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CAPITOLO QUARTO Le Fortificazioni Anticorsare
Lepanto 1571
Alle ore 12 del 7 ottobre del 1571 appena un miglio di mare separava le armate navali più potenti che fino ad allora si erano fronteggiate nel Mediterraneo (1> . Circa 500 galere, equamente suddivise tra g li opposti schieramenti, si acci ngevano a cozza re , modalità di combattimento immutata da millenni sul mare. Irril evanti le differenze fra le occidentali e le levantine: unica eccezione sei gross i e tozzi vasce lli che si cullavano pigramente davanti ali' ordinanza cristiana. Imbarcazioni di recentissima invenzione dimostrarono in quel debutto le loro infime p restazioni nautiche obbligando a rimorchiarle fino a quella posizione, tra i lazzi e gli scherni dei Turchi. La distanza non gli consentiva di interpretare in alcun modo q uella strana teoria di finestrelle semisocchiuse praticate lungo la murata né, meno che mai, di scorgervi dietro le minacciose volate dei terribili cannoni di grosso ca lib ro. Oltre sessanta pezzi , costituivano infatti l'armamento cli ciasc un a galeazza, peculiarità che finiva col renderla s im ile ad una poderosa cittade ll a gallegg iante. E dopo pochi minuti q uel che non si riusciva a vedere da bordo al l e unità della mezzaluna si fece niti dame nt e sentire. Con una te rrifi ca nt e sincro ni a, in fa tti , quando ormai l e ga lere d el s ult ano avevano coperto quasi la metà della distanza che le separava dalle nemiche, peraltro stra name nte immobili, g l i e ni g m atic i portelli s i i llumin aro no s ini stramen te di bagliori intermittenti. In pochi i s tanti fu ch i ara non solo l a funzione d ei portelli ma anche la tattica della man ovra cr ist ia na : a quel pun to però indi et reggiare sarebbe stato anche peggio c he contin u are sotto l a micidiale g r andine, c he co n micidiale frequenza sc hi a ntava a lb e ri , pennoni, remi, maciullando intere fi l e di remat ori. L'ordine di voga arrancata fu impartito con disperazione ed esto rto dagli aguzzini con spieta ta efferatezza: impossibile però appurare con quanta passività eseguito da pai1e degli schiavi cristiani. Di certo quando le prime unità turche finalmente agganciarono quelle cristiane, apparivano talmente p rovate e malconce da soccombere una dopo l'a l tra, in una mattanza allucinante. li nuovo connotarsi della guen-a sul mare prendeva così il suo avvio in un episodio marginale, nell'ambito di una battaglia per molti versi unica quanto epica. Ma la manifestazione che più di ogni altra s i avviava a scomparire per sempre dalla logica della guerra sul mare era di natura diversa , insita nella stessa epicità di quello scontro immane: mai più si sarebbero affidate le sorti di una potenza , o peggio ancora di una confederazione di stati, ad un unico risolutivo scontro, azzardando di vedere così in poche ore svanire completamente la prop1ia forza e la propria sicurezza per ritrovars i esposti, indifesi, alle ritorsioni nemiche. A Lepanto oltre 100.000 uomini si batterono in un estremo tentativo di cancellare dal mare l 'opposta presenza ed entrambi i vertici militari e politici accettarono il terribi l e rischio ritenendolo in qualche maniera congruo ai benefici ottenibili in caso di vittoria.
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Ad ottobre nel Mediterraneo il tramonto sopraggiunge abbastanza presto: ancora il so l e non era scomparso dietro le onde , che le ultime galere turche a ncora in grado di navigare tentavano di sottrar si alla cattura. Nella crescente osc uri tà della calan te notte la piccola flottiglia di U l ag h-A lì, più tristemente ce l ebre co m e il corsaro Uccialì (2 > , abbandonate tutte le prede c h e era riuscita ad arraffare, p unt ò a g u adagnare il mare aperto Co nfondendosi con la m assa nera della costa, e filando con spe ri co l ata manovra fra l e scogliere affiorant i di q ues ta e l ' estrema ala dello schierame n to cristiano, dimostrando in c iò la s u a a rdit a maestria, il predone pilotò il suo branco fuori dalla gabbia nemica. E f u un o dei pochissimi a farla franca, confe rm a nd o quasi le potenzialità supe- riori che poteva ostentare la marineria corsara ,n qualsiasi circostanza.
