Anno III - #000/Settembre 2010 - Periodico in attesa di registrazione
paroleimmaginiemozionirealtĂ raccontioss ervazionitesti
09/2010#000tris
Annika Strøhm
p. 01
Rosita Sciscioli
p. 02
Carmen de Pinto e Francesco Sguera
p. 02
Lucia Lazzeri
p. 04
Michele Pinto
p. 06
Francesco Martinelli
p. 07
Lucia Binetti
p. 10
Alessandro De Benedittis
p. 11
Alessia Vangi
p. 12
Elisabetta Pastore
p. 13
Attrice e regista norvegese. Vive e lavora in Italia da 9 anni. Si è diplomata alla Nordic Theatre Academy del Prof. Jurij Alschitz e con lui ha lavorato in diversi spettacoli Tra gli altri ha studiato/lavorato con J.P. Dénizon, A. Milenin, G. Borgia, G. Sneltvedt, T. Ludovico. Nel 2007 ha fondato l’associazione culturale Areté Ensemble insieme a Saba Salvemini.
Studentessa di Lettere, curriculum “Editoria e Giornalismo” presso l’Università degli Studi di Bari. Ha seguito i laboratori teatrali dell’Istituto Tecnico Commerciale Tannoia di Corato, ha partecipato a Rassegne teatrali studentesche ed ora è membro dell’associazione teatrale studentesca “La Compagnia del Canovaccio”.
Periodico di informazione e critica culturale a cura della
Scuola delle Arti della Comunicazione
Centro di Educazione e Orientamento Teatrale Via Ruvo, 32 - 70033 Corato (Ba)
http://pierrotweb.wordpress.com Progetto grafico ed impaginazione Danilo Macina
25 anni l’una e 26 l’altro, condividono dal 2005 le loro esperienze di vita, arte e lavoro. Laureatisi entrambi in Lingua e Letteratura italiana presso l’università di Pisa con due tesi sull’onomastica letteraria del teatro napoletano dell’Ottocento. Attori di teatro napoletano, teatro popolare e teatro per bambini sono spesso autori e registi delle opere che interpretano. Con PiCoTeMò (Piccola Compagnia del Teatro Mobile) collaborano con Miranfù, Libreria per Giovani Lettori di Trani e con l’associazione di educatori Alipes di Pisa. Curiosi e sperimentatori per natura, si sono recentemente avvicinati alle tecniche del video partecipativo e alla didattica dell’italiano L2 attraverso la narrazione e metodologie ludiche e multimediali.
Musicronista o musicista cronica, pianista e cantante, di teatro simpatizzante, curiosa e stravagante. Precaria insegnante ed artista errante.. E’ diplomata in Pianoforte, Canto, Didattica generale e del Pianoforte, laureata in Pianoforte indirizzo maestro di sala e palcoscenico e Canto ramo concertistico. Ha vinto numerosi concorsi internazionali e nazionali ed eseguito in I assoluta brani inediti in Italia e all’estero. Collabora con Lucio Dosso con il quale si è costituita in duo Canto e Chitarra. Affianca all’attività concertistica quella didattica, insegnando canto e pianoforte nelle scuole di Carrara, Massa e La Spezia.
Laureato in giurisprudenza con una tesi sulla liberta’ d’espressione e la censura cinematografica e opera da 10 anni nel campo delle produzioni multimediali. Ha insegnato didattica dell’immagine in decine di scuole, collaborando visivamente a teatro passando attraverso il genere documentaristico, la musicarterapia e l’attivita’ di videojoker in discoteca continua la sua originale sperimentazione artistica.
In copertina:
“Vibrazioni d’amore” Danilo Macina
Stampa digitale a cura di: Graziani Arti Grafiche S.r.l. S.P. 231 km. 31,600 - 70033 Corato (Ba) www.graziani.it
Il contenuto degli articoli riflette esclusivamente il pensiero dell’Autore e non è necessariamente condiviso dalla redazione di Pierròt. L'unico responsabile è l’Autore che ha fornito i materiali, i dati, le informazioni o che ha espresso le opinioni. Qualora il lettore riscontri errori o inesattezze è pregato di rivolgersi a pierrotweb@libero.it che si impegnerà a correggere o rimuovere informazioni che risultino inesatte o che costituiscano violazione di diritti di terzi. Tutto il materiale pubblicato (articoli, foto, illustrazioni, etc.) è coperto da copyright, tutti i diritti sono riservati, può essere pubblicato altrove, non per usi commerciali, dandoci preavviso e comunque citandone sempre la fonte.
Anno III - Numero 000tris. Chiuso in redazione il 30 settembre 2010. Chi volesse inviare articoli, foto, materiale, dare suggerimenti o semplicemente contattarci, può farlo scrivendo a: Pierròt c/o Teatro delle Molliche Via Monte Carso, 26 - 70033 Corato (Ba) o inviando una e-mail a pierrotweb@libero.it.
Concluso il Liceo, abbandonata l’Università di Bari Facoltà di Giurisprudenza dopo aver superato 17 esami, conclusa la parentesi del servizio militare, ha deciso di dedicarsi professionalmente al Teatro. Dirige la Scuola delle Arti della Comunicazione ed è regista e interprete del Teatro delle Molliche. Si è diplomato attore, ha conseguito il diploma di specializzazione in Regia Lirica. Ha scritto numerosi testi teatrali tutti rappresentati. Da 10 anni si dedica alla pedagogia teatrale insegnando presso le Scuole. Non attende di diventare grande ne aspira a fare qualcosa di diverso rispetto a quello che vuole fare.
Appassionata di teatro, insegna da 12 anni nella scuola secondaria; scrive di eventi culturali per Molfettalive.it; in qualità di tutor ed esperto, ha seguito alcuni progetti di formazione ed educazione per docenti ed alunni.
Allievo attore della Scuola delle Arti della Comunicazione. Si è diplomato presso il Liceo Classico di Corato. Si dedica all’arte non per ammazzare il tempo ma per vocazione, non vive di realtà ma di sogni.
Laureata in lettere presso l’Università degli studi di Bari, curriculum “Cultura letteraria dell’età moderna e contemporanea”. Diplomata presso la “Scuola delle Arti della Comunicazione” in qualità di attrice. Aspirazioni: fare del teatro il mio mestiere in qualunque forma o manifestazione: “ESSERCI”.
30 anni, allieva diplomata della Scuola delle Arti della Comunicazione del Teatro delle Molliche di Corato.
