Novembre 2013

Page 1

Anno 22 Numero 1

“E poi?” chiedono. Il che indica una visione di futuro. A te che stai vivendo il presente. Quel presente che lotta sui banchi di scuola, su un autobus dove, stipato, non sai se sia meglio appoggiarti al finestrino appannato con l’ultima dedica d’amore tracciata da chi ti sta davanti o sfidare le leggi dell’equilibrio ad ogni buca, in metro o su un auto ferma in colonna. “E poi?” continuano. Poi ti arrovelli: perché mai dovrei pensare al poi, quando il presente mi costa già fatica, quando arrivare a sera con tutte le miriadi di attività, quelle del dovere e quelle del piacere, a malapena concluse.

I.I.S. LUNARDI - BS

E chi ha tempo per pensare. E poi, quando cambia, ti raccontano quando andava bene, in quel presente di allora che è il passato di un paese che ora si trova in crisi. In quel passato, ricco, chi poteva mangiare, ha mangiato. Quel passato garantiva, a chi aveva studiato, un sicuro sbocco lavorativo e a chi smetteva di sudare sui banchi un posto in officina. Sicuro. Anche quello. Ma il passato è facile per tutti. Basta aprire un libro di storia o ascoltare la lezione. Il passato è scritto, è fatto. Anche il trapassato. E così andando avanti... meglio, indie-

Novembre 2013

tro. “E poi?”. Già, e poi? Poi si torna qui, oggi, ora. E domani? Domani è un altro giorno, dicono. Ad ogni giorno la sua pena, risponde qualcun altro. E il tuo presente diventa povero di respiri verso. E il tuo presente ti imprigiona, ti chiude su te. Perché mai dovresti pensare al futuro, quando l’oggi è già complicato? Prigionieri di un tempo che ha perso l’idea del futuro. Proprio qui e ora. Quando il passato è una radice, il presente una pianta, il senso sta nel divenire di un frutto. Qui e ora, la fatica del presente, con la sapienza del passato, vive di un respiro che non può essere che futuro. Altrimenti… non ha senso. E ti scopriresti un giorno, grigio, in una prigione del tempo: prigioniero di un eterno presente. Mauro Toninelli

IN QUESTO NUMERO: Associazione Carcere e Territorio pag. 2 Pianeta Musica pag. 3 Domenico Quirico pag. 4 Prigionieri dell’Idiozia pag. 5 Scambio Cina pag. 6 Buona lettura pag. 7


2

LUNARFOLLIE

INTERVISTA ALL'ASSOCIAZIONE CARCERE E TERRITORIO L’ACT si occupa di attività di assistenza delle persone in esecuzione penale, nata nel 1997 dal Dott. Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza di BS. E’ un associazione di volontariato composta da circa 50 persone operante in Brescia e provincia. L’obiettivo di questa associazione è quello di migliorare le condizioni dei detenuti ed assisterli per il loro inserimento sociale. Ai volontari è richiesta chiaramente una competenza elevata, come una laurea o un diploma in servizi sociali o scienze dell’educazione e in più devono seguire un corso di formazione. Per scoprire altri dettagli, abbiamo intervistato il signor Carlo Alberto Romano. 1. Da quando esiste l'associazione? Associazione Carcere Territorio, fu fondata nel 1997, dal Dott. Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza a Brescia.

REDAZIONE Marta Benerini Caterina Bertaggia Sara Ghanami Erika Maifrini Laura Maloku Rakeb Tosio Erika Zini

5M 5M 5E 5E 5M 3EL 5O

Direttore responsabile: prof.ssa Marina Raggi Vice Direttore prof. Mauro Toninelli

ma la maggior parte delle attività sono svolte a Brescia.

2. Di che cosa si occupa l'ACT? La nostra associazione si occupa di svolgere attività di assistenza alle persone in esecuzione penale.

