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TRA FRANCESI 5PACìNOLI E T URCII I
Note Ca Pi Tolo Primo
1 Per avere un'idea di qwmlo amp ia fosse !"indifferenza dei ceti popolari e dei suddit i in genere ve rso la dinastia aragonese è suftìcìente ric o rdare la brevità del le operazioni per la conqu ista cie l i' in tero Regno. Ricorda D. AHULM IA, i re[l,ni del Medùerran eo occidentale dal /200 al 1500. La lotta per il dominio. Bari l 999, p. 249. che nel 1495 i Francesi:'· entrarono nel regno di Napo li ne l febbraio il 24 febbraio ... Carlo VlJT fece il suo ingresso a Napol i... Con Car lo a Napoli e Fem111dino ad Ischia g li aragonesi persero gran parte del paese. anche se alcune lontane città resistettero ai francesi. Eppure la posizione di Carlo non era così sicura come il suo trionfale ingresso a Napol i poteva forse far pensare; i l regno di Napo li era cli gran lunga il più vasto Stato italiano e il conu·ollo delle zone più lontane era sfuggito a molti dei suo i predecessori ·'. E che l'imbe ll e collas so dipese molto dalla estranei tà delle popolazione alle sorti della dinastia lo conferma da un lato l'es istenza cli un discreto apparato militare che avrebbe nella circostanza potuto egreg iamenLe difendere il regno, e dalra.lu o dalle violente insurrezioni innescale dall'arrivo dei Francesi. Circa la prima giustamente ril eva l'Ajello, // problema slOrico del Me-;:, z of!,iomo. L'anomalia socio isritu -;,ionale napoletana dal cì11q11ece11to al sette<;ento, Napoli 1996. p. 5 I , che: ·'... è difficile negare la capacit~t di armamento terrestre e marillima dimostrata dagli ultimi Aragones i ed indicata da molte fonti: ad esempio la flotta di 96 vele allestita sono Alfonso rr nel 1494 e composta di 45 galee. e l'esercito pre sente a San Germano nel febbraio del 1495 di cui parla Giul iano Passm·o. Vero è che scarse furono le capac ità di re s istenza di fron te all'esercito francese d i Carlo VIII: ma non seppero far meglio g l i altri principi e g li a ltri eserc iti ita lian i.". li che è senza dubbio esatto ma i loro S tati avevano dimensioni e potenzial ità socio-econom iche ben minori: quanto a San Germano, dove s i è concentrata la difesa napoletana. precisa P. PTERI. il Ri11ascìm e 1110 e la crisi militare italiana. Tor i no 1952. p. 337, che:'' ... i l 9 febbraio il re di Francia fa assa lire il cas tello di Monte San Germano ... dopo quattro ore di bombardamento sono ape1te tre brecce e tre colonne montano ardi tam ente all'assal to. In meno di un'ora la posizione è conquistala e il presidio cli quasi 700 uomini ... massacrato. "Circa l'insorgenza lo stesso au tore non manca di far notare. a p. 336. che appena pochi g iorni prima della tragedia di Monte San Germano: ·· tutto l'Abru zzo con una rapidit à cd un·unanimità impressionante si solleva in favore dei Francesi. e una turba di forse 15.000 contadini. avida di novità e di sacchegg io. si unisce a i v in citori ...".
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i In merilo cfr. A. ROVIGIH. L'occide111e cristiano difiv111e al/'(4fe11siva del turco in Italia nel /480-1481: aspelli 111ilirari. in Orranco 1480. Alli del conv. inter. V Centenario, Otranto 19-23 maggio 1980. Lecce 1986. vo i. I pp. 74 -13 5. Ed anche V. ZACCll!NO La guerra di Otranro del 1480-1481 , opera-;.ioni strategiche e militari. in Ani cic., voi. TI, pp. 265-3)9.
' Un signilìcativo riscontro della in suffic ienza rnilitare del regno di Napoli souo la dinastia aragonese può ravvisars i nell'entità del s uo 'eserci to· , che all'apice non oltrepassò mai i 3000 uomini a cava ll o più un numero imprecisato di fanti che in reallà emno dei semp lici contad ini riciclati alla megl io. Un progetto di potenziamento fu redatto da Orso degli Orsini in torno alla metà cie l XV secolo, ma in pratica 1imase lettera mo1ta per i l costo non compatibile con le disponibilità de ll a corona. A l ri guardo cfr. P. P!ERI. // ';Gorer110 er exerc itio de la militia" di Orso degli Orsini e i Memoriali di Diomede Carafa. in Archivio Storico Napo letano XIX. I 9 I 3. p. I 07 e sgg.
Cfr. A. T.H. MAHAK. L'h!/luen-;.a del potere marittimo nella storia risi. Roma I994. pp. 62 -64.
5 G. PARKF.R. La rirnlu::.ione miliwre. Le ù11101 1a::. ìcmi milìwri e il sorgere del/ 'Occidente. Bologna 1989 , p. 23, ricorda che sign ificativamente. quasi in prev isione del reiterarsi dell'evento, nel: " ... 1478 il senato veneziano ebbe a dichiarare che "le gue rre di oggigio rn o so no innuenzate più dalla potenza delle bombarde e dell'artiglieria che dagli uomini d'armi" e si mise frenetirnmente adacquis tare armi da fuoco. Altri stati segu irono rap idamente r esempio di venia e ne ll o spazio di poch i mrni l' in vasione francese finì per essere considerata un fattore decis ivo cieli' innovazione mil i tare :·.
