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Volterra e l’Alabastro Volterra non è una città come tante altre. Da sempre arroccata sul suo alto colle e mai servita da quelle che sono state e sono le principali vie di comunicazione nazionali e regionali, essa manifesta nelle più significative testimonianze del suo passato i segni di un millenario isolamento. Ogni civiltà e ogni periodo storico hanno, però, lasciato in lei tracce significative con monumenti e creazioni artistiche di alto livello e incomparabile fascino. Volterra è una città d’arte della Toscana, unica ed irripetibile, dove lo stesso paesaggio così mutevole nell’alternarsi delle stagioni contribuisce ad esaltare l’alone di mistero, di solitudine e di romantica tristezza che la pervade. E’ una città di pietra, perché di pietra sono le strade, di pietra sono le sue torri e i suoi palazzi e di pietra sono le sue mura austere. Tutto è fatto di una pietra giallo-grigia, il panchino, da cui spesso affiorano conchiglie di rara bellezza. E di pietra, d’alabastro, è anche il suo artigianato. La provenienza del nome “alabastro” è certamente egizia e forse deriva dalla città di Alabastron, celebre anticamente per la fabbricazione di vasetti e di anfore destinati a conservare i profumi. Esistono due varietà d’alabastro: l’alabastro orientale (carbonato di calcio) e quello gessoso (solfato di calcio idrato).
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Ciborio (sec. XVI) e coperchio di urna etrusca (II sec. a.C.) in alabastro
Volterra e l’Alabastro
L’alabastro gessoso, quello che viene lavorato in Volterra ed in particolare quello estratto dal sottosuolo di Castellina Marittima, si è formato nel periodo miocenico in seguito ad un processo di sedimentazione e concentrazione del solfato di calcio contenuto nelle acque marine. Si tratta di una candida pietra che per la sua particolare morbidezza si presta ad essere più facilmente lavorata del marmo e quindi è adatta a riprodurre in scala ridotta certi motivi ornamentali ricchi di dettagli e a ritrarre nei particolari il volto umano, secondo i canoni estetici che dominavano gli indirizzi dell’arte classica. Quasi fosse una pietra degli déi, gli Etruschi se ne servivano per costruire sarcofaghi e urne cinerarie con ricche decorazioni raffiguranti
Alcune qualità di alabastro: Bardiglio, Scaglione
Volterra e l’Alabastro
l’immagine del defunto insieme a scene di vita quotidiana, ad immaginari viaggi nell’oltretomba e ad episodi famosi della mitologia greca. La maggiore raccolta di queste urne è custodita nel Museo Guarnacci a Volterra, ma altre si possono ammirare al Museo Archeologico di Firenze, al Museo Vaticano, al Louvre e al British Museum di Londra. In questo loro artigianato gli Etruschi usavano solo l’alabastro più pregiato, quello privo di impurità, lo coloravano superficialmente con sostanze minerali e certe volte lo ricoprivano di sottilissime lamine d’oro. I pochi rari reperti in alabastro di epoca medievale e rinascimentale testimoniano la totale decadenza in quel periodo dell’impiego di questo materiale. L’artigianato alabastrino comincia però a rifiorire nel 1600 quando, oltre ad opere esclusivamente artistiche si estende la lavorazione ad 2
oggetti di arredamento da lanciare sul mercato. Si può parlare però di vera espansione sotto il profilo quantitativo e qualitativo solo agli inizi del 1700 quando, per l’apporto di abili riproduttori di opere classiche, si cominciarono a produrre oggetti di ottimo livello che fecero conoscere l’alabastro al mondo intero. Secondo una relazione del Granducato di Toscana nel 1780 operano a Volterra 8 o 9 botteghe artigiane. Ma nel 1830 il numero dei laboratori sale a oltre 60 ed ha inizio il fenomeno dei “viaggiatori”. Erano questi produttori volterrani i quali battevano con i loro prodotti di alabastro le varie contrade del mondo, fino agli angoli più remoti, per cercare, attraverso l’apertura di negozi, la partecipazione a fiere e ad aste, i più vantaggiosi
sbocchi di vendita. Grande animatore dell’industria dell’alabastro, in questo periodo, fu Marcello Inghirami Fei che seppe unire ad un eccezionale talento artistico, un notevole intuito per gli affari e grandi capacità organizzative. Tra i numerosi meriti di questo nobile volterrano sono da sottolineare quelli di avere cominciato per primo lo sfruttamento dei giacimenti sotterranei di Castellina, che producono un alabastro d’incomparabile bellezza, avere creato impianti di lavorazione più moderni e capaci di produrre manufatti di notevole pregio, avere creato una grande scuola laboratorio dove più di cento allievi lavoranti potevano apprendere, sotto la direzione di abili maestri italiani e stranieri, l’arte della lavorazione dell’alabastro, in conclusione di avere dato inizio ad un importante processo di crescita del settore. Fino al 1870 l’alabastro conobbe un periodo di rilevante espansione e di crescenti affermazioni 3
Alcune qualità di alabastro: Agata, Pietra a marmo
Volterra e l’Alabastro
