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I Om de Preda, l’impresa
OM DE PREDA, L’IMPRESA CHE “VUOLE” ESSERE COPIATA
Una challenge replicabile in tutte le province d’Italia. L’ideatore è Massimo Zuin, category manager outdoor, ski e bike del gruppo Sportland, che ad agosto 2021 ha portato a termine il primo tracciato
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di Tatiana Bertera
Un’idea, o forse un sogno, che Massimo Zuin si portava dentro da qualche anno. Triatleta, appassionato di sport outdoor e in particolare di discipline endurance, inizialmente aveva pensato di mettere in piedi quello che lui stesso ha definito un “tributo bresciano al triathlon”. Si sarebbe chiamato “Om de Preda”, la traduzione di Ironman rivisitata in chiave camuna (la “preda” è, appunto, la pietra e fa riferimento alle famose incisioni rupestri della Val Camonica). Poi, in seguito a una serie di vicissitudini e all’arrivo del Covid che negli ultimi due anni ha reso ancor più complicata, in alcuni casi addirittura impossibile, l’organizzazione di eventi sportivi, l’Om de Preda ha preso forma diventando una challenge da compiere in autonomia e da registrare su Strava.
“La mia idea era di dare vita a qualcosa che fosse, nel contempo, originale, legato al territorio e potenzialmente replicabile in ogni provincia italiana. Proprio quando le cose stavano per prendere forma è scoppiata la pandemia, che ha reso impossibile il regolare svolgimento degli eventi sportivi e ci ha abituati alle cosiddette Challenge, delle sfide che ognuno può replicare in qualsiasi momento, da solo o in compagnia, e registrare su Strava. La scorsa estate, insieme a due amici, abbiamo dato il via al progetto registrando la traccia ufficiale del primo percorso sul quale atleti e amatori potranno mettersi alla prova. Un’idea che è piaciuta e che spero fortemente venga replicata in ogni regione italiana”.
IL FORMAT – Dal capoluogo fino alla cima più alta nel minor tempo possibile, utilizzando come mezzi la bicicletta per la parte su strada e poi proseguendo a piedi. Uno schema semplice e replicabile, che nel mese di agosto 2021 Zuin ha messo in atto insieme a due amici e tracciando l’Om de Preda bresciano: da piazza Loggia (Brescia) fino alla cima dell’Adamello (3.539 metri), 220 chilometri in bici e altri venti chilometri a piedi (lungo la via Terzulli) per raggiungere la cima più alta della provincia di Brescia, dove Zuin e i suoi compagni di avventura vivono e si allenano. Un totale di 240 chilometri circa e oltre 4mila metri di dislivello positivo (calcolando andata e ritorno), che i tre hanno portato a termine in 24 ore e mezza. Un buon tempo ma, come ci ha raccontato anche lo stesso Zuin, non certo un tempo da record. L’obiettivo dei tre (che si erano comunque dati un goal di 24 ore per fare ritorno al punto di partenza) era Da sinistra: Stefano Cattalini, Andrea Pagliari e Massimo Zuin alla partenza in piazza Loggia a Brescia

registrare su Strava il tracciato, sul quale ora altri potranno sfidarsi. L’Om de Preda vuole essere anche un tributo alle origini dell’alpinismo e ai tanti alpinisti che in epoche passate, in sella alle loro pesanti biciclette, raggiungevano le montagne e, dopo aver scalato, sempre con i loro mezzi a due ruote e spinti dall’unica energia che avessero a disposizione, quella muscolare, facevano ritorno a casa. Il nome, volutamente dialettale per sottolineare il legame con il territorio, potrebbe cambiare di provincia in provincia, assumendo l’idioma locale.
“Sapevo perfettamente che non sarei stato il più veloce, conosco almeno altre 20 persone che potrebbero farlo in un tempo assai minore del mio - ci ha raccontato Zuin con tutta onestà - Quello di cui ero certo, però, è che l’idea sarebbe piaciuta. E così è stato. Già alcuni, in autunno, sono andati a testare il tracciato e altri, come Nicola Bassi, si stanno preparando per farlo e realizzare il record, imponendo così il tempo da battere. Con l’arrivo della prossima primavera spero che anche altri prendano spunto, replicando l’idea nelle altre province e regioni italiane. Il dado è tratto”.