n° 47
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... e tu?
Lorenzo Orsetti, lo sanno tutti, è morto con onore. Lorenzo Orsetti, è morto combattendo nello YPG, combattendo contro l’ISIS. Io l’ho conosciuto quando aveva 14 anni. Con lui ho fatto le lotte politiche del liceo e, per quel che vale, abbiamo anche suonato insieme. Nel mio primo disco, lui è il bassista. Per quel che vale. Visto quanto hanno parlato quelli che lo hanno anche solo visto una volta in foto potrei occupare centinaia di pagine dicendo questo o quest’altro su di lui. Ma non ho detto molto finora, né dirò molto adesso. Il suo testamento parla da solo. Non c’è molto altro da dire. Il suo è il testamento di un eroe a tutti gli effetti. Di un grande pensatore e di un grande essere umano, impressionante. Quindi, di lui non dirò niente, perché quello che ha detto lui è già il meglio e anche la totalità di quello che se ne può e se ne deve dire.
Lorenzo Orsetti: 13 febbraio 1986 – 18 marzo 2019 Fiorentino, si era arruolato per combattere nello YPG in difesa della popolazione curda. È morto in un attentato poco prima della liberazione di Baghouz, ultimo avamposto dell’ISIS nel Kurdistan siriano. Ha lasciato queste righe.
“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. V i auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! Neppure un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che ogni tempesta comincia con una singola goccia. Cercate di essere voi quella goccia.” Lorenzo Orsetti
Chi ha detto e continua a dire altro, avrà le sue buone ragioni. Io non ne ho e quindi taccio. E non ho intenzione nemmeno di parlare del Kurdistan: ho letto Kobane Calling come tutti, leggevo i report di Lorenzo e contribuivo a diffonderli su Facebook, ma non sono certo abbastanza preparato per entrare in un argomento geopolitico così complesso. Parlerò di noi, invece. Noi che siamo quelli che non hanno saputo dargli, a Firenze, quello di cui aveva bisogno: un senso. Quanta gente scappa ogni giorno dalla nostra città e dal nostro paese perché non sappiamo dargli un senso? La nostra vita fatta di aperitivi e sorrisi falsi… noi abbiamo, nonostante tutto questo, noi abbiamo, mescolata fra di
Mary Shelley con Frankenstein sviluppò una serie di temi da lungo tempo ricorrente nelle diverse tradizioni europee. Si riporta che il chimico, medico e filosofo svizzero Paracelso (il cui reale nome era Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim) già nel sedicesimo secolo avesse teorizzato la formula per creare la vita. Vittoria Nannelli liceo classico Michelangiolo