Laureata in legge. Oltre a continuare a maturare esperienze nell’ambito legale, ha svolto attività presso un ente pubblico che si occupa di internazionalizzazione delle imprese. “Parallelamente coltiva la sua passione per la scrittura, partecipa a progetti di teatro e scrittura in qualità di esperta nelle scuole. Cura la rubrica “Pianeta uomo” sul portale web Andrialive. Nella vita ha avuto spesso paura ad affrontare la vita. Oggi è convinta che sia possibile conciliare i bisogni legati alla sopravvivenza con la necessità di seguire la propria natura. Considera la scrittura un dono ricevuto dal cielo. A novembre uscirà il suo primo libro dal titolo: “L’uomo che intagliava pezzi di legno” - Ed. Albatros.
Alessandra Mazzilli
p. 14
Michelangelo Clemente
p. 14
La corrispondenza
p. 16
Diplomata presso la Scuola delle Arti della Comunicazione e studentessa di lingue e letteratura straniera. Curiosa osservatrice e appassionata di arte, si è talvolta messa alla prova anche nella musica e nella pittura. Ha provato a meglio definirsi ma in fin dei conti si è rivelata un’incognita anche per se stessa. E in fondo le piace così.
Frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico ‘’A.Oriani’’. E’ un disegnatore. L’allegro nichilismo di una bicromatica visone del mondo trova spazio nella tecnica del fumetto : il miglior mezzo, a sua detta , per dar vita attraverso le immagini, al disagio della cultura capitalista .
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Saba Salvemini Annika Strøhm
A
ncora parole…
Questa vista di bambini sfrenati in un gio-
Il teatro è fatto di mistero e la poesia
co impavido
trova talvolta le parole per rievocarlo.
Questa vista di colori gioiosi che sguazza-
A questo giro vorremmo che lasciare una
no contro l’occhio!
sensata accozzaglia di lettere altrui.
Questo aperto fresco di cielo!
Pensiero che il norvegese Bertrand Besigye
Questo (aaatsjooo!) polvere di saliva volante
ha lasciato una ventina di anni fa
Questo giorno dove la mia disperazione
prende la forma del vento
E NON AIUTA PER QUANTO POSSIAMO
E piega l’erba, piega gli alberi, prende la
ESSERE IMMORTALI
forma della bocca che bacia
di Bertrand Besigye
E piega la tua testa Non lo si vivrà un’altra volta
E non aiuta, per quanto possiamo essere
Questo momento dove schiocco la spada
immortali,
della mia vita contro il giorno
Questo giorno non lo vivremo un’altra
E il giorno squilla, SI! Questo blu enorme
volta
che circonda la terra
Questi colori verdi degli alberi canticchian-
è un unico gigantesco tondo SI! Che squilla
ti, questi gocciolanti
lontano oltre il circolo stretto del sistema
fasci di verdume: verde cetriolo, verde
solare: SI! Qui fu vita!
olivo
Sugli altri pianeti che circondano questo
verde volgare del mare!
Sole vita non fu
Questo rumore di persone che camminano
Ma qui, qualcosa di incredibile è successo!
lentamente, questo suono
Qui fu vita!
di gabbiani ridenti che piangono veloce-
mente, questa terra occhiomarrone
Bertrand Besigye – Almost twenty years ago
Sorrisi che brillano pieni di carne e forti Non lo si vivrà un’altra volta Questo sole che martella rabbioso espandendo il terreno secco ed assetato Questo sole che lievita la sua gialla follia per la terra Che mette in moto le correnti marine di questo giorno, le correnti D’insetti e di persone di questo giorno Questo bacio ipnotico e vibrante fiammeggiante che ricevo dall’anima nelle tue labbra mortali pierròt
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#000tris 09/2010
Rosita Sciscioli
Per la prima volta tutto è stato nelle no-
modo di toccare con mano tutto quanto
stre mani… abbiamo scritto il copione,
c’è dietro l’ideazione e la messa in scena
pensato alle scenografie, alla recitazione
di uno spettacolo. Il mondo dei bambini
e ai costumi. Ci siamo dati un gran da fare
è interessante, lo è soprattutto la loro ca-
sotto al sole cocente dei nostri pomeriggi
pacità di immaginazione e la loro fantasia,
d’estate, però nonostante tutto ne è valso
non è un caso, l’utilizzo della “scenografia
la pena! Ecco che “La compagnia del cano-
virtuale” il cui scopo è quello di lasciare
vaccio” ha mosso il suo primo passo in un
libera immaginazione allo spettatore di
mondo, quello del teatro, da un altro pun-
quanto all’apparenza sia invisibile. I bam-
inalmente “La compagnia del canovac-
to di vista e con una maggiore responsa-
bini hanno ben accolto questo sforzo di
cio” ha fatto il suo debutto! “Domino.
bilità. La nostra esperienza nei laboratori
immaginazione a cui sono stati sottoposti,
Giornate di teatro per bambini e ragazzi”
teatrali ci ha insegnato a vedere la messa
si sono sentiti coinvolti dalle disavventure
le ha dato questa prima opportunità che
in scena da un punto di vista che definirei
di Scemenzino. Noi del Canovaccio siamo
è stata colta al volo nonostante questa ci
“passivo”, perché l’ideatore e regista delle
molto soddisfatti dei risultati ottenuti e
abbia portato a lavorare per gran parte del
nostre performance era l’esperto teatrale
facciamo tesoro di questo nostro primo
periodo estivo! Eh, faceva caldo in sede!
che conduceva il nostro lavoro. Ma questo
passo per continuare il nostro cammino...
Però ne è valsa la pena: abbiamo messo in
cambiamento non ci spaventa più di tanto,
scena uno spettacolo tratto dall’omonima
ci è stato da insegnamento proprio questo
fiaba dei Fratelli Grimm “L’oca d’oro”.
nostro primo passo, perché abbiamo avuto
F
Carmen de Pinto Francesco Sguera
I
n un regno lontano, ma non poi tanto,
Il principe fu molto onorato della proposta
appena oltre il posto più sconosciuto
e si ripromise di partire al più presto ...
che si conosca, viveva il giovane principe
Passarono tre mesi, riavutosi finalmente
Indolento.
dalla fatica della lettura della lettera, co-
Un giorno dal vicino regno di Dietroilcan-
minciò a prepararsi per il viaggio e dopo
ton arrivò una lettera della principessa Fuji
sei mesi tutto fu pronto per la partenza.
Fuji:
Indolento portava con sé dei bellissimi cuscini di seta e broccato come dono per
p.02 pierròt
Caro principe Indolento,
la sua futura sposa, ma non era nemmeno
mi hanno parlato molto bene di te, infatti,
arrivato alle porte del suo palazzo che già
oltre alla tua bellezza, tutti lodano il tuo ca-
aveva bisogno di riposarsi.
rattere pacifico e tranquillo.
