Domenica 8 maggio

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DOMENICA 8 MAGGIO 2022

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Settimanale di Informazione

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ANNO XXII - N° 19 - DOMENICA 8 MAGGIO 2022

Le aree dismesse, quelle sconosciute...

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ANTONIO BOTTA NEGLI STUDI DI NANO TV, PER “LA COPERTINA”, IL CONDUTTORE TROISE A COLLOQUIO CON IL CONSIGLIERE COMUNALE SALVATORE IAVARONE

QUELLA MONTAGNA DI RIFIUTI PERICOLOSI ALLE SPALLE DELL’IMISUD

Negli studi di Nano TV, ospite della rubrica “La Copertina”, condotta da Nando Troise, è il consigliere comunale Salvatore Iavarone, Presidente della IV commissione consiliare “Cultura, Politiche sociali, Salute Pubblica”, oltre a ricoprire altri incarichi in “Europa Verde” e in “Lega Ambiente”. La prima copertina del settimanale Casoriadue, che l’Ospite è invitato a commentare, ha per titolo “CASORIA KO”, avente, come foto di sfondo, l’area dismessa della “Rhodiatoce”. Egli introduce l’argomento comunicando di avere chiesto di accedere agli atti riguardanti le bonifiche sulle aree dismesse effettuate a carico dei privati. “Porteremo in Commissione, nelle prossime settimane,” ha riferito Iavarone “per la prima volta, rendendoli pubblici, tutti gli atti sulle bonifiche dei 500 mq di aree dismesse;mi riferisco alla Rhodiatoce, alla Resia, alla Tubi Bonna e a tutte le altre”. Amara l’interlocuzione di

Troise: “Da 30 anni mi occupo di aree dismesse confrontandomi e scontrandomi con politici – politicanti, che hanno fatto campagne elettorali su di esse, omettendo ai loro elettori che fossero aree completamente private; a Sesto S. Giovanni, alla quale il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi paragonò la nostra città, definendola, appunto, “la Sesto S. Giovanni del Sud”, le aree sono state riconvertite, tra cui la Magneti Marelli, A Casoria una sola area dismessa è diventata area di servizio: dove c’era la Dyrup, il colorificio danese, ora c’è il ristorante Baldoria; anche la CGS ora è diventata area occupata con capannoni e vari uffici”. “La soluzione per il recupero delle suddette aree” riprende il Consigliere comunale “può passare solo attraverso il PUC (Piano Urbanistico Comunale, ndr). Essendo esse private, è determi-

nante il ruolo dei privati, che ne sono proprietari”. Dopo aver spiegato che è da escludere la loro reindustrializzazione, perché il mercato è volto verso altre opzioni di sviluppo, evidenzia che occorre ipotizzare “soluzioni alternative, differenti da quelle industriali. L’attuale PUC prevede che esse po� tranno essere recuperate e valorizzate per metà dei mq dai proprietari, con� cordando percentuali da assegnare all’ edilizia privata, ad attività commerciali e terziarie, e cedendo l’altra metà al Comune; così, prendendo ad esempio la Rhodiatoce, dei 160 mila mq. metà di essi, 80.000 mq, saranno ceduti all’Ente locale, che li potrà riqualificare realizzando parchi, ville, scuole e servizi per la comunità cittadina e l’altra metà sarà il proprietario a stabilire, in percentuali concordate, come riqualificarla in base ai settori di sviluppo predetti”.


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Dure le considerazioni di Troise s sulle inadempienze della classe politica locale negli ultimi 30 – 40 anni, rispetto alla totale inefficienza nel cercare almeno di favorire un dialogo con i proprietari delle aree dismesse, per un eventuale utilizzo delle stesse al fine di una riqualificazione territoriale; esse potrebbero celare “segreti di morte”; furono occupate, infatti da fabbriche chimiche; la Tubi Bonna, ad esempio, costruiva tubi di cemento, di amianto e di silicio. Fu permessa la loro edificazione, ignari (o incapaci?) che quelle industrie avrebbero potuto avere effetti perniciosi sulla salute dei cittadini di Casoria, già avendo riferito, a tal riguardo, all’inizio della trasmissione, che un titolo giornalistico a cui aveva pensato e poi tralasciato era stato il seguente: “A CASORIA IL TUMORE BATTE IL COVID”. Più previdenti furono gli afragolesi, puntualizza il Conduttore, che non permisero di impiantare le suddette industrie sul loro territorio. Il problema, aggiungo, non è solo l’alta percentuale di morti a Casoria per patologie tumorali, ma anche il considerevole incremento di bambini affetti da malattie asmatiche. Da tempo, molto

tempo, in verità, non pochi cittadini casoriani, che risiedono nelle zone periferiche, riferiscono di avvertire nell’aria, di sera e fino a notte inoltrata, una puzza di fumo acre e pungente; il fetore impregna i panni stesi, tant’è vero che le signore si affrettano a toglierli dai balconi e dai terrazzini molto prima che faccia buio, benché non siano completamente asciutti. Va ricordato che la ragione per cui non è stato possibile realizzare a Casoria la “Città del libro”, una preziosissima opportunità di riqualificazione territoriale, che avrebbe portato benefici in termini di sviluppo e di occupazione, è da ricondurre proprio al fatto che l’area individuata per l’attuazione dell’ambizioso progetto era da bonificare per la presenza di materiali tossici. E’ troppo generico attribuire alla “mancanza di volontà politica” la causa del mancato utilizzo delle aree dismesse a fini di rigenerazione urbana. Io parlerei, piuttosto, di inqualificabile mancanza di senno, di preveggenza e di avvedutezza da parte degli amministratori locali che si sono avvicendati negli ultimi 30 – 40 anni al governo della città di Casoria. “In 30 anni” riprende Iavarone “non si è parlato il linguaggio

“Attraverso il PUC la soluzione per i 500mq di aree dismesse. Vasta area dietro le spalle dell’IMISUD coperta di rifiuti, anche pericolosi. Già nell’anno 2001, con Ordinanza n.38, l’allora sindaco Giosuè De Rosa ordinava lo smaltimento di questi rifiuti, mai rimossi. Da me coinvolta anche la Prefettura. Siamo in attesa, al momento, di una nuova relazione dell’IMISUD, che verrà sottoposta all’ARPAC. La rimozione dei rifiuti (scorie di fonderia, polveri di abbattimento fumi, fanghi di depurazione…) spetterà all’IMISUD, essendo area privata”. della chiarezza. I 500mila mq , essendo terreni industriali, dovevano essere resi agricoli se si voleva che servissero per la coltivazione, oppure resi edificabili se si intendeva impiegarli per la costruzione di case e palazzi, se per servizi da rendere zone H; oggi stiamo procedendo in questa direzione”, precisando, con amarezza, “che in una città di 75.000 abitanti, di osservazioni e proposte di miglioramento del PUC, ne sono arri� vate appena 7”. Dopo aver ricordato che solo sull’area Snaidero, grazie all’ex sindaco Pasquale Fuccio, è stato realizzato un asilo nido comunale gestito da “Fiumadea”, impresa sociale di Alfonso e Mario Fiumarelli, Nando Troise ha introdotto l’argomento “IMISUD” facendo riferimento proprio ad un articolo scritto dallo stesso Iavarone in data 16/01/22, in cui sollecitava il Comune ad effet-


DOMENICA 8 MAGGIO 2022 tuare una verifica sulle aree esterne, attivando anche la Prefettura. Iavarone mette in evidenza che negli ultimi 20 -30 anni, nelle Commissioni “Salute” mai è stato affrontato il problema delle bonifiche; “ora, per la prima volta, tutti gli atti delle bonifiche vengono posti all’attenzione della Commissione e cominceremo ad analizzarli”. Dopodiché, anche in seguito ad un incontro già prefissato da me, in qualità di Coordinatore regionale di Europa Verde, con l’assessore regionale, nonché vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Buonavitacola sulle aree dismesse, si chiederà all’ARPAC, di effettuare un ulteriore controllo per l’accertamento della veridicità o meno delle bonifiche effettuate. Sull’IMISUD, c’è una mia lettera protocollata al numero 4411 del 29 aprile 2021, in cui io chiedo al comandante della Polizia Comunale Sciaudone di verificare nell’area retrostante dell’ex IMISUD, la presenza di rifiuti giacenti. Si recano sul posto due vigili urbani,i quali accertano che sul retro dei capannoni dello stabile non si riscontrano rifiuti stoccati né di altro genere, così come si evince dalla documentazione fotografica. Essi,però, scattavano le foto al parcheggio, ma i rifiuti stavano alle loro spalle. Infatti, visionando anche Google Eart, si nota, dall’alto, una montagna di 70.000 mq di rifiuti, paragonabile ad una montagna. Allora, sollecito i vigili a ritornare sul posto e, nel frattempo, scrivo, per conoscenza, anche alla Procura. I vigili tornarono sul posto il 21 gennaio del 2022 e segnalarono che “ispezionan� do l’area perimetrale del sito effetti� vamente constatiamo grossi cumuli di rifiuti ammassati, ovvero scarti di lavorazione che attualmente fungono da barriera di recinzione per diversi metri. Nella relazione, si rimarca che già nell’anno 2001, con Ordinanza n.38, l’allora sindaco Giosuè De Rosa

5 ordinava lo smaltimento di questi rifiuti. Come esce fuori tale problema? Mi trovavo a casa di una persona che abita alle spalle dell’IMISUD; mi affacciai al balcone e vedo questa montagna di rifiuti;credevo, in realtà, che si trattasse di materiale inerte. Non contento, faccio il giro dell’isolato con l’auto e arrivo in via Pennasilico, la strada che conduce ai campi sportivi dell’Audax, alle spalle dell’IMISUD; vedo un cancello, riesco, comunque a toccare i rifiuti e a rendermi conto che non si tratta solo di materiale inerte e fotografo il tutto. Fu disposta un’ordinanza, n.38, dell’allora sindaco De Rosa, che rendeva noto che “per diversi metri di lunghezza e per circa 4 metri di altezza vi sono rifiuti di origine polverosa che si diffondono nell’atmosfera determinando seri pe� ricoli per la salute degli abitanti del luogo e dei passanti. Inoltre ricoprono di una patina sporca e polverosa strade ed abitazioni, creando gravi condizio� ni igieniche. In 21 anni non si è ottemperato a questo gravissimo problema ambientale.” Giustamente, Iavarone osseva che non basta denunciare e poi fermarsi, non bisogna mai accontentarsi delle prime risposte; se si fosse fermato dopo la prima relazione dei vigili, non si sarebbe scoperto il bubbone maligno alle spalle dell’IMISUD; scrivendo alla Prefettura si è addivenuti alla scoperta dell’amara verità, tuttavia in 21 anni niente si è fatto. “Questa Amministrazione, che tutti criticano,adesso ha preso finalmente in mano questo problema, altrettanto quello delle aree dismesse, ciò non lo dobbiamo dimenticare! Il Ministero dell’Ambiente,”Nucleo ecologico carabinieri, sez. di Napoli”, sempre nel 2001, scrive: “ questa Società (IMISUD, ndr ), è stata realizzata una discarica probabilmente realizzata con i rifiuti derivanti dall’industria metallurgica. L’area è vasta circa 70.000 mq e rispetto al piano di campagna è

alta 5 – 6 metri, non recintata; confina da un lato con via Mario Pagano, con l’altro con l’Enel (piccola centrale di trasferenza) e poi con la linea dei binari Casoria – Napoli. Sull’intera area vi sono depositati numerosi rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi di tipo: sco� rie di fonderia, polveri di abbattimento fumi,residui di lavorazione ferro e ac� ciaio, ferro, plastiche varie, materiali metallici, fanghi di depurazione. Parte dei rifiuti, di origine polverosa, si im� mettono nell’atmosfera provocando seri pericoli per la salute degli abitanti del luogo. Imisud fece una perizia di parte, inviò al Comune una relazione da cui risultò che tutto era nella norma, come dice il proverbio: “Acquaiuo’, l’acqua è fresca” ? risposta: “è meglio ddà neve”. “Però, la stessa relazione termina con la frase” puntualizza Iavarone, “si consiglia VIVAMENTE di rimuovere i rifiuti. Quindi, persino il loro tecnico ravvide la necessità di effettuare la rimozione dei rifiuti”. Tutto ciò, ribadiamolo, nel 2001: i rifiuti giacciono ancora lì; l’IMISUD non ha provveduto a rimuoverli, né le Amministrazioni comunali hanno sollecitato e preteso che fossero rimosse. Che dire: scandaloso, vergognoso e inaudito! Una discarica contenente anche rifiuti pericolosi tra caseggiati e palazzi, polvere sabbiosa nell’aria. Risultato: a Casoria, ogni anno, ammette sconfortato Troise, “un migliaio di persone muoiono di tumore”. Vorrei fornire ulteriori elementi conoscitivi alla questione “rifiuti IMISUD”, da porre all’attenzione di Iavarone: in una relazione firmata da “consulente tecnico”, in maniera generica, datata 03/12/2012, visionabile su Internet, relativamente ai rifiuti è scritto che “le scaglie di laminazione sono raccolte in una vasca a tenuta del volume di 600 m3. Gli oli esausti vengono prelevati direttamente da società regolarmente autorizzate alle

