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ONl ANTICORSARE
s 'ha immaginare, eh'/ Corsa/e sempre và per f?uadagnare al sicuro, et dove egli ha niente di disavantaggio cerca oini sua sicurtà salvarsi.
Il Corsale non si ,netterà dove riconosca riuscirne con perdita certa e f?uadagno dubbio ... " < 40l
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Ad ogni buon conto, vuoi per a ll ontanare i corsari a cannonate, vuoi per non farli avvicinare per paura delle cannonate, fu proprio per tale scopo che si dedicarono immensi sforzi umani, materiali, tecnici ed architettonici alla meticolosa elaborazione del sistema delle torri armate.
L' articolato e complesso dispositivo difensivo varato dal viceré don Parafan de Ribera < 4 1>, ci è pervenuto limitato alle so l e torri superstiti, spesso devastate e stravolte dalle successive rielaborazioni e ristrutturazioni. Pochi, disparati e scarni i documenti d'archivio chiaramente esplicativi al riguardo, parzialmente distrutti durante l'ultimo conflitto <42 > . Ignoti pertanto i progetti originali del modulo elementare del caposaldo, tanto abbondantemente riprodotto , i parametri di impiego delle sue molteplici tipologie, le logiche di ubicazione ed orientamento, certamente non arbitrarie.
Non altrettanto rari fortunatamente i coevi e successivi rapporti tecnici, le perizie, le relazioni ispettive, gli inventari ed i tabulati degli armamenti e degli organici, sempre però frammentari ed episodici. Posso no, pertanto, fungere esclusivamente da riscontri e da convalide indispensabili peraltro ad una se ri a ipotesi int erpretat iva del comp l esso apparato, impostata su lla lettura tecnico-militare delle vetuste torri e delle loro peculiarità.
L a coerente analisi delle dimensioni , degli angoli, delle connotazioni geomorfo lo giche delle coste integrano le lacunose e spesso persino contraddittorie fonti. L'identificazione delle st rutture, obbedienti come ogni prodotto dell'ingegneria alle rigide esigenze fruitive ed economiche, può esternarci i c rit eri infonnatori a cui si atte nn ero gli sconosci uti id eatori . Similmente il rin ve nim ento dei piani di similar i torreggiamenti generali dei perimetri costieri del regno di Sicilia e di
Sardegna, quand'anche non del tutto analoghi, e per logica difensiva e per manufatto architettonico sotteso, forniscono ulteriori chiarimenti interpretativi. Il risultato, pur non essendo necessariamente incontrovertibile, è senza dubbio il più attendibile vantando corrispondenze e concordanze statisticamente assai probatorie. Di viene, a questo punto , oziosa la ricerca vanamente perseguita da oltre mezzo secolo negli in sondabili archivi di Simancas e di Napoli del piano originale e del progetto del modulo di base della torre costiera vicereale napoletana, ammesso che nei termini moderni presunti sia mai esistito. È, se mai, proprio l'assenza di un'a ssol uta identità formale, strutturale, volumetrica e d ' impianto delle oltre 330 torri a lasciar trasparire gli accennati criteri infom1atori del piano.
L'avvio del torreggiamento
L'iniziativa anticorsara che a quel punto il Regno di Napoli si accingeva ad avviare non aveva alcun sig nificativo prec e dente e per ampiezza dello schieramento e per la modernità della torre base. Que sta , infatti , come meglio ana li zzeremo in seguito, fu appositamente progettata per integrarsi con l' armamenro balistico offensivo e difensivo, costituendo perciò l'archetipo di tutte le success ive torri d'artiglieria. Al pari di ogni opera pubblica di ragguardevole onere e complessità, anche il torreggiamento si intraprese sull'onda emotiva di una tragedia: ne lla fattispecie furono due graviss im e incurs ioni corsare, terribile per numero di vittime la prima, e spaventosa per audacia la seconda. In dettaglio nella notte del 13 giugno del 1558 una grossa formazione navale turco-barbaresca assalì e devastò Massalubrense e Sorrento deportandone oltre 5.000 abitanti. Di tanti ad eccezione di un centinaio, nessuno tornò <4,> Gli anni successivi si spesero nel potenziamento delle cerchie urbiche degli abitati rivieraschi, nonché nella messa a punto del piano esecutivo, nell'individuazione dei siti d'impianto delle erigende torr i , nell 'e l aborazione del relativo finanziamento, attar- dandosi nella miriade di difficoltà