L'impero turco in quel mome nto non aveva ormai sul mare nessuna possibilità di difesa concreta e credibi l e e nel giro di circa cinque ore era scaduto da orgogliosa compagine aggressiva a pavida preda inerme. A Costantinopoli, a ll orché fu noto l'infausto esito della battaglia, s i paventò di ora in ora lo s barco cristiano finalizzato allo sfruttamento militare della indiscutibile vittoria. Ma nulla del genere avvenne: la sera s te ssa a Lepanto quando molti comandanti realizzarono che l'azione offensiva era esaurita e che si sarebbe fatta rotta per casa iniziarono a circolare insi ste nti e de stabilizzanti voci di presunti tradimenti e patteggiamenti con l'odiato avversario, voci che nel tempo lungi dal rientrare c rebbero a dismisura fornendo uno di quei tanti esempi, di cui è ricca la storia, di vi ttoria tradita o comunque sve nduta (31 •
Si trattava in realtà di una singolarissi ma situazione che vedeva contrapposta ad uno schiacciante successo tattico un' altrettan lo incontrovertibile sco nfitta strategica. I Turchi. ne ss uno lo ignorava, avrebbe ro rapidame nt e ricostruito la flotta ed un'occasione analoga difficilmente s i sare bbe ripre se ntata nel futuro. Sui motivi , noti e non , della mutila v ittoria occidentale sono sta ti profu si fiumi d'inchiostro, con ana li si più o meno plausibili, tutte però incentrate s ulla so l a logica politico-militare, che indubbiam ente stava alla base del comportamento delle armate, ma pochi ssime ricos truzioni hanno tenuto conto di un fattore di natura psico logica che, in segu ito ebbe modo di estrinsecarsi ampiamente.
La battaglia s i era svolta infatti agli inizi di ottobre, periodo in cui le galere normalmente già venivano ritirate dal mare non potendo resi ste re alla benché minima tempesta. Le rare volte che si volle, per disperata nece ss ità o per incosciente fanatismo, contraddire questa immutabile re a ltà s i erano se mpre risolte con allucinanti catastrofi. Un banale fortunale, ad esempio, di forza se i bastava ad eliminare una agguerrita sq uadra in poche ore. Logico quindi che don Giovanni d'Austria ed i suoi g regar i fossero tutt'altro che disponibili ad un protrarsi della campagna con l'inverno alle porte, specie con una flotta, se nz 'a ltro vincitrice , ma proprio per questo abbastanza provata e danneggiata negli scafi come negli equipaggi. Un risultato straordinar io e quasi incredibile, del re s to, era stato pienamente conseguito, anche con la so la dimostrazione incontrovertibile che i Turchi potevano essere battuti e di strutti. E dopo seco li di umilianti sco nfitte pareva il ma ss imo dei risultati e quando tre anni dopo il gran sultano pareggiò moralmente i conti con la vittoria de La Prevesa (4 1, l'opzione di non tentare mai più la sorte in uno sco ntro risolutivo trovò d'accordo entrambe le fazioni. Da quel momento le galere iniziarono a marcire nei loro arsenali.
Quanto brevemente esposto, se da un lato liberava il Mediterraneo da tali ecatombi dall'altro, però, lo consegnava per ovvia conseguenza, alle meno sa n g uinose, ma non per questo meno devastanti, scorrerie dei corsaii che si avviarono a rappresentare per la marineria ottomana la forza offensiva per antonomasia. La collaudatissima corsa barbaresca si proponeva, infatti, come la più efficace modalità di guerra in grado non so lo di infligg e re uno s tillicidio continuo e umiliante di perdite ma persino, qualora non affrontata adegua tamente , di mettere in ginocchio qualsiasi economia mercantile s troncandon e i l libero commercio su i mari ( S) _ E gli esi ti della sua incentivazione ad oltranza non tardarono a manifestarsi lungo le coste peninsulari.
L ' etimologia di so ldato rievoca esplicitamente la sua paga regolar e, quella di corsaro, invece, in quanto assonante col verbo correre sembrerebbe anagliarsi ad un combattente sfugge nte , veloce, inafferrabi le perché se mpre in movimento, quasi un brigante del mare. Il che sare bbe certamente esatto se la derivazione fosse dal latino currere, correre appunto, e per estens ione
ANTI C ORSARE
anche fuggire o scappare ma in ogni caso spostarsi continuamente in un ambito conflittuale con rapidità. In realtà però la derivazione è dal greco kurseuo, prima persona del presente indicativo del verbo saccheggiare, razziare, fare bottino 16' Quindi nessuna modalità disinvolta e sbrigativa di combattere ma soltanto una sistematica perpretazione di un'attività criminale al di fuori di qualsiasi legge, sia pure di guerra m Ora essendo la corsa un metodo e non una destinazione non vi fu mai una guerra da corsa, quasi un sorta di blizt-krieg ante littera, ovvero una tecnica di combattimento al pari delle automobili programmata per essere veloce, ma sempre e soltanto una guerra di corsa cioè di razzia e di preda. Una gue1Ta quindi che della violenza organizzata del combattere cooptava ed esaltava unicamente la fase più efferata, brntale e primitiva, quella dell'indiscriminato saccheggio.