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6 operazioni di raccolta e trasporto, dai serbatoi adiacenti alle stesse attrezzature ed impianti. Allo stesso modo, sono trattati i fanghi dei disoleatori e della vasca Imhoff ed i materiali solidi filtranti. Per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti di cui sopra, il gestore ha dichiarato che la Società ha stipulato regolari contratti con le ditte autorizzate”. Mi chiedo e domando a Iavarone se il Comune e/o ASL abbiano mai effettuato un controllo per accertare se quanto dichiarato sullo smaltimento venga effettivamente effettuato. “Qual è la situazione al momento? Il Comandante di Polizia Municipale Sciaudone, spiega il vicepresidente regionale di Europa Verde, “é stato riconvocato in Commissione, ha preso l’impegno che in 7 giorni,prima di Pasqua,e l’ha già fatto, avrebbe scritto all’IMISUD, chiedendo l’immediata rimozione dei rifiuti, passando prima per una nuova analisi degli stessi. Ma siamo alle solite: sono analisi di periti di parte; tuttavia, le stesse analisi le faremo effettuare dalla Regione Campania, dall’ARPAC,qualora non ravvisassero pericoli per la salute pubblica,e ai cittadini che si costituiranno in comitato cittadino per il controllo delle varie fasi della rimozione. Martedì prossimo, alle

14,30 (3 maggio ndr), è stato riconvocato in IV Commissione il Comandante Sciaudone, al quale chiederemo di sapere tra quanti giorni ci porteranno la relazione da lui richiesta. Se non ce la porteranno entro i tempi richiesti, andremo noi all’IMISUD per le analisi, se, invece ce la porteranno, la consegneremo all’ARPAC e chiederemo che sia effettuata una controrelazione. Se non è tutto a posto, se si evince che quella montagna di rifiuti è pericolosa per la salute dei residenti del quartiere, allora l’IMISUD sarà obbligata a rimuoverla, essendo un’area privata”. Commento di Troise: se tutto andrà in porto, in onore di Iavarone, faremo scoppiare i fuochi di artificio, quale omaggio per il suo encomiabile impegno. Si passa ad argomentare su un altro problema all’attenzione dell’amministrazione Bene: “I proprietari del suolo della villa comunale, del suolo occupato dalla stazione dei Carabinieri e del suolo dove si trova il giudice di pace. Tali ter� reni appartengono alla Collegiata San Mauro. Il Comune di Casoria, all’epo� ca era sindaco Ludovico Polizio, per un contratto stipulato, ha pagato fino a tempi recenti, 40.000 euro all’anno, per avervi edificato: un fitto perpetuo. Ma il fitto perenne non è più consentito dal Codice, per cui da quest’anno il pa�

gamento del fitto è stato sospeso. Anzi, dovremo recuperare gli ultimi 5 anni di pagamento non dovuti, quindi recupereremo 200.000 euro. E’ mai possibile che in questi anni nessun amministratore si sia mai chiesto il perché occorresse pagare alla Collegiata 40.000 euro l’anno, se la legge non lo permette più”? Al riguardo, Troise ha riferito che per alcune decine d’anni reperiva dall’ufficio di ragioneria, 3 – 4 volte l’anno, documenti attestanti i fitti passi del Comune, per pubblicarli, senza commenti su Casoriadue. Tra essi, figuravano anche la Collegiata, aggiungendo che non mancava di far pubblicare anche i gettoni di presenza nelle varie commissioni. Ultime due questioni affrontate:secondo svincolo autostradale, previsto, 20anni fa, da quando s’’insediò l’IKEA, che interessa, in particolar modo, il Comune di Afragola, ma con benefici di snellimento di traffico anche per Casoria, Casalnuovo, Acerra; è pronta una prima bozza. Seconda questione, di cui si sta occupando l’assessora. Giovanna Guarino: il divieto di bottigliette di plastica per i bambini delle scuole,che si stanno sostituendo con borracce e divieto anche di piatti e posate di plastica da sostituire con piatti e posate di plastica dura che si possono lavare e riutilizzare.

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IMI SUD, ALTRA SCONOSCIUTA..


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8 MARIA CRISTINA ORGA

IO RACCONTO STORIE magazine

NON C’È PACE PER L’AFRAGOLESE Non c’è pace in casa dell’Afragolese. Dopo la brutta storia della chiusura e dell’abbandono al degrado dello stadio Moccia, quando, con l’affidamento e l’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’impianto, finalmente sembrava che le nubi all’orizzonte stessero sul punto di lasciare spazio all’azzurro, anzi, al verde prato del terreno di gioco, ecco spuntare sui principali organi di informazione locale e non solo un’altra brutta storia. E questa volta magari c’entrasse il pallone: la rogna è tutta societaria e, come dice il saggio, chi ce l’ha se la deve grattare, mentre TV locali e testate giornalistiche sguazzano nella polemica che vede sul banco degli imputati il presidente della società contro il quale puntano il dito. Dello spinoso caso si sono occupati due cavalli di razza del giornalismo di casa nostra, Maurizio Cerbone e il nostro infaticabile direttore, Nando Troise, che dagli studi di Polis Nostrum, il seguitissimo rotocalco di approfondimento giornalistico di Nano TV, premettendo una doverosa quanto sentita solidarietà alla parte lesa e una ferma condanna di ogni comportamento e/o dichiarazione men che rispettosa nei confronti della signora in questione e di tutte le donne in questa quanto in ogni situazione e contesto, hanno sviscerato la vicenda analizzandola e anatomizzandola da un punto di vista inedito fino a questo momento, ovvero scevro da pregiudizi e gusto di polemica, ma dettato unicamente dall’analisi dei fatti. E su quei fatti appuntiamo anche l’approfondimento del nostro magazine di oggi. C’era una volta, a capo dell’Afragolese 1944, Raffaele Niutta, un giovane, appassionato presidente che spendeva soldi ed energie per i colori rossoblù e sognava di portare la squadra al vertice della classifica e di restituire ai tifosi l’amato stadio cittadino chiuso da troppo tempo. Dietro di lui, una schiera di tifosi (sulla sola pagina web della squadra se ne contavano 15.000) che seguivano le imprese calcistiche dell’amata compagine senza ma e senza se. Tutto sembrava volgere in suo favore quando appuntava sul petto medaglie su medaglie: Coppa Italia, passaggio in serie D e piazzamento più che

Prima la lunga chiusura e il degrado del Moccia, ora l’annuncio delle dimissioni del presidente Niutta per non aver pubblicamente difeso la responsabile marketing della società, Rosa Belgiorno oggetto di dichiarazioni sessiste da parte del direttore generale Visone. Nonostante le vittorie sul campo e l’ottimo piazzamento in classifica in casa dell’Afragolese 1944 si infiammano polemiche e rese dei conti dignitoso nell’attuale classifica, finché un brutto giorno, il vento cambiò e sia tra i tifosi, sia all’interno della società, molti cominciarono a muovergli delle accuse tali per cui, deluso, il Niutta annunciava le sue irrevocabili dimissioni. Ma quali erano le colpe che gli venivano imputate? Pare che la peggiore sia non aver preso posizione rispetto al nuovo direttore generale, il finanziere Angelo Visone, che, in una telefonata con Raffaele Mosca, avrebbe rivolto frasi sessiste all’indirizzo della signora Belgiorno (addetta al marketing come ricordato prima), la quale, a suo dire, avrebbe ten-

tato di ostacolarlo e di infangarne il buon nome. Questo al succo. E nonostante le scuse proposte dal Visone per chiudere la vicenda, c’era chi non vedeva l’ora di soffiare sul fuoco. Tra questi Caprio, un collaboratore del Mosca, compagno, della signora Belgiorno che ha avuto una discussione con Visone. Al che i tifosi avrebbero chiesto le dimissioni di Niutta colpevole di non essere intervenuto ufficialmente in sua difesa. L’atteggiamento apparentemente pilatesco del presidente si giustifica con la sua vicinanza e la stima che porta ad entrambi i contendenti, tuttavia, non essendo questo dettaglio stato compreso, dalla delusione al disdoro il passo è stato breve e Niutta ha scelto di rinunciare a mietere i meritati successi di quattro anni di lavoro in rossoblù e di mollare baracca e burattini al loro litigioso destino a quattro giornate dalla fine del campionato in piena zona play off per la squadra. Intanto i lavori al Moccia sono partiti e già si titola “Mani sullo stadio Moccia”, stanti gli sgomitanti contendenti alla sua gestione a fine lavori. E poiché tra i papabili c’è la dirigenza dell’Afragolese, ecco che si occhieggia a un turn over di dirigenti, prendendo spunto da un’intemperante esternazione telefonica opportunamente tinta di sessismo ad orologeria. Ma cosa ne pensano i tifosi? A detta di Stefano Moccia, capo storico degli Ultras rossoblù, non sono stati i tifosi a chiedere le dimissioni di Niutta, salvo il fatto che è riprovevole che il presidente non abbia espresso tempestiva e ufficiale solidarietà alla Belgiorno per gli attacchi subiti e di non aver chiesto subito le dimissioni del finanziere misogino. Questa, in estrema sintesi la posizione espressa, anche se restano riserve. E chissà che non siano vere le voci che circolano, secondo cui le dichiarazioni ingenerose di certa tifoseria all’indirizzo del presidente dimissionario siano generosamente ricompensate con una mazzetta di ingressi omaggio per le partite di fine campionato offerte dai dirigenti ostili a Niutta. Magari sono solo maldicenze, ma come diceva l’ineffabile Giulio Andreotti, a pensar male magari si fa peccato ma spesso ci si azzecca.


DOMENICA 8 MAGGIO 2022 Intanto Niutta tace, mentre le polemiche continuano. In tutta la brodaglia pseudo giornalistica che continua a rilanciare un avvenimento increscioso che andava risolto tra le quattro mura della dirigenza e non rilanciato e amplificato pubblicamente di continuo, cosa pensano i tifosi del silenzio del presidente e dell’atteggiamento della Belgiorno e di tutti coloro che artatamente alimentano lo scontro ad un mese dalla fine del campionato? A detta del capo ultras Niutta viene confermato colpevole di non aver pubblicamente difeso la Belgiorno, ma i capi d’accusa sono francamente pretestuosi per chiederne la messa alla gogna e le conseguenti dimissioni. Dopo l’impacciato intervento di Stefano Moccia, si collega in diretta con i conduttori di Polis Nostrum una risentita Rosa Belgiorno precisando che, fosse dipeso da lei, appena ricevuta la piena e dichiarata solidarietà del presidente, la polemica si sarebbe immediatamente sgonfiata. Purtroppo, le offese sessiste mosse nei suoi confronti erano state lesive della sua dignità al punto da spingerla a mandare un messaggio a Niutta chiedendogli espressamente di prendere le sue difese. A tale richiesta, il presidente avrebbe risposto che la Belgiorno lo stava deludendo. Al che, la responsabile marketing, sentendosi tradita professionalmente, umanamente e affettivamente da Niutta, ha messo da parte la discrezione e ufficializzato la personale delusione, dando la stura alla raffica di polemiche, quando il suo compagno, Nicola Caprio, collaboratore della dirigenza rossoblù, presente all’infelice profluvio di insulti sessisti a lei indirizzati da Visone e confidati a Mosca, glieli ha riferiti. E delusione a delusione ha aggiunto quando né il presi-

9 dente ha preteso le dimissioni di Visone, né gli altri manager le hanno mostrato solidarietà. Troppo per il suo orgoglio ferito e quindi… Gli unici dalla sua parte sono stati i tifosi, che ringrazia e apprezza. Visone, intanto, le fa il controcanto, lamentando di essere stato precedentemente lui vittima di accuse e mancanza di rispetto e apprezzamento da parte della Belgiorno e di altri dirigenti, che in qualche modo, quindi, avrebbero colto al volo il pretesto per chiedere e ottenere la sua testa. Rosa Belgiorno, intanto, dopo il silenzio di Raffaele Niutta verso i fatti che l’hanno vista oggetto di offesa e la mancata cacciata di Visone, che aveva ufficialmente chiesto, ha chiuso ogni rapporto con il presidente e, non riconoscendolo più come tale, ha deciso di continuare ad interloquire solo con colui che definisce il presidente reale dell’Afragolese, ovvero Fabio Cozzolino. La signora Belgiorno si affretta poi a sottolineare che la squadra c’è e che continuerà a perseguire l’obiettivo della vittoria nelle ultime tre partite di campionato, indipendentemente dalla resa dei conti che si sta consumando tra i dirigenti, poiché giocatori, allenatore e tifosi soprattutto, meritano solo plausi e ringraziamenti. Il plauso e il ringraziamento vengono rappresentati da Rosa anche a Raffaele Mosca, che, dopo il fattaccio ha rimesso l’incarico. Dopo quello della Belgiorno, Maurizio Cerbone e Nando raccolgono a Polis Nostrum la versione di Raffaele Mosca raggiunto telefonicamente, il quale espresso il proprio rammarico per il fatto che i panni sporchi dei vertici societari non siano stati lavati in famiglia come sarebbe stato opportuno e saggio, ma sbandierati su giornali e siti web, chiarisce che il ruolo di presidente ono-

rario gli è stato conferito da Niutta, essendo lui sponsor dell’Afragolese e che pertanto, come non è mai entrato nelle decisioni societarie, ha ritenuto opportuno dimettersi dal ruolo all’indomani della tempesta e continuare a mantenere solo i suoi impegni economici a sostegno della squadra. Aggiunge anche che i mal di pancia da entrambi i lati dei contendenti erano precedenti le esternazioni sessiste di Visone v/s Belgiorno e, data l’elevata carica di elettricità che si respirava nell’aria della dirigenza, il cortocircuito era prevedibile. Mosca ha aggiunto anche che, nonostante abbia inviato un messaggio al presidente Niutta, non ha ricevuto risposta; tuttavia, esclude che intenda irrevocabili le sue dimissioni e gli esprime apprezzamento per la passione che ha messo e mette nel suo ruolo di presidente dell’Afragolese. Sul campo, intanto, la squadra è ad un passo dalla Lega Pro grazie all’imminente accesso ai play off, sempre che il Moccia venga adeguato alle normative vigenti, che prevedono tornelli all’accesso, videosorveglianza e quant’altro renda adeguato agli standard superiori il ristrutturando glorioso impianto sportivo afragolese. Forse meriterebbe che, dando prova di maturità e lungimiranza professionale, sportiva e anche imprenditoriale (perché le società sportive sono pur sempre aziende in cui e per cui lavorano tante persone che vanno comunque tutelate e ringraziate) i dirigenti protagonisti del disdicevole inciampo, dopo aver placato i bollori e suscitato tanto clamore, si portassero in una zona di silenzio e di riflessione, abbassassero i toni e, fatte le debite scuse e ammessi eccessi ed errori, seppellissero l’ascia di guerra in nome e per conto del bene rossoblù.

