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WHY MARCHE MAGAZINE N. 15 APRILE MAGGIO 2013 BIMESTRALE - ANNO IIII - € 1,00
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Le tre facce delle Marche:
mare, terra e cultura
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GAUDENZIO TAVONI
Le Marche, sempre loro Il nostro obiettivo: continuare a parlare della nostra regione Non é facile per un nuovo direttore scrivere il suo primo editoriale di benvenuto. ll rischio di cadere nella banalità, infatti, é elevato e queste poche righe potrebbero divenire il peggiore dei biglietti da visita. Tuttavia, non ho intenzione di saltare la tradizionale prassi, né di sottrarmi ad un minimo di impegno con voi lettori per garantirvi un Magazine sempre più al passo con i tempi. Come ben saprete, l’attuale crisi economica non risparmia le iniziative editoriali come la nostra e far uscire regolarmente Why Marche é oggi un’impresa piuttosto ardua. Stanno cambiando, inoltre, il modo e i mezzi per comunicare e, dunque, in questo contesto sará sempre più indispensabile adeguarsi e seguire queste tendenze, peraltro da noi già recepite e verso cui ci siamo indirizzati sin dal primo numero del nostro Magazine. E Whymarche. com conferma, oggi, il successo di quella scelta editoriale che ci aveva visto pionieri di un nuovo modello di comunicazione. Condivisione delle notizie, presenza sempre più massiccia sul web, interazione tra redazione e utenti, social network, nuovi temi e filoni di approfondimento, nuovi target di lettori: su tutto questo si gioca la sfida del futuro su cui si baserà il prosieguo ed il successo del nostro progetto editoriale. L’obiettivo, però, non cambierà: raccontare le Marche e i marchigiani sarà sempre il motore del nostro Magazine. Cartaceo ed on line,Why Marche sarà una finestra sempre più ampia sulla nostra Regione ed un faro illuminante sulle nostre grandi capacità di fare impresa, turismo, agricoltura, sport, cultura e sociale. La marchigianità, il modello di sviluppo marchigiano e il bel vivere nella nostra Regione saranno declinati con innovativi metodi di comunicazione, ma noi non vi abbandoneremo e saremo sempre qui a raccontare di voi stessi. Intanto, in questo numero potrete approfondire la conoscenza di un bravo artista di spettacolo, di superlativi vini, dei festeggiamenti per i 150 anni della Fisarmonica, del Maestro Floriano Ippoliti e di tanto altro….. il tutto rigorosamente Made in Marche.
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SOMMARIO AGORÀ 8 Il ricordo di un figlio INNOVAZIONE8 Parliamo green? 10 Dentro o fuori? 12 Pensare al futuro UNIVERSITA’10 Spesa a km 0 14 Lauree on line IMPRESA 16 Intermodalità è sostenibilità 18 Positivi, si fa 20 Quando la tecnologia aiuta
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TURISMO 22 In viaggio tra i teatri 24 Alla scoperta di… 26 Vicini, per tradizione 28 Viste da occhi stranieri 30 Next step: convertire! ISTITUZIONI 32 Godibili, per tutti INTERNAZIONALIZZAZIONE 34 Al centro della Macroregione FORMAZIONE 35 Una nuova cooperazione VELICA 36 La storia nelle navi
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Palcoscenici internazionali
N° 15 - APRILE MAGGIO 2013
www.whymarche.com Direttore Responsabile: Gaudenzio Tavoni g.tavoni@whymarche.com REDAZIONE Caporedattrice: Eleonora Baldi e.baldi@whymarche.com Responsabile di redazione Paola Solvi p.solvi@whymarche.com
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Responsabile Marketing Raffaella Scortichini r.scortichini@whymarche.com
SOCIALE 38 Ricostruire una famiglia
Direttore Artistico Silvio Pandurini s.pandurini@whymarche.com
CONSUMATORI 40 Gestiamo i debiti
Editor Giampaolo Paticchio Andrea Cozzoni Valentina Viola Michela Maria Marconi Stefano Pagliarini Alessandro Morbidelli Marco Bramucci Fabio Curzi Fabrizio Donato
ARTE E CULTURA 48 Destinazione: cultura 50 Lo scultore dell’etica 52 Cuciti per sempre 54 Comicità Made in Fermo
Hanno collaborato Cianzia Pelagagge Loredana Baldi Daria Perego Garofoli Ilenia Pallottini
EVENTI 56 L’anima di Castelfidardo SPORT 58 Vele internazionali 62 Vittoria in rosa
Concept: Theta Edizioni
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MOTORI 64 Rombi marchigiani
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ESTERO 66 Bellezze nordiche
Casa Editrice: Theta Edizioni Srl Registrazione Tribunale di Ancona n° 15/10 del 20 Agosto 2010 Sede Legale: Via Villa Poticcio 22 60022 Castelfidardo - Ancona www.thetaedizioni.it - info@thetaedizioni.it Tel. 0731082244
SALUTE E BENESSERE 68 In forma, così! 70 Vi spieghiamo il crudismo
Stampa: Tecnostampa: Via Le Brecce - 60025 Loreto (AN)
ENOGASTRONOMIA 72 Semplice nobiltà
Chiuso in redazione il 24 Maggio 2013
Abbonamenti: abbonamenti@whymarche.com
STYLE & FASHION 74 Pronti per la gita?
COPYRIGHT THETA EDIZIONI TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. NESSUNA PARTE DI QUESTO MENSILE PUO’ ESSERE RIPRODOTTA CON MEZZI GRAFICI, MECCANICI, ELETTRONICI O DIGITALI. OGNI VIOLAZIONE SARA’ PERSEGUITA A NORMA DI LEGGE.
HITECH 76 Nuove frontiere editoriali PERCHE’ 78 Vite in carcere
per qualsiasi informazione
info@whymarche.com
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w CARLO URBANI
Carlo il papà Tommaso Urbani è il più grande dei tre figli di Carlo Urbani, medico che nella lotta contro la Sars salvò tante vite ma perse la sua. Oggi il primogenito di questo grande uomo ci racconta, semplicemente, suo padre Il rischio, quando si fa qualcosa di grande nella propria vita, è quello di essere ricordato come un personaggio e non come una persona. Certo, i nostri cari sapranno sempre perfettamente chi siamo, nel profondo, veramente, cosa ci fa ridere e cosa ci fa arrabbiare. Ma i più ci identificheranno con quello che abbiamo fatto e non con quello che siamo. Che, a ben vedere, quando si è lasciato un segno fortemente positivo, è anche una bella cosa. Ma è comunque sempre una parte di un tutto. Ed è molto più bello avere orizzonti ampi, punti di vista differenti e non un solo monolite a rappresentarci. Quest’anno ricorre il 10° anno dalla morte di Carlo Urbani: medico che per curare una delle malattie più terribili del nostro secolo, la Sars, finì per dare in pegno la sua vita. Che abbia avuto un grande cuore dunque, lo si capisce già da questo. Ma abbiamo voluto spostare ancora un po’ il velo che separa il personaggio dall’uomo. E per farlo abbiamo chiesto l’aiuto di suo figlio Tommaso, che adesso ha 26 anni e che il papà continua a tenerlo ancora con sé. E si avverte, anche se la voce metallica del telefono toglie un po’ di poesia alla nostra chiacchierata.
LA FAMIGLIA URBANI
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ELEONORA BALDI
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i è sempre parlato di Carlo Urbani, il medico. Aiutaci ad entrare un po’ di più nel suo mondo personale… “Di certo è stato un medico, un ricercatore appassionato e un uomo che ha voluto aiutare in tutti i modi chi soffriva. Ma Carlo Urbani era anche un marito ed un padre, il mio e dei miei due fratelli (Tommaso ha una sorella e un fratello minori, ndr). Nonostante quello che si possa credere, come padre era molto presente anche se spesso era fuori per lavoro. Quando ci siamo trasferiti, prima in Cambogia e poi in Vietnam, le missioni lo portavano lontano da noi per molto tempo; ma ci tenevamo in contatto, se partiva per brevi missioni quando eravamo in Italia, con una fitta corrispondenza, per non perdere mai il legame. E poi, quando era a casa con noi sapeva sempre come recuperare il tempo perso!”. Ti va di raccontarci un aneddoto particolare a questo proposito? “Certo! Questo è uno dei ricordi di cui parlo più volentieri perché credo renda benissimo l’idea di che padre era. Io ero piccolo e lui doveva partire per 2-3 settimane. Ovviamente, come ogni volta, ero molto dispiaciuto che lui dovesse allontanarsi da me. E lui lo sapeva. Quindi si inventò una caccia al tesoro, che sarebbe dovuta iniziare solo una volta che lui fosse stato lontano: non solo un modo per tenermi occupato in sua assenza ma anche per far sì che continuassi a sentirlo vicino perché era qualcosa che aveva fatto per me, per non farmi arrabbiare e sentire la sua mancanza”. Che rapporto avevi con tuo padre? “E’ morto quando io avevo 16 anni, nel pieno della mia adolescenza, un’età di certo particolare. Ma con lui ho sempre avuto un rapporto di forte complicità. Io sono il più grande tra i figli e ho sempre condiviso le sue scelte e le sue idee. In me ha sempre trovato pieno appoggio. Mi ricordo di quando si doveva decidere se partire prima per la Cambogia e poi per il Vietnam. Nel primo caso mio fratello aveva solo un anno, mentre quando arrivò la proposta del Vietnam mia sorella era nata solo da un paio di mesi. Ovviamente mia mamma era piuttosto titubante. E lui chiese a me di appoggiarlo mi disse “dobbiamo convincere la mamma!”. A me è sempre piaciuto viaggiare, conoscere nuove culture. E poi sapevo che quello era il suo desiderio, il suo sogno”. Dunque in tutte le sue decisioni, la famiglia è sempre stata al primo posto! “Sì, ci coinvolgeva sempre tutti. Certo, fin quando lavorava in pianta stabile a Macerata era tutto più semplice: era un consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che in qualche caso faceva dei viaggi di lavoro, ma niente di definitivo. Quando poi arrivò l’opportunità di partire per la Cambogia, la situazione diventò più delicata. Avremmo dovuto andarcene per un anno e la prima cosa che fece fu parlarne con noi, con la sua famiglia. E noi abbiamo accettato: sono esperienze che vanno vissute! Anche una volta arrivati in Cambogia e poi in Vietnam tutti noi continuavamo ad essere parte integrante della sua vita: ci raccontava, ci coinvolgeva, voleva che vivessimo completamente immersi nella cultura del luogo. Era una crescita per tutti, non solo per lui a livello professionale!” Queste esperienze di vita come hanno contribuito a formarti? “Vivere in contesti profondamente diversi da quello italiano mi ha molto aperto la mente. Mi ha dato una formazione completamente nuova non solo a livello scolastico, frequentavo il liceo francese, ma nei confronti della vita in generale, del modo di vivere e vedere le cose”. Hai mai pensato “ma perché mio padre non ha scelto di fare il ferroviere? Forse sarebbe ancora qui…”? “No, non mi è mai venuto in mente. Ovvio, ho pensato tante volte “perché proprio lui?”. Però non si può tornare indietro: è andata così
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T omma s o con i fratelli luca e maddalena
e so che lui non avrebbe rimpianti. Questo era il suo lavoro, quello che amava. Ha sempre fatto le scelte giuste e d’altronde nessuno avrebbe potuto fermarlo: il suo scopo era curare le persone, aiutarle. Era il suo sogno fin da bambino: se c’era bisogno interveniva. Se oggi si potesse tornare indietro, sono certo che mio padre rifarebbe le stesse scelte e noi non potremmo volere altro: questo era lui. Certo è andata male. Però nessuno di noi ha dei rimpianti”. Tuo padre è stato una figura fondamentale. Si capisce da come ne parli. Però non hai seguito il suo esempio a livello lavorativo. Come mai? “Una volta tornato in Italia dopo la sua morte, ho continuato a frequentare il Liceo. Ero convinto di voler fare il medico, ho anche fatto i test di ammissione all’Università di Medicina. Ma più andavo avanti, più sentivo che non ero io quello, mi chiedevo perché lo stavo facendo. La verità era che mi sentivo in dovere, mi autoconvincevo che quella fosse la mia strada, ma non era così. E tra l’altro mio padre non avrebbe mai voluto questo per me: non avrebbe avuto senso, ognuno deve fare la sua strada, quello che sente dentro. Così mi sono iscritto ad Interpretazione a Forlì ed ora sto facendo la specialistica a Trieste alla Scuola per Interpreti. E sono felicissimo della mia scelta: sarebbe stato qualcosa di forzato”. Lasciamoci con un ricordo…qualcosa di tuo padre che vuoi dirci? “Tantissime cose mi sono rimaste di lui, le ho dentro. Quand’era ancora vivo ha sempre cercato di farmi capire cose che solo ora comprendo fino in fondo: ero in piena adolescenza, non ero ancora maturo quando ci ha lasciati. Lui mi spiegava sempre tutto, i suoi principi ed i suoi valori. Ed oggi li ho interiorizzati. Riesco a vedere chiara l’importanza del suo lavoro e non solo come medico, ma anche di ambasciatore di pace: si è battuto per permettere a tutti di avere accesso alla salute, qualcosa di molto difficile da portare avanti. Sì, lui ha scoperto Sars e nel tentativo di curarla ne è rimasto vittima. Ma non va dimenticato tutto il lavoro fatto dietro e quello dei tanti altri medici che insieme a lui vivevano situazioni al limite. Nel 2003 è stata creata AICU – Associazione Italiana Carlo Urbani - per portare avanti questi principi e tutelare la salute dove ancora non è che un miraggio. L’ Associazione è molto attiva; tante sono state le iniziative per ricordare il decennale della scomparsa di mio padre. La prossima sarà nella serata del 7 giugno a Frasassi, in occasione della quale verranno lette delle sue missive, per ricordarlo ancora una volta”.
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Dove si trova il confine dei bit nelle Marche? a qui a Roma ci vogliono un po’ più di due ore con l’automobile. Per andare a Milano, in treno, cinque ore sono sufficienti. Con l’aereo da Ancona in un paio d’ore si sta a Londra e a Stoccolma con un’ora in più. Con un click tutti questi tempi sono abbattuti. Sto chattando ora con Parigi e Madrid, sto visitando ora un forno a San Francisco che fa ottimi biscotti della nonna, sto parlando ora con un collega che lavora da Berlino. Tutte queste cose le diamo per scontate, ormai. Le diamo per scontate, vero? Se suscitano ancora stupore, perplessità, ammirazione o fastidio è un bel guaio. Sarebbe come se mio nonno non avesse accettato la radio o mio padre la televisione. Quella a colori entrò a casa mia per le Olimpiadi di Mosca e già ai tempi dei Mondiali di Spagna era scontato vedere la televisione a colori, anche se il telecronista iniziava la partita ricordando che il Perù, in maglia bianca con banda grigia obliqua, nel primo tempo avrebbe attaccato da destra verso sinistra. A un certo punto (che giorno era?) il telecronista smise di spiegare chi attaccava da destra a sinistra e chi da sinistra a destra, perché tutti ormai avevano confidenza con la televisione a colori e non era più necessario aiutare chi aveva il bianco e nero. Con l’Associazione Astrolabe il 3 e 4 maggio scorsi abbiamo organizzato ad Ascoli Piceno Periferie Digitali – APCamp 2013. Abbiamo invitato un po’ di amici, professionisti e imprenditori che lavorano con il digitale, a raccontare quello che stanno facendo, vedendo, vivendo. Noi avevamo costruito il titolo della manifestazione giocando sulla contraddizione che in Rete non ci sono centri di cui essere periferia. Antonio Tombolini, che vede molto lontano, ci ha lasciato una suggestione più sofisticata su questo tema, che parte dall’etimologia di periferia. La periferia è la linea che determina e disegna lo spazio di una figura: la circonferenza è periferia del cerchio. Senza la periferia non vedremmo il cerchio. Questo è evidentemente un momento di passaggio: ci sono persone che vivono all’interno del cerchio che non si accorgono di avere all’esterno una periferia, altre che vivono fuori della periferia e non si rendono conto di quanta vitalità ci sia all’interno dello spazio. Anzi più questo spazio digitalizzato si allarga più alcuni si allontanano per non restarne contaminati. Forse questo ha a che fare con quello che è stato l’incipit dell’intervento di Luca Conti, che ha richiamato una citazione di William Gibson: “Il futuro è già qui, è solo distribuito male”. Se il presente-futuro è distribuito male, se le persone non sono incluse in una Rete che non ha più centri, cosa bisogna fare? Quali sono gli interventi che possono dare alle persone un’occasione di vivere il loro presente-futuro e di costruire le proprie opportunità? I comportamenti legati al digitale (che non è solo Internet)
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FABIO CURZI
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costituiscono fenomeni che interessano le relazioni sociali e le scelte personali, che si riflettono sull’economia e sulle prospettive di benessere delle persone. Per questo tanti parlano delle “nuove tecnologie” come di una specie di terra promessa per la quale stanno aspettando un qualche Mosè che dovrebbe portarceli. Le dinamiche dell’economia digitale sono esigenti. Richiedono un ripensamento di quanto finora è stato dato per pacifico. Non permettono la costruzione di una sicurezza in termini puramente difensivi. Le persone e le imprese sono chiamate a migliorare se stesse, attraverso la condivisione e lo scambio di conoscenza e competenza. Anche la lettura che diamo di Internet spesso è superficiale. Siamo abituati al sito web del negozio, a qualche e-commerce e a Facebook. La immaginiamo più come una serie di vicoli che portano tutti alla stessa direzione che come un mare da solcare, da navigare appunto. Internet però è anche l’autostrada informatica che connette un dispositivo medico personale ad un centro di controllo, che permette a due telefoni cellulari di scambiarsi messaggi multimediali, che integrata con un GPS (altra tecnologia digitale) permette di tracciare la posizione di un trasporto. I Marchigiani su quale lato della periferia si trovano? Inclusi o esclusi dal digitale? E le Amministrazioni Pubbliche? Il futuro nelle Marche è distribuito? A chi?
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Custodi di una Natura che esprime Eccellenze. VERDICCHIO DI MATELICA RISERVA DOCG VERDICCHIO DI MATELICA DOC Conoscere le Marche e le sue denominazioni; una scoperta in tutti i sensi.
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Club Ti Centro, l’IT no Conosciamo meglio questo club non usuale dove la parola d’ordine per entrare è: innovazione In tutta Italia sono numerose le iniziative legate all’innovazione e alla tecnologia che coinvolgono imprese, enti pubblici, università, centri di ricerca e associazioni. In particolare vi vogliamo parlare di un’associazione presente nel centro Italia: Club Ti Centro. Il suo concetto di innovazione parte dalle competenze e dal desiderio di crescere dei singoli individui. Club Ti Centro (associazione no profit) è l’acronimo di “Club per le Tecnologie dell’Informazione e dell’Innovazione Italia Centro”. L’associazione è il network dei professionisti dell’information and innovation technology ed è un nucleo di grande competenza per tutti gli esperti IT operanti nel centro Italia ed in particolare nelle regioni Marche, Umbria, Abruzzo e Toscana.
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SILVIA CONTI - Club Ti Centro <<<
La social formazione di Club Ti Centro e i followers
Il club nasce con lo scopo di offrire ai propri soci un punto di riferimento, di incontro, di confronto tra professionisti che operano nel settore della tecnologia e dell’innovazione. Attraverso convegni, approfondimenti, case studies, formazione condivisa intendono favorire la crescita personale e professionale dei soci. Entrare nel Club Ti Centro significa anche collaborare con altre associazioni, istituzioni, aziende e università e accedere ad un network molto più ampio, rappresentato dai Club Ti d’Italia federati in FIDAInform (Federazione Nazionale delle Associazioni Professionali di Information Management). Chi sono i Follower di Club Ti Centro? Non sono solo gli utenti twitter che seguono l’account @clubticentro ma i soci e i simpatizzanti che partecipano attivamente alle iniziative dell’associazione e che seguono gli approfondimenti e gli articoli disponibili sul sito www.clubticentro.it o attraverso il gruppo Linkedin. I followers del club sono appassionati di tecnologia e sono soprattutto professionisti che operano all’interno di importanti aziende italiane o in maniera indipendente come liberi professionisti. Tra essi possiamo incontrare figure quali CIO, IT managers, CEO, supply chain manager, web project manager, web security expert, mobile application developer, digital strategic planner, ma anche accademici e ricercatori universitari e fondamentalmente tutte le figure professionali che vengono coinvolte nei processi tecnologici e innovativi di aziende e di enti pubblici. Dalla molteplicità dei ruoli e delle competenze coinvolte all’interno dell’associazione nasce l’opportunità di confronto, condivisione e fusione delle conoscenze, uno dei valori fondamentali che anima Club Ti Centro.
profit del Centro Italia Il Club nasce nelle Marche come Club Ti Marche, fondato nel 2003 nella provincia di Ancona, in un contesto creativo, collaborativo e incubatore di idee e tecnologie, storie digitali e forte know how tecnico, quale è il comune di Jesi. L’associazione compie quest’anno 10 anni di vita: eventi, convegni, incontri di approfondimento. 10 anni di storia associativa e di momenti significativi e soprattutto di contenuti tecnologici. Molte sono state le tematiche affrontate dal club a cominciare dal cloud computing e dal mobile computing, passando per la metodologia agile, percor-
10 anni di storia all’insegna della tecnologia e della cultura rendo le soluzioni IT a supporto della supply chain e le reti digitali di imprese sino all’enterprise 2.0 e il social media marketing. Nel 2009 il club apre la sua finestra sul mondo con il sito www. clubticentro.it, luogo dove la community del club condivide notizie, esperienze, eventi in ambito tecnologico. Nel 2013 il Club attua un importante cambiamento evolutivo estendendo i propri confini a tutto il centro Italia. Club Ti Marche modifica così il suo nome e diventa Club Ti Centro.
Il Progetto Club Ti Centro e il futuro dell’associazione Il progetto Club Ti Centro parte dall’intento comune di allargare le esperienze di network verso regioni come Abruzzo, Umbria e Toscana molto simili per tessuto economico-imprenditoriale a quello marchigiano, con lo scopo di fornire ai professionisti dell’IT un ruolo primario e strategico nell’ambito di decisioni di business, mettendo a fattor comune le reciproche esperienze lavorative. I prossimi passi saranno quelli di : • ampliare e consolidare i rapporti con le Università, gli enti e le istituzioni • coinvolgere i partner tecnologici sul tema dell’innovazione (anticipazioni su sviluppi tecnologici, partecipazioni a progetti pilota e visite a laboratori di ricerca) • creare un piano di formazione professionale chiamato “Academy Club Ti Centro” • sviluppare iniziative ed eventi ad alto valore aggiunto da replicare nelle varie regioni Club Ti Centro dà appuntamento ai suoi followers a giugno con “Made in Italy Innova”. L’evento sarà aperto a tutti i professionisti e appassionati di tecnologia interessati a conoscere come le aziende italiane made in Italy affrontano le criticità del momento e come la tecnologia e l’innovazione rappresentano uno strumento strategico importante per il futuro delle imprese. WHY MARCHE
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problemi si a f f o l l a n o . Giorno dopo giorno, il futuro dell’Italia e dei ragazzi si fa sempre più complicato. Ma difficile, non significa mai impossibile. Soprattutto non può esserlo per chi ha ancora tutto da costruirsi. Cer to, ci si devono rimboccare le maniche più di quanto non si possa aver pensato. E quindi, meglio iniziare a concentrarsi sulle possibili soluzioni. Ci siamo più volte confrontati con i nostri rettori. Il caos del Paese coinvolge a pieno anche il sistema universitario, vittima di tagli su tagli e messo a dura prova dalle negative congiunture economiche: investire nel proprio domani scegliendo di seguire un corso universitario,
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Università telematiche: come le vedete? vogliamo sottolinearlo con forza, le prospettive del singolo e di un Paese in generale, dipendono dalla cult u ra , d a l l ’i n n ova z i o n e, dal sapere. E per tutto questo è assolutamente necessario avere giovani menti preparate, magari che si sono anche già confrontate in maniera fruttuosa con nazioni estere, con altri modi di fare,
con corsi tenuti in lingua. Ma, anche in questo caso il lato economico ritorna a farsi sentire: sia da parte degli Atenei che devono sostenere forti corti, sia da parte della famiglie. E allora, ci viene in mente da non addetti ai lavori, potrebbe essere una soluzione favorire dei corsi di laurea telematici?
Che cosa pensate voi, Rettori dei nostri quattro atenei? E’ una strada percorribile? Può essere una modalità integrata nei vostri corsi di studi? State già proponendo questa possibilità per alcune tipologie di lauree o avete mai pensato di farlo? E, se non credete sia una valida alternativa, quali sono le criticità che vi portano a bocciarla?
non è più una scelta così semplice. Per tutta una serie di motivi, c h e va n n o d a l l ’i nve stimento necessario alla paura di spendere cinque anni in media della propria vita per poi trovarsi a cercare col lumicino un lavoro e dover alla fine accettare quello che si trova e non quello per cui si è studiato. Però e lo sappiamo e
Il sistema universitario è in crisi. Ma, come è emerso da tutte le nostre conversazioni con i Rettori, è necessario fare qualcosa per invertire la tendenza. Potrebbe essere questa una strada?
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Ci sono in Italia università interamente on line, sul web si seguono le lezioni, ci si esercita, si sostengono gli esami. Retaggio culturale o forse giusto pregiudizio, ci porterebbe a dire che non può certo equipararsi una preparazione così costruita a quella “reale” se così vogliamo dire. Ma, tenendo da parte la dimensione sociale che di certo ne perde, non è davvero possibile percorrere questa strada, magari migliorando alcune criticità che di certo ci saranno? Potrebbe essere una valida alternativa, ovviamente se si mettono in pratica dei protocolli che garantiscano la stessa qualità dei corsi in ateneo o comunque un livello che molto vi si avvicini.
RUOTAMI
Il contributo del rettore STEFANO PIVATO
“Come accade ogni volta che l’evoluzione tecnologica mette a disposizione le sue crescenti potenzialità, sono poi gli uomini a doverne e saperne trarre il buono e a limitarne le disfunzioni. Questo vale anche nel caso in cui la possibilità di seguire lezioni universitarie a distanza può venire incontro a esigenze specifiche. L’Ateneo di Urbino ha da tempo attivato corsi di e-learning assegnandone lo sviluppo e la gestione a uno specifico Delegato Rettorale, il professor Yuri Kazepov. In particolare, la didattica a distanza è significativamente importante per gli studenti disabili, ai quali l’Università e l’ERSU di Urbino dedicano da anni un’attenzione sancita da specifiche norme statutarie. E’ inoltre di questi giorni la prima stesura di un accordo con il Garante dei diritti dei detenuti, l’Ombudsman delle Marche professor Italo Tanoni, affinché coloro che sono sottoposti a un regime carcerario particolarmente restrittivo possano seguire corsi universitari attraverso l’e-learning ad hoc predisposto dagli atenei marchigiani. Fatte proprie queste e altre possibili occasioni di superamento di difficoltà oggettive, l’Università resta tuttavia un luogo insostituibile di crescita umana, educativa oltre che intellettuale, luogo di scambio di esperienze e culture, che si può cogliere appieno soltanto vivendola ventiquattrore al giorno, anzi unendo a questa esperienza le occasioni di studio e di scambio con l’estero attraverso programmi come Socrates ed Erasmus, grazie ai quali ventimila studenti italiani hanno vissuto periodi di studio all’estero. Momenti forse irripetibili, che oggi rendono il percorso di studi un’esperienza fondamentale nella vita di una persona, tanto più oggi che il confronto con gli altri paesi è vitale, nel comprendere le opportunità da cogliere. E di questo fortunatamente penso che ci si renda sempre più conto, visto che gli ultimi dati sulle iscrizioni alle università italiane, parlano di una crisi particolare proprio per le università esclusivamente telematiche”.
