Prima edizione Giugno 2001 Seconda edizione Settembre 2019 ISBN 978 88 85475 670 Copyright © 2019 VERSANTE SUD – Milano, via Longhi, 10. Tel. +39 02 7490163 www.versantesud.it I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Copertina
Marco Rossi su Zagòria al Groppo di Vaccarezza © Eugenio Pinotti
Testi
Eugenio Pinotti
Disegni
Eugenio Pinotti
Fotografie
Dell’autore dove non diversamente specificato
Cartine
Tommaso Bacciocchi. © Mapbox, © Open Street Map
Simbologia
Tommaso Bacciocchi
Impaginazione
Bruno Quaresima
Stampa
Tipolitografia Pagani - Passirano (BS)
Km ZERO
da autori Guida fattae sviluppano che vivonmo picata sul l’arra torio terri
È una guida a KM ZERO!
Cosa significa? Che è più sana e ha più sapore, perché fatta da arrampicatori locali. Come i pomodori a Km 0? Certo! E la genuinità non è un’opinione. Gli autori locali fanno bene a chi scala: – hanno le notizie più fresche e più aggiornate; – non rifilano solo gli spot più commerciali; – reinvestono il ricavato in nuove falesie. Gli autori locali fanno bene al territorio: – pubblicano col buonsenso di chi ama il proprio territorio; – sono attenti a promuovere tutte le località; – sono in rete con la realtà locale. E infine la cosa più importante:
sulle loro rocce, c’è un pezzetto del loro cuore
Nota
L’arrampicata è uno sport potenzialmente pericoloso, chi la pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Tutte le notizie riportate in quest’opera sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte prima di intraprendere qualsiasi scalata.
Km ZERO Guida fatta da autori che vivono e sviluppano l’arrampicata sul territorio
Il 2% del ricavato di questa guida viene reinvestito in materiale per attrezzare vie e falesie
EUGENIO PINOTTI
AEMILIA Falesie, vie e blocchi in provincia di Piacenza
EDIZIONI VERSANTE SUD
Sommario Mappa generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 Introduzione dell’autore . . . . . . . . . . . . . . . . 8 Introduzione tecnica . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10 Ringraziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 I tiri più duri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 Simbologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
VAL TIDONE
01. I Chiaroni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 02. Rio Tinello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 03. Praticchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
VAL STAFFORA
04. Le Balze di Guardamonte . . . . . . . . . . 70
VAL CURONE
05. Aldorado . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
VAL TARO
24. Selvola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 250
VAL D’ARDA
VAL TREBBIA
25. 26. 27. 28. 29.
VAL D’AVETO
Raffaele Sbarbada . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26 Gradi piacentini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 94 Superpatatina: dagli albori a oggi . . . . . . 120 Antonio Nani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136 Fabio Pierpaoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 166 Spigolo Irena Sendler . . . . . . . . . . . . . . . . 172 Storia di Rocca del Prete . . . . . . . . . . . . . . 182 La ripetizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 224 Cristiano Repetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 234 Lucio Calderone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 242 Stefano Righetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 254 Giorgio Franzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260
06. 07. 08. 09. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 4
VAL NURE
21. La Pennula . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 226 22. Dente delle Ali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 236 23. Monte Maggiorasca . . . . . . . . . . . . . . 244
Perino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96 Pillori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104 Pietra Perduca . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110 Ponte Barberino . . . . . . . . . . . . . . . . . 114 La Préda Aguzza . . . . . . . . . . . . . . . . . 122 Il Groppo di Vaccarezza . . . . . . . . . . . 126 La Berlina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 138 Il Bronx . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 142 Rovaiola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 146
Farfablocco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lameblocco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La Fungaia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Cima J. Korczak . . . . . . . . . . . . . . . . . Prato Cipolla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rocca del Prete . . . . . . . . . . . . . . . . . .
152 156 160 168 174 178
Sperongia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sperongia block . . . . . . . . . . . . . . . . . Case Nuove . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perotti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rocca dei Casali . . . . . . . . . . . . . . . . .
RACCONTI E INTERVISTE
256 262 272 292 296
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A12
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PREFAZIONE di Maurizio Oviglia
“Ecco, ora ti ho portato dappertutto, qui non hai più nulla da vedere” sono state le parole di Eugenio, autore di questo libro e carissimo amico, rientrando dall’ennesima giornata di scalata. Mi sono come al solito messo in viaggio verso la Sardegna con un briciolo di malinconia: oramai quelle mezze giornate in Appennino erano diventate un piacevole diversivo ai miei viaggi sulle Alpi e, visto che per arrivare a Livorno e imbarcarmi dovevo passare nelle vicinanze di Piacenza… due o tre ore sulle falesie piacentine e una chiacchierata mi son sempre sembrate una degna conclusione della vacanza! Una specie di appuntamento fisso ad ogni ritorno… Ma se è vero che mi ci son voluti vent’anni e più per visitare tutti quei luoghi, ogni volta che capitavo nelle vicinanze, ora che non ho più nulla da vedere sta lentamente nascendo in me la voglia di ritornare nei posti più belli che ho visitato. Ritrovare quei giorni lontani e talvolta dimenticati, che vale la pena rivivere una seconda volta. Non si tratta più di collezionare vie o gradi, e neanche vedere posti “nuovi”, ma di entrare a poco a poco in sintonia con questi luoghi. In fondo è il senso profondo che ancora ci spinge a metterci in macchina e lasciarci alle spalle la città, magari per scalare al freddo o con la nebbia, pur di essere nei boschi all’aria aperta, con la pietra tra le dita. Tutto questo è e rimarrà là, oltre le ultime case, dove comincia il bosco e la montagna, con i suoi segreti ancora da svelare. Tuttavia Eugenio ha deciso di mettermi alla prova un’ultima volta: “Perché, visto che hai visitato ogni luogo, non scrivi tu una presentazione alla mia guida?” Un modo come un altro per costringermi a rispondere alla domanda che forse l’amico si pone da sempre “Perché continui a ritornare su queste rocce, sebbene tu ne conosca e ne abbia viste di ben più belle?” Non saprei dire esattamente che cosa mi attira nelle rocce dell’Appennino Piacentino. Le trovo particolari, diverse, né brutte né belle, ma non mi hanno
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lasciato mai un cattivo ricordo… Vivo in Sardegna ed ho visitato, in Italia e all’estero, tanti posti famosi, giustamente considerati le destinazioni per eccellenza del turismo verticale. Luoghi dove la pietra e l’ambiente naturale si sposano alla perfezione, dove non è abusato il termine: “paradiso dell’arrampicata”. Ebbene intendiamoci: l’Appennino non è uno di questi paradisi dell’arrampicata, non ha pretese di esserlo e non ha le caratteristiche per diventarlo. Eppure la Spagna, la Grecia, la Sicilia - anche la “mia” Sardegna - non possiedono quell’anima malinconica che caratterizza questi luoghi e che solo scalando su queste rocce, dopo molto ritornare, riesci a cogliere ed apprezzare. I “paradisi” sono posti solari, mediterranei, dove la scalata è puro piacere patinato: qui ogni selfie, magari con il mare sullo sfondo, farà sicuramente il pieno di like. In Appennino invece non vi è nulla di eclatante e le emozioni stanno altrove, più in profondità. Per fortuna, non tutti i posti sono uguali ed è proprio nella diversità che sta la ricchezza dell’esperienza. Ogni luogo, soprattutto se non si allinea con il gusto dominante, nasconde quell’unicità che è la motivazione che muove noi viaggiatori, finanche un po’ esploratori, di microcosmi verticali. Viviamo in un’epoca in cui forse non siamo più noi a decidere dove andare: ci siamo improvvisamente resi conto che anche i nostri gusti ed i nostri desideri sono monitorati e pilotati. Cerchiamo di resistere, nell’illusione di mantenere un briciolo di autonomia e riservatezza, ma siamo attaccati da ogni lato. Essere e sentirsi diversi, disallineati, ritorna ad essere un valore aggiunto, una scelta coraggiosa propria di animi sensibili. “Con tutti i fan che hai sui social - mi ripetono spesso - saresti un ottimo influencer”… ovvero una persona in grado di influenzare le scelte altrui. “Potresti smettere di farlo per hobby, e farlo diventare un lavoro! Consigliare luoghi, dove mangiare e dove andare a dormire: ci hai mai pensato?” No grazie - rispondo - preferisco continuare a viaggiare autonomamente,
in direzione ostinata e contraria se necessario, ma lasciare il mio prossimo libero di scegliere… Va bene, direte voi, ma alla fine della fiera, cosa ci sarà di tanto interessante su quelle rocce minori, così lontano dai riflettori della moderna scalata, appetibili forse solo per uno sparuto gruppo di locali che non si rassegna ad imboccare l’autostrada verso nord o verso sud? Amicizia, sarebbe la risposta più semplice ed ovvia, considerato il legame ormai ventennale che mi lega ad Eugenio. L’Appennino è il suo parco, ma anche il suo luogo del cuore, dove c’è sempre qualche roccia che spunta all’ultimo minuto, quando tutto è già stato detto e scoperto. E benchè sia magari nera e scivolosa, o cartavetro grigio e polveroso… comunque sia qui ogni angolo possiede una storia, fatta di lavoro e solitaria passione per strapparla alla Natura che
l’abbraccia. E poi negli anni coltivarla, affinchè non appassisca, scivolando nell’oblio. Tutto ciò vale la pena di condividere, anche solo per semplice amicizia. Che strana razza siamo noi chiodatori! Misantropi, scorbutici, territoriali e possessivi, litigiosi e naturalmente gelosi delle nostre scoperte. Eppure a volte così altruisti da avere l’estremo bisogno di condividerle, raccontandone le storie e svelandone ogni segreto a chi viene da lontano. E’ vero, molto spesso son venuto a scalare su queste rocce soprattutto per amicizia. Ma alla fine mi sono lasciato prendere, e un po’ mi sono appassionato. Eugenio, come si chiamava quella bella placca di arenaria dove mi ha portato quella volta? Come? La Pennula? Sì, lì è il primo posto dove vorrei tornare! Aspetta che la cerco nella guida… potrei anche portarci qualcuno, sarebbe la prima volta senza di te. Difficile, ma ora possibile.