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#POLISNOSTRUM: TUTTA LA VERITÀ, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ LE INFORMAZIONI DI OGGI DAI NOSTRI TERRITORI

Si apre una nuova pagina per raccontare il territorio. E’ necessario che si continui a raccontare per il territorio e del territorio. Accanto a notizie belle, si accompagnano sempre notizie che un po’ ci fanno vergognare di appartenere a questa meravigliosa e ricca terra. In sostituzione del direttore di NanoTv Maurizio Cerbone, in studio c’è Nando Troise direttore del giornale CasoriaDue.Sono stati diversi i temi e gli episodi trattati nel corso del collegamento del 29 aprile, tra questi si è parlato anche dell’Afragolese Calcio. La puntata è cominciata con un video mandato da Luca Blindo, giovane amico del direttore Troise conosciuto al Gelsomino di Afragola (quando ha presentato un documentario sul rione Salicelle) ed uno dei migliori rapper della Campania. Il giovane artista, nel video, non parla della sua arte ma fa un appello: un appello all’amministrazione, ma anche agli stessi afragolesi. Nel video il rapper si trova fuori lo Stadio Luigi Moccia di Afragola, campo che l’Afragolese Calcio (che è in serie D) da anni non può utilizzare per inagibilità. Nel

La foto in copertina è stata inviata da Giovanni Abriola, casoriano trasferitosi ad Udine: con la sua compagna, che è ucraina, si è recato a Sumy, uno dei paesi più disintegrati dalla guerra, e questa è stata la situazione che si è ritrovato.

video il rapper spiega di aver seguito, tramite Facebook, le vicende di ciò che è accaduto alla società calcistica: è dispiaciuto per gli episodi successi però è anche consapevole che, dal momento che c’è l’umiltà di chiedere scusa pubblicamente, spera che dall’altro lato ci sia la voglia di accettarle per il bene comune di tutta la squadra e per Afragola stessa. Soprattutto in momento così delicato per l’Afragolese: momento in cui sta lottando per andare nei playoff e raggiungere così la Lega Pro, un vero sogno per la città. Terminata la visione del filmato, si torna in studio e il direttore Nando Troise che spera che si torni a parlare

solamente calcisticamente dell’Afragolese Calcio e venga lasciato fuori tutto il “trash.” Dopo questa parentesi, la trasmissione continua. Nando Troise parla dell’esperienza che il direttore Cerbone sta vivendo a Vienna: di come sia diversa la mentalità e i comportamente delle stesse autorità rispetto al Coronavirus e alla stessa guerra, di come sia la visione circa l’invasione della Russia in Ucraina. Ispirato dalle parole di Maurizio Cerbone, Troise mostra una copertina del suo giornale, in cui parla di questi due argomenti oramai entrati nel nostro quotidiano: il Covid e la guerra.

La guerra e il Coronavirus sono MALATTIE. Nell’edizione del 13 marzo, edizione incentrata proprio su questi due argomenti, CasoriaDue ha intervistato esperti. Tra questi compare il nome del Professore Aldo Bova, Presidente Nazionale del Forum delle associazione sociosanitarie, che è stato primario di ortopedia all’ospedale San Gennaro nella sanità e lui dichiarò “Va sviluppata la medicina del territorio, so�

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DOMENICA 8 MAGGIO 2022 prattutto per i più fragili. Negli ultimi tempi sia i medici di base che i pediatri, stanno vivendo momenti di grande����� dif� ficoltà, a causa del lavoro burocratico caduto sulle loro spalle.” Altro nome importante tra gli intervistati è quello del primario di malattie infettive del Policlinico di Napoli, il professore Ivan Gentile, che dichiarò “La battaglia contro il Coronavirus, purtroppo, non è ancora finita.” In questa lunga dichiarazione, il Professor Gentile parla anche di guerra. “La tragedia della guerra scatenata dalla Russia di Putin in Ucraina, la catastrofe umanitaria dei profughi che tentano di sfuggire all’orrore bussando alle porte dell’Europa e la drammatica crisi energetica che sta travolgendo le economie dei Paesi UE vanificando i timidi segnali di ripresa, il moderato calo dei contagi registrati nelle ultime settimane, ottenuto grazie ai vaccini e a nuove terapie efficaci e sicure, hanno distolto l’attenzione dalla pandemia, ma la guerra al Coronavirus non è ancora finita.” Ma il Covid interessa soprattutto le donne in attesa: a parlarne, sempre nel settimanale CasoriaDue, il Dottor Antonio Fontanella, ginecologo, che opera presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore. Cosa devono fare le donne in gravidanza per combattere il COVID? C’è una lunga intervista ad Antonio Fontanella che spiega in maniera esaustiva la situazione e come correre ai ripari.

11 Su questo numero del 13 marzo, c’è anche una bella lettera proprio di Giovanni Abriola che ha inviato la foto che si vede nella copertina di questo numero. Lettera intitolata “LETTERA DALLA SPERANZA.” Un uomo che si affida, si aggrappa anche lui alla speranza, mentre i titoli dei quotidiani ne danno poca di speranza. “Come puoi, non essere grato alla Provvidenza, che si manifesta in mille modi e con molte sembianze.” Parlando di guerra e di Ucraina, non può mancare anche lo sport: sempre sullo stesso numero c’è una intervista ad Andrea Maldera (figlio del grande Aldo Maldera), match analyst ed assistente prima al Milan, sia nel settore giovanile che in prima squadra, e poi all’Ucraina con Shevchenko, che ci racconta l’intreccio di sentimenti che sta provando nel seguire la guerra. Andrea non parla solo con i suoi occhi ma con quelli dei calciatori e degli addetti ai lavori con cui è in contatto, che sono passati dal campo di calcio ai tristissimi scenari di questi giorni. Ma non finisce qui: è necessario ricordare anche tutti i ragazzi, tutti quei calciatori che hanno dovuto abbracciare il fucile e combattere per difendere la propria patria, la propria terra dall’invasione dei russi. DALLO SPORT ALLA GUERRA: IL TRISTE DESTINO DI TANTI ATLETI. E sono tanti i giovani calciatori ucraini che sono stati ammazzati dall’invasore

russo. Ci sono tre atleti che in Ucraina hanno già perso la vita a causa di questa maledetta guerra: i giovani calciatori ucraini Vitalii Sapylo (21 anni) e Dmytro Martynenko (25 anni) e il campione di biathlon, Yevhen Malyshev, deceduto in combattimento ad appena vent’anni. Ma quella tra Russia ed Ucraina non è l’unica guerra in corso: Antonio Botta, ci ricorda anche un’altra guerra, quella in Siria. Con un articolo su una mostra itinerante per favorire l’istruzione dei bambini siriani di Aleppo, una mostra inaugurata il 18 Marzo nel liceo Elsa Morante di Scampia a Napoli. La trasmissione si è conclusa con due consigli letterali da parte del direttore Nando Troise: il primo libro consigliato è il nuovo libro di Roberto Saviano, intitolato “Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo” e “Il Monastero”, libro di Massimo Franco ci accompagna tra i segreti del Monastero. Racconta l’evoluzione e poi l’involuzione dell’equilibrio miracoloso tra i «due papi», segnato dalle tensioni e dagli scontri di potere. Sullo sfondo rimane il tema, irrisolto e traumatico, della rinuncia di un papa. Un romanzo dedicato al racconto della vita al Mater Ecclesia, dove il Papa emerito Benedetto XVI si è ritirato dopo aver lasciato il soglio pontificio ad un altro straordinario Papa della Chiesa Cattolica, Papa Francesco, che è senza ombra di dubbio il Papa di cui avevamo bisogno in questo periodo.


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CHIARA D’APONTE

COMPARTO BUFALINO: LA GUERRA DI CUI NESSUNO PARLAVA

In queste settimane lo abbiamo, purtroppo, capito: la guerra non è fatta solo di armi, di morti, di distruzione e soprattutto non è una faccenda privata tra due attori coprotagonisti, l’assalitore e l’assalito. Ogni guerra è in realtà guerra globale, ogni conflitto ha in realtà delle gravi e mondiali conseguenze. Molte di queste conseguenze sono economiche e riguardano direttamente molti paesi europei, Italia in testa. Non c’è bisogno di essere degli esperti di diritto internazionale o di economia, basta uscire di casa per andare a fare la spesa per rendersi conto che la guerra ha già provocato delle conseguenze devastanti sui prezzi dei beni di consumo. Non vogliamo in questa sede stabilire una sorta di classifica dei paesi più danneggiati dalla guerra, né in alcun modo affermare che la situazione italiana sia peggiore di quella ucraina ma, indubbiamente, gli effetti della guerra sono tangibili e pesanti anche nel nostro Bel Paese. E’ da settimane ormai che tutti i cereali che importavamo dall’Ucraina non arrivano più. E se l’industria della panificazione in qualche modo può cavarsela, visto che dall’Ucraina importiamo soltanto il 2,7% di grano tenero adatto alla panificazione, lo stesso non si può dire per il grano destinato all’alimentazione degli animali, che incide per il 15% sul totale. Non va meglio per quanto riguarda ciò che importiamo dalla Russia se consideriamo che dipendiamo da essa non soltanto per l’energia, ma anche per l’importazione di cereali e semi oleosi, di metalli, di legna e tantissime altre cose. Al consumatore finale magari sembra poca cosa, ma non poter più contare sui cereali Ucraini e Russi per poter dare da mangiare ai nostri animali sta provocando delle conseguenze drammatiche: capi sani abbattuti o svenduti perché non si è più in grado di mantenerli, costi di produzione ormai insostenibili, tantissime aziende medio piccole sull’orlo del fallimento. Se questa situazione è valida un po’ in tutto il territorio nazionale, in Campania il quadro è ancora più drammatico. Perché gli allevatori del territorio di Caserta, oltre

a subire le conseguenze della guerra Russo/Ucraina, stanno combattendo da tempo un’altra guerra contro un nemico terribile: la brucellosi. La situazione è difficile al punto che il comparto ha deciso di fare squadra e di organizzare un’intera settimana di mobilitazione il cui primo atto è stato inscenare, lo scorso 28 aprile, un simbolico funerale davanti alla ASL di Caserta. Si è occupata del tema la trasmissione web “Polis Nostrum”, condotta dal nostro direttore Nando Troise. Durante la trasmissione è stato mostrato un video in cui un rappresentante del comparto ha lanciato l’allarme: molti allevamenti storici rischiano di scomparire, troppi i capi soppressi. Il settore insomma è in ginocchio ma non ha intenzione di arrendersi. Sempre nel video il rappresentante del consorzio illustra il piano d’attacco: oltre al funerale simbolico infatti gli allevatori sono riusciti ad avere una discreta eco mediatica; sono infatti apparsi nella puntata di “Report” di lunedì 2 maggio, hanno manifestato davanti al Palazzo della Regione per far approdare il loro caso in consiglio regionale, sono anche andati a Roma per urlare ai potenti ed ai governanti tutto il loro disagio. Durante Polis Nostrum il nostro Direttore ha anche letto un comunicato stampa che spiegava nei dettagli l’evento simbolico del funerale: un manifesto a lutto, un carro con tanto di feretro, una banda musicale che intona musica funebre e 140 fiale di sangue che rappresentano simbolicamente il sangue versato da 140 mila bufale innocenti (perché abbattute senza avere una diagnosi certa di brucellosi). Il comunicato stampa denuncia poi il piano fallimentare della sanità animale campana che ha già provocato la chiusura di ben 300 aziende. Il loro piano è semplice: salvare le bufale, cambiare i responsabili tecnici della sanità animale campana che hanno già fallito, aprire il confronto col Presidente De Luca per condividere le soluzioni. Insomma gli allevatori hanno alzato la voce sperando che anche la loro guerra possa diventare la guerra di tutti.


