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ANTICORSARE

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I ANTICORSARI:

I ANTICORSARI:

attuò quasi contestualmente al maggiore. Oltre ai due promontori di Talamone e dell'Argentario, la presenza di vasti e malsani acquitrini sia a nord che a sud degli stessi valse, se non altro, a contenerne il numero di torri strettamente indispensabili. In definitiva poche torri elementari a notevole distanza fra loro. Quanto ai promonto1i, invece , per le loro coste alte e frastagliate, con diverse sorgenti alla base e discreti abitati alle spalle, senza contare un vivace traffico mercantile nello specchio di mare antistante, la situazione appariva radicalmente antitetica, ideale per la guerra di corsa in ogni sua manifestazione. In definitiva molte torri armate a breve distanza fra loro. Suscettibili di reintegrazione le vecchie torri nel primo caso, del tutto incompatibili nel secondo, ferma restando l'esigenza di limitare al minimo i costi unitari e quelli complessivi del sistema essendo già esorbitanti le risorse fagocitate dalle grandi piazzeforti in costruzione. Si spiega così il perché soltanto due torri rispecchino i canoni di quelle vicereali napoletane coeve, certamente più moderne e senza dubbio più costose, mentre tutte le restanti, invece ricordino in genere quelle adottate dallo Stato Pontificio, ovvero torri a pianta quadrata con basamento scarpato e corpo parallelepipedo, apparato a sporgere su mensole e beccatelli ed ingresso sopraelevato. La non adozione del modello napoletano, tuttavia, dovette ufficialmente vantare una qualche motivazione di conforto, al di là di quella meramente economica. Non si spieghe r ebbe altrimenti come la medesima dirigenza politica e militare, nello stesso contesto storico e per identiche finalità riuscisse a giust ific are alla comm i ss ion e tecnica imperiale l a preferenza per una tipologia tanto dissimile in un sito di rilevante interesse strategico

È probabile che le ragioni prioritarie siano ascrivibili entr ambe alle connotazioni sociali esistenti a ll e spalle delle torri. In particolare in un caso alla insignificante densità demografica dell'Argentario e nell'altro invece a quella eccezionale di Napoli. Nel primo, infatti, la scarsa popolazione locale risulta quasi ne lla totalità concentrata in Po rto Erco le, in Talamone ed in Porto S.Stefano, tutti centri peraltro debitamente fortificati. Tra di loro praticamente il vuoto, connotazione che rendeva non remunerativa ogni incursione a terra e privi d'alternative gli agguati ai mercantili.

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Ma anche in questo caso l 'arcaicità, però di siffatto modulo ne decurtava la congruità all'impiego rispetto al napoletano, in particolare per l'anacronistico apparato a sporgere. Circa quest'ultimo occorre precisare che mentre la stragrande maggioranza delle torri pontificie pervenuteci ne conserva l'impianto, più o meno integro , quelle dei Presidi ne appaiono sistematicamente prive. Persino nei disegni se icenteschi del Fabroni <85 ) non se ne scorge traccia, come pure in ogni rilievo posteriore. Difficile ritenere che tutte lo abbiano potuto perdere per le vicende belliche immediatamente successive o per i cedimenti strutturali s ubito dopo l'entrata in se rvizio. Un gran numero di esse, invece, ostenta una o due piombatoie al mas simo. In buono sta to di conservazione, o ridotte ai soli su pporti lapidei, garantivano l ' inviolabilità del vano d'accesso o di una finestra: potenzialità interdittiva ben lontana, quindi, dal controllo totale del perimetro di base delle coeve torri napoletane ed in misura appena minore di tutte le altre. L'anomalia appare assolutamente inedita nel pur vastissimo repertorio delle torri costiere italiane, inducendoci a relazionarla ad una seco nda peculiarità a lt rettanto precipua di molte di quelle dei Presidi: i piccoli recinti a 'coda di rondine ' che ne serrano la rampa d'accesso. Loro tramite era poss ibile tenere eventuali assalitori a discreta distanza dalla torre , consentendo alla difesa di inquadrarli per la maggior distanza con una rosata più ampia del petriero.

