Un’interpretazione della crisi della sinistra

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Un’interpretazione della crisi della sinistra

Sintesi della riflessione contenuta nel saggio “Incoerenze e ‘buchi neri’ della sinistra” di Vittorio Moioli (e-mail: vittmoi@tiscali.it)

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Il saggio si propone di individuare le cause storiche delle difficoltà che la sinistra incontra nei tempi odierni e verificare se l’obiettivo di ridefinire il percorso di un’alternativa al sistema capitalistico è praticabile oppure è semplice utopia. La metodologia di lavoro è basata sui seguenti criteri: - una visione non ideologica del processo storico; - un’analisi dialettica degli avvenimenti; - la ricerca delle motivazioni che hanno portato alle scelte che i vari soggetti hanno compiuto; - la presa in esame di eventuali possibili alternative; - la formulazione di un giudizio critico. Dalla valutazione delle esperienze compiute dalla sinistra nel passato viene fatta discendere la riflessione sul suo agire odierno e vengono formulate le possibili prospettive. Di fronte alla crisi odierna della sinistra l’autore si è chiesto cos’è che non ha funzionato e forse non poteva funzionare, nella sua teoria e nella sua prassi. E’ quindi andato alla ricerca dei momenti storici e delle problematiche che ha ritenuto meritevoli di essere sottoposti a esame critico data la loro importanza ai fini delle strategie di lotta del movimento operaio socialista. Si tratta ovviamente di un’interpretazione, sia della storia sia dei classici del marxismo, che può essere condivisa oppure contestata. Dallo stesso autore viene considerata un’utile provocazione dal momento che suo intento non è quello di raccogliere consensi, ma di sollecitare e favorire il confronto. Egli individua tre contraddizioni o discordanze tra teoria e pratica del movimento e su di esse concentra l’attenzione approfondendo la riflessione. Queste contraddizioni o discordanze sono le seguenti. 1) Alla teoria marxiana della socializzazione del modo di produzione (gli uomini vengono messi in condizione di essere protagonisti attivi e consapevoli del loro agire), la storia ci ha consegnato la pratica politica della statalizzazione dell’economia, vissuta dalla sinistra come passaggio obbligato nella transizione dal capitalismo al socialismo. 2) Anziché applicare la teoria marx-leniniana dell’estinzione dello Stato, la sinistra (compreso lo stesso Lenin) ha fatto sua la pratica istituzional-rappresentativa, cioè la delega, come veicolo di transizione alla democrazia socialista e non è riuscita ad andare oltre. 3) Al posto del partito inteso da Marx e da Gramsci come produttore di weltanschauung (propria originale visione del mondo) e di protagonismo sociale, la sinistra ha dato vita al partito-avanguardia che si fa Stato quale deus ex machina di ogni iniziativa, rimanendo intrappolata nella ideologia borghese.

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Prima contraddizione. Pur ansioso di sovvertire prima possibile e anche con la forza lo stato di cose presente (il sistema capitalistico di sfruttamento e di dominio), Marx teorizza l’impossibilità di violare le leggi storiche dello sviluppo. La rivoluzione è infatti intesa da lui come abbreviazione del travaglio. Con tale avvertenza egli traccia la strada per superare il sistema del capitale prospettando implicitamente un periodo di transizione. Individua cioè il percorso nei processi di: a) socializzazione dei mezzi di produzione; b) superamento della divisione sociale del lavoro; c) riappropriazione del “general intellect”, cioè del sapere collettivo. Per la costruzione di una nuova società egli ritiene necessario il contemporaneo rivoluzionamento del modo di produzione (economia-lavoro), dei rapporti sociali (sistema politico-istituzionale), del modo di pensare e di agire (senso comune, cultura e protagonismo). Indica cioè un processo a tutto campo e decisamente complesso. Nella sua mente è categorico il rifiuto di una semplice statalizzazione delle forme del produrre capitalistico (plusvalore-salario-profitto). Considera necessaria la messa a punto di un nuovo modo di produzione determinato non più dal lavoro coatto e alienato, ma fondato sulla ridefinizione e sulla soddisfazione dei bisogni degli stessi produttori i quali vengono ritenuti il soggetto primario del cambiamento. Ovviamente, perché questo processo si compia si rende necessaria una fase di crescita non solo quantitativa, ma anche qualitativa del movimento. Quando Lenin fa la rivoluzione nella Russia dall“economia asiatica” (rapporti di produzione feudali o semifeudali), si trova nell’impossibilità materiale di procedere alla socializzazione dei mezzi di produzione e pertanto fa suo il sistema taylorista, cioè il modo di produzione capitalistico, concentrando la proprietà e la direzione dell’economia nella mani dello Stato. La Russia, infatti, è strutturalmente immatura per la rivoluzione socialista, così come del resto lo saranno la Cina e tutti i Paesi in cui si realizzerà nei tempi successivi il socialismo. Forzando il processo storico e adottando tout court il taylorismo, Lenin tiene separata l’azione di costruzione-cambiamento (necessariamente graduale) delle forze produttive da quella dei rapporti di produzione, rinviando la modifica di questi ultimi al dopo. Questo modo di affrontare il cambiamento rende oggettivamente impraticabile il processo di socializzazione dei mezzi di produzione. In Russia, ma anche altrove, difatti, viene realizzato non un nuovo e originale modo di produzione, e con esso nuovi rapporti sociali, ma un “capitalismo di Stato” che si rivela un ibrido e si traduce inevitabilmente in uno Stato padrone che perpetua il lavoro comandato-salariato e avoca a sé, in maniera esclusiva, la gestione del cambiamento.

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Come Marx ci ricorda, “ogni forma di produzione produce i suoi rapporti giuridici” e il capitalismo di Stato non poteva di certo produrre la socializzazione dell’economia e del potere. A costruire il socialismo, in Urss, non è stata dunque la classe degli oppressi, ma lo Stato diretto dal partito, le cui decisioni competevano non alla base, ma al vertice supremo (la dittatura staliniana). Con l’industrializzazione accelerata, i soviet sono stati svuotati dei loro poteri d’intervento sui luoghi della produzione e sostituiti dai glavkj nella gestione dell’economia. I glavkj sono quel ceto burocratico-manageriale che con i governi di Eltsin e di Putin diventeranno i nuovi magnati dell’industria e della finanza della Russia post-socialista. In Unione sovietica si è avuta così l’apoteosi della delega e la conseguente negazione non solo della democrazia e della libertà, ma del ruolo determinante del “general intellect”. La rivoluzione è divenuta comando, norma, repressione, non già sviluppo del protagonismo di tutti, prodotto cioè della creatività di ogni individuo. La sinistra occidentale avrebbe dovuto trarre lezione dall’esperienza sovietica, compiendo prima una verifica dei risultati conseguiti sul piano della gestione dell’economia con la teoria marxiana, poi indagando le cause di fondo del collasso del socialismo reale. Ma questa riflessione non è mai stata fatta se non da soggetti isolati e considerati eretici. Per lungo tempo ha preferito illudersi che fosse lo stesso sviluppo capitalistico a portare automaticamente al socialismo e fosse sufficiente conquistare il potere politico-statale per cambiare la società. Solo una visione critica e propositiva dell’esperienza storica avrebbe potuto indurre le forze della sinistra occidentale a prendere atto che solo in una realtà evoluta socialmente, economicamente, culturalmente e politicamente, com’è del resto l’Europa, esistono le condizioni per rendere materiale un processo di socializzazione dei mezzi di produzione e trasformare gli individui in soggetti coscienti della trasformazione. Solo nel vecchio continente era e continua a essere possibile l’appropriazione del “general intellect”. Ma cos’è esattamente il “general intellect”? Marx ci ha insegnato che il capitale si nutre non solamente di plusvalore (la parte di lavoro eccedente svolto dal salariato e non pagata), ma anche della capacità lavorativa degli stessi salariati associati la quale viene accumulata durante il processo produttivo attraverso le macchine. Il “general intellect” rappresenta l’intelligenza sociale collettiva, il sapere sociale che si crea con l’accumularsi della conoscenza, della scienza e della tecnica nei processi di produzione e riproduzione (abilità, invenzioni, innovazioni, ecc.). Il capitalista si appropria di questa intelligenza collettiva e la incorpora nella macchina trasformando il 4


