C o n c e t ta C e l o t t o
Andar per feste riti e tradizioni popolari a Napoli e in Campania presentazione di At t il io Wander l ing h edit ing di Gi usep p e Mad onna
Ad Alice, ai suoi occhi profondi, al suo viso di bambina
Concetta Celotto
Andar per feste
riti e tradizioni popolari a Napoli e in Campania ISBN 9788874211821 Š Edizioni Intra Moenia 2016 Il Distico Srl Via Costantinopoli 94, 80138 - Napoli www.intramoenia.it - info@intramoenia.it Progetto grafico e Impaginazione: Giuseppe Madonna Foto di copertina: Michele Amoruso I diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo (compresi microfilm e copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.
Le feste a Napoli
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‘O Munacone 5 aprile e primo martedì di luglio - quartiere della Sanità
Tuttora è una festa piena di luci e di una solennità tipicamente popolaresca che coinvolge l’intero quartiere della Sanità. è dedicata a San Vincenzo Ferreri, vissuto a cavallo del ‘400 e chiamato dal popolo ‘O Munacone, in un accrescitivo che sta appunto ad indicare la sua fama e potenza nel novero dei santi. La sua statua si trova nella chiesa di Santa Maria della Sanità e da lì partono colorate processioni in cui sono protagoniste le abili manovre del “capo paranza” e dei portatori a spalla della pesante effigie del santo. Peccato che questa festa abbia in parte perso il fasto e la spettacolarità di un tempo, quando attirava popolo e nobiltà in una gara di sentita venerazione.
San Vincenzo Ferreri, vissuto tra la fine del '300 e gli inizi del '400 era un domenicano spagnolo, grande predicatore e dotato di forte carisma sia presso il popolo che presso i potenti del suo tempo. Ăˆ l'unico santo che ha avuto il riconoscimento di piĂš di 80 miracoli accertati durante il processo di canonizzazione. Tuttora la statua del santo viene portata in spalla per tutto il quartiere. Poi sul sagrato della chiesa di Santa Maria della SanitĂ scatta il momento del "trase e jesce": i portatori, incitati dal capo paranza si fermano e poi tornano indietro di tre passi, quasi saltellando, per tre volte.
Il primo martedì di luglio si celebra il miracolo attribuito al santo per la fine del colera del 1656. Per l'occasione piazze e strade vengono addobbate con luminarie e bancarelle e di nuovo la statua è in processione. Lungo il quartiere bambini vestiti di bianco come San Vincenzo e bambine vestite da contadinelle accompagnano il santo con i suoni della banda. Nella foto, il quartiere della Sanità in cui risalta la basilica di S. Maria della Sanità che nel quartiere chiamano “Chiesa di San Vincenzo ‘O Munacone”.
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A Villa guardarlo dall’alto il rione Sanità, “il più famoso di Na- M P.zza P.zza tteotti Ma Fioridiana Certosa di lice Bovio poli”, diceva un suo illustre figlio, tal Antonio De Curtis, quasi Via Sanfe az lc M S. Martino one M Via Di Vi a A. Fa l c on e ci si emoziona. Un ventre caotico e brulicante di vita che scorre F disordinata tra le vie strette puntellate di antichiMunicipio palazzi, a volte C ia Ta s so decrepiti e miseri,F altre volte pieni di un’antica eleganza. Sull’amM P.zza M Municipio Cor P.zza e diseguali, si eleva la cupola della basilica di so V masso di case grigie F it t . Emanuele Amedeo Maschio Teatro P.zza Trieste An gio Santa Maria della Sanità. Quando il sole splende, le sue maioliche ino S.Carlo e Trento Villa Pignatelli verdi e dorate si caricano di un fascino intenso ed il contrasto con ale Re zzo ton c ala P.zza P A il resto si fa davvero suggestivo. Via Plebiscito P.zza Ri vi e r a di C hia dei Martiri i Fino a qualche anno fa in questo affollato quartiere di a P.zza della Villa Com unale San Vincenzo Ferreri ‘O Munacone, così c o s Napoli, la festa per C a r a c Repubblica c e c i o P.zza a n l o F r chiamato per l’affetto e la Vittoria stima dei suoi fedeli, era celebrata i a V in grande stile. La basilica mariana, in cui è custodita la statua del Santo di Valencia, era (ed è tutt’oggi) al centro di queste V ia Pa rt en op e celebrazioni, esplosione di sentita religiosità popolare. La prima domenica di luglio la Sanità diveniva il teatro di una riCastel correnza tra le più famose della città. La festa del “Monacone” Dell'Ovo
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Andar per feste
durava cinque giorni ed era molto amata dai napoletani e ricca di tradizione. La devozione per San Vincenzo è cosa antica, e i suoi festeggiamenti risalgono addirittura al Seicento. Ma dove origina il culto? I napoletani sono particolarmente legati a questo che è considerato un Santo molto taumaturgico, uno dal miracolo facile e a cui ci si può rivolgere come a un padre affettuoso. Quello più noto è il miracolo della cessazione del flagello del colera che infierì nell’anno 1656, mietendo tantissime vittime in città. Allora i napoletani invocarono l’intercessione del Santo, la cui statua fu mostrata alla popolazione dopodichè la malattia, raccontano i cronisti, smise di procurare morte. Dopo quell’anno, la festa per ‘O Munacone fu celebrata con maggiore intensità e partecipazione. La sua statua fu portata in processione con grande solennità e ad essa presero parte le più importanti personalità dell’epoca.1 Uno dei tratti più caratteristici della festa erano le luminarie. Vi si