A renderla ulteriormente più abietta , lontanissima perciò dagli stereotipi romantici dei corsari, più o meno variopinti , e dalle infantili narrazioni di vascelli a vele spiegate fu la sua connotazione di strazio degli inem1i, puro bestiame da catturare e rivendere. E soprattutto per incatenare ai remi di fetide imbarcazioni, sottili e veloci impiegate per le incursioni. Schiavi per prodmTe altri schiavi , che a loro volta con la sottrazione della I ibertà, ovvero di qualsiasi aspettativa di vita, finivano per far prosperare l'economia delle città-stato corsare ( R> Città per lo più nordafricane prime fra tutte Algeri, Tunisi e Tripoli (9 ' , sviluppatesi e prosperanti sullo sfruttamento intensivo della cattura di prede, dal1'intero mercantile all'intero abitato rivierasco , entrambi da cedere all'incanto sui rispettivi mercati nel1' assoluta indifferenza verso l'essere o meno oggetti od uomini. Vituperio esaltato non di rado quale meritoria professione di fede islamica. Repubbliche marinare ad economia parassita e lavoro coatto, forma istituzionale mai più fortunatamente eguagliata ma non per questo scevra da estreme conseguenze che ancora affliggono e funestano il Mediterraneo 1 10i
Come appena accennato, assurta la corsa ad esclusiva prassi offensiva ottomana con le tutte le possibili agevolazioni logistiche ed economiche che un immenso impero poteva elargirgli, non stupisce che l'entità delle catture per quasi l'intero XVI secolo segnò un vistoso incremento. Non di rado interi grossi abitati vennero deportati nelle città barbaresche , o nella stessa Costantinopoli. Innumerevoli disgraziati trascinati in catene finirono così ridotti al rango di animali da soma, strappati dalle loro terre e persino dal conforto della loro religione. Per molti studiosi l' approvvigionamento ed il commercio degli schiavi fu il principale movente delle razzie corsare: in realtà più attenti calcoli sembrano, invece, smentire la tesi. L'obiettivo primario restarono sempre le imbarcazioni che assicuravano, con un unico assalto a bassissimo rischio, il possesso del battello, dell'equipaggio e del carico. E dettaglio non trascurabile, un apporto strategico al confronto tra i due antitetici universi.
La scorreria a terra costituiva un'alternativa di gran lunga meno remunerativa e molto più pericolosa, spesso necessaria al termine di una crociera steri le. Ma non fu mai quella la maniera di approvvigionamento all'ingrosso di schiavi cristiani , affluendo nei bazar torme di prigionieri tratti in massa per questo scopo dalle disgraziate città europee, sistematicamente devastate dalle armate ottomane 111 >
Con l'intensificarsi della vigilanza e della difesa, ovviamente, sbarcare divenne sempre più temerario e per contro inadeguato: rientrare dopo una 1ischiosa crociera, con le ciurme massacrate dallo sforzo, e nelle sentine un pugno di disgraziati contadini sorpresi in qualche sperduto tugurio, non bastava a compensar nemmeno i viver i consumati. Difficile, pertanto, stabilire l'ammontare comp lessivo dei deportati dall'avvento del XVI secolo alla fine della corsa nel 1830: non si va lontani dal vero stimandolo intorno ai due milioni di individui , per lo più italiani , in particolare meridionali. Di essi appena il 10-15 % riuscì, dopo un periodo medio di sfruttamento servile di almeno un decennio , trascorso spesso in condizioni disumane, a recuperare la libertà previo pagamento di un cospicuo riscatto. Considerando che un'imbarcazione corsara in [ un'incursione estremamente fortunata riusciva ad imbarcare al ma s simo IOO prigionieri, l'utile massimo non eccedeva i 15.000 scudi: meno del valore del carico di un solo mercantile!
