di e h c a n cro
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Cacciate il naturale, tornerà al galoppo...
Philippe Néricault Destouches
9 771827 881004
di Ferdinando Adornato
QUOTIDIANO • MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2009
DIRETTORE DA WASHINGTON: MICHAEL NOVAK
Annuncio senza precedenti a New York sul futuro delle politiche ambientali mondiali
Il clima del XXI secolo Obama: «Il pianeta rischia la catastrofe definitiva» Hu Jintao: «La Cina ridurrà le emissioni di Co2» di Pierre Chiartano
I consigli di tre grandi esperti su come combattere il surriscaldamento globale
Meno limiti, Un mercato Torniamo più ricerca delle emissioni al Novecento?
New York è successo qualcosa: ora il futuro dell’ambiente potrebbe cambiare. I grandi della terra si sono visti - in modo informale - in margine all’Assemble generale dell’Onu, per parlare di clima e di Co2. Barack Obama ha lanciato l’allarme: «Abbiamo poco tempo per cambiare le cose, altrimenti sarà la catastrofe». Gli ha risposto il presidente cinese che per la prima volta ha preso un impegno storico: «Ridurremo le emissioni».
di Bjorn Lomborg
di Robert N. Stavins
di Steven F. Hayward
Aumentano le prove a sostegno della tesi secondo cui politiche relativamente poco costose, quali l’ingegneria climatica, e la ricerca sulle fonti di energia non fossili possano prevenire efficacemente gli effetti negativi del global warming.
Il mondo sta andando verso una catastrofe annunciata: l’aumento dei gas serra. E per evitarla non è necessario che i singoli Paesi facciano collassare le proprie economie come paventano i critici della riduzione delle emissioni.
Negli ultimi 40 anni Usa ed Europa possono vantare un incredibile risultato: sostanziali riduzioni nell’inquinamento atmosferico con un limitato impatto sulla prosperità. Perché non riusciamo a fare altrettanto sull’effetto serra?
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C’è un’assurda aria di smobilitazione
Il ministro esulta ma il tasso di disoccupazione continua a crescere
Afghanistan, la tentazione disfattista
Finanziaria leggera:reggerà? Tremonti allarga lo scudo fiscale per il falso in bilancio di Francesco Pacifico
di Gennaro Malgieri
Il governo ignora i dati sulla distribuzione della ricchezza
ROMA. L’hanno chia-
Pensiamo al futuro, non alle virgole del Pil
ira una brutta aria. Aria di smobilitazione. C’è quasi una sorta di rassegnazione alla disfatta. Si sentiva anche ai funerali dei sei paracadutisti onorati nella Basilica di San Paolo fuori le mura. Lo si coglie nei discorsi della gente, nelle esternazioni dei politici, nei titoli dei giornali. Che ci stiamo a fare in Afghanistan? La domanda ricorrente è diventata un mantra. Mentre laggiù ancora si combatte, metro per metro, per la nostra vita questo particolare forse non è chiaro a tutti - quaggiù, in queste nostre miserevoli lande, si pensa a come abbandonare il campo. La colpa non è di chi legge i giornali o ascolta la radio e guarda la televisione. Ma di chi confeziona le notizie e non spiega perché bisogna restare all’inferno, nonostante tutto. La responsabilità maggiore è di quanti seminano dubbi, di coloro che si producono in“distinguo”inaccettabili; è di quelli che dicono “ce li abbiamo mandati noi, ma non volevamo che morissero”.
mata finanziaria “leggera” perché ha solo tre articoli. Per ora, naturalmente: quando arriverà all’approvazione di dicembre, si vedrà. Ora è tempo di buone intenzioni: né tasse ne aggiunta di spesa, promette il ministro Tremonti, «Solo una fotografia del bilancio dello Stato». Con un buon lascito per i dipendenti pubblici, però (il loro contratto sarà rinnovato e costerà allo Stato 3,4 miliardi in tre anni). Altra voce positiva: le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni saranno prorogate fino al 2012, senza contare un codicillo che evita un buco da tre miliardi sulle pensioni agricole. Per il resto, il testo leggero leggero del governo è pieno di buoni auspici. Primo fra tutti, il rientro di fondi grazie alla lotta all’evasione e allo scuo fiscale che ieri è stato approvato nella sua versione più larga che copre anche il falso in bilancio. Per ora, il governo non fa previsioni sulle entrate da queste voci. Ma arriva la doccia dell’aumento della disoccupazione: è arrivata al 7,4%.
iù che occuparci del «de minimis» – se il pil scenderà del 4,8, come recentemente previsto dal governo, o del 5 per cento, come dicono alcuni organismi internazionali, o del 5,2%, come sostengono molti osservatori – è meglio pensare a qualcosa che ancora non si vede, o si vede poco, ma comunque esiste. Il sistema economico italiano nella crisi si sta riconvertendo. Processo non di ieri, ma iniziato da anni, che la crisi più acuta – questa è almeno la nostra previsione – sta accelerando. Siamo abituati a pensare ad un Paese che cresce poco – e questo è vero – e con una velocità diversa. Più forte al Nord; meno, molto meno, nel Mezzogiorno. Lo stesso Romano Prodi, recentemente, dopo aver reindossato i panni da professore di economia industriale, aveva dipinto un mostro mitologico. Un Italia tedesca, fino a Firenze, e una francese dalla città medicea a Reggio Calabria. Sviluppo al Nord, ristagno e depressione al Sud. Ma è proprio così?
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I QUADERNI)
• ANNO XIV •
NUMERO
188 •
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di Gianfranco Polillo
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