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ANGELA CAPOCELLI

TUTTA LA VERITÀ SU NICOLA RULLO

Questa settimana abbiamo intervistato il consigliere comunale Nicola Rullo, che si è raccontato con piacere e onestà al nostro giornale: lasciamo che sia lui a parlarci di sé. Chi è il consigliere comunale Nicola Rullo? Nella vita quotidiana sono un libero professionista, ingegnere civile, che dirige una piccola impresa, operante nel settore Impiantistico ed edile e che dà lavoro a circa 10 dipendenti, distinti tra impiegati ed operai. Sono molto legato al mio territorio. Il legame con Casoria è storico. La mia famiglia infatti vanta di essere una delle famiglie storiche casoriane. E di qui la mia scelta di continuare ad abitarci e di farvi crescere i miei figli. Negli ultimi anni, tuttavia, le condizioni di vivibilità del territorio sono divenute sempre più proibitive ed è per questo che, nel 2019, ho pensato di candidarmi, con la voglia di incidere direttamente sulle dinamiche della gestione e dell’amministrazione della

mia città. Alla mia prima esperienza ho creduto che la mia passione, dedizione e competenza potessero essere ritenute “utili” dalla compagine politica che da anni ha stretto nella morsa Casoria, mutando forma, aspetto e nome, ma restando sempre fedele a sé stessa. Ed invece anche in quest’ultima tornata elettorale si sono poste le basi acchè, a gattopardiana memoria, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bi-

sogna che tutto cambi” Cosa l’ha spinta, una volta eletto in maggioranza, a passare all’opposizione? In principio, già durante la campagna elettorale, mi sentivo animato da un entusiasmo dirompente, lo stesso entusiasmo che percepivo negli altri candidati della mia lista (Obiettivo Comune) e nelle persone con cui mi interfacciavo quotidianamente. Un obiettivo condiviso imperava in ogni discorso: risollevare Casoria da anni di abbandono e pressappochismo dominante. All’indomani della proclamazione, tuttavia, i problemi non sono tardati ad imporsi anche con violenza, prima la voragine di Largo San Mauro, poi il dissesto finanziario, le criticità della macchina comunale, fino al Covid che tutti abbiamo tristemente conosciuto e con cui abbiamo imparato a convivere a tutt’oggi. Nonostante tutto ciò, nonostante le difficoltà, ancora forte era la spinta mo-


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14 tivazionale, fino a quando, da un certo momento in poi, le nostre figure, lungi dall’essere considerate amiche, hanno subito un netto ridimensionamento, coattivamente relegate ad elemento di contorno. L’aver osteggiato l’adozione di atti amministrativi che, a parere mio, avrebbero sortito solo effetti dannosi per la collettività, anziché rappresentare l’occasione per dare spazio ad una seria riflessione ed all’apertura di un dialogo costruttivo, ci ha catapultati in una posizione di antagonismo con la maggioranza di cui, si badi bene, ancora facevamo parte all’epoca. Immaginare e realizzare, come si sta tentando di fare, l’esternalizzazione dei tributi si traduce, nei fatti, in un tradimento alla città a cui il Sindaco, in campagna elettorale, aveva promesso ben altro. Ecco la spinta a passare all’opposizione. Non avrei mai accettato di tradire la mia gente, giungendo a stringere compromessi subdoli, pur di mantenere una poltrona… A noi le poltrone non servono, le abbiamo lasciate volentieri ad altri, pronti a tutto pur di accomodarsi su quegli scranni. Quando è stato eletto nel gruppo Obiettivo Comune? Dalla lista Obiettivo Comune, di cui fa-

cevo parte, dopo il ballottaggio del 9 giugno 2019 furono eletti 3 consiglieri comunali, di cui io non facevo parte, essendo il primo dei non eletti. Tuttavia, accogliendo la scelta del gruppo di nominare assessore il consigliere Dr Francesco Russo, dichiaratosi dimissionario, mi sono insediato nel parlamentino sin dal primo consiglio comunale. La lista civica “obiettivo comune” aveva riscosso grande successo, ottenendo ottimi risultati, frutto di serietà, dedizione e trasparenza, tutte peculiarità riconosciute con entusiasmo dagli elettori. Perché è passato al Pd ed all’opposizione? A seguito della rottura interna alla maggioranza, io e gli altri due consiglieri comunali della lista Obiettivo Comune, Avv. Stella Rosaria Cassettino e Avv. Alessandro Mariano Graziuso, finiti al centro del mirino, siamo stati oggetto di interferenze esterne che hanno provocato non poche tensioni, intaccando il rapporto umano e di amicizia che si era creato tra di noi. Si è fortunatamente trattato solo di un episodio momentaneo, in seguito ci siamo ricompattati e siamo divenuti più uniti di prima. Insieme infatti abbiamo condiviso l’i-

dea ed il progetto di entrare nel PD, partito con cui sentivamo di condividere idee, ideali, progetti ed aspettative. E’ ovvio che essere passati all’opposizione, ove si colloca attualmente il PD, ci ha messo nelle legittime condizioni di poter aderire al partito, senza ingenerare conflitti o incidenti diplomatici. Dove si orientano i suoi progetti futuri? Non sono una persona che si pone progetti per il futuro ma ama vivere e affrontare tutto giorno per giorno, il bello e il brutto di ogni cosa. Comunque ……… se dovessi orientare i miei progetti futuri dal punto di vista “politico”, anche se a parer mio non esiste più questa parola, vorrei continuare questo tipo di esperienza con sorte migliore. Per farlo mi aspetto che finisca presto questo modo di amministrare, che si esca da certi schemi e metodologie ormai obsolete, che ci sia in futuro una guida di spessore a servizio della nostra collettività, scevra da condizionamenti, libera di pensiero ed azione. Auspico che ci sia uno scatto d’orgoglio nelle generazioni future affinché non si abbia più una politica affarista e individuale e mi auguro che, in questo progetto, il Partito Democratico si ritagli un ruolo da protagonista.


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CIRO TROISE

LA SVOLTA PER IL NAPOLI SI CHIAMA SENSO D’APPARTENENZA

Il Napoli è in Champions League, non può mai essere un traguardo scontato da queste parti. Abituarsi al torneo più importante al mondo non va bene ma capisco che c’è ben poco da festeggiare con il sogno scudetto sfumato in maniera goffa. Mertens ha ragione, nel postpartita contro il Sassuolo ha fotografato in maniera lucida la situazione. Dopo la stagione dei 91 punti, in cui la “grande bellezza” del Napoli di Sarri ha combattuto contro la corazzata Juventus che in vari momenti decisivi ha goduto anche di decisioni arbitrali favorevoli, il Napoli ha sprecato l’opportunità di lottare fino all’ultima giornata per lo scudetto con avversari forti ma non irresistibili. Partiamo da un presupposto: la delusione è legittima, il clima da contestazione è a dir poco eccessivo. Otto minuti folli ad Empoli, il post-partita del Castellani tra ritiri annunciati e revocati, giocatori (gran parte dell’organico) che non vanno sotto il settore ospiti a fine gara, non possono cancellare un’annata in cui il Napoli ha avuto la forza anche di superare tante difficoltà. Basta ricordare il pareggio in casa della Juventus, la vittoria di San Siro nonostante le assenze, la reazione al gol di Pedro contro la Lazio, l’autorevole successo di Verona dopo la sconfitta contro il Milan. Cori come “Vergognatevi”, “Andate a lavorare”, “Insulti”, “Indegni” e le uova consegnate ad Insigne e Spalletti nei pressi dell’albergo rappresentano una

degenerazione che va oltre il limite della legittima delusione. C’è un dato che sostiene le parole di Mertens: il Milan attualmente primo in classifica spende per gli ingaggi 96 milioni di euro lordi, il Napoli 136, come sottolineato anche da De Laurentiis nelle frequenti interviste realizzate in settimana. Il Milan dovrebbe rappresentare un esempio per il Napoli perché sta andando oltre i propri limiti grazie ad una risorsa fondamentale nel calcio: senso d’appartenenza. Bisogna andare tutti a scuola dall’ambiente rossonero, dalla società al clima che si respira a San Siro e spesso i due mondi sono collegati. Il Napoli ha smarrito il senso d’appartenenza, probabilmente l’ammutinamento di tre anni fa in tal senso è un discrimine storico. Manolas che va via a metà dicembre, Insigne (protagonista poi negli ultimi mesi di atteggiamenti esemplari in questa stagione da separati in casa) che festeggia il 4 gennaio, a due giorni da Juventus-Napoli, all’Hotel St. Regis, a pochi passi dalla Filmauro, il trasferimento al Toronto, la sceneggiata dei tweet dopo la sconfitta al Castellani. All’Inter, dopo il pareggio interno contro la Fiorentina, ci sono stati scossoni, il lavoro di Inzaghi e del suo staff è stato messo in discussione dalla dirigenza ma il conflitto è rimasto nelle segrete stanze senza che degenerasse in un terremoto esterno allo spogliatoio. Ammutinamento con Ancelotti, post Verona-Napoli

con Gattuso e la complicata settimana dopo il ko di Empoli con Spalletti sono tre indizi che fanno una prova: la società fatica a gestire i rapporti interni, i momenti di difficoltà. Il senso d’appartenenza dovrebbe diventare un valore condiviso innanzitutto a Castel Volturno, magari con l’ausilio di dirigenti come Paolo Maldini che sanno trasmetterlo, e poi potrebbe essere trasmesso all’esterno ad una piazza inquieta, afflitta dall’inseguimento allo scudetto che manca da 32 anni, colpita dalla frustrazione della mancata vittoria. A Napoli, quando si è bambini, si fa una scelta: l’amore o la vittoria. È un po’, come ci ha insegnato De Crescenzo, scegliere tra essere uomini di libertà o d’amore. L’uomo di libertà è attratto dal gusto della vittoria, dall’idea che il calcio gli possa regalare frequentemente la soddisfazione del successo della propria squadra del cuore e, quindi, sceglie di tifare per Juventus, Milan o Inter, quello d’amore sceglie l’attaccamento alla propria terra, ha un legame passionale che va oltre presidenti, allenatori, giocatori. La medicina per tutti è una sola: senso d’appartenenza. Esso permetterebbe alla società e alla squadra di andare oltre i propri limiti e alla tifoseria di recuperare una relazione sana con il Napoli. Una società con senso d’appartenenza genera empatia e aiuta anche i tifosi. È un circolo virtuoso, bisogna innescarlo prima che sia troppo tardi.

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SALUTE & BENESSERE

LA SFOGLIATELLA: UNA DELIZIA TROPPO POCO FAMOSA ANTONIO FERRIERI NE DISCUTE CON ROSSELLA

Può sembrare incredibile eppure la leggendaria “sfogliatella”, uno dei dolci napoletani più gustosi e prelibati, non è così famosa come pensavamo. Delle enormi potenzialità dell’antica tradizione di un dolce che, negli anni, si è anche saputo rinnovare e reinventare, la conduttrice del programma Salute & Benes� sere sulla rete web NanoTV, Rossella Giaquinto, ha voluto parlarne con Anto� nio Ferrieri, imprenditore ed esperto pasticciere nel settore della sfogliatella. In studio, accanto a Rossella anche il Dir. Nando Troise; titolo della copertina: la sfogliatella, tra realtà, culto e leggenda. Un dolce che, al solo immaginarlo, ci trasferisce quel benessere a cui Rossella cerca, in ogni modo, di far arrivare i suoi numerosi web spettatori. Eppure, come lamenta il Dr. Ferrieri, non si investe abbastanza in un prodotto che potrebbe rappresentare una vera ricchezza – non solo culinaria - per la nostra città, ed esordisce così: “Il problema è che noi abbiamo lo stereo, due altoparlanti ma ci manca l’amplificatore! Noi non siamo in grado di comunicare al mondo le nostre ricchezze! Basti pensare che il dolce più conosciuto nel mondo è il tiramisù che non ci appartiene!”. Ma come nasce questo dolce dalla doppia anima, frolla e riccia, che oggi è riuscita a raggiungere i palati più raffinati? Le teorie sulle sue origini sono molteplici e Rossella, insieme ai suoi ospiti, ci ha illustrato un po’ di storia : sicuramente presente a partire dal 1500, alcuni affermano sia nata in onore di Suor Rosa, Madre Superiora di un Convento di Furore, il Monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini, oggi un bellissimo albergo. La frolla, sorella maggiore della riccia, pare sia nata per puro caso: rimasta della semola in più, furono aggiunti ricotta, zucchero e canditi. Si facevano dei piccoli panetti di pasta frolla e, si racconta, la suora si sedeva sul panetto per far stendere la pasta. Un’altra versione, che stavolta ci porta in un convento di Napoli, narra di un conte che mise in clausura tutte e tre le figlie, facendo ristrutturare le celle. La Madre Superiora, in segno di gratitudine, aumentò non solo il numero di visite dei familiari ma permise anche a

