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Specchio delle mie brame pag

SPECCHIO DELLE MIE BRAME

Gli studenti di 4°AAFM riflettono sul saggio di Maura Gancitano, dedicato alla prigione della Bellezza. È possibile liberarsi?

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Nel saggio Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza, Maura Gancitano affronta il tema della bellezza e osserva come sia mutata nel corso degli anni, alimentando una ricerca che imprigiona i pensieri. Innanzitutto la continua ricerca della bellezza può diventare una prigione perché le persone, puntando sempre a un miglioramento fisico, si ritrovano vittime di pensieri ossessivi come “posso essere più bella/o” oppure “posso fare di più” o ancora “posso dimagrire/ingrassare di più, così forse sarei più accettata/o”. Quando si scala un monte si

vuole arrivare sempre più in alto per avere una vista migliore, allo stesso modo la ricerca della bellezza spinge a raggiungere il picco di una montagna infinita per vedersi sempre più

belli. Al giorno d’oggi è quasi più importante apparire che essere ed è per questo che si cerca sempre di arrivare al livello successivo. I pensieri che nascono ogni giorno sul proprio aspetto e le ondate di domande che sorgono sul come essere più belli è come se fossero dei reati: più diventano frequenti e più la strada per entrare nella prigione della bellezza si spiana, diventando via via più semplice da percorrere. Appena varcato l’ingresso, le idee sull’aspetto fisico aumentano e l’impegno per il raggiungimento dell’obiettivo cresce; mano a mano che si superano i livelli, la cella diventa sempre più piccola finché questi pensieri comprimono completamente le menti. La determinazione nell’arrivare alla cima della montagna cresce sempre di più, è un loop infinito: la ricerca della bellezza porta all’imprigionamento dei pensieri e alla scalata di una montagna infinita. In secondo luogo la ricerca della bellezza si può trasformare in una prigione a causa del continuo cambiamento dei canoni sociali. Tentando di soddisfarli, è come se le menti delle persone venissero imprigionate da un pensiero “imposto” da altri.

Si possono individuare due tipologie di prigioni: la prima è quella in cui si ritrovano tutti coloro che raggiungono lo standard e vengono considerati belli, nell’altra ci sono coloro che non lo soddisfano e sono considerati

“inferiori”. È un po’ come se fosse una gara: viene imposto un obiettivo e chi lo raggiunge è salvo mentre chi perde viene giudicato e spesso ignorato. Può sembrare che le persone vincenti siano salve davvero, ma in realtà la loro prigione è fatta anche di paura di poter cadere da quel piedistallo in qualsiasi momento e non essere abbastanza. Entrambe le categorie sono imprigionate da un pensiero della società che muta in continuazione, ma concretamente chi stabilisce cosa sia il diverso e cosa il normale, il bello o il brutto? Si cerca a tutti i costi di soddisfare un ca-

none sociale che porta solo all’aumento di insicurezze.

Infine la ricerca della bellezza può diventare una prigione perché crea dei limiti e impedisce di vivere determinate esperienze. Molto spesso ci si sente inadeguati o puniti per il proprio aspetto fisico anche in ambiti in cui non dovrebbe incidere, come per esempio quello del lavoro. Quando capitano queste cose ci si riempie di dubbi e ci si sente puniti per qualcosa che non è possibile controllare. La ricerca della bellezza crea dei veri e propri confini, è come una caccia al tesoro iniziata senza saperne il motivo. Imprigiona i pensieri senza che si abbia fatto nulla di sbagliato, limitando le azioni e le esperienze. Bisognerebbe

essere liberi di fare ciò che si vuole senza fermarsi a pensare di dover essere più belli prima di poter agire.

