta. Il film non ha un lieto fine per il mostro e la bella, ma nella realtà Winona e Johnny vanno a gonfie vele. Convivono felicemente e le loro carriere decollano di pari passo. Ed è in quella situazione sul set, in cui si vedevano ogni giorno e lavoravano insieme, che diventano una coppia. Tutti gli occhi sono puntati su di loro. Si fidanzarono dopo soli cinque mesi di appuntamenti. Secondo «People», Depp era perdutamente innamorato. “Non c’è stato niente nei miei 27 anni che sia paragonabile al sentimento che ho con

LUNARFOLLIE Winona”, ha detto nel 1990. Di lei amava i grandi occhi da cerbiatta e le labbra del colore di una rosa. Ryder condivideva gli stessi sentimenti. “Era un amore ferocemente profondo che non so se avrò mai… Il primo amore è così, non è vero? Non lo so oggi. Era un periodo davvero selvaggio allora.” Più tardi, l’attrice ha confessato che Depp è stata la prima di molte cose per lei. “Era il mio primo tutto. Il mio primo vero bacio. Il mio primo vero fidanzato”. Johnny è così preso da lei, che decide che quell’amore merita di essere “inciso” sulla pelle. Per soli 75 dollari, si fa tatuare sul braccio destro W inona Forever, un “marchio” entrato nella leggenda del costume, anche per la modifica effettuata dopo la rottura: da Winona a “Wino Forever”, cioè “per sempre ubriaco”.

Quindi cosa è andato storto in questa dolce storia? L’addio mai compreso Fino al 1993 sono rose e fiori. Poi la fine, mai spiegata. Solo l’anno prima si parla di matrimonio, ma poi tutto salta, all’improvviso. Il regista John Waters (buon amico di Depp e artefice del suo primo successo al cinema) ha rivelato che fu lui a far cambiare idea a Winona sulle nozze. «Aveva solo 19 anni, era troppo giovane», rivelando forse il motivo delle prime incomprensioni. Nel frattempo Winona recita per mostri sacri del calibro di Martin Scorsese, in L’età dell’innocenza, e Francis Ford Coppola, nel Dracula di Bram Stoker. Mentre Johnny stenta ancora a farsi scritturare dai grandi autori. Forse anche questa fu una concausa che determina il loro allontanamento. In un’intervista con il «Los Angeles Times», Depp ha condiviso che le luci della ribalta avevano molto a che fare con la sua separazione dalla Ry-

der. “È molto difficile avere una vita personale in questa città. Il mio rapporto con Winona … è stato un mio errore … era troppo aperto…”, ha dichiarato. “Ma pensavo che se fossimo stati onesti questo avrebbe distrutto quel mostro di curiosità. Invece, lo ha nutrito, ha dato alle persone la licenza di sentirsi parte di esso”. Così, nello stupore e incredulità di milioni di fan, i due belli e maledetti si lasciano. Winona si è anche aperta con Cinema.com riguardo alla rottura, condividendo che è stato un momento davvero difficile della sua vita. “Ero molto depressa dopo aver rotto il mio fidanzamento con Johnny. All’epoca ero imbarazzantemente drammatica, ma devi ricordare che avevo solo 19 anni”, ha ammesso. “Le rotture sono difficili per chiunque, ma è particolarmente difficile quando viene documentato e vedi l’immagine della persona ovunque.”, ha dichiarato invece l’attore. Secondo Tim Burton, che l’anno dopo lo dirige in Ed W ood, Johnny non era più lo stesso. “Era come se avesse lasciato la sua anima con Winona”, dice Tim Burton. Dall’altro canto, Winona non se la passava meglio. Aveva appena 20 anni, iniziò a prendere antidepressivi e si mise a fumare una sigaretta dopo l’altra. Da un legame finito (forse) troppo presto è rimasto però un affetto puro. Dimostrato da Winona nella difesa di Johnny a proposito delle accuse di violenza di Amber Heard. «Johnny violento? Impossibile».