Premesso ciò quanto esistente all'avvento dell 'annessione spagno la , ascrivibile alla iniziativa senese lungo il perimetro dell ' Argentario non offriva, a differenza della costa fino a Talamone, alcuna possibilità di recupero. In dettaglio: " si trattava di torri alte dai IO ai 15 metri, costruite in posizioni dominanti in prossimità della costa, a una distanza non superiore alle tre miglia l'una dall'altra. La modestia delle dimensioni di dette strutture s i spiega col fatto che i loro compiti non era no stre tt amente difen s ivi, ben s ì legati s oprattutto aJJ' avvistament o e a ll a seg n alazione " < 8 6 > Stando alle cronache correnti inlorno al 1569, il viceré di Nap o li don P arafan d e Rib era duca cl ' Alca là, compì una v is ita i s pettiva n e i Pres idi. Qui alla luc e d ei po siti vi ri s ultati del tcmegg iamento napoletano, conslatando l'inadeguat ezza d ell'e s istente ne .so ll ecitò un pronto adeguamento, come s i evince da un s ucc ess ivo rapporto del 28 aprile 1571, in cui tra l'altro s i precisava:

Cuordanse estas do s pla ças y do ze torres que es a la marina ...

Si presidian o queste due piazze e dodici torri poste l ungo l a marina [pe rò] i capi tani non possono as solvere a quanto devono difendere dal momento che per ordine d el d etto duca di Aka là s i sono cos tru ite lun go le marine di quei Pres idi le tre torri sopra d ette e le altre che man ca no da fare ..."<~7 '

Di certo, quindi, due anni dopo la vis ita v ice reale almeno tre nuove toITi risultavano opera ti ve ed a ltre, di numero imprecisato, in costruzione , m e ntre ben 12 dipendenti da Orb e te llo difendevano l a cos ta fin o a Talamon e. A rendere p e rò l a ques tion e più complicata inte rvengono altri docum e nti dai quali è faci le ev inc ere che già anterio rment e al '69 altre torri risultavano ultimate: il che sembrerebbe confe1mare la sosta n z ial e contemporaneilà fra l 'avv io de l torreggi am e nto de i Presidi e quello d e l re g no di N apo Li nel 1563. D e l res to ad un 'analog a conclusione induc e pur e un a mi ss iva d e l 25 marzo d e l 1564 in viata al Segreta1i o del Con sig li o di Stato, n e ll a quale s i m e n z ion ano alcune torri in avanzata fase di approntamento < 88 l S e mpre in quell o s t esso anno, in un a ltro documento d e l I' 11 se ttembre s i fa iiferimento a tre torri g ià in funz ione ed altre pro ss ime ad esser l o <891 • O vv io concludere che allo scadere del '64 almeno sei nuove toITi costiere fossero in ser vizio.

To rn a nd o a ll a cro n ologia de ll 'ap prontamento d elle torri, ap p are estremame nte probabile che da l 1569 si pro vv ide so ltanto a raccordarl e s tJ·ettame nte t ra di loro, ma ga ri in se re ndone d i ulteriori per eliminare da ll a ca tena l e ultime cesure, onde conseguire la co ntinuità, pres upp osto operativo di s iffatti di spos iti v i. Difficile comu nqu e stab ilire quante ne ven nero effettivamente cos truit e in quell 'a rco di tempo, di s icuro oltre un a doz zi n a a cui s i aggiunsero tutte Je altre in qualche modo recuperate o iiqualificate e d aggiornate, per un totale oscillante intorno alla trentina. In una re l az io ne de l 16 13 si rinlraccia in propo s ito c he :

· in questo luogo è Sfata fabb ri ca l a la prima torre e ben guardata per si cure-;.za de' naviganti e 1 altri, come a/Ire quattordic i le quali circondano ques10 Monte. già ricetto di Turchi e ladroni , et oggi così fallo sicuro

26011obre 1613" 1<JO •

L a singo lare la conicità de ll e fon ti ci rca 1'e ntità e la di s locazion e delle torri può esse re in var io modo interpretata. Inn anz it utto essendo poco numero se e di re lativamente facil e e rapi da cost ru zione, a lm eno ris petto aJl e fortez ze, non obbl i gavano a lunghe e minuz iose contabilità no nc hé a fre qu enti is pezio ni. Seco nd a riamenle l ' int era vic enda edi fi cat oria fu contraddi st int a da un a notevole approssimazione e s up erfi cialit à, fors e imputabile al particolare co nte sto politico, c h e te mend o di alienar s i g li appoggi medicei finì pe r adottarne acriticamente progettisti e tecnici, non se mpre di s p er im e ntata cap ac it à.