semplici conoscenti di andarle a trovare. Un ragazzo che si innamorò di una delle tre sorelle, un giorno, portò la ricetta di questo dolce. Pare che questa ricetta fu svelata a Pintauro che, a quei tempi, nel 1800, aveva una trattoria. Ma con questa ricetta riscosse così tanto successo, che volle dedicarsi solo alla preparazione e alla vendita della sfogliatella. Infine, si narrano anche origini pagane: dolci di forme simili alla sfogliatella si usavano più di duemila anni fa in Turchia, offerti alla Dea Madre Cibele nei riti propiziatori alla fertilità, per la loro forma simile a quella dell’organo riproduttivo femminile. Non sappiamo a quale sia l’origine più accreditata; quel che è certo, è che l’esistenza di tante teorie dimostrano radici molto antiche di questo dolce. Peccato, però, che il nome venga poco sfruttato. Un nome che potrebbe dare molto di più, come, con grande rammarico, Ferrieri ci confessa: “Il mio desiderio è realizzare, nel centro storico, un museo della sfogliatella per trasmettere anche agli stessi napoletani e ai turisti, tutte queste storie interessanti intorno alla sua nascita. Un museo dove mettere in mostra i macchinari che si usavano un tempo, mettere tutto il suo passato e farlo diventare un’attrazione turistica per Napoli. Si deve solo scegliere il luogo più adatto”. Ma Antonio Ferrieri, che respira farina da quando era bambino e ha cominciato a lavare i piatti con il papà ristoratore, ha, ovviamente, grandi responsabilità come produttore e come gestore dei negozi “Cuori di sfogliatella” dislocati nella città di Napoli. Tra tradizione e innovazione, nelle sue mani, questa

eccellenza della nostra arte dolciaria si è trasformata così: “Dico sempre che l’innovazione serve perché è l’ossigeno della tradizione: se non rinnovi un prodotto,col tempo, la tradizione muore. Tanti anni fa, avevo un negozio alla stazione centrale, uno al Vomero e uno a Via Filangieri dove vendevo lo stesso prodotto. Alla stazione vendevo di più,perché chi partiva, prima di prendere il treno, acquistava le sfogliatelle. Negli altri due negozi, vendevo molto poco. Allora mi imposi di far ritornare la curiosità ai napoletani di assaggiare questo dolce che io ritengo essere il migliore al mondo. Dopodiché, in occasione di un banchetto, mi inventai la prima sfogliatella salata. Era presente un giornalista de IL MATTINO, che, quando la mangiò, impazzì e scrisse un articolo che mi è servito molto. Decidemmo di prepararla con un impasto che appartiene sempre alla tradizione culinaria napoletana ma che non fosse costoso, ed optammo per salsicce e friarielli: sbancò! Ancora oggi piace tantissimo. L’ultima nata, invece, è una versione con un involucro esterno a cui abbiamo tolto i grassi animali e abbiamo cambiato il modo di cottura: non è al forno ma fritta con un cuore di ricotta ancora maggiore rispetto a quello normale. E vi assicuro è una esplosione di bontà!”. Ma qualche anno fa comincia la crisi. Perché? “Semplicemente perché non essendo tutti capaci di realizzare la riccia, molti hanno iniziato a comprare l’involucro esterno e ad assemblare la sfogliatella. Tutto questo a discapito dell’antica tradizione e della bontà del prodotto. Riprodurre l’involucro esterno


DOMENICA 8 MAGGIO 2022 della riccia è difficilissimo, vi assicuro che ci vuole tanto lavoro. Anni fa, i napoletani – che sanno riconoscere una buona sfogliatella - la mangiavano a colazione, poi nei bar non la trovavano di qualità e non l’hanno più comprata. Le mie preoccupazioni sono tante per questo ne parlo ogni volta che posso. Ne parlo anche con i ragazzi quando vado nelle scuole alberghiere: tra le nuove generazioni, non tutti la conoscono, per-

17 ché i genitori non gli hanno insegnato ad assaggiarla. Fortunatamente, si può ancora gustare non solo nei miei negozi, ma anche da Pintauro, Attanasio, Mery sotto la Galleria. E bisogna parlarne, perché è un bene da preservare, fa parte della nostra cultura, della nostra antica arte dolciaria. Proprio qualche giorno fa, suggerivo all’assessore al commercio di far scendere i mestieri per strada: gli ho chiesto un laborato-

rio per strada per far diventare il turista pasticciere per un giorno. Sarebbe meraviglioso! Le idee sono tante vanno solo raccolte e realizzate”. Soprattutto sostenute, affinché un prodotto di altissima e raffinata pasticceria come la nostra sfogliatella,resti, negli anni a venire, un segno unico e inimitabile della nostra identità. E della nostra innata capacità di trasformare pochi ingredienti in un’opera d’arte!

GIOVANNI DE GIROLAMO

STORIA DI DONNE, DI MAMME E DI VITA IN FUGA DALLA GUERRA

Donne e bambini in fuga dai bombardamenti, civili disperati che si sono lasciati alle spalle gli uomini (anche quelli appena maggiorenni) chiamati sul fronte a combattere. Salutano tra le lacrime i propri figli, i mariti, i fratelli, i padri, rimasti a combattere. Raccolgono poche cose essenziali, prendono per mano i bimbi piccoli per incamminarsi lontano, migliaia di chilometri lontano dalle proprie case per cercare di salvarsi sfuggendo a bombe e cecchini. E’ la vita delle donne ucraine e dei bambini che, da un giorno all’altro, hanno visto stravolta la loro esistenza a causa di una guerra folle e insensata. A Biccari i primi rifugiati sono arrivati lo scorso 12 marzo: due donne, un bimbo di tre anni e una nuova vita nella grembo di Oksana. Larysa ingegnere nucleare di 63 anni; sua figlia Oksana ingegnere progettista di impiantistica elettrica; il piccolo Luka dal sorriso devastante. Erano le 9:15 del 12 marzo, arrivi internazionali aeroporto di Ciampino: In mano un foglio con i colori dell’Ucraina. Avevo conosciuto Andrey, marito di Oksana tra il 2005 e

il 2008, ospite di una famiglia biccarese, grazie a un progetto di accoglienza per bambini provenienti dalle zone contaminate di Chernobyl. Dal fronte di guerra, in quel momento, Andrey ci stava affidando la sua famiglia, i suoi affetti più cari: che forza Andrey, si è fidato e af-fidato a persone che aveva conosciuto nella sua infanzia. Eccole, sbucano dal terminal, leggono i loro nomi su quel foglio di carta, guardano i colori della loro patria, sorridono, persone meravigliose con forza e dignità. Volevo rassicurarle, farle sentire subito accolte, un lungo e intenso sguardo occhi negli occhi. Erano stremate, lo sguardo segnato dagli orrori lasciati alle spalle. Da Kiev verso Leopoli, a piedi attraversano il confine con la Polonia, ad attenderli un amico di Andrey che le accompagna a Varsavia. Andrey è al fronte, con la sua tuta mimetica e il giubbotto antiproiettile, ha dovuto lasciare la sua professione di avvocato per difendere la sua libertà e quella della sua patria. Mi scrive sui social: -quando vedi granate e missili cadere in mezzo a zone abitate sembra di vivere in un incubo-. Una foto per tranquillizzarlo, ora la sua famiglie è al sicuro. Siamo a casa, sul viso la stanchezza. Il tempo di alimentare lo stomaco vuoto da circa due giorni, hanno bisogno di riposo. Oksana sente il fremito della vita che porta in grembo, è alla 35esima settimana di gestazione: ha camminato per ore da Leopoli fino al confine con la Polonia, poi un aereo, e ancora 4 ore da Roma a Biccari. Le contrazioni sono sempre più frequenti: l’attende un letto nel reparto di ginecologia presso l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Sono le 13:45 del 18 marzo: un vagito illumina il cielo, anche quello dell’Ucraina, è nata Nikol. Una nuova

vita, la mia “principessa” mi dice Andrey dal fronte, l’affido a voi nella speranza che presto potrò riabbracciare i miei cari. Scrive ancora Andrey: -vorrei dire grazie a mia moglie Oksana per i nostri bimbi, a tutti i miei amici va la mia gratitudine, ringrazio la comunità di Biccari, i medici, e tutti gli italiani che stanno aiutando la mia famiglia e il popolo ucraino. ringrazio mia moglie Oksana, mio figlio Luka, la mia principessa Nikol, mia suocera Larysa. Grazie a tutti, non lo dimenticherò mai. Spero di vedervi presto-. Oggi, di nuovo, i miei occhi nei loro: leggo serenità, stanno bene, hanno trovato un tetto grazie al cuore di Costantina, accoglienza istituzionale grazie al Sindaco, vedo solo un velo di tristezza, la loro patria soffre sotto le bombe. Non sta a me giudicare la storia, non sta a noi puntare il dito accusatorio ne cercare colpevoli, oggi, nel qui ed ora, ci viene chiesto di accogliere e accompagnare la forza e il coraggio di queste donne. È tempo di rimboccarsi le maniche e tenere accesa la speranza di un futuro di pace.


DOMENICA 8 MAGGIO 2022

18 MARIA SAVERIA RUSSO

TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI

Il Covid-19 ha creato un effetto domino che ha travolto ogni ambito del quotidiano: economico, politico, sanitario, ma soprattutto sociale. Ci ha costretti a fare i conti con una fragilità mai neanche sospettata e questi conti abbiamo dovuti farli ex abrup� to, cioè dall’oggi al domani (oserei dire, addirittura, da un’ora all’altra). Questo virus ha letteralmente messo in stand-by le nostre vite: ha stoppato l’economia, ha bloccato la scuola, ha messo in pausa la stessa socialità. Com’è cambiato il tempo? E lo spazio? Come sono, adesso, i rapporti famigliari? E quelli sociali come sono cambiati? Come percepiamo la nostra vita precedente e come vediamo quella futura? Sono sicuramente tante domande: domande a cui ognuno ha cercato di rispondere. C’è chi ha trovato una risposta, chi ancora no o chi se la sta “costruendo.” Siamo stati troppo tempo chiusi in casa, ma l’abbiamo anche riscoperta o scoperta per la prima volta, vivendola in ogni angolo. Abbiamo vissuto nuovi conflitti ed equilibri in famiglia. Abbiamo adottato nuovi sistemi di pulizia e sanificazione, abbiamo vissuto in pigiama o quasi e accolto la scuola dei figli in casa così come il nostro lavoro. Abbiamo perso il sonno, lavorato molto di più spingendo l’acceleratore sul digitale come mai prima. Abbiamo inoltre vissuto o assistito ad un crescente senso

«Bisogna che siate come i colori di San Marco: il verde della speranza ed il rosso della passione» di responsabilità sociale da parte di buona parte della comunità. Aspetti, questi, che hanno preso il posto di altre priorità pre coronavirus e che ora stanno incidendo sulla nostra vita influenzando molte delle nostre scelte, presenti e future, anche in termini di spesa. Tutto questo tempo in cui sembrava di essere in una bolla, ci ha fatto riscoprire le piccole gioie della vita che probabilmente, prima, davamo per scontato. Incontrarsi a casa di amici, guardare un film assieme, un abbraccio, una carezza: piccoli gesti, piccole occasioni a cui non si è mai dato il giusto peso ma che, dopo mesi di privazione, hanno assunto una importanza sempre più grande. Non è di certo un segreto che a causa del Covid siano state messe in pausa anche

manifestazioni importanti: concerti, mostre, rappresentazioni teatrali, sagre, feste di paese e processioni. Un passo dopo l’altro si sta tornando alla normalità e si sta riscoprendo la gioia di condividere dei determinati momenti con le persone a cui siamo legati. Ed è quello che sta accadendo. Un santo può unire, un santo può creare coesione. Questo è quello che è successo ad Afragola per la celebrazione del santo patrono, San Marco Evangelista. Quello di San Marco è sempre stato un giorno molto sentito, non solo dal suo quartiere e quindi dalla sua realtà parrocchiale, ma dall’intera città di Afragola. La comunità di San Marco è stata la prima a riprendere con questi momenti di celebrazione e

di unione (prima con la Via Crucis, con i vestiti dell’epoca, animata dall’Azione Cattolica e poi con la festa di San Marco). Ma chi è San Marco? Quasi tutti sanno che è uno dei 4 evangelisti, che il suo simbolo è il leone e che il suo vangelo è quello più antico. Le solite cose che si studiano al catechismo. Marco (il suo vero nome era Giovanni), non era un discepolo diretto di Gesù, ma a Gerusalemme dapprima accompagnò san Paolo nel suo apostolato e poi divenne collaboratore di San Pietro e degli Apostoli. La madre era una vedova benestante che mise a disposizione la sua casa per l’Ultima Cena. Morì ad Alessandria d›Egitto nell›anno 72. La leggenda racconta che il suo corpo straziato dalle fiamme ad opera dei seguaci dell’imperatore Traiano fu portato a Venezia nell’828 da due mercanti, Rustico da Torcello e Buono da Malamacco. Le reliquie del Santo martire furono riposte in una cappella, mentre la Basilica a lui dedicata fu ultimata nell’832, ed è ancora oggi un meraviglioso esempio di arte nell’architettura. I festeggiamenti sono cominciati ancora prima del 25 aprile: i ragazzi dell’Azione Cattolica, infatti, supervisionati dal parroco don Giuseppe Delle Cave, si sono attivati settimane prima per organizzare nei minimi dettagli l’intera festa. Festa co-