Tom Holland e Zendaya

Lui è londinese, ha 25 anni e faceva il ballerino. Lei è americana, è nata esattamente tre mesi dopo di lui e il suo nome significa “Ringraziare” in shona, una lingua originaria dello Zimbabwe. La coppia è sempre stata seguita da moltissimi fan, e da poco è finalmente uscita allo scoperto. Ripercorriamo insieme tutti i gossip e la storia di come si sono conosciuti sul set della saga di “Spiderman”. Conoscenze e inizi Nell'estate del 2016 iniziano le riprese di "Spider-Man Homeco-


LUNARFOLLIE ming", avente come attori Tom (Peter Parker) e Zendaya (MJ). Gli attori iniziano subito a legare, pubblicando diverse foto sui social media ritraenti momenti passati sul set e di feste in compagnia. Nell'ottobre dello stesso anno, durante un'intervista a «The Hollywood Reporter», Tom ammette che durante il primo incontro con Zendaya era tanto, tanto, agitato. I fan iniziano a pensare che probabilmente lui avesse già una cotta per lei. Siamo nell'estate del 2017 e i due iniziano a partecipare a diversi eventi per promuovere il nuovo film di "Spider-Man", e da subito si intuisce una certa chimica fra di loro. In un'intervista Zendaya dice «Tutte vorrebbero un "hype man" come Tom Holland». Comunque, la ragazza smentisce i rumors di una presunta relazione con Holland parlando del loro rapporto: «Siamo amici, è un ragazzo eccezionale, è letteralmente uno dei miei migliori amici». Nel 2018 i due interagiscono diverse volte tramite social media, come attraverso un post Instagram di Tom, in cui lui manifesta il suo supporto verso Zendaya complimentandosi per il suo vestito al Met Gala 2018. Nel settembre iniziano le riprese di "Spider-Man: Far From Home" e i due volano insieme a Venezia dove staranno nello stesso hotel. Nel febbraio dell'anno successivo, Holland viene avvistato all'interno di un negozio di gioielli dal nome "Piaget Boutique" a Beverly Hills. Pochi giorni dopo, durante un'intervista Zendaya indossa un pendente dello stesso marchio! I fan iniziano a presumere che quel gioiello sia stato un regalo di Tom, ma nulla è ancora confermato. Nell'estate 2019 Tom viene paparazzato assieme ad una ragazza di nome Olivia Bolton e Zendaya viene avvistata diverse volte con Jacob Elordi. Pochi mesi dopo, però, Tom e Olivia chiudono definitivamente la loro relazione e nel febbraio del 2020 Zendaya e Jacob vengono paparazzati mentre si baciano per le strade di New York. Passato del tempo, Tom posta diverse foto con la sua presunta nuova ragazza, avendo fra i milioni di like anche Zendaya! Purtroppo, però, la stessa ragazza, chiamata Nadia, nel settembre pubblica una story con la

21 canzone "Forget You" di CeeLo Green, indicando una leggera aria di crisi. Nell'ottobre i due attori viaggiano verso Atlanta, per cominciare le riprese di "Spider-Man No Way Home." L'anno delle conferme Nel febbraio del 2021, durante un'intervista, una giornalista chiede a Tom se abbia mai avuto il cuore spezzato. Il giovane risponde: «sì ma diciamo che me lo sono rotto da solo perché è stata solo colpa mia» Nel giugno dello stesso anno, Tom viene avvistato sul set di "Euphoria", una serie con Zendaya nel cast, e in quei giorni seguono una serie di cene fuori con la ragazza. Nel luglio vengono postate delle foto che danno finalmente ai fan la conferma che stavano aspettando: Zendaya e Tom Holland vengono paparazzati mentre si baciano in macchina! La coppia nei mesi successivi cerca di uscire allo scoperto, ma senza accelerare le cose. D’altronde, il desiderio dei due era di tenere la loro relazione lontana dalla luce dei riflettori. “La nostra

privacy non è più sotto il nostro controllo, e un momento che pensi sia intimo tra due persone diventa un momento condiviso con tutto il mondo. Io e Zendaya ci siamo sentiti derubati della nostra privacy: è la nostra storia, ne parleremo solo quando lo decideremo noi e quando saremo pronti a farlo insieme” esprime Holland. L’attore ha anche rivelato di soffrire di incubi e paralisi notturne a causa dei paparazzi che spesso lo accerchiano. “È stato strano, confuso e invasivo. Quando tieni a qualcuno, desideri che alcuni momenti restino soltanto tuoi. Amare qualcuno è una cosa sacra e speciale e dovrebbe restare privata” ha detto Zendaya, commentando l’episodio. Comunque, i due mostrano il loro

