Ci troviamo spesso di fronte a
di e h c a n cro
91009
una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili
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John W. Gardner di Ferdinando Adornato
QUOTIDIANO • VENERDÌ 9 OTTOBRE 2009
DIRETTORE DA WASHINGTON: MICHAEL NOVAK
I presidenti delle Camere: «Ineccepibile il comportamento del Colle». Comunicato congiunto dopo un’ora di colloquio al Quirinale
Cosa ha in testa Berlusconi Perché ha scelto di attaccare duramente il Capo dello Stato che pure non aveva ostacolato il Lodo Alfano? È un preavviso di “rottura istituzionale”:se fra qualche mese avesse bisogno di elezioni anticipate… L’IMBARAZZO DEL PREMIER
di Errico Novi
Se Fini e Schifani lo lasciano solo
Che cosa succede se un Paese è guidato da un “rivoluzionario” che non riesce a portare a compimento alcun cambiamento sostanziale, alcuna riforma tra le tante promesse? Abbiamo girato la domanda a due osservatori particolari: Massimo Cacciari e Alessandro Campi.
ROMA. Ieri a Roma c’è stato un gran via vai tra il Quirinale e Palazzo Grazioli. Non solo di auto blu, ma anche di parole, intenzioni, spiegazioni, scuse e accuse. È stata la giornata di Napolitano. Attaccato senza apparente ragione da Berlusconi (il presidente della Repubblica ha puntato fino all’ultimo sull’approvazione del Lodo Alfano), Napolitano ha dovuto convocare i presidenti delle Camere, Schifani e Fini. Motivo? Chiedere una tregua, se non proprio una parola di scusa, da parte del premier che, nel frattempo, era asserragliato con i suoi nel bunker di Palazzo Grazioli per il direttivo del Pdl. Alla fine arriva un comunicato congiunto di Fini e Schifani che prendono le distanze dal Berlusconi: «Il Quirinale si è comportato correttamente e adesso serve lealtà tra le istituzioni». In tutta risposta, Berlusconi poi ha fatto filtrare una sua dichiarazione: «Sono io a meritare rispetto, poiché solo l’unico eletto dal popolo». Insomma, la sfida tra falchi e colombe dentro al Pdl ancora non è finita.
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di Giancristiano Desiderio Alla fine, Berlusconi restò solo. Solo è una parola grossa, è vero, ma certo la dichiarazione congiunta di Fini e Schifani lascia poco spazio alle incertezze: Napolitano ha preteso e ottenuto una difesa che non è solo d’ufficio nei confronti delle accuse del premier. a pagina 2
IL PARADOSSO DEL PREMIER
Il rivoluzionario senza rivoluzione di Riccardo Paradisi
IL NOBEL ALLA MÜLLER Il premio per la letteratura alla scrittrice tedesco-romena, che fuggì da Timisoara denunciando i crimini del regime di Ceausescu
La rivincita di Herta
alle pagine 18 e 19
L’anniversario del nostro intervento
I governatori insieme: «Il sistema finanziario è ancora fragile»
La ricetta di Draghi e Trichet Appello a due voci: «Non illudiamoci, la ripresa sarà lenta»
Otto anni a Kabul: e oggi l’Italia è un altro Paese di Mario Arpino
di Alessandro D’Amato
VENEZIA. «Abbiamo già un presidente della Bce e non potrebbe essere migliore». Una battuta sola, secca e spiritosa, per liquidare le chiacchiere di questi giorni. Mario Draghi replica così all’ovvia domanda (ripetuta due volte, visto che la prima ha fatto finta di non averla capita) che gli fanno durante la conferenza stampa che il governatore della Banca d’Italia tiene insieme a Jean Claude Trichet. Il quale, in un siparietto che suscita l’ilarità dei presenti, si gira verso di lui e lo ringrazia sentitamente. D’altronde, non è certo la conferenza stampa che segue alla
on si era ancora dissipata la polvere del crollo delle Twin Towers, che già il Presidente degli Stati Uniti, in un discorso di sette minuti, dichiarava guerra al terrorismo. La War on Terror, aveva detto, sarà lunga, difficile e di durata non determinabile. Non tutti avevano inteso bene quando aveva pronunciato la parola “guerra”e l’aggettivo “lunga”. Oggi, alla prova dei fatti, è assai più semplice comprendere cosa intendeva, e cosa ha lasciato in eredità al suo successore. I fatti hanno trasformato le operazioni in Afghanistan nel simbolo della difesa dell’Occidente dal terrorismo islamico, nella salvaguardia dei nostri valori.
N
consueta riunione del direttivo della Banca Centrale Europea il luogo più adatto per discutere della successione al francese sulla poltrona di Francoforte. Meglio, molto meglio parlare di economia. E Draghi lo fa, ripetendo quanto detto in altre occasioni: «La ripresa sarà lenta e fragile, le due priorità mondiali sono la ripresa stessa e la definizione di nuove regole per il sistema finanziario come emerso dagli ultimi vertici internazionali di Pittsburgh, Goteborg e Istanbul». a pagina 6
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I QUADERNI)
• ANNO XIV •
NUMERO
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