Mentre era seduto all’ombra di una gros-
Siccome ho deciso di prendere marito, mi
sa palma ecco strisciare di lì una grande,
piacerebbe tanto conoscerti.
grandissima Lumaca, che come tutte le
Ti aspetto presto al mio castello
lumache di questo mondo trascinava con
Principessa Fuji Fuji
sé la sua casa:
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Signora Lumaca, di grazia, mi può dire
salto fu oltre il regno del principe, in due fu
Sono il principe Indolento e cerco la
dove sta andando? –
alle porte di Dietroilcanton e in tre l’aveva
principessa Fuji Fuji –
Certo, ho deciso di trasferire la mia casa
superato da un pezzo.
La principessa ormai non c’è più – disse
nel regno della principessa Fuji Fuji. –
Si fermi, la prego signor Grillo – urlò il
la guardia con aria misteriosa.
Oh ma che combinazione! – disse il
principe disperato – abbiamo superato
Perché dove è andata? –
principe – Siamo diretti nella stessa di-
il regno della principessa Fuji Fuji già
Da nessuna parte. La principessa non
rezione. Sarebbe così gentile da darmi
da un pezzo –
c’è più, perché ora c’è la regina Fuji
un passaggio? –
Caro principe, glielo avevo detto che
Fuji. Stanca di aspettare l’arrivo di un
Certo, principe. Salga su, cercherò di
andavo di fretta. Se vuole la posso
principe ritardatario, si è sposata con il
fare il più presto possibile! –
lasciare qui, deve solo fare un po’ di
principe Ambresso ed ora vivono felici
strada indietro.
e contenti – e detto questo sparì dalla
Il principe si accomodò sul guscio della Lumaca, tenendosi ben stretto per non
Il principe ringraziò il Grillo e riprese con
cadere e cominciarono il viaggio.
calma il suo viaggio ...
Deluso per la notizia appena ricevuta, il
Passarono due settimane, la signora Luma-
Dopo pochi metri eccolo di nuovo fermo a
principe Indolento si guardò intorno e vide
ca ce l’aveva messa proprio tutta ... ma non
riposarsi, questa volta su una bella spiag-
in lontananza la sagoma rossa del suo ami-
era riuscita ad andare oltre l’ombra della
gia dorata.
co Gambero che continuava a salutarlo.
palma da cui erano partiti.
Indietreggiava da quelle parti un grosso
Indolento non ci pensò due volte, lo rag-
Gambero rosso:
giunse, saltò sulla sua groppa e ricomincia-
Ma signora Lumaca, lei va troppo pia-
sua vista.
no! –
Signor Gambero, posso chiederle dove
rono il loro viaggio e vi assicuro di averli vi-
Caro principe, io devo portare la mia
sta andando? –
sti passare proprio ora sotto la mia finestra.
casa sempre con me. –
Ah beh, questa è una domanda a cui
Allora la ringrazio tanto, ma proseguirò
non posso rispondere. Camminando
da solo –
all’indietro posso solo dirle dove sono
Indolento salutò la signora Lumaca e si ri-
già stato e non dove sono diretto! –
mise in viaggio, ma dopo pochi minuti era
Se la indirizzassi verso il regno di Die-
di nuovo fermo per riposarsi.
troilcanton dove sono diretto io, lei mi
Saltava da quelle parti un Grillo verde e
darebbe un passaggio? –
parlante, che sembrava dirigersi di gran
Certo, così per la prima volta saprei
carriera verso il regno di Dietroilcanton.
dove sto andando! –
Scusi, signor Grillo – chiese il principe
Felicissimo Indolento salì al contrario sulla
– Dove sta balzando? –
groppa del Gambero e finalmente, dopo
Vado nei boschi che si trovano al di là
un mese di viaggio, giunsero al palazzo
del regno della principessa Fuji Fuji. –
della principessa Fuji Fuji.
Di grazia signor Grillo sarebbe così
Indolento e il Gambero si ringraziarono a
gentile da portarmi in groppa? –
vicenda e il principe bussò alla porta del
Certo principe, ma faccia presto, per-
palazzo reale:
ché vado di fretta – Indolento si aggrappò al Grillo che in un
Chi è che bussa? – urlò una guardia dall’alto di una torre. pierròt
p.03
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Lucia Lazzeri
Salvo poche occasioni (il modulo di arte
strumento quotidianamente portatore
scenica, nell’ambito del corso di
di un linguaggio condiviso, ma capace an-
canto lirico, che prevede la recitazione a
che di veicolare vissuti, valori,
memoria di una breve poesia) è la
emozioni propri del Sé. Proprio quest’ulti-
voce cantata a farla da padrone nel percor-
ma particolarità mi è sembrata
so di studi accademico.
preziosa per un discorso pedagogico. Qua-
Il mio interesse per le possibilità della voce
le miglior modo di sentire,
anche parlata tuttavia rimaneva
analizzare e trasmettere le proprie emozio-
vivo, alimentato personalmente dalla pas-
ni della voce parlata e, una volta
sione per gli spettacoli teatrali di
interiorizzate e vissute, poterle poi trasferi-
prosa.
re sul pianoforte e così
E’ stato durante il corso di Didattica Musi-
aggiungere un fattore X veramente perso-
cale da me frequentato presso il
nale ed unico all’interpretazione
on basta declamare. La parola è mu-
Conservatorio “G. Puccini” di La Spezia che
strumentale?
sica. Il testo è la melodia […] L’attore,
ho avuto l’occasione di
Dopo aver sperimentato personalmente,
padrone dei suoi movimenti, che se ne serve
interpretare la fiaba di R. Vinciguerra La
continuai ad approfondire il
per sottolineare ciò che dicono
storia delle note, come voce
discorso intorno alla voce parlata e, strano
voce e parola, mi fa pensare all’accompa-
narrante e recitante. Il fatto di aver dovuto
ma vero, le occasioni di
gnamento strumentale di un bel
interpretare due personaggi, mi
praticarla si fecero sempre più frequenti: è
canto. Una bella voce maschile che entra in
ha stimolato (con l’aiuto del docente di
un po’ come quando ci
scena con la sua battuta, al
canto corale) ad andare a ricercare
interessiamo ad una cosa e la vediamo
momento giusto, mi fa pensare ad un violon-
e a trovare nella mia voce (ma non solo!)
dappertutto intorno a noi!
cello o ad un oboe. La risposta
diverse modalità espressive e
Cominciavo ad inserirla all’interno dei sag-
limpida e acuta di una voce femminile mi
stilistiche.
