Qui ho posto il cuore agosto 2015

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ANNO DELLA VITA CONSACRATA, 30 novembre 2014 - 2 febbraio 2016 Anno IV, n°40 - Agosto 2015

Notiziar io de l Santuar io de l Beato Lu ig i Mar ia Monti - Saron no

sommario

Editoriale

Editoriale 1-2

PER...APPROFONDIRE Padre Monti e dintorni Con Maria, come Maria Giocando con Dio

3 5 15

PER...pregare Il mio “Grazie” a Padre Monti Preghiera per le vocazioni Una preghiera per...

14 4 4

PER...riflettere Le parole montiane Parole e fuoco Tracce per una lettera da Saronno

14 2 13

PER...testimoniare Riconoscere vocazioni Emanuele e Bonifacio

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PER...incontrarsi Glossolalie 6 Vita di famiglia 8-9 Lettere alla redazione 10

PER...conoscere Forse non sapevate che... La porta aperta

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PER...conoscersi La Giovinezza dei vecchi

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Esodo: Speranza perenne di Aurelio Mozzetta

Siamo al numero 40 di QPC. La copertura di un periodo di oltre tre anni. Il numero 40 è altamente simbolico. Biblicamente, esso richiama il senso del passaggio e della vita, della prova e dell’isolamento, spesso nel deserto.

Nell’antichità mediorientale si pensava che il feto nell’utero non fosse vitale fino al quarantesimo giorno. Quando la gestazione arrivava a quella data, allora si aveva l’inizio della nuova esistenza, il momento effettivo dell’emergere della vita. Il numero indicava anche i contenuti del momento di passaggio. Per comprenderlo, basta rifarsi alle molte volte che la Scrittura riporta spazi e tempi legati al 40: i giorni di Mosè sul Sinai (la rivelazione) e di Elia nel deserto (la scoperta di Dio); i giorni predetti da Giona per la distruzione di Ninive (il pentimento); i 40 giorni per presentare il neonato Gesù al tempio (la consacrazione) e quelli di silenzio dell’adulto Gesù nel deserto (la preparazione al ministero). Quaranta sono gli anni dell’Esodo. E dentro c’è tutto quanto detto fin qui: il passaggio, il deserto che divide e che isola, il silenzio e la Parola rive-

lata, la ricerca di Dio e l’incontro con Lui, la prova, il pentimento, la vita al suo emergere e al suo compiersi, lo sguardo in avanti… Scrive Eugenio Montale in una sua poesia: … guarda: sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: “più in là”! (Maestrale) Più in là. Guardare oltre il limite. Vedere la vita nella sua luce piena, pur dal buio ristretto del ventre materno; scorgere la riva, nello sballottolare delle onde del mare; sapere che c’è un limite della sabbia, dove il deserto finisce; credere che il male tentatore sarà sconfitto dall’esuberanza del bene; essere certi che il peccato è perdonato dalla sovrabbondanza della grazia. Segue a pag 2


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