3. E' un'associazione di volontariato o di lucro? E' un'associazione di volontariato. 4. Da quante persone è formata l'associazione? Siamo in 50 persone circa. 5. Opera anche in altre città, oltre a Brescia? Operiamo anche fuori provincia,

6. Qual è il vostro obbiettivo come associazione? Il nostro obbiettivo, fissato chiaramente nello Statuto, è quello di migliorare le condizioni di queste persone e di intervenire per agevolare il loro inserimento sociale. 7. I volontari devono seguire qualche corso per entrare nell'associazione? Sì, ai volontari è richiesta una competenza elevata, quali lauree o diplomi in servizi sociali o scienze dell'educazione, inoltre, devono seguire un corso di formazione. 8. Quali sono le principali iniziative dell'ACT? Svolgiamo molte attività e pro-

Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli

Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Fax 030/390996 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it


LUNARFOLLIE getti, atte da un lato, ad aiutare i detenuti e da un altro, quello di informare e sensibilizzare la collettività. Tra le più importanti, ricordiamo la raccolta di beni di prima necessità, l'accompagnamento dei detenuti in permesso all'esterno, l'assegnazione di lavori di pubblica utilità e varie attività con i ragazzi delle scuole. È possibile consultare il nostro sito internet per visualizzare altre iniziative. 9. Organizzate, quindi, anche attività con i ragazzi delle varie scuole medie o superiori? Sì, recentemente abbiamo organizzato delle attività presso le scuole bresciane, come “Ne vale la Pena”, in cui volontari ed avvocati, parlavano del carcere, con l’obiettivo di costruire un ponte tra il lo stesso e la scuola ed una nuova cultura di giustizia e di pena, come argomento educativo. 10. Come venite “accolti” dalle persone in carcere? Queste persone sanno che questa associazione è di volontariato e che quindi vuole aiutarli, perciò abbiamo ottimi rapporti con loro. 11. C'è qualcosa che vorreste migliorare i servizi della vostra associazione? In sostanza e personalmente no, ma se proprio vorremmo cambiare qualcosa, essendoci tutte ragazze, nell'associazione, preferiremmo avere qualche maschietto! Per maggiori informazioni, visitate il sito: http://www.act-bs.it Grazie! Sara Ghanami e Erika Maifrini 5E

3

PRIGIONIERI…si, della musica! Per noi giovani il concetto di musica è un po’ cambiato rispetto ad altri tempi: essa non è più un’arte, ma un modo per scappare dal nostro standard di vita. Infatti oggi cerchiamo nella musica un mondo impossibile e irrealizzabile per sottrarci dai dolori, dalle sofferenze, dai problemi, dalle difficoltà e dalle fatiche di ogni giorno. E’ ormai risaputo che noi adolescenti preferiamo scegliere la via più breve e più semplice. Così ci rifugiamo nel mondo della musica che ci offre un riparo immaginario e intoccabile, ma non vogliamo viverla fino in fondo: ci piace sapere che è sempre disposta ad accoglierci, lei, il mondo migliore che tutti desideriamo, quando siamo oppressi dalla società contemporanea ipocrita, falsa e fondata sul consumismo. Quanti di noi ogni mattina entrano a scuola con un paio di cuffiette infilate nelle orecchie? Quasi

tutti, ne sono sicura. Si, ne sono sicura perché la musica è un qualcosa che ci aiuta persino ad affrontare la giornata in modo migliore e che ci dà quel quantitativo di forza che ci basta per affrontarla. Possiamo anche essere talmente stanchi da non riuscire nemmeno ad alzarci dal posto dell’autobus che in realtà non ci infastidisce il massimo volume della musica… è così, è la verità. Ed è qualcosa di magnifico e di misterioso come la musica possa non infastidirci mai, possa darci così tanta forza, possa anche aiutarci a trovare delle risposte ad alcune domande. Un giorno, parlando con un bambino, lui mi chiese: “ma, perché ascolti sempre la musica? Non ti stufi? Non ti dà fastidio?” – ed io, ridendo, gli risposi: “Tu non ti stanchi mai di giocare?”. Lui mi fissò e replicò: “Bè, no… giocare è bello, è divertente!”. “Anche la musica è bella e divertente, ma soprattutto ti fa compagnia, sempre!”, io risposi. Lui continuò a fissarmi, quasi come se volesse altre spiegazioni. E dopo pochi secondi mi domandò ancora: “Quindi quando sei triste o sola e non sai con chi giocare, ascolti la musica?”. Ed io contestai: “Si, anche”. “Wow” – mi rispose – “voglio provare anche io!”. Erika Maifrini 5E