lavoro “vivo” in lavoro “morto”, materializzato. Questa intelligenza costituisce l’elemento fondamentale della continua riproduzione del capitale e della sua egemonia sull’intera società. Il “general intellect” è però al tempo stesso fattore essenziale per la determinazione del modo di produzione socialista, cioè di una società in cui l’appropriazione e lo sfruttamento dell’intelligenza e del lavoro sono definitivamente banditi. Il problema della riappropriazione del “general intellect” è stato ignorato non solo dalle dirigenze dei Paesi del “socialismo reale” (il cui crollo trova origine proprio nel modo di produzione), ma anche dalle stesse sinistre del mondo capitalistico avanzato, dal momento che qui è prevalsa la linea evoluzionistico-statalista ed economicistica. E’ successo così che la lotta sui luoghi della produzione si è ridotta alla semplice azione rivendicativa sul fronte del salario e delle condizioni normative di lavoro generando inevitabilmente nazionalismi e corporativismi. Il movimento operaio di questi Paesi ha persino smarrito lo spirito internazionalista che è un requisito fondamentale della realizzazione del socialismo. E’ il caso di chiedersi come sia possibile che il capitale riesce ad associare gli uomini nel produrre le merci nonostante li metta oggettivamente gli uni contro gli altri, mentre la sinistra non è in grado di associarli al fine di privilegiare la produzione dei valori d’uso anziché il valore di scambio. Una spiegazione della sottovalutazione del “general intellect” sta nel fatto che la sinistra ha concentrato la sua attenzione esclusivamente sul pluslavoro, quale fonte di arricchimento del capitale, e ha trascurato l’importanza del processo di appropriazione da parte di questo della capacità lavorativa dell’uomo, della sua intelligenza e creatività attraverso le quali assicura non solo la produzione di merci, ma anche la sua egemonia sulla società. Non sono i possessori di capitale a fare le scoperte scientifiche, a concepire l’innovazione, a creare la ricchezza. Essi sono solo abili sequestratori di queste doti del lavoratore per metterle a profitto del capitale. L’esaltazione del “general intellect” avrebbe dovuto essere compito, oltre che della sinistra politica e sindacale anche della cooperazione “rossa” in specifico. Come abbiamo visto, però, la direzione di questo delicato settore del movimento operaio, da noi, è stata affidata a personaggi i quali anziché la causa del “general intellect” hanno preferito sposare quella della speculazione finanziaria e dello scimmiottamento del capitalismo, al punto che alcuni di loro si sono trasformati in insensibili speculatori e miserabili corrotti. Sulla differenza tra “socializzazione” e statalizzazione e sull’importanza dell’appropriazione della capacità lavorativa e del “sapere” collettivo è mancata e continua a mancare una riflessione adeguata. 5


E’ difficile peraltro rintracciare riferimenti a questi concetti non solo nei testi degli economisti dei regimi del socialismo reale quali il sovietico A.Leontiev o il cinese Xu He, ma anche in quelli di economisti occidentali marxisti illustri quali John Eaton, Maurice Dobb, Antonio Pesenti, Vincenzo Vitello, Luciano Barca, ecc. i quali hanno contribuito a formare intere generazioni di comunisti. Eppure se si vuole creare uno sbocco alternativo alla crisi del sistema capitalistico, il quale subordina l’economia reale alla finanza speculativa, divora il lavoro “vivo” e crea nuova emarginazione e nuove povertà, non esiste altra soluzione per la sinistra che indurre il movimento dei lavoratori a riappropriarsi delle proprie capacità produttive e innovative e dare corpo, attraverso percorsi di sperimentazione, a un modo alternativo di produrre e di consumare, orientato non più dal conseguimento del profitto ma dalla soddisfazione dei bisogni sociali reali. Talune esperienze compiute dal cosiddetto “terzo settore” stanno a indicare che la possibilità di percorrere una strada alternativa a quella imposta dal valore di scambio non è affatto un’utopia. Finora le forme di volontariato sono state sperimentate nel campo dei servizi sociali e dell’assistenza; non si comprende perché mai non possano fiorire nel campo della produzione. Solo liberandoci dal condizionamento che il capitale esercita sull’intelligenza e sulla creatività degli uomini è possibile procedere a un impiego razionale delle risorse, perseguire uno sviluppo che sia compatibile con le leggi della natura, orientare la scienza verso un uso sociale, superare la divisione sociale del lavoro, informare la stessa esistenza umana a nuovi valori. Sono obiettivi questi che si possono realizzare solo attraverso la riappropriazione del “general intellect” che presuppone il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione di tutti gli individui e non solo delle èlites. Il socialismo non può essere altro che questo! Difatti, la sua costruzione non può essere il frutto di una rottura violenta, di un’improvvisazione, tanto meno di una dittatura. Esso è necessariamente il prodotto di un processo sociale, conflittuale, certamente traumatico e persino non pacifico che deve coinvolgere ogni individuo chiedendogli di uscire da uno stato di passività. Condizione per realizzarlo non è dunque la delega del cambiamento dell’economia e della società a una avanguardia del movimento, ma il protagonismo di massa finalizzato alla conquista di un modo nuovo di produrre e di regolare i rapporti sociali. L’avanguardia, cioè la sfera politica, non ha altra funzione che quella di favorire il protagonismo sociale che è la condizione sine qua non per il superamento dell’economia politica attraverso appunto la riappropriazione del “general intellect”. Finché non saremo capaci di sottrarre il “general intellect” al capitalismo, il socialismo continuerà a essere un’utopia. Occorre riprendere perciò tutte quelle esperienze dei consigli di fabbrica e di gestione che il movimento operaio internazione ha conosciuto nei tempi andati per andare oltre, 6


non accontentandosi di contrattare solamente più salario e migliori condizioni di lavoro, ma sfidando il capitale sull’impiego dell’intelligenza sociale a vantaggio della collettività. La risposta che la sinistra deve dare alla crisi del capitalismo non può equivalere a una sorta di accattonaggio del posto di lavoro e delle garanzie previdenziali, ma deve essere una dimostrazione di maturità politica, una sfida di egemonia progettuale e programmatica che vede le masse impegnate in prima fila. Si tratta di un’operazione che non può essere realizzata e portata a termine nelle “stanza dei bottoni”, ma deve essere fatta vivere nel tessuto sociale coinvolgendo il massimo della società civile. In “Incoerenze e ‘buchi neri’ della sinistra” l’autore passa in rassegna le esperienze che il movimento operaio, in particolare quello italiano, ha vissuto sul fronte delle relazioni industriali (contestazione dell’organizzazione capitalistica del lavoro, cogestione, autogestione, ecc.) e indica il percorso di una possibile appropriazione del “general intellect” nell’era della globalizzazione. Seconda contraddizione Per Marx ed Engels lo Stato è una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Lo Stato moderno, sostengono, “esiste solo a favore della proprietà privata”, “non è altro che la forma di organizzazione che i borghesi necessariamente adottano”. Esso è una macchina che essenzialmente garantisce lo status quo. E’ da ricordare che Marx considera il diritto borghese non solo come strumento di coercizione, ma fonte di disuguaglianze sociali dal momento che parificando formalmente gli individui mortifica la diversità di ognuno rispetto all’altro. A suo avviso, per soddisfare le esigenze proprie di ciascun individuo il diritto dovrebbe essere diseguale. Dunque, lo Stato, fondando necessariamente sul diritto “uguale”, non può che essere oppressivo; esso è l’espressione di un sistema sociale ingiusto. Marx definisce il sistema democratico della società capitalistica “la democrazia per un’infima minoranza, cioè la democrazia per i ricchi”. La democrazia borghese significa per lui soltanto uguaglianza formale che perpetua la divisione della società in classi e che, appunto, ha bisogno dello Stato per garantire il suo ordine. E’ tale l’avversione dei teorici del socialismo scientifico verso lo Stato che Engels nell’introduzione a “La guerra civile in Francia” scrive che la classe operaia “deve assicurarsi contro i propri deputati e impiegati” per evitare “la trasformazione dello Stato e degli organi dello Stato da servitori della società in padroni della società”. Questo perché in tutte le organizzazioni statali precedenti si è verificato quel fenomeno che lui chiama “cretinismo parlamentare”. E purtroppo il cretinismo parlamentare nelle file della sinistra persiste e dilaga tutt’oggi.

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Contrariamente al luogo comune che considera il comunismo la negazione dell’individualità, Marx esalta l’uomo, sia nel suo essere sociale che nella sua piena libertà e autonomia. Il comunismo è appunto da lui inteso come il superamento di qualsiasi retaggio materiale e culturale. Perciò qualsiasi sovrastruttura, lo Stato compreso, è da lui intesa come un condizionamento del processo di emancipazione. Dopo l’esperienza della “Comune di Parigi”, Marx e Engels elaborano la teoria dell’“estinzione dello Stato” la quale deve diventare l’obiettivo delle forze politiche del movimento operaio e deve comportare lo sviluppo massimo del protagonismo sociale. Su tale teoria si dilunga lo stesso Lenin proprio alla vigilia della rivoluzione d’ottobre. Nel corso della lotta condotta dai comunisti per modificare il nesso tra struttura e sovrastruttura e dare corpo alla democrazia diretta, il capo dei bolscevichi contrappone i soviet alla Duma. Nello stesso periodo, in Occidente, Gramsci e la Luxemburg sperimentano la strategia dei consigli. Purtroppo, però, sia le esperienza dei soviet che quelle dei consigli sono risultate fallimentari e la storia ci ha fatto conoscere: in Oriente, una forma di Stato, quella del “socialismo reale”, fatta di illibertà, di costrizioni, di repressioni, di gulag; un modello di Stato pieno di contraddizioni al punto di autodistruggersi; in Occidente, un’altra forma di Stato, quella della socialdemocrazia europea, che pur sotto la direzione delle espressioni politiche del movimento operaio ha continuato a essere funzionale al sistema capitalistico. Se si riflette sulla realtà dei giorni nostri, non possiamo non renderci conto che fenomeni come quelli dell’astensionismo, della corruzione e del trasformismo (che sono l’espressione della crisi della rappresentanza), ormai in progressiva espansione ovunque, non possono essere affrontati altrimenti se non attraverso la messa in campo e a tutti i livelli di forme di democrazia diretta. Il suffragio universale, pur da sempre irrinunciabile terreno di lotta per il movimento operaio, con l’avvento della globalizzazione capitalistica vive una crisi irreversibile determinata dall’evoluzione dello stesso sistema economico-sociale. Questa crisi ha carattere strutturale e universale e può essere superata solo praticando forme nuove di protagonismo sociale. Se è vero che la democrazia rappresentativa borghese costituisce un terreno obbligato di lotta per la stessa sinistra (guai a rinunciare a battersi nelle istituzioni rappresentative), è altrettanto chiaro che su questo unico terreno non è affatto possibile costruire delle alternative. Ciò che la sinistra deve mettere in campo sono gli strumenti di democrazia diretta, i soli in grado di soppiantare qualsiasi forma di delega e di assicurare il protagonismo a ogni individuo.