amore al pubblico scambiandosi diversi dolci messaggi sui social media e, come se non ne avessero già abbastanza, iniziano a seguire diverse fanpage rivolte ad entrambi. Nel novembre, durante un'intervista, Tom Holland esterna un'affermazione dolce-amara. L'attore racconta di come sia estremamente grato alla Marvel e alla Sony per avergli dato l'opportunità di far parte della saga di "Spiderman", ma sente che è arrivato il momento di cambiare strada. Esprime il desiderio di fare una pausa e di concentrarsi su ciò che vuole di più: diventare papà. Concludendo questa storia appena iniziata, citiamo un buffo aneddoto avvenuto sul set, dove i due hanno rivelato di aver avuto problemi di "altezza" durante le riprese... Infatti, Zendaya, con i suoi 178 cm di altezza, supera Tom di circa 5 cm. “Sono io il supereroe, sono io che dovrei sembrare forte, invece ero io che mi ritrovavo in braccio a lei” scherza Holland. Tra i due si percepisce affinità, complicità e molta tenerezza. Chissà se in futuro diventeranno un’altra delle grandi coppie iconiche della storia di Hollywood!

Attraverso questi due articoli vi abbiamo raccontato storie in nome dell’amore e dei gesti romantici, che in qualsiasi epoca fanno venire le farfalle nello stomaco. Penso che ci sia una “linea” che differenzia l’essere romantici dall’essere sdolcinati. Bisogna fare attenzione a non superarla, altrimenti si passa dalla “poesia” alla “parodia” di un rapporto. Poi sta ai singoli rendersi conto di quale sia questa linea. In ogni caso da queste storie possiamo renderci conto di due cose. La prima è che l'amore arriva nella maniera più inaspettata, non va cercato disperatamente, va semplicemente accolto. La seconda, invece, è che così come le storie iniziano, spesso si concludono senza preavviso e la cosa migliore da fare è prenderla con la maggior naturalezza possibile. Come tutti ben sappiamo, vale sempre il detto: “si chiude una porta, si apre un portone”. Denise Pansini (3AT) Lorenzo Piturro (3AT)


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LE VISIONARIE

1933-1943:Arendt, De Beauvoir, Rand, Weil e il pensiero della libertà Sono i dieci anni più cupi del Secolo breve. Gli anni in cui si dispiegano le maglie sempre più strette dei totalitarismi. Gli anni in cui si corre verso la guerra di annientamento e in cui si sperimenta lo sterminio pianificato e meticoloso di milioni di esseri umani. Gli anni in cui non è possibile sottrarsi al fuoco magmatico degli eventi: o ti schieri o sei schedato e schierato a forza. Non sembra più possibile assumere una posizione libera: anche se paria o outsider sarai stanata perché dire “io” non è più una opzione praticabile. Come “dire io”: è questo il punto centrale della riflessione che quattro donne – di diversa estrazione culturale, sociale, politica ed etnica - sono costrette a pensare. Sembrano sole in questa ricerca eppure misteriosamente parlano fra di loro senza mai incontrarsi e, per alcune, senza nemmeno sapere una dell’esistenza dell’altra. Mai un dialogo ci sembra più vero e serrato. Per tutte loro “visionaria” è la stessa possibilità di poter pensare concretamente che cosa significhi agire a partire da sé. Nella intima certezza che non è possibile non assumersi in prima persona questo interrogativo, anche se sembra assurdo ai tempi dell’incedere delle masse; pena cancellare il futuro stesso dell’umanità per come si è presentata, nel bene e nel male, nella storia dell’Occidente. E come si era presentata? Nella opposizione con l’Altro è stata costruita la coscienza occidentale stessa. Opposizione che ha naturalmente molte variazioni e modulazioni: dallo scontro vitale, interno ed esterno. alla compassione mistica. Questo movimento appare come scarnificato negli anni Trenta del Secolo scorso. Si vedono chiaramente tendini e gangli nervosi che percorrono la tensione del