Maurizio Oviglia, More than words, Il Groppo di Vaccarezza
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INTRODUZIONE DELL’AUTORE Nel mio lavoro di architetto è facile cadere in una sorte di dipendenza verso il tavolo da disegno. A volte si arriva a un punto dove è difficile dire basta e staccare testa e mano dal foglio, l’oggetto che custodisce i pensieri, le annotazioni, i ripensamenti che giorno dopo giorno vanno a dare forma a un’idea. Mettere insieme i pezzi di questa nuova edizione di AEMILIA è stato come lavorare ad un nuovo progetto: il “foglio bianco” che avevo davanti era grande ed il lavoro ha richiesto tempo, dedizione e pazienza. Quando poi sembrava tutto a posto spuntava sempre un tiro nuovo o una maledetta “variante”, una correzione al testo, un grado da ritoccare. C’è stato un momento in cui ho creduto di essere arrivato a un punto di non ritorno, ma adesso la guida è pronta ed è davvero il momento di chiudere… Dalla vecchia edizione (2001) ad oggi sono passati molti anni e cambiate tante cose; innanzitutto per necessità editoriali è stata a malincuore esclusa la parte dedicata alle salite invernali (cascate e vie di misto), concentrando il lavoro esclusivamente sulla parte roccia. Questa è stata una scelta difficile da metabolizzare perché ho sempre considerato le attività su roccia e ghiaccio molto legate tra loro ed espressione “genuina” di ricerca delle potenzialità della nostra provincia. Falesie, vie lunghe, boulder: nel piacentino si può trovare tutto questo e anche di più! A fianco delle falesie “storiche”, che in questi anni sono state rivisitate ed ampliate, sono nate diverse nuove aree di arrampicata grazie ad una capillare ricerca sul territorio e in grado di accontentare tutti, dal principiante a chi è a caccia esclusivamente del “grado”. Alcune di queste falesie sono diventate molto conosciute ed apprezzate anche fuori provincia, grazie alla diffusione attraverso il web. Tutte le aree di arrampicata presentate nella guida hanno uno stato del livello di chiodatura medio alto e al passo con i tempi (fix e resinati inox), questo grazie al lavoro portato avanti da
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pochi appassionati ma realizzato con il contributo, anche economico, di molti dei frequentatori più assidui delle falesie. In questi anni si è sempre cercato di sensibilizzare gli arrampicatori verso la manutenzione e richiodatura del patrimonio esistente, un bene comune che va preservato e mantenuto a un buon livello di sicurezza e a cui va dedicato lo stesso impegno fisico ed economico che si dedica all’attrezzatura di nuovi itinerari. Nella guida troverete alcuni brevi racconti che possono avvicinare il lettore a questo nostro sottobosco provinciale, oltre a una serie di brevi interviste a “personaggi”, ma forse è meglio dire “amici”, che ritengo figure importanti per tutto quello che hanno fatto e continuano a fare per lo sviluppo dell’arrampicata nel piacentino. L’invito che faccio a tutti voi che avete questa guida tra le mani è semplicemente quello di visitare questi luoghi e venirci a scalare: il fascino particolare delle nostre falesie è soprattutto nel contesto ambientale in cui sono inserite, questo appennino ricco di storia e di uomini, che ti cattura e difficilmente ti lascia indifferente. Buona arrampicata a tutti! Eugenio Pinotti, luglio 2019
Eugenio Pinotti, Orizzonti lontani, Balze di Guardamonte (Š N. Cioffi)
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01
Val Tidone
I CHIARONI Questo insieme di paretine conosciuto da tutti come “I Chiaroni” viene scoperto e inizia ad essere frequentato negli anni ‘80 grazie ad Angelo Nani, che attrezza le prime vie. Il luogo è davvero particolare: siamo nella media collina della Val Tidone, a due passi dallo splendido castello di Rocca d’Olgisio e lungo la dorsale del Monte S. Martino, su cui si trovano le strutture di arrampicata. La zona gode di un microclima particolare e molto favorevole grazie all’esposizione a sud, con una vegetazione che è quella tipica della macchia mediterranea, compreso il fico d’india nano che ha colonizzato anche le pareti. La roccia è un’arenaria tenera e a tratti sabbiosa, molto lavorata dal vento e dall’acqua da sembrare quasi “tafonata”, ricca di buchi di ogni dimensione e profondità, più solida e ruvida sulle placche e più polverosa e friabile nelle parti strapiombanti. Proprio per queste caratteristiche “tattili” i Chiaroni non hanno mai riscosso un grande entusiasmo tra gli arrampicatori, anzi possiamo dire che non c’è mai stata una frequentazione regolare, cosa che in tempi recenti ha fatto quasi dimenticare la falesia. È stato grazie al lavoro dei “Chiodatori della Bassa”, capitanati da Raffaele Sbarbada, che negli ultimi due anni i Chiaroni hanno pian piano ripreso vita. Questo nutrito gruppo d’assalto (Elia Agosti, Raffaele Minardi, Danilo Girelli, Valentina Peviani, Lorenzo Gobbi, Anna Garuti) ha per ora concentrato i lavori alla Placca della Madonna e al Dente Cariato; soprattutto al Dente, oltre alla richiodatura e pulizia dei vecchi itinerari, sono nati molti tiri nuovi adatti anche ai principianti, così da rilanciare la frequentazione di questi settori che offrono uno stile di arrampicata molto interessante e mai banale. L’augurio è che in un prossimo futuro vengano recuperati e ampliati anche gli altri settori.
490 m altitudine
SUD
esposizione
ÙÙÙÙ bellezza
ÙÙÙÙ chiodatura
ÙÙÙÙ tranquillità
ÙÙÙÙ comodità
ÙÙÙÙ parcheggio
arenaria tipo di roccia
10 min
avvicinamento
Sì - No principianti
Sì - No
si scala con la pioggia
Sì - No per famiglie
Sì - No multi-pitch
Spig. Lucertole
Placca Madonna Dente cariato
33
9 5 2
1
1
3
5 2
4 1
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ACCESSO Da Piacenza verso Borgonovo, quindi lungo la val Tidone fino a Pianello. Alla rotonda di ingresso al paese seguire sulla sinistra le indicazioni per Roccapulzana-Chiarone. Lo Spigolo delle Lucertole si trova poco prima di raggiungere il paese di Chiarone, nei pressi di un ponte. Lasciare la macchina dopo il ponte sulla sinistra, attraversare la strada e reperire un’evidente traccia di sentiero (sentiero CAI 209A, segnavia bianco rosso) che porta alla base dello spigolo (2’ dall’auto). Per raggiungere l’attacco dal sentiero si attraversa a destra una stretta cengia con fichi d’india fino alla evidente sosta di partenza. La Placca della Madonna è proprio al margine della strada tra Chiarone e Roccapulzana, a fianco di una scala in cemento che porta ad una cappella; piccolo parcheggio a bordo strada sul lato opposto alla placca.
Per lo Scoiattolo Verde salire la scala in cemento a fianco della Placca della Madonna e, superata la cappella, seguire il sentiero CAI 211 (segnavia bianco rosso) che, in corrispondenza delle prime rocce che si incontrano, si abbandona a sinistra per una traccia abbastanza marcata che porta alla base della struttura (10’ circa dall’auto). Il Dente Cariato (o Becco del Merlo) si raggiunge salendo a Roccapulzana e lasciando l’auto in località La Costa (parcheggio su una evidente curva a gomito a sinistra facendo attenzione a non intralciare i passaggi). Attraversare un campo (proprietà privata!), poi per sentiero tra i castagni si arriva alla base del Dente (5’ dall’auto). E’ possibile raggiungere il Dente anche dal paese di Chiarone (posteggio come per la Placca della Madonna) seguendo il sentiero CAI 211 (segnavia bianco rosso) che percorre tutta la cresta del Monte S. Martino (circa 45’). Se dalla base del Dente si prosegue per traccia verso destra per circa 50 metri si raggiunge una piccola paretina: è il Coccodrillo Dandi (15’ dall’auto).
