
3 minute read
I Kayland, l’ambassador Giulio Venditti
SUBACQUEO "DI MONTAGNA"
Dalle elevate quote alle profondità marine. L’ambassador Kayland Giulio Venditti, speleosubacqueo, appassionato delle alte cime e paracadutista dell’Esercito Italiano, racconta la sua esperienza
Advertisement
di Tatiana Bertera
Subacquea di profondità e alpinismo sono due discipline diverse e tra loro distanti. Ma Giulio Venditti, che nelle sue avventure è accompagnato da Kayland, è un personaggio poliedrico e trasversale, capace di trovare punti di contatto e di conseguenza accostare le due attività. In questa intervista racconta il suo approccio all’outdoor e le vicende che lo hanno portato a praticare quella che lui stesso, in modo assolutamente originale, definisce “subacquea di montagna”. Un amore per la speleosubacquea che nasce tra i banchi di scuola e che trova la sua consacrazione con l’entrata nell’Esercito Italiano. luoghi remoti e non serviti da strade, E qui già abbiamo il primo punto di contatto con il trekking. Inoltre, come nell’alpinismo tradizionale, il carico da portare sulle spalle è sempre molto pesante. A questo si aggiungono anche le bombole per l’immersione. Capita che, in caso di avvicinamenti molto lunghi, ci si avvalga anche di bestiame e questo ricorda molto le spedizioni himalayane. Altro aspetto che accomuna le due discipline è quello mentale: nella subacquea, come nell’alpinismo, la conoscenza dell’ambiente e del proprio fisico è importantissima, bisogna sapersi governare in ogni situazione, per quanto pericolosa possa essere. Non è consentito strafare: se non pensi, se non valuti il rischio e se non sai quando fermarti, la montagna e il mare non perdonano.

Partiamo dall’espressione che più ci ha incuriositi. Cosa intendi quando dici di essere un “subacqueo di montagna”? Come si legano due discipline tanto distanti? Praticando speleosubacquea ho capito che sussiste un forte legame tra questa disciplina e l’alpinismo. Mi spiego meglio: svariate volte per fini scientifici, mi sono trovato a collaborare con spedizioni che studiano le risorgenze d’acqua dolce nelle grotte subacquee e sotterranee. Entrare nelle profondità della terra richiede spesso molte ore di avvicinamento in
Qual è il tuo rapporto con la montagna? La cosa che più preferisco fare in montagna è vivere. Sentirla, come se fosse una voce che parla a ognuno di noi, che sussurra dritto al cuore di ogni appassionato che la ama e la rispetta. Vivo la montagna come un misto di elevazione personale e sfida, tecnica e fisica. In inverno amo usare ramponi e piccozze, sempre con i miei Kayland Super Ice Evo GTX ai piedi.
La tua ultima collaborazione, un progetto italoamericano appena concluso presso le Isole Lofoten, ti ha permesso appunto di utilizzare i prodotti del brand, metterli sotto stress e quindi testarli. Cosa hai notato? Ho portato con me Super Ice Evo GTX e Cross Mountain GTX, mentre le mie Alpha Knit mi hanno aspettato a casa in vista degli avvicinamenti durante la bella stagione. Un utente non esperto può in effetti sottovalutare l’incidenza dell’equipaggiamento, ma con il tempo capisci che, in queste situazioni, l’attrezzatura fa la differenza.
Hai qualche aneddoto a riguardo? In passato, per una spedizione in Albania, ho affrontato un avvicinamento di sette ore e le suole dei miei fedeli compagni mi hanno permesso di percorrere la strada in totale sicurezza. All’epoca ho usato Alpha Knit, ma qualora abbia bisogno di un maggiore sostegno per la caviglia, quando per esempio porto con me dei carichi pesanti, preferisco utilizzare Cross Mountain GTX, che mi hanno sempre restituito un’ottima protezione, comodità e traspirabilità. Nell’ultimo progetto alle Lofoten, ho utilizzato maggiormente Super Ice Evo GTX, che mi permettono di affrontare le rigide temperature norvegesi senza alcun problema, con un ottimo grip della suola e un totale isolamento dagli agenti atmosferici.