gi di pianoforte presso la Scuola
ricorda il violino e il flauto. Il
Lo spettacolo era indirizzato a studenti
Comunale di Carrara presso la quale inse-
suono basso, di petto, dell’attore drammati-
degli ultimi anni della scuola
gno ormai da più di dieci anni,
co ricorda l’entrata della viola
elementare ed ho avuto modo di provare e
scoprendo che alcuni tra i miei alunni ave-
d’amore. Il basso profondo del padre nobile
verificare sul campo la grande
vano innata questa capacità di
canta come un fagotto e quello
capacità propria della voce parlata di poter
portare all’esterno e di comunicare agli
del cattivo sembra un trombone […].
non solo evocare mondi e
altri tramite la voce, il loro mondo
La voce umana comprende un’intera orche-
personaggi immaginari, ma costituire so-
interiore. Notavo che la voce parlata aveva
stra.
prattutto un utile e strumento di
in più una valenza
K. S. Stanislavsky
consapevolezza della propria identità per-
comunicativa e musicale anche al di là del
sonale prima che musicale.
significato delle parole stesse.
N
Durante gli anni del mio duplice percorso
Inoltre, spesso, dovendo spiegare concetti
formativo di strumentista
Questa opportunità avvenuta nel campo
musicali, analizzare brani
e cantante non ho avuto molte opportuni-
artistico mi ha portato a riflettere
pianistici per e con i miei allievi mi trovavo
tà di lavorare con la voce parlata.
intorno a questo strumento, la voce,
a parlare di frasi, periodi, voci,
p.04 pierròt
09/2010 #000tris
respiri, melodia, comunicazione, senso,
realizzazione artistica: le analogie struttu-
verbale; scoprire se e dove si
significato, discorso, riguardo sia
rali ed espressive tra il testo
possano trovare punti e spunti di coesione
alla tecnica che all’interpretazione (a mio
recitato e la parte strumentale potevano
tra di loro potrà essere
avviso facente anch’essa parte
essermi utili. Nello stesso tempo
un’occasione stimolante e didatticamente
della tecnica); in breve, e non solo metafo-
non volevo abbandonare l’obiettivo princi-
valida, un vero e proprio
ricamente, utilizzavo termini
pale: dare uno strumento tecnico
metodo di studio per migliorare l’espressi-
mutuati all’ambito della voce parlata e tro-
ed espressivo in più per una migliore e più
vità e l’interpretazione,
vavo sempre più spesso analogie
consapevole interpretazione agli
trovando nello stesso tempo soluzioni a
musicali nell’arte della parola, come pro-
allievi strumentisti.
problemi tecnici nello studio
prio di recente, in occasione di
Ritengo che l’insegnamento di uno stru-
del pianoforte.
“Entriamo nella casa della musica”.
mento non possa essere
Da qui la curiosità di indagare più a fondo
ridotto ad una mera ripetizione ed esecu-
“…il senso del sistema verbale e quello del
sulla possibile parentela tra la
zione sterile di composizioni anche
sistema musicale sarebbero identici…
voce parlata, cercandone i tratti più squisi-
lontane nel tempo; l’allievo di strumento,
ma essi lo direbbero diversamente, l’uno sot-
tamente musicali, e gli elementi
anche se non ancora
to il suo aspetto discorsivo, razionale,
“letterari” del discorso musicale.
professionista deve comunque avere la
l’altro sotto il suo aspetto irrazionale”.
A questo punto mi serviva un pre-testo, un
capacità, a mio avviso, di saper
(B. de Schloezer)
genere che li comprendesse tutti
eseguire un brano alla luce del proprio vis-
e due: è da lì che sono venuta a conoscen-
suto privato e sociale,
za del melologo, unione di Melos
conoscendo le proprie emozioni e ricavan-
e Logos ; ne ho avuto notizia anagrafica-
done una chiave di lettura propria
mente e relativamente tardi, anche
ed originale.
perché poco conosciuto e praticato in Ita-
Percepire “sulle proprie corde” le varie
lia.
emozioni ed incanalarle in un fatto
Pur essendo un genere ormai struttural-
artistico non solo può aiutare a riconoscer-
mente codificato e storicamente
le e comprenderle meglio, ma
situato, seppur con alterne vicende e risul-
diventa un valido ausilio per una più com-
tati artistici, l’idea di poter
pleta e matura interpretazione
riprendere una forma musicale che unisse
personale e musicale.
in sé l’aspetto strumentale e
Da sempre reputo che le arti possano e
quello vocale continuava a ronzarmi nella
debbano dialogare tra loro e ne
testa. Pensavo alla possibilità di
sostengo l’interdisciplinarietà e la transdi-
affiancare tra loro un brano musicale ed
sciplinarietà come occasione di
uno recitato, di epoche diverse
arricchimento qualitativo e quantitativo
magari simili per situazione drammatica e
nel percorso educativo musicale,
psicologica, utilizzando una
da qui la convinzione che unire questi due
sorta di melo-logica che ne motivasse la
“linguaggi”apparentemente
scelta e ne consentisse una
diversi quali quello musicale e quello
A meno che.........
pierròt p.05
#000tris 09/2010
Michele Pinto
R
ispetto al passato più remoto dell’umanità, quello della vista è il senso che piu’ utilizziamo. Questo abuso che ogni giorno facciamo del ricorso ai nostri occhi, non è dovuto unicamente al bombardamento mediatico cui quo-
tidianamente siamo sottoposti. Esso ha origini che risalgono alla notte dei tempi. Ancor prima che una mera sensazione di piacere trasmessa al nostro cervello, quello dell’osservare è un comportamento spontaneo e necessario riconducibile all’ istinto di sopravvivenza. Noi in primo luogo osserviamo, non per imperante e contagioso voyeurismo (si pensi al dilagante fenomeno della tv spazzatura costituito da volgarità spesso sessuali e risse), bensì per studiare e analizzare l’ambiente circostante e scorgervi eventuali pericoli di qualsiasi natura essi siano. L’immagine stessa, una semplice raffigurazione molto spesso può rappresentare un pericolo. Questo è quanto accade tutt’oggi in alcuni comportamenti “iconoclastici” manifesti soprattutto in campo religioso (vedi ad esempio la distruzione delle statue di Buddha nella valle di Bamiyan ad opera dei talebani nel marzo 2001) in virtù di un dogma fondamentalista imperante nell’islamismo come nell’ebraismo per cui è vietata qualsiasi raffigurazione del volto e in generale dell’immagine divina. In altre confessioni invece la raffigurazione del divino è abusata e molto spesso sfruttata a livello commerciale....e su questo potremmo aprire una discussione infinita.