6 Da P. P IERJ. // Rùwsci111en1U .... c it.. p. 377. Da ciò l'aspetto più grave de trinlcra vicenda è l' inusitata al lea nz a di fatto tra Venezia e la Francia. l n merito C. MANFRONI. Storia della marina italiana. Roma 189 7. vo i. IIL p. 2 11: ''L'a lleanza di B lo is. che colla stor ia marinare sca sembra a tutta prima che non abbia molta relazione, fu in vece la causa prima delle rinnovate invas ion i dei Turchi. Po iché, non appena fu noto il trattato. col quale Venezia e il re Luigi si st rin geva no in lega per la conquis ta e lo smembrame nto del ducato di Milano co l tacito consenso del Papa. che più tardi entrò apertamente nell'alleanza, gl i allri princ ip i inv iarono mes si e legat i a Costantinopo li per indurre il sultano Baja ze t ad assalire Vene zia. Secondo quel che afferma il Sanuto, il re cl i Napo li avrebbe prefer ito veder a Taranto i Turchi piuttosto che i Veneziani; ai Fiorentini la ven uta dei Turchi se mbrava indispensab il e per liberar:;i cleJl'occupazione venez iana a Pi sa: al duca di Mj lano poi l'aiuto cli Bajazet sarebbe tornato oppo rtunissimo pe r stacca re Venezia dalla Franc ia .''.
7 È eia no tare che nel .1484 dopo la liberaz ione di O tranto i Venezian i attuarono un primo tentativo di appropria rsi dei porti pug liesi, sbarcando a Gallipoli ed occupandola: il cas tellano ch ie se urgen tem e mc a l Re l'i nvio di artiglieri e d i rin forzi. che il Re prontamente prom.i se e mandò. sebbene inutilmente. Venezia concepì l' i mpresa oltreché sotto il profilo comme rciale, anche e sop rattutto quale diversivo mi litare per costringere i l Re di Napoli ad abbandonare i l duca d i Ferrara, suo alleaw in g uerra con la Repubb li ca. dovendosi [
lNGEG NO E PA URA TRENTA SECOLI DI FORTifl CAZION I IN ITALIA
occupare della difesa del Regno. Nella circostanza una potente squadra agli ordini del Capitano Generale Giacomo Marcello fu spedita ad assaltare Monopoli. Manfredonia e Gallipoli. li 7 maggio le forze venete sbarcarono a poche miglia da Gallipo li ed avviarono immed iatamente le operazioni d'assedio, essendosi rifiutata la città d'arrendersi . Al terzo furibondo assa lto, nel qua le perì lo stesso Marcello, la città fu presa con il conseguente saccheggio. Non risulta tuttavia dalle cronache dell'epoca che il castello con le sue artiglierie abbia sostenu to un ruol o attivo nella difesa della stessa. Si può però accettare l'ipotesi che le sue armi riuscirono ad evitare l ' attacco anche dalla zona orientale (scirocco) dove le mura ancora non erano terminate. La vicenda non ebbe ulteriore segu ito.
Dieci anni dopo, in vece , la dinastia aragonese fu costretta ad implorare quasi mendicare l'aiuto degli altri Stati ital iani per scacc iare i Francesi di Carlo VTTT e recuperare così la corona. Venezia fu tra questi e non perse l'agognala occasione per farsi affidare a titolo di pegno. quindi fino a ll a restituzione delle spese da lei sostenute in operaz ioni militari, le c ill à fortezze di Brindi s i. Trani ed Otranto nel 1496, raggiungendo con la loro occupazione un traguardo da tempo ambito. Al 1iguardo cfr. F. Russo, La difesa costiera del Regno di Napoli dal XVI al XJX secolo, seconda edizione, in corso di stampa, voi. I.
9 Da P. PrER J, Il Rinascimento , cit., p. 308, nota n° I. Per ulteriori approfondimenti cfr. G. COGO, L'ultima invasione d ei Turchi in Italia in relazione alla politica europea dell ' estremo quattrocento. in Alli della R. Uni versità di Genova, voi. XVTI, Genova 1901.
10 Da P. P1 ERI, // Rin ascimento , cit., p. 308, nota n° I. Per ulteriori approfondimenti cfr. MALPrERO. Annali Veneti , in Arc h. Stor. It., 1843, tomo VrI, parte T , pp. 69 e sgg.; ed anche SABELLICO, Historie venetiwze. tradotte da L. DOLCE, Venezia 1544; ed ancora F. MusoNr, Sulle incursioni dei Turchi in Friuli. Udine 1890: ed infine A. DE PELLEGRINI, Timori dei Turchi in Friuli durame la guerra di Cipro, Pord enone 1922.
11 Da P. PIER!,// Rinascimento ... , cit.. p. 389 , nota n 2. Al riguardo cfr. F. MUSONI, Le ultime incursioni dei Turchi in Friuli, in Atti dell'Accadem ia di Udine, Udine 1894. serie ili, pp. 99 - 123.
12 Circa le operazion i di riconquista della città di Otranto e le probabili conseguenze su ll' evo luz ione della fort ifi cazione cfr. L. MAGGIOROTTl, Le origini della fortificazione bastionata e la guerra di Otranto, in Ri vista d'Artiglieria e Genio, Roma 193 1, pp. 11-19.
