n° 43
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CHE FINE HA FATTO L’AlTeRnANZA ?
INFORMARE NON BASTA
L’accademia SOFOS (Scuola di Organizzazione Festival ed Occasioni Sociali), fondata nel 2007 ha due convenzioni. La prima, da sempre, è quella con l’Università di Firenze, che ci permette di erogare 6 CFU a seguito di 300 ore di impegno nei 2 livelli universitari, e la seconda, stabilita nel 2013 con cinque scuole superiori di Firenze, permette di contare come ore di alternanza scuola-lavoro le 200 ore dei 3 livelli dell’accademia SOFOS rivolti ai ragazzi dai 16 ai 19 anni. Queste convenzioni ci hanno fruttato molti rapporti e la possibilità di vedere come funzionasse quest’idea dell’alternanza scuola-lavoro dal dentro. Purtroppo, tra alti e bassi, è andata bene, ma non molto bene. Nelle scuole infatti non abbiamo trovato solo amici ma anche nemici e, visto che da parte nostra non abbiamo fatto niente per inimicarci nessuno, abbiamo iniziato ad indagare per capire per quale strana ragione a qualcuno venisse in mente di combattere un progetto finalizzato all’approfondimento della filosofia. Perché, diciamocelo, è davvero strano. Un progetto che non invade le ore di scuola mattutine, che segue gli studenti per 3 anni dandogli una formazione ad personam (ogni studente sceglie il suo percoso, non ci sono due percorsi uguali, niente standardizzazioni), ripetizioni gratis per tre anni, un diploma spendibile nel mondo del lavoro ed assistenza dopo la maturità sulla scelta della facoltà e sulla preparazione ai test d’ingresso. Non dovrebbero essere favorevoli più a questo che a mostruosità come l’alternanza in multinazionali alienanti? Non sarebbe scontato che sia meglio imparare ad organizzare eventi e studiare di più e meglio piuttosto che fare ore di fotocopie o – peggio – progetti che levano ore di lavoro pagato ai
Fare informazione è solo metà della torta. Tante cose la gente le sa benissimo. Ma decide di fregarsene. Bisogna che capiscano perché invece non gli conviene per niente fregarsene. Bisogna fare filosofia. Guido G. Gattai Facebook: GuidoGiacomoGattaiFanPage Instagram: GuidoGiacomoGattai / Telegram: FilosoFrammenti
BIG FISH di Tim Burton Un film che risponde alla celebre ed abusata domanda: “la vita è un sogno o i sogni aiutano a viverla?”. Tim Burton rielabora, almeno in parte, le atmosfere horror che avevano caratterizzato i suoi primi lavori e ci regala una fiaba -sinistra a tratti- colma di poesia. Big Fish è un film unico e commovente. Ci porta in una terra di confine tra realtà e finzione, come fossimo in un dormiveglia in cui non si riesce a capire se stiamo sognando o meno, se ci governa il conscio o l’inconscio. Ed Bloom è un personaggio che tutti noi conosciamo bene: quello che esagera i racconti delle sue peripezie, che infiocchetta gli aneddoti della sua vita in una confezione fantasmagorica, colui che chiameremmo un “contaballe” per dirla prosaicamente. Ed è molto bravo a raccontarle, le sue “balle” hanno fascino e danno suggestione; tanto che il figlio di Ed, vissuto con tale padre, ci è rimasto male quando è cresciuto e ha capito che la vita vera non ha poi molto di cui fantasticare e questo lo ha allontanato dal genitore. Ora però Ed sta morendo e suo figlio William dovrà presto salutarlo, è la sua occasione per rileggere l’Intera vicenda paterna e cercare di capire dove sta il confine tra onirico e concreto e se lo stesso confine abbia poi tutto questo valore. Tra uomini alti cinque metri, streghe, licantropi e pesci enormi, impossibili da catturare, si destreggia un cast stellare composto da Ewan McGregor e Albert Finney (Ed da giovane e da anziano), Jessica Lange, Elena Bonham-Carter, Steve Buscemi, Danny DeVito, Marion Cotillard e Miley Cyrus quando ancora aveva le stimmate di Hannah Montana. Una fiaba colossal, quindi, una storia senza tempo e un film destinato a non invecchiare, che restituisce sempre intatta la sua poesia. Giasmina D’Angelo liceo classico Michelangiolo
tanti, troppi disoccupati o sottoccupati di cui tristemente trabocca il nostro paese. Se il mondo fosse giusto, le scuole amerebbero il SOFOS e fuggirebbero da questi orrori. Ma il mondo, si sa, non sempre è giusto. Ci sono questi elementi che non avevamo valutato: 1 – per molti insegnanti insegnare è secondario, la cosa che più gli interessa è dimostrare il proprio potere. Si criticano tanto le forze dell’ordine per la loro mania del controllo ma
L’espressione “sei un sofista” viene dal movimento omonimo di filosofi greci attivi tra quinto e quarto secolo, malvisti dai contemporanei perché vendevano la conoscenza, che tradizionalmente doveva essere tramandata all’interno delle famiglie e quindi gratuita. Vittoria Nannelli liceo classico Michelangiolo