LOTUS di Michele Pinto p.06 pierròt
09/2010 #000tris
Francesco Martinelli
E
ccola la violenza del mondo. E’ sempre
popolo indifeso, c’è tutto quello che si può
più forte, sempre più spavalda. Non
spiegare, capire e condannare con sdegno
c’è possibilità di frenarla. La violenza del
immenso. Addirittura i forni crematori
vicino è quella del lontano che si avvicina.
avevano una logica economica basata sul
E’ la stessa conosciuta da Shakespeare?
risparmio, una igienica e una numerica. La
Quella di Shylock che rivendica una lib-
violenza che sento va ben oltre la politica,
bra di carne umana per giustizia? Quella
la religione, gli ideali, va oltre la cattiveria,
di re Claudio che uccide il saggio fratello
il vizio e il peccato. La sento la violenza sul
e sposa la moglie con l’inganno; quella di
mondo. Non ci sono più regole che rego-
Riccardo III che con le sue deformità sfregia
lano la violenza, né si inneggia ad un duce
tutti coloro che lo circondano; quella dei
garante di violenza, o un fuhrer principio
regnanti coniugi Macbeth complici di san-
ispiratore di violenza. Nel mondo c’è la
gue che s’insanguinano del sangue gentile
violenza come forma di educazione e non
del re buono che muore esangue? Re, Sire,
speculazione, strategia di sopravvivenza e
Maesta… non bastano. La violenza nel
non vendetta o risultato di odio, non offesa
mondo è nelle mani vendicative di Otello
ma legittimità. La violenza è nei bambini e
che non si degnano di soffocare la donna
cresce come adulterio. E’ un diritto che si
amata ma affidano l’ingrato compito ad un
acquisisce democraticamente, repubbli-
cuscino? Nel violento pasto di Andronico
canamente, elettoralmente. E’ una pratica
che serve alla regina Tamora i corpi dei suoi
che gli uomini hanno persino imparato a
due figli? La violenza del mondo è qui? No,
curare con la preghiera. E’ nelle canzoni,
non è questa. Neppure i racconti epici di
nelle poesie, nei dipinti. E’ nei suoni e nei
spade e frecce e lance, roghi laceranti, rac-
colori. Le istituzioni sono violente: la scuo-
contano la violenza che ci ha conquistato.
la, il parlamento, l’esercito, la banca, gli
Né Eschilo e Sofocle e il moderno Euripide
ospedali, i ginecologi fanno a botte men-
ci saziano con i loro delitti, con le violente
tre nasce una vita. Nelle chiese scoprono
punizioni degli Dei, o le orge senza freni
cadaveri di donne e sperma. Si violentano
delle baccanti. Tutte queste violenze sono
gli angeli. Eccola la violenza. E’ sempre più
episodi di follia, trame orrende di potere
forte, sempre più spavalda. Non c’è possi-
machiavellicamente giustificate, sono vio-
bilità di frenarla. La violenza del vicino è
lenze che non c’erano o se c’erano erano
quella del lontano che si avvicina. Non è
meno terribili di quanto si raccontavano.
possibile giustificarla, capirla, non ci sono
Allora venga in soccorso la raccapricciante
più guerre di soldati. Nessun sacrificio
violenza storica dei regimi: nazisti, fascisti,
di innocenti,
talebani… ma questa è niente. In questa
uccidere. Bambini uccisi nelle lavatrici e
violenza ci sono le vittime e i carnefici, i
stesi ad essiccare al sole, massacrati perché
giusti che subiscono e gli ingiusti che in-
piangono dalle madri stesse che l’indo-
fieriscono, c’è la politica di sterminio su un
mani i mariti ingravidano nuovamente.
nessun Minotauro c’è da
pierròt p.07
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Persone con handicap violentate sessual-
più abbattere grattacieli e uccidere tremila
mente dinnanzi ad un cellulare per im-
persone, se quotidianamente si uccide in
mortalare il potere della violenza. Non c’è
modo peggiore in tutto il mondo. Non si
più la violenza del vizio, della follia… c’è
possono contare le vittime. Cosa c’è di più
l’urlo che ci ingoia. La violenza è dell’uomo
mortifero dell’eliminazione della: giustizia,
che nasce e si forma violentemente, non di
verità, onestà; cosa può essere più terribile
un esercito, né di uno stato, né di una set-
di uno sputo in cielo. Sapete quanto è mor-
ta di invasati. E’ nel domicilio il covo della
tale bestemmiare per una partita di calcio?
violenza che non si moltiplica nel macro si-
Immensamente. La violenza dell’evidenza
stema sociale ma rimane tale. Padri contro
ha annullato Dio e sta annullando l’umani-
figli, figli contro padri non come casi isolati
tà. Le bombe non tuonano, i proiettili sono
ma come regolare modo di sentirsi vivi. La
insufficienti, si è scoperto che la migliore
violenza dell’abbandono, della dimenti-
arma di distruzione di massa è la violenza
canza, del possesso, della menzogna, della
umana. Ma chi ci guadagna?
paura, della meschinità. L’uomo sembra
Io so chi ci perde.
non volere più niente di più di quello che
Il Paradiso non può attendere.
ha esaurientemente: la violenza e il suo
Vediamolo blu sempre più blu questo cie-
esercizio. L’uomo libero si sente tale perché
lo.
può violentare e violare. La violenza della
L’anima non si deve insozzare.
parola, dei gesti, dei fatti che trova solu-
Io professionalmente mi dedico ad invio-
zione solo in parole violente, gesti violenti,
lente opere:
fatti violenti. Guardatela la gente negli
L’usignolo e la rosa di Oscar Wilde,
occhi, nel camminare, sono tutti pronti alla violenza. Eccola la violenza del mondo che coinvolge e costringe. L’unico antidoto a
Il pescatore e la sua anima di Oscar Wilde,
questa gratuita, omologante, esistenziale
I pianeti sono fermi da “Il piccolo principe” di Saint’Exupery
e soddisfacente violenza è Dio. Non c’è
Opere che studio da anni e sono un rifugio
allarmismo, né catastrofismo, nessuno si
contro la violenza del mondo.