Un ultimo dato interessante è la progressiva ed irreversibile contrazione del numero degli schiavi cristiani in Algeri , la indubbia capitale della corsa, dal! ' entrata in servizio delle torri. Fin quasi al 1580 le cronache ci tramandano mediamente 35.000 presenze annue, ammontare che inizia, dapprima lentamente quindi rapidamente a decrescere con 1'avanzare del XVII secolo, attestandosi sul suo finire a poco meno di un migliaio. Appena inferiore la situazione di Tunisi e di Tripoli , seguite a discreta distanza dalle altre città nordafricane. Da una serie di riscontri deve ritenersi che il completo ricambio della popolazione servile avvenisse nell ' arco di un quinquennio, per decesso o per riscatto. La mortalità fu sempre altissima sia per la brutalità della sorveglianza e delle punizioni, sia per la frequenza delle epidemie , endemiche per l ' altissima densità delle città islamiche e le loro pessime condizioni igieniche. Dal che , applicando le stime innanzi esposte, è facile ricavare che nella sola Algeri la tratta degli schiavi ad opera dei cors ari forniva introiti annuali per oltre un milione di scudi! La cifra immensa per l ' epoca, non trova un evidente con-ispettivo nello sviluppo e nel lusso che la città ostentò nella seconda metà del ' 500. La ragione va ascritta al costante ritorno in Europa di gran parte di quel denaro, per gli acquisti di materiale per costruzioni navali ed armamenti indispensabili al prosieguo della corsa, il che spiega implicitamente una delle ragioni del perdurare di tanto abom inio.
Come fu possibile, infatti, che covi famosi di delinquenti di ogni risma e nazionalità, crocevia di tante aberrazioni e violenze potessero sopravvivere sostanzialmente indisturbati per oltre tre secoli, vessando e grassando alcune tra le maggiori potenze europee, senza subirne le intuibili e devastanti rappresaglie? La spiegazione per casi del genere è abbastanza semplice: alle loro spalle esistevano almeno due livelli di protezione, oltre ovviamente a quella autonoma. Da una parte v i fu a lungo l ' Impero ottomano di cui le suddette città divennero parte integrante per volontaria annessione. Reggenze , secondo la dicitura dell ' epoca , etichetta però che mai come in questo caso fu meramente formale , non osservandosi da parte loro alcuna sudditanza effettiva ver s o Costantinopoli, tranne un regalo annuale - non un tributo però - di qualche schiavo appositamente scelto per il gran sultano. Certamente un utile del genere avrebbe in altre circostanze offeso piuttosto che gratificato l'orgoglio della Porta , ma la contropartita che i corsa1i offrivano non poteva essere sottovalutata essendo dal dopo Lepanto la principale offensiva ottomana ed islamica sul mare contro l ' Occidente. In ogni caso l'unica che riuscisse a ricordare la presenza di un mondo sempre più emarginato e sconfitto.
Ma vi era ancora un'altro potente protettore dei corsari barbareschi, per giunta non islamico: la Francia. La sua scelta di farsene manutengola derivò dal disperato tentativo di ridimensionare in qualsiasi maniera la crescente potenza spagnola. E quella tragica modalità parve la più efficace, la meno costosa per l'erario e la più umiliante per l'avversario. Fu anche però la più ipocrita implicando una sostanziale alleanza operativa di cristiani con musulmani che catturavano altri cristiani per ridurli in schiavitù! E non di rado tra le vittime finirono anche tanti francesi: per cui non può ritenersi affatto causale che alla fine sarà proprio la Francia, quando ormai da tempo Costantinopo l i non rappresenterà alcunché a porre fine militarmente alla grande vessazione corsara attaccando e conquistando Algeri nel 1830. Sequenza che potrebbe equipararsi alla soppress ione del cane divenuto ormai troppo feroce e fastidioso per il suo stesso padrone! Soluzione eccessiva e gravida di conseguenze dopo secoli di co lpevole complicità nell'abiezione in nome di una presunta giusta causa e di una orgogliosa politica strategica (12l Ma tant'è, ed ovviamente in quella lotta senza quartiere tra le superpotenze dell'epoca se a fasi alterne ciascuna di esse ripo1tò qualche effimero successo te1Titoriale, o qualche altrettanto insignificante danno economico, l'esito non interferì in alcun modo con la corsa. Questa garantì sempre un ragguardevole utile, imponendo un'emorragia socio-economica. E le vittime furono altrettanto ovviamente gli abitati e gli abitanti dei centri rivieraschi più vicini alla costa nordafricana, o albanese: in pratica e nell'ordine di vessazione i sudditi del regno di Napoli, di Sicilia, di Sardegna, ed in misura progressivamente minore dello Stato Pontificio, dello Stato dei Presidi, del Granducato di Toscana, della repubblica di Genova. Per nulla azzardato, quindi, reputare la drammatica esposizione come una delle maggiori concause della tragica ed irrisolta questione meridionale <13> ra rilevare che quasi i due terzi delle realizzazioni vennero edificate, o riqualificate , per fronteggiare quel pericolo , massimamente lungo le fasce costiere mediterranee. 11 perché è abbastanza semplice da spiegare: da un lato, infatti, la spinta espansiva ottomana sia militare che corsara si manifestò fondamentalmente con attacchi ed incursioni da mare; dall'altro perché le fortificazioni moderne, integrate con l'ultima generazione di artiglierie si dimostrarono efficaci e quindi tatticamente paganti.