VEDERE MANGIARE BERE DORMIRE Intorno al paese di Chiarone si sviluppano due anelli escursionistici molto interessanti. Il primo parte dal paese (segnavia CAI 209) e raggiunge il castello di Rocca d’Olgisio, tra i castelli più belli e meglio conservati della nostra provincia. Si ritorna a valle in corrispondenza del ponte sul torrente Chiarone. Da qui, sul lato opposto della valle, parte l’anello del Monte Sereno (segnavia CAI 215) che al ritorno riporta al paese di Chiarone. Molto interessante anche il sentiero CAI 211 che percorre la cresta del Monte S. Martino. Nel paese di Chiarone gli amanti della buona cucina possono fare una sosta alla Trattoria Chiarone o all’Antica Trattoria, dove si possono gustare i tipici tortelli di ricotta e spinaci. Altro punto di sosta consigliabile è il Bar 412 a Trevozzo, con ottimi panini e taglieri con salumi locali.
Pianello
Rocca d’Olgisio CA
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Ca’ del Fabbro
A. - Spigolo delle lucertole B. - Placca della Madonna C. - Scoiattolo verde D. - Dente cariato E. - Coccodrillo dandi
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area archeologica
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CAI 209
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Chiarone
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Rocca d’Olgisio Roccapulzana
Ca’ dei Pisani
Il Mulino di Roccapulzana
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01 Val Tidone I Chiaroni
SPIGOLO DELLE LUCERTOLE
La discesa avviene per evidente traccia di sentiero a sinistra della struttura (sentiero CAI 209A, segnavia bianco rosso, 10’ circa per tornare alla strada).
1. SPIGOLO DELLE LUCERTOLE Apritori ignoti 100m • 4b/S1/I Via interamente attrezzata a fittoni resinati. Per una ripetizione portare 8 rinvii e corda da 60m. Facile e divertente salita, ideale per chi vuole cominciare a muoversi su vie di più tiri. Si attacca superando un breve muretto (4b) proseguendo poi lungo il morbido filo di spigolo fino ad un gradino (S1, 40m). Si rimonta una nicchia verso destra (4a) per tornare poi a sinistra verso il filo raggiungendo un comodo terrazzino (S2, 20m). Ci si alza lungo una placca ad afferrare il bordo dello spigolo che si sale con bella dulfer (4a) fino a raggiungere la sosta vicino ad un enorme masso appoggiato sulla cresta (S3, 35m).
2. VIA DELLO SCALDABAGNO A. Nani 50m • 6a La via è attrezzata con chiodi normali e uno spit. Per una ripetizione portare 10 rinvii e corda da 60m. Variante alle prime due lunghezze dello Spigolo lungo un diedro inclinato chiuso da un corto ma ostico tettino. Attenzione alla chiodatura non molto affidabile.
SPIGOLO DELLE LUCERTOLE
Rocca d’Olgisio
4a
4a sentiero CAI 209A
6a 4b
2 stretta cengia
al parcheggio
20
1
Dente Cariato Coccodrillo Dandi
Scoiattolo Verde
Il versante sud del Monte San Martino
Eugenio Pinotti, Cibernetica (Š M. Oviglia)
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01 Val Tidone I Chiaroni
PLACCA DELLA MADONNA
1. PLACCA DELLA MADONNA 5c 12m Grossi buchi e fessurino verso destra 2. I GLADIATORI DELL’IPERSPAZIO 6a+ 12m Placca con passi quasi di aderenza. Molto bella 3. UN’ORA 6a+ 12m Diedro e bello spigolo arrotondato. Roccia delicata in partenza PLACCA DELLA MADONNA sentiero CAI 211
6a+
3
6a+
5c
2 1
SCOIATTOLO VERDE
4. SENZA NOME 6c 12m Diedro fessura con uscita muschiosa. Qualche presa scavata 5. SCOIATTOLO VERDE 6a 25m Bel tiro in traverso su buoni buchi. Chiodatura datata 6. ATTIVITA’ EDILI 6b 10m Variante d’attacco alla 5 su appigli scavati. Primo fix molto alto! 7. BAT MAN 6a 15m Diedro sporco a sinistra di un pilastro a buchi 8. AMAZZONIA 5c 15m Subito a sinistra della 7. Molto sporca SCOIATTOLO VERDE
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5c
6a 6a
4
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7
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5 Placca della Madonna
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Maurizio Oviglia, Lâ&#x20AC;&#x2122;uomo della pioggia
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02
Val Tidone
RIO TINELLO 350 m altitudine
Gen-Dic periodo
ÙÙÙÙ bellezza
ÙÙÙÙ parcheggio
6-7
giorni per asciugare
273
L’area boulder di Rio Tinello si trova nella piccola valletta a monte del paese di Chiarone, sul versante nord del Monte S. Martino. Ci troviamo esattamente sul lato opposto a quello dove si trovano gli “storici” settori di arrampicata della falesia di Chiaroni. L’area è stata scoperta dai fratelli Emiliano e Davide Sampaolo nel 2003, ed è soprattutto Davide che ha cominciato l’esplorazione e la pulizia dei primi blocchi. La spinta decisiva è arrivata nel 2004, con l’arrivo della coppia cremonese formata da Davide Sora e Lorenzo Lazzarini, che con un lavoro sistematico di ricerca e pulizia dei massi più interessanti, hanno data un contributo fondamentale all’opera iniziata contemporaneamente da un gruppo di piacentini, animati soprattutto da Gabriele Chiappini, Giovanni Baffi e Paolo Antoniotti. La roccia del Tinello è un’arenaria di ottima qualità, con due tipologie ben precise: una a grana molto fine, che ricorda il gres di Fontaine-
totale passaggi
ÙÙÙÙ comodità
Sì - No per famiglie
arenaria tipo di roccia
Giovanni Baffi, Blocco 19 Linea B (© D. Sora)
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bleau, e una a grana grossa simile all’arenaria di Ceriola, nel modenese. Queste caratteristiche, insieme alla qualità dei passaggi e all’estetica di alcuni massi, hanno fatto conoscere ed apprezzare il Tinello fuori dall’ambito locale, anche grazie alle visite di forti climber come Michele Caminati, Marco Bortoletto, Luca Bazzani e Niccolò Ceria. Oltre a una serie di blocchi e passaggi di iniziazione, l’area propone un numero elevato di problemi tra il 6c e il 7b, mentre per trovare difficoltà più elevate occorre uno spirito di ricerca diverso, una passione esplorativa che non è da tutti ma che fa la differenza e ci ricorda che non esiste solo il grado. A tale proposito ricordiamo due blocchi su tutti: Riot in hell, 7c+ nella versione sit start liberata da Niccolò Ceria e Togli le castagne dal fuoco, recentissimo 7c+ salito da Paolo Antoniotti. Attualmente i blocchi saliti e catalogati sono circa 80 con 280 passaggi; nella guida viene presentata una selezione dei massi più interessanti e frequentati. Il periodo migliore per scalare al Tinello è la primavera e l’autunno; l’area è esposta a nord e non prende mai il sole, condizione che favorisce una veloce ricrescita del muschio sui blocchi meno frequentati. In caso di pioggia o neve, oc-
corrono diversi giorni perché i massi asciughino bene e tornino praticabili. Molti blocchi hanno la base scoscesa ed è stato necessario eseguire piazzole con tronchi per garantire un livello di sicurezza accettabile per partenze e atterraggi. Maggiori informazioni e aggiornamenti si possono trovare su riotinello.blogspot.it. ACCESSO Da Piacenza verso Borgonovo, quindi lungo la val Tidone fino a Pianello. Alla rotonda di ingresso al paese seguire sulla sinistra le indicazioni per Roccapulzana-Chiarone. Arrivati a Chiarone attraversare il piccolo paese; dopo le ultime case si nota una baracca in lamiera sulla sinistra. Parcheggiare a lato strada senza ostruire il passaggio di auto, trattori ed ingressi. Sul lato destro della strada parte il sentiero CAI 209 (segnavia bianco/rosso) con indicazione Rio Tinello. Seguire il sentiero in leggera salita per circa 10’ fino a entrare nel bosco dove il sentiero piega a destra. Dopo un breve tratto in piano il sentiero scende ripido verso destra e raggiunge i primi blocchi (dal parcheggio calcolare circa 15/20’). I massi si trovano nel bosco a lato del sentiero CAI 209, che attraversa tutta l’area boulder.