deve sconvolgere perché tutto è così perché scegliamo così e vogliamo esserlo. La cosa più interessante è che la violenza del mondo si commette nel nome dell’amore e del rispetto degli altri. Non più invasioni e predatori, ma tutti santi battezzati nel veleno. Qualcuno poco saggio dice che siamo arrivati ad un grado di violenza tale da correre il rischio di: guerre civili, rivolte, ribellioni, terrorismo… ma nooo! Non serve p.08 pierròt
09/2010 #000tris
pierròt p.09
#000tris 09/2010
Lucia Binetti
P
arlare della scuola da “interno” alla
che faccia passare i contenuti e ne con-
scuola può essere facile e difficile al
senta l’espressione attraverso la gestualità
tempo stesso. Perché la scuola è gioie e
consapevole, l’uso del corpo prima che
dolori.
della voce. Già, il corpo e la voce, il primo
Cosa manca alla scuola? Innovazione, ag-
a scuola è seduto, fermo; anzi, più è fermo,
giornamento costante, altri linguaggi per
immobile, più è elogiato. La voce è spesso
la comunicazione.
quella della ripetizione mnemonica dei
Non è solo il teatro tout court, ma qualsiasi
contenuti appresi, per dovere, senza pas-
forma di espressione e qualsiasi educa-
sione per la scoperta, solo per spuntare
zione espressiva che possa incanalare
un’altra interrogazione. Va bene educare
l’energia dei ragazzi. L’attività sportiva, di-
all’ascolto, ma la postura obbligata per
pingere, creare con le mani, suonare, sono
così tante ore spesso comprime energie
tutti canali espressivi pur ben teorizzati da
altrimenti “esplosive”, che rischiano di di-
Gardner negli anni ‘70, ma oggi in verità
ventarlo per davvero ed in senso letterale.
poco usati, nel senso che non ne viene riconosciuta adeguatamente la dignità nella
Ma, per ora, non può essere che così. Ri-
formazione della persona.
pensare la scuola in un disegno complessi-
Perché la scuola è teorica, per quanti
vo che preveda la rivisitazione dei metodi
tentativi si facciano nella direzione della
più che dei contenuti, è ancora, per certi
“praticità” della didattica. E questo è, essen-
versi, un’utopia.
zialmente, il suo male.
Il teatro, inteso come educazione teatrale, entra nella scuola da diversi anni grazie ai PON, che riescono a dare un po’ di respiro alle casse cronicamente vuote dei fondi di istituto. Solo così, grazie a questi finanziamenti europei e ministeriali insieme, gli alunni delle scuole del sud Italia “imparano” anche il teatro, accanto alla matematica e alla grammatica. Ma non basta. Perché queste, anche le migliori, rimangono esperienze estemporanee, vissute a latere del curricolo disciplinare, e così vengono valutate.
La strada è ancora lunga perché si possa parlare di una scuola che è anche teatro, p.10 pierròt
09/2010 #000tris
Alessandro De Benedittis
Vidi mensole vuote divenute rifugi o tane
Mi svegliò un semplice foglio
Assenti del sapere che io ero venuto a tro-
Che vagava in quel luogo spoglio
vare.
Come se cercasse di fuggire .
Nulla, nessun libro o tomo, nessuna perga-
Vagabondo, eri tu, che da quel sonno
INTERMEZZO CONOSCITIVO
mena
Profondo e senza sogni mi svegliasti
Proseguivo insicuro il mio cammino.
Nessun uomo. Solo una nuda biblioteca.
Tu, Foglio Vagabondo mi salvasti
Come tanti non sapevo ancora dove anda-
Da quella sonnolenza dell’anima.
re.
Per un interminabile viale cominciai
Mi salvò la voglia di inseguirti per afferrarti
Ogni posto era un’eventuale arrivo,
A correre sempre più rapido
E trovare una parola vera.
Ma ogni ipotesi era uno sbagliare.
Come uno che fosse in ritardo, come tanti credono d’essere.
Eri Vagabondo come la nostra Coscienza,
Volli correggere quella mia ignoranza
Giunto alla fine mi fermai.
Abbandonata da un’illimitata Conoscenza
Che allontanava me stesso da me stesso
Mi sedetti soddisfatto e placido
Che ogni giorno naufraga come una barca
E che spesso allontana con arroganza
Di fronte a un piccolo computer solitario
Che senza il suo timone sbaglia la sua rotta;
noi stessi da noi stessi e da ciò che è vero.
In attesa d’essere usato.
Da una Conoscenza che, sola, spesso è
Entrai dentro quella scatola
considerata
Volli così il possesso d’ogni conoscenza
E vi trovai saperi di tempi millenari
come merce o semplicemente carta.
Sul complesso funzionamento della natura
Tutto ciò per cui ero venuto.
In quella scatola non ero divenuto più sa-
Dell’universo, di ogni cosa, di ogni essenza
Ma vi trovai anche uomini in rovina
piente
Per non aver più di me stesso, del mondo
divenuti di se stessi manichini
Ma più ignorante di come ero, ignorante
paura.
che da sé si espongono in vetrina.
Di esperienza, di vita e di me stesso.
La mia testa ad ogni secondo si riempiva Allora compresi quale fosse la mia meta.
Come fosse un cosmico alveare di catalo-
Su di te lessi e si legge ancora:
E mi diressi lì dove un antico edificio sor-
ghi
“Gente che sa ma non sa dove andare,
geva.
Di nozioni di informazioni di immagini
Ora svegliatevi e chiedetevi chi siete
L’insegna sull’architrave diceva “biblioteca”.
Di numeri di suoni, inutili. I tempi della vita
Non sorprendetevi per cosa risponderete
Vi entrai.
Si annullarono catturato da quella rete
Perché allora saprete dove andare!”
Che ti abbevera anche quando non hai MOMENTO TERZO
sete.
Impressi nella mente e nel cuore
Da quella scatola riemersi a fatica
Quelle tue sagge parole
Tra lunghi corridoi di pesanti scaffali
E restai immobile mentre le mie vene
Che tu, aiutato dai venti,
Intorno a me dominava un lungo silenzio
Palpitavano e pulsavano da ogni parte.
Andasti a incedere con speranza
Un’ininterrotta pausa di sospiri e di pensie-
E il mio sguardo inebetito fisso
In altri cuori e in altre menti.
ro.
Verso un orizzonte tutto uguale.
Lo spezzò l’eco dei miei passi uguali
A guardare la realtà farsi virtuale.