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Solo gli istituti di democrazia diretta, cioè i consigli sui luoghi di produzione e di riproduzione sociale (territorio), sono in grado di garantire la realizzazione della democrazia sostanziale e la riappropriazione del “general intellect”. Terza contraddizione I teorici del socialismo scientifico hanno detto assai poco sul tema partito. Essi però non hanno mancato di fare alcune precisazioni. Rivolto ai blanquisti, Marx ha precisato: “Noi vogliamo la dittatura della classe, cioè del proletariato e non del partito rivoluzionario”. E più volte ha insistito sulla necessità del superamento della politica. Da parte sua Engels ha sostenuto che “la scienza socialista non può vivere senza libertà di movimento”. La creatività degli artefici del socialismo non può essere ingabbiata. E’ stato Lenin a mettere a punto la teoria del partito e lo ha fatto in base sia alle esperienze socialdemocratiche del suo tempo sia, in specifico, alle condizioni in cui si svolgeva la lotta rivoluzionaria in Russia. Egli ha sperimentato il partito del centralismo democratico al quale ha attribuito il ruolo di avanguardia cosciente del movimento. La sua trasformazione in molòc è stata opera di Stalin e delle circostanze storiche. Riprendendo il concetto marxiano di “weltanschauung”, cioè di una propria visione del mondo, Gramsci elabora invece la tesi del partito come “intellettuale collettivo” il cui militante non è un semplice soldato del grande esercito di liberazione, ma è il protagonista cosciente e principale della costruzione di un nuovo mondo che agisce per e nella collettività. E’ il famoso “uomo nuovo”! Purtroppo, però, l’esperienza storica ci insegna che a prevalere sulle migliori intenzioni sono state le miopi opportunità politiche, nonché i condizionamenti storici, e che a imperare sulla cultura del movimento rivoluzionario ha continuato a essere un’istituzione borghese: la delega. Il proletariato, anziché liberarsi dei condizionamenti della società capitalistica, si è così lasciato rinchiudere in nuove prigioni, cioè nei molòc del socialismo reale e nelle “caste” politiche prodotte dai regimi del capitalismo avanzato. Il partito, infatti, così come si è venuto storicamente configurando, ha dimostrato di rappresentare un limite alla libertà di sperimentazione e alla creatività dei singoli: la linea, l’unità, i “dirigenti”, le regole, la stessa competizione elettorale, ecc. si sono rilevati elementi di mortificazione e non già di sviluppo dell’individualità della maggior parte dei militanti. Non a caso la forma odierna di partito risulta funzionale solo ed esclusivamente alle competizioni elettorali. Oggi ci troviamo nella condizione di non saper fare altro che esorcizzare una forma di organizzazione ormai consunta che si rivela sempre più inappropriata a soddisfare gli 9


stessi nuovi bisogni di protagonismo. Il sistema ci aliena e condizionandoci materialmente e culturalmente ci sospinge ad affidare alle élites il nostro destino. La sfiducia nella politica e nelle istituzioni ha ormai raggiunto livelli preoccupanti. Una recente indagine ha accertato che solo l’1% dei giovani italiani ha fiducia nei partiti. C’è di che essere preoccupati e meditare! Se facciamo nostro il principio secondo cui il processo rivoluzionario passa attraverso la riappropriazione del “general intelect” e forme di democrazia diretta, non delegata, appare coerente e lineare concepire il partito non fine a se stesso, ma come strumento di sviluppo del movimento e di crescita della maturità di ogni singolo individuo. Se la delega non può condurre a un regime di democrazia diretta e al superamento dello Stato, tanto meno essa può favorire la formazione del soggetto che deve gestire la transizione. Il partito rivoluzionario dell’era della globalizzazione non può considerarsi e limitarsi a funzionare come un’avanguardia che di per sé garantisce il cambiamento, ma deve agire come costruttore di una nuova soggettività di massa tesa a valorizzare il sapere, la creatività, l’autonomia, nonché favorire la maturazione di una coscienza di specie in ogni suo aderente e in ogni essere umano. La crescita politico-culturale dei soggetti del cambiamento non può essere tanto meno assicurata dalla presenza di un leader-divo e dalla politica spettacolo. Solo gli istituti di democrazia diretta possono garantire la realizzazione di una società che assicuri uguaglianza, democrazia, libertà e solidarietà, cioè una società socialista. Ciò che occorre sperimentare dunque è un nuovo modo di fare politica che prefiguri nella prassi di ogni giorno nuovi rapporti sociali fondati su valori alternativi al capitalismo. Ecco a quali conclusioni è approdato l’autore di “Incoerenze e ‘buchi neri’ della sinistra”! Per la sinistra, quella che non ha ripudiato i fondatori del socialismo scientifico, un futuro c’è ancora, eccome. Anzi, essa resta l’unica speranza per il cambiamento. La crisi del socialismo realizzato e quella della sinistra dei Paesi del capitalismo maturo non devono essere interpretate come una dèbacle del pensiero marx-engelsiano. Questa è la tesi dei nemici di sempre del socialismo. Esse vanno vissute come delle sperimentazioni non riuscite a causa di interpretazioni teoriche errate e di errori politici. La stessa storia dell’umanità non ha avuto del resto uno sviluppo lineare e il processo di emancipazione ha conosciuto in tutti i tempi arresti e sconfitte. Non essendo affatto eterno, il capitalismo è destinato a essere superato, almeno se l’umanità non intende rischiare di autodistruggersi. Condizione per un cambiamento alternativo è però la consapevolezza che il marxismo non rappresenta affatto la “bibbia” dei comunisti, ma è una scienza di analisi e di azione che va criticamente applicata e rielaborata di continuo. Oggi c’è bisogno di una svolta nel “sapere” e nel comportamento quotidiano 10


della sinistra. Essa è chiamata dai tempi a dare corpo alla “manifattura” post-capitalista, cioè a un nuovo modo di produrre e di consumare. Deve cioè saper compiere nei confronti del capitalismo l’operazione che la borghesia ha realizzato nell’alto medioevo, soppiantando l’aristocrazia sul fronte delle forme della produzione e della riproduzione prima ancora che sul piano politico-istituzionale. Per dare corso a un modo nuovo di produrre e di consumare diventa indispensabile rompere la supremazia che il valore di scambio ha sul valore d’uso. Perciò, occorre avere il coraggio e l’inventiva di sperimentare nuovi percorsi che non significano un semplice ritorno al passato, ma devono andare oltre le esperienze fatte fino ad ora. Deve recuperare lo spirito dell’esperienza della “Comune di Parigi” e in chiave moderna disporsi a sperimentare, nelle pieghe della società capitalistica matura, la costruzione di un tessuto di rapporti sociali che prefigurino nuove forme di convivenza non più gerarchica, ma fondate su una ridefinizione dei bisogni e sul protagonismo di tutti, estinguendo progressivamente qualsiasi mandato di delega. Deve dichiarare guerra al processo di alienazione indotto dalla società capitalistica, dando corso a una riforma morale e intellettuale capace di formare un nuovo senso comune, propagando una visione scientifica del mondo e liberando le menti da ogni condizionamento ideologico. Si tratta di una svolta, cioè di un percorso che ieri non è risultato possibile praticare né nei Paesi dove il capitalismo non aveva ancora conosciuto il suo pieno sviluppo, né negli stessi Paesi dell’Occidente. Oggi invece sono mature le condizioni strutturali per intraprendere questo percorso, a mancare sono solo le condizioni soggettive. Due principi non devono mai essere dimenticati. 1) Se è un dato ormai acquisito che l’economia, lo Stato e le ideologie muovono l’azione degli uomini, è altrettanto assodato che a produrre il capitalismo, a formulare le leggi, a produrre le idee, oltre che le merci è l’uomo stesso. La disalienazione e la conquista di un nuovo stato di cose non discendono dal cielo, ma sono opera che spetta a noi. 2) Su di noi ricade una doppia responsabilità: per un verso siamo gli eredi del patrimonio di lotte, di sacrifici e di speranze che le generazioni passate ci hanno lasciato; per altro verso il nostro agire è destinato a segnare nel profondo il destino dei nostri figli, nipoti e pronipoti. Essere di sinistra significa avere consapevolezza della missione storica che ci siamo assunti e pure del fatto che il nostro modesto ruolo viene necessariamente trasceso dai processi. Come tutti i compagni che ci hanno preceduto, anche noi lavoriamo prima ancora che per noi stessi e per l’oggi, per l’umanità e per il futuro.

