2009-6 Oratorio di Anghiari

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DICEMBRE 2009 - GENNAIO 2010

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PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI N. 6

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue


Folla di foglie

di Franca Ciucoli

Una folla di foglie ormai senza vita si lascia andare alla volontà del vento. Ora plana a tempo di valzer lento ora si rincorre in girotondi sfrenati ora si lascia travolgere da una musica gitana. Ma cambia l’umore del vento e la folla di foglie frusciante è ora costretta alla fuga finché, cessata la furia giace e tace.

Auguri Direttore Dal settembre 2009 il Professor Enzo Papi è in pensione. Ha insegnato agli inizi a Chiesa Valmalenco (Sondrio) poi a Badia, Sestino e Pieve S. Stefano. Quindi presso la Scuola Media Luca Pacioli di Sansepolcro ed infine, da diversi anni, al Liceo Scientifico Piero della Francesca di Sansepolcro. Ad Enzo, Direttore del nostro Periodico dal 2004, gli auguri da tutta la Redazione.

In copertina La processione della Madonna di Loreto mentre percorre le stradine del centro storico di Anghiari. Non possiamo indicare con precisione l’anno di questa fotografia perché il vescovo Monsignor Giovanni Telesforo Cioni venne ad Anghiari in due occasioni. Nel 1956 abbiamo la poesia in ottava rima del Pecoraino (se ne parla a pag.17) mentre del 1959 abbiamo il resoconto di don Nilo. Nella foto, oltre al vescovo Cioli, si possono poi riconoscere don Fabio Comanducci e don Nilo. foto Archivio DelCam

l'editoriale di enzo papi

Te Deum

S

i va verso il Te Deum. “Ti ringraziamo, Signore…” e ognuno pensa ai fatti, alle occasioni, agli eventi trascorsi di un anno in via di estinzione di lì a poche ore. La formulazione latina del testo è magnifica, il canto solenne, la lunghezza dà il tempo di ritornare in sé e di emozionarsi per tanta sapienza educativa e per la materna autorità della Chiesa. Più di una volta, per l’ultimo dell’anno, mi è capitato di sentir dire “Vado a messa! Stasera c’è il Te Deum”. In un anno indimenticabile mi è capitato di cantare il ringraziamento sotto le cupole dorate di S. Marco, a Venezia; con la guida del patriarca cardinale: solennità del canto e magia della situazione a costruire una emozione che faceva, a tratti, accapponare la pelle. Mosaici ed oro ovunque, la chiesa colma di gente, l’onda solenne del canto di tutto il popolo che riempie le volte, le cupole, invade tutto, rimbalza e ti ritorna come un unisono armonioso e grave. Solennità su solennità! Anche il cuore vuole la sua parte e l’emozione non è più cosa istintiva, ma positiva: semplice commozione per l’intensità consapevole del momento. Render grazie a Dio per la vita, per la quotidianità, per la bellezza -sia nella buona che nella cattiva sorte- di un anno che si aggiunge a tutti quelli precedenti. Ancora un altro tratto passato con maggiore o minore dignità, ma vissuto. Tutto porto a Dio e glielo dono; così com’è, così come sono! Il Te Deum è tutto questo. *** empo di bilanci! Nella cultura del mercato, la cultura quotidiana che si è sostituita al senso cristiano del vivere, la fine dell’anno è il tempo in cui si tirano i conti, si fanno le somme e si costata quanto uno ha guadagnato. Un anno di crisi? Tempo di rammarico e di rimpianto… “Non sarebbe andata così, se…”. La cattiva sorte, in economia, è cattiva sorte! Non è come nei bilanci spirituali dove l’incidente non è sventura, ma più realisticamente peccato, col quale, in fondo, puoi metterti lo stesso davanti a Dio ringraziando per il perdono che comunque ti dà. Come fai a ringraziare Wall Street per quello che ti ha mandato? Quale bilancio, allora, è più realista? Quello che uno fa col Te Deum o quello che ti fa il commercialista? Certo: siamo davanti a due mondi diversi, ma il senso religioso è lo stesso: l’istanza originale dell’uomo è quella della dipendenza, dell’essere fatto, dell’essere figlio di... Qualcuno o qualcosa che ti genera e ti dà il senso della vita. Non si può vivere nel vuoto; non si respira! Puoi respirare Dio, puoi respirare il Mercato. Comunque, in ogni caso, hai bisogno di respirare qualcosa. Per vivere. *** nche in questa situazione si può avere un criterio di giudizio. Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei; così potrebbe essere parafrasato l’antico adagio. Per cui è una questione di scelte personali. Nel mondo dell’apostasia -perché una società ex cristiana non è solo atea, ma apostata; cioè una società che ha conosciuto Dio ma che ora sta preferendo altro- occorre scegliere, cambiare posizione. Non è che i bilanci economici non vadano fatti (e non debbano, possibilmente, essere positivi); è la posizione che deve cambiare: il mercato non è Dio! È lo stomaco che dipende dal mercato, non la mia consistenza di uomo. Ciò in cui credo, quello su cui ripongo la mia fiducia, le scelte che ne scaturiscono, ciò che decido e faccio hanno consistenza in Dio, non nel mercato. Basta idolatria! Il nostro è tempo di fede. Certo, nel Te Deum , che è il vero grande bilancio, quello della vita confrontata col Padre, c’è posto anche per il mercato… ma sotto il giudizio di Dio. Gesù non è un optional. C’è; se non c’è, c’è altro. Perché gli uomini, strutturalmente, hanno in ogni caso bisogno di consistenza, di appoggio.

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L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XLIV - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro. Redazione:donmarcosalvienzopapimariodelpiaalessandrobivignanistefanobigiarini.

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Oggi parliamo di:

L’appello a Benedetto XVI “per il ritorno a un’arte sacra autenticamente cattolica” francesco.capolupo@libero.it

A pochi giorni dall’annunciato incontro del 21 novembre tra il papa e gli artisti nella Cappella Sistina, sul tavolo di Benedetto XVI è già arrivato un appello che ne anticipa il principale motivo. L’appello è “per il ritorno a un’arte sacra autenticamente cattolica” ed è stato sottoscritto non da artisti ma da studiosi e persone variamente appassionate alle sorti dell’arte cristiana. Fra gli altri: Nikos Salingaros, Steven J. Schloeder, Steen Heidemann, Duncan G. Stroik, Pietro De Marco, Martin Mosebach, Enrico Maria Radaelli. Mosebach è un affermato scrittore tedesco che Joseph Ratzinger conosce bene. Il suo ultimo libro: “Eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico”, è uscito quest’anno anche in Italia, edito da Cantagalli, ed è una scintillante apologia della grande arte cristiana, anzi, della stessa liturgia cattolica come arte, con pungenti invettive contro l’iconoclastia che oggi impera nella stessa Chiesa cattolica. Mosebach ha dedicato il libro al filosofo Robert Spaemann, anche lui molto conosciuto e apprezzato dall’attuale papa. Radaelli, discepolo del grande filologo e filosofo cattolico Romano Amerio, è raffinato cultore di estetica teologica. Il suo capolavoro è: “Ingresso alla bellezza”, uscito nel 2008, un magnifico percorso d’ingresso nel mistero di Dio attraverso quella sua “Imago” che è Cristo. La bellezza come apparire della verità. L’appello è nato anche da seminari tenuti nei mesi scorsi nella biblioteca della pontificia commissione dei beni culturali della Chiesa, ospitati dal vicepresidente di questa commissione vaticana, l’abate benedettino Michael J. Zielinski. Hanno avuto parte negli incontri don Nicola Bux e padre Uwe Michael Lang, consultori dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche papali e, il secondo, officiale della congregazione per il culto divino. Ma tra i promotori dell’appello non figura nessun ecclesiastico, né tanto meno alcun responsabile vaticano. I firmatari sono laici, di varia competenza e professione. Dopo una breve introduzione, il testo si articola in sette capitoletti dedicati alle cause dell’attuale frattura tra Chiesa e arte, ai riferimenti teologici, ai committenti, agli artisti, allo spazio sacro, alla musica sacra, alla liturgia. E termina con l’appello vero e proprio, così formulato:

Sara C. disegnò

Conversazioni con don Francesco

misericordiosa del Vicario di Cristo, Vi supplichiamo, Beatissimo Padre, di voler leggere nel nostro presente accorato appello la più struggente preoccupazione per le terribili condizioni in cui oggi versano tutte le arti che sempre hanno accompagnato la sacra liturgia, nonché una modesta, umilissima richiesta d’ausilio alla Santità Vostra: * affinché arti e architettura sacre possano tornare a essere e mostrarsi veramente e profondamente cattoliche; * affinché poi le moltitudini dei fedeli anche più semplici e indotti possano tornare a stupirsi e gioire di questa nobile e pervasiva bellezza ancora e sempre presente vivamente nella casa del Signore, e da essa tornare a raccogliere nel cuore i più alti e ancor nuovi insegnamenti; * affinché infine la Chiesa possa rivelarsi, anche in questa era di mondane, irrazionali e diseducative barbarie, l’unica vera, solerte e attenta promotrice e custode di un’arte nuova e davvero ‘originale’, ossia in grado anche oggi, come sempre è fiorita in ogni tempo pregresso, di rifiorire dall’antico, dalla sua inclita ed eterna Origine, ovvero dal senso più intimo della Bellezza che rifulge nella Verità di Cristo”.

Nella foto qui sopra: la Natività , terracotta invetriata attribuita ad Andrea della Robbia, fatta fare per la chiesa di Badia dalla famiglia Ducci ma oggi conservata al Museo Taglieschi.

“Per tutte le ragioni qui esposte, nella consapevolezza di ricevere dalla Santità Vostra l’ascolto paterno e con ciò l’attenzione

in Propositura dal 15 dicembre, alle ore 18,

Novena di Natale 3


CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

28 dicembre lunedì - Ss. Innocenti Martiri: Erode ordinò di uccidere tutti i bambini maschi da due anni in giù così da assicurarsi che il profetizzato avvento del nuovo re dei Giudei non potesse avverarsi. Gesù invece fu salvo perché i suoi genitori fuggirono in Egitto. 31 dicembre giovedì - San Silvestro I papa. Alla S. Messa vespertina (ore 17 a Tavernelle e ore 18 in Propositura ad Anghiari) Te Deum, canto di lode e ringraziamento per tutto ciò che il Signore ci ha donato nell’anno che sta per finire.

Mese di Dicembre 2009 Tempo di Avvento 1° dicembre martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 3 dicembre giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 4 dicembre venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 6 dicembre domenica – Domenica II di Avvento. Sante Messe secondo l’orario festivo. 7 dicembre lunedì - Sant’Ambrogio vescovo e dottore della Chiesa. Nato a Treviri nel 340 fu mandato a Roma per compiere gli studi. Nel 374 trovandosi a Milano, fu improvvisamente acclamato ed eletto Vescovo della città, compito che eseguì in maniera perfetta con grande carità e sapienza. Morì nel 397. 8 dicembre martedì - Immacolata Concezione della B.V.M. Sante Messe secondo l’orario festivo. “Tutta Santa, senza ombra di peccato, sei divenuta la Madre del Signore.” 10 dicembre giovedì - Beata Vergine Maria di Loreto. Dopo la S. Messa delle ore 18, celebrata nella chiesa di Badia, verrà effettuata la consueta processione per le strade del castello antico dove verranno composti Quadri viventi della vita di Gesù, di Maria e dei Santi. 13 dicembre domenica – Domenica III di Avvento. Santa Lucia. Sante Messe secondo l’orario festivo. 15 dicembre martedì - Nella chiesa di Propositura, alle ore 18, inizio della Novena in preparazione del Santo Natale. Per tutto il periodo della Novena la Messa vespertina viene anticipata alle ore 17,15 circa. Domenica 20 dicembre la Novena non avrà luogo e la S. Messa delle ore 18 verrà celebrata, come di consueto, nella chiesa della Croce. 20 dicembre domenica – Domenica IV di Avvento. Sante Messe secondo l’orario festivo. 24 dicembre giovedì - Vigilia del Santo Natale. Nella chiesa della Propositura e nella chiesa di Tavernelle dalle ore 15 confessioni. Alle ore 22 S. Messa nella chiesa di San Lorenzo. Alle ore 23,45 in Propositura ad Anghiari ed al Cenacolo di Montauto S. Messe solenni.

Mese di Gennaio 2010 1° gennaio venerdì - Capodanno. Santa Madre di Dio. Sante Messe secondo l’orario festivo. Giornata della pace. 3 gennaio domenica - SS. Nome di Gesù. S. Messe secondo l’orario festivo 6 gennaio mercoledì - Epifania di N.S.G.C. S. Messe secondo, l’orario festivo. ”All’apparire della stella dissero i Magi: Questo è il segno del grande Re, andiamo a cercarlo, portiamogli i doni: oro, incenso e mirra.” 10 gennaio domenica - Battesimo di Gesù. S. Messe secondo l’orario festivo.

Con la festa del Battesimo di Gesù termina il Tempo di Natale e inizia il Tempo Ordinario 17 gennaio domenica – Domenica II del Tempo Ordinario. Sant’Antonio abate. Sante Messe secondo l’orario festivo. 24 gennaio domenica – Domenica III del Tempo Ordinario. San Francesco di Sales vescovo e dottore della Chiesa. Sante Messe secondo l’orario festivo. 25 gennaio lunedì - Conversione di San Paolo apostolo. “Lodiamo il nostro Dio che ha convertito San Paolo al Vangelo.” 28 gennaio giovedì - San Tommaso d’Aquino dottore della Chiesa: Grande studioso di teologia scrisse la “Summa teologica” l’opera più celebre dove affrontò straordinari interrogativi di fondo: rapporto fra fede e ragione, tra realtà e pensiero, tra corpo e anima e il problema dell’esistenza di Dio. 31 gennaio domenica – Domenica IV del Tempo Ordinario. San Giovanni Bosco. Fu fondatore dei Salesiani si occupò in modo particolare dei giovani e dei poveri. Sante Messe secondo l’orario festivo.

TEMPO DI NATALE

Vigilia di Natale a San Lorenzo

25 dicembre venerdì - Natale di Gesù. Sante Messe secondo l’orario festivo. “Venite adoriamo il Signore che è nato per noi.” 26 dicembre sabato - Santo Stefano diacono, primo martire: Stefano fu il primo a versare il suo sangue in nome di Cristo (protomartire). Festa a Santo Stefano, S. Messa alle ore 11. 27 dicembre domenica – Santa Famiglia di Nazareth. San Giovanni apostolo evangelista. Sante Messe secondo l’orario festivo.

Ore 22 S. Messa solenne “I Profeti l’avevano annunziato: il Salvatore nascerà dalla Vergine Maria.”

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Incontri per Famiglie ed Adulti

S. MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

Sabato 12 dicembre ore 18,30 presso il Cenacolo di Montauto

Ore 8,00 Ore 8,30 Ore 9,00 " Ore 9,30 Ore 10,00 " Ore 11,00 " " " Ore 11,30 Ore 12,00 Ore 15,30 Ore 16,00 " Ore 18,00

Seguirà sempre la possibilità, per chi vuole, di fermarsi a cena.

Primo Venerdì del mese a Micciano

alle ore 20

-PIEVE DI MICCIANO -ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CENACOLO DI MONTAUTO -CATIGLIANO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -SAN LEO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE -TAVERNELLE -VIAIO -TOPPOLE -TUBBIANO -PONTE ALLA PIERA -PROPOSITURA (1a domenica del mese) -ANGHIARI: Chiesa della Croce

... E DI MONTERCHI Ore 8,45 Ore 9,30

Primo venerdì del mese al Carmine

San Michele Arc.lo a Padonchia S. Maria della Pace Le Ville

Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

MESSE PREFESTIVE: Ore 16 (0re 17 estivo) Tavernelle Ore 16,00 (ore 18 estivo) Arcipretura Monterchi Ore 17,00 Madonna Bella a Pocaia Ore 18,00 Propositura Anghiari

Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

Incontri corso matrimoniale Si tengono in Propositura alle ore 21 e servono per la preparazione al Sacramento del Matrimonio per chi vuole sposarsi in chiesa. I prossimi incontri si terranno

venerdì 4 dicembre 2009 venerdì 11 dicembre 2009

Con il nuovo anno saranno programmati altri incontri. 5


IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo

* Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

Il Moralismo Amorale

A Jor Angelo Loli

Sara C. disegnò

di Sergio Lombardi

Solo gli Angeli e i generosi come lo era lei possono portare tre nomi. Io lo ricorderò come il mio carissimo Dottor Loli.

Il moralismo amorale sembra una contraddizione in termini, in realtà è un equilibrismo dialettico tendente a dimostrare come lo stesso moralismo diventi efficace nel momento in cui viene supportato da comportamenti personali coerenti con gli idealismi affermati. Detto in altre parole ciò diventa esercizio di comportamento corretto quando è seguito da esempi concreti in sintonia con la realtà che ci circonda. Per dimostrare la veridicità di quanto affermato indico un esempio: un uccellino in inverno era sopra un albero ed era molto infreddolito e più passava il tempo e più aumentava il freddo, passò sotto l’albero un bue e fece un bisogno fisiologico, intanto il freddo dell’uccellino era diventato tale che lo stesso cadde dall’albero proprio dove prima il bue aveva fatto il suo bisogno e quel caldino fece sì che l’uccellino si mettesse a cantare visto che il freddo era passato, ma poco distante vi era un lupo che sentendolo cantare si avvicinò e lo mangiò. Morale: Non sempre chi ti mette nella cacca lo fa per farti del male; non sempre chi ti toglie dalla cacca lo fa per farti del bene. Ma tutto questo ha un senso se poi con l’esempio lo si dimostra all’interno del piccolo o grande mondo che abbiamo creato intorno a noi. In definitiva non possiamo dire che si è perso i valori etici, che viviamo in un mondo di violenze quando siamo i primi ad insegnare a un bambino di tre anni che in un videogioco più gente ammazza e più il punteggio è alto. Riflettiamo gente riflettiamo!

