GP Magazine maggio 2022

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restano ancora sporadiche. Regista del cortometraggio è Stefano Amatucci. Le riprese sono state effettuate utilizzando un set di eccezione: la sede della Effezeta System - azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di zanzariere, avvolgibili e altri sistemi di protezione filtranti e oscuranti. L’azienda nasce nel 1999 a Sant’Angelo d’Alife, caratterizzandosi come officina artigianale. Oggi è diventata una grande realtà industriale, competitiva sul mercato nazionale e internazionale, con sedi operative a Sant’Angelo d’Alife, Roma e Milano. Il titolare, Raffaele Giardullo, guida la Effezeta System in sinergia con la moglie, Rosanna Izzo, costituendo con la sua compagna di vita un sodalizio professionale collaudato. L’imprenditore ha prodotto ben volentieri il progetto, essendo da sempre sensibile ai temi sociali. Per tre giorni, dunque, gli uffici e i reparti di produzione dell’azienda sono diventati un set cinematografico – accogliendo la troupe guidata dal regista Stefano Amatucci, Maria Grazia Cucinotta e gli attori, giovani promesse del cinema e del teatro italiano, che hanno partecipato alle riprese. Raffaele Giardullo e il suo team di collaboratori hanno preso parte attiva alla lavorazione, vivendo un’esperienza che va ad arricchire un percorso di vita e professionale significativo ed esemplare. Punto di forza dell’imprenditore casertano, infatti, è il suo impegno diretto, in “prima linea”: da artigiano a manager, una scalata che lo ha visto protagonista – senza risparmiarsi e senza spaventarsi di fronte alla fatica. Con grande umiltà, e restando con i piedi per terra, Giardullo ha costruito una realtà solida e caratterizzata dalla sinergia di tutte le componenti, dalla direzione all’amministrazione, dagli operai ai responsabili del marketing e della comunicazione. Una grande famiglia che lavora con una “vision” condivisa: la qualità del prodotto e il benessere delle persone.

Imprenditoria e impegno sociale sono un connubio che ha aperto la Effezeta System anche ad attività di tipo culturale e artistico: in quest’ottica è nata - quindi - la produzione del cortometraggio, che per Raffaele Giardullo non vuole restare un episodio isolato, ma costituisce soltanto l’inizio di un percorso che vedrà l’azienda sempre più protagonista di attività e iniziative che amplieranno i suoi orizzonti. D’altronde, la caratteristica della Effezeta è la ricerca costante dell’innovazione e della qualità nei suoi prodotti, che ha portato a riconoscimenti internazionali (Innovation Prize a Stoccarda, unica azienda italiana). Allo stesso modo, per la Effezeta System è importante partecipare a progetti come quello cinematografico e sociale di “Milena”, per contribuire alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi di particolare importanza. Maria Grazia Cucinotta ha scelto di appoggiare il progetto proprio per la sua valenza sociale e culturale, interpretando Milena con entusiasmo e rendendo il personaggio un nuovo simbolo del women power, della capacità e del talento declinato al femminile – con caratteristiche uniche di umanità coniugata a professionalità.

