www.trantran.net | n. 36 mensile | 26 Marzo 2013 | Distribuzione gratuita
Antonio Ricci: parla il papà di Striscia I diritti dei popoli indigeni Speciale Sposi parte seconda / Libri: Pillole di vita di Stefano D’Orazio, un ex Pooh Arte: la NERDART made in Brianza / Animali: no alla strage degli agnelli
Sommario
Anno IV - Numero 36 - 26 Marzo 2013 Editore: Trantran Editore S.r.l. Sede: Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro C.F./P.I./RIMB 06774520966 REA MB 1864900 Reg. Trib. di Monza n.1995 del 29/06/2010
Speciale Chirurgia Estetica Il Dottor Scandura Risponde
Marzo 2013
5 Editoriale Fido non ruba soldi a chi soffre ma...
Fondatori
LIPOSCULTURA HDB© LIPOSYSTEM, oltre la liposuzione 6 Spunti di Vista Il caso Fetterman
Una Nuova tecnologia di Liposcultura corporea chiamata “HDB LIPOSYSTEM” getta una nuova luce sulle tecniche di eliminazione definitiva e permanente del grasso, adipe e cellulite in eccesso. pulsati. Essa è efficace e ben tollerata e può essere effettuata da tutti i soggetti in buono stato di salute per rimuovere definitivamente le adiposità diffuse o localizzate e la cellulite. La “Liposcultura HDB Liposystem” è la più evoluta ed innovativa metodica ultrasonica specifica per emulsificare (sciogliere), in modo non traumatico, il grasso corporeo e la cellulite prima che questi vengano eliminati per sempre, con una aspirazione soft, uniforme e minimamente invasiva. Questa tecnica viene ormai utilizzata da oltre 12 anni in Europa e negli USA.
La liposuzione classica è l’operazione chirurgica estetica volta ad eliminare dal corpo gli accumuli adiposi mediante l’aspirazione del grasso superfluo. Tale tecnica permette di modellare ogni parte del corpo purché la cute sia sufficientemente tonica in modo da riassorbire la diminuzione del volume adiposo aspirato. La naturale evoluzione soft della liposuzione classica è la “LIPOSCULTURA HDB” (HIGH DEFINITION BODY CONTOUR), questa supera il concetto di liposuzione classica garantendo qualità di risultato e armonia delle forme. La “Liposcultura HDB” ridefinisce il contorno corporeo eliminando gli eccessi adiposi presenti dando al corpo la silhouette desiderata con la delicatezza che solo gli ultrasuoni a freddo possono dare. HDB Liposystem® si avvale di un nuovo concetto di “Tecnologia a Minima Invasività” MIT (Minimal Invasivity Technology), grazie all’utilizzo di ultrasuoni a bassa frequenza
Tale presidio medico chirurgico è certificato CE medicale con marchio depositato e viene utilizzato presso strutture sanitarie adeguate e certificate come cliniche od ospedali. Entrando nei dettagli della “liposcultura HDB”, possiamo dire che gli accumuli adiposi e la cellulite vengono sciolti da onde ultrasoniche multifrequenza pulsate, emessa da una sonda di 2/3 mm, armonicamente accordata. Le onde ultrasoniche, andando a sollecitare la fragile parete delle cellule adipose, le rompono sciogliendole. Il grasso già sciolto viene rimosso definitivamente aspirandolo con delle microsonde non taglienti (traumatiche).
Vi sono ulteriori vantaggi nell’utilizzare questa tecnica di liposuzione rispetto a quella classica e ad altre tecniche simili? Risponde il dr Scandura: Certo, ulteriori vantaggi della liposcultura HDB si possono riassumere nei seguenti punti: • La multifrequenza pulsata di HDB, oltre ad avere un’azione sulle cellule di grasso sciogliendole, agisce sulla struttura fibrotica di sostegno degli adipociti e della pelle tramite l’effetto Joule indotto dal riscaldamento creato dagli ultrasuoni. Questo riesce a dare un eccellente lifting delle zone trattate e dei nuovi volumi ottenuti, contrastando la flaccidità intrinseca dei tessuti.
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• In quanto tecnica soft, HDB consente di operare anche nei piani più superficiali del pannicolo adiposo rispettando, più di altre metodiche, il sistema vascolare e quello linfatico • Consente di preservare l’integrità della struttura portante della pelle (struttura fibrotica), in quanto non prevede tagli a questo livello, cosa che invece nella liposuzione classica non può essere rispettata a causa dell’utilizzo di cannule di dimensioni maggiori taglienti e traenti • HDB Liposystem è per l’80% meno traumatica rispetto ad una liposuzione classica e comunque meno traumatica rispetto ad altre tecnologie non ultrasoniche. La sua forza sta nell’utilizzo di sonde non taglienti che rispettano il sistema vascolare e linfatico, minimizzando e quasi azzerando le perdite ematiche e danni al sistema linfatico. Questo si traduce in una immediata ripresa delle attività di vita quotidiana del paziente ed in una restitutio ad integrum molto rapida • la “liposcultura HDB” viene eseguita in anestesia locale associata a sedazione senza ricorrere all’anestesia generale. La sedazione viene sempre ed esclusivamente effettuata dal medico Anestesista che assiste il paziente durante tutta la durata dell’intervento, garantendo il massimo della sicurezza e rendendo facilmente tollerabile l’intervento stesso. La durata dell’intervento è di circa 1 ora. Di norma il paziente può lasciare la clinica dopo qualche ora dell’intervento (day surgery), se il paziente lo desidera è possibile pernottare presso la struttura fino all’indomani. Di regola il paziente riprende le normali attività lavorative e di vita già il giorno successivo.
Monza - Day Surgery CAM tel. 039 2397422; Bergamo - presso Studi Medici Associati via Torino 13, tel. 035 236048; Lecco - presso ”Arcobaleno Centro Medico” in via Belvedere 55, tel. 0341 287577.
Marta Migliardi, Elena Gorla, Adriana Colombo, Guido Bertoni
Direttore Alfredo Rossi
Capo Redattore Marta Migliardi
Vice Capo Redattore Elena Gorla
Inviata Speciale Adriana Colombo
Grafica e Fotografi Ufficiali
7
Alberto Zanardo e Francesca Fawn Masperi
Antonio Ricci intervista esclusiva 10 Teatro Manzoni Spettacoli al Manzoni
Redazione 14 Altrove
16 Reportage Il Cerchio
Juri Casati, Guido Caimmi, Gabry, Gaber (UTGaber), Niccolò Rossi, Alberto Zanardo, Francesca Fawn Masperi, Jacopo Rossi, Giulia Larocca. Luca Vanni e il misterioso Redo Alfossi.
Si ringraziano per questo numero:
18 Raccontiamoci Stefano D’Orazio
Chiapas: Somos todos Marcos
20 Speciale Salute Il Filo di Arianna
27 Speciale Salute Il Filo di Arianna
21
22 Fantasia Realtà o Reality?
Speciale sposi
24 Outlet Intimo & Mare 25 Bomboniere vive: economiche e belle.
27 Bis Andrea Casta
28 Bis In viaggio con Mala Hierba
29 Il Veterinario risponde Il russare del cane
33 Odontoiatria Veterinaria La gengivo stomatite nel gatto
31 In cuccia
34 Su la testa Giove il gigante spazzino del sistema solare
35
La “liposcultura HDB LIPOSYSTEM” è praticata dal Dott. Salvatore Scandura presso il dipartimento Day Surgery del CAM di MONZA sito in via Martiri delle Foibe 1 angolo Viale Elvezia. Il Dott. Salvatore Scandura è responsabile scientifico della tecnologia fin dal 1999, egli visita a Monza, Bergamo e Lecco.
Per fissare una visita con il dott. Scandura chiamare ai seguenti numeri:
Per Contattarci direzione@trantran.net redazione@trantran.net segreteria@trantran.net
Sportivamente
Pro evolution fight
36 Brigantia Nel cuore di Desio il cuore della terra 37 Reality Luisa e Leonardo 38 Pendolare Trenord Alan turing e la profezia dei Maya
39 Psicologia Oggi Nuove tecniche per potenziare l’apprendimento
42 Il Comune di Monza
40 Speciale Salute eCigarettes
43 La Provincia
41 Cosa Succede in Città Concerti, eventi, musica
45 Il Commercialista informa 45 Le Sciure
Si ringraziano per questo numero: ringrazio sentitamente la mia casa Mirella che ha accolto la redazione per tutti questi anni, Michele Paolilla, Alice bella e brava e Rafael, Rocco e Nathan. Daniele Rolandi per i due salvataggi e il mezzo trasloco. Ringraziamo sempre Umberto Grasso e i nostri mitici lettori. Matteo Riva e Ivan per la loro impeccabile professionalita’. Zio Fabri, Hassan, Sara e Sorriso per la splendida umanità che regalano. Ringraziamo la signora Norma per il caffe’ e la signora Renata per la sua gentilezza. Ringraziamo Simone e il Flam, e la pizza egiziana. Ringraziamo Nando e Bruno: non abbandonateci mai! Con amore. Trantran.
Foto di Copertina Antonio Ricci
Stampa REGGIANI S.p.A. 20126 Gavirate (VA)
Tiratura 26.000 Copie
Raccolta Pubblicitaria Direttore Commerciale Paola Scappatura paola.scappatura@trantran.net commerciale@trantran.net Trantran Editore s.r.l. Sede Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro (MB) direzione@trantran.net
Editoriale | Il Direttore Alfredo Rossi
Con voi Fido non ruba soldi a chi soffre. Ma… E’ arrivata in redazione una lettera, di quelle in busta con tanto di francobollo, una cosa rara soprattutto in tempo di e-mail. All’interno non c’era nessuno scritto, nessuna firma (e questo non è bello…) solo la fotocopia, in formato gigante, di un articolo scritto da don Antonio Mazzi, il prete fondatore di “Exodus”, per il quotidiano Avvenire, su cui tiene una rubrica. Il titolo dell’articolo è: “Con le casse integrazioni è quasi scandaloso preoccuparsi degli animali”. Ovviamente chi ha mandato la busta con quell’articolo voleva farci capire (ipotizzo, visto che non ha allegato uno scritto) che noi di Trantran sbagliamo a occuparci di animali in un momento così difficile per il Paese. E allora vediamo di capirci. Don Antonio lo conosco abbastanza bene, siamo stati diverse volte insieme ospiti in Tv nelle stesse trasmissioni, qualche volta sono andato a trovarlo al parco Lambro dove sorge
la fondazione “Exodus”. E’ senza dubbio una persona che si dà da fare, che si batte per chi è meno fortunato. Arguto e simpatico, parla di tutto senza paura. Ma non conosce tutto. Per esempio, in quell’articolo, don Antonio diceva: “Voglio bene agli animali, ma mi auguro che venga tolta la detraibilità dalle tasse per le spese veterinarie… Più che ai cani e ai gatti, oggi dovremmo dare la precedenza assoluta ad azioni di sostegno ai milioni di italiani disoccupati, a quelli che alla quarta settimana del mese non hanno più soldi per la spesa”. Allora, capiamoci bene. A parte che gli animali per milioni di persone sono un vero conforto, la legge dice che, per quanto riguarda le spese veterinarie, si può mettere in detrazione il 19 per cento sulla parte che supera l’importo di 129,11 euro (su cui non si detrae nulla) e fino a un massimo di 387,34 euro. In parole povere, qualunque sia la spesa sostenuta, il MASSIMO che si
può detrarre è 49,06 euro QUALUNQUE sia la spesa fatta. Non è che si detrae tutto quello che si è speso! A ben vedere, peggio, molto peggio, quello che si può detrarre per versamenti a partiti e movimenti politici: il 19 % per importi tra 51,65 e 103.291,38 euro: per una detrazione al massimo di quasi 20.000 euro!!!!! C’è da dire che questa detrazione varrà per l’anno fiscale 2012, dato che per il 2013 entrerà in vigore il nuovo testo introdotto dall’art. 7 della legge n° 96 del 2012 che ha previsto che la detrazione salga al 24% e per il 2014 al 26% ma su una erogazione di importo compreso tra 50 e 10.000 euro annui. Chiaro? Forse con questi soldi si potrebbe pensare, con mezzi più consistenti, a chi è in crisi… Alfredo Rossi
Per voi Per la nostra città.
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Spunti di Vista | L’innocenza del principio relativo
Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza
Il Caso Fetterman
Antonio Ricci, il papà d Striscia la Notizia
L’uomo che non fa sconti di Juri Casati Il Capitano William J. Fetterman, veterano della Guerra di Secessione, era un buon americano, ma non avrebbe mai immaginato che un giorno il suo nome sarebbe comparso nei libri di storia. Certo, la sua vicenda – «The Fetterman massacre», il massacro di Fetterman, come venne chiamato all’epoca dai giornali – ha trovato nei libri di storia solo una collocazione secondaria rispetto a personaggi, a luoghi e ad eventi che hanno segnato in modo profondo l’epopea del West come Custer, Toro Seduto, Sand Creek, il Settimo Cavalleggeri, Geronimo, Little Bighorn, Apache, Cheyenne e Wounded Knee. E, non a caso, il «Fetterman massacre» ha avuto anche una modesta considerazione cinematografica: gli sceneggiatori di Hollywood evidentemente non hanno mai saputo che farsene di una vicenda in cui tutti sembrano avere un po’ di ragione e un po’ di torto, e che ha provato per l’ennesima volta quanto i fenomeni storici siano complessi, ambigui e per loro natura contraddittori. Eppure il massacro Fetterman ha avuto conseguenze enormi per la storia americana e non solo. Vediamone i motivi. L’epopea del West, almeno a grandi linee, è nota a tutti: nell’Ottocento l’America del nord fu attraversata da un’enorme ondata migratoria di individui che cercavano pascoli, terre coltivabili, miniere e lavoro. Nel loro scomposto procedere verso Ovest essi attraversarono e occuparono le terre dei nativi americani senza curarsi dei loro diritti di possesso, della loro cultura e delle loro
tradizioni: tutte ragioni che dovevano apparire agli occhi degli invasori – che erano tutti poveri immigrati, talvolta profughi, e in larghissima parte provenienti dall’Europa – irrilevanti se non proprio egoistiche di fronte alla vastità dei territori disponibili, alla loro ricchezza e alle possibilità di sostentamento che avrebbero potuto garantire alle loro famiglie. Tra il 1860 e il 1890 lo stillicidio di scontri mortali tra nativi americani e immigrati che attraversavano l’America alla ricerca di fortuna lasciò il posto a uno stato di guerra non dichiarata. L’esercito degli Stati Uniti si schierò senza tentennamenti dalla parte degli immigrati, e Fetterman e i suoi uomini vennero inviati nel Wyoming del nord proprio per garantire il loro diritto di transito sulle immense terre dei nativi americani. Il 21 dicembre 1866 – il giorno in cui gli indiani uccisero Fetterman e i suoi 80 uomini – nessuno negli Stati Uniti pensava che i nativi potessero avere una qualche ragione valida per ribellarsi agli immigrati. Non lo pensavano ovviamente gli schiavisti del sud, sconfitti solo qualche mese prima. Ma non lo pensavano nemmeno gli antischiavisti del nord, che ritenevano a loro volta indispensabile l’assorbimento dei nativi nella società americana per liberarli dal tribalismo e da certe loro pericolose superstizioni assolutamente incompatibili con la società moderna. All’epoca il «Fetterman massacre» suscitò uno sdegno talmente grande da costringere il Congresso a varare una commissione per studiare
il problema indiano. Le conclusioni a cui giunse la commissione segnarono in profondità la successiva storia americana: si riconobbe che vincere una guerra contro gli indiani sarebbe stato troppo lungo e troppo costoso; la soluzione più economica al problema era pertanto quella di rinchiudere i nativi in riserve protette. Solo in questo modo si potevano contemporaneamente tutelare i diritti degli immigrati e quelli dei nativi stessi. Ovviamente questa divisione dei diritti premiò gli immigrati, i cui diritti vennero considerati prevalenti rispetto a quelli dei nativi. Fu una decisione che creò però anche un precedente dalle conseguenze inaspettate. Infatti la voracità degli immigrati, che non si era fermata di fronte ai diritti e alle tradizioni dei nativi, non si fermò nemmeno davanti a considerazioni ambientaliste. E gli immigrati – che erano ormai diventati milioni – cominciarono dunque ben presto a depredare foreste; a creare pascoli ovunque; a sventrare montagne alla ricerca di oro e a cacciare indiscriminatamente tutte le specie commestibili. Il Congresso degli Stati Uniti, ricalcando la decisione presa qualche anno prima con i nativi, decise pertanto di arginare l’azione famelica degli immigrati costituendo – primo stato al mondo – dei parchi naturali protetti e inviolabili. Il primo di questi parchi – aperto nel 1872 – fu lo Yellowstone che, per ironia della sorte, sorgeva proprio nel Wyoming del nord, non lontano cioè dai luoghi del Fetterman Massacre.