Una paziente

Le vitelle del Nanni

In settembre con Alessandro siamo andati a trovare la famiglia Mafucci di Ripalta. Col Nanni siamo andati a vedere le vacche chianine che se ne stavano tranquille in un recinto. In realtà si trattava di alcune vitelle, molto docili e tranquille, ed un torello, anche lui docile, ma un po’ più sostenuto. Nella foto si può vedere il Nanni mentre è in mezzo a due vitelle mentre il torello non partecipa alla foto, non ne ha voluto sapere, anzi mostra, sdegnato, il posteriore.

Chi l’ha visto?

Fermi! Non pensate subito alla trasmissione di RAI3. Qui si tratta di un semplice carretto. Anzi, per la verità, non di un semplice carretto ma del Carretto della Scampanata. Infatti Celestino (quello della caccia e pesca) ha detto di dire ai giovani anghiaresi di segnarsi perché tra poco ci sarà la Scampanata. Solo che, fatta una piccola indagine, il Carretto non c’è più. Qualcuno l’ha visto mentre trasportava due sposi ancora giovani (festeggiavano i 25 anni di matrimonio) verso Torchiale. Qualcun altro l’ha visto scarrettare contento verso Tavernelle. Chi abbia notizie del Carretto le comunichi ai Tre indomiti Punitori dei dormienti: Maschio, Capruggine o Celestino.

Calendi: tutto sbagliato o quasi di Mario Del Pia

Martedì 28 novembre di due anni fa la Mirella della Via Nova mi ha contestato la spiegazione dei Calendi. Dopo varie domande ai più anziani del paese, ecco la versione che potrebbe essere quella da tramandare ai posteri. Si chiamano Calendi o Lendici (questo secondo termine deriva dal nome delle uova, di solito bogli, che si mettono nel nido delle galline) i primi giorni dell’anno e servono a dare indicazioni su come sarà il tempo nei vari mesi. Il primo lo prende per sé (l’anno, precisa Francesco Bonarini). Quindi il primo gennaio non conta. Poi il giorno 2 di gennaio indicherà il mese di gennaio; il 3 indicherà marzo e così via fino ad arrivare al 13 di gennaio che darà precise indicazioni sul prossimo mese di dicembre. Se avete da proporre una versione diversa fatecela sapere. Vorrei ricordare qui un’altra usanza dei tempi andati. Il primo di gennaio il sacerdote annunciava pubblicamente tutte le feste dell’anno, faceva una specie di calendario delle festività.

Tagliatelle o Maccaroni di Clèto

È nata in Valtiberina l’Accademia della tagliatella. Ne sono dispiaciuto. Avrei preferito che fosse nata l’Accademia dei Maccaroni. Ma tant’è!

Queste note si riferiscono ad un articolo apparso nel calendario del 2007 ma valide anche per il 2010.

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...il Palterre ovvero Ridendo castigat mores

Auguri Sara!

Un ricordo per l’Angiolina

Il giorno 19 ottobre 2009, presso l’Università degli Studi di Perugia, Facoltà di Giurisprudenza, si è laureata Sara Scimia discutendo una tesi in diritto processuale penale dal titolo: “Il giudizio direttissimo”. Relatore è stato il Professor Carlo Fiorio. A Sara, che ha ottenuto la bella votazione di 103/110, gli auguri più belli ed affettuosi di tutti i familiari e degli amici. Volentieri anche la Redazione formula i migliori auguri alla neodottoressa.

Il giorno 25 maggio 2009 Angiolina Leonardi, vedova Lauletta, è tornata alla casa del “Padre”. Figlia di Settimio e di Iole Tornielli, era nata il 14 ottobre 1923 ad Anghiari, precisamente alla Contrada “Maraville”, ma durante la Seconda Guerra Mondiale, a malincuore, fu costretta a lasciare Anghiari per trasferirsi presso alcuni parenti a Villa d’Agri, all’epoca piccolo e sconosciuto paesino della Basilicata, in provincia di Potenza. Qui conobbe e sposò il Maestro Giuseppe Lauletta con il quale trascorse, felicemente e circondata dall’affetto dei suoi cari, ben cinquantatre anni della sua vita. Quasi ogni anno durante l’estate ritornava con il suo inseparabile Giuseppe ed i suoi adorati figli, Francesco e Settimio, nella sua amata Anghiari, a Via dell’Intoppo, per condividere un periodo di riposo assieme ai genitori, ai fratelli Tonino, detto “Settantino”, Bruno e agli altri parenti. Moglie attenta e sempre presente, madre affettuosa e amata, nonna amorevole e dal cuore immenso... Lascia in tutti testimonianze vive del suo saper essere perfetta in ogni ruolo che la vita le ha assegnato, segni visibili della sua presenza indimenticabile. Con tanto, tanto affetto Francesco e Settimio.

È successo a Londra di Piero Lega

Tornavo in Italia da Londra e mi apprestavo ad accodarmi al check-in per imbarcarmi all’aeroporto di Stanstead per Forlì. Tutto d’un tratto un signore che faceva la fila con me si avvicina e mi fa: “Anch’io andare Arezzo. La Toscana è stupenda”. Gli rispondo:”Eh, a chi lo dice. Io ne sono innamorato pazzo”. E subito una coppia incalza e fa: “Noi andare agriturismo alla Chiassa.” “Stupendo” subito rispondo. Passano alcuni minuti ed una signora entra nel discorso e fa: “I love Anghiari, è molto bellissimo”. Ed io le rispondo: “Certo che è bellissimo, io ci vivo”. Comincio ad allarmarmi un po’mentre mi domando: “Come fa tutta questa gente a sapere che io sono di Anghiari. Ma che ce l’ho scritto in fronte”? Era quindi necessaria una mia domanda inquisitoria che tosto feci: ”Signora, scusi tanto, ma come fa a sapere che io vado ad Anghiari”? E lei candidamente con un sorrisetto dispettoso mi risponde “Lei avere scritto su giacca tuta”. Mi levo la giacca della tuta la giro ed incredulo sopra leggo: BAR TAMARA – ANGHIARI (Arezzo) Il mistero fu così felicemente risolto con mio immenso sollievo.

La campana del Magi di Emmedipì

Se vi capita di andare per la via nuova bassa, arrivate fino all’officina di Egidio. Guardando verso il campanile della Badia, nella finestra di sinistra potrete vedere il profilo di una campana. Bene! Quella campana esisteva già al tempo di Girolamo Magi (1528?-1572).

Le castagne di Caprese

La vignetta di Scacciapensieri:

Birichino!

di A.D.C.

Sembra che fra qualche mese le castagne di Caprese avranno il marchio DOP che delimita il territorio di produzione, ne descrive le caratteristiche: il sapore e la pezzatura e ne definisce l’aspetto: buccia di colore avana con striature marroni più o meno intense e forma arrotondata. Bene, quando invece eravamo ragazzi ci dicevano che per distinguere i marroni dalle altre castagne, dovevamo prenderne una bella manciata, tenerle nel cavo della mano con le punte rivolte verso l’alto, ed osservandole attentamente vedere come i marroni avessero dei ricciolini di colore biondo scuro, morbidi al tatto, mentre le altre castagne li avevano più scuri o neri, leggermente più lunghi, e più ispidi. Per noi ragazzi era un gioco: cominciavamo ad accarezzarli, chiudevamo gli occhi e la nostra fantasia correva e correva chissà dove. Oggi certamente la tecnica la fa da padrona, ed è bene che sia così, però una volta, quanto era più bello!

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL’ARTE

di don Quinto Giorgini

La Chiesa di San Salvatore alle Corticelle

La frazione Corticelle, in comune d’Anghiari, sorge su di un rilievo a quota 350 metri s.l.m. a destra del torrente Sovara, non lontana da Scoiano, ad ovest del Castello di Sorci. È formata da poche case rustiche ben ristrutturate ed abitate anche da stranieri, altri casolari sparsi nei pressi sono Casanova, Tozzo, S. Martino, Casalino ecc. che appartengono tutte al territorio di questa ex-parrocchia di S. Salvatore, ora annessa a quella di Catigliano. La chiesetta, dedicata al SS.mo Salvatore è priva di abside, non orientata ed incapsulata tra la casa canonica e quella colonica, quindi non è certamente l’originaria chiesa medievale che ha sempre fatto parte della Pieve di S. Maria alla Sovara fin dal secolo XII. Come riferisce Gino Franceschini nel più volte citato libro sulla suddetta Pieve, a pag. 60 si narra della visita pastorale del Vescovo tifernate Niccolò, avvenuta martedì 14 febbraio 1268 al tempo del pievano Nerazio e alla presenza dei rettori delle chiese del plebanato, tra cui quello di questa di S. Salvatore. Più avanti descriveremo le sue strutture. Nel decimario del 1349 era tassata per “lib XXIIII”. Negli anni 1515-20 anche questa chiesa entra a far parte della nuova diocesi biturgense istituita da Papa Leone X e l’8 luglio 1583 viene visitata da mons. Peruzzi per incarico di papa Gregorio XIII (1572-1585). Dal verbale della visita apostolica riassumiamo quanto segue. Era una chiesa parrocchiale e tale è rimasta fino al 1986 quando fu annessa da mons. Giovanni d’Ascenzi a quella di Catigliano. Dedicata a Gesù Salvatore, era di giuspatronato dei capitani di Parte guelfa di Firenze, rettore era don Bernardo Grisi, il quale essendo anche cappellano del monastero di S. Martino in Anghiari, con il consenso del Vescovo si serviva del parroco della vicina chiesa di S. Donato a Scoiano, don Simone Carleschi, per celebrare alle Corticelle ogni 15 giorni, cioè a domeniche alterne, dietro compenso annuale di 10 staia di grano. La rendita del beneficio parrocchiale era di 80 staia di grano e 12 some di uva. La struttura dell’edificio sacro era in buono stato in tutte le sue parti, all’interno c’era un unico altare che era consacrato ma quasi spoglio, essendo privo dell’icona, dei candelieri, della croce, del paliotto e dello “scabello” per cui il visitatore “ordinavit quam primum provideri”. La comunità cristiana era molto piccola, costituita soltanto da venti anime ammesse alla comunione, che si erano tutte comunicate. Mons. Peruzzi ordinò di provvedere ai necessari paramenti bianchi, rossi e neri e ad altra suppellettile da custodirsi in un apposito armadio. Ordinò anche di provvedere ad un confessionale, con la bolla della Cena del Signore e con l’elenco dei casi riservati, nonché l’immagine del Crocifisso dalla parte del penitente. Sulle pareti c’erano frammenti di antiche pitture di santi, ma essendo deteriorate comandò di toglierle e di rifare l’intonaco nuovo e la tinteggiatura. Il Libro dei matrimoni era “satis decens”, questi venivano pubblicati e celebrati in chiesa secondo i decreti del concilio tridentino. Il vasetto dell’olio santo era anch’esso decente ma il viatico doveva esser portato dal sacerdote vestito di cotta e stola, preceduto dalla croce “sine hasta” e quando l’infermo era entrato in agonia non doveva essere abbandonato se non dopo aver rimesso l’“ultimum vitae spiritum”.

Nella visita del 1593, fatta dal vescovo biturgense mons. Niccolò Tornabuoni, era rettore don Paolo Folchi, d’Anghiari, che da tre anni viveva in casa di un fratello perché ammalato di mente e perciò lo sostituiva un cappellano, don Simone Carleschi. Il beneficio rendeva allora 150 staia di grano e 28 di miglio, che furono sequestrati per l’acquisto di quanto era necessario per il decoro dell’altare. Nel 1648 vi era rettore don Valerio Brizzi e gli abitanti erano 46 in tutto. In occasione della visita del 24 settembre 1686 mons. Malaspina accoglie nella chiesa di S. Salvatore alle Corticelle una delegazione del popolo di S. Rufilio, chiesa oggi scomparsa ma allora parrocchiale e annessa a quella di S. Andrea a Catigliano. La delegazione chiede ed ottiene dal Vescovo di entrare a far parte della parrocchia di Toppole, più vicina e quindi più comoda (vedi pagg. 58-60 del II volume “I Vescovi di Sansepolcro” 1972 di E. Agnoletti). Il 13 gennaio del 1621, il parroco di Corticelle domanda di essere esentato dall’obbligo di risiedere in parrocchia per varie ragioni, ma la Congregazione del Concilio, alla quale era stata inviata l’istanza, dichiara “non essere ammissibile” (A.V.S. “Rescritti e Decreti dell’Ordinario vol. II n° 57”).

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Le nostre chiese...

Nel 1750, all’altare maggiore si aggiunge quello dedicato ai “Sette dolori di Maria”. La Chiesa aveva già una casa canonica. Nel 1914 il parroco di S. Salvatore don Domenico Leonardi rinuncia alla parrocchia perché quasi cieco e gli succede nel gennaio del 1915 don Michele Maioli, nato il 24 ottobre 1874 e morto il 18 maggio 1962, che fu l’ultimo parroco residente. Poi la chiesa fu servita da parroci viciniori tra cui don Carlo Senesi e oggi da don Mario Montini. Passiamo a descrivere questa umile e piccola (m. 10 x 6) chiesetta dedicata al SS.mo Salvatore di forma rettangolare, con l’ingesso a sud e l’altare a nord. La facciata è intonacata, ma la pietra caratterizza le due cantonate e il grande occhio sul quale, in alto, si legge la data scolpita “A. 1922 D.”. Anche le altre due pareti esterne sono intonacate e su quella ad Est c’è istallato un piccolo campanile a vela, di pietra, con una sola campana. Due gradini sconnessi ed un portale con stipiti e frontale in pietra introducono all’interno, caratterizzato da un soffitto in legno a due capriate e da un pavimento in mattonelle di cemento. Al centro del presbiterio c’è l’altare spostato per celebrare verso il popolo il cui supporto è rivestito di marmo. In alto sulla retrostante parete c’è un bel crocifisso ligneo, posizionato al centro di una tela dipinta con le figure della Madonna e di S. Giovanni Evangelista, adornata da una duplice cornice, quella interna lignea e quella esterna in muratura. Ai due lati del presbiterio ci sono due mensole di marmo e a sinistra un’apertura per entrare nella piccolissima sacrestia. Al centro della parete sinistra di chi entra, c’è un piccolo altare con il tabernacolo per il SS.mo Sacramento sopra il quale vi è una nicchia che custodisce una statuetta di gesso dell’Addolorata, festeggiata qui la terza domenica di settembre. Sulla parete destra c’è un’altra nicchia con la statua (in terracotta?) di S. Antonio Abate. Un confessionale di legno, la pila dell’acqua santa di marmo, una decina di banche non antiche, qualche candeliere ed il necessario per celebrare l’Eucaristia costituiscono l’attuale suppellettile sacra, conservata ancora nella chiesa. L’inquilino sig. Puleri

che attualmente abita l’accogliente e restaurata canonica ha riferito che gli altri oggetti sacri sono stati portati altrove. Nell’inventario del 1918, fatto in occasione della riconsegna dei beni di questa chiesa dal De Vita delle Belle Arti, sono elencati e descritti i seguenti oggetti artistici: 1- Seggiolone in noce, con spalliera in cuoio, bulinato in oro del sec. XVI-XVII ridotto in triste condizione. 2- Piviale antico del sec. XVI di seta gialla, operata a grossi fiorami, molto consumato, con aggiunti pezzi di altre stoffe, nel mezzo del quale vi è un ricamo ugualmente di seta con fondo rosso. In detto spazio vi sono ricamate dodici figure rappresentanti i 12 apostoli e sopra di essi una Colomba, rappresentante lo Spirito Santo, il tutto circondato da un fregio coevo ricamato in oro. 3- Calice in metallo argentato, con emblema della passione e decorazioni eseguite a sbalzo. Sec. XVIII. 4- Pianeta in seta gialla, operata a fiorami del sec. XVI. con stolone di altra stoffa. 5- Cassettone in noce con quattro cassetti e borchie in ottone. Sec. XVII-XVIII 6- Statuetta in terracotta rappresentante S. Antonio del XVII sec. 7- Turibolo in rame con parte inferiore a forma di coppa e la superiore a traforo. Sec. XVI-XVII 8- Una piccola tavoletta dipinta ad olio, raffigurante probabilmente S. Filippo Neri. Nel Sinodo diocesano del 1941 risulta che la piccola parrocchia di Corticelle aveva solo 140 abitanti e il suddetto parroco don Michele amministrava un beneficio di circa 18 ettari, oggi passato all’Istituto Diocesano Sostentamento del Clero, eccetto il sacrato e l’orto di fronte alla canonica. Foto - Nell’altra pagina: Veduta dell’esterno e dell’interno della chiesetta di San Salvatore alle Corticelle. In questa pagina: Veduta del campanile e della decorazione del nuovo altare.

RITROVO DELLE COMPAGNIE Venerdì 18 dicembre 2009 alle ore 19 ritrovo delle Compagnie presso la parrocchia di Tavernelle.

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Angolo della Missione

Poetiche corrispondenze dai Renicci a cura di Donna Beppa

a cura di Franco Cristini

Giornata missionaria 2009

CHECCAGLIONE

Ecco le somme raccolte dai volontari nelle varie chiese di Anghiari in occasione della giornata Missionaria svoltasi domenica 25 ottobre. Carmine e Croce Santo Stefano Propositura Tavernelle

€ 825 € 269 € 775 € 240

Le somme raccolte, per un totale di € 2.109, sono state così suddivise: Alla Caritas parrocchiale Missione Tanzania Padre Remo (Brasile) Missioni diocesane

Io e il nonno alla Verna, 1960

€ 400 € 543 € 543 €543

Me rammento l’arloggio ‘n tul taschino, che tirèa fora cun quel tremolone, la bocca senza denti, el surrisino, ‘ntanto che se fumèa el su’ sigarone!

