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“La locomotiva di una lunga filiera”

“La locomotiva di una lunga filiera”

Intervista a LUCA GUADAGNINI, presidente della Sezione Impianti a fune di Confindustria Trento.

PRESIDENTE Guadagnini, è ormai in partenza una nuova stagione invernale, non senza difficoltà. Che previsioni ci può formulare? Tutte le società funiviarie trentine sono impegnate nel garantire a tutti gli appassionati un servizio sicuro, completo e soddisfacente, come del resto è sempre accaduto in passato. Come per la maggior parte dei settori industriali, la forte spirale inflazionistica ed il conseguente aumento dei costi di gestione, dovuto soprattutto ai fattori energetici, stanno determinando ricadute significative sull’equilibrio finanziario delle imprese. Si deve ricordare che nel 2020 siamo rimasti chiusi per le limitazioni imposte dal contesto pandemico, e anche la stagione invernale 2021/2022 è stata fortemente condizionata dall’assenza dei turisti stranieri, sebbene in parte compensata dalla clientela italiana, ma i numeri sono rimasti lontani dai valori medi degli anni pre-pandemia. È evidente che in un tale scenario la situazione finanziaria delle nostre imprese è stata messa a dura prova e oggi la crescita dei costi sta erodendo tutti i potenziali margini di guadagno anche per i prossimi mesi. Quindi le previsioni finanziarie per la stagione invernale, anche in caso di fatturati nella media, sono pessimistiche; tuttavia, ci impegneremo per trovare un punto di equilibrio.

Perché quindi aprire? La scelta deriva da un forte senso di responsabilità nei confronti della clientela (nazionale e internazionale), delle istituzioni e degli altri operatori della filiera turistica invernale. Senza impianti a fune e senza neve la stagione sarebbe persa per tutti. Nonostante la grande incertezza, i gestori delle aree sciabili intendono produrre il massimo sforzo per garantire un’apertura regolare al pubblico, che sta già manifestando un grande desiderio di sci, di aria aperta, di panorami mozzafiato e di esperienze emozionanti in quota. Le società funiviarie lavoreranno quindi, per sostenere i fatturati delle altre attività economiche, per garantire lavoro ai residenti nei territori montani e per mantenere quel fondamentale presidio delle “terre alte” che garantisce equilibrio ambientale e sicurezza anche sotto il profilo idrogeologico.

Ovviamente non tutte le aziende hanno la stessa capacità di reazione e le risorse per far fronte alle criticità del momento. Le stazioni più piccole, di prossimità, o situate a quote basse, si apprestano a vivere una delle stagioni più difficili della loro storia e quindi, potrebbe accadere che qualcuna di esse decida di modificare il proprio calendario di apertura, limitando le giornate o il numero delle piste in servizio. Questa eventualità, tuttavia, non andrà a modificare uno scenario generale che, ad oggi, vede un settore attivo e pronto per le sfide dei prossimi mesi.

Si parla molto dell’aumento dei costi degli skipass, sciare sta diventando un’attività per pochi? È vero, se ne parla e spesso in modo inopportuno, ma voglio ribadire che la filiera sta facendo i conti con il caro energia, con l’aumento dei i costi dell’acciaio e del carburante, con l’impennata degli oneri di gestione per garantire la sicurezza degli sciatori. I prezzi degli skipass sono stati rivisti, in ragione dell’inflazione, ma solo una minima parte dei maggiori costi sostenuti dalle aziende verrà trasferito sui clienti. L’aggiornamento dei listini, infatti, non copre nemmeno l’aumento della sola voce “energia”, in caso contrario avremmo dovuto incrementare gli skipass del 30 o 40%, anziché del 5–10% come in realtà è accaduto.

La Sezione è stata molto attiva su vari fronti. Per prima cosa vorrei ringraziare Confindustria Trento perché ha sempre fornito un grande supporto alla nostra categoria, lungo tutto il difficile percorso degli ultimi anni. Cito solo a tale proposito che nelle scorse settimane, grazie ad Assoenergia, siamo riusciti ad avere certezza per le forniture di energia e gas per il prossimo anno, cosa che non era assolutamente scontata. Ma molti sono stati i fronti sui quali abbiamo lavorato, dal rinnovo del Ccnl, sottoscritto lo scorso settembre, alla collaborazione con la Polizia di Stato e con Trentino Emergenza per l’organizzazione dei servizi di sicurezza e soccorso sulle piste; dal costante dialogo con l’Assessore al Turismo Roberto Failoni per la gestione delle misure di intervento, alla partecipazione ai gruppi di lavoro con i vari servizi della PAT competenti sul nostro settore. Attraverso l’Associazione di categoria nazionale (Anef) stiamo inoltre dialogando con il Ministro del Turismo Daniela Santanchè e con il Ministro dello Sport Andrea Abodi per definire le linee guida d’azione a medio termine a supporto del turismo montano e dello sci. Devo dire che la Sezione è composta da aziende che mantengono uno spirito di reciproca collaborazione e che lo spirito di squadra è molto forte, quindi stiamo affrontando tutte le sfide con compattezza ed unità di intenti.

Che cosa chiedete alla politica nazionale e provinciale? Non mi voglio dilungare sulle singole misure, ma posso dire che non chiediamo ristori o misure di stampo assistenzialistico: siamo consapevoli del fatto che l’aumento dei costi riguarda tutte le imprese, nessuno è immune. Necessitiamo, piuttosto, di soluzioni strutturali e non improntate alla contingenza. Non rappresentiamo solo società impiantistiche: siamo presidi per la montagna. Se chiudono gli impianti, è tutto l’indotto a soffrire. Ciaspole e sci di fondo non sono sufficienti a mantenere la sostenibilità economica di un sistema incentrato sul turismo. Siamo la locomotiva di una lunga filiera: grazie agli impianti lavorano albergatori, commercianti, scuole sci e sci club. In un panorama alpino che vede i comuni morire lentamente per abbandono, è evidente l’importante ruolo economico e sociale svolto delle aziende funiviarie, che evitano lo spopolamento delle aree decentrate così come quello di tutti gli altri operatori che fungono da polo di attrazione per il turismo montano.

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