di Alfredo Rossi
Undici o dodici anni fa: non ricordo bene la data, ma ho ben presenti le circostanze. Allora ero vicedirettore di Novella 2000 e il giovedì si faceva tardi in redazione perché c’era da chiudere il giornale in tipografia e da scegliere la copertina: saranno state le otto e un quarto di sera. Arriva la segretaria, che mi dice trafelata: “Gli ho detto che siete occupati e se poteva richiamare, ma dice che è una cosa urgente. C’è al telefono Antonio Ricci per te”. Antonio Ricci già allora potevo definirlo un amico di lavoro: ci sentivamo spesso (a 6
Striscia le Veline allora erano Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia e spesso erano protagoniste sulle pagine di Novella. E spesso ci sentivamo al telefono con Ricci, che non dava mai notizie (“Io non so niente, sto sempre chiuso nel mio ufficio a lavorare”, rispondeva se gli chiedevi qualche gossip) e a volte ci si vedeva a qualche conferenza stampa. Sempre arguto, divertente, con quel suo sguardo che non capivi mai se voleva essere tuo complice o ti stava prendendo per i fondelli. Sollevo il telefono. Sento la sua voce che
mi dice: “Fra meno di dieci minuti andiamo in onda. Sai, per me c’è puzza di truffa: abbiamo controllato tutto e quindi va in onda. Solo che non vorrei che tu lo venissi a sapere dalla Tv, per questo te lo dico. Potrebbe essere una tua parente: qualcuno qui da noi dice che potrebbe essere una tua zia o una cugina….”. E mi spiega: gli inviati di Striscia hanno scoperto una persona che si faceva dare soldi in cambio di… niente. Andando avanti nel discorso, ho capito che era solo un caso di omonimia: la persona protagonista del servizio non era una mia 7
Stagione Opera SABATO 6 APRILE ore 21.00
3-8 anni
Teatro dell’Opera di Milano in “TURANDOT” di Giacomo Puccini
parente, anche se la conoscevo. “Meglio così”, concluse Ricci: “Comunque se accendi la Tv è il primo servizio che va in onda stasera. Buon lavoro”. Da quel momento ho soprannominato Antonio Ricci “l’uomo che non fa sconti”. Perché era chiaro che, se anche fosse stata una mia parente, lui quel servizio, nonostante ci conoscessimo, nonostante potessimo dire che in fondo in fondo eravamo amici, sarebbe andato regolarmente in onda. E credo che da allora, ma anche prima, lui sia rimasto l’uomo che non fa sconti. E non solo a me, che non sono nessuno. Le sue ragioni e le sue convinzioni le ha sempre difese a spada tratta, senza paura, senza cedere di un millimetro. Con chiunque: direttori di giornali, intellettuali, magnati. E di sconti, molto probabilmente, non ne ha mai fatti neanche a se stesso. Eppure tutto sommato potrebbe essere soddisfatto di se stesso e del suo lavoro. Perché Ricci è uno dei pilastri della nostra Tv: nei libri che raccontano la storia del piccolo schermo ci è già ampiamente finito e sicuramente ci finirà anche tra vent’anni. Proviamo a mettere in fila qualche trasmissione da lui realizzata. Comincia come autore di testi e a 28 anni firma tre Fantastico (1978, ‘79, ‘80). Poi, in coppia con Beppe Grillo, Te la do io l’America, Te lo do io il Brasile; lascia la Rai e passa a Mediaset e inventa Drive In, Striscia la notizia (arrivata al venticinquesimo anno di messa in onda!), L’Araba fenice, Odiens, Paperissima, Veline, Velone, Cultura moderna slurp. Insomma, uno che la Tv la conosce bene e che sa come si costruiscono trasmissioni che hanno un greande successo e che incidono sul costume. Tanto è vero che molte trasmissioni di infotainment, neologismo che sta a indicare quelle trasmissioni che fanno informazione e
spettacolo, che oggi vanno per la maggiore non potrebbero esistere se prima, a fare da apripista, non ci fossero state le sue tramissioni. E tutto questo gli ha procurato una valanga di premi e di riconoscimenti, anche per il linguaggio e per le battaglie civili sostenute nelle sue trasmissioni, tanto che ha tenuto una lectio magistralis in tre facoltà differenti alla Sorbona di Parigi, una delle più antiche e prestigiose università europee, è stato insignito di un Educational Award per il libro Striscia la tivù, che non si trova più, se non nelle biblioteche e vi invito a leggerlo (è un libro breve, che si beve di un fiato) e vedrete come la Tv, dopo, non avrà più segreti per voi. Perché Ricci spiega come si fa uno spettacolo, come si costruisce un “tormentone”, come s’inventa un personaggio, quali sono i trucchi per far ridere, come funziona l’Auditel, come scatta la censura (e l’autocensura). Con Striscia la Tivù si entra davvero nella fabbrica delle parole e delle immagini che hanno libero accesso nelle case degli italiani, che li divertono (e a volte li intossicano). Per questoha avuto grandi premi giornalistici, che si sono aggiunti ai tanti riconoscimenti per la salvaguardia dell’ambiente (una delle sue priorità). E naturalmente una valanga di premi. E dove le tiene queste centinaia di targhe, medaglie, coppe? «Ho avuto 26 premi Regia Televisiva per Striscia la notizia. Li tengo in casa, insieme ai 29 Telegatti che però tengo in una teca speciale con la lettiera di sabbia, perché sporcano un po’. Tengo in casa anche il premio a cui sono più affezionato che è la “Fionda di legno”: me lo hanno donato i fieui di carrugi del mio paese natale per aver sventato la costruzione di 4 grattacieli nel centro storico di Albenga. E’ una
bella provocazione perché vuol dire che uno può essere profeta anche in patria». (A proposito di profeta, Ricci ha anche scritto la sceneggiatura del film Cercasi Gesù, interpretato da Beppe Grillo e Maria Schneider e diretto da Luigi Comencini…). Da poco sono finite le elezioni (di cui non parla, ma state certi che se scoprirà qualcosa su Grillo e sui grillini lo vedrete a Striscia, così come è successo con D’Alema, Berlusconi, Di Pietro, Schifani eccetera eccetera) e il festival di Sanremo. Festival a cui lui ha già partecipato nel 1995 col nome di battaglia di “Crotalo fritto” nel gruppo “La riserva indiana” capeggiata da Sabina Guzzanti. Ha fatto il cantante da giovane (capelli lunghi e chitarra al collo) e forse non tutti sanno che la voce cantante del Gabibbo è lui. E allora perché non andare a Sanremo a cantare tra i big? «Non serve che ci vada. Potrei anche dire di aver già vinto un Festival di Sanremo, tanto dopo due mesi non si ricorda più nessuno chi ha vinto e cosa ha cantato. Per ora preferisco continuare a cantare sotto la doccia nel residence dove vivo quando sono a Milano: e i vicini purtroppo si ricordano benissimo le mie… splendide melodie». Tornando invece a Striscia e alle sue battaglie, c’è da dire che fino a oggi Ricci ha ricevuto qualcosa come 300 denunce. E la curiosità di sapere come lui le considera -rottura di balle, attestati di benemerenza, certificazione di essere un uomo che non fa sconti- lui risponde serafico: «Tutte e tre le cose. A seconda delle denunce l’ordine della considerazione cambia. Ultimamente devo dire che c’è una prevalenza assoluta di rotture di scatole, ahimé!». Ma di sicuro lui non smetterà di andare avanti…
La fiaba narra della figlia dell’Imperatore, la bellissima Turandot, che sposerà il pretendente di sangue reale che riuscirà a svelare tre indovinelli da lei stessa proposti; colui però che non sarà in grado di risolverli dovrà essere decapitato. Biglietti da € 20 a seconda dei settori
Spettacolo per i bambini e le loro famiglie
Riduzioni per Abbonati Stagione Prosa, Università della Terza Età, under 18, Enti Convenzionati, disabili
DOMENICA 7 APRILE ore 16.00
Claudio Milani e Elena Gaffuri in “L’ALBERO”
DA GIOVEDI’ 11 A SABATO 13 ore 21.00 DOMENICA 14 APRILE ore 16.00 e 21.00
I giorni hanno l’alba e il tramonto. Le settimane vanno da lunedì a domenica. Gli anni passano seguendo il ritmo delle stagioni. Lo spettacolo affronta il tema dell’inizio e della fine di ogni ciclo, vita, esperienza; attraverso la storia di un Re, una Principessa in età da marito, un giovane servo di nome Carlo e il suo Albero Magico.
Tato Russo in “IL FU MATTIA PASCAL”
Ritaglia questo coupon e avrai diritto a due biglietti ridotti in platea a € 5,00 cad
Stagione Prosa
Il Teatro di Tato Russo incontra il teatro di Pirandello in una simbiosi assoluta di teatralità e pensiero. Una metamorfosi meravigliosa alla disperata ricerca del proprio vero Io, al di fuori di maschere e convenzioni sociali, che si riveleranno vincoli insormontabili. Biglietti da € 11,00 (+ prevendita) a seconda dei settori Riduzioni per under 18, Enti Convenzionati, disabili
Stagione Teatro Comico
Stagione Prosa MERCOLEDI’ 10 APRILE ore 21.00
Ivana Monti e Laura Pasetti in “ESEQUIE SOLENNI l’amore è una cosa meravigliosa”
Spettacoli al Teatro Manzoni
Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza
L’amore, il rispetto della persona e dei sentimenti si contrappongono alle imposizioni del potere. Torna in scena, dopo il successo della scorsa stagione, lo spettacolo di Andrée Shammah: un ironico e avvincente gioco delle parti, nel dialogo immaginario fra Nilde Iotti e la vedova De Gasperi.
VENERDI’ 19 APRILE ore 21.00
Ritaglia questo coupon e avrai diritto a due biglietti ridotti in platea a € 15,00 cad
Paolo Cevoli in “IL SOSIA DI LUI” Estate 1934, Riccione. Un idrovolante trimotore plana sulle quiete acque del mare Adriatico. Una folla festante raggiunge il velivolo a nuoto o in moscone. Dalla cabina di pilotaggio, esce un uomo: Mussolini. Paolo Cevoli in questo monologo comico veste i panni del meccanico Nullo, sosia del Duce. Posto unico numerato da € 18,00 (+ prevendita) Riduzioni per Abbonati Stagione Prosa, under 18, disabili
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PREVENDITE Biglietti in vendita in botteghino da martedì a sabato h 10.30-13.00 e 15-18 Biglietti interi in vendita anche on-line www.teatromanzonimonza.it Teatro Manzoni via Manzoni 23, 20900 Monza (MB) Tel. 039 386500
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Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza
Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza
Le cose che vanno dimenticate: intervista onirica a Tato Russo
Stefanogentilenerdart
Antonio Russo, meglio conosciuto come Tato Russo, attore, sceneggiatore e scrittore insignito anche a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, non ha certo bisogno di presentazioni. Ci sentiamo telefonicamente per realizzare questa breve intervista un sabato pomeriggio. Mi dice subito che e’ reduce da una notte insonne e che ha anche una leggera influenza. In effetti la sua voce tradisce un po’ di stanchezza ma, nonostante questo, rimane di una esilarante gentilezza e ironia. Mentre lo aspettiamo al Manzoni di Monza con il Fu Mattia Pascal, dal 11 al 14 Aprile, vi lasciamo, quindi, alla lettura di questa intervista tra sonno e veglia. Ci racconta di questa sua rivisitazione del Fu Mattia Pascal? ‹‹L’avevo riscritto già in età giovanile. Pero allora non c’era il permesso di rappresentazione del romanzo da parte degli eredi. Quindi con trent’anni in più l’ho riadattato a me e ne e’ venuta una nuova riscrittura, pare piuttosto fortunata. L’età matura consente di viaggiare meglio nei ricordi. Il Mattia Pascal e’ un viaggio nella memoria, per capire quello che avremmo potuto fare e quello che avremmo dovuto fare per poi risolversi, inevitabilmente, nell’individuale, ovvero che siamo quello che siamo e non avremmo potuto agire diversamente. Questo e’ il Mattia Pascal che io definisco, in questa forma, una commedia. Affascinante e suggestiva in tempi cosi balordi perché riguarda davvero tutti noi: i nostri fallimenti e quello che avremmo voluto essere per i nostri genitori, per i nostri compagni di scuola. Mai credo che un Pirandello abbia avuto così tanto successo! Questo e’ il terzo anno di replica, si minaccia un quarto (ride). Un momento di alto teatro in cui concorre tutto: la messinscena, gli attori,tutto innalza il livello poetico che avvicina lo spettatore alle ragioni intime e nobili di questo nostro mestiere››.
dal sex shop al museo d’arte contemporanea di Roma di G M
Come mai la laurea in giurisprudenza? ‹‹Fu, da parte mia, un atto di rispetto verso i miei genitori che mi consentirono di continuare a fare l’attore (che facevo già a livello amatoriale durante la scuola) aiutandomi con il denaro, a patto della laurea. Quindi ho dovuto farlo nel più breve tempo possibile per rasserenarli: almeno un foglio di carta ce lo avevo. All’epoca valeva, oggi questo plus non esiste più››. E’ stato insignito anche del merito di cavaliere della Repubblica. Come l’ha vissuta questa esperienza? ‹‹Con grande sorpresa. Io non mi rendo mai conto delle cose che ho fatto. Io penso sempre che ne dovrò fare una nuova. Oggi ho 66 anni e continuo a dimenticare tutto. Nei computer esiste il reset, per me e’ fondamentale : io resetto! Oggigiorno, del resto, siamo abituati alle macchine e alla tecnologia, a cui affidiamo la memoria. Io credo che bisogna dimenticare molte cose e far valere le poche che contano. Mano a mano che uno va avanti nella propria storia individuale questo accade, anche perché siamo bombardati di informazioni e costretti, in un certo senso, a scegliere. Dimenticando quello che uno ha fatto c’è maggior margine di rinnovamento e la possibilità di avere uno spirito sempre giovanile››. Ci regala, allora uno di questi ricordi che vale la pena conservare? ‹‹Mi coglie impreparato! Fosse stata una discussione durante una cena l’avrei trovato subito, su due piedi, abbandonato sul letto al sonno non mi viene proprio… ( ride)›› Sarete a Monza i primi di Aprile poi farete repliche per le scuole… ‹‹Ce lo chiedono in continuazione di replicare per le scuole e ci fa molto piacere perché gli studenti sono davvero
affascinati. Per me avvicinare il giovane pubblico al teatro, dopo 50 anni, e’ un grande guadagno per il futuro del nostro teatro: mi fa davvero piacere invogliarli, lasciarli incantati… fargli capire che non esiste solo la musica o la televisione, ma la parola scritta a volte può creare delle ferite profonde nel nostro cuore e nella nostra intelligenza. Ma lei mi sta ascoltando? No perché io stavo dormendo…›› Tato Russo torna ai suoi meritati sogni come se questa telefonata non fosse mai esistita. Ci salutiamo come quando si saluta un amico prima di andare a coricarsi. La meraviglia delle persone gentili e’ che si fanno perdonare tutto!
Il Fu Mattia Pascal al Manzoni di Monza dall’11 al 14 Aprile con Tato Russo Terzo anno di repliche – tutto esaurito in tutti i teatri! Un Pirandello magico che finalmente appassiona gli spettatori!
“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:- Io mi chiamo Mattia Pascal.”