“A mio avviso è fondamentale fare una distinzione tra lo strumento e-learning e l’uso che dello stesso si fa, nel mondo ed in Italia. Per quanto riguarda lo strumento, noi come Università crediamo da sempre che possa essere molto utile se affiancato alle normali modalità di fruizione dei contenuti delle lezioni. E’ infatti impensabile che possa totalmente essere evitata la presenza nel contesto universitario, a maggior ragione in un ateneo come il nostro che vede nei laboratori e nella pratica un momento fondamentale dell’apprendimento. Anche la dimensione sociale poi andrebbe a perdere molto se non vi fosse più alcun momento di contatto “reale” con i docenti e con i compagni di corso. Il caso italiano poi va osservato con particolare attenzione. A differenza di quanto accade all’estero dove le Università Telematiche sono una o due, grazie alla poca attenzione dei Governi precedenti, le Università con corsi sviluppati totalmente on line sono proliferate, senza un effettivo controllo con l’effetto di rappresentare una forte concorrenza, ma senza dubbio al ribasso. Non dimentichiamo infatti che mentre per gli atenei classici – pubblici o privati – sono previsti tutta una serie di parametri che debbono essere rispettati sia a livello qualitativo che quantitativo, così non è per le Università Telematiche. Vero è che anche con piattaforme di fruizione dei corsi completamente online si possono conseguire titoli di studio validi per legge; ma la mia impressione è che siano privi di valore e di peso, poi, nella realtà. Detto questo, l’Università Politecnica delle Marche è favorevole ad un utilizzo della modalità e-learning in supporto alle normali modalità di formazione. Anzi, siamo uno tra i pochi atenei ad aver avviato un Dottorato Ricerca proprio su questo tema e facciamo in modo che i nostri docenti seguano corsi di formazione per essere in grado di padroneggiare tutte le possibilità che questo strumento mette a disposizione. In conclusione, l’Università Politecnica delle Marche non ha alcun corso di studi completamente in e-learning perché non ritiene che la presenza e il “lavoro” svolto in ateneo possano essere del tutto sostituiti da una fruizione on line, ma è attiva nell’usare questo strumento nel miglior modo possibile entro i binari tracciati dalla “classica” metodologia di insegnamento”.
UNIVERSITA’ DI URBINO
Il contributo del rettore Marco Pacetti
UNIVERSITA’ DI ANCONA
“In Italia la nascita delle Università telematiche è avvenuta in assenza di una strategia nazionale, favorendo, invece, operazioni spesso speculative, prive di reali contenuti universitari. Nessun Paese comparabile all’Italia ha una simile offerta. Eppure, la didattica on-line ha notevoli potenzialità e risponde ad alcune importanti esigenze. L’Università di Macerata eroga corsi con servizi anche online (e-learning) dal 2001 e ha ricevuto, da parte della European Foundation for Quality in e-Learning, il premio Unique e-learning quality label per il triennio 2009/2012, per l’alta qualità dei servizi tecnici, amministrativi e didattici. Nell’e-learning trovano congiunzione innovazione e sperimentazione didattica, nuove tecnologie e nuove pedagogie. Il nostro Ateneo offre agli studenti un ambiente di apprendimento on line personalizzato, dove è possibile trovare i materiali di studio, usarli da qualsiasi computer in qualsiasi momento, svolgere attività individuali e di gruppo. E’ una modalità scelta da studenti lavoratori o da quelli che, per altri motivi, non hanno la possibilità di seguire in presenza le lezioni, ma anche da professionisti che possono qualificare ulteriormente la propria formazione senza recarsi fisicamente all’Università. Proprio nell’ottica dell’internazionalizzazione, usiamo questi strumenti anche per offrire corsi base di italiano a studenti stranieri che decidono di frequentare particolari corsi di Unimc. La piattaforma offre strumenti per la comunicazione, che permettono allo studente di non isolarsi nella sua stanza, ma di relazionarsi con i colleghi, i docenti e i tutor. Si tratta, quindi, non più di una didattica basata sulla trasmissione unidirezionale di contenuti dal docente allo studente, ma di una didattica basata sulla negoziazione con il gruppo di lavoro per la costruzione dell’apprendimento, ai fini della preparazione agli esami, che vengono svolti sempre in presenza. La formula migliore è, a mio avviso, quella che fa della didattica on-line uno strumento complementare e ben integrato all’interno delle strategie e delle attività di un Ateneo tradizionale”.
Il contributo del rettore Luigi Lacchè
UNIVERSITA’ DI MACERATA
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“Innanzitutto credo sia necessario fare una netta distinzione tra le università telematiche e atenei che mettono a disposizione servizi on line e corsi in elearning, per venire incontro alle esigenze degli studenti, in particolare degli studenti lavoratori o di coloro che sono rimasti indietro con gli esami come ad esempio gli studenti fuori corso. Gli effetti della crisi, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Ma sono sicuro che ci sia speranza e sono sinceramente convinto che una via d’uscita sia quella di investire sulla ricerca, sull’innovazione, sulla formazione e sul talento dei nostri giovani. Proprio perché consapevoli delle difficoltà che affliggono in questo periodo molte famiglie italiane, abbiamo scelto da qualche anno di rivolgere sempre maggiore attenzione agli studenti meritevoli, mantenendo tutte quelle agevolazioni per il diritto allo studio, premiandoli attraverso l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie e offrendo loro alloggi presso le nostre strutture. Abbiamo comunque anche puntato molto al potenziamento dei nostri collegamenti informatici e dei servizi on line per gli studenti, sia per la didattica (ad esempio attività didattiche in e-learning, la consultazione della carriera universitaria, la possibilità di prenotare gli esami), sia per le attività extracurriculari. Poter seguire una lezione in aula ed avere un contatto diretto con il docente e con i colleghi di corso permette un’efficace trasferimento di conoscenza e credo comunque rappresenti un imprescindibile valore aggiunto alla propria formazione. Incontrare il docente prima, dopo e durante la lezione permette di chiedere ed approfondire i dettagli e i ‘segreti’ della disciplina e stimola il docente ad andare oltre la lezione che ha predisposto. Le attività di laboratorio sono poi estremamente importanti per un percorso di laurea scientifico e non si possono di certo effettuare per via telematica! Utilizzando al massimo del potenziale le strutture informatiche, quindi, il nostro Ateneo vuole mantenere sempre alto l’impegno per un’alta qualità delle attività didattiche e formative e dei servizi ai nostri studenti”.
Il contributo del rettore FLAVIO CORRADINI
UNIVERSITA’ DI CAMERINO
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Il trasporto punta alla sostenibilità progetto Synthesis - www.synthesis-project.gr - si è sviluppato all’interno del programma europeo “Marco Polo II” ed ha avuto come obiettivo la diffusione del moderno concetto di trasporto “sostenibile”. Le azioni del progetto si sono mosse lungo tre direttive. Primo, promuovere l’intermodalità limitando la modalità camionistica a favore di quella ferroviaria e marittima nel trasporto delle merci, nel rispetto delle direttive europee che nel Libro Bianco dei Trasporti indicano chiaramente che, entro il 2030, il 30% delle merci in Europa dovrà viaggiare su modalità alternative alla gomma, il 50% entro il 2050. Tali interventi miglioreranno la qualità dell’aria, limitando l’emissione di Pm10 e di CO2, e la sicurezza delle strade. Secondo, sviluppare “Reti di apprendimento”, mettendo a disposizione degli operatori innovativi corsi di formazione “a Bordo” e “a Terra”. Ed infine a condividere conoscenze, strumenti di lavoro e “Best Practice” per incentivare il trasporto intermodale nel bacino Adriatico e nel Mediterraneo orientale. I partner di progetto, Interporto Marche Spa, Diastasi e Bpm, coordinati dal capofila Anek Lines, sabato 18 maggio si sono incontrati a Jesi, nella sala convegni di Interporto Marche, per l’evento finale dal titolo: “Macroregione Adriatico-Ionica: infrastrutture, trasporti, logistica, intermodalità” al quale hanno partecipato tra gli altri: Massimo Di Giacomo, Amministratore Anek Lines Italia (in rappresentanza del lead partner di progetto), Roberto Pesaresi, Presidente Interporto Marche Spa che, nello specifico, ha approfondito il tema delle “piattaforme logistiche territoriali”, Galliano Di Marco, Presidente Autorità Portuale di Ravenna. Presente anche Paolo Eusebi, Assessore alla Viabilità della Regione Marche che ha detto: “La realizzazione delle infrastrutture da sola non è sufficiente a determinare lo sviluppo dell’intermodalità nelle Marche ed occorre continuare a lavorare sul modello gestionale, dando concretezza al concetto di Piattaforma Logistica Territoriale, nella direzione già assunta dalle giunte regionali di Marche ed Umbria”. L’incontro organizzato in collaborazione con Adriaeco Magazine e moderato dal direttore Gabriele Costantini ha previsto anche gli interventi
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di Adamis Mitsotakis, di DIASTASI -Training & Consulting che ha illustrato i risultati del progetto “Synthesis” e Giuseppe Buganè, Sales Manager Rail Logistics & Forwarding di Schenker Italiana che si è soffermato invece sulle opportunità offerte da soluzioni di trasporto multimodale. “In senso più ampio – ha aggiunto Roberto Pesaresi – occorre operare nell’oggi avendo chiara la prospettiva strategica appaltando i progetti già finanziati come il bypass ferroviario di Falconara, decidendo cosa fare dell’uscita ovest, del piano di sviluppo del porto di Ancona ad oggi non approvato perché riguarda la zona in frana”. In Italia 24 interporti movimentano 80milioni di tonnellate di merci, occupando 60mila persone. L’Interporto delle Marche, con ROBERTO PESARESI E GALLIANO DI MARCO
sede a Jesi, è uno dei nodi di questo network. Integrare i differenti nodi non é però di per sé sufficiente a determinare il trasferimento modale; occorre lavorare sul modello gestionale, concentrando le merci secondo la logica della Piattaforma Logistica Territoriale, così come descritta nel testo di legge che riforma gli Interporti. Tale modello organizzativo/gestionale è, di fatto, già realtà nelle Marche. Una delibera della Giunta regionale delle Marche dello scorso autunno, concertata con la Regione Umbria, ha assegnato a Interporto Marche e Sviluppumbria il compito di implementare il trasporto intermodale, integrando flussi di traffico e filiere merceologiche delle due regioni, attraverso una partnership di natura gestionale/commerciale. Si attua, così, un esempio concreto di network tra nodi infrastrutturali, arricchito sotto l’aspetto delle funzioni e dei servizi, coerente con il disegno delle regioni affacciate sull’Adriatico in cui si lavora per aggregare porti ed interporti, connettendoli alle Reti TEN-T ed ai corridoi europei come l’Helsinki-La Valletta ed il Corridoio Baltico-Adriatico che oggi, a seguito dell’emendamento della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo dello scorso 18 dicembre, si estende fino ad Ancona.
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IN.CO.M. SRL
“Noi la crisi la combattiamo!” a passione e l’entusiasmo sono le forze che muovono ogni situazione di successo. Senza di esse tutta la preparazione, l’intelligenza, l’inventiva – che pure sono fondamentali – diventano inutili. La risposta al successo della IN.CO.M Srl di Belvedere Ostrense sta tutta qui, in una voglia di fare, di lavorare, di migliorare che si respira. E nella volontà di fare squadra per essere sempre più competitivi e dare un prodotto ottimo ai clienti. Filosofia compresa e sposata anche dai fornitori che rispondono prontamente alle esigenze della IN.CO.M. che così riesce a portare a termine tutte le commesse nei tempi prestabiliti, spesso molto stretti: anche 12 ore a volte! E questa ricetta sembra dare davvero buoni frutti. A confermarcelo è Giovanni Campolucci, uno dei tre titolari insieme al fratello Matteo e a loro padre, che in azienda si occupa degli acquisti e dei clienti. Altro segreto di questo piccolo gioiello marchigiano è l’organizzazione: tutto in azienda è pianificato perfettamente, ogni decisione passa prima per il Responsabile di produzione, logistica e magazzino, ufficio tecnico ed acquisti e poi viene ratificata. Razione e passione dunque hanno qui lo stesso peso, un equilibrio perfetto. E così questa temutissima crisi, può essere guardata in faccia facendo certo attenzione ma non tremando di paura. Anzi, in questo momento così complesso qui alla IN.CO.M si investe! Giovanni ci racconta con orgoglio dell’acquisto di un nuovo taglio laser. Una macchina di altissima precisione, che lavora su un piano di taglio di 2 metri per 4, in grado di realizzare spessori diversi per i tre materiali principali utilizzati all’interno dell’azienda: 20mm per l’acciaio inossidabile, 25 per il ferro, 10 per l’alluminio. Avere un macchinario come questo significa mettere a disposizione dei clienti il non plus ultra. Essere sempre al passo coi tempi, anzi precorrerli a volte se possibile, rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale per chi è abituato a lavorare in tempi strettissimi, ma allo stesso tempo fa della qualità eccellente il suo marchio di fabbrica. Il fervore della IN.CO.M però non si ferma solo alla parte produttiva. Un altro luogo fondamentale nel quale nasce il successo di questa impresa familiare è l’ufficio tecnico. E Giovanni ci tiene a sottolinearlo e ringrazia i “suoi”ragazzi che hanno reso la progettazione, che pure non è il core business dell’impresa che lavora conto terzi, un’altra freccia in più all’arco dell’azienda. Non solo c’è una grande collaborazione con i clienti che arrivano qui con un’idea ma che sanno di poterla discutere e migliorare attraverso il consiglio dei professionisti IN.CO.M. – che solo dopo un’attenta analisi del lavoro proposto danno il proprio assenso a portarlo a termine o indicano eventuali modifiche necessarie a migliorare il risultato – ma la creatività dell’ufficio tecnico si esprime anche in progetti originali. Come la costruzione della Cabina Shelter nata, costruita e collaudata interamente all’interno della IN.CO.M. e consegnata all’Ilva di Taranto.
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ELEONORA BALDI <<<
Mentre sto lasciando la sede della IN.CO.M. Srl, Giovanni Campolucci si affaccia alla finestra e mi urla questo: il suo saluto fa capire molto di quale sia il carattere di questa azienda!
Via Piana, 17 60030 Belvedere Ostrense – An t. 073162000 - f. 073162910
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Un Marchingegno che ti cambia la vita! March’Ingegno e Sibilla sono i nomi dati alle due lampade gemelle che la Semar Srl ha ideato e sta producendo nell’ambito del progetto “Casa intelligente per una longevità attiva ed indipendente dell’anziano”
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un tema delicato e sempre più importante quello della longevità attiva. La durata media di vita è in aumento, ma la chiave come sempre sta nella qualità: ok vivere a lungo, ma l’importante è farlo bene ed in maniera autonoma. La Regione Marche, sensibile ad argomenti che vanno a toccare la socialità, assieme alla casa di cura INRCA di Ancona ha così pensato di lanciare un bando che coinvolgesse aziende in grado di progettare e portare avanti migliorie innovative e tecnologiche che rendessero l’abitazione dell’anziano intelligente, in grado cioè di aiutarlo ad essere totalmente indipendente, e allo stesso tempo che ponessero i familiari nella condizione di essere tranquilli nel lasciare il proprio caro a casa da solo. In questo impianto, va ad inserirsi perfettamente il progetto della lampada March’Ingegno e Sibilla, della Semar Srl.
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L’azienda di Castelfidardo, operante nel settore elettrico e leader nella produzione di trasformatori, inizia a pensare a questa rivoluzionaria idea nel novembre del 2012 non appena viene a conoscenza del bando. La scelta è quella di partecipare come azienda singola in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche proprio per tutelare l’originalità dell’idea e per poterla portare avanti in maniera totalmente autonoma, potendo seguire il progetto dall’inizio alla fine. Le protagoniste del progetto Semar sono March’Ingegno e Sibilla. Innovative già nei nomi che sono fortemente caratterizzanti: il primo indica con orgoglio l’ingegno marchigiano, il secondo si rifà al potere predittivo delle sibille…e poi capirete il perché! La lampada March’Ingegno viene posizionata a casa dell’anziano, è dotata di petali all’interno dei quali sono inseriti dei led, a loro volta comandati da un led driver per il controllo dell’illuminazione e ognuno
dei quali collegato in wireless ad un sensore posizionato all’interno delle varie stanze dell’abitazione. Ogni qual volta ci si sposta da una stanza all’altra, il sensore manda il segnale alla lampada che registra la posizione dell’anziano e lo rimanda alla lampada gemella Sibilla - che si trova invece a casa o in ufficio del figlio, coniuge, parente - determinando così l’accensione dello stesso petalo corrispondente alla stanza. In questo modo in ogni momento della giornata si può esercitare un controllo a distanza sul proprio caro, essendo sicuri del suo stato di salute. Nella lampada March’Ingegno poi, i progettisti e professionisti della Semar hanno inserito anche un cassetto che si apre automaticamente - una volta memorizzati i dati relativi alla posologia del farmaco - quando l’anziano deve prendere le proprie medicine: un altro bell’aiuto! A raccontarci la nascita di March’Ingegno e Sibilla ed a parlarci un po’ della Semar è Michele Palmieri, in Direzione insieme al papà in questa impresa di famiglia che vede ottimi orizzonti davanti a se’. Perché nascono March’Ingegno e Sibilla? “Come azienda siamo molto forti nella produzione di trasformatori. Ma cercavamo un modo per entrare da protagonisti anche nel settore dei Led che secondo me sarà quello trainante nel futuro. Così appena uscito il bando per la Longevità Attiva ci è venuta in mente questa idea: creare qualcosa che potesse avere qualcosa in più rispetto a tutti gli altri, che fosse tanto intelligente da aiutare davvero non solo l’anziano ma anche i suoi familiari. Questa lampada ci è sembrata la risposta perfetta!”. Un progetto importante ed innovativo per un’azienda che vuole mantenere il suo ruolo da leader nel mercato e che anzi vuole migliorarsi ancora… “La Semar è nata nel 1973 e mio padre ne è stato socio all’inizio. Poi nel ’95-’96 ne è diventato proprietario, rilevando le quote degli altri soci. Mia madre è entrata in azienda per aiutarlo ed anche io ho da sempre respirato quest’aria fino a diventarne parte integrante dopo la mia laurea in Economia e Commercio nel 2009. Io e mio padre lavoriamo gomito a gomito, confrontandoci e trovando la strada giusta per risolvere le problematiche che inevitabilmente si creano, puntando sempre nella direzione dell’innovazione! Il confronto con i nostri competitor è sempre più serrato e si gioca su piani difficili spesso da tenere insieme: altissimo livello di qualità e di servizio ma allo stesso tempo un costo basso. Per poter rispondere colpo su colpo abbiamo bisogno di essere estremamente flessibili, ma allo stesso tempo di avere una grande portata innovativa, quindi dinamicità nella progettazione e capacità di risolvere i problemi puntando fortemente anche sul controllo di gestione. Ecco perché il settore della Active Ageing ci sembra una nuova opportunità da percorrere, un nuovo mondo che offre ancora ampi margini di innovazione e che grazie al nostro sistema di led driver e ad altri progetti sui quali ci stiamo muovendo, come l’inserimento di telecamere o un sistema di cassetti che ruotino per dotare la lampada di più dispenser di medicinali, possiamo affrontare da protagonisti!”.
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T eatro Serpente A ureo – O ffida
artiamo proprio dal capoluogo, città antichissima, come attestano i resti romani ancora ben visibili nel suo territorio e come svela il nome stesso, che rimanda alla misteriosa popolazione dei Piceni. La leggenda narra, infatti, che un gruppo di Sabini, arrivati al seguito di un picchio che ne guidò il cammino, decise di stabilirsi in questi luoghi e si fuse con genti autoctone dando vita ai Piceni. In realtà la fondazione di Ascoli Piceno risale a un’epoca imprecisata, probabilmente al paleolitico, e la città era molto nota al tempo dei romani. Anche il teatro principale, il Ventidio Basso, richiama nel nome un generale romano originario di Ascoli, che affiancò Cesare e Marco Antonio nelle loro campagne. La storia di questo teatro è lunga e travagliata: a metà del ‘700 l’ingegner G. Gualtieri di Ascoli, ispirandosi al teatro di Verona e sottoponendo il progetto al Vanvitelli, ne costruì uno in legno nella Sala dell’Arengo, che fin dal ‘500 ospitava gli spettacoli teatrali ed ora è sede della Pinacoteca Civica. In seguito, per paura degli incendi, si decise di costruire un teatro in muratura in un’altra sede, aprendo una sottoscrizione pubblica tra famiglie nobili per reperire i fondi. Ireneo Aleandri, autore dello Sferisterio di Macerata, progettò e iniziò la costruzione nel 1841, ma poi, esasperato dalle continue ri-
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<<< di
MICHELA MARIA MARCONI <<<
chieste di modifiche, lasciò che Carducci terminasse l’opera (1846). L’austerità della facciata in travertino contrasta con la ricchezza dell’interno: un atrio elegante con colonnato, soffitto a cassettoni e statue ispirate alla classicità, ci introduce in una platea a ferro di cavallo circondata da tre ordini di palchi e due gallerie, con balaustre decorate da raffinati motivi allegorici e floreali diversi per ogni ordine. Sull’arco scenico si ammirano i ritratti dei quattro maggiori musicisti italiani del XIX secolo - Verdi, Doninzetti, Rossini e Bellini -, mentre sulla volta campeggiano Muse e amorini musicanti. Merita una menzione speciale il sipario di Cesare Recanatini che riproduce una veduta prospettica della bella Piazza del Popolo. Proseguendo il nostro viaggio in direzione del mare incontriamo la piccola Offida, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, conosciuta per l’antica tradizione dei preziosi merletti a tombolo, gli ottimi vini DOCG e il Carnevale Storico. Nell’incantevole Piazza del Popolo si staglia il quattrocentesco Palazzo dei Priori, oggi sede comunale, dentro al quale è ospitato, fin dal ‘700, il Teatro Serpente Aureo. Questo strano
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Proseguiamo il nostro viaggio fra i numerosi teatri storici delle Marche, iniziato nel numero scorso, suggerendovi un breve itinerario turistico alla scoperta di quelli della provincia di Ascoli Piceno nome deriva da un’antica leggenda secondo la quale in zona esisteva un tempio in cui si celebrava il culto del serpentello aureo, guaritore dei morsi di vipera e delle infezioni gravi. La struttura attuale, cui si accede attraverso il bel loggiato monumentale del Palazzo del Comune, è del ticinese Pietro Maggi che, all’inizio dell’800, lo ricostruì sull’antica area del cortile interno dell’edificio per adeguarlo alle accresciute esigenze della popolazione. L’interno è finemente decorato: la sala degli spettacoli ha tre ordini di palchi con un loggione e una galleria disposti a ferro di cavallo, stucchi dorati su un bel fondo verde decorano i parapetti a fascia; dalla volta pende un prezioso lampadario di cristallo e i dipinti ritraggono angeli, motivi floreali a monocromo e medaglioni con ritratti di musicisti, mentre nel tondo centrale spicca la figura di Apollo, con le Muse e Cupido. In questo teatro sono tuttora conservate le antiche macchine per produrre il rumore del tuono e della grandine, oltre ad argani di manovra ed altre attrezzature. Continuando verso il mare incontriamo Ripatransone, abbarbicata su una rupe e circondata da una campagna ricca che ci regala scorci mozzafiato. All’interno del Palazzo del Podestà, che domina imponente la piazza principale, si trova il piccolo teatro intitolato a Luigi Mercantini, poeta-patriota originario del luogo. La tradizione teatrale del paese risale al ‘500, ma la costruzione dell’attuale edificio in muratura fu affidata nel 1790 all’architetto Pietro Maggi, Ringraziamenti: Comune di Ascoli Piceno e Coop. Integra Servizi per la Cultura Comune di Offida e Coop. Oikos
T eatro V entidio B a s s o – A s coli P iceno
per sostituire la struttura in legno precedente. La sala degli spettacoli presenta balaustre a fascia decorate con motivi classicheggianti e un soffitto di grande effetto che riproduce un finto velario ornato da figure allegoriche, strumenti musicali e ritratti di personaggi celebri. Anche questo teatro è una piccola perla che vi consigliamo di non perdere; se è vero che in una città antica come Ascoli ci si può aspettare di trovare un elegante teatro storico, ancora una volta ci si stupisce per il gusto e la ricchezza straordinari dei teatri dei piccoli paesi di provincia, veri scrigni di bellezza e cultura assolutamente da valorizzare. WHY MARCHE
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CASTELFIDARDO
A guidarci alla scoperta di Castelfidardo è Mirco Soprani, al secondo mandato come Sindaco. Lui la sua città la ama e non solo perché ne è il primo cittadino: si vede da come ne parla in maniera orgogliosa. Con lui, cercheremo di dirvi qualcosa di Castelfidardo che ancora non sapete e magari… incuriosirvi quel tanto che basta per decidere di visitarla!
Sindaco, lei è al suo secondo mandato quindi conosce molto bene la sua città. Come la descriverebbe per raccontarla a chi non c’è mai stato? “Una città dall’animo laborioso, fondata sulla cultura del lavoro e della musica. Una superficie limitata in termini di km quadrati (21) che compendia però ogni aspetto, presentandosi in maniera ordinata, pulita, accogliente. C’è l’area verde della Selva che rappresenta un patrimonio storico ed ambientale di prim’ordine al pari del Parco del Monumento sulla cui sommità spicca l’immagine simbolo del Risorgimento: l’opera in bronzo fuso del Vito Pardo che ritrae il Generale Cialdini a cavallo e descrive in maniera allegorica il sofferto percorso verso l’Unità d’Italia. C’è poi un centro storico ricco di testimonianze della fede e il balcone naturale di Porta Marina che domina le vallate circostanti ed, inoltre, le tre zone industriali, che da sempre rappresentano la nostra forza e il nostro serbatoio di benessere: un’eccellenza produttiva che, dalla scintilla della fisarmonica, si è tradotta in altri settori creando realtà di assoluta avanguardia e qualità”.
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La patria dell Ci può raccontare in breve la storia di Castelfidardo? “Le date più note sono due: il 18 settembre 1860, quando l’omonima battaglia si rivelò scontro decisivo tra le truppe pontificie e quelle del IV corpo d’armata piemontese guidate da Cialdini, nel processo di unificazione nazionale e il 1863, in cui viene collocata la fondazione dell’industria della fisarmonica per merito di Paolo Soprani, una ricorrenza di cui celebriamo quest’anno il 150° anniversario. Ben più antiche sono però le origini, fatte risalire in epoca anteriore a quella dei Romani. Le prime tracce sicure del Castrum Ficardi, il castello cui dobbiamo il nome e lo Stemma, risultano dai documenti ecclesiastici del 1100, ma è ancora controverso se la fondazione della città sia da attribuirsi ad un’iniziativa del vicino Comune di Osimo o allo stretto legame con il porto di Numana, alla cui diocesi Castelfidardo appartenne nei primi secoli. L’assetto urbano cominciò a prendere forma tra il 500 e il 600 con i primi borghi fuori le mura e l’istituzione a Crocette di una delle più tradizionali fiere interregionali che a tutt’oggi si svolge nel mese di settembre. Quella dei tempi moderni è poi la storia di una città ad elevatissima industrializzazione, riconosciuta tale per meriti nel 1988, e dal repentino sviluppo demografico, oggi alle soglie dei ventimila abitanti”.
la fisarmonica Questa è la patria delle fisarmonica, ma di certo i turisti avranno anche tanto da ammirare. Se dovesse consigliare un percorso turistico attraverso Castelfidardo, quale sarebbe?