13 Sc1iveva il 23 seuembre del 1453, pochi mesi dopo la conquista di Costantinopoli Enea Si lvio Piccolomini. futuro papa Pio li, dando prova di straordinaria sagacia e lungimiranza: " E certo, poiché non ci scuoti amo né cambiamo costum i. egli sfrutta la sua vittoria: invade tutte le Cicladi, sotlomelle al suo dom.inio l'Egeo e lo Ionio. distrugge rutto ciò che rimane della Grecia. si volge anche verso g li ungheresi per non lasciare dietro di sé nulla di ince1to. nulla di ostile. Coloro che non gli si oppongono sono facilmente prostrati e vinti. Ha deciso di assalire l'anno prossimo l'Ilali a, sta preparando una flotta immensa. procura anche ciò che è necessario alla gue1rn. Ha sce lto come punto di transito il tratto da Durazzo a Brindisi ". La lettera è pubblicata in La caduta di Costantinopoli, a cura di A PERTUS I, Verona 1976, voi. U. p. 65.
14 Per un approfondimento sulle caratterist iche della flotta di Venezia cfr. F.C. LAN E, Le navi di Vene -;, ia fra i secoli Xlii e XVI. Torino 1983, pp. 251 -283.
15 Da P. Pieri, li Rinascimento , p. 394-95. Quale fosse nel fra ttempo il con testo be ll ico in Adriatico lo lascia immaginare la caduta di Modo ne , piazza marittima non a torto ritenuta uno deg li occhi della Repubblica. il 9 agosto 1500 ad opera dei turchi, ad onta deg li immani sforz i co mpiu ti dalla flotta venez iana per ev it are tale fine. Cfr C. MANFRONJ. Storia .... cit., voi. lll, pp. 2245 -28.
16 Sull'episodio cfr. G.C. SPEZIALE, Storia militare di Taranto, Ba.ii 1930, pp. 55-72. L'invio di Co nsalvo di Cordova -Gonzalo de Còrdoba - ne l Regno d i Napoli, rimontava al 1495, per I' esatlezza dopo l'entrata di Carlo VITT a Napoli. J .H. ELLIOTI. La Spagna imperiale 1469-/ 7 16, Bolog na 1982. p. 148, così ne sint etizza la v icenda: "Un corpo di spediz ione, inviato in Sici lia al comando di quel valoroso general e della ca mpag na contro Granada che era il gra n capitano Gonzalo de Còrdoba, ne l 1495 varcò lo stretto e pose piede in Ca lab1ia. Nel co rso delle sue campagne di guerra in Italia -quell a degli anni 1495-97 e quella de l 1501-4- Gonzalo ebbe modo di dare dimostrazione della sua gen ial ità e ne ll o stesso tempo seppe apprendere la lez ione a lui in segnata dal nemico ed app licarla alle proprie forze militari E, come in queg li ann i fu c reato un servizio dip loma ti co cope rto da profession isti ... così si eb be anche la fonnazione di un esercito di mestiere. la cui ab ilità e il cui spirito di corpo dovevano p rocurare alla Spagna le gran di vi ttori e che essa riportò nel Cinquecento e ne l Seicento "
In merito a lla v ittoria scriveva lo stesso Consalvo: "Oggi per la gralia di nost ro signore Dio senno entrati in questa città di Taramo, la quale, una con lo cas tello. è divenuta alla obedien za et divotione delle predette cattoliche Maestà con bona volontà de tutti li cittadini et ne hanno recepwi con grande amore allegre zza et jubilazione, et n ' hanno fatto amorevoli demostrazioni piene d'afj'erione ".
Circa la fine, po i, d i re Federico m e di s uo fig lio Ferd inando va ri co rdato che il primo si costituì a re Luigi Xll. ced e nd ogl i llltli i suo i d iritt i su l regno in camb io di una pensione annua e del ducato d ' Angiò: mo rì ne l 1504 e con lui si estinse la dinastia aragonese Suo figlio, infatti. catt urato dal Consalvq e deportalo in Spagna vi morì a sua vol ta se nza e red i. È interessante precisare che allorquando Fede1ico ebbe se ntore de l precipitare degli eventi. si rifug iò ad Isch ia. dove al riparo delle massicce mura della cittadella eretta sullo scog lio di Gerone v i concentrò i suo i migliori cannoni. S i u·attò probabilmente d i quelli più appariscenti e più artisticamente decorati, fo rtun osamente
Tra Fran Cesi Spagnoli Eturchi
scampati a l sacco francese del '94 e forse anche di fabbricaz ione successiva. l suoi vinc itori però non degnarono quei pezzi di soverchia attenzione , seg no indiscutibile della loro aiTetratezza tecnologica, de l resto tipica dell'intera produzione militare aragonese , e li svendettero per meno del la qua1ia parte del valore originale del metallo a due capitani della squadra pontificia. Questi, caricatili sulle loro galere, guadagnata la foce de l Tevere e risalito il fiume. li inviarono a Caste l S. Ange lo , in veste di antesignan i repe rti musea li.