Infine i Festarini e la Comunità di S. Stefano hanno offerto 200 euro da devolvere alla Missione Tanzania. A tutti i lettori giungano i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

Il “dolce segreto” della Nerella Il lettore stia tranquillo che non è nostra intenzione svelare alcun sogno nascosto della nostra amica Nerella. Il fatto in questione è che ad essere segreto è proprio un dolce, cioè una torta, del quale la Nerella e la mamma Rina conservano gelosamente la ricetta e non possono svelarla a chicchessia. La ricetta appartiene ai conti di Galbino, e meglio ancora ai cuochi del castello. Il prelibato piatto ha anche un nome: Aldobrandini, ma di questo parleremo tra poco. Una domenica pomeriggio, approfittando di un caffè insieme a tutti i catechisti, la Nerella ha preparato il fatidico dolce per i suoi ospiti che si sono scervellati sugli ingredienti, senza però poter saziare la loro curiosità (ma la golosità quella si!). Ricercando su antichi libri abbiamo scoperto che gli Aldobrandini sono una nobile famiglia di Firenze del XIV secolo, importante un po’ in tutta l’Italia, poiché molti membri ebbero brillanti carriere sia nel campo del diritto e dell’umanesimo, sia in campo ecclesiastico. Ippolito, per esempio, salì al soglio pontificio nel 1592 con nome di Clemente VIII. Poi la famiglia ebbe un periodo di decadenza e si estinse nel 1861. Invece a Galbino si mangiava bene, come dice la Nerella, i soldi c’erino, e la famiglia assunse diversi anni fa un grande cuoco fiorentino che cucinava tantissimo. Si serviva addirittura di una botola per far arrivare i piatti al piano nobile dove la famiglia desinava, e inoltre con la stessa botola eliminava gli enormi sprechi dovuti alle prove di cottura e nuove ricette. Ma erano davvero tanti! In quegli anni era “sottococa” l’Isolina del Braccini che imparò la ricetta con l’impegno di mantenerla segreta. Poi venne la Rina e infine la Nerella che conservano ancora intatto il loro “dolce segreto”!

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El nonno Checcaglione aìa ‘n pastrèno, che lu ‘ngluppèva dai piedi a la testa; lu’ ne piglièva ‘n pinzo cur ‘na mèno, gni dèa ‘n frullone cur ‘na mossa lesta… e, quand’era arcaduto ‘n su la spalla, ci salutèva e… via, verso Campalla! Un po’ era bello, e un po’ facìa spavento, tra la tormenta, el buio, el freddo e ‘l vento!!! El nonno Checcaglione aìa ‘n capello de villuto marrone, lustro e bello. Sotto, ‘nu sguardo tra ‘l birbo e ‘l bonario… e, su ogni ruga, tracce d’un diario: segni d’affetti, scelte, sbagli, amori, de quande la su’ vita era a l’albori… e segni de dolori e patimenti, ché ‘l tempo passa e dà gioie e tormenti! Aìa ‘na giubba, el nonno Checcaglione, de fustagno, ‘n po’ ruvvida e pelosa. Era ‘nvecchieto, curvo, cul bastone, ma, quande l’occasione era festosa, montèva ‘n vespa, su, cul mi’ fratello… e, tutt’a ‘n tratto, ardiventèa ‘n bordello!!! Io gni gìo ‘ncontro e pu’gni dèo ‘n bacino E lu’ diciva: “Fruga ‘n tul taschino!” E c’era sempre ‘na sorpresa bella: qualche confetto o qualche caramella!!!

Sport anghiaresi Avete filmati o foto riguardanti le varie attività sportive di Anghiari, magari anche di qualche anno fa? Rivolgetevi alla Redazione o a Frido Camaiti. Vi restituiremo l’originale appena fattane una copia. Intanto grazie.


LA PAGINA DELLA CARITAS

Funzioni e sviluppo delle Caritas parrocchiali di Laura Di Lauro

scopo di sensibilizzare le comunità parrocchiali ai temi della carità, delle nuove povertà e dei nuovi stili di vita. Quest’anno il corso prende ispirazione da un’espressione di San Paolo tratta dalla lettera ai Romani: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto”. Esistono nel mondo gruppi sociali, precetti culturali, istituzioni e tradizioni che hanno il potere di influenzare in maniera profonda il nostro carattere e condizionare i nostri comportamenti. La ragione, di cui siamo dotati, ci rende consapevoli, liberi, responsabili e capaci di valutare e decidere. Possiamo cedere alla pressione esercitata da quelle forze sociali e culturali e vivere secondo i loro dettami. Oppure possiamo non arrenderci e preferire una vita diversa. Possiamo cambiare il nostro atteggiamento secondo la nostra volontà. Il cristiano è parte di una comunità e, come tale, la solidarietà e poi la fraternità sono di sostegno nella scelta dello stile di vita. “Conformarsi” riguarda la nostra volontà, mentre “formarsi” col significato di “trasformarsi” rivela la necessità che nasce da un nostro orientamento interiore, che sarà decisivo per la libertà di scelta e per l’assunzione delle nostre responsabilità. San Paolo vuole dire che a motivare le nostre azioni non deve essere il dovere, il divieto esterno, ma un continuo rinnovamento interiore. Egli dice “Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare”. Per San Paolo è lo spirito del Signore che comincia ad agire sulla nostra mente in un processo di trasformazione interiore. Nella quotidiana ricerca di un equilibrio tra le nostre risorse e le risorse divine può aiutarci quella che l’evangelista Giovanni chiama la “sospensione”, cioè lo spazio dell’azione interiore dello spirito necessario prima della trasformazione, come una pausa tra le note che dà un senso alla musica, o come la necessaria pausa tra le parole, quelle dette o non dette, che dà un senso al discorso. La “sospensione”, la riflessione, il silenzio è il momento che lega la nostra consapevolezza ed attitudine alle nostre azioni. Restare nella “sospensione” è il primo requisito per lasciarsi trasformare rinnovando il nostro modo di pensare, e mettere in pratica le tre funzioni attraverso le quali si esprime il metodo pastorale Caritas: osservare, ascoltare, discernere.

Nata nel 1971 con funzioni inizialmente non assistenziali ma pastorali e pedagogiche, la Caritas Italiana ha nel corso degli anni assunto la funzione di “osservatorio permanente dei bisogni e delle povertà” e per meglio assolvere questo compito si è andata delineando e via via concretizzando l’istituzione delle Caritas parrocchiali. L’attenzione viene rivolta a fenomeni sempre più diffusi quali povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamento di nomadi e verso un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre maggiori, cioè il disagio, in varie forme e manifestazioni, nei contesti familiari. La rete di solidarietà delle Caritas in oltre 30 anni si è mobilitata, come sappiamo, nelle grandi emergenze internazionali in occasione di calamità naturali e sociali, ma anche per monitorare le quotidiane necessità, non meno gravi, di coloro che ogni giorno vivono una situazione di disagio. A noi, qui, ora preme appunto sottolineare e soprattutto promuovere il ruolo delle “piccole” Caritas, le Caritas parrocchiali, quelle che si esprimono attraverso l’animazione pastorale nel servizio ai poveri, agli anziani soli, alle famiglie con disagi, agli immigrati, con i quali instaurare un rapporto non solo e non tanto meramente assistenziale, ma di partecipazione e dialogo. Promuovere Caritas, e quindi anche le Caritas parrocchiali, è possibile acquisendo il metodo pastorale Caritas, che si esprime attraverso tre funzioni essenziali: ascolto, osservazione e discernimento, per “animare” il territorio e la comunità. Strumenti pastorali delle Caritas diocesane in cui si estrinsecano le tre funzioni sono il Centro di Ascolto, l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse e il Laboratorio Promozione Caritas. In un ambito più piccolo come le Caritas parrocchiali queste tre funzioni non trovano ancora un’adeguata applicazione e stentano a raccogliere la necessaria partecipazione presso la comunità parrocchiale. La Caritas è sì un cammino della Comunità pastorale ma è prima ancora un cammino personale, che passa attraverso la formazione al ruolo di animatore/operatore Caritas. Fondamentale è imparare ad ascoltare i bisogni dell’altro in maniera evangelica, orientare colui che ha un bisogno verso la ricerca della soluzione più indicata, mettere in contatto la persona che ha bisogno con i servizi presenti sul territorio, riconoscere insomma ed attivare tutte le risorse possibili, avendo come obiettivo innanzitutto la promozione della persona. E ancora saper individuare e segnalare le emergenze, che in una comunità parrocchiale sono soprattutto emergenze di povertà e disagio sociale, per sensibilizzare e attivare tutta la comunità. In questo modo la parrocchia, lentamente, progressivamente, diviene Carità operante, attiva, efficace, concreta, e tanto più quanto maggiore è il numero di coloro che prendono coscienza dell’importanza di un cammino comune. La Caritas Parrocchiale di Anghiari, che è aperta a tutti coloro che vogliono condividere un’esperienza di carità “sul campo”, anche quest’anno partecipa al corso formativo per volontari e operatori Caritas (ed aspiranti tali), che ha lo

Sono state devolute alla Caritas parrocchiale le seguenti somme: Polverini Anna euro 20, Guadagni Vittorina euro 20, Guiducci Rosita euro 20, Ortalli Lucietta euro 25.

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Fotocronaca

Nassiriyah di Emmedipì

Sabato 14 novembre, al Campo della Fiera ad Anghiari, inaugurazione della stele commemorativa dell’attentato di Nassiriyah che provocò la morte di 28 persone fra cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili presenti in Iraq per la missione antica Babilonia. L’opera, voluta dalla Associazione Nazionale Carabinieri, Sezione di Anghiari, è stata scoperta dalla Signora Paola Coen Gialli vedova del Sottotenente Enzo Fregosi. L’organizzazione della cerimonia ha visto la collaborazione del Comando Provinciale dell’Arma e del Comune di Anghiari. Nella foto: La stele, prima della sua inaugurazione, e il palco delle autorità.

Emmedipì fotofoto Emmedipì

Castagne di Emmedipì

Anzi, castagne della Murcia. Qualcuno ricorderà il nome del luogo per un personaggio molto famoso a Monterchi: L’Homo selvatico. In questi boschi infatti si aggirava questo strano e in parte misterioso personaggio e proprio qui si trova anche la Tina dell’Homo selvatico che, anni fa, ci descrisse il Narciso Pancioni. Ma oggi noi parliamo delle castagne della Murcia, un prodotto veramente buono che la Carla, originaria di Ripoli ma residente a Tavernelle, ci ha invitato a raccogliere nei boschi scoscesi ma curati in modo encomiabile da Lorenzo. Come si vede dalla foto oltre alla Carla c’è don Stanislao, Frido ed Emmedipì. Una giornata molto bella!

foto Emmedipì

Transumanza di Alebino

Gli amici della Celle hanno fatto la transumanza, come una volta. Per spostare vacche e vitelli dalla pastura del Ponte alla Piera al capanno della Celle è stato più semplice che a dirlo: a piedi! Partendo di buon mattino, dopo una bella colazione, la mandria di animali si è mossa verso la Sovara, le Pescaie, e giù per la via di Montauto passando per la Barbolana e dalla Fornace, e quindi su verso la Celle. Davanti anche due cavalieri e tutto il gruppo era guidato dal capofamiglia Mario con al seguito Alessio, Francesco e Santino. Dopo l’arrivo a destinazione non è potuto mancare un vinsantino con la crostata della Carla. Quest’anno noi li abbiamo aspettati al Cenacolo ma il prossimo la facciamo tutta a piedi anche noi!

foto Emmedipì

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NOTE DALLA MISERICORDIA

a cura di Massimo Redenti

Le offerte pervenuteci fino a ottobre Alunno Franco Anonimo (C.G.) Baldelli Luigi in memoria di Valbonetti Dina Comunità di Santo Stefano: i Festarini Del Tasso Nella - i familiari alla memoria Dini Adriana Floridi Dott. Fulvio Franceschini Vandro e Foni Liliana Giovagnini Liana - la famiglia alla memoria Giovagnini Liana - parenti ed amici alla memoria Lani Dina - i familiari alla memoria Leonardi Italiano Locci Giuseppe ed Antonietta Piomboni Mario - i familiari alla memoria Piomboni Orlando e Franca in memoria di Lani Dina Piomboni Orlando e Franca in memoria di Piomboni Mario Rossi Andrea Tuti Lorenzo - i familiari alla memoria U.P. Baldaccio Bruni Valbonetti Dina - i familiari alla memoria Valentini Landa e Giorni Andrea

Lettera aperta ad Antonio Agolini 50 50 50 200 200 10 40 20 300 100 420 20 50 200 20 30 30 48 200 220 20

Carissimo Antonio, ci conosciamo da tanti anni e questa conoscenza mi permette di esporre alcune considerazioni che tu non mi hai autorizzato ad esprimere in pubblico; come confratello della nostra Misericordia, dovrai caritatevolmente perdonare questo mio sopruso. Già da qualche anno stai seguendo, come tecnico, i lavori che la nostra Confraternita di Misericordia è stata chiamata ad affrontare per migliorare la qualità e la sicurezza dei propri locali. Hai progettato e seguito gli interventi di rifacimento del tetto del Museo; le opere di risistemazione dei locali del museo medesimo; i lavori di risanamento dei due piccoli fondi in via della Misericordia; gli interventi sulla facciata e nel garage della sede in Corso Matteotti; in ultimo, attualmente, i lavori di restauro della Cappella di San Marco, sempre nella nostra sede di Corso Matteotti. Fin qui, nulla di eccezionale, in quanto ti avevo chiesto di seguire questi cantieri, e così ti sei comportato. Quello che invece hai fatto di speciale, e non posso non renderlo pubblico, è che quando ho tentato di pagare i tuoi onorari di professionista, non ne hai voluto nemmeno sentir parlare; con molta tranquillità mi hai detto (ricordo perfettamente le parole che mi hai rivolto nel tuo studio in Piazza Baldaccio): “Massimo, la Confraternita di Misericordia aveva bisogno di questo tipo di assistenza: io sono un confratello, potevo dare questo aiuto, l’ho fatto e non voglio nulla in cambio. La Misericordia si merita questo ed altro”. Non aggiungo commenti, né tento di quantificare in “soldoni”, quanto hai fatto risparmiare alla nostra Confraternita. Mi sento però in obbligo di sottolineare che i gesti di generosità come il tuo ci permettono di affrontare al meglio gli impegni finanziari collegati all’opera di misericordia che la nostra Confraternita sostiene, giorno dopo giorno, a favore dei malati e dei bisognosi. La consapevolezza di poter contare ancora su uomini e donne che ci offrono in maniera disinteressata il proprio contributo, finanziario o professionale che sia, senza nulla chiedere, è per tutti noi di stimolo e di incoraggiamento. Anche per questo motivo, a titolo mio personale e a nome di tutto il Magistrato che ho il piacere di rappresentare (da oggi, credo, anche a nome di tutta la cittadinanza anghiarese), ti esprimo pubblicamente con profonda gioia il mio più sentito ringraziamento. Che Dio te ne renda merito!

Che Dio ve ne renda merito!

I nuovi iscritti alla Misericordia Bagattini Annunziata Bagattini Rosa Checcaglini Emilia Foni Liliana Franceschini Vandro Giorgeschi Cesarina

Giorni Andrea Magrini Gabriella Mazzini Francesca Sensi Silvia Valentini Landa

A tutti loro il nostro più fraterno ringraziamento

Lavori in corso Dal corrispondente (Gatto) - Nell’ottica più volte ribadita sul recupero e valorizzazione dei beni immobili di proprietà della Misericordia, il Magistrato ha deliberato l’inizio dei lavori di risanamento della Cappella di S. Marco avente locazione presso la sede di C.so Matteotti. Tali lavori riguardano prevalentemente l’eliminazione dell’umidità dalle pareti e il rifacimento dell’impianto elettro-idraulico non più a norma di legge. Questi lavori faranno da prologo ad ulteriori sviluppi sul recupero della cappella che saranno descritti nel prossimo numero del giornalino. Detto ciò i lavori proseguono con impegno, ed entro i primi giorni del nuovo anno saranno agibili sia la cappella che gli altri locali.

IL GOVERNATORE Massimo Redenti

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Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari

sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

DONAZIONI 2009: QUASI RAGGIUNTO IL RECORD DELLE 600 UNITÀ Che sia la volta buona? Alla luce dei dati provenienti dal centro trasfusionale di zona e relativi ai primi dieci mesi del 2009, c’è la concreta speranza per il Gruppo Fratres di Anghiari, di raggiungere a fine anno la fatidica quota delle SEICENTO donazioni. Mancata per poche unità negli ultimi anni (chi non ricorda le 598 del 2005!), la storica soglia è veramente a portata di mano e sarebbe sicuramente una bella soddisfazione per tutti noi poter coronare il più che trentennale impegno dell’associazione in favore della donazione del sangue, con l’annuncio del conseguimento di questo ambito traguardo… Quale miglior regalo non solo per tutti i malati ma anche per la totalità dei nostri iscritti e simpatizzanti, in occasione delle prossime festività natalizie!!! Iniziato alla grande con un +19 donazioni di sangue nel mese di gennaio, rispetto a quello dell’anno precedente, il

2009 subiva un duro colpo nel mese successivo (-24) a causa della momentanea chiusura di tutta la struttura ospedaliera di zona, per inderogabili lavori di ristrutturazione. Immediato il ritorno del segno positivo nei mesi successivi con un inaspettato +36 in quelli estivi, quando solitamente l’afflusso dei donatori di sangue ai centri trasfusionali risente negativamente dei periodi di ferie e di vacanze lontano dalla propria residenza. Grazie a tale ultimo risultato, poi, il Gruppo Fratres anghiarese risultava il più attivo tra i ventitrè della provincia nel terzo trimestre. Il saldo finale al 31 ottobre parla di oltre cinquecentotrenta unità, con un fantastico +81 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Fondata è quindi la speranza, come dicevamo, di arrivare alla fine del 2009 alle seicento donazioni di sangue e festeggiare tutti insieme il raggiungimento dello storico risultato. Restano quindi ai nostri volontari del sangue attivi, ma anche a quanti vogliano seguirli, sessanta giorni per confermare la fedeltà ad un impegno di solidarietà umana e cristiana e contribuire a dare concretezza a tale speranza, facendo sì che la civiltà dell’amore prevalga ancora una volta sull’inciviltà degli egoismi. Orteip ‘09

GLI STUDENTI VALTIBERINI ED IL VOLONTARIATO SOCIALE Centinaia di alunni delle scuole superiori del territorio ospiti delle varie associazioni.

