b2eyes magazine 9/2021

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Attualità ficoltà iniziali non è mai venuto meno l’entusiasmo che cercavamo anche nelle piccole imprese quotidiane, per poi trasmetterlo a tutti i nostri collaboratori - ha detto il manager, in Blackfin dal 2007 - Collaboratori appunto, e non dipendenti, perché ho sempre ritenuto che siamo noi, in quanto proprietà, a essere dipendenti dal loro lavoro. È nostro preciso impegno proseguire in questa direzione con la passione e l’entusiasmo che ci hanno sempre contraddistinto. Oggi, questi 50 anni e Black Shelter non rappresentano un traguardo, ma il consolidamento di una realtà importante per l’economia del territorio e il punto di partenza per una nuova e avvincente sfida all’insegna dell’eccellenza, un sostantivo che ci viene attribuito, che riteniamo di meritare e di cui andiamo orgogliosi». Guardare oltre sempre è la strategia di Blackfin. «Non basta un capannone, anzi un “capannon”, per produrre occhiali, bisogna creare valore e cultura - ha aggiunto Del Din - Oggi festeggiamo anche la follia che ci è stata attribuita da molti per aver deciso di costruire la sede proprio qui e la follia di Giancarlo per aver deciso di credere in quest’azienda, che agli occhi dei più sembrava prossima alla sua fine economica». Un tema, quello del fare le cose bene, anche «sapendo rompere le righe», che ha ribadito l’assessore regionale a Istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità, Elena Donazzan, presente all’evento insieme a Silvia Tormen, sindaco di Taibon Agordino. Ospite d’eccezione dell’inaugurazione è stato Paolo Nespoli, che ha coinvolto i presenti in un emozionante viaggio personale nello spazio, attraverso concetti e valori che l’astronauta ha voluto condividere con la storia di Blackfin: la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi nonostante le difficoltà, la sensibilità e il rispetto nei confronti dell’ambiente e in generale del nostro pianeta, il valore di eccellenza italiana, che lui rappresenta e cui l’azienda aspira da sempre. E, non ultima, la collaborazione tra i due: in occasione dell’ultima missione di Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2017, Blackfin ha realizzato delle montature utilizzate in orbita per alcuni test scientifici. L’applaudito intervento dell’astronauta si è concluso con la proiezione del filmato girato “da lassù” sulle note di The sound of silence di Simon e Garfunkel. (con la collaborazione di Luisa Espanet)

Da sinistra: Nicola Del Din, amministratore delegato di Blackfin, l’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, Giancarlo Recchia, direttore finanziario dell’azienda, e la fondatrice Maria Luisa Pramaor

che diventasse un tutt’uno con quello già esistente: un continuum architettonico e storico che tenesse conto dell’evoluzione, nel solco del Dna produttivo dell’azienda. La forma è di un monolite, lo skyline del tetto ricalca il profilo delle Dolomiti circostanti, le facciate sono rivestite di lamiera di alluminio dipinta di nero come la copertura, senza apparente soluzione di continuità. Il rapporto con le montagne si specchia sulle ampie vetrate che cambiano colore col passare delle stagioni. Il calcestruzzo lavato è prodotto con gli inerti del torrente Cordevole che scorre a circa venti metri dalla nuova sede, il legno di larice proveniente dai boschi del territorio è usato per rivestire totalmente la “stanza del silenzio” e per la pavimentazione, assieme all’erba, della terrazza panoramica. Black Shelter testimonia, dunque, l’intento di continuare a migliorarsi, da sempre punto forte di Blackfin. Dall’idea della fondatrice Maria Luisa Pramaor di usare il titanio, appunto nel 1971, fino all’incontro del figlio Nicola Del Din, ora amministratore delegato, con Giancarlo Recchia, direttore finanziario, e la brillante ripresa dopo un periodo difficile. «A tutti gli effetti questo nuovo edificio è una dichiarazione d’amore verso il nostro passato, le nostre persone e le loro grandi competenze, ma è anche una dichiarazione d’intenti in favore dei tanti progetti e obiettivi che ancora sogniamo di realizzare», ha raccontato Del Din. «Solo chi tenta l’impossibile può ottenere il possibile», è la frase di Max Weber che ha ricordato Recchia nel discorso agli ospiti. «Persino nelle dif-

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