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CAI 209
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CAI 209 Area Boulder Rio Tinello
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Monte San Martino 495 m
baracca in lamiera
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Roccapulzana Centro “Il Mulino”
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02 Val Tidone Rio Tinello
62
61 60
RIO TINELLO BLOCCHI A SINISTRA DEL SENTIERO
57
58
59 54
53 52
51
50
41
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37
40
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34 35
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15
32
31
Monte S. Martino
28 27
19 25
12
24
26 23
10
22 8
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30 29
18
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45
46
47
17
56
49
48
36
55
9
7
5
20
6
4
Chiarone
1
I 21
CA
21
cartello
09
I2
CA
I CA
3
9 20
1
2
o
Ri
llo
ne
Ti
Rocca d’Olgisio
30
BLOCCHI A SINISTRA DEL SENTIERO BLOCCO 3 – LA VEDETTA A – SPUGNA 6a+ Placca con partenza leggermente a destra (da pulire) A
B – OGNI COSA E’ ILLUMINATA progetto Passaggio alto e pericoloso, ancora da ripulire B
F
E
C
G
D
C – SCAGLIETTA 6b+ Top sui buchi a metà blocco
F – PLATA O PLOMO progetto Segue la lama fino in cima al blocco. Pericoloso
D – LAMAMI 6c
G – NO FEAR 6a+ Placca sulla destra con buco a metà. Alto e pericoloso (da pulire)
E – TOGLI LE CASTAGNE DAL FUOCO 7c+ Traverso su buchetti al bordo di sinistra. Alto e pericoloso
31
02
BLOCCO 4 – IL CUBO
Val Tidone Rio Tinello
A – IL CUBO 6a+ Bordo svaso e sbilanciante (6b+ sit start) B – progetto Spigolo un po’ costretto, con atterraggio pericoloso in un buco
B A
C – Placca facile sul retro del blocco
C
BLOCCO 6 – HELL MEET A - BLOCCO SIFFREDI 6b+ sit start Monomovimento intenso B – IMAM CAMILLO E CALIFFO PEPPONE 6a sit start Bordo svaso A
B
32
B A
E
C
D
BLOCCO 7 – LA STREGHETTA A – LE TROU DU CHEF 7a sit start Arrivare al buchetto con la mano destra e ristabilimento
D – MAGA MAGO’ 6b Partenza con la tacca alta di sinistro
B – AUTODAFE’ 7a sit start Banca verso sinistra e poi ribaltamento
E – OSTREGHETTA 6b+ sit start Partenza seduti sul sasso a destra (6a stand start)
C – SVASETTI IN BRODO 7b+ sit start Traverso su svasi verso destra Qualche passaggio facile in placca sul retro del blocco
33
Val Tidone Rio Tinello
02
BLOCCO 8 – LITTLE BOY BLUE A – LITTLE BOY BLUE 6b Placca (7a sit start) B – VAFFANBOY 6b Spigolo (6c sit start) B A
C – SCHIAFFETTA 6a sit start Parte nel buco sul retro del blocco
C
Mirko Tosi, Blocco 9 Linea D1 (© A. Cighetti)
34
I
C H
A
G F
D
B E
BLOCCO 9 – LA STREGA A – GHOSTBUSTERS 6c Lancio e allungo su tacche, con top sui buchi a metà blocco B – GHOSTBUSTERS DIRECT 7a sit start (senza usare il bucone di sinistra) C – LO STREMATTO 7a+ sit start Parte nel bucone di destra e chiude sui buchi alti D – OCCHIO DI STREGA 6a sit start Lama rovescia con uscita verso destra D1 – LO STREGATTO 6c sit start come D ma senza usare la lama rovescia nel bucone E – STREGA EXTENDER 7a sit start Partenza dal bucone basso rovescio e tacca, esce come D
E2 – STREMATTO UNDERGROUND 7b sit start Partenza dal bucone basso rovescio e tacca, esce come A) F – RIO POWER 7b/+ Parte dal bucone di sinistra e traversa basso uscendo sulla D F1 – STREGATTO POWER 7b+ Come F ma uscita come D1 G – JEAN PAUL SARTRE 7b+ sit start Spigolo tutto a sinistra H – THE RIO THING 6b+ Parte dal bucone di sinistra e sale fino in cima al blocco I – EL PAJERO 7a Parte come A ed esce in cima come H
E1 – STREGATTO EXTENDER 7a+ sit start Partenza dal bucone basso rovescio e tacca, esce come D1
35
20
Val d’Aveto
ROCCA DEL PRETE La Rocca del Prete (1666m) è la lunga bastionata rocciosa che caratterizza il versante avetano del Monte Maggiorasca. La parete è delimitata a sinistra dallo stretto Canale Martincano mentre a destra dal ripido Canale dell’Acquapendente, e si presenta come una muraglia rocciosa alta fino a 180m solcata da profondi e ripidi canali. La prima via di interesse esplorativo-alpinistico si deve a Ottavio Bastrenta e Adriano Comeglio, nel 1954; successivamente la Rocca è diventata terreno di gioco di un nutrito gruppo di alpinisti piacentini, che dagli anni’70 ad oggi hanno tracciato più di quaranta itinerari. Figura di spicco e riferimento è senza dubbio Lucio Calderone, che in tanti anni di appassionata frequentazione e in cordata soprattutto con Enrico Aspetti e Carlo Peveri, ha aperto numerose vie sia su roccia che su ghiaccio e misto. Ghiaccio e misto, appunto…l’altra faccia della Rocca è quella invernale ed è giusto ricordarlo: questa è una delle pareti su cui è pas-
1666 m altitudine
SUDOVEST esposizione
ÙÙÙÙ bellezza
ÙÙÙÙ chiodatura
ÙÙÙÙ tranquillità
ÙÙÙÙ comodità
ÙÙÙÙ parcheggio
ofiolite
Monte Maggiorasca
tipo di roccia
30 min
Rocca delle Capre Canale Martincano
avvicinamento
Parete della Rocca
Sì - No principianti
Sì - No
si scala con la pioggia
Sì - No per famiglie
Sì - No multi-pitch
24
2
4 1
7
6 3
1
< 4b 4c 5a 5b 5c 6a 6b 6c 7a 7b 7c 8a 8b 8c 9a ?
178
Panoramica della Rocca del Prete da S. Stefano d’Aveto
sata la ricerca e l’evoluzione dell’arrampicata invernale in questo tratto di appennino, un’arrampicata che ha conservato pienamente quel senso di avventura e incertezza che da sempre la caratterizza. Penso a vie come il Canale del sambuco, Filo di Scozia, Children’s time e la La cascata dell’Acquapendente. Ma questa è davvero un’altra storia… La scelta che ha sempre fatto Lucio è però andata oltre alla semplice prestazione alpinistica da curriculum; aperta una via si è sempre fatto carico di renderla percorribile in sicurezza, cosa che ha comportato giornate di lavoro appesi in parete a pulire, disgaggiare, chiodare. Sicuramente un precursore, se pensiamo a come vengono “confezionate” certe vie moderne di oggi. Anch’io, nel corso degli anni, mi sono avvicinato e appassionato a questa parete, ripetendo prima le sue vie e poi mettendomi alla prova, sperimentando innanzitutto la pazienza dei miei grandi amici Fabrizio Cappa, Enzo Ramelli e
Parete Centrale
Canale dell’Imbuto
Piero Repetti e poi la tecnica di apertura dal basso con trapano e fix negli “spazi bianchi” rimasti a disposizione, cioè le placche più compatte. Le vie della Rocca, anche le più brevi, sono tutte state aperte dal basso spesso in stile tradizionale e successivamente ripulite ed attrezzate a fix in modo sicuro. La roccia è un’ofiolite di buona qualità, che alterna zone con roccia compatta e solida a tratti di roccia friabile, caratteristiche che richiedono un approccio di tipo alpinistico alla parete e le sue vie. Lo stile di arrampicata è abbastanza vario: diedri, camini, fessure atletiche ma anche belle placche a tacche e buchi che lasciano spazio ad una scalata tecnica e mai scontata, sicuramente di soddisfazione. La parete è esposta a ovest e va al sole dopo le 12. La quota elevata permette di arrampicare da aprile a novembre, prima che arrivi il freddo e la neve.
Sperone Meridionale
Torre Candela
Cascata dell’Acquapedente Torrione Bassani Canale dell’Acquapendente
179
20 Val d’Aveto Rocca del Prete
ACCESSO Da Piacenza raggiungere Ferriere lungo la S.P. della Val Nure. Proseguire verso Selva e continuare superando i passi dello Zovallo (1405m) e del Tomarlo (1482m). Dal Passo del Tomarlo scendere in direzione di S. Stefano d’Aveto e, dopo aver superato l’albergo Prevetto, fermarsi presso una piazzola sul lato sinistro della strada. Lasciare l’auto, attraversare la strada, e seguire il sentiero CAI 194 (segnavia bianco rosso) che sale nel bel bosco di faggi, fino ad incontrare la mulattiera che unisce Santo Stefano al Passo del Tomarlo. Prendere a sinistra seguendo la mulattiera (sentiero CAI 192) raggiungendo l’ampio pianoro che va attraversato fino a reperire un sentiero che sale nel bosco verso destra (sentiero CAI 196 e cartello Prato della Rocca). Il sentiero attraversa ora una serie di belle radure l’ultima delle quali, la più ampia, è il Prato della Rocca, punto di riferimento per accedere ai diversi settori (30’ dall’auto). VIE DI DISCESA Descriviamo qui le vie di discesa più utilizzate, consigliando comunque di consultare le relazioni e i relativi schizzi per poter scegliere la soluzione più comoda.