Grazie alla importante collaborazione tra il Centro Nazionale per il Volontariato (CNV) e le più rappresentative associazioni del comprensorio, anche in questo anno scolastico verrà realizzato il progetto “SCUOLA e VOLONTARIATO IN TOSCANA”. Encomiabile lo scopo: facilitare l’incontro fra i giovani delle scuole superiori, i docenti ed i volontari attraverso incontri in classe, esperienze di condivisione, eventi cittadini, stage e campeggi estivi della solidarietà e favorire così il diffondersi di una cultura della solidarietà e del mutuo soccorso tra le giovani generazioni. Qualche tempo fa si è svolta a Sansepolcro la prima delle tante iniziative in cui è articolato il progetto. Centinaia gli studenti presenti, provenienti da tutto il comprensorio valtiberino toscano, che con i loro insegnanti hanno potuto toccare con mano l’importanza della quotidiana presenza delle numerose associazioni di volontariato. Dopo aver assistito, nel piazzale antistante i locali del foro boario, ad una interessantissima simulazione di pronto soccorso attuata congiuntamente dai volontari della Misericordia, da quelli della Croce Rossa e da un reparto dei Vigili del Fuoco biturgensi, la manifestazione è proseguita all’interno con la proiezione di una serie di diapositive sulle principali regole di pronto soccorso da rispettare, nel caso di proprio coinvolgimento in una situazione di emergenza. La mattinata terminava con la visita degli studenti

ai tanti stands informativi che le associazioni avevano preparato. In uno di questi c’erano i rappresentanti dei cinque Gruppi Fratres della valtiberina, per parlare ai giovani dell’importanza della donazione del proprio sangue e rispondere alle loro domande. Come si può vedere dalle foto qui pubblicate, tanti sono stati gli studenti avvicinati ed elevato è risultato il livello di interesse evidenziato da tutti. Nella foto in alto un centro trasfusionale. Qui sopra: Un momento della simulazione di pronto soccorso da parte di Misericordia, CRI e Vigili del Fuoco e, sotto: Il tavolo informativo dei cinque Gruppi Fratres della valtiberina toscana)

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...dal Gruppo Fratres

VACCINAZIONE GRATUITA PER TUTTI I DONATORI DI SANGUE La Consociazione Nazionale ci ha conicato, nei giorni scorsi, che il Ministero della Salute ha incluso i donatori di sangue periodici, compresi nella fascia di età 28-55 anni, tra la popolazione alla quale offrire gratuitamente e con priorità la possibilità di vaccinarsi contro l’influenza A(H1N1). Tale estensione viene concessa allo scopo di far fronte a possibili riduzioni critiche delle scorte di sangue ed emocom-

ponenti ad uso trasfusionale in corso di epidemia, garantendo comunque le prestazioni trasfusionali appropriate in regime di emergenza, grazie alla presenza di un congruo numero di donatori immunizzati. Mentre i servizi trasfusionali e le unità di raccolta sono stati invitati ad attivare semplici processi di controllo nella fase di accoglienza dei donatori, si sottolinea la necessità che questi ultimi non accedano alla donazione in presenza di sintomi associabili alla malattia influenzale. La presidenza

LE GIORNATE DEL DONATORE 2009

RITORNA LA SETTIMANA BIANCA DELLA FRATRES

SABATO 12 DICEMBRE ’09

Sulle piste di Plan de Corones

* CONVEGNO MEDICO - SCIENTIFICO “Il diabete e le sue complicanze” Sala Conferenze della Misericordia (g.c.) – ore 17.00 Relatori Medici ed infermieri dell’ospedale di Sansepolcro e dell’Università di Perugia. Coordinatrice: dott.ssa Rosella Guadagni, consulente medico del Gruppo.

San Vigilio di Marebbe – Bolzano – Alto Adige

mu-

Dal 23 al 30 Gennaio 2010: hotel 4 stelle (mezza pensione) QUOTA DI PARTECIPAZIONE INDICATIVA: € 400. INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI: * A g e n z i a Vi a g g i WA S A B I – S . G i u s t i n o (tel.075/8560402). * Uffici Misericordia (0575-789577) - Fabiano Vellati (3381484889).

* IV C O N C E R T O D I N A T A L E Chiesa della Propositura –ore 21.00 Durante la serata, premiazione dei nuovi donatori

FAT T I U N R E GALO : D O N A! Donare sangue è un grande regalo che fa bene agli altri e anche a te. DIVENTA ANCHE TU UN DONATORE DI SANGUE FRATRES !!!

DOMENICA 13 DICEMBRE ‘09 Ore 11.00: SANTA MESSA , presso l’insigne Propositura di Anghiari, con le autorità civili e militari ed i labari dei gruppi “Fratres” della provincia, in suffragio dei volontari del gruppo deceduti.

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Ore 13.00: PRANZO SOCIALE, presso il ristorante “IL MUSICISTA”, di Selci-Lama, gratuito per tutti i donatori attivi.

Per saperne di più contattaci alla nostra mail elettronica o telefona ai numeri 0575/789577 (Sede), 3395323663 (Pietro), 3381484889 (Fabiano), 3337174434 (Franca).

( INSERIRE LA FOTO DEL PRANZO SOCIALE 2008 Prenotazioni presso il negozio “Tutto di Boldrini”, l’ufficio della Pro Loco o la sede Misericordia (tel.0575 789577). Tutti possono partecipare: un invito particolare ad iscritti e simpatizzanti ! NOTA BENE – NOTA BENE – NOTA BENE IN VISTA DELLE FESTIVITÀ NATALIZIE, IL CONSIGLIO DIRETTIVO È LIETO DI REGALARE A TUTTI I VOLONTARI ATTIVI UN SIMPATICO ED UTILE OMBRELLO DEL DONATORE!!! Il presidente Pietro Ganganelli

Foto del Pranzo Sociale Fratres del 2008.

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Parte dell’omelia tenuta dall’Arcivescovo Riccardo Fontana il 13 settembre, giorno del suo ingresso in diocesi

Il nuovo vescovo Riccardo: le prime parole

Il Signore guida la storia Si avvia oggi, in questo luogo santo, un sogno collettivo. Come Pietro a Giaffa , anche a noi è chiesto di fare spazio allo Spirito, nella consapevolezza della nostra identità, nell’ascolto delle sofferenze con le quali la società ci interpella, nella missione che ci attende. Chiesa è bello, anche in questo tempo. La Parola ci insegna a non dimenticare il Gesù storico; ma neppure a comportarci come se il Vivente dell’Apocalisse non fosse in mezzo a noi. La vicenda che oggi mi congiunge con questa Chiesa diocesana, per quanti vi sono coinvolti con fede, è il “momento favorevole”, l’occasione propizia dell’Evangelo. Disponibili alla Grazia, torniamo a mediare l’utopia nella storia. Questa Chiesa, con la sua santità e i suoi limiti, è la via d’uscita, per tutti noi, dai mali che incombono; è la porta, a partire dalla quale, riprendere il cammino verso la Gerusalemme del Cielo. Riusciremo a riavviare il percorso e a coinvolgere gli altri se, da questa sera, metteremo al primo posto l’impegno a vivere il rapporto tra di noi come esperienza di comunione, che ci è donata. La Chiesa non nasce dal rapporto intimista con Dio, ma dall’appartenenza al popolo, che egli si è scelto. Non siamo stati noi a compiere il primo passo: è il Signore che ci ha chiamato alla fede e alle opere della carità vicendevole perché fossimo “un popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Le fatiche dell’unità, preludono alla difficoltà della missione. La comunione è per la missione. “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”. L’ascolto della Parola di Dio per edificare la Chiesa Il primato da dare all’ascolto della Scrittura ci mette di nuovo in marcia nel percorso dei secoli, umilmente imitando quanti, a partire da San Donato, attraverso le generazioni, in questa Chiesa hanno dato lode a Dio, con la loro vita santa. Come non si fa l’Eucaristia senza la Parola, neppure si fa il sacramento primordiale che è la Chiesa, senza la continua ruminatio del Verbo, come la componente monastica della nostra comunità ecclesiale torna a proporci ogni giorno. Metteremo ancora le mani all’aratro, privilegiando in ogni modo la formazione delle coscienze, per favorire la crescita di adulti nella fede, illuminati dal Vangelo e sostenuti dalla Grazia: il primato del soprannaturale incarnato è obiettivo irrinunciabile delle nostre fatiche apostoliche. Come insegna l’Apostolo Giacomo: ”Con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. La visitazione della Scrittura è la risposta che oggi ancora è possibile dare al quesito di Cristo agli Apostoli: “e voi chi dite che io sia?” . E’ la fonte della vita secondo lo Spirito; è la strada per incontrare il Signore, la scala di Giacobbe per salire dalla terra al Cielo . Farsi carico degli altri La questione educativa, ci pone in una comunione operativa con le Chiese d’Italia e la stessa Conferenza Episcopale, che ha scelto questa tematica come la priorità per i prossimi anni. Credo che sarà saggio mettere tutte le nostre forze, per ravvivare negli adulti la consapevolezza del grande tesoro che è l’essere cristiani. Saremo pastori ed educatori solerti -nelle famiglie, nelle parrocchie, dentro la società- se ci impegneremo a passare ai più giovani l’incanto della fede e la meraviglia dell’incontro con Gesù. La questione delle vocazioni e il discernimento che è necessario, si pone ancora con straordinaria attualità. Mi pare che tre vocazioni debbano essere curate con speciale attenzione: quella al Matrimonio, quella all’Ordine Sacro e quella alla responsabilità laicale, senza trascurare le altre, ma nella consapevolezza che ne va della nostra identità di popolo di Dio. La via evangelica non passa per il moralismo, ma attraverso l’esempio della sequela. La famiglia è ancora il “sacramento grande”, che esprime la

natura del matrimonio cristiano. Attraverso la formazione delle famiglie i cristiani collaborano alla edificazione della società civile. Le vocazioni al sacerdozio sono il segno della vitalità di ogni comunità ecclesiale, giacchè, per volontà di Dio, tocca al presbitero adunare la comunità cristiana, formarla e guidarla nel cammino della storia. La carità è il filo d’oro che dà continuità alla tradizione cristiana delle nostre terre. I padri, nei secoli, si sono distinti, proprio a partire da questa regione, per le opere di misericordia. Metodologie e strumenti adeguati ci sostengono nell’agire quotidiano, perché la virtù teologale della carità, si esprima nei linguaggi del nostro tempo. Il bisogno di nuovi lavoratori ha fatto affluire da terre lontane molte persone, alle quali la civiltà cristiana dell’Italia vuole offrire accoglienza e dignità. Molti cristiani che vengono dall’Est e talvolta dalla persecuzione sono già un grande richiamo ai valori dello spirito e un sostegno alle nostre stesse comunità ecclesiali. Il fascino imperituro della consacrazione a Dio La nostra Chiesa di San Donato è ancora ricca di un bellissimo e numeroso presbiterio. Il tempo che stiamo vivendo chiede di fare forza sulle risorse maggiori che la Chiesa ha. Ci è chiesto di vivere e di far valere la maturità che appartiene al nostro essere preti, cioè anziani nella fede: senza la sapienza degli anziani non si dà forza ai giovani. Salendo per la prima volta l’altare di questa cattedrale chiedo al Signore la grazia di una sempre più forte coesione nel presbiterio. A noi sacerdoti, insieme, ci è chiesto di provvedere al popolo di Dio: insieme sentire, per insieme operare, per insieme rispondere a Dio che ci chiede conto della santità di questo popolo. Assumendo il servizio di CVIII successore di San Donato, al mio venerato Predecessore, l’Arcivescovo Gualtiero, che con incessante carità si è fatto strumento di comunione in mezzo a noi, va la nostra profonda gratitudine mentre gli chiedo di benedirmi. La Chiesa e la città Il laicato cristiano è chiamato, con specifica vocazione, a edificare la società. E’ nostro impegno farlo anche in Toscana, al pari di tutte le altre componenti della nostra storia civile. Giovine studente mi affascinò l’opera del Beato Giordano da Rivalto, che fu, nella mia Chiesa pisana, il primo a valorizzare l’opera del laicato nella società del Medioevo. La nostra terra -insieme guelfa e ghibellina, bianca e nera - è arrivata all’era contemporanea con l’effervescenza delle diversità, che ci appartengono per carattere e per storia condivisa. Le differenze arricchiscono il patrimonio comune e sono dono dello Spirito: solo le divisioni vengono dal maligno. Tutti voglio assicurare, fin dal primo inizio del mio ministero aretino, che sarò il vescovo di tutti, a tutti offrendo il mio ministero di Successore degli Apostoli. A tutti è offerta la partecipazione; a nessuno è rifiutata la condivisione. Come insegna il Papa “si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l’impegno sociale, ecco il servizio proprio dell’azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale”. A Santa Maria, da noi invocata col bellissimo nome di Madonna del Conforto, affido il mio ministero: come un navigante che, prendendo il largo, cerca la stella che gli sia di riferimento sicuro. Ai Santi Donato, Marco, Margherita e Giovanni Evangelista e a tutti i nostri Patroni chiedo di ottenermi dal Signore che i propositi diventino fatti, e le intenzioni gesti di operosa carità. + Riccardo Fontana Arcivescovo

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Lo stemma del nuovo vescovo

La Grande Festa della Madonna di Loreto ANGHIARI 10 - 12 - 56 Cantata del Poeta Estemporaneo Madiai Angelo detto il Pecoraino

Queste ottave, dedicate alla Madonna di Loreto in occasione della visita di Monsignor Cioli ad Anghiari il 10 dicembre 1956, sono state recuperate da un foglio volante stampato per l’occasione. Con questo nome vengono indicati i caratteristici fogli che i poeti di ottava rima portavano alle fiere dei vari paesi di vallata, ma anche oltre. Ne cantavano alcune ottave e la gente comprava il foglietto per imparare a memoria tutto il canto. Molti di questi poemi infatti, anche se stampati, sono giunti a noi per via orale perché anche dopo decenni le persone si ricordavano le parole. Pubblichiamo questo canto per rendere anche noi omaggio alla Madonna di Loreto che si festeggerà in Anghiari vecchio giovedì 10 dicembre prossimo. Nella foto l’altare della Madonna di Loreto alla Badia.

Scudo inquartato: sul primo e quarto di rosso alla fontana di bianco parlante con stella a cinque punte, nel secondo e terzo d’azzurro a tre bande orizzontali ondulate di bianco. Lo scudo è sormontato da galero vescovile di verde, e sovrapposto a ferula arcivescovile d’oro con bracci trilobi e gemmati. Il motto: Non recuso laborem Il motto episcopale dell’Arcivescovo Fontana è una frase attribuita a san Martino di Tours che può essere tradotta in: “non rifiuto di lavorare per te”. Le parole si legano alla vita di Martino, figlio di un ufficiale dell’esercito romano che visse nel IV secolo, protagonista del celebre episodio in cui, con la spada, tagliò il suo mantello militare per difendere un mendicante dal freddo.

Ave Maria che sei di grazie piena Implora il canto mio porgimi aiuto Che possa mantener fresca la lena E porti agl’invitori il mio saluto Vedo una gran folla che un si frena Il monsignore Anghiari lì è venuto Trovò l’antico Anghiari festeggiato Pareva fosse tutto incoronato.

Ecco in propositura alle riprese Dove il proposto Conti à preparato Qua dentro non ci s’entra con l’offese Qua dentro non ci s’entra col peccato E il Monsignore gentile e cortese La bella Santa Predica ha implorato Viva l’antico Anghiari illuminato Fra torce e fari sembrava incendiato

Grande accoglienza tutti, all’arrivato E si prosegue verso la Badia Appena dentro chiesa ch’era entrato Si cantava le laude di Maria Maria concetta fu senza peccato La Santa madre del gran Messia Il Monsignor Telesfor Giovan Cioli La Santa Messa ai padri ed ai figlioli

Viva a quanti Angioletti si e trovato Mentre che camminò la processione Viva Don Angelo tanto garbato Che il presidente fu dell’orazione Viva Foscolo Matassi il Campionato Che non l’importa a spendere un milione Con il pensiero fisso ed assai discreto Festeggia la Madonna di Loreto.

