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HÔTELLERIE: CON IL BONUS FACCIATE UN NUOVO SLANCIO AL SETTORE?
HOTEL SAINT TROPEZ RICCIONE. Studio di facciata; in fase di realizzazione
Durante la pandemia il settore turistico è stato messo particolarmente alle strette. Per far fronte a questo, il Governo ha varato alcune agevolazioni per un nuovo rilancio del settore, tra cui l’estensione del Bonus facciate
a cura della REDAZIONE
Dovendosi confrontare con un mercato globale costituito da grandi catene e alberghi all’avanguardia, l’hôtellerie italiana è chiamata a una rivoluzione. Innovazione, tecnologia e sostenibilità sono di sicuro le parole chiave per questo cambiamento, in cui sono chiamate in causa anche strutture piccole e indipendenti, spesso a gestione familiare. Grazie alla presenza di professionisti competenti e aggiornati sui nuovi incentivi, diverse società di ingegneria stanno portando avanti molte riqualificazioni di alberghi, attraverso interventi architettonici, impiantistici e di illuminotecnica. Per comprendere meglio le peculiarità di queste operazioni, abbiamo intervistato l’arch. Valeria Ferri, la lighting designer Chiara Tabellini e il geom. Matteo Villa di Polistudio A.E.S.
VALERIA FERRI Architetto
CHIARA TABELLINI Lighting designer
MATTEO VILLA Geometra
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C&C: Geometra Villa, cos’è il Bonus facciate? Quali sono gli interventi che si possono mettere in atto e chi ne può trarre vantaggio?
M.V.: Il Bonus facciate è una detrazione fiscale del 90% prevista dall’art. 1, commi da 219 a 224, della Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020) e prorogata per tutto il 2021 dalla Legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Legge di Bilancio 2021). Il Bonus è indirizzato al recupero del decoro architettonico delle facciate esterne degli edifici, senza limiti di spesa massimi, né limiti massimi di detrazione. Il Bonus comprendere la riqualificazione esterna di qualsiasi immobile: dal residenziale al commerciale, dall’alberghiero all’artigianale. È indirizzato alla sistemazione e al ripristino delle facciate esterne ammalorate e delle parti opache, ovvero in muratura e non vetrate. Sono compresi la tinteggiatura, il ripristino dell’intonaco, il rifacimento dei balconi, la loro pavimentazione, il frontalino, le ringhiere, le grondaie e i pluviali. Il tutto solamente se già presenti. Tra gli interventi ammessi c’è anche la realizzazione di un cappotto esterno in grado di migliorare l’efficientamento energetico dell’edificio. Il Bonus non include gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, se non visibili dalla strada o da suolo a uso pubblico. Non rientra nelle detrazioni tutto ciò che riguarda la pavimentazione delle corti esterne, le recinzioni e le tende. Ad esempio, se l’albergo da riqualificare è già dotato di un impianto di illuminazione esterna, allora l’intervento di riqualificazione illuminotecnica rientra nel bonus, altrimenti no. L’art. 121 del Decreto-legge n. 34/2021 ha previsto due opzioni per il Bonus facciate: ■ sconto in fattura: contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta; ■ cessione del credito: per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
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DEMO HOTEL. Mauro Santinato proprietario e Arch. Chiara Caberlon per le parti comuni. Lighting Designer: Chiara Tabellini
FAMILY HOTEL RICCIONE. Concept di facciata
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Architetto Ferri perché, a suo parere, è importante ristrutturare un hotel, in particolare la facciata? Quale può essere il valore aggiunto per il committente e per gli ospiti?
V.F.: L’agevolazione messa in atto dal Governo con il Bonus facciate è senza dubbio un’opportunità importante per la riqualificazione di un hotel e va colta per tutte le implicazioni che investe, non solo quelle di un rilancio economico. Prima di tutto, la possibilità di rinnovare gli elementi architettonici e/o strutturali che il tempo ha deteriorato; ma, sicuramente, non è di minore rilievo la possibilità di ottimizzare la forza comunicativa di una facciata ben progettata che definisca o rafforzi l’identità dell’hotel. È evidente come la qualità degli spazi interni sia importantissima per assicurarsi riscontri positivi da parte dell’ospite, ma non si può ignorare che il primo impatto del cliente sia con la facciata dell’albergo. Si tratta, infatti, del primo elemento di comunicazione di ciò che potrà trovare all’interno. Questo, a mio parere, è ancora più importante per le caratteristiche delle nostre città di riviera, città lineari sviluppate sul fronte del mare, dove le strutture alberghiere, nella maggior parte dei casi, si allineano una a fianco dell’altra in una successione continua che può risultare a volte anonima e disorientante. Ecco allora che una facciata, riconoscibile per colori, illuminazione e/o elementi architettonici, può fare la differenza e diventare punto di riferimento. È importante, inoltre, che le scelte di design della facciata siano in stretta correlazione con il progetto degli spazi interni. Oggi si parla di “esperienza” di vacanza e non semplicemente di soggiorno. Il racconto, la suggestione di tale esperienza può già iniziare dal primo impatto con la facciata della struttura. Si tratta, dunque, di un vero valore aggiunto che il committente può mettere in campo per arricchire la qualità della propria offerta.