M. Maggiorasca
Prato Cipolla
M. Picchetto 1744 m
CA
È consigliabile, dalla vetta della Rocca del Prete, scendere a piedi. Un comodo sentiero segnato (bolli gialli) percorre il bosco sommitale e permette di raggiungere dall’uscita delle vie le discese dal Canale Martincano (parte sinistra della parete, sentiero CAI 196 con segnavia bianco e rosso. I tratti più ripidi sono attrezzati con catene) e dal Canale dell’Acquapendente (parte destra della parete, bolli gialli). Calcolare circa 30’ per tornare al Prato della Rocca. VEDERE MANGIARE BERE DORMIRE: La Rocca del Prete si trova all’interno del Parco Regionale dell’Aveto, al cui interno si possono compiere bellissime escursioni a piedi o mtb. Al Prato della Rocca si può campeggiare liberamente ma con discrezione; tenete presente che non c’è acqua, rifornirsi quindi di conseguenza. A S. Stefano d’Aveto merita una visita il Castello Malaspina, che si trova nella piazza principale del paese. Per mangiare a S. Stefano, ottimi panini presso il bar paninoteca Miravalle.
Passo del Tomarlo Ferriere
M. Croce Martincano 1722 m
Pian dei Pendini
le M CA art I 1 inc 96 an o
I 19 4
Rocca delle Capre Ca na
M. Bue
CA I 19 4 Canale dell’Acquapendente
Rocca del Prete
pietraia 3 radura a
CA
I 19
CA
6A
2a radura
Prato della Rocca
I1
Passo della Lepre 1406 m
2 I 19
CA
Ristorante Prevetto
baracca
CAI 194
1a radura
90
2 I 19
Rocca d’Aveto
180
Rocca d’Aveto
CA
S. Stefano d’Aveto
181
Rocca d’Aveto
Sasso del Casso
pietraia
2 1
2
Area Stratos
Rocca delle Capre
12
pietraia
13 14
CAI 196A
bosco
CAI 196
11
10
Canale Martincano
16
17 18
Prato della Rocca
cartello
discesa verso il Canale Martincano (sent.CAI 196)
Rocca del Prete 1666m
19
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23
26 28
CAI 196
bosco
ex Sasso delle Prove
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sent. di cresta (bolli gialli)
Torre Candela
30
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3° radura
pietraia
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38 39
bosco
41
parcheggio
Canale dell’Acquapendente
Cascata dell’Acquapendente
Torrione Bassani
STORIA DI ROCCA DEL PRETE IN PILLOLE di Eugenio Pinotti
Questa breve cronologia raccoglie le tappe più importanti della scalata in Rocca del Prete. Ho inserito anche le aperture delle vie invernali di ghiaccio e misto, perché anche se non trattate in questa guida sono parte inscindibile della storia di questa parete. Mi scuso per eventuali dimenticanze o inesattezze.
1954 La storia alpinistica della Rocca del Prete inizia a metà degli anni ’50, con la salita della Via di centro da parte di O. Bastrenta e A. Comeglio il 29.06.1954 (200m, III, roccia mediocre). La via è citata in maniera molto succinta sulla guida “Le Palestre di Arrampicamento Genovese” di E. Montagna. 1960 E. Montagna ed E. Guarneri salgono lo Spigolo Nord (230m ,IV+), lo spigolo che delimita la bastionata rocciosa della Rocca a nord, verso il Canale Martincano. La via, destinata a diventare una classica, rimarrà per molti anni l’unica salita presente sulla parete. 1967 E. Cavanna, dopo vari tentativi con compagni diversi, conclude la Via Riccardo con S. Politi (180m, V/A1). La via si sviluppa sulla parete sottostante la vetta della Rocca e sarà nota come “La Diretta”. 1968 Prima ripetizione della Via Riccardo per L. Tezza, L. Calderone e S. Sacchi.
Euro Montagna (© archivio E. Montagna)
1970 L. Calderone e E. Aspetti aprono la variante del canalino (V+) al terzo tiro della Via Riccardo. 1971 Ancora una variante di Calderone e Aspetti alla Via Riccardo; questa volta la cordata apre una variante di due tiri alla lunghezza finale originale, il primo in traverso esposto e delicato e il secondo lungo uno spettacolare diedro strapiombante (V+/A2).
Sante Politi (© archivio CAI Piacenza)
182
1972 Prima e fino ad ora unica ripetizione invernale della Via Riccardo per L. Calderone e G.P. Cerri.
1973 Inizia l’esplorazione della Rocca nella sua veste invernale. E. Aspetti e L. Calderone salgono la Cengia dei Sanrocchini (155m, D), caratteristica rampa diagonale che taglia la parete della Rocca. 1977 Ancora una nuova salita invernale per L. Calderone, P. Lincetto e M. Padovani che superano la lunga diagonale della Cengia Centrale (255m, D-/D). 1978 L. Calderone e P. Lincetto aprono il divertente Canale della muffola (205m, D-). 1979 Primo tentativo di salita alla Cascata dell’Acquapendente per L. Calderone e M. Padovani.
Carlo Peveri, Enrico Aspetti e Lucio Calderone
1981 A. Parodi e F. Cattivelli aprono la Via delle situazioni precarie (210m, VI/A2), salita molto sostenuta e su roccia friabile che si sviluppa sulla parte centrale della bastionata. L. Calderone con M. Padovani sale il Camino dell’Acquapendente (70m, IV+), a sinistra della omonima cascata. 1982 L. Calderone insieme a C. Peveri attrezza lo Spigolo Nord. Vennero usati chiodi ad espansione artigianali; ogni foro, profondo 80mm e con diametro 10mm, richiedeva circa 20 minuti di lavoro con martello e perforatore a mano. L. Calderone scova una impegnativa linea invernale a destra della Torre Candela. Nasce così la Via del sambuco (145m TD), aperta da Lucio con D. Staboli. 1984 Iniziano le aperture della cordata formata da L. Calderone e C. Peveri, protagonisti indiscussi in Rocca negli anni ’80. La coppia inizia con lo Spigolo Sud-Ovest del Torrione Bassani (40m, V+), salita su roccia friabile che non verrà più ripresa in futuro. Nello stesso anno la cordata formata da L. Tosi, C. Dionedi e F. Cappa apre sul caratteristico Sperone
Andrea Parodi (www.parodieditore.it)
Fabrizio Cappa ed Eugenio Pinotti
183
Storia di Rocca del Prete
Meridionale la Via dei meravigliosi (160m, V+/A1). Calderone e Peveri si danno da fare anche in inverno; sulla sinistra del Canale della muffola salgono il Canale Tenco (150m, D+). 1985 Altra via al Torrione Bassani per L. Calderone e C. Peveri con la Via del traverso (40m, V+). Sempre Calderone e Peveri aprono sulla parete a destra del Torrione la Via Vali (50m, IV+) destinata a diventare una classica di questa difficoltà. La stessa cordata si ripete ancora sulla Torre Candela, scovando sul suo fianco destro la bella linea del Diedro Barbara (105m, V+). Enzo Ramelli
1986 L. Calderone e C. Peveri aprono la Via Elena (90m, VI+), che alza il livello del grado in apertura. Comincia la chiodatura sistematica con il trapano da parte di L. Calderone e compagni. La prima ad essere attrezzata è la Via normale al Torrione Bassani. 1987 Sul fianco sinistro della Torre Candela L. Calderone e C. Peveri salgono il Camino Nord (95m, IV+). Questa salita permette alla cordata di intuire la linea di quella che diventerà dopo qualche giorno Doppio Rhum (85m, VI+), ancora oggi una delle vie più popolari della Rocca.
Mauro Farina
1988 Ancora la Torre Candela protagonista; dopo averla salita da destra e sinistra a L. Calderone e C. Peveri rimaneva il problema più diretto, la bellissima fessura che solca centralmente la Torre. Nasce così la Fessura Guido Pagani (105m, VI+), dedicata al presidente della Sezione CAI di Piacenza. 1989 A sinistra della Doppio Rhum L. Calderone e C. Peveri aprono la Via Chiara (50m, VII-), altra bella linea che parte dalla grande Cengia Obliqua e sale lungo una serie di fessure e diedri atletici.