4

Recentemente si è sentito parlare molto di Domenico Quirico e di quello che gli è successo dal 6 aprile fino allo scorso 8 settembre, durante il suo periodo di prigionia in Siria. Ma chi è, Quirico, oltre ad un articolo sul giornale e un servizio al tg? Innanzitutto, Quirico è un uomo. Un uomo molto coraggioso e con un senso di giustizia sopra la media, ma pur sempre un uomo, con una sua vita personale alle spalle. Nasce ad Asti ( Piemonte) nel dicembre del 1951. Da adulto, Domenico diventa un giornalista, un reporter per il quotidiano torinese La Stampa, caposervizio esteri. Negli anni 2010-2011 si interessa degli avvenimenti sorti nel Medio Oriente noti come “Primavera Araba” – agitazioni, proteste e ribellioni a causa di una sommatoria di malcontento della popolazione verso la propria situazione sociale, politica ed economica- per denunciarne i fatti e gli sviluppi quando, nell’agosto 2011, verrà rapito. Un’esperienza che segnerebbe chiunque, senz’altro, ma Quirico, dopo la sua liberazione avvenuta – fortunatamente- dopo due giorni, continua la sua vita professionale di sempre senza timore, tornando a fare l’inviato di guerra anche nei due anni seguenti. Durante l’aprile di quest’anno ha inizio la serie di eventi che l’ha portato a vivere la vera e propria esperienza che ha sconvolto l’’Italia e Quirico stesso. Il reporter si trovava in Libano dal 6 aprile, zona che percorreva per arrivare in Siria, alla quale era diretto. Tre giorni dopo, la grande paura

LUNARFOLLIE

comincia: si perde ogni sua traccia. Il 29 aprile “La Stampa”- il giornale per la quale scrive Quirico- annuncerà la sua scomparsa, ormai avvenuta da qualche settimana, descrivendone le circostanze e i tentativi di ricerca finiti con un buco nell’acqua. Il timore di non sapere la verità ha breve durata: il 6 giugno verrà poi annunciato ufficialmente il rapimento da parte del giornalista. Non si sa assolutamente nulla su di lui. Tutto si scoprirà dopo, quando Quirico verrà liberato l’8 Settembre 2013, tornando così finalmente a casa. A questo punto molte, troppe cose sono cambiate: Domenico stesso come persona e individuo ma anche il mondo ita-

liano che lo circonda, totalmente differente da quello che aveva lasciato. Dall’articolo che lui stesso scriverà dopo il rimpatrio, “ mi hanno rubato una primavera e un’estate, era come se fossi su Marte. Sono stato tagliato fuori dal mondo”. Quirico nei giorni seguenti dovrà infatti aggiornarsi. Si ritrova quindi improvvisamente solo e spaesato in un modo che, ora, gli è totalmente sconosciuto. Nell’articolo che scrive dopo il suo ritorno a casa, vengono descritte le dinamiche del suo rapimento, le condizioni nella quale fu costretto a vivere per quei 152 giorni, l’atteggiamento dei rapitori nei suoi confronti e rispetto agli altri prigionieri che erano con lui. Un articolo pieno di emozioni, di impressioni personali, di riflessioni ma anche di speranza e forza di volontà nel resistere alla prigionia. Ma cosa è cambiato, in Quirico, dopo quest’esperienza? E’ impossibile pensare che chi passa attraverso eventi del genere non rimanga inevitabilmente segnato dai fatti accaduti. Qualcosa quindi è sicuramente diverso, nell’animo e nella testa di Domenico Quirico, adesso che è tornato in Italia. Esattamente come cambiano radicalmente anche tutti gli altri rapiti nella storia. Alcuni di essi, infatti, restano invischiati in ricordi talmente vivi e presenti, anche se temporalmente lontani, da non riuscire a sfuggirgli. Molti prigionieri di guerra si ammalano anche durante il periodo stesso della loro prigionia. Analizzando nello specifico queste patologie, si