Primo pomeriggio di un anonimo martedì di fine inverno. Mi trovo nella casa studio di un ex giovane, come lui ama definirsi. Sto parlando di Stefano Gentile, ovvero il “portatore sano” della “Nerdart” in Brianza. Meglio conosciuto come STEFANOGENTILENERDART, da poco è entrato in maniera dirompente nel mondo dell’arte contemporanea con i suoi dipinti dissacranti, ironici e surreali, frutto di un’intuitiva commistione tra mondo del cinema, fumetto e temi d’attualità. Nei suoi lavori si respira l’atmosfera degli eroi degli anime, dei comics e dei personaggi di Star Wars, ai quali ha dedicato un intero ciclo
di opere. Dalle tele al business, come nei più importanti esempi degli artisti di prim’ordine del nuovo millennio, il salto è breve. Stefano Gentile si è infatti cimentato anche nella creazione di un vero e proprio brand di abbigliamento e merchandising proponendo al proprio pubblico una vasta gamma di poster, grafiche, t-shirt e felpe che riproducono i soggetti dei propri lavori. La sua storia, la sua discesa artistica mi hanno molto incuriosito e affascinato. Leggendo le risposte alle domande di questa intervista capirete il perché! L’inizio della tua attività artistica è
relativamente recente. Ne vogliamo parlare? ‹‹ Certo! Tutto parte da un momento di crisi, anzi dalla Crisi con la C maiuscola che tutto il mondo sta vivendo in questo momento. Ho infatti lavorato fino a dicembre del 2011 in un sex shop di Milano che a causa di dissesti economici ha chiuso i battenti. Mi sono così ritrovato di punto in bianco a dover affrontare la vita di tutti i giorni, e quanto ne consegue, senza più un lavoro. Da lì la scelta di riprendere in mano i pennelli e ricominciare a coltivare una mia grande passione, ovvero la pittura. In pochi mesi tutto è successo: le prime tele, le prime mostre in piccole e grandi manifestazioni,le prime 11
Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza
vendite, la prima personale in galleria e poi il sito, le partecipazioni ad importantissimi premi artistici nazionali fino ad arrivare all’invito, da parte della galleria “Mondo Bizzarro” di Roma, ad esporre le mie opere al MACRO (Museo d’arte Contemporanea di Roma), uno dei punti nevralgici della nuova arte Italiana››. Da commesso sex shop ad artista ufficialmente invitato al MACRO di Roma in pochi mesi. La tua storia ha dell’incredibile! Come te lo spieghi? ‹‹ Vedo tutta questa vicenda come una sorta di processo continuo. Fuori dal comune era lavorare nel sex shop, inusuali e dissacranti le mie opere, bizzarro e improbabile la mia accelerata nel mondo dell’arte. Tutto sembra ricollegarsi. In 10 anni di lavoro tra scaffali di video porno, falli in lattice e fruste di cuoio sono venuto a contatto con clienti e situazioni non meno surreali e stravaganti di quelle presenti nei film cult da cui prendo ispirazione. Personalmente credo che il seno rifatto di Jenna Jameson (attrice porno), non sia più reale della pelliccia di Chewbacca in Star Wars››. Parlaci delle tue tele. ‹‹ Lavoro principalmente con acrilico, per ora su piccoli formati. Il punto di partenza dell’imprinting creativo parte quasi sempre dal cinema di fantascienza, dai cartoni animati della mia infanzia e dai fumetti della mia adolescenza. Reinterpreto in chiave ironica le icone della cultura pop con la quale sono cresciuto, come per esempio Goldrake, Yoda, Iron Man… Dissacrando capolavori dell’arte classica, nobilitando di contro gli eroi della TV››. Bene. Ora parlaci dell’impacchettamento delle tue tele. So infatti che vendi molto anche all’estero tramite internet, addirittura in Alaska e Chicago! ‹‹ E’ vero! Ho trovato un mercato molto fiorente grazie alla rete. Non pochi però sono i problemi legati alle spedizioni di opere d’arte negli Stati Uniti. L’iter è infatti molto burocratico ma, superato questo scoglio,
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dall’altra parte dell’oceano c’è un pubblico che apprezza questo tipo di estetica. Negli States infatti sono molto più abituati a considerare i fumetti una vera e propria forma artistica ››. Il tuo mondo si è allargato anche al merchandising, vero? ‹‹Parallelamente alla produzione dei quadri porto avanti tutta una serie di attività collaterali legate sempre ai miei soggetti come la stampa di grafiche, poster, t-shirt e felpe, alimentando così la personale convinzione che l’arte pop debba essere usufruibile da tutti e nelle più svariate forme››. Quali sono i tuoi progetti futuri, dove potremo vedere prossimamente le tue opere? ‹‹Dal 4 al 7 aprile parteciperò alla Collettiva “GothikArt”, organizzata dalla galleria “PassepARTout”, a Samarate (VA). Si tratta
di una mostra che ha come tema principale il Male, nelle sue più varie sfumature ed interpretazioni, dalla cinematografia alla vita reale. A maggio prenderò invece parte ad un altra mostra collettiva dal titolo “Dart Human Fener”, giunta in Italia alla seconda edizione e che ha già toccato diverse grandi città del mondo come Los Angeles e Tokyo. Sempre a maggio, invitato dalla rivista Orgoglio Nerd, sarò presente nella collettiva del festival fantasy di Firenze››. Di occasioni per poter vedere i lavori di STEFANOGENTILENERDART direi che ne sono! Se qualcuno però volesse cominciare a dare un’occhiata alle sue opere e a tutti i progetti collaterali comodamente seduto sulla poltrona di casa propria, ecco alcuni link utili: www.stefanogentilenerdart.com www.facebook.com/Stefanogentilenerdart
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Altrove | Racconti e consigli di viaggio
Chiapas: somos todos Marcos di Marta Migliardi
Il Chiapas e’ la zona più povera del Messico. Un inizio banale per un articolo, ma purtroppo e’ una banalità reale e di cui si parla sempre troppo poco. Questo viaggio non sarà quello della spensieratezza, ma della riflessione, del coraggio e della presa di coscienza. Che non vuol necessariamente dire rinunciare all’incanto di luoghi estremamente affascinanti, sia dal punto di vista storico-naturalistico che folkloristico, ma cercare di porsi come viaggiatori e non come turisti. Come persone che cercano nel viaggio l’esperienza e la solidarietà e non solo belle spiagge e confort sfrenati: per quelli ci sarà tempo e modo un’altra volta. Ora siamo in Chiapas nella cui fitta boscaglia il 17 novembre del 1983 venne fondato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, in aiuto della popolazione indigena che esige il rispetto dei propri diritti e la possibilità di eleggere governi autonomi. Non c’era nulla che i governi federali d’allora (presieduti dai Salinas, dagli Zedillo e dai Fox) potessero fare per impedirlo. Per gli indios che si riunivano e s’addestravano nei remoti accampamenti, la capitale federale era un qualcosa di astratto, remoto, totalmente estraneo al loro mondo. Non trovi risposta (o trovi risposte disparate) se chiedi quando Marcos sia approdato la prima volta sulla pubblica scena col famoso passamontagna. Oggi la povertà ha fatto sì che lo stesso subcomandante Marcos venga venduto come pupazzetto o gadget di vari generi ai turisti in cerca di emozioni che possono addirittura avventurarsi, come ho fatto io anni fa (la redazione sconsiglia di ripetere l’esperimento) nei villaggi ‘fuorilegge’ dove vivono ancora i compagni. Qualche soldo e tutto e’ permesso, con il dubbio o meglio la certezza che molto fosse apparecchiato proprio per noi turisti e viaggiatori. Dopo un interrogatorio di rito i visi, coperti da passamontagna, si distendono, e cominciano a raccontarmi perché vivono da fuorilegge, dei problemi che hanno con lo stato e le loro motivazioni: difendere la 14
gente del Chiapas a cui viene sottratta la terra. Si può anche fare un giro del villaggio, senza riprendere targhe o i volti che non sono coperti. Il cuore batte perché se anche tutto quello che ho visto fosse stato predisposto per abbindolare gli stranieri e guadagnare qualche soldo, la ricostruzione e’ assai veritiera e l’aria che si respira, i colori e le piante sono quelle della storia. Le case sono colorate, questo dettaglio mi colpisce perché in netto contrasto con gli scuri passamontagna . Quando torno in albergo sono un po’ tramortita. La primavera a San Cristobal e’ quasi perenne e la sera regala una brezza fresca. Avevo trascorso molto tempo a Playa del Carmen, nella dorata riviera Maya messicana, e in quel momento mi rendevo conto che non avevo compreso niente di questa terra e di questa nazione, splendida per spirito, natura e storia. Ma non era l’anima. Qui, a San Cristobal de Las Casas, sola nella camera di albergo, tutta in legno, mi sono sentita per la prima volta nella mia vita lontana da casa, ma vicina ad un sentimento più universale che non sapendo come definire, chiamerei solidarietà. Il giorno dopo, quindi, mi sono recata al mercato di St. Juan Chamula, famoso per gli ottimi acquisti che si possono fare e per la Chiesa dove i Curanderos eseguono i riti di guarigione. Il mercato è molto grande e altrettanto sporco, ma si possono trovare oggetti di artigianato locale ad ottimi prezzi, rispetto alle bancarelle allestite apposta per i turisti. Non mi faccio sfuggire le tipiche e coloratissime coperte messicane ma anche le tovaglie filate a mano davanti a me da una signora ultracentenaria. I curanderos fuori dalla chiesa, ma anche le persone all’interno della stessa che stanno effettuando i propri riti, non vogliono essere fotografate perché pensano che la fotografia rubi loro l’anima. Le candele sono accese in ogni dove, appoggiate in terra, e rappresentano le anime dei morti, gli aghi di pino sparsi al suolo completano il quadro. Donne e vecchie signore invocano in una cantilena ossessiva le loro guarigioni o i loro miracoli. E , insieme alle candele, bottigliette di Coca Cola. Ecco un’altra contaminazione e contraddizione: la coca cola libera l’anima. Il giorno dopo partirò per Palenque dove
potrò visitare il bellissimo sito Maya addentrato nella foresta pluviale, il giorno dopo le mie domande si faranno meno incessanti, per tornare in un passato remoto più rassicurante. Niente villaggi rivoluzionari, niente coca cola, niente Marcos. Nel tragitto pieno di curve con cui il pullman mi allontanava da San Cristobal mi e’ venuta in mente la risposta che mi ha dato una persona incontrata nel villaggio segreto. : “..y el Subcomandante Marcos, donde esta?” (“..e il Sottocomandante Marcos, dov’è?”) “Somos todos Marcos!” (“Siamo tutti Marcos!”), fu la sua risposta.
El Economista 18/03/2013 Tuxtla Gutiérrez.- El Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN), que se levantó en armas en 1994, tendrá su propia escuela y en agosto iniciará cursos en sus zonas donde tiene presencia, informó el lunes el movimiento indígena. En un comunicado, el subcomandante Moisés, nombrado “rector de la Escuela Zapatista”, informó que se iniciará con un curso de una semana del 11 al 17 de agosto, en el que los temas serán gobierno autónomo, participación de las mujeres y resistencia. “El primer curso (vamos a hacer muchos, según vayan pudiendo quienes asistirán) del primer nivel es de siete días tomando en cuenta llegada y regreso”, dijo Moisés en un comunicado al precisar que se busca promover la lucha por la autonomía y no la vía armada. Los cursos tendrán lugar en los llamados “cinco Caracoles”, que son las zonas de influencia en el estado de Chiapas, donde el 1 de enero se levantó en armas el EZLN, si bien sus acciones han sido más de corte político. Moisés, quien desde días atrás se desempeña también como vocero en sustitución del subcomadante Marcos, advirtió que durante el curso de la escuela zapatista no se atenderá a prensa ni a simpatizantes. Mac
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Reportage
Reportage
Il Cerchio Proprio due piani sotto la redazione di Trantran, a Vedano al Lambro, abbiamo incontrato Giuliano, uno dei capi saldi del Coordinamento nazionale di sostegno ai nativi Americani (il Cerchio). Proprio sotto di noi, in questo negozio pieno di magia e di energia positiva abbiamo scoperto che la Brianza e’ molto attiva per questa causa e che proprio quest’anno sara’ protagonista di alcune iniziative. Sentiamo quindi dalle parole di Lucia, appena tornata dal Cile con i suoi colleghi Valentina Fabbri e Stefano Cortesi, com’è la situazione reale e cosa possiamo fare per combattere queste ingiustizie. La Redazione di Luisa Costalbano Il Coordinamento Nazionale di sostegno ai/dai Nativi Americani IL CERCHIO è nato nel 1992 e riunisce associazioni, gruppi e singoli individui che si occupano di popoli indigeni. I principi fondamentali che ci accomunano sono il rispetto delle tradizioni dei popoli nativi, il sostegno alle lotte per la terra e per la propria sopravvivenza fisica, culturale e spirituale, la convinzione che le culture native siano portatrici di un rispetto e di un’armonia con tutta la natura che noi occidentali abbiamo dimenticato, ma che possiamo e dobbiamo imparare nuovamente. La finalità del Coordinamento è realizzare progetti e azioni comuni, sostenere e diffondere la conoscenza delle culture dei popoli indigeni e delle loro lotte. Dal 1996 pubblichiamo la rivista “Il Cerchio” e per avere maggiore efficacia legale nel 1995 ci siamo costituiti in associazione. Nel corso degli anni l’orizzonte si è allargato ai popoli indigeni di tutta la terra; Il Cerchio ha partecipato al Working Group of Indigenous Peoples (Genova 1992 e Trondheim 1993) e al Working Group on Indigenous Population di Ginevra, organismo consultivo dell’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite) nel 2000 e nel 2002. In più di 20 anni di attività abbiamo realizzato numerosi progetti. - Il sostegno ai detenuti indigeni: i nativi americani hanno il triste primato di essere, in percentuale rispetto alla popolazione complessiva, i più rappresentati nelle prigioni e nei “bracci della morte” statunitensi. Negli ultimi anni abbiamo attivato anche il sostegno ai prigionieri politici mapuche del Cile. - Il sostegno alle lotte per la terra e la sopravvivenza: Il Cerchio ha appoggiato concretamente tante lotte dei popoli Nativi, sia attraverso l’azione politica (manifestazioni, azioni di denuncia, mozioni parlamentari,…), sia con l’organizzazione conferenze e incontri nelle scuole e nelle università. In questi anni abbiamo avuto l’onore di ospitare moltissimi 16
rappresentanti di popoli indigeni, da tutti i continenti. - Il “Progetto Darlington”: dal 1997 al 2000 Il Cerchio ha finanziato un progetto di insegnamento della lingua e della cultura tradizionale Cheyenne e Arapaho ai ragazzi nativi della Darlington School presso Calumet in Oklahoma. - I progetti in Chiapas: in sostegno alla lotta zapatista, abbiamo co-finanziato la costruzione di un centro medico a Oventic e un progetto di educazione autonoma a San Manuel e abbiamo realizzato un progetto di erboristeria nel Municipio Autonomo di San Manuel. - “Words From The Edge”: nel 2001 e nel 2006 abbiamo realizzato due edizioni di un tour di poeti indigeni in Europa, con la collaborazione di Lance Henson, poeta Cheyenne. - Il Comitato 11 ottobre e “eVenti Nativi”: fondato nel 2008, costituito dal Cerchio e altri gruppi con finalità analoghe, il Comitato 11 Ottobre realizza ogni anno eVenti Nativi, due giornate di incontri ed eventi culturali incentrati sulla resistenza dei popoli indigeni per sostenere la richiesta al Parlamento Italiano per l’istituzione della “Giornata della Memoria del Genocidio dei Popoli Indigeni” e la campagna per la ratifica della Convenzione ILO 169, unico strumento internazionale vincolante per i popoli indigeni per far valere i propri diritti. eVenti Nativi si è svolto nel 2008 a Genova, 2009 e 2010 a Roma, 2011 a Firenze, 2012 a Ravenna e 2013 si terrà a Monza/Como. IL PROGETTO ACIPAMA IN CILE Il territorio mapuche si trova nel Cono Sud dell’America Latina, tra Cile e Argentina. I mapuche cileni vivono in Comunità nelle Regioni Bío-Bío, Araucanía, Los Lagos e di Los Ríos. I mapuche sono la “gente della terra” (in lingua mapudungun: che= popolo e mapu=terra) e sono il popolo indigeno più numeroso del paese. Non furono mai
conquistati dagli spagnoli, nonostante le numerose guerre dal XVI al XVIII secolo, tanto che questi riconobbero la Nazione mapuche e il fiume Bìo-Bìo come frontiera. All’inizio dell’800 la repubblica cilena, nata dall’indipendenza dalla Spagna, riconobbe la Nazione mapuche, ma solo 50 anni dopo, con un clamoroso voltafaccia, portò avanti una serie di violente campagne militari, chiemate eufemisticamente “Pacificazione dell’ Araucanía”, occupando il territorio mapuche e riducendo il popolo indigeno in riserve. I problemi attuali principali dei mapuche sono la povertà, l’immigrazione verso le città, il rischio di perdita dell’identità culturale. Ci sono inoltre grossi conflitti di tipo ambientale, derivati dal saccheggio delle risorse acquifere, minerarie e forestali (mancanza di acqua dovuta al prosciugamento delle falde acquifere, causato dalla coltivazione intensiva di pino ed eucalipto), dalla pesca indiscriminata e dall’inquinamento delle industrie di cellulosa. Senza contare il trasferimento forzato subito da intere comunità che si trovano nelle aree in cui le multinazionali idroelettriche hanno progetti di enormi centrali idroelettriche (tra cui l’italiana ENEL). I mapuche che vivono nel territorio ancestrale oggi lottano per riprendere le terre, attuando il cosiddetto “recupero produttivo” dei terreni che appartenevano alle Comunità, occupandoli e coltivandoli. In modo del tutto intenzionale, infatti, lo stato non ha posto in essere la restituzione delle terre, usurpate da latifondisti e impresari industriali: è dimostrato che la CONADI (Corporazione Nazionale di Sviluppo Indigeno) non ha rispettato quanto previsto dalle leggi recenti in materia di restituzione delle terre, trascurando completamente la ricerca di un dialogo. Esiste un conflitto latente “di bassa intensità” tra i mapuche e lo stato cileno, perchè quest’ultimo procede con la repressione indiscriminata verso quelle comunità che attuano il recupero territoriale, attraverso la criminal-
Una delle numerose industrie salmonere costruite a ridosso della Comunità mapuche di Pepiukelen (Pargua, regione Los Lagos), con forte impatto ambientale e sociale sulla vita dei nativi izzazione della protesta, la persecuzione delle autorità mapuche, delle organizzazioni e dei difensori dei diritti umani. Questo conflitto ha tutte le caratteristiche di un genocidio. Nell’attuale “democrazia” cilena è tuttora in vigore la Costituzione dittatoriale del 1980, oltre ad alcuni meccanismi ereditati dal regime militare di Pinochet, che tutti i governi che si sono succeduti (della “concertacion” di sinistra alla destra) hanno applicato in modo sistematico e antidemocratico, come la “Legge Antiterrorista”, i Tribunali Militari e la Legge di Sicurezza Interiore dello Stato. La regione dell’Araucanía è in stato permanente di militarizzazione; diverse Comunità sono in stato d’assedio da parte di contingenti di polizia armati in modo massiccio, situati all’entrata delle comunità. In particolare, negli ultimi mesi si è registrata una forte ondata di arresti, soprattutto tra le autorità ancestrali come machi (guida spirituale e guaritore), lonko (massima autorità) e werken (portavoce), che preoccupa per il suo carattere di repressione culturale. Per quaste ragioni abbiamo dato vita al progetto ACIPAMA. Questo, ancora in fase di preparazione, consisterà nella creazione di Accampamenti Civili per la Pace in territorio mapuche. In questo tipo di progetti gli osservatori internazionali trascorrono un periodo di tempo all’interno delle comunità indigene; gli accampamenti sorgono su richiesta delle Comunità indigene stesse affinché gli osservatori siano testimoni della situazione che si vive in una zona di conflitto, così come delle eventuali violazioni dei diritti umani da parte dello stato o di altri gruppi di pressione (paramilitari). La presenza di osservatori stranieri all’interno di un progetto
permanente contribuisce inoltre alla sicurezza delle comunità indigene, abbassando il livello della conflittualità. Allo scopo di conoscere direttamente la situazione e studiare la fattibilità del progetto, negli ultimi tre mesi alcuni volontari si sono recati direttamente in Cile, nella veste ufficiale di Osservatori dei Diritti Umani, per Il Cerchio e CEDHPA–Edelstam, Commissione Europea per i Diritti Umani e Popoli Ancestrali, associazione svedese con la quale stiamo collaborando. Il gruppo era costituito Manifestazione mapuche a Collipulli(Araucanía), da Valentina Fabbri, Stefano Cortesi dicembre 2012 e Luisa Costalbano. proprio territorio ancestrale, il Wallmapu. Abbiamo visitato detenuti politici in varie carceri, accompagnato manifestazioni, assistito a processi e a una Tavola Regionale, e siamo stati ospiti di varie Comunità. Abbiamo potuto constatare lo stato di militarizzazione delle regioni del sud, raccogliere numerose testimonianze di violazioni dei diritti umani (incursioni nelle case, arresti violenti, ferite da arma da fuoco, bambini terrorizzati, intimidazione delle forze dell’ordine, uso indiscriminato della prigione preventiva, Per informazioni sul Cerchio: montaggi giudiziari, negazione dei diritti Giuliano, tel 3396359170, mail delle Comunità indigene, …) e in alcuni casi pellekanos@gmail.com assistervi di persona, e vedere con i nostri occhi le infinite estensioni di coltivazioni di pini Per saperne di più sui mapuche: ed eucalipti (specie arboree non autoctone). www.ecomapuche.com Nei prossimi mesi daremo il via ufficiale al Per informazioni sul progetto ACIPAMA: progetto, nel frattempo stiamo appoggiando kiwani@iol.it le Comunità locali, le loro lotte e chiedendo la fine della persecuzione giudiziaria dei mapuche che lottano per la ricostituzione del 17
Raccontiamoci: Libri, racconti, scrittura e poesia
Raccontiamoci: Libri, racconti, scrittura e poesia
viene detto di fare ma chi fa, a SUO modo, il SUO mestiere! C’è fortunatamente un sottobosco di chi vuole essere se stesso, ma sono situazioni che un talent show non può tollerare».
