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AL DI QUA DEL FIUME

Oggi sarebbe possibile vivere in un villaggio operaio?

Il romanzo "Al di qua del fiume” di Alessandra Selmi racconta la storia della fondazione del villaggio operaio di Crespi d'Adda in provincia di Bergamo , mettendo in evidenza lo stile di vita delle persone dell'epoca.

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Paragonando il modo di vivere dei personaggi del romanzo con quello della popolazione d'oggi, è percepibile la difficoltà nel vivere in un villaggio come quello di Crespi durante questi anni.

Innanzitutto oggi non sarebbe possibile la presenza di un villaggio operaio perché le condizioni di vita che offrirebbe sarebbero troppo limitate rispetto alla mentalità odierna. Al tempo per le persone trovarsi "al di qua del fiume” era un lusso perché qui trovavano tutto ciò di cui avevano bisogno: il medico, una casa, un posto di lavoro, una scuola, la chiesa. Sono tutti elementi che coloro che si trovavano a di là del fiume potevano solo sognarsi. Al giorno d'oggi trovarsi in un villaggio come quello di Crespi, senza poter uscire per gli stretti legami con l'azienda, non sarebbe la scelta più efficace per il benessere della società. In questi anni le persone hanno bisogno di dinamicità e uno stile di vita in un luogo come quello di questo romanzo risulterebbe monotono: anche solo prendere l'auto, il treno, l’autobus o la bici per recarsi sul posto di lavoro crea del dinamismo durante una giornata. Inoltre oggi la collettività ha un'estrema voglia di scoprire e di mettersi in contatto con il mondo esterno; il desiderio di conoscere aumenta la curiosità e alla lunga porterebbe a disprezzare quello che si ha al di qua del fiume. Tutto questo è legato al progresso: i bisogni che c'erano all'epoca sono ben diversi da quelli attuali; a quel tempo per il popolo non c'era quasi nulla oltre al lavoro, a differenza di oggi. La popolazione odierna soffrirebbe trovandosi in un villaggio operaio come quello di Crespi perché necessita di più dinamismo e ha troppa voglia di conoscere il mondo che la circonda per limitarsi a vivere al di qua del fiume. In secondo luogo al giorno d'oggi non sarebbe possibile vivere in un villaggio come quello di Crespi perché è un ambiente che offre un limitato numero di opportunità. Nella scuola del paese venivano insegnate le tecniche di lavoro per l'azienda e il cotonificio perché era quello a cui si poteva aspirare. Coloro che, come il personaggio di Emi- lia, erano molto intelligenti e portati per l’ambito imprenditoriale non avrebbero potuto ampliare le proprie conoscenze. Al tempo la possibilità di avere questo tipo di istruzione non era da denigrare perché non tutti potevano studiare o avere un posto di lavoro assicurato. Al giorno d’oggi, però, questo sarebbe un problema perché l’istruzione e la carriera lavorativa hanno una certa importanza, si punta in alto per un futuro migliore e un villaggio operaio non offre queste possibilità. Se il personaggio di Emilia si fosse trovato ai giorni nostri, sicuramente non si sarebbe limitata a vivere in un ambiente del genere: con le sue capacità avrebbe puntato a studiare nelle migliori università, magari anche allontanandosi dalla propria famiglia, per poter ottenere un lavoro più prestigioso con cui garantirsi un buon futuro. Infine non sarebbe possibile vivere attualmente in un villaggio operaio come quello di Crespi d’Adda perché non si potrebbero separare la vita privata da quella lavorativa. Durante la lettura del romanzo si percepisce un senso di familiarità tra i personaggi, soprattutto tra Cristoforo Crespi (il fondatore del villaggio) e i suoi dipendenti. L’imprenditore era molto interessato e preoccupato per loro come se fossero tutti un’unica e grande famiglia. Al giorno d’oggi risulterebbe opprimente vivere in un villaggio in cui la vita lavorativa e quella personale coincidono, mancherebbe un po’ di riservatezza. Spesso al lavoro si tende ad essere riservati e in un contesto del genere sarebbe impossibile. Inoltre risulterebbe stressante vivere nello stesso posto in cui si lavora; certe persone oggi non vedono l’ora di tornare a casa per staccare la mente dalla sfera lavorativa, vivere in un villaggio operaio non lo renderebbe possibile. A Crespi tornare alla propria abitazione significava vedere l’azienda fuori dalla finestra e pensare ai propri incarichi anche quando non si vorrebbe.

In conclusione vivere in un villaggio operaio oggi non sarebbe possibile per la voglia di conoscere il mondo che aumenta sempre di più, per le limitate opportunità di studio e carriera lavorativa che offre e perché non consentirebbe di separare la vita privata da quella lavorativa. Vivere in un ambiente come quello non garantirebbe il benessere della società.

Serena Antonelli, 4°A AFM

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