LUNARFOLLIE scopre che esistono fondamentalmente due forme di malattie psicologiche che possono nascere in seguito ad un periodo di prigionia come quello affrontato dal reporter Quirico: La prima categoria viene definita FORMA ANSIOSA. Le forme ansiose, caratterizzate per l’appunto dall’elemento dell’ansia, che nascono in particolare all’inizio della prigionia. Il prigioniero è stato rapito e non sa perché, non sa dove, e non sa da chi. L’ansia del non conoscere il proprio destino e l’ambiente che lo circonda può portare a questo tipo di disturbo. L'ansia è tanto più intensa quanto più il pericolo minacciante è poco conosciuto. Questa, infatti, può scomparire o diminuire nel corso della prigionia, a mano a mano che una migliore valutazione della situazione permette al soggetto di recuperare il suo sangue freddo; La seconda categoria, invece, prende il nome di FORMA CONFUSIONALE E DELIRANTE. Le forme confusionali e deliranti possono dipendere anch’esse dall’ansia, ma anche dalla malinconia della lontananza da casa, e da altri fattori. Gli effetti maggiormente visibili sono astenia ribelle, iperemotività, stati ansiosi. Sono sintomi e comportamenti che si presentano solo una volta che l’individuo viene liberato, dopo il suo ritorno a casa. Una particolare forma confusionale da sottolineare per la sua forza e inspiegabile effetto, è costituita dalle condotte ossessive: Adattandosi alla vita fuori dalla prigione, questi soggetti finiscono per dimenticarsi gli anni passati in carcere e le altre persone che ne sono uscite o che sono morte. Erika Zini 5°O

5

Come un’ondata, in molti istituti d’Italia, il nostro compreso, si sono verificati episodi alquanto sconcertanti. Gesti che offendono l’immagine della scuola, come luogo di istruzione e di formazione personale, che mettono in cattiva luce l’immagine di “struttura sicura”. A Como, a Genova, a Brescia, persone che probabilmente non hanno pensato bene alle conseguenze delle loro azioni, hanno emesso sostanze dannose che hanno messo a repentaglio la vita di molti stu-

denti. È successo una decina di giorni fa, ma ancora se ne parla; ci chiediamo: perché? Perché prima di agire, non riflettere? Perché non guardare al di là del proprio naso? Perché mettere al primo posto l’amor proprio a danno di altri? È vergognoso sapere che ancora oggi si verifichino questi fatti. Ci sta che si vuole evitare una verifica ma non in quel modo provocando anche tanto scandalo! Molti sono gli interrogativi, ma forse una è la risposta: ultimamente, come un morbo, si sta spargendo a macchia d’olio una specie di tendenza ad agire stupidamente. Si sta vivendo in un clima di prigionia dell’idiozia da cui sarà molto difficile uscirne se non ci si decide a mettere la testa sulle spalle. Poiché hanno tutti la convinzione che facendo cosi si diventa qualcuno, che si cresce e si diventa grandi, ci si comporta in questo modo, ma così non è perché ad essere seri, a bravate simili si merita solo un calcio nel giù di lì e tanti saluti.