Con seq ue nz iale , pe rt a nt o, c h e qu an do s i avv iò fin a lm e nte un a più sc rupolos a inda gin e va lutati va affidandola al co nte Gabiio Serbe11oni (9 ll, in geg nere nùlita re di ri sa put a competenza e progettista della Città L eo nina di Roma ne l 1560, nonché figura di spicco ne lla conquista di Sie na e brillante combattente a Lepanto , le co nclu sio ni furono tutt 'al tro c he p os iti ve . R e du ce da un rec e nti ss imo sopra llu ogo ad a lcune fortific azio ni cos ti e re sic ili a ne, per l a precis ione compiuto nell 'es tate de l 15 72 '92l, e perfettamente aggiornato per i s uoi fre qu e nti s postamenti co n la flotta , s ul tor-

lNGl:GNO E PAURA TRENTA SECOLI DI fORTIFICAZIONl IN ITALIA

reggiam e nto napo letano, non può asso luta mente ritenersi incompetente od app e na inform ato in m erito. L a sua relazio ne ass urge, pertanto, ad ineq ui vocabile perizia. Eccone allora la im pi etosa conc lu sione sulle torri g i à costru ite od in corso di approntamento dello Stato dei Pres idi :

" Relatione et Discorso delle Torre per Gabrio Serbe/Ioni a di 18 xb re 1572

Le Torre c he si fanno alla Marina doveriano far doi effet 1i se possibile .fosse · l'uno d'esser pos10 in fuo co che puotesse scop rir bene li vascelli, /"al11v che puoresse d{f· fender le calle vicine. et puo1esse u.ffender li vascelli c he in quelle inrra ssero. Poi doveriano esse r capace c he alla cime l e puotesse sfar un sag ro. o dua , che man chi pe::.::.i non doveriano haver dentro. Che fossero tallt 'alte che fossero sicure da 11011 esser scalare perch é standovi de111ro dai, o tre, o qua11ro ltuomini non si puà far sentinella de colllinuo. anco eh.e la promettessero di farla.

Doveriano anco esser fabricate i11 modo con rutti li vantaggi c h e si possono aquistare. o, dalla nalllra del si10 , o dal cai•wnento di un gran fosso i1110rno, o. di grossezza de mura da qu e lla parte dove lo inimico con più comodità la può offender; acciò lo inimico non si pro111e1ta la facilità d'aquistarle - le qual cose non si so110 in ttl!to serva,e nella cos trutt ione d i q ueste Torre , essendo rneschine che non s i puossono ricever se non pez::.i piccoli, et basse a l cune et misere de muraglia, e 1 quella della voltor {Torre de/l'Avvo ltorej et d el capo del homo [Torre di Capo d'Omo} tante alte nella. somrnità de i monti, che non puonn o servi r per a ltro che de vedu 1a, et essendo in parte dove sa ria di bisogno puoter offende r li vascelli. nimici. et diffender li amici, sa ria bene non già g uarda r alla spesa e1fa rn e due altre c h e puotesse,vfar simile ufficio nel modo detto.

Ne però restar di metter un sagro per ogni Torre, anco ra sieno p iccole incassandoli con le casse cune et ruote basse alla fogg ia de vascelli di mare.

E, perchè le To rre di san Stejfano [Torre di S. Stefano] et del Calveto [Torre del Ca/vello} sono le più importante havendo lo,v da diffender che i11 quelli Porti 11011 se li metta li vascelli de nemici e t truovandosi coss ì meschine come di sopra ho detto, li gioveria assai an zi è necessario pe r diffender una calla detra Ca/veletta. che le due dette Torre non puonno scuopri re si facesse un 'altra Torre sopra la punta derra capo san giovane, nella sum ità d'essa punta qual scoprirà delta calle, et aiutarà la Torre di san Ste.ffa110 à dijfender la rnUa 111aggiore defla san giornne, et fosse fatrn nella 11wniera et qualità che di sopra ho detto.

Si doi·eria finire t111te le Torre de suoi servir) a quelle che 11011 le hano complite, cioe de{{e sue cisterne, scale, pone. et parapetti alti à bastanza nella cima.