Attraverso quei sentieri impolverati. A lungo rimasi paralizzato in quello stato Vidi soltanto grandi spazi desolati
Finché librandosi nell’aria ferma pierròt p.11
#000tris 09/2010
Alessia Vangi
Ma riflettere sulla censura oggi è ancora
l’Arte.
più complesso. Come osserva Umberto
L’impulso estetico di certe anime sensibili
Eco ,scrittore e semiologo contemporaneo,
che noi chiamiamo “Artisti”, potrebbe esse-
la Censura è inevitabile. La similitudine da
re messo a dura prova in una società dove
lui usata,atta a spiegare quanto la censura
predomina la deformazione della notizia?
sia un processo “naturale” è illuminante. La
Il collegamento tra quella che ormai è
mente umana, così come la Storia Univer-
meglio conosciuta come “Videocrazia” e la
sale, rimuove automaticamente fatti ed
vacuità dei pensieri della massa è oggetto
eventi superflui. E’ impossibile ricordare, ad
di studio di linguisti, letterati, scienziati e
esempio, ogni singolo momento o azione
chi più ne ha più ne metta.
di una giornata. Allo stesso modo la storia
L’Arte continua a sopravvivere e rappre-
di un Popolo in un determinato momento
senta ancora quel barlume di speranza
storico, è costretta subire “mutilazioni”.
a cui molti si aggrappano per parlare alla
Vedere un telegiornale all’ora di pranzo è
società. La Comunicazione è già di suo
un ottimo modo per studiare il modo on
un’arte. Passa attraverso il linguaggio che
cui il mondo si sta muovendo. Il susseguirsi
ci distingue nettamente dagli altri animali.
di notizie di cronaca nera, a ben vedere, è
Il linguaggio, il pensiero, il confronto con
una costante riscontrabile in quasi tutti i
altri uomini sono prerogative tutte umane.
notiziari. L’approfondimento delle suddet-
La comunicazione corrotta, manipolata,
te notizie in quelli che vengono chiamati
strategicamente studiata per creare l’am-
“rotocalchi” permette di accaparrarsi mi-
masso di inutili informazioni potrebbe an-
nimi dettagli e sconvolgenti particolari di
nichilire i o addirittura impedire il pensiero.
quell’omicidio o di quella tragedia.
E’ il pericolo di un’era.
Ora, ad essere obiettivi, lo spazio dedicato
E’ la contraddizione della civiltà.
alla politica è davvero ridotto o semplice-
U
mente strumentalizzato. Per politica chia-
n fenomeno culturale contempo-
ramente intendo l’impegno per quella che
raneo si chiama Censura. Esso si è
i Greci chiamavano “polis’”
sempre manifestato nei secoli e in diver-
E’ riduttivo vedere quei due pseudo-
se forme. E’ consistita principalmente in
leaders scannarsi o quel deputato parlare,
“cancellazione sistematica” di informazioni
senza contraddittorio, per dieci minuti di
ritenute “pericolose”. Di pari passo a questa
fila, senza che l’inerme giornalista possa
eliminazione di informazioni va quella che
formulare liberamente le sue domande.
comunemente è denominata “propagan-
I pericoli di una società completamente
da” Anch’essa,a ben vedere, è una forma di
monopolizzata dalla politica corrotta sono
censura, perché si realizza attraverso l’esal-
splendidamente e profeticamente descritti
tazione di alcuni particolari piuttosto che
in un romanzo di G.Orwell intitolato “1984”.
di altri e, in politica, è più che frequente.
Ma tali pericoli, ahinoi, riguardano anche
p.12 pierròt
09/2010 #000tris
Elisabetta Pastore
E
Una moltitudine di questi esseri riempie
risultato del suo pensare.
sovente le piazze e i mercati delle città
Pare complicato da esplicare, se pur detto
d’Europa, e d’oltre Europa. Si vedono spes-
con rima regolare, ma la magia dell’arte
so in questi luoghi aperti, banchi pieni di
non sta solo nel saper creare, essa è altresì
oggetti graziosi nella manifattura, frutto
nel riuscire ad elevare il pensiero dell’uomo
di una buona maestria. Si trovano spesso
comune, appiattito da un sentire abituale.
bancarelle di libri che raccontano storie
L’artista per l’appunto non si dovrebbe
scorrevoli, risultato di una penna discreta.
limitare a operare, dovrebbe invece avvici-
Si mirano spesso esposizioni di dipinti su
nare, comunicare e alimentare la necessità
tela frutto di una maturata abilità nel de-
di raccontare.
streggiare colori e pennelli. Ciascuna di
L’arte solo col fare, non permette all’uomo
queste opere resta sui banchi o viene com-
di mangiare, l’arte che fa pensare aiuta
prata a pochi soldi dal passante di turno
l’uomo a saper amare, e da all’artista la
predisposto all’acquisto.
possibilità di vivere con dignità.
Dove sta il problema allora?? Perché la
Dove sta il problema allora?
maestria artigianale per niente o in misura
…è qui
insufficiente permette all’artigiano una
…è nel chiamare artista chi artista non è.
sopravvivenza dignitosa?
Perché l’arte vera da all’uomo molto più
“Bastasse saper fare per poter campare…
che un tozzo di pane.
se l’artista vivesse di sola arte?? Vivreb-
tutto sarebbe più regolare e ognuno
be oppure…ne morrebbe??
avrebbe il suo benestare”
Particolare è il quesito se per risposta non
Rime a parte, la storia non è così semplice
se ne vuol cercare una di comune conio.
come vorrebbe sembrare.
E’ vero, “l’arte è cosa che non da pane.” Si
E`presunzione quella di quanti per ricevu-
sente questa frase dal tempo dei tempi.
ta maestria suppongono, o peggio ancora
Concetti così chiari e semplici sono la sin-
pretendono, di “andare avanti”.
tesi della reale condizione in cui l’artista
I doni che il creato concede ad ogni viven-
versa.
te, infatti, sono cosa sterile se usata senza
Per artista, però, non vuol qui intendersi
pensiero. Perché l’arte fino a che rimane e
uomo dalla mente eccelsa, e neppure rara
resta cosa solo fisica (esercizio linguistico,
rappresentanza della divinità. Si vuol par-
esercizio manuale, esercizio pittorico) non
lare invece del comune concetto d’arte e
darà mai nessun tipo di frutto. Di souvenir,
dell’altrettanto comune appellativo di arti-
cianfrusaglie, e soprammobili, è piena la
sta dato a chiunque renda materia i propri
terra. L’essere umano comune non vede
doni “creativi” trasformandoli in dignitose
arte in ciò che può ritrovare identicamente
e meritevoli forme d’artigianato: si vuol
riprodotto dai robot. Ciò che l’artigiano do-
parlare di pittori, scultori, scrittori, attori,
vrebbe ricercare, per poter anche soprav-
disegnatori ecc. ecc..
vivere, non è la materia del suo fare, ma il pierròt p.13
#000tris 09/2010
Alessandra Mazzilli e Michelangelo Clemente
p.14 pierròt
09/2010 #000tris
pierròt p.15
#000tris 09/2010
La corrispondenza Il Teatro delle Molliche è stato invitato a partecipare ad un progetto internazionale che prevede interventi teatrali rivolti a soggetti svantaggiati. Ci è stato chiesto, come condizione necessaria, di iscriverci in brevissimo tempo a omissis, onlus nazionale che gestisce il progetto, per giustificare il lavoro svolto. Quattro giorni dopo aver ricevuto l’invito, in seguito ad una ricerca, il maestro Francesco Martinelli ha inviato una email al referente regionale chiedendo delle spiegazioni per procedere all’affiliazione.