6

La Cina è un paese di cui si "chiacchiera" molto in questi anni. La sua rapidissima crescita economica incuriosisce e spaventa allo stesso tempo. Per la maggior parte di noi ragazzi è una terra lontana affascinante e sconosciuta. Sconosciuta perchè se proviamo a pensarci sappiamo ben poco riguardo lo stile di vita dei suoi abitanti..soprattutto dei nostri coetanei (decisamente diverso dal nostro!). L'anno scorso alcuni studenti della nostra scuola hanno aderito allo scambio con la Cina e sono partiti per un viaggio con destinazione Pechino. Tra questi studenti vi erano anche due nostre compagne di classe, cosi abbiamo deciso di farci raccontare direttamente da loro questa esperienza... Prima di tutto, vi è piaciuto questo viaggio in Cina? Giulia: Si, moltissimo! E' stato uno scambio diverso da tutti gli altri: mi ha aperto la mente e mi sono divertita molto. Lo ricorderò per sempre! Anna: Certo! Mi ha aiutato molto dal punto di vista culturale. Mi sono confrontata direttamente con gli abitantie questo mi ha permesso di eliminare alcuni stereotipi che avevo in testa (pensavo, ad esempio, che i cinesi fossero persone chiuse e invece non è cosi..) Qulacosa di particolare che avete mangiato? Giulia: Il pesce con un succo dolce e l'anatra . Entrambi molto buoni! Una cosa che mi ha stupito è la frutta: era buonissima e saporita. Anna: L' anatr a, il piatto tipico di Pechino. Molto spesso non sapevo nemmeno cosa avessi nel piatto ma poco im-

LUNARFOLLIE

porta..era tutto molto buono! Inoltre non mi hanno mai cucinato nulla di fritto, come invece accade nei ristoranti cinesi in Italia. Come è la vita dei nostri coetanei in Cina ? Giulia: Completamente diver sa dalla nostra . I ragazzi sotto i 18 anni non escono quasi mai di casa. Frequentano la scuola tutta la giornata( a volte capita che rimangano a scuola dalle 10 del mattino alle sette di sera) . Se perdono qualche lezione ci vanno pure la domenica. Hanno pochissimo tempo libero. Anna: Non hanno le nostr e possibilità. Fin da piccoli vivono solo la realtà scolastica e hanno pochi contatti con il mondo esterno.Per esempio la ragazza cinese che mi ospitava, nonostante abiti a Pechino, non ha mai visto la Muraglia cinese! Quando sono venuti qui infattii ragazzi cinesi erano molto meravigliati e affascinati dalla diversità del nostro stile di vita. Inoltre una cosa che mi ha impressionata è la censura totale. Il fatto che non sia nemmeno possibile usare social network come facebook è strano e fa capire il livello di libertà.. Un posto che vi è ha colpite? Giulia: La città pr oibita, dove viveva l'imperatore. Bellissima! E ovviamente la Muraglia cinese. Anna: Il tempio Lama mi ha incuriosito molto. E' un luogo di culto costituito da tantissme stanze. In una di queste si trova la statua del Budda più grande del mondo. All'interno si sentiva un intenso profumo d' incenso e l'atmosfera era davvero bella. La cosa più strana che avete vissuto li? Giulia: Continuavano a fotografarci. Ci sentivamo un po' del-

le celebrità. Probabilmente dev'essere strano per loro entrare in contatto con cosi tanta gente diversa da loro. Anna: Se pr ovi a chieder e un bicchiere d'acqua, spesso ti arriva un thè caldo. Un'altra cosa parecchio strana: la carta igienica non la buttano nel Wc ma in un cestino a parte. Com'era la vostra "famiglia cinese"? Giulia: Mi sono tr ovata benissimo con loro, nonostante il cibo non sempre di mio gradimento. In modo particolare avevo un forte legame con i genitori: mi trattavano come una figlia. Il padre della ragazza non conosceva una parola di inglese ma provava sempre a comunciare in un modo o nell'altro con me. Anna: Nemmeno nella mia famiglia parlavano inglese ma sono stati gentili ed ospitali e hanno cercato di farmi sentire a mio agio. Parlavamo praticamente a gesti ma ci capivamo comunque. Se la cina fosse una persona cosa le diresti? Giulia: Le dir ei che è str ana ed interessantissima. Magari le consiglerei di tenersi un po' più ordinata .. Anna: Sei stupenda ,dovr esti solo imparare ad aprirti un po' di più per conoscere meglio il mondo esterno. Marta e Laura.