17 Da P. GIANNONE, Istoria civile del R egno di Napoli, rist. Como 1971, voi. V, p. 280 .
18 Sulla ce leb re sfida cfr. A. DE FERRARIS, detto il Galateo, De pugna tredicim, in Collana di opere scelte edite ed inedite di Scrittori di Terra d'Otranto, diretta da Salvatore Grande. Lecce 1867. voi. TT, pp. 261 -70: ed anche P. G 1ov 10, La vita del Gran Capitano e del Marches e di Pes cara, a cura di C. P,W IGADA, Bari 1931, pp. 91 -98. Dal punto di vista tecnico appare indubbio che la vittoria degli italian i fu agevolata da armi migliori. nella fattispecie lance più lungh e appositamente scelte da Pro spe ro Colonna. Quanto al contesto bellico in cui l'epi sod io si colloca, precisa al riguardo L. BL ANCH, Della scien~a militare. Livorno , I933. pp. 93-94: "La campagna del gra n capitano Consa lvo sul Garigliano, qu e lle di tutta la sc uola dei cap itani spagnuoli sotto Carlo V, le sue imprese di Africa. (ove era indispensab il e la cooperazione della mai'ina militare che si pe rso nificava in Andrea Doria), tutto prova il progresso in cui erano le co mbin azioni mil ita1i, giacché uno de' suoi segni più evidenti è quella della combinazione degli eserciti con le armate di mare ".
19 Ri corda P. PIER! , li Rinascimento , cit., p. 415: "La battaglia d i Cerignola si dis ti ngue anche per la brev ità massima del conflitto, la sproporz ione grandissima delle perdite dalle due parti e l'ampiezza del risultato strategico. In mezz'ora l' esercito francese fu sbaragliato, ebbe uccisi un a ci nqu anti na d'uomini d'arme e o ltre 3.000 fanti, senza i feriti e lasciò 600 prigionieri. Gli spag nuoli al contrario non dovettero lamentare, a quanto se mbra. che un centinaio in tutto fra mo1ii e feriti! Ma di Cerignola appare grande sopratt utto il ri su ltato stra tegico: poco più di due settimane dopo la battaglia Consalvo entra in Napo li. mentre il grosso delle forze superst iti francesi non trova riparo che dietro il Garigl iano e in Gae t.a 1". Cfr. M. MALLEIT, Signori e mercenari, la guerra del Rinascimento. Urbino. 1983, pp. 255 -256.
20 Per app rofondimenti su lla formazione dello Stato dei Presid i, cfr. G. CACIAGLI, Lo Stato dei Presìdi , Roma l 972, pp. 3-46.
21 Per un sintetico quadro storico di quel crucia le s nodo sto rico cfr. H PIRENNE, Storia d'Europa dalle invasioni al XVI secolo, Roma 1991, pp. 420-437.
21 Cfr. A. GHIRELLI. Storia di Napoli, ri st. Torino 1973. pp. 25 e sgg.
23 Cfr. P. MARAVIGNA, Storia dell'arte militare moderna, Tor in o 1926, pp. 124-26. Circa la min a R. FII.ANG ERJ, Castel Nuovo. Napoli, 1964, p. 196 , così ricostruisce la conquista del castello p rincipale di Napoli: " .li capitano spag nolo Pi etro Navarro che assediò il castello ... ri petette, il 12 giugno 1503 la min a ad esplos ivo sotto la vecchia cit tadella fcome ne l 1495 n.d.A. J. .. dalla parte del parco. cioè sotto il giardino del Paradiso. Ed il successo non mancò neanche que sta volta; perché g li assed ianti entrati per la breccia penetrarono nel castello :·.
24 Cfr. F. Russo, La difesa costiera del Regno di Napoli , II ediz.. cit.. tomo I, in corso di s tampa.
25 Da P PIER!, li Rinascimento c it. , p. 455
26 Per approfondimenti cfr. T. CELOTn. Storia di Spagna, Milano 1940, p. 438.
27 Cfr. J.H. ELuorr, La Spagna imperiale /469 - 1716. U rbino 1982. pp. 155-161.
28 Cfr. F. Russo, La d(fesa costiera dello Stato dei Presidi dal XVI al XIX secolo, Roma 200 l , premessa.
29 Si trattava per l'esattezza cl i papa Clemente VTT, al seco lo Giulio de· Medici, nato a F ire nze il 26 maggio ciel 1479 ed eletto papa il 19 novemb re de l 1523. Morì il 25 settemb re del 1534. Così J .N.D. KELLY, Vite dei papi. Asti 1995 , pp . 437-439. ne delinea gli avvenim e nti esse nzia li del s uo pontificato: " Giuli o de ' Med ici figlio illegittimo di Giu liano de ' Medici e di una certa Fiammetta, era nato a Fire nze il 26 magg io 14 79 poco dopo l' assassinio de l padre e ve nne allevato da ll o z io Lo renzo il Magnifico .. . Nel 1513 Leone X , s uo cugino lo nominò arcivescovo di Fi re nze e ca rdinale ll a sua elezione a papa avvenuta il 19 novembre de l 1523] fu acco lta con gran de g ioia, ma ben presto di ve nn e evide nt e che egli, ecce ll ente come comandante in seco nd a, non aveva il carattere e l'abilità necessari per occupare la massima ca rica in un momento di crisi [per c ui] si compo rtò come un qualunque principe italiano. o piuttosto come un Medici ... Coinvolto nella lotta tra Carlo V e Francesco I.. . s i adoperò per istaurare la pace t ra le potenze cristiane... ma in rea ltà per assicurare la tranqu ill ità d i Fire nze e de ll o Stato Pontificio deluse le attese di Ca rl o. L'anno dopo tutta