Confesso che ho stonato di Juri Casati
di Giulia Larocca
Pillole di vita di Stefano D’Orazio, un ex Pooh Aver fatto cinquant’anni di storia della musica italiana e musical sbarcati anche oltreoceano a volte non basta, non basta alla propria autostima, non basta alla propria ironia, non basta per sentirsi soddisfatti. Ciò che veramente occorre è mettersi a nudo, senza censure, senza la paura di essere giudicati, mettersi a nudo svelando anche i segreti e le situazioni più nascoste e imbarazzanti, mettersi a nudo scrivendo un’autobiografia “autosputtanante”, come il celebre ex batterista dei Pooh, Stefano D’Orazio, ha deciso di fare. L’ironia e la simpatia del celebre musicista traspaiono da questa intervista fatta tutta rigorosamente in romanesco e usando il “tu” perché altrimenti… “me fai sentì vecchio!” Come mai la scelta di scrivere questo libro? È per lasciare una traccia di sé al futuro? «Guarda io lo considero più un aver messo agli atti una vita sconsiderata cercando il peggio di me, fermare su un foglio il backstage della mia vita, vita fatta di boiate, perché ne ho fatte tante! Sono sempre stato un ragazzo fuori dagli schemi pensa che la passione della musica mi faceva preferire il tamburo piuttosto che il “cuccare”. Questo libro parla degli incontri, delle avventure, dei viaggi, degli scherzi, degli amici…».
passo tutti questi attimi della tua vita? «Da quando sono adolescente tengo delle agende in cui scrivo tutto ciò che mi succede e che soprattutto dovrei fare… visto che molte volte me lo scordo. Così prima di scrivere il libro le ho rispolverate e rilette, ho riletto di fatti o persone rimosse dalla mia mente e ha raccontato nel libro quello che vi avevo trovato. Fa parte del mio carattere l’autoironia anche negli eventi meno fortunati, l’autoironia è il sale della vita!». Come hai iniziato la tua carriera, che tu stesso definisci sconsiderata? «La mia voglia di fare musica è stata sempre dentro di me, diciamo che è venuta fuori quando in tenera età una bambina mi aveva fatto ascoltare un cd degli allora sfigatissimi Beatles e io me ne sono innamorato, decidendo che la mia vita sarebbe stata la musica. all’inizio mi ero inventato un lavoro tutto mio, non avendo tanti soldini avevo deciso di fare il portapacchi a Ostia: lo facevo perché volevo comprare la mia prima batteria…e alla fine ce l’ho fatta».
Com’era la generazione della quale fanno parte i Pooh? Quali erano gli ideali? «La mia è una generazione di curiosi, generazione che si affacciava a qualcosa che non Come hai fatto a ripercorrere passo dopo c’era, la categoria “giovane” prima non esisteva. I genitori avevano perso la guerra e avevano creduto a illusioni lontane che sono diventate col passare Ambulatorio Veterinario del tempo solo delusioni. Dott. Antonietta Bevilacqua Era proprio cambiato vedano al Lambro - Via Villa, 50 il modo di raccontare la vita, non più attraverso Tel. 039.2326735 storie ma attraverso la Cell. 339.4806189 musica e la ribellione. La ___________________________________________ musica stessa, che faceva Lun.-Ven. 10,00 – 12,00 16,00 – 19,00 dire ai nostri genitori “ cos’è ‘sto rumore?”, Sabato 10,00 – 12,00 15,30 – 17,30 18
era il segno che qualcosa si era rotto, che un divario generazionale stava iniziando. I giovani da che non esistevano erano diventati una categoria sociale, era tutto fatto per e dai giovani ma nessuno ci spiegava come si doveva fare; abbiamo fatto tutto da soli, si osava tutto». Cosa ne pensi delle generazioni odierne? Pensi che oggi esista ancora l’ opportunità di osare? «Oggi prima si diventa popolari poi bravi, nessuno ti mette veramente alla prova, tutto è ingigantito dalla comunicazione. Prima mica c’era la comunicazione che c’è oggi, solo radio Luxembourg andava di notte, per il resto c’era da alzarsi le maniche da sé».
Quindi prima bisogna ottenere popolarità poi si può cercare di essere se stessi? «Esattamente! È lo stesso principio con cui si va al Grande Fratello: ce ne ricordiamo cinque di persone famose di tutte quelle passate sul teleschermo. Ripeto prima raggiungi la popolarità poi fai vedere se sai fare qualcosa. Il grande giocattolo della televisione oggi cerca uomini d’appeal, uomini e talenti fatti su misura. La cosa drammatica è che poi quando finisce il sogno i ragazzi non tornano più a essere quelli di prima, non riprendono la loro vita. Purtroppo una cultura sbagliata come la nostra dà spazio all’apparenza e non alla sostanza». Concludendo devo farti una domanda di rito: tu che hai vissuto il celebre “sessantotto”, l’anno della ribellione e della rivoluzione, cosa ne pensi del continuare a portare la politica e la satira a Sanremo? «“Ma che stamo a fà politica qua? Mica se po’ parlà di politica in Italia!”. La satira non è un rendere ironico ciò che è politico, la satira è politica! Perché i politici sono satirici, sono già comici di loro, più di Pulcinella. Purtroppo si è verificata in questo Paese una contaminazione
tra mediocrità. È la sensibilità che porta a orientarti da una parte o dall’altra, ma qua abbiamo un problema di realismo e la verità è spacciata in maniera comica. Coloro che fanno satira non dicono cose molto diverse da ciò che dicono realmente i politici. È facile dire che le cose non sono belle, il problema reale è che bisogna pensare realmente a un’alternativa e non buttarsi nel populismo. La mia generazione ha sbagliato per prima perché voleva cambiare il mondo ma lo ha solo distrutto e ora stiamo, anche se più lievemente, compiendo lo stesso errore».
Cosa dobbiamo aspettarci ancora da te? Durante la composizione di questo libro, sono andato avanti con i miei musical. In giro per i teatri italiani proprio in questo periodo c’è il mio musical “ W Zorro” che “facendo le corna” sta andando molto bene. Cosa aspettarsi?… Diciamo che io ho avuto l’incoscienza di osare, incoscienza che mi ha sempre contraddistinto e finché potrò continuerò a osare arricchendo giorno per giorno la mia vita sconsiderata».
Cosa ne pensi dei talent show? «Nei talent show c’è una selezione, vengono selezionati quei dieci talentuosi, che vincono anche, ma che cantano tutto e niente. Il loro limite è che purtroppo non conoscono ciò che si deve essere sotto al palco: gli altri ti dicono con chi parlare e con chi no, ti dicono come devi vestirti, a chi somigliare, ti dicono chi devi essere. Un artista è un artista nella sua dimensione, non nell’essere generico. Poi finisce che escono dalla tv e non sanno un tubo su ciò che c’è dietro, su com’è il pubblico, un pubblico che vuole emozioni e tu non le conosci queste emozioni, non ti adegui al camerino scomodo e all’albergo senza stelle. La grande macchina di questo gioco, però, vuole la novità e quindi dopo un po’ ti devi fare da parte… Ci sono dei talenti straordinari che vengono così liquidati in una sola stagione!» È ancora possibile allora fare “gavetta” o ci si può affidare solo ai talent? «Dalla gavetta BISOGNA passarci, sennò non sei all’altezza del sotto palco. Se tu fai un mestiere, questo dietro ha tanti risvolti che non si immaginano nemmeno. Si deve voler diventare bravi, bravo non è chi fa ciò che gli 19
Speciale Sposi
Secondo dati ISTAT in lombardia è emerso che nel 2011:
Speciale Benessere Il Filo di Arianna
I mesi dove sono stati organizzati più matrimoni sono settembre e giugno i meno inflazionati gennaio e febbraio
Il filo di Arianna: erboristeria, centro culturale e cura dell’individuo.
Il filo di Arianna, in via Solferino, 11 a Monza, è molto di più di una semplice erboristeria, qui, infatti, la cura della persona viene concepita a 360°, secondo un’impostazione antroposofica che valuta lo stato di salute dell’individuo sulla base di tre sfere strettamente connesse e collegate fra loro: fisico, animico e spirituale. Il filo di Arianna, quindi, non è solamente un “negozio” ma un vero e proprio progetto in costante divenire che offre prodotti e medicamenti selezionatissimi da aziende che si attengono per le loro preparazioni alla medicina antroposofica e cheutilizzano elementi naturali provenienti da agricoltura biologica e dove possibile addirittura biodinamica. Com’è nato questo progetto? «Si tratta di un’idea nata più di tre anni fa – racconta Novella, la titolare- e poi sviluppatasi fra tante difficoltà fino a quando, lo scorso ottobre, ho deciso di licenziarmi dal mio impiego di infermiera professionista e lanciarmi in quest’avventura. In realtà il mio interesse ed il mio avvicinamento al mondo naturale è iniziato nove anni fa, grazie alla nascita della mia prima figlia. Dietro la scienza medica antroposofica c’è un 20
interessante mondo da scoprire, un mondo che permette di vivere in modo più naturale, appagante, creativo ed armonico. Per questo ho deciso di affiancare all’erboristeria un centro culturale in cui sto organizzando, in collaborazione con molti altri (medici antroposofi, una naturopata, una educatrice ad indirizzo antroposofico), dei cicli di conferenze e dei laboratori didattici per adulti e bambini. Credo che oggi sia molto importante offrire non solo l’opportunità di approfondire le tematiche legate alle cure naturali ma anche un luogo di incontro, scambio e condivisione. Abbiamo in progetto di offrire consulenze pedagogiche e di supporto alla genitorialità perché credo che offrire ai genitori la possibilità di sviluppare un percorso di avvicinamento fra genitori e figli sia basilare per lo sviluppo armonico della persona e la crescita dei propri talenti. Il calendario aggiornato delle conferenze e degli incontri di primavera-estate sarà presto disponibile, intanto posso anticipare che il 20 di aprile avranno inizio i laboratori per bambini. In questi pomeriggi dedicati alle attività con i bambini cercheremo di avvicinare i più piccoli alla sviluppo della manualità e della fantasia con giochi e lavori che prevedono esclusivamente l’utilizzo di materiali naturali (legno, lana, fibre vegetali, semi, ecc.). Per le mamme terremo un corso per la realizzazione di bambole waldorf. Queste particolari bambole sono realizzate interamente a mano, utilizzando unicamente materiali naturali e rispettando il criterio delle proporzioni e della semplicità. Le bambole che ne nascono sono dei veri e propri doni su misura, realizzati dalla mamma per il proprio bambino e dunque capaci di trasmettere il calore e l’amore che vi ha riposto chi le ha realizzate. I bambini giocando e magari dormendo con queste bambole giocano con qualcosa di vivo, sia perché composto di materie di origine naturale sia, appunto, perché depositarie dell’amore delle mamme che le hanno realizzate. A differenza di bambolotti
tradizionali, di fredda plastica e spesso vincolati a rigide posture ed espressioni emozionali pre stampate sui volti, queste bambole lasciano libero sfogo alla fantasia e all’emotività del bambino. I tratti somatici, occhi e bocca saranno appena stilizzati in modo che il bambino possa leggervi le espressioni corrispondenti ai propri stati d’animo ed ai propri giochi.
l’età media degli uomini è di 34,1 anni quella delle donne di 31,1 anni
Per concludere? Un’ultima precisazione… Data la mia provenienza dal settore sanitario tradizionale continuo ad offrire servizi infermieristici con un approccio più affine a quanto spiegato fino a d’ ora.».
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Il 35,1% degli sposi ha optato per la comunione dei beni
Per informazioni sulle date dei corsi e delle conferenze in programma: lanacardata@virgilio.it / 039 322225
Speciale Sposi a cura di Marta Migliardi
Capitolo 2
50,9% di matrimoni civili rispetto al 49,1% di matrimoni religiosi
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Fantasia, realtà o reality? Abbiamo parlato di matrimoni classici e di quelli più bizzarri, dato consigli per risparmiare ma anche per fare bella figura, insomma, abbiamo capito che, come si suol dire, l’importante è volersi bene e poi si troverà una soluzione per tutte le tasche e per tutte le esigenze creative. Per sdrammatizzare un po’, oggi sono andata a indagare nel mondo dei reality show che trattano il tema delle nozze e che impazzano sempre più su tutti i canali. Questi programmi, oltre a farci sbellicare dalle risate e a riconsegnare il giusto peso a quelli che dovrebbero essere momenti felici e non di stress, sono sintomatici di come, però, sia piuttosto vero che il matrimonio è una questione ‘da femmine’, dove i cari signori uomini sono spesso relegati a silenti spettatori. Aggiungerei intelligentemente, dati gli innumerevoli conflitti tra le varie
protagoniste femminili. Cominciamo dalla scelta dell’abito da sposa. Chissà perché, in merito a questo, è stato creato un reality, mentre del vestito dello sposo non si sa niente. Ecco, quindi, che ad AAA abito da sposa cercasi, vediamo le future mogli recarsi in prestigiosi atelier alla ricerca del fatidico abito da indossare il giorno del sì. Le spose sono accompagnate, per rendere più dinamico il tutto, dalla madre, dalla sorella e/o altro parente (rigorosamente di sesso femminile), dalle inseparabili amiche e talvolta anche dalla futura suocera. Mentre la futura sposa cerca di godersi il suo abito ed e’ orientata a dar retta ai sogni, le implacabili ancelle accompagnatrici non fanno altro che demolirla e mortificarla ( lo stress ti ha fatta ingrassare oppure lo stress ti ha fatta dimagrire, troppo ose oppure poco affascinante, ecc..). Alla fine, dopo tanti cambi quante in-
spiegabili obiezioni, ecco che la sposa, sfinita e affranta, da il suo consenso piu che altro per non sentire piu la voce delle sue accompagnatrici. La futura moglie recupera e si rifa alla grande in Abito da damigella cercasi dove i ruoli si invertono. Ora e’ lei che deve scegliere come vestire le sue amiche e damigelle e se la legge del karma non e’ una mera invenzione, l’abito delle damigelle sara’ proporzionalmente brutto allo sfinimento da loro creato durante la scelta del vestito della sposa. Un altro fiore all’occhiello sui generis e’ il reality Se mangi ti sposo dove a farla da padrone e’ il cibo. Pantagruelici banchetti visti da ogni angolazione, dalla cucina, dove fervono i preparativi, al servizio fino alla degustazione dei piatti in sala con annesso giudizio degli ospiti e degli sposi. Insomma, un’oretta di stress pesantissimo per il capo cuoco e gli aiutanti in cucina che
dovrebbe, se non altro, insegnare il rispetto per il lavoro altrui specie se piegato alle richieste piu’ bizzarre e assurde. Ma per non escludere completamente l’universo maschile dal bellissimo e tanto atteso giorno del si’, le sagaci menti dei creatori di reality si sono avventurate fino alla creazione Non ditelo alla sposa. Il reality ha già avuto un grandissimo successo in America e Inghilterra ed ora è sbarcato anche in italia: ovviamente italiane saranno anche le coppie che parteciperanno allo show che mette a disposizione 15000 euro ad ogni futuro maritino che avrà il compito di organizzare in tutto e per tutto le nozze, senza poter chieder alcun consiglio alla fidanzata. Il poveretto non solo dovrà scegliere location, menu, fiori, chiesa e tutti i dettagli delle nozze ma avrà anche il difficile compito di acquistare l’abito da sposa per la sua dolce
metà. La sposa non saprà nulla fino al giorno delle nozze, per la precisione, fino al momento in cui le verrà recapitato l’abito a casa: per lei potrà essere una bellissima sorpresa o un vero e proprio incubo, a seconda delle scelte del suo futuro maritino. Ovviamente i due fidanzati non potranno avere alcun contatto per due settimane, per evitare che la sposa suggerisca qualche dettaglio al suo amato. Il povero fidanzato quindi, dovrà fare ricorso a tutta la sua fantasia per organizzare un matrimonio con i fiocchi, con un budget limitato e con la paura che qualcosa possa andare storto. Prima di ogni puntata, il fidanzato dovrà firmare davanti ad un notaio, un contratto che lo obbligherà a non avere suggerimenti dalla fidanzata. In Italia il matrimonio è il giorno più sognato dalle donne: come nelle precedenti edizioni straniere dunque, anche in Italia si
prevedono pianti e discussioni furibonde. Per lanciare il programma la produzione ha escogitato una trovata pubblicitaria che ha stupito i passanti che si trovavano a Roma e Milano. Centinaia di spose hanno infatti fatto la loro comparsa in Piazza di Spagna a Roma e in Piazza Duomo a Milano, lasciando i passanti a bocca aperta. Queste spose inferocite, avevano trucco sciolto dal pianto e capelli arruffati, proprio come dopo un litigio con il povero fidanzato, reo di avere sbagliato la scelta del loro abito da sposa. (fonte pourfemme matrimonio). Per finire poteva mancare un’invasione di campo delle suocere? In Chi veste la sposa? una mamma e una suocera si sfidano nella scelta dell’abito aiutate dalle stylist Sara e Corinna. La sposa sceglierà tra i 6 abiti selezionati. Chi vestirà la sposa la mamma o la suocera?
