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CREMASCO Il
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VENERDI’ 30 APRILE 2010 • Supplemento settimanale al n° 17 de "Il Piccolo Giornale"
NONOSTANTE IL VOTO (QUASI) COMPATTO
€ 0,02 Copia Omaggio
BILANCIO, PROVE DI ROTTURA NEL CENTRODESTRA L’OSPITE
La Rivoluzione Liberale: l’anomalia italiana
N
Pd di Vaiano e plateatico Chi sporca, paga per tutti
Il 1° maggio in piazza Duomo
LA PIÙ TRISTE “FESTA DEL LAVORO” 2.200 IN CASSA, 150 ORMAI A CASA
Crema, a pagina 17
Per lavori alla struttura
L’Università resterà chiusa almeno fino a settembre. Disagi
• Il mondo è pieno di imbecilli. E, quindi, non mancano neppure a Crema. C'è un tizio o più tizi che, probabilmente in una sola notte, hanno lordato la stele in onore dei martiri delle foibe in piazza Istria e Dalmazia, la saracinesca della farmacia del sindaco Alcune scritte Bruttomesso in via Verdi e la solita sui muri della città porta d'ingresso della sede della Lega in via Tensini. Se lo (o li) beccano, una punizione esemplare sarebbe questa: metterlo (li) a pulire tuti i muri della città dalle scritte. A sue (o loro) spese, ovviamente.
Iscrizioni: snobbati i tecnici
Allarme diabete: 6mila prestazioni Un anno record
Perché i Licei e i professionali sono i preferiti?
Crema, a pag. 19
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Crema, a pag. 18
• Non sappiamo chi ha fatto la legge a Vaiano: un partito politico, un'associazione o un ente che mettono in piedi la propria festa, devono pagare un costo per l'occupazione di suolo pubblico. Anche se chi lavora alla riuscita della manifestazione non si mette un euro in Una festa dell'Unità tasca, ma lo fa per un ideale nobile: nel Cremasco un'idea politica (Pd o Lega che sia), sociale (come donare il sangue), sportiva (assicurare i quattrini a una società che impegna i giovani in un'attività che li tiene lontani da cattivi maestri e da cattive strade). Il mondo va proprio alla rovescia. Se un privato organizza una festa dalla quale trae un guadagno (o una perdita, sono rischi suoi), è comprensibile che paghi il comune per l'occupazione di un suolo che è pubblico. Ma far pagare lo stesso suolo all'Avis o alla Pianenghese, piuttosto che al Pd, al Pdl o alla Lega - i cui soci o militanti lavorano per una causa comune - ci sembra davvero un principio balzano. Se poi pensiamo che sono proprio queste le feste che d'estate sostituiscono la nullità dei programmi comunali.
Malati molti giovani
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ei recenti mesi è stato dato ampio spazio sui mezzi di comunicazione sia all’affermazione dei Liberali Tedeschi, FDP, nel corso delle elezioni dello scorso settembre, sia al sorprendente consenso, 61% degli intervistati, raccolto da Nick Clegg, leader dei Liberali anglosassoni, nel corso del dibattito televisivo in cui si confrontava con i leaders dei Conservatori e dei Laburisti. Due fra i maggiori paesi europei stanno dunque premiando le formazioni politiche liberali, segno evidente che incominciano a venire al pettine i nodi irrisolti delle dottrine politiche socialdemocratiche e cristiano conservatrici, dottrine che non sono state in grado di affrontare il cambiamento profondo del tessuto sociale e le crisi endemiche del sistema economico globalizzato. Il pallido tentativo di liberalismo democratico, la “terza via” ipotizzata da Ugo La Malfa, costituiva un progetto capace di togliere l’Italia dalla morsa letale dei blocchi cattolici e marxisti, morsa che se da un lato rendeva lo stato eccessivamente presente nella società, dall’altro favoriva la nascita nei cittadini di un individualismo gretto ed una tendenza a violare quella pletora di leggi e leggine che lo stato via via imponeva. Stato il nostro in cui è diffusa fra i cittadini la mancanza di senso civico, un paese in cui le file per l’autobus sono odiate, in cui ci si arrangia, un paese di camaleonti che si adattano ad ogni situazione e ad ogni padrone, cittadini spesso incolti, bigotti, un paese in cui la burocrazia la fa da padrona, insomma un Italia trasformista e gattopardesca. L’Italia è paradossalmente un paese in cui lo stato è presente in modo invasivo nelle libertà degli individui, uno stato non al servizio dei cittadini ma viceversa, in cui la politica diventa strumento di interessi personali e non collettivi, un paese che ha bisogno di una rivoluzione liberale per poter entrare nella modernità, un paese che deve chiedere ai suoi cittadini un riscatto morale, che deve pretendere il rispetto delle regole per salvaguardare la libertà dei singoli e per creare quella società civile di cui tanto si parla ma che è ancora al di là da venire. Un rivoluzione liberale che parta dal basso, dal comportamento etico dei singoli nella collettività, dalla creazione di una nuova classe politica che sappia coniugare il maggior rispetto delle regole con meno burocrazia, una classe politica che può formarsi attraverso elezioni comunali finalmente liberali, sollecitando l’impegno dei giovani e che accantoni coloro che hanno confuso coscienza religiosa e coscienza pubblica, interesse privato ed interesse pubblico, ideologia e stato, elezioni comunali che vedano i partiti tradizionali farsi da parte per consentire ai cittadini di divenire protagonisti responsabili del futuro e del cambiamento del nostro paese. Enrico Tupone tuponee@alice.it
Il sovrappasso è stato stralciato dal conto economico. Sull’area degli Stalloni è stata rivoluzionata la proposta di sindaco e giunta. Sul sottopasso? Sì, con molti “mal di pancia”
Crema, a pag. 21
OPINIONI - Chi dice che andare a cavallo è uno sport solo per ricchi? C'è chi, ovviamente, non è d'accordo e spiega il perché - A pag. 20