via, essendo stati sco nfitti i Fra ncesi a Pavia ... fu cost retto a cerca re di nuovo la protezione d i Car lo V. Ma ne l maggio del 1526 cambiò di nuovo atteggiamento un endos i alla lega di Cognac [ il c he) pr ovocò come ri s ultato immediato l' inva sione dell'Italia da parte delle truppe imperiali e i l sacco cli Roma ... decise [qu ind i] d i restare dalla parte dell ' imperatore ... [e] recuperò l a maggior parte del suo potere tempora le, ma rimase s ubord in a to all' imperatore TI precario ra pp or to tra Clemen te e Carlo impedì una pronta reazione ai successi riportati dai Turchi in Unghe ri a ne l 1526 ... Da ve ro Med ici, Clemente protesse letterat i... e a rtisti come il Cellini, Raffaello e Michelangelo. A quest'ultimo commissionèJ. poco p rim a d i mo rire, il "Giudizio Universale" [morì il 25 settembre ciel 1534J.'' Quanto alle [ clausole fatte sottoscrivere a Francesco I nella famosa Concorda di Madrid del J4 gennaio 1526 dopo un anno di squa ll ida prigionia ne l castello di Madrid, così le s intetizza T. CELOTr l. Storia di Spaf?na. Milano 1940. pp. 496 - 97: " I 0 - Pace e amic iz ia perpetua tra l'imp erato re di Gennania e il re di F rancia. 2 ° - Libertà di comme r cio e comunicazioni tra i suddit i di Francia e Spagna. 3° - Consegna all'imperato re del ducato di Borgogna, non oltre sei se tti mane dopo il giorno in cui Francesco I rientrasse nel suo regno. Questo ducato resterebbe in perpetuo separato dalla corona di Franc i a. 4 ° -I due figl i maggiori di Francesco I sarebbero consegna ti come ostaggi e resterebbero in Spagna fino al comp leto adempimen to degli obbligh i derivanti a Francesco l dagli articoli della Concorda. 5 ° - Rinunc i a asso luta e completa di Francesco I ad og ni s uo diritto e pretesa s ul Napoleta no, sul Milanese, su Genova, sul l'Artois e I' Hainaut. 6 ° -Matrimonio di Fra ncesco I con Eleonora sorella di Carlo V e vedova de l re del Po1togallo. 7° - Obbligo per Francesco T di indurre Giovanni d' Albret a rinunziare al t itolo cli re cl i Navarra. 8 ° - Francesco Tsi impegnava ad a ll estire 12 galere. 4 navigli e 4 galeoni ogni vo l ta c he l'imperatore volesse passare in Ita li a. e fo rnire la paga di 6 mila fanti in Italia, 500 lance e alcuni pezzi cli artig li eria e alla res titu zio ne degli ostagg i. 9 °- A pagare a l re d'Inghilterra con decorTenza da l giugno 1522. la somma annua di scucii I 33.305 dovuti dall'imperatore. I 0°- A restituire al duca di Borbone i suoi feud i , titoli e beni che godeva prima di abbandonare la Fra ncia. 11 ° - A restituire il p1inc ip ato all"Orange. e tutt o quello c he possedevano prima della g uerra a Margherita vedova de l duca Filiberto di Savoia, e a l marchese di sal uzzo. 12°- Di comune acco rd o i d ue sovra ni s uppli chereb bero il papa di convocare un conc ili o genera le per trattare del bene della C1is1ian ità, nell'impresa con tro i T urc hi e gl i e retici. e perché co ncedesse una crocia ta generale per tre a nni. 13° - Francesco I ratificherebbe in Fra nci a i capi toli della Concordia. 14 ° - Se alcuno dei ca pitol i non fosse eseguito, Francesco I dava la sua fede e parola di tornare prigioniero in Spagna ". Intui bile l' ass urdità delle p retese e la conseguente inev itabi le non rat ifi ca!
30 V. M ELEGAR I, I grandi assedi. Mi l ano 1972. p. I 24. così s intet izza l'assedio di Vienna. precisando che: " i Turchi reduci dal sa ng uin oso trionfo di Mohacs (1526), che aveva ass ic urato loro il contro llo del territorio magiaro rientravano in forze in Ungheria per se d are una ribe ll ione a l loro dominio e rim ette re s ul trono un loro re- fa ntoccio Giovanni Zàpolya. Travolti a Budapest gli avamposti di Ferdinando T, fratel l o di Carlo V. al coma nd o del s ultan o Soli m a no I il Magnifico marciarono su Vienna Il g rosso delresercito lLrrco an i vò sotto Vienna ne l se tt embre del 1529 ". e ne intra p rese l' assedio , fortunatamente rim osso il 6 ottobre dopo un ennesimo assalto fall ito, e dopo la fine della buona stagio ne.
' 1 Circa le fasi delravvicinamento e del sacco propr iamente detto cfr. A. CHASTEL, li sC1cco di Roma 1527, Torino 1983. pp. 6 -96
32 Per una accurata ricostruzione del tragico evento cfr. U. BoNCOMPAGNI L uoov1s1. Il Sacco di Roma. A lbano. 1929. Più in generale c fr. A. CHASTF.L. Il s acco di Roma I 527. Tori no l 983, pp. 67-96.
33 È interessante ricordare il ru o lo che nella circostanza ebbero le fortificaz ioni della Città. Secondo P. PrERI. Il Rinascimento , cit., p. 58 I , nola n° l:" dalle numerosissime relazioni e narrazio ni s i può argomentare che le mura erano debolissime, e che l a difesa fu in complesso assai tenace ...".