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COVER STORY

“Sicuramente il contatto con il pubblico. L’energia che ci si trasmette reciprocamente è qualcosa di impagabile. Amo anche follemente viaggiare e scoprire nuovi posti e culture musicali ma quando sei in Paesi completamente diversi come la Cina o India e ti accolgono per ascoltare la tua musicale è impagabile”. La parte più impegnativa? “I viaggi lunghi con i fusi orari! Non fai in tempo a riprenderti dopo l’esibizione che già devi ripartire. Purtroppo il periodo del Covid ha rallentato tutto e anche questa parte più impegnativa mi è mancata moltissimo”. Ti mantieni su un genere musicale o spazi? Come funziona? “Amo house, electro house e tribal house... quindi i miei set sono più o meno tutti su questo genere. Mentre quando non suono e devo ascoltare musicale mi piace spaziare amo la musica black, soul e pop”. Come si muovono i primi passi in questo mondo? Ci vuoi descrivere quali sono stati gli step che hai percorso? “Non c’è una regola ben precisa. Io venivo da un percorso se pur differente (il canto) sempre comunque incentrato sulla musica. Nel momento in cui ho iniziato a studiare produzione musicale e suonare in giro ho fatto la mia gavetta. Agli inizi non è facile è un settore abbastanza settoriale e soprattutto da donna ho subito spesso pregiudizi. Ma L’importante è avere passione e determinazione”. Le scuole, i corsi, le esperienze che tu suggerisci di fare ai/alle ragazzi/e che vogliono intraprendere questo percorso? “Sicuramente capire se lo si fa per passione o per 'moda'. Purtroppo ultimamente vedo troppa gente uscire dai reality e improvvisarsi dj. È importante studiare musica, sperimentare, formarsi e collaborare con altri produttori. Soprattutto cercare di mantenere sempre la propria personalità”. Quando hai capito che poteva essere un lavoro su cui puntare? “È venuto tutto in maniera molto naturale. Sicuramente l'ho capito dopo aver iniziato il mio percorso a Londra, ma la partecipazione al Talent 'Top dj' in Italia me lo ha confermato perché dopo quell'esperienza ho iniziato a lavorare davvero tanto anche nel mio Paese”. È più difficile per una donna oppure le donne hanno una marcia in più? “Sicuramente come in tanti settori c’è sempre del pregiudizio da superare, quindi è come se dovessimo fare il doppio per ottenere la metà. Sono fortunata perché ho sempre avuto l’appoggio e la stima dei miei colleghi, però soprattutto agli inizi non è mai facile farsi strada”. Quale panorama musicale è il più interessante, in Italia o all'estero? “Quando suono in Italia sono sempre molto felice ma sicuramente tantissimi posti all’estero hanno dei festival e un or-

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ganizzazione incredibile. Mi vengono in mente anche solo la Cina e l’America”. Hai viaggiato molto per lavoro? Dove è stato più bello lavorare? “I posti in cui mi sono divertita di più in assoluto sono stati la Cina e l’India. Hanno un’accoglienza incredibile verso gli occidentali (cartonati con il tuo viso, gruppi di fan sotto la consolle, ecc). I club sono enormi e già pieni alle 22.30 di sera. Hanno una grandissima voglia di divertirsi. Non vedo l’ora di tornarci”. Quanto è importante per te il look? Anche quando hai una serata in consolle… “Sicuramente l’aspetto è un’arma in più ma quando si tratta di esprimere qualcosa di artistico voglio sempre che venga messa come un 'plus'. Capisco che l’aspetto è la prima cosa che una persona vede ma molte volte porta dei pregiudizi come se una persona anche di aspetto gradevole non debba essere in grado di fare qualcosa. All’inizio del mio percorso cercavo di 'togliere', magari legandomi i capelli, vestendomi tutta di nero o mettendomi le sneakers per non dare troppo nell’occhio ed essere apprezzata solo per la musica. Da qualche anno mi sono detta 'basta voglio esprimere me stessa sempre al meglio di tutto e se devo indossare un top colorato appariscente con dei tacchi lo devo fare perché da donna mi fa sentire bene!'”. Quanto conta lo stile? Musicale e nel modo di presentarsi… “Sicuramente moltissimo! Lo stile musicale determina la tua personalità e quello che vuoi esprimere mentre nel modo di presentarsi rappresenta te come donna e come vuoi apparire”. Come definisci il tuo stile? “Nella vita in generale mi piace il 'semplice ma complesso' che cerco di avere anche nel mio stile”. Ci vuole un investimento iniziale? Quale strumentazione serve? “Ho iniziato con un controller piccolino per allenarmi, successivamente mi sono regalata una grande consolle per suonare anche in casa e diversi strumenti per produrre”. Come si fa a farsi conoscere? “Io cerco di utilizzare moltissimo i social e tenermi sempre attiva con i miei followers. Pubblico foto e video continuamente. I social sono una fortissima arma per arrivare alla gente. Ti danno la possibilità di far vedere costantemente la tua vita fuori e sopra il palcoscenico”. A cosa bisogna fare attenzione? “A non esagerare e cercare di godersi anche tanti momenti semplici con le persone care. Io appena posso scappo nella mia Sanremo perché mi mancano il mare e i miei genitori”. Qualche tuo consiglio per chi inizia: tre cose da tenere a mente che hai imparato facendo questo mestiere. “Perseveranza, passione, ascoltare i consigli di tutti ma agire sempre di testa propria”.


