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An interpretation of the crisis of the left Summary of reflection contained in the essay "Inconsistencies and 'blacks holes' of the left " by Vittorio Moioli (e-mail: vittmoi@tiscali.it)

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The paper aims to identify the historical causes of the difficulties that the left met in present times and check if the goal of redefining the way for an alternative to the capitalist system is workable or simple utopia. The methodology is based on the following criteria: - a non-ideological vision of the historical process; - a dialectical analysis of the events; - the search for the reasons that led to the choices that the various parties have made; - the taking into consideration of possible alternatives; - the formulation of a critical judgment. From the evaluation of the experiences made by the left in the past it is brought down reflection on its present act and formulate the possible prospects. Faced with the current crisis the author was asked what went wrong and maybe could not work, both in theory and in practice. And 'then he went in search of historical moments and the problems that he felt worthy of being subjected to critical scrutiny because of their importance for the struggle of the socialist labor movement strategies. This is obviously an interpretation, both in the history of both the classics of marxism, which can be shared or disputed. By the same author it is considered a useful provocation since his aim is to encourage and foster dialogue. He identifies three contradictions or discrepancies between theory and practice of the movement and on them focuses deepening reflection. These contradictions or discrepancies are as follows. In the marxian theory of socialization mode of production (the men are enabled to be active participants and aware of their actions), history has given us the political practice of the nationalization of the economy, experienced by the left as a necessary step in transition from capitalism to socialism. 2) Instead of applying the marx-meninist theory of the extinction of the state, the left (including Lenin himself) did his practice institutional-representative, that the delegation, as a transition vehicle to socialist democracy and failed to go beyond . 3) Instead of the intended party by Marx and Gramsci as a manufacturer of weltanschauung (his original vision of the world) and social role, the left has created the party-garde that you state as deus ex machina of each initiative, remaining trapped in bourgeois ideology.

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First contradiction. Although anxious to subvert soon as possible and also with the present state of affairs force (the capitalist system of exploitation and domination), Marx theorized the impossibility of violating the historical development laws. The revolution is in fact understood by him as labor abbreviation. With this warning he traces the way to overcome the system of capital prospecting implicitly in transition period. Locate the path that is in processes: a) socialization of the means of production; b) resolution of the social division of labor; c) re-appropriation of the "general intellect", that is, the collective knowledge. For the construction of a new society he considered necessary the contemporary revolution in the mode of production (economy-work), social relations (political and institutional system), the way of thinking and acting (common sense, cultures and leadership). Indicates that an all-embracing process and very complex. In her mind is categorical rejection than just a nationalization forms the producing capitalists (capital gains-profit-wage). Necessary considers the development of a new mode of production determined not by forced labor and alienated, but based on redefining and satisfaction of the needs of the producers who are deemed the primary subject of change. Obviously, because this process is fulfilled is necessary not only to quantitative growth phase, but also quality of the movement. When Lenin makes the revolution in Russia by "asian economy" (feudal or semi-feudal relations of production), it is in practical terms unable to proceed to the socialization of the means of production and therefore makes her the taylorist system, ie the capitalist mode of production, concentrating the ownership and direction of the economy in state hands. Russia, in fact, is structurally immature for socialist revolution, as indeed it will be China and all countries in which it will implement in the next time socialism. Forcing the historical process and adopting outright taylorism, Lenin held separate action builtchange (necessarily gradual) of the productive forces from the relations of production, postponing the change of the latter to the next. This approach makes the change objectively impractical the process of socialization of the means of production. In Russia, but elsewhere, in fact, is not realized a new and original mode of production, and with it new social relations, but a "State capitalism" that reveals a hybrid and inevitably results in a host State which perpetuates controlled-wage labor and holds sole, exclusively, the management of change. As Marx reminds us, "every form of production produces its legal relations" and state capitalism certainly could not produce the socialization of the economy and power. To build socialism in the USSR, it was thus not the class of the oppressed, but directed 14


by the State party, whose decisions do not compete at the base, but the supreme summit (the Stalin dictatorship). With the accelerated industrialization, the soviets have been emptied of their powers of intervention on the production sites and replaced by glavkj in managing the economy. The glavkj are the bureaucratic-managerial class that with Yeltsin and Putin governments will become the new captains of industry and finance of post-socialist Russia. In the Soviet Union it has so had the apotheosis of the delegation and the consequent denial not only of democracy and freedom, but the decisive role of the "general intellect". The revolution has become command, rule, repression, not development of the leadership of all, that is, the product of the creativity of each individual. The Western left should have drawn lesson from the soviet era, before making a verification of the results achieved in terms of economic management with the marxian theory, then investigating the underlying causes of the collapse of real socialism. But this reflection has never been done except by isolated individuals and considered heretics. It preferred for a long time under the illusion that it was the same capitalist development to automatically lead to socialism and would be enough to conquer the state political power to change society. Only a critical and proactive vision of historical experience could have led the forces of the Western left to take note that only in a reality evolved socially, economically, culturally and politically, as the rest of Europe, there are the conditions to make material a process of socialization of the means of production and transform individuals in conscious subjects of transformation. Only in the old continent it was and continues to be possible the appropriation of the "general intellect". But what exactly is the "general intellect"? Marx taught us that capital is nourished not only of surplus value (the excess part of the work done by wage and unpaid), but also the working capacity of the same salaried associates which is accumulated during the production process through the machines. The "general intellect" is the collective social intelligence, social knowledge that is created with the accumulation of knowledge, science and technology in the production and reproduction processes (skills, inventions, innovations, etc.). The capitalist appropriates this collective intelligence and incorporates into the machine by turning the "live" work work "dead", he materialized. This intelligence is the cornerstone of the continued reproduction of capital and of its hegemony over the entire society. The "general intellect" is, however, at the same time essential to the determination of the socialist mode of production, that is, of a society in which the appropriation and exploitation of intelligence and labor are permanently banned. 15


The problem of re-appropriation of the "general intellect" was ignored not only by the leaderships of the countries of "real socialism" (whose collapse is right originated in the mode of production), but also by the same sinister of the advanced capitalist world, since here it prevailed the evolutionary-statist line and economistic. It 'happened so that the fight on the production sites was reduced to the simple action of demands in terms of wages and working conditions regulations creating inevitably nationalism and corporatism. The labor movement of these countries has even lost the internationalist spirit that is a prerequisite of the realization of socialism. And 'the case of wondering how it is possible that capital fails to bind men to produce the goods despite objectively put them against each other, while the left is not able to associate in order to prioritize the production of values d' use instead of the exchange value. An explanation of the underestimation of the "general intellect" is that the left has focused its attention exclusively on surplus labor, as a source of enrichment of the capital, and has neglected the importance of the process of appropriation by the working capacity of ' man of his intelligence and creativity through which ensures its hegemony over society. They are not the owners of capital to make scientific discoveries, to conceive innovation, create wealth. They are skilled kidnappers of these qualities of the worker to put them in the capital profit. The exaltation of the "general intellect" would have to be responsible, as well as the political and trade union left even the "red" cooperation in specific. As we have seen, however, the direction of this sensitive sector of the labor movement, we have, in some cases has been entrusted to people who, rather than the causes of the "general intellect" have preferred to marry that financial speculation and the aping of capitalism, to the point of becoming insensitive speculators and corrupt miserable. On the difference between "socialization" and the importance of appropriation and nationalization of working capacity and the "collective wisdom" has been lacking and still lacks an adequate reflection. It 'also difficult to trace references to these concepts not only in the texts of the economists of the real socialism regimes such as the soviet A.Leontiev or chinese Xu He, but also in those of distinguished marxist western economists like John Eaton, Maurice Dobb, Antonio Pesenti, Vincenzo Vitello, Luciano Barca, etc. which they have helped to shape generations of communists. Yet if you want to create an alternative outlet to the crisis of the capitalist system, which subordinates the real economy to speculative finance, devours the work "live" and create new marginalization and new forms of poverty, there is no other solution for the left to lead the movement of workers to regain their productive capacity and innovative and give body, through experimentation paths, to an alternative mode of production and 16