“Prendendo come riferimento di partenza il nucleo del centro storico, suggerirei di far partire la visita dai giardini recentemente ristrutturati di Porta Marina, ove è stata collocata l’originale fontana realizzata dal maestro Tonino Guerra e denominata “Il bosco della musica”; il percorso dell’arte passa poi attraverso il corso principale, ove si snodano le belle Chiese di Sant’Anna, la Collegiata Santo Stefano, San Francesco ora adibito ad Auditorium e San Benedetto. Nella piazza principale si può ammirare l’antico Palazzo Priorale oggi adibito a sede Municipale e del Museo Internazionale della fisarmonica, uno scrigno d’arte e cultura dove sono custoditi oltre 350 esemplari dello strumento che ci ha dato notorietà nel mondo. Lungo via Mazzini, nei locali di Palazzo Mordini c’è poi un apprezzabile Museo del Risorgimento, meta di appassionati e scolaresche. Nel perimetro del centro, le Porte del Sole, Vittoria e del Cassero che si affaccia sulla piazza Garibaldi dominata dalla bella torre dell’Acquedotto. Scendendo verso Ancona e la Riviera del Conero, irrinunciabile la visita al Parco del Monumento e infine alla Selva, sito di educazione ambientale ove si può ammirare anche il sacrario-ossario dedicato ai caduti nella Battaglia del 1860”.
Proviamoaprendereancheinostrilettoriunpo’perlagola:qualeabbinamento chivieneaCastelfidardonondeveassolutamentemancarediassaggiare? “Numerosi e di spessore, le attività ristorative che preparano piatti tipici marchigiani: le lasagne, o vinci sgrassi, gli gnocchi con la papera, lo stoccafisso, cui si possono abbinare vini prodotti localmente da una nota ed antica azienda vinicola”.
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Scambio di Sapere e Sapori In un viaggio dalle Marche alla Norvegia a storia delle nostre Marche la conosciamo tutti. La storia della Norvegia può esser meno nota ai più. Proviamo allora a soffermarci su pochi aspetti, ma significativi: le ere glaciali che diedero vita ai celeberrimi fiordi norvegesi, l’arrivo dei Sami dalla Siberia a popolare questo ambiente proibitivo, i Vichinghi abitanti dei fiordi - vik significa infatti“baia”- famosi per la loro abilità di navigatori, colonizzatori di gran parte d’Europa, Islanda, Groenlandia che si spinsero a sud fino alle coste del Nord Africa e furono i primi scopritori del Nord America. Nel XII secolo con la Lega anseatica iniziò il monopolio dei commerci sulla Norvegia. Nei secoli successivi anche le navi di Ancona si spingevano fino alle coste norvegesi e non di rado risalivano i fiordi fino alle Isole Lofoten ritornando con grandi quantità di stoccafisso, specialmente nel medioevo quando era precetto il mangiar di magro nelle vigilie e durante la Quaresima. Lo stoccafisso è stato quindi il primo scambio di sapori tra Norvegia e Marche. Ad Ancona la rinomata Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana ne tutela la tipicità di piatto locale e ne promuove la tradizione. Può sembrare paradossale che una città sede di uno dei porti pescherecci più importanti d’Italia abbia eletto a sua pietanza rappresentativa lo stoccafisso, che proviene dalle Isole Lofoten norvegesi, ma in realtà non lo è perché il tradizionale modo di cucinarlo dei marchigiani lo ha completamente reinterpretato creando qualcosa di nuovo ed unico.
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Oggi abitano in Norvegia 4,8 milioni di persone. I marchigiani sono molti di meno – 1.541.692 fino al 30 ottobre 2012 - ma sanno apprezzare e cucinare lo stoccafisso importato dalla Norvegia come all’epoca dei primi viaggi verso il freddo nord scandinavo. Adesso i rapporti tra Marche e Norvegia si stanno intensificando, non più sull’onda del cibo ma su quella del turismo: c’è infatti un accordo tra Regione Marche ed Ente Turismo Norvegese per l’apertura della tratta aerea Ancona – Bodø prevista per il 2014. In vista di questo ulteriore legame tra la nostra terra e quella norvegese, Easyweek.it si fa promotore del prodotto Norvegia più allettante per gli Italiani, e viceversa, del prodotto Marche più appassionante per gli amici Norvegesi. IL MEGLIO DELLA NORVEGIA 12 giorni / 11 notti - Tour in auto “Il meglio della Norvegia”è un nuovo tour self drive che mette in risalto la bellezza di questo Paese. A partire da Oslo, la capitale della Norvegia, passando per Bergen la“porta dei fiordi”per scoprire la bella regione dei fiordi. Alla fine di questo tour un vero paradiso vi attende: l’arcipelago delle Lofoten. ISOLE LOFOTEN & VESTERÅLEN 7 giorni / 6 notti - Tour in auto Lo charme di questi piccoli villaggi situati nell’arcipelago delle Isole Lofoten e Vesterålen è incredibile. La cultura sulle isole é basata sulle tradizioni e sulla pesca ed avrete la possibilità di scoprire l’immensa cordialità dei suoi abitanti. Queste isole sono magiche e vi offrono una natura di spettacolare bellezza tutta da esplorare, dei momenti unici: l’esperienza di un indimenticabile safari per vedere le balene e la luce, l’interminabile luce, che solo il Nord può offrire! CAPO NORD E ISOLE LOFOTEN 8 giorni / 7 notti Toccherete con i vostri piedi il punto più a Nord di tutta l’Europa: Capo Nord, dove solo l’arcipelago delle Svalbard vi separa dal Polo Nord. Quando le nuvole coprono l’oceano con un tappeto colorato ed il sole di mezzanotte è al suo punto più basso, questo diventa uno dei posti più speciali sulla terra… siete alla fine del mondo! ATTIVI IN NORVEGIA 7 giorni / 6 notti Un soggiorno sportivo nella regione dei fiordi. Bergen é la seconda città più grande della Norvegia e la sola città al mondo ad essere circondata da sette montagne e da sette fiordi. Grazie alla sua posizione geografica, è considerata la porta di ingresso ai fiordi e viene soprannominata Capitale dei Fiordi. Le attrazioni principali della città sono il quartiere Anseatico“Bryggen“ ed il suo porto, la funicolare Fløibanen, Troldhaugen, il mercato dei fiori e del pesce, l’acquario e la Gamle Bergen, la città vecchia con i suoi musei. NORVEGIA ED IL SOGNO DI MEZZA ESTATE 8 giorni / 7 notti Per apprezzare la bellezza della Norvegia e delle Regioni dei Fiordi: un incanto della natura che rimarrà impressa nei vostri occhi! A cambiare per sempre il destino della Norvegia fu, nel 1969, la scoperta dell’enorme giacimento petrolifero di Ekofisk, nel Mare del Nord. In pochi anni i norvegesi, popolo di pescatori, contadini, pastori luterani ed esploratori, si conquistarono l’improbabile nomignolo di“emiri dagli occhi azzurri”. Sono splendidi viaggiatori e amanti del nostro vino, del trekking e della cucina. Trascorrono nelle Marche in media 7/8 giorni, in tutti i periodi dell’anno, scoprendo piccole città, l’arte e la cultura. Scelgono di attraversare la regione da Gradara ad Ascoli Piceno, fermandosi nelle aziende vinicole e cantine, pronti a degustare vini bianchi e rossi, dal Sangiovese al Rosso Piceno, dal Verdicchio al Pecorino o Passerina. Gli appassionati di cucina si cimentano nelle cooking session, imparando le ricette tipiche marchigiane e raccogliendo le erbe aromatiche. Gli appassionati di trekking si avventurano in montagna, percorrono le antiche vie della fede dai Monti Sibillini al Monte Conero. Marchigiani e Norvegesi popoli migranti nel passato, che oggi sanno approfittare della bellezza dell’essere…viaggiatori per passione!
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Custodi di una Natura che esprime Eccellenze. LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC Conoscere le Marche e le sue denominazioni; una scoperta in tutti i sensi.
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Protagonista della nostra rubrica oggi è Faye Cardwell dallo Yorkshire alle colline marchigiane
Sono nata a Sheffield nel Nord dell’Inghilterra e da giovane, sapevo già che volevo vivere all’estero. Una volta laureata, mi sono trasferita in Italia. Non parlavo la lingua, ma mi piaceva lo stile di vita, la cucina ed ovviamente, il sole dell’Italia. Ho scoperto il mondo del vino e ho trovato un lavoro in questo settore, organizzando fiere in giro per il mondo.
Viste da occhi stranieri
Nel 2010, dopo un decennio a Verona, mi sono trasferita in Belgio dove ho avviato la mia attività in proprio, organizzando eventi e promozioni per i produttori e i consorzi italiani che avevano interesse a sviluppare le loro attività oltre confine. L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini mi ha poi contattata per coordinare la giuria internazionale della Selezione Internazionale Vini da Pesce che nel 2012 ha aperto per la prima volta la partecipazione ai vini stranieri. Grazie a questo contatto, nei ultimi 2 anni ho avuto numerose occasioni di visitare la regione, accompagnando giornalisti alla scoperta dei vini, della cultura e della storia delle Marche. Per me questa terra è uno dei segreti più preziosi dell’Italia: molte persone fuori dal Paese non la conoscono. Io adoro il paesaggio delle Marche. Le colline mi fanno pensare a casa e mi piace molto guidare in mezzo alla campagna e fermarmi un attimo per vedere come quei dolci pendii mi si estendano davanti, come un patchwork di colori diversi: vigneti, colza, grano e bosco. Le Marche sono un mix di tante cose diverse ed il paesaggio lo riflette. Amo anche i marchigiani. Questa è una regione fatta di tante piccole città, ma hai come l’impressione che tutti si conoscano. I marchigiani sono molto ospitali, senza essere mai invadenti. Apprezzo anche il loro approccio al lavoro e il forte spirito imprenditoriale. Chiaramente, adoro anche i vini e la cucina marchigiana. Il Verdicchio e’una delle mie varietà di uve preferite e ho un debole anche per il Lacrima di Moro d’Alba: è un vitigno veramente unico! Senza dubbio, ho mangiato il miglior pesce e frutti di mare della mia vita, proprio nelle Marche. Sedersi di fronte al mare sulla spiaggia dei Sassi Neri o a Sirolo, a mangiare il pescato fresco del giorno, bevendo un bel bicchiere di Verdicchio con il rumore delle onde nel sottofondo: ecco, questa è la mia idea di una domenica pomeriggio ideale!
Perché i marchigiani dovrebbero visitare lo Yorkshire?
Sono passati molti anni da quando mi sono trasferita dall’Inghilterra, ma ci torno spesso per trovare la mia famiglia e gli amici. Il nord dell’Inghilterra ha molto carattere e tante città da esplorare. Anzi, mi spiace che la maggioranza dei turisti si fermino solamente a Londra e non vedano quella che considero io l’Inghilterra autentica. Nella mia regione, quella dello Yorkshire, le persone sono conosciute per la loro ospitalità, semplicità e franchezza. Consiglierei a tutti un viaggio a York. La sua cattedrale gotica è la più grande del Nord Europa e a York si può anche visitare il quartiere medievale. Consiglierei anche di “perdersi” nelle campagne del North Yorkshire e di visitare Fountains Abbey, la più grande abbazia cistercense dell’Inghilterra che si trova immersa in un parco di oltre 300 ettari.
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I was born in Sheffield, in the North of England and from a very early age, I knew I wanted to live abroad. After graduation I moved to Italy. I didn’t speak the language but I loved the lifestyle, food and of course, the weather. That’s where I discovered wine and found my dream-job job organising wine fairs across the world. Then, in 2010, after a decade in Verona, I moved to Belgium where I set up my own business organizing events and promotions for Italian wineries and regions looking to develop their international sales. I was then contacted by the Istituto Marchigiano di Tutela Vini to coordinate the international jury of the Selezione Internazionale Vini da Pesce when in 2012 it opened admissions to wines from outside Italy. Over the past two years I’ve had the chance to visit the region on a number of occasions accompanying journalists and wine experts from around the world to discover the wine, culture and history of the Marche. For me the Marche is Italy’s best-kept secret, many foreigners don’t know the area. I love the scenery of the Marche. The rolling hills remind me of home and I enjoy driving through the countryside and stopping to see how the patchwork hills just stretch out before you in all different colours: vineyards, rapeseed, wheat and woodland, the Marche is a mix of many things and the landscape reflects this. I also love the people here. The region is made up of many small towns and you feel like everyone knows each other. They are hospitable without being overbearing. I also appreciate their enterprising spirit and approach to work. Of course, I also love the food and wines in the Marche. Verdicchio is one of my favourite grape varities and I have a weakness for Lacrima di Moro d’Alba too which is so unique. Without a doubt I’ve eaten the best seafood of my life here. Sitting eating freshly caught fish on the beach of Sassi Neri or Sirolo whilst enjoying a glass of Verdicchio with the sound of the waves in the background is my idea of a perfect Sunday afternoon.
WHY MARCHE
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Passo #6:
_TURISMO_
aumentare il tasso di conversione el gergo commerciale/ marketing (ed in particolare in quello del web marketing) il termine “Conversione” indica la trasformazione di una nostra azione di marketing in un obiettivo raggiunto: ed il Tasso di Conversione ( o Convertion Rate) indica ogni quante “occasioni potenziali” ci capitano, riusciamo nel nostro intento, quindi raggiungiamo il nostro obiettivo. Se pensiamo ad un sito web un nostro obiettivo può essere
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far iscrivere un visitatore in una nostra lista nomi oppure fare si che la persona ci richieda un preventivo. Per le aziende turistiche può essere ricevere una prenotazione, per un negozio online ricevere un ordine, e così via. Se il nostro obiettivo è la vendita online possiamo pensare alle “occasioni che ci capitano” come al numero di visitatori alla pagina del prodotto da vendere che il nostro sito riceve, ed al tasso di conversione come al rapporto tra il numero di vendite ed il numero di visitatori che hanno dovuto vedere quel prodotto prima di acquistarlo. Vediamo dunque di che cosa dobbiamo occuparci per tenere d’occhio e migliorare il proprio tasso di conversione. Per prima cosa avremo un’azione di marketing (traffico sul sito, annunci, e-mail inviate, lettere cartacee…), utile a sottoporre un elementoobiettivo all’attenzione del nostro utente (una pagina del nostro sito, una landing page, un nostro numero di telefono da chiamare… ) ed infine un’ azione specifica che richiediamo che il nostro utente svolga (una iscrizione, una richiesta di contatto, una prenotazione, una telefonata, …). Dovremo quindi essere in grado di tracciare con precisione tutto il processo che il nostro utente dovrà seguire per raggiungere il nostro obiettivo e saper misurare ogni cosa, individuando degli specifici KPI (Key Performance Indicator: ne parleremo nel corso del prossimo articolo). Va da se che ogni caso è un caso ad-
hoc e che deve essere studiato come tale, vi voglio comunque lasciare subito alcune indicazioni utili ed universali, che dovreste tenere in mente ogni qual volta vi approcciate ad una azione di marketing. Ecco alcuni degli elementi importanti che influenzano pesantemente il tasso di conversione: Qualità del Traffico ( o qualità del Target): se non abbiamo puntato con esattezza il nostro cliente tipo avremo un tasso di conversione bassissimo, ne abbiamo parlato in occasione del passo #1; Specificità del Messaggio: è una diretta conseguenza del punto sopra, se sappiamo a chi parliamo, possiamo sollevare i problemi che li riguardano, interessare il cliente toccando le giuste leve; Capacità di Persuasione del contenuto: non basta più elencare le caratteristiche del nostro prodotto, occorre saperle vendere. Ci sono delle tecniche da apprendere, tante prove da fare, ma vi assicuro che ne vale la pena; Tecniche e forma: la disposizione degli elementi, delle call to action (il tasto “prenota” ad esempio), i colori, il design utilizzato, sono elementi fondamentali per la fiducia che il nostro utente deve riporre in noi e sono cose che possono essere studiate, e poi messe in pratica; Impegno che richiediamo all’utente: le persone sono pigre, perché allora gli chiediamo di compilare moduli che fanno invidia ad un F24 per avere da lui solo i dati di una prenotazione ?
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er anni ci hanno detto che non eravamo abbastanza belli o abbastanza bravi. E noi ci abbiamo anche creduto. Come è tipico del marchigiano, che sembra quasi nascondersi, che tutto sommato sta bene nel suo cantone e che sembra essere pervaso da una sorta di strana gelosia per cui fa fatica a mostrare se stesso e le sue bellezze, quasi con il timore che poi qualcuno gliele possa rubare o che possa giudicarlo non all’altezza. Chi siamo noi per insidiare il primato della Toscana? Non abbiamo il mare della Sardegna o della Sicilia e neanche le bellezze storiche ed architettoniche della Capitale. Una bugia. Immensa. Che ci siamo raccontati per non dover mettere troppo il naso fuori dai nostri confini. Una bugia che finalmente è stata svelata: adesso tutti siamo consapevoli di quanto meravigliose siano le Marche! E abbiamo iniziato, anche se con un pau-
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naturale e storico siamo davvero fortunati: una regione al plurale, caleidoscopica, in grado di offrire ad ognuno quello che cerca in una vacanza. Il servizio, quello di certo dobbiamo migliorarlo. Si sta lavorando sulla formazione degli addetti ai lavori e questo è già un punto molto im-
Ma è di certo possibile, chiedendo ai nostri Presidenti di Provincia, capire come le cinque aree territoriali della nostra regione si stanno muovendo e si sono mosse per incentivare questo tipo di turismo e per garantire davvero a tutti di poter godere delle meraviglie delle Marche: convenzioni particolari, strutture accreditate, iniziative sul territorio. Insomma, tutto quello che possa davvero fare la differenza e portare una volta in più a scegliere le Marche.
marchigiani conoscono, una capacità di accoglienza di certo da migliorare, ma già buona. E possiamo crescere ancora tanto. E dobbiamo farlo. Altrimenti tutte le campagne promozionali del mondo non ci aiuteranno ad avere quel posto di rilievo che assolutamente ci spetta. Abbiamo già tanto, a livello
Le Marche sono davvero uno dei più bei posti d’Italia. E non solo. Ma sono davvero fruibili per tutti? Si sta lavorando per garantire anche ai diversamente abili piene possibilità di goderne?
Un turismo migliore roso ritardo, a comunicarlo anche all’esterno. Spazzate via le remore e le paure, ci si è convinti che non abbiamo alcunché da invidiare alle altre regioni d’Italia che da sempre sono considerate mete privilegiate. Anzi: abbiamo qualcosa di più! Abbiamo una terra tutta da scoprire, angoli che spesso neanche i
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portante. Anche perché il pubblico dei turisti è sempre più globale: si deve essere in grado di saper rispondere ad esigenze sempre più varie, figlie spesso di culture nazionali ben diverse le une dalle altre. Ma un’altra area ci sembra assolutamente di rilievo e vorremmo capire bene come ci si sta muovendo nelle nostre Province. E’ importante infatti concentrarsi anche su servizi particolari, come quelli che di certo servono ai diversamente abili. Notizia degli ultimi giorni, che assolutamente merita un plauso, è quella dei menù in braille realizzati da alcune strutture facenti parte dell’Associazione Parco del Conero. Un esempio che però dimostra quanto una sensibilità su tematiche di questo tipo ovviamente ci sia già. Altrettanto scontato è che poi ogni struttura ricettiva avrà la sua politica.
RUOTAMI
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PESARO E URBINO, MATTEO RICCI “La Provincia di Pesaro e Urbino è inserita da tempo nelle azioni volte allo sviluppo del turismo accessibile. Un esempio concreto è il proficuo coinvolgimento dell’ente all’interno del “Progetto C.A.R.E, Città Accessibili delle Regioni europee”, che ha visto l’adesione di numerosi partner comunitari, con l’obiettivo di realizzare una rete di città ospitali ed accessibili. E’ stata portata avanti, in tal senso, una metodologia mirata, attraverso la quale rilevare sul nostro territorio informazioni e dati necessari affinché i visitatori possano valutare se le strutture di interesse siano in grado di soddisfare le loro necessità e richieste. Ne è scaturito un risultato organico, strutturato all’interno degli itinerari pubblicati nella collana “Viaggiare in Europa: le guide delle città ospitali ed accessibili”, per recensire servizi e strutture che rispondano ai requisiti dei turisti con esigenze speciali. A partire da questo progetto pilota, nato negli anni scorsi, è cresciuta sempre più la consapevolezza delle istituzioni locali verso una maggiore attenzione ai nodi dell’ospitalità accessibile a tutti. Su questo tema tanto è stato fatto anche dai Comuni del nostro territorio. Altro, certamente rimane da fare per favorire sempre più l’ assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali. E’ un approccio da sostenere e, allo stesso tempo, una politica che le amministrazioni devono continuare a valorizzare, per tutti coloro che desiderano scoprire la nostra provincia così ricca di arte, storia e natura”.
“La crescita del turismo nelle aree del nostro territorio, testimoniata anche dai numeri che lo danno come uno dei settori, se non l’unico, a reggere abbastanza bene la difficile congiuntura economica, è il risultato di anni di programmazione che hanno permesso alle Marche, e in particolare alla provincia di Ancona, di aprirsi all’esterno e di far conoscere l’inestimabile patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Oggi possiamo dire che certe scelte, come la tutela del territorio e gli investimenti sulla qualità dell’accoglienza, sono state felici e si sono rivelate determinanti per la riscoperta di una vocazione turistica che fino a pochi anni fa restava confinata a qualche singola località. Anche sul fronte dei servizi particolari come quelli rivolti a chi soffre di disabilità stiamo cercando di realizzare interventi mirati per non trovarci impreparati. Un esempio è quello del progetto “Accessibilità territoriale”, sperimentato negli anni scorsi in collaborazione con alcune organizzazioni del privato sociale e rivolto a soggetti con disagio psichico e alle loro famiglie, che prevedeva percorsi di turismo accessibile della durata di 3-4 giorni, con visite guidate ed escursioni ai principali siti di interesse storico, culturale e ambientale. Certo è necessario migliorare, perché investire sul turismo sociale significa da un lato estendere la fruibilità e la promozione delle tante bellezze naturali e artistiche della nostra provincia, e dall’altro creare una cultura dell’ospitalità turistica responsabile, potenziare servizi e favorire l’accesso alle persone diversamente abili senza ostacoli e difficoltà. L’obiettivo è arrivare in poco tempo allo sviluppo di una “rete dell’accessibilità” che consenta di realizzare un sistema integrato di trasporto, escursioni, manifestazioni culturali e strutture ricettive innovativo e rispettoso della dignità della persona”.
PESARO URBINO
INTEREVENTO DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA PROVINCIA DI ANCONA PATRIZIA CASAGRANDE ESPOSTO
ANCONA
“Da sempre la Provincia promuove con convinzione l’accoglienza, come biglietto da visita del territorio, e le varie forme di turismo, non solo quello tradizionale ma anche quello legato al cosiddetto “turismo da scoperta” basato sul connubio tra paesaggio, cultura, arte e memoria di luoghi e tradizioni. Basti pensare ai numerosi corsi di formazione finanziati anche con risorse proprie e destinati agli operatori degli Iat (Informazione Accoglienza Turistica), Pro Loco, gestori di agriturismi e strutture ricettive extralberghiere. Penso anche al progetto di riqualificazione degli Iat provinciali trasformati in moderni punti di promozione con eventi culturali ed enogastronomici e al turismo religioso con il Cammino Francescano da Assisi ad Ascoli nel contesto del quale sono stati restaurati tre edifici storici adibiti ad ostelli. In questo quadro, certamente anche il turismo legato ai diversamente abili costituisce un bacino di utenza importante e significativo che va valorizzato e sostenuto con specifici strumenti. In tale prospettiva, vorrei citare un’iniziativa della Provincia di Ascoli Piceno già lanciata nel 2011 tra le prime Province delle Marche: una lettera-invito per l’adozione diffusa nel nostro territorio, in ogni ristorante, di una carta del menù scritta in caratteri Braille, la scrittura tattile dei non vedenti. Quest’attività, in proficua collaborazione con l’Unione Italiana Cechi, è stata rivolta alle associazioni albergatori “Riviera delle Palme” ed albergatori e ristoratori del territorio Piceno. Un invito che è stato raccolto prontamente dagli operatori che ci hanno contattato numerosi per chiedere informazioni su come attuare il servizio. Ritengo che politiche dell’accoglienza come questa contribuiscano a qualificare la nostra vocazione turistica, offrendo qualcosa in più in termini non solo sociali, ma anche promozionali. La Provincia ha aderito al progetto della Regione per la creazione di una guida on line degli esercizi turistici accessibili ai disabili. Da ultimo, va evidenziato un ulteriore valore aggiunto: il senso di ospitalità e di grande accoglienza della comunità picena che, unito ad innovativi servizi, può senz’altro costituire motivo di attrazione e interesse per questa particolare forma di turismo”.
“Sotto il profilo turistico, è indubbio che le Marche siano una delle realtà più suggestive a livello nazionale. E proprio su questo versante, come Provincia di Fermo, abbiamo riversato risorse e progettualità concrete per promuovere il nostro territorio, migliorare la ricettività delle strutture presenti e mettere in sinergia tutti gli operatori, nessuno escluso. Un lavoro portato avanti insieme all’Assessore Guglielmo Massucci, che presiede anche il Sistema Turistico Locale Marca Fermana, concretizzatosi nella stesura di un innovativo piano di marketing territoriale per lo sviluppo sostenibile del turismo. E nel termine sostenibile contempliamo anche la garanzia per i diversamente abili di poter fruire al meglio delle nostre bellezze. Lo abbiamo fatto semplicemente rispettando le normative previste, come nel caso della Casa della Memoria di Servigliano e della Fototeca provinciale di Altidona, due contenitori che consideriamo fiori all’occhiello della politica culturale da noi perseguita in questi quattro anni, e lo stiamo facendo anche per la Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado, predisponendo strumenti per una piena fruibilità della struttura compatibilmente con i vincoli legati alla conservazione della stessa. A questo si aggiunge l’opera di sensibilizzazione nei confronti degli Enti locali sui diritti dei diversamente abili, anche attraverso il lavoro delle Commissioni competenti, nonché sulla formazione professionale degli operatori coinvolti in ambito turistico”.
