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Il rischio della scoperta
di Domenico Caprioli*
Per conoscere gli effetti sul corpo umano di lunghe permanenze oltre l’atmosfera, l’Università di Firenze e la Marina Militare hanno lanciato un programma di ricerca che monitora gli astronauti in isolamento
Lo spazio è un laboratorio straordinario, le cui condizioni non sono replicabili sulla Terra. Questo genera relazioni complesse tra le infrastrutture spaziali, le competenze connesse al loro utilizzo e tutti i principali domini scientifici e tecnologici. Non solo sostenere la vita nello spazio ma sostenere la vita attraverso lo spazio, sfruttandolo per il progresso tecnologico. La permanenza oltre l’atmosfera genera una vasta gamma di alterazioni, che possono condurre a patologie croniche anche gravi che vanno dall’isolamento fino all’esposizione alle radiazioni, dallo stress psicofisico alla microgravità. La combinazione di questi elementi induce, attraverso effetti primari e secondari, l’insorgere di patologie croniche, di alterazioni del sistema immunitario e dei processi metabolici, oltre ad accelerare l’invecchiamento. Molti di questi effetti sembrano essere direttamente associati a una condizione di infiammazione di basso grado, il cui impatto,
però, non è stato chiarito in termini quantitativi. Il progetto Neptune, coordinato dall’Università di Firenze e condotto in partnership con la Marina Militare Italiana, investigherà questi aspetti utilizzando come laboratorio non solo la Stazione spaziale internazionale, ma anche la base antartica Concordia e i sommergibili italiani. Il monitoraggio comparato degli astronauti, dei sommergibilisti e dei ricercatori di stanza a Concordia consentirà di isolare gli effetti legati all’esposizione alle radiazioni e alla microgravità, peculiari dello spazio, da quelli legati all’isolamento e allo stress psicofisico. L’obiettivo dell’esperimento è accrescere la conoscenza degli effetti sul corpo umano in caso di lunghe permanenze oltre l’atmosfera, monitorando le alterazioni patofisiologiche e gli stati infiammatori, definendo dei modelli di relazione con l’insorgenza di malattie. Per garantire un monitoraggio significativo e costante dei soggetti coinvolti, il consorzio dovrà sviluppare nuovi approcci per misurazioni in remoto, dove ‘remoto’ assume una connotazione piuttosto letterale. Un ruolo fondamentale è interpretato dal machine learning, impiegato per costruire modelli predittivi, ma anche per filtrare le informazioni utili. Dal progetto Neptune non ricaveremo quindi solo una migliore conoscenza dei modelli predittivi per simulare le condizioni di salute degli astronauti durante il viaggio verso Marte. Lo sviluppo di tecnologie diagnostiche per lo spazio accelera anche la maturazione di sistemi di medicina personalizzata, che potranno essere disponibili anche a livello domiciliare, e di sistemi di processazione dei dati, in grado di filtrare le informazioni e rendere l’assistenza sanitaria più snella ed efficiente. Risolvere problemi per lo spazio, nello spazio, è la quintessenza della progettazione per vincoli. Il progetto Neptune offre un esempio dei vantaggi della ricerca, in un contesto di cooperazione internazionale a guida italiana, a riprova che la ricerca per lo spazio è soprattutto una ricerca per la Terra attraverso lo spazio. F
* È partner di yourscienceBC Ltd, attiva nella ricerca sulle applicazioni spaziali e sulle tecnologie di frontiera, con la quale fornisce consulenza a istituzioni e aziende interessate a comprendere le opportunità legate allo spazio e alla ricerca.