consumption, oriented not by the achievement of profit but the satisfaction of real social needs. Certain experiences made by the so-called "third sector" are to indicate that the ability to take an alternative route to the one imposed by the exchange value is not a utopia. So far the forms of volunteering have been tried in the field of healthcare and services; we do not understand why they can not flourish in the production. One freeing us from the conditioning that capital exerts on intelligence and creativity of men you can proceed to a rational use of resources, pursue development that is compatible with the laws of nature, orient science towards a social use, to overcome the social division of labor, to inform their human existence to new values. These are objectives that can be realized only through the re-appropriation of the "general intellect" which requires the active involvement and empowerment of all individuals and not just the elites. Socialism can not be anything but that! In fact, its construction can not be the result of a violent rupture of an improvisation, the less of a dictatorship. It is necessarily the product of a social process, conflict, and even traumatic certainly not disputed that must involve every individual asking him to get out of a state of passivity. Condition to achieve it is not therefore the delegation of the change in the economy and society in a movement vanguard, but mass-promotion aimed at the conquest of a new way to produce and regulate social relations. The vanguard, that is, the political sphere, has no other purpose than to promote social protagonism that is the sine qua non for the overcoming of political economy precisely through the appropriation of the "general intellect". Until we are able to subtract the "general intellect" to capitalism, socialism will continue to be a utopia. It must therefore take all those experiences of works councils and management internazione that the labor movement has known in the old days to go over, not content with only bargain over wages and better working conditions, but challenging the social capital on the use of intelligence to the benefit of the community. The answer that the left must give the crisis of capitalism can not amount to a kind of begging the workplace and social security guarantees, but it must be a demonstration of political maturity, a design challenge and hegemony programmatic with the masses engaged in the front row. It is an operation that can not be realized and completed in the "nerve center", but must be made to live in the society by involving the maximum of civil society. In "Inconsistencies and 'blacks holes' of the left" the author reviews the experiences that the labor movement, especially the italian, has lived on the face of industrial relations (capitalist organization of labor dispute, co-management, self-management, etc. .), and it 17


indicates the path to a possible appropriation of the "general intellect" in the era of globalization. Second contradiction. For Marx and Engels the state is a machine for the oppression of one class by another. The modern state, he says, "only exists in favor of private property", "is nothing more than the form of organization which the bourgeois necessarily adopt." It is a machine that essentially guarantees the status quo. E 'to remember that Marx considers the bourgeois right, not only as instrument of coercion, but a source of social inequality since equalizing formally individuals stifles the diversity of each one to the other. In his view, to meet the specific needs of each individual the right should be unequal. Thus, the state, necessarily founded on "equal" rights, can only be oppressive; it is the expression of an unjust social system. Marx defines the democratic system of capitalist society "democracy for an insignificant minority, that is democracy for the rich." Bourgeois democracy means to him only formal equality that perpetuates the division of society into classes and that, in fact, needs the state to ensure your order. And 'this aversion of the theoreticians of scientific socialism to the state that Engels in the introduction to "The Civil War in France" writes that the working class "has to insure against its own deputies and employees" to avoid "the transformation of the state and of the servants of society from state organs of society "masters. This is because in all previous state organizations occurred the phenomenon that he calls "parliamentary cretinism." And unfortunately the parliamentary cretinism persists in the ranks of the left and rampant today. Contrary to the clichĂŠ that considers communism the negation of individuality, Marx exalts man, both in his social being that in his full freedom and autonomy. Communism is precisely by him as the overcoming of any material and cultural legacy. Therefore, any superstructure, including the State, it is understood by him as a conditioning of the process of emancipation. After the experience of the "Paris Commune", Marx and Engels develop the theory of ''withering away of the State" which should become the aim of the labor movement and political forces must lead to the maximum share leadership development. On this theory makes little Lenin himself on the eve of the October Revolution. During the struggle waged by the communists to change the relationship between structure and superstructure and give body to direct democracy, the leader of the bolsheviks opposed the soviets in the duma. In the same period, in the West, Gramsci and Luxemburg experience strategy advice. 18


Unfortunately, however, is the experience of the Soviets that these councils were unsuccessful and history has given us: in the East, a form of state, that of the "real socialism", made of unfreedom, of coercion, of repression, of gulag; a model of state full of contradictions to the point of self-destruction; in the West, another form of state, that of European social democracy, which, although under the terms of the political leadership of the labor movement continued to be functional to the capitalist system. If you reflect on the reality of our day, we can not fail to realize that phenomena like those of abstention, of corruption and of transformation (which are the expression of the crisis of representation), now gradually expanding everywhere, can not be addressed otherwise except through the fielding and at all levels of forms of direct democracy. Universal suffrage, though always indispensable terrain of struggle for the labor movement, with the advent of capitalist globalization holds a certain irreversible crisis evolution of the same socio-economic system. This crisis is structural and universal nature and can be overcome only by practicing new forms of social protagonism. While the bourgeois representative democracy constitutes a necessary terrain of struggle for the same left (woe to give up fighting in representative institutions), it is equally clear that on this unique land is not at all possible to build alternatives. What the left has put in place are the instruments of direct democracy, the only ones able to supplant any form of proxy and to ensure the leadership in each individual. Only the institutions of direct democracy, that is the advice about the points of production and social reproduction (territory), they are able to ensure the realization of substantive democracy and the re-appropriation of the "general intellect". Third contradiction The theory of scientific socialism have very little said about the theme of the party. However, they did not fail to make some clarifications. Looking at the blanquists, Marx pointed out: "We want the dictatorship of the class, ie the proletariat and not of the revolutionary party". And repeatedly insisted on the necessity of the policy is exceeded. For its part Engels argued that "socialist science can not live without freedom of movement." The creativity of the architects of socialism can not be caged. E 'was Lenin to develop the theory of the party and did so according to both the social democratic experiences of his time it is, specifically, the conditions in which took place the revolutionary struggle in Russia. He has experienced the party of democratic centralism which has assigned the role of the conscious vanguard of the movement. Its transformation into moloch was the work of Stalin and of the historical circumstances. 19


Echoing Marx's concept of "weltanschauung", that is its own world view, Gramsci instead elaborates the theory of the party as "collective intellectual" whose militant is not an ordinary soldier of the great army of liberation, but it is the conscious protagonist and main the construction of a new world that acts for and in the community. And 'the famous "new man"! Unfortunately, however, historical experience teaches us that to prevail over the best of intentions have been short-sighted political opportunities, and historical conditioning, and to reign on the culture of the revolutionary movement continued to be a bourgeois institution: the delegation. The proletariat instead of getting rid of the constraints of capitalist society it is left locked up in new prisons, that is, in the Moloch of socialism and in the "caste" policies produced by the advanced capitalist regimes. The party, in fact, as it came historically configuring, has proven to be a limitation on the freedom of experimentation and creativity of the individual: the line, the unit, the "leaders", the rules, the same electoral competition, etc. they are recognized mortification elements, and not the individuality of development of the majority of the militants. Not surprisingly, the current form of the party is functional solely in electoral competitions. Today we find ourselves in the position of not being able to do is exorcise a form of organization that is now worn increasingly reveals inappropriate to meet the same needs new leadership. The system alienates us and condizionandoci materially and culturally impels us to entrust our fate to the elites. Distrust of politics and institutions has now reached worrying levels. A recent survey found that only 1% of young italians have confidence in parties. There is something to be concerned about and meditate! If we make our own principle that the revolutionary process passes through the reappropriation of the "general intelect" and forms of direct democracy, not delegated, it is consistent and straightforward conceive the party does not end in itself, but as a development tool and the movement of growth of maturity of each individual. If the proxy may not lead to a direct democracy and the elimination of the state, the less it can promote the formation of the entity which is to manage the transition. The revolutionary party of the era of globalization can not be considered, and merely function as a vanguard, but must act as a manufacturer of a new mass subjectivity aimed at enhancing the knowledge, creativity, autonomy, and promote the achievement of a consciousness of species in every adherent and in every human being. The political and cultural growth of the subjects of the change can not be ensured either by the presence of a leader-star nor the political spectacle. Only the institutions of direct democracy can ensure the realization of a society that ensures equality, democracy, freedom and solidarity, that is, a socialist society. 20


What is needed is to experience a new way of doing politics that prefigures in practice every day new social relations based on shared values alternative to capitalism. Here is what conclusions he arrived the author of "inconsistencies and 'blacks holes' of the left"! For the left, the one that has not rejected the founders of scientific socialism, there is still a future, and how. Indeed it is the only hope for change. The crisis of socialism realized and that of the left of the mature capitalist countries should not be construed as a debacle of Marx and Engels thought. This is the thesis of the eternal enemies of socialism. They are experienced as the experiments failed because of incorrect theoretical interpretations and political errors. The same history of mankind has not had the rest of a linear development and the process of emancipation has known in all time stops and defeats. Not being at all ever, capitalism is destined to be overcome, at least if mankind does not intend to risk self-destruction. Condition for change, however, is the awareness that marxism is not at all the "bible" of the communists, but it is a science of analysis and action that should be applied critically and revised continuously. Today we need a breakthrough in the "know", and in the daily behavior the left. It is called the time to flesh out the "manufacturing" post-capitalist, that is, to a new way of producing and consuming. Ie he should know how to perform the operation against the capitalism that the bourgeoisie has created in the middle ages, supplanting the aristocracy on the front of the forms of production and reproduction even before the political-institutional level. To open up a new way of producing and consuming it becomes imperative to break the supremacy that the exchange value has on the value in use. Therefore, we must have the courage and imagination to try new paths that do not mean a simple return to the past, but it must go beyond the experience gained until now. Must recover the spirit of the experience of the "Paris Commune" and arranged in a modern way to experience, in the folds of capitalist society, the construction of a network of social relations that foreshadow new forms of coexistence no longer hierarchical, but based on a redefinition identifying needs and protagonism of all, gradually dying out any mandate delegation. It must declare war on the process of alienation induced by the capitalist society, giving over to a moral and intellectual reform which will form a new common sense, spreading a scientific view of the world and freeing minds from every ideological conditioning. It is a turning point, that is a path that yesterday's result can not practice nor in the countries where capitalism had not yet met its full development, either in the same Western countries. Today, however, the structural conditions are ripe to take this path, lacking are only the 21


subjective conditions. Two principles must never be forgotten. 1) If it is now a fact that the economy, the state and the ideologies move the action of men, it is equally clear that to produce capitalism, to formulate laws, to produce ideas, as well as the goods is the 'man himself. Disalienation and the conquest of a new state of things are not descended from heaven, but work that is up to us. 2) About us lies a dual responsibility: on the one hand are the inheritors of the legacy of struggles, sacrifices and hopes that past generations have left us; on the other hand our actions are intended to mark deep in the fate of our children, grandchildren and greatgrandchildren. It is left means to be aware of the historic mission we have undertaken and also the fact that our modest role is necessarily transcended from prosecution. Like all the comrades who have preceded us, we work even more than for ourselves and for today, for humanity and for the future.