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WHY MARCHE
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO PIERO CELANI
ASCOLI PICENO
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI FERMO FABRIZIO CESETTI
FERMO
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IlForumdelleCamerediCommercio dell’AdriaticoedelloIoniofa…
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ercoledì 22 maggio nel Parlamentino della Camera di Commercio di Ancona, si è tenuta la conferenza stampa per fare il punto su quanto discusso e approvato nel corso della XIII edizione del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio. A riferire sui tre giorni di lavori, confronti e proposte: Rodolfo Giampieri, Presidente della Camera di Commercio di Ancona, Michele De Vita, Segretario del Forum delle Camere di Commercio, l’Ambasciatore Fabio Pigliapoco, del Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, Marco Pacetti, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Michele Brisighelli, Presidente del Forum delle città dell’Adriatico e dello Ionio e Patrizia Casagrande, Commissario Straordinario della Provincia di Ancona. La strada che porterà nel 2014 alla vera e propria partenza della Macroregione Adriatico-Ionica, prosegue a spron battuto. Con grande soddisfazione ovviamente per parte marchigiana: da sempre si è fortemente creduto in questo progetto, come viatico per uno sviluppo vero da perseguire, come sbocco ulteriore per l’economia marchigiana, come opportunità per la creazione di nuovi rapporti economici. A farlo comprendere, la presenza di oltre 260 delegati a questa edizione del Forum, tra cui i rappresentati delle istituzioni europee, i rappresentati di enti nazionali ed europei, delle associazioni di categoria, del mondo dell’imprenditoria nonché la presenza del Presidente Ferruccio Dardanello di Union Camere. Particolarmente importante poi la rappresentanza della DG Regio, la Direzione Generale della politica regionale della Commissione Europea, e quella dell’Unità Turismo della DG imprese, soggetti decisori del piano d’azione per la Macroregione Adriatico Ionica . Tutti i presenti si sono confrontati sul “piano d’azione”, priorità ormai assoluta. Si è riflettuto soprattutto sulla possibilità di proposte operative sui temi del turismo, dell’agricoltura, dei trasporti, dell’imprenditoria femminile, della pesca e della sostenibilità ambientale. A risaltare, a livello di grande orgoglio e soddisfazione per la nostra regione, il riconoscimento del ruolo fondamentale giocato da Ancona e dai suoi rappresentanti. In primo luogo, da sottolineare l’elezione all’unanimità di Rodolfo Giampieri a nuovo Presidente del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio per il biennio 2013-2015. Una nomina che ovviamente riempie di orgoglio tutto il territorio marchigiano e lo stesso Giampieri che ci tiene a sottolineare come “questo grande risultato non è merito solo mio, ma va condiviso con tutti i partner seduti qui oggi a questo tavolo e con tutto il personale della Camera di Commercio. Un ringraziamento particolare a Jadranka Radovanic Presidente uscente che si è sempre impegnata in prima persona per lo sviluppo del forum. E’ il riconoscimento di come lavorare in squadra, fare rete, condividere gli stessi obiettivi e portarli avanti fianco a fianco sia l’unica strada da perseguire per realizzare qualcosa di importante, per guardare al futuro in maniera propositiva e positiva, per creare nuove
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opportunità per il nostro territorio. Ancona e le Marche nel processo di creazione della Macroregione Adriatico Ionica, sono messe al centro di interessi generali che possono far nascere opportunità enormi, ma dobbiamo perseguirle tutti insieme ed avere una visione di futuro nuova e soprattutto il coraggio di perseguirla: questa è una partita da giocare al rialzo”. Durante l’ultima giornata dei lavori poi, è stata sottoscritta dal Forum delle Camere di Commercio, dal Segretariato permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, dal forum delle città dell’Adriatico e dello Ionio e da Uniadrion una dichiarazione per la creazione di un Segretariato Adriatico Ionico Integrato che avrà sede ad Ancona e che avrà il compito di rendere ancora più efficaci e coordinate le singole azioni ed attività dei vari soggetti firmatari, pur nel rispetto dell’autonomia di ogni organismo.
Si è tenuta dal 14 al 16 maggio a Medjugorje la tredicesima edizione dell’importante Forum…Ancona e le Marche sono stati protagonisti! Questa firma è stata definita storica dal Rettore Pacetti e l’ambasciatore Pigliapoco già in questi giorni sta lavorando per renderla operativa presso i Ministeri degli Esteri dei Paesi dell’area. Durante il Forum c’è stato spazio anche per un altro riconoscimento ad una personalità anconetana: quello consegnato da Jadranka Radovanic a Patrizia Casagrande Esposto per l’impegno profuso nella promozione dell’imprenditoria femminile nell’area adriatico ionica, per una presenza sempre più ampia e qualificata delle donne nel sistema economico. Tutti concordi dunque su due aspetti fondamentali: la priorità assoluta alla realizzazione della Macroregione Adriatico Ionica come volano da sfruttare per l’economia marchigiana ed il ruolo primario che Ancona ed i rappresentanti anconetani di certo giocheranno. Con la Camera di Commercio di Ancona ed il suo Presidente Rodolfo Giampieri a coordinare tutte le attività.
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R odolfo G iampieri durante un incontro del F orum
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Insieme, per crescere tutti!
Cooperazione internazionale, terzo settore, università a cooperazione è morta, viva la cooperazione!” ha esclamato nel corso del suo intervento Giancarlo Malavolti, Presidente COCIS, in occasione del convegno “Cooperazione internazionale, terzo settore, università: insieme, per crescere tutti” tenutosi lo scorso 10 aprile all’Università di Camerino. E’ necessario infatti, e su questo sono stati concordi tutti gli intervenuti, che si cambi il modo di fare e di intendere la cooperazione internazionale affinché questa non sia più solo semplice mutualità e aiuto, ma si costruiscano rapporti e relazioni di partenariato e di reciproca collaborazione. Proprio questo è stato ribadito anche nell’emozionante intervento del cooperante Matteo Pagani in video collegamento dalla Somalia, dove sta svolgendo con entusiasmo la sua attività. “Cooperazione, terzo settore e università – ha dichiarato il Pro Rettore Vicario Unicam Pettinari – sono tra le parole chiave che caratterizzano il mandato che mi è stato assegnato dal Rettore Corradini. Abbiamo l’impressione che, dell’importanza della cooperazione internazionale e del terzo settore come fattori di sviluppo e di crescita per tutti, delle opportunità che esse possono fornire, se ne parli poco e talvolta purtroppo
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www.unicam.it comunicazione.relazioniesterne@unicam.it www.unicam.info
a sproposito. Con questo incontro abbiamo voluto farlo nella maniera adeguata. Abbiamo la speranza che, lavorando con i giovani e per i giovani, possiamo far sì che l’Italia torni ad essere un Paese capace di reagire e di proseguire nel cammino di crescita che sembra essersi brutalmente interrotto”. “Da tempo Unicam – ha dichiarato il Rettore Flavio Corradini - ha posto al centro della sua mission una particolare attenzione alle attività di internazionalizzazione: il nostro Ateneo conta la percentuale più alta di studenti stranieri extracomunitari tra le Università generaliste, ha recentemente istituito a Dschang, in Camerun, una Facoltà di Farmacia in collaborazione con la locale Università, partecipa con numerose associazioni del terzo settore a progetti di cooperazione internazionale ed è tra gli atenei fondatori del Cuia, il consorzio universitario italo argentino che presiede da tre anni, inoltre due spin off Unicam sono formati da dottorandi e studenti italiani ed extracomunitari per realizzare insieme progetti in Paesi in via di sviluppo, mentre la nostra School of Advanced Studies ha il 27,3% dei dottorandi stranieri, una ricchezza di condivisione di culture ed esperienze straordinaria”. L’incontro è stato moderato dal giornalista di Rai 3 Giovanni Anversa, che si occupa da anni con professionalità e competenza di tematiche inerenti il terzo settore e la
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cooperazione, ed è stato aperto dai saluti del Rettore Unicam Flavio Corradini e dell’Assessore Regionale Marco Luchetti. Di particolare rilievo anche gli altri relatori che hanno partecipato al dibattito tra cui Pietro Barbieri portavoce del Forum italiano per il Terzo Settore, Francesco M. Perrotta Presidente della Commissione Enti non lucrativi e impresa sociale del Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Paolo Bernabucci Presidente Gruppo Umana Solidarietà, Orietta Varnelli Presidente Action Aid Italia, Giovanni Lattanzi Responsabile Cooperazione Internazionale GUS, Antonio Flamini e Carlotta Latini, rispettivamente Direttore e docente della Scuola di Giurisprudenza Unicam. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare ufficialmente il Corso di Laurea Triennale della Scuola di Giurisprudenza di Unicam in “Scienze giuridico sociali per gli enti no profit e la cooperazione internazionale” che sarà attivato a partire dal prossimo anno accademico 2013/14.
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Storia ed Anima della Marina Militare
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l mare, orizzonte di quell’ignoto verso il quale l’uomo nei secoli si è avventurato alla scoperta di nuovi mondi e di se stesso, rappresenta da sempre l’ambiente cui l’essere umano ha dedicato il meglio del proprio ingegno progettando e realizzando nei secoli quei meravigliosi strumenti che gli hanno permesso di affrontare le immensità, solcarne le acque ammaestrandone i venti e le onde, così da favorire la diffusione della civiltà in ogni angolo del pianeta. L’evoluzione delle navi a vela costituisce una delle più ambiziose sfide che l’uomo con la sua fantasia ed il suo ingegno ha affrontato e vinto nella storia della sua civiltà. Le tradizioni ma-
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rinare sono elementi fondamentali delle radici della cultura della Marina Militare, che rinnova da sempre la scelta di porle alla base della formazione dei propri uomini. “Tradizione ed innovazione” è il principio giuda degli istituti di formazione che forgiano Ufficiali, Sottufficiali e personale volontario in servizio permanente. Vediamo perciò quali sono le navi a vela che ai giorni nostri, nell’era della tecnologia diffusa in tutti i campi, vengono impiegate dall’Accademia Navale e dalla scuola Sottufficiali per far compiere agli aspiranti Ufficiali e Sottufficiali il primo fondamentale passo formativo comune: “diventare marinai”!
La tradizione delle navi scuola a vela ha avuto il suo momento fondamentale con la costruzione, a cavallo del 1930, dei due velieri Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, entrambi sopravvissuti alla 2^ Guerra Mondiale, e simili tra loro nelle linee generali. Il trattato di pace del 1947 impose la cessione del Cristoforo Colombo all’Unione Sovietica, lasciando alla neo-costituita Marina Militare solo il Vespucci. Nel 1950 la Marina decise di ammodernare la flotta a vela con l’acquisto di una unità francese del 1932, che dopo importanti lavori di trasformazione, venne ribattezzata Nave Palinuro, e nel 1955 come veliero venne destinato alle crociere addestrative, inizialmente dei sottufficiali nocchieri della scuola di La Maddalena, e successivamente, con la riforma dei ruoli degli anni ’90, di tutti i sottufficiali.
La tradizionale importanza dell’addestramento velico è testimoniata dall’esistenza di un Ente centrale, all’interno dello Stato Maggiore della Marina, Marivela, che si occupa di coordinare sul piano generale tutte le attività veliche che si realizzano capillarmente presso tredici Sezioni veliche in ogni base della Marina lungo le coste italiane. Ciò avviene mediante un numero molto elevato di imbarcazioni a vela di varie dimensioni. Quelle più grandi, a due alberi, sono: Caroly (1948), Corsaro II (1960), Stella Polare (1964), Capricia (1963), Orsa Maggiore (1994). Ad esse si aggiunge il Sagittario (1972) monoalbero del noto progettista Sciarelli. A questa flotta principale si aggiungono diverse decine di imbarcazioni di dimensioni medio piccole, che nei decenni si sono alternate in dotazione alle varie sezioni veliche. Ma come si svolge la vita di un allievo ufficiale a bordo di Nave Amerigo Vespucci durante la crociera addestrativa estiva ? Chi l’ha vissuta ci racconta che i tre mesi della crociera sono stati il periodo più duro, fisicamente faticoso, ma anche il più entusiasmante di tutta la carriera. Il giovane allievo che a 20 anni mette piede per la prima volta sull’Amerigo Vespucci dopo il primo anno di vita in Accademia Navale, si trova improvvisamente a vivere nelle medesime condizioni di un marinaio a bordo di un veliero del secolo scorso. Gli spazi personali a bordo sono molto ristretti: ogni allievo ha un armadietto poco più grande di un metro d’altezza, all’interno del quale dovrà far entrare tutti i propri effetti personali, le uniformi e l’abbigliamento. La vita a bordo durante la navigazione è regolata secondo turni di servizio diurni e notturni piuttosto intensi: 4 ore di guardia, 4 di disponibilità e 4 di riposo. A bordo non ci sono letti o brande: durante le poche ore notturne di riposo l’allievo ha a disposizione solo un’amaca che va montata la sera nello stesso locale dove di giorno si consumano i pasti, su tre livelli sovrapposti. Gli impegni degli allievi durante la navigazione sono molteplici: si va dal servizio alle vele, alla vedetta, alla timoneria, alla sala di navigazione. Nelle quattro ore di servizio ogni allievo ha l’opportunità di addestrarsi alla varie attività pratiche tradizionali della navigazione. Naturalmente l’allievo non arriva a bordo del Vespucci senza addestramento: durante i mesi invernali oltre allo studio teorico del funzionamento velico, vengono svolte diverse giornate di addestramento pratico su un simulatore tutto speciale: è il cosiddetto “brigantino interrato” che si trova nel piazzale principale dell’Accademia. Su di esso gli allievi del primo anno prendono confidenza con gli alberi ed i pennoni sui quali imparano a salire e scendere in sicurezza, acquisiscono dimestichezza con la regolazione delle grandi vele quadre, insomma svolgono a terra tutte le azioni che poi saranno chiamati a mettere in pratica a bordo. Questo addestramento preliminare si rivela particolarmente utile, insieme alle attività veliche su imbarcazioni più piccole, a cominciare la “costruzione” del cosiddetto “Piede marino”, condizione necessaria per sentirsi a proprio agio su una nave in movimento in mare aperto, e svolgere tutte le mansioni di un marinaio esperto. Un full immersion di tre mesi in giro per i mari dentro e fuori dal Mediterraneo, che contribuiscono a trasformare uno studente volenteroso in un provetto uomo di mare, pronto ad affrontare le successive sfide della modernità lungo un’iter formativo che lo porterà a gestire con efficacia strumenti marittimi complessi e sofisticati sulle navi più moderne, con lo spirito di intraprendenza ed abnegazione della miglior tradizione marinara.
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_SOCIALE_
Torno a casa! uello dei bambini è un mondo che dovrebbe rimanere inviolato. Lontano dal dolore, dalla sofferenza, da immagini destinate a segnarli per tutta la vita. E purtroppo invece la loro candida anima viene sporcata troppo spesso dal nero che li inghiotte quando si rende necessario allontanarli dalle loro famiglie di origine. A volte non si può farne a meno a causa di problemi seri dei genitori che mettono in pericolo le loro stesse giovani vite. Altre però, forse si propende per la soluzione più facile, quella appunto dell’affido, invece di cercare di fare tutto il possibile ed anche oltre per aiutare il nucleo familiare d’origine a prendersi cura dei loro piccoli tesori. Su questo pone l’attenzione il progetto “Torno a Casa” del quale si è parlato attorno ad un tavolo di lavoro tenutosi ad Ancona lo scorso 15 aprile. Presenti come fautori della realizzazione del progetto c’erano il Consigliere Regionale Roberto Zaffini, Antonella Flati – Presidente dell’Associazione “Pronto Soccorso Famiglia Onlus” -, la Dott.ssa Vincenza Palmieri – Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare -, l’Avv. Francesco Miraglia del foro di Modena. A sostenere il progetto poi anche l’On. Antonio Guidi ed il Magistrato Francesco Morcavallo. Tutte queste persone si sono trovate d’accordo su un punto: l’importanza del recupero del rapporto tra bambino e famiglia nativa. Nessuno vuole chiudere gli occhi davanti a situazioni di disagio che possono far star male il bambino, sia da un punto di vista fisico che mentale. Ma, dicono i sostenitore del progetto, si può fare molto di più per aiutare queste famiglie prima di “spedire” i bimbi in case famiglia, con il rischio di perdere di vista la necessità di tutelare l’affettività del minore. “Torno a casa” vuole dunque essere una nuova proposta di collaborazione con le famiglie in difficoltà, quelle in cui l’indigenza dei genitori, le separazioni, la perdita del lavoro, eventuali problemi di salute o di droga, creano difficoltà nell’accudire i propri figli. Con questo progetto si vogliono realizzare dei luoghi in cui poter accogliere i bambini durante il giorno, mettendo a disposizione loro e dei genitori un luogo sicuro e protetto, nel quale
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P.S.F. associazione pronto soccorso Famiglie mette a disposizione questi numeri di telefono per chiunque necessitasse di supporto: tel/fax 02-84895189 sede, cellulari 3487038834 Antonella, 3407556105 Rosanna, 3405938804 Antino. E-mail psfonlus@hotmail.it
IL TAVOLO DI LAVORO SUL PROGETTO “TORNO A CASA”
Chissà quante volte bambini in affido presso strutture o famiglie “di passaggio” avrebbero voluto poter pronunciare questa frase. E forse, grazie a questo nuovo progetto, potranno farlo! continuare a far crescere il legame affettivo che rimane oltre il verificarsi di problemi pratici. La sera il bambino potrà rientrare o a casa dei genitori o nelle abitazioni di figure parentali vicine, come quei nonni che troppo spesso non vengono considerati all’altezza e che invece sono una risorsa inestimabile. All’interno della struttura opereranno figure altamente specializzate, educatori che affiancheranno giornalmente le famiglie aiutandole a rielaborare gli aspetti problematici della propria condizione. L’obiettivo di questo progetto è dunque quello di essere un sostegno per i genitori e per i bambini, mirando al recupero della loro unità e non favorendo la loro separazione. Antonella Flati, Presidente Onorario dell’Associazione “Pronto Soccorso Famiglia Onlus”, è una delle anime di “Torno a casa”. Facciamoci allora raccontare qualcosa di più proprio da lei. Il vostro progetto nasce dalla volontà di aiutare le famiglie in difficoltà a costruire un rapporto con i propri figli. Che cosa significherebbe per i piccoli poter avere un luogo nel quale ricostruire la propria vita familiare? “Significherebbe non restare più orfani con genitori vivi. Purtroppo sempre più spesso questo è quello che accade: i bambini allontanati dalle famiglie naturali vengono affidati a case famiglie che non favoriscono il loro rientro a casa, ma tendono a trattenerli in loco per garantirsi un introito economico consistente. Non dimentichiamo che un bambino in casa famiglia costa alla collettività circa 40.000 € l’anno”. La presenza degli educatori crediamo sia fondamentale. In pratica sarebbe un po’ come insegnare a fare i genitori, evitando così di aggravare ancora di più situazioni già delicate e allo stesso tempo poter tenere sotto controllo i progressi dei genitori? “Io preferisco non parlare di ‘educatore’: nessuno può insegnare ad un genitore ad essere tale o educarlo a divenire tale. Noi intendiamo avvalerci di figure professionalmente preparate, sopratutto giovani, culturalmente, professionalmente e umanamente preparati a due concetti che nella nostra struttura non dovranno mai venir meno: bigenitorialità e ‘Torno a casa’. ” Quali sono le condizioni affinchè una famiglia possa entrare a far parte di questo progetto? “Non siamo noi a determinare quali siano i requisiti necessari affinchè si possa usufruire della nostra struttura, saranno come sempre il tribunale dei minori e i servizi sociali competenti. Noi siamo pronti a dare supporto a tutte le famiglie in difficoltà e a nuclei monoparentali, dove c’è un genitore solo con il bambino, che sia mamma o papà, senza alcuna distinzione. Le pari opportunità sono per noi elemento fondamentale di garanzia per un Paese civile”. MaNIFESTANTI PER I DIRITTI DEI BAMBINI
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t n e m a t i b e d n i a c r e v h o c S o i l eg
_CONSUMATORI_
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Una volta caduti in trappola porre rimedio non è affatto facile. I consigli dell’Adiconsum possono aiutarci ad evitare un pericoloso circolo vizioso La crisi economica ed il conseguente processo di recessione che stiamo vivendo, impatta profondamente a livello economico e sociale soprattutto sugli strati più vulnerabili della popolazione. In Italia, dove la propensione al risparmio è sempre stata ai livelli più elevati d’ Europa, secondo quanto rilevato dall’ Istat non si accantona quasi più ed il potere d’acquisto ed il reddito disponibile sono in continuo calo. Non solo una mera osservazione statistica, ma un forte disagio sociale, causato principalmente dalla crisi occupazionale, tanto che una famiglia su sei vive al di sotto della soglia di povertà ed il reddito medio procapite non raggiunge i 20.000,00 euro lordi. Le famiglie non riescono a risparmiare e anche chi può non trasforma il proprio risparmio in consumi, ma accantona per l’incertezza del futuro. Un numero sempre maggiore di cittadini non riesce più a far fronte ai debiti relativi ad impegni finanziari assunti con Banche e società finanziarie e neppure alle bollette relative alle principali utenze, tasse e imposte, a provvedere al sostentamento della famiglia, e così aumenta la propensione all’indebitamento. Nei soli primi nove mesi del 2012 la percentuale di famiglie indebitate è passata dal 2,3 al 6,5 per cento.I presupposti di certo non sono incoraggianti. L’atteggiamento giusto non è tuttavia quello di precipitare nello sconforto, ma piuttosto quello di cercare i giusti strumenti per far fronte alle difficoltà del periodo.
Per questo motivo l’Adiconsum ha creato, a sostegno di quanti vivono situazioni di forte disagio, il Desk di ascolto consulenza ed assistenza Help Adiconsum,
con lo scopo primario di prevenire il fenomeno del sovraindebitamento, purtroppo in crescita, che consiste nell’impossibilità di far fronte, con le entrate familiari, alle uscite per rate di prestiti, mutui o finanziamenti. L’obiettivo principale è quello di educare ad un utilizzo responsabile del denaro e degli strumenti creditizi attraverso informazione e formazione sugli elementi essenziali dei contratti di finanziamento, e, contestualmente, ad una corretta gestione del proprio bilancio familiare, fondamentale per essere pienamente coscienti della dinamica dei flussi delle nostre entrate ed uscite, affinché l’eventuale decisione di indebitarsi venga assunta in maniera consapevole e responsabile.
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L O R E D A N A B A L D I - R e s p o n s a b i l e S e t t o r e F i n a n z i a r i o A d i c o n s u m M a r c h e <<<
( DIFFERENZA ENTRATE/ USCITE : SALDO POSITIVO O NEGATIVO )
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LE ENTRATE
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1. Cataloghiamo le entrate del mese. 2. Sulla base del mese corrente possiamo già iniziare a costruire un preventivo per il mese successivo.
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DA LAVORO DIPENDENTE, CIG. ENTRATE PENSIONE ……
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LAVORATORE AUTONOMO DA LAVORO DIPENDENTE, CIG. PENSIONE …… AFFITTI/ RENDITE LAVORATORE AUTONOMO INTERESSI BANCARI, TITOLI DI STATI AFFITTI/ RENDITE ENTRATE IMPREVISTE ( ES. EREDITA’) INTERESSI BANCARI, TITOLI DI STATI ALTRO ………….. TOTALE ENTRATE IMPREVISTE ( ES. EREDITA’) ALTRO ………….. TOTALE
LE USCITE Il bilancio familiare Solo con un bilancio familiare realistico, costruito con costanza, pazienza e perseveranza mese dopo mese, possiamo verificare quali sono le dinamiche di entrate ed uscite, capire se il saldo è positivo o negativo e quindi correre ai ripari qualora sia necessario, verificare se stiamo spendendo troppo e per quali beni/servizi. Alcuni esempi: assicurazione auto, spese bancarie, telefono fisso o mobile, energia. Le liberalizzazioni, anche se i risultati non sono stati quelli sperati, hanno contribuito a creare concorrenza. Cosa che ci permette di ricercare le soluzioni più adatte alle nostre esigenze, con il rapporto costo/qualità che ci si addice.
E’ questa la fase che richiede più impegno e per la quale è particolarmente importante usare le tre regole: “raccogliere, registrare, fare ordine”. Il segreto è la costanza: catalogare rigidamente le uscite del mese corrente è fondamentale per un quadro chiaro, completo e veritiero dei nostri consumi, e per elaborare un bilancio preventivo il più possibile attendibile
CASA : SPESE CONDOMINIALI CASA: AFFITTO / MUTUO ALIMENTARI /PRODOTTI CASA CASA : SPESE CONDOMINIALI SPESE MEDICHE ALIMENTARI /PRODOTTI CASA BOLLETTE: LUCE, TELEFONO GAS SPESE MEDICHE IMPOSTE E TASSE BOLLETTE: LUCE, TELEFONO GAS ABBIGLIAMENTO/ COSMETICI IMPOSTE E TASSE AUTO: CARBURANTE ABBIGLIAMENTO/ COSMETICI AUTO: ASSICURAZIONE /BOLLO AUTO: CARBURANTE AUTO: MANUTENZIONE AUTO: ASSICURAZIONE /BOLLO
Attenzione a: AUTO: MANUTENZIONE - Arrotondare meglio per eccesso che per difetto - Consideriamo cose a cui normalmente non pensiamo ( es. usura auto, elettrodomestici ecc..) - POSSIBILI IMPREVISTI: perché non creare un apposito fondo familiare?
ibile dito dispon l nostro red iliare, e d m ra fa ia o ci ch visione del bilan ta u n te a n Infine, una d buo accen ere sce da una in grado di o am ella si che scaturi se l’importo d di verificare utto qual’ è tt uscite: ra ci permette – p e so at a tr ento, m porto en nun finanziam rispetto al nostro rap e del sovrai ibile re nel vortic e d ca i d rata sosten re le per evita fondamenta . to debitamen
www.dirittoedifesa.it www.adiconsum.it
adiconsum.marche@gmail.com
L’ULTIMA FASE: IL BILANCIO CONSUNTIVO
Mese per mese possiamo verificare il saldo, ossia la differenza tra entrate ed uscite. Saremo così consapevoli della nostra gestione familiare sulla cui base potremo regolare le nostre decisioni di acquisto o di indebitamento
DAL BILANCIO CONSUNTIVO POTREMO PREDISPORRE IL BILANCIO PREVENTIVO DEL MESE SUCCESSIVO E COSI’ VIA
MESE ATTUALE
TOTALE ENTRATE
TOTALE USCITE
SALDO ( DIFFERENZA ENTRATE/ USCITE : SALDO POSITIVO O NEGATIVO )
ENTRATE
Intervento Gestire il Bilancio Familiare per prevenire il sovraindebitamento. DA LAVORO DIPENDENTE, CIG. PENSIONE …… Programma Generale della Regione Marche 2010 con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. LAVORATORE AUTONOMO
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Primo Piano
Tre ev per es interna
MARE TERRA CULTURA
Dal 13 al 16 giugno, la Riviera del Conero assumerà tinte arabeggianti. L’Endurance è conosciuto in tutto il mondo come lo sport degli Sceicchi. A correre lungo i sentieri del Parco e della Riviera del Conero, saranno meravigliosi esemplari, campioni, espressione di ricchezza, di prestigio, di nobiltà. L’endurance viene infatti praticata dalle più importanti Famiglie Reali dei Paesi del Golfo e, grazie alla passione di HH Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, questo sport ha visto negli anni crescere la sua fama, tanto da diventare la seconda disciplina equestre al mondo per numero di praticanti. La competizione vera e propria si svolgerà sabato 15 giugno con le due categorie internazionali FEI CEI 2* 120 km e FEI CEI 1* 90 km. E fin qui lo sport. Ma il Marche Endurance Lifestyle 2013 non esaurisce qui la sua ricaduta sul territorio. Grazie a questi quattro giorni, si rafforza ancora di più il ponte già esistente tra Marche ed Emirati Arabi Uniti. Incontri per mettere in atto nuove strategie di business, per permettere agli imprenditori di confrontarsi e trovare nuove idee, aprire tavoli di discussione. Questo è tutto ciò che fa di questa seconda edizione del Marche Endurance Lifestyle un’opportunità …
da mille e una notte!
21-29 giugno 2013: 9 giorni di sport e di eventi, in mare e a terra. Il modo migliore per darvi un’idea della risonanza di questa manifestazione è declinarvi i numeri che lo contraddistinguono. 130 saranno le imbarcazioni che si affronteranno in mare, suddivise in due differenti categorie. 14 le nazioni rappresentate, come “voce” di 3 continenti. 30.000 i mq di vele che si spiegheranno nei meravigliosi scenari offerti dai 2 campi di regata: uno, prospiciente al Passetto, l’altro davanti alla Marina Dorica. Circa 3mila sono i visitatori attesi, tra equipaggi e membri dell’entourage. Gli organizzatori di Marina Dorica hanno previsto
Difficile trovare una regione che abbia tutto quello che abbiamo noi. Lo abbiamo ripetuto tante volte, ma tante altre ancora lo faremo. Perché sebbene questa non sia una novità, a volte sembra ancora che proprio noi marchigiani facciamo fatica a crederlo. Siamo ancora intrappolati da quella sorta di scherno o di gelosia che ci hanno fatto costruire come un paravento dietro al quale nascondere le nostre bellezze, perché pochi le conoscessero. Ma il mondo sempre di più si sta accorgendo di quando le Marche siano uno scrigno di meraviglie e ha voglia di conoscerle. Ed è tempo che spalanchiamo le porte, che accogliamo e invitiamo ad entrare, che facciamo trovare, assaporare, godere, vivere il nostro meglio. w
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venti ssere azionali tutta una serie di eventi a far da cornice alla competizione sportiva, in modo da dimostrare come il pacchetto Marche sia assolutamente completo: spettacoli, degustazioni, prodotti tipici, escursioni nei dintorni. Per 9 giorni, l’Adria Ferries ORCi World Championship sarà una finestra aperta sul mondo: i regatanti, i loro equipaggi, le loro famiglie o amici potranno affacciarsi sulle Marche; ma allo stesso tempo le Marche ed i marchigiani potranno guardare oltre i confini regionali e nazionali cercando di fare tesoro di tutto quello che noteranno per continuare a costruire il Brand Marche.