34 Cfr H. PJRENNE, Storia d'Europa dalle invasioni al XVI secolo ri st. Roma 1991, p. 423.
35 Passò alla storia anche come 'Pace delle Dame·. esse nd o stata condotta tra Marghe1ita di Savoia, zia d i Carlo V e Luigia di Savo ia, so rella di Francesco I.
36 U na ri evocazione d elle princ i pali incu rsioni turco-barbarecshe che da a ll ora s i abbattero no s ull e coste italiane è prospettata da F. Russo, Guerra di Corsll Roma 1996. vo i. T.
37 Khayr-ed-Din detto Barbarossa fu se nza dubbio il massimo esponente dell'innumerevole schiera d i corsari turco barbareschi. Nacque a Metilene ne l 1483 cd ini ziò giovaniss imo a navigare s ull a galeotta de l frate ll o maggiore , g ià pira ta Tra il 1501 ed il 1503. insieme con quello ri uscì a fondare in nord africa un primo nucleo territoria le di s tab il e dom ini o corsaro. Nel 1518 morto il fratello il Barbarossa fece atto di formale sottom i ss io ne a Costantinopoli ricavandone una ampia in vestitura ed un contingente di I .000 giannizzer i per difendere il suo nuovo reg no d i A lgeri . Neg li anni s uccessivi ne ampliò cos tantemente i co nfini incrementando ovviamen t e anc he la sua sq uadra nava le, con i proventi ingentissimi delle continue razzie comp i ute ai dann i delrimpero spag nol o. in partico lare Nomin ato nel 15 33 anuniragl i o del la flotta da guerra dell'impero ottomano iniziò con quella nu ova immensa forza d'attacco a devastare con s iste maticità le coste spag nol e e so prattutto quelle italiane. Dopo un a intera es is ten za condotta a predare su l mare e s ull e coste Barbarossa si ritirò nel 1545 a Costantinopoli nel suo palazzo dove morì il 3 lu g li o 1546 all'età di 63 anni. È considerato a ncora oggi dai s uoi corre li g io nari uno de i più illusu·i uomini di mare e di guerra. Circa l'effettiva durata de ll a sua vita esis tono però alquante incertezze. poiché mol ti au tori rit e ngo no che sia deceduto quasi centenario, a ltri o uu agemLr io.
:: Cfr. M. MAFRICJ. t~ezzpgiomo e pirateria nell'età moderna (secoli XVI-XVT/1), Napoli 1995. pp. 15-21.
· C. M ANFRON I, Stona della Manna ... , c1t.. v. III , p. 309 .
4° Cfr. G. LA MANTlA. Storia di Ariadeno Barbarossa, in Arch. Sto,: Sic., n. s., a nn o V, Pale rm o 1880, p. 386.
Tra Fra Ces I Spagnoli E Turchi
41 Cfr. R. PA ETTA, Pirati e corsari turchi e barbareschi nel Mare Nostrum, Milano 1981. pp. 68 -81. E più in generale A. GALLICO. Tunisi i Berberi e /'Italia nei secoli, Ancona 1928 , pp. 147-97.
42 Cfr. G. PARKER, u1 rivoluzione militare, le innova zioni militari e il sorgere dell'Occidente. Bologna 1989. pp. 21-66.
• 1 Per una ponderata valutaz ione della produzione tecnico-arch itettonica di F rancesco di Giorgio Martini cfr. F. Dt GIORGIO MARTtNt. Trattati di architettura ingegne ria e arte militare, a cura di C. MALTESE. Milanol967. tomo. 1. pp. 3 -247 e tomo II , pp. 293-505. Circa l'inquadramento ne l contesto dell'epoca cfr. B . GtLLE. Leonardo e gli ingegneri del Rinascimento . Varese, 1972, pp. 123 -147.
44 Un emb lematico esempio di tale situazione è fornito proprio dalla murazione aragonese di Napoli, eretta se non su progetto almeno su ispirazione ai canoni de l Martini. In me,ito cfr. F. Russo. La mura:ione aragonese di Napoli: il limite di un'era, in Arch. Stor. Prov. Nap., n° CIII, Napo li 1985, pp. 111 e sgg.
45 Al riguardo cfr. F. Russo, Ingegno e paura, trenta secoli di fortifica zioni in Italia, Roma .... , voi. II .
46 Circa l'arre tra tezza dell'artig lierie del XV seco lo cfr. E. BRAVETTA, Le meraviglie dell'ar1iglieria. Mil ano 1919, pp. 133-148.
47 Circa la menzionata affe rmazione tratta dai Diari de l Sanuto è pubblicata da E. F'EUTER, Storia del sistema dep,li stati europei dal /492 al 1559, Firenze 1969. p. 93. Quanto al brano citato è di F. LOCATELU. La fabbrica ducale estense delle artiglierie, Bologna 1985, pp. 17-18.
