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ISSN 1827-8817 00826

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L’uomo guarì dal morso, fu il cane a morire Oliver Goldsmith

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di Ferdinando Adornato

QUOTIDIANO • GIOVEDÌ 26 AGOSTO 2010

DIRETTORE DA WASHINGTON: MICHAEL NOVAK

«Andiamo avanti così»: ecco il risultato del vertice di Villa Campari. E Marcegaglia avverte: «Purché non sia vivacchiare»

Bossi che abbaia non morde Come Berlusconi prima di lui, anche il Senatùr costretto a capire che non bastano i proclami. «Niente elezioni», dice dopo il summit. Ma l’Italia aspetta comunque un progetto per ripartire DALLE PAROLE ALLA REALTÀ

IL VUOTO E GLI INSULTI

La maggioranza non ha più alibi, ore deve solo governare

Povera Italia, un Paese in cerca di vera politica

di Giancristiano Desiderio

di Gennaro Malgieri

villa Campari si è brindato, non senza mestizia, alla prosecuzione dell’attività di governo. Berlusconi e Bossi si erano dati appuntamento a Lesa per convincersi entrambi: il primo voleva un governo con maggioranza allargata ai moderati e il secondo un ritorno al voto. Ne è venuto fuori un “terzo non dato”: governo e maggioranza rimangono ciò che erano e si va avanti. La parola d’ordine è proprio questa riassunta dalle poche cose dette del capo leghista all’uscita dalla villa berlusconiana: «Si va avanti così, senza Casini e senza l’Udc per realizzare il programma».

a Repubblica rischia di morire per asfissia. La più torrida estate della sua storia non sembra intenzionata a darle tregua. Probabilmente i miasmi di questi mesi si faranno sentire anche durante l’imminente autunno. Naturalmente ci auguriamo che non sia così, ma le speranze, onestamente, sono scarse. Avvertiamo, dopo mesi di vacanza (nel senso di assenza) della politica, un acre odore di disfacimento come se fossimo al cospetto di organismi decomposti. Vorremmo fuggire, liberarci in qualche modo da questa insopportabile sensazione, ma non possiamo, non ne abbiamo i mezzi.

A

segue a pagina 2

L

«Un incontro inutile»

Il Pd sempre più isolato

«L’unione di due debolezze»

E la sinistra finì dietro alla lavagna

I risultati del colloquio secondo Paolo Pombeni e Giovanni Sabbatucci. In realtà l’esecutivo si rimette alla decisione di Fini sui cinque punti stilati dal Pdl

Le liti nel centrodestra hanno avuto l’effetto di cancellare del tutto i democratici dalla scena politica. Neanche l’appello di Veltroni li ha svegliati dal torpore

Francesco Pacifico • pagina 3

Antonio Funiciello • pagina 5

Nuovi dati allarmanti sulla corruzione a Mosca

a pagina 4

Che cosa c’è dietro la guerra di Marchionne

Nella Russia di Putin Pomigliano non è Detroit, tutto è possibile. Pagando ecco la “colpa”di Sergio di Enrico Singer

di Gianfranco Polillo

ui da noi tutto quello che non si può fare per soldi, si può fare per molti soldi». Quando arrivai a Mosca come corrispondente del giornale La Stampa – era il gennaio del 1990 – la lezione del mio segretario-interprete, Sergheij, fu subito molto diretta e chiara. Nella Russia di Putin le cose, se possibile, sono peggiorate. Quando la bandiera rossa stava per essere ammainata dalle torri del Cremlino, corrompere un funzionario per avere un appartamento costava mille dollari. Adesso ce ne vogliono 5000, ma la strada è la stessa: la La corruzione regna corruzione regna sovrana. nella Russia di Vladimir Putin a pagina 22

commenti del giorno dopo sulla vicenda di Melfi sono divenuti più cauti. Merito anche della risposta di Giorgio Napolitano alla lettera dei tre operai reintegrati dal giudice del lavoro, ma lasciati in quarantena. A riequilibrare la partita è stata soprattutto l’intervista del ministro Mariastella Gelmini, che si è schierata “senza se e senza ma” a favore di Sergio Marchionne. E allora vediamole le ragioni di quest’ultimo. Ragioni che, per la verità, non hanno avuta la stessa eco ottenuta all’appoggio dato ai “ribelli”. Marchionne ha dovuto scontare una Sergio Marchionne difficoltà oggettiva. oggi parlerà a RImini a pagina 8 al Meeting di Cl

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I QUADERNI)

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• ANNO XV •

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IN REDAZIONE ALLE ORE

Gli attacchi personali alla “donna del nemico”

Lo sport dell’estate: dàgli alla Tulliani Irene Pivetti, Lucetta Scaraffia e Sofia Ventura intervengono nel dibattito tra Feltri e Flavia Perina di Gabriella Mecucci lavia Perina ha lanciato l’appello: «Basta attacchi a Elisabetta Tulliani, è una lapidazione della donna del “nemico”, cioè di Gianfranco Fini. È come vedere sfilare, metaforicamente rapata a zero e con al collo il cartello del disonore, sulle prime pagine di Libero e del Giornale, la donna del nemico». Lo ha rivolto alle donne in genere, non solo quelle del Pdl o genericamente del centrodestra. Insomma, ha ragione Feltri o la Perina? Abbiamo girato la domanda a tre protagoniste della cultura e della politica: Irene Pivetti, Lucetta Scaraffia, Sofia Ventura. Che hanno opinioni diverse. a pagina 6

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19.30


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2010_08_26 by cronache liberal - Issuu