Un’estate da protagonista quelle delle Marche che grazie alle loro migliori eccezionalità ospiteranno eventi di rilevanza mondiale. Il Parco del Conero sarà teatro del Marche Endurance Lifestyle, il nostro meraviglioso mare ospiterà l’Adria Ferries ORCi World Championship e la culla della fisarmonica, Castelfidardo, vedrà esordire la prima edizione di The World of Accordion La fisarmonica non è semplicemente uno strumento. E’ una storia. Quella di Castelfidardo e dei mastri artigiani che hanno reso questo prodotto il migliore al mondo. Quella dei fisarmonicisti che hanno dovuto aver pazienza e costanza per far capire quanto la loro musica non fosse adatta solo alle feste di paese, ma fosse in grado di creare sonorità regali e di legarsi a qualsiasi tipo di musica. L’idea di questo evento alla sua prima edizione, nasce della passione dell’imprenditrice Elke Ahrenholz che ha girato in lungo ed in largo il mondo della fisarmonica e ha saputo intessere relazioni con i protagonisti a livello internazionale di questo scenario. Protagonisti che dal 29 giugno al 7 luglio saranno a Castelfidardo per arricchire il palcoscenico con i loro concerti. Altra anima del Festival sarà ovviamente il concorso che vedrà sfidarsi talenti provenienti da tutto il mondo nelle differenti categorie musicali per aggiudicarsi la vittoria, l’uscita di un cd e la possibilità di partecipare a concerti in tutta Europa. Nei nove giorni di The World Of Accordion, la città marchigiana diverrà il luogo della cultura musicale sulla fisarmonica, attirando presenze da ogni parte del mondo. Ma non ci sarà solo spazio per il divertimento: essendo un’iniziativa privata finanziata da aziende, sponsor e parzialmente finanziamenti istituzionali, si creeranno anche momenti di business, workshop, conferenze in modo da dare respiro anche al mondo produttivo. Con le Marche e le sue fisarmoniche ovviamente al centro.
Il turismo è qualcosa di trasversale. A un viaggiatore, per qualsiasi motivo egli attraversi il nostro territorio, dobbiamo saper regalare un’esperienza fatta di tutto ciò di cui può aver bisogno e anche di quello a cui non aveva pensato. Oramai il globo è il target al quale puntare. Una volta erano i marchigiani, poi gli italiani, poi i tedeschi o gli olandesi. Adesso sono semplicemente TUTTI. Perché se è vero, come lo è, che in quasi tutti i settori merceologici l’ossigeno alle nostre imprese è dato dall’estero, internazionalizzare è la soluzione. E lo è anche per il turismo. Ma come fare a portare stranieri, magari anche facoltosi, opinion leader in grado di fare poi da cassa di risonanza, da amplificatore di quello che le Marche hanno da dare? Pubblicità, promozione, servizi. Ovvio. Ma anche manifestazioni in grado di spostare gli equilibri, di mettere le Marche al centro del mondo, di fare da apripista alla conoscenza di un territorio che, poi, incanta. E in questo inizio d’estate, che si preannuncia davvero interessante per il nostro territorio, tre sono le occasioni che accenderanno i fari di tutto il
mondo puntati sulle Marche: il Marche Endurance Lifestyle 2013, l’Adria Ferries ORCi World Championship e The World of Accordion. Non è un caso se a questi tre eventi è stato deciso di dare un titolo in inglese. Non ce ne voglia l’italiano, che ha delle sfumature linguistiche assolutamente uniche ed una cifra poetica che altri idiomi possono solo sognarsi. Ma, volenti o nolenti, per comunicare al mondo bisogna usare l’inglese. E se si è deciso così, è perché è proprio al mondo che ci si vuole rivolgere. Protagonisti in due casi saranno alcuni dei luoghi naturali più belli delle Marche centrali, quelli della Riviera del Conero, del Parco del Conero e della città di Ancona. Terra e mare. Cavalli e barche a vela. Regatanti e cavalieri. In comune, lo sport. Ma non solo. Discorso leggermente diverso per The World of Accordion che trova in Castelfidardo la sua culla naturale: dove poteva tenersi un Festival dedicato alla fisarmonica se non nella sua patria natale? Una prima edizione che presenta aspetti particolari e che saprà festeggiare nel migliore dei modi anche i 150 anni. WHY MARCHE
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MARCHE ENDURANCE
LIFESTYLE 2013
Gianluca Laliscia, Ceo e Chairman di sistemaeventi.it - società organizzatrice del Marche Endurance Lifestyle - nonché Campione del mondo di endurance ed ideatore del format di Endurance Lifestyle EAU e Marche: l’Endurance per la seconda volta è un punto di incontro importante per queste due culture. Un momento di sport certamente, ma non solo. Qual è il valore a 360° del Marche Endurance Lifestyle 2013? “La prima edizione di Marche Endurance Lifestyle, l’anno scorso, ha determinato un valore dell’evento complessivo per il territorio pari a cinque milioni di euro ed è stata seguita da centomila persone. Stiamo parlando di un evento globale nel vero senso della parola, che riesce a proporre, sport, business, cultura e relazioni internazionali seguendo il filone della valorizzazione delle eccellenze locali”. L’internazionalità è un’altra caratteristica di Marche Endurance Lifestyle: un format dunque che punta a favorire anche un contesto di confronto parallelo a quello sportivo. Secondo la tua esperienza, quanto possono essere importanti le relazioni che si creano in questi giorni di sport? “Grazie all’endurance, da più di dieci anni a questa parte e in diverse regioni d’Italia, siamo riusciti a dimostrare come lo sport possa essere un eccellente volano per la promozione del territorio e della sua economia. Durante Marche Endurance Lifestyle 2013, i manager di decine di aziende degli Emirati Arabi Uniti effettueranno delle visite in almeno trenta imprese dei distretti industriali marchigiani e delle regioni limitrofe. E il 14 giugno, con il Business Forum Italy-UAE “Investment and strategic partnership” alla Mole Vanvitelliana di Ancona, ci sarà la possibilità di confrontarsi proprio su tutta una serie di proget-
ti destinati a suscitare l’interesse di potenziali investitori”. Sicuramente uno dei protagonisti della passata edizione è stato HH Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai. Tu che lo conosci molto da vicino, ci puoi raccontare qualcosa di questa figura e del suo grande amore per i cavalli? “Intanto è importante sottolineare come il mio rapporto ormai di grande amicizia con lo sceicco nasce proprio grazie alla passione condivisa per l’endurance: entrambi siamo campioni del mondo in questa specialità, lui ancora in carica. Quindi stesso approccio allo sport e modi di vedere la vita molto simili: la dimostrazione di come un uomo d’occidente e uno d’oriente possano condividere un percorso insieme. Se dovessi usare un termine per lo Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, direi che è un visionario: un uomo di grande spessore culturale, molto attento agli usi e ai costumi dei luoghi in cui si trova, che ama il confronto con l’altro da se. E’ un uomo semplice ma allo stesso tempo molto profondo. Non dimentichiamo poi che stiamo parlando di un grande statista, dell’uomo che ha fatto di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti un nodo strategico dell’economia e dello sviluppo su scala mondiale. La sua idea di futuro è legata alla creazione di opportunità di crescita a tutti i livelli, come dimostra anche il modo in cui, da decenni, si impegna e primeggia nell’Endurance”.
ADRIA FERRIES ORCi WORLD CHAMPIONSHIP
Un mondiale di Vela è un evento complesso da organizzare. Marina Dorica se ne è assunta l’onere e l’onore. Siete soddisfatti di quanto realizzato sin’ora? “Direi che siamo sereni perché in coscienza possiamo dire di averci messo tanto entusiasmo e tutte le nostre energie; che siamo compressi perché anche se inizi ad organizzare questi eventi con anni di anticipo, buona parte delle cose da fare si concentra in prossimità del loro avvento; che siamo comunque contenti perché convinti che stiamo lavorando per dare una grande opportunità al nostro territorio. I bilanci, di soddisfazione od insoddisfazione, lasciatemeli stilare a mondiale finito! Ad oggi posso solo aggiungere che la molteplicità e la complessità delle relazioni, alimentate in un costante ed autentico lavoro di squadra, sono elementi realmente gratificanti”. Essere teatro dell’Adria Ferris Orci World Championship è un’opportunità grandissima per il territorio. Che ruolo hanno avuto le varie Istituzioni nella costruzione del palinsesto ricchissimo che ruota attorno a questo evento e come si è posta la città a livello di coinvolgimento nella manifestazione? “Le istituzioni hanno colto la portata dell’evento ed hanno dato la più ampia collaborazione per consentirci di realizzare le iniziative correlate e per dare alle stesse una adeguata promozione. Ristoratori e negozianti sono stati informati dell’iniziativa e stimolati a formulare offerte ed ad allestire vetrine che possano essere un segnale concreto di accoglienza e possano esprimere il benvenuto degli operatori commerciali ai nostri turisti nautici. Unico
neo: le strutture ricettive non hanno ritenuto di dover praticare condizione di maggior favore per gli ospiti legati al mondiale. Comunque, vedremo cosa saremo capaci di fare! Per il resto in città si respira una certo clima di attesa, anche se forse è ancora un po’ presto perché la promozione per gli eventi che coinvolgono più direttamente il territorio verrà lanciata proprio in questi giorni”. Da Presidente del Comitato Organizzatore, la sua opinione: quanta importanza riveste un evento come questo per tutte le Marche in termini di promozione a livello internazionale? “Non è questione di opinioni, sono i numeri che parlano: 120 imbarcazioni, circa 2.000 persone da 13 nazioni e 3 continenti che, terminate le gare, guideremo alla scoperta del nostro territorio e che potranno godere mediamente per almeno un paio di settimane dell’ospitalità dei marchigiani. Il prodotto ce l’abbiamo: mare splendido, insediamenti che conservano intatte le loro origini ed il loro fascino medievale, monti incantevoli, luoghi di culto e spiritualità….basta non esserne gelosi e desiderare condividere tanta bellezza con quanti in occasione del mondiale ci onoreranno della loro presenza. Se sapremo comunicare l’amore che noi marchigiani abbiamo per la nostra terra, cercando di renderci sempre più inclini all’ospitalità ed all’accoglienza e consci che dalla promozione dei nostri siti non potranno che derivare relazioni e benefici per la nostra collettività, allora potremo dire di aver saputo cogliere questa grande opportunità a livello promozionale!”.
Moreno Clementi, Presidente di Marina Dorica e del Comitato Organizzatore
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THE WORLD OF ACCORDION
Elke Ahrenholz, ideatrice, organizzatrice ed anima di The World Of Accordion
Il deus ex machina di The World of Accordion sei tu. Come è venuta l’idea di creare The World of Accordion? “Forse proprio grazie al mio viaggiare continuo nel “mondo della fisarmonica” che ha fatto crescere in me la voglia di portare queste esperienze a “casa” e cioè a Castelfidardo. Probabilmente ha influito anche la voce di tante persone nel mondo mi hanno detto che il loro sogno era quello di visitare questa città. E allora, perché non creare questo momento ricco di concerti, workshop ed esposizioni per portare il mondo qui e fare in modo che i visitatori riportino a casa e nel loro cuore un pezzo della storia di Castelfidardo? Ecco, ho pensato, metto a disposizione la mia esperienza ed insieme con le altre 18 aziende produttrici di fisarmoniche - ognuna con idee fantastiche – abbiamo creato il Festival, alla sua prima esecuzione!”. Parliamo un po’ della dimensione internazionale di questo Festival. Da quali parti del mondo arriveranno i vari ospiti ed i concorrenti? E che opportunità di business pensi si potranno creare per il territorio? “Sicuramente avremo ospiti da tutto il mondo, sia al livello di concorso che come auditori per i concerti. Allo stesso modo, avremo artisti provenienti da Europa, Cina, Russia, Brasile. Per la maggioranza sono già clienti delle varie fabbriche di fisarmoniche. Le strutture ricettive nei giorni del Festival la-
voreranno nel miglior modo possibile. Tutti gli ospiti avranno comunque modo di esplorare la città ed i suoi dintorni. Con un ticket speciale del Festival abbiamo poi creato l´occasione in collaborazioni con negozi, ristoranti e bar, di sconti speciali”. Il mondo della fisarmonica non è propriamente “popolare”. Nel senso che non tutti sono avvezzi ad ascoltare concerti realizzati con questo strumento. Cosa potresti dire a chi legge Why Marche per invitarlo a partecipare alle serate di The World of Accordion? “E’ un può come mangiare un piatto non conosciuto: tanta gente non lo sa cosa si perde a non provare! Almeno possiamo garantire una cosa, che i nostri Chef – gli artisti - sono tra i migliori del mondo : ognugno di loro è stato vincitore di premi e concorsi internazionali. Ma soprattutto sono veramente musicisti, che hanno scelti per esprimere i loro sentimenti ed emozioni, la fisarmonica: uno strumento versatile de unico come pochi altri nel mondo. Non è per niente che grandi artisti hanno scelto la presenza della fisarmonica nelle loro produzioni di CD, pensiamo ad Andrea Bocelli in Passione o a Biagio Antonacci nella sua hit “Non vivo più senza te”; e tra l’altro noi abbiamo l’onore di avere il suo interprete, Massimo Tagliata, come Direttore Artistico. Quindi: venite a scoprire questa “scatola” magica con noi! Vi garantisco delle grandi e positive sorprese!”.
I PROFESSIONISTI DELLA MOBILITÀ AZIENDALE Lo sta ff dell’Agenzia Ta voni di Anc ona a na lizza le esigenze dell’Azienda e pia nific a la soluzione più c onveniente di noleggi e lea sing per a uto e veic oli c ommerc ia li La mobilità a zienda le è orma i diventa ta un a spetto importa nte dell’ a ttività di un’ impresa . Auto e veic oli c ommerc ia li non possono più essere a c quisiti senza un minimo di c onosc enza del settore, a nc he c on pa rtic ola re rigua rdo a lla tipologia di fina nzia mento c on c ui essi entra no nella disponibilità dell’ Azienda . Noleggio, lea sing o a c quisto diretto debbono essere va luta ti a ttenta mente e, per questo, a d Anc ona è presente da oltre 25 a nni una struttura c he svolge questa c onsulenza a fa vore delle Aziende. E’ l’ Agenzia Ta voni, ra ppresenta nte di G e C a pita l Interba nc a , soc ietà di lea sing del Gruppo G enera l Elec tric , e di diverse soc ietà di noleggio a lungo termine, c he oltre a lla predisposizione di semplic i preventivi e a lla stipula di c ontra tti, svolge una c onsulenza mira ta e a 360° gra di. C ONSULENZA FISCALE Unita mente a ll’ ela bora zione di una va nta ggiosa proposta c ommerc ia le, viene fornita a nc he una prec isa c onsulenza in ma teria di deduc ibilità fisc a le.
ANALISI E PIANIFICAZIONE DEL PARC O AZIENDALE Spesso, l’ Azienda utilizza veic oli non a da tti a lle proprie esigenze c on c osti sproporziona ti rispetto a i benefic i. Un’ a ttenta a na lisi del pa rc o a zienda le da pa rte dello sta ff Ta voni può ta glia re i c osti, migliora re l’ effic ienza e sfrutta re gli sc onti di sc a la . C ONSULENZA POST C ONTRATTUALE Per l’ Agenzia Ta voni la firma del c ontra tto ra ppresenta l’ inizio di un ra pporto c on il c liente, a c ui è messo a disposizione un ba c k offic e dedic a to per tutte le possibili evenienze del c ontra tto. RIC OLLOCAMENTO V EIC OLI USATI In c a so di a c quisizione di un nuovo veic olo, l’ Agenzia Ta voni può oc c upa rsi del ric olloc a mento dell’ usa to di proprietà . Spesso la volontà di stipula re un c ontra tto di lea sing o noleggio a lungo termine è immedia ta , ma il problema ma ggiore è la vendita del veic olo usa to. In questo c a so la permuta viene a c quisita da rivenditori c onvenziona ti c he pa ghera nno diretta -
mente a ll’ Azienda il c orrispettivo c onc orda to, a c c edendo, c osì, a va nta ggiose sc ontistic he sull’ a c quisizione del nuovo veic olo. REPERIMENTO V EIC OLI G ra zie a lla c olla bora zione diretta c on tutte le C a se a utomobilistic he, l’ Agenzia Ta voni è in gra do di reperire IN PRONTA C ONSEG NA a uto o veic oli c ommerc ia li nuovi o KM zero, a nc he i più ric hiesti, ga ra ntendo la serietà del fornitore oltre a d un servizio a i ma ssimi livelli. NOLEGGIO O LEASING SU V EIC OLO DA AC QUISTARE PRESSO IL FORNITORE INDIV IDUATO DAL C LIENTE Qua lora l’ Azienda a bbia individua to e sc elto il nuovo veic olo presso un proprio fornitore di fiduc ia , a nc he in questo c a so l’ Agenzia Ta voni può proc edere a lla stipula del c ontra tto di noleggio a lungo termine o lea sing.
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Cultura diffusa
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CAPOLAVORO DI P.P. RUBENS IN MOSTRA A OSIMO
Italia è stata da sempre la culla dell’arte e dunque della cultura. Pittori, scultori, scrittori hanno prosperato nella nostra nazione che è stata d’altro canto anche meta di veri e propri pellegrinaggi sia per chi artista voleva diventarlo sia per chi voleva ammirare le più
belle opere. Facile andare subito con la mente ai Musei Vaticani o agli Uffizi. Indiscutibile la grandezza dei capolavori contenuti in questi due musei, come impossibile è non camminare per Roma o per Firenze a naso all’insù, perdendosi tra esempi di magnificenza storica che in pochi luoghi del mondo sono replicabili. Ma, a dire la verità, neanche noi marchigiani non siamo messi poi così male! il nostro patrimonio culturale è di tutto rispetto, così come tantissimi sono i musei del nostro territorio, alcuni più conosciuti di altri. Ed in effetti tante volte è stata proprio la comunicazione ad essere un po’in difetto. La promozione è importante tanto quanto l’avere qual-
Potremmo definirla l’araldo della promozione marchigiana in questa estate 2013. Tante sono le iniziative artistiche e museali che faranno della nostra Regione un punto di riferimento per gli appassionati d’arte
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cosa da promuovere. E sempre di più anche noi marchigiani ci siam resi conto di questo, Regione Marche in primis. E, dunque, ormai sulla cultura si è deciso di puntare forte, proponendo una serie di iniziative che stanno ampiamente dando i loro frutti. Una scommessa senz’altro vinta è stata quella di creare un Museo Diffuso delle Marche, una rete di cui fanno parte 41 musei della provincia di Ancona, 16 del territorio di Ascoli Piceno, 13 di quello di Fermo, 30 della provincia di Macerata e infine 30 di quella di Pesaro. 130 in tutto che insieme prendono parte al progetto Happy Museum e che hanno fatto registrare dal maggio dello scorso anno – e fino al marzo 2013 - dati di affluenza davvero confortanti: 250.985 visitatori. Molto è stato fatto anche sul piano social con i canali facebook e twitter e con le interviste dei turisti pubblicate sul canale youtube. Happy Museum sarà protagonista anche di questa stagione, con un calendario di eventi ricco di spunti, provincia per provincia, che sicuramente non mancheranno di offrire l’opportunità per leggere, sotto chiavi di volta in volta diverse, il percorso e la storia artistica e culturale della nostra regione. Dal generale, scendiamo nel particolare con la mostra Da Rubens a Maratta, gioiello che renderà Osimo dal 29 giugno al 15 dicembre la protagonista di qualcosa di davvero eccezionale. Curata da Vittorio Sgarbi e promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Osimo e dalla Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino e realizzata anche grazie alla Fondazione Don Carlo di Osimo, la mostra sarà ospitata presso Palazzo Campana e nei locali del Museo Civico di Osimo. 100 opere: dipinti, arazzi, sculture ed oreficerie sacre. Il meglio del‘600 nelle Marche, in assoluto. I nomi degli artisti presenti fanno emozionare chi dell’arte è davvero un estimatore ed un conoscitore: Rubens, Maratta, Pomarancio, Mattia Preti, Solime-
na, Vouet, Guido Reni, Guercino, Gentileschi. Come si può rinunciare a vedere tuttie insieme, tante meravigliose espressioni del genio umano? Sarebbe davvero un sacrilegio! E ancor di più, se pensate al pezzo forte di questa esposizione. L’arazzo“griffato”di Pieter Paul Rubens, un esempio più unico che raro di perfetta conservazione. Questo capolavoro è parte di una serie di quattro tappezzerie tessute nelle Fiandre per conto della Confraternita del Sacramento di Ancona. Ognuna di esse è stata gelosamente conservata per 400 anni per essere esposta soltanto una volta all’anno, in occasione delle festività religiose alle quali fanno riferimento i soggetti rappresentati. Ed ecco dunque dove sta l’eccezionalità di questo arazzo: è sfuggito all’usura del tempo, all’azione corrosiva della luce sui colori, che sono rimasti vivi e potenti così come all’origine.Altra particolarità delle mostra, gli itinerari collegati lungo il percorso urbano e nel territorio circostante. Delle proposte che vanno nella direzione di permettere al cultore dell’arte di appassionarsi anche del territorio. Altra menzione in questa estate di cultura la merita la presentazione di un volume durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro: Lorenzo Lotto a Recanti. Un’opera letteraria che si pone come il coronamento di due anni di progettualità cha ha visto protagonista la Regione Marche, insieme a Veneto e Lombardia, dell’iniziativa“Le Terre di Lotto”. Questo volume rappresenta il compendio di un un biennio di attività che hanno unito la tutela e il restauro alla valorizzazione, la promozione del territorio alla comunicazione del patrimonio al grande pubblico ed è incentrato sul racconto dell’eccezionale recupero di uno dei capolavori assoluti del Rinascimento europeo: il Polittico di San Domenico. WHY MARCHE
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Il maestro Floriano Ippoliti, pittore e scultore, nasce ad Ancona nel 1954. Nel 1974 si iscrive alla facoltà di architettura di Roma, dove si lascia coinvolgere nelle avanguardie del tempo. Ma dopo poco sente il bisogno di un ritorno al passato per avere quello spunto necessario ad affrontare al meglio l’ispirazione artistica. Quell’istinto che lo porterà a quella che viene definita pittura Colta o Anacronismo. Ippoliti parte dal classico. Si rifà a modelli ed immagini che appartengono all’antica scultura greca. Un tuffo nel passato dove l’artista anconetano trova la sua ispirazione per poi attualizzare ciò che è antico. E’ questa l’arte di Floriano Ippoliti.
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S T E F A N O P A G L I A R I N I <<<
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ei, maestro, ha esposto in tutto il mondo, Parigi, Bengasi, Los Angeles, Mosca. Ha inoltre collaborato con grandi artisti e critici d’arte. Come nasce l’artista Floriano
Ippoliti? “Da una grande passione che c’è sempre stata all’interno della mia famiglia, soprattutto dalla parte di mio padre. Anche se ho avuto un bisnonno di Brooklyn che era un grandissimo intagliatore. Pur essendo la mia una famiglia di origine contadina, c’è stata sempre una grande passione per l’arte. Io però non vengo dal così detto mestiere. Negli anni‘70 l’origine della mia passione per l’arte è ispirata dalle avanguardie storiche. Noi ragazzi ci ispiravamo al futurismo, al dadaismo. Poi sono andato all’università di Architettura di Roma, mi sono accorto che certe forme d’avanguardia erano diventate obsolete e, insieme ad altri artisti, ho pensato ad un ritorno alla pittura e alla scultura, ispirandoci alla tradizione. Da qui nasce il movimento artistico che si chiama Pittura Colta o Anacronismo”. Stefano Papetti scrive che il suo convincimento risale all’arte greca del periodo classico, che non è solo ricerca della bellezza, ma elevazione etica. Ce la può spiegare? “Le opere che io faccio hanno due chiavi di lettura. Una abbastanza semplice, che usa dei canoni estetici riconoscibili nella tradizione classica. Poi in realtà
Partire dal classico per un’opera d’arte moderna
IPPOLITI CON IL MAESTRO A. VLAD
Floriano Ippoliti è guidato da un’ispirazione che ha le sue radici nell’antica Grecia. Ma la ricerca della bellezza non è solo un percorso estetico e diventa anche elevazione spirituale ed etica penso di creare delle opere che parlino ad un livello che non è solo quello degli occhi o puramente estetico. Io mi ispiro molto alla filosofia dei presocratici, per cui la mia idea è inserire all’interno delle figure degli archetipi. La scultura non è un archetipo, però ci sono elementi che portano ad una seconda lettura della scultura, che agiscono sul pensiero. Questo perché io penso che oggi l’arte contemporanea debba essere uno scavo archeologico, si deve muovere nel codice genetico, dove, quando tu vedi un’opera, questa non si conclude in quel momento, ma c’è un continuo che interviene sulla mente e sui ricordi. L’opera così deve continuare ad agire dentro chi l’ha guardata. C’è una prima lettura esteriore e poi una seconda dell’anima”. Persone a lei vicine raccontano che da ragazzo rinunciava a giocare in porta nelle partitelle di calcio e anche ad alcune vacanze per passare le estati a farsi la mano nel classico. “Chi ha detto questo mi conosce benissimo. Diciamo che io verso i 25 anni ho dovuto ristudiare tutto daccapo. Non si finisce mai di imparare, però oggi quando io modello o dipingo, vado quasi tutto a memoria. Dopo tutto questo lavoro di ricerca l’idea viene fuori da sola. Ormai quello che mi fa molto felice è il fatto che oggi viene da se”. Che rapporto hanno le Marche e Ancona con l’arte? “Non è che ad Ancona non ci siano le sculture. E’che non sono valorizzate. Il problema è creare
accoglienza e intervenire con sculture in luoghi degradati. A livello regionale basti pensare al lungomare di San Benedetto: pieno di sculture. Oppure ad Ascoli e Urbino. Pensiamo solo alla pinacoteca di Ascoli, è una cosa impressionante: come città è piccolissima ma ha una pinacoteca che ti lascia a bocca aperta”. Se dovesse incontrare un artista straniero, quali sono i motivi per cui gli suggerirebbe di venire a farsi ispirare dalle Marche? “Non c’è bisogno di suggerirlo perchè tra la natura e le opere d’arte che ci sono... Tra l’altro la natura anche ad Ancona è una cosa stupenda. Ho visto tante altre città meravigliose, però se si guarda alla natura in cui sono state costruite, è piatta. E allora l’uomo cerca di abbellire la propria città perchè la natura che la circonda lascia un po’a desiderare. Invece le Marche hanno una natura meravigliosa ovunque vai. E’una fonte di ispirazione enorme. Anche la stessa Ancona”. La sua ultima opera è anche quella a cui sei più affezionato e, ad Ancona, ha fatto discutere molto dividendo la cittadinanza. Parliamo della Violata. Ci spieghi il senso? “Io ho approfondito moltissimo il tema della violenza sulle donne e son arrivato alla conclusione che forse, un’immagine apparentemente semplice e comprensibile era quella che più di tutti poteva portare a riflettere. Ho usato un linguaggio più semplice possibile in modo che ognuno, vedendo la scultura, si potesse fare un’idea. Potevo
rappresentarla in tanti modi, ad esempio con la testa reclinata, però erano tutte immagini già viste. Io invece ho voluto fare un salto di qualità e, ispirandomi molto al film La Ciociara, ho voluto rappresentare questa figura femminile che reagisce ad una violenza. I tre elementi sono il volto, la mano e la borsa e sono quelli che dovevano far capire, oltre gli abiti stralciati”.