La Santa Comunione unsiera soli Si tratta di centinia di persone Sembrava scender giù dagli alti poli Vedere San Giovanni e San Simone Vedo arrivà Pierino Gennaioli Con altri tre giganti a conclusione Portando la Madonna pe’ il paese Dove S. Lazzaro c’era e Sant’Agnese

Madiai Angelo Detto Pecoraino

San Martino di Armando Zanchi

Il sapore non lo perde se con l’aria non si disperde

Quando andrai tu a svinare quell’afrore ti fa sognare

La vernaccia non gettare l’acquarello ci puoi fare

Se per gustare del buon vino anche salciccia di maialino

Si avvicina San Martino e l’odore senti del vino

Se la botte à cattivo odore il legnino fa da padrone

Vedi il rosso bello e chiaro il bicchiere alla mano

Un po’ di arrosto con il tuo vino tu puoi fare un buon pranzino

San Martino ci protegga dal troppo bere lui ci astenga

Il vin nuovo già svinato in damigiane è conservato

Se la tua tina bene lavata la tua uva entra amata

Puoi gustare Il tuo vinello anche quello del tinello

Il vin nuovo sempre adatto se castagne arrosto ài fatto

Altrimenti il troppo bere ci riscalda un po’ il sedere:

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Dalle nostre Parrocchie Da Monterchi, a cura di don Quinto Giorgini

Cresima in Ottobre Nel pomeriggio dello scorso 17 ottobre, l’Arcivescovo Riccardo è venuto per la prima volta a Monterchi per cresimare i seguenti sedici ragazzi:

Il 1° novembre è iniziato il nuovo anno catechistico per gli oltre 40 ragazzi delle parrocchie Monterchi, Pocaia e Padonchia. Sono suddivisi in quattro gruppi: seconda-terza, quarta, quinta elementare, prima e seconda media. Durante l’Avvento due gruppi di preghiera, uno intitolato alla Regina della Famiglia e l’altro a San Pio da Pietrelcina, si riuniscono insieme il giovedì dalle 21 alle 22 nella chiesa della Madonna Bella a Pocaia per un’ora di adorazione, recita del Rosario e brevi catechesi. Martedì 8 dicembre, a Padonchia, tradizionale Festa dell’Immacolata con S. Messe alle ore 9 e alle ore 12. Domenica 13 dicembre a Monterchi Festa di S. Lucia. S. Messe alle ore 11,15 e alle ore 17. La novena del Natale verrà fatta solo nella chiesa arcipretale di Monterchi alle ore 16 dal 16 al 24 dicembre, con la S. Messa vespertina e alla fine c’è la preghiera particolare e il canto alla Madonna dell’Attesa del Parto qui venerata soprattutto nel periodo dell’Avvento e nella quarta domenica di Avvento.

Bambagiotti Nicola Banelli Riccardo Bigi Federico Carboni Veronica Galletti Lorenzo Mancini Giulia Pettinari Davide Rossi Lorenzo

Banelli Andrea Bracci Andrea Capacci Enrico Franchi Matteo Giuntini Davide Montini Veronica Puletti Jacopo Vata Donika

Alla solenne concelebrazione oltre al parroco Don Quinto hanno partecipato D. Domenico Pieracci, Don Zeno Bellamoli, Rettore del Seminario, i diaconi Fabio Mondani e Giuseppe Ranieri ed il seminarista Alessandro Bivignani con tanta gente preoccupata per il ritardo del Presule, accolto con calore dal Sindaco Massimo Boncompagni, dalla Confraternita e dalle altre Associazioni paesane. Il coro diretto dal Cav. Vittorio Perla ha eseguito bene i canti programmati.

Visita al cimitero Da Santo Stefano, a cura di GM

Il giorno dei defunti (2 novembre) ci siamo ritrovati in molti alle ore 6,30 nella chiesa di Santo Stefano, orario un po’ insolito per quasi tutti, per recarci in preghiera, cioè recitando il Rosario, al cimitero. Partito il gruppo decisamente verso il viale, ognuno con la sua candelina o lumino accesi, abbiamo raggiunto infine il cimitero entrando dalla porticina di nord-est. Da qui abbiamo fatto tutto il giro del cimitero per onorare tutti i nostri defunti raggiungendo poi la cappella per la S. Messa. Don Marco ha guidato la preghiera in cammino dove c’era anche il diacono Fabio, mentre alla cappella ci aspettavano don Stanislao e don Mario che tutti insieme hanno concelebrato una S. Messa in suffragio di tutti defunti. È una tradizione ormai consolidata e ogni anno aumentano le persone che vi partecipano. È un momento di ricordo dei nostri cari e speriamo di poterlo continuare.

Domenica 20 dicembre, quarta d’Avvento, Festa della Madonna dell’Attesa del Parto. Il grande presepio artigianale nella caratteristica cripta della chiesa principale del paese viene inaugurato e benedetto nella notte di Natale. Nella vicina frazione de Le Ville si rinnova per la quarta volta il Presepio vivente. S. Messa solenne di mezzanotte nella chiesa arcipretale di Monterchi e giovedì 31 dicembre, alle ore 16 del pomeriggio solenne messa di ringraziamento e canto del Te Deum con la partecipazione al completo della Compagnia del SS. Sacramento. Mercoledì 6 gennaio, al termine delle S. Messe dell’Epifania verrà fatta la tradizionale benedizione dei bambini e dei ragazzi. Domenica 17 gennaio ricorrono la fiera e la festa di Sant’Antonio. La Fiera è al Mercatale, dove alle tre circa verranno benedetti i mangimi per gli animali mentre nella chiesa arcipretale alle 16 verrà celebrata la Messa in onore del Santo e la benedizione dei panini da distribuire ai presenti.

Il presepe Siamo in novembre e qualche festarino assieme ad altri collaboratori stanno già organizzandosi per poter realizzare al meglio il Presepe nella chiesa di Santo Stefano. Questo verrà collocato al solito, nella cappella di sinistra della chiesa, lì dove c’è l’antico battistero. L’impresa non è semplice ma se fosse stata facile tutti erano buoni. I prestatori d’opera sono sempre pochi e in diminuzione ma l’impegno dei presenti ci farà vedere ugualmente una bella realizzazione che sarà visibile da tutti nel periodo natalizio. Vogliamo augurarci anche che quest’anno sia visitato e apprezzato come lo è stato negli anni precedenti. P.S. Se ci fosse qualcuno che venisse a dare una mano sappia che sarà molto gradito e non è escluso che ci scappi qualche spuntino a base di generi vari e vino.

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Dalle nostre parrocchie

Dal Cenacolo

Da S. Lorenzo

a cura di Andrea Dellacasina

La Messa di Natale

Incontri per Famiglie ed Adulti Tema: Gli amici di Dio Relatore: don Marco Salvi

La notte del 24 Dicembre verrà celebrata a San Lorenzo, come di consueto, la Messa della notte di Natale, alle ore 22. Alla cerimonia religiosa seguirà un breve incontro fra i partecipanti, per lo scambio degli auguri natalizi, davanti ad un grande fuoco, nel piazzale della chiesa. Approfittiamo dell’occasione per ricordare a tutti coloro che fossero interessati alla cosa, che continua la raccolta di fondi per il restauro della chiesa appena effettuato, raccolta già iniziata dalla festività di San Lorenzo appena trascorsa e che ha incontrato l’interesse di numerose famiglie. A tutti coloro che vorranno partecipare, ricordiamo che al termine della raccolta verranno ricordati i nomi di tutte le persone o famiglie che vi hanno partecipato su una targa ricordo che verrà poi posizionata all’interno della chiesa. Per avere notizie più dettagliate in proposito o per effettuare donazioni, preghiamo contattare telefonicamente la famiglia di Andrea Iacopucci al telefono 0575 788392 la sera dopo le 19.

Gli incontri saranno tenuti ogni secondo sabato del mese e seguirà sempre la possibilità, per chi vuole, di fermarsi a cena. Orario:

18,30 incotro 20 cena Dove: al Cenacolo di Montauto Date: 14 novembre 2009 12 dicembre 16 gennaio 2010 13 febbraio 13 marzo **** Maggio: Pellegrinaggio a Torino con visita alla “Sacra Sindone”.

Giornate di Ritiro al Cenacolo di Montauto Per “Over 60”

Dalle 10 alle 17 del lunedì Date:

16 novembre 2009 21 dicembre *Avvento-Natale 18 gennaio 2010 15 febbraio 15 marzo * Quaresima 19 aprile 17 maggio

Relatori:

Don Giacomo Babini Don Angelo Chiasserini

Vi aspettiamo tutti! le sorelle del Cenacolo di Montauto

Il nuovo organo del Santuario del Carmine “…nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo…”

Lo strumento installato nel Santuario del Carmine ed inaugurato nella giornata di domenica 27 settembre 2009 durante la Celebrazione Eucaristica delle ore 10 officiata da don Marco Salvi ed accompagnata all’organo da Cesare Ganganelli, appartiene al mondo degli organi liturgici della ditta VISCOUNT, azienda italiana leader nel campo degli strumenti musicali, con sede a Rimini.

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Già da tempo si era rivelata la necessità di dover disporre di uno strumento di qualità capace di accompagnare al meglio e con dignità le tante celebrazioni liturgiche che il Santuario del Carmine accoglie durante l’anno e partecipate ogni volta da tanti fedeli. Lo strumento, installato al di sotto del presbiterio in modo da renderlo ancor più funzionale alla celebrazione, possiede 38 registri, due manuali da 61 tasti ciascuno ed una pedaliera a raggiera da 32 note. Grazie all’incredibile flessibilità del sistema è possibile disporre fino a 170 voci i cui controlli sono facilmente accessibili tramite display grafico. Con queste caratteristiche lo strumento, capace di sostenere al meglio il canto dei fedeli o della Schola, può anche spaziare per tutto il repertorio organistico italiano e non, andando a toccare le grandi opere organistiche che il mondo musicale offre. Proprio grazie a questo è anche un ottimo strumento per concerti e manifestazioni al di fuori dell’ambito liturgico. Con l’augurio che lo strumento possa diventare un efficace ed indispensabile sostegno alla liturgia, ci diamo appuntamento alla prima occasione per sentire il suono dell’organo del Carmine protagonista del suo ruolo principale: interprete del disegno divino! Nella foto Cesare mentre prova il nuovo organo sotto l’occhio vigile di don Marco.


La Vilma e il fungo a due piani

Finale Grest con cena in due versioni Sabato 3 ottobre al centro di Tavernelle si è svolta la cena organizzata dagli animatori (dopo numerose richieste!!!!) per gli adulti. La preparazione è iniziata presto, già alle tre del pomeriggio le nostre bravissime cuoche si sono messe al lavoro: la Giulina e la Erika impillottavano la carne, Mirko e suoi scagnozzi apparecchiavano, la Camilla e la Chiara impastavano i dolci, tutto sotto la sapiente regia della Gegia e della Carla. Gli invitati, circa un centinaio, sono iniziati ad arrivare intorno alle otto e, dopo un ”buonissimo” aperitivo, si sono accomodati a tavola. La serata è scivolata via molto bene, con un impeccabile servizio da parte degli animatori, travestiti per l’occasione da camerieri. Da un veloce sondaggio fatto a fine cena, il cibo è risultato buono, premiando così il lavoro delle cuoche. Dopo il caffè c’è stato anche un momento divertente curato da Samuele. Foto e musica che ricordavano i Grest passati. In conclusione, è stata una bellissima serata, in vero e proprio stile Grest. Ci auguriamo che serate di questo tipo possano ripetersi e che il Grest non resti solo un bellissimo ricordo estivo ma una vera e propria maniera di vivere la nostra comunità. Claudio

Che la Vilma fosse una fungaiola incallita tutti lo sanno e lo possono documentare i panieri e panieri di bei porcini (noi si chiamano ghezzi) raccolti nei boschi dei nostri territori. Ma questa volta ha voluto strafare! Nella foto è ritratta nel suo negozio del Borgo della Croce mentre mostra questo raro ed eccezionale esemplare: si tratta di un fungo a due piani, uno cioè è nato sul cappello di un altro. Brava Vilma!

Il 3 Ottobre al centro di Tavernelle è stata organizzata una bellissima serata: la cena del Grest. Questa occasione per me è stata significativa, perché ho imparato a lavorare in gruppo, è stata molto bella perché abbiamo lavorato tutti insieme seriamente, ci siamo aiutati l’uno con l’altro, quando c’era da fare, e ci siamo divertiti. Tra l’altro la Gegia, attrezzatissima, ci ha fatto mettere una pannuccia, che ha reso la situazione pittoresca, abbiamo riso molto e abbiamo combinato anche qualche piccolo danno… Grazie ai video fatti da Mirko e Samuele Gaggiottini abbiamo rievocato dei momenti importanti di questi ultimi anni di Grest. Personalmente a me quest’esperienza è piaciuta parecchio e sono fiero di essere entrato a far parte di questo gruppo e la cosa mi fa sentire anche un po’ più grande. Mattia

Un saluto dall’Argentina

Autunno della vita

di Carla Leonardi

Ormai è giunto l’autunno della natura, come quello della mia vita. Il cielo è plumbeo, il vento toglie agli alberi foglie e fiori, la pioggia cade, cade... e il suo dolente pianto si scioglie nella mestizia del mio cuore impietrito dalle pene. Ma dov’è mai finita la mia allegrezza giovanile?

11 ottobre 2009

Offerta Segnaliamo l’offerta pervenuta dai Donatori di Sangue Fratres di Anghiari di 600 euro quale contributo per le attività parrocchiali e per l’edizione dell’Oratorio di Anghiari. Grazie!

A dieci anni del gemellaggio tra Anghiari e La Plata la famiglia anghiarese di La Plata invia i suoi saluti a tutti i cittadini di Anghiari. Un ricordo speciale alla memoria di Valter artifice insieme a Maddalena Senesi, Franca Madiai, la Compagnia dei Ricomposti e Simone Matteagi, di quegli indimenticabili giorni del novembre del 1998

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Conclusi gli incontri preparatori

PRESENTATO IL BILANCIO SOCIALE 2008 a cura della Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo

S

i è concluso il ciclo dei sette incontri programmati dalla Banca di Anghiari e Stia per la presentazione del Bilancio Sociale 2008, la cui redazione ha costituito una fra le novità più importanti dell’attività di quest’anno. Oltre 600, in totale, le persone intervenute nelle sedi di Caprese Michelangelo, Stia, Città di Castello, Arezzo, Sansepolcro, San Giustino e Anghiari, fra soci e dipendenti dell’istituto di credito. L’interesse mostrato volta per volta con la formulazione di domande di vario genere sull’impostazione e il significato del documento è stato indice di successo e allo stesso tempo della necessità di partire dal “numero zero” di questa snella pubblicazione, composta da 35 pagine, al fine di capirne l’esatto significato e quindi di poter analizzare con una superiore cognizione ogni suo aspetto trattato nello specifico. L’analisi in chiave etica dei numeri economici di esercizio è fondamentale per spiegare in quale maniera la Banca intenda perseguire la propria “mission”, quella che a chiare note viene ribadita nell’articolo 2 dello statuto sociale in base ai principi ispiratori. Fare banca diviene dunque il mezzo per raggiungere un obiettivo diverso, che distingue gli istituti di credito cooperativo: in altre parole, il concetto di base vede nell’utile di esercizio uno fra gli strumenti per la crescita del territorio, non l’obiettivo puro della Banca stessa. Utile che deve essere frutto di un comportamento responsabile, perché spesso le imprese lo realizzano in modo discutibile. La centralità della figura del socio, valutato come unità rappresentativa di se stesso indipendentemente dal capitale in denaro apportato, e il principio della mutualità, da non confondere con quello della solidarietà, sono stati gli altri aspetti qualificanti su cui è stata puntata l’attenzione nel corso delle riunioni illustrative. “Abbiamo organizzato questi incontri per favorire un’elevata partecipazione - afferma il dottor Renzo Galli, direttore generale della Banca di Anghiari e Stia – e tanto i complimenti quanto le critiche sono da considerare stimolanti. Abbiamo cercato di mettere a fuoco gli elementi che ci differenziano dagli altri istituti, ricordando quello principale: il profitto è una voce fondamentale per lo sviluppo del territorio di riferimento, una garanzia per le comunità locali che vivono in simbiosi con la Banca. Non è allora l’ampiezza del documento il dato che conta, ma ciò che si fa nella realtà”. Chi non fosse ancora in possesso del Bilancio Sociale 2008 può reperirne una copia nelle varie succursali, dove si possono trovare anche il periodico e tutte le pubblicazioni della Banca. Foto in alto: I relatori che hanno illustrato il Bilancio Sociale nel corso degli incontri: il Responsabile Commerciale Daniele Cavalli, il Direttore Renzo Galli, il Presidente Paolo Sestini, il Vice Direttore Fabio Pecorari. Qui a lato: La platea dei soci che hanno partecipato all’incontro di Anghiari lo scorso 29 ottobre 2009.

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Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Levate lo sguardo

Salvatore per venire a contatto con essi ed essere salvata. Lunedì 30 novembre ci ritroviamo tutti insieme a Galbino per la festa di S. Andrea apostolo! Ore 18,30 Eucarestia Ci prepariamo alla festa di Natale “la nascita di Gesù” con la Novena che ha inizio il giorno 15 dicembre. Tutti insieme, per nove sere, partiamo in pulmino dalla nostra parrocchia per recarci ad Anghiari e insieme, attraverso canti e preghiere, camminiamo fino a Betlemme dove troveremo il Salvatore! Lasciamoci guidare e condurre!

Il Signore viene!

Mese per mese vivremo le nostre iniziative e i nostri progetti e chiediamo anche ai genitori di accompagnarci in questo grande cammino di diventare discepoli di Gesù!

Un nuovo Confratello a Galbino Domenica 18 ottobre 2009 Durante l’Eucarestia delle 11 le nostre nove catechiste hanno ricevuto il mandato di “educare alla fede”. E loro, sostenute dalla preghiera di tutti i parrocchiani presenti, hanno assunto l’impegno rispondendo: “Sì, con amore ci impegniamo!” L’impegno delle nostre catechiste, per primo è la preghiera personale e la partecipazione all’Eucarestia perché la fede si rafforzi ed espanda gioia e speranza. Poi lo studio e l’approfondimento della parola di Dio perché la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo prenda corpo e visibilità nel mondo di oggi. Lunedì 19 ottobre Si aprono le porte della Chiesa per accogliere i nuovi “arrivati” insieme ai loro genitori e sono: Aurora Cagnacci, Daniele Cantini, Lorenzo Piomboni. Durante l’Eucarestia si prega le une per gli altri. Tutti i bambini vengono al catechismo per conoscere e seguire Gesù sempre più da vicino e in questa storia di salvezza i genitori e tutti i partecipanti sono impegnati a sostenere, con la preghiera e la testimonianza, la vita di questi “piccoli”.

I nostri progetti ed impegni * per conoscere ed amare Gesù... ogni lunedì dalle 15 alle 16 il catechismo! * per imparare a cantare... ogni sabato dalle 15 alle 16 in Parrocchia sotto la guida di Catia Piomboni si canta! Quindi si aiuta a rendere la Messa della Domenica “festa di Famiglia settimanale” più bella e pregante. Tante volte ho sentito dire e desidero trasmettere a tutti questa “massima”: «Chi canta, prega due volte!»

