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Anno IX • n° 26 • VENERDI’ 27 GIUGNO 2008
Settimanale • € 0,02 Copia Omaggio
STRANGOLATA NELLA CASA FAMIGLIA
E' stata trovata nuda per terra nel suo appartamento di via XI Febbraio, in pieno centro a Cremona. In Italia dal 1996, Patricia aveva 22 anni ed era madre di un bimbo di 2. Lavorava in una cooperativa di pulizie. Il padre ed i colleghi: «Seria e coscienziosa. Amava il suo lavoro». Sospettato l'amico Tamoil, a chi la colpa?
Energie alternative in primo piano ▲
a pagina 4
Comune
1.200.000 euro: gli incarichi esterni ▲
a pagina 6
Cerchi casa? Alcune proposte scelte per voi ▲
a pagina 39
A pagina 3 Economia
L'inchiesta
Cremona da migliorare: le ferite aperte della città a pagina 8-9
Chiude i battenti la Banca d'Italia ▲
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La colpa morì fanciulla perché nessun la volle. Non la vuole la Tamoil che tramite i propri avvocati manda a dire che l’inquinamento da idrocarburi, presente nell’area prospiciente la raffineria, non è attribuibile all’attuale proprietà. La colpa non la vogliono le amministrazioni locali, il Presidente Torchio a luglio dello scorso anno, quando scoppiò il Caso Tamoil disse: ”Se mi indagano me ne vado”, di colpa men che meno ne vuole sentire parlare il Comune. Non la vogliono l’Asl e nemmeno l’ARPA (l’Agenzia regionale per l’ambiente). Né possiamo incolpare le canottieri per esser lì dove sono. Non sarà mica colpa di noi cittadini? Forse. Se una responsabilità abbiamo è quella di non essere capaci di riconoscere la dimensione e la gravità del problema e fare un’adeguata pressione sulla politica, sugli amministratori e magari sull’Azienda stessa, rivendicando il diritto alla salute. Noi siamo l’opinione pubblica, che ha un grande potere che può incalzare ma anche sostenere chi sta cercando una possibile soluzione, a una sola condizione, essere in tanti. Forse non è un caso che la lettera degli avvocati della Tamoil sia uscita all’indomani della nascita del Comitato Anti-Inquinamento che raggruppa varie associazioni. Certo è che il problema esiste, è venuto a galla ed è grave. Deve essere risolto nell’interesse di tutta la comunità. E’ un dovere di ognuno. La Tamoil ha messo le mani avanti… il problema nasce prima di noi quindi non venite a presentarci il conto. E’ possibile bonificare l’area con sufficienti garanzie per il futuro, ma quanto costa? “ Centinaia di milioni di euro” dice il Sindaco. Come a dire che solo la Tamoil può sostenere l’onere. Il Sindaco Corada sta lavorando per questo obiettivo: convincere Tamoil ad accollarsi il costo, preservare l’occupazione e bandire la parola “delocalizzazione”. Do ut des. E’ scegliere un male minore, un obiettivo realistico, di uno che sta con i piedi per terra. Per tutelare, invece, veramente la salute dei cittadini, intraprendere una durissima battaglia verso gli organi preposti al fine di far cessare definitivamente l’inquinamento del suolo e dell’aria, recuperare le risorse per la bonifica, trattare con gli imprenditori per la salvaguardia dei posti di lavoro, e magari guardare al futuro… sarebbe necessario armare il nostro primo cittadino, chiunque sia o sarà, con un fortissimo consenso e un granitico sostegno da parte di tutta l’opinione pubblica. Do ut des. Aldemario Bentini
Legambiente
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Risparmiare salvaguardando l'ambiente: in un convegno Coldiretti promuove la filiera corta - A pagina 15