LUNARFOLLIE

7

QUANDO LETTERATURA E PRIGIONIA SI INCONTRANO Anche nella letteratura, molti sono i capolavori e i bestseller che trattano dell'argomento della prigionia sia in senso stretto che in senso lato. Si parla di prigionia concreta, di prigionia di se stessi, della propria vendetta, del proprio dolore. Ecco un paio di titoli: - IL CONTE DI MONTECRISTO – ALEXANDRE DUMAS (PADRE) Siamo nell'Ottocento, in Francia. Napoleone è stato esiliato nell'Isola d'Elba. Ma lontano da tutto questo, Edmond Dantés fa il marinaio e sembra avere fortuna nella vita: conosce una rapida ascesa verso il ruolo di capitano e sta per sposarsi con la donna che ama, la bella catalana Mercedes. Tuttavia, l'odio di Fernando Mondego, anch'esso catalano, geloso della relazione che lega Edmondo alla sua futura consorte e di Julian Danglars, invidioso della posizione professionale dello stesso, porteranno al giovane sfortuna e rovina: accusato ingiustamente di complottare contro la monarchia e cospirando per il ritorno dell'Imperatore al trono, viene deportato al carcere peggiore di Marsiglia, nel Castello d'If. Nonostante le sofferenze e le pene, nessuno lo viene a salvare e sembra che tutti vivono meglio, infatti, tutti i suoi nemici si arricchiscono e l'amata si sposa con Fernando. Grazie alla compagnia dell'abate Faria, però, la vita gli diventa più tollerabile: viene istruito e informato su tutto ciò che un borghese o un nobile deve sape-

re. Sul letto di morte, Faria gli confessa di tenere segreto un tesoro che risale a tanti anni fa e gli da istruzioni per trovarlo, nell'Isola di Montecristo. Scambiandosi per il morto Faria, Edmond riesce a scappare, poiché viene buttato in mare. Dopo ore e ore di nuoto si imbatte in un isola. Nel momento in cui incontra una nave da contrabbando, per l'ormai 40enne protagonista, è tempo di risalire: viene reclutato marinaio e un giorno, presa la scusa di dover sostare nell'isola per fare qualche “commissione”, ne approfitta per cercare il tesoro. Una volta trovato, decide di buttarsi alle spalle il passato e cominciare una nuova vita, sotto la nuova figura del Conte di Montecristo, che ha un solo scopo: vendicarsi di chi ha reso la sua esistenza un inferno... Vale la pena leggerlo, malgrado le mille pagine, poiché l'autore ha focalizzato in modo straordinario la psicologia di Montecristo, colui che ferito in orgoglio e gettato in gattabuia come un animale, decide di dare una bella lezione ai suoi nemici. Tratta il tema della prigione con più sfaccettature: quella cruda e violenta, ma anche quella della “scuola”, della formazione psicologica. Insomma, sottolinea come il carcere può influire pesantemente sulla persona! - IL PROGIONIERO DEL CIELO – CARLOS RUIZ ZAFÓN E' terzo libro della trilogia de "Il cimitero dei libri dimenticati" (gli altri due, consigliatissimi, sono L'ombra del Vento e Il Gioco dell'Angelo). Siamo a Barcellona