Avvento La Domenica 29 novembre ha inizio, con il Tempo liturgico dell’Avvento, un Nuovo Anno per la Chiesa, anno di grazia e di salvezza. La Chiesa rivisita e celebra tutti i misteri della vita del

Anche quest’anno, come tutti gli anni, la seconda domenica di ottobre abbiamo fatto la festa a Galbino. In questa giornata infatti ricorre la festa di Maria SS. del Rosario che è una delle feste organizzate dalla nostra Compagnia. Quest’anno è stata ancora più solenne perché al già nutrito gruppo dei Confratelli con la Cappa, si è aggiunto un altro Confratello che è Fabrizio Ferrini. Lo abbiamo accolto volentieri perché anche Fabrizio pensiamo possa dare un apporto al fine che ci siamo posti (benvenuto Fabrizio!). Faccio altresì presente che se c’è qualcuno che è disposto a far parte del nostro gruppo ed è disponibile a dare un po’ del suo tempo libero è ben accolto. Infine comunico che domenica 15 novembre c’è stato il Pranzo della Compagnia (il ricavato ci serve per le Adozioni a distanza) alla quale hanno partecipato oltre ai nostri Confratelli e alle loro famiglie anche un gruppo di Monterchi che ringraziamo per la disponibilità e la generosità dimostrata anche in questa occasione. Venerdì 18 dicembre infine ci sarà il ritrovo delle Compagnie presso il Centro famiglia di Tavernelle e noi ospiteremo volentieri gli altri Confratelli con la Cappa delle altre Compagnie di Anghiari. In alto le catechiste di Tavernelle nella foto ricordo e, qui sopra, la consegna della cappa al Confratello Fabrizio.

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L’Edizione 2009

Le vostre offerte

San Martino 2009 di Clèto

Prodotti agricoli L’acqua l’ha fatta da padrona per la festa di San Martino ma non ci siamo preoccupati più di tanto. Le zucche sono state esposte tranquillamente e qui debbo dire che se il Baggi rimane senz’altro vittorioso per fantasia e decorazione avendo personalizzato le sue zucche per la Festa di San Martino anche Giancarlo della Murella ha esposto degli esemplari veramente belli. Poi ci sono state le new entry con l’Antonietta Pagani da Catigliano e di Secondo Bartolomei del Campo della Fiera che oltre alle zucche (di due tipi) ha portato anche patate e cipolle. Non si può certo passare in silenzio la presenza delle zucche di Giovanni Valbonetti e, per quelle variegate, Gastone Mafucci (ha portato anche giuggiole e granturco) e Palmiro Giuliattini dal Molin Bianco soprattutto per quelle a sax. Come dimenticare poi le cipolle di Angiolino Mafucci della Motina, anzi le sue sono cipolle del Borgo. Alla legittima domanda di che cosa ci facevano per la Croce di Anghiari le cipolle del Borgo rispondo subito che sono cipolle coltivate da tempo immemorabile da un ortolano del Borgo (quelli che in tempi passati venivano a vendere le loro verdure e i loro ortaggi al mercato di Anghiari) che ha dato i semi ad Angiolino. Per rimanere alle zucche non abbiamo potuto effettuare le necessarie misurazioni gravitazionali causa maltempo ma per il prossimo anno ci attrezzeremo. Poi è doveroso ricordare le castagne della Murcia della Carla di Tavernelle (lei infatti è originaria di Ripoli) e lo zafferano di Fabiano che causa maltempo non ha potuto essere presente. Ed ora come prodotto postremo voglio segnalare i “fagioli caponi” del Manenti della Casanova che, da generazioni, coltiva questa qualità di fagiolo che sono autoctoni e credo coltivati solo da noi. Anzi, oltre al Manenti ci saranno sì e no altri due produttori. Mi piacerebbe se questa specie di fagiolo che fa solo nella valle del Sovara fosse valorizzata a dovere. Rimangono da ricordare le noci del Pasqui Dario di Catigliano e le zucche dal collo di Gasparino dal Carmine e poi ho finito.

Bringoli Ormai è fatta. I bringoli sono il nostro piatto tradizionale e anche se le intemperie hanno imperversato (peraltro già annunciate da Fridus metereologicus) in occasione dell’ultima edizione della festa, possiamo vantare questa pietanza come caratteristica di Anghiari e nessuno ce la può togliere. Non abbiamo potuto fare la gara del Bringolo più lungo fra Anghiari vecchio e Anghiari nuovo? Poco male, la faremo il prossimo anno. A tutti i collaboratori della Pro Loco vada il ringraziamento per l’impegno profuso nelle due giornate di San Martino.

Il pane Sabato 7 novembre la distribuzione del pane si è svolta regolarmente presso la chiesa della Maddalena. Come sapete si tratta di un gesto che intende ripetere quello fatto dal 1300 in poi per dare sollievo, almeno per un giorno, alle popolazioni molto più disagiate di quelle di oggi. Oggi lo facciamo perché tutti possano apprezzare questo basilare nutrimento della nostra alimentazione e si rendano disponibili a far parte di una comunità e ad accettare questo dono che viene loro fatto. Il nostro ringraziamento ai Forni Riuniti di Sansepolcro e al Forno Bindi di Anghiari per averci fornito il loro prodotto principale, il pane, in modo del tutto gratuito.

I giochi I giochi c’erano. Assieme a quello dei bottoni e dello scoppietto, quest’anno Lorenzo di Tavernelle aveva preparato cinque o sei pipe fatte con le baciuccole delle querce; per bocchino aveva adoperato dei rametti di ginestra. Sono comunque riuscito ad insegnare a tre ragazze inglesi a giocare a filetto non conoscendo loro l’italiano ed io l’inglese. Un bel record! E hanno fatto anche

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Adina Dini, S. Mariano Corciano PG Alighiero Padelli, Sabino II Assuntina Ruggeri, Via Nova Bruna Poderini, Sansepolcro Carla Leonardi, Torre Pedrera Carla Tanguenza, Via di Cipicchio Carlo Valentini, Carboncione Carlo Vichi, Carmine Clara Giornelli, Carboncione Edoardo Alessandrini, Catigliano Fausta Mercati, Infrantoio Giovanni Sassolini, Terrato Lina Tizzi, Argentina Luigi Boncompagni, Stazione Luigino Giorni, Polveriera Luisa Romiti, Milano Una persona Renato Bidossi, Arezzo Silvano Tanfi, Francia Umberto Maurizi, Micciano Vincenza Ruscetti, Borghetto di sopra

Segnaliamo l’offerta di Lino Sciadini pervenuta in parrocchia e destinata alle attività per i ragazzi dell’Oratorio.

Brevità del tempo

di Maria Raffaelli

Fuggente è l’attimo, lo spazio di una meteora, breve è il tempo che passa, il giorno che nasce e muore nel giro del sole, la vita che se ne va nell’imponderabile corsa, e alla morte perenne s’arresta, nell’immoto sepolcro del tempo infinito.

La Pace

di Maria Raffaelli

Pace, sempre ed ognor fugace, che l’uomo in terra insegue ovunque e invano, che la morte invece in un solo istante ci regala eterna.


Iniziative per l’anno Sacerdotale In occasione dell’Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI, la nostra parrocchia organizza dei particolari momenti di adorazione eucaristica. L’indizione di questo anno particolare è partita da una data significativa, la festa del S. Cuore di Gesù, giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero, e quest’anno in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney. Per l’occasione il Papa ha voluto mettere al centro della riflessione tutti i sacerdoti del mondo, dicendo: “il Sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars. Questa toccante espressione ci permette di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono per la Chiesa e anche per tutta l’umanità. Il papa ha poi chiesto, invitando a guardare il santo curato d’Ars, la preghiera di tutte le comunità parrocchiali: Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava a pregare soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia. “Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera”. Chi lo guardava pregare diceva che “non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione; egli contemplava l’Ostia amorosamente”. (dalla Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) In occasione dell’Anno Sacerdotale le parrocchie di Anghiari e Tavernelle hanno programmato degli incontri da tenersi nelle varie chiese come indicato dal programma in cui si terrà:

ADORAZIONE EUCARISTICA Gli incontri avranno inizio alle ore 21

Giovedì 28 gennaio Chiesa di Badia

Giovedì 29 aprile Chiesa di Badia

Giovedì 25 febbraio Chiesa di S. Stefano

Giovedì 27 maggio Chiesa della Croce

Giovedì 25 marzo Chiesa di Tavernelle

Giovedì 24 giugno Chiesa di Propositura

Per tutto l’Anno Sacerdotale, cioè fino al 19 giugno 2010, il Santo Padre ha concesso delle speciali Indulgenze plenarie ai sacerdoti e ai fedeli che, oltre alle consuete disposizioni (S. Comunione, Confessione, preghiere secondo le intenzioni del Papa), offriranno preghiere a Gesù Cristo per i sacerdoti della Chiesa, e qualsiasi opera buona, affinché li santifichi e li plasmi secondo il Suo Cuore. Inoltre agli anziani e ai malati che con l’animo distaccato da qualsiasi peccato e con l’intenzione di adempiere non appena possibile le tre solite condizioni, verrà ugualmente elargita l’Indulgenza plenaria se reciteranno preghiere per la santificazione dei sacerdoti, e offriranno con fiducia a Dio le malattie e i disagi della loro vita. Infine è concessa l’Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogni qual volta reciteranno devotamente cinque Padre Nostro, Ave Maria e Gloria in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù, per ottenere che i sacerdoti si conservino in purezza e santità di vita.

Le zanzare a riposo Un po’ di tregua di Armando Zanchi

per bracci e gambe queste zanzare tigri foravano le frange

Le gambe mie sembravano vagliate da queste bestiacce tutte affamate

Il primo freddo sembrano annientate forse in letargo se me sono andate

Ce n’era a nuvole come adesso i storni pieni i cieli li vedi tutti i giorni

Il vecchio inverno senza fare inganno à sparito le zanzare del malanno

Non c’era posto che veniva slavato tutto da loro veniva pizzicato

Per il prurito per tutta la giornata colpa di questa zanzara dannata

Ma la paura della resurrezione di nuovo il problema a tutti noi si pone

Un po’ di respiro ritorna il morale ed ora intorno cominci a respirare

Ci à risollevati tanto di morale da quel brutto pizzico che ci faceva male

Queste bestiacce di esportazione con il suo pizzico il bruciore duole

Si vede il mio sangue Per loro è risotto mi pizzicavano perfino al di sotto

Non vi era spray che le allontanasse né il basilico e tante altre erbacce

Della zanzara il pizzico focoso speriamo che per cent’anni restano a riposo:

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L’Anno sacerdotale, 19 giugno 2009 - 19 giugno 2010 Don Pietro Zazzeri

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ncora c’era il vescovo residente a Sansepolcro e il palazzo Vescovile, al piano basso, con prospetto su Piazza Torre di Berta, ospitava l’ufficio parrocchiale, ed altre stanze utilizzate e no. Una era singolare: librerie di legno, un po’ ruvide, ma piuttosto capienti. Erano piene zeppe di libri: fascicoli, spiritualità, nuova teologia, politica, storia; giornali vecchi abbandonati. Libri e giornali anche sopra qualche sedia: a pile. Una scrivania massiccia, legno piuttosto scuro, ingombro più delle librerie: giornali chiusi e aperti, nel disordine più completo; ancora libri, materiale per scrivere, agende nelle quali, di tanto in tanto, don Pietro scriveva. Si era preso un impegno, fra sé e sé. Una pagina al giorno, ma mai lasciare una giornata senza scrivere qualcosa: una grafia particolare, uno stile asciutto, sincopato, ma efficace. Una esperienza pastorale; un dialogo che l’aveva colpito, un articolo che l’aveva fatto riflettere, problemi della chiesa locale, questioni di rapporti e di pastorale. Di tutto, una miscellanea di cose varie tenute insieme da una sensibilità singolare, dalla personalità di don Pietro Zazzeri. Romagnolo della Romagna toscana, vocazione decisa, sicura, convinta; fortificata da anni di parrocchia in mezzo ai montanari dell’Appennino: gente semplice, contadini poveri, spesso non istruiti. Giovane parroco con motocicletta; fra stalle e rogatorie, battesimi e matrimoni rurali, messe all’alba ed alla sera: via con la moto, per strade sterrate, a volte quasi tratturi, per raggiungere ogni tanto anche le famiglie più isolate. Pastorale della vicinanza! Una convinzione: il prete ha una missione sacramentale, è figura della vicinanza della Chiesa; segno della Chiesa che condivide, che cerca, che è in mezzo alla sua gente. Pastore che cura il suo gregge: i problemi delle pecorelle sono i suoi problemi. È sul brecciolo traditore di una di queste strade che ebbe l’incidente che gli lasciò l’inconfondibile ‘avvallamento’ sulla fronte; altri tempi, anche per la chirurgia! Un’altra convinzione: un prete che non si alimenta, muore spiritualmente. L’entusiasmo dei primi anni viene piano piano smorzato dalla fatica quotidiana, sempre i soliti gesti, i soliti paesaggi, le solite persone; sempre le solite miserie, il solito peccato; quello di sempre. La moto come strumento di alimentazione: i rapporti stretti con Forlì, capoluogo naturale della Romagna, le edicole, ma soprattutto, lì c’erano, le librerie; le amate Paoline. Curiosità naturale, ricerca incessante della novità, la conoscenza con i nuovi intellettuali cattolici di Francia, i teologi francesi e tedeschi. L’amato cardinal Newman, il grande anglicano ritornato alla casa di Pietro. Così, attraverso un’esperienza umana in movimento, una pastorale attenta anche ai più poveri, si è formata quella libreria disordinata di quell’ufficio caotico al piano basso del palazzo vescovile. *** egli anni ’60 don Pietro Zazzeri è a Sansepolcro: non è parroco, ma fa pastorale giovanile a modo suo, da quell’ufficio. Non sono tempi semplici per i giovani; o -meglio- sono tempi di ricerca. I vecchi stili aggregativi non ce la fanno più; la formazione dell’Azione Cattolica non raggiunge più i cuori; i vecchi circoli di Palazzo Graziani -per i giovani- e di Palazzo Diamanti -per le giovanivanno avanti stancamente, trattengono ancora in area cattolica, ma non costruiscono giovani solidi, convinti e decisi. Qualcuno scopre quell’ufficio, quel prete col ‘buco’ in testa. È il ’67, anche il ’68. Il mondo giovanile un po’ ovunque rumoreggia, gorgoglia, a volte tuona; cerca senso e significato. Quei giovani di allora, maschi e femmine, scoprono in quell’ufficio -l’ultimo luogo dove andare se vuoi disfarti di polvere, vecchiume e aria un po’ stantia- saggezza e umanità, cioè il significato per la vita. Con quel prete che, per l’appunto, unisce una profonda esperienza umana ad una solida cultura: su ogni problema e su ogni domanda non solo sa dare il contributo di una esperienza personale profondamente vissuta, ma anche quello di una ragione intelligente e colta accumulata attraverso un continuo aggiornamento, attraverso una lettura accanita e incessante, vagliata col vaglio di una fede incrollabile. Aveva sempre il consiglio giusto; suggeriva sempre il libro adatto. Alla spicciolata, o in piccoli gruppetti -due o tre, legati da amicizia- quei ragazzi e quelle ragazze, di pomeriggio, dopo la scuola, o il sabato, di ritorno dall’Università, andavano là, da quel prete, in quell’ufficio. A conversare, e conversare voleva dire per loro cercare, approfondire, convincersi con tranquil-

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lità; perché avevano trovato uno che non parlava bene, ma parlava con autorevolezza. Una autorità che sentivi: conversazioni pacate, spesso su problemi precisi; il sorriso sereno e pacifico che arricciava trasversalmente la fronte spaziosa in un atteggiamento paterno. La paternità della fede. Pastorale della direzione spirituale. Ecco cosa ha fatto don Pietro negli anni ’60. E ancora oggi, quei giovani di allora, con il loro “Sessantotto cristiano” sono innervati, con fede, nella chiesa locale, nella società del nostro territorio; e se, ancora oggi, hanno una caratteristica è proprio questa: la loro propensione a prendere sul serio l’incarnazione nel mondo, a condividere le situazioni sociali, ambientali e politiche, a rendere ragione delle cose che fanno, a cercare il valore in tutto ciò che vivono. Il ‘68 è stato anche questo; anzi tutto questo documenta la verità del ‘68. C’ è chi ha incontrato gente come don Pietro Zazzeri e chi ha incontrato altri maestri, ‘cattivi maestri’! Ma l’istanza era giusta per tutti! *** ovità. Il desiderio del nuovo era nell’aria. Il Concilio Vaticano II fu un evento eccezionale: ebbe il merito di rimettere in movimento non solo la Chiesa, ma il mondo intero. In questo padre Abele, l’ultimo vescovo residente di Sansepolcro, coadiuvato dal suo segretario don Battista, fu un maestro. Gli anni del concilio a Sansepolcro si videro: venivano i primi ‘neri’ dai seminari romani quando i neri non si vedevano nemmeno in televisione. La ‘missa luba’, le conferenze. Sull’onda del concilio hanno bazzicato a Sansepolcro e in Valtiberina anche preti e personaggi che poi sono diventati famosi. Stretto era il rapporto con don Zeno di Nomadelfia attraverso il gruppo di suoi figli che viveva a La Beccia. Sotto il profilo organizzativo, per introdurre nella chiesa locale un germe nuovo di movimento, padre Abele inventò la comunità pastorale della Casa del Clero: 4 preti, 4 età diverse, 4 esperienze lontane -due romagnoli, un bergamasco, un sestinese- sensibilità a volte contrastanti. Ma insieme per documentare che una comunione presbiterale è possibile; e una chiesa come comunione, come comunità possono riprendere il cammino. Per vivere e attraversare tempi nuovi. Questo segno di novità sconcerta; non è subito ben accolto. Qualcuno -con termine evocativo- ridefinisce la Casa del Clero, dove i 4 vivono e smussano le reciproche spigolosità, nella ricerca di una pastorale più efficace e più educativa, ‘Il Brigantino’. In quell’esperienza c’era un che di corsaro, di piratesco, di provvisorio che, invece, grazie allo spirito diventa definitivo: per anni ‘Il brigantino’ è motivo, assieme, di proposta e di irritazione; ma si impone come segno. Per qualcuno segno di contraddizione, per altri segno di percorso, di strada. Don Pietro è del numero: il più vecchio dei 4. Un po’ la saggezza in mezzo ai giovani: è vero, c’è don Giacomo -viceparroco, cappellano della Buitoni, mondo operaio- che più giovane non è; ma don Battista e don Zeno prima, quest’ultimo oggi parroco a S. Paolo, e don Valerio poi, oggi missionario in Kenia, erano certamente giovani. Il compito di don Pietro? I giovani e l’ospedale: insegnante di religione a Ragioneria, con il fascio di giornali sotto braccio e il registro, quell’ufficio con le finestre sulla piazza e la cappellania all’ospedale. Le visite, i colloqui, gli incontri. E a sera la marrafona al Brigantino. Per tenere spenta la televisione, per dialogare, discutere, confrontarsi. È fra una marrafona e l’altra che è nata GS, Gioventù Studentesca, l’antenata di Comunione e Liberazione. Palazzo Graziani e Palazzo Diamanti non tirano; bisognerebbe trovare qualcosa di coinvolgente per i ragazzi. La conversazione procede fra una calata e l’altra. Don Pietro tira in ballo una nipote di Forlì, una quindicenne o giù di lì, che ha una fede così sicura, entusiasta ed intelligente. ‘Sta con un prete che segue un metodo pastorale che viene dal nord! Si chiama GS, Gioventù Studentesca. Un bel movimento d’ambiente’. Proprio quello che non riesce più a fare l’Azione Cattolica. Così, con quei giovani che giravano per l’ufficio di don Pietro, nasce l’iniziativa di una gita. ‘Andiamo in Romagna a vedere cos’è questa GS’. Pastorale dell’annuncio.