IMPRESE & PROFESSIONI by Paolo Paolacci

WHATeECO L’eCommerce sostenibile Caterina Lotti e Benedetta Spattini ci parlano di WHATaECO, il loro eCommerce sostenibile che ha destato l’interesse dei media di settore e ottenuto il riconoscimento dalle Nazioni Unite nel perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Le abbiamo contattate, condividendo la loro visione e la loro lungimiranza per un futuro più consapevole. Provate a leggere, per credere

Che cos’è WHATaECO e perché questo nome? “WHATaECO è l’eCommerce sostenibile! Qualsiasi cosa tu stia cercando, su WHATaECO la puoi trovare, con la certezza che sia etica e sostenibile, il tutto su una piattaforma a impatto quasi zero. Il nome WHATaECO nasce da un’esclamazione di derivazione anglosassone ('What a…') coniugata al concetto di ecologia. 'Eco' richiama anche l’attività di e-commerce in senso stretto e, in italiano, lampante è il riferimento all’eco, inteso come risonanza che vogliamo dare al nostro progetto”. Com’è nata la vostra squadra operativa? “L’idea nasce da noi: Caterina Lotti e Benedetta Spattini. Entrambe già consumatrici consapevoli, eravamo alla ricerca di una realtà che potesse offrire tantissimi prodotti di uso quotidiano, già controllati e pensati per una vita più sostenibile. Abbiamo così iniziato ad approfondire tutti gli aspetti (inquinanti e non) del commercio elettronico, e pian piano WHATaECO ha iniziato a prendere vita. Oggi siamo affiancate da cinque collaboratori freelance che ci supportano nella comunicazione e nell’implementazione del sito”. Le due fondatrici di WHATaECO

Quali obiettivi volete raggiungere e quali quelli già ottenuti? “Dopo quasi un anno e mezzo di attività online, veniamo già considerati tra i primi eCommerce per la vendita di prodotti sostenibili in Italia, la nostra community cresce ogni giorno e conta già oltre 20 mila utenti. Abbiamo più di 3500 referenze in catalogo, più di 170 brand italiani ed europei e abbiamo concluso diverse partnership strategiche con app del settore. Sin dalla sua na-

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LIBRI by Mara Fux

bEPPE siGnori un CaMPionE è CaMPionE PEr sEMPrE Scrosci di applausi e calorosi slogan hanno accolto l’arrivo di Beppe Signori allo Stadio Angelo Sale di Ladispoli ove ad aprile si è tenuta la terza presentazione nazionale di “FUORIGIOCO: perde solo chi si arrende” libro autobiografico del celebre capocannoniere della serie A, edito da Sperling & Kupfer in cui con amarezza viene ripercorsa la triste vicenda giudiziaria legata al calcio scommesse conclusasi solo a giugno del 2021 con la piena assoluzione dopo oltre dieci anni di procedimenti legali. Accuse infamanti finalmente spazzate via dalla cosiddetta formula piena “perché il fatto non sussiste” che hanno comunque letteralmente distrutto la carriera professionale del calciatore, tramutando subitamente in fango gli allori conquistati come attaccante nel Foggia, nella Sampdoria, nel Bologna e nella Lazio. Oltre alla giornalista Francesca Lazzeri, padrona di casa e organizzatrice dell’evento, ad affiancare il Campione nella presentazione del libro sono intervenuti Antonio Buccioni, Presidente della Polisportiva S. S. Lazio nonché memoria storica di fatti e accadimenti bianco celesti dal lontano 1965; lo scrittore Fabio Argentini autore di ben