Dal punto di vista difensivo ognuno dei suddetti stati, constatata l'impossibilità di eliminare il flagello militarmente, di soffocarlo politicamente, di ridurlo alla ragione con appropriate rappresaglie, od ammansirlo con cospicui donativi, finì per realizzare che l'unica contromisura capace di contenere l ' offensiva corsara sarebbe stata di tipo ostativo. Sarebbe occorso un dispositivo perimetricamente continuo, una sorta di muraglia virtuale capace di chiudere drasticamente il litorale alle razzie. Una muraglia che poteva intorno alla metà del XVI secolo realizzarsi in parte con strutture materiali in parte con traiettorie balistiche. Occorreva soltanto vagliarne accortamente le connotazioni ottimali e le sue articolazioni migliori in funzione della difesa anticorsara globa l e. E logicamente lo stato p i ù interessato, in quanto maggiormente vittima della corsa ed in quanto più grande per uomini e mezzi fu il Regno di Napoli che non a caso fu il primo a studiare ed a dotarsi di un dispositivo di difesa costiera anticorsara lungo oltre 2000 km.
Un'epidermica verifica di quanto delineato la si può agevolmente cogliere nella scansione cronologica dei grandi attacchi turchi, tra quello che catturò e deportò l'intera popolazione di Otranto nel 1480 e quello che devastò in Friuli traendo in schiavitù un numero persino maggiore di disgraziati abitanti intercorsero appena 19 anni. Occorsero però ben 58 anni per registrare con l ' attacco a Massa Lubrense e Sorrento una identica tragedia, che si dimostrò l'ultima del genere. E se da quel momento 1' iniziativa offensiva fu soltanto sostenuta dalle razzie corsare ciò dipese non dal semplicistico esaurimento della volontà aggressiva, mai venuta meno , ma dalla constatazione dell'incapacità di aver ragione delle fortificazioni occidentali.
I prece d enti archite ttonici
Come evidenziato in apertura, la fortificazione moderna in Europa e soprattutto in I talia, è fortemente condizionata da ll a minaccia turca li ~> Si può addirittu-
Pertanto se agli inizi del XVI secolo il massimo sforzo fu rivolto all'approntamento di una linea di piazzeforti, o di città fortificate costiere, in modo da frustrare tentativi d'invasione ottomana, dalla metà dello stesso secolo la tipologia fortificatoria più adottata è finalizzata a frustrare gli assalti corsari. Il che praticamente in tutti gli stati italiani preunitari equivalse all ' erezione ed all'attivazione di sistemi di control l o attivo delle frontiere marittime mediante catene di torri armate. Sistemi che al di là del!' apparente identità in realtà furono notevolmente diversi fra loro, ciascuno calibrato in funzione della specificità dei rischi e delle disponibilità di risorse sociali, economiche e tecnologiche. Logiche d ' impianto diverse, torri diverse, armamenti diversi che dopo circa quattro secoli dall'entrata in servizio finiscono però tutti nel comune calderone del la dicitura di torri saracene , o [ per i più dotti di torri d'avvistamento approssimazioni che obbligano perciò, data la pennanenza di ancora un migliaio di tali m a nufatti a tracciarne una più puntuale desc ri zio ne, preceduta da un s int et ico ap profondime nto s ull a concezione stessa di difesa anticorsara e di guerra di co rsa
L'impi ego di torri a scopo difensivo si perde nella notte dei tempi. l so late o variamente raccordate da mura g lie , se ne eressero innumerevoli in og ni epoca, persino nel corso della Il Gue1Ta Mondiale. Simili a gigantesche se ntin e ll e di pietra, le torri hanno da sempre asso l to a tre funzioni bas il ari: di avvistamento, di difesa del presidio e dei v ic ini , e soprattu tto di offesa degli aggresso ri. Ora essendo l'avvistamento espletato se nza interruzione per l' int era v ita o perati va di una torre, mentre la difesa e l'offesa so l o molto sa ltuaii amente, non di rado m ai, non presentandosene la n ecess it à, finì per d ivenirne la qualifica per anto nomasia Torri d'avvistamento quindi, passive vedette, assolutamente pri ve di reatt iv it à: sempl ificazione che purtropp o ne ha inficiato un corretto approccio, a nche turi s ti co.