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La sarta di Gioia Casale
Tutt’altro che morbido L’angolo Noir di Alessandro Morbidelli
Nuovo appuntamento con i racconti noir ambientati nelle Marche. L’angolo noir oggi ospita Gioia Casale, autrice jesina, che ci presenta il suo terribile personaggio: la “sarta”. Un’ombra scura che vaga indisturbata per le stradine di campagna, una predatrice senza pietà. Teatro di questa vicenda, il piccolo e soleggiato comune di San Marcello in provincia di Ancona.
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Buona lettura!
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an Marcello. Non sapeva nemmeno che esistesse. Poi, durante una delle sue lunghissime passeggiate, una di quelle che la tenevano lontana addirittura qualche giorno, ci era capitata per caso e, incuriosita, aveva iniziato a esplorare il paese, alla ricerca di qualcuno che facesse al caso suo. La giornata era stata perfetta. Adesso era tornata per fare quello che doveva fare. Si guardò intorno per ammirare le mura antiche addobbate a festa, con bandiere colorate, pronte per il Palio. Notò che quasi tutti i piccoli negozi del centro storico erano chiusi, sicuramente a causa dell’apertura di un centro commerciale fuori dal paese. Resisteva ancora qualche piccola bottega, frequentata dai vecchi clienti che preferivano rimanere fedeli alle loro quotidiane abitudini e alle solite facce. S’incamminò per il giro delle mura e imboccò una strada che l’avrebbe portata in aperta campagna. Con calma ebbe anche il tempo di ammirare il paesaggio che aveva intorno: non doveva preoccuparsi di dare troppo nell’occhio. Nonostante l’età, sembrava quasi una bambina, capelli corti e scuri, piccola di statura e vestiti casual. Considerando lo zaino in spalla, avrebbero potuta scambiarla benissimo per una ragazza che tornava a casa da scuola. Nessuno poteva immaginare che lo zaino contenesse gli attrezzi del mestiere. Oltrepassò un albergo del paese: la piscina era
Consigli di lettura:
“Nessuna più” (Elliot edizioni). Quaranta autori dedicano un racconto alle tante donne vittime della ferocia umana e lo fanno prendendo spunto dalla cronaca reale e vera. A dirigere il coro, la bravissima Marilù Oliva, autrice di rilievo nel panorama noir nazionale. Da leggere.
già affollata. Alti alberi coprivano d’ombra la strada. Arrivata alla vecchia chiesa abbandonata della Serra, sapeva che la sua meta era vicina. Lì c’erano molte case di campagna isolate, abitate da anziani e senza vicini che ficcassero il naso. Tutto perfetto per quello che doveva fare. Imboccò una strada imbrecciata e arrivò alla casetta bianca che aveva scelto durante la sua prima venuta. Il cancello era aperto e non c’erano tracce di cani da guardia. Dall’interno proveniva la solita musica che aveva già sentito la prima volta che era stata lì, sempre la stessa, “Per Elisa” di Ludwig van Beethoven. Il volume era così alto che avrebbe attutito ogni altro rumore. Sul campanello c’erano scritti due nomi: Luisa e Walter. Madre e figlio. Lei troppo malata per vivere da sola, lui senza una donna da avere accanto se non quella che gli aveva donato la vita. Fece il giro della casa. Trovò Walter intento a scavare una buca: cespugli di rose attendevano accanto a lui di essere piantati. Dopotutto, lei cercava un lavoro facile e tranquillo. La prossima volta avrebbe cercato meglio, magari qualcuno di più interessante. Fece il giro della casa ed entrò dalla porta sul retro che, ovviamente, trovò aperta. Si ritrovò in una cucina spaziosa che, attraverso un arco, comunicava con il salotto dove, stranamente, era stato allestito un letto sanitario, con le sponde e una bombola per l’ossigeno appoggiata alla parete. Collegata all’ossigeno, la vecchia Luisa. Lei appoggiò lo zaino a terra e cominciò a tirare fuori gli attrezzi. Indossò i guanti di lattice e una mascherina medica bianca. La donna era semiaddormentata e non si accorse che qualcuno le legava i polsi alla sponda del letto, ma quando le venne tolta la maschera
per l’ossigeno capì che qualcosa non andava: non era l’ora di mangiare o della medicina e quella figura accanto non le era familiare. Provò a gridare, a chiamare il figlio, ma la musica e il filo di voce che le rimaneva non l’aiutarono. Il panno imbevuto di cloroformio fece subito effetto. La musica cessò. Walter si pulì le mani ed entrò in casa per controllare la madre. Rimise su il disco in vinile che suonava l’aria preferita di Luisa ed entrò in salotto: sul letto, il corpo di sua madre era completamente avvolto in un lenzuolo. Spaventato cercò di toglierglielo almeno dal viso, per farla respirare, e quando ci riuscì, trovò l’orrore: le labbra erano state cucite e gli occhi impauriti chiedevano pietà. Soffocò un grido di terrore. Doveva cercare aiuto, ma quando si avvicinò al telefono, un forte colpo dietro la testa lo precipitò nell’oscurità. Walter si risvegliò intontito e con la testa dolorante. Aveva sete ma non riusciva ad aprire la bocca: spinse la lingua in avanti e sentì un filo che teneva le labbra chiuse. Provò ad urlare, ma il risultato fu un doloroso suono distorto. Aveva le mani legate, non riusciva a muoversi e un forte odore di terra lo soffocava. Riconobbe la buca delle rose, più larga, più profonda. Accanto a lui, vide sua madre muoversi lentamente. Poi alzò gli occhi. Vide la ragazza. Li stava ricoprendo con la terra. Che ironia della sorte, pensò Walter, essersi scavati la fossa da soli. Poi vennero sepolti vivi. Lui e sua madre. Lei ammirò il lavoro che aveva appena terminato. Poi piantò le rose e sorrise, convinta che con il concime sottostante sarebbero cresciute rigogliose. Infine, così come era arrivata, se ne andò, incamminandosi per strada.
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Ognuno ha la sua vocazione. Alcuni la scoprono subito. Altri cammin facendo. Questo secondo caso è quello del fermano Giorgio Montanini che ha iniziato con la comicità a 30 anni. E’ un marchigiano che non si vergogna di esserlo, anzi della sua cadenza ha fatto un pilastro dei suoi monologhi. Ed evidentemente ha fatto la scelta giusta dato che si è guadagnato l’approdo – anche se in seconda serata, quasi terza come sottolinea con scherno – ad #Aggratis su Rai2. Se ancora non lo conoscete, ve lo presentiamo!
Comedian… ar ridere le persone è sicuramente più difficile che farle piangere. Il tuo è un talento naturale? Da quando hai iniziato a divertirti e a divertire con la comicità? “Ad essere sincero ho iniziato molto tardi a fare il comico, avevo quasi 30 anni. Prima mi ero messo in testa di essere un attore classico. Sono partito dal teatro, il mio primo contratto da professionista è stato per L’Edipo Re di Sofocle con la regia di Franco Branciaroli. Poi ho fatto un paio di fiction, mi sono cimentato nel doppiaggio e nel cinema indipendente…poi, all’improvviso mi sono ritrovato comico. Credo possa definirsi una vera e propria vocazione, alla fine il mio percorso mi ha portato ad essere quello per cui ero più adatto. Woody Allen diceva che un comedian può imparare solo il 5% dalla tecnica e dai corsi, il 95% ce l’hai dalla nascita”. Ad un certo punto comunque avrai iniziato a pensare che questa poteva diventare la tua professione…riesci a ricordare e a raccontarci questo momento? “Ad essere sincero non ho mai identificato un preciso momento come quello “adesso sono un professionista”, però ricordo in modo indelebile che il giorno della prima prova a teatro, il primo della mia vita intendo (a 27 anni), ho immediatamente capito che la mia vita sarebbe stata quella. Mi sono sbrigato a laurearmi, fino a quel momento andavo con calma: ho dato 13 esami in un anno…e poi, discussa la tesi, ho mollato tutto per fare l’attore. Mamma all’inizio non è stata proprio entusiasta, ma adesso è la mia più grande fan”. Dai primi passi in questo mondo a diventare un comico affermato, la strada sarà stata lunga e probabilmente non semplice. Qual è stato il tuo percorso professionale? “Sono stato fortunato, ho bruciato decisamente la tappe. Quasi subito ho vinto festival, scritto spettacoli e trovato nell’Amat una vera e propria famiglia che mi ha sostenuto nel percorso creativo, produttivo e distributivo. Sono al mio terzo spettacolo da monologhista, ho debuttato alla Rai, faccio moltissimi live…ma sono e mi sento tutt’altro che affermato. Questo è un passo in avanti nella mia carriera, ma ho la sensazione di essere ancora molto giovane
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by Fermo! Giorgio Montanini. Fermano. Nella vita fa il comico, o il comedian per dirlo all’americana. Un talento scoperto tardi ma che oggi lo ha portato su Rai2.
ed acerbo come comico. Sono convinto che a 40 anni tirerò fuori cose molto più belle e ricercate. Quindi posso dire che il mio percorso è appena iniziato, ma è partito decisamente bene! Manca ancora tanta gavetta, tante serate nelle bettole…tanta esperienza da fare, che è poi quella che nutre la mia creatività!”. Ora sei su #Aggratis, un programma di Rai 2, autore di tutti i testi dei tuoi spettacoli. Dev’essere una bella soddisfazione! “Andiamo in onda in seconda serata…quasi terza in realtà! Posso dire con enorme soddisfazione che i testi dei monologhi e dei video che faccio per la trasmissione sono tutti rigorosamente scritti da me. E non potrebbe essere altrimenti: da monologhista trovo davvero complicato che qualcuno possa scrivere quello che poi dovrò portare sul palco. Un comico esprime, attraverso la comicità, quello che pensa, il suo punto di vista…sarebbe quasi un miracolo trovare qualcuno col mio stesso identico punto di vista o così bravo da interpretarlo integralmente. Chi scrive monologhi, secondo me, dovrebbe essere autore di se stesso. E’ una necessità più che un vanto”. Sei marchigiano e immagino tu conosca molto bene il nostro territorio. Quali opportunità offre a chi vuole tentare la tua stessa carriera? “Certo che lo conosco e soprattutto lo adoro. Amo le Marche. Ho girato un po’ tutta l’Italia, da Milano a Catania con i miei spettacoli e un posto con la nostra qualità della vita non c’è. Nonostante viva metà della mia vita a Roma ormai da anni e molto altro tempo in giro, faccio sempre ritorno a Fermo, sempre. Quella è casa mia, e lo sarà per sempre. Sono orgogliosamente marchigiano e porto la mia cadenza, la mia cultura in ogni monologo. Non parlo specificatamente delle Marche, perché la mia comicità ambisce ad una platea nazionale, ma si sente da dove vengo e ne sono felice. Il Marchigiano come cadenza fa molto ridere, è un’arma in più. Siamo noi marchigiani che abbiamo paura ad utilizzarlo per una sorta di complesso di inferiorità…crediamo di essere un po’ cafoni, ma non è assolutamente vero. Chi volesse fare il comico nella vita, non credo debba capire quali opportunità possa offrirgli il territorio, anche perché ogni territorio va bene per parlare davanti ad una platea di persone. Io dico sempre che se non dovessi continuare la mia esperienza in tv o in teatro, sarà sufficiente rovesciare una cassetta di frutta, salirci sopra e iniziare il mio spettacolo. L’importante è che tu abbia qualcosa da dire. Se qualcuno volesse iniziare, per prima cosa dovrebbe chiedersi “Ma ho qualcosa da dire??”…se la risposta tarda ad arrivare, iniziate a pensare ad un altro lavoro”.
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Tutto un mondo in nove giorni
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ELEONORA BALDI <<<
Phileas Fogg ci mise ben 90 giorni a compiere tutto il giro del mondo. A voi ne basteranno 9 per ammirare a 360° quello della fisarmonica! a fisarmonica non è solo uno strumento. Per chi la ama, per chi la conosce, per chi si fa rapire dalle melodie che è in grado di creare, è un universo. Tante sono le sue sfumature che un orecchio innamorato riesce a cogliere al momento, ma che anche uno non avvezzo se non distratto può riuscire a scorgere. Certo è che se si vuole davvero conoscerla e soprattutto scoprire tutto il mondo sommerso che le ruota attorno, non c’è luogo migliore di Castelfidardo, patria indiscussa della fisarmonica dove tra l’altro quest’anno si festeggiano i suoi 150 anni. E la “signora” se li porta davvero bene! Anzi, proprio negli ultimi 20-30 anni ha accresciuto il suo fascino, portando a strizzarle l’occhio anche esponenti della musica contemporanea che forse prima la snobbavano un po’. Non è un caso dunque che proprio quest’anno sia nato a Castelfidardo un nuovo appuntamento, che promette di portare nelle Marche folte delegazioni internazionali e di accendere ancora di più i riflettori su questa magica creatrice di atmosfere sonore. The World of Accordion sarà molto di più di un festival. Sarà un caleidoscopio di eventi, fatti di musica e di cultura, di esposizioni, di fotografie, di occasioni di incontro e perfino di business. Sarà una vetrina che esalterà la fisarmonica ed i fisarmonicisti, portando nelle nostre Marche i più grandi nomi legati a questo genere musicale: primo tra tutti Richard Galliano e poi Athos Bassissi, Xu Xianoan, Vlada Panovic, Daniele Falasca, tanto per fare alcuni nomi. Sarà una cavalcata emozionante lungo tutti i generi musicali che la fisarmonica
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Tutti i numeri del festival -
9 i giorni del festival e le categorie musicali che si ascolteranno
144 i concorrenti provenienti da tutto il mondo - 5.000 i visitatori attesi durante le giornate -
del festival
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3 i continenti di provenienza degli artisti: Europa,
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5.000 i palloncini che verranno liberati in aria
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700 i metri quadrati dell’esposizione dedicata alla
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1200 i fisarmonicisti che si raduneranno nella piazza
Asia, America
nella giornata di apertura del Festival dai bambini di Castelfidardo, con un loro pensiero sulla fisarmonica
fisarmonica a Palazzo Mandolini con oltre 30 quadri, 700 fotografie, un mercatino dell’usato, più di 3.000 spartiti, oltre 500 cd e 18 aziende produttrici
principale di Castelfidardo il 7 luglio per festeggiare i 150 anni della fisarmonica e per provare ad entrare nel Guinness dei Primati
è in grado di interpretare. Ogni sera dal 29 giugno al 7 luglio ci sarà un concerto dedicato appunto ad una sfumatura di questo meraviglioso strumento, con due musicisti di fama mondiale che porteranno sul palco i loro virtuosismi regalando atmosfere irripetibili a quanti saranno lì con le orecchie attente e pronte a farsi stordire meravigliosamente dalle note che usciranno dalle fisarmoniche. Ovviamente come in ogni festival che si rispetti, il protagonista assoluto dei nove giorni , assieme alla musica, sarà il concorso. Ogni giorno vedrà sfidarsi musicisti specialisti in una determinata categoria e decreterà un vincitore al quale sarà assicurata la realizzazione di un cd e la possibilità di esibirsi in concerti in giro per il mondo lungo tutto l’arco dei 12 mesi successivi alla fine del concorso: davvero un palcoscenico invidiabile! Ma che cosa rende, vi chiederete questo festival davvero diverso da tutti gli altri? Sicuramente nessuno è più adatto a farcelo comprendere della di The World of Accordion, Elke Ahrenholz che – insieme al direttore artistico Massimo Tagliata – ha creato un format originale e davvero in grado di rappresentare qualcosa di diverso nel panorama non solo italiano ma internazionale.
Ho un sogno, quello di unire persone di tutto il mondo che amano la fisarmonica, in questa bellissima città: Castelfidardo! Condividere la passione per la bella musica, che questo strumento unico è in grado di produrre. Uno strumento che respira come una persona, che canta con le sue voci! Sogno di non avere più pregiudizi da spazzar via dopo il Festival, perché Lei, la fisarmonica, merita il suo posto sui palchi del mondo. Sogno anche che i fisarmonicisti stessi smettano di “svalutare” questo strumento ancora in evoluzione, perché c’è solo una cosa che veramente conta: la musica suonata con anima e cuore! Tanti progetti iniziano con un sogno e con la passione di tante persone che hanno lavorato per realizzare questo Festival. Mi auguro che questi sogni divengano realtà. Forse non tutti nella prima edizione, ma sappiamo che ogni lungo viaggio inizia da un passo piccolo! In questo viaggio, che per me è cominciato quando avevo solo 6 anni con la mia prima fisarmonica sulle gambe e che rappresenta il filo rosso di tutta la mia vita, ho avuto il piacere di conoscere tante persone fantastiche grandi artisti, costruttori, amici del mantice. E‘ uno strumento che ha la forza di creare amicizia, scambio culturale e ponti tra popoli come pochi altri: un bene culturale a livello mondiale che per pochi giorni sarà presente a Castelfidardo, la culla e patria di questo “ambasciatore”!.
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Sport, mare, even ORCiWorld C
mondo delle imbarcazioni e delle regate veliche è sconosciuto ai più ma allo stesso tempo riesce ad attrarre l’attenzione, a dipingere nella mente atmosfere particolari e quasi fiabesche. Il mare è un elemento che allo stesso modo si ama da un lato, ma si guarda con paura dall’altro: la sua forza, le sue correnti, la sua imprevedibilità lo rendono un luogo quasi borderline. Il navigatore, da sempre, rappresenta un simbolo di chi è pronto a sfidare o meglio a porsi in simbiosi con la natura; è colui che sa orientarsi se serve anche grazie solamente alle stelle. Sembra non avere confini il mare. Regala quell’idea di libertà assoluta. Di potenza ed allo stesso tempo di calma. E così, anche gli sport che si praticano in mare hanno tutto un altro sapore, quello dell’avventura. Che poi ci sia la tecnologia oggi a rendere tutto più facile, che le barche impegnate nelle varie competizioni sfiorino sotto molti aspetti la perfezione, che gli equipaggi siano composti da professionisti che, se magari possono aver perso un po’ della poesia del navigatore, sono tecnici in grado di calcolare quasi al millesimo le mosse da fare, poco importa. La vela ha e avrà sempre il suo fascino. Anche per i profani. E quest’anno noi marchigiani avremo l’onore di ospitare una delle manifestazioni più importanti a livello internazionale: il Campionato Mondiale di Vela d’Altura! Il Campionato Mondiale ORC International è l’appuntamento che annualmente mette a confronto grandi nomi della vela internazionale, blasonati timonieri ed equipaggi provenienti da tutto il mondo, diverse regate nel corso di un’intera settimana. Normalmente le barche che si sfidano hanno una lunghezza compresa tra i 9 e i 20 metri e le classifiche vengono redatte secondo un sistema di compensi – rating - messo a punto dall’ORC, Offshore Racing Congress, che riesce a equiparare le prestazioni di barche con caratteristiche diverse. Manca ormai poco all’arrivo di oltre centoventi imbarcazioni provenienti da quattordici Paesi del mondo, dei relativi equipaggi, di quasi tremila visitatori stranieri e non. Dal 21 al 29 giugno insomma, Ancona sarà protagonista davvero di qualcosa di eccezionale, non solo a livello sportivo ma anche turistico, culturale, sociale. E gli organizzatori di Marina Dorica non hanno lasciato nulla al caso: non solo un comitato d’onore di eccezione, giudici di caratura mondiale e tre campi di regata davvero meravigliosi – uno prospiciente al Passetto, l’altro davanti alla Marina Dorica, e il terzo davanti a Numana e Sirolo – ma anche tutta una serie di appuntamenti che renderanno le serate e le giornate dell’Adria Ferries ORCi World Championship un evento nell’evento! Proviamo allora a entrare più nel dettaglio di questi nove giorni, conoscendone i protagonisti e vedendo quale sarà il contorno alle regate!
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ELEONORA BALDI <<<
nti: nove giorni di Championship Barche a vele che si sfidano, ma anche spettacoli ed occasioni di incontro: un evento internazionale dove il Made in Marche sarà protagonista!
Tre i campi di Regata e due le categorie
I campi di regata disponibili saranno tre, uno a nord-ovest e uno a sud-est di Marina Dorica, il terzo davanti a Numana e Sirolo. Quello che si snoderà lungo la meravigliosa Riviera del Conero darà dunque la possibilità ai regatanti di godere anche delle bellezze naturali che la costa può offrire. Ovviamente, possiamo supporre che gli equipaggi saranno più impegnati a gestire le barche che a guardarsi intorno ma… lo scenario ha comunque sempre la sua importanza! La presenza di tre campi di regata garantirà lo svolgimento delle prove con qualsiasi condizione meteo e tutti e tre sono stati scelti in modo da offrire un magnifico spettacolo anche da terra. In particolare quello antistante il Passetto, nel pieno centro di Ancona, regala un belvedere naturale unico grazie alla grande scalinata che dal Monumento ai Caduti scende fino al mare. Due saranno invece le categorie nelle quali si divideranno le imbarcazioni iscritte. Al Gruppo A appartengono le barche con un GPH (il rating) compreso tra 450 e 604,9, mentre al Gruppo B quelle con un GPH tra 605 e 660 con lunghezza minima dello scafo di mt. 9,15.
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I marchigiani iscritti Tra le imbarcazioni iscritte, un ruolo da protagoniste, sia a livello numero che per qualità, lo giocano anche le marchigiane. O meglio, i marchigiani, perché i regatanti marchigiani sono tutti uomini. Al momento, tredici saranno pronti a dar battaglia nel Gruppo A, mentre i restanti nove se la vedranno con i loro avversari del Gruppo B. Ci sembra dunque giusto presentarveli tutti o quanto meno dirvi il loro nome e la barca con la quale scenderanno in mare!
Gruppo A
- Alberto Rossi con Enfant Terrible, TP 52 - Hurakan Racing con Hurakan, TP52 - Piero Paniccia con Calipso IV, Cookson 50 Cant - Sandro Paniccia con Altair 3, Scuderia 50 - Anteo Moroni con High 5, Farr 47 - La coppia Picarreta-Morsiani con Uniklima-Game On, Farr 40 One-desig - Luca Pierdomenico con MP30+10, Farr 40 - Il team Mocchegiani con Rush Diletta, Melges 32 - Mario Ballarini con Giugiùnelvento, SLY 42 - Tommaso Ronconi con Kixxme, con IMX 45 Gruppo B - Bruno Bucciarelli con Adrenalina a mille, First 45 - Daniel Fornari con Team Andelstanken, Farr30 - Gabriele Percetti con Trenta 63, Farr 30 - Giovanni Cimini con Float On, X-35 OD - Renzo Grottesi con Pitamaha, X-40 - Marco Rossi e Giuseppe Giardini con Golf, ior 1978 - Moreno Grottini con Aria, Solaris 44 - Giuseppe Fiscaletti con Garfield, Grand soleil 37-B - Stefano Cossiri con Cosixty 8, IMX 38 - Giammaria Paradisi con Trilli, Italia 10.98 - Maurizio Partenope con Dario 4, Legnomania - Renato Pesaresi con Machiael, Dufour 34 - Lorenzo Santini con Uka Uka Racing, Comet 38 Sport - Guido Muzi con Megapeste, Este 35 - Paolo Zoppi con Jasmine, First 40.7 - Luciano Mastroianni con Candidamente, Mumm 30
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Gli eventi Ricchissimo sarà il panorama degli eventi a contorno delle regate. La Marina Dorica diventerà per l’occasione teatro di spettacoli, concerti, cene, galà, workshop, convegni. Insomma, tutto quanto potrà arricchire una manifestazione che non solo tocca vette eccellenti a livello sportivo ma offre alle Marche l’occasione di farsi conoscere nel mondo. E’ dunque importante che chi soggiornerà ad Ancona e dintorni nei 9 giorni dell’ORCi World Championship possa portare con sé a casa, oltre al proprio bagaglio sportivo, anche esperienze divertenti, emozionanti, stimolanti. Perché la prossima volta possano aver voglia di tornare nelle Marche anche senza una precisa ed importante occasione come questa, ma semplicemente perché il nostro territorio gli sarà rimasto nel cuore. A questo proposito come prima cosa, è importante sottolineare l’accordo ratificato tra gli organizzatori di Marina Dorica e l’Associazione Parco del Conero per far sì che durante le giornate di gara le famiglie, gli amici, gli accompagnatori dei regatanti possano spostarsi e partecipare ad escursioni organizzate nei territorio limitrofi. Per favorire che il maggior numero di persone possano avvicinarsi al mondo della vela e seguire le regate, sarà installato un maxischermo in Piazza del Plebiscito ad Ancona che trasmetterà le gare. Sempre in Piazza, si terranno anche dei talkshow per commentare i momenti più importanti
dell’ORCi World Championship. Da sottolineare poi la presenza della nave Palinuro della Marina Militare che sarà anche possibile visitare. Momento di arricchimento e di riflessione, sarà il convegno previsto per venerdì 21 giugno alla Loggia dei Mercanti di Ancona dal titolo: “I porti turistici delle Marche: opportunità per lo sviluppo del territorio”. Sabato 22 invece, spazio ad uno dei prodotti di punta della regione e alla premiazione dei vincitori della 2^ Selezione Internazionale Vini da Pesce, con tanto di degustazione dei vini riservata agli armatori delle imbarcazioni concorrenti e agli ospiti del Concorso. Domenica 23, si terrà la cerimonia d’apertura con il saluto delle Autorità e del Comitato Organizzatore. Lunedì 24, nel pomeriggio, workshop aperto a tutti gli operatori della nautica e per chiudere, uno spettacolo a bordo del trabaccolo “Nuovo Trionfo” ormeggiato nel porto commerciale di Ancona: una tipica imbarcazione adriatica, con un solo ponte, due alberi armati con vele “al terzo”, alte fiancate e capienti stive. Giovedì 27 e venerdì 28 due eventi di alta caratura: la Cena di Gala alla quale parteciperanno armatori ed autorità – il 27 – e la Cena degli Equipaggi con spettacolo organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio alla Mole Vanvitelliana – il 28. Gran finale sabato 29 con la cerimonia di premiazione nella Piazzetta di Marina Dorica ed un cocktail di saluto!
I pronostici Come in ogni evento sportivo che si rispetti, non può mancare il toto-vincitore. Raccogliendo pareri autorevoli e rumors di corridoio, anche noi abbiamo voluto fare i nostri. Vedremo poi alla conclusione delle Regate se questa anticipazione sarà stata o meno veritiera… Il favorito del Gruppo A è senza dubbio Enfant Terrible: il TP52 di Alberto Rossi e del tattico Michele Paoletti che ha già vinto le ultime due edizioni del Mondiale con un Farr 40. A ruota, seguono altri TP52 come Aniene e Hurakan, entrambi italiani, e una lunga serie di Farr 40. Nel Gruppo B invece la situazione è molto meno delineata. Sotto l’etichetta di favoriti potrebbero essere racchiusi diversi nomi. Ovviamente partiamo da Scugnizza, l’NM38 di Vincenzo De Blasio, campione del mondo in carica. Poi Uka Uka Racing, il Comet 38 Sport di Lorenzo Santini (tre volte campione del mondo Melges 24). Eppoi ancora a seguire, Low Noise, l’M37 di Giuseppe Giuffrè.