Ci sono poi scontri tra spose per decretare il matrimonio migliore ( chi ottiene più voti vince un viaggio bellissimo, ma intanto devono presenziare a 3 matrimoni in un mese, compreso il loro!) o addirittura due spose che devono trovare un punto d’incontro e organizzare con un solo budget, messo gentilmente in palio dalla produzione, il loro matrimonio da favola. Ovviamente, per non far mancare scintille, gli autori hanno accoppiato le future spose che devono unire le forze nella maniera più bizzarra e, consentitemelo, anche crudele come, per esempio, l’amante del Natale, che voleva una specie di banchetto natalizio anche il giorno delle nozze e l’appassionata della semplicità e del vintage. Risultato? Una sala vintage per celebrare il rito, condita da un banchetto natalizio con tanto di renna come rinfresco! E sia, il mondo e’ bello perché e’ vario. Si parla
di matrimonio e di nozze perché in fondo al cuore e’ un tema che non tramonterà mai e che rappresenta un unione, una scelta. E come sempre, alla fine, conterà solo l’amore…
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Outlet intimo & Mare: 25 anni d’esperienza. Conterà qualcosa? Questo negozio esiste dal 1999, ovvero da 13 anni. Marco, il titolare, ha un passato di rappresentanza importante nel settore, ed ha fatto tutte le fiere europee più prestigiose, venendo a contatto diretto con i marchi illustri che oggi vende nel suo negozio a prezzi molto vantaggiosi, proprio grazie a queste sue conoscenze dirette. ‹‹Da cinque anni, ci spiega lui stesso, mi sono specializzato per chi fa fatica a trovare le misure adatte alla propria conformazione fisica. Sembrerà strano ma Il 90% delle donne che entrano non conoscono le proprie misure. In realtà esiste una scuola: siamo stati istruiti per poter calcolare la misura, la taglia e la coppa giusta. Una volta stabilite queste cose si vanno a dare delle forme appropriate, in base anche all’età: una signora veste in un modo diverso da una ragazza. In questo senso posso vantare di un’ampia fornitura sia per le signore che per le ragazze, e per ragazze intendo anche le giovani donne, dai 16 ai 40 anni! E’ un mondo dove bisogna capirne e capire. Ho una clientela molto fidelizzata, quando mi conoscono non mi mollano più! Soprattutto quando comprendono il valore economico di queste marche e il vantaggio che offro. Per citare alcuni marchi ho Chantelle, Simone Perele, Lou Paris Lingerie, molti francesi… … nel reparto mare ho Luna Corsetteria, Fantasie Mare, Gemma, Belcor e Freya Mare che ha una vestibilità fino alla H. Abbiamo costumi per signora ma anche la linea uomo. Il mio core business è un pò questo: vado dalla coppa D alla G, quindi posso darti una misura 42 con un seno della 5, per assurdo. Sia nei costumi che in corsetteria ti diamo le tue misure: se hai misure diverse tra la parte alta e bassa nel corpo non ci sono problemi! ››. Qualche consiglio per le spose? ‹‹Anche in questo caso da me vengono specialmente, ma non solo, le spose che hanno forme. Io chiedo sempre,
se possibile, di portarmi una fotografia dell’abito perché in base a quello capiamo come muoverci. In questi casi il reggiseno più ambito e’ quello con le spalline staccabili. Il reggiseno a fascia, ad esempio, consente anche la schiena scoperta e di seguire lo scollo del vestito e ne abbiamo per tutte le forme ››. E per la prima notte di nozze? ‹‹Per la prima notte c’e’ solo l’imbarazzo della scelta. Abbiamo anche molti baby doll e dei marchi come luna, molto sofisticato, per taglie normali. Luna e’ un marchio che scotta! Questi prodotti si prestano motlo anche per regali››. Vengono anche uomini a fare regali alle loro mogli o fidanzate? ‹‹Si e di solito vengono molto preparati sulle misure, se no con delle domande riesco sempre a capire! Premettendo che, in ogni caso, se qualcosa non andasse bene possono sempre venire a cambiarlo››. Marco e’ un professionista attento e usa anche un po’ di sana ‘psicologia ‘‹‹ … capisco sempre chi ho davanti, anche solo osservando come e’ vestita e cerco di comprenderne le esigenze: se sei bizzarra, o piu’ classica… l’importante e’ che la persona esca da qui soddisfatta! Devo dire
Bomboniere vive: economiche e belle che ho un’ottima percentuale di clienti che ritornano! ›› E ci credo, io stessa sono uscita con il mio nuovo reggiseno in mano e tornerò! Oultet Intimo & Mare, Via Milano 218 ( la vecchia provinciale) a Desio, aperti tutti i giorni tranne il lunedì mattina, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00, sabato compreso. Tramite una scheda da compilare in negozio ti verranno inviate via mail le migliori occasioni una settimana prima! Se volete intanto curiosare www.outletintimomare.com
Le bomboniere sono generalmente una voce piuttosto onerosa fra le spese per le nozze e, otre a ciò, presentano anche l’insidioso problema di essere fortemente legate al gusto personale degli sposi (quanto meno della sposa che, di solito, ama sceglierle in prima persona). Il primo rischio in tema di bomboniere è, infatti, quello di non venire apprezzate da tutti gli ospiti e di essere dimenticate se non addirittura buttate. Siamo onesti. A chi non è mai capitato di ricevere una bomboniera che lo abbia fatto trasalire per l’orrore e arrossire d’imbarazzo al pensiero di dove collocarla nella propria casa per non offendere gli sposi frequentatori abituali della stessa? Per evitare sprechi di denaro e pesanti imbarazzi è meglio focalizzarsi su qualcosa capace di mettere tutti d’accordo: non troppo costoso e, soprattutto, non impegnativo; dalle dimensioni contenute e, dunque, capace di armonizzarsi e trovare la propria sistemazione in qualsiasi abitazione. Le bomboniere verdi rispondono senza dubbio a tutti questi requisiti e aggiungono al ricordo delle nozze un qualcosa in più, legato all’indiscutibile simbologia legata alle piante e al dono di un qualcosa di vivo che necessita cure per crescere e prosperare nel tempo. Le piante, infatti, sono da sempre un simbolo di vita e chi le riceverà quale testimonianza della promessa più bella celebrata in quel giorno, prendendosene cura manterrà vivo il felice ricordo di quel giorno.
Le soluzioni possono essere pressoché infinite, sia che vogliate affidarvi ad un atelier floreale sia che optiate sulla più economica variante “fai da te”, e tutte di sicuro effetto. Tanto per dare un’idea della grande varietà di opzioni non posso non citare la bellissima bomboniera- ortensia ricevuta al matrimonio di amici: una bellissima e piccola ortensia bianca, un fiore singolo semplicemente ed elegantemente offerto in un piccolo vaso di terracotta su cui era stato scritto il nome degli sposi e la data delle nozze. Una bomboniera graditissima a ricordo un piacevole rinfresco tenutosi in una serra. Oggi la bomboniera è libera di crescere nel mio giardino e continuo a riciclare il piccolo vaso per collocarvi le piantine che talvolta vado a riprodurre. Un’altra bomboniera verde degna di menzione che mi è capitato di ricevere è la bomboniera-basilico. Non altrettanto duratura quanto l’ortensia ma sicuramente molto utile, profumata e low cost. Le piantine di basilico e i loro vasetti di plastica, facilmente reperibili presso ogni vivaio o supermercato, erano state economicamente e graziosamente confezionate avvolgendole in un telo di juta legato con un nastro verde. Era il mese di maggio e, di primo acchito, avevo pensato di trapiantarle in terra per goderne fino all’autunno, ma poi non ho potuto resistere alla graziosa semplicità del packaging (che si è rivelato anche molto pratico perché la juta inzuppandosi manteneva il 25
Bis: Teatro, Musica ed Eventi
terreno a un grado di umidità ottimale anche con l’avanzare del caldo) e ho scelto di collocarla su di un semplice piattino bianco sulla finestra della cucina, a portata di mano. Bomboniere siffatte afferiranno anche il vantaggio aggiuntivo di permettervi di risparmiare un po’ di soldi per le decorazioni della tavola. Saranno, infatti, esse stesse delle gradevoli decorazioni per la tavola, decorazioni che poi gli invitati porteranno a casa con sé. In quest’ottica, oltre ad un sacchettino in tessuto naturale (juta, canapa, cotone, lino) contenente i confetti (che saranno prima semplicemente incartati in un pacchettino di carta velina bianca) potrete aggiungere alla vostra bomboniera un cartellino con il nome dell’invitato. Nello scegliere la bomboniera e, quindi, la relativa decorazione per i tavoli, tenete sem-
pre anche bene in considerazione il periodo delle nozze: ad aprile o a fine luglio il clima varia di molto! Qualsiasi bomboniera floreale scegliate andrà bagnata molto bene (annaffiandola “da sotto”, dopo averle appoggiate su capienti portavasi in modo da non rovinarne il packaging) nei giorni precedenti la cerimonia ma estratta dall’acqua e lasciando asciugare alla perfezione la confezione (solo la terra sarà leggermente umida) in modo da non sporcare tovaglie, sposa e invitati. Fate quindi attenzione, se vi sposate in periodi particolarmente caldi, alla scelta della vostra bomboniera viva: focalizzatevi su quelle varietà capaci di resistere senza risentirne a una giornata di calura. Una scelta economica ed efficace è quella di optare per le piante grasse, magari prediligendo le succulente, che non hanno spine e sono più semplici e
pratiche da confezionare e maneggiare, alle cactacee, bellissime ma di spinosa gestione. Se invece il vostro matrimonio sarà agli inizi della primavera anche un semplice bulbo in procinto di fiorire può essere un’idea gradita e di semplice realizzazione. Se preferite, invece, una bomboniera più “compatta”, che non venga subito sgualcita dagli ospiti che magari hanno alzato un po’ il gomito, potete orientarvi su un kit pronto all’uso per la crescita di un fiore: gerbere, girasoli e tante altre varietà, vengono vendute in graziose confezioni “all inclusive”, vaso, terra e seme. Agli invitati, una volta giunti a casa (magari anche il giorno seguente!) sarà sufficiente collocare il contenitore su di un davanzale soleggiato, aggiungere acqua e attendere un paio di settimane per la germinazione.
Esce il disco “room 80” di Andrea Casta ed ovviamente noi lo intervistiamo di GM Oggi in redazione l’attenzione è tutta per Andre Casta, cantante e violinista, e per il suo esordio con il remake di dodici successi degli anni ‘80, fra pop, soul e ritmi etnodance. Subito rimango colpito da una foto di Andrea ritratto mentre suona a spalla il suo strumento: il violino. All’istante, per associazione d’idee e di ricordi, mi vengono in mente Lindsey Starling, musicista dubstep, i cui video spopolano sul web, il nostro Angelo Branduardi, mito del pop-folk italiano ed europeo, e Laurie Anderson, grande artista sperimentatrice americana. In comune cos’hanno? Ovviamente il violino! Andrea Casta però ci aggiunge qualcosa di diverso: innanzitutto una splendida voce e poi la sapiente reinterpretazione di pezzi storici degli anni ‘80 come “I like chopin” dei Gazebo o “Take my breath away” di Moroder, rivisitati mescolando diversi generi. Voglio assolutamente saperne di più. Ed è così che inizia l’intervista Andrea come nasce l’idea di utilizzare in chiave pop il violino? ‹‹ Nasce innanzitutto dallo studio dello strumento che ho iniziato da bambino e poi dall’esperienza live fatta in Italia e all’estero, in televisione e nei club, che mi ha fatto definitivamente maturare la scelta di dedicarmi totalmente a questo strumento››. So che hai un percorso ben consolidato, fatto di molteplici esperienze. Insomma...sei un artista che la gavetta l’ha fatta.
‹‹Si, nel mio bagaglio porto l’esperienza di innumerevoli live ma anche il mestiere dell’autore, avendo avuto molte volte in passato la possibilità di scrivere per altri artisti, di partecipare e presentare alcuni spettacoli televisivi e non. Tutti questi esperimenti mi hanno poi comunque condotto alla musica e a concentrarmi pienamente su di essa››. Parliamo ora del disco “ROOM 80”. Com’è ricaduta la scelta su alcuni brani piuttosto che su altri? ‹‹La selezione è avvenuta per cerchi concentrici insieme a Sergio Cossu, che è il produttore dell’album. Siamo partiti da una prima scelta di 40 pezzi che mi piacevano e che ho sempre cantato dal vivo nei miei concerti nelle versioni originali, per poi arrivare ad una cernita finale in base anche alla riarrangiabilità delle canzoni, alle quali volevo dare un’atmosfera molto legata al “mondo”, all’etno, alle percussioni. I brani presenti nell’album risentono infatti di echi medio orientali, frutto della mia permanenza per diverso tempo in Libano, Turchia ed Emirati Arabi, dove ho avuto la fortuna di fare molti concerti››. Non posso non chiedertelo, visto che l’album è un insieme di remake di brani anni ‘80. Cos’è stata per te la musica di quegli anni? ‹‹Ha rappresentato il trionfo della creatività libera, anche perchè grazie all’evoluzione tecnologica e al benessere generale, si è
potuto fare di tutto. É stato un periodo variopinto, denso di novità. Il fatto che poi molti artisti abbiano nel tempo continuamente pescato brani di quegli anni da riproporre, denota che oltre alle paillettes, lustrini e sintetizzatori, ci sono state canzoni di altissimo valore che sono rimaste nella storia››. Cosa vuole comunicare questo disco? ‹‹Questo è un album molto caldo, che vuole comunicare intimità e benessere. Una sorta di sintesi dei viaggi fatti da me in diverse parti del mondo. E’ un omaggio a tutto ciò che, nelle differenze, ci unisce››. Registrazione del disco in studio. Un aneddoto particolare? ‹‹Tutto il disco ha avuto la particolarità d’essere stato cantato di notte. Non c’è un solo secondo delle voci che sia stato registrato prima del tramonto. Credo che questo si possa avvertire durante l’ascolto del disco››. Progetti futuri? ‹‹Ad aprile uscirà il 3° singolo dell’album: “I like Chopin” ed il relativo video. Da maggio inizierà un tuor che attraverserà tutta l’italia. I concerti saranno anche accompagnati da tutta una serie di letture che intervalleranno l’esecuzione dei brani. Nel frattempo ho cominciato a lavorare al primo album d’inediti››. Un artista completo Andrea Casta. Violinista, 27
Il Veterinario Risponde | Il russare del cane
Bis: Teatro, Musica ed Eventi
interprete e cantautore. Assolutamente da non perdere dunque l’album d’esordio “Room ‘80”. Noi di Tran Tran lo aspettiamo per un live qui in Brianza. Nel frattempo, per cominciare a conoscere questa splendida sorpresa del panorama musicale italiano, ecco tutti i riferimenti:
Quando il russare del proprio cane diventa un problema...
Sito internet: www.andreacasta.it Pagina Ufficiale di Facebook: www.facebook.com/officialandreacasta
A Cura della Dottoressa Simona Voghera
In Viaggio con Mala Hierba
E’ da poco uscito Alisachni, il nuovo disco di Mala Hierba, progetto artistico creato e diretto dal chitarrista e film editor milanese Walter Marocchi. Si tratta di un esperimento musicale all’insegna dell’originalità, della libertà espressiva e della contaminazione. Contaminazione fra generi musicali differenti, al punto che risulta difficile, e soprattutto riduttivo, inquadrare questo disco in un genere preciso. Prevalentemente strumentale, accarezza e fonde suggestioni che vengono dal jazz, dal rock, dalla musica etnica e dal reggae. Questo mescolarsi di influenze musicali vuole rispecchiare il dinamismo di un mondo dove le culture entrano in contatto e si influenzano reciprocamente. Stando alle parole dell’ideatore, Walter Marocchi, “parlare di contaminazione tra i generi musicali è un po’ come dire di aver scoperto l’acqua calda, dato che quello che oggi riconosciamo come un 28
genere predefinito, e che chiamiamo rock, jazz, reggae o tango, in origine altro non era che la mescolanza di altre forme musicali preesistenti; e questi cosiddetti generi non sono stati creati in laboratorio da misteriosi musicisti-alchimisti, da fantomatici “maghi del Memè”, ma provengono dagli incontri, dagli spostamenti, dalle migrazioni, talvolta dalle deportazioni di grandi masse di persone. Mescolanze di approcci e di culture che s’incontrano, si fondono, si scontrano, si impollinano, spesso seguendo la spinta della pura sopravvivenza. Studiando un po’ la genesi di alcuni generi musicali, procedendo a ritroso dalla foglia alla radice, ho cominciato a convincermi che la storia della musica ha più da insegnare sulla civiltà umana che la storia delle guerre o delle conquiste. E’ a queste suggestioni che si ispirano i brani di
questo disco: non vi si troverà nulla di espressamente musicologico e nemmeno la pretesa di essere fedeli ai generi che vengono citati, ma nel migliore dei casi qualche spunto di riflessione o stimolo all’immaginazione”. Volete un assaggio del disco? Andate sul nostro sito www.trantran.net, e troverete una compilation con il meglio delle proposte della musica indipendente in download gratuito, fra le quali “La Cueva del Gato”, il singolo dei Mala Hierba in collaborazione con la cantante Ornella Vinci. Presentazione dal vivo il 4 maggio 2013 allo Spazio Teatro 89 di Milano.
Esistono alcune razze di cane in cui il semplice russare durante il sonno può portare nel corso degli anni o addirittura nei primi mesi di vita allo sviluppo di problemi respiratori anche molto gravi. Le razze in questione vengono definite brachicefale, che nel linguaggio comune sono rappresentate dai cani col muso schiacciato. I cani brachicefali vengono geneticamente selezionati, come standard di razza, con il cranio corto e quindi presentano, fin dalla nascita, anomalie congenite quali il palato molle lungo, le narici strette e, in alcuni casi, la trachea più piccola rispetto al normale. Tutto questo si traduce in una malattia respiratoria, che può anche essere fatale, definita sindrome brachicefalica. Il palato molle più lungo rispetto alla norma è il maggior responsabile del russare sia durante il sonno sia durante la veglia, soprattutto
in determinate posizioni del collo, che si può definire come l’inizio della sindrome brachicefalica. Se il soggetto russa, infatti, significa che il palato molle è talmente lungo da andare a insinuarsi tra le cartilagini della laringe, cosa che normalmente non avviene, sviluppando proprio i classici rumori russanti. E’ importante intervenire precocemente poichè i continui traumi del palato molle sulla laringe determinano, col passare del tempo, un’alterazione delle sue cartilagini (che prende il nome di condromalacia cioè flaccidità), che porta al collasso della laringe stessa, impedendone il normale movimento. Una laringe che si muove normalmente si allarga in fase d’inspirazione, permettendo il passaggio dell’aria, e torna in posizione di riposo durante l’espirazione. Quando questo non avviene il soggetto mostra difficoltà respiratorie di gravità proporzionale al collasso laringeo, che viene classificato in 3 gradi. Il primo grado è rappresentato da cartilagini ancora toniche, che si muovono normalmente, con eversione dei sacculi laringei (ovvero due membrane di mucosa che si gonfiano come due palloncini nella parte più bassa della laringe), che porta ad una minima ostruzione al passaggio dell’aria. Il collasso laringeo di secondo grado è costituito da flaccidità di una sola parte delle cartilagini, che durante l’inspirazione porta a un’importante ostruzione al passaggio dell’aria. Il collasso laringeo di terzo grado, infine, è rappresentato da flaccidità di tutte
le cartilagini, che conduce a un’ostruzione totale al passaggio dell’aria, poiché durante l’inspirazione le cartilagini stesse al posto di aprirsi si chiudono. Se il paziente arriva a sviluppare il collasso di terzo grado, l’unico modo per evitare gravi conseguenze respiratorie, anche fatali, è di fare una tracheostomia permanente, che consiste nell’effettuare un buco a livello della trachea attraverso cui far respirare il cane. Per evitare di arrivare a questo punto il consiglio è di far trattare chirurgicamente il cane brachicefalo che russa, o che ha altre anomalie respiratorie, quali apnee, collassi, cianosi sotto sforzo (lingua più scura), affaticamento o crisi respiratorie da lievi a gravi. L’intervento chirurgico consiste nell’accorciamento del palato molle e nell’allargamento delle narici. La migliore tecnica chirurgica è, oggi, effettuata con il laser, che consente una chirurgia più rapida, meno traumatica, e meno rischiosa rispetto alle tecniche tradizionali. Con l’arrivo del laser, inoltre, si può finalmente agire anche sul collasso laringeo di secondo grado andando ad asportare le parti di cartilagine che sono ormai diventate flaccide, cosa che non è possibile fare in chirurgia tradizionale. La chirurgia è da fare il prima possibile se il soggetto brachicefalo russa, anche nel cucciolo, se necessario, per cercare di stoppare l’evoluzione del collasso laringeo e quindi della sindrome brachicefalica.