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Come può lo studio della luce incidere positivamente sull’impatto visivo ed esperienziale dell’hotel?
C.T.: All’interno del concetto di restauro e risanamento conservativo, la normativa mira a incentivare la riqualificazione energetica degli edifici. Il lavoro di un progettista illuminotecnico – di concerto alle aspettative della committenza e dei tecnici architettonici – è quello di evidenziare la struttura attraverso giochi di luce funzionali sia all’impatto estetico complessivo, che all’ottimizzazione del risparmio energetico. Le nuove tecnologie di illuminazione permettono di disegnare la struttura evidenziandola e facendone risaltare i volumi distintivi, riducendo consumi e inquinamento luminoso.
Da un’analisi statistica emerge che il primo investimento in un albergo di medie dimensioni viene portato sui seguenti ambienti: bagno, camera da letto e corridoi. Spesso si lascia in secondo piano la facciata. Quanto è importante invece rinnovare e illuminare correttamente una facciata e quanto incide sulla brand identity di un hotel?
C.T.: Collaborando con consulenti del mondo dell’ospitalità ho imparato che l’aspetto interno ed esterno devono corrispondere nell’immagine e nella comunicazione del posizionamento
sul mercato che la struttura si prefigge di comunicare. Ciò non riguarda solo strutture stellate, ma anche edifici accessibili e più snelli. Ad esempio, tra i parametri di giudizio più impattanti nelle recensioni c’è la pulizia. Se un operatore nel mondo dell’ospitalità punta su questo aspetto deve essere consapevole che essa non riguarda solo l’igiene garantita all’interno, ma anche l’impatto visivo con la facciata che è il primo biglietto da visita di ciò che attenderà il cliente all’interno. Una facciata curata e ragionata, a prescindere dai vincoli strutturali, è sempre un efficace mezzo di comunicazione.
Le facciate messe in scena con la luce sono in grado di orientare, suscitare stati d’animo, emozioni e interesse. Per far questo è importante conciliare competenze illuminotecniche con una spiccata sensibilità estetica. Come avete integrato illuminotecnica e architettura? Come aiuta la luce a mettere in risalto lo stile architettonico dell’hotel?
C.T.: Ho lavorato con l’Arch. Pietro Marsciani, collaboratore di Polistudio A.E.S, su due edifici di rilievo sia in termini di volumi che di prestigio. L’approccio illuminotecnico in supporto a un progettista architettonico è votato a risaltare il concept che renderà unico e visibile l’edificio per cui è stato concepito. La luce diventa parte dell’architettura, si fonde con i materiali, i colori, esalta i volumi e ne crea di nuovi. La bravura sta spesso nel modellare la luce per nasconderla e risaltare l’architettura o porla in evidenza perché diventi elemento decorativo di giorno ed effetto luminoso di sera.
Oggi più che mai l’illuminazione deve essere anche sostenibile e deve coniugare risparmio, funzionalità e design. Inoltre, bisogna attenersi a determinate normative per evitare l’inquinamento luminoso. Qual è il suo pensiero?
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C.T.: È fondamentale ricordare tutti gli aspetti normativi del layout illuminotecnico che impone l’osservanza di regole e parametri per evitare eccessi, sprechi e disturbi visivi. La prima tra tutte è la Legge Nazionale UNI 10819:2021, parametrata con differenze marginali a livello regionale, in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico. La luce deve essere modulata e controllata nei fasci, nelle emissioni, nel colore, nei consumi e rispondere a specifiche tecniche in materia di efficienza energetica che va calcolata in base al rapporto consumo/ output. In entrambe le esperienze condivise, lo studio del concept ideato dall’Arch. Marsciani è stato affrontato dal punto di vista dell’illuminazione cercando di integrare le sorgenti già esistenti all’interno dei volumi riqualificati e rivisti. L’illuminazione delle parti comuni è stata resa più efficiente e tecnologica, in linea con le normative che prescrivono l’utilizzo di sistemi di controllo per gestire da remoto il contributo illuminotecnico al fine di limitare o agevolare interventi manutentivi e per contenere i consumi, modulando la luce che serve nell’arco temporale quotidiano in cui serve. Altro aspetto importante è la limitazione o eliminazione dei rischi che la nuova tecnologia LED comporta sull’aspetto salutare degli esseri umani che la osservano in maniera diretta. È necessario conoscere le reali caratteristiche e i limiti applicativi delle sorgenti luminose utilizzate.
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