DOMENICA 8 MAGGIO 2022 minciata già il 24 aprile, con il conferimento del Sacramento della S. Cresime, in una meravigliosa celebrazione presieduta da S.E. Mons. Lucio Lemmo. Giornata conclusa anche con i festeggiamente del compleanno dell’amato parroco Don Peppino, assieme ai giovani. Ma è il 25 Aprile che si è concentrato tutto, il giorno della solennità del Santo. Alle 6:00 del mattino c’è stata l’apertura della chiesa, il consueto “risveglio” delle campane e la statua di San Marco è stata traslata dal suo trono (situato all’interno della chiesa) a quello costruito nella piazzetta antestante la parrocchia, dove è stata celebrata la prma Santa Messa del giorno, presieduta da S.E. Mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra. «Bisogna che siate come i colori di San Marco: il verde della speranza ed il rosso della passione» Il Vescovo, come ogni 25 aprile, è tappa fissa per inaugurare i festeggiamenti del Santo: durante la sua omelia ha esaltato la figura del santo, l’importanza e la continua novità del vangelo. Terminata la messa, ha avuto inizio la

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processione con la statua del Santo ed il busto reliquiario (accompagnati dalla banda musicale “Divisione Musicale Afragolese”, le bandiere, i ministranti ed il santo popolo di Dio), fino ad arrivare al complesso monumentale di San Marco in Sylvis, dove la statua ha sostato per l’intera settimana, prima dell’inizio della peregrinatio. L’intera giornata si è snodata attorno alla celebrazioni delle messe, i racconti della chiesa, i famosi “tre giri” del perimetro della struttura. La gioia di celebrare, la voglia di collaborare è sicuramente il più grande dei miracoli. Il donare il proprio tempo e le proprie energie per un fine comune, è ciò che ci rende davveor sorelle e fratelli, amici, compagni di vita e di viaggio. La giornata si è conclusa con l’arrivo dell’Arcivescovo di Napoli S.E.R. Mons. Domenico Battaglia che ha presieduto la celebrazione conclusiva del grande giorno di festa. Il linguaggio, le parole, il modo di parlare: sono questi sicuramente i modi migliori per poter entrare nel cuore di tutti e, senza ombra di dub-

bio, il caro Don Mimmo è un vero maestro in questo. Durante la sua omelia, ha toccato vari temi: la paura di mostrarsi per quello che davvero si è, la paura di mostrarsi deboli, “il dovere” di non dover far trasparire le sofferenze che attanagliano i nostri cuori, perché l’unica cosa importante è quella di mostrarsi sempre forti. Una celebrazione toccante, ricca di tenerezza come la voce del nostro arcivescovo che ha concluso con queste parole «Cosa dice il celebrante al termine di una celebrazione eucaristica? La messa è finita, andate in pace. Stasera, voglio lasciarvi diversamente: la pace è finita, andate a messa. Perchè la vera messa non è quella a cui partecipate seduti nei banchi, ma quella che c’è fuori». Ma non è finita così. Infatti il 30 Aprile ed il 1 Maggio, c’è stata la peregrinatio per le strade del quartiere: San Marco, accompagnato dal suo fedele compagno Sant’Espedito, ha fatto visita ai suoi fedeli, accompagnata da canti, balli ed ovazioni. La processione, conclusasi con il

ritorno del Santo a San Marco all’Olmo dove contemporaneamente si è tenuta la tradizionale sagra delle polpette con la cappoccia animata dall’Azione Cattolica, è stato sicuramente uno dei primi segni del ritorno alla normalità: le strade erano gremite, i bambini felici rincorrevano il camion su cui erano posti i due santi, l’aria fresca delle serate primaverile accarezzava i volti di tutti noi che finalmente, dopo anni di messa in pausa, siamo riusciti a premere play e a riprendere in mano una parte della nostra vita. Ciò che fa riflettere è come basti poco per essere felici: un abbraccio, un canto, un pezzo suonato dalla banda. CI si può spostare, allontanare, ma ciò che rimane sono le radici: vedere il nostro San Marco essere così amato, essere onorato, celebrato da così tanta gente dopo due anni di fermo a causa della pandemia, è una gioia immensa che il cuore non riesce a contenere. Un fiocco di neve è una delle creazioni più fragili di Dio, ma ecco cosa possono fare i fiocchi quando si attaccanno assieme!

ANGELO VOZZELLA

POLARS, UN PROGETTO CHE PARLA AL FUTURO L’INTRECCIO TRA RICERCA SCIENTIFICA E SPERIMENTAZIONE SOCIALE DIMOSTRA CHE NON ESISTE UNA VERA TRANSIZIONE ECOLOGICA SENZA IL PROTAGONISMO DI CHI VIVE I TERRITORI

Il PNRR è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, serve per il rilancio economico e lo sviluppo verde del paese. Fondi che, gestiti con intelligenza, trasparenza e partecipazione, possono essere delle concrete possibilità di sviluppo per i nostri territori. ‘Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno’ è uni dei bandi previsto dal Piano, che finanzierà la creazione nel meridione di cinque ‘Ecosistemi’ basati sulla specializzazione tecnologica, l’interazione tra ricerca e sistema produttivo, in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale, con rilevanza

all’impatto sociale sul territorio. Il CNR (Centro di Ricerca Nazionale) col coinvolgimento della comunità del Lido Pola Bene Comune e una serie di

altri partner e soggetti, tra cui istituti di ricerca, fondazioni, associazioni, parteciperà a questo bando con il progetto PoLARS (Polo Litoraneo per l’ambiente


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20 marino e la Resilienza Sociale). Il progetto, ambizioso e che si realizzerebbe con circa 14 milioni di euro, riqualificherà il Lido Pola sito in via Nisida, Napoli. Lo spazio è stupendo e circondato dal mare. Fino agli anni novanta è stata una struttura balneare, ma poi è caduta in un lento declino. L’abbandono e l’inquinamento hanno prodotto negli anni tanto degrado, ma si è sedimentato nel tempo anche un forte movimento cittadino in lotta per la bonifica di Bagnoli, del mare e del suo litorale. Nel 2013, la struttura veniva liberata e restituita al quartiere, grazie all’azione forte e coordinata di cittadini e realtà sociali che hanno dato vita a una sperimentazione dal basso di riappropriazione, fatta di aggregazione e di attività sociali, iniziative artistiche, scientifiche, educative. L’uso civico e collettivo, nato nel 2013 nelle aree più agibili dello spazio, è stato poi riconosciuto dal Comune di Napoli grazie alla delibera 446/2016 e questo ha fatto da ponte verso la promozione di PoLARS. L’ambizione più grande, l’intuizione che potrà rivelarsi vincente per la riuscita del progetto, sembra essere proprio il forte intreccio della componente scientifica con quella sociale. “Migliorare il grado di ascolto dei bisogni del territorio” – si legge tra gli obiettivi – “Sviluppare un polo per l’apprendimento permanente e la divulgazione scientifica e comunità sociali partecipate”.La ricaduta sul territorio dovrebbe essere notevole, anche se si pensa all’incentivazione di opportunità formative e professionali per i giovani e le giovani studenti… ma cosa prevede il progetto? Come è possibile far convivere tanti aspetti e come sarà il Lido Pola del futuro? La comunità territoriale si sta attivando

per la divulgazione delle risposte con banchetti e materiale informativo. Approfondendo la proposta ci si imbatte in una divisione tra laboratori scientifici e area sociale, con una serie di spazi e laboratori utili a fare da ponte tra queste due anime. I Laboratori di biologia ed ecologia marina, di oceanografia, di biomeccanica e bioispirazione, di archeologia marina, di geofisica e geochimica ambientale, di caratterizzazione e imaging “EyeSea” , serviranno per lo studio, il monitoraggio e la tutela del paesaggio e della sua biodiversità, tramite numerose attrezzature scientifiche, e saranno sostenuti da un’Isola energetica galleggiante, per la valorizzazione delle rinnovabili marine e come base di controllo e contatto con l’ecosistema marino locale. Ad affiancare tutti questi spazi adibiti alla ricerca e alla sostenibilità ambientale, ci sarà tutta un’area per la sperimentazione sociale, che prevede oltre a spazi comuni attrezzati per l’aggregazione (come Piazzetta Nisida, la tarrezza del Lido, teatro di socialità e di tantissime iniziative nel corso degli ultimi nove anni), laboratori di didattica, aree di co-working, sale riu-

nioni, spazi per il benessere psicofisico, laboratori di riciclo e laboratorio di ricerca sociale. Quest’ultimo come spazio trasversale, anello unificatore di tutti gli attori coinvolti. Uno ampio ‘spazio bar’ è stato, infine, immaginato come fulcro per la valorizzazione delle piccole attività contadine locali e il supporto di circuiti produttivi virtuosi; area nella quale si prevedono anche mercatini, fiere, incontri con le reti contadine, laboratori sulla gastronomia e l’alimentazione, anche in interazione con le scuole alberghiere del territorio. Questo progetto così vasto, coinvolgente e innovativo non sarebbe certamente la prima promessa e la prima grande suggestione che Bagnoli offre ai suoi abitanti e alle sue abitanti. Si parla da anni della bonifica dell’Italsider, delle opportunità di sviluppo e di lavoro di quest’area, ma purtroppo a tanti proclami non sono mai susseguiti i fatti. PoLARS può essere un piccolo ma significativo tassello verso un futuro diverso per questo territorio. Un futuro che mai come ora è nelle mani delle persone che questa terra, e questo mare, la amano e la difendono, come si legge da una bellissima scritta sulle mura del pontile che porta a Nisida. In conclusione, l’invito a segnarvi le prossime date. Quest’anno la consueta tre giorni di “Pint of Science”, solitamente organizzata al Lido Pola, sarà organizzata presso Vineapolis a Viale Campi Flegrei e dedicata al tema “Beni comuni, tra ambiente e società”. Dal 9 all’11 maggio ’22, si susseguiranno la Giornata dell’ambiente marino, la Giornata dell’energia e quella dedicata alla Partecipazione. Giornate per imparare, per scoprire ma anche per immaginare e costruire “nuovi ecosistemi”.

IDA PICCOLO

“È UNA MALEDIZIONE 2.0” - PRIMO SINGOLO DI RAZAEL

E’ uscito lo scorso 13 aprile il primo singolo di Razael (nipote del cantante urban Ivan Granatino) “È una maledizione 2.0” in collaborazione con l’artista Emiliana Cantone, una fusione tra la musica rap contemporanea e la musica napoletana:”Ho scelto come mio primo singolo, la collaborazione con la cantante Emiliana Cantoneconfessa Razael- perché la stimo sia musicalmente che umanamente, credo che sia tra le più brave cantanti del panorama partenopeo. Una voce dolce ma allo stesso tempo grintosa per questo adatta alla mia musica rap, ho deciso di rielaborare una sua hit, inserendo le mie strofe, e creando così il mio primo singolo che mi auguro che piaccia al mio pubblico e non solo”. Il video musicale è stato realizzato con la regia di Giurita Granatino e Bruno Cirillo e la comunicazione è stata affidata alla B&G Art Event Communication della giornalista Barbara Carere.


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GAIA MOSCHETTI

UNITY ICONA DI ELEGANZA E DESIGN

Sta per arrivare la bella stagione ed è anche il momento migliore per rinnovare il proprio guardaroba: il mondo outdoor Unity vanta del fascino intramontabile del Made in Italy a partire dai capispalle. Il fiore all’occhiello dell’azienda Unity, icona di eleganza e design, è l’utilizzo

di filati tecnici con grammature perfette con il quale produce capi professionali e di alta gamma. La ricerca minuziosa dei materiali fa si che ogni capo alla moda sia unico. Nella nuova collezione Spring/Summer 2022 gli outfits dal tocco “futuristico” dimostrano linee semplici ma eleganti unite all’esperienza unica dei super tecno – abiti wearable. Un capo Unity si adatta alla quotidianità diventando comfortable, fra le proposte troviamo zip a scomparsa per un look dal sapore urban che con una ricca gamma di tessuti evidenziano lo status coniugandolo allo stile.Particolare attenzione viene posta ai filati sia dal punto di vista della sostenibilità che del comfort, garantendo un’elevata funzionalità. Lo scopo principale dell’azienda Unity è di soddisfare ogni tipo di esigenza con capi che migliorano la performance proponendo tessuti traspiranti e impermeabili. EVERYDAY PERFORMANCE. UNITY oggi è a un livello superiore sia in termini di materiale che di stile,

nell’ultimo anno è inoltre cresciuta del 30%. L’obiettivo futuro sarà quello di toccare i mercati europei, della Germania, dell’Austria, della Spagna e della Francia attraverso la trasformazione della linea totalmente ecosostenibile, usufruendo di tessuti e filati riciclabili derivanti dal ciclo di smaltimento.

