Cupi Sussurri Parte 1- La villa delle voci La luce pallida filtrava attraverso le tende trasparenti creando un’accanita battaglia fra luce e ombra sul letto di Matteo che, come ogni normale adolescente, chattava con il suo amico da più di mezz’ora. Matteo non giocava mai fuori e in casa non aveva nessuno con cui spassarsela essendo figlio unico. Abitava in una casa antica, con un giardino perennemente incolto, le staccionate consumate gli alberi spogli allargavano le loro radici tra i cespugli su cui nessun passerotto si fermava a posarsi. Ma non era per questo che il ragazzo non aveva mai passato del tempo all’aria aperta, e non era un caso se l’erba ingiallita fremeva misteriosamente senza neanche un freddo spiffero autunnale; la risposta si trovava di fronte a casa: un’enorme villa abbandonata, in cui, nonostante l’epoca in cui era stata costruita, non vi scorgevano ragnatele o macchie di sporco. La vecchia dimora incuteva grande paura al ragazzino e, sin da piccolo, amava creare lugubri ipotesi sulle cause del suo abbandono e aveva ragioni per farlo: era successo più di una volta che di notte fosse svegliato dai lamentosi sussurri provenienti dalla villa, sentiva voci, urla aveva nella testa e quando si alzava per vedere cosa c’era aldilà della strada scorgeva una luce
lontana provenire da una stanza. Naturalmente i genitori di Matteo credevano fossero solo paure da bambino, ma il ragazzo non si dava per vinto ed insieme al suo migliore, Federico, bramavano segretamente di entrare nella villa per scoprire i motivi delle strane voci e dei fenomeni che accadevano di notte in quella casa.
Parte 2: IL Disco Già quando, oltrepassata la strada che divideva le due case, si fecero sentire le lugubri voci che si lamentavano, come in lontananza, mente camminavano, il vialetto sembrava allungarsi e divenne difficile camminare, si ritrovò davanti all’immensa porta scura e, poco prima di sfiorare la maniglia il cielo si fece notte, il sole si tramutò in luna, la luce in buio e i rumori in silenzio. E la porta, aprendosi, fece uscire voci dai corridoi e sussurri delle stanze poi si udì un inquietante rumore di sottofondo, proveniente dalle lontane camere buie. Avanzando percepirono stranamente nell’aria un profumo di rose, dolciastro ma amaro, odore di morte. Camminavano svelti per giungere al rumore sordo, quando davanti a loro una stanza illuminata terminava il corridoio, dove il rombo era più forte. I due ragazzi entrando nella sala luminosa, rimasero a bocca aperto: una ragazza mormorava ascoltando il sordo rumore che proveniva da un giradischi rotto. Matteo si fece
coraggio e le disse gentilmente :“Signorina, non credo che lei possa stare qui” e lei, che della presenza dei due non se ne era ancora accolta, si voltò mostrando dei fulgidi occhi verdi e, con voce cupa parlò :“Due mortali....loro vi verranno a prendere…andatevene…vi stavano aspettando…”
Parte 3: Damniato Memoriae I due ragazzi, terrorizzati, indietreggiarono lentamente fino a correre per i corridoi e ritrovarsi in trappola davanti alla porta sbarrata. Ancora con gli avvertimenti della ragazza nella tosta sentivano dei rumori di passi strascicati giungere dai bui corridoi e volti umani che si avvicinavano ai ragazzi impauriti quando risuonò un urlo potentissimo e poi il buio fece sprofondare i due. Matteo pensò di essere morto quando si svegliò sul suo letto con il telefono fra le mani ed il viso sudato. Scese velocemente le scale e, uscendo di fuori, gli sembrò strano di non vedere nulla davanti a casa ma disse a se stesso che era sempre stato così. Un disco si intravedeva tra i fili d’erba dell’appezzamento vuoto con vari frammenti di vetro attorno, ma il ragazzo ignorò la cosa e
alzando le spalle rientrò in casa: Matteo non ricorda piÚ e ormai da tempo non si sentono i cupi sussurri che prima risuonavano tra i corridoi.