D al punto di vista s torico l'impianto di torri lungo le coste, ha effettivamente un a ge nes i eminentemen te p assiva, me ri s upporti per vedette , indi spe nsabili per conse nt i re di s up era re con la loro a l tezza l ' intrico della macc hi a mediteITanea e sc rut ar e liberamente l' or izzo nt e. Funzione c he s i ri scontra esp le ta ta già agl i albori della c iv iltà, qu a ndo comme r c iare e pirateggiare e rano pratiche compl eme ntari e no n disprezzate, dei navigatori. Vitale distinguere con il massimo anticipo le imbarcazion i amiche da que1Je ostili, o sos pette . L a s itua z ion e, protrattasi per ol tr e un mill e nnio , cessò sol tanto quanto l ' Imp ero romano circondò l'intero Mediterra neo determinando, s itu az ion e m a i più ripropostasi, il suo comp leto co ntroll o senza bisogno di nav i. Essendo a qu e l punto qualsiasi azione piratesca un crimine interno fu e ne r gicame nte perseguita e s pi etatamente st roncata. L e toni furono pe rc iò dismesse, o trasformate in pa c ifi c i fari: ce leb ri quella di T rapani, l' a nti chiss im a ·Colombara' , e quella di Messina, il 'Faro ' per antonomasia, nonché la cosiddetta torre dell a Serpe di Otranto.
L a recuperata sicurezza durò poche centinaia dianni , dissolvendosi tragicamente con l o sgreto larsi dell'Impero. In breve si r i gene rò l 'e nd em ico flagello della pirateria, incentivato dal l'inesistenza di qualsiasi apparato difensivo. La morte di Maometto nel 632 1151 , avviando la prim a espans i o ne is l am ica ne determinò l ' ult eriore incre m e nt o . Per le ma1ine occidentali f u il prodromo dell'abbandono, unica alternativa a l.le massicce mura di cinta. Solo c hiud endosi in poderose fortificazioni s i poteva sperare di scampare alle scorrerie dei Vandali od alle razzie de i Saraceni 116l De l tutto velleitarie le con tromi s ure navali bizantine, che finirono per decadere in stagionali scorribande marittime, non dissimili dalle incursioni musulmane a cacc ia di bottino. E per q ue 1Ja sp ietata beli igera nza la dirigenza imperiale riesumò la vecchia voce verbale kurseo, essendo la più calzante al fenomeno e per co nseguenza corsari ne divennero i protagonisti. Definizioni e prassi dest inate ad avere un portentoso futuro ancora non del tutto esaurito, ad onta delle p eriod ic h e riproclamazioni dei diritti dell'uomo e del l a messa a l bando dei c rimjni co ntro l'uma nit à C17,.
La bipartizione del Mediterraneo tra un occidente cristiano ed un o ri e nt e islamico , pervase ben presto ogni rapporto fra gli opposti schierament i. I1 Jahad prima e le Crociate poi, lungi dal favorire l'instaurarsi di un minimo di tolleranza, esaspera ron o, in vece, la contesa. L a g uerra di corsa si radicalizzò, ass um e ndo le caratteristiche di uno scontro ideologico efferato, incessante e remun erativo. L'a ncestra le predisposizione delle e tni e nom adi al l a razz ia e la miseria delle loro società, dete1minò i l proliferare di corsari mu sul m an i , o sedicent i tali, trasformando la corsa in un monopolio is l amico. L a violenza delle incursioni su ll e po po laz io ni rivierasche italiane traspare evide nt e in innumerevoli rievocaz io ni a rti st ic he, folcloristiche e consuetudinarie.
