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SUPPLEMENTO DI ARTI E CULTURA DEL SABATO
Il film di Jessica Hausner
LOURDES PER TUTTI di Anselma Dell’Olio ourdes apre con una scena da cinema muto: in una simmetrica sala da più amato e conosciuto La passione di Giovanna d’Arco. Si potrebbe descrivere pranzo alberghiera, le cameriere finiscono di apparecchiare i tavoli, come uno stile minimalista, quello della Hausner, se non fosse totalmente con gesti né lenti né affrettati, limati dalla ripetizione. Un po’ alSbaglierebbe privo di snervanti lentezze e autocompiacimenti tipici del genere, che la volta la sala si riempie di persone in sedie a rotelle spininducono catalessi in chi non è appassionato al tedio artistico. chi lo evitasse te dai loro assistenti, tutti in divisa da volontari dell’Ordine di Chi eviterà questo film, magari immaginando che si tratti di Malta. Le giovani accompagnatrici sembrano crocerosun film «religioso» in senso tradizionale, commetterà un considerandolo una scontata sine o suore, crestine e abiti bianchi con golfini rosopera religiosamente schierata. Attenta grave errore. Il talento e l’intelligenza della Hausi; i maschi somigliano a soldati di un esercito sner (classe 1972) non sono limitati alla scelta a tutti gli aspetti della fede e agli spostamenti salvifico, divise verde marcio con berretti rosdi maestri eccellenti, ma includono il desidesi. Sullo sfondo l’Ave Maria di Schubert contribuirio di rilevare tutti gli aspetti della fede, dei miradell’anima che registra con sguardo coli, del disincanto degli infedeli, delle meschinità sce all’atmosfera carica di attesa ma non particolarclinico, è in realtà un piccolo troppo umane dei credenti, lasciando a ognuno lo spazio di mente spirituale. Dalla prima inquadratura ci sentiamo in miracolo di metafisica tirare, se ne ha voglia, le proprie conclusioni. Gli atei ci inzuppemani sicure; la regista Jessica Hausner (Lovely Rita, racconto di ranno il pane, la gente di fede si divertirà senza cambiare idea. formazione e Hotel, un horror) s’ispira ai più diversi autori, come Jaclaica ques Tati - ha il suo umorismo ellittico e mai insistito - e il Carl Dreyer di continua a pagina 2 Ordet, che alcuni ritengono il vero capolavoro del regista danese, al posto del
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9 771827 881301
ISSN 1827-8817 00213
Parola chiave Treno di Sergio Belardinelli I pruriti creativi di Peter Gabriel di Stefano Bianchi
NELLE PAGINE DI POESIA
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Le bugie di Artemidoro di Gabriella Mecucci con un intervento di Sergio Valzania
Identikit di Landolfi tra vita e letteratura di Leone Piccioni
Il saltimbanco dell’assoluto di Marco Vallora