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16 “biografie” della Lazio; il dirigente ASI Alessandro Cochi nonché il sociologo Luca Aleandri. Intensa la commozione sugli spalti ma non minore quella percepibile dalle parole dei relatori, fortemente coinvolti dal valore di un uomo cui in un batter di ciglia è stato rubato tutto ma che consapevole della propria innocenza ha lottato oltremisura per la riabilitazione della propria dignità. Ospite a sorpresa del lunghissimo firma copie che per ben due ore consecutive ha letteralmente “inchiodato” Signori al corner degli autografi e dei selfie, un inaspettato Sebino Nela la cui affettuosa presenza ha degnamente concluso un evento sportivo considerabile un autentico fiore all’occhiello della cittadina costiera.

Beppe Signori con Sebino Nela

Antonio Buccioni, Mara Fux e Beppe Signori

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LIBRI

idEE da lEGGErE E da non PErdErE Lisa Bernardini sono diversi anni che ci accompagna piacevolmente tra le pagine del nostro magazine in una rubrica che si chiama "L'occhio di Lisa". Classe 1970, è toscana di nascita e romana d’adozione. Giornalista pubblicista della Stampa Estera in Italia; iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Lazio. Collabora attivamente con numerosi luoghi on line e pubblicazioni cartacee (ha rubriche culturali fisse in altri magazines di cultura e spettacolo), ed è Presidente dell’Associazione Culturale “Occhio dell’Arte APS”. I suoi campi specifici di afferenza sono per lo più (ma non solo) il Cinema, la Musica, la Letteratura e le Arti visive. Si occupa di Comunicazione e di Pubbliche Relazioni, ed è ideatrice di format culturali nazionali dedicati al variegato contenitore della Modernità. Le sono particolarmente cari i temi e le battaglie provenienti dal mondo femminile. "Tu ce l'hai Peter Pan. Appunti di viaggio in un tempo difficile" è il suo primo libro di interviste.

Flippo De Masi nasce a Roma il 7 giugno del1967, figlio del grande compositore Francesco De Masi. Ha diretto molte trasmissioni sulla RAI tra le quali Voyager di Roberto Giacobbo. Nel 2020 esce il suo libro "Che fantastica storia è la vita". Nel 2021 Firma la regia del programma Bellissima Italia, alla sua seconda edizione, condotto da Fabrizio Rocca e de Il Provinciale di Federico Quaranta, in onda da settembre 2020 su Rai Due. Adesso c’è questo thriller “Le case hanno gli occhi” che farà parlare di sé.

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LIBRI by Marisa Iacopino

Maria dElFina toMMasini

lEbEnsborn la FabbriCa di baMbini “NN di SS - LEBENSBORN”. L’accostamento di due acronimi inquietanti, accanto a un sostantivo che letteralmente significa “sorgente di vita”. E’ il titolo del nuovo romanzo di Maria Delfina Tommasini, edito da Progetto Cultura, in cui si narra dell’aberrante programma del Terzo Reich per elevare la purezza del popolo tedesco. L’autrice ci conduce dentro una storia di cui forse la Storia non ha sufficientemente scritto. Le abbiamo chiesto di anticiparci qualche curiosità