Pe r tutt e valgano le notissime strofe .. presenti in og ni ambito dialettale dalla Li gmia alla S ic ili a:
A tocchi a tocchi a tocchi la campana sona
Li turchi so' calati alla marina
Circa il riferimento ai rintocchi della campana, va precisato che per secoli il suonare a stormo o da un campanile o da un rara t01Te costiera suggerì l'unico rimedio alle incursioni: la fuga! Del resto a nessuno sarebbe venuto in mente di poter respingere uno sbarco di centinaia di predoni con qualche tiro di balestra. E se allontanarsi dalla sponda del mare costituiva la salvezza di chi vi abitava, cercare di g uadagnarla rappresentava l'estrema s peranza di ogni marittimo al profilarsi di un battello corsaro. Il che contribuì a far navigare le imbarcazioni dell'epoca ancor più aderenti alla costa. Rimedio che tentando di limitare i 1ischi fin} rapidamente per incrementarli, dimostrando s i facilissimo per i Barbareschi appostarsi dietro un promontorio, scattando fulminei a forza di remi non appena un ignaro mercantile lo avesse doppiato. Jmpos s ibile per la disgraziata vittima qualsiasi manovra elusiva: nel giro di pochi secondi finiva abbordata e catturata. 1 rarissimi superstiti si ritennero se mpre dei miracolati, e gli ex voto lo te stimoniano eloquentemente e 181 • La gravità della situazione suggerì cli abbinare al suono delle campane dei segnali a fuoco a fumo , percepibili a differenza dei primi anche da bordo. fornendo così un chiaro avviso ai naviganti 1191 •
La so luzione dovette confermarsi valida, tant'è che le torri si moltiplicarono. In pratica ogni abitato, ogni porticciolo, ogni ancoraggio finì per erigerne una, più o meno grande più o meno robusta. Fu allora ovvio collegare fra loro molte torri, magari costruendone altre con funzione di raccordo, in modo da consentire tramite il rilancio del segnale un preallruu1e maggiore. Potenzialità che pe1metteva di far confluire neUe zone minacciate nugoli di cavalleria miliziana, antesignana contromisura dissuasiva. Un sistema del genere nel Regno di Napoli 1isulta attivo già sotto Crufo I d'Angiò , intorno alla fine del XIIl secolo 1201 • Analogie non mancano tuttavia anche in Sicilia ed altrove. La successiva dinastia aragonese incrementò lo schieramento delle torri costiere edificandone , anche in Sardegna e persino in Corsica, cli nuove più tozze e mas sicce delle precedenti , che finirono perciò quasi sempre o demolite o inglobate. La ragione di quel ridondante dimensionamento deve ricondursi al diffondersi delle rudimentali armi da fuoco. Solo una fortificazione sufficientemente solida e larga poteva sopportare le sollecitazioni delle arcaiche bombarde, le quali nonostante la risaputa insignificante cadenza dì tiro e l'approssimatissima punteria costituivano se non altro un deteITente anticorsaro (2 11 • Senza contru·e che il terribile boato di quei pezzi , ostentava una inequivocabile eloquenza capace cli scuotere dal sonno più profondo. quando s ul finire del XV secolo le artig l ie1ie superarono finalme nt e una int e rmin abile infan z i a, diversificandos i e specializzandosi in funzione de ll 'i mpi ego, occorsero meno di cinq ua n t'a nni per di s porne di squisitam ente navali. Cannoni c io è c he per dimen s ioni , s truttura e d affus to ri vol uzionaro no g li sco ntri s ui mari ed, ovv iam e nte, anche la difesa costiera, che mai come in quel particolare scorc io stori co sem bra va del tutto impotente co ntro l'e s plodere della co rsa .
Anche in questo caso il positivo riscontrn fornito da siffatte torri costiere s uggerì di ru·marle, per analogia di bersagli, esattamente come le coeve imbarcazioni.
Il Torr Eg Giamento Del Regno Di Napoli
La vi a d el g ran o: c ab o taggio e corsar i
Come sem pre l'incrementarsi di un crimine co incide con il s imm etrico incrementars i della ri cc hezza, fe- nomeno c he nella fa tti s peci e prese a manifestarsi sul fi nire del Med ioevo . I p1irni anni del '500, i nfatti, incen ti varo no il moltiplicarsi de i commerci, deg li scambi, dei traffici. Il che sopratt utt o nell'It a li a meiidionale, penosamente carente di s trade , s ignificò una vistosa ripresa del cabotagg i o, ovvero della navi gazio ne me rc ant il e costiera. ln pa,ticolare una miriade di picco le imbarcazioni durante la bella s tagione s i s postava da una ca le tta a ll'altra trasporta nd o i prodotti agrico li dai luo ghi di produzione a qu e lli di consumo. L a costa perciò non veniva mai pe rsa di vista dall ' imb arcazion e, c h e a n z i si a tt e neva s tr e tt amente a ll e s ue ci rco nvo lu z ioni. Il litoral e, in ultima analisi, rappresentava una so rta di canale ad una so la s ponda di l a rghe zza teoricamente indefini ta, in realtà, p e rò , limitato a poche migli a: lungo di esso fluiva l'intera massa de l traffico commerciale. In tale ottica s i g iu s tificano i pres idi [ di Orbetello, Porto S. Stefano e Porto Ercole , che garantivano all ' Impero spagnolo la discrezionalità s ulle rotte da e per Genova e l'alto TiJTeno (221 • ln quella stretta fascia, pertanto, circolava la maggiore aliquota dei trasporti commerciali, senza soluzione di continuità < 231 • E tanta abbondanza di potenziali prede finì per richiamare branchi di predoni del mare! I corsari barbareschi, infatti, potevano facilmente assalire, abbordare e rimorchiare i mercantili sorpresi lungo quella stretta via d'acqua frequentatissima, semplicemente comparendo ali' improvviso, dopo essere rimasti in agguato dietro uno scoglio od un promontorio. La temibilissima insidia contribuiva a far navigare lungo rotte ancora più aderenti alla costa per gettarvisi rapidamente, spesso anche a nuoto, al minimo profilarsi di battelli sconosciuti.