49 Da E . BRAVETTA , L 'artiglieria ... , c it. , p. 133.
50 Nella cronaca di monsignor Paolo G1ov10. Historiae su i temporis che abbraccia gli avvenimenti accaduti fra il 1494 ed il 1547. circa l'ingresso a Roma dell'ese rc ito francese e delle sue mitiche a1tiglierie, così si legge: ·'... Ma soprattutto d iedero gran meraviglia a ognuno più che trentasei artigl ierie su carrette, le quali , con incredibile prestezza, erano tirate da cavalli per l uogh i piani e disegual i: le maggiori di esse, l unghe otto p iedi e pesanti sei mila libbre di bronzo. si chiamavano cannoni, le guaii tiravano palle di fe1TO grand i quanto la testa di un uomo. Poi erano le colubrine, più lunghe della metà (cioè circa 12 piedi) ma cli più stretta canna e di minor palla. Seguivano i falconi di proporzioni va1ie, d i cui i più piccoli scagliavano palle grosse come un arancio. Tutti questi pezzi erano inseriti in due grosse assi con fibbie tiratev i sopra, e sospese con le loro anse (cioè orecchioni) in modo che, per dirigere i colpi. ruotavano intorno all ' asse. I p iccoli avevano sotto due ruote e i grossi quattro, delle quali quelle di dietro si potevano levare o mettere per affrettare o rallentare la co rsa; e i maestri carrettieri li facevano correre con tanta rapidità che i cavalli postivi sotto, incitati dalle sferze e dal le giida, nei luog h i piani tenevano lo stesso passo dei cavalli liberi ...". La citazione è tratta da C. MoNTù . Storia italiana. Roma I 932. voi. T. • p. 3 I 9.
5 1 Nei suoi Ri cordi il Guicciardini, ad esempio. non mancava di evidenziare che: " innan zi al / 494 erano le guerre lunghe. le giornate non sanguinose, e modi dello espugnare terre lenti e d(fficili; e se bene erano già in uso le artiglierie. s i maneggiavano con sì poca attitudine che non offendevano molto: in modo che, chi aveva uno stato. era quasi impossibile lo perdessi. Vennero i Fran-;:.esi i11 Italia e introdusse ro nelle guerre tanta vi1·ezw: in modo che insino (ad oggi). perduta la campagna. era perduto lo stato ".
52 Una interessa nte ricostruzione di una fortezza schizzata da Leonardo da Vinci è pubblicata in Leonardo. a cura di L. RETI. Berna 1974, pp. 163 - 165.
53 Cfr. A. GUGLIELMOTTI, Storia dellefortificazioni nella spiaggia romana, Roma 1880. pp. 3-41.
5 ~ Cfr. A. P ERTUS I, La caduta di .. . , cit., voi. I, p. LXXVI. In particolare il 18 ap ril e del 1453: " ... dalle due alle sei di notte: primo attacco a ll e mura dei turchi. I difensori. che pensano si tratti del l'attacco genera le. lo respingono infliggendo gravi perdite al nemico. Giova nn i Giust iniani Longo cerca di attu ti re i colpi delle bomba rde contro le mura proteggendole con sacc hi di lana. ma senza alcun ri sultato p ositivo..." .
55 La citazione è tratta da C. MONTÙ, Storia , cit., vo i. I, p. 455.
56 Da A. PERTUS I, La caduta ... , cit. , vo i. L p. 133.
57 C irca l'origine de ll e mine nel la polio rcetica cfr. Y. GAR LAN, Guerra e società nel mondo antico, Imola 1985, pp. 178 - 183. Quanto al sig ni ficato e timo logico de l vocabo lo cfr. G. CERBO, F. Russo, Parole e pensieri. Roma 2000. alla voce.
58 S ull' argome nto cfr. F. Russo, Ragguaglio sul setrore defilato. in Capua, a cura di C. ROBOTTI, Lecce 1996, pp. 137 - 148.
59 L'avv icinamento delle trincee, o delle 'zappe', andò progressivamente razionalizzandosi sino a di ve nire una disciplina scientifica con prec ise fas i attu ative. in part icola re per me rito del Vauban. ln merito cfr. A. C/\SS! RAM ELLI, Dalle caverne ai r(fugi blindati, Milano 1964, pp. 400-412.
60 Da A. PERT USI, La cadwa , c it.. vo i. I. p. 340.
6 1 Sull a figura d i Filone Alessandri no cfr B. G tLLF. , Leonardo ci t ., p. 13 -20. Più in particolare cfr. B GtLLE, Storia delle tecniche, Roma 1985 , pp. 170-1 95. Ed a ncora M. DA UMA (a c ura di ), Storia della sc ien:a. Ba1i 1969, pp . 39-62 .
62 Un ragguag lio sulla gittata de ll e antic he artiglie rie nevrobalis tiche è fornito da E.W. MARSD EN. Greek and roman artillerv. Historical development , rist. New York l999 , pp 86-98
Ing Egno E Paura Trenta Secoli Di Fortificazioni In Italia
6 1 Cfr F. Russo, La difesa costiera dello Stato Pontific io dal XVI al XIX secolo. Roma 1998, pp. 60-75.
°' Da A. CASSI RAMELLI. Dalle caverne , cit., pp. 361-362.
6 5 Cfr. A. GuGLJELMOn 1 , Le fort/fìcazioni sulla spiaggia romana, Roma 1880, pp. 171 e sgg. Inoltre circa la trace iralienne , cfr. W. H. Mc NE IL L, Caccia al potere, Varese 1984, p. 78 c, 7 Da L. SANTORO, Napoli nel Cinquecento Op ere difensive nel Viceregno, Napol i 1980, p. 130. so Cfr. L. SANTORO, Le mura di Napoli, Napoli 1984. pp. 97 -148 s i Cfr. A. RI GILLO. Napoli: nuova le/tura di s 1oria urbanistica , in Costruire, n° 84, l974 , pp. 8-9. ss Cfr. A. SANC'HEZ GJION, Pedm ci t. s 7 Cfr. F. Russo. La difesa costiera dello Stato dei Reali Presidi di Toscana dal XVI al XIX seco lo. Roma 2002 . p. 230. ss Da G. DELLA MONACA, D. ROSELLI. G. Tosi. Forte;.ze , cit.. p. 117- 1l 9