Specchio delle mie brame è un saggio in cui Maura Gancitano descrive il ruolo che la bellezza assume nelle nostre vite private, nella società e nell’economia. L’autrice aggiunge anche un sottotitolo molto significativo “La prigione della bellezza”: la ricerca estetica, infatti, può trasformarsi in una prigione soprattutto quando una persona viene costantemente giudicata, o addirittura insultata, per il proprio corpo, solamente perché non è bello secondo i canoni imposti dalla società; questo può indurla a sentirsi sbagliata e a voler cambiare. Una persona giudicata brutta, infatti, può arrivare a chiudersi in se stessa a causa delle sue insicurezze, a restare sempre chiusa in casa, per paura di ricevere qualche commento negativo uscendo e relazionandosi; ciò favorisce la caduta nella prigione della depressione, che nei peggiori casi può portare all’autolesionismo o addirittura a istinti suicidi. Il desiderio di cambiamento, inoltre, in particolare quando si parla di peso, può indurre le persone ad essere ossessionate, per esempio dal conteggio delle calorie, in modo anche pericoloso, fino a rinchiuderle nella prigione dei disturbi alimentari. In secondo luogo, la bellezza può trasformarsi in una prigione anche quando la si possiede. A tal proposito Maura Gancitano riporta le parole di Emily Ratajkowski, modella statunitense famosissima a livello mondiale e considerata tra le donne più belle del mondo, in quanto rispetta tutti i canoni di bellezza stabiliti dalla società attuale. Ella ha dichiarato di non trovarsi sempre bene con il proprio corpo, a causa dei tanti commenti sessisti che riceve, nei quali si sente oggettificata. Ma questo non riguarda solo lei: sono infatti tante le donne o le ragazze che si sentono reificate per esempio quando ricevono commenti indesiderati, anche da sconosciuti, che per strada, fanno apprezzamenti con un fischio, suonando il clacson oppure a parole; è il fenomeno del catcalling, del quale sono poche le donne o ragazze a non essere state vittime. In poche parole, anche con un corpo bello ci si può non sentire a proprio agio, al contrario di come può sembrare dall’esterno. Infine la ricerca della bellezza può riguardare anche le relazioni. Ultimamente, infatti, si sta dif-

fondendo il desiderio di essere in compagnia

solo di persone considerate belle, spesso ignorando ed escludendo dalla propria vita persone con cui ci si trova bene e ci si relaziona meglio, solo perché non rispettano i canoni di bellezza della società. Alcune persone cercano un partner che venga considerato bello agli occhi altrui, piuttosto di una persona per la quale provano davvero dei sentimenti, ma che non sarebbe considerata bella e hanno quindi paura che un giudizio negativo ricada anche su loro stessi. Il “vantaggio” di avere un partner bello è quello di poter postare qualche foto con lei o lui e dare un’immagine migliore anche di se stessi. Ma così facendo si rischia di circondarsi di persone che non tengono veramente a noi come persone, ma solamente alla nostra immagine sociale. In conclusione, la ricerca della bellezza può trasformarsi sempre in una prigione, sia che la si trovi o meno in se stessi oppure negli altri, questo perché il giudizio altrui è pericoloso ed è sempre stato e sempre sarà dietro la porta. Simone Bedolini, 4°AAFM Nel saggio di Maura Gangitano Specchio delle mie brame, la prigione della bellezza emerge il fatto che non sia possibile, soprattutto da adolescenti, liberarsi dall’ossessione per la bellezza. Innanzitutto essa è parte integrante della quotidianità perché a quell’età non ci si vuole sentire diversi dagli altri; questo perché fin dall’antichità, per timore, il diverso è sempre stato escluso e discriminato e trattato come capro espiatorio. Ancora oggi si esclude chi non rispetta i canoni imposti; ad esempio se un ragazzo/a ha un taglio di capelli particolare oppure se ha dei lineamenti non giudicati gradevoli, sicuramente verrà giudicato/a e deriso/a ed escluso/a dal resto del gruppo. Proprio a causa di questo motivo molti adolescenti stanno molto attenti a cosa indossare, seguono le tendenze e cercano di seguire la massa, perché il modo di vestirsi e di apparire influenzerà la loro socialità. In secondo luogo molti giovani sono fissati con

la bellezza perché l’associano al buono, al po-

sitivo e a una condizione di maggior prestigio. Per capire meglio il concetto basti pensare a questo: se si vede un ragazzo/a molto trascurato/a, si sarà portati a pensare che in lui o lei ci sia anche molta confusione disordine interiore e che quindi egli/ella non abbia il pieno controllo della sua vita, mentre se invece si vede un ragazzo/a curato/a, si penserà immediatamente che abbia un ordine anche dentro e che quindi abbia una vita più equilibrata. Proprio per questo aspetto porta gli adolescenti a interessarsi sempre di più alla bellezza e alla cura della persona, perché nessuno vuole apparire agli occhi altrui una persona priva di autocontrollo. Infine l’ossessione della bellezza è dovuta al fatto che i giovani, in questa fase di transizione verso l’età adulta, non hanno ancora deciso chi essere e come dimostrarlo agli altri e sono così “fanatici” in ambito estetico perché non sanno ancora bene cosa piace a loro e cosa no, quindi seguire le ten-

denze è l’unico mezzo per non svelare agli altri che dietro quei vestiti e trucchi ci sia in realtà

una grande insicurezza sul chi si è; quindi gli abiti hanno una funzione di mantello che nasconde le incertezze che si hanno. In conclusione possiamo dire che per gli adolescenti non è possibile liberarsi dall’ossessione della bellezza perché a quell’età non ci si vuole sentire diversi, si vogliono nascondere le insicurezze e perché l’aspetto fisico è associato a una buona capacità di autocontrollo.