Le ridotte dimensioni della stragrande maggioranza del naviglio impiegato nel cabotaggio lo rendevano assolutamente inadatto a difendersi imbarcando artiglierie o armi da fuoco in genere, come illusorie disposizioni insistentemente cercarono per secoli di stimolare <~4 1 • Del resto anche fra i più grossi vascelli soltanto una ristretta frazione si risolse in tal senso. Gli armatori furono sempre contrari, non tanto per l'alto costo delle armi e delle munizioni, ma soprattutto perché fortemente restii a trasformare le loro navi in incrociatori ausiliari. A loro volta gli equipaggi preferivano , senza alcuna eccezione, cercare la salvezza nella foga con le lance , abbandonando la nave, piuttosto che abbozzare una sterile difesa, esponendosi poi alle immancabili vendette dei corsari nel caso di probabilissima cattura.
La fagocitazione del Regno di Napoli, al pari di quello di Sicilia e di Sardegna nell'Impero spagnolo , scandì la sua tragica equiparazione ad antemurale nella guemt contro l'Impero ottomano. Su di esso perciò s i abbatterono con crescente frequenza le incursioni corsare. In breve il cabotaggio fu stroncato , gli abitati rivieraschi abbandonati e l'imposizione fiscale divenuta insostenibile, per sopperire agli oneri della difesa , moltiplicò il numero dei miserabili. Schiere di de- relitti iniziarono perciò a riversars i su Napoli, attratti dalle sue ri sapute e s en z ioni tributa1ie e dal miraggio di un qualsia s i lavoro. In pochi decenni il numero di abitanti della Capitale si moltiplicò a dismisura , creando problemi altrettanto smisurati per l'ordine e la sanità pubblica, e soprattutto per l'alimentazione <25 > _
Intorno alla metà del '500. come delineato , Napoli è la città più popolosa del Mediterraneo. Indispensabile perciò un continuo approvvigionamento di viveri in notevoli quantità. Le campagne circostanti non sono assolutamente in grado di sopperire all'enorme esigenza di derrate: manca soprattutto il grano. Al pari dell ' olio non difetta nel Regno, producendosene in straordinaria abbondanza in Puglia, per cui sarebbe bastato farne incetta sulle sue a s solate pianure e convogliarlo nella capitale: ma come? li vero problema era appunto quello. Alla luce dei moderni mezzi di trasporto, su strada o su rotaia la questione non si pone nemmeno.
Volendo, per semplicità di calcolo , assumere la razione quotidiana per abitante pari a 300 grammi , entità esigua anche in tempo di guerra, se ne ricava un totale di quasi 90 tonnellate. Le cronache, in realtà tramandano una quantità s ensibilmente inferiore , pari ad un terzo , riprova, se mai ve ne fosse bisogno , dell'indigenza vigente 126 i Nonostante ciò sarebbero occorsi quasi cento carri , tirati da diverse centinaia di buoi , in continuo movimento lungo un itinerario di oltre 200 km. Mancava la strada, mancavano i cani, mancavano i buoi mi : ma anche dandone per scontata la disponibilità, quanto foraggio avrebbero divorato i pazienti animali nella decina di giorni di traino? Molto di più della quantità di cereale trasportato, per cui inutile persino pensarci. L'unica via praticabile restava , e doveva restare praticabile a qualsiasi costo, il trasporto via mare , che per una serie di ragioni squisitamente marittime non poteva effettuarsi soltanto d'inverno quando la corsa era quiescente. Va infatti evidenziato che il prezioso cereale costituiva una delle prede più ambite e remunerative per i corsari, essendo insufficiente quello prodotto in Nordafrica. Non a caso, nei