in Italia e all’estero. Da allora a periodi di prosperità economica sono seguiti altri di profonda crisi, ma nonostante l’alternarsi delle congiunture economiche, l’industria dell’alabastro volterrano ha continuato ad affermarsi per l’elevato pregio dei suoi prodotti. Sono trascorsi più di due millenni da quando gli Etruschi ne iniziarono la lavorazione, ma l’alabastro, pur tra numerose difficoltà, si lavora ancora in Volterra e, pur non costituendo, come è stato in un recente passato, il settore trainante della sua economia, è senz’altro ancora l’elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia. Oggi poche sono le botteghe artigiane rimaste nel centro storico, ma ad esse e a quei pochi veri artigiani che in esse lavorano è affidata la conservazione della tradizione e il compito di indirizzare la produzione verso la sua rinascita.
Cave di alabastro
Volterra e l’Alabastro
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Volterra and Alabaster Volterra is a city unlike any other. Perched high up on a hill top and far from the main routes of communication, Volterra bears testimony to centuries of isolation. Each civilisation and historical period have left incomparable works of art and architecture throughout the city. Volterra is unique among the artistic cities of Tuscany; the mutability of its landscape highlights the change of seasons contributing to the captivating atmosphere of mystery melancholy and solitude. The city is built of stone; the streets, the towers, the palaces and the austere city-walls. Everything is made from a yellow-grey stone known as panchino in which sea shells of rare beauty often appear. The city craftsmen work a local stone called alabaster. The origins of the word alabaster are certainly Egyption and perhaps comes from the city of Alabastron, famous in antiquity for the production of vases and amphoras for the conservation of perfumes. There are two varieties of stone: oriental and chalky alabaster. The chalky alabaster which is worked in Volterra and in particular that which is mined at Castellina Marittima, was formed in the miocene period following a process of sedimentation and concentration of the chalk solvates contained in sea water. This is a white
Albino Funaioli, medaglione in alabastro,.
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Volterra and Alabaster
Ritratti di Albino Funaioli e Giusppe Viti
stone which is particularly soft and easier to carve than marble and is therefore suitable for a small-scale reproduction of elaborate and detailed ornamental motifs, and for portraying the details of the human face, according to the aesthetic values of classical art. Almost as if it were the stone of the gods the Etruscans used it to carve sarcophaguses and funerary urns, which were richly decorated with images of the deceased together with scenes of daily life, imaginary journeys beyond the tomb and famous episodes from Greek mythology. The main collection of these urns is kept in the Guarnacci Museum of Volterra. Others can be admired in the Archeological Museum of Florence, in the Vatican Museum, in the Louvre of Paris and in the British Museum of London. The Etruscan craftsmen used only the purest alabaster which they coloured superficially with mineral substances. Sometimes they applied gold leaf to the stone. The rare remains of alabaster from the Middle Ages and the Renaissance suggest a total decadence in the use of the stone in these periods. The art of alabaster carving however began to flourish once again in the 17th century. Works of art were produced alongside minor decorative works for a commercial market. In the 18th century the production of alabaster reached significant heights through the
Bassorilievo in alabastro, Albino Funaioli
Volterra and Alabaster
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Candelabro in alabastro, Palazzo Viti Disegno dal catalogo della Fabbrica Viti
fine reproduction of classical works of art. These objects made alabaster famous throughout the world. According to a report by the Granduchy of Tuscany in 1780 there were 8 or 9 alabaster workshops operating in Volterra at that time. By 1830 the number of workshops had risen to more than 60. The phenomena of “travelling merchants� began in this period. These were Volterran craftsmen who traded alabaster in every corner of the world by opening shops, participating in fairs and auctions. Marcello Inghirami Maffei was a great entrepreneur of alabaster from this period. He combined an exceptional artistic talent with a notable business sense and organisational skills. One of the greatest achievements of this noble Volterran was the establishment of a mine to exploit the underground deposits of Castellina which produce an alabaster of incomparable beauty. He also created modern methods of pro7
Volterra and Alabaster
Foto d’epoca di botteghe artigiane: scultori
Volterra and Alabaster
