Qui ho posto il cuore febbraio 2015

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ANNO DELLA VITA CONSACRATA, 30 novembre 2014 - 2 febbraio 2016 Anno IV, n°34 - Febbraio 2015

Notiziar io de l Santuar io de l Beato Lu ig i Mar ia Monti - Saron no

sommario

Editoriale

Editoriale 1-2

PER...APPROFONDIRE Padre Monti e dintorni Con Maria, come Maria Giocando con Dio

3 5 13

PER...pregare Il mio “Grazie” a Padre Monti Preghiera per le vocazioni Una preghiera per...

12 4 4

PER...riflettere Le parole montiane Parole e fuoco Tracce per una lettera da Saronno

12 2 11

PER...testimoniare Riconoscere vocazioni Emanuele e Bonifacio

10 15

PER...incontrarsi Glossolalie 6 Lettere alla redazione 8

PER...conoscere Forse non sapevate che... La porta aperta

7 9

PER...conoscersi La Giovinezza dei vecchi

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Le parole che non servono di Aurelio Mozzetta Vorrei dedicare queste poche righe a F, la quale non si rassegna d’aver lasciato sola N.

Da quando N si è tolta la vita, F si porta dentro solo rimpianto, amarezza e laceranti sensi di colpa. Non è servito molto dirle che non siamo noi a gestire la vita e la morte di un’altra persona. Però, comprendo la sua pena. Nel buio della sera, anche a me restano le stesse domande: ogni cosa che non abbiamo fatto per coloro che amiamo, ogni parola che non abbiamo detto, ogni gesto non compiuto, ogni assenza, ogni torto, ogni rifiuto, ogni sgarbo, ogni male contro di essi… ci ripiomba addosso, come un macigno di rimorso e rimpianto, pesante da portare, al momento che i nostri cari non ci sono più! È difficile restare soli a gestirsi i sensi di colpa, unitamente al disagevolissimo pensiero del “cosa dirà la gente”. Chiaro, se uno di casa tua si ammazza, qualcosa in voi non funziona. E così la bella gente fa piazza pulita, sparisce. Il dramma più grosso sarà proprio la solitudine del dolore. Tutti contribuiamo ad aumentarla, perché abbiamo paura d’avvicinare chi soffre, siamo imbarazzati, pensiamo di disturbare e, molto sottovoce, ci diciamo: meno

male che non è successo a me...

Nella confessione e nel dialogo spirituale, non è raro incontrare persone che, spesso con pianti a dirotto, dicono di aver pensato o di pensare di togliersi la vita. Al di là dei più vari motivi che si possono rintracciare nella storia di ciascuno, non è possibile eludere la domanda: perché? Visito la salma di un bambino consunto dal tumore e, davanti all’insopportabile immobilità della morte di un innocente, il perché torna a galla ed io comprendo che mille delle cose che mi sembrano essenziali sono soltanto frutti rinsecchiti: brutti, inutili e immangiabili. E capisco anche che un sacco di gente non ha neppure sfiorato il “sapore” della vita, se l’è lasciata scivolare addosso senza darsene pensiero, ha inseguito insensate felicità Segue a pag 2


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