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Prospettive

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Bibliografia

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Prospettive

“È dall’alto che si capiscono le distanze.”68 È con questa affermazione, una volta tanto tratta dalla recente letteratura italiana di qualità, piuttosto che dal freddo linguaggio scientifico, che traiamo spunto per considerare il punto di osservazione del Ministero nella stratificazione dei beneficiari del SSN. L’esperienza nazionale qui presentata mostra che un semplice punteggio basato su diagnosi ospedaliere e prescrizioni di farmaci derivate da dati amministrativi è in grado di stratificare i beneficiari del SSN italiano in base al loro rischio di morte a un anno. Il punteggio MCS ha migliorato significativamente il potere discriminatorio e la riclassificazione dei punteggi prognostici comunemente usati, cioè gli indici CCI, EI e CDS. Oltre alla mortalità a un anno, il punteggio MCS ha mostrato buone prestazioni per la previsione della mortalità a lungo termine, del numero di ricoveri ospedalieri a breve e lungo termine, così come del costo biennale dei ricoveri dalla prospettiva del SSN. L’applicazione del MCS può essere utile per misurare e confrontare bisogni di assistenza differenziali tra Regioni e tra categorie di pazienti.

Come sempre, c’è ancora molto lavoro da fare in questo campo. Innanzitutto, MCS, benché già in uso, dovrebbe essere considerato un punto di partenza, perché andrebbe raffinato man mano che i dati/le informazioni/i flussi diventano più completi e paragonabili tra Regioni. L’integrazione tra flussi sanitari e informazioni socio-economiche è un campo promettente ma allo stato attuale non esplorabile se non in alcune Regioni (si veda, ad esempio, l’esperienza della Regione Lazio). Da queste esplorazioni possono derivare importanti indicazioni metodologiche sia per definire nuovi flussi informativi a valenza nazionale e pertanto attivati in tutte le Regioni e nelle PA, che per interconnettere flussi già

esistenti presso enti e strutture diversi dal Ministero della Salute, come, solo per citarne alcuni, l’Istat, i Registri tumori, i database dei MMG. In secondo luogo, la presa d’atto che i bisogni assistenziali sono drammaticamente eterogenei tra le Regioni dovrebbe di per sé avviare una profonda riflessione che preveda l’applicazione di modelli adeguati all’analisi dei determinanti di questa eterogeneità e la conseguente revisione dei criteri di distribuzione del Fondo sanitario tra le Regioni. Una medesima attenta riflessione dovrebbe essere indirizzata all’identificazione di adeguati e dinamici sistemi di individuazione delle priorità d’intervento, basati su solide evidenze scientifiche e su altrettanto validi sistemi di rilevazione dei bisogni di salute e di valutazione dell’assistenza. Infine, dovrebbe essere rivolto un invito esplicito agli epidemiologi italiani a utilizzare strumenti di risk adjustment più adeguati al contesto italiano.

Nel frattempo, le esperienze regionali riportate nel presente booklet e quelle in via di sviluppo rappresentano da un lato approfondimenti degli strumenti nazionali, necessari per ogni singola realtà regionale, e dall’altro proposte metodologiche da condividere, confrontare e coordinare in modo sinergico, allo scopo di produrre e sviluppare strumenti utilizzabili da tutte le Regioni e quindi anche dal livello centrale. In tale ottica, le Regioni forniscono una straordinaria occasione di crescita della sanità nazionale, intesa nella sua organizzazione ripartita, ma sinergica, tra Stato e Regioni.

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