duction capable of manufacturing objects of great worth, he created a school where more than one hundred apprentices could learn the art of working alabaster under the direct supervision of Italian and foreign masters. He gave great impetus to the growth of the alabaster industry. The entire sector expanded in Italy and abroad up until 1870, after which periods of prosperity have alternated with periods of economic decline. Despite fluctuating economic fortunes, the alabaster industry of Volterra has continued to produce quality craftsmanship. More than two thousand years have passed since the Etruscans began to carve alabaster and despite numerous difficulties the stone is still worked in Volterra, even if it no longer represents the main economic activity of the city as was the case in the recent past. Alabaster still constitutes an important cultural and historical aspect of Volterra. Today the small number of artisans who still work in the historical city centre conserve an important tradition. These craftsmen work to insure that this precious tradition will be preserved in the future. 8
Volterra und der Alabaster
Attrezzi per la lavorazione dell’alabastro Foto d’epoca di bottega artigiana: animalista
Volterra ist nicht eine Stadt wie jede andere. Seit je auf einem hohen Hügel gelegen, und daher abseits von den wichtigen nazionalen und regionalen Kommunikationswegen, offenbart sie in den wichtigsten Zeugnissen ihrer Vergangenheit, Zeichen einer tausendjährigen Abgeschiedenheit. Jede Kultur und jede geschichtliche Epoche haben jedoch wichtige Spuren hinterlassen, in Gebäuden und künstlerischen Schöpfungen von einer hohen Qualität und einer unübertrefflichen Anziehungskraft.
Volterra ist eine Kunststadt der Toskana, einzigartig und unnachahmbar; wo selbst die Landschaft dazu beiträgt die Atmosphäre von Geheimnis, Einsamkeit und trauriger Romantik zu vertiefen, welche die Stadt umgibt. Es ist eine Stadt aus Stein, aus Stein sind die Straße, die Türme und die Paläste, aus Stein, „panchino“ genannt, in welchem man oft einzigartig schöne Muscheln findet. Und aus Stein, dem Alabaster, ist auch das Kunsthandwerk dieser Stadt. Der Name Alabaster kommt sicher aus dem ägyptischen, vielleicht von der Stadt Alabastron, in der Antike berühmt für die Herstellung von kleinen Vasen und Anforen für die Aufbewahrung von Parfümen. Es gibt zwei Arten von Alabaster: der orientalische Alabaster (Kalzium Karbonat) und der gipshaltige (Kalziumsulfat). Der gipshaltige Alabaster, welcher in Volterra verarbeitet wird und der vorwiegend in Castellina Matittima vorkommt, hat sich in der miozenischen Zeit, aus einem Prozess von Ablagerung 9
Volterra und der Alabaster
Foto d’epoca di botteghe artigiane: tornitore, lucidatrici, ornatista
und Konzentration von Kalziumsulfat aus dem Meerwasser gebildet. Es handelt sich um einen hellen Stein, der sich wegen seiner besonderen Weichheit leichter bearbeiten lässt als der Marmor und daher dazu geeignet ist, bestimmte in Einzelheiten aufwendige Verzierungen auf kleiner Scala nachzuarbeiten, oder aber das menschliche Antlitz, nach den ästetischen Regeln die die Kunst der Antike beherrschten, darzustellen. Fast als ob es sich um den Stein der Götter handelte, haben ihn die Etrusker benützt um Särge und Aschenurnen mit reichen Dekorationen herzustellen. Dargestellt werden Szenen des Verstorbenen im täglichen Leben, Fantasiereisen ins Jenseits und berühmte Episoden aus der griechischen Mythologie. Die größte Sammlung dieser Urnen befindet
Volterra und der Alabaster
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sich im Museo Guarnacci in Volterra, andere kann man im Museo Archeologico in Florenz, im Museo Vaticano, im Louvre und im British Museum in London bewundern. Die Etrusker haben für ihre Kunst nur den besten Alabaster, den ohne Unreinkeiten, verwendet. Oft wurde er oberflächlich mit dünner Goldfolie bedeckt. Die wenigen Überreste aus Alabaster aus dem Mittelalter und der Renaissance bezeugen die totale Dekadenz dieser Zeit in der Verarbeitung
Botteghe artigiane: scultore animalista, segantino
dieses Materials. Das Alabasterhandwerk beginnt wieder im 16. Jh. aufzublühen, als man aufhörte nur künstlerische Werke zu schaffen und auch einfache Gegenstände auf den Markt brachte. Aber erst ab Anfang des 17. Jh. kann man von einem qualitativen Aufschwung sprechen. Den Verdienst haben fähige Nachbildner klassischer Werke, die anfingen Gegenstände hoher Qualität herzustellen und den Alabaster in der ganzen Welt bekannt zu machen. Nach einer Aufzeichnung des Granduca der Toskana aus dem Jahre 1780 gab es in Volterra 8 oder 9 Alabaster-Werkstätten. Aber 1830 erhöhte sich die Zahl auf über 60 und damit begann die Zeit der Reisenden. Die Hersteller aus Volterra bereisten mit ihren Alabasterwerken alle Länder bis in die entlegensten Winkel, um durch die Eröffnungen von Verkaufsläden und durch die Beteiligung an Ausstellungen und Verkaufsasten neue Verkaufsmöglichkeiten zu finden. Eine Person, die erheblich an der Entwicklung der Alabasterindustrie jener Zeit beteiligt war, ist Marcello Inghirami.