Caterina Pollonio, 4°AAFM Nel saggio Specchio delle mie brame, Maura Gancitano descrive la bellezza come una prigione e un’ossessione da cui si è presi. Ma la bellezza deve sempre essere considerata in questo modo negativo?

In realtà, è possibile liberarsi dall’ossessione e trasformare la bellezza in un valore positivo.

Innanzitutto perché, quando si piace a se stessi, la bellezza non diventa un’ossessione. Al giorno d’oggi, alcune persone si sforzano di “piacere” alla società, dimenticando i propri gusti. Si può invece piacere a sé stessi iniziando a considerare i propri gusti, ad esempio nell'abbigliamento. Non è necessario seguire la moda o vestirsi come si vestono tutti per essere belli; bisogna vestirsi in modo tale da sentirsi a proprio agio: si

devono indossare vestiti in modo che davanti allo specchio si possa dire "questo / questa so-

no io". Si deve seguire quella che è la propria bellezza perché non esiste un concetto univoco: essa è varia e soggettiva. Un altro passo che si deve compiere è il non sentirsi a disagio col proprio corpo. La soluzione si trova sempre nell'abbigliamento: se ci si veste bene, ovvero con vestiti con cui ci si sente a proprio agio, in modo adatto alla proprio taglia, non si hanno più problemi a stare in mezzo alle persone e a camminare per strada. Un esempio può essere visibile anche nella vita quotidiana: ci sono molte persone la cui taglia forse può essere considerata non standard dalla società, ma il loro abbigliamento esprime comodità, benessere; vedendoli viene naturale dire “sta proprio bene…”. Un altro esempio riguardo l'abbigliamento è il modo in cui si vestono quei cantanti famosi che indossano anche abiti simili a gonne; probabilmente sarebbero giudicati negativamente dalla società, ma se si vestono cosi è perché si sentono a loro agio (per esempio il rapper Suga dei BTS). In secondo luogo, è possibile liberarsi dall'ossessione per la bellezza perché quando si è in grado di non dipendere dal giudizio altrui. Ci si deve

allontanare dal giudizio degli altri perché se si piace a se stessi, tale giudizio perde importan-

za. A essere come vogliono gli altri, si finisce coll’instaurare rapporti falsi, a credere di avere vicino delle persone fidate, ma che in realtà si avvicinano per il proprio vantaggio. Si hanno

buoni rapporti solo se tra le persone si può es-

sere se stessi. Bisogna sempre ricordare che ci sarà sempre qualcuno a cui si può piacere veramente. Un grande esempio è dato dalle band orientali: per quanto siano sempre criticate, loro non si lasciano condizionare e questo le rafforza, infatti oggi giorno ci sono band coreane che sono considerate tra le migliori in tutto il mondo, hanno milioni e milioni di fan e continuano ad andare avanti, nonostante ci sia ancora chi le giudica negativamente. Infine è possibile

liberarsi dall' ossessione per la bellezza quando si smette di giudicare

il prossimo. Crearsi un parere riguardo una persona può essere normale, ma questo diventa un giudizio quando lo si dichiara apertamente e non si accetta più tale persona; non si devono considerare le differenze come dei difetti perché le persone sono tutte diverse, infatti i rapporti che si hanno con gli altri, anche i più stretti, non si instaurano grazie a un’identità nel fisico, nel carattere o nei gusti, ma nascono dal fatto che ci si accetta così come si è. Bisogna accettare il prossimo in modo che poi tale persona possa accettare sé stessa e non sentirsi a disagio. Smettendo di giudicare gli altri, inoltre, si troverà consolazione e anche le proprie insicurezze personali relative all’estetica verranno sconfitte. Nel complesso, è possibile liberarsi dall' ossessione per la bellezza perché, se si è in grado di piacere a se stessi, di non dipendere dal giudizio altrui e, allo stesso tempo, di smettere di giudicare gli altri, la bellezza non diventa una prigione,

ma una sensazione piacevole: l’opportunità di

svelare agli altri la propria irripetibile unicità. Sinthaki Rajapakshege, 4°AAFM

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