Data: 15/08/2010
Sul sito internet abbiamo analizzato la mission del omissis e valutiamo estremamente interessanti i capitoli III e IV. Questi giustificherebbero a pieno la nostra adesione identificandoci nei principi enunciati, ma gli stessi pongono dei problemi che con il tuo aiuto, in qualità di referente regionale, potremmo risolvere. Il capitolo III identifica il nemico principale contro cui combattere: l’etica utilitaristica. Tale prospettiva necessita di un’analisi del tipo umano che deve assumere su di sé la responsabilità di tale battaglia fondata sulla concezione della vita antitetica a quella dominante, le cui parole chiave sono azione disinteressata, rifiuto dell’egoismo e dell’utilitarismo, un codice di comportamento superiore a qualsiasi logica di mercato e sfruttamento. Cerchiamo, quindi, risposte circa la sottrazione di beni destinati ai terremotati di p.16 pierròt
abruzzo da parte di un presidente provincia-
Alla email non c’è stata risposta.
le e altri tre soci del omissis. Il fatto ci schifa
In seguito ad un contatto telefonico è
se pur rientra nella cronaca quotidiana della
stato riferito che l’email non è mai arri-
nostra squallida Italia. Gaber canta: “…non
vata, né il successivo messaggio sms che
mi piace chi è troppo solidale e fa il profes-
avvisava della relativa trasmissione, e
sionista del sociale, ma chi specula su chi è
che, a causa della ristrettezza dei tempi
malato, su disabili tossici e anziani, è un vero
progettuali, avevano proceduto ad indi-
criminale…”. Poiché non siamo riusciti a de-
viduare un’altra struttura teatrale a cui è
durre quali sono stati i commenti e le azioni
stato commissionato il lavoro.
del omissis nazionale e di tutti i componenti a riguardo, per favore puoi documentare l’accaduto. Nel capitolo IV, il volontariato viene accettato come possibile strumento dell’individuo per esercitare una funzione polemica rispetto ad un potere politico ed istituzionale dal quale non si sente rappresentato. Dunque potrebbe sorgere un conflitto tra il credo del volontario e la sua militanza politica, e se questo avviene viene risolto in favore delle intenzioni di principio? Lo stesso capitolo alla fine ci fa da monito avvertendo che il mondo politico guarda con interesse al fenomeno del volontariato strumentalizzandolo. Puoi tranquillizzarci circa le resistenze del omissis a non essere strumentalizzato da chiunque eserciti un ruolo politico e soprattutto istituzionale? Spero che tu comprenda tali riflessioni. Vorremmo, senza riserva alcuna, aiutare il omissis a portare avanti la mission con onestà intellettuale, però attendiamo le risposte che devono essere date con l’intento di farci conoscere meglio il omissis e chi lo dirige. Ogni nostro atto non si può sottrarre a giudizio. Grazie della considerazione e ti saluto amichevolmente.
la Bacheca QUELLO CHE E’ STATO DOMINO Giornate di Teatro per Bambini e Ragazzi dal 7 al 12 settembre 2010 presso il Teatro delle Molliche, Via Ruvo 32, Corato. Martedì 7 settembre ARCOBALENI - Teatro Le Giravolte - Aradeo Mercoledì 8 settembre L’USIGNOLO E LA ROSA - Teatro delle Molliche - Corato Giovedì 9 settembre IL VOLO DEGLI UCCELLI - Il carro dei comici - Molfetta Venerdì 10 settembre L’OCA D’ORO - Compagnia del canovaccio - Corato Sabato 11 settembre IL BARONE CHE VISSE DUE VOLTE - Compagnia PiCoTeMò - Barletta Domenica 12 settembre Laboratorio Teatrale I VIAGGI DI GULLIVER Esperienza di un sole e una luna. Teatro delle Molliche in collaborazione con il Laboratorio Permanente della Scuola delle Arti della Comunicazione.
PROGETTI PROGETTI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE Spettacoli teatrali e attività rivolte alle Scuole Primarie e Secondarie di Secondo Grado, studiate dal Teatro delle Molliche per sensibilizzare i bambini e i ragazzi alle tematiche ambientali rappresentati presso il Parco Naturale Selva Reale di Ruvo di Puglia. Interpreti: Alessandra Mazzilli, Alessandra Sciancalepore, Mariangela Graziano, Antonio Marzolla, Roberto Porcelli - Regia: Francesco Martinelli Per informazioni e adesioni contattare 080.8971001 LABORATORI Laboratorio teatrale per bambini da 6 a 10 anni condotto da Mariangela Graziano presso la libreria Diderot di Andria. Per informazioni e adesioni contattare il 0883.550932
PROGETTO SCUOLA TEATRO Spettacoli teatrali per le Scuole Primarie:
Spettacoli per le Scuole Secondarie di Secondo Grado:
“L’Usignolo e la rosa” di O. Wilde con Alessandra Mazzilli, Alessandra Sciancalepore, Mariangela Graziano, Antonio Marzolla, Roberto Porcelli Regia: Francesco Martinelli
“L’imbecille” di Pirandello e “Dolore sotto chiave” di De Filippo con Alessandra Mazzilli, Alessandra Sciancalepore, Mariangela Graziano, Antonio Marzolla, Roberto Porcelli Regia: Francesco Martinelli
“Il pescatore e la sua anima” di O. Wilde con Alessandra Mazzilli, Mariangela Graziano, Roberto Porcelli Regia: Francesco Martinelli
“Garibaldi fu Felice” di F. Martinelli con Mariangela Graziano
Per informazioni e prenotazioni contattare il 3384234106
O.E.T. SCUOLE (Osservatorio Educazione Teatrale nelle Scuole) Progetti di Formazione ed Educazione Teatrale svolti da esperti del Teatro delle Molliche presso le Scuole Pubbliche. ISTITUTO PROFESSIONALE PER I SERVIZI COMMERCIALI “LOTTI” di Andria – P.O.N. “Il teatro in lingua”
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