Lino Facchini (© N. Bocchi)
184
1991 Altra grande via per L. Calderone e C. Peveri che con Il ritorno di Lucifero (185m, VII-) tracciano una
delle vie più interessanti e complete della Rocca. Alcune lunghezze come il “Diedro Nero”, la “Fessura Sinistra” e il “Camino del Minatore” hanno fatto storia… Sul fianco destro dello Sperone Meridionale L. Calderone e P. Lincetto salgono La via di Paolo (128m, 4c), lungo una serie di interessanti diedri camini. 1992 Sempre sullo sperone meridionale ma sul lato sinistro entrano in scena E. Pinotti e E. Ramelli che con altri compagni caratterizzeranno le aperture degli anni ’90. In giornata aprono Rolling Stones (90m, 6b+). È la prima via dove si utilizza il trapano in apertura dal basso. Stefano Busca (© M. Cattoni)
1993 M. Farina e L. Facchini salgono la Via degli amici (90m, 6a), itinerario interessante e con chiodatura essenziale. 1994 Nel mese di febbraio E. Pinotti e E. Ramelli salgono lo spettacolare salto della Cascata dell’Acquapendente (55m, III/5), una delle cascate di ghiaccio più belle impegnative della zona. 1996 Nel periodo invernale vengono realizzate due belle vie nuove in stile goulotte. S. Busca e M. Cattoni salgono la effimera Children’s time (100m TD+), mentre L. Calderone e E. Pinotti aprono la elegantissima filo di Scozia (165m, TD), sulla sinistra della Via del sambuco.
Martino Cattoni (© M. Cattoni)
1997 Plaisir diabolique (175m, 7a) nasce dall’idea di poter salire le belle ed invitanti placche a sinistra dei tiri centrali di Lucifero. E. Pinotti, F. Cappa ed E. Ramelli riescono a concretizzare quella che è forse la prima via “moderna” della parete. Nello stesso anno la via viene salita “a vista” da L. Gatti. 1998 Ancora E. Pinotti e F. Cappa con Tolasodulsa (115m, 6a), bella linea su placca che sale a fianco della Via Riccardo. Questa via diventerà una delle più ripetute della Rocca.
Piero Repetti
185
Storia di Rocca del Prete
Nuova apertura invernale per S. Busca, M. Cattoni e F. Villa con Anche per oggi non si chioda (60m, TD-). La via ricalca in veste invernale il tracciato della prima parte della Via degli amici. 1999 Ritorno di L. Calderone che con A. Anselmi apre Indiana Giones (160m, 4a). E. Pinotti comincia a valorizzare il tratto di parete a fianco dello Spigolo Nord. La prima via tracciata, con P. Repetti, è Ombaomba (75m, 6b).
Antonio Nani
Francesco Marchesini (© archivio F. Marchesini)
Davide Chiesa (www.montagna.tv)
186
2000 Un altro personaggio comincia a muoversi in Rocca: A. Nani. Insieme con P. Gatti e E. Pasquali apre la breve ma interessante Origano (60m, 6b+), a sinistra dello Spigolo Nord. Sempre in questo settore di parete E. Pinotti e F. Marchesini tracciano La sbrisolona (70m, 6b/6b+) e alcuni monotiri. Sulla parete della Rocca E. Pinotti e E. Ramelli chiudono i conti con l’impegnativa Rokkabarokka (180m, 6b+), bella via che nella parte alta riprende in arrampicata libera un vecchio tiro in artificiale della Via Riccardo. L. Calderone rispolvera il suo vecchio amore per l’artificiale e con A. Cavaciuti e P. Agosti attrezza la didattica La via dei Puffi (50m, AE), pensata per fare pratica con l’arrampicata su staffe. Viene ripresa da L. Calderone, C. Peveri e E. Aspetti la Via Chiara (160m, 6b), con il completamento della via nella parte bassa, che rende più impegnativa l’arrampicata. L. Calderone ed E. Pinotti, questa volta insieme, aprono l’elegante Thelma & Louise (90m, 6b). Sempre Lucio ma in compagnia di A. Anselmi apre la Cengia delle capre (60m, 3b). In questo anno nasce anche il primo settore di monotiri: il Sasso del casso, un enorme masso alla base del Canale Martincano dove A. Nani, F. Marchesini, C. Repetti e E. Pinotti attrezzano una decina di tiri. 2003 L’attenzione si sposta sulla vicina Rocca delle Capre, dove A. Nani, L. Capellini e R. Sbarbada salgono Il pilastro del Gigio (90m, 6b). L. Calderone e E. Pinotti rispondono con la Via Gio-
vanni Cordani (185m, 5a), aperta interamente in stile “trad”. Nel mese di settembre sempre Calderone e Pinotti fanno la prima ripetizione della Via delle situazioni precarie, salendo in libera tutte le lunghezze tranne quella finale, con difficoltà fino al 6b+. Arriva sulla Rocca anche il misto moderno: D. Chiesa e S. Righetti attrezzano e salgono la impegnativa Il sogno di Rocca Tooling (120m, M6). La via è stata parzialmente attrezzata con fix calandosi dall’alto. 2006 L. Calderone, P. Agosti, M. Bricchi e C. Faimali aprono nel mese di luglio la prima parte della Via della vissola (100m, VI+), in stile tradizionale. La parte alta verrà completata da Calderone e Agosti nel mese di settembre.
Stefano Righetti (© archivio S. Righetti)
2007 Ancora le belle placche della Rocca delle Capre per E. Pinotti e P. Repetti con Chiamami aquila (80m, 6a+). 2011 La cordata formata da V. Savio, L. Lagimarsino, M. Schenone e S. Gasparini completa l’apertura de La papessa 2011 (150m, 6c/A0). La via si sviluppa a fianco di Rokkabarokka e presenta ancora un tiro da salire in libera.
Mario Schenone e Valter Savio (© M. Schenone)
2012 Ancora una nuova linea più diretta a destra della Cengia delle capre con Tiro mancino (L. Calderone e P. Prazzoli, 50m, 5b). 2013 Ancora una breve via nuova nel settore dello Spigolo Nord per E. Pinotti e F. Cappa con Jamais (70m, 6b+). 2017 G. Foscili e E. Pinotti scoprono e attrezzano un’interessante zona di monotiri sul fianco destro del Canale Martincano, dove convivono linee “trad” e tiri attrezzati: nasce così il settore Area Stratos. Giuseppe Foscili (© archivio G. Foscili)
187
20 Val d’Aveto Rocca del Prete
ROCCA DELLE CAPRE – PARETE OVEST 1. CHIAMAMI AQUILA E. Pinotti e P. Repetti, 15 luglio 2007 80m • 6a+ (6a obb)/S1+/I Materiale: via interamente attrezzata a fix inox. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 70m (oppure due corde da 60m). Bella salita, con un primo tiro decisamente più selettivo del resto della via. La terza lunghezza, nel suo genere di difficoltà, è tra le più belle della Rocca. Attenzione alla parte iniziale del primo tiro, facile ma con roccia muschiosa e senza protezioni. Attacco: dal Prato della Rocca seguire il sentiero CAI 196 (segnavia bianco rosso) che sale attraverso il bosco raggiungendo l’attacco dello Spigolo Nord, che delimita verso sinistra la parete della Rocca. Attraversare il Canale Martincano e
la pietraia successiva in orizzontale (ometti) portandosi alla base della parete della Rocca delle Capre; la via attacca al termine della pietraia, in corrispondenza di una placca nera (15’ dal prato). Si sale una placca nera a risalti che porta sotto ad un tratto verticale che si supera con arrampicata tecnica (6a+) fino a ristabilirsi su di un esiguo gradino (S1, 30m). Dalla sosta qualche metro verso destra per poi salire in diagonale verso sinistra seguendo una bella placca appoggiata (5a) che termina con un muretto verticale. Lo si rimonta (5b) e si sosta su una comoda cengia (S2, 20m). Si sale uno speroncino triangolare e la successiva placca verdastra (5b) con bellissima arrampicata su ottima roccia fino a raggiungere la cresta (S3, 30m). Discesa: in doppia lungo la via. Con 2 corde da 60m dalla S2 doppia fino alla base.
ROCCA DEL PRETE ROCCA DELLE CAPRE facile cresta
verso l’uscita della 1
3a risalto verticale
bella placca verde
5b
6b
facile placca inclinata muretto
2
5b 6a
fessura
6a+ 5a/b
placca nera a risalti
muro a buchi
2
1 dal Prato della Rocca
188
2. IL PILASTRO DEL GIGIO A. Nani, L. Capellini e R. Sbarbada, il 13/17 luglio 2003 90m • 6b (5c obb)/S1/I Materiale: via interamente attrezzata a fix. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 70m. La prima via aperta sulla Rocca delle Capre, interessante soprattutto nelle prime due lunghezze; la parte alta è sempre piacevole ma risulta un po’ discontinua. Attacco: circa 20m a sinistra della via precedente, Si sale per buchi e buone prese (5a/b) in leggera diagonale a destra, raggiungendo un piccolo gradino (S1, 25m).
Per placca rossa a prendere una fessura verso destra; al suo termine si traversa verso sinistra (6a) fino ad aggirare uno spigolo (fare attenzione all’attrito delle corde) e per risalti si raggiunge un pulpito dove si sosta (S2, 25m). Si sale facilmente per placca inclinata alla base di un bel muretto verticale che si supera con movimenti atletici (6b) su tacche distanziate (attenzione a qualche blocco instabile in uscita), sostando su una comoda cengia erbosa (S3, 25m). Si prosegue lungo la facile cresta (3a) fino a raggiungere la sosta di Chiamami aquila (S4, 15m). Discesa: in doppia lungo Chiamami aquila.
