Qui ho posto il cuore ottobre 2015

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ANNO DELLA VITA CONSACRATA, 30 novembre 2014 - 2 febbraio 2016 Anno IV, n°42 - Ottobre 2015

Notiziar io de l Santuar io de l Beato Lu ig i Mar ia Monti - Saron no

sommario Editoriale

Editoriale

1-2

PER...APPROFONDIRE Padre Monti e dintorni Con Maria, come Maria Giocando con Dio

3 5 15

PER...pregare Il mio “Grazie” a Padre Monti Preghiera per le vocazioni Una preghiera per...

14 4 4

PER...riflettere Le parole montiane Parole e fuoco Tracce per una lettera da Saronno

14 2 13

PER...testimoniare Riconoscere vocazioni Emanuele e Bonifacio

12 17

PER...incontrarsi Glossolalie Vita di famiglia Lettere alla redazione

6 8-9 10

PER...conoscere Forse non sapevate che... La porta aperta

7 11

PER...conoscersi La Giovinezza dei vecchi

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Uova, salame e santità di Aurelio Mozzetta

Sua suocera, signora Concetta, le ha detto: portagliele, portagliele, non ti vergognare. Concetta abita in campagna, ha tante galline e, in certi periodi, non ce la fa a smaltire tutte le uova, così le distribuisce a parenti e amici oppure anche alle suore dell’asilo. La giovane nuora le aveva fatto notare: eh, ma anch’io ho i miei frati!, intendendo la comunità che gestisce l’Istituto Padre Monti, dove lei lavora. E così, quella mattina, Concetta l’ha chiamata: tieni, sono 30 uova, portale ai tuoi frati. Ma io mi vergogno, ha reagito lei. E la suocera: portagliele, portagliele… Lei si vergognava davvero a portarmele, ritenendo fosse cosa da nulla, troppo contadina forse, non elegante o non adatta… pensa tu! Invece mi ha fatto un dono grandioso e dolcissimo, perché il sapore dell’uovo fresco, da bere, fa parte dei più bei ricordi della mia infanzia. E mi riporta l’odore dolce e caldo di mia madre e del camino acceso nel grande locale che faceva da entrata, cucina, sala pranzo, soggiorno e camera da letto. Nessun altro dono avrebbe potuto smuovere questo miracolo di sentimenti, affluenti a un ricordo. Sono nato in una qualunque ordinaria “piazza Garibaldi, numero 2” di un qualunque paesello del mondo, dove si sentivano ancora gli odori della

stalla e del letame, dell’erba bagnata e del fieno; dove si mangiavano pane olio e sale, uova, salame e mortadella, e non esistevano tutte le invenzioni mortifere del ‘food’ (junk, fast, slow, e altre americanate da esportazione); dove nell’unico gabinetto sul ballatoio non c’era acqua corrente e si usava il secchio d’alluminio; dove chi aveva una motoretta era già benestante... Un mondo che non esiste più e che non vorrei ritornasse: la durezza dei disagi quotidiani; il freddo d’inverno, che ancora sento nelle ossa; i geloni alle mani; il male ossessivo dei denti cariati, curati a grani di sale grosso e sorsi di acquavite; i fogli di carta-paglia del macellaio usati come quaderni di brutta… Nessuna nostalgia dei bei tempi andati. Non è vero che erano belli e di sicuro non erano migliori dei presenti. Erano poveri, duri e tragici. E soprattutto erano freddi, tanto freddi. Meno male che oggi stiamo bene nelle nostre case riscaldate; e grazie a Dio, se viviamo infinitamente meglio di allora! Segue a pag 2


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