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La smart mobility diventa un gioco
di Giovanni Iozzia IL CORAGGIO DI OSARE
Paolo Ferri, ingegnere meccanico, è il fondatore di Wecity, startup che offre la possibilità ad aziende e amministrazioni pubbliche di premiare cittadini, dipendenti e clienti che si muovono riducendo l’impatto sull’ambiente. Ha conquistato grandi marchi come Ferrari, Coop, Conad e Bper. E ora è alla ricerca di nuovi capitali per allargare il progetto e il team
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Chi va al lavoro in bici
può ‘vincere’ fino a 50 euro al mese. I clienti di un supermercato ottengono buoni sconto se si muovono con i mezzi pubblici o a piedi. I ragazzi di un liceo invece partecipano gratuitamente alla gita scolastica. E i cittadini di un comune ottengono monete virtuali da spendere al bar se contribuiscono a ridurre la produzione di Co2. È il grande gioco della mobilità sostenibilità pensato e sviluppato da Wecity per incentivare i comportamenti ecologicamente corretti in città. Paolo Ferri ha dovuto attendere quasi dieci anni per vedere apprezzata la sua idea. Ha avuto pazienza, ha tenuto duro e dopo la pandemia ha visto crescere l’interesse e le richieste per Wecity, la startup da maratona partita da Modena e adesso in pieno mainstream, come direbbe un critico di musica jazz: la transizione energetica è un obiet-
Per i Comuni Wecity ha sviluppato il Co2 Coin che equivale a un centesimo: chi pedala ottiene queste monete virtuali che si possono spendere nei negozi del territorio. tivo europeo, reso ancora più necessario dalla crisi causata dal conflitto fra Russia e Ucraina, e la promozione di scelte di mobilità con un minore impatto per il clima e l’ambiente è diventata un obbligo di legge per aziende e amministrazioni pubbliche. Ingegnere meccanico, Ferri progetta impianti di produzione per l’energia rinnovabile da un paio di decenni. Conosce bene, quindi, la materia. All’inizio del nuovo secolo con tre amici comincia a pensare a Wecity: Paolo Levoni è ingegnere come lui, Gianluca Gaiba viene dal mondo digitale (è stato uno dei primi dipendenti in Italia di Simulmondo, software house specializzata in videogiochi), Manuel Maggio si occupa di comunicazione e marketing. “Eravamo ancora nella preistoria della mobilità sostenibile. Non c’era neanche l’app di blablacar e pensavamo a qualcosa per ridurre il numero di auto in circolazione e spostare più persone a parità di emissioni”, ricorda Ferri. “Poi è arrivata blablacar ma quel modello non era economicamente sostenibile senza importanti risorse finanziarie. Noi, però, non abbiamo gettato la spugna, anche perché il nostro territorio si presta a spostamenti misti bici, monopattino, mezzi pubblici. Del resto il 60% degli spostamenti in Italia sono sotto i 5 chilometri e in area urbana”. Detto in altri termini, l’auto nella maggior parte dei casi è una scelta dettata dall’abitudine più che dalla necessità. Wecity nasce per lavorare sulle nostre scelte di mobilità, dando la possibilità ad aziende e amministrazione pubbliche di premiare cittadini, dipendenti e clienti che si muovono riducendo l’impatto sull’ambiente. È la soluzione economicamente sostenibile dell’idea originale (dopo l’intervento di qualche investitore, nel 2021 la startup ha raccolto 200mila euro con una campagna di equity crowdfunding). “Ma facevamo molta fatica a proporre questo meccanismo premiante, non c’era attenzione e interesse”, racconta Ferri. “Poi nel 2020, nel giro di pochi mesi, è cambiato tutto e abbiamo cominciato a vendere il nostro servizio con più facilità. Prima sono arrivati i Comuni e adesso ne abbiamo una cinquantina, poi le aziende”. E tra queste ci sono nomi come Ferrari, Coop, Conad e Bper. Per la casa del cavallino rampante, e altre 11 aziende del territorio, Wecity ha gestito il progetto Bike To Work, promosso dal Comune di Maranello: i dipendenti che vanno al lavoro pedalando ricevono 20 centesimi per ogni chilometro percorso e registrato dall’app, fino a 50 euro al mese. Conad, invece, ha coinvolto i clienti della provincia di Modena e Reggio Emilia che ottenevano un buono