VITTORIA CASO*

PREMIO RISPO – 23° EDIZIONE

È giunto alla 23° edizione il premio letterario “Vincenzo Rispo”. Un premio mitico, entrato nella storia per la sua longevità! Un premio completamente gratuito, voluto fortemente dall’Associazione ex alunni del Liceo Garibaldi, per ricordare il compagno di scuola, Vincenzo Rispo, prematuramente scomparso. A partire dalla 21° edizione l’associazione ex alunni del liceo Garibaldi-Napoli collabora con l’associazione Clarae Musae; dal 2019, dunque, a grande richiesta, tutti gli innumerevoli autori i quali amano scrivere pensieri e riflessioni sia in versi che in prosa possono partecipare. Ricordiamo che due sono le categorie cui si può partecipare: la categoria Juniores prevede la partecipazione di studenti della scuola superiore; la categoria Seniores è aperta a chi non è più studente, senza limiti di età. I partecipanti dovranno scegliere se inviare tre poesie oppure un racconto. Inoltre, fin dallo scorso anno le due associazioni hanno voluto dedicare un premio a Sveva Tropenscovino, giovanissima e promettente ballerina, oltre che fine poetessa, volata via troppo presto per ricordarne i valori che ne nutrivano l’animo e che non l’hanno mai abbandonata, neppure nel periodo buio della sofferenza e della consapevolezza del male inesorabile che

l’aveva colpita. Pertanto, tutti i poeti, sia iuniores che seniores, possono dedicare una delle tre poesie a Sveva, inneggiando alla danza e tra loro ci sarà sicuramente qualche premiato. La scadenza per la presentazione dei lavori è prevista per il 15 maggio mentre la premiazione si terrà, com’è consuetudine, nel mese di novembre 2022. Lo scorso anno c’è stato una massiccia partecipazione da parte di poeti residenti in tutta la penisola e moltissimi sono stati premiati. Il livello delle opere è stato di pregevole qualità: una vera e propria gara tra giganti! Il premio è gratuito e la giuria è costituita da ex alunni del liceo Garibaldi. Una giuria, è necessario precisarlo, le cui scelte e valutazioni premiano la qualità; una giuria che non decide a priori chi saranno i vincitori, ma solo dopo aver letto con attenzione le opere rigorosamente anonime. Molti vincitori o finalisti, lo scorso anno, erano di Casavatore o di Casoria, a conferma che le nostre periferie non sono seconde a nessuno. Allego qui il regolamento e resto a disposizione per qualunque chiarimento e per inviare, a chi lo desideri, la scheda di partecipazione. Presidente Associazione Clarae Musae

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PERSISTE IL DEGRADO NELLA VILLA COMUNALE DI CASORIA CHE TRISTEZZA!!!


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RUBRICA “L’AVVOCATO RISPONDE” DI MARIO SETOLA

Egregio avvocato, mi chiamo Giuseppe e scrivo da Casoria. Mio pa� dre è socio di maggioranza di un autoscuola con un numero di di� pendenti minore di 15. Da circa un anno il numero delle iscrizioni all’autoscuola, e quindi lezioni teoriche e pratiche, è in calo ed è arrivato oggi anche al -35%. Possibile soluzione per non far “mori� re” la società è una riduzione del personale (licenziare un istruttore). Vorrei sapere: a) si può configurare un “licenziamento per giustifi� cato motivo oggettivo” (serve dimostrarlo ed eventualmente con qua� le documentazione)? b) in caso affermativo, fatto salvo il preavviso, che prassi si deve seguire? c) quali sono i rischi e i tempi in caso di eventuale impugnazione del licenziamento? Gentile Giuseppe, tuo padre ha la piena facoltà di licenziare il dipendente, fatto salvo il termine di preavviso, alla luce della particolare situazione aziendale, senza temere alcun ricorso giurisdizionale del lavoratore. Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto, con raccomandata con ricevuta di ritorno; il contenuto della lettera deve riguardare la particolare situazione aziendale che giustifica il licenziamento, essendo, tale atto, indispensabile, per ottenere un riassetto organizzativo meno oneroso dell’autoscuola. Il dipendente non ha alcuna motivazione giuridica per proporre un ricorso giurisdizionale fondato e legittimo, al giudice del lavoro, contro il suo datore. A conferma di quanto esposto, riporto in seguito, i periodi più importanti della sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 10672 del 10 maggio 2007. La suddetta sentenza può essere considerata la stella polare della giurisprudenza in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo: “In base all’art. 3 L. n. 604/66, il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, determinato da ragioni

inerenti l’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per motivi di contenimento dei costi, attuato per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il Giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al Giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore; ne consegue che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato il licenziamento di un dipendente perchè la sua attività lavorativa, il suo ruolo nel contesto aziendale, non era più considerato indispensabile. Le ragioni, inerenti l’attività produttiva, possono, dunque, derivare, anche da riorganizzazioni o ristrutturazioni. Le mansioni già assegnate al dipendente licenziato possono essere legittimamente affidate ovvero distribuite tra altri soggetti, dato che, in tal caso, il recesso è strettamente collegato “all’attività pro-

duttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa”, elementi questi, in relazione ai quali non può essere sindacata la scelta operata dal datore di lavoro, essendo la stessa espressione della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost. della Costituzione. Opinare diversamente significherebbe affermare il principio, contrastante con quello sancito dal richiamato art. 41, per il quale l’organizzazione aziendale, una volta delineata, costituisca un dato non modificabile se non in presenza di un andamento negativo e non, anche ai fini di una più proficua configurazione dell’apparato produttivo, del quale il datore di lavoro ha il “naturale” interesse ad ottimizzare l’efficienza e la competitività”. Alla luce di tale sentenza, sareste legittimati a licenziare il dipendente anche in assenza di un calo di iscrizioni all’autoscuola. Avv. Mario Setola – Civilista Esperto in Diritto di Famiglia Cardito (Na) Corso Cesare Battisti n. 145 Cell. 3382011387 Email: avvocato.mariosetola@libero.it

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IL GIARDINO DEI SEMPLICI

Il giardino dei semplici, il suo nome originario, è il più grande orto botanico d’Europa e vi ha sede il dipartimento di scienze botaniche dell’Università di Palermo ed è un vero e proprio enorme museo didattico all’aperto. La sua attività ha consentito lo studio e la diffusione di innumerevoli specie vegetali anche non autoctone e provenienti persino da regioni tropicali e sub tropicali ben oltre le coste della nostra Sicilia. Infatti accoglie ben oltre 12 mila specie differenti di piante. Il suo simbolo è il grande Ficus magnolioide, importato nel 1845 dalle allora ancor più lontane e difficili da raggiungere Isole Norfolk (Australia). Grazie al suo continuo ed ininterrotto studio condotto dentro di esso si può introdurre nell’area mediterranea anche il mandarino (Citrus deliciosa) e persino il nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica). Storia: La sua nascita è relativamente recente ed inizia praticamente in sordina quando nel 1779, dove siamo ancora un regno indipendente soggetto alla dinastia borbonica, l’Accademia dei Regi Studi istituisce la cattedra di Botanica e Materia Medica e come appezzamento di terreno ne assegnò uno talmente piccino da poterci ricavare appena appena un orticello botanico da adibire alla coltivazione delle piante officinali indispensabili per la didattica e la salute pubblica. Naturalmente questo fazzoletto di terra si rivela ben presto insufficiente agli scopi prefissi e il giardino dei semplici viene trasferito nella sede attuale del Piano di Sant’Erasmo, tra la Villa Giulia e l’antico quartiere di origine araba della Kalsa già meno di dieci anni dopo, per la precisione nel 1786. Tra i suoi più appassionati estimatori troviamo Johann Wolfgang von Goethe, che oltre ad essere scrittore, poeta e drammaturgo, è soprattutto un viaggiatore instancabile. La sua descrizione nel nostro orto botanico da sempre ci riempie di sano orgoglio, queste le sue testuali parole dopo la sua visita nel 1787: «Nel giardino pubblico vicino alla marina ho passato ore di quiete soavissima. È il luogo più stupendo del mondo. Nonostante la regolarità del suo disegno, ha un che di fatato; risale a pochi anni or sono, ma ci trasporta in tempi remoti.»

Adesso la sua fama è consacrata e non bisogna attendere che 1789 oramai più che prossimo perché si inizi a costruire un edificio centrale il Gymnasium, che in origine è la sede della Schola Regia Botanice, dell’Herbarium, della Biblioteca e della dimora del direttore, il sistema ligneo e da due corpi laterali, il Tepidarium e il Calidarium, questi ultimi due in origine ospitano piante di climi caldi e quanto in origine ospitavano piante dei climi caldi e temperati, progettati dall’architetto francese Léon Dufourny, in stile prettamente neoclassico, secondo la moda architettonica imperante all’epoca. Il Sistema linneo, ha uno schema rettangolare suddiviso in quattro parallelogrammi e si trova vicino al Gymnasium, rispetto al quale è più antico. Su indicazione del padre francescano Bernardino da Ucria, esperto botanico, qui le specie sono disposte secondo la tassonomia linneana, sistema di classificazione sviluppato da Carl von Linné ed esposto negli aspetti riguardanti la botanica nel 1753 in Species Plantarum. È qui che fin dal principio si inizia a coltivare per la preservazione nel tempo le prime piante. Ne riscontriamo all’origine 1580 specie differenti delle quali ancora 658 li ubicate. Nel 1795 è finalmente costruita l’Acquarium, l’apposita grande vasca dove vegetano rigogliose numerose piante acquatiche rare e bellissime insieme, per la gioia degli occhi. Nel 1823 per ragioni politiche è arricchito da un splendido dono da parte della regina Maria Carolina d’Austria, la serra Giardino d’Inverno, la più antica che abbia mai avuto e conosciuta con il nome della sovrana ”Serra Maria Carolina”. Costruita in legno e riscaldata da

stufe, nella seconda metà dell’Ottocento l’architetto Carlo Giachery la ricostruisce in ghisa. Oggigiorno le serre che ospita sono più o meno mille e trecento metri quadrati: Oltre quella già citata, La Serra della Regione, Serra delle succulente, la Serra per il salvataggio delle succulente, annessa al Dipartimento di Scienze Botaniche, la Serra sperimentale e la Serra delle felci. Solo nel 1892 raggiunge le dimensioni attuali di10 mila ettari, palmo più, palmo meno. Nel 1913 gli viene affiancato un Giardino coloniale che oggi non esiste più. Dal 1985 l’Orto è in affidamento in gestione al Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo. Nel 1993, sotto la direzione dell’insigne botanico Professore Francesco Maria Raimondi nel contesto di un progetto per la salvaguardia del patrimonio genetico della flora dell’area mediterranea ed è istituita la banca del germoplasma. Struttura: Altre strutture ed edifici oltre quelli già citati, lo compongono Aneddoto: Si racconta che in un passato risalente appena al secolo scorso viene concepito il progetto di una strada che avrebbe irrimediabilmente tagliato l’orto botanico in due. L’allora direttore non si perde d’animo e nottetempo, con l’aiuto di due fidati giardinieri, preleva dei reperti archeologi da un vicino museo e li sotterra proprio nella traccia della strada, in modo che vengano ritrovati con estrema facilità, prima che quello scempio si perpetui. Lo scopo è raggiunto, facendo credere di trovarsi davanti ad una zona archeologica protetta da vincoli, la strada non può passare di là. Prima che il “benevolo inganno” ���������������������������� è �������������������������� scoperto, il pericolo viene scongiurato. È grazie a lui e ai suoi collaboratori che la struttura dell’orto botanico non viene violata. Conclusioni: Molte cose ancora si potrebbero dire ancora su esso, ma ci vorrebbe una intera guida turistica, mi limiterò a dire che gli orari di apertura sono: Tutti i Giorni dalle 9 alle 17:00 e che si accede dalla via Lincon. Se arrivate in visita a Palermo non disdegnate una visita al nostro giardino dei semplici.


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RICEVIAMO E PUBBICHIAMO Un’opera unica, non solo per le dimensioni ma per il numero degli autori e degli argomenti trattati. “ La Giustizia nello Sport”, due tomi per oltre 1600 pagine a cura di Paolo Del Vecchio, Lucio Giacomardo, Mauro Sferrazza e Ruggero Stincardini pubblicato dalla Editoriale Scientifica, costituisce un punto di riferimento imprescindibile non solo per chi si occupa professionalmente di Diritto Sportivo ma per tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questa disciplina. L’opera, peraltro, come scrivono i curatori nella loro presentazione, costituisce la migliore smentita a quanto, all’inizio degli anni 50’ del secolo scorso, affermava il processualista Carlo Furno che riteneva vi fosse una totale incompatibilità tra sport e diritto. Oggi, viceversa, la giustizia sportiva e più in generale il diritto sportivo è materia non solo di chi si interessa dei provvedimenti adottati con riferimento ai vari campionati, ma occupa, a pieno titolo, un posto di rilievo in quasi tutte le facoltà universitarie o i Corsi di specializzazione post laurea. A scorrere gli indici dei due tomi, si scopre, nel percorso ideale che accompagna il lettore attraverso i dodici capitoli, quante siano le aree tematiche racchiuse nella più ampia definizione di Diritto Sportivo. Si va così dai rapporti tra ordinamenti, anche con riferimento alle norme Europee ed internazionali, all’esame dei soggetti che costituiscono l’ordinamento sportivo (CONI, Federazioni sportive, Società ed Associazioni, tesserati). Un’ampia analisi, inoltre, è dedicata a temi specifici quali il rapporto di lavoro degli sportivi, la figura dell’Agente, con approfondimenti che riguardano anche l’informazione sportiva ed i diritti radio-televisivi, la sostenibilità

finanziaria dello sport professionistico e la contrattualistica legata al mondo dello sport. Il tema centrale dell’opera, ossia la “giustizia nello sport”, è trattato in tutti gli aspetti. Dalla competenza dei Giudici statali alle caratteristiche del sistema della giustizia sportiva, sia in ambito CONI che nelle principali Federazioni sportive, trovando spazio – e questo è un ulteriore motivo per il quale l’opera si fa apprezzare – anche a discipline non sempre trattate. Oltre al calcio, infatti, specifici paragrafi sono dedicati alla giustizia sportiva nel ciclismo, nel basket, nel golf, negli sport equestri, negli sport invernali e nel nuoto. Di particolare interesse, inoltre, appaiono i capitoli dedicati al doping ed alla giustizia sportiva in ambito internazionale, con l’esame delle norme e delle procedure. L’opera appare impreziosita dalla prefazione del Presidente del CONI Giovanni Malagò , del Presidente emerito del Consiglio di Stato

