Numero 27 - Maggio/Giugno 2017
Scenari di viaggio di Lilli Goriup Tra le esperienze umane che più si avvicinano all’universale vi è quella del viaggio. Le immagini più attuali del viaggio sono oggi quelle degli ultimi della terra in fuga dai conflitti, che si vedono sbarrare davanti, una dopo l’altra, le frontiere del mondo come tante morse. L’umanità si è però messa in cammino ben prima, e cioè subito dopo essersi sollevata sulle due gambe. Da allora non si è più fermata. Si dice che durante la sua infanzia fosse nomade e solo in seguito abbia imparato a coltivare la terra, recintandola. Spinti da necessità i popoli hanno risalito continenti, attraversato mari, scalato montagne, raggiunto le estremità impervie del pianeta. Se non costretti, poi, gli individui hanno viaggiato e viaggiano seguendo la scia di innumerevoli altre istanze. “Per un solo dolcissimo umore del sangue, per la stessa ragione del viaggio viaggiare”, recita Khorakhané, la canzone di Fabrizio di Andrè ispirata all’omonimo popolo Rom. È stato detto che si viaggia per spirito di scoperta, di avventura, per fuga da sé o, al contrario, alla ricerca di sé. Esistono viaggi immaginari e allegorici, come quelli compiuti da Dante Alighieri o dall’omerico Odisseo. Vi sono poi i viaggi interiori. Un frammento di Eraclito mette in guardia dall’impossibilità di conoscere i confini della propria anima, pur percorrendone la strada. Sigmund Freud descrive la psicanalisi nei termini di una discesa archeologica. Il viaggio, attraverso il movimento, finisce per farsi immagine stessa del divenire. Lo Zarathustra nietzscheano, filosofo del divenire, è in cammino. Non ci è interessato, qui, tentare di definire l’essenza del viaggio ma solo (e umilmente) offrire una serie di spunti, di riflessioni, di prospettive, di narrazioni – di scenari, appunto, di viaggio. La nostra sequenza si apre con un reportage dalla Val di Susa. Una recente manifestazione corale a supporto del popolo No Tav diventa il pretesto per offrire uno scorcio sulla sua più che ventennale storia (Pittioni, p.2). Prosegue con Il tempio è sacro perché non è in ven-
dita. Appunti pellegrini dove il viaggio, nella figura del pellegrino, diventa portatore di una verità spirituale non corrotta (Natural, p.3). Ne La macchina dell’eterno presente un io narrante in prima persona ci conduce per mano attraverso un viaggio psichedelico. (Cerneca, pp. 4-5). Anche la consueta rubrica fotografica Camera Oscura stavolta è a tema, con alcuni scatti provenienti dall’Europa orientale (p. 6). Non solo ferie critica la concezione del viaggio inteso come un pacchetto preconfezionato da acquistare all’occorrenza e pertanto non in grado di apportare un’autentica crescita a chi ne fa esperienza (Salerno, p.11). Più moderno di ogni Occidente: Fosco Maraini in movimento è un viaggio attraverso l’opera e la biografia di Fosco Maraini, intellettuale poliedrico, scrittore di viaggio e non solo, fotografo, poeta, etnologo ed esploratore (Rosso, p.12). Non mancano la Terza pagina (Baciocchi, Rossi e Pacor alle pp.7-10) né le recensioni (Mignani, Goriup e Basileus alle pp. 13-15). Il retro di copertina è dedicato al festival Letteraria.
In questo numero
“C’eravamo, ci siamo, ci saremo” - Cronache dalla valle che resiste
pag. 2
La macchina dell’eterno presente pag. 4
Più moderno di ogni Occidente Fosco Maraini in movimento
pag. 14