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Don Pietro Zazzeri è nato a Galeata il 1° luglio 1911 ed è morto a Sansepolcro, all’età di 76 anni, il 6 agosto 1987. (enzo papi)


Breve ricordo di Giuseppe Nomi di Giovanni Bianchini

Ricordare questa sera il prof. Giuseppe Nomi, è per la comunità di Anghiari quanto meno doveroso. Per molti anni della sua vita, Nomi si è identificato con questa realtà sociale , diventandone il promotore intelligente sia in campo educativo e scolastico che in quello più propriamente culturale. Anghiari ha rappresentato per lui un cantiere aperto alle innovazioni e alle scoperte, come diremo più avanti. Nasce a Sansepolcro nel 1926 da Federico, avvocato, con trascorsi importanti in campo politico, studioso di economia e da Giuditta Silvestrini, insegnante di lettere e musicista, primogenito di tre fratelli, Giuseppe, Maria e Pierfrancesco. Iscritto alla Facoltà di Architettura presso l’Università di Firenze, sotto la guida di Michelucci, Nomi avvia e matura esperienze, studi e ricerche nel campo dell’arte e collabora ben presto con la Soprintendenza di Arezzo ( a metà degli anni ’50 abita nella Casa Vasari dove cataloga le opere d’arte), seguendo il lavoro del prof. Mario Salmi Presidente del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti. Nel 1958 è a Sansepolcro come insegnante di disegno geometrico presso l’Istituto d’Arte di cui, ben presto ne diviene direttore. Nel 1960 con grande lungimiranza in Anghiari dà vita all’Istituto d’Arte per il restauro del mobile antico, esperienza che un decennio dopo su incarico dell’Ispettorato artistico, rinnova con successo a Saluzzo in Piemonte. Questi successi nel campo scolastico gli procurano incarichi in tutto il territorio nazionale come Ispettore ministeriale, oltreché divenire preside dell’Istituto di Anghiari. E’ già consolidata nel frattempo l’amicizia con Eugenio Battisti, il grande studioso innovatore degli studi su Piero della Francesca. Da una parte quindi la vocazione didattica e professionale, piena di intuizioni lungimiranti( da ricordare anche la promozione della Scuola Media annessa all’Istituto d’arte, creando di fatto un unicum formativo, che portava nuovo interesse e opinione intorno all’artigianato e ponendo le premesse, al termine di otto anni di studi, per sbocchi di carattere professionale e commerciale), dall’altra, non meno impegnativi e pieni di sorprese, i suoi interessi e le sue ricerche nel campo dell’arte: dopo la grande intuizione del San Giuliano di Piero della Francesca, emerso da una parete della chiesa dismessa di Santa Chiara di Sansepolcro, come non ricordare i suoi studi su Sant’Agostino di Anghiari e la grande scoperta della chiesa bizantina di Santo Stefano, un vero gioiello architettonico del territorio anghiarese. Ma a me, che ho condiviso con lui oltre che l’amicizia fraterna, gli studi in campo storico-letterario sul seicento toscano e sul suo antenato, quel Federigo Nomi, nativo di Anghiari e autore tra l’altro del Catorcio d’Anghiari , piace ricordare il prof. Nomi come persona riservata, umile, generosa, a volte tagliente nei giudizi, dotato di una cultura davvero enciclo-

pedica e originale nello stesso tempo, che ti sorprendeva, ti spiazzava, con tesi ardite, che in lunghissimi colloqui ti spiegava, per concludere sempre con l’interrogativo, “sbaglio forse?”. No, non sbagliava affatto: in qualche modo sembrava anticipare i tempi. E poi era carico di consigli e indicazioni per quanti a lui facevano riferimento, studenti, ricercatori, studiosi che riceveva o nella sua abitazione in Sansepolcro o nel suo Istituto in Anghiari o intorno a una tavola imbandita in uno dei suoi ristoranti preferiti. Rapporti fecondi e fraterni come quelli con il senatore Bartolomei e la sua famiglia a Campalla e tornando indietro, con il proposto don Nilo Conti, Ivan Bruschi ecc.. ecc.. Nei pochi momenti liberi( era noto a tutti il suo impegno all’Istituto d’Arte fino alla sera), si documentava e ordinava per argomenti, di fatto creando indici ragionati e veri repertori, la storia economica, religiosa e culturale in genere della Valtiberina, legata in particolare al territorio Aretino, a quello umbro e delle Marche ( ma non solo), per dimostrare mi diceva, tramite i suoi personaggi illustri, l’importanza di questo territorio alla formazione dei processi storico-culturali e alle idee, che si sono poi affermati in campo nazionale. Una specie di fecondo “laboratorio” di idee , la Valtiberina, ancora da scoprire e mettere a fuoco. Ahimè, questo suo certosino lavoro e la sua ricca biblioteca sono ancora chiusi e inaccessibili agli studiosi. Nel 1996 per raggiunti limiti di età era stato collocato a riposo: il suo spirito era ancora indomito, specialmente quando incontrava gli amici e gli studiosi desiderosi di notizie. Il mondo della scuola sembrava apparirgli già minato nella sua autonomia didattica e amministrativa, anche se dal Ministero era stato riconosciuto con medaglia d’oro, Benemerito della Pubblica Istruzione. Muore improvvisamente il 23 dicembre 2007. Non ha potuto vedere la stampa degli Atti del Convegno di Studi, avvenuto in Anghiari nel novembre 2005, convegno che aveva voluto fortissimamente per celebrare il terzo centenario della morte dell’autore del Catorcio d’Anghiari. Il volume, uscito l’anno scorso, è stato, e non poteva essere altrimenti, dedicato alla sua memoria. E come il poeta secentesco, pur vivendo gli ultimi 23 anni in Monterchi come pievano, si firmava fino all’ultimo “ d’Anghiari”, così il nostro Giuseppe, pur nativo di Sansepolcro, per l’impegno profuso in questa Comunità, si sentiva a tutti gli effetti Anghiarese di adozione. E proprio per i motivi molto succintamente esposti credo che sia giunto il momento, di un riconoscimento ufficiale a Giuseppe Nomi da parte delle istituzioni preposte. Anghiari, 17 settembre 2009

“I Sacerdoti del Vicariato e le loro parrocchie” Mostra delle foto pubblicate nel calendario 2010 dell’Oratorio Chiesa della Maddalena nel Borgo della Croce 28 novembre 2009 - 10 gennaio 2010 26


Il mio babbo

La morte di Pier Paolo Lucertini

di Assuntina Ruggeri

Il mio babbo era un ometto piccolino nato nel 1911 al Mancino (Toppole). Erano cinque fratelli e una sorella, per loro la vita diventò subito non bella. All’età di otto anni perse la sua mamma e la vita non fu più una manna. Nei suoi racconti mi parlava che con i suoi fratelli le pecore pascolava. Nel 1942, nel marzo, cessò il suo celibato; in maggio fu richiamato. Partì per la Grecia e poi l’Albania e così che incominciò la sua prigionia. Tornò l’8 settembre 1945 dopo tanta sofferenza con una valigia di legno e senza una ricompensa. Io avevo solo 18 mesi e facevo appena dei passini. Dissi alla mamma: “Quest’uomo non voglio perché ha i spini (barba). Sono cresciuta con poche cose ma con dignità. Mio padre mi ha insegnato tanto, soprattutto l’onestà. Grazie Babbino

Mentre andiamo in macchina apprendiamo della morte improvvisa di Pier Paolo Lucertini. Fin da ragazzo ha frequentato la parrocchia di Anghiari, abitava proprio di fronte alla Propositura, e da sempre ha collaborato con il nostro periodico con articoli riguardanti la storia di Anghiari anche quando ancora il giornale veniva stampato con il ciclostile. Studioso in particolare di Umanesimo, proprio un anno fa abbiamo pubblicato una sua ricerca intitolata: “Umanisti, Letterati e ‘Magistri’ della Terra d’Anghiari nei secoli XV-XVII”. La Redazione lo ricorda volentieri per il suo impegno per lo studio e la ricerca.

L’arte di arrangiarsi di Angiolo Pari

Era la primavera del ‘46, la guerra ci aveva portato via tutto, anche le poche forze che ci erano rimaste. Io ero senza lavoro e così decisi di andare a Firenze. Trovai lavoro al Collegio “La Querce” ma lo stipendio era misero. Era una Scuola Superiore di un bravo prete, il barnabita padre Patrizi che io poi avrei lasciato senza nemmeno salutarlo, dovendo partire all’improvviso. I giovani che io servivo erano tutti grandi benestanti ed avevano tutti la tessera per ritirare le sigarette, che erano a razione. Ma loro non le volevano; le compravano migliori. Avevano i soldi. Io le ritiravo per venderle a un prezzo migliore in prossimità della Pasqua. Infatti il Venerdì Santo, di buon’ora, le levai dal comò, dove le tenevo, ma mi occorsi che avevano preso la muffa. Con pazienza aprii ad uno ad uno ogni pacchetto e le misi sopra un giornale aperto, con una lampadina accesa per asciugarle meglio e poi tornai al lavoro aspettando di tornare a venderle. Dopo pranzo, mentre sparecchiavo, sento gridare i ragazzi dal cortile: «C’è un incendio! Brucia la camera del cameriere!» Sentendo questo non perdo tempo, arrivo per primo, stacco il filo, ormai bruciato, per nascondere quello che avevo fatto e far passare tutto per un corto circuito o una sigaretta lasciata accesa. Ma venni subito scoperto, accusato e poi spedito!! Erano le quattordici e io alle quindici ero già in treno per il ritorno a Caprile! Lasciai, senza volerlo, una camera tutta gialla, per i materassi che avevano bruciato a fuoco morto, compresi i miei panni, i miei soldi e quanto c’era nella camera. Da bianca che era aveva preso un colore giallo scuro ma uniforme che nemmeno il miglior pittore sarebbe stato capace di farne una uguale ma al Rettore certo non piacque. Questo è uno dei miei tanti ricordi che ho lasciato a Firenze. Sono passati sessantatre anni da quel Venerdì Santo!

Anghiari a Londra ospiti di Southbank Sinfonia Nell’ultimo weekend di ottobre 2009, una delegazione di Anghiari, si è recata a Londra per far visita agli amici di Southbank Sinfonia, l’orchestra di giovani talenti che nel mese di luglio tiene, ormai da qualche anno, il festival musicale estivo nel nostro paese. Sono stati due giorni davvero “intensi ma indimenticabili” pieni di concerti, incontri con personalità importanti della realtà musicale londinese e visite ai luoghi più importanti della città. Di tutto questo bisogna ringraziare Simon Over, direttore di SbS e ormai carissimo amico di tutti noi, che ci ha accolto in un modo davvero encomiabile e ci ha seguito per l’intera permanenza a Londra, facendoci visitare cose che altrimenti non avremmo mai potuto vedere. Sperando che simili scambi-collaborazioni con Sbs diventino sempre più frequenti, non resta che dire… alla prossima!!!

Nella foto: Da sinistra: Cesare Bianconi, Bruno Sannai, Simon Over, Giulio Camaiti e Cesare Ganganelli vicino all’organo nella chiesa sotterranea del Parlamento Inglese (Chapel of St. Mary Undercroft - Palace of Westminster)

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Auguri ai coniugi Bartolini

Una filastrocca della nonna di Maria Senesi

Il giorno 24 ottobre 2009 Mario Bartolini e Giuseppa Nocentini hanno festeggiato il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Si erano sposati infatti il 24 ottobre del 1959 presso l’Arcipretura di San Simeone a Monterchi uniti in matrimonio da don Alberto Bocci parroco di Tubbiano. E così figli e nipoti hanno organizzato per questa lieta ricorrenza una festa veramente memorabile che rimarrà negli Annali della famiglia. Agli auguri di parenti ed amici si uniscono quelli della Redazione per i coniugi Bartolini residenti in quel di Palazzolo, proprio sotto le mura di Anghiari.

Staccia stacciola la colombina vola vola le montagne batti le castagne le batti troppo forte che fa tremar le porte le porte son d’argento e valgon cinquecento cinque cinquanta la gallina canta canta la gallina risponde Caterina Caterina è nella stalla che striglia la cavalla il gatto è vicino al fuoco vuole acchiappare un topo ma il topo è su nel muro che suona il tamburo il gallo è su nel tetto che si pettina il capecchio l’agnello è sulla ripe che si smanna dalle rise.

Nella foto i due giovani sposi sono ritratti all’interno della Arcipretura di Monterchi subito dopo la cerimonia.

Giorni meravigliosi

Un fungo speciale di Emmedipì

Un grazie sincero e sentito a Don Marco e alla parrocchia di Anghiari, per avermi inviato il primo numero dei Quaderni Anghiaresi. Grande è il piacere che un anghiarese può provare nello sfogliare l’opuscolo, nel soffermarsi a guardare le fotografie e nel leggerne le illustrazioni, le notizie storiche. Per chi poi, come me, ha avuto parenti che hanno lavorato al restauro della Chiesa di Sant’Agostino, il piacere, tutto particolare, è intriso di profonda commozione. Per noi, nipoti di Settimio e figli di Vitruvio Giorni, diventa difficile da descrivere, perché fonte di tanti, tantissimi ricordi. Ricordi legati all’infanzia, che riaffiorano all’improvviso dal libro. Per chi poi, come me, vive da tanti anni altrove, l’immergersi nelle pagine scritte o illustrate, procura una struggente nostalgia del passato. “Oh, mein papà -diceva una canzone degli anni ’50/’60- vorrei tornare bambina insieme a te...” per riascoltare i tuoi racconti sui tipi di legno, su quando gli alberi vanno abbattuti, quando vanno ridotti in tavole, come conservarli, come combattere i tarli, i nodi, gli anelli, le venature, ecc. ecc. Per rivedere il tuo compiacimento, la tua gioia, quando un lavoro ti riusciva particolarmente bene. Le panche ricavate da grossi travi... Ecco vedete? Guardando il vostro quaderno, ho potuto rivivere un po’ di quei giorni meravigliosi. Ve ne sono grata. Gemma Giorni Diodati

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La foto ritrae Pier Luigi Cestelli, comunemente detto “Luigino” ed abitante alle Case nuove della Motina. Sta mostrando con orgoglio due esemplari di Vescia maggiore, un fungo che raggiunge misure veramente considerevoli. Pier Luigi le ha raccolte in località Valle Sterpeto ed è evidente che il luogo ha influito sull’evento. A Sterpeto infatti si trovano delle sorgenti di acque salutari utilizzate anche dalla Vestale Angiria nei primi secoli D.C. che in queste zone curava i suoi pazienti infliggendo punizioni (tipo Scampanata) ai ritardatari.


Fine di un’estate di Lucrezia da Montauto

Bambini, dove siete? Gambette in altalena, archi e frecce, tiro alla corda: casetta sul leccio canzoni al pianoforte merende con Nutella nipotini! Dove siete? Voci che giocano: -Tocca a me! -È stato lui. Lucertole e ranocchie messe in una scatola la nonna vi libera la sera piedini che corrono per le scale. Ma l’auto si allontana per le curve del viale e canta la ghiaia sotto le ruote. Ora c’è silenzio. C’è la voce del vento. Dove siete nipotini? Penso a teste chine sul banco. Bambini anche a me dispiace. Nell’erba bagnata trovo una macchinina senza ruote. La nebbia sale a Montauto.

Novembre

di Giuliana Lensi

I miei pensieri. Passato lacrime di gioia e di dolore, penso al mio passato, volti e voci conosciute ed amate. No. Non voglio dimenticare, vivo con i miei ricordi, allontano da me ogni rimpianto.