66 Da A. CASSI RAM ELLI. Dalla caverna cit., p. 334.
68 Da T. ARGIOLAS, Armi ed eserciti del Rinascimento italiano, Roma 1991. p. I02.
69 Da M HOWARD. La guerra e le armi nella storia d'Europa, Ba1i 1978, pp. 69 -70.
70 A. Guglie lm otti, Storia de/le.fortificazioni .. .. cit., p. 180.
71 TI ·prospetto cronologico' s ulla vita di Antonio da Sanga ll o redatto dal Vasari, così ne s intetizza le fasi es istenziali salient i: "1455- Nasce da Francesco di Bartolo Giamberti. 1488- È mandato a Sarzana a mostrare il nuovo modello di quella fortezza fatto da lui e da Giuliano suo fratello. 1492- Rifonda le difese de l caste l Sant' Ange lo in Roma. 1495- Fa i tor ri on i, le fosse e le altre fortificazioni del detto castello. .. 1497... e fatto capomastro delle mura d i F irenze e di Poggio Impe riale ... 1497 , 14 novembre- È mandato arivedere la fortezza di Brolio 1504. 28 marzo - È mandato a provvedere alla fo rtezza disegnata pe r Castrocaro l 504, 2 giugno- Ingegnere del campo fiorentino contro Pi sa. 1504, 11 giugno- Disegna il bastione di Stagno s ulla strada di Livorno. .. Fa un disegno per fo11ifica re Librafratta Va a fortificare Marracli. 1505 , 12 giugno-Torna a rivedere la fortezza di Arezzo Mun isce i luoghi della Valdambra ... 1506. 30 marzo - Parte da Livorno co l di seg no delle fort ifi caz ioni di quel luogo ... 1508- Fortifica Fucecchio ... Va a provvedere alla fortificazione del Borgo San Sepolcro, di Marradi e della Verrucola. 1509, 8 luglio- Va a Pisa con i modelli della nuova cittadella ... 1511. 13 giugno- È mandato a sopravvedere ai lavori disegnati per la fortezza di Poggio Imperiale... 1526- Di segna i bastioni che si do veva no fa re per la nuova fortificazione cli Firenze Papa Clemente Vli lo manda a Piacenza per cagione di quella fortezza 1534. 27 dicembre - Muore in Firenze ed è sepolto in Santa Maria Novella.'' È emblematico della incomprensione della eccezionale novità del forte di Net tuno che in tanto tu rb in io d'incari chi militari nessuna menzione venga fatta dal Vasari per l'eccezionale opera!
72 A. GUGLJELMOTTI. Storia dellefort/fìcazirmi , c it. , p. 176.
73 In merito è emblematico il caso de ll a murazione aragonese di Napo li superata concettualmente ancora prima de ll a sua ultimazione. Al riguardo cfr. F. Russo. La nwrazione cit.
74 A. G t.:GLLELMOTT I, Storia dellefortfficazioni , cit., p. 184.
75 Archiv io di Stato di Roma, Fondo Soldatesche e Rlliere, b. 4, fase. l 6. f. 14 sgg- da G. M. DE Rossi, Torri costiere del Lazio, Roma 1971. p. 72.
; 6 Le notizie biografiche su Giu li o Cesare Grillo, possono così schematizzarsi: tra il I616 cd il 1624 fu Provved itore Generale delle Fortezze cli mare e di teJTa, Commissar io e Pagatore della Camera Apostolica Nel 1624 divenne capitano del la galera S. Bastiano, della flotta ponti fi cia. Raggiunse nel 1629 il grado cli Provvedito re nello Stato Maggiore della Flotta, e quindi nel 1636 q uello di Provveditore genera le clell'annamen to, incarico c he mantenne fino al 1643. Morì ne l 1643 e 1iccvettc ono revole sepo ltura nella ch iesa de i Filippini all a Vallice lla.
77 Manosc1i tt o de l XVII seco lo s ulle torri costie re de l lit ora le romano, conservato ne ll a Bib. de ll' Istituto Storico e d i Cultura cie li' Arm a del Gen io: co ll ocaz ione 37 C, 3259. La pa1te citata è il f. I 8r.
78 A.S.R., Fo nd o Soldatesche e Go/ere-Inventari delle fo rt ezze e galere, busta 4 voi. 19.
79 Ci rca la fo rt ifica zio ne di Cas tello Eurialo a Siracusa cfr. L. MA UGF'RI. Il castello Eurialo nella storia e Catania l 981. pp . 47 e sgg.
82 Su ll a biografia e le opere dello Scrivà. cfr. A. SANCHEZ GJION, Pedro Luis Escrivà, caballero Valenciano, cons 1ru ctor de Cas1illos, Va lencia 1995.
&J Da L. M AGLIO Architellurefortijicate vicereali spagnole nel regno di Napoli nei secoli XVI e XVII. Napo li 2001, p. 67.
84 Da E . PIROVINE. Napoli e i suoi castelli. Napo li 1974, p. l 88.
86 Per approfondimenti cfr. G. DELLA MONAC A. D. Ros ELu, G. Tosr, Fortez;:,e e 1orri dell'Argen1ario, Giglio e Gianutri. Grosse to 1996, pp 117-119.