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Une interprétation de la crise de la gauche

Résumé de réflexion contenues dans l'essai "Incohérences et ‘trous noirs’ la gauche" de Vittorio Moioli (e-mail: vittmoi@tiscali.it)

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Le document vise à identifier les causes historiques des difficultés que la gauche a rencontré à l'époque actuelle et vérifier si le but de redéfinir la voie à une alternative au système capitaliste est une utopie réalisable ou simple. La méthodologie est basée sur les critères suivants: - une vision non idéologique du processus historique; - une analyse dialectique des événements; - la recherche pour les raisons qui ont conduit aux choix que les différentes parties ont pris; - la prise en considération des alternatives possibles; - la formulation d'un jugement critique. De l'évaluation des expériences faites par la gauche dans le passé, il est ramené réflexion sur son acte présent et formuler les perspectives possibles. Face à la crise actuelle a été demandé à l'auteur ce qui a mal et peut-être ne pouvait pas travailler, à la fois en théorie et en pratique. Et 'puis il est allé à la recherche de moments historiques et les problèmes qu'il se sentait digne d'être soumis à un examen critique en raison de leur importance pour la lutte des stratégies du mouvement ouvrier socialiste. Ceci est évidemment une interprétation, à la fois dans l'histoire des deux classiques du marxisme, qui peuvent être partagés ou contestés. Du même auteur, il est considéré comme une provocation utile puisque son but est d'encourager et de favoriser le dialogue. Il identifie trois contradictions ou des divergences entre la théorie et la pratique du mouvement et sur eux se concentre l'approfondissement de la réflexion. Ces contradictions ou des divergences sont les suivantes. 1) Au lieu de la socialisation marxiste de l'économie (les hommes sont habilités à être des participants actifs et conscients de leurs actions), l'histoire nous a donné la pratique politique de la nationalisation de l'économie, vécue par la gauche comme une étape nécessaire dans la transition du capitalisme au socialisme. 2) Au lieu d'appliquer la théorie marx-léniniste de l'extinction de l'Etat, la gauche (y compris Lénine lui-même) a fait de son institution représentative de la pratique, que la délégation, en tant que véhicule de transition vers la démocratie socialiste et n'a pas réussi à aller au-delà . 3) Au lieu du parti prévue par Marx et Gramsci comme un fabricant de weltanschauung (sa vision originale du monde) et le rôle social, la gauche a créé le parti-garde que vous dites que deus ex machina de chaque initiative, restant piégés dans l'idéologie bourgeoise.

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Première contradiction. Bien que soucieux de subvertir dès que possible et aussi avec l'état de la force des affaires présente (le système capitaliste d'exploitation et de domination), Marx a théorisé l'impossibilité de violer les lois historiques de développement. La révolution est en fait comprise par lui comme abréviation du travail. Avec cet avertissement, il trace la voie pour surmonter le système du capital prospection implicitement une période de transition. Localisez le chemin qui est en processus: a) socialisation des moyens de production; b) résolution de la division sociale du travail; c) ré-appropriation de la «general intellect», qui est, le savoir collectif. Pour la construction d'une société nouvelle, il estime nécessaire la révolution contemporaine dans le mode de production (économie-travail), les relations sociales (système politique et institutionnel), la façon de penser et d'agir (le sens commun, la culture et le leadership). Indique qu'un processus qui embrasse tout et très complexe. Dans le rejet catégorique de son esprit en une simple nationalisation des formes capitalistes de production (valeur excédentaire à but lucratif salaire). Estime nécessaire l'élaboration d'un nouveau mode de production déterminé non pas par le travail forcé et aliénée, mais basée sur la redéfinition et la satisfaction des besoins des producteurs qui sont considérés comme le sujet principal du changement. De toute évidence, parce que ce processus est accompli est nécessaire non seulement une phase de croissance quantitative, mais aussi qualitative du mouvement. Quand Lénine fait la révolution en Russie par "économie asiatique" (relations féodales ou semi-féodales de production), il est en pratique incapable de procéder à la socialisation des moyens de production et son système tayloriste permet donc, à savoir le mode de production capitaliste, la concentration de la propriété et la direction de l'économie dans les mains de l'État. La Russie, en fait, est structurellement immature pour la révolution socialiste, comme elle sera la Chine et tous les pays dans lesquels il mettra en œuvre au cours du prochain socialisme de temps. Forcer le processus historique et l'adoption pure et simple taylorisme, Lénine a tenu changement intégré d'action séparé (nécessairement progressive) des forces productives des rapports de production, de reporter le changement de celui-ci à l'autre. Cette approche rend le changement objectivement peu pratique le processus de socialisation des moyens de production. En Russie, mais ailleurs, en fait, ne se réalise pas un nouveau et original mode de production, et avec elle de nouvelles relations sociales, mais un «capitalisme d'Etat» qui révèle un hybride et, inévitablement, se traduit par un État hôte qui perpétue contrôlé par le travail salarié et détient seul, exclusivement, la gestion du changement. Comme Marx nous le rappelle, «toute forme de production produit ses relations 25


juridiques» et le capitalisme d'Etat ne pouvait certainement pas produire la socialisation de l'économie et de la puissance. Pour construire le socialisme en URSS, il était donc pas la classe des opprimés, mais dirigé par l'État parti, dont les décisions ne font pas concurrence à la base, mais le sommet suprême (la dictature stalinienne). Avec l'industrialisation accélérée, les Soviétiques ont été vidés de leurs pouvoirs d'intervention sur les sites de production et remplacé par glavkj dans la gestion de l'économie. Les glavkj sont la classe bureaucratique managériale avec les gouvernements Eltsine et Poutine deviendront les nouveaux capitaines de l'industrie et de la finance de post-socialiste en Russie. En Union soviétique, il a donc eu l'apothéose de la délégation et la négation conséquente non seulement de la démocratie et de la liberté, mais le rôle décisif du «general intellect». La révolution est devenue commande, règle générale, la répression, pas le développement de la direction de l'ensemble, qui est, le produit de la créativité de chaque individu. La gauche occidentale aurait dû tirer les leçons de l'ère soviétique, avant de procéder à une vérification des résultats obtenus en termes de gestion économique avec la théorie marxiste, puis enquêter sur les causes sous-jacentes de l'effondrement du socialisme réel. Mais cette réflexion n'a jamais été fait, sauf par des individus isolés et considérés comme hérétiques. Il a préféré pendant longtemps dans l'illusion qu'il était le même développement capitaliste pour diriger automatiquement vers le socialisme et serait suffisant pour conquérir le pouvoir politique de l'État pour changer la société. Seule une vision critique et proactive de l'expérience historique aurait pu conduire les forces de la gauche occidentale de prendre note que seulement dans une réalité évolué socialement, économiquement, culturellement et politiquement, comme le reste de l'Europe, il y a les conditions pour rendre la matière un processus de socialisation des moyens de production et de transformation des individus en sujets conscients de la transformation. Seulement dans le vieux continent, il a été et continue d'être possible l'appropriation du «general intellect». Mais quel est exactement le «general intellect»? Marx nous a appris que le capital se nourrit non seulement de la valeur excédentaire (la partie excédentaire des travaux effectués par le salaire et non rémunéré), mais aussi la capacité de travail des mêmes associés salariés qui se sont accumulés au cours du processus de production à travers les machines. Le «general intellect» est l'intelligence sociale collective, la connaissance sociale qui est créé avec l'accumulation des connaissances, la science et la technologie dans la production et la reproduction des processus (compétences, inventions, innovations, etc.). 26