PRONTO SOCCORSO 24h Via Milano, 214 20832, Desio (MB) T. +39.0362.629375 www.clinicaveterinariadesio.com 29
ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI onlus Sezione Provinciale di Monza e Brianza
www.enpamonza.it
Buona Pasqua a chi non mangerà i neonati
In Cuccia
No alla “solita” strage degli agnelli
Il 31 marzo si festeggerà la Santa Pasqua. Ci si indigna, giustamente, per la macellazione rituale tipica delle religioni ebraica e musulmana, dimenticando di indignarsi anche per i milioni di agnelli e capretti uccisi durante le feste pasquali, in nome di una tradizione che di cristiano ha ben poco. In questa strage che passa ogni anno sotto silenzio, il consumatore non ha la percezione di quanto sta dietro alla confezione di bracioline o di costolette di agnello o capretto che si appresta a comperare per festeggiare la Pasqua. Ignora, o finge di ignorare, che milioni di cuccioli vengono strappati alle loro madri e poi uccisi, non prima di aver passato ore e ore stipati e terrorizzati nei camion, sottoposti a viaggi estenuanti, ammassati gli uni agli altri, senza la possibilità di bere o mangiare, sempre in piedi. Se un animale cade, difficilmente riesce a rialzarsi, venendo così calpestato e subendo dolorose fratture. E alla fine arriva la macellazione: i più fortunati, si fa per dire, dopo preventivo stordimento
(la cui efficacia dipende comunque dalla competenza, dal tempo a disposizione e dalla strumentazione utilizzata dagli addetti); altri, quelli uccisi secondo il rito ebraico o islamico, muoiono lentamente, dissanguati, senza stordimento.
«La vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Più una creatura è impotente, più diritto ha alla protezione dalla crudeltà degli uomini.» Mahatma Gandhi
promuove immagini di animali vivi che pascolano felici o della loro tenera carne come “prodotto”, da infilzare con la forchetta. Ma se ciascuno di noi dovesse assistere personalmente all’abbattimento degli animali che mangia, sicuramente molti non toccherebbero più la carne. Oggi in Italia ci sono circa 6 milioni di vegetariani e il numero è in costante aumento. Sempre più persone si stanno avvicinando a questo tipo di alimentazione, non solo per motivi etici e spirito animalista, ma anche per rispetto dell’ambiente o per motivi salutistici. Diamo allora voce alla strage silenziosa: festeggiamo la Pasqua in modo diverso senza avere sulla coscienza il sacrificio di un animale innocente. Nella foto, STARK, agnello salvato dall’ENPA monzese a febbraio e allevato a biberon.
E’ facile allontanare il pensiero dalla sofferenza della vita degli animali negli allevamenti intensivi, dal viaggio verso la morte e, infine, dalla loro uccisione. Chi commercia la carne 31
In Cuccia Odontoiatria Veterinaria Il Dottor Radice consiglia
Riapre l’asilo dei cuccioli ENPA: Il Bosco di Vanzago: gattini cercano mamma e papà Un Oasi senza pace... temporanei
Metà marzo. Non è ancora arrivata la primavera ma l’Asilo dei Cuccioli dell’ENPA di Monza e Brianza ha riaperto i battenti. A inaugurare la stagione 2013 degli abbandoni, sono state due cucciolate di ben quattro gattini ciascuna, di una ventina di giorni circa, trovate e salvate da una brava signora amante degli animali dentro ad uno scatolone insieme alle loro mamme, fuori dalla propria abitazione. Considerata la terribile sorte che spetta a tantissimi altri micini che ogni anno vengono gettati via come spazzatura in sacchetti, bidoni, per strada o nei giardini, a queste due allegre famigliole è andata davvero bene! Avranno anche la fortuna di essere accolte e accudite a casa di due volontarie ENPA, veterane dell’Asilo dei Cuccioli, fino al momento dell’affido. Lanciato nel 2005, il progetto “Asilo dei Cuccioli” si avvale di una rete di fantastici volontari e collaboratori, i quali accolgono a casa propria i gattini più piccoli, più deboli e maggiormente esposti a virus e malattie, offrendo loro, oltre a cure, affetto ed attenzioni, un ambiente sicuro e protetto, dove possono crescere e diventare sempre più autonomi in attesa dell’adozione definitiva. ENPA è sempre alla ricerca di nuovi collaboratori per ampliare la propria rete di 32
aiuti che andranno a salvare tante piccole creature. L’Asilo dei Cuccioli è senz’altro un progetto impegnativo che richiede energie, tempo e pazienza ma decisamente coinvolgente ed emozionante. E’ rivolto all’accudimento dei gattini fino ai tre mesi di vita; ciò comprende anche le fasi di allattamento e svezzamento. Chi si rende disponibile ad affrontare questa nuova avventura potrà decidere quanti mici accogliere e di quanti giorni/mesi, in base al tempo che vi può dedicare, allo spazio in casa e alla propria esperienza. Tutte le visite veterinarie verranno eseguite al canile/ gattile di Monza, così come verranno forniti, a carico dell’ENPA, i trattamenti antiparassitari, eventuali farmaci e il latte specifico per i gattini più piccoli. Infine, operatori, responsabili e i volontari più esperti saranno sempre disponibili a seguirvi e a sostenervi con consigli e assistenza. Se hai uno spazio, anche piccolo, dove poter ospitare uno o più cuccioli e se sei interessato a saperne di più, scrivi a: juliet.berry@enpamonza.it. Nella foto: Johnny, Jimmy, Jordy e Jasper, quattro fratellini accuditi dalla nostra volontaria Cristina nel 2012, tutti successivamente felicemente adottati.
Questo sfortunato merlo, un maschio adulto, è stato portato al canile di Monza da due ragazze di Macherio che l’hanno trovato attaccato per la zampa destra a un archetto artigianale (nella foto) che era stato appeso a un albero del complesso immobiliare Corte Filanda di via Roma. Gli archetti sono trappole per la cattura dei piccoli uccelli, ancora purtroppo molto usati, nonostante siano esplicitamente vietati dalla legge da molti anni. I bracconieri realizzano con rami di nocciolo, curvati a ferro di cavallo, micidiali congegni in grado di scattare appena un piccolo uccello vi si posi sopra. Non è possibile calcolare quanti siano gli archetti che ogni autunno all’arrivo dei piccoli uccelli migratori i bracconieri sistemino nei boschi e nelle radure di vaste zone del Nord Italia: probabilmente milioni. Molte valli alpine ne sono infestate. Gli uccelli catturati per le zampe, rimangono appesi per ore ad agonizzare, con i tarsi spezzati dall’archetto, senza speranza di salvarsi. La
“polenta e osei”, tradizionale piatto della cucina veneta e non solo, alimenta il mercato clandestino dei piccoli uccelli catturati illegalmente. L’archetto in questione non era piccolo (circa 25 cm di lunghezza); forse veniva impiegato per catturare piccioni da mangiare. La zampa tranciata di questo merlo già non sanguinava più e lui era ormai molto debole, probabilmente era stato lì appeso almeno un giorno intero. La zampina era attaccata solamente da un fine lembo di carne che la veterinaria ha tagliato. Il moncherino è stato pulito, disinfettato e bendato, gli è stato subito somministrato l’antibiotico, ma l’infezione ha prevalso e il merlo è morto la mattina seguente. Per ulteriori info: www.cacciailcacciatore.org/ info/danni.html (sito molto utile e ricco di informazioni).
La Gengivo Stomatite nel gatto Ora anche cani e gatti possono andare dal dentista, nasce infatti a Desio Dentalvet, il primo ambulatorio veterinario in Italia che si occupa esclusivamente di odontoiatria e chirurgia maxillofacciale. Provvisto di strumentazione dentistica, anestesiologica e radiologica d’avanguardia, offre un servizio di alto livello professionale. Vengono trattate tutte le patologie del cavo orale, partendo da quelle dentali per giungere a quelle traumatiche e tumorali di cani, gatti, conigli e altri animali esotici. L’odontoiatria veterinaria moderna ci permette oggi di realizzare: devitalizzazioni, otturazioni, ricostruzioni dentali, corone estetiche e trattamenti ortodontici esattamente come viene fatto in campo umano. La gengivostomatite cronica felina (FCGS) è una infiammazione cronica persistente della mucosa orale e della gengiva, che colpisce comunemente i gatti adulti. Pur potendo interessare tutti i gatti, la FCGS si manifesta in modo più precoce e grave nei soggetti di razza pura (Siamese, Abissino, Persiano, Himalayano, Burmese) rispetto ai gatti comuni europei. La malattia si presenta con quadri clinici estremamente variabili, tutti però accumunati dalla difficoltà ad alimentarsi. I gatti colpiti da questa patologia presentano lesioni infiammatorie, ulcerative e/o proliferative, soprattutto a carico delle gengive e della mucosa buccale. Spesso c’è una forte infiammazione, focale o diffusa, nella porzione più profonda del cavo orale (denominata faucite), a livello della lingua e della mucosa delle guance. L’atteggiamento tipico di questi gatti è caratterizzato, da un quadro di dolore più o meno intenso che si manifesta soprattutto quando tentano di alimentarsi. Il gatto normalmente si avvicina al cibo, in alcuni casi mangia molto lentamente, in altri molto più velocemente e senza masticare (per ridurre al minimo il contatto del cibo sulle parti dolenti). Ci sono poi alcuni soggetti che durante il pasto lanciano urla di dolore, smettendo temporaneamente di alimentarsi. Quando la malattia diventa cronica e nei casi più gravi si può giungere all’anoressia. Altri segni clinici tipici sono: l’alito cattivo, il dimagrimento, la presenza di saliva ( in alcuni casi abbondante) agli angoli della bocca e la totale riluttanza a farsi accarezzare il muso che risulta dolente. A volte, possono comparire disordini comportamentali,
Gatto con gengivostomatite felina
Dieci giorni dopo la cura
con gatti meno attivi, riluttanti ad eseguire la quotidiana pulizia attraverso il leccamento del pelo. In alternativamente si possono riscontrare soggetti più aggressivi verso il proprietario e/o gli altri animali come conseguenza del forte dolore. A tutt’oggi, le cause di questa malattia non sono definitivamente accertate. Fino ad ora, sono stati chiamati in causa diversi agenti eziologici, tra cui i batteri della placca, virus ( calicivirus, herpesvirus, virus della leucemia felina (FELV), virus dell’immunodeficienza felina (FIV), coronavirus). Attualmente, dato che nessuno studio ha dimostrato il coinvolgimento di un unico agente patogeno, la FCGS viene considerata una patologia multifattoriale. Per quanto concerne la cura di questa malattia, sono state utilizzate numerose terapie mediche (es. antibiotici, cortisonici, interferone,ciclosporine ecc), tuttavia ad oggi, non è ancora possibile individuare un’unica terapia efficace e duratura. La riduzione della carica batterica presente nel cavo orale rimane, comunque, uno dei punti basilari del trattamento. Qualora il controllo della placca non risulti possibile attraverso una profilassi professionale (detartrasi e lucidatura
dei denti), accompagnata da un’accurata igiene domiciliare (cosa, tra l’altro, difficilmente attuabile in soggetti come questi in cui c’è una dolorabilità elevata), si deve optare per la chirurgia. Allo stato attuale, l’estrazione dei denti sembra essere la terapia più efficace, basandosi su un principio molto semplice: l’assenza di denti non permette la formazione della placca riducendo quindi lo stimolo infiammatorio cronico, tipico della FCGS. Come confermato da alcuni lavori scientifici, un’alta percentuale di soggetti (circa il 70%) trattati con l’estrazione completa o parziale degli elementi dentali, riesce a condurre una vita normale, senza necessità di altri trattamenti medici. Molto spesso questa malattia viene trattata con terapie cortisoniche ed antibiotiche protratte nel tempo. Questo è da considerarsi sbagliato; il cortisonico, infatti, oltre ai numerosi effetti collaterali già conosciuti nell’uomo a livello epatico e renale, abbassa le difese immunitarie del cavo orale e lascia campo aperto proprio a quei batteri che si dovrebbero combattere. Anche le somministrazioni ripetute di antibiotici risultano a lungo andare inefficaci e rischiano di selezionare delle resistenze batteriche importanti. Concludendo possiamo affermare che questa complessa patologia, deve essere approcciata dal veterinario in maniera scrupolosa, precoce e soprattutto con adeguate competenze. Ritardare il trattamento o provare terapie farmacologiche ripetute nel tempo, oltre a risultare inefficace nella quasi totalità dei casi, inficerà anche i risultati finali della terapia estrattiva.
DESIO - VIA MILANO, 195 - T. 0362/304329 CELL. 338/3074414 - info@dentalvet.it - www.dentalvet.it 33
Sportivamente | Monza e Brianza in movimento
Su la testa
Giove Il gigante spazzino del sistema solare Archiviati nei mesi scorsi i pianeti rocciosi, ci occupiamo ora dei gassosi, e non potevamo che iniziare da Giove, il più grande di tutti i pianeti del nostro sistema solare. Giove è il quinto pianeta in ordine di distanza dal sole. È classificato al pari di Saturno, Urano e Nettuno come gigante gassoso. Ha una massa 318 volte quella della Terra equivalente al 70% della massa complessiva di tutti gli altri corpi celesti del sistema solare. Si ritiene che la composizione chimica dell’atmosfera gioviana sia la stessa della materia primordiale da cui nacque il sistema solare 4,5 miliardi di anni fa! Infatti Giove ha una composizione simile a quella del Sole costituita principalmente di idrogeno ed elio con piccole quantità di altri composti, quali ammoniaca, metano e acqua. Giove viene considerato “una stella mancata”. Infatti, con una massa superiore, il suo nucleo avrebbe potuto ospitare le condizioni necessarie di temperatura e pressione per innescare le reazioni di fusione nucleare dell’idrogeno in elio, il che avrebbe reso il nostro sistema solare un sistema stellare binario. Come Saturno, Urano e Nettuno può essere considerato un sistema solare in miniatura. Infatti, è circondato da 2 anelli e 63 satelliti tra i quali le 4 lune “galileiane” (che si chiamano Io, Europa, Callisto e Ganimede). La sua distanza media dal Sole è circa 778.412.000
chilometri, rivoluziona attorno al sole in 4332,71 giorni e fa una rotazione su se stesso in 9 ore, 50 minuti e 28secondi. Si ipotizza che possieda un nucleo solido, presumibilmente di natura rocciosa, costituito da carbonio e silicati di ferro, circondato da un mantello di idrogeno metallico e da una vasta copertura atmosferica che generano su di esso altissime pressioni. La rapida rotazione produce un intenso campo magnetico ed un appiattimento del globo gassoso conferendogli l’aspetto di uno sferoide oblato (diam. Equatoriale 142.0000 km. mentre quello polare 134.700 km.). Per darvi un’idea delle sue dimensioni Giove è in grado di contenere circa 1300 pianeti come il nostro! La superficie di Giove, o meglio la sua atmosfera alta dato che solo questa si può osservare, è caratterizzata dalla presenza di nubi, variamente colorate e disposte secondo bande parallele all’equatore, tranne che nelle regioni polari. Quelle più chiare, costituite da gas caldi ascendenti e definite “zone”, si alternano con quelle più scure e rossastre di gas freddi discendenti, definite ” fasce” (con una temperatura media di 120-150 gradi sotto lo zero). Su Giove si scatenano uragani di dimensioni incredibili,come quello che ha creato la Grande Macchia Rossa, che da tre secoli ruota vorticosamente in senso antiorario. Giove è stato spesso accreditato come lo spazzino del sistema solare per via della sua immane gravitazione che attrae la maggior parte degli oggetti vaganti nelle sue vicinanze. Per tale ragione è anche il pianeta con la maggior frequenza di impatti del sistema solare, che secondo testimonianze sembrano risalire già al XVII secolo. Nel luglio 1994, frammenti della cometa
Pro Evolution Fight Shoemaker-Levy 9 caddero su Giove, restando visibili al telescopio perché ha lasciato sulla sua superficie gassosa macchie scure per diversi mesi. A partire dal 1973 diverse sonde hanno compiuto dei sorvoli ravvicinati (fly-by) del pianeta. Le prime due sonde, Pioneer 10 e 11, permisero di ottenere le prime immagine ravvicinate dell’atmosfera, delle nubi gioviane e di alcuni dei suoi satelliti, nonché la prima misura precisa del suo campo magnetico. Sei anni dopo fu la volta delle missioni Voyager (1e 2). Queste due sonde confermarono tra l’altro la natura anticiclonica della Grande Macchia Rossa, inclusa la scoperta degli anelli attorno a Giove e otto satelliti naturali precedentemente sconosciuti. La possibile presenza di un oceano di acqua liquida su Europa, Ganimede e Callisto, ha acuito l’interesse per lo studio dei satelliti ghiacciati di Giove. Le future missioni si concentreranno quindi sui segreti che si celano ancora nel sottosuolo di questi satelliti naturali e sotto la coltre di nuvole di Giove, il gigante, per antonomasia, del nostro sistema solare. Attimo.