Pasquale De Lise e dell’ex Pro-rettore della Luiss Roberto Pessi. Citare i quasi ottanta autori appare impresa assai ardua ma, solo per dare qualche indicazione sulla qualità degli scritti, nell’opera possono leggersi, tra gli altri, i contributi di illustri docenti universitari quali Luca Di Nella, Guido Clemente, Alberto Gambino, Roberto Mastroianni, Mario Sanino, Laura Santoro, Salvatore Sica, Gennaro Terracciano e Massimo Zaccheo, di componenti degli Organi di Giustizia sportiva come il Procuratore Federale della FIGC Giuseppe Chinè, il Giudice Sportivo della Lega di A Gerardo Mastrandrea, quello della Lega Pro Stefano Palazzi, il Presidente della Corte Federale di Appello della FIGC Luigi Mario Torsello, il Presidente del Tribunale Federale FIGC Carlo Sica, l’ex Presidente della Corte Sportiva di Appello ed attuale Vice Presidente di una sezione del Collegio di Garanzia dello Sport Piero Sandulli, nonché componenti di organismi internazionali come Salvatore Civale, Mario Gallavotti e Jacopo Tognon. Una diversità di esperienze professionali e di posizioni che, come hanno precisato i curatori, consente di ritenere l’opera nel suo complesso una sorta di agorà, una piazza virtuale all’interno della quale gli autori hanno liberamente esposto le loro tesi e le loro idee, senza mai avere la necessità di dover aderire ad un orientamento dottrinario piuttosto che ad un altro. D’altro canto, il diritto sportivo in generale e la giustizia sportiva in particolare sono tematiche in continua e costante evoluzione e, dunque, grazie ai curatori, considerati tra i massimi esperti della materia in Italia, l’opera rappresenta un imprescindibile punto dal quale partire.

CONTINUA A GIRARE PER CASORIA LO STEMMA SBAGLIATO DEL COMUNE. ADDIRITTURA SULLA TOPONOMASTICA COMUNALE


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RICEVIAMO E PUBBICHIAMO

Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

BIBLIOTECA DI CASTEL CAPUANO “ALFREDO DE MARSICO”

Lunedì 16 maggio 2022 - ore 15,30

LA GIUSTIZIA SPORTIVA TRA ORDINAMENTO NAZIONALE ED EUROPEO Dibattito in occasione della presentazione del libro

LA GIUSTIZIA NELLO SPORT Editoriale Scientifica 2022

a cura di

Paolo Del Vecchio, Lucio Giacomardo

Mauro Sferrazza, Ruggero Stincardini Indirizzi di saluto

Antonio Tafuri

Francesco Caia

Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

Patrizia Intonti

Consigliere C.N.F.

Presidente dell’Ente Biblioteca di Castel Capuano “A. De Marsico”

Nathalie Mensitieri

Coordinatrice Commissione di Diritto Sportivo COA Napoli

Intervengono

Luigi Riello

Maria Rosaria San Giorgio

Procuratore Generale Corte di Appello di Napoli

Stefano Palazzi

Giudice della Corte Costituzionale

Tommaso Eduardo Frosini

Ordinario Diritto Pubblico Comparato Università S. Orsola Benincasa

Presidente Tribunale Militare di Napoli

Introduce e modera

Gianfranco Coppola

Presidente Nazionale U.S.S.I.

Interverranno i Curatori del libro Il Presidente del COA di Napoli

Avv. Antonio Tafuri

Il Presidente dell’Ente Biblioteca

Avv. Patrizia Intonti

La partecipazione all’evento darà diritto a 3 crediti formativi

Si terrà lunedì 16 Maggio, nella splendida Biblioteca di Castel Capuano, sede del vecchio Tribunale di Napoli, la presentazione de “La Giustizia nello Sport” , un’opera in due tomi, per oltre 1600 pagine, a cura di Paolo Del Vecchio, Lucio Giacomardo, Mauro Sferrazza e Ruggero Stincardini pubblicata dalla Editoriale Scientifica. Nell’occasione, è stato organizzato un Convegno dal titolo “La giustizia sportiva tra ordinamento nazionale ed europeo” che dopo i saluti istituzionali del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Antonio Tafuri, della Presidente dell’Ente Biblioteca di Castel Capuano, Patrizia Intonti, il Consigliere del C.N.F. Francesco Caia, la Coordinatrice della Commissione di Diritto Sportivo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Nathalie Mensitieri, vede tra i Relatori il Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, la Giudice della Corte Costituzionale Maria Rosaria San Giorgio, il Presidente del Tribunale Militare di Napoli ed ex Procuratore Federale della FIGC Stefano Palazzi e il Docente dell’Università Suor Orsola Benincasa Tommaso Frosini. Il convegno sarà moderato dal Presidente nazionale dell’USSI Gianfranco Coppola. Agli avvocati presenti saranno riconosciuti 3 crediti formativi.


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DOMENICA 8 MAGGIO 2022

NAPOLI, OSPEDALE COTUGNO: NASCE LA SALA MULTICULTO PER LE PREGHIERE

di Giuseppe del Bello fonte: “La Repubblica” Napoli.

Da giovedì 28 04 2022 nel polo infettivologico napoletano è nato un luogo dove ricoverati e familiari potranno raccogliersi, a qualunque religione essi appartengano. Non solo la chiesa dei cattolici, ma un ambiente a disposizione dei credenti di ogni religione. Un luogo dove i ricoverati, da qualsiasi paese provengano e a qualsiasi fede appartengano, potranno raccogliersi in preghiera. Da soli o con i familiari. Tra le prime a realizzare la “sala del silenzio”, nel 2013 fu la cittadella ospedaliera Sant’Anna di Ferrara, seguita dalla Santo Stefano di Prato. E poi altre ne sono state create: a Bergamo, Palermo, Milano, Torino e Roma. Adesso è la volta del Cotugno di Napoli dove, grazie all’iniziativa intrapresa da Alberto Vito, direttore di Psicologia clinica, e alla lungimiranza del manager Maurizio Di Mauro, dalle 11,30 di giovedì ha aperto le sue porte la prima Sala Multiculto e del Silenzio della Campania. Per onor de vero. Tutte queste realtà di culto multietnico e multireligioso create in strutture sanitarie confermerebbero un mio vecchio progetto che credevo fosse utopia. Un progetto che, a differenza della destinazione solo alle circoscrizioni sanitarie, era ed è indicato per tutta l’umanità nella sua relativa normale e ordinaria pratica religiosa. A testimonianza di quanto affermato vi è una email inoltrata nel gennaio 2015 all’allora sindaco Dott. Vincenzo Carfora... In sintesi conteneva quanto segue... Carissimo Sindaco, ciò che sto per proporre alla sua gentile entità le sembrerà strano, bizzarro, forse utopico. Tuttavia, pur d’essere convinto di andare verso un sicuro fallimento, piuttosto di un pentimento per non aver osato, tenterò questa mia

sortita sperando di incontrare un esito positivo. Noi, cittadini di Casoria, pur essendo una piccola comunità anagrafica rispetto alla popolazione nel mondo, nulla può impedirci di intraprendere iniziative costruttive inerenti a problematiche d’interesse sociale internazionale, “ sempre da un’unica mente nasce un’idea e da qualsiasi angolo della Terra, poi deve essere la comunità a farla sua”. Quindi, con argomentazioni più approfondite da trattare in seguito, Le proporrei, carissimo Sindaco di Casoria, di erigere una struttura dedicata al sacro, nella quale potranno recarsi fedeli di ogni culto, dove, nell’assoluto silenzio, innanzi alle proprie simboliche sacralità, avranno la libertà di essere in contemplazione con il “loro” “unico” Dio. Pratica molto più profonda di qualsiasi riferimento liturgico, cerimoniale, rituale. Tutti dunque, di ogni sorta di religione, con diverso credo ma con un unico obiettivo; l’unità umana! Affinché ci sia piena maturata consapevolezza al raggiungimento della totale fratellanza, in un’unica religione; Amore, quale sinonimo di un’unica entità; Creatore! Al di sopra di ogni singolo umano e di qualsiasi denominazione che lo stesso uomo abbia preferito per scelta o per eredità associare e associarsi... Una rivoluzione questa, forse solo simbolica, certamente un seme, laddove se germogliasse, sarebbe un’alba di un nuovo cammino della civiltà umana. Mentre, la città di Casoria, oltre a divenire la capitale antesignana della globalizzazione multi etnica religiosa, potrebbe essere designata al premio nobel per la pace, e, non è poco! “Che Casoria non sia solo tema di cattiva cronaca di camorra, terra dei fuochi, di sommerso sociale, ma anche espressione di cultura e, il nostro passato di lustri personaggi e attuali energie umane, confermerebbero l’attendibilità.” Cordiali saluti Salvatore Sarti


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ELENA TORRE

CICLONE BARGILLI! IN SCENA IN SICILIA CON UN NUOVO SPETTACOLO CHE NOTTE QUELLA NOTTE!

La poliedrica Marianella Bargilli torna in scena dopo la trionfale tournée con Uno, nessuno e centomila a fianco di Pippo Pattavina conclusasi proprio in Sicilia pochi giorni fa. L’attrice toscana interpreta la protagonista dello spettacolo “Che notte quella notte!” in cui veste i panni della soubrette Caterina. Dopo il debutto di venerdì 29 Aprile e la replica di domenica 01 Maggio Teatro Annibale Maria di Francia a Messina è pronta per Catania prima, Augusta e Giarre poi. “Sono molto felice di lavorare per la seconda vota con Antonello Capodici -dichiara Bargilli- c’è stata tra noi sin da subito una buona sintonia, ci capiamo al volo e questo è fondamentale. Mi piace il suo modo di dirigere gli attori”. L’inizio della storia: è la sera l’ultimo dell’anno del 1936, nella sperduta (ed immaginaria) stazioncina siciliana dell’altrettanto immaginario paese di Montefranoso. Il capostazione Saverio, ormai ben oltre i limiti dell’età pensionabile, trascina le lunghe e solitarie notti del turno restaurando vecchi Pupi siciliani. Insieme a lui, il nipote Liborio: giovane ferroviere desideroso di compiacere il “regime” nella speranza di fare carriera. Regime rappresentato, nell’immaginario della commedia, da Fofò: specie di vitellone, più impegnato a cercare “femmine” che nella causa del fascismo. Fofò millanta da due mesi una fantastica avventura erotica con una “soubrette” romana: Saverio e Liborio non ci credono granché. Ma proprio la notte di capodanno (“quella” notte) la ragazza, incredibilmente, arriva a Montefranoso. Si chiama Caterina, fa la ballerina in modeste produzioni di Varietà e sopravvive, come può, alla disillusione della vita e del mestiere… “Che notte quella notte! È una storia molto bella -continua

Bargilli- la storia di un incontro tra persone differenti, mondi differenti un uomo e una donna costretti in qualche modo a fare i conti con la propria vita, a farne un bilancio. Da una parte Saverio che ha trascorso la sua vita entro i confini di una stazione, dall’altra Caterina, che interpreto, che ha cercato fuori dal paesino di provincia in cui è nata la sua emancipazione”. “Saverio è vecchio e stanco, desidera solo la solitudine e la lontananza remota della sua stazione, ma non può lasciare che questa violenza, semplicemente, “sia”. Che accada. -Sottolinea il regista Antonello Capodici - È cosciente, come dice il personaggio del “cattivo” Fofò, che arrivi per tutti prima o poi il momento di dire “no” se si deve “dire no”. Anche se da questa risposta può dipendere la tua sorte e persino la tua vita. Dire “no” a questo “piccolo stupro”, significa dire “no” a tutti gli stupri possibili. Dire “no” alla violenza ed alla sopraffazione. Ed anche se la commedia di Mafra (nom de plume collettivo del gruppo di lavoro del Teatro ABC di Catania) -aggiungesi svolge a tanta distanza da noi, nel tempo e nello spazio, purtroppo, i fatti che ogni giorno leggiamo sui giornali, o che vediamo in televisione ce ne restituiscono – intatti – l’orrore e l’urgenza. Ogni giorno, questa violenza (soprattutto sulle donne e sempre contro di esse) avrebbe bisogno di un “no” messo di traverso sui binari delle nostre “moderne” società. Il “no” delle nostre coscienze”. Ecco le date degli spettacoli: Sabato 7 domenica 8, venerdì 13, sabato 14, domenica 15 Teatro ABC Catania Venerdì 20 Teatro Città della notte Augusta (Sr) Sabato 28 Maggio Teatro Garibaldi Giarre Foto: David Glauso


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Editore C&C CENTRO STAMPE SRL

Direttore Responsabile: Ferdinando Troise WEB: C&C CENTRO STAMPE SRL - CASORIA Questo numero è stato chiuso il 5 maggio 2022

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