Le sumi là de monti che sono Ficine al porto san Stej]à110 sono nella 111aniem che tanti giuditiosi hano de110, che 11011 se li può arcomodar cossa sicura, chi 11011 volesse estendersi dalla ci111a de monti venendo al basso verso detto porto. e! saria una longura de circa 300 canne, dove intrarebhe due gran cortine e, Tre Baluurdi, per pane, ocrnpando una larghe::.::.a. nella sumità de cento. e più canne. quale essendo cossa di /anta spesa à conslruerla, e/ maggior à tenerla pressidiata, mi par cosa di non raggionam e, ne pensarci, e ,amo pilÌ esse 11do tllfta quella parte scoglio pe/(1/0 Non apmvo mw1co si faccia le Tre Torre, dove ha sig nato il Bagiolo con + perchè in quelli fuochi 11011 p110111w giovare alla Marina, ne sono sicure da se, che bisogneria per assicurarle, fame altre alle cime de mo111i superiori che li sop ra s1an110.

Et se hene queste tal Torre 11011 sariano suffi.cien te a resister a una armow potente che 11011 godesse de quelli porti, e però 1anto e/ servitio che si11 hor ha11no fatto et che fanno sendo siate causa sin hora seco11di 111i è detto di safrar la libenà a picì de mille huomini. per el qual benefitio non s i e/oreria restar di fame più presw due più rhe 1111a 111eno essendo di ra1110 benefitio" 193

Dall e critiche del Serbelloni si ricava che molte torri g ià costru ite non ri s ultavano affatto idonee né per ubicazione, né per s truttura , né per dimensioni, ai co mpiti precipui. In capaci di interdire le ca le sottostanti o perché troppo alte o perché troppo s triminzite per contenere congrue ar ti g li erie od ancora perché troppo fragili per so pp ortarne le solleci t az ioni, la se nsaz ione che g li ingen e rarono fu di palese in affi dabilità. P e r s ino in prossim i tà di Porto S. Stefano la torre erettavi g li si confermò di totale in adeguatezza difen s iva, tanto da indurl o a prospe ttarn e una seconda adiacen te . ma di ben altra cons i stenza, indispensabile per neutrali zzare la per icolo sa deficienza. Attua lm e nte Porto Santo Stefano è sovrastato da un a gra ndio sa torre , ri batt ezza ta per le s ue dimensioni 'Fortezza Spag nol a', per cui è assurdo identificare in questa qu e ll a deprecata dal Serbelloni. De l re s to diversi documenti inducono ad ascrivere la sua edificazio ne tra il 1604 ed il 1622 <9.ii, lasciandoci in tal modo s upporre che propr io l ei sia la toITe auspicata dal celebre ingegnere nel 1572. Ed è allora estremame n te s ignificativo che quest' ultim a, di c ui il Serbelloni sos ti ene di aver indica to la corretta impo staz ione d ' impianto ed a rc hit ettonica , a pp ar te nga quand'anche maggiorata al l a tipologia vice real e napo letana, in particolare alla variante d efi nit a a doppia altezza e maggiorata abbasta n za frequente lungo la cost ie ra amalfitana, non a caso geomorfologicamente simile all'A rge nta ri o. Sempre da l la s u a re l azione si cog li e c he a ll a fine del 15 72 altre torri era no ancora in fase di se mplice progettazione, vigendo al riguardo a lqu anta incertezza persino s ul punto esat t o di edificazione

IL TORREGGIAMENTO D EL REGNO DI SICILIA I prodromi

Nel 1547 g iun se come nuovo vicerè della Sicilia don Gi ova nni de Vega 195 ): cli es tra z io ne militare s i m ostrò s ubit o convi nto della neces sità di fronteggiare le crescen Li razzie co rsare con un s i ste ma di ton-i, dispositivo c he va nt ava nell ' I sola g i à un a antichiss im a tradizione <%)_Secondo alc un e memorie , avva le nd osi del1'appo r to del l ' in geg ner Ferramolino avrebbe persino avv iato un parziale e l ac uno so torreggiamento di ince rti ssima quantizzaz io ne. Le fonti, però, del ruolo sos ten uto ne ll a vicenda dal tecni co so no e loq uenteme nt e mute . Coerente, quindi , ritenere l'ini z iati va se nz a dubbi o vera ma po ste ri o re d i a lm eno un triennio. De l res to in m er it o: " .. .si sa, purtroppo , be n poco: so lo il t e mpo di costruz i one e d il n umero delle s ue torri conosciamo, e per di più con qualche appro ss imazione

Sembra dunqu e che le torri, il viceré abbia ini z ia t o a farle cost ruir e n e l 1549 , e che il proc esso di costruzio ne sia term in ato nel 155 3, attendendovi il Ferra-

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