nel dicembre 1957. Nella libreria dei Sempere si presenta uno strano individuo che acquista una costosa edizione del Conte di Montecristo e la lascia in custodia a Daniel, il protagonista, perché la consegni al suo amico Fermín. Il libro porta una dedica inquietante: "Per Fermin Romero de Torres, che è riemerso tra i morti e ha la chiave del futuro", firmato "13". Per Daniel inizia una stagione di indagini per capire cosa sta dietro quella diabolica citazione e quali segreti nasconde il suo fedele amico Fermín, e soprattutto scoprire l'identità del misterioso uomo, zoppo e mutilato.capire. Prima di potersi rendere conto della situazione in cui si trova, il giovane libraio si immerge in un passato che lo riguarda da vicino, in cui la morte di sua madre Isabella si lega al destino di David Martin, il grande scrittore che dal carcere scrive Il gioco dell'angelo e chiamato il Prigioniero del Cielo, poiché relegato per sempre nel suo folle mondo immaginario. Quello che Daniel scoprirà sarà una realtà diversa da quella che si era pian piano costruito, trovando le risposte ai più grandi interrogativi della sua vita e offrendogli l'opportunità di vendicarsi. Anche in questo romanzo, è presente il ruolo della vita di carcere che ha i suoi postumi una volta usciti da essa, come l'esperienza di Fermín, raccontata minuziosamente e con una crudezza degna dello scrittore spagnolo. Buona lettura! Sara Ghanami, 5^E


8

LUNARFOLLIE

Per coloro che volessero partecipare, riportiamo il programma di commemorazione dedicata al Prof. Giuseppe Mattei.

VANGELO, EDUCAZIONE E VOCAZIONE ALL’IMPEGNO IL LAICO GIUSEPPE MATTEI SABATO 14 DICEMBRE DALLE ORE 14:30 I.I.S. ASTOLFO LUNARDI Via Riccobelli, 47 - ore 14:30 - 15:00 Saluti: Fausto Mangiavini: Dirigente scolastico I.I.S. A. Lunardi Inaugurazione: “Laboratorio polifunzionale prof. Giuseppe Mattei” (CIMP) POLO CULTURALE DIOCESANO Via Bollani, 20 - ex Seminario (passaggio interno dall’I.I.S. al Polo Culturale) possibilità di ampio parcheggio ore 15:00 - 15:10 Saluti, introduzione e moderazione: Davide Guarneri Responsabile Ufficio per la Pastorale della Scuola Diocesi di Brescia ore 15:10 - 15:30 Relazione: Vangelo, educazione e vocazione all’impegno Don Raffaele Maiolini Direttore Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’Università Diocesi di Brescia ore 15:30 - 17:45 Interventi Dino Boffo: Direttore Tv2000 Michele Bonetti: Presidente Fondazione Giuseppe Tovini Sergio Danesi: Azione Cattolica Brescia Antonio Angelo Bertoni: Presidente Centro Studi la Famiglia Marzio Tomasini - Daria Krylova: Ex studenti I.I.S. A. Lunardi. Marina Raggi: Insegnante I.I.S. A. Lunardi Maria Emma Gillio: Coordinamento interregionale stampa studentesca Felice Rizzi: Associazione Vittorino Chizzolini cooperazione internazionale Sabrina Sorlini: Cetamb - Università degli Studi di Brescia Francesco Castelli: “Past-President, Medicus Mundi Italia” ore 17:45 - 18:00 Conclusioni: Giuseppe Mattei ore 18:00 - 19:00 Santa Messa: Polo culturale diocesano Animazione: Studenti Famiglia Universitaria “Card. Giulio Bevilacqua - E. Rinaldini” Adolescenti “Parrocchia SS. Trinità” - “Comunità senegalese cattolica” di Brescia ore 19:00 Momento di convivialità e solidarietà: sostegno missione bresciana “QuiBresciaBenin


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Issuu converts static files into: digital portfolios, online yearbooks, online catalogs, digital photo albums and more. Sign up and create your flipbook.