presente: individuale e collettivo; privato e pubblico; cittadino e Stato; egoismo e sacrificio; interesse e oblazione; io e noi. Perché l’Altro non è più da tempo l’Infinito irraggiungibile o il Deserto nichilista. Nemmeno è lo straniero selvaggio. L’Altro si pone come necessario affinché il mondo si intrecci nell’incessante divenire. Ne va da sé che le opposizioni si mostrano per quello che sono: indispensabili e allo stesso tempo inconsistenti, perché senza una loro autonoma sostanzialità. In questo sentire che inconsciamente pervade quegli anni, la dissoluzione dell’identità umana come entità separata e separabile sembra un dato incontrovertibile. Cosa conta negli anni Trenta? Il potere della tecnica impersonale, che è mossa e muove milioni di mani e di menti. Impersonalità intrisa della tentazione del cupio dissolvi: diventare cosa fra le cose. Ciò nonostante quattro donne sperimentano proprio in questo decennio una trasformazione che le porta oltre alla dipendenza a vario titolo con l’Altro da sè: per Beauvour, edonista e culturalmente antagonista, è il confronto con Sartre; per Weil, giovane insegnante di filosofia e attivista sindacale, è la tentazione dell’impegno altruistico; per Arendt, in quanto esule tedesca ed ebrea, è la perdita dell’assimilazione sociale e della propria identità culturale; per Rand, emigrata in America dopo la rivoluzione russa, la paura di non poter sfuggire al collettivismo. Tutte e quattro provano che questa tensione interna a sé sia la loro stessa ancora di salvezza contro il dilagare di ideologie che

promettendo di andare oltre alle opposizioni, in quanto portatrici della verità stessa, riducono gli esseri a cose. Lo provano misurando l’incapacità di sentirsi adeguate al loro stesso tempo. Eppure proprio nella lacuna sospesa in cui si trovano, tutte e quattro trovano la propria sorprendente e dialogante verità. Un itinerario non solo mentis, ma concreto. Calato esattamente in quello spazio sospeso che lascia intravvedere ben oltre il bordo della contingenza. Uno spazio offerto anche dalla sofferenza fisica e spirituale, perchè come scrive Weil, la sventura è passione soprannaturale. Come lasciare aperto questo varco? Tutte e quattro praticano intensamente la scrittura filosofica. Non saggi sistematici, ma testimonianze di vite e di vita: romanzi, autobiografie, opere teatrali e quaderni. Perché la parola si nutra del piacere che nasce dalla vita creativa che è unica e mai univoca. Ogni creazione nasce nel dono di sé al mondo, dentro una storia comune. Ma cosa accadrà e come accadrà non è già iscritto nell’atto della sua comparsa. E’ una scommessa trovare una parola che possa aprire verso il futuro, provando innanzitutto a immaginarlo senza farsi schiacciare dall’angelo della storia di Benjamin obbligato a mirare solo le rovine, “per sperimentare la pura gioia dei suoni e delle parole” (S.Weil, A ttesa di Dio). Buona lettura. Prof.ssa Laura Vavassori


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Circe: tra l’umano e il divino La narrazione dell’approdo di Odisseo, insieme ai suoi compagni, sull’isola di Eea, unita all’avventuroso incontro che essi hanno con la maga Circe, è sicuramente uno degli episodi più celebri ed affascinanti di tutti i libri dell’Odissea. Senza dubbio non esiste persona che non lo abbia letto o studiato, e l’immagine del personaggio femminile centrale della vicenda appare immediatamente ben nitida e definita: Circe è la donna che trattiene l’eroe con la sensualità e la sua capacità di ammaliare; Circe è la maga che determina il destino degli uomini, incoraggiandone i desideri e le passioni; Circe è la rappresentazione del fascino e della malia che avvolgono l’umanità, tanto che gli ospiti arrivano ad essere trasformati in animali, ovvero dei semplici maiali. Questo è il ricordo che probabilmente molti hanno di lei. Tale idea, tuttavia, corrisponde effettivamente alla reale personalità di Circe? Odisseo e gli altri greci soggiornarono nell’isola soltanto per un anno. Viene da chiedersi se non ci sia stato anche un prima nella vita di Circe. E cosa è accaduto dopo la loro partenza? «Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto». Figlia primogenita di Elios, dio del Sole, e della ninfa Perseide, il nome Circe significa sparviera, così chiamata per via dei suoi occhi gialli e del suono del pianto insolitamente flebile. La sua diversità nel mondo degli immortali traspare fin dalle prime pagine; sebbene sia stata definita ninfa, presumendo fosse come la madre, la giovane non possiede nulla in comune né con i genitori, né con i