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Dopo “La contessa di Salasco”, intraprendente donna del Risorgimento, ancora un romanzo storico, stavolta ambientato in Norvegia. Cos’è il “Lebensborn”? “Il Lebesborn è uno dei progetti nazisti più segreti e terrificanti fondato da Heinrich Himmler il 12 dicembre 1935. Il tasso di natalità in Germania era diminuito e l’obiettivo era quello di invertire questa tendenza. Si decise perciò di far accoppiare donne ritenute ”ariane”, quindi razzialmente pure, con ufficiali tedeschi. Il Lebensborn ha fornito sostegno alle future madri dando loro mezzi e cure per far nascere i bimbi in tranquillità e sicurezza. I bambini, poi, il più delle volte, venivano strappati alle madri e germanizzati”. “NN di SS” era un codice per riconoscere i nati da questo programma, o il titolo del libro è frutto di fantasia letteraria? “Sul titolo abbiamo lavorato parecchio, nessuno soddisfaceva a pieno né me né l’editore. Parlandone con mio marito, gli è nata l’idea di accoppiare questi due acronimi che certamente possono intrigare. NN deriva dall’espressione latina Nomen Nescio, nome non conosco, SS sta per Schutz-Staffel, acronimo del famigerato corpo tedesco di milizia speciale”. Qual è stata la difficoltà maggiore per le ricerche, il reperimento delle fonti? “Devo dire che la curiosità di indagare sul progetto Lebensborn è nata leggendo un trafiletto di un quotidiano, da qui le varie ricerche: libri, film, internet. Ho dovuto servirmi anche di testi tedeschi tradotti in inglese e non nascondo la difficoltà. La storia dei miei protagonisti si intreccia con la Storia, quella con la S maiuscola”. Trovi similitudine tra la guerra e la propaganda di allora e le narrazioni propagandistiche della guerra in questo tragico momento storico? “La propaganda bellica ha solo cambiato forma e modi. Quella di oggi è una guerra che le immagini ci fanno vivere minuto per minuto, così come partecipiamo in diretta alle storie di chi fugge e al loro sgomento. Certo, quando ho cominciato a scrivere, non credevo che l’argomento potesse essere così attuale”. Oggi che torna lo spettro dell’arma nucleare, attraverso il tuo libro scopriamo che i nazisti sono stati a un passo dall’atomica. Si può affermare che il mondo sia stato salvato dalla resistenza norvegese? “In effetti i nazisti ci provarono, ma non arrivarono mai

a risultati concreti e la resistenza norvegese ha avuto la sua parte. In seguito, i tedeschi si dedicarono solo alla realizzazione di un reattore nucleare per la produzione di energia. Se fossero riusciti a realizzare la bomba atomica, non so se oggi si potrebbe parlare di questa storia. Nella conferenza di Yalta del febbraio 1945 fu il presidente Roosevelt a dichiarare che gli americani stavano studiando e lavorando alla costruzione di una bomba atomica.” E degli ABBA, possiamo anticipare qualcosa? “Gli Abba sono stati una sorpresa, per me come spero lo siano anche per i lettori. In particolare il passato di AnniFrid Lyngstad. Non svelo altro!”. Si conosce il destino dei bambini nati dal programma LEBENSBORN? “Parecchi di questi bambini sono stati sterminati, altri sono impazziti, altri ancora dati in adozione a coppie tedesche; tutti i sopravvissuti hanno comunque avuto seri problemi di natura psicologica. Si reputa che circa 250.000 bambini furono rapiti e inviati in Germania da alcuni dei paesi occupati. In Norvegia ne sono nati circa 10.000. Le donne norvegesi furono discriminate e perseguitate dopo la liberazione, quasi che il loro corpo fosse stato esso stesso territorio ceduto al nemico”. Questi individui, ormai adulti, hanno ottenuto le scuse dal governo norvegese? “Solo nel 2018, il primo ministro Erna Solberg è stato portavoce delle scuse ufficiali del governo a queste donne e ai loro figli”. Ancora qualche spigolatura riguardo questo libro? “Sì, la prima è che si tratta di un romanzo dalla struttura circolare. Ho voluto che la storia iniziasse e finisse nel nostro Paese. La seconda curiosità è che non c’è un mio libro dove non inserisca un animale. Qui sono addirittura due: il gatto Belize che avrà una funzione fondamentale per lo snodo del racconto e il pesciolino Verblasst, che significa sbiadito, per via del suo colore rosso stinto, che ho umanizzato”. Quali, i tuoi progetti letterari futuri? “Diversi. Il primo è un libro di genere fantasy scritto con Giuseppina Mellace. Poi dei nuovi racconti incentrati sulla figura del commissario Bruno Mascioli che indaga in terra di Tuscia. E ancora, un romanzo dove fra i protagonisti c’è la Garbatella, quartiere che ben conosco perché vi ho frequentato il liceo. E poi si vedrà…”.