Le capitaliste approprie cette intelligence collective et intègre dans la machine en tournant le travail de travail "live" "mort", at-il matérialisé. Cette intelligence est la pierre angulaire de la reproduction continue du capital et de son hégémonie sur la société tout entière. Le «general intellect» est, cependant, en même temps indispensable à la détermination du mode de production socialiste, qui est, d'une société dans laquelle l'appropriation et l'exploitation de l'intelligence et du travail sont interdits de façon permanente. Le problème de la ré-appropriation du «general intellect» a été ignorée non seulement par les dirigeants des pays du «socialisme réel» (dont l'effondrement est à droite origine dans le mode de production), mais aussi par le même sinistre du monde capitaliste avancé, car ici il régnait la ligne évolutive-étatiste et économiciste. Il est arrivé pour que la lutte sur les sites de production a été réduite à la simple action des exigences en termes de salaires et les conditions de travail des règlements créant inévitablement le nationalisme et le corporatisme. Le mouvement syndical de ces pays a même perdu l'esprit internationaliste qui est une condition préalable de la réalisation du socialisme. Et 'le cas de se demander comment il est possible que le capital ne parvient pas à lier les hommes pour produire les biens malgré objectivement les mettre les uns contre les autres, tandis que la gauche ne parvient pas à associer afin de prioriser la production de valeurs d' utiliser au lieu de la valeur d'échange. Une explication de la sous-estimation du «general intellect» est que la gauche a concentré son attention exclusivement sur la main-d'œuvre excédentaire, comme une source d'enrichissement de la capitale, et a négligé l'importance du processus d'appropriation par la capacité de travail des l'homme de son intelligence et de la créativité à travers laquelle assure son hégémonie sur la société. Ils ne sont pas les propriétaires du capital pour faire des découvertes scientifiques, de concevoir l'innovation, créer de la richesse. Ils sont ravisseurs qualifiés de ces qualités du travailleur pour les mettre dans le résultat en capital. L'exaltation du «general intellect» devrait être responsable, ainsi que la politique et syndicale a laissé même la coopération "rouge" en particulier. Comme nous l'avons vu, cependant, la direction de ce secteur sensible du mouvement de la main-d'œuvre, nous avons, dans certains cas, a été confiée à des personnes qui, plutôt que la cause du «general intellect» ont préféré se marier que la spéculation financière et la singerie du capitalisme, au point de devenir des spéculateurs insensibles et corrompus misérable. Sur la différence entre la «socialisation» et l'importance de l'appropriation et la nationalisation de la capacité de travail et la «sagesse collective» qui a manqué et manque encore une réflexion adéquate. 27


Il est également difficile de retracer les références à ces concepts, non seulement dans les textes des économistes des régimes de socialisme réels tels que le soviet A.Leontiev ou chinois Xu He, mais aussi dans ceux des économistes occidentaux marxistes éminents comme John Eaton, Maurice Dobb, Antonio Pesenti Vincenzo Vitello, Luciano Barca, etc. qu'ils ont contribué à façonner les générations de communistes. Pourtant, si vous voulez créer une sortie alternative à la crise du système capitaliste, qui subordonne l'économie réelle à la finance spéculative, dévore le travail «en direct» et de créer une nouvelle marginalisation et de nouvelles formes de pauvreté, il n'y a pas d'autre solution pour la gauche pour diriger le mouvement des travailleurs de retrouver leur capacité de production et d'innovation et donner du corps, à travers des chemins d'expérimentation, à un autre mode de production et de consommation, orientée non pas par la réalisation des bénéfices, mais la satisfaction des besoins sociaux réels. Certaines expériences faites par le soi-disant «troisième secteur» sont pour indiquer que la capacité de prendre une voie alternative à celle imposée par la valeur d'échange est pas une utopie. Jusqu'à présent, les formes de volontariat ont été essayées dans le domaine des soins de santé et de services; nous ne comprenons pas pourquoi ils ne peuvent pas prospérer dans la production. On nous libérer du conditionnement que le capital exerce sur l'intelligence et la créativité des hommes, vous pouvez procéder à une utilisation rationnelle des ressources, poursuivre le développement qui est compatible avec les lois de la nature, la science orient vers une utilisation sociale, pour surmonter la division sociale du travail, d'informer leur l'existence humaine à de nouvelles valeurs. Ce sont des objectifs qui peuvent être réalisées que par la ré-appropriation du «general intellect» qui exige la participation active et la responsabilisation de tous les individus et non pas seulement les élites. Le socialisme ne peut pas être autre chose que ça! En fait, sa construction ne peut pas être le résultat d'une rupture violente d'une improvisation, moins d'une dictature. Il est nécessairement le produit d'un processus social, les conflits, et même traumatisant certainement pas contesté que doit impliquer chaque individu lui demandant de sortir d'un état de passivité. Condition pour y parvenir est donc pas la délégation de l'évolution de l'économie et de la société dans une avant-garde du mouvement, mais la masse de promotion visant à la conquête d'une nouvelle façon de produire et de réguler les relations sociales. L'avant-garde, qui est, la sphère politique, n'a pas d'autre but que de promouvoir le protagonisme social qui est la condition sine qua non pour le dépassement de l'économie politique précisément à travers l'appropriation du «general intellect». Jusqu'à ce que nous sommes en mesure de soustraire le «general intellect» au capitalisme, le socialisme continuera d'être une utopie. Il faut donc prendre toutes les expériences des comités d'entreprise et de gestion que le mouvement ouvrier international a connu dans les vieux jours d'aller plus loin, ne se 28


contente pas seulement de négocier sur les salaires et meilleures conditions de travail, mais contestant la capitale sur l'utilisation de l'intelligence avantages sociaux de la communauté. La réponse que la gauche doit donner à la crise du capitalisme ne peut pas équivaut à une sorte de mendicité le lieu de travail et de sécurité sociale des garanties, mais il doit être une démonstration de maturité politique, un défi de conception et de l'hégémonie programmatique avec les masses engagées dans la première rangée. Il est une opération qui ne peut être réalisé et achevé dans le «centre nerveux», mais doit être fait pour vivre dans la société en impliquant le maximum de la société civile. Dans "Incohérences et les ‘trous noirs’ de la gauche" l'auteur passe en revue les expériences que le mouvement ouvrier, en particulier l'italien, a vécu sur le visage des relations industrielles (organisation capitaliste de conflit de travail, la cogestion, autogestion, etc. .), et il indique le chemin d'une éventuelle appropriation du «general intellect» à l'ère de la mondialisation. Deuxième contradiction Pour Marx et Engels l'Etat est une machine pour l'oppression d'une classe par une autre. L'État moderne, dit-il, "existe seulement en faveur de la propriété privée", "est rien de plus que la forme d'organisation que le bourgeois adopte nécessairement." Il est une machine qui garantit essentiellement le statu quo. E 'de se rappeler que Marx considère le droit bourgeois, non seulement comme instrument de coercition, mais une source d'inégalité sociale depuis l'égalisation formelle des individus étouffe la diversité de chacun à l'autre. À son avis, pour répondre aux besoins spécifiques de chaque individu le droit devrait être inégale. Ainsi, l'Etat, nécessairement fondée sur les droits «égaux», ne peut être oppressive; elle est l'expression d'un système social injuste. Marx définit le système démocratique de la société capitaliste "démocratie pour une infime minorité, qui est la démocratie pour les riches." La démocratie bourgeoise signifie pour lui que l'égalité formelle qui perpétue la division de la société en classes et que, en fait, a besoin de l'Etat pour assurer votre commande. Et cette aversion des théoriciens du socialisme scientifique à l'Etat que Engels dans l'introduction de «La guerre civile en France », écrit que la classe ouvrière "doit assurer contre ses propres députés et employés" pour éviter" la transformation de l'Etat et des serviteurs de la société des organes de l'Etat de la société maîtres. En effet, dans toutes les organisations d'état précédent produit le phénomène qu'il appelle «crétinisme parlementaire». Et malheureusement, le crétinisme parlementaire persiste dans les rangs de la gauche et aujourd'hui endémique.

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Contrairement au cliché qui considère le communisme la négation de l'individualité, Marx exalte l'homme, à la fois dans son être social que dans sa pleine liberté et d'autonomie. Le communisme est précisément par lui comme le dépassement de tout héritage matériel et culturel. Par conséquent, toute superstructure, y compris l'Etat, il est entendu par lui comme un conditionnement du processus d'émancipation. Après l'expérience de la "Commune de Paris", Marx et Engels développent la théorie de '' dépérissement de l'Etat » qui devrait devenir le but du mouvement ouvrier et les forces politiques doivent conduire au développement du leadership maximum Partager. Sur cette théorie fait peu de Lénine lui-même à la veille de la Révolution d'Octobre. Au cours de la lutte menée par les communistes pour changer la relation entre la structure et la superstructure et de donner corps à la démocratie directe, le chef des bolcheviks opposé les soviétiques à la Douma. Dans la même période, dans les conseils de stratégie de l'expérience de l'Ouest, Gramsci et le Luxembourg. Malheureusement, cependant, est l'expérience des Soviétiques que ces conseils ont échoué et l'histoire nous a donné: à l'Est, une forme d'Etat, celle du «socialisme réel», en l'absence de liberté, de coercition, de répression, de goulag; un modèle d'état plein de contradictions au point de l'auto-destruction; à l'Ouest, une autre forme de l'Etat, celle de la social-démocratie européenne, qui, bien que selon les termes de la direction politique du mouvement du travail a continué d'être fonctionnelle au système capitaliste. Si vous réfléchissez à la réalité de nos jours, nous ne pouvons manquer de constater que des phénomènes comme ceux de l'abstention, de la corruption et du transformisme (qui sont l'expression de la crise de la représentation), maintenant en élargissant progressivement partout, ne peut pas être abordée autrement sauf à travers la mise en service et à tous les niveaux de formes de démocratie directe. Le suffrage universel, mais toujours indispensable terrain de la lutte pour le mouvement ouvrier, avec l'avènement de la mondialisation capitaliste détient une certaine évolution de la crise irréversible du même système socio-économique. Cette crise est la nature structurelle et universelle et peut être surmontée que par la pratique de nouvelles formes de protagonisme social. Si est vrai que la démocratie représentative bourgeoise constitue un terrain nécessaire de la lutte pour la même gauche (malheur à renoncer à la lutte dans les institutions représentatives), il est tout aussi clair que sur cette terre unique est pas du tout possible de construire des alternatives. Qu'est-ce que la gauche a mis en place sont les instruments de la démocratie directe, les seuls capables de supplanter toute forme de procuration et d'assurer le leadership dans chaque individu. Seules les institutions de la démocratie directe, qui est le conseil sur les points de 30