lavorava con passione già da un mese prima, e in effetti erano talmente laboriose e spettacolari che bisognava organizzarsi per tempo. I lampionari, bravissimi artigiani, davano vita ogni anno a creazioni diverse, e sempre con risultati monumentali. L’intero quartiere veniva vestito a festa per la ricorrenza. Ad occuparsi dell’organizzazione era uno speciale comitato il cui compito stava nel raccogliere le offerte da parte dei commercianti, ma anche dei semplici cittadini per metter su l’imponente apparato, le fastose luminarie ma non solo. Ogni angolo del quartiere doveva essere curato: balconi, terrazze, entrate dei bassi, angoli di strada. E poi venivano contattate bande musicali, cantanti napoletani, e anche divi della scena nazionale. Il giorno della festa il quartiere era illuminato da un’esplosione di colori, da una policromia di luci che metteva gioia solo a guardarla. Una delle creazioni più imponenti 1. Giuseppe Porcaro, “Feste e tradizioni popolari in Campania”, Edizioni di Gabriele e Mariateresa Benincasa, Roma, 1990. 20
‘O Munacone
era la cosiddetta “Porta”, una spettacolare facciata realizzata con tantissime luci e motivi allegorici e religiosi, che veniva installata all’ingresso del rione su via Foria. Si immagini quanto doveva essere attraente il quartiere secoli addietro, quando non esisteva ancora l’elettricità e tutta la magia delle luci era affidata a labili fiaccole, torce di cera e romantiche lanterne a olio disposte un po’ ovunque, mentre balconcini e finestre erano dolcemente illuminati da lampioncini multicolore. Marino Niola in tono ironico racconta: “Non vi dico la festa di San Vincenzo! Figuratevi che allora l’illuminazione si faceva con le lampadine a olio: un po’ di stoffa fetente si metteva là dentro, si bruciava con l’olio e quella era la festa, poi man mano ci sono state luminarie più belle, sempre più belle”.2 Accanto a questo grandioso lavoro per l’allestimento delle luminarie, c’era poi tutta la febbrile preparazione dei bottegai, fruttivendoli, pescivendoli, beccai, salumieri, i quali facevano a gara nell’esporre la propria merce nella maniera più bella e invitante. Ovviamente non potevano mancare, come in ogni festa di popolo che si rispetti, decine e decine di bancarellari con gli oggetti più svariati. La processione del Santo avveniva il sabato precedente la domenica di festa e in tempi più antichi si estendeva anche ad altre zone limitrofe della città. “Il suo annuale trasporto a spalla – scrive Salvatore Maturanzo in “Tradizioni di Napoli” – è per consuetudine ereditaria riservato ai membri discendenti della famiglia Giordano. Nel secolo XVIII, il carrettiere Giordano, che era stato incaricato del trasporto della statua alla Basilica della Sanità, fu dai frati ricompensato con la somma di ducati otto, acquisendo il diritto per i suoi discendenti di trasportare a spalla la stessa statua durante le annuali processioni”.3 Lungo le strade i bambini erano vestiti di bianco come l’abito che fascia il Santo e le bambine da contadinelle. In sottofondo musica, spari di mortaretti e tanta travolgente allegria. 2. Marino Niola, “Il Purgatorio a Napoli”, Meltemi Editore, 2003.
3. Salvatore Maturanzo “Tradizioni di Napoli”, G. Casella, Napoli, 1956. 21
Andar per feste
Cosa resta oggi di una tra le feste più genuine e popolari di Napoli? Ben poco, possiamo dire. E questo con immenso dispiacere degli abitanti della Sanità, rione particolarmente geloso delle proprie tradizioni e molto orgoglioso della propria storia, di cui la festa per il Santo domenicano rappresenta un capitolo importantissimo. Nel 2000, dopo 22 anni di silenzio, vi fu il tentativo di riportare in vita i grandi festeggiamenti del passato. Si pensò di organizzare un grande palco su cui avrebbero dovuto esibirsi cantanti tra i più noti del panorama nazionale, esattamente come avveniva anni prima con i grandi concerti in piazza Sanità. Ma ad un passo dalle celebrazioni, le autorità negarono le opportune autorizzazioni all’espletarsi della manifestazione. Il discorso della festa si lega inevitabilmente alla natura particolare di uno dei quartieri più problematici della città. La camorra è una realtà così come quella delle antiche e bellissime tradizioni. E con entrambe bisogna fare i conti quando si parla della Sanità. La festa fu annullata per il rischio di infiltrazioni camorristiche nell’organizzazione. La reazione degli abitanti del quartiere fu violenta, disordini e proteste infuocarono quella parte di città. Ancora oggi il rione Sanità, ravvivato nel suo tessuto sociale da una rete associativa tra le più attive della città, tenta tutti gli anni di rimettere in piedi una festa bella come nel passato, ma celebrazioni in grande stile non se ne fanno più. Resta immancabile la festa religiosa, con la statua del Monacone che sfila tutta agghindata tra le stradine dissestate e povere del rione, tra la musica trionfante della banda, i bambini vestiti di bianco, le femminucce da contadinelle, la gioia della gente che segue il traballante simulacro portato a spalla dai biancovestiti. Qualche bancarella, molta confusione, motorini che rombano, la vivacità di sempre di un quartiere tanto difficile quanto poetico, di una bellezza dirompente e drammatica. E, a fine giornata, dopo la processione, grandi fuochi d’artificio, quelli sì, belli come sempre. 22