burocratiche. Tanta frenetica attività, inserita nel più generale contesto di un vistoso riaimo del blocco occidentale, ovviamente non sfuggì agli osservatori turchi , convincendoli che la risposta migliore sareb be stata un potenziamento della guerra di corsa contro il cabotagg io e le coste cristiane - in particolare italiane - condotta dalle unità barbaresche. Rischi e bottini ad esclusivo beneficio dei rais nordafricani, vantaggi strategici e debilitazione del nemico ad utile di Costantinopoli. Il che significò una vistosa impennata del plu1i seco lai·e flagello , specie quando le squadre dei predoni del mare agivano di concerto con cospicue aliquote della flotta da guerra turca. Talmente grave apparve allora la situaz ione che nel maggio del 1561 il viceré di Napoli so llecitava al papa di autorizzare Marcantonio Colonna a partecipare alla difesa attiva della sua capitale 1++ 1• Nell'anno successivo si regi s lrò un ulteriore incremento della ini z iativa corsara imputabile tra l 'a ltro ad una pessima annata agricola, con magrissimi raccolti in tutto l 'area medio-orientale. La caccia ai mercantili che trasportavano grano alla volta di Napoli, o di Roma divenne sp ietata. Si ritenne nece ssa rio perciò far rientrare le galere imperiali della squadra di Napoli, temporaneamente alla fonda in Spagna , per alleggerire la pressione di Dragut, che blocca va con 35 imbarcazioni ogni traffico marittimo. Così sc ri veva al1' imperatore il vescovo di Limoges:
" è urrirnto un cor rie re del marchese di Tarifa, g overnatore di Napoli per pregare Filippo Il «di rimandare le dell e g alere, esse11do altrimenti quelli della R eliiione, di Sicilia e di altri porri vicini tanto turbwi e bloccati dal dello Dragut ch e 11110 so lo di loro non ha possibilità di passare da un luogo all'altro poiché pochi pirati e mariuli ten go no qu es 10 prin c ipe , dallo stretto di Gibilt e rra s in o alla Sic ilia, in wle servirù che gli infedeli discendono do ve loro aggrada sulle s ue rerre. se non vi sono dei forti »" c• 5>
Anco ra nella prima vera del 1562 ben 32 ga le re della s quadra napoletana e sici liana al coma nd o di Ju an Mendoza perlustrarono interrottamente il litora- le tirrenico sp ing e ndo si, per espl icit a richiesta del papa, si no alla foce del Tevere. Ma il provvedimento si dimo strò insufficiente. Come se non bastasse, nel settembre, durante una crociera di tra sferime nto , l e navi del Mendoza incapparono in un violentissimo fortunale presso Malaga: appena 3 galere su ventotto scamparono ali' affondamento che costò la morte di quasi 5.000 uomini. Il disastro lasciò le coste senza la minima protezione. Ini z iò allora uno sforzo ciclopico per la costruzione a ritmo se rrato di nuove unità. Tutti i cantieri occidentali da quelli spag noli , a quelli napoletani e sici li ani, impostarono s ui loro scali decine di scafi di galere, tanto che osservava il già citato vescovo:
" da 11me le parti si co struisco no attivamente e di nu ov o sono sta ti tagliati in Catalogna e nei reami vicini, più di quartromila piedi di a beti per soddisfarvi. oltre quelle ga l e re che s i fabbricano a Napoli e in Sicilia, essendo venuti mastri e operai da Genova e alcuni dalla nos tra Proven ;,a ""M
Il che però non s ignificava l'immediata di spo nibilità delle navi , mentre le razzie in terra e le catture in mai·e s i moltiplicavano paurosa mente. Alla fin e il viceré di Napoli , don Parafan de Ribera , nel I 563 previa la debita autorizzazione imperiale, promulgò le ordinanze per la costruzione di un'ininterrotta catena di torri costiere armate, lungo l'intero pe rim etro mai-ittimo d e l Regno, o ltre 2.000 km, per la difesa anticorsara. Ma a far superare gli ultimi indugì dovette contribuire un'ennesima incursione, tragica quanto oltragg iosa al limite dell ' insolenza.
Nella notte de.I 28 maggio del 1563, centinaia di Bai·baresc hi sbarcai·ono a Napoli da tre imbarcazioni. a pochi pass i claJ pa la zzo di don Parafan. I prigionieri , nella circos tan za furono pochi, a differenza della paura che fu immensa, essendosi sem pre s upposto , ingenu amente, che la Capitale per le sue guarnigioni e per i suoi castelli fosse immune da qual sia s i insu lto corsaro (47i _ Nessuna meravig li a c he nel giro di poche settimane si intraprese il torreggiamento del R egno.