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È il fondatore della Compagnia Nazionale di Danza Storica e un maestro di ballo tra i più noti nel nostro Paese SPETTACOLO by Antonio Desiderio

nino GraZiano il “PadrE” dElla danZa storiCa Sei un personaggio super conosciuto e vorremmo farti conoscere meglio dal nostro pubblico. Raccontaci di te. “Mi sono avvicinato al mondo dello spettacolo da bambino quando conducevo un programma per bambini nella radio privata del mio paese d’origine (Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania) e da quel momento per tutta l’adolescenza fino ai 18 anni, ho fatto il dj in discoteca, ho presentato serate di piazza, concerti, concorsi di bellezza e conduzioni per delle Tv private. Ho iniziato ad amare la danza ed il ballo dopo aver seguito da ragazzo lo storico programma Rai 'Maratona d’Estate', ideato e condotto da Vittoria Ottolenghi. E così che a soli 18 anni esordisco come regista e conduttore del 'Gala della Danza' e del 'Festival Internazionale del Ballo' in contemporanea al mio primo contratto Rai (sempre a 18 anni) da conduttore del programma 'Qua La Mano' per la regia diretto da Roberto Carnevale e da attore per la sigla del programma 'Una Festa per il Teatro' condotto da Pippo Baudo. L’anno dopo, durante un viaggio in Scozia, ho partecipato ad uno Stage dedicato alle 'Scottish Country Dance' e alle 'Danze Sociali' che costituirà l’inizio della mia attività con le Danze Storiche. Nel 1989 mi sono trasferito a Bologna, per iscrivermi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in 'Discipline delle Arti Musica e Spettacolo' dove, nel 1990, la Professoressa di Storia dello Spettacolo tentò un esperimento: un seminario pratico/teorico sulle danze sociali dell’epoca col quale mettere in pratica e approfondire i risultati delle ricerche in atto. Da quell’esperimento di Eugenia Casini Ropa sono ini-

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ziati i miei primi dieci anni di ricerca (insieme ad altri appassionati) in cui allo studio approfondito dei manuali, alle affascinanti trascrizioni coreografiche, alla pratica, ho abbinato l’allestimento di spettacoli e performance, la collaborazione organizzativa di eventi conviviali a tema ottocentesco, la stesura della mia Tesi di Laurea, le prime collaborazioni all’Università di Bologna e ho soprattutto sviluppato la definizione di 'danza storica' quando all’epoca gli studiosi preferivano parlare di 'danza sociale', 'danza di società', 'danze di Corte', 'early dance' o, più nello specifico, 'medieval dance', 'baroque dance', 'regency dance' io definivo in quegli anni la 'danza storica', come il sistema coreico (teorico-pratico) fondato sui Manuali reperiti prevalentemente in Europa a partire dallo scritto di Domenico da Piacenza 'De Arte Saltandi et Choreas Ducendi' (databile 1445-1447) in poi. Comincia così l’ascesa che mi porterà a costituire la attraverso cui ho messo in scena, con il mio corpo di ballo formato da danzatori professionisti, una serie numerosa di spettacoli e di attività associative di Gran Balli in costume, Tè Danzanti, corsi di danza storica, stage, conferenze, mostre e Gran Balli delle Debuttanti, con l’obiettivo appunto di promuovere la danza storica”. Sei un grande studioso della storia e questa tua passione ti ha condotto fin qui fino alla creazione della Compagnia Nazionale di Danza Storica. Parlaci di questa realtà e come è nata questa idea... “La Compagnia Nazionale di Danza Storica da me fondata e diretta è un’associazione culturale che si occupa dello studio e












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