Aspettando i maltagliati Tutto ha inizio con la voglia di fare una passeggiata nella zona di Tavernelle per poi terminare presso il Centro ad assaggiare i maltagliati, fatti con la farina di granturco, con il brodo di fagioli. Messe in funzione le brave cuoche di Tavernelle tutto è stato approntato con grande maestria. Sorpresa della serata i crostini col cavolo nero e l’olio novo della Repubblica di Cospaia. Don Marco e don Stanislao hanno presieduto la serata incoraggiandoci nel nostro portare allegria ed amicizia nei luoghi che visitiamo. E così il gruppo di amici denominati ACCC (sotto c’è la versione integrale) si sono inoltrati lungo le stradelle del poggio di Tavernelle illuminate dalla luce delle lanterne e sotto un cielo stellato bellissimo Ma veniamo ai luoghi visitati che sono stati la Scarpaia con la famiglia Giorni e la Celle con la famiglia Cagnacci. L’accoglienza è stata veramente encomiabile e buoni erano i crostini neri ed i dolci. Queste visite alle famiglie incontrate nei nostri percorsi servono a fare nuove amicizie o a rinsaldare quelle già in atto. Lo scopo è stato raggiunto appieno! Ma ecco gli stornelli eseguiti dall’Allegra Compagnia dei Camminatori Calmi (ACCC) in questa occasione sotto la guida del maestro Guiducci. Stornelli per i casolari di Tavernelle Fiorin di maggio Ai signor Giorni noi rendiamo omaggio Ai signor Giorni noi rendiamo omaggio Se ci darà i crostini e anche il formaggio.

Fior d’erba vera qui al Centro c’è una bella atmosfera qui al Centro c’è una bella atmosfera ch’io ci starebbi da mattino a sera

Eccoci qua intorno a ‘sto camino e pian pianino si incomincia-a mangiar

Eccoci qua in fila allineati coi maltagliati noi ci s’abbufferà

Rose morelle I Cagnacci ci accolgono alla Celle I Cagnacci ci accolgono alla Celle Con vinsanto crostate e anche ciambelle

fior d’amarene sarà senz’altro tutto fatto bene sarà senz’altro tutto fatto bene il primo col secondo e quel che viene

Eccoci qua dentro questo capanno dove quest’anno i dolci assaggerem.

Eccolo qua il pan col cavol nero non ci par vero d’incomincia-a mangiar

Il Calendario 2010

La vignetta di Scacciapensieri:

Vicini!

Allegato al giornale trovate il calendario per l’anno 2010. Abbiamo scelto quest’anno di mettere le foto dei Sacerdoti del Vicariato di Anghiari e Monterchi e quelle dei Sacrestani delle parrocchie più importanti. Non è detto che nei prossimi anni non continui questo excursus così da poter dare spazio, e giustamente, anche alle parrocchie meno frequentate ma che, volenterosi fedeli, tengono aperte ed in ordine. Poi, come sempre, proverbi ed altre curiosità distribuite nei vari mesi dell’anno. Il tipo di stampa è sempre abbastanza simile ma per le foto, anche su suggerimento dell’autore delle foto stesse, abbiamo scelto la stampa a colori. Ci auguriamo che anche a voi piaccia la nostra scelta e a tutti vada il nostro ringraziamento per il sostegno pecuniario che finora non avete fatto mai mancare alla parrocchia per questa come per le altre attività editoriali.

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Le cappelle del castello di Montauto di Giulio Barbolani di Montauto

foto Emmedipì

Il 17 agosto 2009 è stata celebrata da Don Marco una messa di riconsacrazione della più grande delle due cappelle del castello di Montauto alla presenza della famiglia Barbolani e di una numerosa rappresentanza della popolazione di Anghiari. La cappella è stata restituita al culto dopo un profondo restauro e anni di uso improprio. La storia delle due cappelle coincide con la storia del castello e della famiglia Barbolani che ad esso è legata da ormai quasi 1000 anni. Il primo Barbolani citato in un documento è, probabilmente, il Diacono Pietro (figlio di Barbolano), vescovo di Arezzo dall’830 all’850 circa, a cui si deve un ampliamento della cattedrale e la fondazione della canonica di Pionta. Nel 967 l’imperatore Ottone I confermava i feudi che Goffredo Barbolani possedeva nell’alta valle Tiberina. Nel 1187 Federico Barbarossa assegnò un privilegio a Ranieri Barbolani che fu confermato da Arrigo IV nel 1196. In un altro documento, sono citati membri della famiglia che partecipavano ad un placito tenuto a Piscinale presso la pieve di S. Stefano alla Chiassa nel 1059. Questi Barbolani erano indicati come “di Galbino” dal nome del castello sede del loro dominio. Intorno all’anno 1100 la famiglia Barbolani o “di Galbino” (com’era chiamata la famiglia fino al 1190 circa) risulta essere in possesso di un vasto dominio: il castello e la corte di Anghiari e le sue chiese, Albiano con la pieve di S. Maria di Micciano, Viaio, Casa Prati e S. Croce, Campiano, Vaiano, i castelli di Gilione e Perello, Monna, i castelli di Traciana, Caprese, Sovaggio, Pianoro e molte altre località. Facevano parte di questi possedimenti Galbino, Verrazzano, Toppole, Cille, Gello, Colignola, Ponte alla Piera, Savorgnano e parte del castello di Montorio con le chiese e pertinenze. Tutti questi “castelli” erano in realtà piccole costruzioni fortificate in pietra essendo i Longobardi, da cui i Barbolani avevano origine, incapaci di costruire veri edifici. Il castello di Montauto fu costruito dai Barbolani tra il 1185 ed il 1190 dopo che nelle guerre del contado di Arezzo (tra il 1178 e il 1182) erano stati distrutti Anghiari e Montorio e incendiato il castello di Galbino. Proprio l’incendio di Galbino fece scegliere una posizione impervia e isolata per la costruzione del castello. Non si conosce molto dell’antica struttura: dai (pochi) documenti si rileva che il castello ospitava, oltre alla famiglia ai loro dipendenti ed agli “uomini d’arme”, varie famiglie di artigiani e coloni. È noto che era munito di una sola porta cui ne venne aggiunta una seconda più tardi nel XIV secolo; secondo la tradizione possedeva sette torri, di cui se ne possono individuare ancora tre, oltre al cassero sul lato Nord. Nel 1224 San Francesco d’Assisi dopo aver ricevuto le Stimmate alla Verna sulla strada per recarsi a S. Maria degli Angeli, si fermò a Montauto dal conte Alberto cui era legato da antica amicizia. Il conte Alberto già venerava Francesco e si offrì di sostituire il saio, inzuppato di sangue della stimmate sul costato, con uno nuovo. A tal fine Alberto inviò un servitore fino a Borgo San Sepolcro per trovare un panno simile a quello indossato dal Santo; trovatolo, ne fece cucire un abito dalle donne del castello e lo dette al Santo che fece dono del vecchio saio al conte. Questa storia difficilmente può essere messa in dubbio dato il culto che l’abito di San Francesco godette a Montauto e la cura e la venerazione con cui poi i fiorentini se ne impossessarono. Dal 1224 al 1503 l’abito fu conservato sotto l’altar maggiore della chiesa del castello rinvoltato in “veli di seta e panni d’oro”. Fu oggetto di venerazione considerevole; a tal punto che una volta l’anno il saio era esposto alla venerazione popolare in un’apposita cappella adiacente alla casa colonica del Piano. Pare che tutta l’aia del Piano si riempisse di gente.

A seguito della rivolta di Arezzo al dominio fiorentino, la Signoria Fiorentina domandò al conte di Montauto Francesco Barbolani di domare la rivolta aretina; Francesco, invece, passò con “armi e denari” dalla parte dei ribelli. Ritornata Arezzo all’obbedienza nell’agosto 1502, si imponeva la punizione del conte Francesco Barbolani: la domenica del 22 gennaio 1503 Antonio Giacomini, su ordine del governatore di Arezzo Antonio Tebalducci e dei Signori Dieci di Balia di Firenze, si presentò con 30 fanti e 12 cavalli a Montauto, chiese di assistere alla messa, si impossessò della porta e, quindi, dell’intero castello. La Signoria dei Dieci inviò poi un messo della Repubblica per prendere possesso della sacra reliquia e ordinare al Tebalducci e al Giacomini di incendiare e distruggere Montauto. Nel 1513 i Barbolani furono reintegrati dai Medici nella giurisdizione della contea ed il castello fu parzialmente ricostruito; in particolare furono ricostruiti sei edifici ad uso padronale e, nel 1531, due torri cilindriche con base troncoconica. Oggi rimane la parte Nord intorno al cassero ed il c.d “quartiere dei Lanzi” dov’erano in origine ospitate le truppe mercenarie dei Lanzichenecchi. Le altre parti ricostruite, pur essendo oramai dirute sono tutt’ora ben visibili. Per quanto riguarda le due cappelle, la loro storia è poco conosciuta. In origine il castello aveva una cappella dedicata a San Pietro. In questa cappella era custodito e venerato il saio e, presumibilmente, fu poi dedicata a San Francesco. È interessante notare che, dai documenti esistenti, il Giacomini aveva ricevuto ordini precisi circa il saio e i provvedimenti da adottare nei confronti del castello e dei membri della famiglia: questi ordini prevedevano la conservazione della cappella. È quindi possibile che la piccola cappella esistente, oggi dedicata a San Francesco, sia quella originale, dedicata in primo luogo a San Pietro, ove il saio era conservato. Molto probabilmente tale cappella era più grande, possedeva due altari e aveva l’ingresso laterale. Il Papa Clemente VII, al secolo Giulio de’Medici, indennizzò ulteriormente i Barbolani e fornì loro una somma da impiegare per la ricostruzione delle mura del castello. Il mutamento delle circostanze politiche non rese necessaria tale ricostruzione e la somma di denaro fu utilizzata per la costruzione della villa fortificata della Barbolana (architetto Baldassarre Lanci nel 1560). Con quello che rimase del denaro fu costruita intorno al 1565 la cappella grande del castello che fu dedicata a San Pietro e a San Francesco. Tale cappella è costruita inglobando le rocce che ne costituiscono la base. Al suo posto c’era sicuramente un’altra costruzione ben più antica e, probabilmente, più alta. Si tratta del centro del grande cortile formato dal triangolo del castello ma si ignora tutto della precedente costruzione. Questa cappella è stata oggetto del recente restauro e della riconsacrazione da parte di Don Marco. In futuro sarebbe bello poter fermare il degrado delle mura, ancora ben visibili, e recuperare gli edifici diruti. Si tratta di impegni finanziari più importanti del restauro della cappella, ben al di là delle possibilità di un privato e non si tratta, propriamente, di investimenti: il restauro delle mura dell’XI secolo non produce certo nuovi redditi per la proprietà. Una possibilità potrebbe consistere nell’aprire al pubblico la visita delle antiche mura, delle cappelle e di altre parti del complesso monumentale nell’ambito di un “percorso Francescano” e a fronte di un contributo pubblico e privato sostanziale (magari locale, da parte del comune di Anghiari e di altre realtà locali).

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CRONAC HETTA

Mese di Ottobre 2009 Giovedì 1°. Stamani ho visto il Nevistrelli che andava verso Anghiari. Ho pensato che andasse al Campo della fiera invece andava dall’oculista. Venerdì 2. Oggi, con la Marilena, sono andato all’Ikea a Firenze e ho incontrato Paolo Rossi, il citto di Fabio. Martedì 13. Per forza è freddo; il monte Catria e anche Monte Nerone stamani erano pieni di neve. Martedì 20. Oggi la Marilena ha fatto per la prima volta il sugo finto per condire la pasta e le è venuto bene. Domenica 25. Stamani il campanaro di Santo Stefano ha suonato le campane per la Messa delle otto e mezzo un’ora prima. Era rimasto all’ora legale! Mercoledì 28. Oggi il mercato era mezzo deserto; mi sa che molti “contadini” erano a raccattare le castagne o a cogliere le olive. Sabato 31. Oggi è morto Nello Madonni di anni 86. Era originario di San Cristoforo di Caprese ed era conosciuto e ben voluto da tutti. Oggi è morta anche Giuseppa Guerrini vedova Della Rina di anni 81. Abitava a San Leo dopo la villa di Ciaccabullette proprio nella curva.

dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese. 12 luglio. Oggi è morta Ida Chiarini di anni 96. Abitava verso il Giardinetto ma per tanti anni ha abitato nel podere di Maraville di sotto. 18 luglio. Oggi è nato Edoardo Ortalli di Vincenzo e Pamela Giannotti. La sua famiglia abita alle Case basse di Citerna, dopo Ferraguzzo, ma il suo babbo gestisce la farmacia di piazza ad Anghiari.

Mese di Luglio 2009

Martedì 8. Stamani ho sentito il Guiducci che cantava i stornelli al Campo della Fiera. Sono andato su ma non c’era nessuno, mi sa che era un disco. Mercoledì 9. Oggi è morta Liana Giovagnini vedova Meazzini. Ha avuto una vita molto avventurosa segnata dalla morte del marito in Marocco. Ultimamente abitava in fondo a via Cupa, prima dell’Infrantoio. Verso le tre, davanti al Dante a Sansepolcro, con mia moglie, abbiamo incontrato la Giuliana, la sorella di don Marco. Giovedì 10. Oggi è morto Mario Piomboni di anni 87. La sua famiglia era originaria di Caserecci e quando lui era ragazzino sono venuti a stare alla Fornace. Domenica 13. Il Baglioni (che sta per la via del Carmine) m’ha detto che ieri sera dal parcheggio del Campo della fiera sono usciti tre gattini appena nati. Martedì 15. Oggi è morta Dina Valbonetti vedova Tavernelli di anni 94. Per molti anni ha abitato alla Breccia di Tavernelle. Giovedì 17. Oggi è morta Dina Lani vedova Pericchi di anni 88. Abitava al Campo della Fiera ma per molti anni è stata alla Murella ed era originaria di Casanova. Giovedì 24. Oggi è morta Nella Del Tasso vedova Nicchi. Aveva 95 anni ed abitava per la via di San Rocco. Era originaria del Botteghino, nella valle della Teverina. Sabato 19. Oggi è morto Lorenzo Tuti. Abitava a Roma ed era il più piccolo dei Fratelli Tuti, figli di Francesco Tuti. Lunedì 21. Ieri è venuto un abbondante temporale e stamani ho visto che le foglie del giardinetto della Croce sono arrivate fino in piazza. Martedì 22. Con Alessandro siamo andati a trovare il Nanni a Ripalta e il suo citto ci ha fatto sentire le mele di sua produzione. Mercoledì 23. Ho visto che alla Stazione sono arrivati i camion del Luna park. Venerdì 25. Stamani, quando sono passato da in cima alla Croce, ho visto che uno di quei birilli di ghisa era stato buttato giù da qualche macchina. * Verso le quattro, mentre aspettavo mia moglie, è passato il Baglioni (del podere del Giardinetto) col carrello del trattore pieno di casse d’uva. Domenica 27. Oggi è morta Domenica Matteucci di anni 90. Abitava a San Leo.

La fonte di Catiglianella

Notizie tratte da fonti locali (l’assonanza non era voluta)

Si trova nella curva di Pantaneto fra la vecchia e la nuova statale. Sgorga nei pressi del fosso di Catiglianella che nasce da Fonteviva verso Carciano e una volta l’acqua veniva verso Catigliano poi l’hanno mandata verso Bagnaia.

Il sasso d’Ercole di Beppe de Ca’ de Lullo

Il sasso d’Ercole è un luogo che si trova lungo il torrente Sovara, nei pressi di Trafiume. Anticamente lì c’era un grosso masso dove si dice il diavolo in persona abbia ucciso un uomo della zona, un certo Ercole. A seguito di questo misfatto la gente del posto aveva molto timore a passare da quella zona, specialmente di notte. Erano successi, infatti, casi molti strani: fiammelle accese che seguivano le persone, voci che si sentivano in lontananza. Bastava per rispettare quel luogo. Ci fu però un contadino della zona che volle fare il coraggioso e affermò che lui non aveva paura del sasso d’Ercole. Una sera andò a veglia e si trattenne tranquillo poi, verso mezzanotte, fece ritorno verso casa. Doveva passare proprio lì davanti ma lui non se ne preoccupava. Solo che, giunto lì vicino, eccoti la fiammella che comincia a seguirlo. Lui si fermava e la fiammella si fermava. Lui camminava e la fiammella riprendeva a seguirlo. La faccenda si faceva seria. L’uomo fece vari tentativi ma capì che l’unica via di fuga era darsela a gambe. Giunto a casa ebbe la fortuna di trovare la porta di casa aperta e, richiusala dietro di sé, si sentì finalmente al sicuro. Il breve racconto pubblicato qui sopra ha la caratteristica di essere composto da 1000 caratteri esclusi gli spazi. Quello di dire, in uno spazio predeterminato, quello che vogliamo comunicare agli altri, ritengo sia una prova molto utile. L’invito allora è ai nostri lettori se si vogliono cimentare in questa prova. Mandateci i vostri componenti. L’unica regola è che titolo, autore o pseudonimo e testo devono essere precisamente di 1000 caratteri, esclusi gli spazi. Provate e vi divertirete anche voi. Buon Lavoro!

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Questo giornale lo potrete trovate su Internet www.parrocchiadianghiari.it Scriveteci: oratorio@parrocchiadianghiari.it o: Oratorio di Anghiari, Via della Propositura 6 - 52031 ANGHIARI

Avvento 2009

Domenica 29 novembre

Inizio dell’Avvento, tempo dedicato a preparare la festa del Natale e la venuta di Gesù

Dal 15 al 23 dicembre

Novena di Natale, alle ore 18 in Propositura l’ultimo giorno di Novena benedizione dei Gesù bambini

Natale S. Messa di mezzanotte in Propositura e a Montauto

Te Deum

Giovedì 31 dicembre

Ore 17 a Tavernelle e ore 18 in Propositura

canto di lode e ringraziamento per tutto ciò che il Signore ci ha donato nell’anno che sta per finire

A I NOSTRI LETTORI GLI A UGURI DI UN B UON N ATALE E DI UN F ELICE A NNO N UOVO


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