A poche centinaia di metri dalla basilica di Desio, subito dopo la casa natale di Pio XI, che qui è nato, sorge la palestra Pro Evolution Fight, in un palazzo anni 50, dove una volta c’era un cinema: quindi gli spazi sono molto ampi e ci trova posto un ring rialzato di 6 metri per 6. Ad accogliervi, c’è anche Gighen, uno splendido e giocherellone doberman (quello che è nel logo della palestra) che gira sempre con una pallina da tennis in bocca sperando che qualcuno gliela lanci. Questo è il tempio, il più noto dell’area brianzola, di chi pratica la boxe ma non solo: qui si insegna e ci si allena in tutte quelle arti, così si chiamano, che hanno una radice storica nel continente asiatico, vale a dire Kickboxing, K1, Thai boxe, Savate, Jkd, Aeroboxe, difesa personale per donne, kick boxing per bambini e MMA, sport di ring dove oltre che con le mani è possibile portare i colpi anche con le gambe. Gli istruttori sono di primordine, a cominciare da Massimiliano (ma per tutti è Max) Reppucci: ha più volte vinto il titolo italiano di Savate, e oggi è istruttore di Savate, Kickboxing e Jeet Kune Do, tecnico di pugilato, arbitro e giudice internazionale di Kickboxing. Nello staff della palestra, disponibile per lezioni private, anche
Davide Guarino, ex campione del mondo di Full contact. Poi Domenico Frattaruolo, istruttore di Thai boxe, arbitro e giudice internazionale; Carmelo Rositano, istruttore di K1; Piergiorgio Penso, istruttore di Kickboxing; Paolo Poddighe, collaboratore, e il preparatore atletico Michele Pescarolo. Ma non è finita: c’è anche una donna, Marika Bosna, a cui sono affidati i corsi per i bambini. Già, perché queste discipline, quando non sono fatte a livello agonistico o professionistico, sono molto meno violente, tanto per fare un esempio, del rugby e del calcio: quindi diventano un momento di socializzazione, in cui però i piccoli (i corsi possono cominciare da quando hanno quattro anni e mezzo!) imparano a conoscere il proprio corpo, ad accettare i propri limiti e a cercare di migliorarsi grazie al confronto con il gruppo. A questo proposito Claudio Robazza, psicologo dello sport e docente presso la facoltà di scienze motorie dell’università di Chieti, dice: “Queste discipline sono perfette per i bambini e i ragazzi perché vanno incontro allo loro naturale fisicità, solo che i loro istinti, i loro movimenti sono incanalati secondo regole precise, aumentando così la loro autodisciplina e il loro autocontrollo”.
E’ possibile anche seguire un corso di difesa personale rivolto solo alle donne: e questo, oltre che a mantenere la perfetta forma fisica, insegna le tecniche per far fronte a qualsiasi malintenzionato e amplifica le capacità psicologiche di mantenere il sangue freddo e di non abbandonarsi al panico, in nessuna situazione. Ma tornando all’agonismo, il sabato in palestra si svolgono sparring tra agonisti e qui si allenano tre professionisti: Luciano Lombardi e Suat Laze, che fanno i pugili, e Cristian “mano di pietra” Binda, campione di MMA (Mixed Martials Arts, un misto di boxe e lotta a terra), viene qui ad allenarsi con Max Reppucci per il pugilato. Inoltre la Pro Evolution Fight collabora spesso per stage e allenamenti con il team Satori di Gorizia che annovera nelle sue fila il maestro Alfio Romanut e i fratelli Armen e Giorgio Petrosyan, quest’ultimo pluricampione europeo, mondiale e detentore del titolo Glory nel 2012. La palestra è aperta dalle 9 del mattino alle 22, su appuntamento anche al sabato e alla domenica. E’ possibile partecipare a corsi collettivi o privati, corsi per amatori agonisti, per professionisti, per bambini e ragazzi, per donne. Agli appartenenti alle forze dell’ordine e ai dipendenti statali viene praticato un 30 per cento di sconto sull’abbonamento.
La Pro Evolution Fight si trova a Desio, Piazza Martiri di Fossoli 1; info: Max 348 7942988; sito: www.proevolutionfight.it
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Reality - Venti domande per vedere la Brianza con gli occhi dei Brianzoli
Brigantia: Storia ed escursioni nel nostro territorio
Luisa E Che cosa non ti piace? Le strade e i marciapiedi sono davvero disastrati: saà colpa del bruttio tempo, speriamo che li rimettano in sesto prima dell’estate
Nome: Luisa
Nel cuore di Desio il cuore della terra
Età: 58 Dove sei nata? A Monza
Associazione di idee. Se ti dico verde... Un bel prato, con tante marfgherite bianche
Dove vivi? A Monza Vivi da solo o con la famiglia? In famiglia
Cena? Capodanno
Che lavoro fai? Casalinga e ho il mio bel da fare! Destra o Sinistra? Né l’una né l’altra Cosa ti piace di Monza e della Brianza Il duomo con la sua piazza è un vero gioiellino
Dai un voto a Monza e alla Brianza 8 Trasporti? Non li uso mai quindi non do voti Commercio? 6 Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? In Valle d’Aosta perché è davero stupenda. Montagne, tanto verde. Un paradiso
Autodromo? Mi viene subito in mente l’ex pilota della Ferrari Schumacher Di Qualcosa ai nostri lettori Chi dorme non piglia pesci. Chi è Dario Allevi? Quindi è meglio cercare di Non lo so stare svegli e con gli occhi bene aperti Vai al parco? Poco
Leonardo La Miniera di Pio Mariani (ora gestita dal figlio Dario), museo mineralogico e paleontologico, è un luogo magico, a partire dalla sua sede: un ex convento francescano fondato nel XIII secolo. Lungo il chiostro centrale, ancora visibile, si aprivano i vari ambienti: le celle, la foresteria, la sala capitolare, il refettorio e la chiesa. Nel novembre del 1777, date le sue ridotte dimensioni, fu sconsacrato e messo all’asta. Fu acquistato da Ferdinando Cusani che proprio in quegli anni aveva affidato al Piermarini la risistemazione della sua residenza di Desio. Intorno alla metà del XIX secolo il convento, ormai trasformato in corte colonica, divenne proprietà di Giovanni Battista Traversi che diede l’incarico all’architetto bolognese Pelagio Pelagi di ampliare e ridisegnare la propria residenza secondo i gusti dell’epoca. Fu così eretta una grande torre in stile neogotico. Fu in questa torre che Vincenzo Bellini, compose La straniera. Entrare ne La Miniera significa restarne rapiti: imponenti soffitti a travi, lampadari in ferro battuto, splendidi dipinti alle pareti,
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opere d’arte simbolo della creatività umana e, soprattutto, un’infinità di teche in cui fanno bella mostra di sé una moltitudine di minerali e di fossili, vere opere d’arte simbolo della magnificenza della natura che le ha plasmate nel corso di milioni di anni. Si resta incantati di fronte a quella miriade di colori e forme sinuose. Le sale del museo sono ambienti piuttosto bui, in cui le teche illuminate risplendono di minerali dalle forme incredibili: pietre a forma di proboscide di elefante, strani bubboni blu, cubi perfetti dorati che sembrano una sofisticatissima scultura di design, ventagli, cascate. Pietre anziane e incantate dotate di una personalità tanto forte da sembrare vive. Uscendo poi nel cortile interno si ha la sensazione di essere lontani mille miglia dalla città poiché la pace conventuale che ha dimorato in quei luoghi sembra permearli in modo perpetuo: viene spontaneo di abbassare la voce.
Nome: Leonardo, ma tutti mi chiamano Leo Età: 31 Dove sei nata? A Monza
L’entrata al museo è gratuita (come da sempre volle Pio Mariani). Per le visite guidate è necessario prendere appuntamento. Contatti: Tel. 0362/303850 info@la-miniera.it www.la-miniera.it
Dove vivi? A Monza Vivi da solo o con la famiglia? In famiglia Che lavoro fai? Educatore a Milano Destra o Sinistra? Sinistra Cosa ti piace di Monza e della Brianza Il parco e il centro storico, soprattutto via Italia E Che cosa non ti piace?
Le persone che sfrecciano velocemente in città con l’auto senza rispettare pedoni e ciclisti.
Dai un voto a Monza e alla Brianza 7, sarebbe un 10 se fosse meno cementificata
Associazione di idee. Se ti dico verde... Mi viene in mente la Lega Nord e subito dopo un bel prato
Trasporti? 5, ma soprattutto alla TreNord Se arrivasse in città la metropolitana sarebbe il massimo
Cena? Casa mia: un momento di relax dopo una giornata di lavoro
Commercio? 6, ma è chiaro che il momento difficile influisce negativamente
Autodromo? Un gran rumore e una folla immensa
Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? In Toscana, in un agriturismo
Chi è Dario Allevi? Il presidente della nostra provincia
Di Qualcosa ai nostri lettori Partecipate il 7 aprile all’iniziativa lanciata dal comune: “Le pulizie di primavera”. Un modo per vivere e per far vivere al meglio la nostra città!
Vai al parco? Sì e mi piace davvero molto E’ una delle perle della nostra città
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Pendolare | Il viaggio quotidiano è per me una vocazione
Psicologia Oggi La Dottoressa Convertino risponde
Trenord, Alan turing e la profezia dei Maya
Insegnanti che guidano la classe e genitori che guidano i bambini:
di Juri Casati Molti mi hanno chiesto di parlarne, e io lo faccio volentieri perché è passato un po’ di tempo, sono arrivati i rimborsi e quindi adesso possiamo anche riderci su tranquillamente. Torniamo indietro con la memoria, ma non di molto. Ricorderete senz’altro che, nell’ultimo scorcio del 2012, quelli di Trenord avevano voluto commemorare a modo loro il centesimo anniversario della nascita Alan Turing, scienziato, crittografo (fu lui che nella Seconda Guerra Mondiale violò il celebre «codice Enigma») e padre dell’intelligenza artificiale. Quelli di Trenord avevano voluto commemorare Turing organizzando una pubblica quanto insolita dimostrazione della sua tesi più nota, quella che riguardava i limiti dell’intelligenza artificiale. Tale dimostrazione – come vedremo – effettivamente qualcosa ci ha insegnato, ma sarebbe stato meglio se non l’avesse fatto sulla nostra pelle! Ciò che è successo lo ricordiamo ahimè tutti. Il 10 dicembre il sistema ferroviario lombardo andò in tilt, e in tilt rimase anche il giorno dopo e quello dopo ancora, e così via per una settimana buona. Quelli di Trenord si giustificarono spiegando che i problemi erano 38
dovuti al concomitante verificarsi di tre situazioni – l’entrata in vigore del nuovo contratto di lavoro dei ferrovieri, l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario e soprattutto l’entrata in funzione di un nuovo sistema informatico – che erano già di per sé tre situazioni critiche se prese singolarmente ma che, unite tra loro, ebbero l’effetto che abbiamo sperimentato tutti. In quelle convulse giornate qualcuno paragonò questo concomitante verificarsi di tre situazioni critiche al presunto allineamento di pianeti che si sarebbe verificato di lì a poco e che i Maya avevano indicato come sintomo della fine del mondo. Se però quelle dei Maya si rivelarono essere tutte palle, purtroppo la fine del mondo ferroviario regionale si verificò davvero, seppur per pochi giorni. In particolare succedeva che il nuovo sistema informatico non riusciva ad abbinare costantemente e in modo corretto i treni ai macchinisti che li avrebbero dovuti condurre. Questo «difettuccio» provocava le conseguenze surreali che tutti abbiamo sperimentato. Tu potevi arrivare alla stazione di Porta Garibaldi, salire a bordo del treno giusto fermo al binario
giusto, e poi non partire mai perché il macchinista non c’era. Nello stesso momento in un’altra stazione – poniamo, per esempio, in quella di Luino – tre o quattro macchinisti si contendevano la guida di uno stesso treno sventolando ordini di servizio identici e blaterando di diritti dovuti ad anzianità di servizio, a conoscenze sindacali, a «l’ho visto prima io» e a cose simili. Pare che in alcuni casi – ma la notizia non è stata confermata – la disputa tra macchinisti si sia alla fine risolta in conduzioni collettive in cui, per non fare torti a nessuno, un macchinista teneva la mano il freno, un altro teneva la mano sulla sirena e un altro teneva il dito sul pulsante del blocco delle porte. Qualcuno a questo punto potrebbe pensare di aver vissuto la trama di un film di fantascienza del tipo in un lontano mondo futuro i computer impartiscono ordini agli umani fino al giorno in cui un computer impazzisce e… come se il fatto che un sistema informatico «prenda decisioni» – per esempio abbinare un treno al turno di lavoro di un macchinista – sia un fenomeno rarissimo e pericoloso. In realtà esso è la prassi, e sarebbe strano se accadesse il contrario.
D’altronde come potrebbero fare in altro modo quelli di Trenord a gestire rapidamente e in modo economico le linee, i treni, le corse, i turni, le ferie, le sostituzioni per malattia, le pulizie, i ritardi, le revisioni ordinarie e straordinarie dei vagoni e via dicendo senza utilizzare un sistema informatico? Sappiamo ormai tutti che l’uso degli algoritmi – cioè dei sistemi di regole e procedure di calcolo ben definite che portano alla soluzione di un problema con un numero finito di operazioni – è un pilastro della nostra società, e Google ne è l’esempio più noto. Tuttavia utilizzare un sistema informatico non vuol dire fidarsi ciecamente degli algoritmi perché – ed era stato proprio Alan Turing a dimostrarlo scientificamente per primo, e dobbiamo essere grati a Trenord per avercelo concretamente ricordato a dicembre – non esiste un algoritmo in grado di decidere se una proposizione sia valida oppure no. Detto in parole povere e semplificando: un controllo esterno al computer serve sempre.
nuove tecniche per potenziare l’apprendimento
Dalle ricerche risulta che i disturbi dell’apprendimento nei bambini sono in aumento. Quali sono di preciso? I disturbi dell’apprendimento comprendono diverse specifiche sottocategorie: dislessia, disortografia, disgrafia, e discalculia. La dislessia risulta caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata, corretta o fluente: il bambino dislessico ha molte difficoltà nell’imparare a leggere e può continuare a sillabare per molto tempo, anche fino alla terza elementare, in quanto la lettura non diviene un atto automatico. La disortografia è il sintomo elettivo del Disturbo Specifico di Scrittura, e può compromettere diversi aspetti della comunicazione scritta, dalla punteggiatura alla grammatica, fino alla struttura completa della frase. In bambini con disortografia si osserva la presenza sistematica di errori di ortografia nella composizione di parole e frasi, scambi e inversioni di lettere, omissioni, aggiunte o grafemi incompleti ed errori di doppie e accenti. La disgrafia è invece un disturbo nella riproduzione di segni alfabetici e numerici. La caratteristica generalmente più evidente di un bambino disgrafico è la calligrafia spesso illeggibile, a causa dell’incapacità di utilizzare correttamente lo spazio grafico e i suoi riferimenti: il bambino non
Psicologa psicoterapeuta della coppia e della famiglia da 26 anni. Esperta in psicodiagnosi e psicologia clinica.
rispetta i margini del foglio e le linee di scrittura, lascia spazi irregolari, e presenta numerose difficoltà nelle produzioni come il disegno, che spesso è inadeguato rispetto all’età. Infine la discalculia si presenta come un disturbo di apprendimento delle abilità numeriche ed aritmetiche, che impedisce al soggetto di raggiungere adeguati livelli di rapidità ed accuratezza in operazioni di
“Mamme e papà scoprite i segreti delle insegnanti per aiutare i bambini” calcolo e processamento numerico. Come riconoscere ed individuare i Disturbi dell’apprendimento? Per valutare i DSA esistono dei test scientifici, standardizzati per età e suddivisi in base alla classe di appartenenza, i quali indagano le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo del bambino. Tali strumenti testistici possono essere utilizzati e somministrati solo da psicologi esperti, in grado di
comprendere ed elaborare le informazioni ottenute per definire un percorso mirato e le strategie più efficaci per aiutare il bambino e il suo contesto. Molto spesso infatti, problematiche emotive come ansia, confusione e agitazione, influenzano ed incidono l’apprendimento. Un’eccessiva tensione emotiva, può interferire sull’efficacia di molte prestazioni scolastiche. Se un bambino è teso, il suo rendimento sarà probabilmente ridotto in qualsiasi attività, in quanto le funzioni cognitive quali la capacità di concentrazione, la capacità mnestica e l’attenzione, ne risultano influenzate negativamente, e diviene difficile, per il bambino, focalizzare bene la propria mente su ciò che deve apprendere. Cosa possono fare gli insegnanti e i genitori per il bambino? Quando il bambino ha dentro di sé emozioni confuse, è importante che gli insegnanti e i genitori offrano ascolto attivo; quest’ultimo permette di aiutare il piccolo a riorganizzare l’esperienza emotiva, il senso e il significato in relazione al proprio contesto. Il libro Insegnanti che guidano la classe, edito da Centro Studi Convertino, propone un metodo, una guida pratica, per gestire al meglio la comunicazione, il rapporto e il comportamento dei bambini, presentando nuove strategie e tecniche per gestire le situazioni difficili. Bambini disordinati, ansiosi e bloccati, se supportati ed aiutati nel modo giusto, possono fare un importante passaggio di cambiamento e di sviluppo. Valorizzare i lavori, i risultati e i miglioramenti ottenuti dal bambino, verbalizzandoli con espressioni positive, è il primo passo per aiutare e stimolare i bambini a migliorarsi. Insegnanti e genitori hanno il prezioso compito di trasmettere schemi di organizzazione, strategie, affetto e possibilità di sentire il supporto emotivo, coinvolgendo il bambino e i compagni in giochi e attività che favoriscano anche lo scambio e il sostegno reciproco, condizioni fondamentali per favorire l’apprendimento e la crescita.
Per chi volesse contattare la dott.ssa Ornella Convertino: SEDE: Monza-Lissone | Tel: 039.2301179 | ornella.convertino@libero.it | www.studio-convertino.it 39
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Cosa Succede in Città
LISSONE
Speciale Salute
TASK – GIAPPONE L’ARTIGIANATO TRADIZIONALE GIAPPONESE E I GIOVANI alla ricerca di nuovi linguaggi tra forme e colori
Sigarette Elettroniche
“Sigarette elettroniche con un aroma in più”
Che sia un modo più sano, pulito, ed economico è fuori dubbio…e che sia veramente un primo passo, senza sacrifici, per dire addio alle “tabaccose” con migliaia di sostanze cancerogene, è garantito. “il piacere è identico” lo dice chi da temppo è passato alle e-cigarettes e che questa passione l’ha trasmessa prima agli amici e ora ai numerosi clienti che soddisfatti hanno iniziato a “svapare” abbandonando per sempre le sigarette.