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S q uadra s taff e tifo s i fe s teggiano il tricolore
tema di religiosità abbiamo illustri icone. Martiri come Santa Maria Goretti. Papi famosi come Leone XII e Pio IX. Un polo come Loreto. Sulla poesia basti il nome di Giacomo Leopardi. Ma si eccelle in tutte le arti. Il pittore Raffaello e il musicista Rossini, per esempio. Per non dire dello sport. Valentino Rossi e Valentina Vezzali sono simboli mondiali. E si è vinto il tricolore a livello di club nel volley e nel basket. Molti lettori non conoscono però un dato. Incontrovertibile. Primeggiamo in una disciplina. Non per titoli, non per scudetti vinti, ma per numero di squadre (oltre 270) in base al numero di abitanti: nel calcio a 5. Stiamo parlando ovviamente a livello di F.I.G.C., la federazione regina del pallone, quella dei 4 mondiali vinti, quella a cui appartengono Juventus, Milan e Inter. Giusto per capirci… Ogni anno la Lega Nazionale Dilettanti, base della suddetta federazione con oltre 15.000 società ed un esercito di 6 milioni di tesserati, organizza il suo campionato. Il Torneo delle Regioni. L’olimpiade pallonara del dilettante. In un’unica sede. L’Italia a confronto, insomma. Per la 52° edizione si è scelta la Sardegna. Storicamente le Marche non hanno mai avuto troppa fortuna in questa competizione. Con un’attenuante però. Il numero inferiore di tesserati a disposizione. L’ultimo nostro titolo risale infatti al 2001, conquistato dal calcio femminile. L’unico successo nel futsal è datato addirittura 1988. Preistoria pura… E ogni anno gli appassionati marchigiani trepidano per le sorti delle proprie rappresentative. Seguite come una nazionale. Quella maschile e femminile. E l’interesse maggiore era per quella in rosa, considerata passibile di vittoria. Dopo mesi di provini e allenamenti i tecnici Francesco Battistini, 41 anni da Ancona, ed Eleonora Baldi, 32 anni da Santa Maria, hanno partorito la rosa delle prescelte. Dodici ragazze piene di sogni. Tutte insieme per stupire. Salpate su di una nave carica di speranza. Destinazione Arborea, provincia di Oristano. Sede del villaggio turistico casa delle delegazioni regionali del girone D. Già il girone D. Sorteggio non certo favorevole. Campania, Veneto, Emilia
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MARCO BRAMUCCI <<<
March
popolo poeti e… s
higiani:
di santi, sportivoni.
Romagna. Una sola passa il turno. La prima classificata. No way. E campane e venete sono avversarie di prim’ordine. Sabato 23 marzo, ore 9. Inizia l’avventura. Ci si gioca tutto in 60 minuti. Per tre giorni consecutivi. Dentro o fuori, questa è la vita… E capitan Catena e compagne non deludono. A Marrubiu la Campania subisce nel primo tempo una quaterna. Salvo segnare un rigore prima dello scadere. Nella ripresa soffriamo perché non si concretizza la nostra superiorità. Le campane accorciano ancora. Ma non basta. Finisce 4-2. La prima è andata. Alleluia. Chi ben incomincia è a metà dell’opera… Ma non c’è tempo per gioire. Il Veneto, nostro prossimo avversario, tritura l’Emilia Romagna. 10-5. Inutile girarci intorno. Ci si gioca tutto il giorno venturo… San Nicolò d’Arcidano, domenica 24 marzo. In campo Marche vs Veneto. La tensione si taglia con il coltello. Si teme la velocità veneta. Stiamo accorte per non regalare spazi. Quando Silvia Giosuè regala un assist al bacio per Aida Xaxho il nervosismo scompare. E diamo spettacolo. Finisce 6-0. Proprio la Xhaxho, la più giovane del gruppo, firma un sontuoso poker. Ma la mattina dorata non è finita. Campania ed Emilia Romagna pareggiano. Con una giornata di anticipo siamo già in semifinale… La terza sfida contro l’Emilia Romagna diventa inutile. Non importa nulla che la perdiamo per 3-2. Le Marche sono in semifinale. L’avversario fa tremare i polsi. Ci hanno eliminato proprio l’anno prima. Si chiama Lazio… Roma caput mundi. Il calcio a 5 è nato negli anni ’80 nei circoli romani. E il Lazio è per antonomasia la culla del futsal, pur non riuscendo da tempo a vincere il Regioni. Stavolta è considerata la favorita del torneo… San Nicolò d’Arcidano, mercoledì 27 marzo. Marche vs Lazio. Quello che però le laziali non sanno è che con le Marche ci gioca Martina Mencaccini. Alias la Pulce di Per-
gola. Finora ha giocato un torneo sottotraccia. Solidità difensiva e pochi fronzoli. Ma stavolta esplode, supportata dal solito grande collettivo. Le laziali non credono ai loro occhi. Le nostre sono di un altro pianeta. La Mencaccini firma un leggendario poker sublimato da un pallonetto da cineteca. Finisce 5-2. Siamo in finale! Smaltito il giorno di riposo tra massaggi e cure fisioterapiche si cambia proscenio. Si lascia Arborea ed il suo villaggio. Per Cagliari ed il suo albergo a 5 stelle. Quello esclusivo. Quello per le finaliste. Venerdì 29 marzo, ore 10,30. Sinnai. La finalissima. Marche vs Puglia. La partita della vita. Il match per la storia. Le nostre scoprono di non essere sole. Tutto il comitato regionale è presente in tribuna. E diversi sono i tifosi sopraggiunti dalle Marche. Le pugliesi sono un avversario tosto. Tostissimo. Ci superano in fisicità. Grazie ad un gol discusso finiscono avanti nel primo tempo. 2-3. Ma i tecnici Battistini e Baldi compiono il capolavoro nell’intervallo. Tramutano il nervosismo in energia. Mencaccini pareggia. Giosuè ci porta avanti. Di nuovo la Pulce firma l’allungo, per il nuovo poker personale e decima rete nel torneo. Diventando per tutti la Messi delle Marche. Capitan Claudia Catena è un muro, Giulia Chiaraluce para tutto. E quando Elisa Magnanti, proprio lei prima marcatrice contro la Campania, chiude i conti per il 6-3 finale, la festa può iniziare. Dopo 11 anni le Marche rivincono il tricolore. Campioni d’Italia 20122013. Le lacrime rigano molti volti. E le emozioni arrivano sino a casa nostra. Il sito Futsalmarche.it, voce della gara, registra un picco di oltre 7.000 contatti nell’ora e mezzo di diretta web. Record. Le nostre ragazze hanno giocato insomma con una regione intera sopra le spalle. E nel ricoprirsi di gloria riscrivono un detto. Marchigiani, popolo di santi, artisti e… calcettisti.
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Anche nello sport automobilistico le Marche hanno da sempre primeggiato. Non solo la nostra regione è stata una fucina di giovani e promettenti talenti, ma diversi piloti hanno conquistato vittorie e allori tricolori nelle diverse discipline della competizione a quattro ruote. Accanto ai driver che si sono cimentati in autodromo, lungo le tortuose strade dei rally o tra i tornanti delle gare in salita occorre citare, inoltre, numerosi organizzatori marchigiani di eventi motoristici (dalla semplice gimkana alla più complessa gara di rally), che hanno diffuso nella nostra regione una miriade di gare e la passione che li ha sempre contraddistinti. A completare il quadro agonistico, infine, è necessario ricordare team e scuderie marchigiane che hanno allestito vetture da corsa partecipando ai vari campionati, anche di livello internazionale.
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GAUDENZIO TAVONI <<<
Marche, te enza andare a scomodare l’osimano Luigi Fagioli, vincitore nel 1951 del Gran Premio di Francia di Formula 1 al volante dell’Alfa Romeo, in tempi a noi più recenti dobbiamo ricordare l’anconetano Emanuele Naspetti ed il pesarese Gianni Morbidelli, entrambi vincitori di un titolo italiano di Formula 3, e approdati, poi, in Formula 1, e l’anconetano Stefano Perticaroli, campione italiano CIVT nel 2002. Negli ultimi anni, inoltre, il castelfidardense Michele Maceratesi si è messo in evidenza nel Ferrari Challenge e nel Campionato Italiano Gran Turismo, mentre il fabrianese Daniel Mancinelli è stato il grande protagonista della scorsa edizione della Carrera Cup Italia. Nel monomarca Porsche, inoltre, quest’anno è partito con il piede giusto lo jesino Enrico Fulgenzi, tra i favoriti per la vittoria finale dopo i due podi conquistati nelle prime gare della stagione. Non pago dell’impegno come pilota, Fulgenzi ha allestito anche un paio di Porsche 997 nel tricolore GT, vestendo i panni del team manager della sua scuderia, l’Heaven Motorsport. Nel Campionato Italiano Gran Turismo sventola anche un’altra bandiera marchigiana, quella dell’MP1 Corse di Ancona. La giovane
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erra di motori La nostra Regione ha sfornato campioni dell’automobilismo, ma non solo. A mettersi in evidenza nel corso degli anni, infatti, sono stati anche validi organizzatori di gare ed eventi titolati. Pochi sanno, però, che in Formula 1 ha corso anche un team marchigiano compagine dorica si è costituita nei primi mesi di quest’anno grazie alla passione di un imprenditore locale, ma si è subito messa in evidenza. Dapprima per aver schierato una fiammante Ferrari 458 Italia GT3 e, poi, per aver conquistato al debutto assoluto nella competizione automobilistica a Misano lo scorso 5 maggio, un secondo ed un terzo posto con l’equipaggio Lancieri-Cirò. Da non dimenticare, inoltre, le corse in salita del Campionato Italiano Velocità Montagna dove, tra gli organizzatori, primeggiano quelli dell’Ascoli-Colle S. Marco, mentre tra i piloti non può non essere citato il nostro grande amico Leo Isolani, campione italiano 2011. Dalla pista alle strade sterrate dei rally il passo è breve. La passione è sempre la stessa anche se cambiano i protagonisti. Tra questi, tutt’ora in attività, c’è l’anconetano Giorgio Giambartolomei, navigato da Michele Marcucci, ma in questa disciplina il grande protagonista marchigiano è il Rally Adriatico, prova valida per il Campionato Italiano della specialità. Quest’anno la 20^ edizione, da poco conclusa, ha portato all’attenzione degli appassionati italiani il nostro territorio, ed
in particolare Osimo, Jesi e Cingoli, dove è stata posizionata la struttura logistica e organizzate le dieci prove speciali, definite da tutti i partecipanti le migliori dell’intero campionato. Anche tra i team le Marche hanno fatto la loro parte con vittorie e titoli conquistati nella Formula 3 dalle compagini del sanbenedettese Gabriele Lucidi, del maceratese Gianfranco Trombetti nei Prototipi, dell’ascolano Traini Corse in Formula 3000 e dello jesino Liera Motorsport nei monomarca Renault. Ma non tutti sanno che le Marche hanno avuto un team addirittura in Formula 1. E’ accaduto nel 1992 per iniziativa di un imprenditore calzaturiero ascolano, Andrea Sassetti, che aveva rilevato le monoposto del team Coloni. Purtroppo l’iniziativa non ebbe fortuna e il team si sciolse dopo appena una stagione e solo una gara disputata (Gran Premio di Monaco) con il pilota brasiliano Roberto Moreno. Unica pecca tra tanti “plus”, la mancanza di un autodromo marchigiano che obbliga gli appassionati della domenica ad emigrare nei vicini circuiti di Magione, alle porte di Perugia, o di Misano Adriatico a due passi da Rimini.
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Le perle del Nord _ESTERO_
T E R ZO appuntamento con Daria P erego G arofoli che
Stavolta Daria Perego Garofoli ci porta in Europa. Tre mete tutte da scoprire…destinazione Scandinavia!
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olma Stocc ttà , i k ci sin o, tre e Osl tamente u assol ere! ed v a d miei a te, i o e e p r a e S a chied è la met i son al viagg ionati d ate a Prov no: quale mo viagiz d i n u i o c u s c qualc stro pros parte vi o per o r p lavor o l’o del v a maggio esotici on h periodo i L n h i g ? v o o il gi hi lu ato iere nerà i. Poc scegl ore indic sinomi o lontan me meta i d i lt vi o ità igl o mo eranno c o “Vecortun quello m iaggi. Ho mp r h t v se i o, indic pa, il nos . giust genzie d ittà quasi o le ” o e a r t c e en uand l’Eu dalle este tre ontin , Grecia no, q , umide C r u e o q v i a n i ch no me tato Spagn sono te so pieno o cortissi e in Certo ia in esta a sino che prir n r p o u s c i z .M ate ass In Croa ettonate e giorn e. Ma vi scinanti. one di g quest d e i a a t si r l l f e e o f e l p m io e g te a ra ’esp ente megl to! lmen sono un e dimost a u t ceram à userei g e i u t c o n n e p e t t o . i g c po r ra o” a local – ed il mave olori e l gioia di i farsi iaggi v “ a n l c o a a, d e. paro za” e n ali, luce, aporare l l apert n capit ass ’aria gio di so ete “vaca iamo di tonate i l l d a e l g t r r a o e e a r p t n e ù g Se p rima e” da un i Ancona o a le pi ro Parigi a r r n a d o t al all “baci roporto olomiti fi senz’ o e D a n a ’ c o l r e i s ir Dal rmai ra. con A osegu Lond avrete o ggiare olare e poi pr alternav a e i v co In Com o amo gMona fthansa. in va i di ra u pito, dare mente L i n l a n g i o volare o s n c l i n o b o n i ss e vi c ma e sa di a; po ativa canz e qualco ri re Ro na comp i e g n r t u i l t u i r a n , g p a n o n t sc e i on egia o, ch rei Norw ow cost c utilizzare nuov non pot l hi gnia t: potrete ratuitaluog e. r g o f n r o rdo c trova ra questa di a bo fi o i l o l w s eci E a e. ho d e in ment volta vi con m r lporta navia: He i d n a Sc
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La nostra prima meta sarà Helsinki. Non credendo ai racconti
di chi prima di me era già stato in questa città, sono partita sicura di trovare la città delle favole, con case basse in legno immerse nella foresta con animali che girano intorno. Al ritorno purtroppo ho dovuto ammettere che le casette in legno esistevano solo nei miei sogni! Vale la pena di visitare la zona “Kauppatori” affacciata sul porto dove si trova un fantastico mercato di prodotti tipici e vi assicuro che potrete acquistare dell’ottimo salmone affumicato. Meritano una visita anche la piazza del Senato, la Cattedrale ortodossa e la Cattedrale luterana: una costruzione bianca ed azzurra, con una grande scalinata, all’interno completamente spoglia. Fatevi una passeggiata lungo l’Esplanade, due grandi viali paralleli con tanti negozi, e poi se avete ancora tempo, dal porto prendete il traghetto: in 20 minuti raggiungerete le isole di Suomenlinna, collegate tra loro da ponti, dove si trova una fortezza militare. Non partite senza esservi goduti una sauna finlandese che troverete in ogni hotel! Seconda meta, Stoccolma: una città costruita su 14 isole unite da ponti che sotto l’effetto della luce nordica sembra una città galleggiante, uno dei luoghi
più suggestivi che abbia mai visto! Stoccolma è anche una città razionale, moderna, ma accogliente e bella. Unico neo: è carissima! Attenzione quando andate al ristorante, potreste spendere una vera fortuna! Quello che non potete davvero farvi mancare è una passeggiata per Gamla Staan, la città vecchia, ricca di negozi, ristoranti, caffè, meravigliosa durante il periodo natalizio e soprattutto per la festa di Santa Lucia. Imboccate il cuore della città vecchia, Stortget, e giungerete al palazzo reale, stile rinascimentale e barocco. Nel cortile esterno potrete assistere al famoso cambio della guardia. Altra costruzione spettacolare è il Municipio, struttura in tegole rosse con la torre di 106 metri, simbolo di Stoccolma. Qui, in un grande salone, vengono assegnati ogni anno i Premi Nobel. Questa è di certo la città ideale per gli amanti del design e dei musei, ma sicuramente Vasa, sull’isola di Djurgarden, è il più interessante, quello dove potrete ammirare il famoso galeone, ornato in modo elaborato, che affondò durante il suo viaggio inaugurale nel 1628.
sentirsi in pace con il mondo: questa è la sensazione che io ho provato. Se poi capitate in primavera, vedrete i suoi abitanti vivere all’aperto, camminare nei parchi, sedersi a bere nei numerosi bar o semplicemente a godere il sole vicino all’acqua. Bellissimo scoprire Oslo con un giro in barca sul fiordo ed anche ammirare la natura selvaggia della foresta di Oslomerke, facile da raggiungere in meno di 20 minuti. Unico al mondo il parco delle sculture di Vigeland: 80 ettari ospitano 212 sculture di bronzo, granito e ferro battuto. E’ una città tutta da scoprire anche per chi ama arte e musica: come non andare al Museo di Munch?!
Ultima tappa del nostro viaggio nel “profondo Nord” è Oslo. A primo impatto proverete la sensazione di una città metropolitana, ma immersa nella natura. Fantastico passeggiare e
C hiss à… dopo questi spunti vi sar à venuto il desiderio di visitare H elsinki, O slo e S toccol ma? A me, è sicuramente venuta voglia di tornarci!
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Ci vuole rriva la bella stagione e di colpo si triplicano le cose da fare! Così, si rischia di metter da parte l’attività fisica o di dimenticarsi delle sane abitudini. Un primo importante passo è quello di non cedere alla pigrizia: questo è proprio il momento ideale per riprendere a fare attività sportiva, ma anche semplicemente per uscire all’aperto per una passeggiata quotidiana. Fare movimento è fondamentale non solo per mantenersi sani e in forma, ma anche per riprendere e rinnovare l’energia che con il cambio di stagione subisce un calo enorme. Inoltre, è un validissimo aiuto per distogliere i pensieri dal lavoro, dalle altre problematiche personali e accelera il processo di dimagrimento. E ce n’è bisogno in questo momento perché forse non lo sapete ma con il cambio di stagione, la fame aumenta! Ecco allora che si entra in un circolo vizioso in cui la stanchezza e la spossatezza del periodo richiamano il senso della fame, a discapito del senso della sete: si fanno pasti abbondanti, alcuni altri si saltano, si dorme male, ci si sveglia stanchi … e la giornata ricomincia promettendo di riproporci lo stesso copione! Dobbiamo essere attenti: mangiare meglio e non saltare i pasti. Associando, e se possibile aumentando, l’attività fisica e la sana alimentazione, si potrà combattere la fame che verrà scandita dall’intensità dell’esercizio fisico, dalle necessità dell’organismo e sarà ancora più facile rispettare gli orari degli spuntini, del pranzo e della cena. Ovviamente, sempre fondamentale è monitorare la qualità del cibo: fate il pieno di frutta e verdura di stagione che danno energia all’organismo! Meglio ancora se crude, così si assumono maggiormente le componenti benefiche, insieme a sali minerali, vitamine e antiossidanti. Altro pericolo tipico di questi tempi è rappresentato dalle escursioni termiche. Già non semplici da sopportare per il nostro corpo, se accompagnate da un abbigliamento sbagliato, stili di vita errati ed una cattiva alimentazione appesantiscono maggiormente l’organismo. Il nostro organismo è capace in realtà di prepararsi al cambiamento netto con variazioni endocrine-ormonali. Ma noi, dobbiamo aiutarlo: durante la giornata, ora più che mai, è fondamentale bere molta acqua, ma anche centrifugati di frutta per risvegliare l’organismo e al contempo assimilare antiossidanti e sali minerali. Con la nuova stagione si mettono in tavola tante nuove verdure, appena raccolte e molto ricche in fibre. Proprio queste, eccetto in alcuni casi di patologie diagnosticate, sono fondamentali nell’alimentazione quotidiana: esercitano funzioni metaboliche e meccaniche essenziali per l’equilibrio dell’organismo. Sono fondamentali, perché per la loro consistenza, ci “costringono” ad una masticazione corretta, danno senso di sazietà, ritardano l’assorbimento
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VALENTINA VIOLA<<<
un fisico bestiale? Ilcambiodistagioneprovoca,inmanierapiùomenopercepita,non pochidisagi.Masonosufficientipochiconsigliperpotersuperare, anchesenzailfisicdurole,ledifficoltàdelcambiamentodistagione e quindi sono utili nella prevenzione e nella terapia dell’obesità e del diabete. Inoltre sono le migliori regolatrici delle funzioni intestinali. Non sapete quali siano gli alimenti maggiormente ricchi di fibra? Eccoli qui: asparagi, broccoli, carciofi, cicoria, finocchi, radicchio rosso, rucola, lattuga, indivia per delle ottime e colorate insalate. E ancora spinaci, ravanelli e tra i legumi arrivano ora sulla nostra tavola le fave. Tutte queste verdure possono essere servite crude, a vapore, cotte al forno. Intere, insaporite con aglio e prezzemolo, condite con un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo, sono una pietanza piena di sapore, ricca di vitamine e di ferro. Le fibre ci fanno davvero bene: prevengono i tumori dell’intestino, la calcolosi della colecisti, la stipsi, le emorroidi e contribuiscono a ridurre il rischio di sovrappeso, di diabete e di malattie cardiovascolari. E nella frutta, dove troviamo le fibre?Anche in questo caso, avete l’imbarazzo della scelta: nespole, ciliegie, fragole, kiwi e pere. La pera è ricca di vitamina C, calcio e potassio, ha un’azione rinfrescante, emolliente, regolatrice delle funzioni intestinali, depurativa, utile per eliminare le tossine e l’acido urico. Le fragole, amate dagli antichi romani, sono note per le loro proprietà diuretiche e antiuriche, ma non solo, sono molto ricche di vitamina C,A,B1,B2,PP e di calcio e ferro. Cento grammi di ciliegie, anch’esse molto apprezzate dagli illustri antenati, equivalgono come calorie a cinque fette biscottate, per cui, sono un ottimo alimento dietetico, con anche una buona percentuale di sali minerali, come il potassio, calcio, ferro e vitamina A e C. Per disintossicarsi e favorire la diuresi l’ideale sarebbe poi consumare thè verde in più momenti della giornata e frullati o centrifugati di frutta e verdura.
Dopotutto ogni stagione ci regala i suoi tesori, basta coglierli e assumerli nelle giuste quantità. Vi lasciamo con una ricetta, provare per credere! Frullate 2 pere, un pezzetto di radice di zenzero fresca e 2 cucchiai di succo di limone. Bevete subito guarnendo con una scorza di limone.
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Crudismo?
www.cibocrudo.com Una dieta alimentare che si basa sul consumo solamente di alimenti crudi, può essere una soluzione per ritrovare il benessere? Secondo Annamatilde, crudista ed ideatrice di cibocrudo.com assolutamente sì! Raccontaci: come mai sei diventata crudista? Le novità che tendono a cambiare la nostra routine, il nostro modo di pensare, le nostre abitudini, non le vediamo mai di buon occhio. Saggezza popolare dice che “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che perde ma non sa quello che trova”. E noi italiani siamo sempre molto timorosi nell’abbandonare il certo, specie se si parla di tradizioni alimentari: noi che della buona cucina facciamo un vanto ed un’arte. Ma, se in ballo ci fosse la salute, il benessere? Varrebbe forse la pena cambiare. O almeno, vale la pena informarsi. Annamatilde, crudista, ci racconta il suo punto di vista e ci spiega perché per lei cambiare regime alimentare è la scelta giusta!
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ELEONORA BALDI <<<
“Io sono una crudista vegan. Mi rendo conto che la domanda più ovvia da farsi è “perché dovrei cambiare stile alimentare, dopo tanti secoli che si mangia allo stesso modo?”. Riflettete un attimo: tante malattie che abbiamo oggi, neanche c’erano nel passato! E sono dovute proprio all’alimentazione. Ecco dunque un primo motivo sul perché il crudismo migliorerà la vostra salute. Io poi mi sono orientata anche verso la scelta vegana, per motivi etici, oltre che nutrizionali: perché dovremmo mangiare gli animali, far loro del male? Questo approfittarsi della natura da parte dell’uomo non mi piace affatto, siamo i re della natura, non i despoti. Forse non lo sapete ma una mucca potrebbe vivere anche 40 anni, invece sono utilizzate per il latte e dopo 5-7 anni vengono uccise, proprio per sfruttare il loro miglior periodo di produttività di latte e di carne. Ed io dovrei mangiarle? Mi sono avvicinata al crudo mentre cercavo ricette per ampliare la mia alimentazione vegana, ho iniziato a leggere e ho capito subito che abbracciare questo regime avrebbe di molto migliorato la mia salute. Sono crudista ormai da due anni e non cambierei la mia scelta per niente al mondo: niente più neanche raffreddori e mal di testa! Certo, non è facile essere un crudista, ma ti rimette al mondo!”.
Sì grazie! Perché dici che non è facile?
“Perché è qualcosa che non fa parte della cultura italiana. Anche semplicemente quando gli amici ti invitano a cena, noti una sorta di ironia per lo meno inizialmente da parte loro e comunque ogni volta sei quella per cui cucinare a parte. Non è facile far accettare questa scelta all’interno della cultura alimentare della nostra società. E la situazione è peggiore se vai a cena al ristorante: prova ad aprire un menù! Per i crudisti vegan come me è praticamente impossibile ordinare…”.
E allora, come si fa? Niente più cene fuori?
ANNAMATILDE BAIANO CON I PRODOTTI DI CIBOCRUDO
“Beh, io risolvo ordinando sempre insalate. Ogni tanto qualcosa di cotto lo mangio, magari mezza focaccia con rucola e pomodori crudi. Qualche strappo alla regola è accettabile, sia perché se uno mangia preferibilmente crudo, lo strappo non gli comporta nulla, sia perché ci si isolerebbe troppo dalla collettività. Certo, se posso evito il problema invitando i miei amici a cena a casa! Anche perché comunque tutti si incuriosiscono quando parli loro di qualcosa di diverso. E anche il crudista ha le sue carte da giocare: per esempio, i nostri dolci sono buonissimi! Da quando i miei amici li hanno scoperti, li vogliono sempre. Poi ci sono parecchi attrezzetti che possono aiutare a cucinare in casa in modo fantasioso: per esempio un utensile che taglia cetrioli, zucchine e carote come fossero spaghetti! Oppure si possono preparare delle zuppe: si frulla la verdura cruda e poi la si passa nell’essiccatore, che è una specie di forno che non cuoce, ma riscalda. Sotto i 42° infatti un cibo può considerarsi ancora crudo”.
Qual è l’assunto di base del crudismo?
“L’alimento cotto è da considerarsi morto. Con la cottura“uccidiamo”il cibo, gli togliamo vitamine, sali minerali ed enzimi. E’come se mangiassimo qualcosa di diverso rispetto all’alimento originale: ecco perché le tabelle nutrizionali si riferiscono sempre e solo all’alimento crudo ed ecco perché l’industria alimentare, prima toglie i nutrienti degli alimenti e poi te li vende sotto forma di integratori, che lasciano il tempo che trovano”.
Ma, non si rischia di squilibrare l’alimentazione mangiando solo crudo? “Sicuramente l’onnivoro è squilibrato nell’alimentazione, anche un po’il vegan a causa della cottura
e di prodotti sostitutivi della carne e del formaggio che spesso non sono proprio nutrienti. Noi crudisti abbiamo un’alimentazione ricca di nutrienti e molto ampia: per esempio i dolci di cui ti dicevo prima, sono tutti fatti con frutta secca e disidratata che di solito si mangiano solo sotto il periodo natalizio e che invece sono alimenti importantissimi se usati al naturale. Il crudismo ha un quadro nutrizionale completo, con vitamine e sali minerali. In questo regime alimentare si usano molto anche i semi che erano importantissimi nell’alimentazione dei nostri nonni e che dovrebbero essere recuperati a scapito di patatine fritte o altri cibi pieni solamente di grassi che non fanno affatto bene!”.
Come nasce l’idea di cibocrudo.com?