production et de reproduction sociale (territoire), ils sont en mesure d'assurer la réalisation de la démocratie de fond et de la ré-appropriation du «general intellect». Troisième contradiction La théorie du socialisme scientifique ont très peu dit sur le thème de la fête. Cependant, ils ne parviennent pas à apporter quelques précisions. En regardant les blanquistes, Marx a fait remarquer: «Nous voulons que la dictature de la classe, à savoir le prolétariat et non du parti révolutionnaire». Et à plusieurs reprises insisté sur la nécessité de la politique est dépassée. Pour sa part Engels a fait valoir que «la science socialiste ne peut pas vivre sans liberté de mouvement." La créativité des architectes du socialisme ne peut pas être mis en cage. E 'était Lénine à développer la théorie du parti et n'a donc selon les deux expériences démocratiques sociales de son temps, il est, en particulier, les conditions dans lesquelles ont eu lieu la lutte révolutionnaire en Russie. Il a connu le parti du centralisme démocratique qui a assigné le rôle de l'avant-garde consciente du mouvement. Sa transformation en moloch était l'œuvre de Stalin et des circonstances historiques. Faisant écho à la notion de Marx "weltanschauung", qui est sa propre vision du monde, Gramsci élabore plutôt la théorie du parti comme «intellectuel collectif» dont le militant est pas un simple soldat de la grande armée de libération, mais il est le protagoniste conscient et principal la construction d'un monde nouveau qui agit pour et dans la communauté. Et le fameux « homme nouveau »! Malheureusement, l'expérience historique nous enseigne que de l'emporter sur les meilleures intentions ont été des opportunités politiques à courte vue, et conditionnement historique, et pour régner sur la culture du mouvement révolutionnaire a continué d'être une institution bourgeoise: la délégation. Le prolétariat au lieu de se débarrasser des contraintes de la société capitaliste il est laissé enfermé dans de nouvelles prisons, qui est, dans le moloch du socialisme et dans les politiques de «castes» produites par les régimes capitalistes avancés. Le parti, en fait, comme il est venu configuration historiquement, a prouvé être une limitation de la liberté d'expérimentation et la créativité de l'individu: la ligne, l'unité, les leaders, les règles, la même compétition électorale, etc. ils sont reconnus éléments de mortification, et non l'individualité de développement de la majorité des militants. Sans surprise, la forme actuelle du parti est fonctionnel uniquement dans les compétitions électorales. Aujourd'hui, nous nous trouvons dans la position de ne pas être en mesure de faire est d'exorciser une forme d'organisation qui est maintenant porté de plus en plus révèle inappropriée pour répondre aux mêmes besoins nouveaux dirigeants. Le système nous aliène et nous affecte physiquement et nous pousse à confier notre destin aux élites culturelles. 31


La méfiance de la politique et des institutions a atteint des niveaux inquiétants. Un récente enquête a révélé que seulement 1% des jeunes Italiens ont confiance dans les partis. Il y a quelque chose d'être préoccupé et méditer! Si nous faisons notre propre principe que le processus révolutionnaire passe par la réappropriation du "intelect générale" et des formes de démocratie directe, pas déléguée, elle est cohérente et simple concevoir la partie ne se termine pas en soi, mais comme un outil de développement et le mouvement de la croissance de la maturité de chaque individu. Si le proxy ne peut pas conduire à une démocratie directe et l'élimination de l'Etat, moins elle peut favoriser la formation de l'entité qui est de gérer la transition. Le parti révolutionnaire de l'ère de la mondialisation ne peut être considérée, et fonctionne simplement comme une avant-garde, mais doit agir en tant que fabricant d'une nouvelle subjectivité de masse visant à améliorer la connaissance, la créativité, l'autonomie, et de promouvoir la réalisation d'un la conscience des espèces dans toutes les adhérentes et dans chaque être humain. La croissance politique et culturelle des sujets du changement ne peut être assurée soit par la présence d'un chef-étoiles, ni le spectacle politique. Seules les institutions de démocratie directe peuvent assurer la réalisation d'une société qui assure l'égalité, la démocratie, la liberté et la solidarité, à savoir une société socialiste. Ce qui est nécessaire est d'expérimenter une nouvelle façon de faire de la politique qui préfigure dans la pratique chaque jour de nouvelles relations sociales fondées sur des valeurs communes alternative au capitalisme. Voici quelles conclusions il est arrivé l'auteur des «incohérences et les ‘trous noirs’ de la gauche"! Pour la gauche, celle qui n'a pas rejeté les fondateurs du socialisme scientifique, il y a encore un avenir, et comment. En effet, il est le seul espoir de changement. La crise du socialisme réalisé et celui de gauche des pays capitalistes matures ne devrait pas être interprétée comme une débâcle de Marx et Engels pensait. Telle est la thèse des éternels ennemis du socialisme. Ils sont expérimentés que les expériences ont échoué en raison d'interprétations théoriques erronées et des erreurs politiques. La même histoire de l'humanité n'a pas eu le reste d'un développement linéaire et le processus d'émancipation a connu dans tous les arrêts de temps et de défaites. Ne pas être du tout jamais, le capitalisme est destiné à surmonter, du moins si l'humanité n'a pas l'intention de risquer l'auto-destruction. Condition pour le changement, cependant, est la prise de conscience que le marxisme est pas du tout la «bible» des communistes, mais il est une science de l'analyse et de l'action qui doit être appliquée de façon critique et révisé en continu. Aujourd'hui, nous avons besoin d'une percée dans le «savoir», et dans le comportement 32


quotidien la gauche. Il est appelé le temps d'étoffer la «fabrication» post-capitaliste, qui est, à une nouvelle façon de produire et de consommer. À-dire qu'il doit savoir comment effectuer l'opération contre le capitalisme que la bourgeoisie a créé au moyen age, supplantant l'aristocratie sur le front des formes de production et de reproduction avant même le niveau politico-institutionnel. Pour ouvrir une nouvelle façon de produire et de consommer, il devient impératif de briser la suprématie que la valeur d'échange a sur la valeur d'utilité. Par conséquent, nous devons avoir le courage et l'imagination pour essayer de nouvelles voies qui ne signifient pas un simple retour au passé, mais il faut aller au-delà de l'expérience acquise jusqu'à présent. Doit retrouver l'esprit de l'expérience de la «Commune de Paris» et arrangé de façon moderne à l'expérience, dans les plis de la société capitaliste, la construction d'un réseau de relations sociales qui préfigurent de nouvelles formes de coexistence plus hiérarchique, mais sur la base d'une redéfinition l'identification des besoins et protagonisme de tous, mourir progressivement toute délégation de mandat. Il doit déclarer la guerre sur le processus d'aliénation induite par la société capitaliste, donnant sur une réforme morale et intellectuelle qui formera un nouveau sens commun, la diffusion d'une vision scientifique du monde et de libérer les esprits de tous les conditionnements idéologiques. Il est un point tournant, qui est un chemin que le résultat d'hier ne peut pas pratiquer ni dans les pays où le capitalisme n'a pas encore rencontré son plein développement, que ce soit dans les mêmes pays occidentaux. Aujourd'hui, cependant, les conditions structurelles sont réunies pour prendre ce chemin, manquant ne sont que les conditions subjectives. Deux principes doivent jamais être oubliées. 1) Si elle est maintenant un fait que l'économie, l'Etat et les idéologies se déplacent l'action des hommes, il est tout aussi clair que pour produire le capitalisme, de formuler des lois, à produire des idées, ainsi que les marchandises est le 'homme lui-même. Désaliénation et la conquête d'un nouvel état de choses ne sont pas descendus du ciel, mais le travail qui est à nous. 2) A propos de nous se trouve une double responsabilité: d'une part, sont les héritiers de l'héritage des luttes, des sacrifices et espère que les générations passées nous ont laissé; d'autre part nos actions sont destinées à marquer profondément dans le sort de nos enfants, petits-enfants et arrière-petits-enfants. Il reste un moyen d'être au courant de la mission historique que nous avons entrepris et aussi le fait que notre rôle modeste est nécessairement transcendé des poursuites. Comme tous les camarades qui nous ont précédés, nous travaillons encore plus que pour nous-mêmes et pour aujourd'hui, pour l'humanité et pour l'avenir.

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