sconto di 5 euro ogni 25 chilometri fatti a piedi, in bici o sui mezzi pubblici. “L’app capisce come ti muovi, che mezzo stai usando, quante volte ti sposti, come lo fai e calcola la quantità di Co2 risparmiata. Questi sono tutti dati che possono entrare nel bilancio di sostenibilità di un’azienda”. La mobilità è uno dei principali fattori di inquinamento e dalla fine del 2020 gestirla in modo sostenibile è un obbligo per le aziende, così come nelle amministrazioni pubbliche, sopra i 100 dipendenti: per legge devono avere un mobility manager, una figura che ha come principale strumento il piano di spostamento casa-lavoro, in codice Pscl. Gli obiettivi? Ottimizzare la mobilità, garantire il benessere dei dipendenti e ridurre la produzione di Co2. “Per coinvolgere le persone puoi partire con una gamification, proponendo un gioco o una gara. Così facendo raccogli dati sulle abitudini di mobilità, senza fare domande ma rilevando i comportamenti. E questa caratteristica li rende ancora più attendibili e preziosi”, spiega Ferri. La chiave è premiare i comportamenti virtuosi. In palio possono esserci soldi, buoni sconti ma non solo. Per i Comuni Wecity, che è diventata società benefit, ha sviluppato il Co2 Coin, che equivale a un centesimo. Chi pedala ottiene queste monete virtuali, che possono essere poi spese nei negozi del territorio. “In un video abbiamo il sindaco di Legnano che paga il caffè al bar con i Co2 Coin”, racconta Ferri. “Ogni amministrazione può decidere dove possono essere spesi i Co2 Coin. Questo è un meccanismo che permette di restituire al territorio parte del valore sviluppato con la mobilità sostenibile. E presto sarà utilizzato anche in altre aree geografiche”. In un liceo di Sassuolo, 1.500 studenti, la preside ha usato Wecity per lanciare una gara tra le classi: quella che, nel suo insieme, ha prodotto meno Co2 non ha pagato le quote per partecipare alla gita scolastica. “La scuola è uno snodo fondamentale per lo sviluppo di una cultura diffusa della mobilità sostenibile”, osserva Ferri che aggiunge: “Noi lavoriamo con Bper, banca che ha 18mila dipendenti, e con Comuni che ne hanno 30, perché il nostro modello di business è modulare e si adatta a tutte le esigenze e le dimensioni. Bastano 10mila euro per un progetto di avvio di un anno, anche perché non serve creare un’app per ogni azienda o progetto ma personalizziamo quella che abbiamo già”. Per arrivare a una vera smart mobility non basta, quindi, incentivare gli acquisti di bici che magari poi restano in garage o di veicoli elettrici che si rischia di non sapere dover ricaricare. Serve una politica di sostegno ai comportamenti virtuosi perché solo quelli potranno cambiare la nostra
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La mappa digitale di Milano della sicurezza stradale percepita. Wecity vuole realizzare un navigatore per percorsi sicuri sulla base delle indicazioni degli utenti. impronta sull’ambiente nel medio e lungo termine. È questa la sfida di Wecity che ora, infatti, punta a ‘esportare’ la sua app dalle comunità (i dipendenti di un’azienda, i cittadini di un comune o gli studenti di una scuola) agli individui. “Il prossimo passo è passare dal business b2b al b2c”, conferma Ferri. “Il nostro obiettivo è fare un’app che possa essere utilizzata da chiunque senza passare dal progetto di un’azienda o di un’amministrazione pubblica. Stiamo pensando di realizzare un navigatore per percorsi sicuri sulla base delle indicazioni degli utenti. E dobbiamo lavorare per sviluppare i giochi e i premi per i privati: entro fine anno avremo una grossa novità. Ma per fare tutto questo va potenziato il team e serve un nuovo round di finanziamento”, conclude Ferri che incrocia le dita e conta possa arrivare nel primo semestre 2022”. F