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Volterra und der Alabaster
Botteghe artigiane: ornatisti, animalista
Volterra und der Alabaster
Dieser vereinte hervorragendes künstlerisches Talent, besonderes Gefühl für das Geschäft und organisatorisches Können. Einige seiner vielen Verdienste war die Förderung der unterirdischen Alabastervorkommen in Castellina, wo man unvergleichlich schönen Alabaster fand; die Kreation von Bearbeitsmethoden, die die Herstellung modernisierten und es möglich machten, Gegenstände von bemerkenswerter Qualität herzustellen; die Eröffnung einer Handwerkschule, in der Hunderte von arbeitenden Schüler unter der Führung fähiger Meister aus dem In - und Ausland, die Kunst der Bearbeitung des Alabasters erlernten. Damit gab er den Impuls zu einem wichtigen Wachstumsprozess. Bis ins Jahr 1870 erfuhr der ganze Sektor einen sehbaren Aufschwung und wachsende Anerkennung in Italien und im Ausland. Von da an wechselten sich Zeiten blühender Wirtschaft mit denen tiefer Krisen ab. Doch der Alabaster hat durch die hervorragende Qualität seiner Produkte den Markt weiter erobert. Es sind über 2000 Jahre vergangen seit die Etrusker anfingen den Alabaster zu bearbeiten und trotz vieler Schwierigkeiten wird er heute noch in Volterra bearbeitet. Auch wenn dieser Sektor nicht mehr wie in jüngster Vergangenheit der wichtigste Faktor der Ökonomie Volterras darstellt, ist er doch ein charakterisches Element seiner Kultur und seiner Geschichte. Heute sind wenige Handwerksläden im geschäftlichen Zentrum übriggeblieben. Ihnen und den wenigen Handwerkern die dort arbeiten ist die Erhaltung der Tradition anvertraut und auch die Aufgabe diesem Handwerk zu einem neuen Aufschwung zu verhelfen.
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Volterra et l’Albâtre
Botteghe artigiane: ornatista
Volterra n’est pas une ville comme tant d’autres. Depuis toujours juchée sur sa haute colline et mal desservie par les voies de communication principales, nationales et régionales, elle révèle, par les importants témoignages de son passé, les marques de son isolement millénaire. Toutefois, chaque civilisation et chaque période historique ont laissé en elle des traces importantes avec des monuments de haut niveau et des créations artistiques au charme irrésistible. Volterra est une ville d’art de la Toscane, unique et exclusive. Même son paysage, si changeant dans l’alternance des saisons, contribue à exalter son atmosphère de mystère, de solitude et de tristesse romantique qui l’anime. Volterra est une ville de pierre, car en pierre sont ses rues, ses tours, ses palais et ses austères remparts. Tout est fait en une pierre jaune-grise, le panchino, dont de superbes fossiles en forme de coquille affleurent souvent. Et de la pierre aussi, l’albâtre, est né son artisanat. L’origine du nom “albâtre” est sûrement égyptienne. Ce terme dérive peut-être de la ville d’Alabastron, célèbre dans le passé pour la production de petits vases et d’amphores destinés à conserver les parfums.