fratelli minori. Perseverante nel cercare di rendere orgogliosa la sua famiglia, ogni tentativo si rivela sempre un grande fallimento e fonte di delusione. I suoi comportamenti, le sue emozioni, persino i ragionamenti che compie sono del tutto incompresi dalla sfera divina, quasi estranei a dire il vero. L’inclinazione verso l’umano è al contrario dominante: Circe è sensibile al dolore del mondo e presto preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Ma la vera vita della dea ha proprio inizio sull’isola di Eea. Costretta all’esilio per l’eternità, in seguito alla scoperta dei suoi poteri magici e ad una trasgressione da lei commessa, Circe deve ripartire da zero, trovare un proprio equilibrio nella sua nuova esistenza, prigioniera e sola. Ciò tuttavia non la scoraggia: la dea coglie l’occasione di affinare le arti magiche, studiare la terra e le piante, addomesticare le belve. Le esperienze che affronta divergono sempre tra loro, ma oscillano sempre tra il divino e l’umano, e mai la dea resta fredda ed indifferente rispetto a ciò che le accade. Durante la permanenza sull’isola, la maga fa la conoscenza di innumerevoli personaggi. Odisseo non è, infatti, l’unico amore umano di Circe: diversi lo precedono, e da ciascuno di loro

la donna rimane affascinata perché ognuno ha una peculiare caratteristica che la attrae. Se in origine gli uomini le apparivano tutti uguali, ora capisce quanto in realtà siano molto più misteriosi rispetto ai suoi simili, dèi eterni ed immutabili. Perché in effetti l’immortalità deve essere ritenuta necessariamente un pregio? Cosa rende perfetta l’eternità? E se ad essere prigionieri fossero proprio gli stessi dèi? Più Circe prende le distanze da tale dimensione divina, più si domanda: «E se, nonostante i loro infiniti anni, non avessero mai veramente vissuto neppur un giorno della loro vita?». Diversamente, l’amore, la rabbia, la paura, la disperazione e l’amicizia nelle loro mille sfaccettature che lei è in grado di provare, rivelano la sua vera natura. Circe non è “eterna”: subisce un’evoluzione, compie un percorso che la costringe ad affrontare anche i cambiamenti, gli imprevisti e a far fronte a nuove sfide. Certo, le difficoltà, parola forse sconosciuta agli dèi, non faranno che ripresentarsi, ma forse è proprio questo che significa vita. Un libro, quello scritto da Madaline Miller, che catapulta il lettore in un punto di vista completamente differente da quello che siamo abituati a sentire; una lettura in chiave diversa di una delle storie più conosciute; una dea che non è mai stata così vicina all’uomo. Camilla Comincioli 3AL


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Ah è già febbraio!

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Gli Anime Romantici

Siamo arrivati nel mese in cui l’amore

Se preferite farvi un piantino liberatorio guardatevi

trionfa in tutta la sua bellezza…

Your lie in april, non sar ò io a fer mar vi, ma se

… o almeno festeggeranno quei pochi che

volete vedere un pezzetto di felicità e amore vi con-

hanno un valentino.

siglio: Kaichou Maid sama; Toradora; Ao haru ri-

Per la maggior parte di noi, è solo un perio-

de; Lovely complex; Akagami ga shirayuki hime;

do in cui fare lo slalom tra coppie e cuori

Kamisama kiss; Ouran High School Host Club; Ki-

infranti, ma se anche quest’anno volete co-

mi ni todoke; Wotakoi; Bunny girl senpai; My love

munque sognare ad occhi aperti una re-

story; My little monster; Fruit basket; Monthly

lazione ideale, vi aiuto io!

Girls' Nozaki-Kun; Wolf girl and black prince e

In fondo il 14 è la festa degli innamorati,

Kiss him not me.

non dei fidanzati.

I film che consiglio sono: La forma della voce; Your name; Il castello errante di Howl e Gil. Gli anime romantici sono spesso identificati con i soujo: in realtà si tratta di un genere, mentre il termine “soujo”

allude a un target femminile. Preferisco utilizzare l’espressione “genere romantico” in quanto ormai non è rilevante il target: questi anime possono essere apprezzati da chiunque. Ognuno ha i propri gusti e può guardare ciò che più *ama*, senza sentirsi vincolato da un target. Ricordatevi sempre di amare ciò che vi fa stare bene, non ciò che gli altri vi impongono. Se i miei consigli di questo mese saranno apprezzati, allora benvenuti in questo mondo dalle mille storie. Un buffetto affettuoso e buon febbraio. Elisa Senes, 3°CR


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