Quando si entra nel negozio Aromi in fumo a Lissone sul viale della Repubblica 55, l’atmosfera è affascinante…non quella degli ormai diffusi e anonimi franchising con poca offerta, qui si entra in un mondo di modelli di sigarette elettroniche, che per design e colori, riescono a soddisfare qualsiasi esigenza. Qui si possono trovare infinità di e-liquids aromatici o tabaccosi che, davvero soddisfano ogni esigenza.
Da oggi, Aromi in fumo ha il suo brend che, comprende anche, una selezione esclusiva di e-liquid e penne personalizzati, studiati e scelti in base all’esperienza. Aromi in fumo diventa distributore esclusivo anche per negozi.
Una mostra per scoprire il manufatto di artigianato d’arte. APA Confartigianato Milano Monza e Brianza – sez. Lissone propone un percorso dedicato a un prodotto che racchiude in sé storia, tradizione, tecnica, valori estetici, e innovazione. Gli Artigiani di Lissone, con questa mostra, vogliono proseguire la propria mission legata alla conoscenza e all’interscambio delle eccellenze dell’artigianato nel mondo.
Location Museo d’Arte Contemporanea – viale Padania (fronte stazione FS) Periodo 21 marzo – 3 aprile 2013 Orario mar/mer/ven 15.00 – 19.00 Gio 15-00 – 23.00 sabato e festivi 10 - 12 / 15 -19
Patrocinio Consolato Generale del Giappone in Milano / Comune di Lissone
Promosso da APA Confartigianato Milano Monza e Brianza – sez. Lissone TASK Traditional Arts Super College of Kyoto KYOBI Kyoto College of Arts and Crafts Fondazione per la promozione dell’Artigianato di Kyoto
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MONZA
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Teatro Binario 7
DELIRIO A DUE 6 aprile 2013, ore 21 7 aprile ore 16 e ore 21 anticommedia di Eugène Ionesco traduzione GianRenzo Morteo elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione, scene e costumi Elena Bucci e Marco Sgrosso produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa/ Le belle bandiere in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna e con il sostegno del Comune di Russi ANTEPRIMA NAZIONALE Il dolore, la morte, il tradimento, ogni cosa che non si voglia o non si sappia accettare, ecco, è sempre colpa di Lui o di Lei. Attraverso questo meccanismo, entrambi sono chiusi in un eterno presente, in una navicella di sicura e riconoscibile inconsapevolezza che li traghetta attraverso l’esistenza. Soltanto i crolli e le esplosioni che sentiamo da fuori, pur sfiorando il grottesco, ci fanno presagire l’esistenza del tempo e della storia e il possibile frantumarsi del mondo occidentale che Ionesco profeticamente disegna in preda ad un terrorismo allo stesso tempo ovvio e misterioso.
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mercoledì 10 aprile 2013 alle ore 21 Un doppio appuntamento performativo a conclusione della mostra “Tentation” collettiva che riflette sul concetto di tentazione e più in generale sul concetto di corpo e corporalità. Un nuovo connubio tra poesia e azione. Nella stessa serata due artisti si confrontano in galleria: Elena Aromando e Dome Bulfaro, due artisti accomunati da una poetica volta a restituirci una carnalità consapevole e pienamente intesa; attraverso il corpo viviamo il nostro essere uomo e donna, la nostra identità. VILLA CONTEMPORANEA Via Bergamo 20 20900 Monza (MB) tel 039 384963 www.villacontemporanea.it Facebook: Villa contemporanea
MILANO
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Teatro Degli Arcimboldi V.le dell’Innovazione 20, Milano Martedì 30/04/2013 Dopo il sold out della stagione scorsa tornano al Teatro degli Arcimboldi i The musical box, la compagnia canadese che ha dato nuova vita alla magia dei Genesis e ai loro leggendari tour. Il mese di aprile rivedrà sui palcoscenici italiani il mitico The lamb lies down on Broadway, riproposizione del tour che rese immortali le figure di Peter Gabriel e dei Genesis.
Carte, foto e materiali per una breve storia documentale dell’Arma dei Carabinieri Reali dal 1814 al 1946
Una eccezionale mostra in Villa Brivio per la festa della “Giornata nazionale dell’Unità, della Costituzione, dell’inno e della bandiera” Villa Brivio è una dimora storica tra le più belle della Brianza, con un impianto monumentale e una storia che attraversa ben quattro secoli. Lungo la sua storia, a metà dell’Ottocento, è stata sede della caserma della Guardia Nazionale. Sciolto il corpo, diversi suoi componenti sono transitati nella Milizia Territoriale, alcuni nei Carabinieri Reali, altri ancora nelle Guardie Civiche.
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Di qui il pretesto per la presentazione di una rassegna che è davvero singolare: la ricostruzione della storia del Corpo, poi dell’Arma dei Carabinieri Reali, attraverso i documenti prodotti dal 1814 al 1946. Con queste premesse l’Amministrazione comunale di Nova Milanese, in occasione della Giornata nazionale dell’Unità d’Italia - lo scorso 17 marzo - ha aperto al pubblico una mostra davvero eccezionale, se si pensa che sono presenti in mostra tutti gli autografi dei re di Piemonte e Sardegna, e del Regno d’Italia, oltre alle Regie Patenti, con cui, nel lontano luglio 1814, si promuove la costituzione dell’allora Corpo dei Carabinieri Reali . Il percorso che si propone al visitatore risulta incentrato su carte, libri, stampe, giornali, foto, armi, con il corredo di reperti ed uniformi storiche. Si segnala, tra l’altro, la presenza dei primi cappelli dei CC.RR., tra cui alcune “feluche” di ufficiali generali dell’età di Vittorio Emanuele I, di Vittorio Emanuele II, di Umberto I . E inoltre, foto e uniformi anche rarissime, tra cui quella dell’ultimo comandante dei Corazzieri del Regno d’Italia, Ten. Col. Riario Sforza, che consentono di leggere l’evoluzione di un una istituzione singolare e benemerita attraverso la storia del costume. Pensata con un intento didattico e diluita in 15 sezioni, alla rassegna, organizzata dal Comune, hanno collaborato un gruppo di cultori di storia militare e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri - S.M. Ufficio Cerimoniale. La sorveglianza è a cura dell’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Nova Milanese. La mostra apre al pubblico con i seguenti luoghi e orari: Villa Brivio, Nova Milanese, dal 17 al 30 marzo 2013 da martedì a venerdì: dalle ore 9,00 alle 20,00 sabato dalle ore 9,00 alle 18,00 domenica dalle ore 10,00 alle 12 e dalle ore 15 alle 18,00 Ingresso libero
di Paolo Paleari
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Il Commercialista Risponde
Usape S.r.l Monza Via Cavour tel 039.329754 Buon giorno a Voi tutti, Cari lettori, alla stesura del presente articolo, purtroppo siamo ancora senza governo e la situazione è sempre più stagnante! Oggi vorrei parlarVi di energia rinnovabile, ma soprattutto di Fotovoltaico. Al 30 giugno scadono gli incentivi che rendono la fattibilità di un impianto molto appetibile. Chi fosse interessato, dunque, non deve farsi scappare quest’ultima occasione. Oltre a rendere un servizio all’ambiente, e dunque alla collettività tutta, con la produzione e vendita di energia e con l’aiuto degli incentivi si hanno anche notevoli guadagni economici. Ora concentriamoci sulla tassazione dei proventi da impianti fotovoltaici. In materia di incentivazione della produzione di energia elettrica è prevista da parte del GSE la corresponsione di due tariffe; Una “omnicomprensiva” per l’energia prodotta e immessa in rete e una “premio” per l’energia prodotta ed auto consumata. “Con il nuovo V Conto Energia s’intende incentivare, attraverso la corresponsione della tariffa premio autoconsumo, solo l’energia prodotta e auto consumata mentre per l’energia prodotta e immessa in rete sarà corrisposta una tariffa omnicomprensiva rappresentante sostanzialmente il prezzo di cessione dell’energia” . La “tariffa premio per autoconsumo” è sostanzialmente equiparabile alla vecchia tariffa incentivante e la stessa è: - esclusa dal campo di applicazione dell’IVA; - assoggettata alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto del 4%. A seconda del soggetto che percepisce la tariffa premio per autoconsumo e la tariffa omnicomprensiva, vi è il seguente trattamento fiscale: A) Persone fisiche, enti non commerciali, condomini di edifici, che al di fuori del regime d’impresa, arte e professione, realizzano impianti fotovoltaici. Nel caso in cui gli impianti siano connessi direttamente alla rete pubblica, con immissione
in rete di tutta l’energia prodotta, l’utente beneficia solo della tariffa omnicomprensiva che rappresenta il corrispettivo per la vendita dell’energia. In tal caso la gestione di tali impianti individua lo svolgimento di un’attività di impresa. Da un punto di vista fiscale, quindi, tale tariffa rivela ai fini dell’IVA, delle imposte sul reddito e dell’IRAP. Il costo di acquisto o di realizzazione dell’impianto è ammortizzabile ai fini delle II.DD. e l’IVA assolta sugli acquisti è detraibile. Inoltre, poiché tale tariffa omnicomprensiva rappresenta il corrispettivo della cessione dell’energia è esclusa dalla ritenuta. Nel caso in cui il titolare dell’impianto autoconsumi l’energia prodotta e ceda alla rete quella esuberante, tale impianto beneficia sia della tariffa premio autoconsumo che della tariffa omnicomprensiva. La “tariffa premio autoconsumo” non assume rilevanza né ai fini dell’IVA né delle imposte dirette, configurando tale tariffa un contributo a fondo perduto che non rientra in alcuna delle categorie reddituali. Nel caso di impianto fotovoltaico fino a 20 kW di potenza che risulti posto a servizio dell’abitazione, l’eventuale tariffa omnicomprensiva erogata dal GSE, per la parte di energia prodotta e immessa in rete, si configura come un reddito diverso. La tariffa omnicomprensiva non è assoggettata ad IVA non configurando la cessione dell’energia esuberante rispetto alle esigenze dell’abitazione lo svolgimento in via abituale di un’attività commerciale. L’IVA corrisposta all’atto dell’acquisto o realizzazione dell’impianto non è detraibile non essendo l’impianto utilizzato per porre in essere operazioni rilevanti ai fini dell’imposta. Differentemente, gli impianti di qualsiasi potenza non collocati al servizio dell’abitazione, configurano l’esercizio abituale di un’attività di impresa e, pertanto, la tariffa omnicomprensiva corrisposta al GSE per l’energia prodotta da tali impianti ed immessa in rete rileva ai fini delle imposte sul reddito, dell’IRAP e dell’IVA. In tal caso il costo di acquisto o realizzazione dell’impianto è ammortizzabile e l’IVA assolta detraibile. B) Persona fisica o giuridica che realizza l’impianto fotovoltaico nell’ambito di un’attività commerciale. I soggetti che realizzano impianti fotovoltaici nell’ambito di un’attività di impresa, nel caso in cui non immettano nel sistema tutta l’energia prodotta, perché auto consumano una parte della stessa, hanno diritto, sia alla “ tariffa premio autoconsumo” che alla “ tariffa omnicomprensiva”. La tariffa premio per autoconsumo è esclusa dall’IVA; è rilevante ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP ed è da assoggettare a ritenuta. La tariffa omnicomprensiva è rilevante ai fini IVA e concorre alla formazione del reddito di impresa e
del valore della produzione IRAP. I costi di acquisto o realizzazione dell’impianto sono ammortizzabili e l’IVA assolta detraibile. C) Persona fisica, o associazione professionale, che esercita attività di lavoro autonomo e realizza un impianto fotovoltaico. Relativamente agli impianti fotovoltaici realizzati da soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo, per il soddisfacimento delle esigenze energetiche dell’attività svolta o per uso promiscuo, il soggetto titolare percepisce sia la “ tariffa premio autoconsumo” sia la “tariffa omnicomprensiva”. La tariffa “ premio autoconsumo” è sempre irrilevante sia ai fini IVA che ai fini delle imposte sui redditi, non essendo un provento derivante dall’attività professionale esercitata. La “tariffa omnicomprensiva” concorre come componente positivo di reddito alla determinazione della base imponibile sia ai fini dell’imposte dirette che dell’IRAP ed è da assoggettare a IVA; “quest’ultima è applicata separatamente per l’esercizio dell’attività d’impresa e per l’esercizio di arti e professioni ai sensi dell’art. 36 del DPR n. 633/1972. Il costo di acquisto o realizzazione dello stesso è deducibile. Con riferimento all’IVA assolta all’atto dell’acquisto o realizzazione dell’impianto si ritiene che la stessa sia detraibile a condizione che la contabilità delle stesse sia gestita separatamente” . D) Imprenditore agricolo Relativamente alla “tariffa omnicomprensiva”, la stessa è sempre da assoggettare ad IVA, con gestione separata dalla contabilità. Non concorre alla formazione del reddito solo se corrisposta ad un imprenditore agricolo che assoggetta a tassazione il reddito agrario. E) impianti di potenza nominale superiore a 1 MW. La differenza, tra la “tariffa omnicomprensiva” e il prezzo zonale orario assume la natura di contributo in conto esercizio ed è sostanzialmente equiparabile alla tariffa incentivante. È esclusa dal campo di applicazione dell’IVA e rileva ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP, ed è assoggettata alla ritenuta del 4%. F) Le installazioni fotovoltaiche per le quali sussiste l’obbligo di accatastamento Si chiarisce che è necessario procedere, con dichiarazione di variazione, alla rideterminazione della rendita catastale dell’unità immobiliare a cui l’impianto risulta integrato, allorquando lo stesso ne incrementa il valore capitale (o relativa redditività ordinaria) di una percentuale pari al 15% o superiore. Nel caso in cui sorga la necessità, per finalità civilistiche, di individuare separatamente il fabbricato e l’installazione fotovoltaica realizzata sulla copertura, si procede preliminarmente al frazionamento del
fabbricato, individuando con i rispettivi subalterni le porzioni immobiliari componenti l’unità. In particolare deve essere preliminarmente individuato il lastrico solare, oggetto di trasferimento di diritti reali. Successivamente, ultimata la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, si deve procedere alla presentazione della dichiarazione di variazione in categoria D/1, ovvero in D/10. Non hanno autonoma rilevanza catastale, e costituiscono semplici pertinenze delle unità Immobiliari, le porzioni di immobili ospitanti gli impianti di produzione di energia di modesta entità in termini dimensionali e di potenza, quali, ad esempio, quelli destinati prevalentemente ai consumi domestici delle abitazioni. Non sussiste alcun obbligo di dichiarazione al catasto, qualora sia soddisfatto almeno uno dei seguenti requisiti: • La potenza nominale dell’Impianto fotovoltaico non è superiore a 3 chilowatt; • La potenza nominale complessiva, espressa in chilowatt non è superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto. L’obbligo della dichiarazione in catasto, quando ne ricorrono i presupposti, resta in carico ai titolari dei diritti reali sull’immobile. Rammentando ciò che ho sempre sostenuto, e cioè che in momenti di crisi, bisogna “spendere” affinché si riprenda l’economia, ritengo che l’impianto Fotovoltaico sia un ottimo investimento, ma ciò fino al 30/06/2013. Vi invito a prendere contatto con le aziende di settore per un preventivo. Il nostro Studio è pronto ad assistervi in tutte le fasi, anche legali e notarili. Nella speranza di esserVi stato Utile nel chiarire tutti gli aspetti tributari circa gli Impianti Fotovoltaici, Vi saluto Cordialmente. Umberto Grasso
Le Sciure Cara redazione, mi e’ piaciuta molto la nuova veste grafica del giornale, a proposito: avete bisogno di un grafico? Ah ah ah Scherzi a parte, io ci so fare e cerco lavoro. Ciao (mail firmata) Carissimo, felici che ti sia piaciuta la nuova veste opera di Alberto coadiuvato da Francesca che sono i nostri grafici ma anche fotografi di fiducia. Squadra vincente non si cambia. Ma se tutto andrà bene ( prima o poi la crisi finirà ) avremo tantissimo lavoro ti chiameremo. In bocca al lupo!
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Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo (Henry Ford, imprenditore statunitense)
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DOVE TROVARE LA RIVISTA Viene distribuita tramite hostess la mattina dell’uscita nelle stazioni ferroviarie di Monza, Lissone, Arcore, Desio, Meda , Seregno, Seveso e presso la fermata MM di Cologno Monzese/Brugherio Nelle 13 sedi presenti sul territorio provinciale di APA Monza e Brianza Confartigianato Imprese
Monza via GB Stucchi, 46 Carate Brianza via Matteotti, 19 Cesano Maderno via Matteotti, 16 Desio via Garibaldi, 258 Giussano Largo Europa, 7 Lissone via San Rocco, 97 Meda viale Francia, 15 Muggiò via I° Maggio ang. via San Rocco Nova Milanese via Berlinguer, 2 Seregno via Rismondo, 28 Seveso via Solferino, 16 Triuggio viale Rimembranze, 3
Vimercate via Ronchi, 12 Bar La Piazzetta via San Bernardo, 5 - Carate Brianza EXPO Cafè via E. Toti, 41- Carate Brianza Vista Caffè via John Kennedy, 2 - Correzzana Tennis Concorezzo via Libertà, 1 - Concorezzo Enoteca Brambilla via C. Cattaneo, 57- Lissone Bar Borgo Caffè via Bergamo, 9 - Monza Buffetti c.so Milano, 38 - Monza Edicola Siria via Solferino (davanti Ospedale Vecchio)- Monza Info Point Comune di Monza Piazza Roma Monza Speedy Bar via Appiani, 22 - Monza Tabacchi Ambrosini piazza Carducci, 2 - Monza Turné trattoria e bistrot via Bergamo, 3 - Monza Baby College-Oxford Group via Verdi, 83 Seregno Edicola Enrico via Cavour, 12 - Seregno Osteria dei Vitelloni via Garibaldi, 25 - Seregno Panificio Corti via Garibaldi - Seregno Studiofluido via Leonardo da Vinci, 30 - Seregno Tambourine via C. Tenca, 16 - Seregno
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