189
20 Val d’Aveto Rocca del Prete
ROCCA DEL PRETE – PARETE OVEST
più facilmente verso la sosta alla base di una evidente fessura (S1, 35m). Dalla sosta a destra lungo una netta fessura. Al suo termine continuare per placca tecnica (6a) raggiungendo la sosta in comune con lo Spigolo (S2, 25m). Discesa: in doppia lungo la via oppure si prosegue lungo lo Spigolo Nord e come per questo alla base.
1. ORIGANO A. Nani, P. Gatti e E. Pasquali, 2000 60m • 6b+ (6a obb)/S1/I Materiale: via interamente attrezzata a fix. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 60m. Due brevi e interessanti lunghezze che possono essere una bella alternativa alla prima parte dello Spigolo Nord; fate attenzione alla parte iniziale del primo tiro perchè la roccia non è delle migliori. Attacco: come per lo Spigolo Nord. La via attacca su uno spigolo secondario che si trova a sinistra di quello principale, subito all’interno del Canale Martincano. Si sale inizialmente a sinistra dello spigolo per poi riportarsi sulla destra del filo raggiungendo una placca compatta che si affronta leggermente a destra della linea dei chiodi (6b+); si continua
2. SPIGOLO NORD E. Guarneri e E. Montagna, 1960 230m • 4a/S1/I Materiale: via interamente chiodata a fix inox. Per una ripetizione portare 11 rinvii, qualche cordino. Arrampicata facile e panoramica con scorci molto belli sulla valle dell’Aveto. Negli ultimi anni Lucio Calderone e compagni hanno aperto alcune varianti per cercare di eliminare il più possibile i tratti di trasferimento su cenge; le difficoltà tec-
11
doppia da 60m
ROCCA DEL PRETE PARETE OVEST
10 5c
6b+
6b+ 6a
6b grosso faggio
5c
6a+
5c
5b
Canale Martincano
avancorpo
1
190
196
9
4b
4b
6b+
CAI
6a
5
2
3
4
dal Prato della Rocca
6
7
8
dal Prato della Rocca
niche sono concentrate nei primi due tiri. Attacco: dal Prato della Rocca seguire il sentiero CAI 196 (segnavia bianco rosso) che sale attraverso il bosco raggiungendo l’attacco dello spigolo che delimita la parete a destra del Canale Martincano (10’ dal prato). Si attacca qualche metro a destra dello spigolo per placca appoggiata (4a) guadagnando il filo che si segue (3a) fino ad un terrazzino alla base di una placca verticale (S1, 40m). Ci si alza direttamente sulla placca (4a) e, dove questa si impenna, si traversa per diversi metri verso destra (4a) aggirando uno spigolo. Qualche metro lungo un diedro canale (3a) per poi salire lungo la placca fessurata di destra fino a raggiungere di nuovo il filo di spigolo (S2, 40m). Si prosegue ora lungo lo spigolo (2a) fino a dove una freccia rossa indica un breve spostamento a sinistra per raggiungere la sosta (S3, 30m). Ci si sposta ora sul lato sinistro dello spigolo; si rimonta una breve placca (freccia rossa, 3a), si continua lungo il filo per poi traversare verso sinistra appena sotto il filo di spigolo. Si supera uno stretto canale e poi più facilmente per roccette si raggiunge la base del caratteristico torrione staccato (S4, 40m). Si evita il dente a sinistra lungo un breve diedro (3c) che permette di riguadagnare lo spigolo che ora diventa semplice (S5, 40m). Ancora qualche breve passo di arrampicata aerea e panoramica (2c) e si raggiunge la cima della Rocca (S6, 40m). Discesa: si può scendere agevolmente a piedi alla sinistra dello spigolo lungo il Canale Martincano (sentiero CAI 196) ritornando al punto di attacco della via. 3. SENZA NOME E. Pinotti e P. Repetti, 2005 20m • 4a Tra lo Spigolo Nord e Ombaomba ci sono quattro monotiri; i primi due sono una piacevole alternativa alla prima lunghezza dello Spigolo Nord. Dalla sosta ci si può calare oppure proseguire facilmente fino a raggiungere la S1 dello Spigolo.
4. SENZA NOME E. Pinotti e P. Repetti, 2005 20m • 4a Analoga alla precedente. 5. LUCIOMANIA E. Pinotti e P. Repetti, 2005 30m • 5c Lungo tiro in placca che termina con un bel diedro aperto. 6. LUCIOFOBIA E. Pinotti e P. Repetti, 2005 30m • 5c Placca con un passaggio difficile per superare un piccolo gradino. 7. OMBAOMBA E. Pinotti e P. Repetti, 1999 75m • 6b (6a+ obb)/S1/I Materiale: via interamente attrezzata a fix. Per una ripetizione portare 6 rinvii, corda da 60m. Breve ma interessante possibilità sulla parete a destra dello Spigolo Nord. Particolarmente bello e continuo il secondo tiro che sale lungo una placca a tacche molto compatta. Attacco: raggiunto l’attacco dello Spigolo Nord si risale a destra lungo la parete per circa 50m. Nome alla base. Si attacca per una placca con buco, si rimonta un gradino (5a) e la placca successiva (passo di 5b) con bella arrampicata su tacche (S1, 25m). Dalla sosta ci si alza direttamente (5c) ristabilendosi sotto una fascia strapiombante. Superarla verso destra (6b) impegnandosi poi sulla bella placca superiore in leggera diagonale a sinistra (6a/6b) sostando sotto ad un lamone rovescio (S2, 20m). Salire verso destra (5c) raggiungendo un terrazzino dove si prosegue per roccia verticale ma ben appigliata (5a). Per placca appoggiata si raggiunge facilmente il bordo dello spigolo (S3, 30m). Discesa: in corda doppia lungo la via. Con due corde da 60m è possibile scendere con una unica calata.
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20 Val d’Aveto Rocca del Prete
8. JAMAIS F. Cappa e E. Pinotti, 2010/2013 70m • 6b+ (6a obb)S1/I Materiale: via interamente attrezzata a fix inox. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 70m. Due tiri lunghi e remunerativi; il primo su placca tecnica a buchi e il secondo con una bella sezione atletica e strapiombante. Attacco: qualche metro a destra di Ombaomba; nome alla base. Salire una serie di risalti portandosi alla base di una placca compatta che inizia con un passo subito difficile (6a+). Continuare su placca appoggiata fino alla base di un muro verticale a buchi (6a/6a+) che si supera con arrampicata bella e continua (S1, 35m). Diritti sopra la sosta su prese arrotondate e buchetti (6a+) ristabilendosi in una nicchia di roccia nera. Uscire sul bordo sinistro della nicchia superando una parte strapiombante e atletica (6b+), per continuare poi su placca più tecnica (6a+) fino a ristabilirsi su un terrazzino dove si incrocia Ombaomba; si continua per questa via su roccia bella e lavorata (5a) fino a raggiungere il bordo dello spigolo (S2, 35m) Discesa: in corda doppia lungo la via. Con due corde da 60m è possibile scendere con una unica calata. 9. LA SBRISOLONA F. Marchesini e E. Pinotti, 2000 70m • 6b/6b+ (6a+ obb)/S1+/I Materiale: via interamente attrezzata a fix. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 60m. La via, nonostante il nome decisamente evocativo, è interessante e offre due tiri diversi tra loro, lunghi e spettacolari. Il primo riprende parte di un vecchio tentativo da attribuirsi probabilmente a E. Cavanna, mentre il secondo è molto verticale e supera direttamente una serie di pance. Attacco: come per Ombaomba; proseguire ancora 10m alla base di una placca appoggiata con scritta. Salire una placca superando alcuni muretti più ripidi (passo di 6a) portandosi alla base di un evidente diedro. Superare un gradino (5c) ed entra-
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re nel diedro che si sale con bella arrampicata (5c/6a) ed un finale atletico su lame (S1, 35m). Superare uno strapiombino sopra la sosta (6a+) e proseguire verso destra utilizzando due fessure parallele appena accennate (6a+/6b) che si abbandonano quasi subito per continuare verticalmente per buchi e lame raggiungendo con difficoltà una nicchia (6b/6b+); uscirne delicatamente superando un gradino (6a+) e per placca lavorata con muretto finale (5b) si guadagna la sosta sul filo dello spigolo (S2, 35m). Discesa: si scende qualche metro lungo lo Spigolo Nord e ci si cala in doppia dalla vicina Ombaomba. 10. TOLASODULSA F. Cappa e E. Pinotti, 1998 115m • 6a (obb)/S1/I Via interamente attrezzata a fix. Per una ripetizione portare 10 rinvii, corda da 70m. Arrampicata su placca molto bella e ripetuta, tra le più consigliabili della Rocca anche in virtù della buona qualità della roccia. Entusiasmante la placca a buchi dell’ultima lunghezza. Attacco: Dal Prato della Rocca seguire il sentiero CAI 196 verso lo Spigolo Nord (segnavia bianco rosso). Oltrepassata la prima pietraia si devia a destra per traccia di sentiero (bolli gialli) che sale ripida nel bosco. Superato un breve intaglio dove occorre scendere qualche metro, la traccia si riporta contro la parete; risalire per roccette raggiungendo un piccolo terrazzino con bel faggio (15’ dal Prato). Si attacca nel diedro canale in comune con la Via Diretta; al secondo spit salire la placca sul fondo del diedro (5c) e, lasciandosi la Diretta a sinistra, proseguire diritti (passo di 6a, poi 5c) lungo una placca ripida e verdastra (S1, 35m). Dalla sosta alzarsi due metri, traversare a sinistra su buoni appigli proseguendo poi lungo una placca compatta (5b). Una facile rampa (4a) porta ad una stretta cengia dove si sosta (S2, 30m). Ancora lungo una placca appoggiata (5b) e, incrociata la Diretta, superare una placchetta delicata (5c) e il successivo muretto verticale (5b) raggiungendo una cengia (S3, 20m). Alzarsi subito a sinistra della sosta e ristabilir-