“Da crudista facevo grande difficoltà a trovare i prodotti. Io comunque ho sempre preferito mangiare bio, perché non voglio contaminazioni in ciò che ingerisco. Ma il problema è che anche acquistando nei negozi biologici, nessuno mi assicurava che fosse tutto crudo. In Italia non c’è la cultura. Quindi spesso finivo per acquistare dalla Germania o dell’Inghilterra. Allora ho iniziato a pensare a creare e commercializzare una linea di raw food: io sono la mia prima cliente, cerco sempre nuovi prodotti ed i migliori come vorrei trovarli io stessa. Ufficialmente cibocrudo.com è partito il 6 settembre del 2012, ma in realtà già dalla fine del 2011 ci lavoravamo, perché la ricerca di fornitori non è stata affatto semplice ed avere sempre i prodotti resta il problema principale, proprio a causa della loro geniuinità. Noi vendiamo solamente su internet e in negozi bio, erboristerie o parafarmacie, dove l’attenzione e la presentazione dei nostri prodotti è ancora possibile, abbiamo escluso a priori le grandi catene: preferisco fare piccoli numeri, ma ottima qualità. Tutti i nostri prodotti sono certificati bio e vegan…e assolutamente crudi”.
E come è stata la risposta?
“Sinceramente anche migliore di quanto potessi pensare! Dedico molto tempo a fare informazione e cultura, sto scrivendo un libro con una straordinaria naturopata che vuole essere il punto di riferimento in Italia e non solo, per chi vuole avvicinarsi ed approfondire l’alimentazione cruda/vegan. Ci sono sempre più persone attente all’alimentazione, più al nord che non al centro o al sud. Io posso comunque scommettere che questa sarà la direzione in futuro: se si è attenti e si ascolta, se ci si gira un po’ intorno e ci si informa, si finirà per comprendere che il crudo è vita!”. WHY MARCHE
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Riscoprire la nobiltà nella piccole cose. Ne abbiamo perso l’abitudine, troppo impegnati a ricercare il meglio in simulacri di perfezione spesso vuoti. E invece, la maggior parte delle volte, basta poco…
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ELEONORA BALDI
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Il Re contad
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no dei proverbi più conosciuti, anche se declinati in differenti dialetti, in ogni parte d’Italia è sicuramente “era meglio quand’era peggio”. In realtà sembrerebbe un controsenso. Ma spesso a pronunciarlo sono gli anziani, quelli che hanno più esperienza, quelli che hanno vissuto un passato che non ci appartiene o che nel migliore dei casi ricordiamo appena, quelli che dicono perché sanno. Trovano le differenze e ne traggono una conclusione: che forse quando si aveva di meno, non si stava poi così male. Perché si apprezzava quel poco, perché quel poco aveva una valore, a volte inestimabile. Oggi facciamo fatica a capire che cosa abbia davvero un senso. Troppo impegnati a volere sempre di più, ad avere sempre di più. Una corsa spesso folle e votata comunque al fallimento: come una ricerca estenuante, in cui il punto di arrivo, la soddisfazione, viene portata sempre un millimetro più in là. Come se fermarsi e godere del momento, della felicità di quell’attimo, del paradiso racchiuso a volte in quel sapore o in quell’odore non dovesse bastare. E invece, basterebbe eccome. Se solo ci fermassimo. Una filosofia che potrete credere superficiale, banale. Ma
ed il dino se vi sedete un attimo e pensate, anzi se pensiamo…è la verità. E questo mirare alla vetta sempre più alta – in maniera ingannevole sia chiaro – coinvolge tutti gli aspetti della vita. La macchina, quella più potente o costosa. Il cellulare, quello appena uscito anche se il “vecchio” ha due mesi. Le scarpe, quelle griffate. Il cibo, quello dei ristoranti costosi. Il vino, quello che una bottiglia ne costa quanto tre. Ed è su questi aspetti che oggi vogliamo soffermarci. Né io né Ilenia Pallottini, sommelier per vocazione e per passione che ormai avete imparato a conoscere, siamo filosofe di mestiere. Libere pensatrici, quello sì. E a tavola si trova anche motivo di parlare di questi massimi sistemi, che poi non sono altro che la nostra quotidianità. Smontare i paradossi è un po’ la vocazione di questa rubrica. Discutere le tesi, è stimolante. Quanto immaginate di dover spendere per un abbinamento perfetto? Diciamo per una cena di quattro persone: cibo e vino. 50 euro? 25 euro? Calate…con 15 euro farete quel sorriso, quello che nei nostri articoli vi abbiamo insegnato essere la reazione del cervello al piacere gustativo.
Lista della spesa: cipolle e fagioli, patate, uova, pane casereccio, aglio, olio. Noi siamo andate direttamente dal contadino, una spesa a km zero. L’orto sul mare: qualcosa che da pace agli occhi e piacere al palato. Anche il pane lo abbiamo preso nello stesso luogo: fatto in casa, con la pasta madre. Il vino, due bottiglie. Perché abbiamo voluto trattarci bene e provare un doppio abbinamento, se voleste spendere ancora meno, potreste optare per una sola tipologia. Abbiamo preso una Passerina Igt ed un Pecorino Offida DOCG: il Re a dire il vero, un’etichetta iperpremiata della quale non facciamo il nome, perché la par condicio è sempre in auge, anche se non siamo in periodo di campagne elettorali. Il cibo che abbiamo scelto ha un perché: questi ingredienti erano quelli tipici della cucina contadina dei nostri nonni, quelli che avevano bisogno di un’alimentazione equilibrata, ma anche sostanziosa, in grado di apportare quel giusto quantitativo di calorie necessarie a portare avanti un’attività che non era certo sedentaria come la nostra. Un menù praticamente vegetariano, ma ricco: frittata con le patate, accompagnata da fagioli cotti con la cipolla e pane con una strofinata di aglio e olio. Vi sembra una cena povera? Preparatela e assaggiate. Ad ogni boccone sarà come recuperare proprio quel gusto per le cose che sanno di buono: niente di artefatto, niente ricette arzigogolate che per seguirle ci vuole un ingegnere aerospaziale, niente carrellate infinite di piatti per mettere a tacere la fame. La scelta del vino. Ed è qui che anche stavolta sfatiamo il paradosso. Abbiamo preso due vini importanti. La Passerina a fare da ouverture. Il Pecorino a dimostrare che l’eccellenza non ha nulla di dispendioso di per sé: quel vino, tra i migliori delle Marche, farebbe di certo bella figura nei ristoranti più chic, dove per mangiare dovremmo accendere un’ipoteca. Ma esalta perfettamente anche il sapore di questo piatto, povero solo nell’immaginario di chi ha bisogno di esagerare per provare piacere. Basta parlare: degustiamo! Prima prova: abbiniamo con la Passerina. Ormai siete dei veterani, sapete come fare. Un boccone del nostro piatto unico – frittata e fagioli – e un sorso di vino. Fate amalgamare in bocca e deglutite. Sarà piacevole, ma non perfetto. La Passerina è un bianco giovane. Nonostante la tendenza dolce del piatto, l’acidità non sarà del tutto coperta. La struttura è adatta a sostenere pane ed olio, ma non la frittata ad esempio. Buono insomma, ma non ottimo. Seconda prova: sfoderiamo il re, il Pecorino Offida DOCG. Stessa procedura e…il sorriso sarà inevitabile. I centri del piacere saranno stimolati, l’obiettivo raggiunto. Ma non fermiamoci. Provate ancora una volta e lasciatevi andare, fatevi attraversare dal fluire della sensazione, quel caldo che se saprete incanalare vi porterà per un attimo a staccarvi dalla materia, quasi come foste in meditazione. Qualcosa di particolare che viene definito“sensazione tattile di calore”. Una dimensione che abbiamo dimenticato, perché siamo troppo occupati a cercare quel che non c’è. Dare il giusto valore alle cose, ai momenti, al qui ed ora. Fermarsi ad ascoltare il proprio corpo e le sensazioni che prova anche mentre si fanno le azioni più comuni: bere e mangiare. Sì, sembra banale. Ma le cose belle spesso lo sono. Proviamo a chiederlo ai nostri nonni. Loro avevano pane, cipolle, uova, fagioli, patate e stavano bene. Noi abbiamo anche la magia di vini superlativi: impariamo a stare bene e a vivere la nobiltà delle piccole cose. Iniziamo dalla tavola.
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Un tatuaggetto
Un tranquillo weekend di paura… …di scampagnate e gite fuori porta
ento modi per sfuggire alle feste comandate”, un best seller, se qualcuno si prendesse la briga di scriverlo (se fosse già in commercio, vi prego, procuratemene una copia). Tutto inizia con premature chat di gruppo su facebook (i più organizzati creano eventi apposta), si azzardano dei timidi: “che si fa a Pasquetta?” Domande che riecheggiano nel vuoto della casella scrivi un commento... Si passa al vis a vis: “Allora? Ci sono proposte per il venticinque Aprile?” e le perplessità sul da farsi cominciano a rimuginare nella testa di tutti, tranne in quella dei soliti due, maperchèèfesta?, che non ricordano nemmeno esista un venticinque Aprile. Passano i giorni e nessuno è in grado di formalizzare una proposta, vuoi perchè non è così carismatico da consigliare agli altri cosa fare, vuoi perchè l’ultima volta che ha avuto un’idea brillante era il ‘95, quando un tifone si abbattè sul campeggio di Gallipoli il giorno dopo aver piazzato le tende . A quattro giorni dalla festa ci si comincia a preoccupare e pur di evitare il pranzo a Bolognola che stanno organizzando i tuoi insieme al vicinato, si lanciano alcune raminghe ipotesi: Aquafan? Mostra di Tiziano a Roma? Escursione al Conero? Passeggiata in montagna? Si levano via mail e sms entusiastici “si può fare!”“perchè no!?” “bella idea!”, locuzioni verbali incipriate che stanno per “ma come ti viene in mente?”, “basta che la macchina la prendi tu”, “oddio no”. Panico a ventiquattrore dal primo Maggio, nessuno sa cosa farà il giorno seguente, urge una soluzione, il prima possibile. Come tragedia greca impone arriva il deus ex machina, Luca, che si ricorda di possedere una casa in campagna lasciata da un lontano parente (di solito è la casa dei nonni paterni, ma in quel momento potrebbe essere anche un lascito di trisavoli sbarcati a Ellis Island nel 1903), è fatta, habemus casam.
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ANDREA COZZONI
oqwertyuiopasdfghjkl Prima cosa, spesa al supermercato più lontano da tutti, per non offendere nessuno. Indispensabile approvvigionarsi di vettovaglie e comfort necessari alla sopravvivenza di un’intera giornata fuori porta: quattro buste di patatine fritte e due di Fonzies, tre casse di birra, una di cocacola, alsaziani quanto basta, due chili di pane e un pallone supertele. Ci si divide la spesa tra i convitati, che alle 16.30 sono cinque, alle 17.15 sette (vengono anche Elena e Marco), alle 18.06 diventano nove (Katiuscia, Cinzia e Manuel non sapevano dove andare), alle 20.34 si raggiunge quota quattordici (Gionata e il suo gruppo hanno chiesto se si possono unire), e infine si assesta su tredici il mattino stesso alle 7.43 (Marco si è svegliato con la febbre). Ritrovo ore ottoetrenta nel parcheggio davanti al Bar Pasticceria “Che Delizia!” (pasta e cappuccio inclusi nel pacchetto), dove si gioca la partita a poker più avvincente di tutta la giornata, la conta delle macchine da prendere. “Ma no dai la prendo io”, “ se volete posso prenderla io”, “si può prendere la mia, ma guidate voi”, “la mia si può sempre, ma devo fare benzina”. Un sottile gioco di astuzie, in cui bisogna essere abili a capire il bluff dell’altro e prenderlo spietatamente in contropiede: “dai ok, allora prendiamo la tua!” FINE PARTITA, HAI PERSO. Dresscode della scampagnata: occhialoni griffati d’ordinanza, pantaloni della tuta o jeans, tranne le tre del gruppetto convinte di andare a Cannes, le quali faranno notare, durante la giornata, che non si possono sedere sul prato perchè si macchierebbero i jeans tempestati di swaroski e non possono giocare a schiacciasette con i tacchi. Causa il buco spazio temporale che si apre tra l’ora del ritrovo e quella della partenza effettiva, dopo pochi chilometri si è imbottigliati in superstrada e per raggiungere la meta si impiegheranno due orette buone, alla faccia del ci si arriva in trenta minuti. Traffico a parte, il vero dramma automobilistico sarà lui, hofattounacompilationappostaperilviaggio, che ascolta solo black e speed metal e costringerà gli altri passeggeri a ore di spensierati growl e schitarrate pantagrueliche. Raggiunta la casa di campagna, tutti taciteranno il fatto che il rustico è situato lungo una strada nazionale ad alto scorrimento, circondato da chiassose case con laboratorio artigianale annesso nel garage condonato e che ha talmente tanti problemi di fondamenta che per metà è picchettata per rischio crolli. Il tempo volerà veloce, ci si accorgerà di aver preso troppa birra e niente di commestibile (i Fonzies non lo sono mai stati), il pallone si bucherà alla seconda rovesciata eroica del Balottelli di turno, il sole sparirà subito dopo pranzo quando le più temerarie si saranno tolte la maglietta per rimanere in reggiseno.
Alle 17 quando, in riunione plenaria, tutti avranno dato la fiducia a Giuseppe che da dieci minuti afferma che la goccia sulla sua maglietta non è pipì d'uccello, ma pioggia, si riprenderanno plaid e avanzi di patatine per tornare verso casa, stanchi morti, ma felici. Ci ripensiamo a Ferragosto.
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Il perchè iBooks è molto semplice.
Perchè è tutto e dovunque. fatto di avere tutto a disposizione in un libro, di poter interagire con ciò che ci circonda, di poter osservare l’ambiente da più punti di vista, di poter agire con il libro stesso, di farsi guidare e consigliare dal libro – lo so non sembra possibile…ma lo è! - e tante altre cose che vedremo insieme non è un futuro che ci deve far paura: è già un presente semplificato della vita. Forse il nome iBooks è un po’ riduttivo. Fa venire in mente il libro, o al massimo qualcosa che abbia a che fare con un pdf o un epub o un e-book, per i più tecnologici. E invece no, scordiamoci di queste immediate ma false similitudini! Guardate bene, davanti alla “B” c’è una “i”. E quella “i” si pronuncia “Ai” cioè “iDevice”. Quando c’è la “i” anticipatrice, immediatamente facciamo un collegamento: è la mano di “Dio Apple”, di
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Non solo per i più piccoli questa applicazione per gli artisti interna all’iBook ci permetterà di disegnare, colorare o prendere appunti a mano libera, salvarli e/o condividerli con chi vogliamo; potremo inserire un’immagine scattata direttamente con l’ipad, disegnarci sopra e inviarla a chi vogliamo.
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everything “Santo Jobs” che non è stato semplicemente un “Leonardo” dei nostri tempi ad aver prodotto quel qualcosa. La Apple è la tecnologia del presente. La visione del futuro di Jobs è ora quella di oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo. E questa visione si chiama iPad: era la sua idea, la sua vita ed oggi è la nostra realtà. E dovremmo dirgli 1000 volte grazie, perché l’iPad ci ha cambiato la vita in meglio, ce l’ha semplificata: non siamo più soggetti da StressPostPC…ops ho detto PC? Non volevo perdonate la mia “ignoranza”: avrei dovuto dire Microsoft! E già perché Bill è sempre lì, come un falco dall’alto: osserva sempre pronto ad attaccare. Certo non stiamo parlando delle faide dei “Medici” e dei “Borgia”, che si contendevano il dominio assoluto nella leggendaria guerra tra Roma e Firenze, ma se vogliamo fare una metafora possiamo identificare in Roma la possente
Grazie a Form Builder avremo la possibilità di inserire all’interno dei nostri iBook dei form in forma semplice o complessa. I form daranno la possibiltà all’utente di compilare sondaggi, report e creare delle vere e proprie schede di valutazione dei posti che stà visitando, tutti i form verrano salvati dall’utente e saranno inviati ad un server che controllerà il cliente fornitore dell’iBook.
Grazie a questa funzione daremo all’utilizzatore dell’iBook la possiblità di segnarsi le località attrattive etc.. che sta visitando o che ha visitato in modo da avere un report sul percorso che stà facendo o sulla vacanza in tempo reale.
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everywhere Microsoft, indistruttibile e fortificata come non mai, e in Firenze la giovane tecnologica futuristica Apple. Chissà se un giorno Microsoft sarà all’altezza di Apple…nel 1400 non mi sembra sia accaduto, ma tutto è possibile. Ok, basta digressioni. Torniamo a noi. Andiamo avanti. iBook è un servizio messo a disposizione da Apple nei propri dispositivi. E’ dunque una sua esclusiva: nessuno è stato in grado di fare una cosa del genere. Non ci sono confini a ciò che iBook può fare, alle funzioni, applicazioni, o sistemi che vi si possono inserire. Come vi ho già ripetuto molte volte, l’unico limite è dato dalle nostre menti! Quì non si sta parlando di un’applicazione di booking o di prenotazione o di geolocalizzazione o di referenziazione, di turismo, di gastronomia, di sport o aziendale.
Ma ibook può semplicemente diventare tutto questo – o molto altro - in un unico progetto. Guardate una semplice pagina di un libro e cercate di immaginare la stessa pagina esplosa in tutto quello che vorreste lei diventasse. Elencare le possibili funzioni che si possono inserire in un iBook è impossibile perche è la nostra mente che deve capire le funzioni e le necessità per svilupparlo e rendere un servizio eccellente all’utente. Noi ne abbiamo identificate alcune, oltre a quelle che normalmente possiamo usare nei nostri ibook – gallery, video, geolocalizzazione, referenziazione, audio, pdf, presentazioni – e siamo andati un po’ oltre e abbiamo creato una serie di features alternative per implementare servizi all’avanguardia all’interno degli ibook. Ve ne presentiamo alcuni.
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Montacuto esiste!
Reportage da Montacuto, carcere di Ancona. Tra i più sovraffollati d’Italia
E’ l’ora di pranzo. Lungo i corridoi, scanditi da cancelli che risuonano fragorosi e metallici ad ogni passaggio, le porte delle celle sono aperte e il carrello delle vivande sosta ora davanti all’una, ora davanti all’altra, dispensando le razioni. Dalle stanze esce un rumore di stoviglie e poche frasi deformate dall’eco nel corridoio, quasi vuoto. Quando si mangia non si parla, pare funzioni così anche in carcere. L’agente di polizia penitenziaria dice che in Italia non è come negli Stati Uniti: “nei film americani si vedono queste grandi mense affollate di detenuti in divisa. Qui non c’è un luogo comune per mangiare. Ognuno mangia nel suo spazio, con i compagni di cella”. Dalle sue parole non è chiaro se questo per lui sia meglio o sia peggio; ma, al di là del suo giudizio, non è difficile indovinare che le celle non devono essere poi così confortevoli, dal momento che spazi progettati per una sola persona, con il sovraffollamento attuale, ne ospitano almeno tre. I detenuti, comunque, non indossano divise, ma i loro abiti civili. E questo è certamente meglio. Alla vista, verso l’interno e verso l’esterno, tutto sembra disegnato su carta millimetrata, incasellato com’è nelle griglie delle sbarre. C’è poi la cosiddetta area trattamentale ed è quella che somiglia meno agli spazi di un istituto penitenziario. Aule, laboratori di musica, di modellismo, di informatica, una biblioteca, una grande sala polifunzionale, una cappella e murales lungo le pareti. È in quest’area che i detenuti frequentano la scuola e affrontano tutto ciò che costituisce il “trattamento”, ovvero quelle attività che dovrebbero contribuire alla rieducazione e al reinserimento sociale degli ospiti. In una delle aule, un uomo sulla cinquantina, armato di matita, è tutto assorto nella lettura di alcune pagine stampate. “Sono le bozze del suo libro, le sue memorie dal carcere”, spiega l’educatrice, “un editore ha deciso di pubblicargliele”. Lui sorride gratificato, saluta e si rimette al lavoro.
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RICE T A C L’EDU
, il primo dopo ma penitenziario te sis l ovò. ne e ar or re a lav nte sociale, ci pr ncorso per entra udiava da assiste st o ca rd po ua e l’ sg al e lo Nel ‘79 ci fu un co ch i, tacuto. Ha ; e Gianna Ortenz sofducatrice di Mon e l’in l’ e ra a co nz re an la riforma penale è , ffe ra so da vicino la ni e lei, da allo to an vis 34 ha i , co at gi no ss lo or pa gi ico Sono no dopo stegno ps si occupa del so chi per anni, gior e di ch e ne ol na ev ce an i ap Gi or ns È at . co ertà Di educ e private della lib tività e dei corsi. e ferenza di person izzazione delle at quello che anch an di rg o e ll’ nt de fro ti, a E nu . te to de en i m de la po e go za ial re e mater . La capien previsti dal sovraffollamento , a fronte dei sei il i : tto to gh tu cu lle in ta co e on tre M du no so ande di Lei e i suoi problema più gr stati fino a 400. ia ar no er so rc ne ca ce ne Gianna ritiene il 12 zio l 20 popola detenuti, ma ne ù della metà, la i sono tenziale è di 180 ce Gianna: “Per pi privazione. Tant Di . de tti di tu i di i on rs izi pa nd cu co oc in i agari ad in m o m on do uo n riesc vertà, ato, quan e possono, ma no molto disagio psichico, molta po 5 anni dopo il re /1 10 ile al e ut er ù rc pi ca è fanno quello ch in n è e. C’ rcere no rsone finite persone stranier certo tempo il ca ne gno. Ci sono pe un io so nz bi po fu di Do la o è composta da e? at te st rv en se lo i esclusivam anni: a cosa reati legati al ed i 20 pi ol cc in da i a pi r st dal qu re è pe tto e e ro tu ch na dent gente le della pe che e soprat atte una vita. C’è mensione socia l carcere, ma an di ne enla so om de or m Ca rc to o. pe l si erano ormai rif es ot tacuto, in qu pende solo da a un guscio vu on di nt M n a ve e no Di i, . ch to po , ce en to os di se ricon reinserim Molta più una un detenu ensabile”. Anche , il trattamento. integrazione di sp re za di ez La in . ur è ria le sic to la na , na pe io ne sanz direzio a riforma le diverse aree: la aspetta fuori. Un contesto che lo razione e rete tra bo lla co , ne zio unica . to, c’è molta com aperto”, conclude è un carcere più to es qu i gg “O . volta
FILIPPO
HA
VOLTATO
PAGINA
Filippo è in carcere dal 1996. Allora era molto giovane, oggi ha quasi 39 anni e una condanna ancora significativa da scontare. Eppure nelle parole Filippo ci sono accenti di futuro, di speranza, di gratitudine, persino di allegria. “Io, qui dentro, ho deciso di voltare pagina davvero”, dice. E questo ha portato dei frutti: da quasi 7 anni ha ottenuto di poter tornare periodicamente in Sicilia, a trovare la sua famiglia, grazie a una serie di permessi per un totale di 45 giorni all’anno; ha avuto la possibilità di lavorare (“dentro e fuori la cinta muraria”, sottolinea) e di avere uno stipendio; ha avuto l’opportunità di alloggiare, nella struttura penitenziaria di Montacuto, in uno spazio separato e più vivibile di quello ordinario . In questi lunghi anni Filippo ha ribilanciato il valore delle cose: “Ho realizzato che non esiste cifra di denaro abbastanza alta da valere la libertà e la dignità di una persona. Non è solo la costrizione al carcere a pesare insopportabilmente: ci sono l’allontanamento dalla famiglia e dalle persone che ami, la gioventù passata in reclusione, le piccole cose che prima non apprezzavi e ora ti mancano da morire. Oggi mi fa felice un Ti voglio bene su una lettera, oppure un Ciao, un Buongiorno dei compagni. Anche se le amicizie vere in carcere sono molto rare, la solidarietà è più forte di quella che generalmente percepis ci fuori”. Filippo sa di aver sprecato troppo tempo e lascia spiazzati sentirgli ammettere che tuttavia senza il carcere, oggi, anche il tempo non avrebbe avuto per lui il giusto valore: “In un certo senso alle sbarre devo dire anche grazie”. Per Filippo, che oggi soffre meno le conseguenze del sovraffollamento carcerario, grazie alla possibilità di una sistemazione separata che gli è data dall’applicazione dell’articolo 21, il contatto con la sua famiglia e con le persone di fuori, durante i permessi, ma anche con il personale della struttura, è una finestra vitale sul mondo. Chiude così il suo racconto: “Ho sbagliato. Per questo sono dentro da quasi vent’anni. Ma non sono più la persona di una volta. Vi prego di guardarmi come sono oggi, perché le persone cambian o. Io non vedo l’ora di tornare libero e di creare una famiglia con la ragazza con cui sono insieme da tre anni. Non posso più recupera re il tempo perduto ma ho voglia di futuro. Sono il primo a cui voglio poter dimostrare di essere cambiato davvero”.
P H O T O
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GIAMPAOLO PATICCHIO
DITORE FA B I O L’ A S P I R A N T E I M P R E N Ha 42 anni e tra uno e mezzo, scontata la pena, potrà tornare a Roma, dove viveva prima di finire a Montacuto. Fabio ha un progetto, quello di aprire un centro estetico con la sua ragazza, una volta libero, ed è quest’aspirazione che lo proietta nel futuro e gli evita di sentirsi totalmente prigioniero del presente. In carcere gli manca la normalità del quotidiano, come prendere il caffè in una tazzina o usare dei piatti di ceramica, “anche se”, aggiunge, “dentro, in realtà, non è poi così diverso dal mondo di fuori. Qui ci sono persone non meno degne di essere libere di chi già lo è”. Anche Fabio è esasperato dalle condizioni di vita determinate dal sovraffollamento: “Accetto l’idea giusta che chi abbia commesso un reato debba pagare, ma credo che si debba poterlo fare in condizioni umane, che si abbia diritto a una possibilità di recuperare. E invece l’idea diffusa è che bisogna isolare e allontanare chi sbaglia, senza pensare al dopo. Si crede che il problema carcerario sia solo nella carenza di strutture penitenziarie e non nella qualità di vita e nella possibilità di riscatto che esse dovrebbero offrire a tutti”. Quando Fabio rimase “parcheggiato” un mese a Rebibbia, in attesa di destinazione definitiva, 22 ore di cella al giorno, era costretto a stare a letto per avere un minimo di spazio tutto suo e si alzava solo per evitare le piaghe da decubito. “Il napoletano che era con me sosteneva che non si stava poi tanto male e io non osavo immaginare che incubo fosse essere detenuti a Poggioreale”. Fabio confessa: “Io non contemplo il suicidio tra le possibili soluzioni, ma capisco chi lo ha fatto, perché qui dentro a volte si vive senza speranza. Il sostegno non arriva a tutti. Siamo in troppi e i punti di riferimento troppo pochi. Non sempre puoi chiedere ascolto al tuo compagno di cella, che spesso non parla nemmeno la tua stessa lingua. È vero che la solidarietà tra detenuti è forte, che ci si aiuta quando è possibile. Ma non tutti sono in grado di essere utili di fronte a situazioni spesso drammatiche”. Fabio si ritiene tutto sommato fortunato, perché il carcere, combinato alla sua volontà e all’appoggio ricevuto da dentro e da fuori, lo ha aiutato a diventare un uomo migliore. “Ma la battaglia è quotidiana”, aggiunge. Le attività e i corsi che Fabio ha scelto di svolgere in carcere, sono state fondamentali per la sua sopravvivenza e per il cambiamento. In più lui lavora per la manutenzione della struttura. Ma per pochi è così. “Eppure”, dice, “una settimana di carcere farebbe bene a tutti. Per prima cosa, perché capirebbero il valore della libertà, che si ritiene una cosa scontata. E poi perché realizzerebbero che, migliorando il carcere, si può migliorare la società”.
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