Collezione “49 sogni di Alabastro” (Coop. Artieri Alabastro)
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Volterra et l’Albâtre
Il existe deux sortes d’albâtre: l’albâtre oriental (carbonate de calcium) et l’albâtre gypseux (sulfate de calcium hydraté). L’albâtre gypseux, celui qu’on utilse à Volterra et particulièrement celui qui est extrait du soussol de Castellina Marittima, s’est formé pendant la période miocène, à la suite d’un processus de sédimentation et concentration du sulfate de cal-
Collezione “49 sogni di Alabastro” (Coop. Artieri Alabastro)
Volterra et l’Albâtre
cium contenu dans l’eau marine. Il s’agit d’une pierre candide, très souple qui se prête à être sculptée plus facilement que le marbre et donc adaptée aux reproductions sur une petite échelle de certains motifs ornementaux riches en détails ainsi qu’aux portraits du visage humain suivant les canons de l’art classique. Comme si elle était une pierre des dieux, les Etrusques s’en servaient pour construire des sarcophages et des urnes cinéraires riches en décorations représentant l’image du mort avec des scènes de la vie quotidienne, des voyages imaginaires dans l’au-delà et des épisodes célèbres de la mythologie grecque. La collection la plus grande de ces urnes se trouve dans le Musée Guarnacci à Volterra, mais on peut en admirer d’autres au Musée Archéologique de Florence, au Musée Vatican, au Louvre et au British Museum de Londres. Pour ce genre d’artisanat, les Etrusques n’employaient que l’albâtre le meilleur, sans aucune impureté. Ils le coloraient avec des colorants minéraux et, parfois, le recouvraient avec des feuilles d’or très minces. 14
Le peu de restes en albâtre d’époque médiévale et renaissante témoignent que, pendant cette période, l’utilisation de cette pierre était tout à fait en déclin. L’artisanat de l’albâtre commence, cependant, à renaître au XVII siècle quand, à côté d’oeuvres exclusivement artistiques, on commença à produire des objets pour la maison à lancer sur le marché. On ne peut toutefois commencer à parler de réelle expansion quantitative et qualitative qu’au début du XVIII siècle quand, grâce à l’apport d’habiles reproducteurs d’oeuvres classiques, on commenca à produire des objets de très haut niveau qui firent connaître l’albâtre dans le monde entier. D’après une relation du Grand-Duc de Toscane, en 1780 à Volterra existaient 8 ou 9 ateliers d’artisans. En 1830 le nombre des boutiques monte à plus de 60 et c’est le phémomène des “voyageurs” qui commence. Les voyageurs étaient des producteurs de Volterra qui battaient les différentes contrées du monde, jusqu’aux endroits les plus lointains, pour chercher, à travers l’ouverture de magasins, la participation aux foires et aux enchères, des possibilités avantageuses pour la vente de leurs produits. Le grand animateur de l’industrie de l’albâtre, pendant cette période, fut Marcello Inghirami Fei qui sut joindre à son exceptionnel talent artistique, un remarquable penchant pour les affaires et de grandes capacités d’organisation. Parmi les nombreux mérites de ce noble de Volterra, il faut souligner celles d’avoir commencé le premier l’exploitation des gisements souterrains de Castellina, qui donnent un albâtre à la beauté incomparable, d’avoir créé des ateliers plus mo-
Collezione “49 sogni di Alabastro” (Coop. Artieri Alabastro)
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Volterra et l’Albâtre
dernes et mieux équipés, capables de produire des ouvrages de grande valeur, d’avoir créé une grande école-atelier où plus de cent élèves-travailleurs pouvaient apprendre l’art de travailler l’albâtre, sous la direction d’habiles maîtres italiens et étrangers et d’avoir donné lieu à un important processus de croissance. Jusqu’à 1870 le secteur entier connut une période d’expansion importante et de succès croissants en Italie et à l’étranger. Depuis, à des périodes de prospérité économique ont suivi d’autres de crise profonde, mais, malgré les hauts et les bas de la conjoncture économique, l’industrie de l’albâtre de Volterra a continué à s’affirmer par la haute qualité de ses produits. Plus de deux mille ans ont passé depuis que les Etrusques commencèrent à s’en servir, et l’albâtre, malgré de nombreuses difficultés, est encore travaillé à Volterra et, même s’il ne constitue plus le secteur dominant dans l’économie de la ville, il n’en reste pas moins l’élément caractérisant de sa culture et de son histoire. Aujourd’hui, les ateliers d’artisans encore présents dans le centre historique sont peu nombreux, mais c’est à eux et aux peu de véritables artisans qui y travaillent qu’est confiée la conservation de la tradition et la tâche d’adresser la production vers une nouvelle renaissance.
Collezione “49 sogni di Alabastro” (Coop. Artieri Alabastro)
Volterra et l’Albâtre
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