discesa a piedi nel Canale Martincano
ROCCA DEL PRETE 1466 m PARETE OVEST
3a
6b+/AE
filo di spigolo gran diedro strapiombante
fessura rampa
3c
5c traverso esposto
4b
gendarme
IS AN
placca
tetto
CE
NG
IA
DE
5a
diedro nero tratto a sinistra dello spigolo
RO
CC
HI NI
diedrino
pilastrino
3a cengia
4a
3a
colatoio nero
10
4a
diedro canale
placca fessurata grosso faggio
4a
11
spigolo avancorpo
4a placca
12 13 13
2 Canale Martincano
CAI 19
6 dal Prato della Rocca dal Prato della Rocca
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LA RIPETIZIONE
di Lucio Calderone - pubblicato su La baita – Notiziario CAI Piacenza La Via delle situazioni precarie è stata aperta da Andrea Parodi e Franco Cattivelli il 20 agosto 1981 e si sviluppa proprio al centro della bastionata della Rocca del Prete. È una via importante e significativa per diversi motivi; innanzitutto è una delle prime via aperte sulla parete, perché si colloca tra l’apertura dello Spigolo Nord (1960), della Via Riccardo (1967) e l’inizio dell’attività sistematica in Rocca da parte di Lucio Calderone e compagni. È anche, per il periodo in cui è stata aperta, una via difficile; 200m valutati dai primi salitori di VI con tratti di A1 e passaggi di A2 che hanno contribuito ad alimentare attorno a questa salita un alone di mistero che ha tenuto lontano i potenziali ripetitori. Qualche anno fa ho incontrato Andrea ad una proiezione e gli ho chiesto qualche informazione in più sulla via, ma lui si è chiuso in un laconico “non ricordo”… Questa via è anche una delle poche rimaste “nature”, cioè dove non è stata fatta la meticolosa opera di pulizia che permette oggi di arrampicare in Rocca con tutta tranquillità. Ed è proprio con Lucio che il 4 settembre 2003 riusciamo a farne la prima ripetizione; una giornata perfetta che il Caldera ha descritto alla sua maniera in questo breve racconto. (e.p.) Alcuni anni fa, Eugenio ed io eravamo seduti sull’erba del prato della Rocca del Prete e, silenziosi, guardavamo la parete che si ergeva verticale davanti a noi. “Una volta o l’altra dobbiamo proprio fare la ripetizione della via delle “Situazioni Precarie” mi dice Eugenio con voce calma ma risoluta. E’ una delle vie storiche della parete e ci terrei proprio a salirla.” ”Certo – rispondo io dopo qualche secondo con voce però molto meno risoluta – la tenteremo quando saremo ben allenati perché deve essere veramente impegnativa se in tanti anni ancora nessuna cordata ha provato a ripeterla ed, inoltre,
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il nome affibbiatole non è certamente invitante.” Sono passati alcuni anni da allora ed in tutto questo tempo il progetto, con mio grande sollievo, sembrava fosse stato dimenticato invece, all’inizio di questa estate, il mio amico ritorna all’attacco. Capisco subito che questa volta è deciso; riesco solo a spostare l’appuntamento all’autunno adducendo improbabili scuse conscio che questa volta non sarei riuscito ad evitare l’impegno preso in un attimo di incoscienza. Ed allora eccoci qua, il 4 settembre, alla base della parete impegnati a preparare il materiale per la salita. La giornata è splendida e la roccia è calda ed è un piacere appoggiare le mani su di essa; non si può non provare!. Una vigorosa stretta di mano, uno sguardo alla parete ed Eugenio attacca deciso le prime difficoltà. All’inizio si intestardisce a voler salire dove, secondo lui, sono passati i primi salitori, poi si lascia convincere, si sposta lateralmente e dopo aver litigato con due alberelli ed una difficile fessura arriva in sosta. Ora tocca a me, carico lo zaino in spalla ed incomincio ad arrampicare. Il tratto è impegnativo, lo zaino è pesante e si impiglia nei rami facendomi sbuffare come un mantice ma per mia fortuna il compagno tiene le corde ben tese. Il secondo tiro è più facile e mi permette, con...eleganti passaggi su erba e roccia non molto sicura, di entrare nel grosso camino che solca la parete centrale della Rocca dove riesco a far sosta abbarbicato ad un alberello. Continua il compagno che, dopo aver seguito il camino per un breve tratto, si sposta a destra in diagonale passando su soffici cuscinetti di muschio tanto belli quanto insicuri. Nel quarto tiro, in comune con un’altra via, la Super Chiara, aperta recentemente e quindi pulita ed attrezzata con “fix”, tocca a me fare da primo ed anche se non è facilissima non fa tribolare più di tanto e permette di arrivare sulla grossa cengia a metà della via. Sopra di noi la parete si raddrizza ed inizialmente è solcata da un evidente diedro che segna il proseguimento dell’itinerario. Riparte Eugenio e subito
mi accorgo che deve sfoderare tutta la sua notevole abilità per superare completamente “in libera” quel tratto che i primi salitori hanno valutato di sesto grado con passaggi “in artificiale”. Da sotto lo seguo attentamente con trepidazione ma anche con grande ammirazione, mentre sale lentamente ma seguente inserendo appena può un mezzo di protezione. Superato il diedro, che mi dirà poi di averlo valutato “6b+”, attrezza una sosta e mi incoraggia a raggiungerlo. Questa volta attacco lo zaino al cordino di servizio per essere più libero nei movimenti e, seppur con un po’ di timore, dovuto alla certezza delle difficoltà che avrei incontrato, inizio la salita. Subito mi rendo conto di quanto sia impegnativa ma stringendo i denti e fidando molto nella tenuta delle corde riesco ad arrivare fino a lui. Ho le braccia affaticate e devo riposarmi per cui invito il compagno a proseguire. Sale una paretina molto delicata, ma dopo aver tentato diverse volte di superare sempre “in libera” un risalto, anche lui si stanca. Ora tocca a me. Senza pensarci troppo, tolgo dallo zaino le mie care staffe ed armato di chiodi e martello parto. Giunto al passaggio che aveva respinto l’amico metto in azione i miei attrezzi che mi permettono di superarlo facendomi però trovare di fronte ad un tratto indefinibile, costituito da roccia verticale decisamente “precaria” con abbondante contorno di muschio ed erba e con arrivo da brivido al punto di sosta formato da uno striminzito alberello. La
relazione prevede per il tiro seguente, l’ultimo, un tratto “in artificiale”. Parte Eugenio, armato di staffe, ma dopo alcuni metri desiste e scende. “Adesso basta, vai tu!” dice e mi passa l’attrezzatura con fare deciso. Tento di obiettare ma è inutile: devo proprio proseguire io. “Non c’è democrazia in montagna, sono i migliori che comandano.” Scuotendo la testa e mugugnando sotto voce per non farmi sentire, riparto ed incomincio a martellare chiodi come un forsennato, passando da uno all’altro con le scalette che penzolano nel vuoto. La cosa incomincia a piacermi, ma purtroppo la serie di fessure finisce e mi tocca abbandonare i sicuri gradini per proseguire “in libera” e “in traverso” su roccia inizialmente accettabile ma ricoperta di muschio per poi diventare friabile e non chiodabile. Brontolando ed imprecando, questa volta a voce alta, tanto l’amico ormai è lontano e non mi sente, avanzo lentamente e con molta cautela verso l’agognata cresta sommitale della Rocca. Qui finalmente, ho la possibilità di recuperare il compagno, di ammirare uno splendido tramonto, di rivolgere un pensiero di ammirazione ai primi salitori e di scambiare un interessante dialogo con alcune ... capre che mi stavano aspettando. All’arrivo di Eugenio, richiami di gioia, una stretta di mano ed un forte abbraccio concludono questa entusiasmante avventura, durata più di sette ore, che abbiamo voluto vivere assieme.
Aldo Barzaghi, Via delle situazioni precarie (© P. Agosti)
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