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“2021 - ODISSEA NELLA MODA”: TUTTO È PRONTO PER IL DECOLLO

Fare previsioni di come andrà è sempre più complesso (a causa delle troppe variabili incerte), ma quasi sicuramente il fashion business vedrà un lieve incremento verso la seconda metà dell’anno

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di Angelo Ruggeri

Per capire come andrà il 2021, è necessario analizzare bene la fine del 2020. Come si è concluso l’anno per i grandi gruppi della moda e dello stile? La risposta non è rosea, ma nemmeno nera. C’è stato un calo fisiologico dovuto al lockdown di produzione, negozi e quindi vendite. Ma qualsiasi strategia attuata dai brand ha cercato di tamponare la crisi e nell’ultimo quadrimestre del 2020, grazie anche alla Cina che era ripartita a tutti gli effetti, i brand sono riusciti ad atterrare su entrambi i piedi. Per Kering, per esempio, la chiusura d’anno conferma la tendenza in ripresa. Il colosso francese ha archiviato il 2020 con un fatturato consolidato di 13,1 miliardi di euro. Il calo si riduce sensibilmente nell’ultimo quarter, che flette dell’8% a tassi correnti e del 4,8% su base comparabile. Sui risultati del gruppo incide l’andamento di Gucci (-22,7% nell’anno fiscale), in crescita, invece, Bottega Veneta. Nei 12 mesi, l’utile netto del gruppo è sceso del

In alto: l’headquarter di Michael Kors Sotto: la homebase di Tapestry

In alto: l’HQ di Kering A destra: l’headquarter di OTB

6,9% a 2,15 miliardi di euro ma sopra le aspettative degli analisti di 1,74 miliardi di euro, mentre il suo margine operativo si è attestato al 23,9% rispetto al 30,1% nell’anno fiscale 2019. Anche il gruppo OTB è stato colpito dalla crisi pandemica: nel 2020 ha registrato vendite pari a 1,31 miliardi di euro, in diminuzione del 14,3% rispetto a 1,53 miliardi di euro nel 2019. E se in quell’anno tutti i marchi del gruppo che fa capo a Renzo Rosso avevano messo a segno incrementi delle vendite, nel 2020 Maison Margiela è quello che ha fatto la differenza. La griffe guidata da John Galliano, infatti, ha messo a segno un aumento del 20% dei ricavi, registrando una crescita in tutte le aree geografiche e canali di distribuzione. A livello di gruppo, l’online è cresciuto di oltre il 26% nei suoi canali diretti. Alla luce di questi risultati, il gruppo OTB si dice pronto a confermare gli obiettivi di crescita organica previsti. Anche Tapestry supera le aspettative nel secondo trimestre dell’anno 2020. Il gruppo, cui fanno capo Coach, Kate Spade e Stuart Weitzman, ha archiviato il periodo con un fatturato netto di 1,69 miliardi di dollari rispetto a 1,82 miliardi di dollari dell’anno precedente, con un calo del 7%. Un risultato sospinto, come specificato da loro stessi, sia dalla performance del digitale con una crescita a tripla cifra, sia dallo shopping cinese (+30%), ma anche dal mercato USA che ha visto l’arrivo di 1,5 milioni di nuovi consumatori. Last but not least, Capri Holdings, che batte le stime di profitto nel terzo trimestre dell’anno. Il gruppo ha infatti riportato un utile per azione adjusted di 1,65 dollari, contro la cifra di 1,01 dollari stimati dagli analisti, come riferisce Reuters. A contribuire a questo risultato, spiega sempre l’agenzia, l’aumento delle vendite full price e il taglio dei costi di produzione. Inoltre, stanno vendendo più prodotti tramite i canali diretti fisici e digitali, limitando così la propria dipendenza dai department store che sono soliti vendere merci di lusso a prezzi scontati. Considerando i singoli marchi del gruppo, Versace ha registrato ricavi pari a 195 milioni di dollari e un risultato operativo di 13 milioni, contro la perdita di 12 milioni dell’anno prima. Jimmy Choo ha invece dichiarato ricavi per 121 milioni (-26,7%), mentre Michael Kors ha totalizzato vendite per 986 milioni, in calo del 18,6%.

Fonti: Kering; Tapestry; OTB; Capri; Holdings; Reuters

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